Da IL CITTADINO del 1 09 04
Nelle
Filippine morti e dispersi per le alluvioni
Almeno 35 persone sono morte e una decina risultano
disperse, ma il bilancio non è ancora definitivo, a causa delle
violente piogge che si sono abbattute sulle Filippine e delle
conseguenti inondazioni. Oltre 120 villaggi e città del nord del
Paese, compresa la capitale Manila, sono state inondate o sono
rimaste isolate nei giorni scorsi dopo il passaggio dei tifoni
“Aere” e “Chaba”. Più di 2.400 abitazioni sono andate
distrutte o sono state danneggiate e oltre 12mila persone sono state
costrette ad abbandonare le proprie case. Nonostante tutto qualcuno
trova la forza di sorridere: la foto a lato mostra alcuni abitanti
della città di Hagonoy che pranzano tranquillamente nella via
invasa dalle acque.
Da
AVVENIRE del 1 09 04
Inchiesta/10 anni dopo
Piemonte, le ferite dell'alluvione rimarginate (o quasi)
Seconda
puntata dell'inchiesta sulle «Ferite d'Italia». Dopo il sisma che
colpì l'Umbria nel 1997, questa volta tocca al Piemonte. Dieci anni
fa l'alluvione e le esondazioni del Po, della Bormida, del Tanaro,
del Belbo, del Sangone e della Dora devastarono le province di
Alessandria e di Cuneo. Quasi tutte le opere di messa in sicurezza
dei corsi dei fiumi sono state completate. Molte aziende, però,
attendono ancora i risarcimenti. Mentre alcuni politici e
imprenditori locali sono stati coinvolti nello scandalo sui falsi
rimborsi.
LE FERITE DELL’ITALIA/2
L’alluvione in Piemonte?
È passata Non per tutti
Le acque devastarono nel 1994 le province di Alessandria e Cuneo. Ora i
corsi dei fiumi sono stati messi in sicurezza. Ma molte aziende
attendono i risarcimenti.
Sulla
carta quasi risolti i problemi di carattere idrogeologico, ancora
aperti quelli legati ai risarcimenti per le aziende colpite
dall'alluvione del 1994. A dieci anni di distanza dal terribile
fenomeno che colpì le province meridionali del Piemonte è questo
il quadro che si presenta nel visitare i luoghi colpiti. Molti
lavori sui fiumi, sia per quel che concerne gli alvei sia sulle
sponde, sono stati compiuti in questi anni. Secondo gli esperti si
tratta di opere che consentono la messa in sicurezza dei corsi
d'acqua, ma fra gli abitanti dei paesi, delle frazioni che si
affacciano sulle sponde del Po, della Bormida, del Tanaro, del Belbo,
del Sangone, della Dora regna lo scetticismo. «Di ruspe ne abbiamo
viste tante al lavoro - dicono - giornate intere a scavare e a tirar
su muri di cemento, ma cosa accadrà se l'acqua tornerà violenta
come in quell'autunno di dieci anni fa?». Dubbi che nessuno sa e
vuole fugare: meglio non pensarci e sperare che non accada più. Un
caso esemplare è quello di Casale Monferrato. Mentre è in pieno
svolgimento la posa dei tubi di gas, acqua, fognature, elettricità,
telefoni e illuminazione pubblica sul tratto nuovo del ponte sul
fiume Po, i volontari del Comitato alluvionati Calca si confrontano
puntualmente sui risultati fino a ora raggiunti per fare un piano su
quel che c'è ancora da fare per la messa in sicurezza del Casalese
con gli esponenti dell'Autorità di bacino, dell'Aipo, del settore
Difesa del suolo della Regione. C'è interesse per la realizzazione
del modello idraulico del Politecnico di Torino che studia la
validità delle attuali difese spondali o la necessità di
rafforzarle per mettere al sicuro i quartieri della Nuova Casale. In
più, il Calca sollecita i tecnici e i politici a parlare di tempi
in modo chiaro. Sono stati fatti rilievi per capire se le casse di
laminazione, così come erano state prospettate senza il conforto di
dati aggiornati, siano effettivamente utili nei luoghi ipotizzati.
Il Calca chiederà, inoltre, di individuare altre soluzioni
"espansive" a monte. Ci sono bacini che potrebbero essere
utilizzati allo scopo (prevedendo ovviamente indennizzi per i
proprietari) e avrebbero anche il vantaggio di fungere da vasche di
raccolta per far fronte a periodi di siccità. Intanto però tante
aziende che subirono pesanti perdite non hanno ancora visto, per
intero, i risarcimenti per miliardi di lire per danni subiti nel
novembre '94. Qualche tempo fa parlamentari alessandrini e cuneesi,
oltre ad artigiani, guidati dall'assessore regionale all'Ambiente
Ugo Cavallera hanno incontrato il neo ministro del Tesoro, il
torinese Domenico Siniscalco, per discutere la loro situazione. «È
stato un incontro utile - spiega l'assessore Cavallera - per aprire
la possibilità di una proroga alla scadenza prevista in questo mese
di agosto 2004, termine ultimo per presentare la documentazione
necessaria a ottenere i risarcimenti». Due le richieste sul tavolo
della discussione: a partire da quella di equiparare gli alluvionati
del '94 agli altri colpiti dalle esondazioni dei fiumi negli anni
successivi per trasformare, inoltre, i finanziamenti pluriennali in
conto interesse a contributi in conto capitale al 75 per cento. «Si
tratta - dice ancora Cavallera - di intervenire in una situazione di
generale crisi economica come quella che da tempo riguarda le
province di Asti, Alessandria e Cuneo attraverso azioni mirate che
permettano l'estinzione dei mutui e assicurino una proroga del
termine per la presentazione della documentazione». C'è ottimismo.
Quelle del ministro Siniscalco sono state più che rassicurazioni,
una vera e propria promessa di verificare in tempi rapidi come
intervenire. Soddisfatti anche i rappresentanti dei vari Comitati
alluvionati che da anni si battono per la difesa degli interessi di
imprenditori, piccoli e grandi. «Molti di noi - dice Gianni Gandini
- non sono purtroppo in grado di pagare le prime rate dei mutui che,
nonostante agevolazioni e rinegoziazioni, sembrano sempre più mutui
capestro che mutui agevolati». «In molti casi inoltre - aggiunge
Graziella Zaccone Languzzi - si rischia di non accedere alle
agevolazioni per la disinformazione dei funzionari di Artigiancassa
e Mediocredito che si è tradotto nella mancata predisposizione dei
moduli necessari». Gli alluvionati si sono così dovuti arrangiare
con il caratteristico fai da te». I problemi - è ovvio - sono più
gravi per le piccole aziende commerciali e artigiane. Le grandi
imprese, invece, hanno strumenti e potenzialità per far valere le
proprie ragioni.
Da Torino Beppe Gandolfo
Da
www.giornal.it del 02 09 04
Alluvioni: anche Avvenire analizza i problemi
Pochi
mesi mancano al rito, ormai abituale per chi ha subito l’alluvione
del ’94, di affacciarsi alla balaustra della Cittadella e tenere
sotto controllo le acque limacciose del Tanaro mentre scorre sotto
le arcate del ponte della Cittadella, in autunno, quando il disgelo
e le piogge autunnali lo alimentano ingrossandolo a dismisura. Quel
rito si ripete ormai due volte all’anno almeno, in primavera e in
autunno. Quando il pericolo e la paura sono palpabili perché il
timore del ripetersi di quanto avvenuto nell’autunno di
quell’anno è vivo nella memoria di chi l’ha vissuto. Perché il
ricordo delle tredici vittime non si è affatto sopito. Perché il
timore che tutto possa nuovamente ripetersi non è affatto
tramontato. Un quotidiano nazionale, Avvenire, ieri mattina
ha ricordato tutte queste cose. E lo ha fatto evidenziando
che le casse di laminazione non sono ancora state realizzate.
Ricorda che il Calca sollecita Autorità di Bacino, Aipo e settore
Difesa del suolo della Regione a fornire date certe per la messa in
sicurezza dei fiumi e dei torrenti piemontesi. Ricorda le tristi e
per certi versi drammatiche condizioni economiche in cui versano
molti alluvionati a causa della disinformazione più o meno voluta
messa in atto dai funzionari di Artigiancassa e Mediocredito, come
denunciano Graziella Zaccone Languzzi e Gianni Gandini. Insomma,
molto è stato fatto in questi dieci anni, ma non è ancora
sufficiente per poter dire che le città sono state messe in
sicurezza. Per lo meno, non lo è Alessandria, che, per quanto ci
riguarda, vivendoci ne conosciamo meglio la realtà avendola vissuta
direttamente
di Piero Archenti
Da il CORRIERE DELLA SERA del 2 09 04
Un
malore mentre guida la gru e finisce nel lago della cava
in breve LODI
Colpito da un malore mentre è alla guida di una gru è
morto finendo nel lago di una cava di ghiaia a Orio Litta, nel
Lodigiano. Ugo Agnelli, operaio di 64 anni di Fiorenzuola d'Arda,
ieri stava caricando i camion di ghiaia alla cava Burlini, quando
probabilmente è stato colpito da un infarto.
Da IL CITTADINO del 3 09 04
Arriva
l’inverno, piccoli interventi per imbrigliare il Grande Fiume
San Rocco Non solo grandi
opere, ma anche ordinaria manutenzione per tenere a bada il Grande
Fiume. Mentre la bassa gioisce per i sette milioni di euro che
verranno spesi per la messa in sicurezza degli argini, l’Aipo,
agenzia interregionale per il fiume Po, bandisce due gare per
l’affidamento di interventi di portata minore: il primo riguarda
il decespugliamento e lo sfalcio degli argini, oltre alla rimozione
di elementi inadeguati alle sponde del fiume. Appalto da 104 mila
euro (offerta da ribassare), con lavori da eseguire nell’arco di
un anno. La scadenza per la consegna delle buste è prevista per il
13 di settembre, con verifica del risultato due giorni dopo.
L’altro appalto è riferito alla sistemazione delle sommità
arginali nel tratto di Po che va da Santo Stefano Lodigiano (località
Mortizza) fino al ponte di Pizzighettone. In questo caso si parla di
una base d’asta di 68 mila euro e di una consegna lavori di
novanta giorni. Identico il termine di presentazione delle offerte,
mentre l’apertura delle buste è posticipata di una settimana. Dai
paesi interessati alle grandi opere, intanto, arrivano commenti
positivi: «Da noi molto è già stato fatto - commenta Francesco
Merli, vicesindaco di Guardamiglio - con l’eliminazione
dell’effetto “cordamolle” che riteniamo essere stata opera
importantissima». Paese in sicurezza, dunque? «Forse è presto per
dirlo, ma è chiaro che ci sentiamo un po’ più tranquilli. In
ogni caso, non abbassa la guardia il nostro gruppo di Protezione
civile, che è nato dopo un’alluvione, quella del 1994 e che si è
sviluppato tantissimo dopo un’altra calamità, quella del 2000».
Anche a San Rocco al Porto c’è attesa per le nuove opere: «Attendiamo
con ansia l’incontro con l’Aipo - testimonia il vicesindaco
Emilio Sverzellati - anche perché allo stato attuale non siamo in
gradi di dire quali opere verranno definite». Sverzellati ribadisce
che «come è stato per le scorse amministrazioni, ogni intervento
volto ad aumentare la sicurezza intorno al Po verrà in ogni modo
favorito dal comune di San Rocco».
Paolo
Migliorini
Da IL CITTADINO del 4 09 04
Porti
sul Po, progetto al via «Presto i fondi dalla regione»
Corno
Giovine Attracchi sul Po, il progetto "vede" terra. Michele
Bucci, presidente del Consorzio Po, ha annunciato durante il
convegno della festa di San Michele a Corno Giovine, l’imminenza
dell’invio alla Regione Lombardia del progetto per gli scali
fluviali sulla sponda lodigiana. Si tratterebbe del primo importante
risultato messo a segno dall'ente fortemente voluto dall’ex
senatore di Forza Italia: «Entro settembre gli attracchi di Corte
Sant'Andrea, Morti della Porchera di Corno Giovine e Somaglia,
passeranno al vaglio della regione, per l'approvazione e il relativo
finanziamento». Un progetto, quello di portare il turismo sul
grande fiume, che non può prescindere dall’impegno locale: «I
maggiori stanziamenti dovrebbero arrivare da Milano, ma ciò non
toglie che sia fondamentale l’apporto dei comuni rivieraschi ed
anche quello dei privati» ha chiarito Bucci. Dall’assessore al
turismo provinciale Mauro Soldati è arrivato un segnale positivo
verso lo sviluppo del turismo fluviale, sottolineato «dal grande
progetto "Po di Lombardia", che passa attraverso la
collaborazione interprovinciale con Mantova, Cremona e Pavia e che
è inoltre incoraggiato dalla legislazione turistica sia a livello
nazionale che regionale». Sabato prossimo a Cremona si terrà un
incontro tra le quattro province per la verifica dello stato
d’avanzamento dei programmi in cantiere. Umberto Migliorini,
moderatore del convegno, esprime invece soddisfazione per il
successo dell’iniziativa: «una realtà, quella degli incontri
dove si parla del fiume, ormai consolidata. Dopo i timidi tentativi
dei primi anni, la cosa è cresciuta, sia negli allestimenti, che
nella partecipazione». Lo stesso Migliorini aveva dato il là
citando la frase conclusiva del film di Robert Redford “In mezzo
scorre il fiume”, richiamando il tema del convegno: «Alla fine le
cose si fondono in una sola ed un fiume le attraversa». È poi
risultato particolarmente apprezzato l'intervento di Francesco
Cattaneo, direttore dell'Archivio storico di Lodi, che ha saputo
unire citazioni storiche di carattere generale ad episodi spicci di
natura locale, con nomi e cognomi tipici della bassa lodigiana,
recuperati da Cattaneo negli archivi dei comuni affacciati sul Po:
«Per chi viveva in queste zone il fiume era una presenza
importante. Non c’erano solo i pericoli delle piene, ma una
quotidianità fatta di scambi commerciali, legali o di contrabbando,
di persone che si muovevano in cerca di lavoro e di tentativi
dell’uomo di unire ciò che la natura divideva, con i ponti». Poi
i ricordi personali: «Quando ero ragazzo - ha rammentato Cattaneo -
questo costone era una piccola Rimini con interi paesi che si
riversavano sulle sponde». Un pensiero, infine, per il mitico Cacin:
«Se n’è andato il guardiano del fiume, avremmo dovuto fissare in
una scritto tutto il suo sapere».
Da IL CITTADINO del 6 09 04
Il commento
Caldo killer, la
stagione è terminata
Come ogni estate degna di questo nome, anche quest’anno
l’attenzione dei media si è concentrata su pochi selezionati
argomenti: le zanzare fastidiose, il traffico impazzito, gli animali
abbandonati e il caldo eccessivo. D’altronde, con i nostri
politici in vacanza e la guerra in Iraq che perde colpi nel
gradimento della pubblica opinione, pochi altri argomenti rimanevano
per alimentare il grande “circo” dell’informazione che non si
può fermare neanche d’estate. A ben guardare, però, contando più
attentamente gli argomenti che si sono accavallati negli ultimi tre
mesi, tenendo banco nelle pagine di cronaca un po’ di tutti i
giornali, si potrebbe anche tentare di ridurre ulteriormente il loro
numero. Dalle zanzare, in effetti, abbiamo anche imparato
difenderci. Le autostrade non sono più tanto intasate e le vacanze
si accorciano (chiedere conferma agli albergatori). Scrivere di cani
abbandonati, dopo l’introduzione di pene più severe, è sempre più
problematico. Non rimaneva che il caldo che, anche quest’anno, è
emerso con prepotenza fra i temi maggiormente trattati in questa
lunga stagione estiva. Radio, tv e giornali, hanno fatto gara nel
ricordarci che d’estate... fa caldo. Ce l’hanno raccontato in
tutte le varianti possibili tanto che, alla fine, sono riusciti
ancora una volta convincerci che fosse vero. Debbo ammettere, però,
di aver preso coscienza di alcuni aspetti del “fenomeno caldo”
su cui non mi ero mai soffermato in modo particolare. Intanto, la
stagione del caldo torrido e fastidioso, sembra che scatti
all’inizio di giugno, con la chiusura delle scuole, e termini a
fine agosto, quando riaprono anche le fabbriche che nel frattempo
non esistono quasi più, sostituite da piccole e medie aziende) e
l’attenzione degli italiani viene dirottata su altre questioni non
meno “calde”, come il carovita, la cassa integrazione,
l’allarme nubifragi e le prossime vacanze invernali. Poi, il gran
caldo, oltre a riempire le spiagge dell’Adriatico e della Versilia,
è servito anche per riportare d’attualità il problema anziani.
Come gli animali, che in questa stagione non si sa dove mettere,
anche loro non trovano pace. Per ovviare al problema, qualcuno ha
suggerito di aprire le caserme dei vigili del fuoco: peccato che
quasi nessuno abbia accolto l’invito; preferendo di gran lunga la
propria abitazione o il refrigerio di qualche centro commerciale. I
comuni, poi, sono stati invitati a compilare una lista delle persone
anziane e fragili. Peccato, ancora una volta, che la proposta sia
arrivata a fine giugno e, prima che le amministrazioni si siano
organizzate, l’estate stava finendo. Qualcun altro ha provato a
calmare gli animi surriscaldati scrivendo che il clima rimarrà
stabile nei prossimi... 13 mila anni. Ma, si sa, il caldo può dare
alla testa. Molti si sono dilungati in suggerimenti sul modo
migliore di vestirsi e sulle diete più opportune da adottare.
Comunque sia, l’estate 2004, secondo quanto rivelatoci dai mass
media, passerà alla storia come una stagione a metà: luglio in
pieno stile invernale al Nord e caldo-super al Centro-Sud. Sembra
che sia tutta colpa della forma che ha assunto l’alta pressione
sulla nostra penisola. Ma consoliamoci, la stagione del “caldo
killer” è terminata e per il prossimo autunno i meteorologi
prevedono disastri climatici sempre più frequenti. L’Italia è
ormai diventata terra di cicloni, un po’ come avviene regolarmente
in Bangladesh o in altre zone tropicali. Questa mutazione
strutturale imporrebbe all’uomo un cambiamento nelle sue abitudini
di vita con la conseguente ricerca di nuovi equilibri per il
territorio in cui vive. Ma tutto ciò, onestamente, ci sembra molto
lontano dall’essere compreso. Anche dai mass media.
Osvaldo
Folli
Corno Giovine Autorità schierate per la cerimonia
San Michele sul fiume sigilla la pace in paese
Corno Giovine Gran parata di uomini in divisa e di mezzi dei corpi dello
stato, gruppo bandistico, autorità civili e religiose. Tutti
insieme per onorare, ancora una volta, la statua di San Michele.
Come da tradizione ormai decennale, si è svolta ieri la processione
religiosa sul Po, in località Morti della Porchera, a Corno
Giovine. Una folla di alcune centinaia di persone, ammassata sul
costone del fiume, ha applaudito la discesa della statua fin sul
barcone, subito dopo che don Giancarlo Borromeo, parroco di Corno
Giovine e monsignor Gianni Bergamaschi di San Rocco al Porto avevano
celebrato la funzione religiosa presso l’antica cappelletta
immersa nel verde. In acqua c’erano almeno una ventina di
imbarcazioni pronte ad accodarsi al barcone del santo, portato a
remi dai Vogatori di Pizzighettone: la polizia provinciale era
presente con il suo motoscafo, mentre la Polizia di stato, che ha
proprio San Michele come protettore, aveva inviato due imbarcazioni
dal III reparto mobile di Milano. Non mancavano le autorità
cittadine: dopo tanto tempo si sono riviste assieme le fasce
tricolori dei “tre Corni”. Massimiliano Lodigiani rappresentava
Santo Stefano Lodigiano, Luigi Bianchi era presente per Corno
Vecchio, mentre a fare gli onori di casa c’era Paolo Belloni, neo
sindaco di Corno Giovine: «Un’occasione importante per tornare a
respirare un clima di pace e serenità - ha affermato quest’ultimo
- oltre che di collaborazione tra le tante anime del paese».
Belloni ha preso spunto dal tema del convegno dei giorni scorsi, sul
Po come elemento di unione e non di divisione: «Abbiamo già
qualche esempio costruttivo - ha proseguito - con la collaborazione
che ha visto impegnate la Pro loco e l’associazione “Amici del
Presepe”. Quest’ultima, per il primo anno presente all’interno
della kermesse settembrina, aveva organizzato sabato sera la
fiaccolata sul fiume, con ben ottocento lumini posati in acqua a
formare un corteo illuminato di circa un chilometro di lunghezza.
Ieri invece, sulle note festose della banda di Casalpusterlengo il
corteo si è disciolto per lasciare spazio all’ultima notte
dell’edizione 2004 della festa corniolese: già nel tardo
pomeriggio, un gran numero di persone si avviava ad invadere
l’area della festa. Oltre a musica e cucina tipica, c’era in
programma lo spettacolo che ogni anno merita di essere rivisto:
quello dei fuochi d’artificio sparati nel cielo sopra il fiume.
Paolo
Migliorini
Boffalora Borghezio vuol portare anche a Lampedusa il
veicolo nato per soccorrere chi annega
«Hovercraft per tutta la Padania»
I Volontari verdi presentano l’anfibio contro le
alluvioni
BOFFALORA Non teme il mare a forza tre, è spinto da un motore da 65
cavalli, può ospitare fino a sette persone e raggiunge una velocità
di 56 chilometri orari e, in retromarcia, di 40. E viene considerato
una panacea anche in caso di alluvione, visto che è stato dotato di
fari allo xeno capaci di illuminare fino a 200 metri di distanza,
anche con la nebbia. È l’hovercraft del quale si avvarranno i
volontari verdi della provincia di Lodi, una novità assoluta
presentata sabato pomeriggio alla Cava di Boffalora, Un veicolo
potente e tecnologicamente avanzato, tanto che Giancarlo Bandirali,
del gruppo di militanti dell’associazione che fa capo alla Lega
Nord, spiega, insieme al coordinatore provinciale Walter Granata:
«È il primo mezzo del genere in provincia di Lodi, dato che quello
in dotazione ai vigili del fuoco è tecnologicamente meno evoluto».
E sabato, per l’occasione, sulle rive dell’Adda alla Cava è
arrivato anche l’onorevole Mario Borghezio, massimo esponente
nazionale dei Volontari Verdi, rimasto incantato davanti alla
visione di una specie di grosso gommone che si muove nell’acqua
così come sull’erba, ignorando gli ostacoli e le correnti. «È
grande il merito del Lodigiano - osserva il parlamentare -: per
primi, questi volontari si sono dotati di un mezzo di supporto
superlativo. Non escludo la possibilità di portarlo anche a
Lampedusa, in mostra nel prossimo convegno leghista». Un vanto in
più per l’azienda costruttrice, la Hti di Gorgonzola che finora,
in versioni simili, ne ha consegnati 100, dal Nord Europa fino al
Giappone. E i Volontari verdi lo assicurano: «Ora - annuncia
Bandirali - daremo la nostra disponibilità alla prefettura, per
contribuire in caso di alluvione o calamità naturale. a
disposizione dei vigili del fuoco e del nucleo di protezione civile
di Lodi. Molti di noi hanno già la patente idonea per guidare
questi mezzi. «Del resto - puntualizza Massimiliano Bastoni,
segretario federale dei volontari verdi - a livello nazionale
abbiamo già agito in collaborazione con la protezione civile, basti
pensare all’alluvione di Torino». Mentre Borghezio spiega: «Ora
si cercano anche sponsor per poter dotare di questo strumento tutta
la valle del Po».
Flavia
Mazza
Da
IL CITTADINO del 07 09 04
La lettera
Cosa fare per regimare l’Adda
Egregio
direttore, ho letto con interesse le lettere pubblicate in data 26
agosto a firma Pierluigi Cappelletti e Alfredo Ferrari, su temi
d’interesse del Comitato che rappresento, il Comitato Alluvionati
Lodi Onlus. Condivido pienamente il messaggio di allarme espresso
dal signor Cappelletti, sullo stato del nostro territorio
sempre più soggetto ad escavazione. È di questi giorni
un’iniziativa che il comitato ha divulgato tramite e-mail agli
enti pubblici e privati: riprendere dall’alto i fiumi in secca
della Lombardia. Scattare foto aeree panoramiche, come questa
allegata del fiume Adda in località Rivolta D’Adda, al fine di
poter far meglio conoscere i punti critici dei fiumi a chi di
competenza, a sostegno degli interventi per la sicurezza e
salvaguardia del territorio e dei cittadini, che questo comitato in
termini costruttivi sta portando avanti da 20 mesi. A salvaguardia
da alluvioni ed per una politica più attenta, non dormiente o
compiacente sulle escavazioni del territorio, il comitato ha
presentato una relazione alle istituzioni competenti, per la messa
in sicurezza dell’Adda (che si può adottare per tutti i fiumi,
con identiche criticità dell’Adda), alternativo a quello
propagandato dal Comune di Lodi. La relazione fa riferimento al DPR
14 aprile 1993 “Criteri
e modalità per la redazione dei programmi di manutenzione idraulica”, il quale all’articolo 1 Finalità e caratteristiche degli
interventi di manutenzione idraulica e forestale, riporta:
1. Gli
interventi di cui all'art. 3, comma 1, del decreto legge 10 marzo
1993, n. 57, sono finalizzati alla eliminazione di situazioni di
pericolo per i centri abitati e per le infrastrutture, in
conseguenza di eventi critici di deflusso, derivanti da carenze
dello stato manutentivo degli alvei e delle opere idrauliche, nonché
alla creazione di posti di lavoro per i disoccupati.
2. Gli
interventi devono avere, altresì, finalità di manutenzione e
caratteristiche tali da non comportare alterazioni sostanziali dello
stato dei luoghi. Devono porsi come obiettivo il mantenimento ed il
ripristino del buon regime idraulico delle acque, il recupero della
funzionalità delle opere idrauliche e la conservazione dell'alveo
del corso d'acqua, riducendo, per quanto possibile, l'uso dei mezzi
meccanici.
3.
Possono essere inseriti nei programmi interventi da realizzare sia
in alveo sia sulle opere idrauliche presenti nello stesso. E ancora
all’articolo 2 “Tipologie
degli interventi”, riporta:
omissis
… 2. Le tipologie degli interventi manutentori da effettuarsi nei
corsi d'acqua regimati sono le seguenti:
manutenzione
delle arginature e loro accessori, intesa come taglio di vegetazione
sulle scarpate, ripresa di scoscendimenti, ricarica di sommità
arginale, interventi di conservazione e ripristino del paramento,
manutenzione di opere d'arte e manufatti connessi ai sistema
arginale (chiaviche scolmatori, botti a sifone, ecc.), manutenzione
e ripristino dei cippi di delimitazione e individuazione topografica
delle pertinenze idrauliche e delle aree demaniali per una attiva
individuazione dei tratti fluviali;
rimozione
di rifiuti solidi e taglio delle alberature, intesi come
eliminazione dalle sponde e dagli alvei dei corsi d'acqua dei
materiali di rifiuto provenienti da attività antropiche e
collocazione a discarica autorizzata; rimozione dalle sponde e dagli
alvei attivi delle alberature che sono causa di ostacolo ai regolare
deflusso delle piene ricorrenti, con periodo di ritorno,
orientativamente trentennale, sulla base di misurazioni e/o
valutazioni di carattere idraulico e idrologico, tenuto conto
dell'influenza delle alberature sul regolare deflusso delle acque,
nonché delle alberature pregiudizievoli per la difesa e
conservazione delle sponde, salvaguardando, ove possibile la
conservazione dei consorzi vegetali che colonizzano in modo
permanente gli habitat ripari e le zone di deposito alluvionale
adiacenti;
rimozione
di materiale di sedime dalle banchine pavimentate, intesa come
allontanamento a discariche autorizzate del materiale presente sulle
banchine del corso d'acqua;
taglio
di vegetazione e rimozione di depositi alluvionali su banchine in
terra, intesi come sfalcio di vegetazione infestante e rimozione dei
depositi alluvionali che riducono la sezione idraulica del corso
d'acqua;
rinnovo
di pavimentazioni di banchine, inteso come rimozione e ripristino di
tratte di pavimentazione fatiscenti con analoghi materiali;
rimozione
di materiale vario dagli accessi e dalle discese pubbliche a fiume
con trasporto a pubbliche discariche autorizzate;
rimozione
di tronchi d'albero dalle luci di deflusso dei ponti, intesa come
ripristino del regolare deflusso sotto le luci dei ponti, con
rimozione del materiale di sedime e vario accumulato nei sottopassi
stradali, nei tombini, nei sifoni, sulle pile od in altre opere
d'arte;
ripristino
di protezioni spondali deteriorate o franate in alveo (gabbioni e
scogliere), inteso come risagomatura e sistemazione di materiale
litoide collocato a protezione di erosioni spondali, sostituzione di
elementi di gabbionata metallica deteriorata o instabile od altra
difesa artificiale deteriorata od in frana, utilizzando, ove
possibile, tecnologie di ingegneria ambientale;
manutenzione
di briglie e salti di fondo, intesa come sistemazione delle briglie
ed idonei interventi a salvaguardia di possibili fenomeni di
aggiramento o scalzamento o erosione dell'opera da parte delle
acque, interventi di mitigazione dell'impatto visivo;
ripristino
della stabilità dei versanti, inteso come ripristino della stabilità
dei versanti prospicienti le sponde di corsi d'acqua, mediante
tecniche di ingegneria ambientale.
Se,
dopo trent’anni di totale abbandono dei fiumi, si applicasse il
DPR citato, nonché la Legge 18 maggio 1989, n. 183 "Norme
per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del
suolo.", sicuramente si potrebbe evitare che entrasse in azione il
“Topo Ruspone”, a rendere gruviera il terrazzo morfologico su
cui viviamo.
È
singolare il raffronto tra le asserzioni del signor
Cappelletti, che con spirito critico vorrebbe che fosse
portato a conoscenza di tutti il Piano Cave della Provincia di Lodi,
e, quelle dell’assessore provinciale Sanna, che in una
intervista riportata il 14 agosto su questo giornale evidenzia la
volontà della Regione Lombardia di varare un Piano Cave
regionale ancora più invasivo.
Presa
coscienza del quadro dipinto dal signor Cappelletti in merito alla
situazione in cui versa il territorio lodigiano e della volontà
dell’assessore Sanna di fare una Kyoto lodigiana, mi viene
spontanea una riflessione, accompagnata da un suggerimento: a
salvaguardia del territorio, se come pare si vuole portare
avanti una battaglia comune, anche contro l’insediamento di una
nuova centrale termoelettrica
a turbogas a Bertonico, si sospenda il Piano Cave della provincia, allo
scopo di poterlo meglio illustrare ad una platea più ampia
(come scrive Cappelletti), e ai neo 45 sindaci eletti del
territorio, su un totale di 61.
Al signor Ferrari, entrando nel merito della sua lettera titolata “BERTONICO
Nuovo
ponte, siamo gli unici a fare qualcosa”,
ritengo positivo l’operato suo e del Deputato, Onorevole Gibelli,
ma forse non sufficientemente e completamente incisivo.
È
stata sicuramente rilevante la visibilità mediatica ottenuta
tramite "Striscia la notizia", ma a mio avviso non
completa, in quanto, visto che in Italia per ottenere
qualcosa è necessario passare attraverso i massmedia, se al
problema prioritario della
viabilità si fosse aggiunto l’altrettanto prioritario
problema della messa in sicurezza del fiume Adda, a salvaguardia del
territorio e dei cittadini, oggi forse ci troveremmo di fronte
a qualcosa di più concreto anche su questo secondo, ma non
meno importante, aspetto.
È
stata forse un’occasione persa, ma... non è mai troppo tardi!
Domenico Ossino Presidente Comitato Alluvionati Lodi Onlus c.al.lo@tin.it
Da
IL CITTADINO del 8 09 04
Dopo i continui crolli l’Aipo ha deciso di tamponare il rischio di
un’altra disastrosa esondazione
Si ricostruisce l’argine alla Caccialanza
Un tratto di 280 metri sarà disboscato, rinforzato e ripiantumato
Regione,
comune di Lodi, parco Adda Sud hanno detto sì. Verrà rifatta a
tempo di record la sponda dell’Adda all’altezza della Colonia
Caccialanza, crollata a più riprese a luglio e agosto. Lo ha deciso
ieri mattina la conferenza dei servizi convocata a Milano nella sede
del Pirellone. Si tratta di un progetto da 400 mila euro realizzato
per conto dell’Aipo che finanzierà i lavori con fondi che erano
stati già accantonati per l’alluvione del Po nel 2000. Il sindaco
Aurelio Ferrari ha dato parere positivo al progetto: «Ci consentirà
di coprire un “buco” che si era allargato in maniera
preoccupante dopo i recenti crolli a luglio e ad agosto e che poteva
creare una situazione di pericolo». Le prime avvisaglie erano
arrivate poco prima dell’estate, con una serie di piccoli
smottamenti nell’Adda, dovuti più che altro all’erosione delle
sponde. A luglio si era verificato il primo imponente crollo in
corrispondenza della Caccialanza. Ad agosto un’altra frana aveva
“mangiato” un ulteriore pezzo di argine, nella zona in cui le
zolle appaiono più fragili. Colpa dell’azione dell’Adda che sta
cercando di scavarsi una via di fuga sotterranea, creando una
potenziale situazione di pericolo per i quartieri dell’Oltreadda
di Lodi. Il progetto dell’Agenzia per il Po prevede il
consolidamento di un tratto di 280 metri di sponda. L’intero pezzo
di argine verrà prima disboscato e poi rinforzato con uno strato di
tessuto impermeabile e un riempimento di ghiaia della vicina cava di
Boffalora, in località Due Acque. A eseguire i lavori sarà la
stessa Aipo, l’ente competente sulle acque di tutto il bacino del
Po. Alla fine dei lavori di consolidamento tutta la sponda verrà
rinforzata con massi squadrati che verranno accatastati l’uno
sull’altro a formare una sorta di diga in roccia contro l’azione
di erosione dell’acqua e le piene rovinose come quella del
novembre 2002. L’ultima parte dell’opera riguarda la
rinaturalizzazione della sponda: a lavori finiti, infatti, sulla
parte superiore dell’argine verranno ripiantumate essenze per
ricostruire una fascia di bosco sulla riva, quella che oggi non
esiste più. Dopo il via libera di ieri, si attende ora il progetto
esecutivo che darà il via ai lavori probabilmente entro la fine
dell’anno.
Francesco Gastaldi
Tre porti turistici sul Grande Fiume: un’idea per Corno, Somaglia e
Orio
GUARDAMIGLIO
Tre attracchi sul Po per favorire la navigazione turistica nel
tratto lodigiano del Grande Fiume: il progetto è del Consorzio Po
presieduto dall’ex senatore azzurro Michele Bucci, e sarà
discusso questa sera alle 19 in municipio a Guardamiglio, dove sono
stati invitati gli amministratori dei 15 comuni lodigiani
dell’area padana e gli assessori provinciali all’ambiente e al
turismo Francesca Sanna e Mauro Soldati. «Dopo la presentazione del
progetto di recupero e tutela ambientale effettuata il 13 febbraio
scorso a Fombio da parte del dottor Luca Canova - commenta Bucci -,
in municipio a Guardamiglio avrà luogo la presentazione dello
studio preliminare del progetto di navigazione e turismo fluviale da
parte dell’ingegner Gennaro De Leva; successivamente, quando verrà
stilato un documento finale, esso sarà illustrato in un convegno.
Abbiamo già preso contatti con l’Arni (Azienda regionale per la
navigazione interna), con l’Azienda porti di Cremona e Mantova, la
Comunità padana delle camere di commercio, e anche con la Compagnia
del Po che naviga sul fiume sulla sponda piacentina con la nave Jack
London; ora abbiamo programmato questa verifica finale con i sindaci
per la realizzazione di attracchi per 50 natanti da diporto in
località Morti della Porchera a Corno Giovine, al Gargatano a
Somaglia, dove pensiamo a un potenziamento della struttura
esistente, e a Orio Litta, vicino a Corte Sant’Andrea ma in
posizione ben distinta dal guado della Via Francigena». Secondo
Bucci occorreranno almeno 2 anni per concretizzare il progetto, che
potrà essere finanziato al 75 per cento dalla regione: sarà
indispensabile un ruolo attivo dei comuni coinvolti
nell’iniziativa che dovranno contribuire al reperimento di altre
risorse economiche. Nel pomeriggio odierno si riunirà anche il
consiglio direttivo del Consorzio Po, per la prima volta dopo le
elezioni che hanno determinato il cambiamento di 6 sindaci sugli 8
dei comuni aderenti. Nei prossimi mesi si valuteranno eventuali
fuoriuscite dall’ente piuttosto che nuovi ingressi: «Abbiamo
notizie - conclude Bucci - di un interessamento di Caselle Landi e
Castelnuovo».
Daniele Perotti
Da Lettere al IL CITTADINO del 9 09 04
PROTEZIONE CIVILE
Hovercraft, i grandi meriti dei pompieri
Gentile direttore, chiedo cortese ospitalità sulle pagine
de “il Cittadino” per precisare, in merito all’articolo
“Hovercraft per tutta la Padania” pubblicato lunedì 6 settembre
a pagina 11, che la mia dichiarazione «il veicolo in dotazione dei
vigili del fuoco è meno evoluto rispetto a quello di cui ora noi
disponiamo» non intendeva in alcun modo sminuire la dotazione dei
pompieri, che, a livello provinciale, hanno il merito di aver
creduto già due anni fa nell’utilità dei veicoli a cuscino
d’aria nelle operazioni di soccorso in caso di alluvioni e su
terreni sinistrati. Anzi, l’equipaggiamento supplementare dei due
hovercraft dei vigili del fuoco è superiore a quello attualmente
installato sul mezzo donato dalla Hti di Gorgonzola ai Volontari
Verdi. Semplicemente, essendo il nostro hovercraft di costruzione più
recente, ha beneficiato di alcune migliorie tecniche e costruttive,
ininfluenti sulle potenzialità operative, frutto tra l’altro
proprio dei due anni di collaudo attuati dai pompieri lodigiani, cui
va anche il nostro ringraziamento per la collaborazione prestata
nella fase di preparazione dei nostri piloti.
Walter
Granata Coordinatore dei Volontari Verdi per la Provincia di Lodi
Da il CORRIERE DELLA SERA del 12 09 04
ALLUVIONI/1 Incuria
pericolosa
La stagione dei fiumi in secca pare volgere al termine.
L'Adda è basso ma il sistema di dighe funziona. Il caldo sopra i 30
gradi e l'acqua sotto il livello abituale, però, cominciano a
inquietare. A Lodi, nel quartiere della Martinetta, così come in
quello di Campo di Marte e Pratello, dove i postumi dell'alluvione
permangono, si parla solo delle «stranezze» di un'altra estate che
sembra aver perso il senso della misura. Così l'interrogativo di
chi abita sulle sponde di fiumi insolitamente in secca è: che cosa
verrà dopo la siccità? L'alluvione del 2002, forse, finirà per
non costituire un fatto così eccezionale. Ma in città interventi
non ne sono ancora stati realizzati. I meteorologi spiegano che in
Europa i nubifragi sono raddoppiati. I rischi sono forti perché,
anche quest'autunno, la mancanza di interventi adeguati e la
dispersione delle competenze tra mille enti rischiano di esporre il
territorio della provincia di Lodi a gravi rischi ambientali. Una
seria politica di difesa del suolo e di prevenzione del dissesto
idrogeologico dovrebbe essere obiettivo primario di qualsiasi
amministrazione. L'anno scorso Legambiente ricordava che «semplici
operazioni di ordinaria manutenzione possono rivelarsi fondamentali».
Ma nulla è stato fatto. La cementificazione dei fiumi, la
deviazione dei corsi naturali, l'edificazione, la totale mancanza di
pulizia sono costanti. Si tratta di banale incuria, che agisce da
detonatore quando le precipitazioni si fanno intense.
Domenico Ossino
Presidente Comitato Alluvionati Lodi Onlus
ALLUVIONI/2 Rimborsi
impossibili
Avevo ragione ad affermare che la Lombardia è tra le
regioni la più attenta, ma solo a parole, ai bisogni dei cittadini.
Infatti la risposta alla mia lettera di protesta non si è fatta
attendere. Peccato che l'assessore alla Protezione civile, Massimo
Buscemi, dimostri di non conoscere quanto è realmente accaduto:
intanto non ho avanzato spontaneamente alcuna richiesta di
risarcimento danni per l'alluvione del 2002, ma sono stato invitato
a presentare domanda dalle dichiarazioni di Formigoni. Nessuno
peraltro mi aveva detto che la Regione avrebbe proceduto ai rimborsi
con modalità che peraltro impediscono di fatto il risarcimento dei
danni. Se avessi saputo di incappare nella peggiore burocrazia, non
avrei mai presentato domanda: invece oggi mi si vuole far passare
come una persona che vuole trarre profitto da una situazione di
disagio. L'assessore suggerisce di assicurarsi contro le calamità
naturali: peccato che nessuna compagnia, tra quelle da me
interpellate, assicuri contro tali eventi. Per finire, continuo a
non comprendere a che scopo questa Regione voglia da me tutti i mesi
dei soldi (trattenuta addizionale regionale Irpef) per poi
rispondere picche al momento del bisogno dei cittadini.
Riccardo Lesmo
Rivolta d'Adda (Cremona)
Da IL CITTADINO del 14 09 04
Castiglione La sede delle “tute arancio” nella stessa
area del palazzo municipale
La casa della protezione civile, un nuovo argine
all’emergenza
Castiglione Protezione civile, Castiglione d’Adda ci crede. È stata
inaugurata nella mattinata di ieri la sede del nucleo locale,
composto attualmente da 23 persone e fondato nel 2003. L’edificio
che ospiterà le “tute arancio” si trova nell’area del palazzo
municipale e la scelta di una così stretta vicinanza non è
casuale. È il sindaco Luca Ciccarelli a spiegarne le ragioni: «L’alluvione
del 2002 fu la prima grana che dovetti affrontare appena eletto come
sindaco». E la cosa, evidentemente, in qualche modo lo ha
“segnato”: «Capii immediatamente che il paese necessitava di un
gruppo di protezione civile per affrontare le emergenze e che
l’amministrazione comunale avrebbe dovuto prestare attenzione e
aiuto all’iniziativa». Ciccarelli annuncia anche che «dovrà
essere rivisto il piano comunale di protezione civile e in tal senso
la collaborazione dei volontari sarà preziosa, vista l’esperienza
che stanno accumulando». Intanto gli angeli custodi del paese si
godono il loro nuovo centro operativo: uno scivolo conduce a un
garage dove potranno trovare riparo gli automezzi (anche se
attualmente il gruppo non ne dispone) e da lì si accede
immediatamente alla sala “polifunzionale”. Una postazione
informatica consente di mettere il nucleo castiglionese in rete con
tutti gli enti coinvolti da eventuali emergenze, ma non mancano
radio e ricetrasmittenti. Un grosso tavolo occupa la parte centrale
e il suo ruolo è quello di ospitare le riunioni operative: «La
stanza dei bottoni, quella dove si prendono le decisioni, si trova
al piano superiore, nell’ufficio del sindaco - ha sottolineato il
presidente dei gruppi lodigiani di Protezione civile, Patrizio Losi
- ma poi le disposizioni arrivano in questa sala, dalla quale si
coordineranno tutte le operazioni». Nella speranza che questa
evenienza non debba mai verificarsi: «Proprio così - conferma il
coordinatore del nucleo locale, Pietro Filipazzi - perché vorrebbe
dire che non ci sono calamità da affrontare». In ogni caso,
occorre attrezzarsi per qualsiasi evenienza: «In maggio abbiamo
svolto un’esercitazione molto ben riuscita - prosegue Filipazzi -
e cerchiamo di specializzarci nei diversi settori, dalla viabilità
all’antincendio fino, ovviamente, alla comunicazione, visto che
siamo un distaccamento del nucleo di Fir Cb di Casalpusterlengo». E
pare non manchi la risposta positiva da parte del paese: «Quando
svolgiamo servizi nelle strade notiamo che la gente rispetta la
divisa che portiamo e questo è molto bello, anche se il miglior
risultato sarebbe quello di incrementare il numero di persone che
fanno parte del gruppo». Per fornire un servizio sempre migliore e
magari per allargare anche le possibilità di intervento su più
parti del territorio della provincia. «Il servizio può essere
potenziato, ci inventeremo qualche iniziativa», chiude il
coordinatore.
Paolo
Migliorini
Preallarme
per il maltempo oggi in tutta la Lombardia
La Protezione civile della Lombardia ha disposto lo stato
di preallarme per rischio idrogeologico (codice 1) su tutte le
province della regione a partire dalle ore 12 di oggi fino alle 6 di
domani, mercoledì. Le precipitazioni dovrebbero concentrarsi con
maggiori probabilità sulle aree meridionali e le Prealpi
centro-orientali (province di Bergamo e Brescia). Il provvedimento
è stato preso in base alle ultime elaborazioni fatte dal Servizio
meteorologico regionale dell'Arpa che segnala per oggi la formazione
di un minimo depressionario localizzato sulla pianura orientale, con
precipitazioni che potranno risultare di forte intensità su gran
parte della regione, con quantitativi localmente superiori agli 80
millimetri nelle 24 ore. Nel Lodigiano il rischio è quello delle
esondazioni dei corsi d’acqua minori.
Da IL CITTADINO del 15 09 04
Pronta tra un anno la difesa spondale che costerà un
milione e mezzo di euro
Un argine lungo due chilometri per salvare Lodi dalla
catastrofe
Potrebbe
essere pronto e collaudato fra un anno il nuovo argine chiamato ad
evitare che a Lodi si ripetano piene disastrose come quella del
novembre di due anni fa. Infatti, dopo che il comune ha dato il via
libera agli interventi di difesa spondale sulla riva sinistra, la
provincia di Lodi e il Consorzio Muzza sono pronti a partire con
l’iter per la realizzazione dell’argine da due chilometri che
proteggerà dall’esondazione dell’Adda la strada provinciale 25
Lodi - Boffalora. Un intervento considerato decisivo per la
prevenzione di nuove catastrofi, visto che proprio l’acqua uscita
dalla curva dell’Adda a monte del ponte napoleonico di Lodi superò
la provinciale nel 2002, allagando l’Oltreadda. «Entro il 15
ottobre - spiega il responsabile del servizio strade della
provincia, Savino Garilli - verrà convocata la conferenza di
servizi tra gli enti interessati e l’approvazione del progetto
esecutivo è prevista entro il 31 gennaio del prossimo anno. Con
questi tempi si può prevedere l’inizio dei lavori per il 31 marzo
del 2005». Per pagare l’intervento la provincia ha stanziato
nell’ultimo bilancio un milione e mezzo di euro.
L’intervento da un milione e mezzo di euro si concluderà
entro il 30 settembre 2005: sulla sommità prevista una pista
ciclabile
Un argine contro le piene catastrofiche
Via libera alla sella erbosa lungo la provinciale per
Boffalora
Una
pista ciclabile capace di proteggere il Campo di Marte e il
Revellino ben oltre le piene catastrofiche. Dopo il via libera dato
dal comune agli interventi di difesa spondale sulla riva sinistra,
la provincia e il Consorzio Muzza sono pronti a varare anche il
nuovo argine da quasi due chilometri che proteggerà dalle piene
dell’Adda la provinciale 25 Lodi-Boffalora. Un intervento
importantissimo, dato che nella catastrofica alluvione di due anni
fa fu proprio l’acqua uscita dalla curva dell’Adda a monte del
ponte napoleonico a superare la strada provinciale e a mandare l’Oltreadda
sott’acqua. Se comune e provincia riusciranno a effettuare gli
interventi in tempi brevi, già nel 2005 tutta la sponda sinistra
dall’ex Sicc fino alla cascina Pesalupo saranno protetti da un
nuovo argine continuo di quasi tre chilometri. «Entro il 15 ottobre
- spiega il responsabile del servizio strade della provincia Savino
Garilli - verrà convocata la conferenza dei servizi tra gli enti
interessati (comune, provincia, consorzio Muzza, Aipo gli attori
principali, ndr) e l’approvazione del progetto esecutivo è
prevista entro il 31 gennaio del prossimo anno. Con questi tempi si
può prevedere l’inizio dei lavori per il 31 marzo del 2005».
Questo significa che il nuovo argine potrebbe essere pronto e
collaudato tra un anno esatto. I costi sono già stati preventivati
da tempo: dell’intervento si occuperà la provincia che ha
stanziato nell’ultimo bilancio un milione e mezzo di euro per la
realizzazione della pista ciclabile e del nuovo argine. «Con questo
intervento e con quello del comune verrà garantita la difesa
dell’Oltreadda - spiega l’ingegnere Ettore Fanfani, direttore
del Consorzio Muzza -; abbiamo progettato l’argine con un
“franco” di un metro rispetto a quello che è stato calcolato
come livello di massima piena per alluvioni con tempi di ritorno
fino a 200 anni, e cioè ancora superiori a quella del novembre 2002».
La provincia e il Consorzio Muzza stanno mettendo a punto gli ultimi
particolari. Il nuovo argine partirebbe dalla rotonda di campo di
Marte per Boffalora, esattamente dove finisce l’argine dell’ex
Sicc progettato dal comune. Da qui, la sella erbosa che proteggerà
la strada provinciale si snoda lungo il tratto della Lodi-Boffalora
fino alla cascina Pesalupo, per una lunghezza complessiva di 1.880
metri. A seconda dei tratti, la provincia realizzerà in parte a
mezza costa (per 1.610 metri) e in parte sulla sommità
dell’argine (per i restanti 270 metri) una pista ciclopedonale che
si aggancerà a quella costruita dal comune di Lodi a Campo di
Marte. Nel primo tratto l’argine - una sella di rilevato in terra,
coperta da un paramento esterno in materiale ad alta impermeabilità
(argilla) e da uno strato erboso su tutta la superficie -, per i
primi 530 metri l’argine avrà rispetto alla strada provinciale
un’altezza media di un metro e 70 centimetri. Una stima
preliminare del Consorzio ha calcolato che il massimo livello della
piena più catastrofica porterebbe il livello dell’acqua sulla
sella erbosa circa un metro più in basso rispetto alla sommità
dell’argine. La pista ciclabile verrà realizzata a mezza costa,
verso la strada e 90 centimetri più in alto rispetto al piano della
Lodi-Boffalora, delimitata da una siepe continua. I successivi 270
metri porteranno la pista ciclabile a passare sulla sommità
dell’argine, che sarà alto circa due metri, visto che il cordolo
di delimitazione in terra della pista ciclabile sul lato strada sarà
alto 40 centimetri in più, mentre sul lato fiume verrà costruita
una barriera continua come parapetto. Nell’ultimo chilometro,
invece, il sistema argine-pista ciclabile sarà uguale a quello dei
primi 500 metri, con un’altezza media rispetto alla provinciale 25
di un metro e mezzo. Abbastanza per proteggere Lodi da piene come
quella di due anni fa.
Francesco
Gastaldi
Il
Consorzio Po e il comune alleati per il porticciolo
«Siamo pronti ad entrare a far parte del Consorzio Po del
Lodigiano, non abbiamo pregiudiziali di nessun tipo ma aspettiamo di
ricevere maggiori dettagli e informazioni». Il neo sindaco di Senna
Luigi Zanoni era fra i presenti all'incontro svoltosi la scorsa
settimana in municipio a Guardamiglio per la presentazione del
progetto dei porti fluviali sul Po, condotto dall'ex senatore
Michele Bucci, promotore e presidente dell'ente. «Non sono voluto
entrare nel merito dell'idea della realizzazione del porto oriese
nei pressi di Corte Sant’Andrea - continua Zanoni - perché è da
poco che sto cominciando a conoscere l'ente e mi sembrava più
corretto limitarmi ad ascoltare. Ricordo solo che grazie alla
provincia di Lodi abbiamo già a Corte Sant’ Andrea un approdo
significativo, quello della Via Francigena: un porticciolo usato da
centinaia di pellegrini e dal quale sono partite varie
rappresentazioni storiche». Quindi il primo cittadino tesse le lodi
della frazione sennese: «Corte ha da sempre una certa valenza
turistica, vuoi per la sua posizione, per la chiesa ed il museo di
storia naturale, vuoi per l'ottima cucina dell'osteria della Corona
attigua all'arco settecentesco che dona importanza all'ingresso del
borgo. Noi abbiamo innalzato la colonna francigena al guado del Po e
stiamo attentamente valutando la creazione di un alloggio per i
pellegrini proprio nella sede della tappa sul percorso di Sigerico».
Il sindaco Zanoni si dice quindi aperto ad una collaborazione con
Orio Litta su questo fronte: «Non siamo affatto contrari, si tratta
di valutare le sinergie possibili fra i due comuni; discorso che
vale anche per il Consorzio Po. Come amministrazione comunale
vogliamo verificare a che punto è, che progetti concreti e
possibilità ci siano, nonché valutare i costi di adesione; non
vorremmo che l'ente si preoccupasse semplicemente di dare un
contentino ai comuni aderenti. Siamo favorevoli a creare un gruppo
di comuni omogenei che possano far sentire maggiormente la loro voce
su tutte le problematiche che riguardano il Po, e mi riferisco anche
alla sicurezza durante le piene, alla viabilità dell'argine, alle
escavazioni ed alla navigabilità, perché ci preme la
valorizzazione dell'ambiente fiume.»
Da Lettere al IL CITTADINO del 15 09 04
ESONDAZIONI
I timori per le piogge autunnali
Egregio Direttore,
approfitto ancora una volta della
Sua generosità nel concedermi spazio sul Suo giornale per far
giungere questa lettera aperta ai cittadini, ma anche alle
istituzioni.
L'argomento è d'attualità,
anche perché di recente alcuni convegni nazionali e internazionali
l'hanno riportato alla ribalta delle cronache.
La stagione dei fiumi in secca
pare volgere al termine. Chi non ricorda l’estate 2003? Questa
del 2004 non è stata da meno, nonostante le temperature più
contenute.
È il segnale che qualcosa
che non va, che gli eccessi ormai si ripetono con
troppa frequenza.
Pare superata l’emergenza
idrica, per ora. L’Adda è basso ma il sistema di dighe funziona.
Il caldo sopra i 30 gradi e l’acqua sotto il livello abituale, però,
cominciano a inquietare. E nel quartiere della Martinetta, così
come in quello di Campo di Marte e Pratello, dove i postumi
dell’alluvione permangono, è di questo che si parla: delle «stranezze»
di un’altra estate che sembra aver perso il senso della misura.
Stupisce che la natura possa
giocarci simili scherzi: di Lodi ho imparato a conoscere altri
eccessi, non quelli climatici.
Così l’interrogativo che oggi
accomuna chiunque abiti sulle sponde di fiumi insolitamente in secca
è: cosa verrà dopo questa siccità?
L’alluvione del 2002, forse, finirà
per non costituire un fatto così eccezionale. Forse il clima è
davvero impazzito, forse quello che abbiamo vissuto tornerà ancora.
Noi ci stiamo spiritualmente preparando: in città interventi non ne
sono ancora stati realizzati.
I meteorologi spiegano che in
Europa i nubifragi sono raddoppiati negli ultimi decenni: c’è più
caldo e questo non significa solo temperature più elevate, ma anche
maggiore accumulo di energia nell’atmosfera. Quindi temporali e
trombe d’aria diventano più frequenti e più violenti perché
possono scaricare di più.
Una sola è la risposta che
mi viene, ma più che altro è un segnale d'attesa: vedremo
cosa succederà in autunno, quanta umidità raccoglieranno dal
Mediterraneo le perturbazioni in arrivo dall’Atlantico.
E' più che giusto preoccuparsi:
potrebbero verificarsi nuove alluvioni, certo. Mettiamo però che
per una qualsiasi stranezza, l’anticiclone delle Azzorre
quest'autunno sia stabile e non porti né troppe né forti
perturbazioni; mettiamo che, all’inizio, arrivino sotto
forma di aria fresca, per gonfiarsi di umidità non appena giunte
sul mare surriscaldato. Per un caso il pericolo alluvioni
verrebbe scongiurato. Se ci salveremo, sarà per la buona sorte
derivante da un’altra anomalia.
Ma i rischi sono comunque forti e
concreti: perché, anche quest’autunno, la mancanza di
interventi adeguati e la dispersione delle competenze tra mille enti
rischiano di esporre il territorio della Provincia di Lodi a gravi
rischi ambientali. Una seria politica di difesa del suolo e di
prevenzione del dissesto idrogeologico dovrebbe essere obiettivo
primario di qualsiasi amministrazione attenta non solo agli aspetti
ambientali di tutela del territorio, ma anche alle esigenze
economiche e produttive connesse.
L’anno scorso in questo
periodo, Legambiente nazionale richiamava l’attenzione delle
amministrazioni, affermando che “semplici operazioni di ordinaria
manutenzione, con una spesa contenuta, possono rivelarsi
fondamentali e prevenire gravi perdite umane ed economiche".
Chiedeva Legambiente: “E' stato sfruttato il periodo di secca dei
fiumi per la manutenzione degli argini, la rimozione degli inerti
negli alvei, che diventano veri e propri proiettili in caso di piena
dei corsi d'acqua?”.
Rispondo io: nulla di
fatto, neanche quest’anno.
La cementificazione dei fiumi, la
deviazione dei corsi naturali, l’edificazione o l’impianto di
colture arboree negli alvei, la totale mancanza di pulizia e
manutenzione di fiumi e canali non può definirsi, questo
proprio no, evento eccezionale.
Si tratta più semplicemente ed
evidentemente di banale e colpevole incuria, che poi agisce da
detonatore quando le precipitazioni si fanno intense, specie dopo un
lungo periodo di siccità.
L'Italia è il paese europeo con il più alto tasso di
rischio idrogeologico e più della metà dei suoi comuni è
interessata dal dissesto. L'allarme arriva dai geologi italiani
direttamente dal congresso internazionale appena concluso a Firenze.
Secondo i dati snocciolati in questa circostanza, il
62% dei comuni e interessato dal dissesto (5000 su 8104), mentre
oltre tremila sono classificati a rischio “molto elevato”. Il
territorio italiano è a forte rischio, ed il pericolo che la
situazione possa peggiorare incombe. Si assiste a un fenomeno
naturale che si espande a dismisura, rilevato che tra il 1947 e il
1996 sono state 4568 le città colpite una o più volte. Tante le
vittime, oltre settemila se si calcola il lasso di tempo tra il 1944
e ìl 1990. Il
45%
di queste morti è ascrivibile ad alluvioni, dissesto
idrogeologico e frane, il 54% a terremoti, lo 0,53% a eruzioni
vulcaniche. Il tutto con costi molto elevati per lo Stato, quantificabili
in 6,8 milioni di euro al giorno. E la vastità del fenomeno è
tale da abbracciare tutto lo Stivale.
Nel 1994 è
stato colpito il Piemonte, seguito nel ’96 dalla Toscana, nel
’97 dall’Umbria,
nel '98 e '99 Sarno e Cervinara, nel 2000 di nuovo il Piemonte e la
Lombardia e nel 2002 tutto il nord Italia.
Tra le regioni con il maggior numero di comuni segnalati a
“rischio molto elevato”, il triste "primato"
spetta alla Lombardia, seguita dal Piemonte, dalla Campania e
dall’Emilia Romagna. La situazione, ritenuta allarmante e destinata
ad avere notevoli ripercussioni in termini di vite umane e di
costi economici, è stata descritta dal Presidente nazionale dei
Geologi Italiani, Antonio De Paola, che ha spiegato anche le cause
di questa situazione. Riferendo che: «L'Italia è un paese
geologicamente recente, dove molte rocce non si sono ancora
consolidate. Ciò, unito all'azione dell'uomo, che non fa che
turbare l'equilibrio del terreno anche con sconsiderati interventi
edilizi, non fa che accrescere l'instabilità e il rischio di
disastri naturali». De Paola ha concluso la sua relazione
dicendo che: «Purtroppo le leggi, anche se in vigore dal 1989
(Difesa del Suolo, ecc.), hanno iniziato ad essere applicate solo
dopo l'alluvione di Sarno del '98, come anche le mappature del
territorio». «Quello che molti non capiscono è
che il paese è in continua evoluzione dal punto di vista geologico,
per i terremoti, i disastri naturali, i cambiamenti climatici e
l'azione dell'uomo. Serve un'efficace azione di pianificazione del
territorio, una corretta gestione delle risorse naturali e la messa
in sicurezza di rischio sismico non solo delle nuove costruzioni, ma
anche dei vecchi centri storici».
Si è partiti tardi, ma non è troppo tardi per provare a
invertire la rotta. Non sarà mai troppo tardi.
Domenico
Ossino Presidente Comitato Alluvionati Lodi c.al.lo@tin.it
Da IL CITTADINO del 16 09 04
Il
patto per le cave di ghiaia nel Po ha messo d’accordo le due
regioni
CASTELNUOVO Debutta un nuovo studio sul Po e sul suo fondale: la
speranza è che si arrivi finalmente a risultati concreti, perché
di parole attorno al Grande Fiume se ne sono già spese tante. Nei
giorni scorsi il segretario generale dell’Autorità di bacino
Michele Presbitero, il direttore generale dell’Aipo (Agenzia
interregionale Po, ex Magistrato per il Po) Piero Telesca e
l’assessore regionale alla difesa del suolo dell’Emilia Romagna
Mario Luigi Bruschini hanno sottoscritto l’Accordo per la gestione
dei sedimenti del fiume Po, cui hanno annunciato di aderire anche le
regioni Lombardia e Veneto. Si tratta di un piano per la
manutenzione dell’alveo fluviale che si pone l’obiettivo di
definire interventi di movimentazione e asportazione dei detriti
sabbiosi e ghiaiosi in eccesso, sulla base di un ampio studio che
prende in considerazione il tratto di Po che va dalla confluenza del
fiume Tanaro in Piemonte al suo delta: la finalità principale è
quella di garantire il raggiungimento di quote ottimali dei fondali,
il miglioramento dell’assetto ambientale del corso d’acqua e il
mantenimento di determinate condizioni di navigabilità. Occorrerà
effettuare una serie di rilievi topografici da parte dell’Aipo,
che finanzierà la metà del progetto il costo complessivo è
previsto in circa 1 milione e 300 mila euro: l’altra metà delle
spese sarà coperta dalle tre regioni in base al numero di sezioni
di fiume da rilevare. Per quanto riguarda il tratto lodigiano del Po
tornano dunque d’attualità certe riflessioni come quella sullo
sbarramento di Isola Serafini, nella zona di Castelnuovo: «La
valutazione dell’effetto di questo sbarramento - spiegano
dall’Autorità di bacino di Parma - è uno degli obiettivi delle
attività di studio da sviluppare nell’ambito dell’accordo. Con
riferimento alla navigabilità a monte della traversa è comunque già
presente un progetto di adeguamento della conca». Quanto a certi
accumuli di detriti, guardati con sospetto dai residenti dei comuni
rivieraschi, i referenti dell’ente regolatore del bacino padano
non si sbilanciano: «Sono stati fatti sopralluoghi puntuali, anche
su richiesta delle amministrazioni comunali, ma la presenza di
ghiaie e sabbie che naturalmente emergono al di sopra delle acque di
magra del Po non è automaticamente presupposto per un intervento di
estrazione del materiale».
Daniele
Perotti
CODOGNO L’assessore Bonfanti presenta i risultati delle
prove nel quartier generale: «Pronti all’emergenza»
Protezione civile in pole position
Il maltempo battezza il coordinamento presso la fiera
Piogge d’autunno, la Bassa ritorna in apnea. Come ogni
anno, la fine dell’estate e l’arrivo delle prime precipitazioni
mette una certa ansia a chi vive stretto tra l’Adda e il Po.
Troppe e troppo recenti le esperienze alluvionali per lasciare
insensibili gli animi. Ma il Lodigiano si prepara, per quanto
possibile, ad affrontare ogni emergenza. È dei giorni scorsi
l’inaugurazione della sede del nucleo di protezione civile di
Castiglione d’Adda, al quale l’amministrazione comunale ha messo
a disposizione una sala, oltre ad attrezzature radiotrasmittenti e
informatiche. In altri centri, maggiormente colpiti negli anni
scorsi, i gruppi di protezione civile sono ormai una realtà
consolidata: a Guardamiglio, per esempio, l’organizzazione è di
alto livello, come pure a Somaglia. Questi gruppi, insieme ad altri
ancora, terranno nei primi giorni della prossima settimana una
riunione proprio in municipio a Guardamiglio. Dall’alluvione del
2002, però, i progressi più evidenti li ha fatti Codogno. Posta al
riparo dalle ire dei due fiumi, la città più grande della Bassa è
stata individuata come sede del Com 3, il centro operativo
attraverso il quale passano tutte le procedure di emergenza: «La
fase di sviluppo si è chiusa con la simulazione che abbiamo svolto
in maggio - commenta l’assessore Mauro Bonfanti, uno degli
artefici del progetto - quando, presso i capannoni della fiera, si
erano ritrovati uomini del nostro ufficio tecnico, personale del
comune addetto al sistema informatico e un gran numero di volontari
di Croce rossa e gruppi di protezione civile». Lo scopo fu quello
di testare abilità e tempi nell’installazione di tende, brande e
materiale di soccorso. Al tempo stesso, però, si doveva verificare
il livello di operatività della postazione informatica, quella che
l’ufficio elaborazione dati del comune di Codogno ha predisposto
per la raccolta dei dati sugli sfollati e per la loro immediata
destinazione verso scuole, palestre ed edifici deputati
all’accoglienza. Ovvio che le condizioni di una simulazione non
sono mai completamente veritiere, ma i risultati hanno lasciato
soddisfatti i vertici degli enti coinvolti. Nel frattempo, questo
scorcio di fine estate ha già presentato le sue prime catinelle: «Siamo
ben lontani da qualsiasi allarme - tranquillizza però Bonfanti -,
visto che la terra è arsa e in grado di assorbire molta acqua,
mentre il livello dei fiumi è talmente basso da non preoccupare».
La nota diramata nei giorni scorsi dalla prefettura di Lodi era
quasi routine: “Sì - conferma l’assessore -, ogni volta che
qualche fenomeno piovoso di particolare intensità si avvicina, la
prefettura ci mette in stato di pre-allerta, il che non significa
che ci siano pericoli». Il Com 3 e le sue strutture, in ogni caso,
sono destinate a entrare in azione solo quando i buoi sono scappati
dal recinto: «Le procedure sono in effetti votate all’emergenza
conclamata - commenta Bonfanti -, mentre per i piovaschi di grande
intensità, come quello del 24 agosto del 2002, sono chiamati in
causa i vigili del fuoco, quelli urbani e i nostri uomini
dell’ufficio tecnico».
Paolo
Migliorini
Da IL CITTADINO del 17 09 04
La
Lettera
Il
Lodigiano da lasciare in eredità dall’avidità dei tecnocrati del
nostro tempo
Si diffondono inquinamento e profanazioni di ogni tipo, che
rischiano di distruggere questo mondo così fragile, ma così
indispensabile alla nostra sopravvivenza. Sarebbe ora di lanciarsi
in una lotta accanita, per salvare la nostra terra dall’ignoranza,
dall’incuria e dall’avidità dei tecnocrati del nostro tempo. In questi giorni di fine estate rileggo,
sottoscrivo e condivido in toto questa frase di Jacques Cousteau,
leggermente ritoccata “ad usum nostrum”. Il grande oceanografo
parlava di “mare” piuttosto che di “terra”; il «sarebbe ora
di lanciarsi» è tutto nostro, perché Cousteau, una vita dedicata
alle bellezze del mondo sommerso degli oceani, scriveva del suo
impegno verso la salvaguardia del pianeta mare con un «ci siamo
lanciati» che mi pare non si possa ancora riferire a noi. Di
inquinamento anche il Lodigiano è zeppo, in senso proprio ed in
senso lato. Come non pensare all’abuso scriteriato del terreno del
terrazzo morfologico padano, portato via da anni di escavazioni e
spianato come fossimo in un Paese del Quarto Mondo? Torno
sull’argomento dopo aver letto la lettera qui pubblicata a firma Domenico
Ossino, del Comitato Alluvionati di Lodi; e dopo aver ricevuto
telefonate ed e-mail perfino dalla Basilicata, oltre che da
conoscenti della Bassa, che mi incoraggiano a continuare a parlare
del problema. Concordo naturalmente appieno con Ossino e mi voglio qui ricollegare pure con il discorso portato
avanti dal Consorzio dei Comuni Lodigiani del Po, recentemente
riunitisi. Non sono un esperto e neppure un tecnico, ma non rinuncio
a dibattere un problema che spero voglia entrare nell’agenda di
parecchie personalità politiche lodigiane, di cui gradiremmo anche
leggere i pareri. Mi sta a cuore la nostra terra, i suoi fiumi, i
suoi alberi e la fauna che ancora li anima. Tempo addietro ebbi a
scrivere che lo slogan, poetico e veritiero, dell’allora Azienda
di promozione turistica del Lodigiano, quel emozionale e toccante
“Verdi silenzi, rosse presenze”, era ormai improponibile. Oggi,
davanti allo spettacolo che ogni bassaiolo ha sotto gli occhi, lo
riaffermo ancor di più, e credo nessuno possa smentirmi. Leggo che
il neonato Consorzio del Po punta al turismo fluviale e cerca di
farsi assegnare dalla regione fondi utili allo scopo. Non riesco a
capire quale tipo di turismo si pensi di poter realmente sviluppare
lungo un fiume circondato da scempi ambientali enormi. Forse una
visitina alle cave che pullulano fra Orio Litta e Senna Lodigiana
basterebbe a far abortire il progetto, visto che chi navigherà per
diporto vorrà pure deliziarsi con qualcosa di paesaggisticamente
bello. Certo il Consorzio terrà conto che la prevista navigazione
fluviale, di cui si fa promotore ipotizzando nuovi porti
adeguatamente attrezzati al Gargatano di Somaglia e a Corte
Sant’Andrea (ma due porti nel raggio di dieci minuti di
navigazione non sono un po’ troppi?) dovrà ben fare i conti con
la cronica scarsezza idrica estiva del Po. Nicola
Bonelli mi scrive da Matera invitandomi a perseverare, a «far
suonare le campane a martello». Mi ha scritto anche dei rischi che
corriamo, noi padani, a livello idrogeologico; ha definito
“folle” il nuovo piano cave fuori alveo che la regione Lombardia
starebbe potenziando; ha rimarcato l’urgenza di cominciare a
scavare l’alveo dei fiumi, sia per reperire quell’inerte di cui
non si può fare a meno, che per interrompere una fra le cause certe
di esondazioni. Come si vede, il quadro ambientale della Bassa è
desolante più che mai, tocca sensibilità geograficamente lontane,
mentre la vivibilità che fino a ieri era una sua prerogativa, sta
ineluttabilmente scomparendo. Già Giuseppe De Carli lo ha
denunciato nella bella intervista di qualche giorno fa; così come
l’ex sindaco Luigi Lucchini, che su questo giornale ha
efficacemente descritto il problema Tav. Ma torniamo all’inizio,
al vocabolo “profanazioni” che Cousteau ha usato. Credo sia
sottoscrivibile in pieno il termine, che sa tanto di sacro. Spesso
su questo giornale il professor Raja ha dibattuto da par suo il
concetto sacrale di natura e creato. Io aggiungo solo che in questo
“sacrario” del lavoro umano dipanatosi nei secoli, un’opera
grandiosa che ha contribuito a costruire il paesaggio della nostra
Bassa Lodigiana, non avrebbero mai dovuto introdursi sempre più
fortemente i “tecnocrati”, i “profanatori”, quegli autentici
devastatori della natura che hanno giocato sull’ignoranza (la non
conoscenza) e sull’insipienza, vera o presunta (la mancanza di
impegno intellettuale e morale) di chi doveva, per scelta e perché
investito dai cittadini, vigilare con somma attenzione e
discernimento sul territorio. Chiedo quindi pubblicamente attraverso
“il Cittadino” interventi chiari, con parole semplici, da parte
di quegli amministratori pubblici che hanno sottoscritto con le loro
scelte quanto sta avvenendo. Perché i cittadini hanno bisogno di
sapere non tanto i perché e a che punto siamo, ma fin dove
arriveremo, cioè quale Lodigiano lasceremo in eredità ai nostri
figli e nipoti. E, nel caso, cosa si può fare per fermare le
profanazioni in corso. Prima che sia troppo tardi.
Pierluigi
Cappelletti
Da L’ECO DI BERGAMO del 18 09 04
Caprino, sarà abbattuta la casa
danneggiata dall'alluvione
Sono passati quasi due anni dal novembre 2002, quello
dell'alluvione, degli sfollati, dei torrenti in piena che facevano
paura. Valle Brembana, Valle Imagna: ripercorrendo il periodo, i
pensieri vanno istintivamente alle crepe delle abitazioni di
Brembilla, di Sant'Omobono. Eppure, pochi forse lo ricordano, anche
a Caprino, in Val San Martino, due famiglie hanno perso la casa.
Assunta Beretta, insieme a suo marito, aveva speso i risparmi di una
vita per ristrutturare quel cascinale che dal colle Scarlasc si
affacciava sulla valle. Nei prossimi giorni, se le condizioni del
tempo lo permetteranno, la sua casa, danneggiata in modo
irreversibile da una frana, verrà abbattuta. Tra quelle mura,
ancora oggi, si trovano oggetti, fotografie, ricordi. Assunta
Beretta, insieme al marito Annibale Casati e al figlio Alberto, si
era trasferita da Calusco in Val San Martino nel 2001: «Da tempo
desideravamo abitare a Caprino: le colline, i paesaggi verdeggianti
ci avevano incantati. E poi mio marito è nato lì, desiderava
tornarci. Volevamo trovare una cascina, ristrutturarla, avere spazio
anche per gli animali che io amo tanto». Dopo lunghe ricerche,
avevano trovato ciò che faceva al caso loro: «Quella cascina in
mezzo al bosco era splendida, quando l'abbiamo vista abbiamo capito
che era ciò che cercavamo. Quella casa era il sogno di una vita».
Tace un attimo, sospira. La sua voce è un sussurro: «La furia di
una frana, quel sogno, ce l'ha strappato per sempre». Tutto è
successo il 26 novembre, era martedì. Assunta e il marito, quel
giorno, sono usciti per andare al lavoro, a Bergamo. Anche il figlio
Alberto quel giorno è uscito. Al rientro, la sera, il disastro era
già successo: un ampio smottamento aveva fatto sprofondare e
scivolare la casa a valle di circa due metri. Poi l'allarme ai
pompieri, al Comune, e successivamente l'ordinanza di sgombero
urgente, per pericolo di crollo dell'edificio. Ora la famiglia
Casati ha scelto di attuare l'ordinanza di demolizione
dell'abitazione pericolante. Lunedì ci sarà il sopralluogo
definitivo e si deciderà il giorno dell'abbattimento.
Da L’ECO di BERGAMO del 19 09
04
Convegno sulle risorse
dell’Adda
“L’Adda.
Risorsa da tutelare e da valorizzare” è il titolo del convegno
regionale in programma dal 21 al 22 settembre presso Villa
Castelbarco di Vaprio d’Adda (Mi). Organizzato da Arpa, Agenzia
regionale per la protezione dell’ambiente, e da Regione Lombardia,
l’incontro prevede quattro sessioni; la prima dedicata agli
strumenti di pianificazione per la difesa del bacino idrografico; la
seconda sulla conoscenza del bacino dell’Adda (Adda in
Valtellina-lago-Adda in pianura); la terza sulla bellezza
dell’Adda e l’ultima, nella giornata conclusiva, sul tema
dell’uso plurimo delle acque e la valorizzazione del bacino
idrografico. Alla tavola rotonda “Un progetto per l’Adda”
prenderanno parte il presidente Arpa Lombardia Carlo Maria Marino e
Milena Bertani, coordinatore dei presidenti dei Parchi della
Lombardia, coordinati da Paolo Alli, direttore generale
dell’assessorato ai Servizi di pubblica utilità della Regione
Lombardia. Per informazioni, tel. 0269666230. www.arpalombardia.it
Da IL CITTADINO del 21 09 04
ADDA Migliora lo stato di salute generale, ma le fognature
avvelenano la Bassa
Negli ultimi anni lo stato di salute dell’Adda, che pure
rimane uno dei fiumi meno compromessi della Lombardia, sta
gradualmente migliorando. È uno dei dati che emergeranno dalle
relazioni in programma nel convegno di oggi e domani a Villa
Castelbarco di Vaprio, promosso dall’Arpa regionale. «Dal 2003 al
2004 - spiega il direttore risorse idriche di Arpa Lombardia,
Antonio Dalmiglio -, si è passati dal 68 al 75 per cento delle
stazioni di rilevamento che indicano acque di buona o sufficiente
qualità. Per quanto riguarda il bacino meridionale del fiume, che
pure attraversa un territorio a preponderante attività agricola,
non abbiamo riscontrato concentrazioni elevate di nitrati, come
invece ci si dovrebbe aspettare in un contesto territoriale di
questo tipo». A essere elevati, invece, sono i valori dell’azoto
ammoniacale, associati a un notevole carico organico complessivo e
al batterio Escherichia coli, presente sia nel terreno sia nei
reflui umani e zootecnici. In estrema sintesi, sugli oltre 300
chilometri di fiume dal giogo di Fraele in Valtellina a Cassano
d’Adda, la qualità delle acque peggiora man mano che si scende di
quota: «Il fiume, classificato dalla regione Lombardia di qualità
buona o sufficiente per la maggior parte del suo percorso, risulta
di qualità scadente nel tratto terminale, prima della confluenza
nel Po - prosegue Dalmiglio -; nel complesso risulta non contaminato
chimicamente, ma poco soddisfacente dal punto di vista igienico
sanitario. Una delle cause può essere il mancato collettamento
degli scarichi di alcune frazioni». La varietà delle specie
viventi presenti nel fiume è ben diversificata fino a quando si
arriva all’ultima stazione di campionamento, nella Bassa
Lodigiana, dove invece è evidente l’impoverimento causato dalle
diverse forme di inquinamento. Per ottenere questi dati l’Arpa si
avvale di 10 stazioni di campionamento, regionali, sull’asta
principale dell’Adda, e di altre 16 sugli affluenti: quelli a nord
del Lago di Como sono “puliti”, mentre quelli a sud erano
scadenti o pessimi nel 55 per cento dei casi nel 2003, ma sono
migliorati nettamente negli ultimi mesi. «Fortunatamente, gli
obiettivi del piano di risanamento regionale delle acque, da qui al
2016 - conclude il direttore -, per l’Adda non sono un’utopia».
L’Adda patrimonio Unesco, oggi il lancio della proposta
Se ne era parlato poco più di un mese fa: oggi il
presidente del Parco Adda Sud Attilio Dadda lancerà nell’ambito
di un convegno promosso dalla regione Lombardia e dall’Arpa
(agenzia regionale per la protezione dell’ambiente) a Villa
Castelbarco di Vaprio d’Adda la proposta di inserire il fiume che
nasce in Valtellina e sfocia nel Po all’interno dell’elenco del
patrimonio culturale dell’umanità. Sarà l’assessore regionale
ai servizi di pubblica utilità Maurizio Bernardo ad aprire i lavori
dell’incontro sul tema: “Adda, risorsa da tutelare e
valorizzare”. A lui il presidente del Parco Adda Sud Dadda chiederà
che la regione Lombardia aderisca ufficialmente al manifesto di
candidatura del fiume ad essere iscritto con i suoi territori
rivieraschi all’elenco dell’Unesco di cui fanno parte patrimoni
ambientali quali il Grand Canyon e il parco di Yellowstone in
America, la barriera corallina in Australia, le isole Galapagos, il
parco nazionale dei ghiacciai “Los glaciares” in Argentina,
l’alta valle del Reno in Germania, le isole Eolie, la costiera
amalfitana, ma anche i centri storici delle grandi città d’arte
italiane come Roma e Firenze, l’acropoli di Atene, la Statua della
Libertà. Il convegno che inizia oggi e terminerà domani a Vaprio
d’Adda prevede la partecipazione di tutte le realtà
amministrative, economiche, tecnico-scientifiche e culturali che
gravitano intorno al fiume, e si propone di fare il punto sulla
situazione complessiva dell’Adda: «Oltre a lanciare il bando di
candidatura all’Unesco - anticipa Attilio Dadda - nel mio
intervento parlerò anche della balneabilità del fiume e dei
problemi di sicurezza». Senza dimenticare il discorso della
navigazione turistica, considerato fondamentale per la
valorizzazione della via d’acqua: mercoledì pomeriggio il
presidente Dadda ospiterà in un incontro al centro visite del Parco
Adda Sud di Castiglione il presidente Parco Regionale Adda Nord
Piergiorgio Locatelli e il presidente del consorzio “Navigare
l’Adda” Carlo Pedrazzini.
Daniele Perotti
Da IL CITTADINO del 23 09 04
Castiglione Dadda ha incontrato gli enti di tutela a nord
per promuovere un’azione comune
Unesco, patto di ferro per l’Adda
Alleanza tra parchi per il «patrimonio dell’umanità»
Castiglione Per l’Adda si prepara la scalata all’Unesco. Ha del
sensazionale l’obiettivo che metterà per la prima volta insieme i
due parchi affacciati sul fiume manzoniano: Adda Nord ed Adda Sud
stanno per improntare una strategia per il riconoscimento del fiume
e di tutto ciò che lo circonda come patrimonio dell’umanità. «E
pensare che, a questo punto quasi colpevolmente, fino all’altro
giorno fra i due parchi quasi non ci si conosceva» afferma
Piergiorgio Locatelli, presidente del Parco Adda Nord, ospite ieri
presso la riserva delle cicogne di Castiglione d’Adda per la
presentazione del progetto. «La ricchezza ambientale e quella
culturale che circondano il nostro fiume ci devono togliere
qualsiasi remora nel portare avanti questo tentativo» gli dà
manforte Attilio Dadda, l’alter ego lodigiano. Un percorso, quello
che porterà alle soglie dell’organizzazione internazionale, che
dovrà necessariamente passare attraverso la formazione di un gruppo
di pressione, con la regione Lombardia in primis ed i parlamentari
locali poi. Da non trascurare il ruolo degli enti locali,
soprattutto dei circa 70 comuni interessati: «Speriamo che tutti si
rendano conto di quale ricaduta una cosa del genere potrebbe avere.
Crederci è quasi un dovere» dicono ad una sola voce i due
presidenti. I dirigenti dei due parchi non si nascondono le
difficoltà del cammino: «Sarebbe uno dei primi casi di
riconoscimento di un’area a vocazione ambientale nella lista dei
beni culturali - sottolinea il direttore del Parca Adda Nord,
Bernardino Farchi - ma se qualcosa dovesse andare storto, sarebbe
comunque importantissimo ottenere il riconoscimento di area naturale
di altissimo valore, come hanno il Parco del Ticino ed il Vesuvio».
Il tratto di Adda interessato mette assieme 160 chilometri di fiume,
ma Dadda non esclude un tentativo per unire nell’impresa anche
Sondrio. A quel punto sarebbe coinvolto tutto il corso d’acqua,
fin dalla sorgente. Altro importante partner della lobby che va
formandosi sarà il consorzio Navigare l’Adda: «Nulla può essere
escluso - ha sottolineato il presidente Carlo Pedrazzini - e
d’altra parte, soltanto fino a poco tempo fa, chi poteva
immaginare che le donne di Formigara avrebbero usato il traghetto
per andare a fare la spesa a Pizzighettone? Oggi questa è una realtà».
Secondo Pedrazzini «è un momento di grande entusiasmo ed euforia,
che va sfruttato nel migliore dei modi, incoraggiando e promovendo».
Quante possibilità ha l’Adda di farcela? Difficile dirlo, ma i
leader sono fiduciosi: «Da un punto di vista morfologico non
abbiamo niente da invidiare al Reno o al Canal du Midi, che pure
hanno riconoscimenti» sottolinea Dadda. Locatelli, invece,
prescrive i punti sui quali bisogna migliorare: «La Francia è
molto più avanti dal punto di vista della valorizzazione - sostiene
- visto che dà risalto ed importanza a cose che noi avremmo ogni
duecento metri». E per il turismo, quali benefici? «Si prendano i
sassi di Matera - suggerisce un consigliere - prima dell’Unesco
non li si conosceva, ora ci vanno a migliaia».
Paolo Migliorini
Da IL CITTADINO del 24 09 04
La Lega raduna il
centro destra «Dall’Ulivo soltanto chiacchiere»
La sicurezza, i parcheggi pubblici, la viabilità
cittadina, la moschea di San Grato: cittadini e partiti del centro
sinistra facciano attenzione alla rosa di argomenti di cui si parlerà
alla tavola rotonda sul futuro di Lodi organizzata dalla Lega Nord
per domenica sera (moderatore il direttore del «Cittadino»
Ferruccio Pallavera). Quell’elenco di temi e problemi, sul quale
interverranno i segretari cittadini e provinciali della Casa delle
Libertà, potrà costituire la base del programma elettorale del
centro destra. Un programma al quale la Lega Nord (che non ha mai
nascosto di puntare alla candidatura del proprio uomo di punta, il
segretario Mauro Rossi, per la carica di sindaco alle amministrative
del 2005) intende cominciare a dare forma giocando in casa, nella
cornice della festa provinciale dei Lumbard e con il sigillo di un
big politico del calibro del ministro Roberto Maroni. Una festa
provinciale che, a leggerla in controluce, appare come l’apertura
della campagna elettorale per espugnare il capoluogo: dal Cupolone
di Sant’Angelo, roccaforte del movimento di Umberto Bossi, si è
trasferita per la prima volta quest’anno in piazza Omegna, luogo
storico per il popolo di sinistra che ogni estate vi si ritrova per
la Festa dei giovani. Senza contare che i tendoni con l’emblema
del sole padano, giovedì, hanno aperto i battenti in una zona
popolosa e periferica, quella di San Fereolo Robadello, nel quale il
consiglio di zona a maggioranza leghista ha spesso assunto posizioni
critiche nei confronti dell’amministrazione comunale del sindaco
Aurelio Ferrari: quasi una testa di ponte dello sbarco delle camicie
verdi. Se a tutto questo si aggiungerà, domenica alle 18,
l’annunciata presenza dei segretari cittadini (annunciati gli
interventi di Matteo Papagni di An e di Stefano Buzzi di Forza
Italia) e provinciali dei partiti del centro destra, si avrà la
conferma che la coalizione si è messa in moto. «Con una politica
che vuole essere al servizio del cittadino. Ecco perché alla tavola
rotonda di domenica saranno presenti rappresentanti della società
civile e delle realtà produttive, comitati
degli alluvionati, professionisti, primari - spiega Rossi -. Con
loro e con i cittadini vogliamo valutare senza preconcetti tutti
quei problemi che dopo 10 anni di quest’amministrazione sono
ancora senza soluzione». La priorità andrà alla sicurezza: «I
nostri cittadini non sono sicuri - commenta Rossi - né nella vita
di tutti i giorni, né di fronte alle gravi calamità come la piena
del 2002. E dopo tutto questo tempo, nonostante le promesse di
opere, non abbiamo visto muoversi una foglia, solo grandi
chiacchiere». Poi la viabilità e i parcheggi, la terza ala
dell’ospedale «che doterà Lodi di un pronto soccorso finalmente
adeguato alle necessità dei cittadini» e naturalmente la moschea.
Sull’argomento interverrà Andrea Gibelli, deputato leghista.
Rossi ribadisce una promessa già annunciata: «Se saremo chiamati a
governare Lodi, dando comunque risposta al diritto alla preghiera
annulleremo qualsiasi convenzione e ripartiremo da zero».
F. T.
Da IL CITTADINO del 27 09 04
Le forze attualmente
all’opposizione preparano il programma per le prossime
amministrative comunali
Centro destra,
scalata al Broletto
Alla festa della Lega
si è aperta la campagna elettorale
Si è aperta con la tavola rotonda “Quale futuro per Lodi
2005”, tenutasi ieri presso la festa della Lega nord in piazza
Omegna a Lodi, la campagna elettorale del centro destra per le
prossime elezioni comunali. «Fin da ora – ha spiegato il
segretario Nazionale della Lega Lombarda, onorevole Giancarlo
Giorgetti – dobbiamo preparare il terreno per le sfide della
prossima primavera: Lodi sarà al centro dell’attenzione, e ci
dovremo attrezzare in tempo per aggregare le forze politiche e
“coagulare” le forze della società civile, al fine di prendere
le migliori decisioni possibili sui principali problemi che
riguardano la nostra città». Che, secondo quanto emerso dal
dibattito, sono davvero molti. «Finora, infatti – ha aggiunto
Matteo Papagni, segretario di Alleanza nazionale – sono stati
realizzati numerosi interventi sterili, delle sorte di
“tamponi”, senza un grande progetto a monte. Lodi si è fatta
colonizzare dalla città di Milano sotto il profilo della logistica
e non ha sfruttato le possibilità che la vicinanza con la metropoli
offre, inoltre manca di infrastrutture che diano un valore aggiunto
al territorio, basti pensare ai parcheggi ed alla sicurezza». E
un monito particolare all’attuale amministrazione va alla
inadeguata gestione dell’alluvione del 26 novembre 2002, come
evidenziato dal presidente del Comitato alluvionati, Domenico Ossino.
Ma non solo: anche la qualità della vita cittadina ha lasciato a
desiderare. «L’attuale piano regolatore – ha affermato il
consigliere comunale di Forza Italia Gio Gozzi – risale agli anni
ottanta e non ha una specifica progettualità ed obiettivi ben
definiti. A fronte delle numerose revisioni effettuate, non ha
consentito un utilizzo serio delle aree standard, da destinare ad
asili, case di riposo e parchi. Piuttosto, si è preferito rendere
tali aree edificabili o “regalarle” per una non condivisa
costruzione di moschee. Così Lodi, che dovrebbe essere il
propulsore dell’economia lodigiana, è diventato il retrobottega
sporco di Milano», con industrie altamente inquinanti, centrali
elettriche in via di ampliamento, e discariche dislocate su tutto il
territorio. «In effetti – ha aggiunto Achille Aguzzi, già
amministratore pubblico e stimato professionista – le città
devono progettare il loro futuro senza affogare nel contingente:
bisogna guardare avanti con ampio respiro e concentrarsi anche sulle
problematiche di non facile soluzione». Per questo è fondamentale
sfruttare le opportunità offerte dal territorio. «Lodi ha la
fortuna – ha affermato l’onorevole Andrea Gibelli – di
trovarsi in prossimità di alcune fra le principali vie di
comunicazione. Tale posizione andrebbe sfruttata portando un valore
aggiunto in termini di qualità. Solo così la città potrebbe
diventare un centro di interesse riconosciuto e ricercato non solo
dai lodigiani». Una serie di interventi che si riassumono in un
progetto di vasta portata, che «porta ad un’analisi di quanto
fatto negli ultimi dieci anni dall’attuale amministrazione – ha
affermato Luigi Augussori, segretario della Lega nord di Lodi –
per evidenziarne le criticità». «Infatti i partiti – ha
spiegato Mauro Rossi, segretario provinciale lumbard – dovrebbero
fare un passo indietro e, con il contributo di tutti, politici e
non, individuare un programma condiviso e condivisibile. Dopo dieci
anni di questa amministrazione non possiamo ancora credere nella
continuità. Al contrario, l’alternanza potrà portare avanti un
programma costruito con l’aiuto di tutti». Un impegno che il
centro destra ha intenzione di attivare grazie alla collaborazione
delle forze politiche di maggioranza.
El. Cro.
Da IL CITTADINO del 28 09 04
Ex Everlasting e supermercato di Campo Marte, c’è
il via libera
Costruire a due passi
dall’Adda si può, purché vengano osservate le prescrizioni
contenute nel Piano di assetto idrogeologico. Con questo spirito, la
maggioranza che siede a palazzo Broletto andrà ad approvare, nei
due imminenti consigli comunali, il piano di recupero dell’ex
stabilimento Everlasting, in via Defendente, e la lottizzazione
commerciale localizzata a Campo di Marte, in prossimità dello
svincolo per Riolo. In aula consiliare, nella fase di adozione dei
due programmi urbanistici, si registrò il voto contrario del centro
destra e di Rifondazione comunista, una posizione che molto
probabilmente si ripeterà il 30 settembre o l’8 ottobre, date in
cui sono previsti i consigli d’autunno. Questa eventualità,
comunque, non dovrebbe mettere a rischio l’approvazione delle due
delibere. «Io credo che, nel seguire queste due pratiche,
l’amministrazione si sia mossa con grande responsabilità - dice
l’assessore all’urbanistica Leonardo Rudelli -. Non bisogna
avere paura di ristrutturare aree dismesse in città bassa o di
costruire oltre l’Adda, l’importante è che gli interventi
garantiscano la massima sicurezza e vengano realizzati osservando
strettamente le prescrizioni del Piano di assetto idrogeologico».
Dove un tempo era attiva la fabbrica di materassi Everlasting,
sorgerà un complesso residenziale (a cura di un’immobiliare che
fa capo alla società Arcobaleno di Casalmaiocco) composto da una
quarantina di appartamenti. L’area interessata è di 3.900 metri
quadrati, per una volumetria massima prevista di 9.300 metri cubi.
Nella realizzazione del “blocco abitativo” che si affaccerà sia
su viale Dalmazia e sia sul corso del fiume, verranno osservate
tutte le norme di sicurezza e non è prevista la costruzione di box
interrati: «Si tratta di un edificio fatiscente da anni e che è
andato incontro a un progressivo deterioramento - commenta Rudelli -
e valuto positivamente un’azione che restituisca spazi alla città
senza necessariamente andare a intaccare porzioni di verde esistente».
Cosa che capiterà al di là del vecchio ponte, con la costruzione
del supermercato che, restando al di sotto della superficie di
vendita di 2.500 metri quadrati, ha bisogno del solo nulla osta
comunale. L’area interessata è di 11.600 metri quadrati, di cui
3.800 coperti, con la previsione di almeno 250 posti macchina per i
clienti. «In questo caso - confessa Rudelli - si apre
effettivamente una piccola “ferita”, dato che si andrà ad agire
su una superficie libera da edifici. Tuttavia ritengo che, alla luce
dell’espansione abitativa della zona e in vista del nuovo
insediamento della Codignola, una struttura di questo genere fosse
auspicabile, così come dichiarato dallo stesso consiglio di zona».
Per quanto riguarda il rischio esondazioni, per il comune non ci
sono problemi: nel 2002 l’acqua non arrivò e comunque il
supermercato verrà costruito nel rispetto delle norme in vigore.
Ar. Bo.
Da il
CORRIERE DELLA SERA del 27 09 04
Bergamo: rinviato a
giudizio responsabile di una diga
BERGAMO - Nel novembre del 2002
un'inondazione colpì i comuni di Vaprio d'Adda e Canonica d'Adda,
nel bergamasco, provocando ingenti danni a case, aziende e strade;
oggi il gip del Tribunale di Bergamo ha riviato a giudizio con
l'accusa di disastro colposo il responsabile della gestione della
diga Sant'Anna di Fara Gera d'Adda. Elio Pagnoncelli, 51 anni, di
Brembate, non avrebbe tempestivamente ordinato la rimozione della
paline di sbarramento della diga, nonostante le consistenti
precipitazioni e che il livello del fiume si stesse rapidamente
innalzando.
(Agr)
Da
L'ECO DI BERGAMO del 27 09 04
Inondazione 2002, rinvio
a giudizio per responsabile della diga di Fara
ll
responsabile della gestione della diga Sant'Anna di Fara Gera d'Adda
Elio, Pagnoncelli, 51 anni, di Brembate, è stato rinviato a
giudizio dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di
Bergamo, con l'accusa di disastro colposo. La vicenda risale al 26
novembre 2002 e secondo l'accusa Pagnoncelli non avrebbe
tempestivamente disposto la rimozione totale delle paline di
sbarramento della diga, di proprietà del Linificio e Canapificio
Nazionale Spa, benché, a causa delle persistenti precipitazioni, il
livello del fiume si stesse rapidamente innalzando. Il mancato
provvedimento sarebbe stato la causa dell'inondazione che ha poi
colpito terreni, case e aziende nei Comuni di Vaprio d'Adda (nella
zona immediatamente vicina alla diga e anche in via Visconti) e di
Canonica d'Adda (arrivando fino al centro storico, a via XXV Aprile
e alla zona di via Sant'Anna e Cascina Ruffini. Le due
amministrazioni comunali, peraltro, si sono costituite parti civili.
La prima udienza per il processo a Pagnoncelli, che è difeso
dall'avvocato Paolo Pozzetti, è fissata per il 25 novembre
prossimo.