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alluvioni in Lombardia, alluvioni dei fiumi della Lombardia, lombardi

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RESOCONTI MENSILI

COMITATO ALLUVIONATI LODI ONLUS

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Maggio 2004
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Da IL CITTADINO del 1 05 04

Indagine Legambiente, i fiumi sotto controllo 

Lodigiano promosso nella tutela geologica 

Per Legambiente il Lodigiano è una delle province che hanno lavorato di più dopo l’alluvione del 2002. Efficace la manutenzione degli alvei e le opere di mitigazione, buono l’apporto dato alla protezione civile e degna di nota la capacità di rispondere alle emergenze. Per contro, sono ancora da rivedere la capacità di gestire il territorio e di informare la popolazione. Tutto sommato, comunque, secondo il Rapporto Fiumi 2004 che l’associazione ambientalista realizza a livello regionale, in Lombardia il Lodigiano è terzo nella classifiche delle province che si sono distinte nella realizzazione di strutture e iniziative per scongiurare il rischio di alluvioni e disastri geologici. Tra i comuni - Legambiente ne ha monitorati 687, tra i quali ben 279 sono stati classificati “ad elevato rischio idrogeologico” - San Martino in Strada, Lodi e Borghetto sono stati messi nella graduatoria dei più meritevoli. Al contrario, Casaletto, Zelo, Maleo e i comuni milanesi di San Giuliano, San Colombano e Tribiano figurano tra quelli che si sono meritati la maglia nera per il forte rischio di dissesto idrogeologico. Buona la situazione di Codogno, Guardamiglio, Sant’Angelo, Livraga e Sordio, discreta quella di San Zenone. Sono i risultati più importanti di uno studio che gli ambientalisti hanno compiuto su fiumi e territori della Lombardia. L’indagine, chiamata “Ecosistema rischio”, prendeva in considerazione il grado di pericolo nei comuni bagnati dai maggiori fiumi della provincia secondo le attività considerate come le più efficaci per mitigare il rischio di dissesti. Ai comuni è stato chiesto cosa avessero fatto sul fronte della prevenzione e dell’informazione alla popolazione, del supporto alla protezione civile, su come avessero strutturato il piano d’emergenza, il grado di manutenzione degli alvei e la presenza di eventuali elementi esterni che possano favorire il rischio di alluvioni o dissesti ambientali. Per ogni categoria è stato assegnato un punteggio. Nel complesso, il Lodigiano è uscito con una valutazione abbastanza alta (10,3 punti su un totale di 16 a disposizione) che lo pone al terzo posto nella classifica regionale, alle spalle delle sole Lecco e Varese. Il segretario regionale di Legambiente Andrea Poggio, però, non è soddisfatto: «In Lombardia - afferma - non si vede ancora un’inversione di tendenza nella prevenzione alle alluvioni, mentre paghiamo lo scotto di 50 anni in cui a livello urbanistico è stato lasciato fare di tutto. Ma non è solo un’eredità del passato, si continua troppo spesso a imbrigliare i corsi d’acqua e a costruire in aree a rischio». Chiaro il riferimento alle recenti vicende dell’argine-muraglia sulla sponda destra e dell’ex Sicc, su cui sia regione che comune hanno alla fine fatto retromarcia.

Fr. Ga

 

Da IL CORRIERE DELLA SERA del 1 05 04

Pericolo alluvioni e frane Brescia la più previdente

Indagine di Legambiente sui comuni lombardi a rischio E' Lecco a guidare la graduatoria delle Province, ultima invece Bergamo Al questionario preparato con la Protezione civile hanno risposto 128 amministrazioni

MILANO - Ci sono i piani di intervento d'emergenza in caso di alluvioni o frane, ma ci sono anche troppe abitazioni costruite in zone a rischio e - peggio ancora - troppo vicini ai corsi d' acqua ci sono addirittura insediamenti industriali. Sono le due facce della prevenzione dei rischi idrogeologici in Lombardia così come le ha fotografate Legambiente che, con la Protezione civile, sta svolgendo in tutta Italia l' «operazione fiumi»: è un monitoraggio di quanto fanno (o non fanno) per la prevenzione i comuni classificati «a rischio idrogeologico molto elevato» dal ministero dell' Ambiente. Dei 1.546 comuni lombardi, quelli a rischio sono ben 687: in 279 il pericolo è «molto elevato», in 408 «elevato». Al questionario messo a punto da Legambiente e Protezione civile hanno risposto 128 dei 279 Comuni a rischio maggiore. Per assegnare a ciascuna amministrazione un punteggio tra zero e 16, sono stati presi in considerazione quattro parametri: la presenza di abitazioni e industrie nelle zone pericolose (registrata nel 70% dei comuni) e la manutenzione degli alvei; la presenza e l' efficacia di piani di emergenza (ci sono in 4 comuni su 5); le iniziative di formazione e informazione rivolte ai cittadini; il sostegno offerto alle associazioni volontarie di Protezione civile. Con 15 punti, i più virtuosi fra i Comuni lombardi sono Brescia, Cellatica (Bs), San Martino Siccomario (Pv) e Vigevano; con 2 punti chiudono la classifica Valtorta (Bg), Mezzoldo (Bg) e Marzano, mentre - a quota 3 punti - fanno appena un pochino meglio Borgarello (Pv), Corteno Golgi (Bs) e Covo (Bg). Nella graduatoria per province, invece, è Lecco ad aggiudicarsi il primo posto, con 12,7 punti. All' ultimo, Bergamo con 7,9. «I Comuni lombardi hanno messo tra i loro obbiettivi la protezione civile - ha detto Simone Andreotti, portavoce della campagna, presentandone i risultati nella sede milanese di Legambiente insieme al presidente Andrea Poggio -. Ora è importante intervenire su scala di bacino per risanare un territorio ancora estremamente fragile».

Laura Guardini

 

«La nostra formula vincente? Curiamo tutti i corsi d' acqua»

Ettore Brunelli è l'assessore all'Ambiente di Brescia, uno dei Comuni che guidano la classifica della prevenzione dei rischi idrogeologici. «Grazie al nuovo piano regolatore che ha messo bene a fuoco i temi della sicurezza - spiega -. E grazie a una buona organizzazione della Protezione civile». Ma non è tutto. «Abbiamo un gruppo operativo che ha censito corsi d' acqua minori e fossi, mettendo a fuoco problemi e punti critici: un investimento da oltre 3 milioni di euro».

Laura Guardini

 

«Interventi dopo i disastri, siamo piccoli ma non insicuri» Raimondo Balicco è il sindaco di Mezzoldo, 22 abitanti a 860 metri di quota in Valbrembana: uno dei Comuni «maglia nera». Ma non ci sta. «Mi vien da ridere - dice -. E' vero che l'alluvione dell'87 ha lasciato brutti segni, ma le opere di ripristino sono in corso. E non abbiamo abitazioni in punti pericolosi». Ma non avete neppure un piano d'emergenza. «Non siamo in grado di averlo come singolo Comune. Ma insieme ad altri, come Comunità montana, abbiamo provveduto».

L. Gua.

 

Da LA TRIBUNA DI LODI del 1 05 04

Amara, ma motivata, lettera di Carlo Bajoni a Sindaco e Presidente della Provincia

Silenzio sui lavori della pista ciclabile a protezione dell’argine dell’Adda

La mancanza di notizie ufficiali ed aggiornamenti sui progetti dell’argine ex Sicc e sulla pista ciclabile sp 25 ingenera malumore, malcontento e sfiducia nei confronti delle Istituzioni da parte degli alluvionati. E’ incredibile ed umiliante che, cittadini onesti, debbano “elemosinare” opere per la messa in sicurezza dei loro beni mobili, immobili e di loro stessi. E’ ancora più incredibile che notizie sulle prospettive per la protezione della popolazione si apprendano solo verbalmente in occasione di mobilitazioni e manifestazioni di protesta. Con amarezza devo constatare che la collaborazione offerta da questo comitato non ha sortito alcun risultato concreto, viviamo ancora nell’incertezza del futuro e nella più totale ignoranza del se, come e quando queste opere avranno inizio. Pensavo, pensavamo, di vivere in un paese civile dove, a seguito di un grave evento calamitoso, aggravato dalla disorganizzazione di parte delle Istituzioni, si facesse il possibile (anche il più presto possibile…) per evitare il ripetersi in futuro che il fiume invada ancora i nostri quartieri. Chiedo una risposta alla presente, in particolare al primo capoverso, al più presto possibile e comunque entro i trenta giorni previsti dalle vigenti leggi. Distinti saluti.

Carlo Bajoni (Comitato Alluvionati Riva Sinistra)

alluvionati.lodi@libero.it

Via Antonio Scotti, 25

26900 Lodi)

Lodi, 22 Aprile 2004

 

Da IL CITTADINO del 03 05 04

Si terrà il 30 maggio a Lodi, ma il Comitato degli alluvionati si dice scettico 

Adda, un’evacuazione simulata per testare il piano di emergenza 

Il nuovo piano di emergenza del comune di Lodi contro il rischio alluvioni verrà messo alla prova il 30 maggio, con una esercitazione di protezione civile nel corso della quale verrà effettuata anche l’evacuazione simulata di un centinaio di persone, ricreando le condizioni operative della terribile esondazione dell’Adda del novembre 2002. Perplessità sull’iniziativa vengono espresse dal Comitato alluvionati: «Meglio che niente - commenta il coordinatore - ma la gente chiede interventi di difesa, non esercitazioni».

 

Comune e Protezione civile proveranno il piano di emergenza con il trasporto di un centinaio di persone alla Spezzaferri.

Adda in piena, ma è un’esercitazione 

Il 30 maggio sarà simulato lo sfollamento di Campo di Marte 

Il 30 maggio sarà tutto come quella notte tra il 26 e il 27 novembre 2002: la piena a 2 metri e 30 centimetri, la zona di Campo di Marte da sfollare, la scuola media Spezzaferri attrezzata come dormitorio. A un anno e mezzo di distanza dalla piena del 2002, palazzo Broletto proverà sul campo il piano di emergenza comunale con un’esercitazione di protezione civile. Si svolgerà dalle 7.30 alle 12 di domenica 30 maggio, interesserà la zona di Campo di Marte e prevederà l’evacuazione, volontaria, dei cittadini che vorranno collaborare all’esercitazione. «Non sarà diramata alcuna ordinanza, in quell’occasione - precisa Francesco Marzorati, assessore comunale alla protezione civile -. Saranno sfollati i residenti che daranno il proprio consenso». Allo scopo, l’amministrazione comunale sta lavorando per organizzare un incontro pubblico, da tenersi a metà mese (probabilmente venerdì 14 o sabato 15) in un locale messo a disposizione dalla parrocchia del quartiere dell’Oltreadda. Sono 800, secondo i calcoli del comune, le persone potenzialmente interessate all’evento. Per la simulazione, tuttavia, si ipotizza la mobilitazione di un centinaio di persone, considerati anche i limiti di spazio della scuola Spezzaferri. L’intera giornata è ancora in fase di organizzazione e molti particolari sono da definire. Ieri pomeriggio si è tenuta una riunione, la seconda dedicata all’esercitazione del 30 maggio, in municipio. Presente, tra gli altri, anche Alberto Panzera, coordinatore dei volontari del gruppo di protezione civile di Lodi. Panzera morde il freno: «Noi siamo pronti da un anno. Per noi sarà l’occasione per provare attrezzature, macchinari e ponti radio». Scettico Carlo Bajoni, coordinatore del comitato alluvionati riva sinistra, non invitato all’incontro di ieri: «Va bene l’esercitazione. Meglio fare qualcosa in più che qualcosa in meno, visto che durante la piena assistemmo a interventi da Ridolini. Ma non so quale sarà la risposta della gente se non ci sarà comunicata la data in cui realmente si cominceranno a costruire le opere di difesa spondale». All’assemblea con i cittadini farà seguito un altra riunione tra comune, forze dell’ordine, regione, provincia, prefettura e altri enti locali per definire gli aspetti operativi. Finora, di certo, c’è l’apertura e l’utilizzo della Spezzaferri per il ricovero temporaneo degli sfollati, mentre difficilmente si chiuderà il ponte urbano come avvenne il 26 novembre, giorno dell’alluvione, attorno alle 11. A quell’ora l’Adda era cresciuto di 1 metro e 65 centimetri. La soglia di emergenza, di 2 metri e 30 centimetri sopra il livello dello zero idrometrico, fu superata attorno alle 14. Alle 16 le fognature dei quartieri lungo il corso del fiume cominciavano ad andare in tilt. Il massimo livello della piena sarebbe stato toccato all’una del 27 novembre, con l’acqua a 3 metri e 43 centimetri. Da quel momento avrebbe cominciato a defluire, lasciandosi dietro case e strade devastate.

Fabrizio Tummolillo

 

L'ECO DI BERGAMO 03 05 04

Un canale per unire l'Adda all'Oglio

Permetterà di irrigare la pianura senza sprecare acqua. E alimenterà due centrali

Un unico canale d'acqua che collega l'Adda all'Oglio? Quello che sembrava solo un progetto sulla carta è sempre più reale. Il Consorzio di bonifica della media e bassa pianura bergamasca (comprende 108 Comuni, con un'area che si sviluppa dalle Prealpi Orobiche e discende lungo la sponda sinistra del fiume Adda da una parte e dall'altra lungo la sponda destra del fiume Oglio, estendendosi fino a sud al confine di Cremona, per un totale di 625 mila abitanti e 132 mila ditte consorziate) annuncia uno slancio operativo nella realizzazione di questa enorme opera idrica: a giugno partiranno i lavori del secondo tratto del canale, dal Serio al Cherio (il primo dall'Adda al Serio è già stato concluso); l'opera è stata finanziata con fondi dello Stato per 15 milioni di euro. E, a breve, si partirà per ottenere i finanziamenti per il terzo tratto, quello dal Cherio all'Oglio (spesa prevista: 18 milioni di euro), per un costo totale di 33 milioni di euro. «È molto importante arrivare al completamento del canale tra l'Adda e l'Oglio. Per diversi motivi: perché l'intero progetto è innovativo, essendo studiato in modo tale da non sprecare le risorse idriche, ripescando, tramite i canali di raccolta, quella che già viene usata a monte rispetto alla parte finale del percorso Adda-Oglio. Oltretutto, è “ecologica” l'intera opera, in quanto non intaccherà le falde acquifere sotterranee né i pozzi - spiega il presidente del Consorzio di bonifica della media e bassa pianura bergamasca, Marcello Moro -. L'idea, come si sa, è quella di portare l'acqua dell'Adda verso la pianura bergamasca, per uso irriguo, e di “ripescarla”, con tecniche ingegneristiche d'avanguardia, lungo il percorso fino all'Oglio, dove viene in sostanza “restituita”. Un'opera importante, dal punto di vista ecologico, perché appunto non attingerà alle falde e ai pozzi, e rispetterà l'equilibrio geologico del territorio; l'acqua arriverà, per sollevamento e poi per gravità dall'alto verso il basso, dall'Adda all'Oglio. Questo significa rispettare la struttura del territorio». Non solo: ci sarà anche la possibilità di ricavare energia, da quest'opera idrica. «Già, la novità sta anche in questo - continua Marcello Moro -. In due punti il Consorzio di bonifica sta programmando di realizzare due piccole centrali di produzione di energia elettrica che sfrutteranno i "salti" dell'acqua. Il primo sarà realizzato nei pressi di Medolago, proprio dove è stato completato l'impianto di irrigazione dell'Isola: l'idea è quella di procedere con l'elaborazione di un progetto esecutivo e si potrebbe ipotizzare la partenza dei lavori intorno al 2005. Questo progetto di centrale elettrica ci rende orgogliosi, perché l'impianto consentirà al Consorzio di essere autonomo, dal punto di vista dell'energia, in tutta la zona dell'Isola. E non è poco dal punto di vista dei costi, e i vantaggi, ovviamente, arriveranno ai consorziati in termini di risparmio. Il secondo impianto di produzione di energia elettrica va ipotizzato nella zona dell'Oglio, con un secondo “salto” d'acqua dal canale, ma dev'essere prima completato il tratto Cherio-Oglio. Qui, in sostanza, non dovremmo più dipendere dall'Enel per l'energia necessaria per raccogliere, incanalare, riportare in superficie l'acqua». Intanto, il prossimo appuntamento per il Consorzio è ancora a giugno, e non solo per l'avvio dei lavori del canale Serio-Cherio. «Già, a giugno avremo finalmente l'inaugurazione dell'impianto di irrigazione di tutta l'Isola, che il mondo dell'agricoltura attendeva da decenni: sarà presente anche il ministro dei Lavori pubblici, a tagliare il nastro di quest'opera che è davvero di aiuto. Non solo - aggiunge Moro -, l'obiettivo è quello di completare finalmente tutto il canale della Gronda Sud: i lavori risalgono agli anni Ottanta, ed è ora di porre la parola fine anche sulla realizzazione di quest'impianto». Intanto, per i consorziati, in questi giorni sono in arrivo le cartelle per i pagamenti dei contributi al Consorzio: «Sì, ma per i contribuenti ci sarà una sorpresa: nessuna spesa folle da sostenere, gli aumenti minimi sono al di sotto del valore dell'inflazione, quindi sotto il 2% - conclude il presidente del Consorzio di bonifica -. Spero, comunque, che il versamento dei contributi non sia visto più come una “gabella”, dai contribuenti: se si pensa alle opere che stiamo realizzando, si può capire perché il versamento delle proprie quote debba essere considerato un dovere civico».

Carmen Tancredi

 

Da IL CITTADINO del 5 05 04

L’amministrazione chiede ai cittadini di progettare il futuro dell’Isolabella 

Un parco pubblico a due passi dal fiume, con alberi, arredi e un argine capace di difendere le case vicine da possibili esondazioni e di fare defluire le acque verso la tangenziale e il comparto non urbanizzato della Selvagreca. Questo dovrebbe essere il futuro del parco Isolabella, ma per arrivare alla riqualificazione di quegli 8 ettari più volte piantumati e in troppe occasioni violati da greggi di pecore, il comune chiede la collaborazione dei cittadini.Giovedì alle 21, all’oratorio del Borgo, in via Padre Granata, si terrà un incontro con la partecipazione di Gianpiero Spinelli, esperto di pianificazione del verde. Progettazione partecipata del parco Isolabella, questo l’argomento della serata, rivolta ai residenti della città bassa e a tutti i lodigiani che arriveranno. Si tratta del secondo piano inserito nel bilancio sociale partecipativo 2003, che consente ai cittadini di prendere parte attivamente alla definizione di particolari argomenti che trovano le risorse nei capitoli del bilancio comunale (il primo riguarda i percorsi sicuri attorno alla scuola Don Milani). «L’intenzione dell’amministrazione comunale - racconta Francesco Marzorati, assessore all’ecologia - è quella di realizzare un parco urbano che sia progettato assieme ai cittadini, i quali potranno contribuire alla definizione delle modalità di intervento sulle difese spondali e alle loro dimensioni». A quanto pare di capire, accantonata ormai ogni speranza nei confronti di Autorità di bacino e dell’Agenzia per il Po, che ancora non hanno fornito elementi per la definizione di un piano stralcio relativo alla protezione della città, il comune pensa di andare avanti per conto proprio. Almeno per quanto concerne alcune zone, alcuni segmenti delle sponde del fiume nella sua fase di attraversamento di aree urbanizzate. «Pensiamo a un terrapieno - aggiunge Marzorati - ma sappiamo perfettamente che una diga non è sufficiente: l’argine dovrà essere in grado di “accompagnare” l’onda di deflusso zone in cui non ci siano ostacoli». Una difesa spondale, piante, attrezzature per i bambini, questo diventerà il parco Isolabella, che sarà restituito ai cittadini.

 

Adda, Po e Lambro al di sotto dei livelli di guardia, la prefettura non attiva alcun controllo particolare 

La pioggia battente non innalza i fiumi 

Per ora non desta alcuna preoccupazione il livello dei fiumi nel Lodigiano, nonostante il maltempo di questi giorni: Adda, Po e Lambro sono abbondantemente sotto il livello di guardia, e non sembrano destinati a salire particolarmente nei prossimi giorni. In prefettura a Lodi non è dunque scattato alcun livello di allarme, a differenza di quando accaduto nelle province della fascia settentrionale della regione Lombardia caratterizzate da alcune zone montuose. Ieri pomeriggio il livello dell’Adda a Lodi era a quota meno 0,39 centimetri rispetto allo zero idrometrico, cresciuto di una quindicina di centimetri circa rispetto alle dodici ore precedenti; secondo l’Aipo (Agenzia interregionale Po, che si occupa anche del monitoraggio degli affluenti del Grande Fiume) nell’ultimo mese il livello maggiore nel capoluogo di provincia era stato toccato il 20 aprile a quota meno 0,28, comunque circa 4 metri in meno rispetto ai livelli toccati nella piena dell’autunno 2002. Tutto tranquillo anche nel basso Lodigiano, dove ieri alle 16.30 il Po in territorio di San Rocco al Porto segnava 2,69 metri sopra lo zero alla scala idrometrica a Piacenza, con una crescita di circa 30 centimetri dalla mezzanotte precedente. Il Grande Fiume aveva sfiorato i 3 metri nella notte tra sabato 1 e domenica 2 maggio, ma anche in questo caso la situazione non desta preoccupazione: il primo livello di guardia per il Po scatta ai 6 metri sopra lo zero idrometrico, ed è opportuno ricordare che in occasione della grande piena dell’ottobre 2000 l’acqua era salita a 10,50 metri. Tutti tranquilli all’Aipo, nella speranza che nei prossimi giorni non si verifichino altre perturbazioni cariche di pioggia nell’Italia nordoccidentale. Si presenta piuttosto gonfio il Lambro nel territorio lodigiano, con il livello che è tornato a crescere ieri pomeriggio dopo essere calato nella mattinata. Si parla comunque di pochi centimetri e come detto in prefettura a Lodi tutto è tranquillo: non è stato nemmeno attivato il servizio di monitoraggio dei fiumi, primo atto di un’eventuale necessità di porre attenzione alla situazione.

 

Da IL CITTADINO del 6 05 04

San Rocco Il Po a 4,5 metri impedisce all’acqua piovana di defluire attraverso le rogge 

Bassa all’asciutto solo con le idrovore 

In funzione da due giorni gli impianti del Consorzio Muzza 

San Rocco Da oltre 48 ore la Bassa Lodigiana sta lottando contro il Po. Per effetto delle forti piogge il grande fiume è salito a quattro metri e mezzo sopra lo zero idrometrico e tutta l’acqua che arriva a valle dal Lodigiano può venir scaricata solamente grazie alle 20 idrovore elettromeccaniche, di potenza compresa tra i 300 e i 500 kilowatt ciascuna, installate nelle sei centrali della Bonifica Bassa Lodigiana tra San Rocco, Caselle Landi, Castelnuovo e Maccastorna. Le acque raccolte in quest’ultimo comune finiscono nell’Adda, tutte le altre invece vengono riversate nel collettore di bonifica che poi confluisce nel Po. Se le idrovore non fossero entrate in funzione, non per colpa delle acque del fiume, ma piuttosto per quelle che arrivano a valle e non riescono a defluire, i campi e diversi quartieri di Guardamiglio, San Rocco, parte di Corno Giovine e San Fiorano sarebbero già allagate. A sottolineare l’ingente sforzo che stanno compiendo in questi giorni i tecnici del Consorzio Muzza, pur in epoca di telecontrollo degli impianti via Internet, sono il presidente Carlo Gattoni e il direttore Ettore Fanfani, che aggiunge: «Ecco a cosa serve la tassa di bonifica che pagano i proprietari di immobili in questi comuni, e che comunque non copre tutte le spese sostenute». Fino a 120 anni fa, infatti, la Bassa era costellata di terreni acquitrinosi, con gli edifici costruiti sopra terrapieni. La necessità di aumentare le coltivazioni portò alla bonifica. Al Consorzio stanno tenendo d’occhio le previsioni, che indicano la probabilità di forti piogge per il fine settimana, dopo una breve tregua che sembra cominciata ieri, giornata nella quale invece erano attese precipitazioni per 50 millimetri. Fortunatamente sopra i 1.500 metri la temperatura è tale da far nevicare e mantenere il manto formatosi nei mesi scorsi, che, sciogliendosi, potrebbe ingrossare ulteriormente i fiumi. L’ondata di piena del Brembo di ieri mattina è rimasta contenuta in un metro e 20 centimetri, raggiunti in 10 ore di crescita, e l’Adda è arrivata a 500 metri cubi al secondo di portata, contro i 2.000 dell’alluvione del 2002. Il Po comincia a dare problemi sulle isole golenali quando raggiunge i 5 metri e 20 centimetri, quando arriva a filo degli argini minori. Nel Duemila il grande fiume raggiunse i 10 metri sopra lo zero idrometrico. Dal Consorzio, alla luce di questi dati, rassicurano: «Mediamente dobbiamo attivare le idrovore tre o quattro volte all’anno - conclude Fanfani -, ma proprio in momenti come questi chi paga i bollettini per la bonifica, in media 10 euro per ogni appartamento, dovrebbe rendersi conto che sono soldi spesi bene».

Carlo Catena

 

Da Lettere al IL CITTADINO del 6 05 04

LODI RISCHIO ALLUVIONE

Difese no, supermercati invece sì

Gentile direttore, so di abusare della sua pazienza, ma le vorrei raccontare una storiella. In una città lombarda di circa 40.000 abitanti l’amministrazione comunale, particolarmente sensibile al fascino dei supermercati, ai circa 10 grandi e piccoli, da tempo localizzati sul territorio, accolse ed approvò la richiesta di aggiungerne altri due: uno a Campo Marte e uno al Pratello, due zone a comprovato rischio esondazione. Il primo supermercato ebbe l’avallo di una “mega” perizia, che escludeva ogni pericolo di alluvione e per il secondo fu dato un accordo con la società “Immobiliare Saveriana srl”, perché fossero finanziate le idrovore su due rogge vicine, tali Gaetana e Gelata: si trattava di erigere delle paratoie con sensori, vasche, pompe ... La sorte degli abitanti delle due zone interessate e di altre zone alluvionate nel novembre del 2002 sembrava non interessasse nessuno, considerato che nulla era stato fatto né tantomeno si progettava di realizzare in un futuro prossimo: non argini rafforzati, non regimazione dell’alveo fluviale, non canali di deflusso, né golene ... Cosi, nell’autunno del 2004, dopo giorni e giorni di pioggia incessante, le acque dell’Adda si ingrossarono minacciosamente, soprattutto dopo che gli “allegroni” di Como, per salvare la loro piazza Cavour, avevano riversato le acque del lago nell’Adda e, per non perdere l’appuntamento con il Brembo, avevano effettuato l’operazione nello stesso momento in cui l’affluente bergamasco si univa alle acque abduane. Tutti gli amministratori corsero al vecchio ponte - non tutti: qualcuno era andato al ristorante - e il sindaco, impavido sull’argine, discusse animatamente a lungo con i vigili del fuoco sull’ora e sulla portata della piena, indispettito che il fiume lo stesse smentendo al riguardo, cambiando i tempi della massima portata. Ad un certo punto il sindaco, non riuscendo a risolvere il dilemma dell’ora e della portata della piena, decise di convocare la prefetta, con la quale inaugurare per la seconda volta le chiuse della Gaetana e della Gelata, a beneficio dei giornalisti e della televisione locale: troppo orgoglioso era di questa opera alla “Mose”. E le acque crebbero e invasero la Martinetta, il Capanno («qualche centimetro in più rispetto alla passata alluvione è poca cosa» disse il sindaco), Campo Marte, via Cavallotti, la parrocchia dell’Addolorata... L’ottuagenaria signora Maria si svegliò di soprassalto sul letto assediato dall’acqua e con la gola chiusa per il terrore sì sforzò di chiedere aiuto per sé, per la sua cagnetta e per il canarino. II signor Gaetano non riuscì a portare in salvo il suo cucciolo, che, travolto dai ceppi della legnaia, annegò miseramente. La maestra Ornella uscì dal suo appartamento invaso da un torrente melmoso, servendosi di una scala e la famiglia V. ancora una volta vide il muretto di cinta della sua villa travolto dall’impeto delle acque. L’alba del giorno seguente si aprì su una immensa palude formatasi per l’esondazione; nella quale solo le ristrette zone del supermercato Zoncada e del supermercato del Pratello erano sgombre dalle acque, simili alle “insule” del lago Gerundo. Prefettura e comune decisero allora di trasformare i due edifici in centri di prima accoglienza per gli alluvionati, ai quali, affluiti in gran numero, a mò di consolazione, proiettarono il film “Il ritorno di don Camillo”, con le scene finali dell’alluvione del Po. Fine della storia.

P.S. Qualcuno, però, riporta una diversa conclusione della storiella: afferma di aver visto qualche giorno dopo una gran folla di persone, radunata davanti al palazzo del Broletto con evidenti intenzioni bellicose!

Annamaria Cecchi Lodi

 

Da IL CITTADINO del 7 05 04

Bufera in consiglio su due progetti edilizi: sì al supermarket a rischio esondazione 

Due nuovi insediamenti a due passi dagli argini dell’Adda sono stati approvati mercoledi sera dal consiglio comunale di Lodi. Con due distinti provvedimenti è stato dato disco verde alla costruzione di un supermercato a Campo di Marte, ed è stato concesso il via alla ristrutturazione dell’ex Everlasting, in via Defendente, attualmente di proprietà della Soledil srl. Forza Italia e Rifondazione Comunista hanno eretto le barricate davanti al provvedimento, ricordando la tragica alluvione del 2002 e la conformazione del terreno, ricco di fontanili, che non garantirebbe la sicurezza delle nuove edificazioni. Il progetto del nuovo supermercato richiesto dalla famiglia Zoncada, è stato illustrato dall’assessore all’urbanistica Leonardo Rudelli, che ha ricordato come il provvedimento – che riguarda quasi quattromila metri coperti e quasi 12mila complessivi - sia conforme al piano regolatore cittadino mentre il terreno è stato reso edificabile nel lontano 1994. Sulla questione è stato richiesto il parere dell’ingegner Silvio Rossetti, consulente comunale e redattore del piano di rischio, che ha confermato che l’insediamento potrebbe essere soggetto a inondazioni. Anche per la Everlasting Rudelli è stato esplicito. Sull’area di tremila metri quadrati sorgerà un complesso di 31 appartamenti e 42 box. Anche in questo caso Rossetti ha confermato la situazione precedente l’alluvione e ha indicato in 69 cm la quota di sicurezza. Il presidente della commissione Territorio Roberto Masticò pur riconoscendo la validità dei piani di recupero, ha espresso alcune perplessità nei confronti della sicurezza degli immobili e ha chiesto – attraverso un ordine del giorno - all’amministrazione di dotarsi di uno strumento che impegni la proprietà ad informare correttamente i cittadini che andranno ad acquistare le nuove unità abitative, sapendo che l’area è a rischio di esondazione. Il centrosinistra si è schierato a favore dei due provvedimenti. Italo Comacchio ha motivato il punto di vista della Quercia sulla necessità dei due provvedimenti. «Col recupero ci libereremo di un rudere». Sulla stessa falsariga anche la Margherita (con Felisi e Monforte) anche se a ridosso della votazione sull’Everlasting Marco Zaninelli ha chiesto la sospensione del consiglio per ulteriori approfondimenti. Alla ripresa è parso convinto e ha votato col suo gruppo a favore del recupero. Forza Italia e Rifondazione Comunista, per una volta sulla stessa lunghezza d’onda, hanno invece ferocemente contestato i due piani. Il capogruppo degli azzurri Giuseppe Bruschi si è lamentato del supermercato: «La zona ha altro genere di priorità, in fondo già esistono punti vendita nel quartiere, mentre manca la rete fognaria». Gli ha fatto eco Giò Gozzi: «Le difese spondali dovrebbero essere poste a carico dei committenti». Su Everlasting, stesso fuoco di fila di Forza Italia. Per Bruschi: «Dobbiamo costruire oltre l’altezza di sicurezza, così non si proteggono i cittadini. Non siamo contrari agli insediamenti dei privati, ma purtroppo il piano di rischio non è ancora ben definito, ed i pericoli per gli insediamenti sono ancora molto alti». Anche Pierpaolo Ceresa ha criticato i due provvedimenti: «Nessuna costruzione sotto i limiti di sicurezza!». Vittorio Sala ha invece chiesto delucidazioni in merito alle consulenze dell’ing. Rossetti, mentre Luigi Anelli ha ricordato un ordine del giorno approvato subito dopo l’alluvione col quale ci si impegnava a non edificare nelle zone interessate dall’evento alluvionale. Pietro Cavalli di Rifondazione Comunista si è dichiarato «fortemente perplesso» per il nuovo supermercato e contrario al recupero di via Defendente in quanto si tratta «di un’operazione che non è utile alla città». In merito al supermercato Cavalli ha poi letto una relazione redatta dallo studio Paoletti nel 1999 nella quale si affermavano i pericoli di una edificazione nella zona di Campo di Marte, per la presenza di fontanili, e per la mancanza di sicurezza per via delle possibili esondazioni del fiume. Franco Pinchiroli ha ricordato invece la situazione dei campi di calcio della Madonnina e di Selvagreca.

Daniele Acconci

 

Piove ma l’assessore è tranquillo: «Nessun allarme» 

Piove da alcuni giorni e il pensiero di coloro che hanno vissuto quel tragico 26 novembre 2002 corre subito all’Adda che lambisce minacciosamente gli argini e tracima. Quando Franco Pinchiroli ha presentato la sua interrogazione (peraltro protocollata il 30 settembre 2003) in merito alle barriere mobili, alle difese spondali e ai sacchi di sabbia come difesa dall’acqua straripante dell’Adda, a molti è corso un brivido per la schiena e tanti sono corsi a toccare amuleti. Pinchiroli, attualizzando la sua interrogazione, ha quindi chiesto: Ci sono pericoli di nuove inondazioni? Francesco Marzorati, assessore all’ecologia, è stato perentorio e ha tranquillizzato tutti: «La prefettura non ci ha allertato, non c’è nessun preallarme, la pioggia dovrebbe cessare entro le prossime 48 ore». In merito alle difese: «Nè l’Aipo, nè l’autorità di bacino hanno fatto gli studi necessari sull’intera asta del fiume - ha affermato Marzorati -, tuttavia il comune ha depositato negli uffici lodigiani della regione uno studio di fattibilità sulle difese spondali nella zona adiacente il ponte. Il progetto prevede difese spondali con l’utilizzo di barriere mobili solo in corrispondenza di via Mattei. I sacchetti di sabbia servono solo per difese estemporanee, perché maneggevoli e efficaci». Critico Pinchiroli: «Allora avremo delle difese contro le alluvioni non prima del 2010»….

 

Da Lettere al IL CITTADINO del 7 05 04

FIUME ADDA Abbassare la Briglia dopo il ponte

Com'è noto, questo Comitato, memore dell'alluvione 2002, sta promuovendo un'azione di iniziativa popolare - fatta di studi, pareri e proposte - al fine di prevenire altri eventi disastrosi. Di fronte a 18 mesi d'immobilismo dei tanti Organi ufficiali - dei quali peraltro non si conosce ancora bene chi ha la competenza e la responsabilità di certe decisioni - abbiamo studiato il problema esondazione del fiume Adda, ed avanzato una proposta tecnica risolutiva, indicando alcuni interventi indispensabili: l'abbassamento della briglia a valle del ponte cittadino e l'adeguamento della sezione di deflusso lungo il tratto d'Adda tra Cassano e la confluenza con il Po. Il tutto al fine di eliminare ogni rischio d'esondazione, in caso di piena come quella del 2002. In perfetta coerenza con questa proposta, abbiamo anche suggerito al sindaco di Lodi, con richiesta di moratoria, l'opportunità di sospendere gli interventi relativi alle chiuse previste in zona Pratello, evidenziando il fatto che, qualora venisse deciso l'abbassamento dell'Adda, quegli interventi risulterebbero superflui. Il tutto quindi in uno spirito di costruttiva collaborazione con le istituzioni, e con l'attenzione rivolta anche al buon utilizzo delle pubbliche risorse. A distanza di 50 giorni dalla nostra proposta, dobbiamo costatare il sostanziale silenzio da parte degli Organi a vario livello competenti (?). Ma nonostante il nostro rinnovato allarme, il generale immobilismo persiste: imperterrito e impassibile. Registriamo, inoltre, da parte del sindaco Ferrari e della sua giunta, una serie di dichiarazioni e decisioni contraddittorie e per niente tranquillizzanti. Con lettera del 19 aprile il sindaco c'informa che la nostra proposta "è stata consegnata al tavolo tecnico convocato in sede regionale, cui spetta la decisione degli interventi da eseguire". Sulla stampa del 28 aprile apprendiamo poi che la giunta comunale ha approvato il progetto e l'avvio dei lavori relativi alle chiuse sui canali in zona Pratello, dimostrando un beffardo menefreghismo sia della nostra proposta che della prossima decisione regionale da lui stesso annunciata, ed anche della nostra richiesta di moratoria. Apprendiamo, infine, dalla stampa del 29 aprile, che la stessa Giunta Ferrari ha già presentato, a Regione Provincia e Prefettura, un "piano comunale anti-alluvione" che conferma in parte la necessità, da noi proposta, di abbassare la briglia, ma poi avanza la proposta di ampliare il ponte urbano, con l'apertura di una nuova arcata, con l'evidente scopo di aumentare la sezione di deflusso. Ci opponiamo decisamente all'idea di manomettere, e tanto meno di ampliare, il ponte urbano di Lodi per il semplice fatto che lo riteniamo superfluo ed inutile sotto l'aspetto idraulico: basti dire che l'aumento di sezione utile di deflusso - che si otterrebbe con l'aggiunta di una nuova arcata - lo si può ottenere abbassando di soli trenta centimetri la quota di scorrimento sotto il ponte stesso, compreso la quota della briglia a valle; quanto alla larghezza dell'alveo, va notato che questo, in corrispondenza del ponte, è già molto più largo (forse il doppio) che lungo i tratti di monte e di valle. L'altra dichiarazione assurda, riportata dalla stampa, è quella dell'assessore Marzorati, secondo il quale "il letto del fiume non va dragato, perché in questi anni si è già abbassato naturalmente" (?). Vorremmo intanto sapere dall'assessore in conformità a quali ragionamenti, studi o sogni viene fuori una simile dichiarazione, e poi invitarlo a fare insieme a noi una verifica sui luoghi, in modo da fare chiarezza una volta per tutte sulla fandonia pseudo-ambientalista, del fantomatico abbassamento degli alvei. Di fronte a siffatte stravaganti divagazioni e perdite di tempo, viene il dubbio che il sindaco Ferrari e la sua giunta abbiano del tutto dimenticato ciò che è successo nel 2002. Noi altri alluvionati invece abbiamo ben vivo quel ricordo, viviamo nell'incubo di quell'evento e nella lucida consapevolezza che un evento simile può ripetersi, non escluso entro quest'anno, ed in modo ancor più disastroso. Abbiamo l'esatta cognizione dell'estrema gravità del pericolo che incombe sulle nostre famiglie, sui nostri figli. Non possiamo perciò tollerare altre perdite di tempo. Gli interventi indicati nella nostra proposta non richiedono grandi spese, non comportano complesse elaborazioni progettuali e perciò potrebbero avere inizio già nei prossimi mesi estivi: periodo di magra del fiume e quindi favorevole all'esecuzione dei lavori. Insistiamo pertanto che tali interventi siano decisi e definiti nel dettaglio con la massima urgenza, per poterne avviare i lavori entro l'estate prossima: iniziando magari dall'abbassamento della briglia, poiché è condiviso dall'Autorità comunale. Questo è l'obiettivo che intendiamo perseguire con tenacia, convinzione e senza perdere altro tempo. E' un obiettivo oggettivamente possibile, sia sotto l'aspetto tecnico che economico. Possiamo però sperare nel buon esito solo se la nostra azione è condivisa da un gran numero di cittadini e sostenuta da una larga partecipazione. Teniamo a precisare che il problema, che intendiamo affrontare e risolvere riguarda non solo la Città di Lodi, ma tutti i comuni rivieraschi dell'Adda, da Cassano al Po. Da qui nasce il presente appello, che rivolgiamo a tutti i cittadini interessati, ex e potenziali alluvionati del Lodigiano, affinché partecipino a questa nostra iniziativa. La nostra è un'azione civile e democratica e perciò invochiamo e speriamo in un'ampia partecipazione dei Sindaci. Contiamo sulla loro sensibilità verso un problema vitale che assilla intere popolazioni. Invochiamo l'aiuto dei Tecnici, liberi professionisti, che operano nel nostro territorio, dai quali ci attendiamo un autorevole contributo a questo dibattito, in un confronto concreto su fatti, proposte e situazioni reali, e non su opinioni infondate o astratte divagazioni. Non abbiamo altro tempo da perdere. Con il presente appello vogliamo richiamare l'attenzione di tutti, con l'invito a riflettere sulla situazione di pericolo che incombe sul nostro territorio, a ricordare quello che è già accaduto ed a costatare che, a distanza di 18 mesi, siamo in quelle stesse condizioni, per cui potrebbe accadere di nuovo ed in modo peggiore. V'invitiamo ad esaminare la nostra proposta, a valutarla, a discuterla con noi, a modificarla se occorre, ed infine a sostenerla con forza, affinché sia presa, in tempi brevi, una decisione. Non permettiamo di consumare altro tempo sulla nostra pelle e sulla testa dei nostri figli. Per discutere insieme con voi tutti di questo problema, abbiamo in programma la convocazione di una pubblica assemblea: da tenere a breve, ed in luogo da decidere. V'informeremo per tempo, contando sin da ora in un'ampia partecipazione.

Domenico Ossino

Presidente C.Al.Lo Onlus

c.al.lo@tin.it

 

Da IL GIORNO del 7 05 04

COMUNE Anche Rifondazione è contraria ai piani per Campo marte ed ex Everlasting

Progetti, un sì che fa acqua

POLEMICA Nuove case e negozi in una zona a rischio d'esondazione

LODI - Approvazione in consiglio comunale, ma con una maggioranza risicata e un secco no di Rifondazione, per i progetti del nuovo supermercato nell'Oltre Adda e del recupero dell'ex Everlasting, tra via Defendente e il lungo fiume. Secon­do Rifondazione e l'opposizione (al momento del voto erano presenti in aula i rappresentanti di Forza Italia e Alleanza Nazionale, nessu­no della Lega) il centrosinistra ha approvato interventi residenziali e commerciali in una zona ad alto rischio, la stessa dove, non più tardi del novembre 2002, l'Adda aveva tracimato mettendo in ginocchio la città. Ancora una volta la maggioranza ha giustificato la decisione con obblighi di legge. Ma fra i perplessi si è inserito anche il coordinatore della Marghe­rita Marco Zaninelli, che ha chiesto una sospensione del­la seduta e solo successiva­mente ha votato a sostegno dei provvedimenti. A Campo Marte si è dato dunque il via libera alla costruzione di un supermerca­to di 2.500 metri quadrati fra la provinciale per Crema, l'ex statale Bergamina per Riolo e il nuovo tracciato del­la tangenziale. «La superfi­cie coperta - ha sottolineato Piero Cavalli di Rifondazio­ne - sarà però di 10 mila metriquadri in una zona che pri­ma si riteneva sicura e che ora invece risulta, nella revisione del piano idrogeologi­co, ad alto rischio esondazio­ne. Inoltre un'indagine dello studio Paoletti del '99 chiarisce che si tratta di area di fontanili. Una collocazione inopportuna». Giuseppe Bruschi, - capo­gruppo di Forza Italia, ha contestato le affermazioni del diessino Italo Comac­chio sulla necessità di un su­permercato nella zona, men­tre il forzista Giò Gozzi ave­va chiesto che almeno il Co­mune si tutelasse, facendo sottoscrivere una liberatoria dal privato: un paracadute in caso di eventuali richieste di risarcimento danni. «Quell'area - ha replicato l'assessore all'Urbanistica Leonardo Rudelli - è commerciale dal '94: non potevamo negare un diritto sancito da dieci an­ni». Il provvedimento è dun­que passato, con 18 voti a favore e 9 contro. Nell'ex fabbrica di materassi dell'Everlasting, tra via Defendente e il fiume, è invece prevista la realizzazione di 31 appartamenti, con canti­ne e box (17 sì e 10 no). Il piano di assetto idrogeologi­co prevede la quota di edifi­cazione a 69 metri sopra il livello del mare e, spiega l'as­sessore Rudelli, tale indicazione è rispettata per quanto riguarda i locali abitabili in senso stretto. «Non così ­obietta Cavalli - per le auto nei box e le cantine. Le diffi­coltà in prospettiva potrebbe­ro essere enormi. Noi siamo solitamente favorevoli ai recuperi edilizi: ma in questo caso, davvero, non ne vale la pena». Forza Italia ha chie­sto anche in questo caso qual­che garanzia aggiuntiva. E Roberto Masticò, che guida la Commissione territorio, ha ottenuto alla fine l'appro­vazione di un documento con cui la Soledil sarà impe­gnata a spostare l'ingresso da via Defendente alla piarda Ferrari, ad arretrare di un metro su via Defendente per ampliare il marciapiede. E, aspetto su cui i forzisti han­no insistito, ad informare i futuri acquirenti del rischio.

Di LAURA DE BENEDETTI

 

Da IL CITTADINO del 10 05 04

Esperti al capezzale del clima lodigiano, un convegno Wwf sull’emergenza caldo 

Come sarà l’estate del 2004? Il Lodigiano sarà ancora soffocato dalla siccità dell’anno scorso? Quali saranno i rischi per l’agricoltura, per l’approvvigionamento idrico, per gli anziani? Se ne parlerà durante un convegno organizzato dal Wwf della sezione Alto Lodigiano per domenica 16 maggio nella sala espositiva della Bipielle City. Un incontro che affronterà l’argomento allargandolo al più ampio contesto dei cambiamenti climatici, causati dall’effetto serra, che stanno interessando l’intero pianeta. Ad affrontare l’argomento, la sezione dell’associazione ambientalista, guidata da Loredana Migliore, ha chiamato a raccolta tecnici ed esperti. Particolarmente interessante sarà l’intervento dell’ingegnere Ettore Fanfani, direttore del Consorzio di bonifica Muzza e Basso Lodigiano, in prima linea durante l’emergenza idrica dell’estate 2003. In quelle lunghissime settimane di siccità il Consorzio si trovò impegnato sul duplice fronte di garantire i livelli d’acqua minimi per l’irrigazione dei campi lodigiani e per il raffreddamento della centrale Endesa di Tavazzano. Prima di Fanfani parlerà Luca Mercalli, presidente della società italiana meteorologia diventato un volto noto al pubblico televisivo per la partecipazione alla trasmissione “Che tempo che fa” con Fabio Fazio, su Rai 3. Di seguito interverrà Andrea Masullo, responsabile delle campagne clima ed energia del Wwf Italia. Prenderà poi la parola Marco Caldiroli, di Medicina Democratica, responsabile del Centro per la salute di Castellanza intitolato a Giulio Maccacaro, il medico epidemiologo lodigiano (nato a Codogno nel 1924, è scomparso il 1977) tra i fondatori proprio di Medicina Democratica. Di seguito il dibattito, moderato da Migliore. L’incontro inizierà alle 14.30, nel salone della nuova sede della Banca Popolare in via Polenghi Lombardo 13. All’assemblea sono stati invitati i sindaci del territorio, le associazioni degli agricoltori e gli amministratori di Azienda ospedaliera e Azienda sanitaria locale. Con i vertici di Ao e Asl si discuterà dei problemi che il caldo causa ad anziani e malati: «Come lo affronteremo nei prossimi anni? - chiede Migliore - Abbiamo sofferto tutti, ma come possiamo aiutare i più deboli? Quali consigli possiamo dare affinchè bambini e anziani si proteggano? Le strutture lodigiane saranno pronte? Quali azioni preventive stanno mettendo in campo per accogliere e gestire quella che prospettiamo una nuova emergenza?».

F. T.

 

Da www.inalessandria.it del 10 05 04

Ecco come agisce l'amministrazione di Lodi

Domenico Ossino, Presidente Comitato Alluvionati Lodi onlus ha inviato una nota inerente alla Protezione Civile, dove evidenzia come agisce l'amministrazione di Lodi. Si tratta di un tema sicuramente rilevante. Pubblichiamo di seguito la lettera che potrebbe anche diventare uno spunto di cronaca su questo tema.

Non aspiravo a tanta solerzia da parte dell’amministrazione comunale. Di fatto dopo la pubblicazione della mia lettera su questo quotidiano in data 27 aprile "Il dibattito - Alluvionati, dimenticati e ora beffati", il 28, l’assessore Marzorati convoca tutte le parti in campo (anche il C.Al.Lo), con una nota titolata "esercitazione di protezione civile - Campo di Marte 2004", da tenersi il 30 maggio prossimo. In seguito sulla stampa ho letto che lunedì 2 maggio, l’assessore Marzorati aveva indetto una riunione con tutti i soggetti destinatari della sua lettera, tranne il mio comitato e quello dell’Oltre Adda. Premesso che la responsabilità per la salute della propria popolazione e la salvaguardia delle infrastrutture produttive e residenziali di ogni comune è in capo al Sindaco e che pertanto ha il diritto - dovere di effettuare tutte le attività che ritiene opportune a raggiungere i sopraelencati scopi, debbo dire che da anni esistono delle linee guida, delle procedure, dei suggerimenti che il Dipartimento di Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha raccolto in una direttiva dal nome roboante "Metodo Augustus" e pubblicata nel lontano 1997, che riprende una direttiva firmata dall’allora sottosegretario Barberi, onde aiutare tutti gli enti coinvolti dal sistema Protezione Civile a predisporre i propri piani di emergenza. Nel Metodo AUGUSTUS, le esercitazioni sono ritenute un passaggio indispensabile per ogni pianificazione che si rispetti, ma per ottenere i risultati sperati vanno organizzate secondo criteri ben precisi. Spesso si tende a chiamare esercitazioni quelle attività che rientrano nel campo specifico dell’addestramento. Per fare un esempio in chiave militare, quando i soldati vanno al poligono a sparare, eseguono un addestramento, quando provano a smontare e rimontare un fucile, eseguono un addestramento, ma quando in uno scenario particolare, insieme con altre componenti dell’esercito e con la presenza d’ispettori qualificati, al soldato è dato l’ordine improvviso ed inaspettato di smontare il fucile, rimontarlo e poi sparare questa è una "esercitazion". I metodi e le linee guida richiamate sopra, specificano chiaramente che ogni pezzo del piano, dopo valido addestramento, va testato prima con esercitazioni per posti comando, ovvero esercitazioni che coinvolgono solo le persone che saranno chiamate a sviluppare l’intervento. Queste esercitazioni spesso eseguite solo sulla carta servono ad evidenziare le incongruità che spesso, ogni prima stesura di piano d’emergenza, porta con sé. Dopo aver fatto le opportune correzioni ed aver superato le esercitazioni per posti comando, i metodi prevedono le esercitazioni reali che per primo coinvolgono le persone tenute ad attuare i piani (volontari, dipendenti, ecc.) e solo dopo aver verificato tutto ciò, ci si lancia in esercitazioni che coinvolgano anche gli esterni (popolazione civile, fornitori di risorse, infrastrutture private ecc.). Le esercitazioni definite di terzo livello (quella che vuol fare l’assessore), sono quelle più realistiche e che producono più informazioni e correttivi. Purtroppo in Italia le esercitazioni di terzo livello sono considerate più delle manifestazioni ad uso propaganda, che non dei veri e propri esami finali di un piano, dove il candidato DEVE essere promosso perché è bravo e non perché spettacolare. Al fine di rendere chiaro il messaggio di quanto sopra riportato, ecco in sintesi brevi passaggi dalla Direttiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri, inviata a tutti i Comuni nel dicembre 1997:

Allegato F - Caratteristiche ed organizzazione delle esercitazioni di protezione civile ...omissis...

3. In particolare esse, secondo gli organi coinvolti si suddividono in:

a)esercitazioni per posti comando, quando coinvolgono unicamente gli organi direttivi e le reti di comunicazioni;

b)esercitazioni operative quando coinvolgono solo le strutture operative (VVF, Forze Armate, Volontariato Gruppi comunali ecc.) con l’obiettivo specifico di saggiarne la reattività o l’uso delle attrezzature tecniche d’intervento;

c) esercitazioni miste, quando sono coinvolti uomini e mezzi d’amministrazioni ed enti diversi;

d) esercitazioni dimostrative d’uomini e mezzi che hanno la finalità insita nella denominazione.

4. I criteri essenziali che devono sovrintendere all’organizzazione e alla condotta delle esercitazioni, sono: ...omissis.... Una conseguente oculata ed economica scelta del tipo d’esercitazione da organizzare (se si vuole sperimentare procedure è inutile coinvolgere forze in campo, sarà più idonea l’esercitazione per posti comando). ... omissis.... Normalmente per esercitazioni come questa pensata dalla nostra amministrazione, sono necessari almeno sei mesi di preparazione. Questi ovviamente sono spunti di discussione, come scritto in premessa, ogni Sindaco può fare quello che vuole. Dopo aver letto la parte del piano d’emergenza che ci avete inviato ed in riferimento a quanto disposto dalla legislazione, durante l’assemblea dell’11 marzo, affermai che il piano, avesse nell’Allegato Elenchi, molti numeri telefonici, necessari in caso d’emergenza, errati. Nel più ampio spirito di collaborazione finalizzato alla tutela dei cittadini e del territorio lodigiano, segnalo che altri punti possono meritare un ulteriore approfondimento (se dopo l’approvazione del 2 dicembre 2003, non è stato modificato).

Domenico Ossino - Presidente C.Al.Lo Onlus

c.al.lo@tin.it

 

Da IL CITTADINO del 11 05 04

Contestata l’esercitazione del 30 maggio a Campo Marte 

Alluvionati perplessi «Evacuazione inutile» 

«Un’esercitazione ad uso di propaganda»: Domenico Ossino, presidente del Comitato alluvionati di Lodi boccia così la simulazione di una piena che l’amministrazione comunale sta organizzando per domenica 30 maggio, con l’evacuazione di un centinaio di persone da Campo di Marte. «Per iniziative del genere occorrono almeno sei mesi di programmazione - commenta Ossino -. Invece quest’amministrazione mette in piedi in così poco tempo un’esercitazione del genere mentre al piano di emergenza è tuttora allegato un elenco di numeri telefonici con numerosi errori». Francesco Marzorati, assessore comunale alla protezione civile, taglia corto: «Ossino - è la replica - si preoccupi della fabbrica in cui lavora (la Polenghi, ndr) che rischia di chiudere. Ormai è in politica, faccia pure la sua campagna elettorale». Tra il Comitato degli alluvionati guidati da Ossino e palazzo Broletto, dunque, la tensione resta alta. La simulazione di domenica 30 maggio è stata organizzata dall'amministrazione comunale per provare lo sfollamento di un centinaio di persone dall’area di Campo di Marte, tra le più martoriate dalla piena del novembre 2003. Marzorati la presenterà ai residenti del quartiere nel corso di un’assemblea pubblica che si terrà venerdì 14 maggio, inizio alle 21, nel salone della scuola materna di Campo di Marte. «Informeremo i cittadini su che fare durante la simulazione - spiega Marzorati -. Domenica 30 maggio presupporremo una fase di emergenza come quella dell’alluvione di novembre, con l’evacuazione, in forma concordata, di chi vorrà collaborare in forma volontaria». L’intera esercitazione durerà dalle 7.30 alle 12.30 per i soggetti operativi: tecnici comunali, Protezione civile, Croce rossa, polizia locale, operatori del 118. L’evacuazione inizierà alle 9, quando una pattuglia della polizia locale entrerà nelle vie di Campo di Marte annunciando l’inizio delle operazioni con l’altoparlante. A quel punto prenderà il via il trasporto dei cittadini con gli scuolabus alla scuola Spezzaferri, che, come nel novembre 2002, tornerà ad essere un centro di prima accoglienza allestito dalla Croce rossa. Al termine, gli stessi scuolabus riporteranno a casa i partecipanti alla simulazione. Non ci sarà alcuna chiusura del ponte sulla tangenziale, come avvenne allora, ma tutti i mezzi utilizzeranno comunque quello della tangenziale.

F. T.

 

Da IL CITTADINO del 13 05 04

Sulle rive dell’Adda raccolte decine di interviste tra gli automobilisti indignati 

Bertonico, lo scandalo del ponte finisce in tv a “Striscia la notizia” 

Pare siano stati il vicesindaco di Castiglione d’Adda Alfredo Ferrari e l’onorevole Andrea Gibelli, ambedue leghisti, a ottenere la presenza della seguitissima troupe televisiva di Striscia la notizia. E così una bufera di simpatia e di indignazione si è abbattuta sul ponte di Bertonico ieri mattina, quando quelli del telegiornale satirico di Canale 5 sono giunti nella Bassa per testimoniare lo “scandalo” di un’opera bloccata a una passo dalla conclusione. Le riprese sono durate fino al pomeriggio inoltrato, sono state raccolte decine e decine di interviste. Il servizio televisivo dovrebbe andare in onda già questa sera.

Bertonico Momenti di pura comicità con Annamaria Barbera, ma anche la rabbia degli automobilisti fermi in coda 

Il ponte dell’Adda in onda su Striscia 

Arriva Sconsy con una troupe e denuncia i ritardi del viadotto

Bertonico Una bufera di simpatia e di indignazione si è abbattuta sul ponte di Bertonico. Ieri mattina, una troupe di “Striscia la notizia”, il telegiornale satirico di Canale 5, è giunta nella Bassa per testimoniare lo “scandalo” di un’opera bloccata ormai a una passo dalla conclusione a causa del fallimento della ditta appaltatrice, la Coop Costruttori di Argenta. Il servizio, che dovrebbe andare in onda già questa sera, avrà come protagonista Annamaria Barbera, in arte Sconsy, l’irresistibile comica lanciata dopo anni di gavetta dallo Zelig e adesso approdata al programma di Ricci. Sconsy è arrivata verso le 13 sul vecchio bailey, dopo essere stata in un bar di Castiglione d’Adda a raccogliere qualche parere su questa opera infinita, in compagnia del suo body-guard, Clyde, il nome vero è Luca Maria Todini, a bordo di una Smart nera. Via subito alle interviste agli automobilisti fermi in coda ad attendere il verde per transitare sul ponte militare a un senso di marcia, una situazione questa che si ripete ormai da una decina d’anni a questa parte dopo il crollo del vecchio viadotto. La presenza di Sconsy ha ovviamente attirato l’attenzione di molte persone. Ne sono nati momenti di pura comicità. Per passare dalla sponda lodigiana a quella cremasca, Sconsy ha fermato un camioncino di muratori di Castiglione e si è messa a sedere sul cassone posteriore in compagnia della sua “spalla” e di un giovane lavoratore romeno. «Su questo ponte si balla proprio» ha detto Sconsy durante la difficile traversata che ha inevitabilmente provocato lunghe code. Ma questa volta chi era in attesa non si è affatto arrabbiato. «Ciao Sconsy, sei grande» le ha detto una giovane donna che fa questa strada tutti i giorni per andare al lavoro. «Meno male che sei arrivata tu a denunciare questo schifo» ha urlato un giovane passando in macchina. Tra un’intervista e l’altra, la soubrette ha trovato il tempo di farsi dare passaggio da un pullman di linea della Line, diretto a Casale. «Aspettiamo almeno venti minuti per avere il semaforo verde e poi dobbiamo sbrigarci a passare» racconta Rosolino, alla guida del bus pieno di studenti diretti verso casa. Le riprese sono durate fino al pomeriggio inoltrato. Sono state raccolte decine e decine di interviste ma soltanto poche finiranno nel servizio che verrà messo in onda. E ricorderà sicuramente questa giornata Giambattista Lombardini, pensionato, di Castiglione arrivato sul ponte con la sua vecchia Vespa: Sconsy è salita in sella allo scooter, inscenando una gag con Clyde, che la inseguiva con dei fiori in mano. Si è invece fatto prendere dalla rabbia Genesio Stanga, cremasco con attività a Castiglione d’Adda, che se l’è presa con i politici colpevoli di aver creato questa situazione. «Il ponte nuovo è lì in esposizione» ha sentenziato davanti alle telecamere Giuseppe Zucchelli. «Il mio percorso per andare al lavoro si allunga almeno di una decina di chilometri» ha osservato invece Carlo, 34 anni, di Casalpusterlengo. Manuel, 30enne di Bergamo, si è invece ormai rassegnato: «Questa attesa al semaforo permette alla gente che lavora di riposarsi un po’». Niente spazio invece per i politici. Nessuna intervista, perché è in corso la campagna elettorale, tiene giustamente a precisare Mario Molinari, il giornalista di Striscia che ha curato il servizio assieme agli operatori Simone e Angelo. Il merito dell’iniziativa dell’arrivo di Striscia di notizia è tuttavia da attribuire al vicesindaco leghista di Castiglione d’Adda Alfredo Ferrari e dell’onorevole Andrea Gibelli che hanno scritto alla redazione della trasmissione di Canale 5 illustrando quella che ormai in molti non stentano a definire come la “tipica telenovela all’italiana”. Insomma, «siamo stati spiegati?».

Cristiano Brandazzi

 

Da Lettere al IL CITTADINO del 13 05 04

PROTEZIONE CIVILE

I giusti criteri per organizzare le esercitazioni

Non aspiravo a tanta solerzia da parte dell’amministrazione comunale. Di fatto dopo la pubblicazione della mia lettera su questo quotidiano in data 27 aprile “Il dibattito - Alluvionati, dimenticati e ora beffati”, il 28, l’assessore Marzorati convoca tutte le parti in campo (anche il C.Al.Lo), con una nota titolata “esercitazione di protezione civile – Campo di Marte 2004 –“, da tenersi il 30 maggio prossimo. In seguito sulla stampa ho letto che lunedì 2 maggio, l’assessore Marzorati aveva indetto una riunione con tutti i soggetti destinatari della sua lettera, tranne il mio comitato e quello dell’Oltre Adda. Premesso che la responsabilità  per la salute della propria popolazione e la salvaguardia delle infrastrutture produttive e residenziali di ogni comune è in capo al Sindaco e che pertanto ha il diritto - dovere di effettuare tutte le attività che ritiene opportune a raggiungere i sopraelencati scopi, debbo dire che da anni esistono delle linee guida, delle procedure, dei suggerimenti che il Dipartimento di Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha raccolto in una direttiva dal nome roboante “Metodo Augustus” e pubblicata nel lontano 1997, che riprende una direttiva firmata dall’allora sottosegretario Barberi, onde aiutare tutti gli enti coinvolti dal sistema Protezione Civile a predisporre i propri piani di emergenza. Nel Metodo AUGUSTUS,  le esercitazioni sono ritenute un passaggio indispensabile per ogni pianificazione che si rispetti, ma per ottenere i risultati sperati vanno organizzate secondo criteri ben precisi. Spesso si tende a chiamare esercitazioni quelle attività che rientrano nel campo specifico dell’addestramento. Per fare un esempio in chiave militare, quando i soldati vanno al poligono a sparare, eseguono un addestramento, quando provano a smontare e rimontare un fucile, eseguono un addestramento, ma quando in uno scenario particolare, insieme con altre componenti dell’esercito e con la presenza d’ispettori qualificati,  al soldato è dato l’ordine improvviso ed inaspettato di smontare il fucile, rimontarlo e poi sparare questa è una “esercitazione”. I metodi e le linee guida richiamate sopra, specificano chiaramente che ogni pezzo del piano, dopo valido addestramento, va testato prima con esercitazioni per posti comando, ovvero esercitazioni che coinvolgono solo le persone che saranno chiamate a sviluppare l’intervento. Queste esercitazioni spesso eseguite solo sulla carta servono ad evidenziare le incongruità che spesso, ogni prima stesura di piano d’emergenza, porta con sé.  Dopo aver fatto le opportune correzioni ed aver superato le esercitazioni per posti comando, i metodi prevedono le esercitazioni reali che per primo coinvolgono le  persone tenute ad attuare i piani (volontari, dipendenti, ecc.)  e solo dopo aver verificato tutto ciò, ci si lancia in esercitazioni che coinvolgano anche gli esterni (popolazione civile,  fornitori di risorse, infrastrutture private ecc.). Le esercitazioni definite di terzo livello (quella che vuol fare l’assessore), sono quelle più realistiche e che producono più informazioni e correttivi. Purtroppo in Italia le esercitazioni di terzo livello sono considerate più delle manifestazioni  ad uso “propaganda”, che non dei veri e propri esami finali di un piano, dove il candidato DEVE essere promosso perché è bravo e non perché spettacolare. Al fine di rendere chiaro il messaggio di quanto sopra riportato, ecco in sintesi brevi passaggi dalla Direttiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri, inviata a tutti i Comuni nel dicembre 1997:

Allegato F - Caratteristiche ed organizzazione delle esercitazioni di protezione civile ...omissis...

3. In particolare esse, secondo gli organi coinvolti si suddividono in:

a)     esercitazioni “per posti comando”, quando coinvolgono unicamente gli organi direttivi e le reti di comunicazioni;

b)     esercitazioni “operative” quando coinvolgono solo le strutture operative (VVF, Forze Armate, Volontariato Gruppi comunali ecc.) con l’obiettivo specifico di saggiarne la reattività o l’uso delle attrezzature tecniche d’intervento;

c)     esercitazioni miste, quando sono coinvolti uomini e mezzi d’amministrazioni ed enti diversi;

d)     esercitazioni dimostrative d’uomini e mezzi che hanno la finalità insita nella denominazione.

4. I criteri essenziali che devono sovrintendere all’organizzazione e alla condotta delle esercitazioni, sono: ...omissis.... Una conseguente oculata ed economica scelta del tipo d’esercitazione da organizzare (se si vuole sperimentare procedure è inutile coinvolgere forze in campo, sarà più idonea l’esercitazione per posti comando). ... omissis....

Normalmente per esercitazioni come questa pensata dalla nostra amministrazione, sono necessari almeno sei mesi di preparazione.

Questi ovviamente sono spunti di discussione, come scritto in premessa, ogni Sindaco può fare quello che vuole. Dopo aver letto la parte del piano d’emergenza che ci avete inviato ed in riferimento a quanto disposto dalla legislazione, durante l’assemblea dell’11 marzo, affermai che il piano, avesse nell’Allegato Elenchi, molti numeri telefonici, necessari in caso d’emergenza, errati. Nel più ampio spirito di collaborazione finalizzato alla tutela dei cittadini e del territorio lodigiano, segnalo che altri punti possono meritare un ulteriore approfondimento (se dopo l’approvazione del 2 dicembre 2003, non è stato modificato).

Domenico Ossino

Presidente C.Al.Lo Onlus

c.al.lo@tin.it

 

COMUNE E COMITATO

Una reazione di inspiegabile scompostezza

Egregio direttore, leggo sul numero di martedì 11 maggio l’articolo a firma F.T. dal titolo “Alluvionati perplessi – Evacuazione inutile”. Premetto che la mia non vuole essere una difesa d’ufficio (la persona interessata sa certo ribadire in proprio). Da cittadina impegnata nel Comitato Alluvionati C.Al.Lo. mi preme però evidenziare che l’impressione che ho ricavato è che l’assessore Marzorati abbia reagito perdendo il controllo di sè. Mi spiego meglio, andando per ordine.  Che il piano di emergenza contenga vistosi errori è un dato inconfutabile. Non è ammesso che in stato di necessità ci si debba trovare a chiamare numeri di telefono che non corrispondono a quanto indicato. La sola mia esperienza in campo editoriale mi ricorda che, se avessi commesso inesattezze così macroscopiche, mi sarei presa una gran tirata d’orecchi e non mi sarei permessa di replicare! Qualunque sia la linea difensiva che Marzorati abbia creduto di adottare, quella dell’attacco personale è un atteggiamento già visto, ma che non paga. Ritengo che ognuno di noi sia libero di rivestire più ruoli, senza che l’uno escluda l’altro. Le frasi sulla Polenghi e sulla adesione alla lista civica da parte del presidente del Comitato, Ossino, suonano stridenti in quanto proferite da chi è in politica da tempo. O forse si tratta solo di aver perso la testa sotto le elezioni???? Io sono fuori dalle parti, né sono candidata per alcuno: cosa dirà a me? Mi permetta, caro amministratore: abbia più stile la prossima volta, e gli alluvionati avranno forse più fiducia! Cordialmente

Carmen Ansi Lodi

 

Da IL CITTADINO del 14 05 04

Gli interventi previsti nella revisione dello studio sul rischio idrogeologico 

Per proteggere Lodi dalle alluvioni sono necessari 10 milioni di euro 

Ammontano a 10 milioni di euro i costi necessari per realizzare tutti gli interventi più opportuni a garantire una adeguata protezione di Lodi dalle esuberanze del fiume Adda: la stima è contenuta nella revisione dello studio sul rischio idrogeologico predisposto per conto del comune. Nel documento, che verrà presentato ufficialmente il 17 maggio, vengono formulate nuove ipotesi, come un argine lungo la tangenziale a valle del ponte, in sponda destra.

Il piano per la messa in sicurezza della città verrà presentato lunedì alla commissione territorio 

Dieci milioni contro le alluvioni 

Fra le ipotesi studiate l’eliminazione dell’isolotto Achilli 

Servono dieci milioni di euro per mettere la città di Lodi al sicuro dalle alluvioni. Tanto costerebbe realizzare la serie di opere prevista dal piano di rischio idrologico e idraulico redatto dallo studio Paoletti. Agli interventi già messi in campo dall’amministrazione comunale quali l’argine all’ex Sicc (un milione di euro il costo), l’argine lungo la provinciale per Boffalora (2,88 milioni di euro, in collaborazione con la provincia) e le contestate chiuse sulle rogge Gaetana e Gelata (800 mila euro) lo studio ne affianca altri già annunciati da palazzo Broletto quali l’abbassamento della briglia (2,5 milioni di euro) e altri nuovi come un piccolo argine a difesa del condominio di via Po, sulla sponda sinistra a valle del ponte. Lunedì il piano sarà presentato dall’ingegnere Silvio Rossetti dello studio Paoletti, autore del primo piano di rischio idrogeologico e della successiva revisione, alla commissione territorio presieduta dal consigliere comunale di Cento Paesi Roberto Masticò. Sarà presentata una relazione tecnica di una quindicina di pagine dove, partendo dalla piena del novembre 2002 e dalla correzione dei dati topografici errati utilizzati nella stesura del primo piano, Rossetti indica una serie di interventi, i loro costi, le priorità, la conseguente diminuzione (o l’incremento) del livello dell’acqua. Il piano ribadisce la bontà dell’argine all’ex Sicc in sponda sinistra («in grado di eliminare il rischio idraulico della porzione del quartiere Revellino tra argine, via Cavallotti e provinciale senza provocare alcun incremento»), dell’arginatura lungo la provinciale per Boffalora (ridurrà «significativamente il rischio di Campo Marte, Revellino e in generale di tutto l’Oltre Adda urbanizzato») e delle chiuse sulle rogge Gelata e Gaetana, sulle quali pende il ricorso al Tar dei comitati degli alluvionati. Per tenere all’asciutto la Martinetta, la zona di via Vecchio Bersaglio, del Capanno e di via Defendente è ipotizzata un’arginatura lungo la sponda destra dalla spalla del ponte vecchio alla provinciale per Montanaso Lombardo e una chiusa sulla roggia Roggione per una spesa di 4 milioni di euro. Un’arginatura in sponda destra, tra la rampa di accesso di via Massena e la nuova tangenziale est, garantirebbe la sicurezza ai residenti in zona Selvagreca, Isola Bella e in Borgo Adda: costo 700 mila euro. Un’ulteriore chiusa potrebbe essere collocata sulla roggia Molina, a valle del ponte, in sponda destra, in corrispondenza della tangenziale. Proprio per trasformare la tangenziale in un vero e proprio argine, dovrebbero essere costruiti dei dossi lungo le strade campestri che l’attraversano, al fine di bloccare l’acqua: spesa prevista 700 mila euro. Un altro argine è ipotizzato lungo la sponda sinistra dal ponte alla tangenziale in zona del molino Contarico a tutela del Revellino: il costo è valutato in 700 mila euro. C’è poi l’idea di un «modesto rilevato attorno al condominio di via Po», in grado di «risolvere definitivamente i problemi di rischio idraulico» del condominio «senza provocare alcun incremento del livello idrico di piena nelle altre zone»: 80 mila euro di costo. C’è poi il maxi intervento sul ponte urbano, con l’apertura di una nuova campata in sponda sinistra, l’abbassamento della parte sinistra della briglia e la pulizia dell’alveo, per una spesa di 1,5 milioni di euro. L’abbassamento dell’intera briglia di 1,5 metri («che produrrà una diminuzione dei livelli idrici a monte di circa 10 centimetri al massimo») dovrebbe essere abbinata al consolidamento dei piloni del ponte: in totale 2,5 milioni di spesa. Si tratta di interventi per mettere in sicurezza l’abitato e favorire il deflusso delle acque, anche se il “collo di bottiglia” che ostacola lo scorrere dell’Adda non si trova nel tratto urbano bensì in zona Isola bella: «provoca rigurgito idraulico verso monte», spiega la relazione. «Si tratta di vari scenari - spiega il sindaco Aurelio Ferrari - che stiamo valutando con la regione Lombardia, alla quale spetta il compito di intervenire». Saranno i contributi del Pirellone a stabilire quanti e quali progetti mettere in campo, seguendo le priorità indicate dallo studio: «Anche se potremmo valutare una nostra compartecipazione», ammette Ferrari. Solo ipotesi teoriche, infine, quelle dell’abbattimento del ponte vecchio (i suoi piloni frenano l’acqua) a favore di un altro meno invasiva dell’alveo, lo scavo di un by-pass, un canale che aggiri Campo Marte, da 200 metri cubi al secondo di portata, e l’eliminazione (considerata inutile dallo stesso Rossetti) dell’Isolotto Achilli. «Alcune estremamente interessanti dal punto di vista tecnico - commenta Ferrari - ma improponibili nella realtà».

Fabrizio Tummolillo

 

Da LA TRIBUNA DI LODI del 15 05 04

Ossino chiede al Sindaco di rispondere

In questi giorni Domenico Ossino, presidente del Comitato alluvionati Lodi onlus, ha inviato una nuova, documentata lettera ad Aurelio Ferrari per chiedergli di rispondere alle proposte tecniche presentate nell’assemblea pubblica degli alluvionati fin dall’11 marzo scorso. Il testo completo, già pubblicato sul Cittadino, è consultabile nel nostro sito www.listalodigiani.it .

 

Da IL CITTADINO del 18 05 04

Lo sostiene uno studio sulle difese spondali da realizzare: il documento è stato illustrato in commissione territorio 

Il ponte ostacola il deflusso delle piene 

Bisognerebbe abbatterlo e ricostruirlo con due piloni soltanto 

A parlarne sembra una stravaganza ma i calcoli danno ragione all’ipotesi. Il ponte urbano è un ostacolo al deflusso delle piene dell’Adda con i suoi otto piloni in alveo. Abbatterlo e costruirne un altro con uno o due soli piloni permetterebbe di diminuire l’onda di piena di un metro. L’ha ribadito, calcoli alla mano, l’ingegnere Silvio Rossetti alla commissione comunale territorio ieri sera, in municipio. Rossetti, il professionista a cui l’amministrazione comunale ha dato l’incarico di revisionare il piano comunale di rischio idrologico e idraulico (da lui stesso redatto), ha illustrato alla commissione presieduta dal consigliere comunale di Cento Paesi Roberto Masticò costi, priorità e ripercussioni delle opere di difesa necessarie a tutelare Lodi. «Opere di cui il piano tratteggia costi di massima e tesi preliminari da verificare in sede di progetto - ha tenuto a ribadire all’inizio dell’incontro l’assessore all’ecologia Francesco Marzorati -. L’amministrazione comunale ha voluto comunque prenderle in considerazione in mancanza degli studi completi sull’asta dell’Adda promessi da Autorità di Bacino e Aipo (Agenzia Interregionale per il Fiume Po, ndr) e di cui non abbiamo più avuto notizia». Lo studio di Rossetti ha corretto alcuni dati topografici errati utilizzati per la prima stesura e, soprattutto, ha preso in considerazione l’esperienza della piena del novembre 2002, rimarcandone l’eccezionalità: «La differenza tra quella del 2002 e una piena di 200 anni (ovvero così violenta da presentarsi con tale frequenza, ndr) è stata di 70 metri cubi d’acqua». Erano 1.900 quelli che, ogni secondo, scorrevano nell’Adda, 1.970 quelli di una piena di dimensioni tali da accadere una volta ogni due secoli. Tra gli interventi illustrati ai consiglieri (presenti anche rappresentanti degli alluvionati, delle associazioni ambientaliste e dei consigli di zona) vi sono argini a monte e a valle del ponte urbano e chiuse sulle rogge che si immettono nell’Adda. Per alcuni di questi, come le idrovore sulle rogge Gaetana, Gelata e Roggione in sponda destra, esistono già finanziamenti e progetti. Quanto alle altre, Rossetti ha sottolineato l’importanza di aprire un’ulteriore arcata sotto il ponte, in sponda sinistra per favorire il deflusso dell’acqua («Un by-pass come quelli che si fanno alle coronarie») da abbinare all’abbassamento della sommità della briglia nella metà lungo la stessa sponda, più alta della metà destra. Ha spezzato una lancia a favore delle pulizie in alveo («Quando la pulizia è opportuna, come in prossimità del ponte dove si sono creati isolotti, non quando è una buca di 35 metri») e ha ribadito un dato: «Dal 1884 a oggi il letto del fiume si è abbassato di 5,5 metri». Infine l’ipotesi di un ponte meno invasivo dell’Adda (ipotesi che qualche consigliere ha definito «da fiaba»): «Sappiamo tutti che fa parte della storia di Lodi ma da un punto di vista idraulico, “asettico”, è un imbuto». Il piano passerà nei prossimi giorni all’attenzione di consigli di zona, di altre commissioni comunali e, infine, del consiglio comunale.

Fabrizio Tummolillo

 

Intanto la regione apre i cordoni della borsa: arrivati i 2 milioni di contributi per le case  

È arrivato a palazzo Broletto nei giorni scorsi il “maxi assegno” di 2 milioni 300 mila euro di contributo regionale da distribuire agli alluvionati per i danni subiti dalle abitazioni durante la piena del novembre 2002. Uno stanziamento già annunciato dalla giunta del presidente Roberto Formigoni e peraltro confermato dall’assessore provinciale all’ecologia Francesca Sanna, in occasione dell’approvazione del bilancio 2003. Ora i soldi sono nella piena disponibilità dell’amministrazione comunale. Il contributo al comune di Lodi è di 2.310.543 euro, 107.397 sono i finanziamenti destinati a Castiglione d’Adda, 9.750 quelli per Cavenago. Per Lodi il danno complessivo, valutato in base alle autocertificazioni presentate dagli alluvionati, era di 3.592.403 euro (a cui si aggiungono 18.693 euro di spese per perizie), in parte già coperto da contributi provinciali e comunali per 459.586 euro e da coperture assicurative per 15.200 euro. Oggi la commissione programmazione e bilancio presieduta dal consigliere comunale di An Giovanni Gualteri si riunirà per discutere di una serie di variazioni al bilancio di previsione, variazioni tra le quali trova spazio anche il contributo regionale per il quale dovrà essere previsto un apposito capitolo di bilancio. Gli uffici comunali sono al lavoro per valutare l’erogazione dei contributi. Nei prossimi giorni saranno inviate alle famiglie lodigiane che avevano presentato richiesta di contributi a copertura delle spese una lettera in cui si specificano la modalità dell’erogazione. È quindi prematuro telefonare per chiedere informazioni: gli uffici sono al lavoro per valutare le richieste presentate alla luce delle rigide prescrizioni previste dallo stanziamento regionale, prescrizioni alle quali palazzo Broletto dovrà obbligatoriamente attenersi. Per ogni singolo caso, per esempio, è prevista una franchigia di 2.500 euro: danni documentati inferiori a tale cifra non saranno rimborsati. Indispensabile, inoltre, la presentazione di pezze giustificative, quali fatture e scontrini. I rimborsi riguardano esclusivamente danni strutturali alle abitazioni. Tutte informazioni che nei prossimi giorni saranno rese note dagli uffici comunali agli interessati.

F. T.

 

Sale la protesta di Campo di Marte contro l’esercitazione del 30 maggio 

Doveva essere una serata rivolta alla formazione costruttiva, ma la discussione, tenutasi venerdì sera alla scuola materna di Campo di Marte, inerente all’esercitazione d’evacuazione, disposta dal comune e pianificata dalla protezione civile di Lodi per il 30 maggio, è ritornata a trattare temi scottanti. Ancora una volta è risuonata la paura degli abitanti del quartiere colpito dall’alluvione, paura che qualcosa di concreto non sia portato a termine e che tutto resti in fumose parole, così come ancora forte è parso essere il risentimento verso l’amministrazione comunale, unito all’amarezza e alla disillusione. In un’atmosfera simile, è stato davvero difficile parlare di collaborazione e la parola «simulazione d’evacuazione» non poteva che essere immediatamente associata, per voce di molti presenti, alla cosiddetta «ennesima pagliacciata». La parola d’apertura è stata dell’assessore all’ecologia Francesco Marzorati che ha spiegato in cosa consiste la simulazione: l’attività d’esercitazione è programmata per la mattina di domenica 30 maggio, quando i nuclei operativi della struttura comunale, del Parco Adda, dei vigili del fuoco, dei volontari della protezione civile, della Croce rossa, nonché di polizia e carabinieri prenderanno posto nel quartiere Campo di Marte e cominceranno i preparativi per l’evacuazione vera e propria, che avverrà a partire dalle ore 9. La disponibilità dei cittadini è richiesta, fin dal primo mattino, nel permettere lo sgombero delle automobili dalla zona. Per l’esercitazione viene messo a disposizione il parcheggio dell’ex macello e per le attività di trasporto dei cittadini vengono garantiti degli scuolabus che, a evacuazione effettuata, condurranno le famiglie presso la scuola di via Spezzaferri per la registrazione, mentre i gruppi operativi terminano l’attività sul posto, annotano i tempi e il centro operativo comunale effettua le chiamate di verifica nel sito a rischio. Pronta e decisa la risposta della quarantina d’abitanti: «Non vogliamo simulazioni ma fatti». La serata ritorna, così, a centrarsi sulle colpe del disastro 2002. Il senso della simulazione è accantonato, le necessità d’educazione alla sicurezza e di collaborazione scompaiono. Gli errori, certo, vengono nuovamente ammessi, si cerca di rassicurare e di riportare la discussione al tema centrale, ma nulla è utile, nemmeno la mediazione tecnica. Il malcontento emerge, Marzorati ribadisce: «La simulazione si farà, se i cittadini non collaborano la faranno solo i nostri nuclei operativi, ma è necessaria». Grande amarezza, invece, nelle parole di Alberto Panzera, coordinatore della protezione civile di Lodi: «Capisco l’amarezza di questa gente e sono loro vicino, ma questa operazione la stiamo preparando da un anno, mi chiedo l’utilità di condurla da soli, ed è un lavoro che da volontari facciamo soprattutto per loro. La serata non doveva andare così».

 

San Rocco Ci sono fondi a disposizione, al sindaco però non interessa

Il comune non vuole l’imbarcadero ma il Consorzio del Po non si ferma 

San Rocco «Continueremo sulla strada intrapresa e presenteremo il progetto per gli approdi sul fiume». Il presidente del Consorzio Po, l’ex senatore Michele Bucci, incassa il no di San Rocco al Porto ma non demorde e continua nella sua campagna per la valorizzazione turistica del Grande fiume nel Lodigiano. «Ci sono finanziamenti interessanti da andare a prendere in regione Lombardia, fondi che possono coprire fino al 70 per cento delle spese: per accedervi, però, dobbiamo arrivare con un progetto forte e condiviso». Ma intanto San Rocco si dice non interessata alla localizzazione di uno degli attracchi nel suo territorio: «Non ne abbiamo mai avuti, a differenza di altre realtà, e poi mancano i rilievi turistici da valorizzare», spiega il sindaco Giacomo Chiodaroli. Bucci, dal canto suo, non intende polemizzare: «Ogni paese valuta tutti gli aspetti legati all’adesione al progetto e Chiodaroli ha tutta la facoltà di decidere ciò che ritiene migliore». L’ex senatore, però, non è preoccupato: «Da altre parti, viceversa, abbiamo raccolto approvazione, giungendo ormai ad identificare i tre punti ideali: i Morti della Porchera a Corno Giovine, l’area di Somaglia e la Corte Sant’Andrea di Senna Lodigiana». Secondo i rilievi, operati dai tecnici della Regione Lombardia durante i sopralluoghi della scorsa settimana, la sponda lodigiana si presterebbe agli attracchi ancor più di quella piacentina, visto che anche in periodi di magra garantirebbe tre metri d’acqua: «Ma l’atteggiamento deve essere comunque di apertura e collaborazione, mettendo in comune gli interessi - prosegue Bucci - e per questo motivo la prossima settimana mi incontrerò con il sindaco di Piacenza». Intanto il Consorzio Po spera di aver fatto breccia anche presso la provincia di Lodi: «L’assessore Alessandro Manfredi riceverà al più presto l’esito dei sopralluoghi, come ha richiesto. L’appoggio dell’istituzione provinciale è fondamentale». Proprio ora, però, arriva il momento di tirare di tirare il freno: «Nei prossimi due mesi l’attività del Consorzio sarà di basso profilo, perché non vogliamo in alcun modo interferire con le elezioni». Ma i lavori non si fermeranno: «Approfitteremo della pausa politica per impegnarci fittamente da un punto di vista tecnico e per farci trovare pronti con il progetto al momento opportuno».

P. M.

 

Da Lettere al IL CITTADINO DEL 18 05 04

RISCHIO ADDA/1

Cosa c’entra la Polenghi con l’alluvione?

Egregio Direttore, con un ingiustificato attacco personale l’assessore Francesco Marzorati replica alla mia dichiarazione, nella quale avevo definito la prova di esercitazione civile del 30 maggio “ad uso di propaganda”. Avevo argomentato tale giudizio negativo con diverse, circostanziate considerazioni tecniche. Mi sarei aspettato una replica, del tutto legittima, nel merito delle stesse ed invece l’assessore di Rifondazione Comunista – in puro stile leninista – passa agli insulti personali, invitandomi ad occuparmi della mia campagna elettorale e “della fabbrica in cui lavoro, che rischia di chiudere”. L’assessore Marzorati in un solo colpo commette due gravi scorrettezze. Evita di rispondere nel merito alle mie considerazioni critiche, e a ciò sarebbe tenuto per il suo dovere d’ufficio, visto che il suo incarico è pagato anche dai cittadini alluvionati. Ma all’assessore interessa la polemica contro chi non la pensa come lui ed è in cima ai suoi pensieri proprio la campagna elettorale, quella del suo partito, naturalmente. Non si accorge, in questo modo, di “parlare di corda in casa dell’impiccato”. L’invito ad occuparmi della Polenghi Lombardo, l’azienda nella quale lavoro, è particolarmente gratuita ed offensiva. Non ho bisogno dell’invito dell’assessore per occuparmi, anche come delegato della RSU, del destino della mia azienda. Sono anni che, quotidianamente, lo faccio. Alla causa della difesa dei nostri posti di lavoro ho dato e continuerò a dare ogni mia energia. Anche oggi, ho scritto questa lettera, dopo aver partecipato ad una nuova riunione sindacale, lontano da Lodi, per l’esame di una situazione in continuo aggiornamento. Questa è la mia agenda, con la Polenghi Lombardo sempre in primo piano. Sarebbe interessante conoscere l’agenda dell’assessore, magari per scoprire che della Polenghi Lombardo si occupa soltanto per fare una battuta infelice nei confronti di chi non la pensa come lui.

Domenico Ossino domenico_ossino@virgilio.it Lodi

 

RISCHIO ADDA/2

Io ci sarò nonostante l’assessore

Gentile direttore, ho assistito, quale parte in causa, alla riunione, convocata con il seguente volantino: «L’amministrazione comunale di Lodi invita i cittadini a una riunione - 14 Maggio 2004 ore 21.00 presso la scuola materna di Campo Marte - per informare e discutere circa la esercitazione di protezione civile programmata per il 30 maggio. L’esercitazione interesserà la zona di Campo Marte e prevede l’evacuazione concordata verso la scuola di via Spezzaferri». Ho apprezzato il gesto dell’amministrazione esclusivamente fine a se stesso, perché se rapportato al fatto che ancor oggi non siamo stati messi in sicurezza sono sgomenta come tutti gli alluvionati. La ragione dell’aver organizzato questa prova d’evacuazione la capisco da sola; nel novembre del 2002 l’amministrazione era stata disorganizzata, incapace e chi doveva non era in grado di leggere bene i dati (così come sostenuto dal signor sindaco) e così ci hanno lasciato soli, abbandonati all’acqua, chiamiamola pure “acqua” dell’Adda, quindi … con un “mea culpa” tardivo (l’assessore Marzorati il 14 maggio lo ha ammesso più volte, onore al merito) adesso si cerca di imparare dagli errori. Buona cosa, ma … non è anche il caso di accelerare i lavori non ancora incominciati per metterci in sicurezza e guardare finalmente al futuro? Oppure come ha detto il rappresentante della protezione civile presente il 14 maggio dobbiamo affidarci al Padre Eterno ancora per un po’? Detto ciò e risparmiando i commenti sentiti durante e fuori la riunione io, personalmente, parteciperò alle prova di evacuazione, ma non ho gradito l’atteggiamento dispotico dell’assessore Marzorati. I politici forse hanno bisogno di fare molte prove prima di presentarsi in pubblico, prove per imparare come si tengono le pubbliche relazioni, perché aggredire l’interlocutore semplicemente perché non è d’accordo con noi, con frasi come «adesso decido io, adesso si fa così, e non m’interessa che ci siate o meno» (ma nel volantino non si parlava di informare e discutere l’evacuazione concordata? Alla faccia!) non mi pare tanto democratico. Primo, la macchina all’ex macello dove l’acqua nella passata alluvione è arrivata la porta il signor assessore, perché se la prova di evacuazione deve essere seria la si fa seriamente fino in fondo e non «adesso portiamo le macchine all’ex macello e poi nell’evacuazione reale le portiamo in tangenziale” (perché ci siamo lamentati in massa della soluzione ex macello). Secondo, io sarò lì senza auto e voglio vedere se non mi fate fare la prova di evacuazione da appiedata. Detto tutto ciò ci sarò, lo ripeto, perché credo che anche queste cose servano per migliorare la qualità della vita dei cittadini e che permettano all’amministrazione di aggiustare il tiro, ma, e qui mi rivolgo direttamente all’assessore Marzorati, caro assessore, la democrazia è confrontarsi nelle idee e non arroccarsi sulle proprie posizioni, nella sua personale scacchiera faccia pure il Re, nella mia gli ordini non li ricevo da lei, né da nessuno, solo da me stessa. Il mio buon senso di cittadina di Lodi mi farà essere lì all’esercitazione di evacuazione nonostante ci possa essere lei assessore Marzorati o semplicemente esserne uno dei promotori, perché se avessi agito in base all’istinto e a quello che ho pensato la sera del 14 maggio non ci verrei e la ragione sarebbe solo per il suo modo di esporre le cose e il suo modo di porsi. Siccome credo che quest’evento abbia comportato e comporti un notevole impegno da parte dell’amministrazione e della protezione civile sorvolerò e cancellerò quello che sarebbe semplicemente stato un gesto di ripicca che mi verrebbe spontaneo pensandola.

Antonella Rossi Lodi

 

RISCHIO ADDA/3

Bisogna avviare gli interventi promessi

La sera del 14 Maggio scorso si è svolta, presso la Scuola Materna di Campo di Marte, un’assemblea dei residenti indetta dall’Assessore Marzorati riguardante la prossima esercitazione della protezione civile del 30 maggio ed inerente al rischio alluvionale. I residenti che hanno partecipato con spirito collaborativo hanno fatto, dall’apertura dell’assemblea, domande sullo stato delle opere necessarie alla sicurezza del quartiere. Le risposte evasive su questo tema essenziale ed alcune veramente infelici: “Dobbiamo affidarci alle mani di Dio…”, oppure: “Questa esercitazione serve a farvi abituare alle procedure di evacuazione così la prossima volta saprete cosa fare…” hanno scatenato l’assemblea rendendo quasi impossibile soffermarsi sull’esercitazione stessa. Ancora una volta gli amministratori pubblici devono prendere atto che la gente li vede come “nemici” e ciò succederà sino a quando i lavori previsti (argine ex sicc e pista ciclabile per Boffalora) non saranno eseguiti.  Ma, soprattutto, ancora una volta gli amministratori pubblici devono prendere atto di essere contestati duramente non da un gruppo di studenti (ai quali non voglio togliere nulla dell’entusiasmo adolescenziale di voler cambiare il mondo…) ma da mamme e nonne che, se non fosse per loro una cosa così importante, non avrebbero certo nessun’intenzione la sera di uscire da casa e di recarsi ad un’assemblea ad urlare la loro rabbia d’essere ancora a rischio. Che dire poi del cronista del “Cittadino” il quale, presente per redigere una cronaca dell’incontro (o almeno di questo ero convinto…), ad un certo punto interviene schierandosi da una parte gettando benzina sul fuoco dell’assemblea?! Che cosa occorrerà per far capire a chi compete che quelle opere più sopra citate “devono” iniziare? A che servono questi segnali forti se cadono nel nulla? Capiscono i nostri amministratori che il tempo non rimargina “queste” ferite? Che non si può vivere nell’incubo? Che se dovesse verificarsi nuovamente un evento simile a quello del novembre 2002 senza che (almeno) i lavori siano iniziati, alle mamme ed alle nonne si affiancheranno mariti, figli, nipoti, parenti ed amici in una protesta difficilmente controllabile? Che i 20/25 mila euro di danni a famiglia (stimati correttamente dal Sindaco dopo poche ore dall’inondazione) non possono essere sopportati una seconda volta? Che non è possibile “evacuare” mobili, elettrodomestici ed effetti personali? Sarò presente alla prova d’evacuazione, almeno ad una parte di essa in quanto è difficilmente comprensibile il fatto che, in questa prova, le vetture si debbano portare in luogo diverso da quello nel quale invece si dovrebbero portare nella realtà. Non è fuorviante fare una prova “diversa” dal vero? Sarò presente, anche se non mi è piaciuto il tono autoritario di Marzorati: “qui decido io e si fa quello che dico io e basta!”. Evviva la democrazia… Concludo dicendo: “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”, se ad oltre un anno e mezzo dal tragico evento le “mamme e le nonne” hanno ancora necessità di “urlare”, qualcosa che non va c’è. Il qualcosa che non va è molto semplice, le due cose necessarie alla nostra sicurezza  che parevano acquisite sembrano evanescenti come oasi nel deserto e se, mentre per l’argine ex sicc, quantomeno il Sindaco ci ha indicato il possibile inizio dei lavori in autunno di quest’anno (conserveremo questa comunicazione come una reliquia in attesa dei lavori…) dalla Provincia non giungono notizie (seppur da me richieste anche per iscritto) sulla pista ciclabile della SP 25 che è il necessario ed indispensabile completamento del lavoro in zona Ferrabini. L’uno, infatti, è inutile in assenza dell’altro.

Carlo Bajoni Comitato Alluvionati Riva Sinistra Lodi

 

Da IL CITTADINO del 19 05 04

I comitati dopo la presentazione del progetto contro il rischio idrogeologico 

«Ora servono fatti, non parole»: il piano anti-alluvione non basta 

«Progetti e studi vanno bene, ma ora è tempo che si cominci a costruire queste difese spondali»: il giorno dopo la presentazione alla commissione territorio di palazzo Broletto della bozza del piano aggiornato di rischio idrologico-idraulico, le reazioni dei comitati degli alluvionati sono improntate al pragmatismo. «Va tutto bene - commenta Carlo Bajoni, coordinatore del comitato alluvionati della riva sinistra, presente all’incontro - ma resta tutto lì, sulla carta». Bajoni cita l’esempio dell’argine lungo la provinciale per Boffalora previsto da provincia e comune per tutelare Campo di Marte: «È un anno che se ne parla, non sono ancora stati appaltati i lavori, forse non c’è ancora neanche un progetto». Sulla stessa lunghezza d’onda Domenico Ossino, del Comitato alluvionati onlus: «Mi pare che ci siano tante cose in campo, troppe, e poi non si facciano gli interventi minimi o, se si fanno, siano opere come le chiuse sulla roggia Gaetana e Gelata che non risolveranno alcun problema». Fra le ipotesi di difese passive e attive previste dall’ingegnere Silvio Rossetti, il professionista autore del piano, ha sollevato opposti commenti l’ipotesi, teorica, dell’abbattimento del ponte urbano. Con i suoi otto piloni in alveo causa un innalzamento del livello della piena, a monte, di un metro. Un ponte nuovo, con uno o due piloni, eviterebbe questo rigurgito. «Se si tirano fuori queste idee per sognare, va bene - commenta Paolo Ceresa, consigliere di Forza Italia -. Se invece si vuole davvero fare qualcosa è tempo di muoversi, dopo due anni dalla piena. Ovvio che non ci siano tutti i soldi (10 milioni di euro la cifra complessiva, ndr), ma si cominci almeno con le opere più urgenti». Eugenio Cerri, presidente del consiglio di zona di Porta Cremonese, presente all’incontro («È un argomento che interessa tutta la città») invita a non parlare di “fantascienza”: «Si considera già un’ipotesi non praticabile. Ma una riflessione deve essere fatta e deve essere fatta sulla base dei dati e delle cifre del piano, non sull’onda dell’emotività». Franco Pinchiroli, consigliere comunale Ds, durante l’incontro ha indicato quella che considera una priorità: «Un argine a difesa del Borgo Adda. Durante la piena del 2002 l’acqua arrivò a pochi centimetri dal Lungoadda. Ancora poco e in via Padre Granata avrebbero avuto due metri d’acqua».

F. T.

 

Da Lettere al IL CITTADINO del 19 05 04

L’ASSESSORE SANNA

A Bajoni ho risposto nei tempi giusti

Gentile direttore, in riferimento alla lettera apparsa martedì 18 maggio, sul suo quotidiano, a firma del signor Carlo Bajoni, che chiama in causa la provincia di Lodi – nel l’ultima parte dello scritto – dalla quale “non giungono notizie”, è mia premura comunicare la seguente precisazione. La lettera scritta dal signor Bajoni ed indirizzata alla Provincia è del 22 aprile. Per legge (la 241/90) l’ente ha la possibilità/dovere di rispondere entro 30 giorni dalla richiesta, tempo necessario per acquisire le giuste informazioni, fare le verifiche del caso e quindi esprimersi in maniera non oscura né evasiva su quanto viene domandato. Una volta svolte tali procedure, la risposta del nostro ente è stata scritta personalmente dame ed inviata al richiedente in data 17 maggio, quindi assolutamente nei limiti previsti. Tutto ciò per offrire una corretta informazione ai cittadini, onde non generare la sensazione – del tutto sbagliata - di un ente che evade risposte o precise disposizioni di legge. Cordialmente.

Francesca Sanna

Assessore all’ambiente della Provincia di Lodi

 

PROTEZIONE CIVILE

Macché prove, servono opere di difesa

Egregio direttore, chiedo spazio per commentare la serata del 14 maggio con l’assessore Marzorati, che ci spiegava come si sarebbe dovuta svolgere la prova di evacuazione del 30 maggio a Campo Marte. Potrei scriverle solo due parole: una pagliacciata. Ma non mi fermerò qui. Vergognoso pretendere di farci fare una prova di evacuazione senza aver ancora fatto nulla perché l’esondazione non torni più. Ho trascorso un’ora e trenta circa ascoltando parole, tante parole inutili. L’assessore vuole la nostra collaborazione, la nostra disponibilità, quando noi non abbiamo avuto nessun sostegno all’epoca dell’alluvione; certo abbiamo ricevuto dall’amministrazione un 10 per cento di soldi (sul totale dei danni subiti), con un tetto massimo di 2.000 euro e ora un 5 per cento più anticipo Ici, ma cosa ce ne facciamo di questi quattro soldi se poi dovesse arrivare ancora l’acqua nelle nostre case? Farò la prova dell’evacuazione solo dopo che avrò visto con i miei occhi che i lavori saranno incominciati e non fin tanto che gli ingegneri, i tecnici, e quanti altri interessati studieranno, appalteranno ecc. Avrei voluto a distanza di quasi due anni vedere cose concrete e non sentire solo parole. Comunque grazie per la serata, in fondo mi sono divertita per non piangere, però avrei preferito restare a casa a guardare Zelig, almeno non mi sarei sentita presa in giro.

Lucrezia Fanzini Lodi

 

IDROVORE

Siano la regione e la provincia a pagare

Gentile direttore, ho letto l’articolo pubblicato sull’edizione del 6 maggio relativo al lavoro delle idrovore del Consorzio di bonifica Muzza Bassa Lodigiana per far defluire le acque della Bassa. La mia domanda è: perché il costo di questo lavoro non va a carico della regione Lombardia o della provincia di Lodi? E poi, perché devono pagare solo i residenti dei paesi golenali quando in questi posti arrivano tutte le acque delle roggie gonfiate dalle precipitazioni di tutto il Basso Lodigiano?

Distinti saluti.

Giuseppe Rho Codogno

 

Da IL GIORNO del 19 05 04

PROTEZIONE CIVILE I residenti contestano l’evacuazione simulata  del quartiere

Alluvionati a comando, l’ira di Campo Marte

ACCUSE Inutile crearci disagi.  La finzione non risolve i problemi

LODI - «Dovremmo anda­re tutti appassionatamente in macchina fino all'ex macello e poi essere caricati su un pullman come per una gita aziendale. Ci prendono per cretini. Farebbero meglio a prendere cento figuranti». Annamaria Cecchi è una dei residenti del quartiere Campo di Marte che domeni­ca 30 maggio saranno chia­mati all'esercitazione antialluvione organizzata dal Co­mune di Lodi. La sua è una delle tanti voci di protesta che hanno animato l'assem­blea dell'altro giorno in cui è stato illustrato in tutti i detta­gli, da parte dell'assessore all'ambiente Francesco Marzorati, il piano di eva­cuazione. Molti abitanti ri­tengono inutile l'esercitazio­ne e tornano a chiedere a gran voce interventi concreti di difesa dal fiume. «Noi cor­riamo e loro non tirano fuori neanche un sasso dall'Adda - aggiunge Grazia Majoli, chiedendo come tanti altri la regimazione dell'alveo -. lo non parteciperò alla simulazione: non ha senso coinvol­gere solo un quartiere gene­rando, in caso di alluvione, ancora più confusione». «Portarci alla Spezzaferri, la palestra dove viene allestito il centro di accoglienza, e far­ci vedere come si devono mettere i sacchi di sabbia uno sopra l'altro mentre non è stato fatto niente di concre­to per scongiurare nuove esondazioni è come se ci pro­spettassero un avvenire di alluvionati a vita - prosegue Cecchi -. Dovrebbero fare esercitazioni tra loro: la pro­tezione civile nel novembre 2002 non era attrezzata e nel dopo alluvione siamo stati abbandonati a noi stessi. A ciò aggiungo che all'assemblea ci siamo trovati di fron­te un assessore poco corret­to, piuttosto autoritario». «Ho sentito diverse persone che non intendono esserci ­ammette Carlo Bajoni, coordinatore del Comitato allu­vionati riva sinistra -. Anche perché in molti, già durante la scorsa alluvione, avendo l'abitazione su due piani han­no scelto di restare in casa, anche senza corrente e riscal­damento. Ciò che i cittadini fanno fatica a capire è per­ché vengono promessi inter­venti e poi passano mesi sen­za che si sappia nulla. Il sindaco Aurelio Ferrari ha messo nero su bianco che ini­zierà i lavori per la difesa spondale all'ex Sicc entro l'autunno. Invece la Provincia non ci ha nemmeno rispo­sto in merito all'argine-pista ciclabile che, partendo dall'ex Sicc dovrebbe rialzare la difesa attuale verso Boffalo­ra. Ma i due interventi sono legati, altrimenti sono inuti­li». Qualcuno se la prende anche con i diktat calati dall'alto. «Le bacheche informative sono ancora senza sirene, for­se l'unica cosa davvero utile - aggiunge Bajoni -. E poi ci chiedono di portare l'auto all'ex macello, praticamente da una zona esondabile all'altra anziché sulle corsie di destra della tangenziale apposita­mente chiuse al traffico co­me prevede il piano. Che sen­so ha?». «Per le sirene è in corso una gara d'appalto - replica l'assessore Marzorati -, per cui il 30 maggio non ci saranno, ma rispetto al 2002 abbiamo in più le bacheche, alcune motopompe e gruppi elettrogeni, un fuoristrada. Per il parcheggio abbiamo cercato di limitare al minimo il disa­gio ma il piano indica, oltre alla tangenziale, anche il cimitero Maggiore o il piazzale III Agosto. Lo scopo dell'esercitazione, che quest'an­no interessa solo un quartie­re ma il prossimo anno potrebbe essere generale, è testare la validità del piano di protezione civile. In ogni caso si tratta di una evacuazione concordata, chi vuole ade­risce». Il piano scatterà alle 7.30 con l'evacuazione delle auto. I residenti verranno riportati a Campo Marte con dei bus. Qui alle 9 verrà simulato l'arrivo dell'acqua e quindi si procederà al trasferimento alla Spezzaferri, dove si procederà alla registrazione. Nei prossimi giorni il Comune fornirà indicazioni sulle modalità per ottenere i contributi regionali per danni strutturali (la Regione ha messo a disposizione circa 2 milioni e 300 mila euro) ma l'assessore Marzorati avverte: «Ci sono limiti precisi per poter fare domanda: saranno in po­chi ad averne diritto».

Di LAURA DE BENEDETTI

 

Da il CORRIERE DELLA SERA del 19 05 04

Lodi, gli abitanti contestano la simulazione in programma il 30 maggio: vogliamo interventi concreti

«Prova anti-alluvione? No, facciano i lavori sul fiume»

LODI - «L’esercitazione di protezione civile anti-alluvione? Non ne vogliamo proprio sapere. Pretendiamo interventi concreti contro le inondazioni dell’Adda e non inutili simulazioni». È dura l’opposizione degli abitanti del rione di Campo Marte, in vista dell’esercitazione che il Comune ha fissato per domenica 30 maggio, dalle 7.30 alle 12.30. Quel giorno verrà simulata un’emergenza, identica a quella causata dall’esondazione dell’Adda che il 26 novembre 2002 aveva mandato sott’acqua mezza città. Proprio Campo di Marte era stata una delle zone più colpite. Dalle 9 in poi è prevista anche l’evacuazione degli abitanti e il loro trasporto su pullmini alla scuola Spezzaferri, dove sarà allestito un centro di raccolta. Degli 800 residenti a Campo Marte ne saranno allontanati un centinaio. Il comune ha chiesto la disponibilità dei residenti, anche per lo sgombero delle auto in sosta per le quali sarà messo a disposizione il parcheggio dell’ex macello.  L’operazione coinvolgerà tecnici comunali, Protezione civile, Croce rossa, forze dell’ordine e il 118. All’esercitazione rischiano però di mancare gli «alluvionati», decisi a boicottare l’iniziativa. «Il Comune ci dica quali interventi intende realizzare per difenderci dalle alluvioni e quando prenderanno il via i lavori - dicono a Campo Marte -. Delle esercitazioni non sappiamo che farcene». Anche Domenico Ossino, presidente del Comitato alluvionati non risparmia le critiche. «È solo un’iniziativa propagandistica - dice -. Inoltre, esercitazioni del genere vanno preparate per tempo, non all’ultimo momento». L’assessore all’ambiente Francesco Marzorati, però, non indietreggia. «Con o senza l’adesione della gente, l’iniziativa verrà portata a termine - ribatte -. Se i cittadini non collaborano, lavoreremo solo con i nostri nuclei operativi. Questa esercitazione è necessaria».

Diego Scotti

 

Da IL CITTADINO del 21 05 04

Tromba d’aria e incidente aereo sulla Bassa: la Protezione civile fa una prova di catastrofe  

Castiglione Una forte perturbazione insiste sul territorio del basso Lodigiano da alcuni giorni. Forti precipitazioni di carattere temporalesco si accentuano nel primo pomeriggio di oggi sino allo scatenarsi di una tromba d’aria che lambisce il paese di Castiglione, provocando il crollo parziale di alcuni edifici rurali, la caduta e lo scoperchiamento di numerose abitazioni, il crollo di molti alberi sulle strade provinciali che attraversano il territorio comunale. A causa delle ingenti piogge e del sistema fognario in crisi, moltissimi seminterrati, alcuni anche abitati risultano essere allagati. La perturbazione ha comunque prodotto ingenti piogge anche in Val Brembana, pertanto si attende anche una onda di piena del fiume Adda, provocata a sua volta dalla fortissima piena del fiume Brembo. In questo scenario di crisi idrogeologica si inserisce anche una ulteriore emergenza: un bimotore di tipo Executive da 35 posti più l’equipaggio proveniente da Palermo si trova sulla verticale di Piacenza a 2800 metri e accusa una grave anomalia ai sistemi di guida, il pilota comunica immediatamente la situazione alla torre di controllo di Linate, ma intanto inizia e perdere quota deviando dalla rotta di parecchi gradi. Il pilota dell’aereomobile viste le gravi difficoltà decide di tentare un atterraggio di fortuna nei campi sottostanti, nel basso Lodigiano. Da questo scenario catastrofico, fortunatamente solo simulato, nelle giornate da oggi a domenica nella Bassa si svolgerà una esercitazione nazionale di protezione civile organizzata dall’associazione di volontariato specialistico Fir-Ser con la collaborazione del comune di Castiglione e il patrocinio del Comitato di coordinamento Protezione civile provinciale. Hanno aderito i più importanti gruppi comunali di Protezione civile della Bassa. Alcuni di essi parteciperanno sin dalle prime fase con apposite squadre: Caselle Landi, San Rocco, Guardamiglio e Somaglia; altri invece parteciperanno solo ad alcune fasi significative e sono i gruppi di Castelnuovo, Maleo, Camairago, Cavacurta e Bertonico. La Croce rossa della provincia di Lodi darà un valido contributo per l’allestimento della parte logistica relativa alla cucina da campo mentre i volontari delle guardie ecologiche del Parco Adda sud verranno attivate durante l’esercitazione del monitaraggio delle sponde del fiume Adda. Dieci unità cinofile dell’Associazione nazionale carabinieri provenienti dalla provincia di Brescia saranno impegnati nei vari scenari esercitativi ove occorra procedere alla ricerca di feriti o di dispersi. All’esercitazione parteciperanno le delegazioni FIR delle province di Pavia, Cremona, Mantova, Milano e Como. Il campo base verrà allestito presso il Centro Sportivo di Castiglione d’Adda e sarà composto da una tendopoli in grado di alloggiare circa 120 soccorritori per un tempo illimitato in quanto disporrà di cucina, di mensa, di magazzini, di servizi e docce e di spazi ricreazione. Complessivamente vi saranno più di 40 mezzi operativi. Oltre ai 100 volontari presenti al campo, che rappresentano i soccorsi che giungeranno dall’esterno della nostra provincia, nelle varie fasi dell’esercitazioni si aggiungeranno mediamente altri 100 volontari locali dei vari gruppi comunali della Bassa. In totale saranno più di 200 i volontari e i dipendenti dei comuni che verranno coinvolti da questa esercitazione. É previsto un momento dimostrativo nella piazza del Popolo di Castiglione dove, sabato alle 16.30 le unità cinofile eseguiranno una dimostrazione sulle varie tipologie di intervento (ricerca dispersi, agility, antiterrorismo e varie altre prove). La dimostrazione delle unità cinofile in piazza si svolgerà subito dopo l’intervento per lo scenario più caratteristico: la simulazione del crollo di una palazzina con la ricerca dei feriti da parte delle unità cinofile e il recupero degli stessi. Per questa esercitazione scenderanno in campo anche lo speciale team della Croce Rossa che si occupa del trucco dei figuranti che si presteranno a fare i sepolti vivi. Di particolare rilievo sarà l’esercitazione che si svolgerà nella mattinata della domenica, definita servizio di piena dell’Adda, ma in effetti si tratterà di un attento monitoraggio a tappeto dello stato dell’argine e delle rive del fiume dalla foce nel fiume Po. Saranno impegnati più di 100 volontari.

 

Meno richieste per l’alluvione, restituiti i fondi alla regione 

San Rocco Sessantamila euro di aiuti rimasti inutilizzati verranno restituiti alla regione Lombardia. A deciderlo, la giunta comunale di San Rocco al Porto, che al termine di tutto l’iter iniziato subito dopo l’alluvione del 2000, ha tracciato una riga e verificato che le fatturazioni raccolte per le riparazioni dei danni a cose private e pubbliche erano inferiori di 60mila euro appunto, rispetto a quanto erogato da Milano. Una constatazione inattesa. E la cifra ora farà marcia indietro, poiché così prevede la legge. La prima considerazione va a sottolineare l’onestà di chi si è comunque visto la casa o la cascina invasa dalla spaventosa piena, di chi ha dovuto sfollare e, una volta rientrato, ha sudato parecchie ore prima di riportare la situazione alla normalità. Nessuna speculazione e c’è da chiedersi se ovunque in Italia avvenga così. Ma c’è di più, perché, soprattutto il comune in questi casi rischia la beffa: «All’inizio si fa sempre una stima un po’ superiore alla realtà - spiega il vicesindaco Emilio Sverzellati - perché la brevità dei tempi in cui occorre presentare le richieste non consente valutazioni tecniche precise». Successivamente, però, quel che è dentro è dentro, ma ciò che non è stato tempestivamente riportato nella modulistica rimane escluso dai contributi: «per noi comuni è un rischio. Si prendano ad esempio i fontanazzi: mentre una casa allagata è tale ed è ben visibile, nel caso dei tunnel sotterranei che l’acqua scava va detto che non tutti emergono durante la piena». Cosa significa? «Significa che l’argine può essere stato intaccato ma che non sia possibile verificarlo all’istante». Con una conseguenza dolorosa: l’acqua prosegue la sua azione anche se con minor violenza rispetto ai periodi di piena e quando il danno viene a galla, è troppo tardi per richiedere contributi ed il comune deve sborsare di tasca sua i soldi per la riparazione. Si spera, non dopo aver restituito a Milano 60 mila euro.

Paolo Migliorini

 

Bertonico Nuovo ponte, ultimatum dell’Anas all’azienda

Bertonico L’Anas fa la voce grossa per il ponte di Bertonico. E’ scattato finalmente l’ultimatum alla Cooperativa Costruttori di Argenta, la ditta che ha in appalto il cantiere bloccato ormai da un anno. Se entro lunedì 24 maggio i lavori non saranno ripresi, il contratto sarà definitivamente rescisso, soluzione già prospettata nelle scorse settimane, e i lavori saranno riappaltati dall’Anas secondo la procedura d’urgenza. Nel frattempo, l’Anas ha deciso di assegnare all’ingegner Natali dell’Università di Pavia un incarico per uno studio idraulico che da un lato fornisca i dettagli tecnici utili per realizzare il progetto di completamento della struttura, in maniera che sia coerente al nuova normativa in materia di sicurezza idraulica, e dall’altro sia di orientamento all’intervento di arretramento delle arginature che deve realizzare Aipo. Queste novità sono emerse nel corso dell’ultimo vertice convocato nella sede milanese dell’Anas alla presenza dei rappresentanti degli enti locali. L’incontro di verifica era atteso dopo le aspettative alimentate nell’ultimo vertice che si era tenuto in provincia di Cremona lo scorso 22 marzo per sbloccare l’impasse causata da un lato dalla fallimento della ditta che aveva in affidamento i lavori per realizzare la nuova infrastruttura sulla ex statale 591 e dall’altro dalla necessità di “riponderare” il progetto alla luce della nuova normativa in materia di sicurezza idraulica. L’indagine di verifica idraulica sarà realizzata, in tre mesi, contando sui dati già in possesso di Aipo e Autorità di Bacino. Gli enti locali premono per una rapida soluzione del problema, nella piena garanzia che l’opera finale sia sicura e non presenti le insufficienze già evidenziate con l’alluvione 2002. L’Anas, con Aipo e Autorità di bacino, confermano che per capire quali contenuti tecnici dare alla variante progettuale è necessario procedere a una verifica idraulica sulla struttura già realizzata, in ottemperanza al nuovo Piano di assetto idrogeologico (Pai) del 2001. Lo studio indicherà quali interventi di estensione al vecchio progetto sarà necessario realizzare. Il ponte, insomma, non si toccherà. Si interverrà invece con ogni probabilità sulle rampe di aggancio alla strada, cercando di garantire la massima “trasparenza”, ovvero aumentando la rete di tombinature, in modo tale da consentire il più corretto deflusso dell’acqua, in caso di esondazione.

 

Da IL CITTADINO del 22 05 04

Ben 34 le specie ittiche rilevate dallo studio commissionato dal Parco, erano 20 nel censimento del 1989 

L’Adda resta la patria della trota 

Ma il Serio e il Po minacciano la qualità delle acque 

Inizia tra Turano e Bertonico il declino dell’Adda, che comunque anche nel suo tratto meridionale si conferma un “fiume vivo”, in grado di difendersi dall’assedio del carico di inquinanti determinato in qualche misura dall’immissione del fiume Serio e soprattutto dal riflusso delle acque del Po. In località Bocca Serio si individua dunque una sorta di spartiacque virtuale che determina il brusco passaggio del fiume dalla prima alla terza classe per la qualità dell’acqua, con una riduzione delle specie ittiche pregiate e la risalita dal Po di esemplari non autoctoni sgraditi, come i siluri e altri pesci predatori. Lo conferma il rapporto finale del censimento della trota marmorata e della fauna ittica dell’Adda e delle acque minori collegate al fiume, eseguito dalla società Graia su incarico del Parco Adda Sud: lo studio è stato effettuato individuando, sui 90 chilometri del corso d’acqua di competenza del Parco, 21 siti di studio, accorpati in 5 zone omogenee di ambienti fluviali, ai quali si sono aggiunte altre 17 stazioni di rilevazione sui corpi idrici minori affluenti dell’Adda. In totale sono state censite 34 specie ittiche, alcune delle quali particolarmente rare e minacciate, contro la ventina di specie segnalate dal precedente censimento del 1989. Il rapporto “Un fiume di pesci: la trota marmorata e gli altri pesci del Parco Adda Sud” verrà pubblicato su Cd Rom a scopo divulgativo e didattico per i fruitori dell’area naturale protetta e per gli studenti delle scuole. «Le condizione del fiume - commenta il presidente Attilio Dadda - sono eccellenti nel suo tratto settentrionale, anche nella zona immediatamente a sud della città di Lodi che evidentemente ha un buon sistema di depurazione, mentre dal punto di immissione del fiume Serio perdiamo qualità. L’Adda evidenzia comunque capacità autodepurative significative, ed è l’unico fiume della Lombardia, tra quelli oggetto di simili studi, in cui è stata ravvisati la presenza di trote autoctone in ben 7 siti. C’è tuttavia la minaccia dell’inquinamento genetico, determinato dall’immissione di trote e altri pesci che contaminano i nostri esemplari». Il presidente Dadda punta l’indice contro il siluro, presente nella zona della foce risalendo fino a Pizzighettone, e sull’immissione ai fini sportivi della trota fario, in concorrenza con la marmorata; ci sono però anche altri predatori pericolosi come il rodeo e il luccio perca. I pesci più a rischio sono il pigo, la favetta e la lasca, mentre i cavedani restano i più diffusi. Una curiosità emersa dal rapporto è la presenza dell’abramide, una specie del centro Europa, limitatamente alla lanca protetta di Soltarico. Ampliando il discorso, il presidente del parco Attilio Dadda lancia un appello all’autorità di bacino e all’Aipo (Agenzia interregionale del Po), caldeggiando interventi per l’eliminazione degli sbarramenti presenti in Adda, ostacoli sia per i pesci sia per la navigazione turistica sul fiume.

Daniele Perotti

 

Da Lettere al CORRIERE DELLA SERA del 23 05 04

ALLUVIONE / 1

Fondi ai più colpiti

Ho letto la protesta del si­gnor Riccardo Lesmo di Rivol­ta d'Adda. Desidero fare alcu­ne precisazioni su quanto la Re­gione ha fatto per riparare ai danni dell'alluvione del 2002. I danni complessivi ammontano a oltre 900 milioni di euro, con ricadute gravissime sul territo­rio (oltre che per i privati, soprattutto per le infrastrutture e le attività produttive). La Re­gione ha finora ottenuto risor­se finanziarie straordinarie dal­lo Stato per circa il 10% dei danni e ha dovuto necessaria­mente dare priorità agli inter­venti più urgenti. Nel caso del settore dei privati, la giunta regionale ha stabilito una franchi­gia di 2.500 euro per concentra­re i rimborsi su chi ha avuto i danni maggiori, come case distrutte o inagibili, aziende deva­state. In una logica di sussidia­rietà, l'ente pubblico non eroga più contributi «a pioggia», ma suggerisce forme alternative di finanziamento, come il rimbor­so attraverso le assicurazioni che ciascun privato può libera­mente sottoscrivere, e che po­trebbero coprire danni di que­sta limitata entità.

Massimo Buscemi

Assessore Protezione civile della Regione

 

ALLUVIONE / 2

Quali opere a Lodi?

Questo comitato, memore dell'alluvione 2002, sta promuovendo un'azione di iniziativa popolare, fatta di studi, pareri e proposte, al fine di prevenire altri disastri. Di fronte a 18 me­si di immobilismo di tanti orga­ni ufficiali abbiamo studiato il problema esondazione del fiu­me Adda e avanzato una propo­sta tecnica: l'abbassamento del­la briglia a valle del ponte citta­dino e l'adeguamento della sezione di deflusso lungo il tratto d'Adda tra Cassano e la confluenza con il Po. Abbiamo an­che suggerito al sindaco di Lo­di, con richiesta di moratoria, l'opportunità di sospendere gli interventi relativi alle chiuse, previste in zona Pratello per­ché se venisse abbassato il livel­lo dell'Adda quegli interventi risulterebbero superflui. A distanza di 50 giorni dalla nostra proposta dobbiamo constatare il silenzio degli organi compe­tenti. Dal sindaco arrivano mes­saggi contraddittori: l'ultimo conferma la nécessità di abbas­sare la briglia, ma poi propone di ampliare il ponte urbano, con l'apertura di una nuova ar­cata. Ma è un'opera inutile se si abbassa il livello dell'acqua. Quanto al fatto che gli alvei si siano abbassati da soli, è una fandonia vera e propria. Ma gli interventi vanno fatti quest'estate quando il fiume è in magra, perciò è importante muoversi. Lanciamo un appel­lo a tutti i cittadini affinché si uniscano a noi perché si discu­ta della nostra proposta al più presto.

Domenico Ossino

Presidente C.Al.Lo Onlus Lodi

 

Da IL CITTADINO del 26 05 04

La regione ha stanziato 2 milioni di euro per i danni ma andranno a chi ha avuto problemi alle strutture 

Alluvione, i rimborsi per pochi 

Una franchigia di 2.500 euro blocca i soldi ai privati 

La regione Lombardia stanzia oltre due milioni di euro per gli alluvionati, ma di questi pochi dovrebbero finire veramente nelle tasche di coloro che hanno avuto la casa invasa dall’acqua. È questa la paradossale conclusione di un lungo iter burocratico che è culminato lunedì sera in consiglio comunale con l’approvazione di una variazione al bilancio illustrata dall’assessore Felice Corbellini. Infatti la cifra di due milioni e 185 mila euro che è stata appostata sia in entrata che in uscita e verrà erogata ai cittadini che hanno subìto danni strutturali, comprovati da ricevute e fatture dei lavori effettuati, ma con una franchigia di 2.500 euro. Ciò significa che, per esempio, chi ha subito danni ai mobili o ad altri beni – ma non alla struttura delle abitazioni - e per un importo di 2.000 euro non godrà di questi benefici. Al contrario chi ha avuto – poniamo - danni per 3.000 euro se ne vedrà rimborsati solo 500, vista la presenza di questa franchigia, in origine non prevista. È lecito pensare che i pochi che avranno ristorno dei danni subiti saranno i gestori delle attività produttive, commerciali e artigianali che sono state sommerse dalla piena dell’Adda. La maggioranza di centrosinistra ha presentato per bocca di Italo Comacchio un ordine del giorno con cui ha chiesto la convocazione dei capigruppo, della commissione bilancio e programmazione e dei rappresentanti dei comitati degli alluvionati per conoscere e approfondire i criteri e i requisiti stabiliti dalla regione Lombardia e le modalità di ripartizione del fondo a favore dei cittadini danneggiati. Giuseppe Monforte (Margherita) si è dichiarato stupito dei “paletti” che sono stati inseriti dalla regione senza preavviso, in particolare della limitazione del rimborso ai soli danni strutturali e della franchigia di 2,500 euro. «In questo modo molte persone saranno escluse dai rimborsi». Sulla stessa falsariga si è schierato anche Roberto Masticò di Cento Paesi. Da Forza Italia solo una debole difesa d’ufficio. Giuseppe Bruschi ha affermato: «La cifra è stata stanziata dalla regione successivamente alla presentazione delle segnalazioni del comune». E Luigi Anelli: «Non vedo cosa ci sia di anormale richiedere l’esibizione delle fatture pagate per ottenere i rimborsi». In chiusura Luigi Anelli ha criticato lo storno di 200 mila euro stanziati per il concorso di idee per riqualificare piazzale III Agosto, e destinati ad alcuni interventi da effettuare in tribunale, all’acquisto di uno scuolabus e di un furgone, oltre ad altre spese minori. Nel corso della serata è stata approvata la zonizzazione acustica del territorio comunale. Il provvedimento divide la città in cinque zone, all’interno delle quali vengono fissati delle soglie di tollerabilità dei rumori, per la tutela delle emissioni rumorose e per il loro controllo. Le attività che superano le soglie prefissate devono mettere in atto un “piano di risanamento acustico”. Tutte le nuove costruzioni dovranno prevedere il contenimento dei rumori.

Daniele Acconci

 

«Tutti i canoni sono stati calmierati»: polemica aperta sugli affitti di via Bay

«C’è stato anche chi ha chiesto per il proprio cane una stanza tutta per lui. E noi l’abbiamo accontentato. Ma non possono accusarci di essere inadempienti, in quanto tutti i canoni chiesti sono stati calmierati, e ammontano mediamente a circa 250 euro al mese, che si accrescono con le spese condominiali. E se chi chiede per il cane una stanza in più e poi si lamenta perché paga troppo, non so che dire». Così è sbottato il sindaco Aurelio Ferrari rispondendo a un’interrogazione di Franco Pinchiroli con la quale l’esponente diessino ha chiesto notizie sui canoni di affitto domandati agli alluvionati nello stabile di via Bay. «Se dov’erano prima pagavano di meno – ha poi concluso il primo cittadino - ce lo dica e noi gli corrisponderemo la differenza». Pinchiroli ha poi chiesto notizie in merito al mancato rispetto dei termini previsti per le risposta ai sensi della legge 241/90. Ha risposto il sindaco che ha ammesso l’esistenza di qualche piccolo ritardo dovuto alla «difficoltà di trasferimento delle pratiche da un ufficio all’altro».

 

Da Lettere al IL CITTADINO del 26 05 04

Rischio alluvione, occorre ristabilire un dialogo costruttivo 

Gentile direttore, su “Il Cittadino” del 7 maggio Domenico Ossino, presidente del “Comitato Alluvionati Lodi Onlus” di Lodi, ha rivolto un appello, ha invocato «l’aiuto dei tecnici, liberi professionisti che operano nel nostro territorio» per un contributo al dibattito sulle azioni necessarie per fronteggiare il pericolo di future alluvioni dell’Adda a Lodi. Invio il mio parere, come ingegnere, pur se ritengo che, come quello di tanti altri ingegneri, non sia molto utile. (...) I migliori interventi contro l’alluvione non possono essere trovati facendo un referendum, così come chi va in ospedale si aspetta la cura del medico più bravo e non dall’assemblea dei dipendenti dell’Asl. Certamente esistono modelli matematici in grado di simulare, di prevedere, di dare indicazioni, modelli basati su una scienza seria ma nonostante questo imprecisi. E sono sicuro che c’è chi sa usarli e chi sa controllare che vengano usati correttamente. Una sede tecnica autorevole, riunioni in cui partecipino esperti che da decenni lavorano su questi problemi, che hanno studiato altre alluvioni e decine di fiumi: quella è la sede in cui mi aspetto siano indicate le azioni migliori affinché non accada di nuovo un’alluvione a Lodi. Gli amministratori, gli alluvionati, i cittadini, devono fissare gli obiettivi (la sicurezza, la salvaguardia ambientale e paesaggistica del fiume) e devono essere informati; sta a loro assicurare che il confronto tecnico sia fatto in modo serio, al di fuori di interessi di parte, e che ci siano controlli, ci sia trasparenza sul confine fra le scelte di tipo tecnico e quelle di tipo politico. La partecipazione nelle scelte amministrative è uno dei cardini della democrazia. Ma la partecipazione si basa sul dialogo, sul rispetto dei ruoli e delle competenze. Perché tutti possiamo decidere la formazione della nazionale di calcio o dove mettere parcheggi per biciclette. Se sbagliamo poco male, si cambia facilmente. Ma davanti alle scelte sui problemi tecnici e complessi, la posta in gioco è un’altra. Persino il Sindaco, gli Assessori, il Prefetto, altri amministratori o funzionari senza una specifica competenza non devono essere chiamati a sostituire i tecnici nei momenti critici; anche questo è stato un insegnamento dell’alluvione a Lodi del 26 novembre 2002. Trovo quindi strano che si chieda un parere in generale ai tecnici, o che ci siano siti internet in cui si legge: «Scrivi! Quali sono gli interventi che andrebbero effettuati a salvaguardia del territorio e dei cittadini di Lodi nel tratto urbano del fiume Adda?». Ma a ben pensarci non è l’unica cosa strana di questo post-alluvione. Nei mesi passati, essendo anche stato interessato dall’alluvione, pur non partecipando ai comitati ho cercato di seguire il dibattito ampiamente ospitato su “Il Cittadino” e di essere presente ai principali appuntamenti pubblici. In queste occasioni ho visto una grande rabbia (comprensibile per i tanti disagi e danni occorsi a Lodi) e tanta voglia di fare qualcosa per evitare che si ripeta. Altre volte mi è sembrato che si cercassero facili scorciatoie piuttosto che cercare di capire, di confrontarsi davvero in modo tecnico sulle soluzioni alternative. Più la zuffa e la polemica, invece dell’ascolto del parere dei più competenti. Più un capro espiatorio, piuttosto che una chiara disamina delle responsabilità. Aggiungerò quindi delle considerazioni per spiegare perché ritengo importante che, più che raccogliere uno o due pareri in più, sia importante un cambiamento di registro nel modo in cui avviene il confronto sulla messa in sicurezza di Lodi. Sperando di non attirarmi gli strali che ho visto cadere su chiunque cercasse di dire che non proprio tutte le cose che dicono o fanno i comitati per gli alluvionati sono giuste e meritorie. Ricordo una manifestazione, un corteo dal fiume a piazza della Vittoria. Un comizio in piazza in cui si parlò dell’alluvione ma anche di tanto altro che con l’alluvione poco centrava (dal traffico al rilancio dell’agricoltura). Ricordo la sceneggiata sui gradini del municipio: i rappresentanti degli alluvionati non volevano entrare in delegazione a parlare con il consiglio comunale ma volevano far entrare tutto il centinaio e più di manifestanti. Cosa impossibile, vista l’incompenetrabilità dei corpi degli esseri umani, oltre che sconsigliabile per motivi di sicurezza e per tutte quelle ovvie ragioni che chi ha partecipato anche ad una qualsiasi assemblea conosce. Da qui la richiesta a far scendere tutto il consiglio comunale (più l’assessore regionale presente) sui gradini del Broletto. E davanti all’ovvio rifiuto, la sequela di urla contro un’amministrazione sorda e menefreghista (per usare i termini migliori). Ricordo di aver detto in un attimo di calma «Ma come si fa a entrare tutti? non ci stiamo…». E ricordo di averne ricavato solo un «Ma chi sei? chi ti manda?», ottenendo di poter dire la mia solo dopo aver citato la cifra della mia richiesta di rimborso per l’alluvione. Cosa strana questa, perché dell’alluvione dovrebbero potersi interessare tutti, anche i non alluvionati; così come degli incidenti stradali anche i non incidentati o di tangentopoli gli onesti. (...) Ho poi assistito al consiglio comunale in cui è stato presentato il lavoro della commissione d’indagine sull’alluvione. In piedi, ho seguito il dibattito fino all’una di notte, con nelle prime due ore le contestazioni del pubblico presente, in gran parte composto da alluvionati. A meno di un metro da me, ho sentito il portavoce di uno dei comitati degli alluvionati, signor Ossino, gridare «a casa !!!» rivolto agli amministratori in carica. Cosa del tutto legittima, figuriamoci. Ma un rappresentante di un comitato ha le sue sedi per chiedere le dimissioni del sindaco o della giunta e potrebbe farlo in modo meno populistico, meno da agitatore. O almeno dopo essersi letto con calma i risultati del lavoro della commissione. Per non parlare della serata dell’11 marzo all’oratorio del Borgo, iniziato con uno sproloquio in stile comizio elettorale del signor Ossino, interrotto dalla platea con un sonoro «ma parla dell’alluvione …!». Ricordo la lettura di un parere tecnico di tal geometra Nicola Bonelli da Tricarico (Basilicata), declamato come la verità assoluta, condito con altre banalità o considerazioni azzardate. (...) La facilità e velocità con cui il comitato alluvionati di Lodi ha fatto suo questo “Parere Tecnico” (in seguito addirittura volantinato per strada) è preoccupante. Al di là del merito delle questione tecniche (...) la momentanea fortuna di questo scritto è dovuta a mio parere al fatto che fa comodo. Un parere che individua una sola causa per l’alluvione del 2002 (la briglia a valle del ponte, per cui si dice che «la prova si legge nelle foto dell’evento» e che «non occorre alcuna verifica, calcolo o modello matematico per concludere che è stata quell’opera a causare l’esondazione…») e che propone una soluzione «alquanto semplice e che sotto l’aspetto economico non richiederebbe alcuna spesa». Va da sé che tutti gli altri tecnici vengono dipinti come ingenui, sprovveduti o smemorati (...); e lo sarebbero davvero, ma sarebbero anche dei lestofanti, se ci facessero spendere milioni e milioni di euro per interventi inutili e dannosi. Anche il tono usato dal signor Ossino nell’intervento su “il Cittadino” del 7 maggio è per me poco comprensibile. Possiamo pensarla in modi diversi su come porre rimedio ai rischi di alluvione e possiamo avere opinioni diverse sull’operato degli amministratori in questi 18 mesi. Ma parlare di «immobilismo imperterrito e impassibile», «beffardi menefreghismi», «dichiarazioni assurde» e «fandonie pseudo-ambientaliste», di «sindaco e giunta che hanno del tutto dimenticato cosa è successo a Lodi nel novembre 2002» mi sembra francamente eccessivo. Ora, può essere che gli attuali amministratori siano tutti ammattiti? Che stiano perdendo tempo affidandosi a tecnici incompetenti anziché rivolgersi ai geometri della Basilicata o ai periti chimici della Val d’Aosta e fare in pochi mesi gli unici interventi risolutivi a costo zero? L’alluvione del novembre 2002, con le mancanze nelle previsioni e negli allarmi, ha generato un clima di sfiducia verso i tecnici e gli amministratori. Ma la risposta non deve essere l’improvvisarsi esperti o girare l’Italia alla ricerca di un parere tecnico più gradevole. Non serve, per venire alle polemiche degli ultimi giorni, dividersi fra chi ritiene di poter fare entro l’estate gli interventi risolutivi e chi è costretto a seguire i lunghi tempi degli approfondimenti e della burocrazia. Qualsiasi ingegnere non si meraviglierebbe che i tempi di realizzazione di opere gigantesche non siano immediati, ma ci vogliano anni per studiare, progettare, finanziare, costruire e collaudare. In fondo ci si dovrebbe scandalizzare di più per il fatto che anche a Lodi per un’ecografia ci vogliono quattro mesi. Non serve gridare allo scandalo e al raggiro un paio di volte alla settimana. Così come non servono i toni da tribuno, la presunzione di aver capito tutto. Serve invece riprendere un dialogo costruttivo. Le critiche fanno bene, ci mancherebbe, così come spronare gli amministratori a fare meglio. Ma di demagogia, di populismo, di chi sfrutta le paure reali (per non dire di quelle create ad arte) delle persone per raggranellare un po’ di potere o un cadreghino, ne abbiamo già abbastanza in questa Italia.

Stefano Caserini Lodi

 

Da IL CITTADINO del 27 05 04

L’area vicina alla sede della Quercia e in pieno Parco Adda: in arrivo una multa o l’ordine di ripristino 

Il comune blocca il parcheggio Ds 

Riempito abusivamente un campo per la festa dell’Unità 

Prima lo stop ai lavori, poi una diffida, probabilmente una multa. L’assessore Leonardo Rudelli ha usato la mano pesante contro il terrapieno alzato tra la fine di marzo e l’inizio di aprile in un campo di via del Capanno di proprietà dell’impresa Servizi Generali. La vicenda era esplosa nei primi giorni di aprile, quando alcuni cittadini avevano chiamato l’intervento dei vigili urbani per i lavori di movimentazione terra che alcune ruspe stavano facendo in un campo accanto alla sede lodigiana dei Democratici di sinistra. Dall’indagine era emerso che la proprietà era della Servizi Generali di Biagio Ferrari, impresa vicina alla Quercia, e che l’immobiliare del partito (Immobiliare del Lodigiano, presieduta dall’ex deputato Pci Francesco Zoppetti) aveva stretto una convenzione per farvi lavori di dissodamento e trasformarla in un’area verde a uso parcheggio per le feste dell’Unità. Quest’anno, inoltre, i Ds ospiteranno una delle feste dell’Unità nazionali e avrebbero dunque bisogno di un ulteriore spazio per le automobili. Per fare i lavori sarebbero stati utilizzati materiali di risulta dei cantieri dell’Alta velocità. Fin qui tutto bene, salvo il fatto che le imprese si erano dimenticate di chiedere l’autorizzazione al comune per l’inizio dell’attività e che l’area si trova in una fascia protetta dal Piano d’assetto idrogeologico e dunque inedificabile. I residenti si erano immediatamente messi sul chi vive, il consigliere comunale di An Giovanni Gualteri aveva fatto un’interrogazione al comune e Rudelli, una volta controllata tutta la documentazione, ha disposto l’immediato blocco dei lavori. Nei giorni scorsi Gualteri ha ricevuto risposta scritta dall’assessore alla sua interrogazione: «In data 18 maggio è stata emessa un’ulteriore diffida a riprendere i lavori di riempimento dell’area, in attesa d’intraprendere il provvedimento definitivo». Parere definitivo che potrebbe contemplare una contravvenzione, l’abbandono dei lavori ma anche la ripresa delle attività. «L’assessore - spiega Gualteri - mi ha detto che stanno consultando i legali del comune e sulla base delle risposte decideranno cosa fare».Nel frattempo l’Immobiliare del Lodigiano attende: «Nessun problema - dice Zoppetti -, faremo quanto l’amministrazione comunale ci dirà di fare. Da parte nostra c’era solo l’intenzione di trasformare quel campo in un’area verde, con qualche pianta e utilizzabile di tanto in tanto come un parcheggio pubblico. La nostra intenzione era anche quella di concedere una porzione del terreno per consentire la risistemazione del tratto di via del Capanno che corre al fianco dell’area, che oggi versa in condizione pessime». Il provvedimento dovrebbe arrivare nei prossimi giorni.

Francesco Gastaldi

 

Polemica di Ossino 

«I danni agli alluvionati saranno rimborsati» 

Domenico Ossino, lo storico leader degli alluvionati, punzecchia l’amministrazione comunale sulle case di via Bay. Non soddisfatto delle risposte fornite dal sindaco all’interrogazione di Franco Pinchiroli nel consiglio comunale che si è tenuto lunedì sera, ribatte: «Il sindaco di Lodi parla senza cognizione di causa. La documentazione sui contratti d’affitto pagati precedentemente all’alluvione noi l’abbiamo già presentata nell’ottobre scorso all’ufficio patrimonio. Ma da allora il comune non ci ha fornito alcuna risposta. Siamo ancora in attesa di sapere perchè l’amministrazione non ha attuato sui canoni d’affitto l’abbattimento del 15 per cento praticato dall’ente poste, proprietaria delle case. E non solo. Siamo ancora in attesa di conoscere le risposte relative all’ulteriore sconto previsto da una delibera consiliare risalente al mese di gennaio 2003. Per questo abbiamo investito della questione il difensore civico». Ossino è un fiume in piena di parole: «Il sindaco afferma che ha dovuto dare una casa più grande ad una famiglia con il cane. Per forza, in Lodi non esiste un posto dedicato esclusivamente agli amici a quattro zampe. Invano le associazioni cinofile hanno chiesto la disponibilità di aree in cui portare i cani, e non le hanno ottenute». Capitolo contributi della regione: «Chi critica questi contributi vuole fare solo polemica sterile nei confronti della regione. È vero che al momento del bando la franchigia di 2.500 euro (ndr) non era prevista, ma è pur vero che la regione Lombardia ha verosimilmente stanziato quei due milioni di euro tenendo conto delle domande presentate e della suddetta franchigia. Quindi è probabile che buona parte, se non tutti coloro che hanno fatto la richiesta di contributi, verranno accontentati». E coloro che non sono proprietari di immobili e sono esclusi dai rimborsi? «Ci siamo già espressi a proposito e abbiamo più volte affermato che non era giusto che coloro che non erano proprietari di immobili non percepissero alcun risarcimento dei danni patiti. Peraltro vorremmo sapere che fine hanno fatto quei soldi che dal 1994 versiamo assieme al bollo auto e che dovevano essere destinati agli alluvionati».

Dan. Acc.

 

Da Lettere al IL CITTADINO del 27 05 04

ALLUVIONI

Non è così che il comune ci rassicurerà

Egregio direttore, come alluvionata ho partecipato all’incontro del 14 maggio presso la scuola materna di Campo diMarte, presenti l’assessore Marzorati, l’architetto Gatti e il coordinatore della protezione civile di Lodi. Come alluvionata non sono stata capace di stare zitta, dopo che l’assessore ha proposto una esercitazione di evacuazione della zona, da fare il 30 maggio. Ma come ! Ci viene propinata un’esercitazione con trasporto in autobus, tragitto parcheggio vecchio Macello-scuole di San Bernardo, abbinato alla presentazione delle tecniche più consone per impilare i sacchetti di sabbia antiesondazione! Come è stata presentata, sembrava proprio una gita per pensionati con annessa pubblicità di pentole. Servono a noi alluvionati simili prove? Simulazioni del genere possono essere utili solo quando si riferiscono a disastri che non possono essere evitati dall’uomo, nè a breve nè a lungo termine, quali eruzioni vulcaniche, terremoti, frane incombenti di imponenti proporzioni, non certo l’esondazione di un fiume. In questo ultimo caso è necessario, subito dopo l’evento, approntare iniziative concrete, eseguire lavori per prevenire altri simili disastri, non limitarsi, dopo due anni, ad una folcloristica esercitazione con altoparlante, scuolabus, sacchetti di sabbia... Non sono stata l’unica a contestare la proposta dell’assessore Marzorati, anzi! C’erano tante persone che protestavano, esprimevano perplessità, ricordavano l’inadeguatezza e gli errori del 27 novembre 2002, ma soprattutto erano indignate: invece di rassicurarle, i rappresentanti dell’amministrazione comunale, con una ostinazione che rasentava la protervia, insistevano sulla necessità dell’esercitazione, quasi fosse la panacea di tutti i mali sopportati dagli alluvionati, l’unica risposta alle richieste di mettere in sicurezza l’Oltreadda! Perché stupirsi – come hanno mostrato i tre signori - delle reazioni forti dei presenti, che fra l’altro erano soprattutto donne, da sempre coloro che vivono con grande angoscia una catastrofe che riguarda le loro case e i loro famigliari? Pensano che la gente sia tanto ingenua o ottusa da non insorgere sdegnata? Non riescono a percepire l’angoscia che si nasconde dietro le parole forti dei cittadini, il timore di ritrovarsi nella identica situazione tragica di quasi due anni fa, perchè niente è stato fatto finora per evitare a tutti noi un trauma anche psicologico? Ecco perchè la proposta della prova di evacuazione è sembrata assurda, direi immorale. I nostri amministratori non credano di abbandonarci all’emergenza continua, di costringerci a diventare alluvionati a vita. In questi ultimi giorni la stampa locale ha pubblicato più di un articolo su un roboante piano per la messa in sicurezza della città, presentato dall’ingegnere Silvio Rossetti: ben 11 progetti di intervento, più o meno rilevanti - e discutibili - a cui va aggiunta l’ipotesi dell’abbattimento del vecchio ponte urbano, perché «ostacola il deflusso delle piene dell’Adda con i suoi otto piloni in alveo»! Qui, a mio modesto parere, si arriva al risibile. Forse l’ingegner Rossetti - «calcoli alla mano», come lui dice – dovrebbe suggerire al comune di Pavia o di Firenze l’abbattimento dei loro ponti storici sul Ticino e sull’Arno, per il buon deflusso della piena futura! Povero vecchio ponte, evocato con affetto da Ada Negri e da altri poeti, ti abbiamo sconciato con due brutte passerelle e ora ci apprestiamo ad abbatterti, preferendoti un ponte a due soli piloni in alveo, per «diminuire l’onda di piena di un metro»! Volate più basso, cari amministratori! Giocare con progetti poco o per niente realizzabili è piacevole e gratificante solo per voi e non per le migliaia di cittadini che si accontenterebbero di lavori più prosaici. (...) Dichiararsi, poi, stupiti per la nostra insistenza sulle colpe del disastro del novembre 2002 e sull’inerzia dell’amministrazione comunale da quella data, è stato un segno di ingenuità e di non partecipazione al nostro dramma.

Annamaria Cecchi Lodi

 

Da IL CITTADINO del 29 05 04

Nessuno sarà obbligato ma il comune spera nell’adesione dei cittadini: «Dobbiamo testare la macchina dei soccorsi» 

Evacuazione per Campo di Marte 

Domenica dalle 7.30 alle 12.30 gigantesca esercitazione 

«Noi abbiamo avvertito tutti, compreso l’assessorato alla protezione civile della provincia, con la medesima modalità con la quale altre istituzioni sono state raggiunte dalla comunicazione»:. Francesco Marzorati, assessore alla protezione civile di Palazzo Broletto, smorza anche l’ultima polemica che sta accompagnando l’esercitazione di evacuazione del quartiere Campo di Marte in programma per la mattinata di domani, domenica. Proprio ieri l’altro l’assessore provinciale Francesca Sanna aveva lamentato di non aver ricevuto informazioni preventive dal comune di Lodi. Un’ultima stoccata. Ma ad alzare davvero la voce, due settimane fa, erano stati piuttosto decine di residenti del quartiere, che, convocati per un incontro informativo nella scuola materna di Campo di Marte, avevano chiesto al comune di avviare i lavori di arginatura per prevenire nuove esondazioni, invece di programmare per loro, già vittime del fiume nell’autunno del 2002, una domenica mattina di emergenza, sia pure simulata. «Effettivamente, si tratta della prima esercitazione di protezione civile che coinvolge la cittadinanza, dopo le molte che invece hanno mobilitato solo gli “addetti ai lavori” - chiarisce Marzorati -, ma quelli di liberare le case e non lasciare le auto posteggiate in strada sono inviti, non obblighi: non sarà multato nessuno. Capire cosa può comportare un’evacuazione, però, può essere utile anche per i residenti stessi». Previsioni sul numero di adesioni, ad oggi, è quasi impossibile farle. La simulazione comincerà alle 7.30, con l’avviso di evacuazione delle auto, che andranno spostate in un settore appositamente delimitato nel parcheggio dell’ex macello di via Defendente: «Un piazzale che in parte subì l’alluvione - constata l’assessore -, ma che è stato scelto per comodità, per evitare ulteriori disagi alla popolazione. Per l’emergenza vera, invece, sono previsti altri parcheggi». Sono mobilitati anche quattro scuolabus per trasportare gli automobilisti dal quartiere all’ex Macello e per trasferire chi vorrà lasciare la propria casa nel centro di accoglienza della palestra Spezzaferri. «Non è prevista la partecipazione di disabili - prosegue Marzorati -, che invece dovranno essere sfollati in caso di calamità reale. Per questa simulazione, comunque, chi ha difficoltà di movimento verrà aiutato dalla Croce rossa». Il traffico nel quartiere sarà limitato, anche se nessuno verrà bloccato in modo drastico dalla polizia municipale, e tutto si concluderà alle 12.30, con il recupero degli sfollati da via Spezzaferri e le navette dal quartiere al parcheggio. «Dobbiamo verificare i tempi di reazione e le modalità di comunicazione, con una sala operativa in viale Pavia che affiancherà quella del gruppo comunale dei volontari di protezione civile, in via Besana. Sappiamo di creare dei disagi, ma le case vuote saranno vigilate e, comunque, non dimentichiamo l’impegno straordinario di volontari e personale comunale. Saranno mobilitati anche vigili del fuoco e forze dell’ordine.

Carlo Catena

 

Da LA TRIBUNA DI LODI del 29 05 04

Non provochiamo la collera degli alluvionati!

Una lettera di Carlo Bajoni

La sera del 14 Maggio scorso si è svolta, presso la Scuola Materna di Campo di Marte, un’assemblea dei residenti indetta dall’Assessore Marzorati riguardante la prossima esercitazione della protezione civile del 30 maggio ed inerente al rischio alluvionale. I residenti che hanno partecipato con spirito collaborativo hanno fatto, dall’apertura dell’assemblea, domande sullo stato delle opere necessarie alla sicurezza del quartiere. Le risposte evasive su questo tema essenziale ed alcune veramente infelici: “Dobbiamo affidarci alle mani di Dio…”, oppure: “Questa esercitazione serve a farvi abituare alle procedure di evacuazione così la prossima volta saprete cosa fare…” hanno scatenato l’assemblea rendendo quasi impossibile soffermarsi sull’esercitazione stessa. Ancora una volta gli amministratori pubblici devono prendere atto che la gente li vede come “nemici” e ciò succederà sino a quando i lavori previsti (argine ex Sicc e pista ciclabile per Boffalora) non saranno eseguiti. Ma, soprattutto, ancora una volta gli amministratori pubblici devono prendere atto di essere contestati duramente non da un gruppo di studenti (ai quali non voglio togliere nulla dell’entusiasmo adolescenziale di voler cambiare il mondo…) ma da mamme e nonne che, se non fosse per loro una cosa così importante, non avrebbero certo nessuna intenzione la sera di uscire da casa e di recarsi ad un’assemblea ad urlare la loro rabbia d’essere ancora a rischio. Che dire poi del cronista del “Cittadino” il quale, presente per redigere una cronaca dell’incontro (o almeno di questo ero convinto…), ad un certo punto interviene schierandosi da una parte gettando benzina sul fuoco dell’assemblea?! Che cosa occorrerà per far capire a chi compete che quelle opere più sopra citate “devono” iniziare? A che servono questi segnali forti se cadono nel nulla? Capiscono i nostri amministratori che il tempo non rimargina “queste” ferite? Che non si può vivere nell’incubo? Che se dovesse verificarsi nuovamente un evento simile a quello del novembre 2002 senza che (almeno) i lavori siano iniziati, alle mamme ed alle nonne si affiancheranno mariti, figli, nipoti, parenti ed amici in una protesta difficilmente controllabile? Che i 20/25 mila euro di danni a famiglia (stimati correttamente dal Sindaco dopo poche ore dall’inondazione) non possono essere sopportati una seconda volta? Che non è possibile “evacuare” mobili, elettrodomestici ed effetti personali? Sarò presente alla prova d’evacuazione, almeno ad una parte di essa in quanto è difficilmente comprensibile il fatto che, in questa prova, le vetture si debbano portare in luogo diverso da quello nel quale invece si dovrebbero portare nella realtà. Non è fuorviante fare una prova “diversa” dal vero? Sarò presente, anche se non mi è piaciuto il tono autoritario di Marzorati: “qui decido io e si fa quello che dico io e basta!”. Evviva la democrazia… Concludo dicendo: “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”, se ad oltre un anno e mezzo dal tragico evento le “mamme e le nonne” hanno ancora necessità di “urlare”, qualcosa che non va c’è. Il qualcosa che non va è molto semplice, le due cose necessarie alla nostra sicurezza che parevano acquisite sembrano evanescenti come oasi nel deserto e se, mentre per l’argine ex Sicc, quantomeno il Sindaco ci ha indicato il possibile inizio dei lavori in autunno di quest’anno (conserveremo questa comunicazione come una reliquia in attesa dei lavori…), dalla Provincia non giungono notizie (seppur da me richieste anche per iscritto) sulla pista ciclabile della SP 25 che è il necessario ed indispensabile completamento del lavoro in zona Ferrabini. L’uno, infatti, è inutile in assenza dell’altro.

Cordiali saluti.

Carlo Bajoni, Comitato Alluvionati Riva Sinistra

 

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera di Ettore Pagani

Personalmente credo di non avere mai constatato una tale incoerenza da parte di pubblici amministratori, come quella dimostrata in questo periodo. La Tribuna di Lodi ha dato a più riprese ampio spazio ai dibattiti ed alle richieste inerenti i problemi del nostro Fiume, purtroppo tutto questo è stato volutamente ignorato. Dopo le richieste, certamente non formali, fatte al Sindaco di rendere di pubblico dominio quanto si rende necessario per evitare ulteriori fenomeni dannosi, abbiamo assistito al più completo silenzio; e nessuna parte politica ha osato affrontare i problemi del fiume, ad eccezione della Tribuna (vedi quanto affermato in particolare dall’ingegner Aguzzi con cognizione di causa e senza alcun spirito polemico, in un articolo degno di essere almeno considerato dal Sindaco). Questa premessa è fatta semplicemente per giungere ad alcuni fatti recenti. In primo luogo le lagnanze dell’amico Bajoni, giuste, anche se dal sottoscritto non condivise, (non credo che la pista ciclabile risolva il problema delle esondazioni) alle quali però il Comune doveva rispondere. Successivamente il desiderio del Sindaco di fare un mercato rionale sulle rive dell’Adda il sabato. A ciò ha fatto seguito un volantino di Rifondazione Comunista, che violentemente si oppone affermando che il lungo Adda e la Piarda Ferrari sono luoghi di svago e passeggio. Personalmente voglio fare alcune considerazioni: per luogo di svago e passeggio non si possono intendere luoghi ove si ignorano cartelli di vari divieti, in particolare scarichi abusivi; ove esiste una possibilità non remota che qualche ramo o albero si “adagi” sulle teste di qualche bambino o su qualche bancarella; lo “svago” oggi comprende il rimirare un via vai di topi o peggio di spacciatori, che agiscono alle prime ombre della sera; i confini della Piarda Ferrari sono in realtà terra di nessuno perfettamente incolta, eppure siamo sulle rive del fiume in piena Città. Mi auguro che la volontà di valorizzare come merita la zona, sappia passare dalle parole ai fatti e per questo aspettiamo sempre informazioni dal Sindaco. Vorrei aggiungere due parole dirette a coloro che, come me, hanno a cuore la Città nel suo complesso, comprese quelle zone troppo ignorate. Fra poco saremo chiamati ad esprimere i futuri amministratori provinciali, anche se non direttamente interessati alla Città Bassa, certamente in grado di favorire sensati interventi. Nella Lista Lodigiani (Circolo Archinti – Tribuna di Lodi) abbiamo uomini in grado di darci seriamente una mano. Non perdiamo l’occasione, se vogliamo smettere di essere solamente sostenitori di cause perse; per il nostro collegio (Collegio n. 9 Lodi II - il candidato è Cancellato Andrea) facciamo in modo di esser adeguatamente rappresentati ed ascoltati. Il mio è un semplice consiglio, fatto però con la certezza che potremo contare più di adesso.

Ettore Pagani

 

Rischio Alluvioni

Pubblica assemblea

Giovedì 3 giugno - ore 21.00 Circolo Ettore Archinti - Viale Pavia 26 - Lodi

Appello ai Cittadini da parte del Comitato Alluvionati Onlus di Lodi

Com'è noto, questo Comitato, memore dell'alluvione 2002, sta promuovendo un'azione di iniziativa popolare - fatta di studi, pareri e proposte - al fine di prevenire altri eventi disastrosi. Di fronte a 18 mesi d'immobilismo dei tanti Organi ufficiali - dei quali peraltro non si conosce ancora bene chi ha la competenza e la responsabilità di certe decisioni - abbiamo studiato il problema esondazione del fiume Adda, ed avanzato una proposta tecnica risolutiva, indicando alcuni interventi indispensabili: l'abbassamento della briglia a valle del ponte cittadino e l'adeguamento della sezione di deflusso lungo il tratto d'Adda tra Cassano e la confluenza con il Po. Il tutto al fine di eliminare ogni rischio d'esondazione, in caso di piena come quella del 2002. In perfetta coerenza con questa proposta, abbiamo anche suggerito al sindaco di Lodi, con richiesta di moratoria, l'opportunità di sospendere gli interventi relativi alle chiuse previste in zona Pratello, evidenziando il fatto che, qualora venisse deciso l'abbassamento dell'Adda, quegli interventi risulterebbero superflui. Il tutto quindi in uno spirito di costruttiva collaborazione con le istituzioni, e con l'attenzione rivolta anche al buon utilizzo delle pubbliche risorse. A distanza di 50 giorni dalla nostra proposta, dobbiamo costatare il sostanziale silenzio da parte degli Organi a vario livello competenti (?). Ma nonostante il nostro rinnovato allarme, il generale immobilismo persiste: imperterrito e impassibile. Registriamo, inoltre, da parte del sindaco Ferrari e della sua giunta, una serie di dichiarazioni e decisioni contraddittorie e per niente tranquillizzanti. Con lettera del 19 aprile il sindaco c'informa che la nostra proposta "è stata consegnata al tavolo tecnico convocato in sede regionale, cui spetta la decisione degli interventi da eseguire". Sulla stampa del 28 aprile apprendiamo poi che la giunta comunale ha approvato il progetto e l'avvio dei lavori relativi alle chiuse sui canali in zona Pratello, dimostrando un beffardo menefreghismo sia della nostra proposta che della prossima decisione regionale da lui stesso annunciata, ed anche della nostra richiesta di moratoria. Apprendiamo, infine, dalla stampa del 29 aprile, che la stessa Giunta Ferrari ha già presentato, a Regione, Provincia e Prefettura, un "piano comunale anti-alluvione" che conferma in parte la necessità, da noi proposta, di abbassare la briglia, ma poi avanza la proposta di ampliare il ponte urbano, con l'apertura di una nuova arcata, con l'evidente scopo di aumentare la sezione di deflusso. Ci opponiamo decisamente all'idea di manomettere, e tanto meno di ampliare, il ponte urbano di Lodi per il semplice fatto che lo riteniamo superfluo ed inutile sotto l'aspetto idraulico: basti dire che l'aumento di sezione utile di deflusso - che si otterrebbe con l'aggiunta di una nuova arcata - lo si può ottenere abbassando di soli trenta centimetri la quota di scorrimento sotto il ponte stesso, compreso la quota della briglia a valle; quanto alla larghezza dell'alveo, va notato che questo, in corrispondenza del ponte, è già molto più largo (forse il doppio) che lungo i tratti di monte e di valle. L'altra dichiarazione assurda, riportata dalla stampa, è quella dell'assessore Marzorati, secondo il quale "il letto del fiume non va dragato, perché in questi anni si è già abbassato naturalmente" (?). Vorremmo intanto sapere dall'assessore in conformità a quali ragionamenti, studi o sogni viene fuori una simile dichiarazione, e poi invitarlo a fare insieme a noi una verifica sui luoghi, in modo da fare chiarezza una volta per tutte sulla fandonia pseudo-ambientalista, del fantomatico abbassamento degli alvei. Di fronte a siffatte stravaganti divagazioni e perdite di tempo, viene il dubbio che il sindaco Ferrari e la sua giunta abbiano del tutto dimenticato ciò che è successo nel 2002. Noi altri alluvionati invece abbiamo ben vivo quel ricordo, viviamo nell'incubo di quell'evento e nella lucida consapevolezza che un evento simile può ripetersi, non escluso entro quest'anno, ed in modo ancor più disastroso. Abbiamo l'esatta cognizione dell'estrema gravità del pericolo che incombe sulle nostre famiglie, sui nostri figli. Non possiamo perciò tollerare altre perdite di tempo. Gli interventi indicati nella nostra proposta non richiedono grandi spese, non comportano complesse elaborazioni progettuali e perciò potrebbero avere inizio già nei prossimi mesi estivi: periodo di magra del fiume e quindi favorevole all'esecuzione dei lavori. Insistiamo pertanto che tali interventi siano decisi e definiti nel dettaglio con la massima urgenza, per poterne avviare i lavori entro l'estate prossima: iniziando magari dall'abbassamento della briglia, poiché è condiviso dall'Autorità comunale. Questo è l'obiettivo che intendiamo perseguire con tenacia, convinzione e senza perdere altro tempo. E' un obiettivo oggettivamente possibile, sia sotto l'aspetto tecnico che economico. Possiamo però sperare nel buon esito solo se la nostra azione è condivisa da un gran numero di cittadini e sostenuta da una larga partecipazione. Teniamo a precisare che il problema, che intendiamo affrontare e risolvere riguarda non solo la Città di Lodi, ma tutti i comuni rivieraschi dell'Adda, da Cassano al Po. Da qui nasce il presente appello, che rivolgiamo a tutti i cittadini interessati, ex e potenziali alluvionati del Lodigiano, affinché partecipino a questa nostra iniziativa. La nostra è un'azione civile e democratica e perciò invochiamo e speriamo in un'ampia partecipazione dei Sindaci. Contiamo sulla loro sensibilità verso un problema vitale che assilla intere popolazioni. Invochiamo l'aiuto dei Tecnici, liberi professionisti, che operano nel nostro territorio, dai quali ci attendiamo un autorevole contributo a questo dibattito, in un confronto concreto su fatti, proposte e situazioni reali, e non su opinioni infondate o astratte divagazioni. Non abbiamo altro tempo da perdere. Con il presente appello vogliamo richiamare l'attenzione di tutti, con l'invito a riflettere sulla situazione di pericolo che incombe sul nostro territorio, a ricordare quello che è già accaduto ed a costatare che, a distanza di 18 mesi, siamo in quelle stesse condizioni, per cui potrebbe accadere di nuovo ed in modo peggiore. V'invitiamo ad esaminare la nostra proposta, a valutarla, a discuterla con noi, a modificarla se occorre, ed infine a sostenerla con forza, affinché sia presa, in tempi brevi, una decisione.

 

Per discutere insieme a voi tutti di questo problema,

abbiamo deciso di incontrarci in pubblica assemblea

Giovedì 3 giugno, alle ore 21.00, presso il Circolo Ettore Archinti.

Contando sin da ora in un’ampia partecipazione, Vi aspetto.

Domenico Ossino, Presidente C.Al.Lo Onlus

COMITATO ALLUVIONATI LODI Onlus - Via Luigi Bay, 26/G - 26900 Lodi LO

Tel.+39 3397495130 - Fax +39 1782249579

e-mail: c.al.lo@tin.it

sito: www.nautilaus.com/alluvionati.htm

 

Da IL CORRIERE DELLA SERA del 29 05 04

Allarme alluvione a Lodi, scatta l' esercitazione

Domani verrà simulato il piano di emergenza. Coinvolti gli abitanti del quartiere Campo di Marte

LODI - L' Adda ha rotto gli argini. L' acqua ha sommerso il rione di Campo Marte, dove vivono 800 persone. Molti i cittadini rimasti bloccati in casa. Occorre procedere con urgenza all' evacuazione delle famiglie. Il quadro ricalca il disastro provocato dall' alluvione del novembre 2002, quando l' Adda sommerse quasi metà città, colpendo duramente proprio Campo di Marte. Stavolta, però, si tratta solo di una simulazione. Domani gli abitanti del quartiere rivivranno la drammatica esperienza, nel corso di un' esercitazione di Protezione civile organizzata dal Comune. E' la prima prova, sul campo, del piano antialluvione messo a punto da Palazzo Broletto. L' operazione inizierà alle 7.30. Pronta la sala operativa della Protezione civile, controllati i collegamenti telefonici e telematici. La polizia locale delimita la zona dell' intervento. L' allarme scatterà alle 9. I vigili, a sirene spiegate, con altoparlanti e megafoni, avvertiranno la popolazione del pericolo e alcuni volontari dimostreranno alla gente come disporre i sacchetti di sabbia. Le persone che dovranno essere evacuate verranno radunate in piazza di Campo di Marte. Quattro scuolabus faranno la spola tra la zona alluvionata e il centro di raccolta, allestito nelle scuole medie Spezzaferri, nella cui palestra la Croce Rossa accoglierà gli «sfollati». «E' la prima esercitazione collettiva - dice l' assessore alla Protezione civile, Francesco Marzorati -. Ci permetterà di verificare la validità degli interventi programmati in caso di alluvione. Contiamo sulla collaborazione della gente del quartiere».

Diego Scotti

 

Da IL GIORNO del 30 05 04

QUESTA MATTINA

Campo Marte, allarme per l'alluvione simulata

LODI - Il pre-allarme scatta questa mattina alle 7,30, con l'avviso ai cittadini che sta arrivando l'onda di pie­na, per cui è necessario spostare le automobili. Alle 9, invece, l'evacuazione, a causa dell'esondazione in cor­so. Naturalmente si tratta di una simulazione. L'ha pro­grammata l'amministrazione comunale per testare la validità del piano di protezione civile rielaborato dopo l'alluvione provocata dall'Adda nella notte tra il 26 e il 27 novembre 2002. Ad essere interessato dall'esercita­zione di questa mattina è il quartiere di Campo Marte. Il Comune, che metterà in campo tutte le proprie forze (polizia locale, volontari, tecnici e operatori vari) ed avrà la collaborazione di vigili del fuoco, Croce rossa e Parco Adda Sud, prevede la disponibilità a partecipa­re di un'ottantina di abitanti del rione. Chi aderirà, do­vrà portare la macchina all'ex macello di via Defenden­te. Da qui verrà riaccompagnato a casa con un autobus per poi essere dirottato, verso le 9, alla palestra della Spezzaferri, a San Bernardo, uno dei ricoveri indivi­duati dal piano di emergenza. La prova di evacuazione ha sollevato parecchie pole­miche. Per tanti lodigiani che sono state vittime dell'al­luvione e per il coordinamento provinciale di protezio­ne civile sarebbe stata più opportuna un’esercitazione tra operatori prima di coinvolgere i cittadini e comun­que di un solo quartiere. L'esercitazione di oggi non è comunque l'unico provvedimento contestato: il Comitato Alluvionati Lodi Onlus ha presentato venerdì il terzo ricorso al Tar contro le chia­viche sulle rogge Gaetana e Gelata a difesa del Pratel­lo. Questa volta ad essere impugnata è la delibera della giunta comunale del 27 aprile. Se il Tribunale amministrativo regionale dovesse accogliere il ricorso, il progetto (la sua realizzazione spetta a un supermercato de­stinato a sorgere nella zona, a scomputo degli oneri di urbanizzazione) subirebbe un brusco stop.

L.D.B.

 

Da IL CITTADINO del 31/05/04

Prove di alluvione a Campo di Marte, ma i lodigiani disertano l’esercitazione 

L’allarme, suonato dalle macchine dei vigili, è scattato alle 9, e subito le 37 persone che hanno preso parte all’esercitazione sono state trasportate con quattro scuolabus al luogo di accoglienza. Non è risultata molto partecipata l’esercitazione di evacuazione di Campo di Marte a Lodi, organizzata per fronteggiare un’ipotetica alluvione. Soddisfatto l’assessore Marzorati. Gelido Carlo Bajoni, presidente del comitato degli alluvionati della sponda sinistra: quasi una farsa.

Marzorati comunque soddisfatto per il test, mentre alluvionati e Forza Italia chiedono invece interventi sugli argini  

Campo di Marte, evacuazione fantasma  

Partecipano solo 37 persone, a metà mattina è già tutto finito  

«Non dico che si sia trattato di una farsa, ma quanto meno ci saremmo aspettati che l'esercitazione rispecchiasse il più possibile quello che succede durante una piena, prevedendo tutte le varie difficoltà che si possono incontrare in casi di questo tipo. E invece è stata ignorata la presenza di persone disabili o impossibilitate a muoversi, non sono stati coinvolti l'asilo e la scuola, e per di più ci hanno fatto portare le macchine al parcheggio dell'ex macello pur sapendo che quella è una zona che va sotto in caso di piena. Sicuramente tutto andava pensato meglio, e da parte nostra abbiamo partecipato più per dovere civico che per altro». È freddo Carlo Bajoni, presidente del comitato degli alluvionati della sponda sinistra, in merito all'esercitazione di ieri mattina durante la quale è stata simulata una piena dell'Adda, con la conseguente evacuazione della zona e trasporto dei residenti alla scuola Spezzaferri. «I residenti della zona - precisa ancora Bajoni - prima di queste prove chiedono che venga fatto qualcosa di concreto per la nostra difesa, mentre ad oggi non è stato fatto ancora nulla. Molti non hanno partecipato proprio per questo». Diversa la lettura fatta dall'assessore all'ambiente Francesco Marzorati, che si è dichiarato al contrario soddisfatto sia della partecipazione sia dei tempi delle operazioni. I soccorsi sono scattati alle 7,30, ora in cui i 25 volontari della protezione civile e i 5 del Parco Adda Sud sono arrivati nella zona di Campo di Marte e hanno preso posto nei punti assegnati. È stata poi delimitata la zona di intervento nelle via Brunetti, Campo di Marte, Cavalleggeri di Lodi, Maiocchi e Scotti con delle transenne, e ai residenti sono stati consegnati i sacchi di sabbia, spiegando loro come riempirli e dove sistemarli. Allo stesso tempo presso la scuola Spezzaferri i volontari della Croce Rossa allestivano le trenta brandine necessarie per la prima accoglienza degli sfollati. L'allarme, suonato dalle macchine dei vigili, è scattato alle 9, e subito le 37 persone che hanno preso parte all'esercitazione sono state trasportate con quattro scuolabus al luogo di accoglienza. Contemporaneamente nella sala operativa di viale Pavia i tecnici del comune e il responsabile della protezione civile monitoravano il territorio e segnalavano il pericolo alla regione, al Consorzio dell'Adda, all'Aipo e ai gestori delle due dighe a monte dell'Adda e del Brembo, ottenendone risposta in tempi brevi. «Un allarme del genere dovrebbe scattare quando il fiume raggiunge i 2,30 metri sopra lo zero idrometrico - spiega Marzorati -, ma in base a uno studio sul rischio idrogeologico che abbiamo commissionato questo livello dovrebbe scendere a 1,90 metri». Giudicata positiva la partecipazione, anche in relazione al limite massimo di 80 persone fissato in precedenza. «Tutto si è svolto in tempi più rapidi del previsto - ha commentato il responsabile della protezione civile Alberto Panzera - . Temevamo ostilità da parte della gente, e invece siamo stati accolti bene». Critica invece la voce di Antonio Corsano, consigliere comunale di Forza Italia: «Questa è l’ennesima conferma della totale mancanza di idee e di tatto della giunta: queste esercitazioni non servono a nulla senza una seria programmazione e un piano di intervento finalizzato a prevenire l’esondazione. L’iniziativa ha rappresentato una mancanza di rispetto nei confronti dei cittadini, perché finora il comune non ha portato avanti alcuna istanza sulla questione degli argini di protezione e sulla necessità di dragare l’alveo dell’Adda».

Davide Cagnola

 

«Entro poco tempo la risposte dovute sui lavori alle sponde»  

Fra pochi giorni, o al massimo fra poche settimane, gli alluvionati di Lodi avranno la risposta che attendono da mesi su due questioni che ancora oggi ritengono fondamentali per il loro futuro: la fattibilità degli interventi di sicurezza spondale proposti dal comune alla regione e il rimborso per i danni subiti due anni fa. Ad annunciarlo è stato l'assessore all'ecologia Marzorati alla conclusione dell'esercitazione di ieri, spiegando di essere in attesa della valutazione da parte della regione Lombardia sui progetti presentati per mettere in sicurezza le due rive dell'Adda. «Allo stesso tempo - ha aggiunto - cercheremo di fare pressione, con il supporto della prefettura, affinché venga eliminata quella franchigia di 2.500 euro stabilita per avere i rimborsi, che di fatto esclude da questi la maggior parte degli alluvionati di Lodi». Le difese spondali previste dal comune riguardano sulla sponda destra un argine con pista ciclabile dall'area ex Sicc fino alla strada provinciale per Boffalora, la riduzione della briglia a valle del ponte, l'apertura di una nuova campata sotto il ponte napoleonico dalla parte di piazzale Crema e un argine sulla sponda destra dal Belgiardino fino al ponte. «Si tratta di interventi legati fra loro - ha spiegato Marzoratti - e di conseguenza dovranno essere approvati o respinti tutti insieme, per non creare danni maggiori. Naturalmente la speranza è che venga valutata positivamente la loro fattibilità, e riteniamo che ci siano buone possibilità che ciò avvenga». Più difficile sarà la battaglia per l'abolizione della franchigia.

 

 

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