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COMITATO ALLUVIONATI LODI ONLUS

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Ottobre 2004

 

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Da Lettere al IL CITTADINO del 5 10 04

Tra Zelo e Merlino il Parco Adda è abbandonato ai vandali 

Vorrei mettere i lettori a conoscenza della situazione nella quale si trova il territorio compreso nel Parco Adda Sud nei comuni di Merlino e di Zelo Buon Persico. Non esiste nessun tipo di controllo da parte delle guardie ecologiche volontarie. Non esiste nessun tipo di pulizia all’interno del Parco Adda Sud. La cosa diventa piuttosto vergognosa nei pressi della località Bocchi e nel parcheggio dell’Adda Lido, così come nel pioppeto sull’argine: sacchetti e resti di falò sparsi ovunque, accompagnati da cocci di bottiglie che i visitatori del parco, forse impreparati all’abbondanza di cassonetti, lasciano a terra come ricordo di memorabili giornate estive passate in famiglia, tutti intenti ad osservare una fauna inesistente, a parte qualche germano reale sopravvissuto alle carabine dei cacciatori, che la sottoscritta l’anno scorso ha fatto scappare (con ciò intendendo i cacciatori, chiaro, non i volatili) dal parcheggio dell’Adda Lido. Ad oggi non capisco proprio dove siano i confini del Parco, dato che esiste una segnaletica che in pochi rispettano; né a questo punto come deve essere un parco naturale per potersi definire tale. Ho pensato di chiederlo ai vari motociclisti che allegramente scorazzano nella zona, i quali conosceranno senz’altro varie vie di accesso (e di fuga?), forse più degli operatori stessi. In compenso chi, come la sottoscritta, avrebbe voglia di percorrere il territorio del Parco Adda Sud a cavallo si trova a dover affrontare passaggi scomodi che i manutentori potrebbero sistemare (e ci si chiede da dove passino i motociclisti, sentendosi un tantino in imbarazzo...), oppure ad inventarsi vie alternative per poter accedere alla sponda del fiume e godere finalmente del paesaggio, facendo comunque sempre attenzione a non farsi impallinare da altri sportivi della domenica.

Daniela Dell’Era

Da IL CITTADINO del 6 10 04

Il consigliere provinciale lamenta la mancanza di segnali: «Facile scivolare da massi instabili» 

«Gli argini sono troppo pericolosi» 

Secondo Pinchiroli la tragedia sull’Adda si poteva evitare 

La tragedia sull’Adda poteva essere evitata. Ne è convinto il neo vice presidente del consiglio provinciale Franco Pinchiroli (Democratici di sinistra), autore alcuni mesi fa di un’interrogazione proprio sull’instabilità delle sponde del fiume lodigiano nel tratto urbano, specie dopo l’alluvione del novembre 2002. «Sembra che Roberto Gallotta (il pescatore annegato nell’Adda domenica, ndr) abbia messo un piede su un masso instabile e abbia perso l’equilibrio - spiega Pinchiroli -. La situazione della massicciata a valle del ponte su quella riva è abbastanza disastrosa. La forza della piena ha aumentato l’erosione e reso i massi instabili, pericolosi. È impossibile salirci sopra senza rischiare di perdere l’equilibrio». Pinchiroli afferma di aver già segnalato la cosa mesi fa. «Purtroppo molti pescatori vengono da fuori e non conoscono quel tratto di fiume, dunque non ne conoscono le insidie. Nei giorni scorsi ho detto al sindaco che piuttosto che i cartelli di divieto di balneazione, che a ottobre servono a ben poco, sarebbe meglio mettere delle segnalazioni di pericolo per l’instabilità dei pietroni della massicciata. La situazione in quel punto è talmente grave che se arrivasse una nuova alluvione franerebbe nell’Adda mezza riva lungo tutto l’argine. Inoltre mi risulta che Gallotta fosse tutt’altro che un’ inesperto, anzi in acqua ci sapeva fare. Questo aumenta la mia convinzione che la sua caduta è stata provocata dall’impossibilità di restare in piedi su quei pietroni». Proprio sul tema dell’alluvione, Pinchiroli ha già presentato un’interpellanza anche in consiglio provinciale, ove siede dallo scorso 15 luglio dopo dieci anni fra i banchi del consiglio comunale. «Il giorno dopo la mia seduta d’insediamento - dice Pinchiroli, noto in città per l’iperattività in consiglio, che ha prodotto in dieci anni decine e decine d’interrogazioni - il presidente Osvaldo Felissari aveva già sul tavolo due interpellanze. In una di queste invito la provincia ad attivarsi presso le autorità di bacino perché a nord di Lodi, sull’Adda, vengano create delle casse di espansione che consentirebbero di “livellare” eventuali pieni. Gli argini annunciati in città sono qualcosa, ma non bastano». E la seconda interpellanza? «Non possiamo dimenticare il livello d’inquinamento di cui soffre il nostro fiume, soprattutto per colpa degli scarichi abusivi. Andrebbe fatto un monitoraggio attento delle rive del fiume per scovare una volta per tutti questi inquinatori». Anche in provincia, dunque, Pinchiroli promette battaglia: «In comune hanno fatto un regolamento apposta per limitare le mie interrogazioni, ma io non mi fermo certo. Io parlo dei problemi veri di Lodi».

Fr. Ga.

In programma una rete tra scuole per monitorare la salute del fiume più inquinato d’Italia 

Al Cesaris lezioni in riva al Lambro 

Gli studenti analizzeranno il degrado del corso d’acqua 

Il fiume più inquinato d’Italia sotto la lente degli studenti. Il liceo scientifico tecnologico e biologico Cesaris di Casalpusterlengo ha in programma la realizzazione di uno studio-ricerca sul fiume Lambro e il suo territorio. Il progetto è stato denominato "Le acque del Lambro e la sua valle". Lo studio è volto ad acquisire consapevolezza del degrado del Lambro e a costruire una rete di scuole orientate al monitoraggio continuo del fiume attraverso uscite didattiche, analisi di laboratorio e produzione di video. Per finanziare questo interessante progetto didattico gli studenti dell'istituto di istruzione superiore casalese si sono rivolti alla Fondazione Comunitaria della Provincia di Lodi, organizzazione non lucrativa di utilità sociale (Onlus), presieduta da Domenico Vitaloni. La Fondazione ha proprio tra i suoi obiettivi quello di aiutare lo sviluppo di progetti da realizzare nella nostra provincia, progetti in grado di favorire la crescita socio-culturale. La Fondazione ha assegnato agli studenti casalesi un contributo di 4 mila euro, un finanziamento che potrà quindi dare il via alla prima fase di ricerca e realizzazione. Già due anni fa gli studenti dell'istituto di Casalpusterlengo avevano elaborato un primo progetto-ricerca in questo settore ecologico-ambientale dedicandolo al colatore Brembiolo e al suo territorio, osservato sotto i diversi aspetti: da quello storico e culturale a quello naturalistico ed idrologico. Le finalità che quello specifico progetto si proponeva erano quelle di valorizzare il territorio attraverso lo studio della sua storia, delle sue tradizioni e degli aspetti ambientali e naturalistici e l'acquisizione di una mentalità e di uno stile di vita e di lavoro rispettosi dell'ambiente. Proprio per questi scopi il primo obbiettivo degli studenti dell'istituto superiore casalese fu appunto quello di raccogliere la maggiore quantità possibile di informazioni sulla roggia Brembiolo. Il passo successivo fu quello di conoscere l'atteggiamento e l'opinione degli abitanti del territorio nei confronti della problematiche ambientali, attraverso la compilazione di un questionario diffuso tra la popolazione. Il progetto si concluse con la realizzazione di una interessante mostra-documentario, con approfondimenti storici e fotografie, visitata da un folto pubblico interessato.

Francesco Dionigi

Da IL CITTADINO del 8 10 04

Il terrapieno andava rimosso entro il 6 ottobre ma è ancora al suo posto 

L’ombra del conflitto di interessi sull’argine lungo via del Capanno 

Il terrapieno alzato tra la fine di marzo e l’inizio di aprile lungo via del Capanno, destinato a diventare parcheggio dell’area di proprietà dei Ds usata per le feste dell’Unità, «potrebbe, in caso di piene del fiume Adda essere causa di deviazione della corrente idrica con il possibile coinvolgimento da parte delle acque di esondazione di aree altrimenti non interessate o interessate in maniera più contenuta dalla piena». Pertanto, andava rimosso entro il 6 ottobre, come imposto da un’ordinanza del dirigente del settore pianificazione e gestione del territorio, l’architetto Luigi Trabattoni. Invece il terrapieno è tutt’ora lì, coperto da erbacce e guardato con preoccupazione dai residenti. Una preoccupazione confermata dall’ingegnere idraulico Silvio Rossetti, consulente di palazzo Broletto e autore dello studio idrogeologico-idraulico del tratto di fiume Adda nel comune di Lodi. A palazzo Broletto è arrivata una richiesta di sospensione dell’ordinanza, attualmente al vaglio dell’assessore all’urbanistica Leonardo Rudelli. Perché la vicenda si risolva occorrerà attendere ancora: «E noi non demorderemo e andremo in fondo» assicura Giovanni Gualteri, il consigliere comunale di Alleanza Nazionale che ha intrapreso, sulla questione, una battaglia personale. Gualteri ha incontrato Rudelli (non raggiungibile telefonicamente ieri) per chiedere conto dell’ingiunzione del comune. La questione ha assunto infatti connotazioni politiche: proprietaria dell’area, all’epoca dei lavori, era la Servizi Generali di Biagio Ferrari, un’impresa vicina al partito dei Democratici di Sinistra, ed era stata l’Immobiliare del Lodigiano, presieduta dall’ex deputato Pci Francesco Zoppetti a presentare il 5 aprile 2004 (a lavori già iniziati da alcuni giorni) la domanda per lo spostamento della massa di terra in una fascia protetta dal Piano d’assetto idrogeologico e dunque, in teoria, inedificabile. I lavori furono eseguiti senza l’esposizione del cartellone obbligatorio per legge, in pieno giorno e sotto gli occhi inviperiti dei cittadini della zona. Si rasentò il surreale quando gli operai si presentarono dai volontari del vicino gattile imponendo loro, in tono seccato, di sbaraccare mici e gabbie. Solo la reazione di uno di loro, che chiese di vedere autorizzazioni e permessi, li fece desistere. Ora Gualteri allarga il discorso anche ad Attilio Dadda, presidente del Parco Adda Sud e dirigente della Servizi Generali: «La cosa buffa è che nell’ordinanza del comune si dice che “la presente viene trasmessa al Parco Adda Sud, entro la cui perimetrazione ricade l’area interessata dall’intervento per i provvedimenti di competenze” - sottolinea Gualteri -. In pratica Dadda dovrà decidere se e come intervenire nei confronti della propria società. Se non è conflitto di interesse questo...»

Fa. Tu.

Si tratta di autogiri, velivoli leggeri e maneggevoli grazie ai quali è stata aperta una sezione volo 

I due nuovi elicotteri della protezione civile saranno presentati domenica alla comunità 

La sagra della Vittorina servirà anche per festeggiare il recente successo della protezione civile di Graffignana che dall’estate appena conclusa dispone anche di una sezione volo. Emilio Suardi, responsabile dell’ufficio comunale di protezione civile, annuncia con entusiasmo una particolare presenza prevista per la sagra: «Porteremo in paese due autogiri, si tratta di due maneggevoli e leggeri elicotteri utilizzati durante le operazioni di soccorso». Nessuno credeva che il piccolo gruppo comunale di Graffignana avrebbe mai potuto avere anche una sezione volo, ma la tenacia del direttore dell’Asl lodigiana Guido Broich ha dato i suoi frutti: «Ha perorato la causa dell’autorità dell’autogiro in protezione civile, della semplicità ed economicità richieste dalla sua manutenzione e della facilità di utilizzo. Questi sforzi ci hanno permesso di avere strumenti in più per operare sempre meglio». I due mezzi possono permettersi di volare a bassa quota e di garantire più accurate ricerche dei dispersi: «Possono mantenere un volo stazionario o rimanere sollevati a velocità minime, il motore è un 115 hp 1200 turbo, l’autonomia è di circa tre ore e mezza e per decollare servono soltanto cinquanta o settanta metri, ancora meno per la fase di atterraggio». I due mezzi della protezione civile possono trasportare fino a due passeggeri ma non possono volare nè di notte nè sui centri abitati: «Per i primi avvistamenti sono utilissimi, il passo successivo però è sempre quello di chiamare gli elicotteri che si occupano di effettuare le operazioni di recupero». Broich e il collega Baggi costituiscono l’equipaggio della sezione volo di Graffignana disponibile per tutti gli enti che ne richiederanno l’intervento: «Speriamo che il loro utilizzo venga presto ritenuto indispensabile durante molteplici iniziative perchè si tratta di mezzi veramente accessibili e comodi da utilizzare in momenti particolarmente delicati come quelli che vedono coinvolti i volontari del gruppo» ha concluso Suardi. Non rimane che attendere l’arrivo dei velivoli in quel di Graffignana nella mattinata di domenica, senza dimenticare che il sodalizio esporrà anche altri mezzi e attrezzature utilizzati abitualmente durante le varie operazioni.

Da L'ECO DI BERGAMO del 08 10 04

Ok della Provincia al progetto di rendere navigabile l'Adda

La Giunta provinciale ha dato l'assenso oggi pomeriggio al progetto della Regione, rivolto a ripristinare la navigabilità dell'Adda, dal lago di Garlate fino al ponte di Paderno. Già a primavera potrebbe essere già pronto il primo lotto con i primi tre attracchi: a Brivio, Robbiate, a Imbersago oppure a Villa d'Adda. Quest'ultimo attracco, l'unico in territorio bergamasco, è fortemente voluto dalla Provincia: perchè sia realizzato si stanno adoperando sia l'assessore provinciale Felice Sonzogni, sia il sindaco di Villa d'Adda, Serafini Carissimi. Entrambi hanno espressamente chiesto alla Regione la realizzazione di questo attracco, in alternativa, o in aggiunta a quello previsto ad Imbersago. Il progetto di ripristino della navigabilità del fiume Adda, approntato dalla Regione, sarà concretamente realizzato dal Parco Adda Nord, l'ente maggiormente interessato a quest'opera che sarà in grado di offrire un percorso naturalistico, culturale, con infrastrutture ciclopedonali e, naturalmente, l'uso del traghetto come mezzo di trasporto per le escursioni nel Parco.

Da  IL CITTADINO del 9 10 04

Bertonico Una perizia svela la pericolosità delle piante che crescono in riva al colatore Muzza 

La provincia chiude la ciclabile 

Allarme per la caduta degli alberi lungo la strada 

Bertonico Chiusa la pista ciclabile tra i comuni di Turano e di Bertonico dopo che alla fine di settembre, in occasione di una tromba d’aria, un grosso pioppo inclinato di trent’anni si è abbattuto sul budello d’asfalto della vecchia provinciale, colpendo con i rami un’abitazione privata in quel momento disabitata. Il provvedimento di limitazione della circolazione è stato assunto dalla provincia di Lodi in via precauzionale: un’indagine di staticità svolta da un perito ha evidenziato che gli alberi a rischio tra la Muzza e la ciclabile sono altri. La situazione di precarietà di questa zona è denunciata da Antonio Premoli, commercialista di Lodi, proprietario di alcuni fondi lungo la Muzza. «La caduta che ha causato solo danni materiali non deriva da fatalità ma dall’allagamento di alcuni boschi provocato dalla vicina centralina idroelettrica della Colombina» racconta il dottor Premoli. «Il punto dove è avvenuto il crollo è almeno a un chilometro e mezzo di distanza dal nostro impianto - tiene a precisare Alfredo Bottarelli, uno dei titolari della centralina, riportata a vita nuova un paio d’anni fa per produrre energia pulita dai salti della Muzza -; il livello dell’acqua che viene utilizzata dalla centrale è costante e a monte varia in base alle portate del colatore stesso. Piuttosto, l’alveo eccessivamente intasato e sporco ormai da diversi anni a questa parte non può garantire il corretto deflusso delle acque in occasione di portate superiori alla media; e inoltre, lungo l’asta del colatore Muzza, in anni recenti cadute di alberi si sono verificate puntualmente». Ma non è tutto: «Faccio notare che i livelli della centrale sono quelli di cento anni fa - dice ancora Bottarelli - e dunque noi ci riteniamo assolutamente tranquilli». Ma è ormai dalla fine del 2003, che il dottor Premoli continua a segnalare alla provincia di Lodi i pericoli derivanti da questo stato di cose: ha fatto eseguire anche uno studio da parte del dottor Pietro Quintini nel quale si afferma che «gli alberi non caduti, non essendo piante acquatiche, sono comunque destinate a morte certa causa l’asfissia del terreno dovuto all’allagamento». La scorsa estate, per cercare di tamponare una situazione ormai considerata ai limiti, il servizio strade della provincia, con l’assenso dei proprietari, ha fatto abbattere alcuni alberi ritenuti più pericolosi per la pista ciclabile e delimitare un’area lungo la pista ciclopedonale. «La provincia di Lodi - spiega ancora il dottor Premoli – tollera che da circa un anno la centrale, a differenza della altre sul canale Muzza, produce energia senza una convenzione con enti locali e privati». «Noi abbiamo già una convenzione con la regione essendo in possesso di una concessione di una derivazione di acqua pubblica» dice invece senza mezzi termini Bottarelli. E la pista ciclopedonale riaprirà dopo che la provincia avrà concluso i suoi accertamenti.

Cristiano Brandazzi

Da LA TRIBUNA DI LODI del 9 10 04

E D I T O R I A L E

COME SE NULLA FOSSE MAI ACCADUTO…

Il Comitato Alluvionati Lodi Onlus, a due anni dall’alluvione, opera ancora perché “non si dimentichi”.…

Ricorrerà, infatti, tra poco più di un mese, precisamente il 26 novembre prossimo, il secondo anniversario dell’evento più disastroso che la storia della Lodi degli ultimi secoli conosca: l’alluvione che ha messo in ginocchio la città nel 2002.

In altre occasioni negli ultimi decenni il fiume aveva esondato colpendo le zone rivierasche, ma mai aveva colpito il capoluogo con la violenza e la potenza distruttiva che la città ha dovuto conoscere.

Eppure, è come se NULLA FOSSE MAI ACCADUTO.

Non per i cittadini, che non hanno certo dimenticato, e che vivono con angosciosa attesa ogni pioggia appena un po’ più abbondante del solito…

Non per il Comitato Alluvionati, che continua con caparbia consapevolezza la sua opera, nell’intento di tenere alta la visibilità del problema in tutti i suoi aspetti e nelle molteplici sfaccettature…

Sembra invece che nulla sia accaduto se si prendono in considerazione i comportamenti delle istituzioni: parliamo soprattutto dell’Amministrazione Comunale di Lodi, che continua a voler ignorare la reale portata degli accadimenti, appellandosi ancor oggi, per le sue decisioni, ad atti a suo tempo (“prima” dell’alluvione) predisposti sulla base delle indicazioni del P.A.I.(Piano d’Assetto Idrogeologico), sulla base di studi realisticamente dimostratisi errati o carenti.

Nei quasi due anni trascorsi, il Comitato ha continuato (con l’ostinata determinazione data da controdeduzioni elaborate in maniera tecnico-scientifica da esperti) a proporre proposte alternative che, tenendo in debito conto quanto accaduto, si concretizzino in interventi per la messa in sicurezza del territorio: interventi, si badi bene, di basso impatto ambientale e di limitata portata economica.

In definitiva, essi possono essere riassunti in alcuni punti essenziali, che di seguito sono elencati:

-          Sospensione d’ogni decisione sulle opere nell’attesa, quantomeno, del Piano Stralcio definitivo relativo all’assetto idrogeologico del fiume Adda, da emanarsi a carico dell’Autorità di Bacino del Po;

-          Ridimensionamento della briglia a valle del ponte urbano e conseguente consolidamento dei piloni dello stesso ponte;

-          Necessità d’interventi di riprofilatura e rimodellazione dell’alveo del fiume;

-          Sospensione delle edificazioni in zone a rischio idrogeologico.

I contenuti di tali interventi, in maniera diffusa e documentata, sono stati sottoposti nei mesi scorsi alle autorità istituzionali (Stato, Regione, AIPO, Provincia ecc.), a vario titolo competenti, corredati da studi tecnici elaborati da ingegneri idraulici.

Ma nessun cenno di risposta è pervenuto al Comitato.

Tutto tace.

Proprio COME SE NULLA FOSSE MAI ACCADUTO.

Domenico Ossino

Presidente Comitato Alluvionati Lodi Onlus

Il Comitato alluvionati di Domenico Ossino presenta questo nuovo scritto di Nicola Bonelli,

che ribadisce con convinzione la necessità di una politica nuova per la difesa idrogeologica

Campane a martello: il pericolo è serio (leggi)

Da IL CITTADINO del 14 10 04

L’edificio dell’Isola Carolina ospiterà la direzione, gli uffici e una sala riunioni che resterà al comune 

La Colombina è del Parco Adda 

Affidata per 12 anni in cambio della ristrutturazione 

Cascina Colombina, è l’ora di rinascere. L’edificio dell’Isola Carolina che doveva diventare un ristorante, di proprietà del comune di Lodi, si trasformerà invece nella sede del Parco Adda sud, che spenderà 300 mila euro per rimetterlo in sesto, a scomputo del canone di locazione. In base alla delibera presa martedì in giunta, infatti, l’ente si occuperà di realizzare l’opera di recupero, su progetto predisposto da palazzo Broletto e per 12 anni a partire da primo novembre prossimo potrà prendere la cascina in affitto. Lo stabile ristrutturato avrà una superficie di 441 metri quadrati disposti su due piani e il Parco avrà in uso anche l’area esterna adiacente, della superficie di 296 metri quadrati. Palazzo Broletto manterrà, all’interno della struttura, 60 metri quadrati che verranno adibiti a sala per conferenze, e si vedrà garantita la sicurezza diurna del parco attraverso il servizio garantito dalle guardie ecologiche. In aggiunta, l’ente titolare della locazione si rende disponibile a visite guidate attraverso la stessa Isola Carolina e il parco del Belgiardino. Recupero edilizio e sensibilità ecologica, quindi, per un edificio che da tempo si presenta diroccato, privo del tetto, deteriorato dopo un primo tentativo di recupero, abbandonato qualche anno fa. Al piano terra della Colombina, accanto alla sala da 60 metri quadrati che resterà nelle disponibilità del comune, ci saranno l’ingresso da viale Dalmazia, la direzione del parco, la segreteria, i servizi e una piccola sala riunioni da 24 metri quadrati. Il tutto per 204 metri quadrati. Una scala, che l’ufficio tecnico del municipio ha pensato in ferro con le pedate in beole e corrimano in acciaio, porterà al piano superiore, che avrà una superficie di 237 metri quadrati. In questo spazio troveranno posto la presidenza del Parco Adda e sei uffici. Si chiude così la lunga vicenda della cascina Colombina, già casa del custode e rifugio invernale degli animali quando all’Isola Carolina c’erano caprette, pappagalli e colombe. Verso la fine degli anni novanta, a fronte del progressivo degrado del fabbricato si parlò della cascina come possibile struttura polifunzionale e sede di associazioni del settore no profit, ma successivamente, a metà del 1999, il comune cambiò idea e destinazione d’uso, aprendo la strada dell’immobile a un ristorante. Venne bandito un concorso e il 10 febbraio 2000 venne stipulato un contratto di concessione con la società lodigiana Mac Lean di Nicola Giordano. Il contratto venne però sciolto tre anni dopo a causa di ritardi accumulati nella realizzazione del ristorante-gelateria e la Colombina ritornò nelle disponibilità del comune, che ora ha deciso di affidarla al Parco Adda sud.

Arrigo Boccalari

Da Lettere al IL CITTADINO del 14 10 04

ADDA E SICUREZZA

Non trascurate le proposte degli alluvionati

Il 15 ottobre si terrà a Lodi una conferenza di servizi tra regione, provincia, comune, Autorità di Bacino e Agenzia interregionale per il Po, sugli interventi da effettuare per la messa in sicurezza dell’Adda.  Dobbiamo rilevare che, anche in questa circostanza, così come in altre, nessun invito alla partecipazione alla riunione tecnica è pervenuto  ai Comitati Alluvionati. Dopo il 15 gennaio scorso, il C.Al.Lo non è stato più né consultato né invitato ad incontri tecnici.  Riteniamo a questo punto che la motivazione vada ricercata nel fatto che le proposte alternative messe in campo non sono condivise; peraltro, nessun riscontro scritto, né favorevole né contrario, è pervenuto  da parte delle istituzioni a vario titolo competenti. Pur tuttavia non ne siamo totalmente sorpresi; d’altro canto, pare che esista già lo studio di fattibilità definivo. Già da tempo ci tocca constatare che la partecipazione attiva dei cittadini, singoli o associati, è gradita solo quando essa condivide decisioni già prese e che molto spesso l’articolo 118 della Costituzione italiana, riportante il principio di “sussidarietà”, è disatteso dagli enti pubblici nei rapporti con i cittadini. Su diversi quotidiani, nella cronaca del giugno scorso, tutti abbiamo letto che per Lodi sono stati stanziati dalla Regione Lombardia tre milioni di euro contro le alluvioni, per mettere in sicurezza la sponda destra dell'Adda. La cifra è destinata ai lavori di sistemazione della sponda destra a monte del ponte urbano. Lo studio di fattibilità dei lavori sul fiume Adda, avviato dall'Autorità di Bacino per valutare le conseguenze delle opere sul regime delle acque, ha evidenziato la necessità di interventi di «forte impatto», indispensabili per scongiurare il ripetersi di alluvioni come quella del novembre 2002.

LE NOSTRE CONSIDERAZIONI SUGLI STUDI

I risultati degli studi effettuati dall’Autorità di Bacino hanno confermato che, per le piene previste ogni duecento anni, le aree urbanizzate a monte del ponte cittadino vengono allagate, mentre a valle la situazione idraulica è influenzata dalla presenza del ponte e della briglia di consolidamento. I cittadini di Lodi si sono già espressi in questo senso: essi hanno dichiarato di non gradire interventi di «forte impatto», ma chiedono opere di ordinaria e straordinaria manutenzione che da oltre vent’anni non avviene. È di questi giorni la tragica morte di un pescatore sulla sponda destra dell’Adda, all’altezza dell’isolotto Achilli, che a nostro avviso è da addebitare alla mancata manutenzione ordinaria. Crediamo nell’opportunità che La Procura della Repubblica di Lodi si attivi nell’aprire un’indagine per verificare lo stato di dissesto delle sponde dell’Adda nel tratto urbano e le possibili responsabilità di coloro ai quali compete la manutenzione. Si vogliono innalzare argini (e conseguentemente i livelli idrici), così le piene che sono dichiarate “di ritorno ogni duecento anni”  (ma a nostro avviso non si tratta di dati realistici allo stato attuale, visto come sono abbandonati i fiumi) continueranno ad alluvionare il territorio di Lodi. Sicuramente, in caso di piena, avremmo l’esondazione ancora più a monte, rilevato che in città si intende alzare gli argini. Pensiamo che i cittadini a valle del ponte urbano non siano così felici che vengano alzati argini a monte del ponte. Abbiamo già riportato, in un precedente comunicato ai cittadini e alla stampa, il pensiero dell’AIPO, che si traduce nell’idea che non si possa intervenire in modo concreto sull’Adda, altrimenti potremmo avere, a parer loro, un nuovo “Polesine”. Perché se l’Adda porta troppa acqua e in modo veloce al Po allora sono guai. In pratica, è meglio alluvionare aree della pianura padana una volta a Lodi, un’altra volta altrove, piuttosto che eseguire interventi risolutori (ma, vogliamo sottolineare, possibili senza indizione di appalti faraonici).

L’ESEMPIO DEL PIEMONTE

Si tratta di un esempio emblematico di come agiscono tutti questi enti che non hanno responsabilità alcuna. Per il Tanaro in Piemonte nel tratto urbano di Alessandria, l’AIPO ha affidato uno studio per il  problema della sicurezza della città dalle alluvioni al Dipartimento di idraulica dell'Università di Genova, cioè al professor Giovanni Seminara, con i suoi collaboratori professor Marco Colombini e inge­gneri Annunziata Siviglia e Bian­ca Federici. Lo studio, pervenuto nei giugno scorso al Comune interessato, propone un canale nel Tanaro, profondo 3 metri, largo 100, nel tratto urbano dal ponte della Ferrovia a quello degli Orti. Il passaggio del Tanaro in Alessandria è a rischio per la presenza di diversi ponti, e in un certo modo rispecchia la situazione di Lodi. Vediamola questa soluzione: essa si propone di uni­formare larghezza e profondità dell'alveo del Tanaro nel tratto dal primo ponte all’ultimo. Il gruppo del professor Seminara spiega che l'alveo del Tanaro sino al primo ponte è largo 100 metri, tra questo e il secondo ponte sale a 200 ed a valle si stringe a 67. Questo stretto-largo-stretto, senza conta­re la «soglia» si cui appoggia un ponte (il Cittadella), causa depositi sul fon­do sia a monte che a valle. Lo studio indica che bisogna scavare dal primo ponte fino a valle dell’ultimo per uniformare a tre metri la profondità del fiume. Dunque fra il primo ponte e l’ultimo bisogna realizzare questo canale largo 100 metri e profondo 3 che deve proseguire anche a valle dell’ultimo ponte con l'eliminazione del restringimento dovuto ad un promontorio. Ora, la giunta comunale di Alessandria si trova nelle condizioni di dover decidere se seguire l'invito dell'AIPO e procedere a redigere il progetto esecutivo, così come indicato dal Dipartimento Idraulico di Genova, o eliminare un ponte (il Cittadella), che è la causa dell’innalzamento dei tiranti idrici in città. Obiettivo quest'ultimo sollecitato da quanti ritengono indispensabile intervenire sul ponte per garantire la sicurezza della città, osteggiato da chi invece lo vuole conservare a tutti i costi. Di questa soluzione sarebbe felice Jerry Lewis, che nel '68 girò il film «Non alzare il ponte, abbassa il fiume». Ma lui era un comico (del genere «demenziale»): qui invece ci troviamo di fronte a studi di esperti. C'è nel progetto, a ben vedere, una saggezza antica. E' dal '94 che molti alessandrini e lodigiani si trovano accomunati nell’affannosa necessità di ripetere, inutilmente, che i letti dei fiumi si sono alzati, che vanno dragati, che bisogna eliminare i depositi. Finalmente ne convengono anche i professo­ri d'idraulica. La loro soluzione però sembra impegnativa nella sua rigidità: non basta scavare qua e là come si faceva una volta, ci sono misure precise da rispettare.

LA SITUAZIONE A LODI

Per Lodi, il Comitato Alluvionati Lodi Onlus, a conclusione dell’Assemblea Pubblica tenutasi il 3 giugno scorso, durante la quale fra l’altro in modo chiaro è stato spiegato ai residenti del Pratello le ragioni del ricorso al Tar contro il Comune di Lodi a proposito delle chiaviche che lo stesso vuole realizzare (spiegazione che è stata peraltro accolta in modo positivo dai cittadini che avevano manifestato la necessità di conoscerne le motivazioni)  ha proposto:

- l’approvazione da parte della Giunta della moratoria richiesta dal comitato;

- l’abbassamento della briglia a valle del ponte cittadino;

- il consolidamento dei piloni del ponte cittadino, a causa di buche di ben 7/8 metri a valle nelle immediate vicinanze dei piloni (buche che paiono realisticamente minare la stabilità);

- la riprofilatura longitudinale dell’alveo a monte e a valle del ponte per ripristinare la naturale pendenza dell’alveo oggi mutata per effetto della briglia (sovralluvionamenti a monte e buche a valle);

- la riprofilatura trasversale dell’alveo al fine di assicurare:

- un’idonea sezione di deflusso in grado di far defluire anche le portate critiche di piena;

- il contenimento dei tiranti idrici nell’ambito degli attuali argini;

- l’eliminazione dei sovralluvionamenti nella parte concava delle anse che costringono la corrente ad erodere pericolosamente le sponde nella zona convessa e a reincidere il fondo alveo;

- la colmata delle reincisioni d’alveo nella parte convessa delle anse al disotto delle protezioni di sponda che sono scalzate e gravemente compromesse nella loro stabilità;

- l’asportazione dei sovralluvionamenti presenti, in sponda sinistra, a monte e a valle del ponte cittadino al fine di rendere idraulicamente efficaci ed utili tutte le 9 luci disponibili (oggi, solo 6 sono libere ed efficaci ai fini del deflusso).

Ribadiamo fermamente il nostro no a opere di forte impatto, che invece di mettere in sicurezza la città la rendono ancora più a rischio; perché di fatto:

- sposterebbero solo più a monte di Lodi i punti critici di esondazione;

- provocherebbero l’innalzamento dei livelli idrici in corrispondenza di Lodi con tutto ciò che questo comporta in termini di risalita della falda e di rigurgito delle rogge e delle fognature ma, soprattutto, impedirebbero l’immediato rientro in alveo delle acque sondate, le quali si troverebbero costrette a corrivare extralveo lungo Lodi e sino a valle di Lodi dove, terminati finalmente i sopralzi degli argini, avrebbero la possibilità di ritornare in alveo. Rilevato che il ponte urbano, come sopra riportato, allo stato attuale si presenta in criticità, compromesso da fenomeni di approfondimento del fondo alveo, rammentiamo all’amministrazione di Lodi, che le disposizioni dell’art. 19 delle “Norme di attuazione del Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico (PAI)” pongono a carico degli Enti proprietari delle opere di attraversamento (ponti, e rilevati) l’obbligo di verificarne la compatibilità idraulica e individuare gli interventi strutturali di adeguamento necessari. Alla luce di tutto quanto sopra considerato, diventa ovvio chiedere che prosegua il dialogo democratico e costruttivo intrapreso con i comitati. Perché sottovalutare la proposta del C.Al.Lo, supportata da analisi tecnico-scientifiche elaborate da tecnici esperti di idraulica, e non farla diventare il progetto per Lodi?

Domenico Ossino

Presidente Comitato Alluvionati Lodi Onlus c.al.lo@tin.it

Da IL CITTADINO del 15 10 04

Il terrapieno, costruito in zona esondabile, doveva servire alla festa de l’Unità 

I Ds ora chiedono di regolarizzare il parcheggio abusivo sull’Adda 

Il terrapieno realizzato abusivamente in via del Capanno tra la fine di marzo e l’inizio di aprile come parcheggio per le feste dell’Unità potrebbe essere rimanere dov’è. È una possibilità che il sindaco Aurelio Ferrari non esclude: «Il terrapieno potrebbe restare lì, se vi sono le condizioni perchè rimanga in sicurezza. Stiamo valutando quali possano essere i lavori da eseguire a questo scopo». L’ordinanza di palazzo Broletto del 7 luglio che imponeva la rimozione della terra entro il 6 ottobre è rimasta lettera morta e tra comune e proprietà è iniziata una trattativa portata avanti dai legali, che giovedì mattina hanno incontrato i tecnici dell’ufficio comunale. A chiedere che tutto rimanga così sono Angelo Ferrari, presidente della Servizi Generali, cooperativa vicina ai Ds (partito di maggioranza nella coalizione di centrosinistra al governo cittadino) proprietaria dell’area, e Francesco Zoppetti, dirigente dei Ds, in qualità della Immobiliare del Lodigiano, proprietaria dell’area del Capanno, dove si tiene la festa dell’Unità. Partendo dalla premessa «che l’area è limitrofa all’area sulla quale sono da anni ospitate manifestazioni pubbliche che coinvolgono un numero elevato di presenze e che si è reso sempre più indispensabile un congruo spazio di parcheggio» e che «detta area è oggetto di accordi che verranno formalizzati in eventuale atto di convenzione tra le proprietà con la limitrofa area del Capanno al fine di un suo utilizzo a parcheggio pubblico», Zoppetti e Ferrari chiedono «la sospensione del provvedimento al fine di concordare la stesura di un atto convenzionale tra comune e proprietà scriventi che metta a disposizione in modo formale e regolamentato l’intera area anche per un suo utilizzo per finalità pubbliche». Il sindaco non esclude questa ipotesi: «In quella zona c’è la necessita di un’area di parcheggio che possa accogliere le auto lasciate lungo la strada, nei fine settimana». Il tutto, però, è iniziato senza uno straccio di autorizzazione, in zona esondabile: «C’è stata della leggerezza - commenta ancora il primo cittadino -. Non sono state fatte le giuste valutazioni sul tipo di lavoro e sulla necessità di adeguate autorizzazioni». Sulla faccenda pesa anche la consulenza stilata dall’ingegnere Silvio Rossetti, consulente per palazzo Broletto in materia di rischio idrogeologico. In caso di piena minore potrebbero esserci «significativi fenomeni di deviazione della corrente da parte del volume di riempimento che potrebbe funzionare da ostacolo del deflusso di piena (...) ciò, ovviamente, a discapito delle zone e in particolare, delle abitazioni, adiacenti all’area».

Fabrizio Tummolillo

Da Lettere al IL CITTADINO del 15 10 04

I Parchi hanno bisogno di vera tutela, non di passerelle 

Lettera del presidente del Parco Adda Sud all’assessore regionale all’ambiente, in occasione della “2ª Conferenza regionale delle aree protette”.«Caro assessore Nicoli Cristiani, riscontro il suo gentile invito assicurando la mia presenza a Soncino. Devo purtroppo rilevare che il ruolo di “vetrina” sembra essere l’unica funzione che la conferenza vuole raggiungere, si presentano “eccellenze” che noi tutti salutiamo con orgoglio perché sono innanzitutto il frutto del lavoro e dell’impegno dei Parchi regionali, ma chi ha organizzato l’evento ha dimenticato i veri contenuti di una conferenza dei Parchi. La conferenza è un’altra cosa, è un luogo dl confronto, scambio e analisi di esperienze, progetti e lavori, è luogo di dibattito e di relazione, è luogo di sistema e di rilancio degli obiettivi comuni. In questi giorni poi, per una sconcertante coincidenza, in una commissione consigliare della regione Lombardia si sta lavorando su un nuovo progetto di legge quadro che frantuma gli enti Parco e ne espropria il patrimonio: e poi si invitano gli stessi Parchi ad una “passerella” a Soncino. In realtà non serve il silenziatore oggi, quando pochi mesi fa abbiamo sentito suonare le sirene; non serve eludere il confronto ed inventarsi effetti speciali. Si sta perdendo ancora una volta un’occasione per lavorare insieme: regione e Parchi regionali. Se la regione Lombardia vuole parlare dei “suoi” Parchi lo faccia almeno elaborando una proposta di legge avanzata, se non altro per rispetto verso i contenuti innovativi dell’attuale 86/83, e soprattutto valorizzi le esperienze, le risorse, le idee e i progetti che in vent’anni sono cresciuti e si sono rafforzati nei parchi della Lombardia. È ovvio che si possono trovare “eccellenze” ma è davvero strano che si voglia dimenticare che i Parchi sono prima di tutto quotidiano equilibrio tra salvaguardia e sviluppo, investimenti e valorizzazione del territorio. A Soncino è giusto esserci, ma alla conferenza delle aree protette non ci sarà nessuno, perché nessuna assise di questo tipo è stata convocata».

Attilio Dadda Presidente Parco Adda Sud

Da L’ECO DI BERGAMO del 15 10 04

Ardenno, ormai in dirittura d'arrivo il progetto anti alluvione

Entro tre anni saranno realizzate le opere per la via di fuga all'invaso sull'Adda che scongiureranno allagamenti in caso di forti piogge

Ardenno punta sulla prevenzione contro gli allagamenti

ARDENNO Per la via di fuga del piano della Selvetta dopo 17 anni dall'alluvione è veramente arrivata l'ora decisiva. Venerdì sera in una sala consiliare affollatissima il sindaco di Ardenno Enzo Innocenti e l'assessore ai lavori pubblici della Comunità montana di Morbegno Giacomino Rebuzzi hanno illustrato la tempistica di quale sarà il gigantesco intervento di messa in sicurezza che da una parte dovrebbe superare l'annoso problema dello sbarramento dell'invaso Enel che provocò nell'87 l'allagamento della piana e dell'abitato di Ardenno e dall'altra rilanciare in termini di espansione urbanistica tutta l'area a sud della linea ferroviaria. Sedici miliardi di vecchie lire l'impegno di spesa complessivo dell'opera pubblica per la quale la cronaca ha riferito di continui braccio di ferro tra Enel ed enti locali, ente comprensoriale in primis per la scelta tecnica dell'intervento che Cm e Comuni volevano a tutti i costi a “cielo aperto”. La lunga battaglia nel '98 è stata vinta dagli amministratori locali mentre l'Enel, dopo ricorsi e contro ricorsi è stata costretta ad accettare la soluzione economicamente più onerosa per lei, ma che avrebbe assicurato un futuro più tranquillo alla popolazione che gravita intorno alla piana. «La Regione ci ha garantito che entro 15 giorni avremo in mano il decreto definitivo che ci consentirà di partire con le pratiche d'appalto – ha informato Rebuzzi – dopodiché entro fine anno saremo in grado di assegnare i lavori e partire con i primi mesi del 2005». Per quanto riguarda i tempi, il professor Silvano Franzetti, progettista dell'opera insieme agli ingegneri morbegnesi Roberto Marchini e Luca Gadola, ha spiegato che ci vorranno tre anni per completare l'intero tracciato della via di fuga andando a ritroso dallo sbarramento dell'Enel verso est, collegandosi immediatamente alla parte già realizzata dal gestore dell'impianto idroelettrico. Già da lunedì partiranno le pratiche per l'occupazione dei terreni necessari al completamento dell'intervento, un punto che interessava in modo particolare i privati cittadini intervenuti all'assemblea. A lato del canale sarà infatti prevista una fascia di terreno con pendenza dal 3 al 6% che servirà a far defluire l'acqua in caso di forti precipitazioni, ma che di fatto continueranno a restare di proprietà privata. «Visto che i terreni agricoli subiranno un deprezzamento – ha spiegato il sindaco Innocenti – la Cm ha previsto un indennizzo che sarà versato ai legittimi proprietari così come il valore del mancato raccolto per il tempo di occupazione». Nella piana il ministero dell'Ambiente ha imposto l'inserimento di una zona umida dove sarà piantato un canneto.

Maria Cristina Pesce

Da www.legambiente.org del 15 10 04

Soncino - Conferenza Regionale sulle Aree Protette

LEGAMBIENTE ALL'ASSESSORE NICOLI CRISTIANI: SUI PARCHI UN VERO RILANCIO, NON UNA FINTA RIFORMA

La Lombardia da “prima della classe” alla bassa classifica in fatto di tutela delle aree protette

“Parchi lombardi, finte riforme no, vero rilancio sì”. Con questo slogan questa mattina Legambiente ha manifestato alla Conferenza delle Aree Protette, organizzata a Soncino (CR) dalla Regione Lombardia. Nel mirino di Legambiente la proposta di legge di riforma delle aree naturali protette della Lombardia, di cui sta per iniziare la discussione in Consiglio Regionale. “Questa legge è il modo peggiore per concludere un decennio di continui arretramenti in quella che, fino ai primi anni '90, era l'indiscussa leadership nazionale della Lombardia nel sistema nazionale delle aree protette – si legge in una nota dell'associazione -. In questi lunghi anni abbiamo visto solo leggi e provvedimenti che hanno ridimensionato i parchi regionali lombardi, ora c'è bisogno di politiche e programmi di rilancio, non dell'ennesima legge ammazza parchi. Chiediamo all'assessore Nicoli Cristiani di avviare un vero confronto con gli enti gestori, le associazioni e le parti sociali per il rilancio delle aree protette regionali”. Primo punto della discordia, la propaganda della Regione che continua ad affermare di essere ricca di verde protetto, ben il 25% del territorio. Questo era vero in passato: grazie alle leggi dal 1996 ad oggi, i 4/5 di questo territorio non beneficia di effettive garanzie, nemmeno nei confronti dell'abusivismo. Il provvedimento lombardo sul condono edilizio, ad esempio, prevede limitazioni alla sanatoria di abusi solo nelle aree di riserva o di parco naturale, territori di massima naturalità, che complessivamente riguardano meno del 2% del territorio regionale. Ma gli aspetti controversi sono anche altri. Nelle aree di parco regionale non sono previste specifiche discipline urbanistiche, la caccia è consentita senza alcuna differenza rispetto ai territori non protetti, non è obbligatoria la Valutazione di Impatto Ambientale. Di fronte a una simile inconsistenza in fatto di tutela, perfino il Ministro Matteoli non ha potuto riconoscere le aree protette lombarde, estromettendole dall'Elenco Ufficiale pochi mesi dopo l'approvazione dell'ultima riforma voluta da Nicoli Cristiani, la legge regionale 11/2000. Gravissimi poi sono i ritardi lombardi nel recepimento delle direttive comunitarie in materia di biodiversità, da cui i numerosi procedimenti di infrazione aperti dalla Commissione Europea. “L'assessore Nicoli Cristiani e la Giunta Regionale concludono il loro secondo mandato con un bilancio gravemente negativo in materia di parchi – conclude Legambiente -. E' impossibile non rendersi conto di un risultato così disastroso, ora è necessario ripartire con nuovi e incisivi programmi per le aree protette regionali, a cominciare da nuove modalità di gestione”.

L'Ufficio Stampa LEGAMBIENTE

Da VARESENEWS del 15 10 04

Milano - Affondo di Verdi e Ds sui costi dei convegni naturalistici gestiti dalla Regione

Parchi Lombardi: «Finanziamenti solo per la propaganda»

Si è svolta oggi la 2° Conferenza regionale sulle aree protette organizzata dalla Regione a Soncino (Cr). Il costo organizzativo e mediatico di questa giornata è stato di 250.000 euro. Poco meno di quanto riceve dalla Regione, per il proprio funzionamento, un parco regionale in un anno (ad esempio l’Adda Sud riceve dalla Regione 300.000 euro l’anno). Un costo esorbitante, comunque, per una giornata di convegno, ma ancor più paradossale se investito su un tema sul quale la Regione ha avviato da anni, sistematicamente, solo politiche distruttive approvando leggi che ridimensionano e indeboliscono i parchi e tagliano fondi. «Se oggi l’Assessore Nicoli Cristiani – dichiarano i consiglieri Monguzzi (Verdi) e Cipriano (Ds) - può ancora parlare di un sistema di aree protette lombardo è solo rifacendosi a quanto è stato fatto prima del suo arrivo, alle politiche di protezione e istituzione di parchi che si sono sviluppate dall’83 fino al 95 e che hanno portato la Lombardia all’avanguardia in Italia. Dal ’95 ad oggi è stato avviato uno smantellamento scientifico, pezzo dopo pezzo. L’ultimo capitolo la regione tenterà di giocarlo entro la fine di questa legislatura con un progetto di legge, ora in commissione, che decreta definitivamente la fine dei parchi come sistema e connessione di aree. Sempre più chiara la filosofia di questa giunta: parchi francobollo, piccole oasi di natura». «Ciò che cercheremo di fare come centrosinistra – continuano i due consiglieri – è di impedire l’approvazione di questa nuova legge e per fare questo chiediamo la massimo appoggio delle associazioni, dei cittadini, degli agricoltori e dei parchi stessi». Monguzzi e Cipriano hanno anche presentato un’interrogazione regionale per chiedere delucidazioni sulla cifra spesa per il convegno.

Da IL CITTADINO del 16 10 04

San Giuliano Un libro invita a scoprire le bellezze nascoste del fiume  

La valle del Lambro un gioiello che aspetta di essere rivelato  

San Giuliano È raro che ci si senta invitare ad un viaggio "Lungo il Lambro". Eppure per una volta succede grazie all'idea di Roberto Cassago e Alberto Palazzo e grazie all'impegno economico dell'Associazione amici del Lambro con sede a san Giuliano Milanese. La proposta prende forma nel bel volume dal titolo citato, che ci porta a ripercorrere "storia, curiosità e immagini" del fiume più maltrattato d'Italia. Il progetto era in cantiere da tempo. Si parlava di un atlante storico geografico della valle del Lambro e in effetti, scorrendo le pagine, ci si accorge che proprio di questo si tratta. Sono gli stessi promotori a dichiararne lo scopo preciso che è quello "di avvicinare le istituzioni e le popolazioni del Lambro e che consiste nel raccontare la storia, anche con immagini fotografiche, dei 46 comuni anche rivieraschi a sud di Milano". Il volume è costruito a schede monografiche. Ogni pagina presenta un comune rivierasco del Lambro in ordine alfabetico, suddiviso nelle tre province di Lodi, Milano e Pavia. Si parte da Bascapè per arrivare a Villanterio. Per ogni paese è raccontata la storia, la geografia e sono ricordate le sagre e le fiere. Ogni tre tappe poi ci si ferma per approfondire un tema particolare: si passa dalla gita sul Lambro al dialetto meneghino, dalla curiosa manifestazione del lancio delle uova a Quartiano ai santi Rocco e Sebastiano invocati contro la peste, dalla cascina lombarda alla discoteca in oratorio di Quartino per arrivare a toccare temi più vicini all'interesse ecologista come la pagina intitolata "Per non dimenticare: la Gazzera di Cerro al Lambro" o la scheda dedicata alla depurazione dei rifiuti. L'ultima scheda è significativamente intitolata "Fiume Lambro: non abbassiamo la guardia" e propone una riflessione sullo stato del fiume ora che si è quasi al termine della costruzione del depuratore di Nosedo. La pagina fa il punto della situazione di un fiume che permane grave: "Secondo gli ultimi dati di Legambiente infatti il Lambro, fino a Salerano, è considerato di classe quinta (il peggio della graduatoria) mentre da Salerano ad Orio Litta, cioè alla foce, è considerato di classe terza: questo dato sembrerebbe indicare, sempre secondo Legambiente, che nel sud non ci sono scarichi abusivi ed il fiume riesce ad autodepurarsi". Nelle conclusioni gli autori, giornalisti entrambi oltre che ambientalisti, lanciano una proposta: individuare gli scarichi abusivi delle aziende nelle acque del Lambro, compiendo ispezioni con natanti attrezzati. La proposta è sentita da più parti e forse verrà messa in pratica. Gli amici del Lambro hanno ottenuto il bel risultato di ridare unità geografica e culturale ad una terra, la valle del Lambro, che finisce per essere spezzettata in tanti altri ambiti territoriali e che è sempre in attesa della nascita del parco, un progetto che interessava la zona da Melegnano alla, foce caldeggiato da anni dal Wwf, ma che non ha ancora visto progressi. L'associazione sangiulianese non è certo nuova a questi risultati ma è nota per il suo attivismo. Infatti è quasi pronto "il portale del Lambro" versione Web dell'importante lavoro.

Cristoforo Veccchietti

Da Lettere al IL CITTADINO del 18 10 04

ADDA E SICUREZZA

In riva sinistra quelle opere sono attese

Egregio direttore, nel testo di un articolo sulle opere previste a difesa dalle esondazioni del fiume per la riva sinistra sono riportate “opinioni”, genericamente attribuite ai “comitati alluvionati”, che, per quel che riguarda il Comitato alluvionati riva sinistra, sono del tutto inventate. In particolare: «I progetti sulla riva sinistra… non sembrano incontrare il favore dei Comitati alluvionati, a loro volta autori di uno studio tecnico che consigliava di lasciar perdere l’innalzamento di nuovi argini…». Non so cosa intenda, chi ha redatto lo scritto, per “Comitati alluvionati” e non so, ad oggi, quanti comitati alluvionati ci siano in Lodi, so per certo però che ne esistono almeno due: il Comitato alluvionati Lodi onlus, che fa riferimento a Domenico Ossino, e il Comitato alluvionati riva sinistra per il quale sto scrivendo queste righe. Mi sembra chiaro ed evidente che, dopo aver chiesto a gran voce le opere necessarie per la messa in sicurezza dei quartieri oltre Adda, solo un attacco di pura follia potrebbe farci apparire del tutto inutili l’argine all’ex Sicc e la pista ciclabile sulla Sp 25! Neppure siamo autori o committenti di qualche studio tecnico, in quanto siamo sempre stati del parere che sia dovere e compito preciso delle “istituzioni” individuare come proteggere i propri cittadini. Nel testo vi è scritto anche: Spiega Domenico Ossino, portavoce dei Comitati». Quali “Comitati” mi perdoni signor direttore? Non mi risulta che il Comitato riva sinistra sia sciolto o confluito in altri comitati ma, se il suo giornalista avesse notizie in proposito che io non conosco, la prego di portarle anche alla mia conoscenza. Ed ancora: «ma se il tecnico dei Comitati». No, il Comitato riva sinistra non ha nessun tecnico, siamo del parere che, data la quantità delle variabili che possono causare le piene (alcune delle quali probabilmente giungono da molto lontano, come l’antropizzazione ed i cambiamenti climatici) non basterebbe un tecnico a indicare la soluzione ma occorrerebbe, almeno, lo studio di un “Politecnico Universitario”. L’articolo, così come è scritto, rischia di far apparire che gli alluvionati non vogliono opere per la messa in sicurezza del territorio così come starebbero per avere inizio. Non è così signor direttore, questo posso assicurare senza tema di smentita, lo so perché quotidianamente sono fermato da concittadini che chiedono notizia sull’inizio di questi lavori. Desidero pertanto sia chiara ai lettori l’importanza che rivestono, per i quartieri oltre fiume, l’argine all’ex Sicc e la pista ciclabile per Boffalora d’Adda, tanto da indurre i residenti ad immaginare una forte mobilitazione nel caso in cui queste opere non abbiano inizio al più presto.

Carlo Bajoni Comitato Alluvionati Riva Sinistra Lodi

Da IL CITTADINO del 19 10 04

Guardamiglio L’esercitazione notturna ha coinvolto Livraga e Somaglia 

Tre gruppi della protezione civile superano l’esame dell’alluvione 

Guardamiglio Sirene e lampeggianti nel buio della notte, tra cascine allagate, persone disperse e materiale tossico nei campi. Nulla di reale, per fortuna, ma i gruppi di protezione civile di Guardamiglio, Livraga e Somaglia erano pronti a intervenire. L’esercitazione congiunta ha avuto luogo nella notte tra sabato e la domenica, una prima assoluta: «A parte l’obiettivo di testare uomini e mezzi nelle ore notturne - spiega il vicesindaco di Guardamiglio, Francesco Merli - è proprio il coordinamento fra i diversi gruppi che va continuamente migliorato, perché di fronte alle emergenze si opera tutti assieme». Come fu a Lodi, nel 2002: «Proprio così - testimonia Giuseppe Rapelli, responsabile del gruppo di Livraga - e ancor prima, nell’ultima esondazione del Po». È dalle emergenze di questi ultimi anni che i gruppi di “tute arancioni” hanno iniziato a crescere: «Sia in termini di abilità ed esperienza sia in termini di rispetto da parte della gente, che ha imparato ad apprezzarci», testimonia Giulio Vaselli, coordinatore del gruppo di Guardamiglio, che con i suoi dieci anni di vita, i 35 iscritti e con i mezzi dei quali dispone, è uno dei comitati più attrezzati in provincia. A Livraga il gruppo è nato nel ‘99 e raccoglie una quindicina di uomini, mentre a Somaglia è più vecchio di una anno e gli iscritti sono addirittura 35, anche se, lamenta il coordinatore Mirko Croce, «non tutti sempre attivi e partecipi». In totale erano una quarantina i volontari coinvolti dall’esercitazione di sabato: alle 17 è stato allestito il campo base nei pressi del cimitero di Guardamiglio, con la posa di tende, di cucina da campo e con le torri faro per la notte. Nel tardo pomeriggio il primo allarme, che ha fatto scattare gli attrezzatissimi minibus e le jeep della task force: durante la notte le altre due emergenze, una in territorio di Livraga, l’altra nella zona golenale di Guardamiglio: «Gli uomini sono stati impegnati fino alle due di notte - spiega Merli - e alle 9,30 del mattino di domenica, come da programma, il campo era già stato sgomberato. La responsabilità delle operazioni veniva passata da un coordinatore all’altro, a seconda del territorio che ospitava lo scenario». Prossimi appuntamenti? «Esercitazioni comuni ne faremo ancora. Intanto ogni gruppo allestisce autonomamente tre o quattro simulazioni all’anno».

Paolo Migliorini

Da IL CITTADINO del 20 10 04

Dadda contro la legge che smantella i parchi «Un regalo al demanio»

Critiche dure anche da Legambiente

Quella legge non sa da farsi. Sin troppo facile parafrasare Alessandro Manzoni per esprimere la posizione di associazioni ambientaliste come Legambiente e di enti di tutela ecologica come il Parco Adda Sud contro il nuovo piano generale delle aree protette regionali. Il progetto di legge proposto dall’assessore all’ambiente Franco Nicoli Cristiani, approvato dalla giunta regionale nel dicembre scorso, deve ancora essere discusso in consiglio regionale e comincerà ad essere esaminato dalla commissione consiliare sesta che oggi ha convocato in audizione le associazioni ambientaliste e nelle prossime settimane ascolterà anche i referenti dei ventuno parchi regionali. Presentato nello scorso fine settimana in un convegno a Soncino, in provincia di Cremona, il progetto di legge non piace al presidente del Parco Adda Sud Attilio Dadda entrato pesantemente in polemica con l’assessore Nicoli Cristiani: «L’assessorato regionale - sostiene Dadda - ha ridotto a semplice passerella dei Parchi la conferenza delle aree protette convocata a Soncino proprio mentre sta lavorando ad un progetto di legge quadro che frantuma gli enti parco: sicuramente la legge del 1983 attualmente in vigore su questa materia va aggiornata, ma andavano salvaguardate le intuizioni e le linee guida che avevano consentito alla regione Lombardia di essere all’avanguardia del settore della tutela ambientale; la normativa vigente è stata presa ad esempio da altre regioni come la Campania ed il Piemonte». Il presidente Dadda entra poi nello specifico di alcuni aspetti a suo giudizio peggiorativi della legge attuale: «Si vuole passare al demanio lombardo il patrimonio dei parchi, che però non è stato acquisito solo con fondi regionali ma anche con risorse economiche dei comuni, dello stato e dell’Unione europea; si sviliscono le sanzioni per i danni ambientali, che rischiano di perdere la loro valenza di deterrente nei confronti di certi comportamenti. Si rimettono in discussione i confini dei parchi in ogni piano quinquennale e soprattutto manca una visione prospettica e programmatica: manca completamente il concetto di “sistema parco” che punta alla creazione di una rete naturale attraverso corridoi ecologici di collegamento fra le varie aree protette». Assieme ad altri suoi colleghi presidenti di parchi Dadda è intenzionato a proporre una serie di emendamenti al progetto di legge dell’assessore Nicoli Cristiani, per cercare di migliorarlo prima della definitiva approvazione. Ancor più drastico Andrea Poggio di Legambiente, associazione che parteciperà alle audizioni odierne in commissione sesta: «Questa è una brutta proposta di legge che peggiora quella precedente trasformando i parchi in semplici apparati burocratici: chiediamo che la discussione sulle aree protette sia rimandata a dopo le prossime elezioni regionali. Piuttosto che spendere oltre 200 mila euro per una inutile conferenza come quella di Soncino, l’assessorato regionale dovrebbe distribuire più fondi ai parchi».

Daniele Perotti

Da IL  CITTADINO del 22 10 04

Senna Domenica mega addestramento per la colonna mobile regionale 

La protezione civile si mobilita, esercitazione contro le calamità 

Senna Domenica 24 ottobre, presso il centro provinciale della protezione civile della Fircb Ser a Mirabello di Senna presso le ex scuole elementari, la colonna mobile protezione civile della regione Lombardia sezione telecomunicazioni e sezione segreteria/comando, effettuerà una giornata di addestramento specialistico nel Lodigiano. Si tratta di un gruppo di volontari provenienti da cinque associazioni di volontariato altamente specializzate con procedure di allertamento rapidissime (due ore per il nucleo di valutazione e sei ore per i restanti volontari) in grado di intervenire in moto totalmente autosufficiente per i vari eventi tipici per cui è richiesto l’intervento della protezione civile in ogni parte d'Italia. La forte preparazione e il tipo di addestramento dei volontari della Colonna mobile regionale li rendono, in ogni caso, capaci di dare risposte operative di soccorso o di mitigazione dei danni anche a fronte di scenari improvvisi e di nuove tipologie di disastri o di necessità. In questo particolare corpo di élite della protezione civile Lombarda composto da circa 250 volontari vi sono 15 volontari lodigiani, la maggior parte della Fircb e addetti alle telecomunicazioni e alla gestione della segreteria/comando, mentre gli altri sono specialisti nei servizi tecnici come fornitura di energia elettrica, acqua potabile, gas. Oltre alla Fir Cb (i radioamatori) regionale fanno parte di questo corpo anche l'Associazione nazionale alpini (Ana) con i compiti di logistica e logistica avanzata, l'ospedale da campo aviotrasportato dell'Ana, il parco del Ticino con compiti di antincendio e soccorso tecnico, il corpo volontari dell'Aem di Milano con compiti relativi ai servizi tecnici, energia elettrica, acqua e gas, e l'Anpas ( pubbliche assistenze ) per il supporto sanitario. La capacità di intervento della colonna mobile Regionale è stato ampiamente dimostrata nel 2002 con l'intervento nel comune di Ripabottoni (Campobasso) completamente lesionato dal terremoto e con circa 800 senza tetto. La colonna mobile regionale nello spazio di un mese, dopo aver installato una tendopoli per la popolazione sfollata, aver puntellato tutte le abitazioni instabili, ha ristrutturato anche un vecchio albergo in cemento armato, dove tutti i cittadini che nel frattempo non avevano trovato sistemazione presso eventuali parenti, hanno potuto trovare un ricovero fisso e sicuro. La giornata, che si terrà nel centro provinciale protezione civile della Fir Cb, si articolerà con una prima lezione in aula in cui verranno ricordate le procedure di attivazione, la formazione della colonna, le varie attività della colonna ed una serie di esercitazioni pratiche che vanno dallo montaggio e smontaggio di una tenda, all'allestimento segreteria da campo e centro comando, fino a prove di guida su terreno accidentato e fuoristrada.

Francesco Dionigi

Da Lettere al IL CITTADINO del 22 10 04

CONFERENZA PARCHI

Un assurdo Spreco di risorse

Vorrei riprendere l’articolo critico del presidente del Parco Adda Sud, Attilio Dadda, pubblicato venerdì 15 ottobre in occasione della seconda “Conferenza regionale delle aree protette”, organizzata dalla regione Lombardia a Soncino il 14 ottobre. Questa conferenza, come ha giustamente affermato Dadda, anziché essere un luogo di confronto, di scambio e analisi di progetti e lavori, luogo di dibattito e di rilancio di obiettivi comuni, ha avuto come unica funzione quella di vetrina e di immagine. Oltre a questo, però, occorre denunciare il costo organizzativo e mediatico di questa giornata, che stato di circa 250.000 euro. Poco meno di quanto riceve dalla regione, per il proprio funzionamento, un parco regionale in un anno, come ad esempio il Parco Adda Sud, che riceve 300.000 euro. Un costo esorbitante, che ha indotto i consiglieri regionali Carlo Monguzzi dei Verdi e Cipriano dei Ds a presentare una interrogazione in merito. Questo costo, per una sola giornata di convegno, diventa ancora più insopportabile se si pensa che è stato investito su un tema nel quale la regione Lombardia ha avviato da anni, ormai sistematicamente, solo politiche distruttive, approvando leggi di ridimensionamento, indebolendo il sistema Parchi e tagliando fondi. Dal ‘95 ad oggi è stato avviato uno smantellamento scientifico pezzo dopo pezzo. L’ultimo capitolo di questa politica sarà tentato entro la fine della legislatura, con un progetto di legge, ora in commissione, che decreterà definitivamente la fine dei Parchi come sistema e connessione di aree. Sempre più chiara la filosofia di questa giunta: i parchi francobollo, sempre più piccole oasi di natura. Bisogna impedire l’approvazione di questa nuova legge, chiedendo l’appoggio e il coinvolgimento delle associazioni ambientaliste, dei cittadini, degli agricoltori, degli enti locali e dei Parchi stessi, se vogliamo veramente che Parchi (come dice Dadda, con il quale concordiamo) siano fondamentali nel quotidiano equilibrio tra salvaguardia, sviluppo, investimenti e valorizzazione del territorio. Come Verdi per il Lodigiano siamo e saremo sempre alleati fianco dell’ente Parco Adda Sud, di chi si batte per la tutela e valorizzazione del patrimonio agroforestale del territorio lodigiano.

Luigi Visigalli Referente Verdi del Lodigiano luigivisigalli@libero.it

Da CORRIERE DELLA SERA del 23 10 04 

MANTOVA Aperta inchiesta sugli scavi nel Po

Il Presidente della Provincia, Maurizio Fontanelli, autore di esposti contro la “mafia della sabbia”, sarà sentito mercoledì come testimone dalla Procura di Reggio Emilia sulle escavazioni notturne nel Po. Secondo il rapporto Ecomafie 2002 di Legambiente, gli scavi abusivi frutterebbero duemilioni e mezzo di euro l’anno.

Da MERATEONLINE del 25 10 04

Paderno: Laura Bonfanti nuovo presidente Legambiente

Passaggio di consegne ufficiale domenica mattina nella nuova sede di Legambiente tra Alessandro Pozzi e Laura Bonfanti che assume la carica di presidente. A determinare la scelta dell’associazione, il ruolo ricoperto da Pozzi all’interno della nuova Giunta di Paolo Strina a Osnago che, di fatto, lo ha costretto a cedere ad altri il timone dell’associazione ambientalista. Ma al di là dell’avvicendamento, se non obbligato, certamente dettato da ragioni di opportunità, la riunione è servita anche per fare il punto delle battaglie condotte negli ultimi anni da Legambiente nella zona del Meratese. In una rapida panoramica sono state così ripercorse le vicende relative al pozzo Agip e quindi quelle della Italcementi di Calusco. Quindi, la parola è passata al nuovo presidente. Laura Bonfanti ha spiegato che la sua dirigenza sarà nel segno della continuità e che d’ora in poi, grazie soprattutto anche alla nuova sede messa a disposizione dall’amministrazione di Paderno, potranno essere promosse a valorizzate un maggior numero di iniziative. Per far ciò, tuttavia, occorrerà che il numero dei volontari cresca. Ad oggi, il circolo meratese può contare appena su una quindicina di iscritti. Solo crescendo e impegnandosi maggiormente, il gruppo potrà ottenere maggiori risultati in futuro. (Chi fosse interessato può scrivere una email a meratese@legambiente.org ). “L’ambiente che ci circonda – è stato spiegato – è sempre più inquinato. Risulta perciò determinante che tutti si impegnino per consegnare ai nostri figli un mondo più pulito e in definitiva migliore” La presidente Bonfanti ha inoltre annunciato anche le nuove iniziative che a breve verranno promosse dal circolo meratese. In cima alla lista vi è l’attivazione di un Gruppo di Acquisto Solidale, per la commercializzazione di prodotti biologici. Realtà del genere, come documentato da Merateonline qualche settimana fa, sono già presenti nel nostro territorio. L’obiettivo è quello di promuovere nei consumatori l’acquisto di prodotti più sani, saltando la grande distribuzione. Tra le altre iniziative delle quali si è discusso, anche l’istituzione di una banca del tempo. Il funzionamento della banca del tempo è semplice: una persona mette a disposizione le proprie capacità per determinate ore e in cambio chiede ad un’altra persona altre capacità che non possiede per un numero identico di ore. Ma non è tutto. Sino ad oggi, ogni volta che l’associazione intendeva partecipare ad un bando, doveva sempre fare riferimento alla sede centrale. E’ quindi in progetto la trasformazione dello statuto che permetterà al circolo meratese di avere una maggiore autonomia e quindi di muoversi, verso il raggiungimento dei propri obiettivi, con più semplicità. Tra il pubblico era presente anche l’assessore alla Cultura di Villa Locatelli Chiara Bonfanti. L’esponente della Giunta di Virginio Brivio, che tra l’altro è sorella del nuovo presidente, ha promesso una maggiore collaborazione da parte della Provincia di Lecco alle iniziative del circolo. A tale proposito e stato per esempio annunciato che l’ormai tradizionale appuntamento con la festa dell’Adda, che si tiene normalmente nel mese di maggio, dal prossimo anno potrà avere una durata maggiore, arrivando fino a settembre. Legambiente e Provincia di Lecco collaboreranno insieme nella stesura di un calendario di incontri culturali sul tema del fiume e dell’acqua.

Da IL CITTADINO del 26 10 04

Ora anche Orio Litta progetta il suo porto sul Po 

Corte Sant’Andrea ombelico del...mondo della Bassa Lodigiana. L’approdo storico al Po, dove fin dal Medio Evo transitavano pellegrini e mendicanti, soldati, uomini, merci e bestiame, sta diventando sempre più appetibile. Era già stato reso noto il progetto presentato in provincia dal comune di Senna, che ipotizza un’importante sistemazione del guado di Sigerico, la creazione di parcheggi e punti di sosta per camper, la sistemazione delle strade di accesso alla frazione e la creazione in loco di un ostello per i pellegrini della Via Francigena. Tutta l’operazione è sostenuta attivamente dal sindaco Luigi Zanoni e dai suoi collaboratori, che intendono rilanciare a fondo tutto il discorso collegato con la Via del pellegrinaggio europeo. Ma anche da Orio Litta, paese francigeno per eccellenza, visto che finora tutti i pellegrini transitati sono stati accolti dagli oriesi, ci si sta muovendo in direzione di Corte Sant’Andrea. «Stiamo predisponendo un progetto per la creazione di un approdo adatto a natanti di grosse dimensioni - ha spiegato il sindaco Franco Ferrari - in linea con le aspettative turistiche della regione Lombardia e del Consorzio dei comuni lodigiani del Po. In territorio comunale oriese, presso l’info point che inaugurammo nel Duemila, c’è già stato un sopralluogo dei tecnici, che hanno evidenziato come il posto sia adatto. Questo non significa che ci opponiamo al progetto di Senna, anzi. Noi pensiamo che Senna debba continuare a valorizzare il suo porticciolo di Sigerico, adatto a barche e piccoli natanti, mentre Orio potrebbe attrezzare un vero porto turistico per la navigazione fluviale».Due porti quindi per Corte Sant’Andrea, distanti un centinaio di metri l’uno dall’altro ma con due distinte finalità. Sembrerebbe proprio che l’antica, piccola frazione, tornata all’onore delle cronache grazie alla Via Francigena, possa rinascere a nuova vita, e con essa, tutta questa parte della Bassa, già interessata da percorsi ciclabili che offrono, grazie all’argine, relax nel verde e scorci architettonici interessanti.

Da L'ECO DI BERGAMO del 26 10 04

Ok della Regione alle varianti di Calusco e Cisano

Parere favorevole della Giunta regionale, su proposta dell'assessore alle Infrastrutture e Mobilità, Massimo Corsaro, ai progetti delle varianti di Cisano e di quella da Calusco a Terno d'Isola, inserite tra gli interventi della «Legge Obiettivo». Ora i progetti passeranno al Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) per l'approvazione definitiva. «Le due varianti - ha detto Corsaro - costituiscono opere complementari alla Pedemontana e si inseriscono in un ampio programma di riqualificazione degli itinerari di attraversamento est-ovest della Regione Lombardia, per garantire collegamenti con il territorio lecchese e con la Valtellina. Sui due progetti preliminari la Regione ha espresso sia valutazioni tecniche, tenendo conto delle osservazioni degli enti locali interessati, sia valutazioni di compatibilità ambientale, prescrivendo interventi di mitigazione». In particolare, per la variante di Cisano che rappresenta un'alternativa all'attraversamento del centro, a seguito dei pareri espressi dal Comune di Pontida, dal Parco Adda Nord e da alcuni privati proprietari di aree interessate dai lavori, è stata valutata l'ipotesi di spostare più a sud la rotatoria di innesto sulla provinciale 169, in corrispondenza dell'area di Cascina Broseta, per tutelare particolari aspetti ambientali, paesistici e culturali del luogo. Per quanto riguarda invece la variante da Calusco d'Adda a Terno d'Isola si è posta attenzione all'inserimento ambientale dell'opera, con particolare riferimento agli aspetti di tutela del paesaggio. La Regione ha prescritto lo spostamento del tracciato verso est, con alternanza di tratti in galleria e all'aperto, al limite dei boschi, nei comuni di Calusco, Medolago, Terno d'Isola, e verso sud, in località Monte Orfano, in Comune di Chignolo, in modo da garantire un impatto paesaggistico e ambientale minore. Dopo diversi incontri con gli enti locali coinvolti, per evitare di intaccare in maniera consistente l'area boschiva si è valutata anche la possibilità di spostare a nord la rotatoria prevista tra le cascine Budriago e Cà Cavicchio, mentre per salvaguardare l'antico complesso rurale della cascina Cà Cavicchio è stato proposto di eseguire una leggera modifica della bretella di collegamento tra la rotatoria con le provinciali 167 e 166. «Questi interventi - ha concluso l'assessore Corsaro - sono inseriti nell'Intesa generale quadro Stato-Regione Lombardia dell'aprile 2003 tra le opere complementari al sistema viabilistico pedemontano». Il potenziamento del collegamento Lecco-Bergamo è composto da altri tre interventi: variante di Calolzio, variante di Vercurago, collegamento Calco-Ponte di Brivio-Cisano.

Da IL CITTADINO del 27 10 04

Il nucleo di Graffignana è l’unico in provincia a contare su questo servizio, coordinato dal direttore Asl Guido Broich 

Protezione civile, uno sguardo dal cielo 

Due velivoli permettono di fare perlustrazioni e trovare dispersi 

Graffignana Piccola ma molto attiva: questa la migliore definizione per la sezione di Graffignana della Protezione civile. Da quest’anno, i volontari hanno anche un reparto volo composto da due autogiri, esperienza singolare non solo per il Lodigiano. Ad animare questo reparto volo, oltre all’instancabile Emilio Suardi, responsabile dell’ufficio comunale di Protezione civile, sono i due piloti Guido Broich e Antonio Baggi. Inoltre, è già stata presentata la domanda da parte di un terzo pilota, che presto dovrebbe ottenere il via libera per aggregarsi al gruppo. «Siamo entrambi del Club Italiano Autogiro e siamo tesserati per la Protezione Civile a Graffignana - dice Guido Broich, che è anche il direttore generale dell’Azienda sanitaria di Lodi - . D’accordo con i vertici provinciali, però, siamo anche integrati a tutti gli effetti nella rete provinciale di Lodi». I mezzi a disposizione sono due autogiri, velivoli d’aria ultraleggeri che presentano una serie di caratteristiche vantaggiose. «L’autogiro è un mezzo a metà strada tra un elicottero e un aereo, ma con le caratteristiche di un ultraleggero - spiega Broich -. Ha bisogno di una piccola pista, anche soltanto un campo, per decollare. Un centinaio di metri sono sufficienti. Per atterrare, invece, bastano poche decine di metri per essere completamente fermi. Inoltre, è molto sicuro, ha costi d’utilizzo molto bassi rispetto a quelli di altri mezzi, una mobilità eccellente anche in condizioni di moto molto lento, si può quasi fermare in volo e può abbassarsi radente al suolo. Come ultraleggero non abbiamo bisogno di piani di volo e ci possiamo alzare con qualsiasi condizione meteo, esclusa la nebbia, ma non possiamo volare di notte o sui centri abitati». Queste caratteristiche lo rendono perfetto per un uso da ricognitore: «Oltre al pilota, può trovarvi posto un’altra persona - aggiunge Broich - . Non è adatto a operazioni di recupero, per le quali è necessario un elicottero tradizionale, ma perfetto per la ricognizione aerea. La seconda persona può dotarsi di cannocchiale o di telecamera o di un altro strumento. I tempi d’attivazione sono molto brevi: possiamo essere in volo in soli 10 minuti, a partire con il mezzo ancora nell’hangar». I due autogiro si trovano in un hangar di proprietà di Antonio Baggi, e questo assicura ampia disponibilità. «Non siamo organizzati in turni di reperibilità perché siamo ancora troppo pochi» ci spiega Broich. «Di fronte all’emergenza, però, sia io sia il collega possiamo diventare operativi in breve tempo. Per il momento è capitato una sola volta. In più restiamo a disposizione per operazioni di vigilanza e prevenzione, per esempio per la tenuta degli argini dei fiumi, situazioni che nel nostro territorio possono essere un problema». I due mezzi hanno recentemente impressionato nel corso dell’esercitazione lungo il Lambro: veloci e precisi, hanno dimostrato tutta la loro utilità facendo prevedere utilizzi fondamentali nel caso di alluvioni, emergenze e situazioni di pericolo.

Andrea Bagatta

Corno Giovine Il turismo sul Po verrà sostenuto da opere fluviali e da una rete di piste ciclabili 

Quattro comuni per un porto 

Firmato l’accordo per rilanciare l’attracco dei Morti della Porchera 

Corno Giovine Turismo sul Po, pronti i primi progetti. Dopo mesi di riunioni e convegni con lo sviluppo turistico del Grande Fiume al centro dell’attenzione, quattro comuni della bassa lodigiana si alleano per passare ai fatti: Santo Stefano, Corno Giovine e Corno Vecchio, oltre a Caselle Landi, hanno raggiunto un’intesa per un intervento decisivo sulla navigazione fluviale. Obiettivo, quello di potenziare, mettere a norma e rendere maggiormente fruibile l’attracco dei Morti della Porchera, località in territorio di Corno Giovine ma che, di fatto, fa da crocevia fra tre dei quattro comuni interessati. La zona dispone già oggi di uno scalo fluviale, ma esso non risponde alle esigenze di sviluppo turistico: primi interventi, dunque, sulla parte in acqua. La località dei Morti della Porchera è uno degli ambiti naturali più appetibili per il turismo locale: situato in una zona di fiume tranquilla, dove il Po compie una grande curva per poi prendere la direzione di Cremona, ha la particolarità di avere di fronte il cosiddetto “spiaggione”. Non a caso, qui gli insediamenti si sono sviluppati già da diversi anni, con lo chalet ristorante dove è possibile mangiare il pesce e con la società di vogatori. Vi si svolgono anche importanti manifestazioni, su tutte la festa settembrina di San Michele sul Po. La zona è altresì ideale per il turismo sulle due ruote: il paesaggio è un po’ più ondulato rispetto alla campagna circostante, proprio grazie ai “pendii” dell’argine e durante nei giorni d’estate non è difficile imbattersi in centinaia di appassionati della bicicletta che si muovono da queste parti. Non per niente il progetto dei quattro comuni prevede corposi interventi proprio sulle piste ciclabili: l’opera più importante verrà realizzata congiuntamente al rifacimento della provinciale 116, che per alcuni tratti verrà costruita ex novo. L’attuale sede stradale, debitamente riqualificata, sarà ideale per ospitare la pista. Questa parte di progetto spetterà a Santo Stefano, il comune maggiormente impegnato nei lavori: con la sistemazione della 116, il paese governato da Massimiliano Lodigiani avrà pressoché ultimato il lungo percorso intrapreso dal suo predecessore, Enrico Curati, per la sistemazione di tutta la viabilità del paese, sia per il traffico veicolare che per quello ciclabile. Corno Giovine e Corno Vecchio provvederanno alla definizione di un altro tratto di ciclabile, nella zona della frazione Mezzano Vecchio. La pista, che collega i territori dei due paesi, rimarrà “strada bianca”, com’è ora, ma verrà migliorata. Caselle Landi, invece, non sarà direttamente coinvolta nei lavori su asfalto: il comune di Renzo Contardi parteciperà alle spese per la posa della cartellonistica su tutti i tratti coinvolti dal progetto. Per la realizzazione delle opere saranno necessari 500 mila euro ed il preliminare, studiato dal geometra corniolese Francesco Comandù, verrà preso in visione dalla regione Lombardia per l’erogazione di un apposito finanziamento. L’obiettivo è di portare a casa l’80 per cento delle spese, quindi 400 mila euro: i restanti centomila verranno recuperati dai 4 comuni con mezzi propri di bilancio. Un investimento significativo con l’idea che, una volta concluso, il porticciolo possa far sviluppare il turismo sul Po su cui tanto si punta.

Paolo Migliorini

L’assessore Sanna: «Abbiamo trovato il modo di bucare meno il territorio ma fanno ostruzionismo» 

Provincia, è guerra per le cave 

La regione impone altri 2 milioni di metri cubi di ghiaia 

Tra provincia e regione esplode la guerra delle cave. «Ci vogliono costringere a scavare due milioni metri cubi in più rispetto al nostro piano cave. Se lo faranno, ricorreremo al Tar». Ha un diavolo per capello l’assessore provinciale all’ambiente Francesca Sanna, anche se per il momento spera ancora di risolvere l’empasse con la diplomazia. Tanto che nei giorni scorsi si è presentata davanti alla commissione ambiente del Pirellone per perorare la causa del Lodigiano. Ma, dopo l’imposizione fatta dal Pirellone per una cava di prestito a Camairago-Castiglione da un milione 800 mila metri cubi, si rischia fortemente un nuovo scontro fra istituzioni. La premessa: nel 2003 la provincia di Lodi aveva varato il piano cave per il prossimo decennio: tredici cave totali di cui quattro di ghiaia per un totale di 13.300.000 metri cubi in dieci anni, un fabbisogno di 15 milioni di metri cubi ridotto sensibilmente dalla provincia sulla base di una stima che indicava in 110 mila metri cubi all’anno le ghiaie ottenute raffinando i cosiddetti materiali di recupero (pietrame da demolizione, scarti edili).In seguito, la provincia aveva ulteriormente rivisto il proprio piano cave prima di inviarlo in regione per l’approvazione: «Avevamo semplicemente visto - dice la Sanna - che le nostre stime erano per difetto. Trattando il materiale di recupero avremmo potuto ottenere 150 mila metri cubi di ghiaie e non solo 110 mila grazie ai 15 impianti del Lodigiano specializzati in questo tipo di trattamento. In questo modo, in dieci anni, avremmo potuto risparmiare al Lodigiano un “buco” di un milione e mezzo di metri cubi, riducendo le estrazioni annue negli impianti del Belgiardino, di Camairago, di Belvignate e di Maleo». Le escavazioni totali nel Lodigiano per i prossimi dieci anni sono state di conseguenza ridotte fino a 12.510.000 metri cubi. Poi è arrivata la doccia fredda della regione, secondo la quale le stime della provincia sui materiale di recupero sono troppo ottimistiche. «Secondo loro saremmo in grado di produrre soltanto 27.500 metri cubi all’anno, di conseguenza hanno aumentato i nostri quantitativi estrattivi fino a 14.750.000 metri cubi, piazzandoci per di più due nuove cave da mezzo milione di metri cubi l’una, a Soltarico e a Graffignana. Quella di Graffignana è addirittura fuori dai cosiddetti “giacimenti” di inerti. Dal punto di vista ambientale, un vero e proprio abuso». La “bomba” non è ancora scoppiata, perché il consiglio regionale non ha ancora deliberato il surplus di 2.240.000 metri cubi nelle cave lodigiane. Ma la provincia ha messo le mani avanti, andando a protestare in commissione ambiente davanti al presidente Domenico Zambetti (Udc).«Per il momento aspettiamo cosa deciderà la regione - afferma la Sanna -, ma ho dei timori perché in Lombardia la lobby dei cavatori è molto forte. Comunque, se ci costringeranno a scavare di più, ricorreremo al Tar e daremo battaglia».

Francesco Gastaldi

Da IL CITTADINO del 28 10 04

Scompare il terrapieno del Capanno 

Scompare il terrapieno abusivo di via del Capanno. Nei giorni scorsi è iniziata la rimozione del terreno depositato ad aprile di fianco all’area di proprietà dei Ds utilizzata per le feste dell’Unità. Sullo spiazzo, di proprietà della Servizi Generale, cooperativa di area Ds presieduta da Angelo Ferrari, pendeva un’ordinanza comunale che intimava di riportare la superficie al livello precedente la creazione del terrapieno. Un’ordinanza supportata da una perizia che imponeva tale soluzione o in alternativa la messa in sicurezza del terreno con blocchi di pietra per evitare fenomeni erosivi. La zona, ora, potrebbe diventare un parcheggio pubblico: Ferrari e Francesco Zoppetti, amministratore dell’Immobiliare del Lodigiano, proprietaria dell’area Ds, hanno proposto al comune di siglare un’apposita convenzione.

Da IL GIORNO del 28 10 04 

POST ALLUVIONE Agenzia per il Po e Autorità di bacino disertano l’incontro in programma

Argine sul fiume, assenze scomode

 

Da L'ECO DI BERGAMO del 28 10 04

Riqualificazione del ponte sull'Adda Domani assemblea

Avrà luogo domani alle 21, all'auditorium della Villa Comunale di Trezzo, il nuovo incontro - aperto a tutti - per continuare a mettere a punto un progetto per la riqualificazione del ponte che attraversa l'Adda fra Trezzo e Capriate. L'assemblea segue quella già tenuta lo scorso 12 ottobre, quando sono stati esposti alcuni dati ricavati grazie a una ricerca effettuata con il contributo della Regione e messa a punto dall'architetto Federico Acuto e dall'ingegner Claudia Ponti. Lo studio ha reso evidente una situazione al limite della sopportabilità. Alcuni particolari servono a rendere l'idea della mole di traffico che ogni giorno si riversa sul ponte. In una giornata media feriale, i veicoli che transitano sulla struttura sono 34.370, di cui l'88,8% è costituita da mezzi leggeri e il restante 11,2% da camion o addirittura da tir. Nelle giornate festive, la cifra cala solo di poco meno di 4.000 unità, nonostante si tratti quasi esclusivamente di automezzi privati. La situazione è pesante durante le cosiddette ore di punta, rappresentate al mattino dall'arco di tempo che va dalle 7 alle 8 e, la sera, dalle 17 alle 18. Nella prima fascia i veicoli che attraversano il ponte sono 1.470, a fronte dei 1.408 che transitano in serata. Secondo la ricerca «i valori totali di circa 35.000 veicoli per giorno feriale e 30 mila festivi rappresentano un ordine di grandezza che preclude nella sostanza interventi strutturali di riqualificazione urbana», vale a dire che non basta riorganizzare il flusso del traffico, ma sono necessari provvedimenti radicali. Per capire a fondo il problema occorre considerare che l'entità dei flussi serali e festivi spinge a parlare di un volume di traffico che non è legato solo alle esigenze lavorative, ma anche allo shopping e al tempo libero. In altre parole esistono notevoli «relazioni di scambio» tra i Comuni che gravitano intorno all'Adda. Ciò che emerge in maniera chiara è lo «stretto rapporto e l'alta percentuale di scambio fra Capriate e Trezzo». Ad essere maggiormente penalizzato è tuttavia il secondo Comune per il quale «il traffico convergente nella principale intersezione (la rotatoria all'imbocco del paese, per chi giunge da Capriate), costituisce un elemento di forte impatto ambientale, non risolvibile con interventi di semplice mitigazione». Si tratta di problemi la cui risoluzione non appare per nulla semplice. Fondamentali restano, comunque, accanto ai dati proposti dagli esperti del settore, i pareri e le proposte di soluzione avanzate dai cittadini che sono chiamati a prendere parte alle assemblee indette dalle amministrazioni trezzese e capriatese.

Domenico Vescia

Da CORRIERE DELLA SERA del 29 10 04 

«Argini del Po ancora senza difese»

I cantieri annunciati nel 2003 non sono stati aperti. Ponte della Becca, in caso di piena si teme l'effetto diga

Pavia, vertice degli amministratori dei comuni rivieraschi. Un progetto per la navigabilità turistica e commerciale

MILANO - La grande secca pare superata: in tre giorni il Po è tornato a sfiorare lo zero idrometrico. Ma per l'altra «secca», quella sulle opere per la sicurezza, le previsioni non volgono ancora al bello. Dei 7 cantieri annunciati in dicembre, con rullar di tamburi, per risanare gli argini e altre opere di difesa dopo le alluvioni del 1994 e del 2000 - 365 giorni il tempo massimo tra l'appalto e la fine dei lavori - pochi hanno visto la luce. Solite lungaggini burocratiche, pochi fondi, progetti da rifare e quant'altro. Il malumore dei novanta comuni rivieraschi e delle associazioni decise a ristabilire un «patto» tra il fiume e i suoi abitanti ha avuto cassa di risonanza ieri ad Arena Po alla discussione del progetto pilota di sviluppo - uno sviluppo compatibile - dal titolo «Riva di Po» con il patrocinio dell'Autorità di bacino, presente con il segretario generale Michele Presbitero. Nel Mantovano qualcosa si inizia a fare, ma il Pavese è ancora sguarnito. Tra Arena Po, San Cipriano e Portalbera appalti già aggiudicati a giugno, ma in giro ancora nessuna ruspa. E per il nuovo argine previsto sempre per Portalbera manca il progetto esecutivo. Altro punto critico il Ponte della Becca, centomila metri cubi di ghiaia che invadono l'alveo. Grosse difficoltà per la navigazione ma anche pericolo, in caso di piena, di un disastroso effetto-diga. «Ventimila metri cubi sono stati rimossi nei mesi scorsi - spiega Carlo Folz, degli «Amici del Po», - poi tutto si è fermato: la conformazione delle montagne di ghiaia è cambiata rispetto ai progetti e non si sa come andare avanti». L'incontro di ieri, seconda tappa di un percorso di studi e proposte che Autorità di bacino, enti locali, associazioni, università e altri organismi pubblici e privati vogliono seguire insieme per formulare concrete proposte per la valorizzazione del territorio, ha segnato comunque un punto fermo. «Basta decisioni calate dall'alto - sottolinea Presbitero -: il fiume va governato con la partecipazione di tutti i livelli». Con gli studenti di un istituto Stradella si è avviata la mappatura delle aree golenali: «Dei 230 "oggetti censiti" più della metà sono residenze - spiega il sindaco di Arena Po Valeria Morganti -. È muovendo da questi dati di base che si può giungere a elaborare progetti di manutenzione, salvaguardia e rilancio: il Po deve tornare a essere, come era prima dell'urbanizzazione selvaggia, un alleato dell'uomo». E il coordinatore di «Acqua Benessere e Sicurezza», Siro Lucchini, sottolinea che solo mettendosi tutti attorno a un tavolo si potranno evitare gli interventi isolati, alla fine rivelatisi dannosi: «Il fiume è un organismo vivo, non si può intervenire per piccole sezioni». La navigabilità, turistica e commerciale: nel Pavese 85 chilometri tra il Ponte della Becca e Isola Serafini. Questo uno dei principali obiettivi. Bisogna però rifare la conca di Monticelli (se ne parla da tre anni) e comunque scavare nell'alveo un «canale» di un metro e mezzo che anche in tempi di magra lasci passare imbarcazioni da 50-60 persone. «Purtroppo gli interventi sulla sicurezza non offrono grandi ritorni pubblicitari e sono i più esposti ai "tagli" delle finanziarie - protesta Presbitero -. Confido però che, grazie anche al progetto di Arena Po presto qualcosa si muova». Sogni? Intanto il 5 novembre una delegazione busserà alle porte della Regione. «Secca» da rimuovere ce n'è in tutti i Palazzi.

Andrea Biglia

Da IL CITTADINO del 30 10 04

Alluvionati, contributi concessi solo a 81 famiglie 

Su 464 domande di rimborso per i danni dell’alluvione del 26 novembre 2002 sono 81 quelle accolte dalla regione: troppo poco per gli alluvionati del Comitato alluvionali Lodi presieduto da Domenico Ossino. Così venerdì 5 novembre alle 21 il comitato ha deciso di discutere la cosa in pubblico, nel corso di un’assemblea aperta a tutti che si terrà nella sala dell’oratorio del Borgo in via Padre Granata. «Risulta che una minima parte dei richiedenti sia stata ammessa ai contributi e che per effetto della franchigia pochissimi abbiano potuto effettivamente usufruire anche di un minimo rimborso - sottolinea un comunicato diramato dal comitato -. Un meccanismo perverso, già segnalato all’allora assessore Lio (Carlo Lio, ex assessore regionale con delega alla protezione civile, successivamente passata al collega di giunta Massimo Buscemi, ndr) durante la sua partecipazione a un incontro a Lodi». Critiche che Ossino ribadisce aggiungendo alcuni dati parziali ottenuti dagli uffici comunali che si occupano di gestire e distribuire, secondo le modalità impartite dal Pirellone, i contributi stanziati per gli alluvionati: «Oggi a Lodi sono 81 le domande accolte su 464 presentate. Queste 81 domande hanno ricevuto in totale 570 mila euro di contributi. In alcuni casi si tratta di acconti del 40 per cento su opere di ristrutturazioni che saranno saldate solo a fine lavori». Meno del 20 per cento delle domande compilate ha quindi avuto risposta: «E si consideri che in molti non hanno presentato la documentazione per accedere ai contributi regionali - aggiunge Ossino -. Si trattava del terzo bando, molti non se ne sono accorti e hanno perso la possibilità di farlo». Sono troppo rigidi, per gli alluvionati, i criteri imposti per accedere ai fondi: «La franchigia di 2.500 euro, un massimo di 120 mila euro, il pagamento del 75 per cento, al massimo, del danno - elenca Ossino - e soprattutto il fatto che il rimborso vale solo per beni immobili e in particolare per l’abitazione nella piena proprietà. A queste condizioni ad avere i soldi sono stati soprattutto gli alluvionati della Valtellina». Nel corso della serata si parlerà anche dei ricorsi al Tar pendenti sulle rogge del Pratello. Sarà l’avvocato Vito Lombardo, legale del comitato, a illustrare la situazione attuale.

F. T.

Da CORRIERE DELLA SERA del 30 10 04

«Po, argini a rischio come quattro anni fa»

Il direttore dell'Agenzia per il fiume: «Non ci sono soldi per i lavori» Per i comuni rivieraschi in caso di alluvione si ripresenterebbero gli stessi problemi del 2000

PAVIA - «Non abbiamo più soldi. I fondi governativi si sono talmente assottigliati da non permettere neppure la messa in sicurezza degli argini a rischio. Fino al 2006 non apriremo nuovi cantieri. Le poche risorse rimaste serviranno a ultimare i lavori in corso tra Pavia e Cremona». Piero Telesca, direttore dell'agenzia interregionale per il Po (Aipo), non usa mezze parole. Dopo l'alluvione di quattro anni fa l'Aipo aveva programmato di aprire 20 grandi cantieri, costruendo nuovi argini a difesa dei centri abitati più a rischio e aree golenali capaci di contenere la furia delle acque in caso di piena. «Abbiamo dovuto fare di necessità virtù. Negli ultimi mesi sono stati finanziati lavori per oltre 30 milioni di euro, ma ne servirebbero altrettanti per poter intervenire dove c' è necessità. I tecnici dell'Aipo hanno individuato quattro aree critiche, tutte tra Pavia e Mantova, e con i fondi del post alluvione sono stati finanziati i cantieri aperti nei mesi scorsi. Purtroppo da oltre un anno lo Stato non ha più stanziato fondi. E così l'Aipo non sarà in grado di prevedere nuovi interventi se non con uno stanziamento straordinario». Le opere di bonifica degli argini da Arena Po fino a Borgoforte, nel Mantovano, sono state pagate con i residui di bilancio del 2001 e parte degli stanziamenti arrivati dal fondo per le calamità naturali. Continua Telesca: «Nelle scorse settimane ho scritto sia al Governo sia al capo della Protezione Civile chiedendo maggiori contributi. Fino a oggi non ho ottenuto risposte. In caso di alluvione si ripresenterebbero gli stessi problemi di quattro anni fa, con i comuni rivieraschi a rischio allagamento. I nuovi argini saranno pronti solo il prossimo anno e la situazione, malgrado i cantieri non abbiano subito interruzioni, rimane critica». Dal canto suo la Regione Lombardia ha stanziato 15 milioni 493mila euro per la sistemazione degli argini golenali nelle province di Pavia, Lodi, Cremona e Mantova, danneggiate dall'alluvione dell'ottobre-novembre 2000: 7 milioni 478mila euro sono serviti a ripagare le aziende agricole a titolo di risarcimento parziale (il 20%) dei danni dichiarati dopo l'alluvione. «I 15 milioni di euro messi a disposizione dalla Giunta regionale - ha spiegato Viviana Beccalossi, assessore regionale all'Agricoltura - serviranno a consolidare gli argini dei consorzi di bonifica che in occasione della piena hanno svolto un'efficace azione di protezione del territorio». Entro la fine dell'anno, invece, saranno appaltati gli ultimi lavori previsti a Lodi, Cremona e Mantova. «Si tratta soprattutto di interventi di consolidamento - sottolinea Luigi Mille, dirigente Aipo per l'area lombarda -. Ad esempio entro dicembre sarà appaltato il primo lotto (5 milioni di euro) che prevede l'adeguamento dell'argine sinistro del Po nel Lodigiano. A Cremona, entro l'autunno del prossimo anno, sarà costruito un nuovo argine nella zona di San Daniele Po, mentre a Mantova è in programma la realizzazione di 10 chilometri di nuovi argini tra Bagnolo San Vito e Borgoforte. I lavori eseguiti fino a oggi rappresentano solo il 40% di quelli necessari per la messa in sicurezza del fiume».

Giuseppe Spatola

CANTIERI CHIUSI

1 Argini: i punti più critici sono ad Arena Po, Corana, Portalbera, Pieve del Cairo, Monticelli Pavese e Mezzana Bigli. Appaltati lavori per 4,5 milioni di euro: in corso solo ad Arena Po, pronti entro marzo 2005

2 Stanziati 5 milioni di euro per l'adeguamento dell'argine sinistro del Po in provincia di Lodi. Altri interventi, per un costo di 9 milioni di euro di cui 3,5 milioni già finanziati, sono previsti sull'Adda

3 E' previsto un nuovo argine golenale per proteggere San Daniele Po. Stanziati 2,5 milioni di euro e l'appalto entro fine anno. Chiusi i lavori entro fine 2005. Altri cantieri saranno aperti nella zona del porto fluviale

4 In fase di ultimazione il consolidamento dell'argine sinistro del Po tra Bagnolo San Vito e Borgoforte. Stanziati 5 milioni di euro. Entro fine anno dovrebbe essere appaltato un nuovo argine tra Suzzara e Foce Secchia

MANTOVA Il presidente della Provincia in procura: «Qui nessuno ferma i ladri di sabbia»

MANTOVA - Un'ora di faccia a faccia col procuratore della Repubblica di Reggio Emilia Italo Materia. Un'ora per ribadire quello che ripete da anni: «Ladri di sabbia stanno uccidendo il Po». Maurizio Fontanili, presidente della Provincia di Mantova, ha avuto ieri un «colloquio privato» col magistrato reggiano, che l'aveva convocato dopo l'ennesimo appello contro la «mafia della sabbia». Al procuratore, Fontanili ha esposto i risultati del gruppo di lavoro sull'emergenza Po costituito dalla Provincia di Mantova con tutti gli enti legati al fiume. «Tutti gli esperti - ha sottolineato Fontanili - ritengono le escavazioni abusive una delle principali cause dell'abbassamento dell'alveo e dei danni ai ponti, delle difficoltà di navigazione e di pescaggio di acqua per l'irrigazione. Tutti sanno, ma nessuno ferma i ladri di sabbia».

 

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