Da
Lettere al IL CITTADINO del 5 10 04
Tra
Zelo e Merlino il Parco Adda è abbandonato ai vandali
Vorrei
mettere i lettori a conoscenza della situazione nella quale si trova
il territorio compreso nel Parco Adda Sud nei comuni di Merlino e di
Zelo Buon Persico. Non esiste nessun tipo di controllo da parte
delle guardie ecologiche volontarie. Non esiste nessun tipo di
pulizia all’interno del Parco Adda Sud. La cosa diventa piuttosto
vergognosa nei pressi della località Bocchi e nel parcheggio
dell’Adda Lido, così come nel pioppeto sull’argine: sacchetti e
resti di falò sparsi ovunque, accompagnati da cocci di bottiglie
che i visitatori del parco, forse impreparati all’abbondanza di
cassonetti, lasciano a terra come ricordo di memorabili giornate
estive passate in famiglia, tutti intenti ad osservare una fauna
inesistente, a parte qualche germano reale sopravvissuto alle
carabine dei cacciatori, che la sottoscritta l’anno scorso ha
fatto scappare (con ciò intendendo i cacciatori, chiaro, non i
volatili) dal parcheggio dell’Adda Lido. Ad oggi non capisco
proprio dove siano i confini del Parco, dato che esiste una
segnaletica che in pochi rispettano; né a questo punto come deve
essere un parco naturale per potersi definire tale. Ho pensato di
chiederlo ai vari motociclisti che allegramente scorazzano nella
zona, i quali conosceranno senz’altro varie vie di accesso (e di
fuga?), forse più degli operatori stessi. In compenso chi, come la
sottoscritta, avrebbe voglia di percorrere il territorio del Parco
Adda Sud a cavallo si trova a dover affrontare passaggi scomodi che
i manutentori potrebbero sistemare (e ci si chiede da dove passino i
motociclisti, sentendosi un tantino in imbarazzo...), oppure ad
inventarsi vie alternative per poter accedere alla sponda del fiume
e godere finalmente del paesaggio, facendo comunque sempre
attenzione a non farsi impallinare da altri sportivi della domenica.
Daniela
Dell’Era
Da
IL CITTADINO del 6 10 04
Il
consigliere provinciale lamenta la mancanza di segnali: «Facile
scivolare da massi instabili»
«Gli
argini sono troppo pericolosi»
Secondo
Pinchiroli la tragedia sull’Adda si poteva evitare
La
tragedia sull’Adda poteva essere evitata. Ne è convinto il neo
vice
presidente del consiglio provinciale Franco Pinchiroli
(Democratici di sinistra), autore alcuni mesi fa di
un’interrogazione proprio sull’instabilità delle sponde del
fiume lodigiano nel tratto urbano, specie dopo l’alluvione del
novembre 2002. «Sembra che Roberto Gallotta (il pescatore annegato
nell’Adda domenica, ndr) abbia messo un piede su un masso
instabile e abbia perso l’equilibrio - spiega Pinchiroli -. La
situazione della massicciata a valle del ponte su quella riva è
abbastanza disastrosa. La forza della piena ha aumentato
l’erosione e reso i massi instabili, pericolosi. È impossibile
salirci sopra senza rischiare di perdere l’equilibrio».
Pinchiroli afferma di aver già segnalato la cosa mesi fa. «Purtroppo
molti pescatori vengono da fuori e non conoscono quel tratto di
fiume, dunque non ne conoscono le insidie. Nei giorni scorsi ho
detto al sindaco che piuttosto che i cartelli di divieto di
balneazione, che a ottobre servono a ben poco, sarebbe meglio
mettere delle segnalazioni di pericolo per l’instabilità dei
pietroni della massicciata. La situazione in quel punto è talmente
grave che se arrivasse una nuova alluvione franerebbe nell’Adda
mezza riva lungo tutto l’argine. Inoltre mi risulta che Gallotta
fosse tutt’altro che un’ inesperto, anzi in acqua ci sapeva
fare. Questo aumenta la mia convinzione che la sua caduta è stata
provocata dall’impossibilità di restare in piedi su quei pietroni».
Proprio sul tema dell’alluvione, Pinchiroli ha già presentato
un’interpellanza anche in consiglio provinciale, ove siede dallo
scorso 15 luglio dopo dieci anni fra i banchi del consiglio
comunale. «Il giorno dopo la mia seduta d’insediamento - dice
Pinchiroli, noto in città per l’iperattività in consiglio, che
ha prodotto in dieci anni decine e decine d’interrogazioni - il
presidente Osvaldo Felissari aveva già sul tavolo due
interpellanze. In una di queste invito la provincia ad attivarsi
presso le autorità di bacino perché a nord di Lodi, sull’Adda,
vengano create delle casse di espansione che consentirebbero di
“livellare” eventuali pieni. Gli argini annunciati in città
sono qualcosa, ma non bastano». E la seconda interpellanza? «Non
possiamo dimenticare il livello d’inquinamento di cui soffre il
nostro fiume, soprattutto per colpa degli scarichi abusivi. Andrebbe
fatto un monitoraggio attento delle rive del fiume per scovare una
volta per tutti questi inquinatori». Anche in provincia, dunque,
Pinchiroli promette battaglia: «In comune hanno fatto un
regolamento apposta per limitare le mie interrogazioni, ma io non mi
fermo certo. Io parlo dei problemi veri di Lodi».
Fr.
Ga.
In
programma una rete tra scuole per monitorare la salute del fiume più
inquinato d’Italia
Al
Cesaris lezioni in riva al Lambro
Gli
studenti analizzeranno il degrado del corso d’acqua
Il
fiume più inquinato d’Italia sotto la lente degli studenti. Il
liceo scientifico tecnologico e biologico Cesaris di
Casalpusterlengo ha in programma la realizzazione di uno
studio-ricerca sul fiume Lambro e il suo territorio. Il progetto è
stato denominato "Le acque del Lambro e la sua valle". Lo
studio è volto ad acquisire consapevolezza del degrado del Lambro e
a costruire una rete di scuole orientate al monitoraggio continuo
del fiume attraverso uscite didattiche, analisi di laboratorio e
produzione di video. Per finanziare questo interessante progetto
didattico gli studenti dell'istituto di istruzione superiore
casalese si sono rivolti alla Fondazione Comunitaria della Provincia
di Lodi, organizzazione non lucrativa di utilità sociale (Onlus),
presieduta da Domenico Vitaloni. La Fondazione ha proprio tra i suoi
obiettivi quello di aiutare lo sviluppo di progetti da realizzare
nella nostra provincia, progetti in grado di favorire la crescita
socio-culturale. La Fondazione ha assegnato agli studenti casalesi
un contributo di 4 mila euro, un finanziamento che potrà quindi
dare il via alla prima fase di ricerca e realizzazione. Già due
anni fa gli studenti dell'istituto di Casalpusterlengo avevano
elaborato un primo progetto-ricerca in questo settore
ecologico-ambientale dedicandolo al colatore Brembiolo e al suo
territorio, osservato sotto i diversi aspetti: da quello storico e
culturale a quello naturalistico ed idrologico. Le finalità che
quello specifico progetto si proponeva erano quelle di valorizzare
il territorio attraverso lo studio della sua storia, delle sue
tradizioni e degli aspetti ambientali e naturalistici e
l'acquisizione di una mentalità e di uno stile di vita e di lavoro
rispettosi dell'ambiente. Proprio per questi scopi il primo
obbiettivo degli studenti dell'istituto superiore casalese fu
appunto quello di raccogliere la maggiore quantità possibile di
informazioni sulla roggia Brembiolo. Il passo successivo fu quello
di conoscere l'atteggiamento e l'opinione degli abitanti del
territorio nei confronti della problematiche ambientali, attraverso
la compilazione di un questionario diffuso tra la popolazione. Il
progetto si concluse con la realizzazione di una interessante
mostra-documentario, con approfondimenti storici e fotografie,
visitata da un folto pubblico interessato.
Francesco
Dionigi
Da
IL CITTADINO del 8 10 04
Il terrapieno andava
rimosso entro il 6 ottobre ma è ancora al suo posto
L’ombra del
conflitto di interessi sull’argine lungo via del Capanno
Il
terrapieno alzato tra la fine di marzo e l’inizio di aprile lungo
via del Capanno, destinato a diventare parcheggio dell’area di
proprietà dei Ds usata per le feste dell’Unità, «potrebbe, in
caso di piene del fiume Adda essere causa di deviazione della
corrente idrica con il possibile coinvolgimento da parte delle acque
di esondazione di aree altrimenti non interessate o interessate in
maniera più contenuta dalla piena». Pertanto, andava rimosso entro
il 6 ottobre, come imposto da un’ordinanza del dirigente del
settore pianificazione e gestione del territorio, l’architetto
Luigi Trabattoni. Invece il terrapieno è tutt’ora lì, coperto da
erbacce e guardato con preoccupazione dai residenti. Una
preoccupazione confermata dall’ingegnere idraulico Silvio
Rossetti, consulente di palazzo Broletto e autore dello studio
idrogeologico-idraulico del tratto di fiume Adda nel comune di Lodi.
A palazzo Broletto è arrivata una richiesta di sospensione
dell’ordinanza, attualmente al vaglio dell’assessore
all’urbanistica Leonardo Rudelli. Perché la vicenda si risolva
occorrerà attendere ancora: «E noi non demorderemo e andremo in
fondo» assicura Giovanni Gualteri, il consigliere comunale di
Alleanza Nazionale che ha intrapreso, sulla questione, una battaglia
personale. Gualteri ha incontrato Rudelli (non raggiungibile
telefonicamente ieri) per chiedere conto dell’ingiunzione del
comune. La questione ha assunto infatti connotazioni politiche:
proprietaria dell’area, all’epoca dei lavori, era la Servizi
Generali di Biagio Ferrari, un’impresa vicina al partito dei
Democratici di Sinistra, ed era stata l’Immobiliare del Lodigiano,
presieduta dall’ex deputato Pci Francesco Zoppetti a presentare il
5 aprile 2004 (a lavori già iniziati da alcuni giorni) la domanda
per lo spostamento della massa di terra in una fascia protetta dal
Piano d’assetto idrogeologico e dunque, in teoria, inedificabile.
I lavori furono eseguiti senza l’esposizione del cartellone
obbligatorio per legge, in pieno giorno e sotto gli occhi inviperiti
dei cittadini della zona. Si rasentò il surreale quando gli operai
si presentarono dai volontari del vicino gattile imponendo loro, in
tono seccato, di sbaraccare mici e gabbie. Solo la reazione di uno
di loro, che chiese di vedere autorizzazioni e permessi, li fece
desistere. Ora Gualteri allarga il discorso anche ad Attilio Dadda,
presidente del Parco Adda Sud e dirigente della Servizi Generali: «La
cosa buffa è che nell’ordinanza del comune si dice che “la
presente viene trasmessa al Parco Adda Sud, entro la cui
perimetrazione ricade l’area interessata dall’intervento per i
provvedimenti di competenze” - sottolinea Gualteri -. In pratica
Dadda dovrà decidere se e come intervenire nei confronti della
propria società. Se non è conflitto di interesse questo...»
Fa. Tu.
Si tratta di
autogiri, velivoli leggeri e maneggevoli grazie ai quali è stata
aperta una sezione volo
I due nuovi
elicotteri della protezione civile saranno presentati domenica alla
comunità
La
sagra della Vittorina servirà anche per festeggiare il recente
successo della protezione civile di Graffignana che dall’estate
appena conclusa dispone anche di una sezione volo. Emilio Suardi,
responsabile dell’ufficio comunale di protezione civile, annuncia
con entusiasmo una particolare presenza prevista per la sagra: «Porteremo
in paese due autogiri, si tratta di due maneggevoli e leggeri
elicotteri utilizzati durante le operazioni di soccorso». Nessuno
credeva che il piccolo gruppo comunale di Graffignana avrebbe mai
potuto avere anche una sezione volo, ma la tenacia del direttore
dell’Asl lodigiana Guido Broich ha dato i suoi frutti: «Ha
perorato la causa dell’autorità dell’autogiro in protezione
civile, della semplicità ed economicità richieste dalla sua
manutenzione e della facilità di utilizzo. Questi sforzi ci hanno
permesso di avere strumenti in più per operare sempre meglio». I
due mezzi possono permettersi di volare a bassa quota e di garantire
più accurate ricerche dei dispersi: «Possono mantenere un volo
stazionario o rimanere sollevati a velocità minime, il motore è un
115 hp 1200 turbo, l’autonomia è di circa tre ore e mezza e per
decollare servono soltanto cinquanta o settanta metri, ancora meno
per la fase di atterraggio». I due mezzi della protezione civile
possono trasportare fino a due passeggeri ma non possono volare nè
di notte nè sui centri abitati: «Per i primi avvistamenti sono
utilissimi, il passo successivo però è sempre quello di chiamare
gli elicotteri che si occupano di effettuare le operazioni di
recupero». Broich e il collega Baggi costituiscono l’equipaggio
della sezione volo di Graffignana disponibile per tutti gli enti che
ne richiederanno l’intervento: «Speriamo che il loro utilizzo
venga presto ritenuto indispensabile durante molteplici iniziative
perchè si tratta di mezzi veramente accessibili e comodi da
utilizzare in momenti particolarmente delicati come quelli che
vedono coinvolti i volontari del gruppo» ha concluso Suardi. Non
rimane che attendere l’arrivo dei velivoli in quel di Graffignana
nella mattinata di domenica, senza dimenticare che il sodalizio
esporrà anche altri mezzi e attrezzature utilizzati abitualmente
durante le varie operazioni.
Da
L'ECO DI BERGAMO del 08 10 04
Ok della Provincia al
progetto di rendere navigabile l'Adda
La
Giunta provinciale ha dato l'assenso oggi pomeriggio al progetto
della Regione, rivolto a ripristinare la navigabilità dell'Adda,
dal lago di Garlate fino al ponte di Paderno. Già a primavera
potrebbe essere già pronto il primo lotto con i primi tre
attracchi: a Brivio, Robbiate, a Imbersago oppure a Villa d'Adda.
Quest'ultimo attracco, l'unico in territorio bergamasco, è
fortemente voluto dalla Provincia: perchè sia realizzato si stanno
adoperando sia l'assessore provinciale Felice Sonzogni, sia il
sindaco di Villa d'Adda, Serafini Carissimi. Entrambi hanno
espressamente chiesto alla Regione la realizzazione di questo
attracco, in alternativa, o in aggiunta a quello previsto ad
Imbersago. Il progetto di ripristino della navigabilità del fiume
Adda, approntato dalla Regione, sarà concretamente realizzato dal
Parco Adda Nord, l'ente maggiormente interessato a quest'opera che
sarà in grado di offrire un percorso naturalistico, culturale, con
infrastrutture ciclopedonali e, naturalmente, l'uso del traghetto
come mezzo di trasporto per le escursioni nel Parco.
Da
IL CITTADINO del 9 10 04
Bertonico Una perizia svela
la pericolosità delle piante che crescono in riva al colatore Muzza
La provincia chiude la
ciclabile
Allarme per la caduta degli
alberi lungo la strada
Bertonico Chiusa la pista ciclabile tra i comuni di Turano e di
Bertonico dopo che alla fine di settembre, in occasione di una
tromba d’aria, un grosso pioppo inclinato di trent’anni si è
abbattuto sul budello d’asfalto della vecchia provinciale,
colpendo con i rami un’abitazione privata in quel momento
disabitata. Il provvedimento di limitazione della circolazione è
stato assunto dalla provincia di Lodi in via precauzionale:
un’indagine di staticità svolta da un perito ha evidenziato che
gli alberi a rischio tra la Muzza e la ciclabile sono altri. La
situazione di precarietà di questa zona è denunciata da Antonio
Premoli, commercialista di Lodi, proprietario di alcuni fondi lungo
la Muzza. «La caduta che ha causato solo danni materiali non deriva
da fatalità ma dall’allagamento di alcuni boschi provocato dalla
vicina centralina idroelettrica della Colombina» racconta il dottor
Premoli. «Il punto dove è avvenuto il crollo è almeno a un
chilometro e mezzo di distanza dal nostro impianto - tiene a
precisare Alfredo Bottarelli, uno dei titolari della centralina,
riportata a vita nuova un paio d’anni fa per produrre energia
pulita dai salti della Muzza -; il livello dell’acqua che viene
utilizzata dalla centrale è costante e a monte varia in base alle
portate del colatore stesso. Piuttosto, l’alveo eccessivamente
intasato e sporco ormai da diversi anni a questa parte non può
garantire il corretto deflusso delle acque in occasione di portate
superiori alla media; e inoltre, lungo l’asta del colatore Muzza,
in anni recenti cadute di alberi si sono verificate puntualmente».
Ma non è tutto: «Faccio notare che i livelli della centrale sono
quelli di cento anni fa - dice ancora Bottarelli - e dunque noi ci
riteniamo assolutamente tranquilli». Ma è ormai dalla fine del
2003, che il dottor Premoli continua a segnalare alla provincia di
Lodi i pericoli derivanti da questo stato di cose: ha fatto eseguire
anche uno studio da parte del dottor Pietro Quintini nel quale si
afferma che «gli alberi non caduti, non essendo piante acquatiche,
sono comunque destinate a morte certa causa l’asfissia del terreno
dovuto all’allagamento». La scorsa estate, per cercare di
tamponare una situazione ormai considerata ai limiti, il servizio
strade della provincia, con l’assenso dei proprietari, ha fatto
abbattere alcuni alberi ritenuti più pericolosi per la pista
ciclabile e delimitare un’area lungo la pista ciclopedonale. «La
provincia di Lodi - spiega ancora il dottor Premoli – tollera che
da circa un anno la centrale, a differenza della altre sul canale
Muzza, produce energia senza una convenzione con enti locali e
privati». «Noi abbiamo già una convenzione con la regione essendo
in possesso di una concessione di una derivazione di acqua pubblica»
dice invece senza mezzi termini Bottarelli. E la pista ciclopedonale
riaprirà dopo che la provincia avrà concluso i suoi accertamenti.
Cristiano
Brandazzi
Da LA TRIBUNA DI LODI del 9 10
04
E D I T O R I A L E
COME
SE NULLA FOSSE MAI ACCADUTO…
Il Comitato Alluvionati Lodi
Onlus, a due anni dall’alluvione, opera ancora perché “non
si dimentichi”.…
Ricorrerà, infatti, tra poco
più di un mese, precisamente il 26 novembre prossimo, il secondo
anniversario dell’evento più disastroso che la storia della Lodi
degli ultimi secoli conosca: l’alluvione che ha messo in ginocchio
la città nel 2002.
In altre occasioni negli
ultimi decenni il fiume aveva esondato colpendo le zone rivierasche,
ma mai aveva colpito il capoluogo con la violenza e la potenza
distruttiva che la città ha dovuto conoscere.
Eppure, è come se NULLA
FOSSE MAI ACCADUTO.
Non per i cittadini, che non
hanno certo dimenticato, e che vivono con angosciosa attesa ogni
pioggia appena un po’ più abbondante del solito…
Non per il Comitato
Alluvionati, che continua con caparbia consapevolezza la sua opera,
nell’intento di tenere alta la visibilità del problema in tutti i
suoi aspetti e nelle molteplici sfaccettature…
Sembra
invece che nulla sia accaduto se si prendono in considerazione i
comportamenti delle istituzioni: parliamo soprattutto
dell’Amministrazione Comunale di Lodi, che continua a voler
ignorare la reale portata degli accadimenti, appellandosi ancor
oggi, per le sue decisioni, ad atti a suo tempo (“prima”
dell’alluvione) predisposti sulla base delle indicazioni del P.A.I.(Piano
d’Assetto Idrogeologico), sulla base di studi realisticamente
dimostratisi errati o carenti.
Nei quasi due anni trascorsi,
il Comitato ha continuato (con l’ostinata determinazione data da
controdeduzioni elaborate in maniera tecnico-scientifica da esperti)
a proporre proposte alternative che, tenendo in debito conto quanto
accaduto, si concretizzino in interventi per la messa in sicurezza
del territorio: interventi, si badi bene, di basso impatto
ambientale e di limitata portata economica.
In definitiva, essi possono
essere riassunti in alcuni punti essenziali, che di seguito sono
elencati:
-
Sospensione
d’ogni decisione sulle opere nell’attesa, quantomeno, del Piano
Stralcio definitivo relativo all’assetto idrogeologico del fiume
Adda, da emanarsi a carico dell’Autorità di Bacino del Po;
-
Ridimensionamento
della briglia a valle del ponte urbano e conseguente consolidamento
dei piloni dello stesso ponte;
-
Necessità
d’interventi di riprofilatura e rimodellazione dell’alveo del
fiume;
-
Sospensione
delle edificazioni in zone a rischio idrogeologico.
I contenuti di tali
interventi, in maniera diffusa e documentata, sono stati sottoposti
nei mesi scorsi alle autorità istituzionali (Stato, Regione, AIPO,
Provincia ecc.), a vario titolo competenti, corredati da studi
tecnici elaborati da ingegneri idraulici.
Ma nessun cenno di risposta
è pervenuto al Comitato.
Tutto tace.
Proprio COME SE NULLA FOSSE
MAI ACCADUTO.
Domenico Ossino
Presidente Comitato Alluvionati Lodi Onlus
Il Comitato
alluvionati di Domenico Ossino presenta questo nuovo scritto di
Nicola Bonelli,
che ribadisce con
convinzione la necessità di una politica nuova per la difesa
idrogeologica
Campane a martello: il pericolo è
serio (leggi)
Da IL CITTADINO del 14 10 04
L’edificio
dell’Isola Carolina ospiterà la direzione, gli uffici e una sala
riunioni che resterà al comune
La Colombina è del
Parco Adda
Affidata per 12 anni
in cambio della ristrutturazione
Cascina
Colombina, è l’ora di rinascere. L’edificio dell’Isola
Carolina che doveva diventare un ristorante, di proprietà del
comune di Lodi, si trasformerà invece nella sede del Parco Adda
sud, che spenderà 300 mila euro per rimetterlo in sesto, a scomputo
del canone di locazione. In base alla delibera presa martedì in
giunta, infatti, l’ente si occuperà di realizzare l’opera di
recupero, su progetto predisposto da palazzo Broletto e per 12 anni
a partire da primo novembre prossimo potrà prendere la cascina in
affitto. Lo stabile ristrutturato avrà una superficie di 441 metri
quadrati disposti su due piani e il Parco avrà in uso anche
l’area esterna adiacente, della superficie di 296 metri quadrati.
Palazzo Broletto manterrà, all’interno della struttura, 60 metri
quadrati che verranno adibiti a sala per conferenze, e si vedrà
garantita la sicurezza diurna del parco attraverso il servizio
garantito dalle guardie ecologiche. In aggiunta, l’ente titolare
della locazione si rende disponibile a visite guidate attraverso la
stessa Isola Carolina e il parco del Belgiardino. Recupero edilizio
e sensibilità ecologica, quindi, per un edificio che da tempo si
presenta diroccato, privo del tetto, deteriorato dopo un primo
tentativo di recupero, abbandonato qualche anno fa. Al piano terra
della Colombina, accanto alla sala da 60 metri quadrati che resterà
nelle disponibilità del comune, ci saranno l’ingresso da viale
Dalmazia, la direzione del parco, la segreteria, i servizi e una
piccola sala riunioni da 24 metri quadrati. Il tutto per 204 metri
quadrati. Una scala, che l’ufficio tecnico del municipio ha
pensato in ferro con le pedate in beole e corrimano in acciaio,
porterà al piano superiore, che avrà una superficie di 237 metri
quadrati. In questo spazio troveranno posto la presidenza del Parco
Adda e sei uffici. Si chiude così la lunga vicenda della cascina
Colombina, già casa del custode e rifugio invernale degli animali
quando all’Isola Carolina c’erano caprette, pappagalli e
colombe. Verso la fine degli anni novanta, a fronte del progressivo
degrado del fabbricato si parlò della cascina come possibile
struttura polifunzionale e sede di associazioni del settore no
profit, ma successivamente, a metà del 1999, il comune cambiò idea
e destinazione d’uso, aprendo la strada dell’immobile a un
ristorante. Venne bandito un concorso e il 10 febbraio 2000 venne
stipulato un contratto di concessione con la società lodigiana Mac
Lean di Nicola Giordano. Il contratto venne però sciolto tre anni
dopo a causa di ritardi accumulati nella realizzazione del
ristorante-gelateria e la Colombina ritornò nelle disponibilità
del comune, che ora ha deciso di affidarla al Parco Adda sud.
Arrigo
Boccalari
Da Lettere al IL CITTADINO
del 14 10 04
ADDA E SICUREZZA
Non trascurate le
proposte degli alluvionati
Il 15 ottobre si terrà a Lodi una conferenza di
servizi tra regione, provincia, comune, Autorità di Bacino e
Agenzia interregionale per il Po, sugli interventi da effettuare per
la messa in sicurezza dell’Adda. Dobbiamo rilevare che, anche in questa circostanza,
così come in altre, nessun invito alla partecipazione alla riunione
tecnica è pervenuto ai
Comitati Alluvionati. Dopo il 15 gennaio scorso, il C.Al.Lo non è
stato più né consultato né invitato ad incontri tecnici.
Riteniamo a questo punto che la motivazione vada ricercata
nel fatto che le proposte alternative messe in campo non sono
condivise; peraltro, nessun riscontro scritto, né favorevole né
contrario, è pervenuto da
parte delle istituzioni a vario titolo competenti. Pur tuttavia non
ne siamo totalmente sorpresi; d’altro canto, pare che esista già
lo studio di fattibilità definivo. Già da tempo ci tocca
constatare che la partecipazione attiva dei cittadini, singoli o
associati, è gradita solo quando essa condivide decisioni già
prese e che molto spesso l’articolo 118 della Costituzione
italiana, riportante il principio di “sussidarietà”, è
disatteso dagli enti pubblici nei rapporti con i cittadini. Su
diversi quotidiani, nella cronaca del giugno scorso, tutti abbiamo
letto che per Lodi sono stati stanziati dalla Regione Lombardia tre
milioni di euro contro le alluvioni, per mettere in sicurezza la
sponda destra dell'Adda. La cifra è destinata ai lavori di
sistemazione della sponda destra a monte del ponte urbano. Lo studio
di fattibilità dei lavori sul fiume Adda, avviato dall'Autorità di
Bacino per valutare le conseguenze delle opere sul regime delle
acque, ha evidenziato la necessità di interventi di «forte impatto»,
indispensabili per scongiurare il ripetersi di alluvioni come quella
del novembre 2002.
LE
NOSTRE CONSIDERAZIONI SUGLI STUDI
I
risultati degli studi effettuati dall’Autorità di Bacino hanno
confermato che, per le piene previste ogni duecento anni, le aree
urbanizzate a monte del ponte cittadino vengono allagate, mentre a
valle la situazione idraulica è influenzata dalla presenza del
ponte e della briglia di consolidamento. I cittadini di Lodi si sono
già espressi in questo senso: essi hanno dichiarato di non gradire
interventi di «forte impatto», ma chiedono opere di ordinaria e
straordinaria manutenzione che da oltre vent’anni non avviene. È
di questi giorni la tragica morte di un pescatore sulla sponda
destra dell’Adda, all’altezza dell’isolotto Achilli, che a
nostro avviso è da addebitare alla mancata manutenzione ordinaria.
Crediamo nell’opportunità che La Procura della Repubblica di Lodi
si attivi nell’aprire un’indagine per verificare lo stato di
dissesto delle sponde dell’Adda nel tratto urbano e le possibili
responsabilità di coloro ai quali compete la manutenzione. Si
vogliono innalzare argini (e conseguentemente i livelli idrici), così
le piene che sono dichiarate “di ritorno ogni duecento anni”
(ma a nostro avviso non si tratta di dati realistici allo
stato attuale, visto come sono abbandonati i fiumi) continueranno ad
alluvionare il territorio di Lodi. Sicuramente, in caso di piena,
avremmo l’esondazione ancora più a monte, rilevato che in città
si intende alzare gli argini. Pensiamo che i cittadini a valle del
ponte urbano non siano così felici che vengano alzati argini a
monte del ponte. Abbiamo già riportato, in un precedente comunicato
ai cittadini e alla stampa, il pensiero dell’AIPO, che si traduce
nell’idea che non si possa intervenire in modo concreto
sull’Adda, altrimenti potremmo avere, a parer loro, un nuovo
“Polesine”. Perché se l’Adda porta troppa acqua e in modo
veloce al Po allora sono guai. In pratica, è meglio alluvionare
aree della pianura padana una volta a Lodi, un’altra volta
altrove, piuttosto che eseguire interventi risolutori (ma, vogliamo
sottolineare, possibili senza indizione di appalti faraonici).
L’ESEMPIO
DEL PIEMONTE
Si
tratta di un esempio emblematico di come agiscono tutti questi enti
che non hanno responsabilità alcuna. Per il Tanaro in Piemonte nel
tratto urbano di Alessandria, l’AIPO ha affidato uno studio per il
problema della sicurezza della città dalle alluvioni al
Dipartimento di idraulica dell'Università di Genova, cioè al
professor Giovanni Seminara, con i suoi collaboratori professor
Marco Colombini e ingegneri Annunziata Siviglia e Bianca
Federici. Lo studio, pervenuto nei giugno scorso al Comune
interessato, propone un canale nel Tanaro, profondo 3 metri, largo
100, nel tratto urbano dal ponte della Ferrovia a quello degli Orti.
Il passaggio del Tanaro in Alessandria è a rischio per la presenza
di diversi ponti, e in un certo modo rispecchia la situazione di
Lodi. Vediamola questa soluzione: essa si propone di uniformare
larghezza e profondità dell'alveo del Tanaro nel tratto dal primo
ponte all’ultimo. Il gruppo del professor Seminara spiega che
l'alveo del Tanaro sino al primo ponte è largo 100 metri, tra
questo e il secondo ponte sale a 200 ed a valle si stringe a 67.
Questo stretto-largo-stretto, senza contare la «soglia» si cui
appoggia un ponte (il Cittadella), causa depositi sul fondo sia a
monte che a valle. Lo studio indica che bisogna scavare dal primo
ponte fino a valle dell’ultimo per uniformare a tre metri la
profondità del fiume. Dunque fra il primo ponte e l’ultimo
bisogna realizzare questo canale largo 100 metri e profondo 3 che
deve proseguire anche a valle dell’ultimo ponte con l'eliminazione
del restringimento dovuto ad un promontorio. Ora, la giunta comunale
di Alessandria si trova nelle condizioni di dover decidere se
seguire l'invito dell'AIPO e procedere a redigere il progetto
esecutivo, così come indicato dal Dipartimento Idraulico di Genova,
o eliminare un ponte (il Cittadella), che è la causa
dell’innalzamento dei tiranti idrici in città. Obiettivo
quest'ultimo sollecitato da quanti ritengono indispensabile
intervenire sul ponte per garantire la sicurezza della città,
osteggiato da chi invece lo vuole conservare a tutti i costi. Di
questa soluzione sarebbe felice Jerry Lewis, che nel '68 girò il
film «Non alzare il ponte, abbassa il fiume». Ma lui era un comico
(del genere «demenziale»): qui invece ci troviamo di fronte a
studi di esperti. C'è nel progetto, a ben vedere, una saggezza
antica. E' dal '94 che molti alessandrini e lodigiani si trovano
accomunati nell’affannosa necessità di ripetere, inutilmente, che
i letti dei fiumi si sono alzati, che vanno dragati, che bisogna
eliminare i depositi. Finalmente ne convengono anche i professori
d'idraulica. La loro soluzione però sembra impegnativa nella sua
rigidità: non basta scavare qua e là come si faceva una volta, ci
sono misure precise da rispettare.
LA SITUAZIONE A LODI
Per
Lodi, il Comitato Alluvionati Lodi Onlus, a conclusione
dell’Assemblea Pubblica tenutasi il 3 giugno scorso, durante la
quale fra l’altro in modo chiaro è stato spiegato ai residenti
del Pratello le ragioni del ricorso al Tar contro il Comune di Lodi
a proposito delle chiaviche che lo stesso vuole realizzare
(spiegazione che è stata peraltro accolta in modo positivo dai
cittadini che avevano manifestato la necessità di conoscerne le
motivazioni) ha
proposto:
-
l’approvazione da parte della Giunta della moratoria richiesta dal
comitato;
-
l’abbassamento della briglia a valle del ponte cittadino;
-
il consolidamento dei piloni del ponte cittadino, a causa di buche
di ben 7/8 metri a valle nelle immediate vicinanze dei piloni (buche
che paiono realisticamente minare la stabilità);
-
la riprofilatura longitudinale dell’alveo a monte e a valle del
ponte per ripristinare la naturale pendenza dell’alveo oggi mutata
per effetto della briglia (sovralluvionamenti a monte e buche a
valle);
-
la riprofilatura trasversale dell’alveo al fine di assicurare:
-
un’idonea sezione di deflusso in grado di far defluire anche le
portate critiche di piena;
-
il contenimento dei tiranti idrici nell’ambito degli attuali
argini;
-
l’eliminazione dei sovralluvionamenti nella parte concava delle
anse che costringono la corrente ad erodere pericolosamente le
sponde nella zona convessa e a reincidere il fondo alveo;
-
la colmata delle reincisioni d’alveo nella parte convessa delle
anse al disotto delle protezioni di sponda che sono scalzate e
gravemente compromesse nella loro stabilità;
-
l’asportazione dei sovralluvionamenti presenti, in sponda
sinistra, a monte e a valle del ponte cittadino al fine di rendere
idraulicamente efficaci ed utili tutte le 9 luci disponibili (oggi,
solo 6 sono libere ed efficaci ai fini del deflusso).
Ribadiamo
fermamente il nostro no
a opere di forte impatto, che invece di mettere in sicurezza la città
la rendono ancora più a rischio; perché di fatto:
-
sposterebbero solo più a monte di Lodi i punti critici di
esondazione;
-
provocherebbero l’innalzamento dei livelli idrici in
corrispondenza di Lodi con tutto ciò che questo comporta in termini
di risalita della falda e di rigurgito delle rogge e delle fognature
ma, soprattutto, impedirebbero l’immediato rientro in alveo delle
acque sondate, le quali si troverebbero costrette a corrivare
extralveo lungo Lodi e sino a valle di Lodi dove, terminati
finalmente i sopralzi degli argini, avrebbero la possibilità di
ritornare in alveo. Rilevato che il ponte urbano, come sopra
riportato, allo stato attuale si presenta in criticità, compromesso
da fenomeni di approfondimento del fondo alveo, rammentiamo
all’amministrazione di Lodi, che le disposizioni dell’art. 19
delle “Norme di attuazione del Piano
Stralcio per l’Assetto Idrogeologico (PAI)” pongono a carico
degli Enti proprietari delle opere di attraversamento (ponti, e
rilevati) l’obbligo di verificarne la compatibilità idraulica e
individuare gli interventi strutturali di adeguamento necessari.
Alla luce di tutto quanto sopra considerato, diventa ovvio chiedere
che prosegua il dialogo democratico e costruttivo intrapreso con i
comitati. Perché sottovalutare la proposta del C.Al.Lo, supportata
da analisi tecnico-scientifiche elaborate da tecnici esperti di
idraulica, e non farla diventare il progetto per Lodi?
Domenico
Ossino
Presidente Comitato Alluvionati Lodi Onlus c.al.lo@tin.it
Da
IL CITTADINO del 15 10 04
Il
terrapieno, costruito in zona esondabile, doveva servire alla festa
de l’Unità
I
Ds ora chiedono di regolarizzare il parcheggio abusivo sull’Adda
Il terrapieno
realizzato abusivamente in via del Capanno tra la fine di marzo e
l’inizio di aprile come parcheggio per le feste dell’Unità
potrebbe essere rimanere dov’è. È una possibilità che il
sindaco Aurelio Ferrari non esclude: «Il terrapieno potrebbe
restare lì, se vi sono le condizioni perchè rimanga in sicurezza.
Stiamo valutando quali possano essere i lavori da eseguire a questo
scopo». L’ordinanza di palazzo Broletto del 7 luglio che imponeva
la rimozione della terra entro il 6 ottobre è rimasta lettera morta
e tra comune e proprietà è iniziata una trattativa portata avanti
dai legali, che giovedì mattina hanno incontrato i tecnici
dell’ufficio comunale. A chiedere che tutto rimanga così sono
Angelo Ferrari, presidente della Servizi Generali, cooperativa
vicina ai Ds (partito di maggioranza nella coalizione di
centrosinistra al governo cittadino) proprietaria dell’area, e
Francesco Zoppetti, dirigente dei Ds, in qualità della Immobiliare
del Lodigiano, proprietaria dell’area del Capanno, dove si tiene
la festa dell’Unità. Partendo dalla premessa «che l’area è
limitrofa all’area sulla quale sono da anni ospitate
manifestazioni pubbliche che coinvolgono un numero elevato di
presenze e che si è reso sempre più indispensabile un congruo
spazio di parcheggio» e che «detta area è oggetto di accordi che
verranno formalizzati in eventuale atto di convenzione tra le
proprietà con la limitrofa area del Capanno al fine di un suo
utilizzo a parcheggio pubblico», Zoppetti e Ferrari chiedono «la
sospensione del provvedimento al fine di concordare la stesura di un
atto convenzionale tra comune e proprietà scriventi che metta a
disposizione in modo formale e regolamentato l’intera area anche
per un suo utilizzo per finalità pubbliche». Il sindaco non
esclude questa ipotesi: «In quella zona c’è la necessita di
un’area di parcheggio che possa accogliere le auto lasciate lungo
la strada, nei fine settimana». Il tutto, però, è iniziato senza
uno straccio di autorizzazione, in zona esondabile: «C’è stata
della leggerezza - commenta ancora il primo cittadino -. Non sono
state fatte le giuste valutazioni sul tipo di lavoro e sulla
necessità di adeguate autorizzazioni». Sulla faccenda pesa anche
la consulenza stilata dall’ingegnere Silvio Rossetti, consulente
per palazzo Broletto in materia di rischio idrogeologico. In caso di
piena minore potrebbero esserci «significativi fenomeni di
deviazione della corrente da parte del volume di riempimento che
potrebbe funzionare da ostacolo del deflusso di piena (...) ciò,
ovviamente, a discapito delle zone e in particolare, delle
abitazioni, adiacenti all’area».
Fabrizio
Tummolillo
Da
Lettere al IL CITTADINO del 15 10 04
I
Parchi hanno bisogno di vera tutela, non di passerelle
Lettera
del presidente del Parco Adda Sud all’assessore regionale
all’ambiente, in occasione della “2ª Conferenza regionale delle
aree protette”.«Caro assessore Nicoli Cristiani, riscontro il suo
gentile invito assicurando la mia presenza a Soncino. Devo purtroppo
rilevare che il ruolo di “vetrina” sembra essere l’unica
funzione che la conferenza vuole raggiungere, si presentano
“eccellenze” che noi tutti salutiamo con orgoglio perché sono
innanzitutto il frutto del lavoro e dell’impegno dei Parchi
regionali, ma chi ha organizzato l’evento ha dimenticato i veri
contenuti di una conferenza dei Parchi. La conferenza è un’altra
cosa, è un luogo dl confronto, scambio e analisi di esperienze,
progetti e lavori, è luogo di dibattito e di relazione, è luogo di
sistema e di rilancio degli obiettivi comuni. In questi giorni poi,
per una sconcertante coincidenza, in una commissione consigliare
della regione Lombardia si sta lavorando su un nuovo progetto di
legge quadro che frantuma gli enti Parco e ne espropria il
patrimonio: e poi si invitano gli stessi Parchi ad una
“passerella” a Soncino. In realtà non serve il silenziatore
oggi, quando pochi mesi fa abbiamo sentito suonare le sirene; non
serve eludere il confronto ed inventarsi effetti speciali. Si sta
perdendo ancora una volta un’occasione per lavorare insieme:
regione e Parchi regionali. Se la regione Lombardia vuole parlare
dei “suoi” Parchi lo faccia almeno elaborando una proposta di
legge avanzata, se non altro per rispetto verso i contenuti
innovativi dell’attuale 86/83, e soprattutto valorizzi le
esperienze, le risorse, le idee e i progetti che in vent’anni sono
cresciuti e si sono rafforzati nei parchi della Lombardia. È ovvio
che si possono trovare “eccellenze” ma è davvero strano che si
voglia dimenticare che i Parchi sono prima di tutto quotidiano
equilibrio tra salvaguardia e sviluppo, investimenti e
valorizzazione del territorio. A Soncino è giusto esserci, ma alla
conferenza delle aree protette non ci sarà nessuno, perché nessuna
assise di questo tipo è stata convocata».
Attilio
Dadda Presidente Parco Adda Sud
Da
L’ECO DI BERGAMO del 15 10 04
Ardenno, ormai in
dirittura d'arrivo il progetto anti alluvione
Entro tre anni
saranno realizzate le opere per la via di fuga all'invaso sull'Adda
che scongiureranno allagamenti in caso di forti piogge
Ardenno punta sulla
prevenzione contro gli allagamenti
ARDENNO
Per la
via di fuga del piano della Selvetta dopo 17 anni dall'alluvione è
veramente arrivata l'ora decisiva. Venerdì sera in una sala
consiliare affollatissima il sindaco di Ardenno Enzo Innocenti e
l'assessore ai lavori pubblici della Comunità montana di Morbegno
Giacomino Rebuzzi hanno illustrato la tempistica di quale sarà il
gigantesco intervento di messa in sicurezza che da una parte
dovrebbe superare l'annoso problema dello sbarramento dell'invaso
Enel che provocò nell'87 l'allagamento della piana e dell'abitato
di Ardenno e dall'altra rilanciare in termini di espansione
urbanistica tutta l'area a sud della linea ferroviaria. Sedici
miliardi di vecchie lire l'impegno di spesa complessivo dell'opera
pubblica per la quale la cronaca ha riferito di continui braccio di
ferro tra Enel ed enti locali, ente comprensoriale in primis per la
scelta tecnica dell'intervento che Cm e Comuni volevano a tutti i
costi a “cielo aperto”. La lunga battaglia nel '98 è stata
vinta dagli amministratori locali mentre l'Enel, dopo ricorsi e
contro ricorsi è stata costretta ad accettare la soluzione
economicamente più onerosa per lei, ma che avrebbe assicurato un
futuro più tranquillo alla popolazione che gravita intorno alla
piana. «La Regione ci ha garantito che entro 15 giorni avremo in
mano il decreto definitivo che ci consentirà di partire con le
pratiche d'appalto – ha informato Rebuzzi – dopodiché entro
fine anno saremo in grado di assegnare i lavori e partire con i
primi mesi del 2005». Per quanto riguarda i tempi, il professor
Silvano Franzetti, progettista dell'opera insieme agli ingegneri
morbegnesi Roberto Marchini e Luca Gadola, ha spiegato che ci
vorranno tre anni per completare l'intero tracciato della via di
fuga andando a ritroso dallo sbarramento dell'Enel verso est,
collegandosi immediatamente alla parte già realizzata dal gestore
dell'impianto idroelettrico. Già da lunedì partiranno le pratiche
per l'occupazione dei terreni necessari al completamento
dell'intervento, un punto che interessava in modo particolare i
privati cittadini intervenuti all'assemblea. A lato del canale sarà
infatti prevista una fascia di terreno con pendenza dal 3 al 6% che
servirà a far defluire l'acqua in caso di forti precipitazioni, ma
che di fatto continueranno a restare di proprietà privata. «Visto
che i terreni agricoli subiranno un deprezzamento – ha spiegato il
sindaco Innocenti – la Cm ha previsto un indennizzo che sarà
versato ai legittimi proprietari così come il valore del mancato
raccolto per il tempo di occupazione». Nella piana il ministero
dell'Ambiente ha imposto l'inserimento di una zona umida dove sarà
piantato un canneto.
Maria Cristina Pesce
Da www.legambiente.org
del 15 10 04
Soncino - Conferenza
Regionale sulle Aree Protette
LEGAMBIENTE
ALL'ASSESSORE NICOLI CRISTIANI: SUI PARCHI UN VERO RILANCIO, NON UNA
FINTA RIFORMA
La Lombardia da
“prima della classe” alla bassa classifica in fatto di tutela
delle aree protette
“Parchi
lombardi, finte riforme no, vero rilancio sì”. Con questo slogan
questa mattina Legambiente ha manifestato alla Conferenza delle Aree
Protette, organizzata a Soncino (CR) dalla Regione Lombardia. Nel
mirino di Legambiente la proposta di legge di riforma delle aree
naturali protette della Lombardia, di cui sta per iniziare la
discussione in Consiglio Regionale. “Questa legge è il modo
peggiore per concludere un decennio di continui arretramenti in
quella che, fino ai primi anni '90, era l'indiscussa leadership
nazionale della Lombardia nel sistema nazionale delle aree protette
– si legge in una nota dell'associazione -. In questi lunghi anni
abbiamo visto solo leggi e provvedimenti che hanno ridimensionato i
parchi regionali lombardi, ora c'è bisogno di politiche e programmi
di rilancio, non dell'ennesima legge ammazza parchi. Chiediamo
all'assessore Nicoli Cristiani di avviare un vero confronto con gli
enti gestori, le associazioni e le parti sociali per il rilancio
delle aree protette regionali”. Primo punto della discordia, la
propaganda della Regione che continua ad affermare di essere ricca
di verde protetto, ben il 25% del territorio. Questo era vero in
passato: grazie alle leggi dal 1996 ad oggi, i 4/5 di questo
territorio non beneficia di effettive garanzie, nemmeno nei
confronti dell'abusivismo. Il provvedimento lombardo sul condono
edilizio, ad esempio, prevede limitazioni alla sanatoria di abusi
solo nelle aree di riserva o di parco naturale, territori di massima
naturalità, che complessivamente riguardano meno del 2% del
territorio regionale. Ma gli aspetti controversi sono anche altri.
Nelle aree di parco regionale non sono previste specifiche
discipline urbanistiche, la caccia è consentita senza alcuna
differenza rispetto ai territori non protetti, non è obbligatoria
la Valutazione di Impatto Ambientale. Di fronte a una simile
inconsistenza in fatto di tutela, perfino il Ministro Matteoli non
ha potuto riconoscere le aree protette lombarde, estromettendole
dall'Elenco Ufficiale pochi mesi dopo l'approvazione dell'ultima
riforma voluta da Nicoli Cristiani, la legge regionale 11/2000.
Gravissimi poi sono i ritardi lombardi nel recepimento delle
direttive comunitarie in materia di biodiversità, da cui i numerosi
procedimenti di infrazione aperti dalla Commissione Europea.
“L'assessore Nicoli Cristiani e la Giunta Regionale concludono il
loro secondo mandato con un bilancio gravemente negativo in materia
di parchi – conclude Legambiente -. E' impossibile non rendersi
conto di un risultato così disastroso, ora è necessario ripartire
con nuovi e incisivi programmi per le aree protette regionali, a
cominciare da nuove modalità di gestione”.
L'Ufficio Stampa
LEGAMBIENTE
Da
VARESENEWS del 15 10 04
Milano - Affondo di
Verdi e Ds sui costi dei convegni naturalistici gestiti dalla
Regione
Parchi Lombardi: «Finanziamenti
solo per la propaganda»
Si
è svolta oggi la 2° Conferenza regionale sulle aree protette
organizzata dalla Regione a Soncino (Cr). Il costo organizzativo e
mediatico di questa giornata è stato di 250.000 euro. Poco meno di
quanto riceve dalla Regione, per il proprio funzionamento, un parco
regionale in un anno (ad esempio l’Adda Sud riceve dalla Regione
300.000 euro l’anno). Un costo esorbitante, comunque, per una
giornata di convegno, ma ancor più paradossale se investito su un
tema sul quale la Regione ha avviato da anni, sistematicamente, solo
politiche distruttive approvando leggi che ridimensionano e
indeboliscono i parchi e tagliano fondi. «Se oggi l’Assessore
Nicoli Cristiani – dichiarano i consiglieri Monguzzi (Verdi) e
Cipriano (Ds) - può ancora parlare di un sistema di aree protette
lombardo è solo rifacendosi a quanto è stato fatto prima del suo
arrivo, alle politiche di protezione e istituzione di parchi che si
sono sviluppate dall’83 fino al 95 e che hanno portato la
Lombardia all’avanguardia in Italia. Dal ’95 ad oggi è stato
avviato uno smantellamento scientifico, pezzo dopo pezzo. L’ultimo
capitolo la regione tenterà di giocarlo entro la fine di questa
legislatura con un progetto di legge, ora in commissione, che
decreta definitivamente la fine dei parchi come sistema e
connessione di aree. Sempre più chiara la filosofia di questa
giunta: parchi francobollo, piccole oasi di natura». «Ciò che
cercheremo di fare come centrosinistra – continuano i due
consiglieri – è di impedire l’approvazione di questa nuova
legge e per fare questo chiediamo la massimo appoggio delle
associazioni, dei cittadini, degli agricoltori e dei parchi stessi».
Monguzzi e Cipriano hanno anche presentato un’interrogazione
regionale per chiedere delucidazioni sulla cifra spesa per il
convegno.
Da
IL CITTADINO del 16 10 04
San Giuliano Un libro
invita a scoprire le bellezze nascoste del fiume
La valle del Lambro
un gioiello che aspetta di essere rivelato
San Giuliano È
raro che ci si senta invitare ad un viaggio "Lungo il Lambro".
Eppure per una volta succede grazie all'idea di Roberto Cassago e
Alberto Palazzo e grazie all'impegno economico dell'Associazione
amici del Lambro con sede a san Giuliano Milanese. La proposta
prende forma nel bel volume dal titolo citato, che ci porta a
ripercorrere "storia, curiosità e immagini" del fiume più
maltrattato d'Italia. Il progetto era in cantiere da tempo. Si
parlava di un atlante storico geografico della valle del Lambro e in
effetti, scorrendo le pagine, ci si accorge che proprio di questo si
tratta. Sono gli stessi promotori a dichiararne lo scopo preciso che
è quello "di avvicinare le istituzioni e le popolazioni del
Lambro e che consiste nel raccontare la storia, anche con immagini
fotografiche, dei 46 comuni anche rivieraschi a sud di Milano".
Il volume è costruito a schede monografiche. Ogni pagina presenta
un comune rivierasco del Lambro in ordine alfabetico, suddiviso
nelle tre province di Lodi, Milano e Pavia. Si parte da Bascapè per
arrivare a Villanterio. Per ogni paese è raccontata la storia, la
geografia e sono ricordate le sagre e le fiere. Ogni tre tappe poi
ci si ferma per approfondire un tema particolare: si passa dalla
gita sul Lambro al dialetto meneghino, dalla curiosa manifestazione
del lancio delle uova a Quartiano ai santi Rocco e Sebastiano
invocati contro la peste, dalla cascina lombarda alla discoteca in
oratorio di Quartino per arrivare a toccare temi più vicini
all'interesse ecologista come la pagina intitolata "Per non
dimenticare: la Gazzera di Cerro al Lambro" o la scheda
dedicata alla depurazione dei rifiuti. L'ultima scheda è
significativamente intitolata "Fiume Lambro: non abbassiamo la
guardia" e propone una riflessione sullo stato del fiume ora
che si è quasi al termine della costruzione del depuratore di
Nosedo. La pagina fa il punto della situazione di un fiume che
permane grave: "Secondo gli ultimi dati di Legambiente infatti
il Lambro, fino a Salerano, è considerato di classe quinta (il
peggio della graduatoria) mentre da Salerano ad Orio Litta, cioè
alla foce, è considerato di classe terza: questo dato sembrerebbe
indicare, sempre secondo Legambiente, che nel sud non ci sono
scarichi abusivi ed il fiume riesce ad autodepurarsi". Nelle
conclusioni gli autori, giornalisti entrambi oltre che
ambientalisti, lanciano una proposta: individuare gli scarichi
abusivi delle aziende nelle acque del Lambro, compiendo ispezioni
con natanti attrezzati. La proposta è sentita da più parti e forse
verrà messa in pratica. Gli amici del Lambro hanno ottenuto il bel
risultato di ridare unità geografica e culturale ad una terra, la
valle del Lambro, che finisce per essere spezzettata in tanti altri
ambiti territoriali e che è sempre in attesa della nascita del
parco, un progetto che interessava la zona da Melegnano alla, foce
caldeggiato da anni dal Wwf, ma che non ha ancora visto progressi.
L'associazione sangiulianese non è certo nuova a questi risultati
ma è nota per il suo attivismo. Infatti è quasi pronto "il
portale del Lambro" versione Web dell'importante lavoro.
Cristoforo
Veccchietti
Da
Lettere al IL CITTADINO del 18 10 04
ADDA
E SICUREZZA
In
riva sinistra quelle opere sono attese
Egregio
direttore, nel testo di un articolo sulle opere previste a difesa
dalle esondazioni del fiume per la riva sinistra sono riportate
“opinioni”, genericamente attribuite ai “comitati
alluvionati”, che, per quel che riguarda il Comitato alluvionati
riva sinistra, sono del tutto inventate. In particolare: «I
progetti sulla riva sinistra… non sembrano incontrare il favore
dei Comitati alluvionati, a loro volta autori di uno studio tecnico
che consigliava di lasciar perdere l’innalzamento di nuovi
argini…». Non so cosa intenda, chi ha redatto lo scritto, per
“Comitati alluvionati” e non so, ad oggi, quanti comitati
alluvionati ci siano in Lodi, so per certo però che ne esistono
almeno due: il Comitato alluvionati Lodi onlus, che fa riferimento a
Domenico Ossino, e il Comitato alluvionati riva sinistra per il
quale sto scrivendo queste righe. Mi sembra chiaro ed evidente che,
dopo aver chiesto a gran voce le opere necessarie per la messa in
sicurezza dei quartieri oltre Adda, solo un attacco di pura follia
potrebbe farci apparire del tutto inutili l’argine all’ex Sicc e
la pista ciclabile sulla Sp 25! Neppure siamo autori o committenti
di qualche studio tecnico, in quanto siamo sempre stati del parere
che sia dovere e compito preciso delle “istituzioni” individuare
come proteggere i propri cittadini. Nel testo vi è scritto anche:
Spiega Domenico Ossino, portavoce dei Comitati». Quali
“Comitati” mi perdoni signor direttore? Non mi risulta che il
Comitato riva sinistra sia sciolto o confluito in altri comitati ma,
se il suo giornalista avesse notizie in proposito che io non
conosco, la prego di portarle anche alla mia conoscenza. Ed ancora:
«ma se il tecnico dei Comitati». No, il Comitato riva sinistra non
ha nessun tecnico, siamo del parere che, data la quantità delle
variabili che possono causare le piene (alcune delle quali
probabilmente giungono da molto lontano, come l’antropizzazione ed
i cambiamenti climatici) non basterebbe un tecnico a indicare la
soluzione ma occorrerebbe, almeno, lo studio di un “Politecnico
Universitario”. L’articolo, così come è scritto, rischia di
far apparire che gli alluvionati non vogliono opere per la messa in
sicurezza del territorio così come starebbero per avere inizio. Non
è così signor direttore, questo posso assicurare senza tema di
smentita, lo so perché quotidianamente sono fermato da concittadini
che chiedono notizia sull’inizio di questi lavori. Desidero
pertanto sia chiara ai lettori l’importanza che rivestono, per i
quartieri oltre fiume, l’argine all’ex Sicc e la pista ciclabile
per Boffalora d’Adda, tanto da indurre i residenti ad immaginare
una forte mobilitazione nel caso in cui queste opere non abbiano
inizio al più presto.
Carlo
Bajoni Comitato Alluvionati Riva Sinistra Lodi
Da
IL CITTADINO del 19 10 04
Guardamiglio
L’esercitazione notturna ha coinvolto Livraga e Somaglia
Tre gruppi della
protezione civile superano l’esame dell’alluvione
Guardamiglio Sirene
e lampeggianti nel buio della notte, tra cascine allagate, persone
disperse e materiale tossico nei campi. Nulla di reale, per fortuna,
ma i gruppi di protezione civile di Guardamiglio, Livraga e Somaglia
erano pronti a intervenire. L’esercitazione congiunta ha avuto
luogo nella notte tra sabato e la domenica, una prima assoluta: «A
parte l’obiettivo di testare uomini e mezzi nelle ore notturne -
spiega il vicesindaco di Guardamiglio, Francesco Merli - è proprio
il coordinamento fra i diversi gruppi che va continuamente
migliorato, perché di fronte alle emergenze si opera tutti assieme».
Come fu a Lodi, nel 2002: «Proprio così - testimonia Giuseppe
Rapelli, responsabile del gruppo di Livraga - e ancor prima,
nell’ultima esondazione del Po». È dalle emergenze di questi
ultimi anni che i gruppi di “tute arancioni” hanno iniziato a
crescere: «Sia in termini di abilità ed esperienza sia in termini
di rispetto da parte della gente, che ha imparato ad apprezzarci»,
testimonia Giulio Vaselli, coordinatore del gruppo di Guardamiglio,
che con i suoi dieci anni di vita, i 35 iscritti e con i mezzi dei
quali dispone, è uno dei comitati più attrezzati in provincia. A
Livraga il gruppo è nato nel ‘99 e raccoglie una quindicina di
uomini, mentre a Somaglia è più vecchio di una anno e gli iscritti
sono addirittura 35, anche se, lamenta il coordinatore Mirko Croce,
«non tutti sempre attivi e partecipi». In totale erano una
quarantina i volontari coinvolti dall’esercitazione di sabato:
alle 17 è stato allestito il campo base nei pressi del cimitero di
Guardamiglio, con la posa di tende, di cucina da campo e con le
torri faro per la notte. Nel tardo pomeriggio il primo allarme, che
ha fatto scattare gli attrezzatissimi minibus e le jeep della task
force: durante la notte le altre due emergenze, una in territorio di
Livraga, l’altra nella zona golenale di Guardamiglio: «Gli uomini
sono stati impegnati fino alle due di notte - spiega Merli - e alle
9,30 del mattino di domenica, come da programma, il campo era già
stato sgomberato. La responsabilità delle operazioni veniva passata
da un coordinatore all’altro, a seconda del territorio che
ospitava lo scenario». Prossimi appuntamenti? «Esercitazioni
comuni ne faremo ancora. Intanto ogni gruppo allestisce
autonomamente tre o quattro simulazioni all’anno».
Paolo Migliorini
Da
IL CITTADINO del 20 10 04
Dadda contro la legge
che smantella i parchi «Un regalo al demanio»
Critiche dure anche
da Legambiente
Quella
legge non sa da farsi. Sin troppo facile parafrasare Alessandro
Manzoni per esprimere la posizione di associazioni ambientaliste
come Legambiente e di enti di tutela ecologica come il Parco Adda
Sud contro il nuovo piano generale delle aree protette regionali. Il
progetto di legge proposto dall’assessore all’ambiente Franco
Nicoli Cristiani, approvato dalla giunta regionale nel dicembre
scorso, deve ancora essere discusso in consiglio regionale e
comincerà ad essere esaminato dalla commissione consiliare sesta
che oggi ha convocato in audizione le associazioni ambientaliste e
nelle prossime settimane ascolterà anche i referenti dei ventuno
parchi regionali. Presentato nello scorso fine settimana in un
convegno a Soncino, in provincia di Cremona, il progetto di legge
non piace al presidente del Parco Adda Sud Attilio Dadda entrato
pesantemente in polemica con l’assessore Nicoli Cristiani: «L’assessorato
regionale - sostiene Dadda - ha ridotto a semplice passerella dei
Parchi la conferenza delle aree protette convocata a Soncino proprio
mentre sta lavorando ad un progetto di legge quadro che frantuma gli
enti parco: sicuramente la legge del 1983 attualmente in vigore su
questa materia va aggiornata, ma andavano salvaguardate le
intuizioni e le linee guida che avevano consentito alla regione
Lombardia di essere all’avanguardia del settore della tutela
ambientale; la normativa vigente è stata presa ad esempio da altre
regioni come la Campania ed il Piemonte». Il presidente Dadda entra
poi nello specifico di alcuni aspetti a suo giudizio peggiorativi
della legge attuale: «Si vuole passare al demanio lombardo il
patrimonio dei parchi, che però non è stato acquisito solo con
fondi regionali ma anche con risorse economiche dei comuni, dello
stato e dell’Unione europea; si sviliscono le sanzioni per i danni
ambientali, che rischiano di perdere la loro valenza di deterrente
nei confronti di certi comportamenti. Si rimettono in discussione i
confini dei parchi in ogni piano quinquennale e soprattutto manca
una visione prospettica e programmatica: manca completamente il
concetto di “sistema parco” che punta alla creazione di una rete
naturale attraverso corridoi ecologici di collegamento fra le varie
aree protette». Assieme ad altri suoi colleghi presidenti di parchi
Dadda è intenzionato a proporre una serie di emendamenti al
progetto di legge dell’assessore Nicoli Cristiani, per cercare di
migliorarlo prima della definitiva approvazione. Ancor più drastico
Andrea Poggio di Legambiente, associazione che parteciperà alle
audizioni odierne in commissione sesta: «Questa è una brutta
proposta di legge che peggiora quella precedente trasformando i
parchi in semplici apparati burocratici: chiediamo che la
discussione sulle aree protette sia rimandata a dopo le prossime
elezioni regionali. Piuttosto che spendere oltre 200 mila euro per
una inutile conferenza come quella di Soncino, l’assessorato
regionale dovrebbe distribuire più fondi ai parchi».
Daniele Perotti
Da
IL CITTADINO del 22 10
04
Senna Domenica mega
addestramento per la colonna mobile regionale
La protezione civile
si mobilita, esercitazione contro le calamità
Senna
Domenica 24 ottobre, presso il centro provinciale della protezione
civile della Fircb Ser a Mirabello di Senna presso le ex scuole
elementari, la colonna mobile protezione civile della regione
Lombardia sezione telecomunicazioni e sezione segreteria/comando,
effettuerà una giornata di addestramento specialistico nel
Lodigiano. Si tratta di un gruppo di volontari provenienti da cinque
associazioni di volontariato altamente specializzate con procedure
di allertamento rapidissime (due ore per il nucleo di valutazione e
sei ore per i restanti volontari) in grado di intervenire in moto
totalmente autosufficiente per i vari eventi tipici per cui è
richiesto l’intervento della protezione civile in ogni parte
d'Italia. La forte preparazione e il tipo di addestramento dei
volontari della Colonna mobile regionale li rendono, in ogni caso,
capaci di dare risposte operative di soccorso o di mitigazione dei
danni anche a fronte di scenari improvvisi e di nuove tipologie di
disastri o di necessità. In questo particolare corpo di élite
della protezione civile Lombarda composto da circa 250 volontari vi
sono 15 volontari lodigiani, la maggior parte della Fircb e addetti
alle telecomunicazioni e alla gestione della segreteria/comando,
mentre gli altri sono specialisti nei servizi tecnici come fornitura
di energia elettrica, acqua potabile, gas. Oltre alla Fir Cb (i
radioamatori) regionale fanno parte di questo corpo anche
l'Associazione nazionale alpini (Ana) con i compiti di logistica e
logistica avanzata, l'ospedale da campo aviotrasportato dell'Ana, il
parco del Ticino con compiti di antincendio e soccorso tecnico, il
corpo volontari dell'Aem di Milano con compiti relativi ai servizi
tecnici, energia elettrica, acqua e gas, e l'Anpas ( pubbliche
assistenze ) per il supporto sanitario. La capacità di intervento
della colonna mobile Regionale è stato ampiamente dimostrata nel
2002 con l'intervento nel comune di Ripabottoni (Campobasso)
completamente lesionato dal terremoto e con circa 800 senza tetto.
La colonna mobile regionale nello spazio di un mese, dopo aver
installato una tendopoli per la popolazione sfollata, aver
puntellato tutte le abitazioni instabili, ha ristrutturato anche un
vecchio albergo in cemento armato, dove tutti i cittadini che nel
frattempo non avevano trovato sistemazione presso eventuali parenti,
hanno potuto trovare un ricovero fisso e sicuro. La giornata, che si
terrà nel centro provinciale protezione civile della Fir Cb, si
articolerà con una prima lezione in aula in cui verranno ricordate
le procedure di attivazione, la formazione della colonna, le varie
attività della colonna ed una serie di esercitazioni pratiche che
vanno dallo montaggio e smontaggio di una tenda, all'allestimento
segreteria da campo e centro comando, fino a prove di guida su
terreno accidentato e fuoristrada.
Francesco Dionigi
Da
Lettere al IL CITTADINO del 22 10 04
CONFERENZA PARCHI
Un assurdo Spreco di
risorse
Vorrei
riprendere l’articolo critico del presidente del Parco Adda Sud,
Attilio Dadda, pubblicato venerdì 15 ottobre in occasione della
seconda “Conferenza regionale delle aree protette”, organizzata
dalla regione Lombardia a Soncino il 14 ottobre. Questa conferenza,
come ha giustamente affermato Dadda, anziché essere un luogo di
confronto, di scambio e analisi di progetti e lavori, luogo di
dibattito e di rilancio di obiettivi comuni, ha avuto come unica
funzione quella di vetrina e di immagine. Oltre a questo, però,
occorre denunciare il costo organizzativo e mediatico di questa
giornata, che stato di circa 250.000 euro. Poco meno di quanto
riceve dalla regione, per il proprio funzionamento, un parco
regionale in un anno, come ad esempio il Parco Adda Sud, che riceve
300.000 euro. Un costo esorbitante, che ha indotto i consiglieri
regionali Carlo Monguzzi dei Verdi e Cipriano dei Ds a presentare
una interrogazione in merito. Questo costo, per una sola giornata di
convegno, diventa ancora più insopportabile se si pensa che è
stato investito su un tema nel quale la regione Lombardia ha avviato
da anni, ormai sistematicamente, solo politiche distruttive,
approvando leggi di ridimensionamento, indebolendo il sistema Parchi
e tagliando fondi. Dal ‘95 ad oggi è stato avviato uno
smantellamento scientifico pezzo dopo pezzo. L’ultimo capitolo di
questa politica sarà tentato entro la fine della legislatura, con
un progetto di legge, ora in commissione, che decreterà
definitivamente la fine dei Parchi come sistema e connessione di
aree. Sempre più chiara la filosofia di questa giunta: i parchi
francobollo, sempre più piccole oasi di natura. Bisogna impedire
l’approvazione di questa nuova legge, chiedendo l’appoggio e il
coinvolgimento delle associazioni ambientaliste, dei cittadini,
degli agricoltori, degli enti locali e dei Parchi stessi, se
vogliamo veramente che Parchi (come dice Dadda, con il quale
concordiamo) siano fondamentali nel quotidiano equilibrio tra
salvaguardia, sviluppo, investimenti e valorizzazione del
territorio. Come Verdi per il Lodigiano siamo e saremo sempre
alleati fianco dell’ente Parco Adda Sud, di chi si batte per la
tutela e valorizzazione del patrimonio agroforestale del territorio
lodigiano.
Luigi Visigalli Referente Verdi del Lodigiano
luigivisigalli@libero.it
Da
CORRIERE DELLA SERA del 23 10 04
MANTOVA Aperta
inchiesta sugli scavi nel Po
Il
Presidente della Provincia, Maurizio Fontanelli, autore di esposti
contro la “mafia della sabbia”, sarà sentito mercoledì come
testimone dalla Procura di Reggio Emilia sulle escavazioni notturne
nel Po. Secondo il rapporto Ecomafie 2002 di Legambiente, gli scavi
abusivi frutterebbero duemilioni e mezzo di euro l’anno.
Da
MERATEONLINE del 25 10 04
Paderno: Laura
Bonfanti nuovo presidente Legambiente
Passaggio
di consegne ufficiale domenica mattina nella nuova sede di
Legambiente tra Alessandro Pozzi e Laura Bonfanti che assume la
carica di presidente. A determinare la scelta dell’associazione,
il ruolo ricoperto da Pozzi all’interno della nuova Giunta di
Paolo Strina a Osnago che, di fatto, lo ha costretto a cedere ad
altri il timone dell’associazione ambientalista. Ma al di là
dell’avvicendamento, se non obbligato, certamente dettato da
ragioni di opportunità, la riunione è servita anche per fare il
punto delle battaglie condotte negli ultimi anni da Legambiente
nella zona del Meratese. In una rapida panoramica sono state così
ripercorse le vicende relative al pozzo Agip e quindi quelle della
Italcementi di Calusco. Quindi, la parola è passata al nuovo
presidente. Laura Bonfanti ha spiegato che la sua dirigenza sarà
nel segno della continuità e che d’ora in poi, grazie soprattutto
anche alla nuova sede messa a disposizione dall’amministrazione di
Paderno, potranno essere promosse a valorizzate un maggior numero di
iniziative. Per far ciò, tuttavia, occorrerà che il numero dei
volontari cresca. Ad oggi, il circolo meratese può contare appena
su una quindicina di iscritti. Solo crescendo e impegnandosi
maggiormente, il gruppo potrà ottenere maggiori risultati in
futuro. (Chi fosse interessato può scrivere una email a meratese@legambiente.org
). “L’ambiente che ci circonda – è stato spiegato – è
sempre più inquinato. Risulta perciò determinante che tutti si
impegnino per consegnare ai nostri figli un mondo più pulito e in
definitiva migliore” La presidente Bonfanti ha inoltre annunciato
anche le nuove iniziative che a breve verranno promosse dal circolo
meratese. In cima alla lista vi è l’attivazione di un Gruppo di
Acquisto Solidale, per la commercializzazione di prodotti biologici.
Realtà del genere, come documentato da Merateonline qualche
settimana fa, sono già presenti nel nostro territorio.
L’obiettivo è quello di promuovere nei consumatori l’acquisto
di prodotti più sani, saltando la grande distribuzione. Tra le
altre iniziative delle quali si è discusso, anche l’istituzione
di una banca del tempo. Il funzionamento della banca del tempo è
semplice: una persona mette a disposizione le proprie capacità per
determinate ore e in cambio chiede ad un’altra persona altre
capacità che non possiede per un numero identico di ore. Ma non è
tutto. Sino ad oggi, ogni volta che l’associazione intendeva
partecipare ad un bando, doveva sempre fare riferimento alla sede
centrale. E’ quindi in progetto la trasformazione dello statuto
che permetterà al circolo meratese di avere una maggiore autonomia
e quindi di muoversi, verso il raggiungimento dei propri obiettivi,
con più semplicità. Tra il pubblico era presente anche
l’assessore alla Cultura di Villa Locatelli Chiara Bonfanti.
L’esponente della Giunta di Virginio Brivio, che tra l’altro è
sorella del nuovo presidente, ha promesso una maggiore
collaborazione da parte della Provincia di Lecco alle iniziative del
circolo. A tale proposito e stato per esempio annunciato che
l’ormai tradizionale appuntamento con la festa dell’Adda, che si
tiene normalmente nel mese di maggio, dal prossimo anno potrà avere
una durata maggiore, arrivando fino a settembre. Legambiente e
Provincia di Lecco collaboreranno insieme nella stesura di un
calendario di incontri culturali sul tema del fiume e dell’acqua.
Da
IL CITTADINO del 26 10 04
Ora anche Orio Litta
progetta il suo porto sul Po
Corte
Sant’Andrea ombelico del...mondo della Bassa Lodigiana.
L’approdo storico al Po, dove fin dal Medio Evo transitavano
pellegrini e mendicanti, soldati, uomini, merci e bestiame, sta
diventando sempre più appetibile. Era già stato reso noto il
progetto presentato in provincia dal comune di Senna, che ipotizza
un’importante sistemazione del guado di Sigerico, la creazione di
parcheggi e punti di sosta per camper, la sistemazione delle strade
di accesso alla frazione e la creazione in loco di un ostello per i
pellegrini della Via Francigena. Tutta l’operazione è sostenuta
attivamente dal sindaco Luigi Zanoni e dai suoi collaboratori, che
intendono rilanciare a fondo tutto il discorso collegato con la Via
del pellegrinaggio europeo. Ma anche da Orio Litta, paese francigeno
per eccellenza, visto che finora tutti i pellegrini transitati sono
stati accolti dagli oriesi, ci si sta muovendo in direzione di Corte
Sant’Andrea. «Stiamo predisponendo un progetto per la creazione
di un approdo adatto a natanti di grosse dimensioni - ha spiegato il
sindaco Franco Ferrari - in linea con le aspettative turistiche
della regione Lombardia e del Consorzio dei comuni lodigiani del Po.
In territorio comunale oriese, presso l’info point che inaugurammo
nel Duemila, c’è già stato un sopralluogo dei tecnici, che hanno
evidenziato come il posto sia adatto. Questo non significa che ci
opponiamo al progetto di Senna, anzi. Noi pensiamo che Senna debba
continuare a valorizzare il suo porticciolo di Sigerico, adatto a
barche e piccoli natanti, mentre Orio potrebbe attrezzare un vero
porto turistico per la navigazione fluviale».Due porti quindi per
Corte Sant’Andrea, distanti un centinaio di metri l’uno
dall’altro ma con due distinte finalità. Sembrerebbe proprio che
l’antica, piccola frazione, tornata all’onore delle cronache
grazie alla Via Francigena, possa rinascere a nuova vita, e con
essa, tutta questa parte della Bassa, già interessata da percorsi
ciclabili che offrono, grazie all’argine, relax nel verde e scorci
architettonici interessanti.
Da
L'ECO DI BERGAMO del 26 10 04
Ok della Regione alle
varianti di Calusco e Cisano
Parere
favorevole della Giunta regionale, su proposta dell'assessore alle
Infrastrutture e Mobilità, Massimo Corsaro, ai progetti delle
varianti di Cisano e di quella da Calusco a Terno d'Isola, inserite
tra gli interventi della «Legge Obiettivo». Ora i progetti
passeranno al Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione
economica) per l'approvazione definitiva. «Le due varianti - ha
detto Corsaro - costituiscono opere complementari alla Pedemontana e
si inseriscono in un ampio programma di riqualificazione degli
itinerari di attraversamento est-ovest della Regione Lombardia, per
garantire collegamenti con il territorio lecchese e con la
Valtellina. Sui due progetti preliminari la Regione ha espresso sia
valutazioni tecniche, tenendo conto delle osservazioni degli enti
locali interessati, sia valutazioni di compatibilità ambientale,
prescrivendo interventi di mitigazione». In particolare, per la
variante di Cisano che rappresenta un'alternativa
all'attraversamento del centro, a seguito dei pareri espressi dal
Comune di Pontida, dal Parco Adda Nord e da alcuni privati
proprietari di aree interessate dai lavori, è stata valutata
l'ipotesi di spostare più a sud la rotatoria di innesto sulla
provinciale 169, in corrispondenza dell'area di Cascina Broseta, per
tutelare particolari aspetti ambientali, paesistici e culturali del
luogo. Per quanto riguarda invece la variante da Calusco d'Adda a
Terno d'Isola si è posta attenzione all'inserimento ambientale
dell'opera, con particolare riferimento agli aspetti di tutela del
paesaggio. La Regione ha prescritto lo spostamento del tracciato
verso est, con alternanza di tratti in galleria e all'aperto, al
limite dei boschi, nei comuni di Calusco, Medolago, Terno d'Isola, e
verso sud, in località Monte Orfano, in Comune di Chignolo, in modo
da garantire un impatto paesaggistico e ambientale minore. Dopo
diversi incontri con gli enti locali coinvolti, per evitare di
intaccare in maniera consistente l'area boschiva si è valutata
anche la possibilità di spostare a nord la rotatoria prevista tra
le cascine Budriago e Cà Cavicchio, mentre per salvaguardare
l'antico complesso rurale della cascina Cà Cavicchio è stato
proposto di eseguire una leggera modifica della bretella di
collegamento tra la rotatoria con le provinciali 167 e 166. «Questi
interventi - ha concluso l'assessore Corsaro - sono inseriti
nell'Intesa generale quadro Stato-Regione Lombardia dell'aprile 2003
tra le opere complementari al sistema viabilistico pedemontano». Il
potenziamento del collegamento Lecco-Bergamo è composto da altri
tre interventi: variante di Calolzio, variante di Vercurago,
collegamento Calco-Ponte di Brivio-Cisano.
Da
IL CITTADINO del 27 10 04
Il nucleo di
Graffignana è l’unico in provincia a contare su questo servizio,
coordinato dal direttore Asl Guido Broich
Protezione civile,
uno sguardo dal cielo
Due velivoli
permettono di fare perlustrazioni e trovare dispersi
Graffignana
Piccola ma molto attiva: questa la migliore definizione per la
sezione di Graffignana della Protezione civile. Da quest’anno, i
volontari hanno anche un reparto volo composto da due autogiri,
esperienza singolare non solo per il Lodigiano. Ad animare questo
reparto volo, oltre all’instancabile Emilio Suardi, responsabile
dell’ufficio comunale di Protezione civile, sono i due piloti
Guido Broich e Antonio Baggi. Inoltre, è già stata presentata la
domanda da parte di un terzo pilota, che presto dovrebbe ottenere il
via libera per aggregarsi al gruppo. «Siamo entrambi del Club
Italiano Autogiro e siamo tesserati per la Protezione Civile a
Graffignana - dice Guido Broich, che è anche il direttore generale
dell’Azienda sanitaria di Lodi - . D’accordo con i vertici
provinciali, però, siamo anche integrati a tutti gli effetti nella
rete provinciale di Lodi». I mezzi a disposizione sono due
autogiri, velivoli d’aria ultraleggeri che presentano una serie di
caratteristiche vantaggiose. «L’autogiro è un mezzo a metà
strada tra un elicottero e un aereo, ma con le caratteristiche di un
ultraleggero - spiega Broich -. Ha bisogno di una piccola pista,
anche soltanto un campo, per decollare. Un centinaio di metri sono
sufficienti. Per atterrare, invece, bastano poche decine di metri
per essere completamente fermi. Inoltre, è molto sicuro, ha costi
d’utilizzo molto bassi rispetto a quelli di altri mezzi, una
mobilità eccellente anche in condizioni di moto molto lento, si può
quasi fermare in volo e può abbassarsi radente al suolo. Come
ultraleggero non abbiamo bisogno di piani di volo e ci possiamo
alzare con qualsiasi condizione meteo, esclusa la nebbia, ma non
possiamo volare di notte o sui centri abitati». Queste
caratteristiche lo rendono perfetto per un uso da ricognitore: «Oltre
al pilota, può trovarvi posto un’altra persona - aggiunge Broich
- . Non è adatto a operazioni di recupero, per le quali è
necessario un elicottero tradizionale, ma perfetto per la
ricognizione aerea. La seconda persona può dotarsi di cannocchiale
o di telecamera o di un altro strumento. I tempi d’attivazione
sono molto brevi: possiamo essere in volo in soli 10 minuti, a
partire con il mezzo ancora nell’hangar». I due autogiro si
trovano in un hangar di proprietà di Antonio Baggi, e questo
assicura ampia disponibilità. «Non siamo organizzati in turni di
reperibilità perché siamo ancora troppo pochi» ci spiega Broich.
«Di fronte all’emergenza, però, sia io sia il collega possiamo
diventare operativi in breve tempo. Per il momento è capitato una
sola volta. In più restiamo a disposizione per operazioni di
vigilanza e prevenzione, per esempio per la tenuta degli argini dei
fiumi, situazioni che nel nostro territorio possono essere un
problema». I due mezzi hanno recentemente impressionato nel corso
dell’esercitazione lungo il Lambro: veloci e precisi, hanno
dimostrato tutta la loro utilità facendo prevedere utilizzi
fondamentali nel caso di alluvioni, emergenze e situazioni di
pericolo.
Andrea
Bagatta
Corno Giovine Il
turismo sul Po verrà sostenuto da opere fluviali e da una rete di
piste ciclabili
Quattro comuni per un
porto
Firmato l’accordo
per rilanciare l’attracco dei Morti della Porchera
Corno Giovine
Turismo sul Po, pronti i primi progetti. Dopo mesi di riunioni e
convegni con lo sviluppo turistico del Grande Fiume al centro
dell’attenzione, quattro comuni della bassa lodigiana si alleano
per passare ai fatti: Santo Stefano, Corno Giovine e Corno Vecchio,
oltre a Caselle Landi, hanno raggiunto un’intesa per un intervento
decisivo sulla navigazione fluviale. Obiettivo, quello di
potenziare, mettere a norma e rendere maggiormente fruibile
l’attracco dei Morti della Porchera, località in territorio di
Corno Giovine ma che, di fatto, fa da crocevia fra tre dei quattro
comuni interessati. La zona dispone già oggi di uno scalo fluviale,
ma esso non risponde alle esigenze di sviluppo turistico: primi
interventi, dunque, sulla parte in acqua. La località dei Morti
della Porchera è uno degli ambiti naturali più appetibili per il
turismo locale: situato in una zona di fiume tranquilla, dove il Po
compie una grande curva per poi prendere la direzione di Cremona, ha
la particolarità di avere di fronte il cosiddetto “spiaggione”.
Non a caso, qui gli insediamenti si sono sviluppati già da diversi
anni, con lo chalet ristorante dove è possibile mangiare il pesce e
con la società di vogatori. Vi si svolgono anche importanti
manifestazioni, su tutte la festa settembrina di San Michele sul Po.
La zona è altresì ideale per il turismo sulle due ruote: il
paesaggio è un po’ più ondulato rispetto alla campagna
circostante, proprio grazie ai “pendii” dell’argine e durante
nei giorni d’estate non è difficile imbattersi in centinaia di
appassionati della bicicletta che si muovono da queste parti. Non
per niente il progetto dei quattro comuni prevede corposi interventi
proprio sulle piste ciclabili: l’opera più importante verrà
realizzata congiuntamente al rifacimento della provinciale 116, che
per alcuni tratti verrà costruita ex novo. L’attuale sede
stradale, debitamente riqualificata, sarà ideale per ospitare la
pista. Questa parte di progetto spetterà a Santo Stefano, il comune
maggiormente impegnato nei lavori: con la sistemazione della 116, il
paese governato da Massimiliano Lodigiani avrà pressoché ultimato
il lungo percorso intrapreso dal suo predecessore, Enrico Curati,
per la sistemazione di tutta la viabilità del paese, sia per il
traffico veicolare che per quello ciclabile. Corno Giovine e Corno
Vecchio provvederanno alla definizione di un altro tratto di
ciclabile, nella zona della frazione Mezzano Vecchio. La pista, che
collega i territori dei due paesi, rimarrà “strada bianca”,
com’è ora, ma verrà migliorata. Caselle Landi, invece, non sarà
direttamente coinvolta nei lavori su asfalto: il comune di Renzo
Contardi parteciperà alle spese per la posa della cartellonistica
su tutti i tratti coinvolti dal progetto. Per la realizzazione delle
opere saranno necessari 500 mila euro ed il preliminare, studiato
dal geometra corniolese Francesco Comandù, verrà preso in visione
dalla regione Lombardia per l’erogazione di un apposito
finanziamento. L’obiettivo è di portare a casa l’80 per cento
delle spese, quindi 400 mila euro: i restanti centomila verranno
recuperati dai 4 comuni con mezzi propri di bilancio. Un
investimento significativo con l’idea che, una volta concluso, il
porticciolo possa far sviluppare il turismo sul Po su cui tanto si
punta.
Paolo Migliorini
L’assessore Sanna:
«Abbiamo trovato il modo di bucare meno il territorio ma fanno
ostruzionismo»
Provincia, è guerra
per le cave
La regione impone
altri 2 milioni di metri cubi di ghiaia
Tra
provincia e regione esplode la guerra delle cave. «Ci vogliono
costringere a scavare due milioni metri cubi in più rispetto al
nostro piano cave. Se lo faranno, ricorreremo al Tar». Ha un
diavolo per capello l’assessore provinciale all’ambiente
Francesca Sanna, anche se per il momento spera ancora di risolvere
l’empasse con la diplomazia. Tanto che nei giorni scorsi si è
presentata davanti alla commissione ambiente del Pirellone per
perorare la causa del Lodigiano. Ma, dopo l’imposizione fatta dal
Pirellone per una cava di prestito a Camairago-Castiglione da un
milione 800 mila metri cubi, si rischia fortemente un nuovo scontro
fra istituzioni. La premessa: nel 2003 la provincia di Lodi aveva
varato il piano cave per il prossimo decennio: tredici cave totali
di cui quattro di ghiaia per un totale di 13.300.000 metri cubi in
dieci anni, un fabbisogno di 15 milioni di metri cubi ridotto
sensibilmente dalla provincia sulla base di una stima che indicava
in 110 mila metri cubi all’anno le ghiaie ottenute raffinando i
cosiddetti materiali di recupero (pietrame da demolizione, scarti
edili).In seguito, la provincia aveva ulteriormente rivisto il
proprio piano cave prima di inviarlo in regione per
l’approvazione: «Avevamo semplicemente visto - dice la Sanna -
che le nostre stime erano per difetto. Trattando il materiale di
recupero avremmo potuto ottenere 150 mila metri cubi di ghiaie e non
solo 110 mila grazie ai 15 impianti del Lodigiano specializzati in
questo tipo di trattamento. In questo modo, in dieci anni, avremmo
potuto risparmiare al Lodigiano un “buco” di un milione e mezzo
di metri cubi, riducendo le estrazioni annue negli impianti del
Belgiardino, di Camairago, di Belvignate e di Maleo». Le
escavazioni totali nel Lodigiano per i prossimi dieci anni sono
state di conseguenza ridotte fino a 12.510.000 metri cubi. Poi è
arrivata la doccia fredda della regione, secondo la quale le stime
della provincia sui materiale di recupero sono troppo ottimistiche.
«Secondo loro saremmo in grado di produrre soltanto 27.500 metri
cubi all’anno, di conseguenza hanno aumentato i nostri
quantitativi estrattivi fino a 14.750.000 metri cubi, piazzandoci
per di più due nuove cave da mezzo milione di metri cubi l’una, a
Soltarico e a Graffignana. Quella di Graffignana è addirittura
fuori dai cosiddetti “giacimenti” di inerti. Dal punto di vista
ambientale, un vero e proprio abuso». La “bomba” non è ancora
scoppiata, perché il consiglio regionale non ha ancora deliberato
il surplus di 2.240.000 metri cubi nelle cave lodigiane. Ma la
provincia ha messo le mani avanti, andando a protestare in
commissione ambiente davanti al presidente Domenico Zambetti (Udc).«Per
il momento aspettiamo cosa deciderà la regione - afferma la Sanna
-, ma ho dei timori perché in Lombardia la lobby dei cavatori è
molto forte. Comunque, se ci costringeranno a scavare di più,
ricorreremo al Tar e daremo battaglia».
Francesco Gastaldi
Da
IL CITTADINO del 28 10 04
Scompare il
terrapieno del Capanno
Scompare
il terrapieno abusivo di via del Capanno. Nei giorni scorsi è
iniziata la rimozione del terreno depositato ad aprile di fianco
all’area di proprietà dei Ds utilizzata per le feste dell’Unità.
Sullo spiazzo, di proprietà della Servizi Generale, cooperativa di
area Ds presieduta da Angelo Ferrari, pendeva un’ordinanza
comunale che intimava di riportare la superficie al livello
precedente la creazione del terrapieno. Un’ordinanza supportata da
una perizia che imponeva tale soluzione o in alternativa la messa in
sicurezza del terreno con blocchi di pietra per evitare fenomeni
erosivi. La zona, ora, potrebbe diventare un parcheggio pubblico:
Ferrari e Francesco Zoppetti, amministratore dell’Immobiliare del
Lodigiano, proprietaria dell’area Ds, hanno proposto al comune di
siglare un’apposita convenzione.
Da
IL GIORNO del 28 10 04
POST ALLUVIONE
Agenzia per il Po e Autorità di bacino disertano l’incontro in
programma
Argine sul fiume,
assenze scomode
Da
L'ECO DI BERGAMO del 28 10 04
Riqualificazione del
ponte sull'Adda Domani assemblea
Avrà
luogo domani alle 21, all'auditorium della Villa Comunale di Trezzo,
il nuovo incontro - aperto a tutti - per continuare a mettere a
punto un progetto per la riqualificazione del ponte che attraversa
l'Adda fra Trezzo e Capriate. L'assemblea segue quella già tenuta
lo scorso 12 ottobre, quando sono stati esposti alcuni dati ricavati
grazie a una ricerca effettuata con il contributo della Regione e
messa a punto dall'architetto Federico Acuto e dall'ingegner Claudia
Ponti. Lo studio ha reso evidente una situazione al limite della
sopportabilità. Alcuni particolari servono a rendere l'idea della
mole di traffico che ogni giorno si riversa sul ponte. In una
giornata media feriale, i veicoli che transitano sulla struttura
sono 34.370, di cui l'88,8% è costituita da mezzi leggeri e il
restante 11,2% da camion o addirittura da tir. Nelle giornate
festive, la cifra cala solo di poco meno di 4.000 unità, nonostante
si tratti quasi esclusivamente di automezzi privati. La situazione
è pesante durante le cosiddette ore di punta, rappresentate al
mattino dall'arco di tempo che va dalle 7 alle 8 e, la sera, dalle
17 alle 18. Nella prima fascia i veicoli che attraversano il ponte
sono 1.470, a fronte dei 1.408 che transitano in serata. Secondo la
ricerca «i valori totali di circa 35.000 veicoli per giorno feriale
e 30 mila festivi rappresentano un ordine di grandezza che preclude
nella sostanza interventi strutturali di riqualificazione urbana»,
vale a dire che non basta riorganizzare il flusso del traffico, ma
sono necessari provvedimenti radicali. Per capire a fondo il
problema occorre considerare che l'entità dei flussi serali e
festivi spinge a parlare di un volume di traffico che non è legato
solo alle esigenze lavorative, ma anche allo shopping e al tempo
libero. In altre parole esistono notevoli «relazioni di scambio»
tra i Comuni che gravitano intorno all'Adda. Ciò che emerge in
maniera chiara è lo «stretto rapporto e l'alta percentuale di
scambio fra Capriate e Trezzo». Ad essere maggiormente penalizzato
è tuttavia il secondo Comune per il quale «il traffico convergente
nella principale intersezione (la rotatoria all'imbocco del paese,
per chi giunge da Capriate), costituisce un elemento di forte
impatto ambientale, non risolvibile con interventi di semplice
mitigazione». Si tratta di problemi la cui risoluzione non appare
per nulla semplice. Fondamentali restano, comunque, accanto ai dati
proposti dagli esperti del settore, i pareri e le proposte di
soluzione avanzate dai cittadini che sono chiamati a prendere parte
alle assemblee indette dalle amministrazioni trezzese e capriatese.
Domenico Vescia
Da
CORRIERE DELLA SERA del 29 10 04
«Argini del Po
ancora senza difese»
I cantieri annunciati
nel 2003 non sono stati aperti. Ponte della Becca, in caso di piena
si teme l'effetto diga
Pavia, vertice degli
amministratori dei comuni rivieraschi. Un progetto per la
navigabilità turistica e commerciale
MILANO - La
grande secca pare superata: in tre giorni il Po è tornato a
sfiorare lo zero idrometrico. Ma per l'altra «secca», quella sulle
opere per la sicurezza, le previsioni non volgono ancora al bello.
Dei 7 cantieri annunciati in dicembre, con rullar di tamburi, per
risanare gli argini e altre opere di difesa dopo le alluvioni del
1994 e del 2000 - 365 giorni il tempo massimo tra l'appalto e la
fine dei lavori - pochi hanno visto la luce. Solite lungaggini
burocratiche, pochi fondi, progetti da rifare e quant'altro. Il
malumore dei novanta comuni rivieraschi e delle associazioni decise
a ristabilire un «patto» tra il fiume e i suoi abitanti ha avuto
cassa di risonanza ieri ad Arena Po alla discussione del progetto
pilota di sviluppo - uno sviluppo compatibile - dal
titolo «Riva di Po» con
il patrocinio dell'Autorità di bacino, presente con il segretario
generale Michele Presbitero. Nel Mantovano qualcosa si
inizia a fare, ma il Pavese è ancora sguarnito. Tra Arena Po, San
Cipriano e Portalbera appalti già aggiudicati a giugno, ma in giro
ancora nessuna ruspa. E per il nuovo argine previsto sempre per
Portalbera manca il progetto esecutivo. Altro punto critico il
Ponte della Becca, centomila metri cubi di ghiaia che invadono
l'alveo. Grosse difficoltà per la navigazione ma anche pericolo, in caso di piena, di un
disastroso effetto-diga. «Ventimila metri
cubi sono stati rimossi nei mesi scorsi - spiega Carlo Folz, degli
«Amici del Po», - poi tutto si è fermato: la conformazione delle
montagne di ghiaia è cambiata rispetto ai progetti e non si sa come
andare avanti». L'incontro di ieri, seconda tappa di un percorso di
studi e proposte che Autorità di bacino, enti locali, associazioni,
università e altri organismi pubblici e privati vogliono seguire
insieme per formulare concrete proposte per la valorizzazione del
territorio, ha segnato comunque un punto fermo. «Basta
decisioni calate dall'alto - sottolinea Presbitero -: il fiume va
governato con la partecipazione di tutti i livelli». Con
gli studenti di un istituto Stradella si è avviata la mappatura
delle aree golenali: «Dei 230 "oggetti censiti" più
della metà sono residenze - spiega il sindaco di Arena Po Valeria
Morganti -. È muovendo da questi dati di base che si può giungere
a elaborare progetti di manutenzione, salvaguardia e rilancio: il Po
deve tornare a essere, come era prima dell'urbanizzazione selvaggia,
un alleato dell'uomo». E il coordinatore di «Acqua Benessere e
Sicurezza», Siro Lucchini, sottolinea che solo mettendosi tutti
attorno a un tavolo si potranno evitare gli interventi isolati, alla
fine rivelatisi dannosi: «Il fiume è un organismo vivo, non si può
intervenire per piccole sezioni». La navigabilità, turistica e
commerciale: nel Pavese 85 chilometri tra il Ponte della Becca e
Isola Serafini. Questo uno dei principali obiettivi. Bisogna però
rifare la conca di Monticelli (se ne parla da tre anni) e comunque
scavare nell'alveo un «canale» di un metro e mezzo che anche in
tempi di magra lasci passare imbarcazioni da 50-60 persone. «Purtroppo gli interventi sulla sicurezza non
offrono grandi ritorni pubblicitari e sono i più esposti ai
"tagli" delle finanziarie - protesta Presbitero -.
Confido però che, grazie anche al progetto di Arena Po presto
qualcosa si muova». Sogni? Intanto
il 5 novembre una delegazione busserà alle porte della Regione. «Secca» da rimuovere ce n'è in tutti i
Palazzi.
Andrea Biglia
Da
IL CITTADINO del 30 10 04
Alluvionati,
contributi concessi solo a 81 famiglie
Su
464 domande di rimborso per i danni dell’alluvione del 26 novembre
2002 sono 81 quelle accolte dalla regione: troppo poco per gli
alluvionati del Comitato alluvionali Lodi presieduto da Domenico
Ossino. Così venerdì 5 novembre alle 21 il comitato ha deciso di
discutere la cosa in pubblico, nel corso di un’assemblea aperta a
tutti che si terrà nella sala dell’oratorio del Borgo in via
Padre Granata. «Risulta che una minima parte dei richiedenti sia
stata ammessa ai contributi e che per effetto della franchigia
pochissimi abbiano potuto effettivamente usufruire anche di un
minimo rimborso - sottolinea un comunicato diramato dal comitato -.
Un meccanismo perverso, già segnalato all’allora assessore Lio
(Carlo Lio, ex assessore regionale con delega alla protezione
civile, successivamente passata al collega di giunta Massimo
Buscemi, ndr) durante la sua partecipazione a un incontro a Lodi».
Critiche che Ossino ribadisce aggiungendo alcuni dati parziali
ottenuti dagli uffici comunali che si occupano di gestire e
distribuire, secondo le modalità impartite dal Pirellone, i
contributi stanziati per gli alluvionati: «Oggi a Lodi sono 81 le
domande accolte su 464 presentate. Queste 81 domande hanno ricevuto
in totale 570 mila euro di contributi. In alcuni casi si tratta di
acconti del 40 per cento su opere di ristrutturazioni che saranno
saldate solo a fine lavori». Meno del 20 per cento delle domande
compilate ha quindi avuto risposta: «E si consideri che in molti
non hanno presentato la documentazione per accedere ai contributi
regionali - aggiunge Ossino -. Si trattava del terzo bando, molti
non se ne sono accorti e hanno perso la possibilità di farlo».
Sono troppo rigidi, per gli alluvionati, i criteri imposti per
accedere ai fondi: «La franchigia di 2.500 euro, un massimo di 120
mila euro, il pagamento del 75 per cento, al massimo, del danno -
elenca Ossino - e soprattutto il fatto che il rimborso vale solo per
beni immobili e in particolare per l’abitazione nella piena
proprietà. A queste condizioni ad avere i soldi sono stati
soprattutto gli alluvionati della Valtellina». Nel corso della
serata si parlerà anche dei ricorsi al Tar pendenti sulle rogge del
Pratello. Sarà l’avvocato Vito Lombardo, legale del comitato, a
illustrare la situazione attuale.
F.
T.
Da
CORRIERE DELLA SERA del 30 10 04
«Po,
argini a rischio come quattro anni fa»
Il
direttore dell'Agenzia per il fiume: «Non ci sono soldi per i
lavori» Per i comuni rivieraschi in caso di alluvione si
ripresenterebbero gli stessi problemi del 2000
PAVIA - «Non abbiamo più soldi. I fondi governativi si sono
talmente assottigliati da non permettere neppure la messa in
sicurezza degli argini a rischio. Fino al 2006 non apriremo nuovi
cantieri. Le poche risorse rimaste serviranno a ultimare i lavori in
corso tra Pavia e Cremona». Piero Telesca, direttore dell'agenzia
interregionale per il Po (Aipo), non usa mezze parole. Dopo
l'alluvione di quattro anni fa l'Aipo aveva programmato di aprire 20
grandi cantieri, costruendo nuovi argini a difesa dei centri abitati
più a rischio e aree golenali capaci di contenere la furia delle
acque in caso di piena. «Abbiamo dovuto fare di necessità virtù.
Negli ultimi mesi sono stati finanziati lavori per oltre 30 milioni
di euro, ma ne servirebbero altrettanti per poter intervenire dove
c' è necessità. I tecnici dell'Aipo hanno individuato quattro aree
critiche, tutte tra Pavia e Mantova, e con i fondi del post
alluvione sono stati finanziati i cantieri aperti nei mesi scorsi.
Purtroppo da oltre un anno lo Stato non ha più stanziato fondi. E
così l'Aipo non sarà in grado di prevedere nuovi interventi se non
con uno stanziamento straordinario». Le opere di bonifica degli
argini da Arena Po fino a Borgoforte, nel Mantovano, sono state
pagate con i residui di bilancio del 2001 e parte degli stanziamenti
arrivati dal fondo per le calamità naturali. Continua Telesca: «Nelle
scorse settimane ho scritto sia al Governo sia al capo della
Protezione Civile chiedendo maggiori contributi. Fino a oggi non ho
ottenuto risposte. In caso di alluvione si ripresenterebbero gli
stessi problemi di quattro anni fa, con i comuni rivieraschi a
rischio allagamento. I nuovi argini saranno pronti solo il prossimo
anno e la situazione, malgrado i cantieri non abbiano subito
interruzioni, rimane critica». Dal canto suo la Regione Lombardia
ha stanziato 15 milioni 493mila euro per la sistemazione degli
argini golenali nelle province di Pavia, Lodi, Cremona e Mantova,
danneggiate dall'alluvione dell'ottobre-novembre 2000: 7 milioni
478mila euro sono serviti a ripagare le aziende agricole a titolo di
risarcimento parziale (il 20%) dei danni dichiarati dopo
l'alluvione. «I 15 milioni di euro messi a disposizione dalla
Giunta regionale - ha spiegato Viviana Beccalossi, assessore
regionale all'Agricoltura - serviranno a consolidare gli argini dei
consorzi di bonifica che in occasione della piena hanno svolto
un'efficace azione di protezione del territorio». Entro la fine
dell'anno, invece, saranno appaltati gli ultimi lavori previsti a
Lodi, Cremona e Mantova. «Si tratta soprattutto di interventi di
consolidamento - sottolinea Luigi Mille, dirigente Aipo per l'area
lombarda -. Ad esempio entro dicembre sarà appaltato il primo lotto
(5 milioni di euro) che prevede l'adeguamento dell'argine sinistro
del Po nel Lodigiano. A Cremona, entro l'autunno del prossimo anno,
sarà costruito un nuovo argine nella zona di San Daniele Po, mentre
a Mantova è in programma la realizzazione di 10 chilometri di nuovi
argini tra Bagnolo San Vito e Borgoforte. I lavori eseguiti fino a
oggi rappresentano solo il 40% di quelli necessari per la messa in
sicurezza del fiume».
Giuseppe Spatola
CANTIERI
CHIUSI
1
Argini: i punti più critici sono ad Arena Po, Corana, Portalbera,
Pieve del Cairo, Monticelli Pavese e Mezzana Bigli. Appaltati lavori
per 4,5 milioni di euro: in corso solo ad Arena Po, pronti entro
marzo 2005
2 Stanziati 5 milioni di euro
per l'adeguamento dell'argine sinistro del Po in provincia di Lodi.
Altri interventi, per un costo di 9 milioni di euro di cui 3,5
milioni già finanziati, sono previsti sull'Adda
3 E' previsto un nuovo argine
golenale per proteggere San Daniele Po. Stanziati 2,5 milioni di
euro e l'appalto entro fine anno. Chiusi i lavori entro fine 2005.
Altri cantieri saranno aperti nella zona del porto fluviale
4 In fase di ultimazione il
consolidamento dell'argine sinistro del Po tra Bagnolo San Vito e
Borgoforte. Stanziati 5 milioni di euro. Entro fine anno dovrebbe
essere appaltato un nuovo argine tra Suzzara e Foce Secchia
MANTOVA
Il presidente della Provincia in procura: «Qui nessuno ferma i
ladri di sabbia»
MANTOVA - Un'ora di faccia a faccia col procuratore della
Repubblica di Reggio Emilia Italo Materia. Un'ora per ribadire
quello che ripete da anni: «Ladri di sabbia stanno uccidendo il Po».
Maurizio Fontanili, presidente della Provincia di Mantova, ha avuto
ieri un «colloquio privato» col magistrato reggiano, che l'aveva
convocato dopo l'ennesimo appello contro la «mafia della sabbia».
Al procuratore, Fontanili ha esposto i risultati del gruppo di
lavoro sull'emergenza Po costituito dalla Provincia di Mantova con
tutti gli enti legati al fiume. «Tutti gli esperti - ha
sottolineato Fontanili - ritengono le escavazioni abusive una delle
principali cause dell'abbassamento dell'alveo e dei danni ai ponti,
delle difficoltà di navigazione e di pescaggio di acqua per
l'irrigazione. Tutti sanno, ma nessuno ferma i ladri di sabbia».