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alluvioni in Lombardia, alluvioni dei fiumi della Lombardia, lombardi

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RESOCONTI MENSILI

COMITATO ALLUVIONATI LODI ONLUS

Indice

 
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Novembre 2003

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Dicembre 2003
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Lodi, 13 dicembre 2004

 

Pulizia degli alvei fluviali

 

La presente per portare a conoscenza delle Autorità in indirizzo il profondo stato di disagio nel quale si trova il comitato Alluvionati Lodi Onlus, che rappresento. Dopo aver auspicato, richiesto e ottenuto un sopralluogo dell’Autorità politica regionale, affinché verificasse de visu le situazioni di pericolo per la pubblica incolumità esistenti lungo l’Adda, e assumesse le opportune decisioni, la speranza ora cede il posto a una profonda amarezza. Mi riferisco in particolare all’atteggiamento assunto dal Presidente della Commissione Regionale Ambiente e Protezione Civile, Domenico Zambetti. Venerdì 26 novembre, durante un sopralluogo in barca sull’Adda, fortemente impressionato dalle condizioni del fiume, egli lanciò un grido d’allarme: “Ritengo indispensabile che venga pulito il letto del fiume (…)”, ebbe a dire pubblicamente, ed invocò: “Non sono qui per iniziativa personale ma per scopi istituzionali: per questo mi impegno a portare all’attenzione della commissione ambiente i problemi constatati oggi (…)”. Lunedì 29 novembre, durante la seduta del Consiglio Regionale, lo stesso Zambetti fa precipitosamente marcia indietro e si impegna per l’approvazione di un “Piano Cave” presentato dalla Provincia di Lodi che (mentre nel testo originale prevedeva l’utilizzo di 1 milione di metri cubi di materiale proveniente dalla pulizia dell’Adda), nel testo elaborato dalla Regione, invece, non prevede alcuna asportazione di materiale dal fiume. A noi pare un atteggiamento quantomeno semplicemente sconcertante. Da due anni stiamo tentando di richiamare l’attenzione di Regione e Provincia sullo stato del fiume Adda e sull’impellente necessità  di alcuni interventi ormai inderogabili, tra cui la pulizia dell’alveo, per mettere in sicurezza il territorio. La cosa ci preoccupa non poco, perché temiamo, con l’attuale politica sul governo dei fiumi, di indirizzarci su un cammino che vedrà lo sfascio totale del territorio stesso. Vorremmo richiamare l’attenzione di tutti su questo scenario, che non è “gratuitamente” apocalittico. Il nostro territorio non si salva  se non si provvede alla pulizia degli alvei. Pulizia intesa come rimozione dei milioni di metri cubi di sedimento alluvionale, che per troppi anni si è accumulato negli alvei fluviali, ostruendone le sezioni di deflusso. Questa è la vera causa, a nostro avviso, di esondazioni e dei ricorrenti disastri alluvionali, che ha toccato l’Adda e le terre attraversate dal fiume, ma (lo stiamo vedendo quasi quotidianamente) che colpisce a macchia di leopardo di volta in volta praticamente tutto il Paese. Vorremmo invitare gli operatori lombardi del settore a riflettere, a guardare un poco più in là dell’immediato interesse; a guardare in positivo alla pulizia degli alvei ed alla possibilità di approvvigionamento che questa operazione potrebbe offrire loro. Siamo in grado di affermare – deducendo i dati (peraltro approssimativi per difetto) non da astrusi studi teorici sul trasporto solido, ma da calcoli idraulici (ottenuti per campione) facilmente riscontrabili in loco, partendo dall’attuale condizione delle sezioni di deflusso (mediamente ostruite per il 60%) e ipotizzando l’adeguamento delle stesse  alle ricorrenti portate di massima piena – che i quantitativi di materiale da togliere nel fiume Adda sono milioni di metri cubi nel tratto da Cassano D’Adda alla confluenza con il Po, ed ancora di più nel Ticino e nel tratto lombardo/emiliano del Po. La Regione  potrebbe ricavare quanto basta e avanza per realizzare le difese spondali e ogni altra opera idraulica finalizzata alla difesa del suolo. Così come prevede l’art. 86, comma 2, del D. Lgs. 112 del 1998. Avremmo insomma tutti da guadagnarci. Pensare invece di ampliare o di creare nuove cave, in questa situazione, è pura follia. La pulizia degli alvei non è una nostra invenzione ma è un’oggettiva esigenza per la salvaguardia del territorio, più volte ribadita dalle stesse leggi: sulla Disciplina delle Acque (R.D. 523 del 1904) e sulla Difesa del Suolo (legge 183 del 1989; D.P.R. 14.4.1993; art. 5 legge 37 del 1994; art. 2 legge 365 del 2000). Da oltre un decennio, e ogni volta che accade un disastro alluvionale si ripetono sulla stampa accorati appelli. Esemplare, l’articolo riportato in allegato a firma V. Mathieu, da “Il Giornale” del 18-5-1995. Ben nove anni fa, ma è come se fosse stato scritto adesso! La situazione nel Lodigiano, occorre ribadirlo, è ad altissimo rischio idraulico, come del resto è nell’intera Pianura Padana e in tutte le pianure fluviali. Chi vi abita, convive con il perenne incubo dell’alluvione, nella certezza che sia solo questione di tempo… e di nubi che scorrono sul proprio territorio. E’ una situazione pregressa: la pulizia degli alvei è un’esigenza diffusamente reclamata già da diversi anni. Un’esigenza avvertita da tutti, tranne che dalle Autorità preposte e “competenti”, a cominciare dall’ AIPO e dall’Autorità di Bacino. Le quali sembrano davvero indifferenti e sorde al nostro o a qualsiasi grido d’allarme. Essendo poi l’una parallela all’altra, paiono crearsi un vicendevole scudo, offrendo a noi, persone qualunque ma ferite dagli eventi nel proprio quotidiano vivere, uno squallido spettacolo di inefficienza. A voi, che occupate le più alte cariche regionali, vorremmo con questa nostra far percepire la nostra voce di cittadini: il nostro è infatti un grido d’allarme, preoccupato ma responsabile, di fronte ad un grave pericolo per la vita stessa delle nostre popolazioni. Pericolo che sentiamo trascurato e sottovalutato,  ma anche spesso a volte travisato. Noi vogliamo confidare nella vostra personale sensibilità. Soprattutto, chiediamo una presa di posizione, da parte di ciascuno di voi e per quanto vi compete,  netta e definita, perché possiamo cancellare  dalla  nostra  mente  l’impressione, che vorremmo fosse davvero tale, che gli impegni assunti risultino una mera azione di facciata (tipo la solidarietà espressa dal Presidente della Commissione Ambiente Zambetti il 26 novembre, cui ha soprasseduto due giorni dopo), cui poi possano seguire decisioni addirittura palesemente contrastanti. Con questa lettera a voi indirizzata vorremmo davvero che emergesse la verità, e che essa sia portata alla nostra conoscenza di cittadini che continuano a dover convivere con il problema. Si esprima cioè la Commissione Ambiente, e il suo presidente,  e dica con chiarezza quale seguito voglia dare alle sue espresse affermazioni. Per noi, ciò è assolutamente determinante. Signori Presidenti, fidiamo nella Vostra personale sensibilità, invitandovi ad un approfondimento serio e puntuale del problema, per trovarne in tempi brevi la giusta soluzione. Il nostro contributo di costruttiva collaborazione è sempre a Vostra disposizione.

Distinti saluti

 

Domenico Ossino

Presidente Comitato Alluvionati Lodi Onlus

 

All/ti c.s.

 

articolo da “il Giornale” del 18.05.1995 di Vittorio Mathieu

Alluvioni: è ora di rimuovere anche i detriti politici

Sul “Giornale” dell’8 maggio è comparsa una notizia che a molti sarà sembrata tragicomica rispetto a quelle, ben più tragiche, seguite alla serie di beffe ai danni degli alluvionati: “Diciotto milioni di contravvenzioni a chi ha rimosso i detriti”. Quel provvedimento osceno diviene comprensibile se si richiama alla memoria un altro articolo, ormai lontano, comparso su “La Repubblica” del 9 novembre 1994, cioè subito dopo l’alluvione. Dall’alto della sua cattedra alla “Sapienza” di Roma l’autore, Giuliano Cannata, dichiarava: “Non esistono accumuli in alcun punto”. Affermazione a dir poco sorprendente, in primo luogo perché è del tutto inverosimile che le acque alluvionali, là dove la pendenza diminuisce, non lascino accumuli o detriti; in secondo luogo perché, in ogni caso, l’autore non avrebbe avuto il tempo di esaminare tutti i punti. Si trattava, evidentemente, di una “verità politica”, che non ha bisogno di controllo; e gli agricoltori di San Zenone Po sono stati multati per aver rimosso detriti che in base a questa verità politica non avevano diritto di esistere. La connessione diviene chiara se risaliamo a un po’ più in là. Fin verso l’85, il greto dei fiumi e dei torrenti era stato assoggettato a un’estrazione di ghiaia definita, da alcuni, “selvaggia”. Dopo quella data, al contrario, in molte regioni questa attività di cava è stata proibita del tutto, e le buche che si erano formate nei corsi d’acqua – a volte minacciando gli argini – si sono trasferite sui campi. Non solo (…) ma varie regioni hanno vietato perfino l’accesso al letto dei fiumi e dei torrenti, impedendo la cura delle sponde. I campi di San Zenone sono, verosimilmente, contigui al fiume, i cui disgraziati agricoltori si saranno avvicinati più del dovuto. Dopo l’alluvione del ’94, il divieto è stato attenuato, ma le cose non sono cambiate. So di almeno un’Azienda, nella regione piemontese, che ha ottenuto il permesso di estrazione, ma si è vista affibbiare una forte multa per non aver avvisato la Regione che stava per iniziare i lavori. Con questo divieto di intervento, ogni volta che l’acqua precipita trova sponde sempre più malconce: alberi pericolanti sono travolti e, con gli sterpi, trasformano i ponti in dighe che, inadatte al nuovo compito, minacciano di cedere (il ponte sull’autostrada tra Chivasso e Torino non è ancora stato riattato). Il fondo dei fiumi si innalza, impedendo il deflusso, e i corsi d’acqua “divagano” e dilagano dappertutto. Ora la domanda è: perché non solo non si fa ma si vieta di fare? (…) Occorre tener conto di un interesse in contrasto, da parte di chi sta a valle: se l’acqua scorre veloce, si teme di non poterla contenere. Il ricordo dell’inondazione del Polesine è ancora vivo e i rimedi presi, probabilmente, non bastano: Il Magistrato del Po, che ha sede a Parma, fa il pesce in barile. (…) Un comitato per la difesa del Basso Canavese mi ha mostrato una copia di richieste di intervento posteriori a novembre: tutte inevase. Però, se il caso è scoppiato ora, la questione era stata posta prima: e la risposta era stata che i fiumi devono poter divagare, in modo che l’acqua scoli gradatamente. Vero, ma dovrebbero farlo in apposite “casse di espansione”: ora divagano nei campi coltivati (il letto in certi punti, è largo un chilometro), poi nei cantieri, nelle officine, negli abitati. (…) Solo per miracolo le piogge di aprile non han fatto disastri ben peggiori di quelle, ben più forti, di novembre: perché lo zero termico era più in basso, e in una fascia molto più larga è nevicato. Se però non mettiamo fine alle verità politiche, nuove inevitabili precipitazioni, in sé insopportabili, saranno sempre più catastrofiche per l’incuria seguita alle precedenti. Le alluvioni non possono essere viste da destra o da sinistra: vanno affrontate di petto, in primo luogo estendendo e curando i boschi. (…)

 

(N.d.A.) Speranza vana del sig. Mathieu: ora (2004), a distanza di nove anni, possiamo dire che anziché rimuovere quelli preesistenti, si sono aggiunti altri detriti: alluvionali… e non.  

 

ESTRAZIONE SOTTOSCRIZIONE A PREMI

Il Comitato Alluvionati Lodi Onlus ha proceduto alla estrazione della sottoscrizione a premi promossa in questi mesi allo scopo di raccogliere fondi per le proprie attività.

Nel corso della serata conviviale, tenutasi la sera del 19 gennaio scorso, San Bassiano, presso il Ristorante Isola Caprera a Lodi, sono stati compiuti gli abbinamenti tra i biglietti risultati vincenti e i premi messi in palio (al primo posto, un viaggio a Praga per due persone).

Il Comitato coglie l'occasione per ringraziare gli sponsor della manifestazione e tutti i cittadini che, aderendovi, ne hanno consentito la buona riuscita; nel contempo, ricorda che il termine per il ritiro dei premi è fissato in 60 giorni dalla data dell'estrazione (cioè: 20 marzo 2005); chi fosse in possesso dei tagliandi vincenti può mettersi in contatto con il seguente n: 340 - 0041676, oppure fax n.  1782249579). Mail: c.al.lo@tin.it.

Il Consiglio Direttivo          (clicca per visualizzare i n. dei biglietti)

Lettera aperta al Sindaco di Lodi Opere Ex SICC

Signor Sindaco, il Comune di Lodi con la sua amministrazione ha affidato a un professionista, iscritto all’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Lodi, l’incarico per la progettazione delle opere necessarie per la difesa idraulica dalle piene del fiume Adda in sponda sinistra della zona “ex SICC”, in Comune di Lodi.

L’esigenza di tali opere è stata sancita in prima battuta dal PAI (Piano per l’Assetto Idrogeologico del Bacino del fiume Po), redatto dall’Autorità di Bacino del Po con lo scopo di disciplinare le azioni riguardanti sia la difesa idrogeologica e della rete idrografica del bacino del Po, sia le aree a rischio idrogeologico molto elevato.

A seguito degli eventi calamitosi del 26-27 novembre 2002 è stato necessario rideterminare importanti dettagli topografici non rappresentati nella base aerofotogrammetrica utilizzata originariamente nello Studio idrogeologico cittadino (vedi Martinetta). Pare però che le zone a rischio di esondazione in corrispondenza della piena di riferimento (200 anni di tempo di ritorno), la suddivisione del territorio in zone a differente rischio idraulico, nonché la tipologia delle opere necessarie per la protezione delle aree urbanizzate, e/o sede di attività produttive, non siano cambiate rispetto a prima dell’alluvione.

Inoltre è bene sottolineare che la definizione delle opere di difesa in area ex SICC fanno riferimento al solo ambito locale (Comune di Lodi) e non all’intero bacino dell’Adda. Non sono stati per esempio fatti ragionamenti relativi all’abbattimento delle massime portate di piena mediante interventi a monte da effettuarsi sull’Adda e/o sul Brembo, come proposto dal Comitato; interventi senz’altro opportuni anche se non ancora pianificati dall’Autorità di Bacino del Po e che potrebbero essere realizzati in tempi piuttosto brevi, col conseguente risultato di offrire un idoneo grado di protezione alle popolazioni attualmente a rischio, oltretutto attraverso un impegno economico minimo.

Si continuano, invece, a prevedere interventi dai costi faraonici: quello preso in considerazione solo in quest’area prevede una spesa di 5.900.000 euro: un impegno di risorse che, proprio perché circoscritto a questo solo ambito comunale, risulta a nostro avviso eccessivamente oneroso. Inoltre rileviamo che già con l’appalto del primo lotto, la Giunta di Lodi impegna il bilancio comunale con un mutuo di 300mila euro e lascia un oneroso fardello pari a 3.500.000 euro per il secondo lotto, che i nuovi amministratori di Lodi (dopo il voto di primavera) dovranno faticosamente reperire, perché nei bilanci comunali a venire non ci sono.

L’alluvione non ha insegnato davvero nulla: le opere ritenute necessarie per la difesa idraulica di Lodi, in generale, non fanno che ricalcare quelle previste nell’originaria stesura del PAI.

Ultimamente si susseguono dichiarazioni forti e autorevoli sugli interventi da fare immediatamente nel tratto urbano dell’Adda a Lodi, quella del Presidente della Commissione Ambiente della Regione Lombardia, Zambetti (darà seguito al suo impegno?), del Consigliere Regionale Concordati e del Presidente della Commissione Ambiente della Provincia di Lodi, Canova, che tramite una lettera a “ La Tribuna di Lodi” scrive quanto segue:

“… Al ponte di Lodi è necessario, urgente e indifferibile scavare il fondale del fiume per evitare esondazioni in caso di piena;

i 2000 metri di Adda posti a monte del ponte di Lodi sono chiaramente sovralluvionati. L’accumulo di sedimenti in alveo è, altrettanto chiaramente, conseguenza dell’azione della briglia che ne favorisce il deposito. La briglia da un lato serve a consolidare le pile di sostegno del ponte (messe a rischio dalle escavazioni passate), ma dall’altro provoca innalzamento del letto dell’Adda;

un lavoro completo comporta quindi l’abbassamento della briglia. Intervento delicato, da progettare con attenzione. Ma non possiamo aspettare di abbassare la briglia per rimuovere la ghiaia. Non c’è tempo. Prima di qualsiasi intervento definitivo dobbiamo svasare il corso dell’Adda a monte del ponte. Lo ripeto: non possiamo aspettare il progetto ideale perché il meglio è notoriamente nemico del bene. Bisogna intervenire subito per favorire almeno un deflusso rapido delle acque in caso di piena straordinaria….”

Il C.Al.Lo chiede questi interventi da tempo, ma Lei signor Sindaco prima fa realizzare chiuse, argini e muri, forse dopo…. quanto necessario nell’immediato!

Nello specifico gli interventi da noi proposti e ritenuti fattibili dall’Autorità di Bacino del fiume Po, dovrebbero concretizzarsi nel seguente ordine:

  1. rettifica dell’esistente briglia a valle del ponte, con abbassamento della quota di coronamento. La briglia ha comportato nei quasi 25 anni trascorsi dalla sua realizzazione depositi di materiale in alveo e nelle sponde a monte del vecchio ponte, provocando altresì una decisa riduzione dell’efficienza di tre luci del ponte in sponda sinistra;
  2. consolidamento dei piloni del ponte, a causa di buche profonde ben 7/8 metri, a valle dello stesso ponte urbano, nelle immediate vicinanze dei piloni; buche che ne paiono realisticamente minare la stabilità;
  3. riprofilatura longitudinale dell’alveo a monte e a valle del ponte per ripristinare la naturale pendenza dell’alveo, oggi mutata per effetto della briglia (sovralluvionamenti a monte e buche a valle);
  4. riprofilatura trasversale dell’alveo al fine di assicurare:

- un’idonea sezione di deflusso in grado di favorire anche lo smaltimento delle portate critiche di piena;

- il contenimento dei tiranti idrici nell’ambito degli attuali argini;

- l’eliminazione dei sovralluvionamenti nella parte concava delle anse che costringono la corrente ad erodere pericolosamente le sponde nella zona convessa e a reincidere il fondo alveo;

- la colmata delle reincisioni d’alveo nella parte convessa delle anse al di sotto delle protezioni di sponda che sono scalzate e gravemente compromesse nella loro stabilità;

  1.  asportazione dei sovralluvionamenti presenti, in sponda sinistra, a monte e a valle del ponte al fine di rendere idraulicamente efficaci ed utili tutte le 9 luci disponibili (oggi, solo 6 sono libere ed efficaci ai fini del deflusso).

Ritorniamo a ribadire fermamente il nostro no ad opere a forte impatto, che invece di mettere in sicurezza la città, la rendono ancora più a rischio perché di fatto:

-               sposterebbero solo più a monte di Lodi i punti critici di esondazione;

-               provocherebbero l’innalzamento dei livelli idrici in corrispondenza di Lodi con tutto ciò che questo comporta in termini di risalita della falda e di rigurgito delle rogge e delle fognature ma, soprattutto, impedirebbero l’immediato rientro in alveo delle acque esondate, le quali si troverebbero costrette a corrivare extralveo lungo Lodi e sino a valle di Lodi; qui, terminati finalmente i sopralzi degli argini, avrebbero la possibilità di ritornare in alveo.

Veramente si vuole non far più vedere l’Adda ai lodigiani e fasciare Lodi?

Nell’allegata foto è possibile vedere come la mano dell’uomo ha oscurato la vista del Tanaro ai cittadini di ASTI.

Perché l’allargamento del ponte, l’abbassamento della briglia, la pulizia (in parte) dell’alveo, che ora il professionista incaricato dalla Sua Giunta indica fra gli interventi da realizzare, non vennero proposti prima dell’alluvione nello Studio Idrogeologico dallo stesso redatto?

Perché si pensa d’intervenire solo in rispetto al PAI, senza intervenire direttamente sul fiume per un’oggettiva esigenza di salvaguardia del territorio?

Salvaguardia del territorio che più volte viene ribadita dalle leggi vigenti:

- sulla Disciplina delle Acque: R.D. 523 del 1904;

- sulla Difesa del Suolo: legge 183 del 1989; D.P.R. 14.4.1993; art. 5 legge 37 del 1994; art. 2 legge 365 del 2000.

Se solo ci si fosse attenuti a queste, i lodigiani sicuramente non avrebbero dovuto subire la cosiddetta "calamità naturale".

Domenico Ossino

Presidente Comitato Alluvionati Lodi Onlus

www.alluvionatilodi.it c.al.lo@tin.it 

foto  Città di Asti

    

Lodi, 01 febbraio 2005

La presente viene inviata, per posta, per fax o per e-mail, alle massime autorità di governo, regionali, provinciali e sindaci di Lombardia, e organi d’informazione. E’ pubblicata sul sito http://www.alluvionatilodi.it .

 

 

 


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