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Da IL CITTADINO del 1 09 04

Nelle Filippine morti e dispersi per le alluvioni 

Almeno 35 persone sono morte e una decina risultano disperse, ma il bilancio non è ancora definitivo, a causa delle violente piogge che si sono abbattute sulle Filippine e delle conseguenti inondazioni. Oltre 120 villaggi e città del nord del Paese, compresa la capitale Manila, sono state inondate o sono rimaste isolate nei giorni scorsi dopo il passaggio dei tifoni “Aere” e “Chaba”. Più di 2.400 abitazioni sono andate distrutte o sono state danneggiate e oltre 12mila persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case. Nonostante tutto qualcuno trova la forza di sorridere: la foto a lato mostra alcuni abitanti della città di Hagonoy che pranzano tranquillamente nella via invasa dalle acque.

 

Da AVVENIRE del 1 09 04

Inchiesta/10 anni dopo

Piemonte, le ferite dell'alluvione rimarginate (o quasi)

Seconda puntata dell'inchiesta sulle «Ferite d'Italia». Dopo il sisma che colpì l'Umbria nel 1997, questa volta tocca al Piemonte. Dieci anni fa l'alluvione e le esondazioni del Po, della Bormida, del Tanaro, del Belbo, del Sangone e della Dora devastarono le province di Alessandria e di Cuneo. Quasi tutte le opere di messa in sicurezza dei corsi dei fiumi sono state completate. Molte aziende, però, attendono ancora i risarcimenti. Mentre alcuni politici e imprenditori locali sono stati coinvolti nello scandalo sui falsi rimborsi.

 

LE FERITE DELL’ITALIA/2

L’alluvione in Piemonte?

È passata Non per tutti

Le acque devastarono nel 1994 le province di Alessandria e Cuneo. Ora i corsi dei fiumi sono stati messi in sicurezza. Ma molte aziende attendono i risarcimenti.

Sulla carta quasi risolti i problemi di carattere idrogeologico, ancora aperti quelli legati ai risarcimenti per le aziende colpite dall'alluvione del 1994. A dieci anni di distanza dal terribile fenomeno che colpì le province meridionali del Piemonte è questo il quadro che si presenta nel visitare i luoghi colpiti. Molti lavori sui fiumi, sia per quel che concerne gli alvei sia sulle sponde, sono stati compiuti in questi anni. Secondo gli esperti si tratta di opere che consentono la messa in sicurezza dei corsi d'acqua, ma fra gli abitanti dei paesi, delle frazioni che si affacciano sulle sponde del Po, della Bormida, del Tanaro, del Belbo, del Sangone, della Dora regna lo scetticismo. «Di ruspe ne abbiamo viste tante al lavoro - dicono - giornate intere a scavare e a tirar su muri di cemento, ma cosa accadrà se l'acqua tornerà violenta come in quell'autunno di dieci anni fa?». Dubbi che nessuno sa e vuole fugare: meglio non pensarci e sperare che non accada più. Un caso esemplare è quello di Casale Monferrato. Mentre è in pieno svolgimento la posa dei tubi di gas, acqua, fognature, elettricità, telefoni e illuminazione pubblica sul tratto nuovo del ponte sul fiume Po, i volontari del Comitato alluvionati Calca si confrontano puntualmente sui risultati fino a ora raggiunti per fare un piano su quel che c'è ancora da fare per la messa in sicurezza del Casalese con gli esponenti dell'Autorità di bacino, dell'Aipo, del settore Difesa del suolo della Regione. C'è interesse per la realizzazione del modello idraulico del Politecnico di Torino che studia la validità delle attuali difese spondali o la necessità di rafforzarle per mettere al sicuro i quartieri della Nuova Casale. In più, il Calca sollecita i tecnici e i politici a parlare di tempi in modo chiaro. Sono stati fatti rilievi per capire se le casse di laminazione, così come erano state prospettate senza il conforto di dati aggiornati, siano effettivamente utili nei luoghi ipotizzati. Il Calca chiederà, inoltre, di individuare altre soluzioni "espansive" a monte. Ci sono bacini che potrebbero essere utilizzati allo scopo (prevedendo ovviamente indennizzi per i proprietari) e avrebbero anche il vantaggio di fungere da vasche di raccolta per far fronte a periodi di siccità. Intanto però tante aziende che subirono pesanti perdite non hanno ancora visto, per intero, i risarcimenti per miliardi di lire per danni subiti nel novembre '94. Qualche tempo fa parlamentari alessandrini e cuneesi, oltre ad artigiani, guidati dall'assessore regionale all'Ambiente Ugo Cavallera hanno incontrato il neo ministro del Tesoro, il torinese Domenico Siniscalco, per discutere la loro situazione. «È stato un incontro utile - spiega l'assessore Cavallera - per aprire la possibilità di una proroga alla scadenza prevista in questo mese di agosto 2004, termine ultimo per presentare la documentazione necessaria a ottenere i risarcimenti». Due le richieste sul tavolo della discussione: a partire da quella di equiparare gli alluvionati del '94 agli altri colpiti dalle esondazioni dei fiumi negli anni successivi per trasformare, inoltre, i finanziamenti pluriennali in conto interesse a contributi in conto capitale al 75 per cento. «Si tratta - dice ancora Cavallera - di intervenire in una situazione di generale crisi economica come quella che da tempo riguarda le province di Asti, Alessandria e Cuneo attraverso azioni mirate che permettano l'estinzione dei mutui e assicurino una proroga del termine per la presentazione della documentazione». C'è ottimismo. Quelle del ministro Siniscalco sono state più che rassicurazioni, una vera e propria promessa di verificare in tempi rapidi come intervenire. Soddisfatti anche i rappresentanti dei vari Comitati alluvionati che da anni si battono per la difesa degli interessi di imprenditori, piccoli e grandi. «Molti di noi - dice Gianni Gandini - non sono purtroppo in grado di pagare le prime rate dei mutui che, nonostante agevolazioni e rinegoziazioni, sembrano sempre più mutui capestro che mutui agevolati». «In molti casi inoltre - aggiunge Graziella Zaccone Languzzi - si rischia di non accedere alle agevolazioni per la disinformazione dei funzionari di Artigiancassa e Mediocredito che si è tradotto nella mancata predisposizione dei moduli necessari». Gli alluvionati si sono così dovuti arrangiare con il caratteristico fai da te». I problemi - è ovvio - sono più gravi per le piccole aziende commerciali e artigiane. Le grandi imprese, invece, hanno strumenti e potenzialità per far valere le proprie ragioni.

Da Torino Beppe Gandolfo

 

Da www.giornal.it del 02 09 04

Alluvioni: anche Avvenire analizza i problemi

Pochi mesi mancano al rito, ormai abituale per chi ha subito l’alluvione del ’94, di affacciarsi alla balaustra della Cittadella e tenere sotto controllo le acque limacciose del Tanaro mentre scorre sotto le arcate del ponte della Cittadella, in autunno, quando il disgelo e le piogge autunnali lo alimentano ingrossandolo a dismisura. Quel rito si ripete ormai due volte all’anno almeno, in primavera e in autunno. Quando il pericolo e la paura sono palpabili perché il timore del ripetersi di quanto avvenuto nell’autunno di quell’anno è vivo nella memoria di chi l’ha vissuto. Perché il ricordo delle tredici vittime non si è affatto sopito. Perché il timore che tutto possa nuovamente ripetersi non è affatto tramontato. Un quotidiano nazionale, Avvenire, ieri mattina  ha ricordato tutte queste cose. E lo ha fatto evidenziando che le casse di laminazione non sono ancora state realizzate. Ricorda che il Calca sollecita Autorità di Bacino, Aipo e settore Difesa del suolo della Regione a fornire date certe per la messa in sicurezza dei fiumi e dei torrenti piemontesi. Ricorda le tristi e per certi versi drammatiche condizioni economiche in cui versano molti alluvionati a causa della disinformazione più o meno voluta messa in atto dai funzionari di Artigiancassa e Mediocredito, come denunciano Graziella Zaccone Languzzi e Gianni Gandini. Insomma, molto è stato fatto in questi dieci anni, ma non è ancora sufficiente per poter dire che le città sono state messe in sicurezza. Per lo meno, non lo è Alessandria, che, per quanto ci riguarda, vivendoci ne conosciamo meglio la realtà avendola vissuta direttamente

di Piero Archenti

 

Da il CORRIERE DELLA SERA del 2 09 04 

Un malore mentre guida la gru e finisce nel lago della cava

in breve LODI

Colpito da un malore mentre è alla guida di una gru è morto finendo nel lago di una cava di ghiaia a Orio Litta, nel Lodigiano. Ugo Agnelli, operaio di 64 anni di Fiorenzuola d'Arda, ieri stava caricando i camion di ghiaia alla cava Burlini, quando probabilmente è stato colpito da un infarto.

 

Da IL CITTADINO del 3 09 04

Arriva l’inverno, piccoli interventi per imbrigliare il Grande Fiume  

San Rocco Non solo grandi opere, ma anche ordinaria manutenzione per tenere a bada il Grande Fiume. Mentre la bassa gioisce per i sette milioni di euro che verranno spesi per la messa in sicurezza degli argini, l’Aipo, agenzia interregionale per il fiume Po, bandisce due gare per l’affidamento di interventi di portata minore: il primo riguarda il decespugliamento e lo sfalcio degli argini, oltre alla rimozione di elementi inadeguati alle sponde del fiume. Appalto da 104 mila euro (offerta da ribassare), con lavori da eseguire nell’arco di un anno. La scadenza per la consegna delle buste è prevista per il 13 di settembre, con verifica del risultato due giorni dopo. L’altro appalto è riferito alla sistemazione delle sommità arginali nel tratto di Po che va da Santo Stefano Lodigiano (località Mortizza) fino al ponte di Pizzighettone. In questo caso si parla di una base d’asta di 68 mila euro e di una consegna lavori di novanta giorni. Identico il termine di presentazione delle offerte, mentre l’apertura delle buste è posticipata di una settimana. Dai paesi interessati alle grandi opere, intanto, arrivano commenti positivi: «Da noi molto è già stato fatto - commenta Francesco Merli, vicesindaco di Guardamiglio - con l’eliminazione dell’effetto “cordamolle” che riteniamo essere stata opera importantissima». Paese in sicurezza, dunque? «Forse è presto per dirlo, ma è chiaro che ci sentiamo un po’ più tranquilli. In ogni caso, non abbassa la guardia il nostro gruppo di Protezione civile, che è nato dopo un’alluvione, quella del 1994 e che si è sviluppato tantissimo dopo un’altra calamità, quella del 2000». Anche a San Rocco al Porto c’è attesa per le nuove opere: «Attendiamo con ansia l’incontro con l’Aipo - testimonia il vicesindaco Emilio Sverzellati - anche perché allo stato attuale non siamo in gradi di dire quali opere verranno definite». Sverzellati ribadisce che «come è stato per le scorse amministrazioni, ogni intervento volto ad aumentare la sicurezza intorno al Po verrà in ogni modo favorito dal comune di San Rocco».

Paolo Migliorini

 

Da IL CITTADINO del 4 09 04

Porti sul Po, progetto al via «Presto i fondi dalla regione» 

Corno Giovine Attracchi sul Po, il progetto "vede" terra. Michele Bucci, presidente del Consorzio Po, ha annunciato durante il convegno della festa di San Michele a Corno Giovine, l’imminenza dell’invio alla Regione Lombardia del progetto per gli scali fluviali sulla sponda lodigiana. Si tratterebbe del primo importante risultato messo a segno dall'ente fortemente voluto dall’ex senatore di Forza Italia: «Entro settembre gli attracchi di Corte Sant'Andrea, Morti della Porchera di Corno Giovine e Somaglia, passeranno al vaglio della regione, per l'approvazione e il relativo finanziamento». Un progetto, quello di portare il turismo sul grande fiume, che non può prescindere dall’impegno locale: «I maggiori stanziamenti dovrebbero arrivare da Milano, ma ciò non toglie che sia fondamentale l’apporto dei comuni rivieraschi ed anche quello dei privati» ha chiarito Bucci. Dall’assessore al turismo provinciale Mauro Soldati è arrivato un segnale positivo verso lo sviluppo del turismo fluviale, sottolineato «dal grande progetto "Po di Lombardia", che passa attraverso la collaborazione interprovinciale con Mantova, Cremona e Pavia e che è inoltre incoraggiato dalla legislazione turistica sia a livello nazionale che regionale». Sabato prossimo a Cremona si terrà un incontro tra le quattro province per la verifica dello stato d’avanzamento dei programmi in cantiere. Umberto Migliorini, moderatore del convegno, esprime invece soddisfazione per il successo dell’iniziativa: «una realtà, quella degli incontri dove si parla del fiume, ormai consolidata. Dopo i timidi tentativi dei primi anni, la cosa è cresciuta, sia negli allestimenti, che nella partecipazione». Lo stesso Migliorini aveva dato il là citando la frase conclusiva del film di Robert Redford “In mezzo scorre il fiume”, richiamando il tema del convegno: «Alla fine le cose si fondono in una sola ed un fiume le attraversa». È poi risultato particolarmente apprezzato l'intervento di Francesco Cattaneo, direttore dell'Archivio storico di Lodi, che ha saputo unire citazioni storiche di carattere generale ad episodi spicci di natura locale, con nomi e cognomi tipici della bassa lodigiana, recuperati da Cattaneo negli archivi dei comuni affacciati sul Po: «Per chi viveva in queste zone il fiume era una presenza importante. Non c’erano solo i pericoli delle piene, ma una quotidianità fatta di scambi commerciali, legali o di contrabbando, di persone che si muovevano in cerca di lavoro e di tentativi dell’uomo di unire ciò che la natura divideva, con i ponti». Poi i ricordi personali: «Quando ero ragazzo - ha rammentato Cattaneo - questo costone era una piccola Rimini con interi paesi che si riversavano sulle sponde». Un pensiero, infine, per il mitico Cacin: «Se n’è andato il guardiano del fiume, avremmo dovuto fissare in una scritto tutto il suo sapere».

 

Da IL CITTADINO del 6 09 04

Il commento

Caldo killer, la stagione è terminata

Come ogni estate degna di questo nome, anche quest’anno l’attenzione dei media si è concentrata su pochi selezionati argomenti: le zanzare fastidiose, il traffico impazzito, gli animali abbandonati e il caldo eccessivo. D’altronde, con i nostri politici in vacanza e la guerra in Iraq che perde colpi nel gradimento della pubblica opinione, pochi altri argomenti rimanevano per alimentare il grande “circo” dell’informazione che non si può fermare neanche d’estate. A ben guardare, però, contando più attentamente gli argomenti che si sono accavallati negli ultimi tre mesi, tenendo banco nelle pagine di cronaca un po’ di tutti i giornali, si potrebbe anche tentare di ridurre ulteriormente il loro numero. Dalle zanzare, in effetti, abbiamo anche imparato difenderci. Le autostrade non sono più tanto intasate e le vacanze si accorciano (chiedere conferma agli albergatori). Scrivere di cani abbandonati, dopo l’introduzione di pene più severe, è sempre più problematico. Non rimaneva che il caldo che, anche quest’anno, è emerso con prepotenza fra i temi maggiormente trattati in questa lunga stagione estiva. Radio, tv e giornali, hanno fatto gara nel ricordarci che d’estate... fa caldo. Ce l’hanno raccontato in tutte le varianti possibili tanto che, alla fine, sono riusciti ancora una volta convincerci che fosse vero. Debbo ammettere, però, di aver preso coscienza di alcuni aspetti del “fenomeno caldo” su cui non mi ero mai soffermato in modo particolare. Intanto, la stagione del caldo torrido e fastidioso, sembra che scatti all’inizio di giugno, con la chiusura delle scuole, e termini a fine agosto, quando riaprono anche le fabbriche che nel frattempo non esistono quasi più, sostituite da piccole e medie aziende) e l’attenzione degli italiani viene dirottata su altre questioni non meno “calde”, come il carovita, la cassa integrazione, l’allarme nubifragi e le prossime vacanze invernali. Poi, il gran caldo, oltre a riempire le spiagge dell’Adriatico e della Versilia, è servito anche per riportare d’attualità il problema anziani. Come gli animali, che in questa stagione non si sa dove mettere, anche loro non trovano pace. Per ovviare al problema, qualcuno ha suggerito di aprire le caserme dei vigili del fuoco: peccato che quasi nessuno abbia accolto l’invito; preferendo di gran lunga la propria abitazione o il refrigerio di qualche centro commerciale. I comuni, poi, sono stati invitati a compilare una lista delle persone anziane e fragili. Peccato, ancora una volta, che la proposta sia arrivata a fine giugno e, prima che le amministrazioni si siano organizzate, l’estate stava finendo. Qualcun altro ha provato a calmare gli animi surriscaldati scrivendo che il clima rimarrà stabile nei prossimi... 13 mila anni. Ma, si sa, il caldo può dare alla testa. Molti si sono dilungati in suggerimenti sul modo migliore di vestirsi e sulle diete più opportune da adottare. Comunque sia, l’estate 2004, secondo quanto rivelatoci dai mass media, passerà alla storia come una stagione a metà: luglio in pieno stile invernale al Nord e caldo-super al Centro-Sud. Sembra che sia tutta colpa della forma che ha assunto l’alta pressione sulla nostra penisola. Ma consoliamoci, la stagione del “caldo killer” è terminata e per il prossimo autunno i meteorologi prevedono disastri climatici sempre più frequenti. L’Italia è ormai diventata terra di cicloni, un po’ come avviene regolarmente in Bangladesh o in altre zone tropicali. Questa mutazione strutturale imporrebbe all’uomo un cambiamento nelle sue abitudini di vita con la conseguente ricerca di nuovi equilibri per il territorio in cui vive. Ma tutto ciò, onestamente, ci sembra molto lontano dall’essere compreso. Anche dai mass media.

Osvaldo Folli

 

Corno Giovine Autorità schierate per la cerimonia

San Michele sul fiume sigilla la pace in paese

Corno Giovine Gran parata di uomini in divisa e di mezzi dei corpi dello stato, gruppo bandistico, autorità civili e religiose. Tutti insieme per onorare, ancora una volta, la statua di San Michele. Come da tradizione ormai decennale, si è svolta ieri la processione religiosa sul Po, in località Morti della Porchera, a Corno Giovine. Una folla di alcune centinaia di persone, ammassata sul costone del fiume, ha applaudito la discesa della statua fin sul barcone, subito dopo che don Giancarlo Borromeo, parroco di Corno Giovine e monsignor Gianni Bergamaschi di San Rocco al Porto avevano celebrato la funzione religiosa presso l’antica cappelletta immersa nel verde. In acqua c’erano almeno una ventina di imbarcazioni pronte ad accodarsi al barcone del santo, portato a remi dai Vogatori di Pizzighettone: la polizia provinciale era presente con il suo motoscafo, mentre la Polizia di stato, che ha proprio San Michele come protettore, aveva inviato due imbarcazioni dal III reparto mobile di Milano. Non mancavano le autorità cittadine: dopo tanto tempo si sono riviste assieme le fasce tricolori dei “tre Corni”. Massimiliano Lodigiani rappresentava Santo Stefano Lodigiano, Luigi Bianchi era presente per Corno Vecchio, mentre a fare gli onori di casa c’era Paolo Belloni, neo sindaco di Corno Giovine: «Un’occasione importante per tornare a respirare un clima di pace e serenità - ha affermato quest’ultimo - oltre che di collaborazione tra le tante anime del paese». Belloni ha preso spunto dal tema del convegno dei giorni scorsi, sul Po come elemento di unione e non di divisione: «Abbiamo già qualche esempio costruttivo - ha proseguito - con la collaborazione che ha visto impegnate la Pro loco e l’associazione “Amici del Presepe”. Quest’ultima, per il primo anno presente all’interno della kermesse settembrina, aveva organizzato sabato sera la fiaccolata sul fiume, con ben ottocento lumini posati in acqua a formare un corteo illuminato di circa un chilometro di lunghezza. Ieri invece, sulle note festose della banda di Casalpusterlengo il corteo si è disciolto per lasciare spazio all’ultima notte dell’edizione 2004 della festa corniolese: già nel tardo pomeriggio, un gran numero di persone si avviava ad invadere l’area della festa. Oltre a musica e cucina tipica, c’era in programma lo spettacolo che ogni anno merita di essere rivisto: quello dei fuochi d’artificio sparati nel cielo sopra il fiume.

Paolo Migliorini

 

Boffalora Borghezio vuol portare anche a Lampedusa il veicolo nato per soccorrere chi annega

«Hovercraft per tutta la Padania»

I Volontari verdi presentano l’anfibio contro le alluvioni

BOFFALORA Non teme il mare a forza tre, è spinto da un motore da 65 cavalli, può ospitare fino a sette persone e raggiunge una velocità di 56 chilometri orari e, in retromarcia, di 40. E viene considerato una panacea anche in caso di alluvione, visto che è stato dotato di fari allo xeno capaci di illuminare fino a 200 metri di distanza, anche con la nebbia. È l’hovercraft del quale si avvarranno i volontari verdi della provincia di Lodi, una novità assoluta presentata sabato pomeriggio alla Cava di Boffalora, Un veicolo potente e tecnologicamente avanzato, tanto che Giancarlo Bandirali, del gruppo di militanti dell’associazione che fa capo alla Lega Nord, spiega, insieme al coordinatore provinciale Walter Granata: «È il primo mezzo del genere in provincia di Lodi, dato che quello in dotazione ai vigili del fuoco è tecnologicamente meno evoluto». E sabato, per l’occasione, sulle rive dell’Adda alla Cava è arrivato anche l’onorevole Mario Borghezio, massimo esponente nazionale dei Volontari Verdi, rimasto incantato davanti alla visione di una specie di grosso gommone che si muove nell’acqua così come sull’erba, ignorando gli ostacoli e le correnti. «È grande il merito del Lodigiano - osserva il parlamentare -: per primi, questi volontari si sono dotati di un mezzo di supporto superlativo. Non escludo la possibilità di portarlo anche a Lampedusa, in mostra nel prossimo convegno leghista». Un vanto in più per l’azienda costruttrice, la Hti di Gorgonzola che finora, in versioni simili, ne ha consegnati 100, dal Nord Europa fino al Giappone. E i Volontari verdi lo assicurano: «Ora - annuncia Bandirali - daremo la nostra disponibilità alla prefettura, per contribuire in caso di alluvione o calamità naturale. a disposizione dei vigili del fuoco e del nucleo di protezione civile di Lodi. Molti di noi hanno già la patente idonea per guidare questi mezzi. «Del resto - puntualizza Massimiliano Bastoni, segretario federale dei volontari verdi - a livello nazionale abbiamo già agito in collaborazione con la protezione civile, basti pensare all’alluvione di Torino». Mentre Borghezio spiega: «Ora si cercano anche sponsor per poter dotare di questo strumento tutta la valle del Po».

Flavia Mazza

 

Da IL CITTADINO del 07 09 04

La lettera 

Cosa fare per regimare l’Adda 

Egregio direttore, ho letto con interesse le lettere pubblicate in data 26 agosto a firma Pierluigi Cappelletti e Alfredo Ferrari, su temi d’interesse del Comitato che rappresento, il Comitato Alluvionati Lodi Onlus. Condivido pienamente il messaggio di allarme espresso dal signor Cappelletti, sullo stato del nostro territorio sempre più soggetto ad escavazione. È di questi giorni un’iniziativa che il comitato ha divulgato tramite e-mail agli enti pubblici e privati: riprendere dall’alto i fiumi in secca della Lombardia. Scattare foto aeree panoramiche, come questa allegata del fiume Adda in località Rivolta D’Adda, al fine di poter far meglio conoscere i punti critici dei fiumi a chi di competenza, a sostegno degli interventi per la sicurezza e salvaguardia del territorio e dei cittadini, che questo comitato in termini costruttivi sta portando avanti da 20 mesi. A salvaguardia da alluvioni ed per una politica più attenta, non dormiente o compiacente sulle escavazioni del territorio, il comitato ha presentato una relazione alle istituzioni competenti, per la messa in sicurezza dell’Adda (che si può adottare per tutti i fiumi, con identiche criticità dell’Adda), alternativo a quello propagandato dal Comune di Lodi. La relazione fa riferimento al DPR 14 aprile 1993 “Criteri e modalità per la redazione dei programmi di manutenzione idraulica”, il quale all’articolo 1 Finalità e caratteristiche degli interventi di manutenzione idraulica e forestale, riporta:

1. Gli interventi di cui all'art. 3, comma 1, del decreto legge 10 marzo 1993, n. 57, sono finalizzati alla eliminazione di situazioni di pericolo per i centri abitati e per le infrastrutture, in conseguenza di eventi critici di deflusso, derivanti da carenze dello stato manutentivo degli alvei e delle opere idrauliche, nonché alla creazione di posti di lavoro per i disoccupati.

2. Gli interventi devono avere, altresì, finalità di manutenzione e caratteristiche tali da non comportare alterazioni sostanziali dello stato dei luoghi. Devono porsi come obiettivo il mantenimento ed il ripristino del buon regime idraulico delle acque, il recupero della funzionalità delle opere idrauliche e la conservazione dell'alveo del corso d'acqua, riducendo, per quanto possibile, l'uso dei mezzi meccanici.

3. Possono essere inseriti nei programmi interventi da realizzare sia in alveo sia sulle opere idrauliche presenti nello stesso. E ancora all’articolo 2 “Tipologie degli interventi”, riporta:

omissis … 2. Le tipologie degli interventi manutentori da effettuarsi nei corsi d'acqua regimati sono le seguenti:

manutenzione delle arginature e loro accessori, intesa come taglio di vegetazione sulle scarpate, ripresa di scoscendimenti, ricarica di sommità arginale, interventi di conservazione e ripristino del paramento, manutenzione di opere d'arte e manufatti connessi ai sistema arginale (chiaviche scolmatori, botti a sifone, ecc.), manutenzione e ripristino dei cippi di delimitazione e individuazione topografica delle pertinenze idrauliche e delle aree demaniali per una attiva individuazione dei tratti fluviali;

rimozione di rifiuti solidi e taglio delle alberature, intesi come eliminazione dalle sponde e dagli alvei dei corsi d'acqua dei materiali di rifiuto provenienti da attività antropiche e collocazione a discarica autorizzata; rimozione dalle sponde e dagli alvei attivi delle alberature che sono causa di ostacolo ai regolare deflusso delle piene ricorrenti, con periodo di ritorno, orientativamente trentennale, sulla base di misurazioni e/o valutazioni di carattere idraulico e idrologico, tenuto conto dell'influenza delle alberature sul regolare deflusso delle acque, nonché delle alberature pregiudizievoli per la difesa e conservazione delle sponde, salvaguardando, ove possibile la conservazione dei consorzi vegetali che colonizzano in modo permanente gli habitat ripari e le zone di deposito alluvionale adiacenti;

rimozione di materiale di sedime dalle banchine pavimentate, intesa come allontanamento a discariche autorizzate del materiale presente sulle banchine del corso d'acqua;

taglio di vegetazione e rimozione di depositi alluvionali su banchine in terra, intesi come sfalcio di vegetazione infestante e rimozione dei depositi alluvionali che riducono la sezione idraulica del corso d'acqua;

rinnovo di pavimentazioni di banchine, inteso come rimozione e ripristino di tratte di pavimentazione fatiscenti con analoghi materiali;

rimozione di materiale vario dagli accessi e dalle discese pubbliche a fiume con trasporto a pubbliche discariche autorizzate;

rimozione di tronchi d'albero dalle luci di deflusso dei ponti, intesa come ripristino del regolare deflusso sotto le luci dei ponti, con rimozione del materiale di sedime e vario accumulato nei sottopassi stradali, nei tombini, nei sifoni, sulle pile od in altre opere d'arte;

ripristino di protezioni spondali deteriorate o franate in alveo (gabbioni e scogliere), inteso come risagomatura e sistemazione di materiale litoide collocato a protezione di erosioni spondali, sostituzione di elementi di gabbionata metallica deteriorata o instabile od altra difesa artificiale deteriorata od in frana, utilizzando, ove possibile, tecnologie di ingegneria ambientale;

manutenzione di briglie e salti di fondo, intesa come sistemazione delle briglie ed idonei interventi a salvaguardia di possibili fenomeni di aggiramento o scalzamento o erosione dell'opera da parte delle acque, interventi di mitigazione dell'impatto visivo;

ripristino della stabilità dei versanti, inteso come ripristino della stabilità dei versanti prospicienti le sponde di corsi d'acqua, mediante tecniche di ingegneria ambientale.

 

Se, dopo trent’anni di totale abbandono dei fiumi, si applicasse il DPR citato, nonché la Legge 18 maggio 1989, n. 183 "Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo.", sicuramente si potrebbe evitare che entrasse in azione il “Topo Ruspone”, a rendere gruviera il terrazzo morfologico su cui viviamo.

 È singolare il raffronto tra  le asserzioni del signor Cappelletti, che con spirito critico vorrebbe che fosse portato a conoscenza di tutti il Piano Cave della Provincia di Lodi, e, quelle dell’assessore provinciale Sanna, che in una intervista riportata il 14 agosto su questo giornale evidenzia la volontà della Regione Lombardia di  varare un Piano Cave regionale ancora più invasivo.

Presa coscienza del quadro dipinto dal signor Cappelletti in merito alla situazione in cui versa il territorio lodigiano e della volontà dell’assessore Sanna di fare una Kyoto lodigiana, mi viene spontanea una riflessione, accompagnata da un suggerimento: a salvaguardia del territorio, se come  pare si vuole portare avanti una battaglia comune, anche contro l’insediamento di una nuova centrale  termoelettrica a turbogas a Bertonico, si sospenda il Piano Cave della provincia, allo scopo di poterlo meglio illustrare ad una platea più ampia (come scrive Cappelletti), e ai neo 45 sindaci eletti del territorio, su un totale di 61.

Al signor Ferrari, entrando nel merito della sua lettera titolata “BERTONICO Nuovo ponte, siamo gli unici a fare qualcosa”, ritengo positivo l’operato suo e del Deputato, Onorevole Gibelli, ma forse non sufficientemente e completamente incisivo.

 È stata sicuramente rilevante la visibilità mediatica ottenuta tramite "Striscia la notizia", ma a mio avviso non completa, in quanto, visto che  in Italia per ottenere qualcosa è necessario passare attraverso i massmedia, se al problema prioritario  della viabilità si fosse aggiunto l’altrettanto prioritario problema della messa in sicurezza del fiume Adda, a salvaguardia del territorio e dei cittadini, oggi forse ci troveremmo di fronte a qualcosa di più concreto anche su questo secondo, ma non meno importante, aspetto.

 È stata forse un’occasione persa, ma... non è mai troppo tardi!

Domenico Ossino Presidente Comitato Alluvionati Lodi Onlus c.al.lo@tin.it

 

Da IL CITTADINO del 8 09 04

Dopo i continui crolli l’Aipo ha deciso di tamponare il rischio di un’altra disastrosa esondazione 

Si ricostruisce l’argine alla Caccialanza 

Un tratto di 280 metri sarà disboscato, rinforzato e ripiantumato 

Regione, comune di Lodi, parco Adda Sud hanno detto sì. Verrà rifatta a tempo di record la sponda dell’Adda all’altezza della Colonia Caccialanza, crollata a più riprese a luglio e agosto. Lo ha deciso ieri mattina la conferenza dei servizi convocata a Milano nella sede del Pirellone. Si tratta di un progetto da 400 mila euro realizzato per conto dell’Aipo che finanzierà i lavori con fondi che erano stati già accantonati per l’alluvione del Po nel 2000. Il sindaco Aurelio Ferrari ha dato parere positivo al progetto: «Ci consentirà di coprire un “buco” che si era allargato in maniera preoccupante dopo i recenti crolli a luglio e ad agosto e che poteva creare una situazione di pericolo». Le prime avvisaglie erano arrivate poco prima dell’estate, con una serie di piccoli smottamenti nell’Adda, dovuti più che altro all’erosione delle sponde. A luglio si era verificato il primo imponente crollo in corrispondenza della Caccialanza. Ad agosto un’altra frana aveva “mangiato” un ulteriore pezzo di argine, nella zona in cui le zolle appaiono più fragili. Colpa dell’azione dell’Adda che sta cercando di scavarsi una via di fuga sotterranea, creando una potenziale situazione di pericolo per i quartieri dell’Oltreadda di Lodi. Il progetto dell’Agenzia per il Po prevede il consolidamento di un tratto di 280 metri di sponda. L’intero pezzo di argine verrà prima disboscato e poi rinforzato con uno strato di tessuto impermeabile e un riempimento di ghiaia della vicina cava di Boffalora, in località Due Acque. A eseguire i lavori sarà la stessa Aipo, l’ente competente sulle acque di tutto il bacino del Po. Alla fine dei lavori di consolidamento tutta la sponda verrà rinforzata con massi squadrati che verranno accatastati l’uno sull’altro a formare una sorta di diga in roccia contro l’azione di erosione dell’acqua e le piene rovinose come quella del novembre 2002. L’ultima parte dell’opera riguarda la rinaturalizzazione della sponda: a lavori finiti, infatti, sulla parte superiore dell’argine verranno ripiantumate essenze per ricostruire una fascia di bosco sulla riva, quella che oggi non esiste più. Dopo il via libera di ieri, si attende ora il progetto esecutivo che darà il via ai lavori probabilmente entro la fine dell’anno.

Francesco Gastaldi

 

Tre porti turistici sul Grande Fiume: un’idea per Corno, Somaglia e Orio 

GUARDAMIGLIO Tre attracchi sul Po per favorire la navigazione turistica nel tratto lodigiano del Grande Fiume: il progetto è del Consorzio Po presieduto dall’ex senatore azzurro Michele Bucci, e sarà discusso questa sera alle 19 in municipio a Guardamiglio, dove sono stati invitati gli amministratori dei 15 comuni lodigiani dell’area padana e gli assessori provinciali all’ambiente e al turismo Francesca Sanna e Mauro Soldati. «Dopo la presentazione del progetto di recupero e tutela ambientale effettuata il 13 febbraio scorso a Fombio da parte del dottor Luca Canova - commenta Bucci -, in municipio a Guardamiglio avrà luogo la presentazione dello studio preliminare del progetto di navigazione e turismo fluviale da parte dell’ingegner Gennaro De Leva; successivamente, quando verrà stilato un documento finale, esso sarà illustrato in un convegno. Abbiamo già preso contatti con l’Arni (Azienda regionale per la navigazione interna), con l’Azienda porti di Cremona e Mantova, la Comunità padana delle camere di commercio, e anche con la Compagnia del Po che naviga sul fiume sulla sponda piacentina con la nave Jack London; ora abbiamo programmato questa verifica finale con i sindaci per la realizzazione di attracchi per 50 natanti da diporto in località Morti della Porchera a Corno Giovine, al Gargatano a Somaglia, dove pensiamo a un potenziamento della struttura esistente, e a Orio Litta, vicino a Corte Sant’Andrea ma in posizione ben distinta dal guado della Via Francigena». Secondo Bucci occorreranno almeno 2 anni per concretizzare il progetto, che potrà essere finanziato al 75 per cento dalla regione: sarà indispensabile un ruolo attivo dei comuni coinvolti nell’iniziativa che dovranno contribuire al reperimento di altre risorse economiche. Nel pomeriggio odierno si riunirà anche il consiglio direttivo del Consorzio Po, per la prima volta dopo le elezioni che hanno determinato il cambiamento di 6 sindaci sugli 8 dei comuni aderenti. Nei prossimi mesi si valuteranno eventuali fuoriuscite dall’ente piuttosto che nuovi ingressi: «Abbiamo notizie - conclude Bucci - di un interessamento di Caselle Landi e Castelnuovo».

Daniele Perotti

 

Da Lettere al IL CITTADINO del 9 09 04

PROTEZIONE CIVILE

Hovercraft, i grandi meriti dei pompieri

Gentile direttore, chiedo cortese ospitalità sulle pagine de “il Cittadino” per precisare, in merito all’articolo “Hovercraft per tutta la Padania” pubblicato lunedì 6 settembre a pagina 11, che la mia dichiarazione «il veicolo in dotazione dei vigili del fuoco è meno evoluto rispetto a quello di cui ora noi disponiamo» non intendeva in alcun modo sminuire la dotazione dei pompieri, che, a livello provinciale, hanno il merito di aver creduto già due anni fa nell’utilità dei veicoli a cuscino d’aria nelle operazioni di soccorso in caso di alluvioni e su terreni sinistrati. Anzi, l’equipaggiamento supplementare dei due hovercraft dei vigili del fuoco è superiore a quello attualmente installato sul mezzo donato dalla Hti di Gorgonzola ai Volontari Verdi. Semplicemente, essendo il nostro hovercraft di costruzione più recente, ha beneficiato di alcune migliorie tecniche e costruttive, ininfluenti sulle potenzialità operative, frutto tra l’altro proprio dei due anni di collaudo attuati dai pompieri lodigiani, cui va anche il nostro ringraziamento per la collaborazione prestata nella fase di preparazione dei nostri piloti.

Walter Granata Coordinatore dei Volontari Verdi per la Provincia di Lodi

 

Da il CORRIERE DELLA SERA del 12 09 04

ALLUVIONI/1 Incuria pericolosa

La stagione dei fiumi in secca pare volgere al termine. L'Adda è basso ma il sistema di dighe funziona. Il caldo sopra i 30 gradi e l'acqua sotto il livello abituale, però, cominciano a inquietare. A Lodi, nel quartiere della Martinetta, così come in quello di Campo di Marte e Pratello, dove i postumi dell'alluvione permangono, si parla solo delle «stranezze» di un'altra estate che sembra aver perso il senso della misura. Così l'interrogativo di chi abita sulle sponde di fiumi insolitamente in secca è: che cosa verrà dopo la siccità? L'alluvione del 2002, forse, finirà per non costituire un fatto così eccezionale. Ma in città interventi non ne sono ancora stati realizzati. I meteorologi spiegano che in Europa i nubifragi sono raddoppiati. I rischi sono forti perché, anche quest'autunno, la mancanza di interventi adeguati e la dispersione delle competenze tra mille enti rischiano di esporre il territorio della provincia di Lodi a gravi rischi ambientali. Una seria politica di difesa del suolo e di prevenzione del dissesto idrogeologico dovrebbe essere obiettivo primario di qualsiasi amministrazione. L'anno scorso Legambiente ricordava che «semplici operazioni di ordinaria manutenzione possono rivelarsi fondamentali». Ma nulla è stato fatto. La cementificazione dei fiumi, la deviazione dei corsi naturali, l'edificazione, la totale mancanza di pulizia sono costanti. Si tratta di banale incuria, che agisce da detonatore quando le precipitazioni si fanno intense.

Domenico Ossino Presidente Comitato Alluvionati Lodi Onlus

 

ALLUVIONI/2 Rimborsi impossibili

Avevo ragione ad affermare che la Lombardia è tra le regioni la più attenta, ma solo a parole, ai bisogni dei cittadini. Infatti la risposta alla mia lettera di protesta non si è fatta attendere. Peccato che l'assessore alla Protezione civile, Massimo Buscemi, dimostri di non conoscere quanto è realmente accaduto: intanto non ho avanzato spontaneamente alcuna richiesta di risarcimento danni per l'alluvione del 2002, ma sono stato invitato a presentare domanda dalle dichiarazioni di Formigoni. Nessuno peraltro mi aveva detto che la Regione avrebbe proceduto ai rimborsi con modalità che peraltro impediscono di fatto il risarcimento dei danni. Se avessi saputo di incappare nella peggiore burocrazia, non avrei mai presentato domanda: invece oggi mi si vuole far passare come una persona che vuole trarre profitto da una situazione di disagio. L'assessore suggerisce di assicurarsi contro le calamità naturali: peccato che nessuna compagnia, tra quelle da me interpellate, assicuri contro tali eventi. Per finire, continuo a non comprendere a che scopo questa Regione voglia da me tutti i mesi dei soldi (trattenuta addizionale regionale Irpef) per poi rispondere picche al momento del bisogno dei cittadini.

Riccardo Lesmo Rivolta d'Adda (Cremona)

 

Da IL CITTADINO del 14 09 04

Castiglione La sede delle “tute arancio” nella stessa area del palazzo municipale 

La casa della protezione civile, un nuovo argine all’emergenza 

Castiglione Protezione civile, Castiglione d’Adda ci crede. È stata inaugurata nella mattinata di ieri la sede del nucleo locale, composto attualmente da 23 persone e fondato nel 2003. L’edificio che ospiterà le “tute arancio” si trova nell’area del palazzo municipale e la scelta di una così stretta vicinanza non è casuale. È il sindaco Luca Ciccarelli a spiegarne le ragioni: «L’alluvione del 2002 fu la prima grana che dovetti affrontare appena eletto come sindaco». E la cosa, evidentemente, in qualche modo lo ha “segnato”: «Capii immediatamente che il paese necessitava di un gruppo di protezione civile per affrontare le emergenze e che l’amministrazione comunale avrebbe dovuto prestare attenzione e aiuto all’iniziativa». Ciccarelli annuncia anche che «dovrà essere rivisto il piano comunale di protezione civile e in tal senso la collaborazione dei volontari sarà preziosa, vista l’esperienza che stanno accumulando». Intanto gli angeli custodi del paese si godono il loro nuovo centro operativo: uno scivolo conduce a un garage dove potranno trovare riparo gli automezzi (anche se attualmente il gruppo non ne dispone) e da lì si accede immediatamente alla sala “polifunzionale”. Una postazione informatica consente di mettere il nucleo castiglionese in rete con tutti gli enti coinvolti da eventuali emergenze, ma non mancano radio e ricetrasmittenti. Un grosso tavolo occupa la parte centrale e il suo ruolo è quello di ospitare le riunioni operative: «La stanza dei bottoni, quella dove si prendono le decisioni, si trova al piano superiore, nell’ufficio del sindaco - ha sottolineato il presidente dei gruppi lodigiani di Protezione civile, Patrizio Losi - ma poi le disposizioni arrivano in questa sala, dalla quale si coordineranno tutte le operazioni». Nella speranza che questa evenienza non debba mai verificarsi: «Proprio così - conferma il coordinatore del nucleo locale, Pietro Filipazzi - perché vorrebbe dire che non ci sono calamità da affrontare». In ogni caso, occorre attrezzarsi per qualsiasi evenienza: «In maggio abbiamo svolto un’esercitazione molto ben riuscita - prosegue Filipazzi - e cerchiamo di specializzarci nei diversi settori, dalla viabilità all’antincendio fino, ovviamente, alla comunicazione, visto che siamo un distaccamento del nucleo di Fir Cb di Casalpusterlengo». E pare non manchi la risposta positiva da parte del paese: «Quando svolgiamo servizi nelle strade notiamo che la gente rispetta la divisa che portiamo e questo è molto bello, anche se il miglior risultato sarebbe quello di incrementare il numero di persone che fanno parte del gruppo». Per fornire un servizio sempre migliore e magari per allargare anche le possibilità di intervento su più parti del territorio della provincia. «Il servizio può essere potenziato, ci inventeremo qualche iniziativa», chiude il coordinatore.

Paolo Migliorini

 

Preallarme per il maltempo oggi in tutta la Lombardia  

La Protezione civile della Lombardia ha disposto lo stato di preallarme per rischio idrogeologico (codice 1) su tutte le province della regione a partire dalle ore 12 di oggi fino alle 6 di domani, mercoledì. Le precipitazioni dovrebbero concentrarsi con maggiori probabilità sulle aree meridionali e le Prealpi centro-orientali (province di Bergamo e Brescia). Il provvedimento è stato preso in base alle ultime elaborazioni fatte dal Servizio meteorologico regionale dell'Arpa che segnala per oggi la formazione di un minimo depressionario localizzato sulla pianura orientale, con precipitazioni che potranno risultare di forte intensità su gran parte della regione, con quantitativi localmente superiori agli 80 millimetri nelle 24 ore. Nel Lodigiano il rischio è quello delle esondazioni dei corsi d’acqua minori.

 

Da IL CITTADINO del 15 09 04

Pronta tra un anno la difesa spondale che costerà un milione e mezzo di euro

Un argine lungo due chilometri per salvare Lodi dalla catastrofe

Potrebbe essere pronto e collaudato fra un anno il nuovo argine chiamato ad evitare che a Lodi si ripetano piene disastrose come quella del novembre di due anni fa. Infatti, dopo che il comune ha dato il via libera agli interventi di difesa spondale sulla riva sinistra, la provincia di Lodi e il Consorzio Muzza sono pronti a partire con l’iter per la realizzazione dell’argine da due chilometri che proteggerà dall’esondazione dell’Adda la strada provinciale 25 Lodi - Boffalora. Un intervento considerato decisivo per la prevenzione di nuove catastrofi, visto che proprio l’acqua uscita dalla curva dell’Adda a monte del ponte napoleonico di Lodi superò la provinciale nel 2002, allagando l’Oltreadda. «Entro il 15 ottobre - spiega il responsabile del servizio strade della provincia, Savino Garilli - verrà convocata la conferenza di servizi tra gli enti interessati e l’approvazione del progetto esecutivo è prevista entro il 31 gennaio del prossimo anno. Con questi tempi si può prevedere l’inizio dei lavori per il 31 marzo del 2005». Per pagare l’intervento la provincia ha stanziato nell’ultimo bilancio un milione e mezzo di euro.

L’intervento da un milione e mezzo di euro si concluderà entro il 30 settembre 2005: sulla sommità prevista una pista ciclabile

Un argine contro le piene catastrofiche

Via libera alla sella erbosa lungo la provinciale per Boffalora

Una pista ciclabile capace di proteggere il Campo di Marte e il Revellino ben oltre le piene catastrofiche. Dopo il via libera dato dal comune agli interventi di difesa spondale sulla riva sinistra, la provincia e il Consorzio Muzza sono pronti a varare anche il nuovo argine da quasi due chilometri che proteggerà dalle piene dell’Adda la provinciale 25 Lodi-Boffalora. Un intervento importantissimo, dato che nella catastrofica alluvione di due anni fa fu proprio l’acqua uscita dalla curva dell’Adda a monte del ponte napoleonico a superare la strada provinciale e a mandare l’Oltreadda sott’acqua. Se comune e provincia riusciranno a effettuare gli interventi in tempi brevi, già nel 2005 tutta la sponda sinistra dall’ex Sicc fino alla cascina Pesalupo saranno protetti da un nuovo argine continuo di quasi tre chilometri. «Entro il 15 ottobre - spiega il responsabile del servizio strade della provincia Savino Garilli - verrà convocata la conferenza dei servizi tra gli enti interessati (comune, provincia, consorzio Muzza, Aipo gli attori principali, ndr) e l’approvazione del progetto esecutivo è prevista entro il 31 gennaio del prossimo anno. Con questi tempi si può prevedere l’inizio dei lavori per il 31 marzo del 2005». Questo significa che il nuovo argine potrebbe essere pronto e collaudato tra un anno esatto. I costi sono già stati preventivati da tempo: dell’intervento si occuperà la provincia che ha stanziato nell’ultimo bilancio un milione e mezzo di euro per la realizzazione della pista ciclabile e del nuovo argine. «Con questo intervento e con quello del comune verrà garantita la difesa dell’Oltreadda - spiega l’ingegnere Ettore Fanfani, direttore del Consorzio Muzza -; abbiamo progettato l’argine con un “franco” di un metro rispetto a quello che è stato calcolato come livello di massima piena per alluvioni con tempi di ritorno fino a 200 anni, e cioè ancora superiori a quella del novembre 2002». La provincia e il Consorzio Muzza stanno mettendo a punto gli ultimi particolari. Il nuovo argine partirebbe dalla rotonda di campo di Marte per Boffalora, esattamente dove finisce l’argine dell’ex Sicc progettato dal comune. Da qui, la sella erbosa che proteggerà la strada provinciale si snoda lungo il tratto della Lodi-Boffalora fino alla cascina Pesalupo, per una lunghezza complessiva di 1.880 metri. A seconda dei tratti, la provincia realizzerà in parte a mezza costa (per 1.610 metri) e in parte sulla sommità dell’argine (per i restanti 270 metri) una pista ciclopedonale che si aggancerà a quella costruita dal comune di Lodi a Campo di Marte. Nel primo tratto l’argine - una sella di rilevato in terra, coperta da un paramento esterno in materiale ad alta impermeabilità (argilla) e da uno strato erboso su tutta la superficie -, per i primi 530 metri l’argine avrà rispetto alla strada provinciale un’altezza media di un metro e 70 centimetri. Una stima preliminare del Consorzio ha calcolato che il massimo livello della piena più catastrofica porterebbe il livello dell’acqua sulla sella erbosa circa un metro più in basso rispetto alla sommità dell’argine. La pista ciclabile verrà realizzata a mezza costa, verso la strada e 90 centimetri più in alto rispetto al piano della Lodi-Boffalora, delimitata da una siepe continua. I successivi 270 metri porteranno la pista ciclabile a passare sulla sommità dell’argine, che sarà alto circa due metri, visto che il cordolo di delimitazione in terra della pista ciclabile sul lato strada sarà alto 40 centimetri in più, mentre sul lato fiume verrà costruita una barriera continua come parapetto. Nell’ultimo chilometro, invece, il sistema argine-pista ciclabile sarà uguale a quello dei primi 500 metri, con un’altezza media rispetto alla provinciale 25 di un metro e mezzo. Abbastanza per proteggere Lodi da piene come quella di due anni fa.

Francesco Gastaldi

 

Il Consorzio Po e il comune alleati per il porticciolo

«Siamo pronti ad entrare a far parte del Consorzio Po del Lodigiano, non abbiamo pregiudiziali di nessun tipo ma aspettiamo di ricevere maggiori dettagli e informazioni». Il neo sindaco di Senna Luigi Zanoni era fra i presenti all'incontro svoltosi la scorsa settimana in municipio a Guardamiglio per la presentazione del progetto dei porti fluviali sul Po, condotto dall'ex senatore Michele Bucci, promotore e presidente dell'ente. «Non sono voluto entrare nel merito dell'idea della realizzazione del porto oriese nei pressi di Corte Sant’Andrea - continua Zanoni - perché è da poco che sto cominciando a conoscere l'ente e mi sembrava più corretto limitarmi ad ascoltare. Ricordo solo che grazie alla provincia di Lodi abbiamo già a Corte Sant’ Andrea un approdo significativo, quello della Via Francigena: un porticciolo usato da centinaia di pellegrini e dal quale sono partite varie rappresentazioni storiche». Quindi il primo cittadino tesse le lodi della frazione sennese: «Corte ha da sempre una certa valenza turistica, vuoi per la sua posizione, per la chiesa ed il museo di storia naturale, vuoi per l'ottima cucina dell'osteria della Corona attigua all'arco settecentesco che dona importanza all'ingresso del borgo. Noi abbiamo innalzato la colonna francigena al guado del Po e stiamo attentamente valutando la creazione di un alloggio per i pellegrini proprio nella sede della tappa sul percorso di Sigerico». Il sindaco Zanoni si dice quindi aperto ad una collaborazione con Orio Litta su questo fronte: «Non siamo affatto contrari, si tratta di valutare le sinergie possibili fra i due comuni; discorso che vale anche per il Consorzio Po. Come amministrazione comunale vogliamo verificare a che punto è, che progetti concreti e possibilità ci siano, nonché valutare i costi di adesione; non vorremmo che l'ente si preoccupasse semplicemente di dare un contentino ai comuni aderenti. Siamo favorevoli a creare un gruppo di comuni omogenei che possano far sentire maggiormente la loro voce su tutte le problematiche che riguardano il Po, e mi riferisco anche alla sicurezza durante le piene, alla viabilità dell'argine, alle escavazioni ed alla navigabilità, perché ci preme la valorizzazione dell'ambiente fiume.»

 

Da Lettere al IL CITTADINO del 15 09 04

ESONDAZIONI

I timori per le piogge autunnali

Egregio Direttore,

approfitto ancora una volta della Sua generosità nel concedermi spazio sul Suo giornale per far giungere questa lettera aperta ai cittadini, ma anche alle istituzioni.

L'argomento è d'attualità, anche perché di recente alcuni convegni nazionali e internazionali l'hanno riportato alla ribalta delle cronache.

 

La stagione dei fiumi in secca pare volgere al termine. Chi non ricorda l’estate 2003? Questa del 2004 non è stata da meno, nonostante le temperature più contenute.

È il segnale che qualcosa che non va, che gli eccessi ormai si ripetono con troppa frequenza.

Pare superata l’emergenza idrica, per ora. L’Adda è basso ma il sistema di dighe funziona. Il caldo sopra i 30 gradi e l’acqua sotto il livello abituale, però, cominciano a inquietare. E nel quartiere della Martinetta, così come in quello di Campo di Marte e Pratello, dove i postumi dell’alluvione permangono, è di questo che si parla: delle «stranezze» di un’altra estate che sembra aver perso il senso della misura.

Stupisce che la natura possa giocarci simili scherzi: di Lodi ho imparato a conoscere altri  eccessi, non quelli climatici.

Così l’interrogativo che oggi accomuna chiunque abiti sulle sponde di fiumi insolitamente in secca è: cosa verrà dopo questa siccità?

L’alluvione del 2002, forse, finirà per non costituire un fatto così eccezionale. Forse il clima è davvero impazzito, forse quello che abbiamo vissuto tornerà ancora. Noi ci stiamo spiritualmente preparando: in città interventi non ne sono ancora stati realizzati.

I meteorologi spiegano che in Europa i nubifragi sono raddoppiati negli ultimi decenni: c’è più caldo e questo non significa solo temperature più elevate, ma anche maggiore accumulo di energia nell’atmosfera. Quindi temporali e trombe d’aria diventano più frequenti e più violenti perché possono scaricare di più.

Una sola è la risposta che mi viene, ma più che altro è un segnale d'attesa: vedremo cosa succederà in autunno, quanta umidità raccoglieranno dal Mediterraneo le perturbazioni in arrivo dall’Atlantico.

E' più che giusto preoccuparsi: potrebbero verificarsi nuove alluvioni, certo. Mettiamo però che per una qualsiasi stranezza, l’anticiclone delle Azzorre quest'autunno sia stabile e non porti né troppe né forti perturbazioni; mettiamo  che, all’inizio, arrivino sotto forma di aria fresca, per gonfiarsi di umidità non appena giunte sul mare surriscaldato. Per un caso il pericolo alluvioni verrebbe scongiurato. Se ci salveremo, sarà per la buona sorte derivante da un’altra anomalia.

Ma i rischi sono comunque forti e concreti: perché, anche quest’autunno, la mancanza di interventi adeguati e la dispersione delle competenze tra mille enti rischiano di esporre il territorio della Provincia di Lodi a gravi rischi ambientali. Una seria politica di difesa del suolo e di prevenzione del dissesto idrogeologico dovrebbe essere obiettivo primario di qualsiasi amministrazione attenta non solo agli aspetti ambientali di tutela del territorio, ma anche alle esigenze economiche e produttive connesse.

L’anno scorso in questo periodo, Legambiente nazionale richiamava l’attenzione delle amministrazioni, affermando che “semplici operazioni di ordinaria manutenzione, con una spesa contenuta, possono rivelarsi fondamentali e prevenire gravi perdite umane ed economiche". Chiedeva Legambiente: “E' stato sfruttato il periodo di secca dei fiumi per la manutenzione degli argini, la rimozione degli inerti negli alvei, che diventano veri e propri proiettili in caso di piena dei corsi d'acqua?”.

Rispondo io: nulla di fatto, neanche quest’anno.

La cementificazione dei fiumi, la deviazione dei corsi naturali, l’edificazione o l’impianto di colture arboree negli alvei, la totale mancanza di pulizia e  manutenzione di fiumi e canali non può definirsi, questo proprio no, evento eccezionale.

Si tratta più semplicemente ed evidentemente di banale e colpevole incuria, che poi agisce da detonatore quando le precipitazioni si fanno intense, specie dopo un lungo periodo di siccità.

L'Italia è il paese europeo con il più alto tasso di rischio idrogeologico e più della metà dei suoi comuni è interessata dal dissesto. L'allarme arriva dai geologi italiani direttamente dal congresso internazionale appena concluso a Firenze.

Secondo i dati snocciolati in questa circostanza, il 62% dei comuni e interessato dal dissesto (5000 su 8104), mentre oltre tremila sono classificati a rischio “molto elevato”. Il territorio italiano è a forte rischio, ed il pericolo che la situazione possa peggiorare incombe. Si assiste a un fenomeno naturale che si espande a dismisura, rilevato che tra il 1947 e il 1996 sono state 4568 le città colpite una o più volte. Tante le vittime, oltre settemila se si calcola il lasso di tempo tra il 1944 e ìl 1990. Il 45% di queste morti è ascrivibile ad alluvioni, dissesto idrogeologico e frane, il 54% a terremoti, lo 0,53% a eruzioni vulcaniche. Il tutto con costi molto elevati per lo Stato, quantificabili in 6,8 milioni di euro al giorno. E la vastità del fenomeno è tale da abbracciare tutto lo Stivale.

Nel 1994 è stato colpito il Piemonte, seguito nel ’96 dalla Toscana, nel ’97 dall’Umbria, nel '98 e '99 Sarno e Cervinara, nel 2000 di nuovo il Piemonte e la Lombardia e nel 2002 tutto il nord Italia.

Tra le regioni con il maggior numero di comuni segnalati a “rischio molto elevato”, il triste "primato" spetta alla Lombardia, seguita dal Piemonte, dalla Campania e dall’Emilia Romagna. La situazione, ritenuta allarmante e destinata ad avere notevoli ripercussioni in termini di vite umane e di costi economici, è stata descritta dal Presidente nazionale dei Geologi Italiani, Antonio De Paola, che ha spiegato anche le cause di questa situazione. Riferendo che: «L'Italia è un paese geologicamente recente, dove molte rocce non si sono ancora consolidate. Ciò, unito all'azione dell'uomo, che non fa che turbare l'equilibrio del terreno anche con sconsiderati interventi edilizi, non fa che accrescere l'instabilità e il rischio di disastri naturali». De Paola ha concluso la sua relazione dicendo che: «Purtroppo le leggi, anche se in vigore dal 1989 (Difesa del Suolo, ecc.), hanno iniziato ad essere applicate solo dopo l'alluvione di Sarno del '98, come anche le mappature del territorio». «Quello che molti non capiscono è che il paese è in continua evoluzione dal punto di vista geologico, per i terremoti, i disastri naturali, i cambiamenti climatici e l'azione dell'uomo. Serve un'efficace azione di pianificazione del territorio, una corretta gestione delle risorse naturali e la messa in sicurezza di rischio sismico non solo delle nuove costruzioni, ma anche dei vecchi centri storici».

Si è partiti tardi, ma non è troppo tardi per provare a invertire la rotta. Non sarà mai troppo tardi.

Domenico Ossino Presidente Comitato Alluvionati Lodi c.al.lo@tin.it

 

Da IL CITTADINO del 16 09 04

Il patto per le cave di ghiaia nel Po ha messo d’accordo le due regioni 

CASTELNUOVO Debutta un nuovo studio sul Po e sul suo fondale: la speranza è che si arrivi finalmente a risultati concreti, perché di parole attorno al Grande Fiume se ne sono già spese tante. Nei giorni scorsi il segretario generale dell’Autorità di bacino Michele Presbitero, il direttore generale dell’Aipo (Agenzia interregionale Po, ex Magistrato per il Po) Piero Telesca e l’assessore regionale alla difesa del suolo dell’Emilia Romagna Mario Luigi Bruschini hanno sottoscritto l’Accordo per la gestione dei sedimenti del fiume Po, cui hanno annunciato di aderire anche le regioni Lombardia e Veneto. Si tratta di un piano per la manutenzione dell’alveo fluviale che si pone l’obiettivo di definire interventi di movimentazione e asportazione dei detriti sabbiosi e ghiaiosi in eccesso, sulla base di un ampio studio che prende in considerazione il tratto di Po che va dalla confluenza del fiume Tanaro in Piemonte al suo delta: la finalità principale è quella di garantire il raggiungimento di quote ottimali dei fondali, il miglioramento dell’assetto ambientale del corso d’acqua e il mantenimento di determinate condizioni di navigabilità. Occorrerà effettuare una serie di rilievi topografici da parte dell’Aipo, che finanzierà la metà del progetto il costo complessivo è previsto in circa 1 milione e 300 mila euro: l’altra metà delle spese sarà coperta dalle tre regioni in base al numero di sezioni di fiume da rilevare. Per quanto riguarda il tratto lodigiano del Po tornano dunque d’attualità certe riflessioni come quella sullo sbarramento di Isola Serafini, nella zona di Castelnuovo: «La valutazione dell’effetto di questo sbarramento - spiegano dall’Autorità di bacino di Parma - è uno degli obiettivi delle attività di studio da sviluppare nell’ambito dell’accordo. Con riferimento alla navigabilità a monte della traversa è comunque già presente un progetto di adeguamento della conca». Quanto a certi accumuli di detriti, guardati con sospetto dai residenti dei comuni rivieraschi, i referenti dell’ente regolatore del bacino padano non si sbilanciano: «Sono stati fatti sopralluoghi puntuali, anche su richiesta delle amministrazioni comunali, ma la presenza di ghiaie e sabbie che naturalmente emergono al di sopra delle acque di magra del Po non è automaticamente presupposto per un intervento di estrazione del materiale».

Daniele Perotti

 

CODOGNO L’assessore Bonfanti presenta i risultati delle prove nel quartier generale: «Pronti all’emergenza» 

Protezione civile in pole position 

Il maltempo battezza il coordinamento presso la fiera 

Piogge d’autunno, la Bassa ritorna in apnea. Come ogni anno, la fine dell’estate e l’arrivo delle prime precipitazioni mette una certa ansia a chi vive stretto tra l’Adda e il Po. Troppe e troppo recenti le esperienze alluvionali per lasciare insensibili gli animi. Ma il Lodigiano si prepara, per quanto possibile, ad affrontare ogni emergenza. È dei giorni scorsi l’inaugurazione della sede del nucleo di protezione civile di Castiglione d’Adda, al quale l’amministrazione comunale ha messo a disposizione una sala, oltre ad attrezzature radiotrasmittenti e informatiche. In altri centri, maggiormente colpiti negli anni scorsi, i gruppi di protezione civile sono ormai una realtà consolidata: a Guardamiglio, per esempio, l’organizzazione è di alto livello, come pure a Somaglia. Questi gruppi, insieme ad altri ancora, terranno nei primi giorni della prossima settimana una riunione proprio in municipio a Guardamiglio. Dall’alluvione del 2002, però, i progressi più evidenti li ha fatti Codogno. Posta al riparo dalle ire dei due fiumi, la città più grande della Bassa è stata individuata come sede del Com 3, il centro operativo attraverso il quale passano tutte le procedure di emergenza: «La fase di sviluppo si è chiusa con la simulazione che abbiamo svolto in maggio - commenta l’assessore Mauro Bonfanti, uno degli artefici del progetto - quando, presso i capannoni della fiera, si erano ritrovati uomini del nostro ufficio tecnico, personale del comune addetto al sistema informatico e un gran numero di volontari di Croce rossa e gruppi di protezione civile». Lo scopo fu quello di testare abilità e tempi nell’installazione di tende, brande e materiale di soccorso. Al tempo stesso, però, si doveva verificare il livello di operatività della postazione informatica, quella che l’ufficio elaborazione dati del comune di Codogno ha predisposto per la raccolta dei dati sugli sfollati e per la loro immediata destinazione verso scuole, palestre ed edifici deputati all’accoglienza. Ovvio che le condizioni di una simulazione non sono mai completamente veritiere, ma i risultati hanno lasciato soddisfatti i vertici degli enti coinvolti. Nel frattempo, questo scorcio di fine estate ha già presentato le sue prime catinelle: «Siamo ben lontani da qualsiasi allarme - tranquillizza però Bonfanti -, visto che la terra è arsa e in grado di assorbire molta acqua, mentre il livello dei fiumi è talmente basso da non preoccupare». La nota diramata nei giorni scorsi dalla prefettura di Lodi era quasi routine: “Sì - conferma l’assessore -, ogni volta che qualche fenomeno piovoso di particolare intensità si avvicina, la prefettura ci mette in stato di pre-allerta, il che non significa che ci siano pericoli». Il Com 3 e le sue strutture, in ogni caso, sono destinate a entrare in azione solo quando i buoi sono scappati dal recinto: «Le procedure sono in effetti votate all’emergenza conclamata - commenta Bonfanti -, mentre per i piovaschi di grande intensità, come quello del 24 agosto del 2002, sono chiamati in causa i vigili del fuoco, quelli urbani e i nostri uomini dell’ufficio tecnico».

Paolo Migliorini

 

 

Da IL CITTADINO del 17 09 04

La Lettera

Il Lodigiano da lasciare in eredità dall’avidità dei tecnocrati del nostro tempo

Si diffondono inquinamento e profanazioni di ogni tipo, che rischiano di distruggere questo mondo così fragile, ma così indispensabile alla nostra sopravvivenza. Sarebbe ora di lanciarsi in una lotta accanita, per salvare la nostra terra dall’ignoranza, dall’incuria e dall’avidità dei tecnocrati del nostro tempo. In questi giorni di fine estate rileggo, sottoscrivo e condivido in toto questa frase di Jacques Cousteau, leggermente ritoccata “ad usum nostrum”. Il grande oceanografo parlava di “mare” piuttosto che di “terra”; il «sarebbe ora di lanciarsi» è tutto nostro, perché Cousteau, una vita dedicata alle bellezze del mondo sommerso degli oceani, scriveva del suo impegno verso la salvaguardia del pianeta mare con un «ci siamo lanciati» che mi pare non si possa ancora riferire a noi. Di inquinamento anche il Lodigiano è zeppo, in senso proprio ed in senso lato. Come non pensare all’abuso scriteriato del terreno del terrazzo morfologico padano, portato via da anni di escavazioni e spianato come fossimo in un Paese del Quarto Mondo? Torno sull’argomento dopo aver letto la lettera qui pubblicata a firma Domenico Ossino, del Comitato Alluvionati di Lodi; e dopo aver ricevuto telefonate ed e-mail perfino dalla Basilicata, oltre che da conoscenti della Bassa, che mi incoraggiano a continuare a parlare del problema. Concordo naturalmente appieno con Ossino e mi voglio qui ricollegare pure con il discorso portato avanti dal Consorzio dei Comuni Lodigiani del Po, recentemente riunitisi. Non sono un esperto e neppure un tecnico, ma non rinuncio a dibattere un problema che spero voglia entrare nell’agenda di parecchie personalità politiche lodigiane, di cui gradiremmo anche leggere i pareri. Mi sta a cuore la nostra terra, i suoi fiumi, i suoi alberi e la fauna che ancora li anima. Tempo addietro ebbi a scrivere che lo slogan, poetico e veritiero, dell’allora Azienda di promozione turistica del Lodigiano, quel emozionale e toccante “Verdi silenzi, rosse presenze”, era ormai improponibile. Oggi, davanti allo spettacolo che ogni bassaiolo ha sotto gli occhi, lo riaffermo ancor di più, e credo nessuno possa smentirmi. Leggo che il neonato Consorzio del Po punta al turismo fluviale e cerca di farsi assegnare dalla regione fondi utili allo scopo. Non riesco a capire quale tipo di turismo si pensi di poter realmente sviluppare lungo un fiume circondato da scempi ambientali enormi. Forse una visitina alle cave che pullulano fra Orio Litta e Senna Lodigiana basterebbe a far abortire il progetto, visto che chi navigherà per diporto vorrà pure deliziarsi con qualcosa di paesaggisticamente bello. Certo il Consorzio terrà conto che la prevista navigazione fluviale, di cui si fa promotore ipotizzando nuovi porti adeguatamente attrezzati al Gargatano di Somaglia e a Corte Sant’Andrea (ma due porti nel raggio di dieci minuti di navigazione non sono un po’ troppi?) dovrà ben fare i conti con la cronica scarsezza idrica estiva del Po. Nicola Bonelli mi scrive da Matera invitandomi a perseverare, a «far suonare le campane a martello». Mi ha scritto anche dei rischi che corriamo, noi padani, a livello idrogeologico; ha definito “folle” il nuovo piano cave fuori alveo che la regione Lombardia starebbe potenziando; ha rimarcato l’urgenza di cominciare a scavare l’alveo dei fiumi, sia per reperire quell’inerte di cui non si può fare a meno, che per interrompere una fra le cause certe di esondazioni. Come si vede, il quadro ambientale della Bassa è desolante più che mai, tocca sensibilità geograficamente lontane, mentre la vivibilità che fino a ieri era una sua prerogativa, sta ineluttabilmente scomparendo. Già Giuseppe De Carli lo ha denunciato nella bella intervista di qualche giorno fa; così come l’ex sindaco Luigi Lucchini, che su questo giornale ha efficacemente descritto il problema Tav. Ma torniamo all’inizio, al vocabolo “profanazioni” che Cousteau ha usato. Credo sia sottoscrivibile in pieno il termine, che sa tanto di sacro. Spesso su questo giornale il professor Raja ha dibattuto da par suo il concetto sacrale di natura e creato. Io aggiungo solo che in questo “sacrario” del lavoro umano dipanatosi nei secoli, un’opera grandiosa che ha contribuito a costruire il paesaggio della nostra Bassa Lodigiana, non avrebbero mai dovuto introdursi sempre più fortemente i “tecnocrati”, i “profanatori”, quegli autentici devastatori della natura che hanno giocato sull’ignoranza (la non conoscenza) e sull’insipienza, vera o presunta (la mancanza di impegno intellettuale e morale) di chi doveva, per scelta e perché investito dai cittadini, vigilare con somma attenzione e discernimento sul territorio. Chiedo quindi pubblicamente attraverso “il Cittadino” interventi chiari, con parole semplici, da parte di quegli amministratori pubblici che hanno sottoscritto con le loro scelte quanto sta avvenendo. Perché i cittadini hanno bisogno di sapere non tanto i perché e a che punto siamo, ma fin dove arriveremo, cioè quale Lodigiano lasceremo in eredità ai nostri figli e nipoti. E, nel caso, cosa si può fare per fermare le profanazioni in corso. Prima che sia troppo tardi.

Pierluigi Cappelletti

 

Da L’ECO DI BERGAMO del 18 09 04

Caprino, sarà abbattuta la casa

danneggiata dall'alluvione

Sono passati quasi due anni dal novembre 2002, quello dell'alluvione, degli sfollati, dei torrenti in piena che facevano paura. Valle Brembana, Valle Imagna: ripercorrendo il periodo, i pensieri vanno istintivamente alle crepe delle abitazioni di Brembilla, di Sant'Omobono. Eppure, pochi forse lo ricordano, anche a Caprino, in Val San Martino, due famiglie hanno perso la casa. Assunta Beretta, insieme a suo marito, aveva speso i risparmi di una vita per ristrutturare quel cascinale che dal colle Scarlasc si affacciava sulla valle. Nei prossimi giorni, se le condizioni del tempo lo permetteranno, la sua casa, danneggiata in modo irreversibile da una frana, verrà abbattuta. Tra quelle mura, ancora oggi, si trovano oggetti, fotografie, ricordi. Assunta Beretta, insieme al marito Annibale Casati e al figlio Alberto, si era trasferita da Calusco in Val San Martino nel 2001: «Da tempo desideravamo abitare a Caprino: le colline, i paesaggi verdeggianti ci avevano incantati. E poi mio marito è nato lì, desiderava tornarci. Volevamo trovare una cascina, ristrutturarla, avere spazio anche per gli animali che io amo tanto». Dopo lunghe ricerche, avevano trovato ciò che faceva al caso loro: «Quella cascina in mezzo al bosco era splendida, quando l'abbiamo vista abbiamo capito che era ciò che cercavamo. Quella casa era il sogno di una vita». Tace un attimo, sospira. La sua voce è un sussurro: «La furia di una frana, quel sogno, ce l'ha strappato per sempre». Tutto è successo il 26 novembre, era martedì. Assunta e il marito, quel giorno, sono usciti per andare al lavoro, a Bergamo. Anche il figlio Alberto quel giorno è uscito. Al rientro, la sera, il disastro era già successo: un ampio smottamento aveva fatto sprofondare e scivolare la casa a valle di circa due metri. Poi l'allarme ai pompieri, al Comune, e successivamente l'ordinanza di sgombero urgente, per pericolo di crollo dell'edificio. Ora la famiglia Casati ha scelto di attuare l'ordinanza di demolizione dell'abitazione pericolante. Lunedì ci sarà il sopralluogo definitivo e si deciderà il giorno dell'abbattimento.

 

Da L’ECO di BERGAMO del 19 09 04

Convegno sulle risorse dell’Adda

 “L’Adda. Risorsa da tutelare e da valorizzare” è il titolo del convegno regionale in programma dal 21 al 22 settembre presso Villa Castelbarco di Vaprio d’Adda (Mi). Organizzato da Arpa, Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, e da Regione Lombardia, l’incontro prevede quattro sessioni; la prima dedicata agli strumenti di pianificazione per la difesa del bacino idrografico; la seconda sulla conoscenza del bacino dell’Adda (Adda in Valtellina-lago-Adda in pianura); la terza sulla bellezza dell’Adda e l’ultima, nella giornata conclusiva, sul tema dell’uso plurimo delle acque e la valorizzazione del bacino idrografico. Alla tavola rotonda “Un progetto per l’Adda” prenderanno parte il presidente Arpa Lombardia Carlo Maria Marino e Milena Bertani, coordinatore dei presidenti dei Parchi della Lombardia, coordinati da Paolo Alli, direttore generale dell’assessorato ai Servizi di pubblica utilità della Regione Lombardia. Per informazioni, tel. 0269666230. www.arpalombardia.it

 

Da IL CITTADINO del 21 09 04

ADDA Migliora lo stato di salute generale, ma le fognature avvelenano la Bassa 

Negli ultimi anni lo stato di salute dell’Adda, che pure rimane uno dei fiumi meno compromessi della Lombardia, sta gradualmente migliorando. È uno dei dati che emergeranno dalle relazioni in programma nel convegno di oggi e domani a Villa Castelbarco di Vaprio, promosso dall’Arpa regionale. «Dal 2003 al 2004 - spiega il direttore risorse idriche di Arpa Lombardia, Antonio Dalmiglio -, si è passati dal 68 al 75 per cento delle stazioni di rilevamento che indicano acque di buona o sufficiente qualità. Per quanto riguarda il bacino meridionale del fiume, che pure attraversa un territorio a preponderante attività agricola, non abbiamo riscontrato concentrazioni elevate di nitrati, come invece ci si dovrebbe aspettare in un contesto territoriale di questo tipo». A essere elevati, invece, sono i valori dell’azoto ammoniacale, associati a un notevole carico organico complessivo e al batterio Escherichia coli, presente sia nel terreno sia nei reflui umani e zootecnici. In estrema sintesi, sugli oltre 300 chilometri di fiume dal giogo di Fraele in Valtellina a Cassano d’Adda, la qualità delle acque peggiora man mano che si scende di quota: «Il fiume, classificato dalla regione Lombardia di qualità buona o sufficiente per la maggior parte del suo percorso, risulta di qualità scadente nel tratto terminale, prima della confluenza nel Po - prosegue Dalmiglio -; nel complesso risulta non contaminato chimicamente, ma poco soddisfacente dal punto di vista igienico sanitario. Una delle cause può essere il mancato collettamento degli scarichi di alcune frazioni». La varietà delle specie viventi presenti nel fiume è ben diversificata fino a quando si arriva all’ultima stazione di campionamento, nella Bassa Lodigiana, dove invece è evidente l’impoverimento causato dalle diverse forme di inquinamento. Per ottenere questi dati l’Arpa si avvale di 10 stazioni di campionamento, regionali, sull’asta principale dell’Adda, e di altre 16 sugli affluenti: quelli a nord del Lago di Como sono “puliti”, mentre quelli a sud erano scadenti o pessimi nel 55 per cento dei casi nel 2003, ma sono migliorati nettamente negli ultimi mesi. «Fortunatamente, gli obiettivi del piano di risanamento regionale delle acque, da qui al 2016 - conclude il direttore -, per l’Adda non sono un’utopia».

 

L’Adda patrimonio Unesco, oggi il lancio della proposta 

Se ne era parlato poco più di un mese fa: oggi il presidente del Parco Adda Sud Attilio Dadda lancerà nell’ambito di un convegno promosso dalla regione Lombardia e dall’Arpa (agenzia regionale per la protezione dell’ambiente) a Villa Castelbarco di Vaprio d’Adda la proposta di inserire il fiume che nasce in Valtellina e sfocia nel Po all’interno dell’elenco del patrimonio culturale dell’umanità. Sarà l’assessore regionale ai servizi di pubblica utilità Maurizio Bernardo ad aprire i lavori dell’incontro sul tema: “Adda, risorsa da tutelare e valorizzare”. A lui il presidente del Parco Adda Sud Dadda chiederà che la regione Lombardia aderisca ufficialmente al manifesto di candidatura del fiume ad essere iscritto con i suoi territori rivieraschi all’elenco dell’Unesco di cui fanno parte patrimoni ambientali quali il Grand Canyon e il parco di Yellowstone in America, la barriera corallina in Australia, le isole Galapagos, il parco nazionale dei ghiacciai “Los glaciares” in Argentina, l’alta valle del Reno in Germania, le isole Eolie, la costiera amalfitana, ma anche i centri storici delle grandi città d’arte italiane come Roma e Firenze, l’acropoli di Atene, la Statua della Libertà. Il convegno che inizia oggi e terminerà domani a Vaprio d’Adda prevede la partecipazione di tutte le realtà amministrative, economiche, tecnico-scientifiche e culturali che gravitano intorno al fiume, e si propone di fare il punto sulla situazione complessiva dell’Adda: «Oltre a lanciare il bando di candidatura all’Unesco - anticipa Attilio Dadda - nel mio intervento parlerò anche della balneabilità del fiume e dei problemi di sicurezza». Senza dimenticare il discorso della navigazione turistica, considerato fondamentale per la valorizzazione della via d’acqua: mercoledì pomeriggio il presidente Dadda ospiterà in un incontro al centro visite del Parco Adda Sud di Castiglione il presidente Parco Regionale Adda Nord Piergiorgio Locatelli e il presidente del consorzio “Navigare l’Adda” Carlo Pedrazzini.

Daniele Perotti

 

Da IL CITTADINO del 23 09 04

Castiglione Dadda ha incontrato gli enti di tutela a nord per promuovere un’azione comune 

Unesco, patto di ferro per l’Adda 

Alleanza tra parchi per il «patrimonio dell’umanità» 

Castiglione Per l’Adda si prepara la scalata all’Unesco. Ha del sensazionale l’obiettivo che metterà per la prima volta insieme i due parchi affacciati sul fiume manzoniano: Adda Nord ed Adda Sud stanno per improntare una strategia per il riconoscimento del fiume e di tutto ciò che lo circonda come patrimonio dell’umanità. «E pensare che, a questo punto quasi colpevolmente, fino all’altro giorno fra i due parchi quasi non ci si conosceva» afferma Piergiorgio Locatelli, presidente del Parco Adda Nord, ospite ieri presso la riserva delle cicogne di Castiglione d’Adda per la presentazione del progetto. «La ricchezza ambientale e quella culturale che circondano il nostro fiume ci devono togliere qualsiasi remora nel portare avanti questo tentativo» gli dà manforte Attilio Dadda, l’alter ego lodigiano. Un percorso, quello che porterà alle soglie dell’organizzazione internazionale, che dovrà necessariamente passare attraverso la formazione di un gruppo di pressione, con la regione Lombardia in primis ed i parlamentari locali poi. Da non trascurare il ruolo degli enti locali, soprattutto dei circa 70 comuni interessati: «Speriamo che tutti si rendano conto di quale ricaduta una cosa del genere potrebbe avere. Crederci è quasi un dovere» dicono ad una sola voce i due presidenti. I dirigenti dei due parchi non si nascondono le difficoltà del cammino: «Sarebbe uno dei primi casi di riconoscimento di un’area a vocazione ambientale nella lista dei beni culturali - sottolinea il direttore del Parca Adda Nord, Bernardino Farchi - ma se qualcosa dovesse andare storto, sarebbe comunque importantissimo ottenere il riconoscimento di area naturale di altissimo valore, come hanno il Parco del Ticino ed il Vesuvio». Il tratto di Adda interessato mette assieme 160 chilometri di fiume, ma Dadda non esclude un tentativo per unire nell’impresa anche Sondrio. A quel punto sarebbe coinvolto tutto il corso d’acqua, fin dalla sorgente. Altro importante partner della lobby che va formandosi sarà il consorzio Navigare l’Adda: «Nulla può essere escluso - ha sottolineato il presidente Carlo Pedrazzini - e d’altra parte, soltanto fino a poco tempo fa, chi poteva immaginare che le donne di Formigara avrebbero usato il traghetto per andare a fare la spesa a Pizzighettone? Oggi questa è una realtà». Secondo Pedrazzini «è un momento di grande entusiasmo ed euforia, che va sfruttato nel migliore dei modi, incoraggiando e promovendo». Quante possibilità ha l’Adda di farcela? Difficile dirlo, ma i leader sono fiduciosi: «Da un punto di vista morfologico non abbiamo niente da invidiare al Reno o al Canal du Midi, che pure hanno riconoscimenti» sottolinea Dadda. Locatelli, invece, prescrive i punti sui quali bisogna migliorare: «La Francia è molto più avanti dal punto di vista della valorizzazione - sostiene - visto che dà risalto ed importanza a cose che noi avremmo ogni duecento metri». E per il turismo, quali benefici? «Si prendano i sassi di Matera - suggerisce un consigliere - prima dell’Unesco non li si conosceva, ora ci vanno a migliaia».

Paolo Migliorini

 

Da IL CITTADINO del 24 09 04

La Lega raduna il centro destra «Dall’Ulivo soltanto chiacchiere» 

La sicurezza, i parcheggi pubblici, la viabilità cittadina, la moschea di San Grato: cittadini e partiti del centro sinistra facciano attenzione alla rosa di argomenti di cui si parlerà alla tavola rotonda sul futuro di Lodi organizzata dalla Lega Nord per domenica sera (moderatore il direttore del «Cittadino» Ferruccio Pallavera). Quell’elenco di temi e problemi, sul quale interverranno i segretari cittadini e provinciali della Casa delle Libertà, potrà costituire la base del programma elettorale del centro destra. Un programma al quale la Lega Nord (che non ha mai nascosto di puntare alla candidatura del proprio uomo di punta, il segretario Mauro Rossi, per la carica di sindaco alle amministrative del 2005) intende cominciare a dare forma giocando in casa, nella cornice della festa provinciale dei Lumbard e con il sigillo di un big politico del calibro del ministro Roberto Maroni. Una festa provinciale che, a leggerla in controluce, appare come l’apertura della campagna elettorale per espugnare il capoluogo: dal Cupolone di Sant’Angelo, roccaforte del movimento di Umberto Bossi, si è trasferita per la prima volta quest’anno in piazza Omegna, luogo storico per il popolo di sinistra che ogni estate vi si ritrova per la Festa dei giovani. Senza contare che i tendoni con l’emblema del sole padano, giovedì, hanno aperto i battenti in una zona popolosa e periferica, quella di San Fereolo Robadello, nel quale il consiglio di zona a maggioranza leghista ha spesso assunto posizioni critiche nei confronti dell’amministrazione comunale del sindaco Aurelio Ferrari: quasi una testa di ponte dello sbarco delle camicie verdi. Se a tutto questo si aggiungerà, domenica alle 18, l’annunciata presenza dei segretari cittadini (annunciati gli interventi di Matteo Papagni di An e di Stefano Buzzi di Forza Italia) e provinciali dei partiti del centro destra, si avrà la conferma che la coalizione si è messa in moto. «Con una politica che vuole essere al servizio del cittadino. Ecco perché alla tavola rotonda di domenica saranno presenti rappresentanti della società civile e delle realtà produttive, comitati degli alluvionati, professionisti, primari - spiega Rossi -. Con loro e con i cittadini vogliamo valutare senza preconcetti tutti quei problemi che dopo 10 anni di quest’amministrazione sono ancora senza soluzione». La priorità andrà alla sicurezza: «I nostri cittadini non sono sicuri - commenta Rossi - né nella vita di tutti i giorni, né di fronte alle gravi calamità come la piena del 2002. E dopo tutto questo tempo, nonostante le promesse di opere, non abbiamo visto muoversi una foglia, solo grandi chiacchiere». Poi la viabilità e i parcheggi, la terza ala dell’ospedale «che doterà Lodi di un pronto soccorso finalmente adeguato alle necessità dei cittadini» e naturalmente la moschea. Sull’argomento interverrà Andrea Gibelli, deputato leghista. Rossi ribadisce una promessa già annunciata: «Se saremo chiamati a governare Lodi, dando comunque risposta al diritto alla preghiera annulleremo qualsiasi convenzione e ripartiremo da zero».

F. T.

 

Da IL CITTADINO del 27 09 04

Le forze attualmente all’opposizione preparano il programma per le prossime amministrative comunali 

Centro destra, scalata al Broletto 

Alla festa della Lega si è aperta la campagna elettorale 

Si è aperta con la tavola rotonda “Quale futuro per Lodi 2005”, tenutasi ieri presso la festa della Lega nord in piazza Omegna a Lodi, la campagna elettorale del centro destra per le prossime elezioni comunali. «Fin da ora – ha spiegato il segretario Nazionale della Lega Lombarda, onorevole Giancarlo Giorgetti – dobbiamo preparare il terreno per le sfide della prossima primavera: Lodi sarà al centro dell’attenzione, e ci dovremo attrezzare in tempo per aggregare le forze politiche e “coagulare” le forze della società civile, al fine di prendere le migliori decisioni possibili sui principali problemi che riguardano la nostra città». Che, secondo quanto emerso dal dibattito, sono davvero molti. «Finora, infatti – ha aggiunto Matteo Papagni, segretario di Alleanza nazionale – sono stati realizzati numerosi interventi sterili, delle sorte di “tamponi”, senza un grande progetto a monte. Lodi si è fatta colonizzare dalla città di Milano sotto il profilo della logistica e non ha sfruttato le possibilità che la vicinanza con la metropoli offre, inoltre manca di infrastrutture che diano un valore aggiunto al territorio, basti pensare ai parcheggi ed alla sicurezza». E un monito particolare all’attuale amministrazione va alla inadeguata gestione dell’alluvione del 26 novembre 2002, come evidenziato dal presidente del Comitato alluvionati, Domenico Ossino. Ma non solo: anche la qualità della vita cittadina ha lasciato a desiderare. «L’attuale piano regolatore – ha affermato il consigliere comunale di Forza Italia Gio Gozzi – risale agli anni ottanta e non ha una specifica progettualità ed obiettivi ben definiti. A fronte delle numerose revisioni effettuate, non ha consentito un utilizzo serio delle aree standard, da destinare ad asili, case di riposo e parchi. Piuttosto, si è preferito rendere tali aree edificabili o “regalarle” per una non condivisa costruzione di moschee. Così Lodi, che dovrebbe essere il propulsore dell’economia lodigiana, è diventato il retrobottega sporco di Milano», con industrie altamente inquinanti, centrali elettriche in via di ampliamento, e discariche dislocate su tutto il territorio. «In effetti – ha aggiunto Achille Aguzzi, già amministratore pubblico e stimato professionista – le città devono progettare il loro futuro senza affogare nel contingente: bisogna guardare avanti con ampio respiro e concentrarsi anche sulle problematiche di non facile soluzione». Per questo è fondamentale sfruttare le opportunità offerte dal territorio. «Lodi ha la fortuna – ha affermato l’onorevole Andrea Gibelli – di trovarsi in prossimità di alcune fra le principali vie di comunicazione. Tale posizione andrebbe sfruttata portando un valore aggiunto in termini di qualità. Solo così la città potrebbe diventare un centro di interesse riconosciuto e ricercato non solo dai lodigiani». Una serie di interventi che si riassumono in un progetto di vasta portata, che «porta ad un’analisi di quanto fatto negli ultimi dieci anni dall’attuale amministrazione – ha affermato Luigi Augussori, segretario della Lega nord di Lodi – per evidenziarne le criticità». «Infatti i partiti – ha spiegato Mauro Rossi, segretario provinciale lumbard – dovrebbero fare un passo indietro e, con il contributo di tutti, politici e non, individuare un programma condiviso e condivisibile. Dopo dieci anni di questa amministrazione non possiamo ancora credere nella continuità. Al contrario, l’alternanza potrà portare avanti un programma costruito con l’aiuto di tutti». Un impegno che il centro destra ha intenzione di attivare grazie alla collaborazione delle forze politiche di maggioranza.

El. Cro.

 

Da IL CITTADINO del 28 09 04

Ex Everlasting e supermercato di Campo Marte, c’è il via libera 

Costruire a due passi dall’Adda si può, purché vengano osservate le prescrizioni contenute nel Piano di assetto idrogeologico. Con questo spirito, la maggioranza che siede a palazzo Broletto andrà ad approvare, nei due imminenti consigli comunali, il piano di recupero dell’ex stabilimento Everlasting, in via Defendente, e la lottizzazione commerciale localizzata a Campo di Marte, in prossimità dello svincolo per Riolo. In aula consiliare, nella fase di adozione dei due programmi urbanistici, si registrò il voto contrario del centro destra e di Rifondazione comunista, una posizione che molto probabilmente si ripeterà il 30 settembre o l’8 ottobre, date in cui sono previsti i consigli d’autunno. Questa eventualità, comunque, non dovrebbe mettere a rischio l’approvazione delle due delibere. «Io credo che, nel seguire queste due pratiche, l’amministrazione si sia mossa con grande responsabilità - dice l’assessore all’urbanistica Leonardo Rudelli -. Non bisogna avere paura di ristrutturare aree dismesse in città bassa o di costruire oltre l’Adda, l’importante è che gli interventi garantiscano la massima sicurezza e vengano realizzati osservando strettamente le prescrizioni del Piano di assetto idrogeologico». Dove un tempo era attiva la fabbrica di materassi Everlasting, sorgerà un complesso residenziale (a cura di un’immobiliare che fa capo alla società Arcobaleno di Casalmaiocco) composto da una quarantina di appartamenti. L’area interessata è di 3.900 metri quadrati, per una volumetria massima prevista di 9.300 metri cubi. Nella realizzazione del “blocco abitativo” che si affaccerà sia su viale Dalmazia e sia sul corso del fiume, verranno osservate tutte le norme di sicurezza e non è prevista la costruzione di box interrati: «Si tratta di un edificio fatiscente da anni e che è andato incontro a un progressivo deterioramento - commenta Rudelli - e valuto positivamente un’azione che restituisca spazi alla città senza necessariamente andare a intaccare porzioni di verde esistente». Cosa che capiterà al di là del vecchio ponte, con la costruzione del supermercato che, restando al di sotto della superficie di vendita di 2.500 metri quadrati, ha bisogno del solo nulla osta comunale. L’area interessata è di 11.600 metri quadrati, di cui 3.800 coperti, con la previsione di almeno 250 posti macchina per i clienti. «In questo caso - confessa Rudelli - si apre effettivamente una piccola “ferita”, dato che si andrà ad agire su una superficie libera da edifici. Tuttavia ritengo che, alla luce dell’espansione abitativa della zona e in vista del nuovo insediamento della Codignola, una struttura di questo genere fosse auspicabile, così come dichiarato dallo stesso consiglio di zona». Per quanto riguarda il rischio esondazioni, per il comune non ci sono problemi: nel 2002 l’acqua non arrivò e comunque il supermercato verrà costruito nel rispetto delle norme in vigore.

Ar. Bo.

 

Da il CORRIERE DELLA SERA del 27 09 04

Bergamo: rinviato a giudizio responsabile di una diga

BERGAMO - Nel novembre del 2002 un'inondazione colpì i comuni di Vaprio d'Adda e Canonica d'Adda, nel bergamasco, provocando ingenti danni a case, aziende e strade; oggi il gip del Tribunale di Bergamo ha riviato a giudizio con l'accusa di disastro colposo il responsabile della gestione della diga Sant'Anna di Fara Gera d'Adda. Elio Pagnoncelli, 51 anni, di Brembate, non avrebbe tempestivamente ordinato la rimozione della paline di sbarramento della diga, nonostante le consistenti precipitazioni e che il livello del fiume si stesse rapidamente innalzando.

(Agr)

 

Da L'ECO DI BERGAMO del 27 09 04

Inondazione 2002, rinvio a giudizio per responsabile della diga di Fara

ll responsabile della gestione della diga Sant'Anna di Fara Gera d'Adda Elio, Pagnoncelli, 51 anni, di Brembate, è stato rinviato a giudizio dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bergamo, con l'accusa di disastro colposo. La vicenda risale al 26 novembre 2002 e secondo l'accusa Pagnoncelli non avrebbe tempestivamente disposto la rimozione totale delle paline di sbarramento della diga, di proprietà del Linificio e Canapificio Nazionale Spa, benché, a causa delle persistenti precipitazioni, il livello del fiume si stesse rapidamente innalzando. Il mancato provvedimento sarebbe stato la causa dell'inondazione che ha poi colpito terreni, case e aziende nei Comuni di Vaprio d'Adda (nella zona immediatamente vicina alla diga e anche in via Visconti) e di Canonica d'Adda (arrivando fino al centro storico, a via XXV Aprile e alla zona di via Sant'Anna e Cascina Ruffini. Le due amministrazioni comunali, peraltro, si sono costituite parti civili. La prima udienza per il processo a Pagnoncelli, che è difeso dall'avvocato Paolo Pozzetti, è fissata per il 25 novembre prossimo.

 

 

 

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