Da IL CITTADINO del 1 05 04
Indagine Legambiente, i fiumi sotto controllo
Lodigiano promosso nella tutela geologica
Per Legambiente il Lodigiano è
una delle province che hanno lavorato di più dopo l’alluvione del
2002. Efficace la manutenzione degli alvei e le opere di
mitigazione, buono l’apporto dato alla protezione civile e degna
di nota la capacità di rispondere alle emergenze. Per contro, sono
ancora da rivedere la capacità di gestire il territorio e di
informare la popolazione. Tutto sommato, comunque, secondo il
Rapporto Fiumi 2004 che l’associazione ambientalista realizza a
livello regionale, in Lombardia il Lodigiano è terzo nella
classifiche delle province che si sono distinte nella realizzazione
di strutture e iniziative per scongiurare il rischio di alluvioni e
disastri geologici. Tra i comuni - Legambiente ne ha monitorati 687,
tra i quali ben 279 sono stati classificati “ad elevato rischio
idrogeologico” - San Martino in Strada, Lodi e Borghetto sono
stati messi nella graduatoria dei più meritevoli. Al contrario,
Casaletto, Zelo, Maleo e i comuni milanesi di San Giuliano, San
Colombano e Tribiano figurano tra quelli che si sono meritati la
maglia nera per il forte rischio di dissesto idrogeologico. Buona la
situazione di Codogno, Guardamiglio, Sant’Angelo, Livraga e
Sordio, discreta quella di San Zenone. Sono i risultati più
importanti di uno studio che gli ambientalisti hanno compiuto su
fiumi e territori della Lombardia. L’indagine, chiamata
“Ecosistema rischio”, prendeva in considerazione il grado di
pericolo nei comuni bagnati dai maggiori fiumi della provincia
secondo le attività considerate come le più efficaci per mitigare
il rischio di dissesti. Ai comuni è stato chiesto cosa avessero
fatto sul fronte della prevenzione e dell’informazione alla
popolazione, del supporto alla protezione civile, su come avessero
strutturato il piano d’emergenza, il grado di manutenzione degli
alvei e la presenza di eventuali elementi esterni che possano
favorire il rischio di alluvioni o dissesti ambientali. Per ogni
categoria è stato assegnato un punteggio. Nel complesso, il
Lodigiano è uscito con una valutazione abbastanza alta (10,3 punti
su un totale di 16 a disposizione) che lo pone al terzo posto nella
classifica regionale, alle spalle delle sole Lecco e Varese. Il
segretario regionale di Legambiente Andrea Poggio, però, non è
soddisfatto: «In Lombardia - afferma - non si vede ancora
un’inversione di tendenza nella prevenzione alle alluvioni, mentre
paghiamo lo scotto di 50 anni in cui a livello urbanistico è stato
lasciato fare di tutto. Ma non è solo un’eredità del passato, si
continua troppo spesso a imbrigliare i corsi d’acqua e a costruire
in aree a rischio». Chiaro il riferimento alle recenti vicende
dell’argine-muraglia sulla sponda destra e dell’ex Sicc, su cui
sia regione che comune hanno alla fine fatto retromarcia.
Fr. Ga
Da IL CORRIERE DELLA SERA del 1 05 04
Pericolo alluvioni e
frane Brescia la più previdente
Indagine di
Legambiente sui comuni lombardi a rischio E' Lecco a guidare la
graduatoria delle Province, ultima invece Bergamo Al questionario
preparato con la Protezione civile hanno risposto 128
amministrazioni
MILANO
- Ci sono i piani di intervento d'emergenza in caso di alluvioni o
frane, ma ci sono anche troppe abitazioni costruite in zone a
rischio e - peggio ancora - troppo vicini ai corsi d' acqua ci sono
addirittura insediamenti industriali. Sono le due facce della
prevenzione dei rischi idrogeologici in Lombardia così come le ha
fotografate Legambiente che, con la Protezione civile, sta svolgendo
in tutta Italia l' «operazione fiumi»: è un monitoraggio di
quanto fanno (o non fanno) per la prevenzione i comuni classificati
«a rischio idrogeologico molto elevato» dal ministero dell'
Ambiente. Dei 1.546 comuni lombardi, quelli a rischio sono ben 687:
in 279 il pericolo è «molto elevato», in 408 «elevato». Al
questionario messo a punto da Legambiente e Protezione civile hanno
risposto 128 dei 279 Comuni a rischio maggiore. Per assegnare a
ciascuna amministrazione un punteggio tra zero e 16, sono stati
presi in considerazione quattro parametri: la presenza di abitazioni
e industrie nelle zone pericolose (registrata nel 70% dei comuni) e
la manutenzione degli alvei; la presenza e l' efficacia di piani di
emergenza (ci sono in 4 comuni su 5); le iniziative di formazione e
informazione rivolte ai cittadini; il sostegno offerto alle
associazioni volontarie di Protezione civile. Con 15 punti, i più
virtuosi fra i Comuni lombardi sono Brescia, Cellatica (Bs), San
Martino Siccomario (Pv) e Vigevano; con 2 punti chiudono la
classifica Valtorta (Bg), Mezzoldo (Bg) e Marzano, mentre - a quota
3 punti - fanno appena un pochino meglio Borgarello (Pv), Corteno
Golgi (Bs) e Covo (Bg). Nella graduatoria per province, invece, è
Lecco ad aggiudicarsi il primo posto, con 12,7 punti. All' ultimo,
Bergamo con 7,9. «I Comuni lombardi hanno messo tra i loro
obbiettivi la protezione civile - ha detto Simone Andreotti,
portavoce della campagna, presentandone i risultati nella sede
milanese di Legambiente insieme al presidente Andrea Poggio -. Ora
è importante intervenire su scala di bacino per risanare un
territorio ancora estremamente fragile».
Laura Guardini
«La nostra formula
vincente? Curiamo tutti i corsi d' acqua»
Ettore Brunelli è l'assessore all'Ambiente di Brescia, uno
dei Comuni che guidano la classifica della prevenzione dei rischi
idrogeologici. «Grazie al nuovo piano regolatore che ha messo bene
a fuoco i temi della sicurezza - spiega -. E grazie a una buona
organizzazione della Protezione civile». Ma non è tutto. «Abbiamo
un gruppo operativo che ha censito corsi d' acqua minori e fossi,
mettendo a fuoco problemi e punti critici: un investimento da oltre
3 milioni di euro».
Laura Guardini
«Interventi dopo i
disastri, siamo piccoli ma non insicuri» Raimondo Balicco è il sindaco di Mezzoldo, 22
abitanti a 860 metri di quota in Valbrembana: uno dei Comuni «maglia
nera». Ma non ci sta. «Mi vien da ridere - dice -. E' vero che
l'alluvione dell'87 ha lasciato brutti segni, ma le opere di
ripristino sono in corso. E non abbiamo abitazioni in punti
pericolosi». Ma non avete neppure un piano d'emergenza. «Non siamo
in grado di averlo come singolo Comune. Ma insieme ad altri, come
Comunità montana, abbiamo provveduto».
L. Gua.
Da LA TRIBUNA DI LODI del 1 05 04
Amara,
ma motivata, lettera di Carlo Bajoni a Sindaco e Presidente della
Provincia
Silenzio sui lavori della pista ciclabile a
protezione dell’argine dell’Adda
La mancanza di notizie ufficiali ed aggiornamenti sui
progetti dell’argine ex Sicc e sulla pista ciclabile sp 25
ingenera malumore, malcontento e sfiducia nei confronti delle
Istituzioni da parte degli alluvionati. E’ incredibile ed
umiliante che, cittadini onesti, debbano “elemosinare” opere per
la messa in sicurezza dei loro beni mobili, immobili e di loro
stessi. E’ ancora più incredibile che notizie sulle prospettive
per la protezione della popolazione si apprendano solo verbalmente
in occasione di mobilitazioni e manifestazioni di protesta. Con
amarezza devo constatare che la collaborazione offerta da questo
comitato non ha sortito alcun risultato concreto, viviamo ancora
nell’incertezza del futuro e nella più totale ignoranza del se,
come e quando queste opere avranno inizio. Pensavo, pensavamo, di
vivere in un paese civile dove, a seguito di un grave evento
calamitoso, aggravato dalla disorganizzazione di parte delle
Istituzioni, si facesse il possibile (anche il più presto
possibile…) per evitare il ripetersi in futuro che il fiume invada
ancora i nostri quartieri. Chiedo una risposta alla presente, in
particolare al primo capoverso, al più presto possibile e comunque
entro i trenta giorni previsti dalle vigenti leggi. Distinti saluti.
Carlo Bajoni (Comitato Alluvionati Riva Sinistra)
alluvionati.lodi@libero.it
Via Antonio Scotti, 25
26900 Lodi)
Lodi, 22 Aprile 2004
Da IL CITTADINO del 03 05 04
Si terrà il 30
maggio a Lodi, ma il Comitato degli alluvionati si dice scettico
Adda,
un’evacuazione simulata per testare il piano di emergenza
Il nuovo piano di emergenza del comune di Lodi contro il
rischio alluvioni verrà messo alla prova il 30 maggio, con una
esercitazione di protezione civile nel corso della quale verrà
effettuata anche l’evacuazione simulata di un centinaio di
persone, ricreando le condizioni operative della terribile
esondazione dell’Adda del novembre 2002. Perplessità
sull’iniziativa vengono espresse dal Comitato alluvionati: «Meglio
che niente - commenta il coordinatore - ma la gente chiede
interventi di difesa, non esercitazioni».
Comune e Protezione
civile proveranno il piano di emergenza con il trasporto di un
centinaio di persone alla Spezzaferri.
Adda in piena, ma è
un’esercitazione
Il 30 maggio sarà
simulato lo sfollamento di Campo di Marte
Il 30 maggio sarà tutto come quella notte tra il 26 e il
27 novembre 2002: la piena a 2 metri e 30 centimetri, la zona di
Campo di Marte da sfollare, la scuola media Spezzaferri attrezzata
come dormitorio. A un anno e mezzo di distanza dalla piena del 2002,
palazzo Broletto proverà sul campo il piano di emergenza comunale
con un’esercitazione di protezione civile. Si svolgerà dalle 7.30
alle 12 di domenica 30 maggio, interesserà la zona di Campo di
Marte e prevederà l’evacuazione, volontaria, dei cittadini che
vorranno collaborare all’esercitazione. «Non sarà diramata
alcuna ordinanza, in quell’occasione - precisa Francesco
Marzorati, assessore comunale alla protezione civile -. Saranno
sfollati i residenti che daranno il proprio consenso». Allo scopo,
l’amministrazione comunale sta lavorando per organizzare un
incontro pubblico, da tenersi a metà mese (probabilmente venerdì
14 o sabato 15) in un locale messo a disposizione dalla parrocchia
del quartiere dell’Oltreadda. Sono 800, secondo i calcoli del
comune, le persone potenzialmente interessate all’evento. Per la
simulazione, tuttavia, si ipotizza la mobilitazione di un centinaio
di persone, considerati anche i limiti di spazio della scuola
Spezzaferri. L’intera giornata è ancora in fase di organizzazione
e molti particolari sono da definire. Ieri pomeriggio si è tenuta
una riunione, la seconda dedicata all’esercitazione del 30 maggio,
in municipio. Presente, tra gli altri, anche Alberto Panzera,
coordinatore dei volontari del gruppo di protezione civile di Lodi.
Panzera morde il freno: «Noi siamo pronti da un anno. Per noi sarà
l’occasione per provare attrezzature, macchinari e ponti radio».
Scettico Carlo Bajoni, coordinatore del comitato alluvionati riva
sinistra, non invitato all’incontro di ieri: «Va bene
l’esercitazione. Meglio fare qualcosa in più che qualcosa in
meno, visto che durante la piena assistemmo a interventi da Ridolini.
Ma non so quale sarà la risposta della gente se non ci sarà
comunicata la data in cui realmente si cominceranno a costruire le
opere di difesa spondale». All’assemblea con i cittadini farà
seguito un altra riunione tra comune, forze dell’ordine, regione,
provincia, prefettura e altri enti locali per definire gli aspetti
operativi. Finora, di certo, c’è l’apertura e l’utilizzo
della Spezzaferri per il ricovero temporaneo degli sfollati, mentre
difficilmente si chiuderà il ponte urbano come avvenne il 26
novembre, giorno dell’alluvione, attorno alle 11. A quell’ora
l’Adda era cresciuto di 1 metro e 65 centimetri. La soglia di
emergenza, di 2 metri e 30 centimetri sopra il livello dello zero
idrometrico, fu superata attorno alle 14. Alle 16 le fognature dei
quartieri lungo il corso del fiume cominciavano ad andare in tilt.
Il massimo livello della piena sarebbe stato toccato all’una del
27 novembre, con l’acqua a 3 metri e 43 centimetri. Da quel
momento avrebbe cominciato a defluire, lasciandosi dietro case e
strade devastate.
Fabrizio Tummolillo
L'ECO DI BERGAMO 03 05 04
Un canale per unire l'Adda all'Oglio
Permetterà di irrigare la pianura senza sprecare
acqua. E alimenterà due centrali
Un unico canale d'acqua che collega l'Adda all'Oglio?
Quello che sembrava solo un progetto sulla carta è sempre più
reale. Il Consorzio di bonifica della media e bassa pianura
bergamasca (comprende 108 Comuni, con un'area che si sviluppa dalle
Prealpi Orobiche e discende lungo la sponda sinistra del fiume Adda
da una parte e dall'altra lungo la sponda destra del fiume Oglio,
estendendosi fino a sud al confine di Cremona, per un totale di 625
mila abitanti e 132 mila ditte consorziate) annuncia uno slancio
operativo nella realizzazione di questa enorme opera idrica: a
giugno partiranno i lavori del secondo tratto del canale, dal Serio
al Cherio (il primo dall'Adda al Serio è già stato concluso);
l'opera è stata finanziata con fondi dello Stato per 15 milioni di
euro. E, a breve, si partirà per ottenere i finanziamenti per il
terzo tratto, quello dal Cherio all'Oglio (spesa prevista: 18
milioni di euro), per un costo totale di 33 milioni di euro. «È
molto importante arrivare al completamento del canale tra l'Adda e
l'Oglio. Per diversi motivi: perché l'intero progetto è
innovativo, essendo studiato in modo tale da non sprecare le risorse
idriche, ripescando, tramite i canali di raccolta, quella che già
viene usata a monte rispetto alla parte finale del percorso
Adda-Oglio. Oltretutto, è “ecologica” l'intera opera, in quanto
non intaccherà le falde acquifere sotterranee né i pozzi - spiega
il presidente del Consorzio di bonifica della media e bassa pianura
bergamasca, Marcello Moro -. L'idea, come si sa, è quella di
portare l'acqua dell'Adda verso la pianura bergamasca, per uso
irriguo, e di “ripescarla”, con tecniche ingegneristiche
d'avanguardia, lungo il percorso fino all'Oglio, dove viene in
sostanza “restituita”. Un'opera importante, dal punto di vista
ecologico, perché appunto non attingerà alle falde e ai pozzi, e
rispetterà l'equilibrio geologico del territorio; l'acqua arriverà,
per sollevamento e poi per gravità dall'alto verso il basso,
dall'Adda all'Oglio. Questo significa rispettare la struttura del
territorio». Non solo: ci sarà anche la possibilità di ricavare
energia, da quest'opera idrica. «Già, la novità sta anche in
questo - continua Marcello Moro -. In due punti il Consorzio di
bonifica sta programmando di realizzare due piccole centrali di
produzione di energia elettrica che sfrutteranno i "salti"
dell'acqua. Il primo sarà realizzato nei pressi di Medolago,
proprio dove è stato completato l'impianto di irrigazione
dell'Isola: l'idea è quella di procedere con l'elaborazione di un
progetto esecutivo e si potrebbe ipotizzare la partenza dei lavori
intorno al 2005. Questo progetto di centrale elettrica ci rende
orgogliosi, perché l'impianto consentirà al Consorzio di essere
autonomo, dal punto di vista dell'energia, in tutta la zona
dell'Isola. E non è poco dal punto di vista dei costi, e i
vantaggi, ovviamente, arriveranno ai consorziati in termini di
risparmio. Il secondo impianto di produzione di energia elettrica va
ipotizzato nella zona dell'Oglio, con un secondo “salto” d'acqua
dal canale, ma dev'essere prima completato il tratto Cherio-Oglio.
Qui, in sostanza, non dovremmo più dipendere dall'Enel per
l'energia necessaria per raccogliere, incanalare, riportare in
superficie l'acqua». Intanto, il prossimo appuntamento per il
Consorzio è ancora a giugno, e non solo per l'avvio dei lavori del
canale Serio-Cherio. «Già, a giugno avremo finalmente
l'inaugurazione dell'impianto di irrigazione di tutta l'Isola, che
il mondo dell'agricoltura attendeva da decenni: sarà presente anche
il ministro dei Lavori pubblici, a tagliare il nastro di quest'opera
che è davvero di aiuto. Non solo - aggiunge Moro -, l'obiettivo è
quello di completare finalmente tutto il canale della Gronda Sud: i
lavori risalgono agli anni Ottanta, ed è ora di porre la parola
fine anche sulla realizzazione di quest'impianto». Intanto, per i
consorziati, in questi giorni sono in arrivo le cartelle per i
pagamenti dei contributi al Consorzio: «Sì, ma per i contribuenti
ci sarà una sorpresa: nessuna spesa folle da sostenere, gli aumenti
minimi sono al di sotto del valore dell'inflazione, quindi sotto il
2% - conclude il presidente del Consorzio di bonifica -. Spero,
comunque, che il versamento dei contributi non sia visto più come
una “gabella”, dai contribuenti: se si pensa alle opere che
stiamo realizzando, si può capire perché il versamento delle
proprie quote debba essere considerato un dovere civico».
Carmen Tancredi
Da IL CITTADINO del 5 05 04
L’amministrazione
chiede ai cittadini di progettare il futuro dell’Isolabella
Un parco pubblico a due passi dal
fiume, con alberi, arredi e un argine capace di difendere le case
vicine da possibili esondazioni e di fare defluire le acque verso la
tangenziale e il comparto non urbanizzato della Selvagreca. Questo
dovrebbe essere il futuro del parco Isolabella, ma per arrivare alla
riqualificazione di quegli 8 ettari più volte piantumati e in
troppe occasioni violati da greggi di pecore, il comune chiede la
collaborazione dei cittadini.Giovedì alle 21, all’oratorio del
Borgo, in via Padre Granata, si terrà un incontro con la
partecipazione di Gianpiero Spinelli, esperto di pianificazione del
verde. Progettazione partecipata del parco Isolabella, questo
l’argomento della serata, rivolta ai residenti della città bassa
e a tutti i lodigiani che arriveranno. Si tratta del secondo piano
inserito nel bilancio sociale partecipativo 2003, che consente ai
cittadini di prendere parte attivamente alla definizione di
particolari argomenti che trovano le risorse nei capitoli del
bilancio comunale (il primo riguarda i percorsi sicuri attorno alla
scuola Don Milani). «L’intenzione dell’amministrazione comunale
- racconta Francesco Marzorati, assessore all’ecologia - è quella
di realizzare un parco urbano che sia progettato assieme ai
cittadini, i quali potranno contribuire alla definizione delle
modalità di intervento sulle difese spondali e alle loro dimensioni».
A quanto pare di capire, accantonata ormai ogni speranza nei
confronti di Autorità di bacino e dell’Agenzia per il Po, che
ancora non hanno fornito elementi per la definizione di un piano
stralcio relativo alla protezione della città, il comune pensa di
andare avanti per conto proprio. Almeno per quanto concerne alcune
zone, alcuni segmenti delle sponde del fiume nella sua fase di
attraversamento di aree urbanizzate. «Pensiamo a un terrapieno -
aggiunge Marzorati - ma sappiamo perfettamente che una diga non è
sufficiente: l’argine dovrà essere in grado di “accompagnare”
l’onda di deflusso zone in cui non ci siano ostacoli». Una difesa
spondale, piante, attrezzature per i bambini, questo diventerà il
parco Isolabella, che sarà restituito ai cittadini.
Adda, Po e Lambro al
di sotto dei livelli di guardia, la prefettura non attiva alcun
controllo particolare
La pioggia battente
non innalza i fiumi
Per ora non desta alcuna
preoccupazione il livello dei fiumi nel Lodigiano, nonostante il
maltempo di questi giorni: Adda, Po e Lambro sono abbondantemente
sotto il livello di guardia, e non sembrano destinati a salire
particolarmente nei prossimi giorni. In prefettura a Lodi non è
dunque scattato alcun livello di allarme, a differenza di quando
accaduto nelle province della fascia settentrionale della regione
Lombardia caratterizzate da alcune zone montuose. Ieri pomeriggio il
livello dell’Adda a Lodi era a quota
meno 0,39 centimetri rispetto allo zero idrometrico, cresciuto di una quindicina di
centimetri circa rispetto alle dodici ore precedenti; secondo
l’Aipo (Agenzia interregionale Po, che si occupa anche del
monitoraggio degli affluenti del Grande Fiume) nell’ultimo mese il
livello maggiore nel capoluogo di provincia era stato toccato il 20
aprile a quota
meno 0,28,
comunque circa 4 metri in meno rispetto ai livelli toccati nella
piena dell’autunno 2002. Tutto tranquillo anche nel basso
Lodigiano, dove ieri alle 16.30 il Po in territorio di San Rocco al
Porto segnava 2,69 metri sopra lo zero alla scala idrometrica a
Piacenza, con una crescita di circa 30 centimetri dalla mezzanotte
precedente. Il Grande Fiume aveva sfiorato i 3 metri nella notte tra
sabato 1 e domenica 2 maggio, ma anche in questo caso la situazione
non desta preoccupazione: il primo livello di guardia per il Po
scatta ai 6 metri sopra lo zero idrometrico, ed è opportuno
ricordare che in occasione della grande piena dell’ottobre 2000
l’acqua era salita a 10,50 metri. Tutti tranquilli all’Aipo,
nella speranza che nei prossimi giorni non si verifichino altre
perturbazioni cariche di pioggia nell’Italia nordoccidentale. Si
presenta piuttosto gonfio il Lambro nel territorio lodigiano, con il
livello che è tornato a crescere ieri pomeriggio dopo essere calato
nella mattinata. Si parla comunque di pochi centimetri e come detto
in prefettura a Lodi tutto è tranquillo: non è stato nemmeno
attivato il servizio di monitoraggio dei fiumi, primo atto di
un’eventuale necessità di porre attenzione alla situazione.
Da IL CITTADINO del 6 05 04
San
Rocco Il Po a 4,5 metri impedisce all’acqua piovana di defluire
attraverso le rogge
Bassa
all’asciutto solo con le idrovore
In
funzione da due giorni gli impianti del Consorzio Muzza
San
Rocco Da oltre 48 ore la Bassa Lodigiana sta lottando contro il Po. Per effetto
delle forti piogge il grande fiume è salito a quattro metri e mezzo
sopra lo zero idrometrico e tutta l’acqua che arriva a valle dal
Lodigiano può venir scaricata solamente grazie alle 20 idrovore
elettromeccaniche, di potenza compresa tra i 300 e i 500 kilowatt
ciascuna, installate nelle sei centrali della Bonifica Bassa
Lodigiana tra San Rocco, Caselle Landi, Castelnuovo e Maccastorna.
Le acque raccolte in quest’ultimo comune finiscono nell’Adda,
tutte le altre invece vengono riversate nel collettore di bonifica
che poi confluisce nel Po. Se le idrovore non fossero entrate in
funzione, non per colpa delle acque del fiume, ma piuttosto per
quelle che arrivano a valle e non riescono a defluire, i campi e
diversi quartieri di Guardamiglio, San Rocco, parte di Corno Giovine
e San Fiorano sarebbero già allagate. A sottolineare l’ingente
sforzo che stanno compiendo in questi giorni i tecnici del Consorzio
Muzza, pur in epoca di telecontrollo degli impianti via Internet,
sono il presidente Carlo Gattoni e il direttore Ettore Fanfani, che
aggiunge: «Ecco a cosa serve la tassa di bonifica che pagano i
proprietari di immobili in questi comuni, e che comunque non copre
tutte le spese sostenute». Fino a 120 anni fa, infatti, la Bassa
era costellata di terreni acquitrinosi, con gli edifici costruiti
sopra terrapieni. La necessità di aumentare le coltivazioni portò
alla bonifica. Al Consorzio stanno tenendo d’occhio le previsioni,
che indicano la probabilità di forti piogge per il fine settimana,
dopo una breve tregua che sembra cominciata ieri, giornata nella
quale invece erano attese precipitazioni per 50 millimetri.
Fortunatamente sopra i 1.500 metri la temperatura è tale da far
nevicare e mantenere il manto formatosi nei mesi scorsi, che,
sciogliendosi, potrebbe ingrossare ulteriormente i fiumi. L’ondata
di piena del Brembo di ieri mattina è rimasta contenuta in un metro
e 20 centimetri, raggiunti in 10 ore di crescita, e l’Adda è
arrivata a 500 metri cubi al secondo di portata, contro i 2.000
dell’alluvione del 2002. Il Po comincia a dare problemi sulle
isole golenali quando raggiunge i 5 metri e 20 centimetri, quando
arriva a filo degli argini minori. Nel Duemila il grande fiume
raggiunse i 10 metri sopra lo zero idrometrico. Dal Consorzio, alla
luce di questi dati, rassicurano: «Mediamente dobbiamo attivare le
idrovore tre o quattro volte all’anno - conclude Fanfani -, ma
proprio in momenti come questi chi paga i bollettini per la
bonifica, in media 10 euro per ogni appartamento, dovrebbe rendersi
conto che sono soldi spesi bene».
Carlo
Catena
Da Lettere al IL CITTADINO del 6
05 04
LODI
RISCHIO ALLUVIONE
Difese
no, supermercati invece sì
Gentile direttore, so di abusare della sua pazienza,
ma le vorrei raccontare una storiella. In una città lombarda di
circa 40.000 abitanti l’amministrazione
comunale,
particolarmente sensibile al fascino dei supermercati, ai circa 10
grandi e piccoli, da tempo localizzati sul territorio, accolse ed
approvò la richiesta di aggiungerne altri due: uno a Campo Marte e
uno al Pratello, due zone a comprovato rischio esondazione. Il primo
supermercato ebbe l’avallo di una “mega” perizia, che
escludeva ogni pericolo di alluvione e per il secondo fu dato un
accordo con la società “Immobiliare Saveriana srl”, perché
fossero finanziate le idrovore su due rogge vicine, tali Gaetana e
Gelata: si trattava di erigere delle paratoie con sensori, vasche,
pompe ... La sorte degli abitanti delle due zone interessate e di
altre zone alluvionate nel novembre del 2002 sembrava non
interessasse nessuno, considerato che nulla era stato fatto né
tantomeno si progettava di realizzare in un futuro prossimo: non
argini rafforzati, non regimazione dell’alveo fluviale, non canali
di deflusso, né golene ... Cosi, nell’autunno del 2004, dopo
giorni e giorni di pioggia incessante, le acque dell’Adda si
ingrossarono minacciosamente, soprattutto dopo che gli
“allegroni” di Como, per salvare la loro piazza Cavour, avevano
riversato le acque del lago nell’Adda e, per non perdere
l’appuntamento con il Brembo, avevano effettuato l’operazione
nello stesso momento in cui l’affluente bergamasco si univa alle
acque abduane. Tutti gli amministratori corsero al vecchio ponte -
non tutti: qualcuno era andato al ristorante - e il sindaco,
impavido sull’argine, discusse animatamente a lungo con i vigili
del fuoco sull’ora e sulla portata della piena, indispettito che
il fiume lo stesse smentendo al riguardo, cambiando i tempi della
massima portata. Ad un certo punto il sindaco, non riuscendo a
risolvere il dilemma dell’ora e della portata della piena, decise
di convocare la prefetta, con la quale inaugurare per la seconda
volta le chiuse della Gaetana e della Gelata, a beneficio dei
giornalisti e della televisione locale: troppo orgoglioso era di
questa opera alla “Mose”. E le acque crebbero e invasero la
Martinetta, il Capanno («qualche centimetro in più rispetto alla
passata alluvione è poca cosa» disse il sindaco), Campo Marte, via
Cavallotti, la parrocchia dell’Addolorata... L’ottuagenaria
signora Maria si svegliò di soprassalto sul letto assediato
dall’acqua e con la gola chiusa per il terrore sì sforzò di
chiedere aiuto per sé, per la sua cagnetta e per il canarino. II
signor Gaetano non riuscì a portare in salvo il suo cucciolo, che,
travolto dai ceppi della legnaia, annegò miseramente. La maestra
Ornella uscì dal suo appartamento invaso da un torrente melmoso,
servendosi di una scala e la famiglia V. ancora una volta vide il
muretto di cinta della sua villa travolto dall’impeto delle acque.
L’alba del giorno seguente si aprì su una immensa palude
formatasi per l’esondazione; nella quale solo le ristrette zone
del supermercato Zoncada e del supermercato del Pratello erano
sgombre dalle acque, simili alle “insule” del lago Gerundo.
Prefettura e comune decisero allora di trasformare i due edifici in
centri di prima accoglienza per gli alluvionati, ai quali, affluiti
in gran numero, a mò di consolazione, proiettarono il film “Il
ritorno di don Camillo”, con le scene finali dell’alluvione del
Po. Fine della storia.
P.S. Qualcuno, però, riporta una diversa conclusione
della storiella: afferma di aver visto qualche giorno dopo una gran
folla di persone, radunata davanti al palazzo del Broletto con
evidenti intenzioni bellicose!
Annamaria
Cecchi Lodi
Da IL CITTADINO del 7 05 04
Bufera
in consiglio su due progetti edilizi: sì al supermarket a rischio
esondazione
Due nuovi insediamenti a due passi dagli argini
dell’Adda sono stati approvati mercoledi sera dal consiglio
comunale di Lodi. Con due distinti provvedimenti è stato dato disco
verde alla costruzione di un supermercato a Campo di Marte, ed è
stato concesso il via alla ristrutturazione dell’ex Everlasting,
in via Defendente, attualmente di proprietà della Soledil srl.
Forza Italia e Rifondazione Comunista hanno eretto le barricate
davanti al provvedimento, ricordando la tragica alluvione del 2002 e
la conformazione del terreno, ricco di fontanili, che non
garantirebbe la sicurezza delle nuove edificazioni. Il progetto del
nuovo supermercato richiesto dalla famiglia Zoncada, è stato
illustrato dall’assessore all’urbanistica Leonardo Rudelli, che
ha ricordato come il provvedimento – che riguarda quasi
quattromila metri coperti e quasi 12mila complessivi - sia conforme
al piano regolatore cittadino mentre il terreno è stato reso
edificabile nel lontano 1994. Sulla questione è stato richiesto il
parere dell’ingegner Silvio Rossetti, consulente comunale e
redattore del piano di rischio, che ha confermato che
l’insediamento potrebbe essere soggetto a inondazioni. Anche per
la Everlasting Rudelli è stato esplicito. Sull’area di tremila
metri quadrati sorgerà un complesso di 31 appartamenti e 42 box.
Anche in questo caso Rossetti ha confermato la situazione precedente
l’alluvione e ha indicato in 69 cm la quota di sicurezza. Il
presidente della commissione Territorio Roberto Masticò pur
riconoscendo la validità dei piani di recupero, ha espresso alcune
perplessità nei confronti della sicurezza degli immobili e ha
chiesto – attraverso un ordine del giorno - all’amministrazione
di dotarsi di uno strumento che impegni la proprietà ad informare
correttamente i cittadini che andranno ad acquistare le nuove unità
abitative, sapendo che l’area è a rischio di esondazione. Il
centrosinistra si è schierato a favore dei due provvedimenti. Italo
Comacchio ha motivato il punto di vista della Quercia sulla necessità
dei due provvedimenti. «Col recupero ci libereremo di un rudere».
Sulla stessa falsariga anche la Margherita (con Felisi e Monforte)
anche se a ridosso della votazione sull’Everlasting Marco
Zaninelli ha chiesto la sospensione del consiglio per ulteriori
approfondimenti. Alla ripresa è parso convinto e ha votato col suo
gruppo a favore del recupero. Forza Italia e Rifondazione Comunista,
per una volta sulla stessa lunghezza d’onda, hanno invece
ferocemente contestato i due piani. Il capogruppo degli azzurri
Giuseppe Bruschi si è lamentato del supermercato: «La zona ha
altro genere di priorità, in fondo già esistono punti vendita nel
quartiere, mentre manca la rete fognaria». Gli ha fatto eco Giò
Gozzi: «Le difese spondali dovrebbero essere poste a carico dei
committenti». Su Everlasting, stesso fuoco di fila di Forza Italia.
Per Bruschi: «Dobbiamo costruire oltre l’altezza di sicurezza,
così non si proteggono i cittadini. Non siamo contrari agli
insediamenti dei privati, ma purtroppo il piano di rischio non è
ancora ben definito, ed i pericoli per gli insediamenti sono ancora
molto alti». Anche Pierpaolo Ceresa ha criticato i due
provvedimenti: «Nessuna costruzione sotto i limiti di sicurezza!».
Vittorio Sala ha invece chiesto delucidazioni in merito alle
consulenze dell’ing. Rossetti, mentre Luigi Anelli ha ricordato un
ordine del giorno approvato subito dopo l’alluvione col quale ci
si impegnava a non edificare nelle zone interessate dall’evento
alluvionale. Pietro Cavalli di Rifondazione Comunista si è
dichiarato «fortemente perplesso» per il nuovo supermercato e
contrario al recupero di via Defendente in quanto si tratta «di
un’operazione che non è utile alla città». In merito al
supermercato Cavalli ha poi letto una relazione redatta dallo studio
Paoletti nel 1999 nella quale si affermavano i pericoli di una
edificazione nella zona di Campo di Marte, per la presenza di
fontanili, e per la mancanza di sicurezza per via delle possibili
esondazioni del fiume. Franco Pinchiroli ha ricordato invece la
situazione dei campi di calcio della Madonnina e di Selvagreca.
Daniele
Acconci
Piove
ma l’assessore è tranquillo: «Nessun allarme»
Piove da alcuni giorni e il
pensiero di coloro che hanno vissuto quel tragico 26 novembre 2002
corre subito all’Adda che lambisce minacciosamente gli argini e
tracima. Quando Franco Pinchiroli ha presentato la sua
interrogazione (peraltro protocollata il 30 settembre 2003) in
merito alle barriere mobili, alle difese spondali e ai sacchi di
sabbia come difesa dall’acqua straripante dell’Adda, a molti è
corso un brivido per la schiena e tanti sono corsi a toccare
amuleti. Pinchiroli, attualizzando la sua interrogazione, ha quindi
chiesto: Ci sono pericoli di nuove inondazioni? Francesco Marzorati,
assessore all’ecologia, è stato perentorio e ha tranquillizzato
tutti: «La prefettura non ci ha allertato, non c’è nessun
preallarme, la pioggia dovrebbe cessare entro le prossime 48 ore».
In merito alle difese: «Nè l’Aipo, nè l’autorità di bacino
hanno fatto gli studi necessari sull’intera asta del fiume - ha
affermato Marzorati -, tuttavia il comune ha depositato negli uffici
lodigiani della regione uno studio di fattibilità sulle difese
spondali nella zona adiacente il ponte. Il progetto prevede difese
spondali con l’utilizzo di barriere mobili solo in corrispondenza
di via Mattei. I sacchetti di sabbia servono solo per difese
estemporanee, perché maneggevoli e efficaci». Critico Pinchiroli:
«Allora avremo delle difese contro le alluvioni non prima del 2010»….
Da
Lettere al IL CITTADINO del 7 05 04
FIUME
ADDA Abbassare la Briglia dopo il ponte
Com'è
noto, questo Comitato, memore dell'alluvione 2002, sta promuovendo
un'azione di iniziativa popolare - fatta di studi, pareri e proposte
- al fine di prevenire altri eventi disastrosi. Di fronte a 18 mesi
d'immobilismo dei tanti Organi ufficiali - dei quali peraltro non si
conosce ancora bene chi ha la competenza e la responsabilità di
certe decisioni - abbiamo studiato il problema esondazione del fiume
Adda, ed avanzato una proposta tecnica risolutiva, indicando alcuni
interventi indispensabili: l'abbassamento della briglia a valle del
ponte cittadino e l'adeguamento della sezione di deflusso lungo il
tratto d'Adda tra Cassano e la confluenza con il Po. Il tutto al
fine di eliminare ogni rischio d'esondazione, in caso di piena come
quella del 2002. In perfetta coerenza con questa proposta, abbiamo
anche suggerito al sindaco di Lodi, con richiesta di moratoria,
l'opportunità di sospendere gli interventi relativi alle chiuse
previste in zona Pratello, evidenziando il fatto che, qualora
venisse deciso l'abbassamento dell'Adda, quegli interventi
risulterebbero superflui. Il tutto quindi in uno spirito di
costruttiva collaborazione con le istituzioni, e con l'attenzione
rivolta anche al buon utilizzo delle pubbliche risorse. A distanza
di 50 giorni dalla nostra proposta, dobbiamo costatare il
sostanziale silenzio da parte degli Organi a vario livello
competenti (?). Ma nonostante il nostro rinnovato allarme, il
generale immobilismo persiste: imperterrito e impassibile.
Registriamo, inoltre, da parte del sindaco Ferrari e della sua
giunta, una serie di dichiarazioni e decisioni contraddittorie e per
niente tranquillizzanti. Con lettera del 19 aprile il sindaco
c'informa che la nostra proposta "è stata consegnata al tavolo
tecnico convocato in sede regionale, cui spetta la decisione degli
interventi da eseguire". Sulla stampa del 28 aprile apprendiamo
poi che la giunta comunale ha approvato il progetto e l'avvio dei
lavori relativi alle chiuse sui canali in zona Pratello, dimostrando
un beffardo menefreghismo sia della nostra proposta che della
prossima decisione regionale da lui stesso annunciata, ed anche
della nostra richiesta di moratoria. Apprendiamo, infine, dalla
stampa del 29 aprile, che la stessa Giunta Ferrari ha già
presentato, a Regione Provincia e Prefettura, un "piano
comunale anti-alluvione" che conferma in parte la necessità,
da noi proposta, di abbassare la briglia, ma poi avanza la proposta
di ampliare il ponte urbano, con l'apertura di una nuova arcata, con
l'evidente scopo di aumentare la sezione di deflusso. Ci opponiamo
decisamente all'idea di manomettere, e tanto meno di ampliare, il
ponte urbano di Lodi per il semplice fatto che lo riteniamo
superfluo ed inutile sotto l'aspetto idraulico: basti dire che
l'aumento di sezione utile di deflusso - che si otterrebbe con
l'aggiunta di una nuova arcata - lo si può ottenere abbassando di
soli trenta centimetri la quota di scorrimento sotto il ponte
stesso, compreso la quota della briglia a valle; quanto alla
larghezza dell'alveo, va notato che questo, in corrispondenza del
ponte, è già molto più largo (forse il doppio) che lungo i tratti
di monte e di valle. L'altra dichiarazione assurda, riportata dalla
stampa, è quella dell'assessore Marzorati, secondo il quale
"il letto del fiume non va dragato, perché in questi anni si
è già abbassato naturalmente" (?). Vorremmo intanto sapere
dall'assessore in conformità a quali ragionamenti, studi o sogni
viene fuori una simile dichiarazione, e poi invitarlo a fare insieme
a noi una verifica sui luoghi, in modo da fare chiarezza una volta
per tutte sulla fandonia pseudo-ambientalista, del fantomatico
abbassamento degli alvei. Di fronte a siffatte stravaganti
divagazioni e perdite di tempo, viene il dubbio che il sindaco
Ferrari e la sua giunta abbiano del tutto dimenticato ciò che è
successo nel 2002. Noi altri alluvionati invece abbiamo ben vivo
quel ricordo, viviamo nell'incubo di quell'evento e nella lucida
consapevolezza che un evento simile può ripetersi, non escluso
entro quest'anno, ed in modo ancor più disastroso. Abbiamo l'esatta
cognizione dell'estrema gravità del pericolo che incombe sulle
nostre famiglie, sui nostri figli. Non possiamo perciò tollerare
altre perdite di tempo. Gli interventi indicati nella nostra
proposta non richiedono grandi spese, non comportano complesse
elaborazioni progettuali e perciò potrebbero avere inizio già nei
prossimi mesi estivi: periodo di magra del fiume e quindi favorevole
all'esecuzione dei lavori. Insistiamo pertanto che tali interventi
siano decisi e definiti nel dettaglio con la massima urgenza, per
poterne avviare i lavori entro l'estate prossima: iniziando magari
dall'abbassamento della briglia, poiché è condiviso dall'Autorità
comunale. Questo è l'obiettivo che intendiamo perseguire con
tenacia, convinzione e senza perdere altro tempo. E' un obiettivo
oggettivamente possibile, sia sotto l'aspetto tecnico che economico.
Possiamo però sperare nel buon esito solo se la nostra azione è
condivisa da un gran numero di cittadini e sostenuta da una larga
partecipazione. Teniamo a precisare che il problema, che intendiamo
affrontare e risolvere riguarda non solo la Città di Lodi, ma tutti
i comuni rivieraschi dell'Adda, da Cassano al Po. Da qui nasce il
presente appello, che rivolgiamo a tutti i cittadini interessati, ex
e potenziali alluvionati del Lodigiano, affinché partecipino a
questa nostra iniziativa. La nostra è un'azione civile e
democratica e perciò invochiamo e speriamo in un'ampia
partecipazione dei Sindaci. Contiamo sulla loro sensibilità verso
un problema vitale che assilla intere popolazioni. Invochiamo
l'aiuto dei Tecnici, liberi professionisti, che operano nel nostro
territorio, dai quali ci attendiamo un autorevole contributo a
questo dibattito, in un confronto concreto su fatti, proposte e
situazioni reali, e non su opinioni infondate o astratte
divagazioni. Non abbiamo altro tempo da perdere. Con il presente
appello vogliamo richiamare l'attenzione di tutti, con l'invito
a riflettere sulla situazione di pericolo che incombe sul nostro
territorio, a ricordare quello che è già accaduto ed a costatare
che, a distanza di 18 mesi, siamo in quelle stesse condizioni, per
cui potrebbe accadere di nuovo ed in modo peggiore. V'invitiamo ad
esaminare la nostra proposta, a valutarla, a discuterla con noi, a
modificarla se occorre, ed infine a sostenerla con forza, affinché
sia presa, in tempi brevi, una decisione. Non permettiamo di
consumare altro tempo sulla nostra pelle e sulla testa dei nostri
figli. Per discutere insieme con voi tutti di questo problema,
abbiamo in programma la convocazione di una pubblica assemblea: da
tenere a breve, ed in luogo da decidere. V'informeremo per tempo,
contando sin da ora in un'ampia partecipazione.
Domenico Ossino
Presidente C.Al.Lo Onlus
c.al.lo@tin.it
Da
IL GIORNO del 7 05 04
COMUNE
Anche Rifondazione è contraria ai piani per Campo marte ed ex
Everlasting
Progetti,
un sì che fa acqua
POLEMICA
Nuove case e negozi in una zona a rischio d'esondazione
LODI
- Approvazione in consiglio comunale, ma con una maggioranza
risicata e un secco no di Rifondazione, per i progetti del nuovo
supermercato nell'Oltre Adda e del recupero dell'ex Everlasting, tra
via Defendente e il lungo fiume. Secondo Rifondazione e
l'opposizione (al momento del voto erano presenti in aula i
rappresentanti di Forza Italia e Alleanza Nazionale, nessuno della
Lega) il centrosinistra ha approvato interventi residenziali e
commerciali in una zona ad alto rischio, la stessa dove, non più
tardi del novembre 2002, l'Adda aveva tracimato mettendo in
ginocchio la città. Ancora una volta la maggioranza ha giustificato
la decisione con obblighi di legge. Ma fra i perplessi si è
inserito anche il coordinatore della Margherita Marco Zaninelli,
che ha chiesto una sospensione della seduta e solo successivamente
ha votato a sostegno dei provvedimenti. A Campo Marte si è dato
dunque il via libera alla costruzione di un supermercato di 2.500
metri quadrati fra la provinciale per Crema, l'ex statale Bergamina
per Riolo e il nuovo tracciato della tangenziale. «La superficie
coperta - ha sottolineato Piero Cavalli di Rifondazione - sarà
però di 10 mila metriquadri in una zona che prima si riteneva
sicura e che ora invece risulta, nella revisione del piano
idrogeologico, ad alto rischio esondazione. Inoltre un'indagine
dello studio Paoletti del '99 chiarisce che si tratta di area di
fontanili. Una collocazione inopportuna». Giuseppe Bruschi, - capogruppo
di Forza Italia, ha contestato le affermazioni del diessino Italo
Comacchio sulla necessità di un supermercato nella zona, mentre
il forzista Giò Gozzi aveva chiesto che almeno il Comune si
tutelasse, facendo sottoscrivere una liberatoria dal privato: un
paracadute in caso di eventuali richieste di risarcimento danni. «Quell'area
- ha replicato l'assessore all'Urbanistica Leonardo Rudelli - è
commerciale dal '94: non potevamo negare un diritto sancito da dieci
anni». Il provvedimento è dunque passato, con 18 voti a favore
e 9 contro. Nell'ex fabbrica di materassi dell'Everlasting, tra via
Defendente e il fiume, è invece prevista la realizzazione di 31
appartamenti, con cantine e box (17 sì e 10 no). Il piano di
assetto idrogeologico prevede la quota di edificazione a 69
metri sopra il livello del mare e, spiega l'assessore Rudelli,
tale indicazione è rispettata per quanto riguarda i locali
abitabili in senso stretto. «Non così obietta Cavalli - per le
auto nei box e le cantine. Le difficoltà in prospettiva potrebbero
essere enormi. Noi siamo solitamente favorevoli ai recuperi edilizi:
ma in questo caso, davvero, non ne vale la pena». Forza Italia ha
chiesto anche in questo caso qualche garanzia aggiuntiva. E
Roberto Masticò, che guida la Commissione territorio, ha ottenuto
alla fine l'approvazione di un documento con cui la Soledil sarà
impegnata a spostare l'ingresso da via Defendente alla piarda
Ferrari, ad arretrare di un metro su via Defendente per ampliare il
marciapiede. E, aspetto su cui i forzisti hanno insistito, ad
informare i futuri acquirenti del rischio.
Di
LAURA DE BENEDETTI
Da IL CITTADINO del 10 05 04
Esperti al capezzale
del clima lodigiano, un convegno Wwf sull’emergenza caldo
Come sarà l’estate del 2004?
Il Lodigiano sarà ancora soffocato dalla siccità dell’anno
scorso? Quali saranno i rischi per l’agricoltura, per
l’approvvigionamento idrico, per gli anziani? Se ne parlerà
durante un convegno organizzato dal Wwf della sezione Alto Lodigiano
per domenica 16 maggio nella sala espositiva della Bipielle City. Un
incontro che affronterà l’argomento allargandolo al più ampio
contesto dei cambiamenti climatici, causati dall’effetto serra,
che stanno interessando l’intero pianeta. Ad affrontare
l’argomento, la sezione dell’associazione ambientalista, guidata
da Loredana Migliore, ha chiamato a raccolta tecnici ed esperti.
Particolarmente interessante sarà l’intervento dell’ingegnere
Ettore Fanfani, direttore del Consorzio di bonifica Muzza e Basso
Lodigiano, in prima linea durante l’emergenza idrica dell’estate
2003. In quelle lunghissime settimane di siccità il Consorzio si
trovò impegnato sul duplice fronte di garantire i livelli d’acqua
minimi per l’irrigazione dei campi lodigiani e per il
raffreddamento della centrale Endesa di Tavazzano. Prima di Fanfani
parlerà Luca Mercalli, presidente della società italiana
meteorologia diventato un volto noto al pubblico televisivo per la
partecipazione alla trasmissione “Che tempo che fa” con Fabio
Fazio, su Rai 3. Di seguito interverrà Andrea Masullo, responsabile
delle campagne clima ed energia del Wwf Italia. Prenderà poi la
parola Marco Caldiroli, di Medicina Democratica, responsabile del
Centro per la salute di Castellanza intitolato a Giulio Maccacaro,
il medico epidemiologo lodigiano (nato a Codogno nel 1924, è
scomparso il 1977) tra i fondatori proprio di Medicina Democratica.
Di seguito il dibattito, moderato da Migliore. L’incontro inizierà
alle 14.30, nel salone della nuova sede della Banca Popolare in via
Polenghi Lombardo 13. All’assemblea sono stati invitati i sindaci
del territorio, le associazioni degli agricoltori e gli
amministratori di Azienda ospedaliera e Azienda sanitaria locale.
Con i vertici di Ao e Asl si discuterà dei problemi che il caldo
causa ad anziani e malati: «Come lo affronteremo nei prossimi anni?
- chiede Migliore - Abbiamo sofferto tutti, ma come possiamo aiutare
i più deboli? Quali consigli possiamo dare affinchè bambini e
anziani si proteggano? Le strutture lodigiane saranno pronte? Quali
azioni preventive stanno mettendo in campo per accogliere e gestire
quella che prospettiamo una nuova emergenza?».
F. T.
Da www.inalessandria.it
del 10 05 04
Ecco come agisce
l'amministrazione di Lodi
Domenico Ossino,
Presidente Comitato Alluvionati Lodi onlus ha inviato una nota
inerente alla Protezione Civile, dove evidenzia come agisce
l'amministrazione di Lodi. Si tratta di un tema sicuramente
rilevante. Pubblichiamo di seguito la lettera che potrebbe anche
diventare uno spunto di cronaca su questo tema.
Non aspiravo a tanta solerzia da
parte dell’amministrazione comunale. Di fatto dopo la
pubblicazione della mia lettera su questo quotidiano in data 27
aprile "Il dibattito - Alluvionati, dimenticati e ora
beffati", il 28, l’assessore Marzorati convoca tutte le parti
in campo (anche il C.Al.Lo), con una nota titolata
"esercitazione di protezione civile - Campo di Marte
2004", da tenersi il 30 maggio prossimo. In seguito sulla
stampa ho letto che lunedì 2 maggio, l’assessore Marzorati aveva
indetto una riunione con tutti i soggetti destinatari della sua
lettera, tranne il mio comitato e quello dell’Oltre Adda. Premesso
che la responsabilità per la salute della propria popolazione e la
salvaguardia delle infrastrutture produttive e residenziali di ogni
comune è in capo al Sindaco e che pertanto ha il diritto - dovere
di effettuare tutte le attività che ritiene opportune a raggiungere
i sopraelencati scopi, debbo dire che da anni esistono delle linee
guida, delle procedure, dei suggerimenti che il Dipartimento di
Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha
raccolto in una direttiva dal nome roboante "Metodo
Augustus" e pubblicata nel lontano 1997, che riprende una
direttiva firmata dall’allora sottosegretario Barberi, onde
aiutare tutti gli enti coinvolti dal sistema Protezione Civile a
predisporre i propri piani di emergenza. Nel Metodo AUGUSTUS, le
esercitazioni sono ritenute un passaggio indispensabile per ogni
pianificazione che si rispetti, ma per ottenere i risultati sperati
vanno organizzate secondo criteri ben precisi. Spesso si tende a
chiamare esercitazioni quelle attività che rientrano nel campo
specifico dell’addestramento. Per fare un esempio in chiave
militare, quando i soldati vanno al poligono a sparare, eseguono un
addestramento, quando provano a smontare e rimontare un fucile,
eseguono un addestramento, ma quando in uno scenario particolare,
insieme con altre componenti dell’esercito e con la presenza
d’ispettori qualificati, al soldato è dato l’ordine improvviso
ed inaspettato di smontare il fucile, rimontarlo e poi sparare
questa è una "esercitazion". I metodi e le linee guida
richiamate sopra, specificano chiaramente che ogni pezzo del piano,
dopo valido addestramento, va testato prima con esercitazioni per
posti comando, ovvero esercitazioni che coinvolgono solo le persone
che saranno chiamate a sviluppare l’intervento. Queste
esercitazioni spesso eseguite solo sulla carta servono ad
evidenziare le incongruità che spesso, ogni prima stesura di piano
d’emergenza, porta con sé. Dopo aver fatto le opportune
correzioni ed aver superato le esercitazioni per posti comando, i
metodi prevedono le esercitazioni reali che per primo coinvolgono le
persone tenute ad attuare i piani (volontari, dipendenti, ecc.) e
solo dopo aver verificato tutto ciò, ci si lancia in esercitazioni
che coinvolgano anche gli esterni (popolazione civile, fornitori di
risorse, infrastrutture private ecc.). Le esercitazioni definite di
terzo livello (quella che vuol fare l’assessore), sono quelle più
realistiche e che producono più informazioni e correttivi.
Purtroppo in Italia le esercitazioni di terzo livello sono
considerate più delle manifestazioni ad uso propaganda, che non dei
veri e propri esami finali di un piano, dove il candidato DEVE
essere promosso perché è bravo e non perché spettacolare. Al fine
di rendere chiaro il messaggio di quanto sopra riportato, ecco in
sintesi brevi passaggi dalla Direttiva della Presidenza del
Consiglio dei Ministri, inviata a tutti i Comuni nel dicembre 1997:
Allegato F - Caratteristiche ed
organizzazione delle esercitazioni di protezione civile
...omissis...
3. In particolare esse, secondo
gli organi coinvolti si suddividono in:
a)esercitazioni per posti
comando, quando coinvolgono unicamente gli organi direttivi e le
reti di comunicazioni;
b)esercitazioni operative quando
coinvolgono solo le strutture operative (VVF, Forze Armate,
Volontariato Gruppi comunali ecc.) con l’obiettivo specifico di
saggiarne la reattività o l’uso delle attrezzature tecniche
d’intervento;
c) esercitazioni miste, quando
sono coinvolti uomini e mezzi d’amministrazioni ed enti diversi;
d) esercitazioni dimostrative
d’uomini e mezzi che hanno la finalità insita nella
denominazione.
4. I criteri essenziali che
devono sovrintendere all’organizzazione e alla condotta delle
esercitazioni, sono: ...omissis.... Una conseguente oculata ed
economica scelta del tipo d’esercitazione da organizzare (se si
vuole sperimentare procedure è inutile coinvolgere forze in campo,
sarà più idonea l’esercitazione per posti comando). ...
omissis.... Normalmente per esercitazioni come questa pensata dalla
nostra amministrazione, sono necessari almeno sei mesi di
preparazione. Questi ovviamente sono spunti di discussione, come
scritto in premessa, ogni Sindaco può fare quello che vuole. Dopo
aver letto la parte del piano d’emergenza che ci avete inviato ed
in riferimento a quanto disposto dalla legislazione, durante
l’assemblea dell’11 marzo, affermai che il piano, avesse
nell’Allegato Elenchi, molti numeri telefonici, necessari in caso
d’emergenza, errati. Nel più ampio spirito di collaborazione
finalizzato alla tutela dei cittadini e del territorio lodigiano,
segnalo che altri punti possono meritare un ulteriore
approfondimento (se dopo l’approvazione del 2 dicembre 2003, non
è stato modificato).
Domenico Ossino -
Presidente C.Al.Lo Onlus
c.al.lo@tin.it
Da IL CITTADINO del 11 05 04
Contestata
l’esercitazione del 30 maggio a Campo Marte
Alluvionati perplessi
«Evacuazione inutile»
«Un’esercitazione ad uso di
propaganda»: Domenico Ossino, presidente del Comitato alluvionati
di Lodi boccia così la simulazione di una piena che
l’amministrazione comunale sta organizzando per domenica 30
maggio, con l’evacuazione di un centinaio di persone da Campo di
Marte. «Per iniziative del genere occorrono almeno sei mesi di
programmazione - commenta Ossino -. Invece quest’amministrazione
mette in piedi in così poco tempo un’esercitazione del genere
mentre al piano di emergenza è tuttora allegato un elenco di numeri
telefonici con numerosi errori». Francesco Marzorati, assessore
comunale alla protezione civile, taglia corto: «Ossino - è la
replica - si preoccupi della fabbrica in cui lavora (la Polenghi,
ndr) che rischia di chiudere. Ormai è in politica, faccia pure la
sua campagna elettorale». Tra il Comitato degli alluvionati guidati
da Ossino e palazzo Broletto, dunque, la tensione resta alta. La
simulazione di domenica 30 maggio è stata organizzata
dall'amministrazione comunale per provare lo sfollamento di un
centinaio di persone dall’area di Campo di Marte, tra le più
martoriate dalla piena del novembre 2003. Marzorati la presenterà
ai residenti del quartiere nel corso di un’assemblea pubblica che
si terrà venerdì 14 maggio, inizio alle 21, nel salone della
scuola materna di Campo di Marte. «Informeremo i cittadini su che
fare durante la simulazione - spiega Marzorati -. Domenica 30 maggio
presupporremo una fase di emergenza come quella dell’alluvione di
novembre, con l’evacuazione, in forma concordata, di chi vorrà
collaborare in forma volontaria». L’intera esercitazione durerà
dalle 7.30 alle 12.30 per i soggetti operativi: tecnici comunali,
Protezione civile, Croce rossa, polizia locale, operatori del 118.
L’evacuazione inizierà alle 9, quando una pattuglia della polizia
locale entrerà nelle vie di Campo di Marte annunciando l’inizio
delle operazioni con l’altoparlante. A quel punto prenderà il via
il trasporto dei cittadini con gli scuolabus alla scuola
Spezzaferri, che, come nel novembre 2002, tornerà ad essere un
centro di prima accoglienza allestito dalla Croce rossa. Al termine,
gli stessi scuolabus riporteranno a casa i partecipanti alla
simulazione. Non ci sarà alcuna chiusura del ponte sulla
tangenziale, come avvenne allora, ma tutti i mezzi utilizzeranno
comunque quello della tangenziale.
F. T.
Da IL CITTADINO del 13 05 04
Sulle rive dell’Adda raccolte decine di interviste tra
gli automobilisti indignati
Bertonico, lo scandalo del ponte finisce in tv a
“Striscia la notizia”
Pare
siano stati il vicesindaco di Castiglione d’Adda Alfredo Ferrari e
l’onorevole Andrea Gibelli, ambedue leghisti, a ottenere la
presenza della seguitissima troupe televisiva di Striscia la
notizia. E così una bufera di simpatia e di indignazione si è
abbattuta sul ponte di Bertonico ieri mattina, quando quelli del
telegiornale satirico di Canale 5 sono giunti nella Bassa per
testimoniare lo “scandalo” di un’opera bloccata a una passo
dalla conclusione. Le riprese sono durate fino al pomeriggio
inoltrato, sono state raccolte decine e decine di interviste. Il
servizio televisivo dovrebbe andare in onda già questa sera.
Bertonico
Momenti di pura comicità con Annamaria Barbera, ma anche la rabbia
degli automobilisti fermi in coda
Il ponte dell’Adda
in onda su Striscia
Arriva Sconsy con una troupe e denuncia i ritardi del
viadotto
Bertonico Una bufera di simpatia e di indignazione si è abbattuta
sul ponte di Bertonico. Ieri mattina, una troupe di “Striscia la
notizia”, il telegiornale satirico di Canale 5, è giunta nella
Bassa per testimoniare lo “scandalo” di un’opera bloccata
ormai a una passo dalla conclusione a causa del fallimento della
ditta appaltatrice, la Coop Costruttori di Argenta. Il servizio, che
dovrebbe andare in onda già questa sera, avrà come protagonista
Annamaria Barbera, in arte Sconsy, l’irresistibile comica lanciata
dopo anni di gavetta dallo Zelig e adesso approdata al programma di
Ricci. Sconsy è arrivata verso le 13 sul vecchio bailey, dopo
essere stata in un bar di Castiglione d’Adda a raccogliere qualche
parere su questa opera infinita, in compagnia del suo body-guard,
Clyde, il nome vero è Luca Maria Todini, a bordo di una Smart nera.
Via subito alle interviste agli automobilisti fermi in coda ad
attendere il verde per transitare sul ponte militare a un senso di
marcia, una situazione questa che si ripete ormai da una decina
d’anni a questa parte dopo il crollo del vecchio viadotto. La
presenza di Sconsy ha ovviamente attirato l’attenzione di molte
persone. Ne sono nati momenti di pura comicità. Per passare dalla
sponda lodigiana a quella cremasca, Sconsy ha fermato un camioncino
di muratori di Castiglione e si è messa a sedere sul cassone
posteriore in compagnia della sua “spalla” e di un giovane
lavoratore romeno. «Su questo ponte si balla proprio» ha detto
Sconsy durante la difficile traversata che ha inevitabilmente
provocato lunghe code. Ma questa volta chi era in attesa non si è
affatto arrabbiato. «Ciao Sconsy, sei grande» le ha detto una
giovane donna che fa questa strada tutti i giorni per andare al
lavoro. «Meno male che sei arrivata tu a denunciare questo schifo»
ha urlato un giovane passando in macchina. Tra un’intervista e
l’altra, la soubrette ha trovato il tempo di farsi dare passaggio
da un pullman di linea della Line, diretto a Casale. «Aspettiamo
almeno venti minuti per avere il semaforo verde e poi dobbiamo
sbrigarci a passare» racconta Rosolino, alla guida del bus pieno di
studenti diretti verso casa. Le riprese sono durate fino al
pomeriggio inoltrato. Sono state raccolte decine e decine di
interviste ma soltanto poche finiranno nel servizio che verrà messo
in onda. E ricorderà sicuramente questa giornata Giambattista
Lombardini, pensionato, di Castiglione arrivato sul ponte con la sua
vecchia Vespa: Sconsy è salita in sella allo scooter, inscenando
una gag con Clyde, che la inseguiva con dei fiori in mano. Si è
invece fatto prendere dalla rabbia Genesio Stanga, cremasco con
attività a Castiglione d’Adda, che se l’è presa con i politici
colpevoli di aver creato questa situazione. «Il ponte nuovo è lì
in esposizione» ha sentenziato davanti alle telecamere Giuseppe
Zucchelli. «Il mio percorso per andare al lavoro si allunga almeno
di una decina di chilometri» ha osservato invece Carlo, 34 anni, di
Casalpusterlengo. Manuel, 30enne di Bergamo, si è invece ormai
rassegnato: «Questa attesa al semaforo permette alla gente che
lavora di riposarsi un po’». Niente spazio invece per i politici.
Nessuna intervista, perché è in corso la campagna elettorale,
tiene giustamente a precisare Mario Molinari, il giornalista di
Striscia che ha curato il servizio assieme agli operatori Simone e
Angelo. Il merito dell’iniziativa dell’arrivo di Striscia di
notizia è tuttavia da attribuire al vicesindaco leghista di
Castiglione d’Adda Alfredo Ferrari e dell’onorevole Andrea
Gibelli che hanno scritto alla redazione della trasmissione di
Canale 5 illustrando quella che ormai in molti non stentano a
definire come la “tipica telenovela all’italiana”. Insomma, «siamo
stati spiegati?».
Cristiano
Brandazzi
Da
Lettere al IL CITTADINO del 13 05 04
PROTEZIONE CIVILE
I giusti criteri per organizzare le esercitazioni
Non
aspiravo a tanta solerzia da parte dell’amministrazione comunale.
Di fatto dopo la pubblicazione della mia lettera su questo
quotidiano in data 27 aprile “Il
dibattito - Alluvionati, dimenticati e ora beffati”, il 28,
l’assessore Marzorati convoca tutte le parti in campo (anche il
C.Al.Lo), con una nota titolata “esercitazione di protezione
civile – Campo di Marte 2004 –“, da tenersi il 30 maggio
prossimo. In seguito sulla stampa ho letto che lunedì 2 maggio,
l’assessore Marzorati aveva indetto una riunione con tutti i
soggetti destinatari della sua lettera, tranne il mio comitato e
quello dell’Oltre Adda. Premesso che la responsabilità
per la salute della propria popolazione e la salvaguardia
delle infrastrutture produttive e residenziali di ogni comune è in
capo al Sindaco e che pertanto ha il diritto - dovere di effettuare
tutte le attività che ritiene opportune a raggiungere i
sopraelencati scopi, debbo dire che da anni esistono delle linee
guida, delle procedure, dei suggerimenti che il Dipartimento di
Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha
raccolto in una direttiva dal nome roboante “Metodo Augustus” e
pubblicata nel lontano 1997, che riprende una direttiva firmata
dall’allora sottosegretario Barberi, onde aiutare tutti gli enti
coinvolti dal sistema Protezione Civile a predisporre i propri piani
di emergenza. Nel Metodo AUGUSTUS,
le esercitazioni sono ritenute un passaggio indispensabile
per ogni pianificazione che si rispetti, ma per ottenere i risultati
sperati vanno organizzate secondo criteri ben precisi. Spesso si
tende a chiamare esercitazioni quelle attività che rientrano nel
campo specifico dell’addestramento. Per fare un esempio in chiave
militare, quando i soldati vanno al poligono a sparare, eseguono un
addestramento, quando provano a smontare e rimontare un fucile,
eseguono un addestramento, ma quando in uno scenario particolare,
insieme con altre componenti dell’esercito e con la presenza
d’ispettori qualificati, al
soldato è dato l’ordine improvviso ed inaspettato di smontare il
fucile, rimontarlo e poi sparare questa è una “esercitazione”.
I metodi e le linee guida richiamate sopra, specificano chiaramente
che ogni pezzo del piano, dopo valido addestramento, va testato
prima con esercitazioni per posti comando, ovvero esercitazioni che
coinvolgono solo le persone che saranno chiamate a sviluppare
l’intervento. Queste esercitazioni spesso eseguite solo sulla
carta servono ad evidenziare le incongruità che spesso, ogni prima
stesura di piano d’emergenza, porta con sé.
Dopo aver fatto le opportune correzioni ed aver superato le
esercitazioni per posti comando, i metodi prevedono le esercitazioni
reali che per primo coinvolgono le
persone tenute ad attuare i piani (volontari, dipendenti,
ecc.) e solo dopo aver
verificato tutto ciò, ci si lancia in esercitazioni che coinvolgano
anche gli esterni (popolazione civile,
fornitori di risorse, infrastrutture private ecc.). Le
esercitazioni definite di terzo livello (quella che vuol fare
l’assessore), sono quelle più realistiche e che producono più
informazioni e correttivi. Purtroppo in Italia le esercitazioni di
terzo livello sono considerate più delle manifestazioni
ad uso “propaganda”, che non dei veri e propri esami
finali di un piano, dove il candidato DEVE essere promosso perché
è bravo e non perché spettacolare. Al fine di rendere chiaro il
messaggio di quanto sopra riportato, ecco in sintesi brevi passaggi
dalla Direttiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri, inviata
a tutti i Comuni nel dicembre 1997:
Allegato F -
Caratteristiche ed organizzazione delle esercitazioni di protezione
civile ...omissis...
3. In particolare esse, secondo gli organi coinvolti si
suddividono in:
a)
esercitazioni
“per posti comando”, quando coinvolgono unicamente gli organi
direttivi e le reti di comunicazioni;
b)
esercitazioni
“operative” quando coinvolgono solo le strutture operative (VVF,
Forze Armate, Volontariato Gruppi comunali ecc.) con l’obiettivo
specifico di saggiarne la reattività o l’uso delle attrezzature
tecniche d’intervento;
c)
esercitazioni
miste, quando sono coinvolti uomini e mezzi d’amministrazioni ed
enti diversi;
d)
esercitazioni
dimostrative d’uomini e mezzi che hanno la finalità insita nella
denominazione.
4. I criteri essenziali che devono sovrintendere
all’organizzazione e alla condotta delle esercitazioni, sono:
...omissis.... Una conseguente oculata ed economica scelta del tipo
d’esercitazione da organizzare (se si vuole sperimentare procedure
è inutile coinvolgere forze in campo, sarà più idonea
l’esercitazione per posti comando). ... omissis....
Normalmente per esercitazioni
come questa pensata dalla nostra amministrazione, sono necessari
almeno sei mesi di preparazione.
Questi
ovviamente sono spunti di discussione, come scritto in premessa,
ogni Sindaco può fare quello che vuole. Dopo aver letto la parte
del piano d’emergenza che ci avete inviato ed in riferimento a
quanto disposto dalla legislazione, durante l’assemblea dell’11
marzo, affermai che il piano, avesse nell’Allegato Elenchi, molti
numeri telefonici, necessari in caso d’emergenza, errati. Nel più
ampio spirito di collaborazione finalizzato alla tutela dei
cittadini e del territorio lodigiano, segnalo che altri punti
possono meritare un ulteriore approfondimento (se dopo
l’approvazione del 2 dicembre 2003, non è stato modificato).
Domenico
Ossino
Presidente
C.Al.Lo Onlus
c.al.lo@tin.it
COMUNE
E COMITATO
Una reazione di
inspiegabile scompostezza
Egregio direttore, leggo sul numero di martedì 11 maggio
l’articolo a firma F.T. dal titolo “Alluvionati perplessi –
Evacuazione inutile”. Premetto che la mia non vuole essere una
difesa d’ufficio (la persona interessata sa certo ribadire in
proprio). Da cittadina impegnata nel Comitato Alluvionati C.Al.Lo.
mi preme però evidenziare che l’impressione che ho ricavato è
che l’assessore Marzorati abbia reagito perdendo il controllo di sè.
Mi spiego meglio, andando per ordine.
Che il piano di emergenza contenga vistosi errori è un dato
inconfutabile. Non è ammesso che in stato di necessità ci si debba
trovare a chiamare numeri di telefono che non corrispondono a quanto
indicato. La sola mia esperienza in campo editoriale mi ricorda che,
se avessi commesso inesattezze così macroscopiche, mi sarei presa
una gran tirata d’orecchi e non mi sarei permessa di replicare!
Qualunque sia la linea difensiva che Marzorati abbia creduto di
adottare, quella dell’attacco personale è un atteggiamento già
visto, ma che non paga. Ritengo che ognuno di noi sia libero di
rivestire più ruoli, senza che l’uno escluda l’altro. Le frasi
sulla Polenghi e sulla adesione alla lista civica da parte del
presidente del Comitato, Ossino, suonano stridenti in quanto
proferite da chi è in politica da tempo. O forse si tratta solo di
aver perso la testa sotto le elezioni???? Io sono fuori dalle parti,
né sono candidata per alcuno: cosa dirà a me? Mi permetta, caro
amministratore: abbia più stile la prossima volta, e gli
alluvionati avranno forse più fiducia! Cordialmente
Carmen Ansi Lodi
Da IL CITTADINO del 14 05 04
Gli interventi previsti nella revisione dello studio sul
rischio idrogeologico
Per proteggere Lodi dalle alluvioni sono necessari 10
milioni di euro
Ammontano a 10 milioni di euro i costi necessari per
realizzare tutti gli interventi più opportuni a garantire una
adeguata protezione di Lodi dalle esuberanze del fiume Adda: la
stima è contenuta nella revisione dello studio sul rischio
idrogeologico predisposto per conto del comune. Nel documento, che
verrà presentato ufficialmente il 17 maggio, vengono formulate
nuove ipotesi, come un argine lungo la tangenziale a valle del
ponte, in sponda destra.
Il piano per la messa in sicurezza della città verrà
presentato lunedì alla commissione territorio
Dieci milioni contro le alluvioni
Fra le ipotesi studiate l’eliminazione dell’isolotto
Achilli
Servono
dieci milioni di euro per mettere la città di Lodi al sicuro dalle
alluvioni. Tanto costerebbe realizzare la serie di opere prevista
dal piano di rischio idrologico e idraulico redatto dallo studio
Paoletti. Agli interventi già messi in campo dall’amministrazione
comunale quali l’argine all’ex Sicc (un milione di euro il
costo), l’argine lungo la provinciale per Boffalora (2,88 milioni
di euro, in collaborazione con la provincia) e le contestate chiuse
sulle rogge Gaetana e Gelata (800 mila euro) lo studio ne affianca
altri già annunciati da palazzo Broletto quali l’abbassamento
della briglia (2,5 milioni di euro) e altri nuovi come un piccolo
argine a difesa del condominio di via Po, sulla sponda sinistra a
valle del ponte. Lunedì il piano sarà presentato dall’ingegnere
Silvio Rossetti dello studio Paoletti, autore del primo piano di
rischio idrogeologico e della successiva revisione, alla commissione
territorio presieduta dal consigliere comunale di Cento Paesi
Roberto Masticò. Sarà presentata una relazione tecnica di una
quindicina di pagine dove, partendo dalla piena del novembre 2002 e
dalla correzione dei dati topografici errati utilizzati nella
stesura del primo piano, Rossetti indica una serie di interventi, i
loro costi, le priorità, la conseguente diminuzione (o
l’incremento) del livello dell’acqua. Il piano ribadisce la bontà
dell’argine all’ex Sicc in sponda sinistra («in grado di
eliminare il rischio idraulico della porzione del quartiere
Revellino tra argine, via Cavallotti e provinciale senza provocare
alcun incremento»), dell’arginatura lungo la provinciale per
Boffalora (ridurrà «significativamente il rischio di Campo Marte,
Revellino e in generale di tutto l’Oltre Adda urbanizzato») e
delle chiuse sulle rogge Gelata e Gaetana, sulle quali pende il
ricorso al Tar dei comitati degli alluvionati. Per tenere
all’asciutto la Martinetta, la zona di via Vecchio Bersaglio, del
Capanno e di via Defendente è ipotizzata un’arginatura lungo la
sponda destra dalla spalla del ponte vecchio alla provinciale per
Montanaso Lombardo e una chiusa sulla roggia Roggione per una spesa
di 4 milioni di euro. Un’arginatura in sponda destra, tra la rampa
di accesso di via Massena e la nuova tangenziale est, garantirebbe
la sicurezza ai residenti in zona Selvagreca, Isola Bella e in Borgo
Adda: costo 700 mila euro. Un’ulteriore chiusa potrebbe essere
collocata sulla roggia Molina, a valle del ponte, in sponda destra,
in corrispondenza della tangenziale. Proprio per trasformare la
tangenziale in un vero e proprio argine, dovrebbero essere costruiti
dei dossi lungo le strade campestri che l’attraversano, al fine di
bloccare l’acqua: spesa prevista 700 mila euro. Un altro argine è
ipotizzato lungo la sponda sinistra dal ponte alla tangenziale in
zona del molino Contarico a tutela del Revellino: il costo è
valutato in 700 mila euro. C’è poi l’idea di un «modesto
rilevato attorno al condominio di via Po», in grado di «risolvere
definitivamente i problemi di rischio idraulico» del condominio «senza
provocare alcun incremento del livello idrico di piena nelle altre
zone»: 80 mila euro di costo. C’è poi il maxi intervento sul
ponte urbano, con l’apertura di una nuova campata in sponda
sinistra, l’abbassamento della parte sinistra della briglia e la
pulizia dell’alveo, per una spesa di 1,5 milioni di euro.
L’abbassamento dell’intera briglia di 1,5 metri («che produrrà
una diminuzione dei livelli idrici a monte di circa 10 centimetri al
massimo») dovrebbe essere abbinata al consolidamento dei piloni del
ponte: in totale 2,5 milioni di spesa. Si tratta di interventi per
mettere in sicurezza l’abitato e favorire il deflusso delle acque,
anche se il “collo di bottiglia” che ostacola lo scorrere
dell’Adda non si trova nel tratto urbano bensì in zona Isola
bella: «provoca rigurgito idraulico verso monte», spiega la
relazione. «Si tratta di vari scenari - spiega il sindaco Aurelio
Ferrari - che stiamo valutando con la regione Lombardia, alla quale
spetta il compito di intervenire». Saranno i contributi del
Pirellone a stabilire quanti e quali progetti mettere in campo,
seguendo le priorità indicate dallo studio: «Anche se potremmo
valutare una nostra compartecipazione», ammette Ferrari. Solo
ipotesi teoriche, infine, quelle dell’abbattimento del ponte
vecchio (i suoi piloni frenano l’acqua) a favore di un altro meno
invasiva dell’alveo, lo scavo di un by-pass, un canale che aggiri
Campo Marte, da 200 metri cubi al secondo di portata, e
l’eliminazione (considerata inutile dallo stesso Rossetti)
dell’Isolotto Achilli. «Alcune estremamente interessanti dal
punto di vista tecnico - commenta Ferrari - ma improponibili nella
realtà».
Fabrizio
Tummolillo
Da
LA TRIBUNA DI LODI del 15 05 04
Ossino
chiede al Sindaco di rispondere
In
questi giorni Domenico Ossino, presidente del Comitato alluvionati
Lodi onlus, ha inviato una nuova, documentata lettera ad Aurelio
Ferrari per chiedergli di rispondere alle proposte tecniche
presentate nell’assemblea pubblica degli alluvionati fin dall’11
marzo scorso. Il testo completo, già pubblicato sul Cittadino, è
consultabile nel nostro sito www.listalodigiani.it
.
Da IL CITTADINO del 18 05 04
Lo sostiene uno studio sulle difese spondali da realizzare:
il documento è stato illustrato in commissione territorio
Il ponte ostacola il deflusso delle piene
Bisognerebbe abbatterlo e ricostruirlo con due piloni
soltanto
A parlarne sembra una stravaganza ma i calcoli danno
ragione all’ipotesi. Il ponte urbano è un ostacolo al deflusso
delle piene dell’Adda con i suoi otto piloni in alveo. Abbatterlo
e costruirne un altro con uno o due soli piloni permetterebbe di
diminuire l’onda di piena di un metro. L’ha ribadito, calcoli
alla mano, l’ingegnere Silvio Rossetti alla commissione comunale
territorio ieri sera, in municipio. Rossetti, il professionista a
cui l’amministrazione comunale ha dato l’incarico di revisionare
il piano comunale di rischio idrologico e idraulico (da lui stesso
redatto), ha illustrato alla commissione presieduta dal consigliere
comunale di Cento Paesi Roberto Masticò costi, priorità e
ripercussioni delle opere di difesa necessarie a tutelare Lodi. «Opere
di cui il piano tratteggia costi di massima e tesi preliminari da
verificare in sede di progetto - ha tenuto a ribadire all’inizio
dell’incontro l’assessore all’ecologia Francesco Marzorati -.
L’amministrazione comunale ha voluto comunque prenderle in
considerazione in mancanza degli studi completi sull’asta
dell’Adda promessi da Autorità di Bacino e Aipo (Agenzia
Interregionale per il Fiume Po, ndr) e di cui non abbiamo più avuto
notizia». Lo studio di Rossetti ha corretto alcuni dati topografici
errati utilizzati per la prima stesura e, soprattutto, ha preso in
considerazione l’esperienza della piena del novembre 2002,
rimarcandone l’eccezionalità: «La differenza tra quella del 2002
e una piena di 200 anni (ovvero così violenta da presentarsi con
tale frequenza, ndr) è stata di 70 metri cubi d’acqua». Erano
1.900 quelli che, ogni secondo, scorrevano nell’Adda, 1.970 quelli
di una piena di dimensioni tali da accadere una volta ogni due
secoli. Tra gli interventi illustrati ai consiglieri (presenti anche
rappresentanti degli alluvionati, delle associazioni ambientaliste e
dei consigli di zona) vi sono argini a monte e a valle del ponte
urbano e chiuse sulle rogge che si immettono nell’Adda. Per alcuni
di questi, come le idrovore sulle rogge Gaetana, Gelata e Roggione
in sponda destra, esistono già finanziamenti e progetti. Quanto
alle altre, Rossetti ha sottolineato l’importanza di aprire
un’ulteriore arcata sotto il ponte, in sponda sinistra per
favorire il deflusso dell’acqua («Un by-pass come quelli che si
fanno alle coronarie») da abbinare all’abbassamento della sommità
della briglia nella metà lungo la stessa sponda, più alta della
metà destra. Ha spezzato una lancia a favore delle pulizie in alveo
(«Quando la pulizia è opportuna, come in prossimità del ponte
dove si sono creati isolotti, non quando è una buca di 35 metri»)
e ha ribadito un dato: «Dal 1884 a oggi il letto del fiume si è
abbassato di 5,5 metri». Infine l’ipotesi di un ponte meno
invasivo dell’Adda (ipotesi che qualche consigliere ha definito «da
fiaba»): «Sappiamo tutti che fa parte della storia di Lodi ma da
un punto di vista idraulico, “asettico”, è un imbuto». Il
piano passerà nei prossimi giorni all’attenzione di consigli di
zona, di altre commissioni comunali e, infine, del consiglio
comunale.
Fabrizio
Tummolillo
Intanto
la regione apre i cordoni della borsa: arrivati i 2 milioni di
contributi per le case
È arrivato a palazzo Broletto nei giorni scorsi il “maxi
assegno” di 2 milioni 300 mila euro di contributo regionale da
distribuire agli alluvionati per i danni subiti dalle abitazioni
durante la piena del novembre 2002. Uno stanziamento già annunciato
dalla giunta del presidente Roberto Formigoni e peraltro confermato
dall’assessore provinciale all’ecologia Francesca Sanna, in
occasione dell’approvazione del bilancio 2003. Ora i soldi sono
nella piena disponibilità dell’amministrazione comunale. Il
contributo al comune di Lodi è di 2.310.543 euro, 107.397 sono i
finanziamenti destinati a Castiglione d’Adda, 9.750 quelli per
Cavenago. Per Lodi il danno complessivo, valutato in base alle
autocertificazioni presentate dagli alluvionati, era di 3.592.403
euro (a cui si aggiungono 18.693 euro di spese per perizie), in
parte già coperto da contributi provinciali e comunali per 459.586
euro e da coperture assicurative per 15.200 euro. Oggi la
commissione programmazione e bilancio presieduta dal consigliere
comunale di An Giovanni Gualteri si riunirà per discutere di una
serie di variazioni al bilancio di previsione, variazioni tra le
quali trova spazio anche il contributo regionale per il quale dovrà
essere previsto un apposito capitolo di bilancio. Gli uffici
comunali sono al lavoro per valutare l’erogazione dei contributi.
Nei prossimi giorni saranno inviate alle famiglie lodigiane che
avevano presentato richiesta di contributi a copertura delle spese
una lettera in cui si specificano la modalità dell’erogazione. È
quindi prematuro telefonare per chiedere informazioni: gli uffici
sono al lavoro per valutare le richieste presentate alla luce delle
rigide prescrizioni previste dallo stanziamento regionale,
prescrizioni alle quali palazzo Broletto dovrà obbligatoriamente
attenersi. Per ogni singolo caso, per esempio, è prevista una
franchigia di 2.500 euro: danni documentati inferiori a tale cifra
non saranno rimborsati. Indispensabile, inoltre, la presentazione di
pezze giustificative, quali fatture e scontrini. I rimborsi
riguardano esclusivamente danni strutturali alle abitazioni. Tutte
informazioni che nei prossimi giorni saranno rese note dagli uffici
comunali agli interessati.
F.
T.
Sale
la protesta di Campo di Marte contro l’esercitazione del 30 maggio
Doveva essere una serata rivolta alla formazione
costruttiva, ma la discussione, tenutasi venerdì sera alla scuola
materna di Campo di Marte, inerente all’esercitazione
d’evacuazione, disposta dal comune e pianificata dalla protezione
civile di Lodi per il 30 maggio, è ritornata a trattare temi
scottanti. Ancora una volta è risuonata la paura degli abitanti del
quartiere colpito dall’alluvione, paura che qualcosa di concreto
non sia portato a termine e che tutto resti in fumose parole, così
come ancora forte è parso essere il risentimento verso
l’amministrazione comunale, unito all’amarezza e alla
disillusione. In un’atmosfera simile, è stato davvero difficile
parlare di collaborazione e la parola «simulazione d’evacuazione»
non poteva che essere immediatamente associata, per voce di molti
presenti, alla cosiddetta «ennesima pagliacciata». La parola
d’apertura è stata dell’assessore all’ecologia Francesco
Marzorati che ha spiegato in cosa consiste la simulazione:
l’attività d’esercitazione è programmata per la mattina di
domenica 30 maggio, quando i nuclei operativi della struttura
comunale, del Parco Adda, dei vigili del fuoco, dei volontari della
protezione civile, della Croce rossa, nonché di polizia e
carabinieri prenderanno posto nel quartiere Campo di Marte e
cominceranno i preparativi per l’evacuazione vera e propria, che
avverrà a partire dalle ore 9. La disponibilità dei cittadini è
richiesta, fin dal primo mattino, nel permettere lo sgombero delle
automobili dalla zona. Per l’esercitazione viene messo a
disposizione il parcheggio dell’ex macello e per le attività di
trasporto dei cittadini vengono garantiti degli scuolabus che, a
evacuazione effettuata, condurranno le famiglie presso la scuola di
via Spezzaferri per la registrazione, mentre i gruppi operativi
terminano l’attività sul posto, annotano i tempi e il centro
operativo comunale effettua le chiamate di verifica nel sito a
rischio. Pronta e decisa la risposta della quarantina d’abitanti:
«Non vogliamo simulazioni ma fatti». La serata ritorna, così, a
centrarsi sulle colpe del disastro 2002. Il senso della simulazione
è accantonato, le necessità d’educazione alla sicurezza e di
collaborazione scompaiono. Gli errori, certo, vengono nuovamente
ammessi, si cerca di rassicurare e di riportare la discussione al
tema centrale, ma nulla è utile, nemmeno la mediazione tecnica. Il
malcontento emerge, Marzorati ribadisce: «La simulazione si farà,
se i cittadini non collaborano la faranno solo i nostri nuclei
operativi, ma è necessaria». Grande amarezza, invece, nelle parole
di Alberto Panzera, coordinatore della protezione civile di Lodi: «Capisco
l’amarezza di questa gente e sono loro vicino, ma questa
operazione la stiamo preparando da un anno, mi chiedo l’utilità
di condurla da soli, ed è un lavoro che da volontari facciamo
soprattutto per loro. La serata non doveva andare così».
San Rocco Ci sono fondi a disposizione, al sindaco però
non interessa
Il comune non vuole l’imbarcadero ma il Consorzio del Po
non si ferma
San Rocco «Continueremo sulla strada intrapresa e presenteremo il
progetto per gli approdi sul fiume». Il presidente del Consorzio
Po, l’ex senatore Michele Bucci, incassa il no di San Rocco al
Porto ma non demorde e continua nella sua campagna per la
valorizzazione turistica del Grande fiume nel Lodigiano. «Ci sono
finanziamenti interessanti da andare a prendere in regione
Lombardia, fondi che possono coprire fino al 70 per cento delle
spese: per accedervi, però, dobbiamo arrivare con un progetto forte
e condiviso». Ma intanto San Rocco si dice non interessata alla
localizzazione di uno degli attracchi nel suo territorio: «Non ne
abbiamo mai avuti, a differenza di altre realtà, e poi mancano i
rilievi turistici da valorizzare», spiega il sindaco Giacomo
Chiodaroli. Bucci, dal canto suo, non intende polemizzare: «Ogni
paese valuta tutti gli aspetti legati all’adesione al progetto e
Chiodaroli ha tutta la facoltà di decidere ciò che ritiene
migliore». L’ex senatore, però, non è preoccupato: «Da altre
parti, viceversa, abbiamo raccolto approvazione, giungendo ormai ad
identificare i tre punti ideali: i Morti della Porchera a Corno
Giovine, l’area di Somaglia e la Corte Sant’Andrea di Senna
Lodigiana». Secondo i rilievi, operati dai tecnici della Regione
Lombardia durante i sopralluoghi della scorsa settimana, la sponda
lodigiana si presterebbe agli attracchi ancor più di quella
piacentina, visto che anche in periodi di magra garantirebbe tre
metri d’acqua: «Ma l’atteggiamento deve essere comunque di
apertura e collaborazione, mettendo in comune gli interessi -
prosegue Bucci - e per questo motivo la prossima settimana mi
incontrerò con il sindaco di Piacenza». Intanto il Consorzio Po
spera di aver fatto breccia anche presso la provincia di Lodi: «L’assessore
Alessandro Manfredi riceverà al più presto l’esito dei
sopralluoghi, come ha richiesto. L’appoggio dell’istituzione
provinciale è fondamentale». Proprio ora, però, arriva il momento
di tirare di tirare il freno: «Nei prossimi due mesi l’attività
del Consorzio sarà di basso profilo, perché non vogliamo in alcun
modo interferire con le elezioni». Ma i lavori non si fermeranno:
«Approfitteremo della pausa politica per impegnarci fittamente da
un punto di vista tecnico e per farci trovare pronti con il progetto
al momento opportuno».
P.
M.
Da Lettere al IL CITTADINO DEL 18
05 04
RISCHIO ADDA/1
Cosa c’entra la Polenghi con l’alluvione?
Egregio
Direttore, con un ingiustificato attacco personale l’assessore
Francesco Marzorati replica alla mia dichiarazione, nella quale
avevo definito la prova di esercitazione civile del 30 maggio “ad
uso di propaganda”. Avevo argomentato tale giudizio negativo con
diverse, circostanziate considerazioni tecniche. Mi sarei aspettato
una replica, del tutto legittima, nel merito delle stesse ed invece
l’assessore di Rifondazione Comunista – in puro stile leninista
– passa agli insulti personali, invitandomi ad occuparmi della mia
campagna elettorale e “della fabbrica in cui lavoro, che rischia
di chiudere”. L’assessore Marzorati in un solo colpo commette
due gravi scorrettezze. Evita di rispondere nel merito alle mie
considerazioni critiche, e a ciò sarebbe tenuto per il suo dovere
d’ufficio, visto che il suo incarico è pagato anche dai cittadini
alluvionati. Ma all’assessore interessa la polemica contro chi non
la pensa come lui ed è in cima ai suoi pensieri proprio la campagna
elettorale, quella del suo partito, naturalmente. Non si accorge, in
questo modo, di “parlare di corda in casa dell’impiccato”.
L’invito ad occuparmi della Polenghi Lombardo, l’azienda nella
quale lavoro, è particolarmente gratuita ed offensiva. Non ho
bisogno dell’invito dell’assessore per occuparmi, anche come
delegato della RSU, del destino della mia azienda. Sono anni che,
quotidianamente, lo faccio. Alla causa della difesa dei nostri posti
di lavoro ho dato e continuerò a dare ogni mia energia. Anche oggi,
ho scritto questa lettera, dopo aver partecipato ad una nuova
riunione sindacale, lontano da Lodi, per l’esame di una situazione
in continuo aggiornamento. Questa è la mia agenda, con la Polenghi
Lombardo sempre in primo piano. Sarebbe interessante conoscere
l’agenda dell’assessore, magari per scoprire che della Polenghi
Lombardo si occupa soltanto per fare una battuta infelice nei
confronti di chi non la pensa come lui.
RISCHIO ADDA/2
Io ci sarò nonostante l’assessore
Gentile direttore, ho assistito, quale parte in causa, alla
riunione, convocata con il seguente volantino: «L’amministrazione
comunale di Lodi invita i cittadini a una riunione - 14 Maggio 2004
ore 21.00 presso la scuola materna di Campo Marte - per informare e
discutere circa la esercitazione di protezione civile programmata
per il 30 maggio. L’esercitazione interesserà la zona di Campo
Marte e prevede l’evacuazione concordata verso la scuola di via
Spezzaferri». Ho apprezzato il gesto dell’amministrazione
esclusivamente fine a se stesso, perché se rapportato al fatto che
ancor oggi non siamo stati messi in sicurezza sono sgomenta come
tutti gli alluvionati. La ragione dell’aver organizzato questa
prova d’evacuazione la capisco da sola; nel novembre del 2002
l’amministrazione era stata disorganizzata, incapace e chi doveva
non era in grado di leggere bene i dati (così come sostenuto dal
signor sindaco) e così ci hanno lasciato soli, abbandonati
all’acqua, chiamiamola pure “acqua” dell’Adda, quindi …
con un “mea culpa” tardivo (l’assessore Marzorati il 14 maggio
lo ha ammesso più volte, onore al merito) adesso si cerca di
imparare dagli errori. Buona cosa, ma … non è anche il caso di
accelerare i lavori non ancora incominciati per metterci in
sicurezza e guardare finalmente al futuro? Oppure come ha detto il
rappresentante della protezione civile presente il 14 maggio
dobbiamo affidarci al Padre Eterno ancora per un po’? Detto ciò e
risparmiando i commenti sentiti durante e fuori la riunione io,
personalmente, parteciperò alle prova di evacuazione, ma non ho
gradito l’atteggiamento dispotico dell’assessore Marzorati. I
politici forse hanno bisogno di fare molte prove prima di
presentarsi in pubblico, prove per imparare come si tengono le
pubbliche relazioni, perché aggredire l’interlocutore
semplicemente perché non è d’accordo con noi, con frasi come «adesso
decido io, adesso si fa così, e non m’interessa che ci siate o
meno» (ma nel volantino non si parlava di informare e discutere
l’evacuazione concordata? Alla faccia!) non mi pare tanto
democratico. Primo, la macchina all’ex macello dove l’acqua
nella passata alluvione è arrivata la porta il signor assessore,
perché se la prova di evacuazione deve essere seria la si fa
seriamente fino in fondo e non «adesso portiamo le macchine
all’ex macello e poi nell’evacuazione reale le portiamo in
tangenziale” (perché ci siamo lamentati in massa della soluzione
ex macello). Secondo, io sarò lì senza auto e voglio vedere se non
mi fate fare la prova di evacuazione da appiedata. Detto tutto ciò
ci sarò, lo ripeto, perché credo che anche queste cose servano per
migliorare la qualità della vita dei cittadini e che permettano
all’amministrazione di aggiustare il tiro, ma, e qui mi rivolgo
direttamente all’assessore Marzorati, caro assessore, la
democrazia è confrontarsi nelle idee e non arroccarsi sulle proprie
posizioni, nella sua personale scacchiera faccia pure il Re, nella
mia gli ordini non li ricevo da lei, né da nessuno, solo da me
stessa. Il mio buon senso di cittadina di Lodi mi farà essere lì
all’esercitazione di evacuazione nonostante ci possa essere lei
assessore Marzorati o semplicemente esserne uno dei promotori, perché
se avessi agito in base all’istinto e a quello che ho pensato la
sera del 14 maggio non ci verrei e la ragione sarebbe solo per il
suo modo di esporre le cose e il suo modo di porsi. Siccome credo
che quest’evento abbia comportato e comporti un notevole impegno
da parte dell’amministrazione e della protezione civile sorvolerò
e cancellerò quello che sarebbe semplicemente stato un gesto di
ripicca che mi verrebbe spontaneo pensandola.
Antonella
Rossi Lodi
RISCHIO ADDA/3
Bisogna avviare gli interventi promessi
La
sera del 14 Maggio scorso si è svolta, presso la Scuola Materna di
Campo di Marte, un’assemblea dei residenti indetta
dall’Assessore Marzorati riguardante la prossima esercitazione
della protezione civile del 30 maggio ed inerente al rischio
alluvionale. I residenti che hanno partecipato con spirito
collaborativo hanno fatto, dall’apertura dell’assemblea, domande
sullo stato delle opere necessarie alla sicurezza del quartiere. Le
risposte evasive su questo tema essenziale ed alcune veramente
infelici: “Dobbiamo affidarci alle mani di Dio…”, oppure:
“Questa esercitazione serve a farvi abituare alle procedure di
evacuazione così la prossima volta saprete cosa fare…” hanno
scatenato l’assemblea rendendo quasi impossibile soffermarsi
sull’esercitazione stessa. Ancora una volta gli amministratori
pubblici devono prendere atto che la gente li vede come “nemici”
e ciò succederà sino a quando i lavori previsti (argine ex sicc e
pista ciclabile per Boffalora) non saranno eseguiti.
Ma, soprattutto, ancora una volta gli amministratori pubblici
devono prendere atto di essere contestati duramente non da un gruppo
di studenti (ai quali non voglio togliere nulla dell’entusiasmo
adolescenziale di voler cambiare il mondo…) ma da mamme e nonne
che, se non fosse per loro una cosa così importante, non avrebbero
certo nessun’intenzione la sera di uscire da casa e di recarsi ad
un’assemblea ad urlare la loro rabbia d’essere ancora a rischio.
Che dire poi del cronista del “Cittadino” il quale, presente per
redigere una cronaca dell’incontro (o almeno di questo ero
convinto…), ad un certo punto interviene schierandosi da una parte
gettando benzina sul fuoco dell’assemblea?! Che cosa occorrerà
per far capire a chi compete che quelle opere più sopra citate
“devono” iniziare? A che servono questi segnali forti se cadono
nel nulla? Capiscono i nostri amministratori che il tempo non
rimargina “queste” ferite? Che non si può vivere nell’incubo?
Che se dovesse verificarsi nuovamente un evento simile a quello del
novembre 2002 senza che (almeno) i lavori siano iniziati, alle mamme
ed alle nonne si affiancheranno mariti, figli, nipoti, parenti ed
amici in una protesta difficilmente controllabile? Che i 20/25 mila
euro di danni a famiglia (stimati correttamente dal Sindaco dopo
poche ore dall’inondazione) non possono essere sopportati una
seconda volta? Che non è possibile “evacuare” mobili,
elettrodomestici ed effetti personali? Sarò presente alla prova
d’evacuazione, almeno ad una parte di essa in quanto è
difficilmente comprensibile il fatto che, in questa prova, le
vetture si debbano portare in luogo diverso da quello nel quale
invece si dovrebbero portare nella realtà. Non è fuorviante fare
una prova “diversa” dal vero? Sarò presente, anche se non mi è
piaciuto il tono autoritario di Marzorati: “qui decido io e si fa
quello che dico io e basta!”. Evviva la democrazia… Concludo
dicendo: “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”, se
ad oltre un anno e mezzo dal tragico evento le “mamme e le
nonne” hanno ancora necessità di “urlare”, qualcosa che non
va c’è. Il qualcosa che non va è molto semplice, le due cose
necessarie alla nostra sicurezza
che parevano acquisite sembrano evanescenti come oasi nel
deserto e se, mentre per l’argine ex sicc, quantomeno il Sindaco
ci ha indicato il possibile inizio dei lavori in autunno di
quest’anno (conserveremo questa comunicazione come una reliquia in
attesa dei lavori…) dalla Provincia non giungono notizie (seppur
da me richieste anche per iscritto) sulla pista ciclabile della SP
25 che è il necessario ed indispensabile completamento del lavoro
in zona Ferrabini. L’uno, infatti, è inutile in assenza
dell’altro.
Carlo
Bajoni Comitato Alluvionati Riva Sinistra Lodi
Da IL CITTADINO del 19 05 04
I comitati dopo la
presentazione del progetto contro il rischio idrogeologico
«Ora servono fatti,
non parole»: il piano anti-alluvione non basta
«Progetti e studi vanno bene, ma ora è tempo che si
cominci a costruire queste difese spondali»: il giorno dopo la
presentazione alla commissione territorio di palazzo Broletto della
bozza del piano aggiornato di rischio idrologico-idraulico, le
reazioni dei comitati degli alluvionati sono improntate al
pragmatismo. «Va tutto bene - commenta Carlo Bajoni, coordinatore
del comitato alluvionati della riva sinistra, presente
all’incontro - ma resta tutto lì, sulla carta». Bajoni cita
l’esempio dell’argine lungo la provinciale per Boffalora
previsto da provincia e comune per tutelare Campo di Marte: «È un
anno che se ne parla, non sono ancora stati appaltati i lavori,
forse non c’è ancora neanche un progetto». Sulla stessa
lunghezza d’onda Domenico Ossino, del Comitato alluvionati onlus:
«Mi pare che ci siano tante cose in campo, troppe, e poi non si
facciano gli interventi minimi o, se si fanno, siano opere come le
chiuse sulla roggia Gaetana e Gelata che non risolveranno alcun
problema». Fra le ipotesi di difese passive e attive previste
dall’ingegnere Silvio Rossetti, il professionista autore del
piano, ha sollevato opposti commenti l’ipotesi, teorica,
dell’abbattimento del ponte urbano. Con i suoi otto piloni in
alveo causa un innalzamento del livello della piena, a monte, di un
metro. Un ponte nuovo, con uno o due piloni, eviterebbe questo
rigurgito. «Se si tirano fuori queste idee per sognare, va bene -
commenta Paolo Ceresa, consigliere di Forza Italia -. Se invece si
vuole davvero fare qualcosa è tempo di muoversi, dopo due anni
dalla piena. Ovvio che non ci siano tutti i soldi (10 milioni di
euro la cifra complessiva, ndr), ma si cominci almeno con le opere
più urgenti». Eugenio Cerri, presidente del consiglio di zona di
Porta Cremonese, presente all’incontro («È un argomento che
interessa tutta la città») invita a non parlare di
“fantascienza”: «Si considera già un’ipotesi non
praticabile. Ma una riflessione deve essere fatta e deve essere
fatta sulla base dei dati e delle cifre del piano, non sull’onda
dell’emotività». Franco Pinchiroli, consigliere comunale Ds,
durante l’incontro ha indicato quella che considera una priorità:
«Un argine a difesa del Borgo Adda. Durante la piena del 2002
l’acqua arrivò a pochi centimetri dal Lungoadda. Ancora poco e in
via Padre Granata avrebbero avuto due metri d’acqua».
F. T.
Da Lettere al IL CITTADINO del 19
05 04
L’ASSESSORE SANNA
A Bajoni ho risposto nei tempi giusti
Gentile direttore, in riferimento alla lettera apparsa
martedì 18 maggio, sul suo quotidiano, a firma del signor Carlo
Bajoni, che chiama in causa la provincia di Lodi – nel l’ultima
parte dello scritto – dalla quale “non giungono notizie”, è
mia premura comunicare la seguente precisazione. La lettera scritta
dal signor Bajoni ed indirizzata alla Provincia è del 22 aprile.
Per legge (la 241/90) l’ente ha la possibilità/dovere di
rispondere entro 30 giorni dalla richiesta, tempo necessario per
acquisire le giuste informazioni, fare le verifiche del caso e
quindi esprimersi in maniera non oscura né evasiva su quanto viene
domandato. Una volta svolte tali procedure, la risposta del nostro
ente è stata scritta personalmente dame ed inviata al richiedente
in data 17 maggio, quindi assolutamente nei limiti previsti. Tutto
ciò per offrire una corretta informazione ai cittadini, onde non
generare la sensazione – del tutto sbagliata - di un ente che
evade risposte o precise disposizioni di legge. Cordialmente.
Francesca Sanna
Assessore all’ambiente della Provincia di Lodi
PROTEZIONE CIVILE
Macché prove, servono opere di difesa
Egregio direttore, chiedo spazio per commentare la serata
del 14 maggio con l’assessore Marzorati, che ci spiegava come si
sarebbe dovuta svolgere la prova di evacuazione del 30 maggio a
Campo Marte. Potrei scriverle solo due parole: una pagliacciata. Ma
non mi fermerò qui. Vergognoso pretendere di farci fare una prova
di evacuazione senza aver ancora fatto nulla perché l’esondazione
non torni più. Ho trascorso un’ora e trenta circa ascoltando
parole, tante parole inutili. L’assessore vuole la nostra
collaborazione, la nostra disponibilità, quando noi non abbiamo
avuto nessun sostegno all’epoca dell’alluvione; certo abbiamo
ricevuto dall’amministrazione un 10 per cento di soldi (sul totale
dei danni subiti), con un tetto massimo di 2.000 euro e ora un 5 per
cento più anticipo Ici, ma cosa ce ne facciamo di questi quattro
soldi se poi dovesse arrivare ancora l’acqua nelle nostre case?
Farò la prova dell’evacuazione solo dopo che avrò visto con i
miei occhi che i lavori saranno incominciati e non fin tanto che gli
ingegneri, i tecnici, e quanti altri interessati studieranno,
appalteranno ecc. Avrei voluto a distanza di quasi due anni vedere
cose concrete e non sentire solo parole. Comunque grazie per la
serata, in fondo mi sono divertita per non piangere, però avrei
preferito restare a casa a guardare Zelig, almeno non mi sarei
sentita presa in giro.
Lucrezia
Fanzini Lodi
IDROVORE
Siano la regione e la provincia a pagare
Gentile direttore, ho letto l’articolo pubblicato
sull’edizione del 6 maggio relativo al lavoro delle idrovore del
Consorzio di bonifica Muzza Bassa Lodigiana per far defluire le
acque della Bassa. La mia domanda è: perché il costo di questo
lavoro non va a carico della regione Lombardia o della provincia di
Lodi? E poi, perché devono pagare solo i residenti dei paesi
golenali quando in questi posti arrivano tutte le acque delle roggie
gonfiate dalle precipitazioni di tutto il Basso Lodigiano?
Distinti saluti.
Giuseppe
Rho Codogno
Da
IL GIORNO del 19 05 04
PROTEZIONE
CIVILE I residenti contestano l’evacuazione simulata
del quartiere
Alluvionati
a comando, l’ira di Campo Marte
ACCUSE
Inutile crearci disagi. La
finzione non risolve i problemi
LODI
- «Dovremmo andare tutti appassionatamente in macchina fino
all'ex macello e poi essere caricati su un pullman come per una gita
aziendale. Ci prendono per cretini. Farebbero meglio a prendere
cento figuranti». Annamaria Cecchi è una dei residenti del
quartiere Campo di Marte che domenica 30 maggio saranno chiamati
all'esercitazione antialluvione organizzata dal Comune di Lodi. La
sua è una delle tanti voci di protesta che hanno animato l'assemblea
dell'altro giorno in cui è stato illustrato in tutti i dettagli,
da parte dell'assessore all'ambiente Francesco Marzorati, il piano
di evacuazione. Molti abitanti ritengono inutile l'esercitazione
e tornano a chiedere a gran voce interventi concreti di difesa dal
fiume. «Noi corriamo e loro non tirano fuori neanche un sasso
dall'Adda - aggiunge Grazia Majoli, chiedendo come tanti altri la
regimazione dell'alveo -. lo non parteciperò alla simulazione: non
ha senso coinvolgere solo un quartiere generando, in caso di
alluvione, ancora più confusione». «Portarci alla Spezzaferri, la
palestra dove viene allestito il centro di accoglienza, e farci
vedere come si devono mettere i sacchi di sabbia uno sopra l'altro
mentre non è stato fatto niente di concreto per scongiurare nuove
esondazioni è come se ci prospettassero un avvenire di
alluvionati a vita - prosegue Cecchi -. Dovrebbero fare
esercitazioni tra loro: la protezione civile nel novembre 2002 non
era attrezzata e nel dopo alluvione siamo stati abbandonati a noi
stessi. A ciò aggiungo che all'assemblea ci siamo trovati di fronte
un assessore poco corretto, piuttosto autoritario». «Ho sentito
diverse persone che non intendono esserci ammette Carlo Bajoni,
coordinatore del Comitato alluvionati riva sinistra -. Anche perché
in molti, già durante la scorsa alluvione, avendo l'abitazione su
due piani hanno scelto di restare in casa, anche senza corrente e
riscaldamento. Ciò che i cittadini fanno fatica a capire è perché
vengono promessi interventi e poi passano mesi senza che si
sappia nulla. Il sindaco Aurelio Ferrari ha messo nero su bianco che
inizierà i lavori per la difesa spondale all'ex Sicc entro
l'autunno. Invece la Provincia non ci ha nemmeno risposto in
merito all'argine-pista ciclabile che, partendo dall'ex Sicc
dovrebbe rialzare la difesa attuale verso Boffalora. Ma i due
interventi sono legati, altrimenti sono inutili». Qualcuno se la
prende anche con i diktat calati dall'alto. «Le bacheche
informative sono ancora senza sirene, forse l'unica cosa davvero
utile - aggiunge Bajoni -. E poi ci chiedono di portare l'auto
all'ex macello, praticamente da
una zona esondabile all'altra anziché sulle corsie di destra della
tangenziale appositamente chiuse al traffico come prevede il
piano. Che senso ha?». «Per le sirene è in corso una gara
d'appalto - replica l'assessore Marzorati -, per cui il 30 maggio
non ci saranno, ma rispetto al 2002 abbiamo in più le bacheche,
alcune motopompe e gruppi elettrogeni, un fuoristrada. Per il
parcheggio abbiamo cercato di limitare al minimo il disagio ma il
piano indica, oltre alla tangenziale, anche il cimitero Maggiore o
il piazzale III Agosto. Lo scopo dell'esercitazione, che quest'anno
interessa solo un quartiere ma il prossimo anno potrebbe essere
generale, è testare la validità del piano di protezione civile. In
ogni caso si tratta di una evacuazione concordata, chi vuole aderisce».
Il piano scatterà alle 7.30 con l'evacuazione delle auto. I
residenti verranno riportati a Campo Marte con dei bus. Qui alle 9
verrà simulato l'arrivo
dell'acqua e quindi si procederà al trasferimento alla Spezzaferri,
dove si procederà alla registrazione. Nei prossimi giorni il Comune
fornirà indicazioni sulle modalità per ottenere i contributi
regionali per danni strutturali (la Regione ha messo a disposizione
circa 2 milioni e 300 mila euro) ma l'assessore Marzorati avverte:
«Ci sono limiti precisi per poter fare domanda: saranno in pochi ad averne
diritto».
Di
LAURA DE BENEDETTI
Da il CORRIERE DELLA SERA del 19 05 04
Lodi, gli abitanti
contestano la simulazione in programma il 30 maggio: vogliamo
interventi concreti
«Prova
anti-alluvione? No, facciano i lavori sul fiume»
LODI
- «L’esercitazione di protezione civile anti-alluvione? Non ne
vogliamo proprio sapere. Pretendiamo interventi concreti contro le
inondazioni dell’Adda e non inutili simulazioni». È dura
l’opposizione degli abitanti del rione di Campo Marte, in vista
dell’esercitazione che il Comune ha fissato per domenica 30
maggio, dalle 7.30 alle 12.30. Quel giorno verrà simulata
un’emergenza, identica a quella causata dall’esondazione
dell’Adda che il 26 novembre 2002 aveva mandato sott’acqua mezza
città. Proprio Campo di Marte era stata una delle zone più
colpite. Dalle 9 in poi è prevista anche l’evacuazione degli
abitanti e il loro trasporto su pullmini alla scuola Spezzaferri,
dove sarà allestito un centro di raccolta. Degli 800 residenti a
Campo Marte ne saranno allontanati un centinaio. Il comune ha
chiesto la disponibilità dei residenti, anche per lo sgombero delle
auto in sosta per le quali sarà messo a disposizione il parcheggio
dell’ex macello. L’operazione
coinvolgerà tecnici comunali, Protezione civile, Croce rossa, forze
dell’ordine e il 118. All’esercitazione rischiano però di
mancare gli «alluvionati», decisi a boicottare l’iniziativa. «Il
Comune ci dica quali interventi intende realizzare per difenderci
dalle alluvioni e quando prenderanno il via i lavori - dicono a
Campo Marte -. Delle esercitazioni non sappiamo che farcene». Anche
Domenico Ossino, presidente del Comitato alluvionati non risparmia
le critiche. «È solo un’iniziativa propagandistica - dice -.
Inoltre, esercitazioni del genere vanno preparate per tempo, non
all’ultimo momento». L’assessore all’ambiente Francesco
Marzorati, però, non indietreggia. «Con o senza l’adesione della
gente, l’iniziativa verrà portata a termine - ribatte -. Se i
cittadini non collaborano, lavoreremo solo con i nostri nuclei
operativi. Questa esercitazione è necessaria».
Diego Scotti
Da IL CITTADINO del 21 05 04
Tromba d’aria e
incidente aereo sulla Bassa: la Protezione civile fa una prova di
catastrofe
Castiglione Una forte perturbazione insiste sul territorio del basso
Lodigiano da alcuni giorni. Forti precipitazioni di carattere
temporalesco si accentuano nel primo pomeriggio di oggi sino allo
scatenarsi di una tromba d’aria che lambisce il paese di
Castiglione, provocando il crollo parziale di alcuni edifici rurali,
la caduta e lo scoperchiamento di numerose abitazioni, il crollo di
molti alberi sulle strade provinciali che attraversano il territorio
comunale. A causa delle ingenti piogge e del sistema fognario in
crisi, moltissimi seminterrati, alcuni anche abitati risultano
essere allagati. La perturbazione ha comunque prodotto ingenti
piogge anche in Val Brembana, pertanto si attende anche una onda di
piena del fiume Adda, provocata a sua volta dalla fortissima piena
del fiume Brembo. In questo scenario di crisi idrogeologica si
inserisce anche una ulteriore emergenza: un bimotore di tipo
Executive da 35 posti più l’equipaggio proveniente da Palermo si
trova sulla verticale di Piacenza a 2800 metri e accusa una grave
anomalia ai sistemi di guida, il pilota comunica immediatamente la
situazione alla torre di controllo di Linate, ma intanto inizia e
perdere quota deviando dalla rotta di parecchi gradi. Il pilota
dell’aereomobile viste le gravi difficoltà decide di tentare un
atterraggio di fortuna nei campi sottostanti, nel basso Lodigiano.
Da questo scenario catastrofico, fortunatamente solo simulato, nelle
giornate da oggi a domenica nella Bassa si svolgerà una
esercitazione nazionale di protezione civile organizzata
dall’associazione di volontariato specialistico Fir-Ser con la
collaborazione del comune di Castiglione e il patrocinio del
Comitato di coordinamento Protezione civile provinciale. Hanno
aderito i più importanti gruppi comunali di Protezione civile della
Bassa. Alcuni di essi parteciperanno sin dalle prime fase con
apposite squadre: Caselle Landi, San Rocco, Guardamiglio e Somaglia;
altri invece parteciperanno solo ad alcune fasi significative e sono
i gruppi di Castelnuovo, Maleo, Camairago, Cavacurta e Bertonico. La
Croce rossa della provincia di Lodi darà un valido contributo per
l’allestimento della parte logistica relativa alla cucina da campo
mentre i volontari delle guardie ecologiche del Parco Adda sud
verranno attivate durante l’esercitazione del monitaraggio delle
sponde del fiume Adda. Dieci unità cinofile dell’Associazione
nazionale carabinieri provenienti dalla provincia di Brescia saranno
impegnati nei vari scenari esercitativi ove occorra procedere alla
ricerca di feriti o di dispersi. All’esercitazione parteciperanno
le delegazioni FIR delle province di Pavia, Cremona, Mantova, Milano
e Como. Il campo base verrà allestito presso il Centro Sportivo di
Castiglione d’Adda e sarà composto da una tendopoli in grado di
alloggiare circa 120 soccorritori per un tempo illimitato in quanto
disporrà di cucina, di mensa, di magazzini, di servizi e docce e di
spazi ricreazione. Complessivamente vi saranno più di 40 mezzi
operativi. Oltre ai 100 volontari presenti al campo, che
rappresentano i soccorsi che giungeranno dall’esterno della nostra
provincia, nelle varie fasi dell’esercitazioni si aggiungeranno
mediamente altri 100 volontari locali dei vari gruppi comunali della
Bassa. In totale saranno più di 200 i volontari e i dipendenti dei
comuni che verranno coinvolti da questa esercitazione. É previsto
un momento dimostrativo nella piazza del Popolo di Castiglione dove,
sabato alle 16.30 le unità cinofile eseguiranno una dimostrazione
sulle varie tipologie di intervento (ricerca dispersi, agility,
antiterrorismo e varie altre prove). La dimostrazione delle unità
cinofile in piazza si svolgerà subito dopo l’intervento per lo
scenario più caratteristico: la simulazione del crollo di una
palazzina con la ricerca dei feriti da parte delle unità cinofile e
il recupero degli stessi. Per questa esercitazione scenderanno in
campo anche lo speciale team della Croce Rossa che si occupa del
trucco dei figuranti che si presteranno a fare i sepolti vivi. Di
particolare rilievo sarà l’esercitazione che si svolgerà nella
mattinata della domenica, definita servizio di piena dell’Adda, ma
in effetti si tratterà di un attento monitoraggio a tappeto dello
stato dell’argine e delle rive del fiume dalla foce nel fiume Po.
Saranno impegnati più di 100 volontari.
Meno
richieste per l’alluvione, restituiti i fondi alla regione
San Rocco Sessantamila euro di aiuti rimasti inutilizzati verranno
restituiti alla regione Lombardia. A deciderlo, la giunta comunale
di San Rocco al Porto, che al termine di tutto l’iter iniziato
subito dopo l’alluvione del 2000, ha tracciato una riga e
verificato che le fatturazioni raccolte per le riparazioni dei danni
a cose private e pubbliche erano inferiori di 60mila euro appunto,
rispetto a quanto erogato da Milano. Una constatazione inattesa. E
la cifra ora farà marcia indietro, poiché così prevede la legge.
La prima considerazione va a sottolineare l’onestà di chi si è
comunque visto la casa o la cascina invasa dalla spaventosa piena,
di chi ha dovuto sfollare e, una volta rientrato, ha sudato
parecchie ore prima di riportare la situazione alla normalità.
Nessuna speculazione e c’è da chiedersi se ovunque in Italia
avvenga così. Ma c’è di più, perché, soprattutto il comune in
questi casi rischia la beffa: «All’inizio si fa sempre una stima
un po’ superiore alla realtà - spiega il vicesindaco Emilio
Sverzellati - perché la brevità dei tempi in cui occorre
presentare le richieste non consente valutazioni tecniche precise».
Successivamente, però, quel che è dentro è dentro, ma ciò che
non è stato tempestivamente riportato nella modulistica rimane
escluso dai contributi: «per noi comuni è un rischio. Si prendano
ad esempio i fontanazzi: mentre una casa allagata è tale ed è ben
visibile, nel caso dei tunnel sotterranei che l’acqua scava va
detto che non tutti emergono durante la piena». Cosa significa? «Significa
che l’argine può essere stato intaccato ma che non sia possibile
verificarlo all’istante». Con una conseguenza dolorosa: l’acqua
prosegue la sua azione anche se con minor violenza rispetto ai
periodi di piena e quando il danno viene a galla, è troppo tardi
per richiedere contributi ed il comune deve sborsare di tasca sua i
soldi per la riparazione. Si spera, non dopo aver restituito a
Milano 60 mila euro.
Paolo
Migliorini
Bertonico
Nuovo ponte, ultimatum dell’Anas all’azienda
Bertonico L’Anas fa la voce grossa per il ponte di Bertonico. E’
scattato finalmente l’ultimatum alla Cooperativa Costruttori di
Argenta, la ditta che ha in appalto il cantiere bloccato ormai da un
anno. Se entro lunedì 24 maggio i lavori non saranno ripresi, il
contratto sarà definitivamente rescisso, soluzione già prospettata
nelle scorse settimane, e i lavori saranno riappaltati dall’Anas
secondo la procedura d’urgenza. Nel frattempo, l’Anas ha deciso
di assegnare all’ingegner Natali dell’Università di Pavia un
incarico per uno studio idraulico che da un lato fornisca i dettagli
tecnici utili per realizzare il progetto di completamento della
struttura, in maniera che sia coerente al nuova normativa in materia
di sicurezza idraulica, e dall’altro sia di orientamento
all’intervento di arretramento delle arginature che deve
realizzare Aipo. Queste novità sono emerse nel corso dell’ultimo
vertice convocato nella sede milanese dell’Anas alla presenza dei
rappresentanti degli enti locali. L’incontro di verifica era
atteso dopo le aspettative alimentate nell’ultimo vertice che si
era tenuto in provincia di Cremona lo scorso 22 marzo per sbloccare
l’impasse causata da un lato dalla fallimento della ditta che
aveva in affidamento i lavori per realizzare la nuova infrastruttura
sulla ex statale 591 e dall’altro dalla necessità di
“riponderare” il progetto alla luce della nuova normativa in
materia di sicurezza idraulica. L’indagine di verifica idraulica
sarà realizzata, in tre mesi, contando sui dati già in possesso di
Aipo e Autorità di Bacino. Gli enti locali premono per una rapida
soluzione del problema, nella piena garanzia che l’opera finale
sia sicura e non presenti le insufficienze già evidenziate con
l’alluvione 2002. L’Anas, con Aipo e Autorità di bacino,
confermano che per capire quali contenuti tecnici dare alla variante
progettuale è necessario procedere a una verifica idraulica sulla
struttura già realizzata, in ottemperanza al nuovo Piano di assetto
idrogeologico (Pai) del 2001. Lo studio indicherà quali interventi
di estensione al vecchio progetto sarà necessario realizzare. Il
ponte, insomma, non si toccherà. Si interverrà invece con ogni
probabilità sulle rampe di aggancio alla strada, cercando di
garantire la massima “trasparenza”, ovvero aumentando la rete di
tombinature, in modo tale da consentire il più corretto deflusso
dell’acqua, in caso di esondazione.
Da IL CITTADINO del 22 05 04
Ben 34 le specie ittiche rilevate dallo studio
commissionato dal Parco, erano 20 nel censimento del 1989
L’Adda resta la patria della trota
Ma il Serio e il Po minacciano la qualità delle acque
Inizia tra Turano e Bertonico il declino dell’Adda, che
comunque anche nel suo tratto meridionale si conferma un “fiume
vivo”, in grado di difendersi dall’assedio del carico di
inquinanti determinato in qualche misura dall’immissione del fiume
Serio e soprattutto dal riflusso delle acque del Po. In località
Bocca Serio si individua dunque una sorta di spartiacque virtuale
che determina il brusco passaggio del fiume dalla prima alla terza
classe per la qualità dell’acqua, con una riduzione delle specie
ittiche pregiate e la risalita dal Po di esemplari non autoctoni
sgraditi, come i siluri e altri pesci predatori. Lo conferma il
rapporto finale del censimento della trota marmorata e della fauna
ittica dell’Adda e delle acque minori collegate al fiume, eseguito
dalla società Graia su incarico del Parco Adda Sud: lo studio è
stato effettuato individuando, sui 90 chilometri del corso d’acqua
di competenza del Parco, 21 siti di studio, accorpati in 5 zone
omogenee di ambienti fluviali, ai quali si sono aggiunte altre 17
stazioni di rilevazione sui corpi idrici minori affluenti
dell’Adda. In totale sono state censite 34 specie ittiche, alcune
delle quali particolarmente rare e minacciate, contro la ventina di
specie segnalate dal precedente censimento del 1989. Il rapporto
“Un fiume di pesci: la trota marmorata e gli altri pesci del Parco
Adda Sud” verrà pubblicato su Cd Rom a scopo divulgativo e
didattico per i fruitori dell’area naturale protetta e per gli
studenti delle scuole. «Le condizione del fiume - commenta il
presidente Attilio Dadda - sono eccellenti nel suo tratto
settentrionale, anche nella zona immediatamente a sud della città
di Lodi che evidentemente ha un buon sistema di depurazione, mentre
dal punto di immissione del fiume Serio perdiamo qualità. L’Adda
evidenzia comunque capacità autodepurative significative, ed è
l’unico fiume della Lombardia, tra quelli oggetto di simili studi,
in cui è stata ravvisati la presenza di trote autoctone in ben 7
siti. C’è tuttavia la minaccia dell’inquinamento genetico,
determinato dall’immissione di trote e altri pesci che contaminano
i nostri esemplari». Il presidente Dadda punta l’indice contro il
siluro, presente nella zona della foce risalendo fino a
Pizzighettone, e sull’immissione ai fini sportivi della trota
fario, in concorrenza con la marmorata; ci sono però anche altri
predatori pericolosi come il rodeo e il luccio perca. I pesci più a
rischio sono il pigo, la favetta e la lasca, mentre i cavedani
restano i più diffusi. Una curiosità emersa dal rapporto è la
presenza dell’abramide, una specie del centro Europa,
limitatamente alla lanca protetta di Soltarico. Ampliando il
discorso, il presidente del parco Attilio Dadda lancia un appello
all’autorità di bacino e all’Aipo (Agenzia interregionale del
Po), caldeggiando interventi per l’eliminazione degli sbarramenti
presenti in Adda, ostacoli sia per i pesci sia per la navigazione
turistica sul fiume.
Daniele
Perotti
Da
Lettere al CORRIERE DELLA SERA del 23 05 04
ALLUVIONE
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Fondi
ai più colpiti
Ho
letto la protesta del signor Riccardo Lesmo di Rivolta d'Adda.
Desidero fare alcune precisazioni su quanto la Regione ha fatto
per riparare ai danni dell'alluvione del 2002. I danni complessivi
ammontano a oltre 900 milioni di euro, con ricadute gravissime sul
territorio (oltre che per i privati, soprattutto per le
infrastrutture e le attività produttive). La Regione ha finora
ottenuto risorse finanziarie straordinarie dallo Stato per circa
il 10% dei danni e ha dovuto necessariamente dare priorità agli
interventi più urgenti. Nel caso del settore dei privati, la
giunta regionale ha stabilito una franchigia di 2.500 euro per
concentrare i rimborsi su chi ha avuto i danni maggiori, come case
distrutte o inagibili, aziende devastate. In una logica di
sussidiarietà, l'ente pubblico non eroga più contributi «a
pioggia», ma suggerisce forme alternative di finanziamento, come il
rimborso attraverso le assicurazioni che ciascun privato può
liberamente sottoscrivere, e che potrebbero coprire danni di questa
limitata entità.
Massimo Buscemi
Assessore
Protezione civile della Regione
ALLUVIONE
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Quali
opere a Lodi?
Questo
comitato, memore dell'alluvione 2002, sta promuovendo un'azione di
iniziativa popolare, fatta di studi, pareri e proposte, al fine di
prevenire altri disastri. Di fronte a 18 mesi di immobilismo di
tanti organi ufficiali abbiamo studiato il problema esondazione
del fiume Adda e avanzato una proposta tecnica: l'abbassamento
della briglia a valle del ponte cittadino e l'adeguamento della
sezione di deflusso lungo il tratto d'Adda tra Cassano e la
confluenza con il Po. Abbiamo anche suggerito al sindaco di Lodi,
con richiesta di moratoria, l'opportunità di sospendere gli
interventi relativi alle chiuse, previste in zona Pratello perché
se venisse abbassato il livello dell'Adda quegli interventi
risulterebbero superflui. A distanza di 50 giorni dalla nostra
proposta dobbiamo constatare il silenzio degli organi competenti.
Dal sindaco arrivano messaggi contraddittori: l'ultimo conferma la
nécessità di abbassare la briglia, ma poi propone di ampliare il
ponte urbano, con l'apertura di una nuova arcata. Ma è un'opera
inutile se si abbassa il livello dell'acqua. Quanto al fatto che gli
alvei si siano abbassati da soli, è una fandonia vera e propria. Ma
gli interventi vanno fatti quest'estate quando il fiume è in magra,
perciò è importante muoversi. Lanciamo un appello a tutti i
cittadini affinché si uniscano a noi perché si discuta della
nostra proposta al più presto.
Domenico Ossino
Presidente C.Al.Lo Onlus Lodi
Da IL CITTADINO del 26 05 04
La regione ha stanziato 2 milioni di euro per i danni ma andranno a chi
ha avuto problemi alle strutture
Alluvione, i rimborsi per pochi
Una franchigia di 2.500 euro blocca i soldi ai privati
La regione Lombardia stanzia
oltre due milioni di euro per gli alluvionati, ma di questi pochi
dovrebbero finire veramente nelle tasche di coloro che hanno avuto
la casa invasa dall’acqua. È questa la paradossale conclusione di
un lungo iter burocratico che è culminato lunedì sera in consiglio
comunale con l’approvazione di una variazione al bilancio
illustrata dall’assessore Felice Corbellini. Infatti la cifra di
due milioni e 185 mila euro che è stata appostata sia in entrata
che in uscita e verrà erogata ai cittadini che hanno subìto danni
strutturali, comprovati da ricevute e fatture dei lavori effettuati,
ma con una franchigia di 2.500 euro. Ciò significa che, per
esempio, chi ha subito danni ai mobili o ad altri beni – ma non
alla struttura delle abitazioni - e per un importo di 2.000 euro non
godrà di questi benefici. Al contrario chi ha avuto – poniamo -
danni per 3.000 euro se ne vedrà rimborsati solo 500, vista la
presenza di questa franchigia, in origine non prevista. È lecito
pensare che i pochi che avranno ristorno dei danni subiti saranno i
gestori delle attività produttive, commerciali e artigianali che
sono state sommerse dalla piena dell’Adda. La maggioranza di
centrosinistra ha presentato per bocca di Italo Comacchio un ordine
del giorno con cui ha chiesto la convocazione dei capigruppo, della
commissione bilancio e programmazione e dei rappresentanti dei
comitati degli alluvionati per conoscere e approfondire i criteri e
i requisiti stabiliti dalla regione Lombardia e le modalità di
ripartizione del fondo a favore dei cittadini danneggiati. Giuseppe
Monforte (Margherita) si è dichiarato stupito dei “paletti” che
sono stati inseriti dalla regione senza preavviso, in particolare
della limitazione del rimborso ai soli danni strutturali e della
franchigia di 2,500 euro. «In questo modo molte persone saranno
escluse dai rimborsi». Sulla stessa falsariga si è schierato anche
Roberto Masticò di Cento Paesi. Da Forza Italia solo una debole
difesa d’ufficio. Giuseppe Bruschi ha affermato: «La cifra è
stata stanziata dalla regione successivamente alla presentazione
delle segnalazioni del comune». E Luigi Anelli: «Non vedo cosa ci
sia di anormale richiedere l’esibizione delle fatture pagate per
ottenere i rimborsi». In chiusura Luigi Anelli ha criticato lo
storno di 200 mila euro stanziati per il concorso di idee per
riqualificare piazzale III Agosto, e destinati ad alcuni interventi
da effettuare in tribunale, all’acquisto di uno scuolabus e di un
furgone, oltre ad altre spese minori. Nel corso della serata è
stata approvata la zonizzazione acustica del territorio comunale. Il
provvedimento divide la città in cinque zone, all’interno delle
quali vengono fissati delle soglie di tollerabilità dei rumori, per
la tutela delle emissioni rumorose e per il loro controllo. Le
attività che superano le soglie prefissate devono mettere in atto
un “piano di risanamento acustico”. Tutte le nuove costruzioni
dovranno prevedere il contenimento dei rumori.
Daniele Acconci
«Tutti i canoni sono stati calmierati»: polemica aperta sugli affitti
di via Bay
«C’è stato anche chi ha
chiesto per il proprio cane una stanza tutta per lui. E noi
l’abbiamo accontentato. Ma non possono accusarci di essere
inadempienti, in quanto tutti i canoni chiesti sono stati
calmierati, e ammontano mediamente a circa 250 euro al mese, che si
accrescono con le spese condominiali. E se chi chiede per il cane
una stanza in più e poi si lamenta perché paga troppo, non so che
dire». Così è sbottato il sindaco Aurelio Ferrari rispondendo a
un’interrogazione di Franco Pinchiroli con la quale l’esponente
diessino ha chiesto notizie sui canoni di affitto domandati agli
alluvionati nello stabile di via Bay. «Se dov’erano prima
pagavano di meno – ha poi concluso il primo cittadino - ce lo dica
e noi gli corrisponderemo la differenza». Pinchiroli ha poi chiesto
notizie in merito al mancato rispetto dei termini previsti per le
risposta ai sensi della legge 241/90. Ha risposto il sindaco che ha
ammesso l’esistenza di qualche piccolo ritardo dovuto alla «difficoltà
di trasferimento delle pratiche da un ufficio all’altro».
Da Lettere al IL CITTADINO del
26 05 04
Rischio alluvione, occorre ristabilire un dialogo costruttivo
Gentile direttore, su “Il
Cittadino” del 7 maggio Domenico Ossino, presidente del
“Comitato Alluvionati Lodi Onlus” di Lodi, ha rivolto un
appello, ha invocato «l’aiuto dei tecnici, liberi professionisti
che operano nel nostro territorio» per un contributo al dibattito
sulle azioni necessarie per fronteggiare il pericolo di future
alluvioni dell’Adda a Lodi. Invio il mio parere, come ingegnere,
pur se ritengo che, come quello di tanti altri ingegneri, non sia
molto utile. (...) I migliori interventi contro l’alluvione non
possono essere trovati facendo un referendum, così come chi va in
ospedale si aspetta la cura del medico più bravo e non
dall’assemblea dei dipendenti dell’Asl. Certamente esistono
modelli matematici in grado di simulare, di prevedere, di dare
indicazioni, modelli basati su una scienza seria ma nonostante
questo imprecisi. E sono sicuro che c’è chi sa usarli e chi sa
controllare che vengano usati correttamente. Una sede tecnica
autorevole, riunioni in cui partecipino esperti che da decenni
lavorano su questi problemi, che hanno studiato altre alluvioni e
decine di fiumi: quella è la sede in cui mi aspetto siano indicate
le azioni migliori affinché non accada di nuovo un’alluvione a
Lodi. Gli amministratori, gli alluvionati, i cittadini, devono
fissare gli obiettivi (la sicurezza, la salvaguardia ambientale e
paesaggistica del fiume) e devono essere informati; sta a loro
assicurare che il confronto tecnico sia fatto in modo serio, al di
fuori di interessi di parte, e che ci siano controlli, ci sia
trasparenza sul confine fra le scelte di tipo tecnico e quelle di
tipo politico. La partecipazione nelle scelte amministrative è uno
dei cardini della democrazia. Ma la partecipazione si basa sul
dialogo, sul rispetto dei ruoli e delle competenze. Perché tutti
possiamo decidere la formazione della nazionale di calcio o dove
mettere parcheggi per biciclette. Se sbagliamo poco male, si cambia
facilmente. Ma davanti alle scelte sui problemi tecnici e complessi,
la posta in gioco è un’altra. Persino il Sindaco, gli Assessori,
il Prefetto, altri amministratori o funzionari senza una specifica
competenza non devono essere chiamati a sostituire i tecnici nei
momenti critici; anche questo è stato un insegnamento
dell’alluvione a Lodi del 26 novembre 2002. Trovo quindi strano
che si chieda un parere in generale ai tecnici, o che ci siano siti
internet in cui si legge: «Scrivi! Quali sono gli interventi che
andrebbero effettuati a salvaguardia del territorio e dei cittadini
di Lodi nel tratto urbano del fiume Adda?». Ma a ben pensarci non
è l’unica cosa strana di questo post-alluvione. Nei mesi passati,
essendo anche stato interessato dall’alluvione, pur non
partecipando ai comitati ho cercato di seguire il dibattito
ampiamente ospitato su “Il Cittadino” e di essere presente ai
principali appuntamenti pubblici. In queste occasioni ho visto una
grande rabbia (comprensibile per i tanti disagi e danni occorsi a
Lodi) e tanta voglia di fare qualcosa per evitare che si ripeta.
Altre volte mi è sembrato che si cercassero facili scorciatoie
piuttosto che cercare di capire, di confrontarsi davvero in modo
tecnico sulle soluzioni alternative. Più la zuffa e la polemica,
invece dell’ascolto del parere dei più competenti. Più un capro
espiatorio, piuttosto che una chiara disamina delle responsabilità.
Aggiungerò quindi delle considerazioni per spiegare perché ritengo
importante che, più che raccogliere uno o due pareri in più, sia
importante un cambiamento di registro nel modo in cui avviene il
confronto sulla messa in sicurezza di Lodi. Sperando di non
attirarmi gli strali che ho visto cadere su chiunque cercasse di
dire che non proprio tutte le cose che dicono o fanno i comitati per
gli alluvionati sono giuste e meritorie. Ricordo una manifestazione,
un corteo dal fiume a piazza della Vittoria. Un comizio in piazza in
cui si parlò dell’alluvione ma anche di tanto altro che con
l’alluvione poco centrava (dal traffico al rilancio
dell’agricoltura). Ricordo la sceneggiata sui gradini del
municipio: i rappresentanti degli alluvionati non volevano entrare
in delegazione a parlare con il consiglio comunale ma volevano far
entrare tutto il centinaio e più di manifestanti. Cosa impossibile,
vista l’incompenetrabilità dei corpi degli esseri umani, oltre
che sconsigliabile per motivi di sicurezza e per tutte quelle ovvie
ragioni che chi ha partecipato anche ad una qualsiasi assemblea
conosce. Da qui la richiesta a far scendere tutto il consiglio
comunale (più l’assessore regionale presente) sui gradini del
Broletto. E davanti all’ovvio rifiuto, la sequela di urla contro
un’amministrazione sorda e menefreghista (per usare i termini
migliori). Ricordo di aver detto in un attimo di calma «Ma come si
fa a entrare tutti? non ci stiamo…». E ricordo di averne ricavato
solo un «Ma chi sei? chi ti manda?», ottenendo di poter dire la
mia solo dopo aver citato la cifra della mia richiesta di rimborso
per l’alluvione. Cosa strana questa, perché dell’alluvione
dovrebbero potersi interessare tutti, anche i non alluvionati; così
come degli incidenti stradali anche i non incidentati o di
tangentopoli gli onesti. (...) Ho poi assistito al consiglio
comunale in cui è stato presentato il lavoro della commissione
d’indagine sull’alluvione. In piedi, ho seguito il dibattito
fino all’una di notte, con nelle prime due ore le contestazioni
del pubblico presente, in gran parte composto da alluvionati. A meno
di un metro da me, ho sentito il portavoce di uno dei comitati degli
alluvionati, signor Ossino, gridare «a casa !!!» rivolto agli
amministratori in carica. Cosa del tutto legittima, figuriamoci. Ma
un rappresentante di un comitato ha le sue sedi per chiedere le
dimissioni del sindaco o della giunta e potrebbe farlo in modo meno
populistico, meno da agitatore. O almeno dopo essersi letto con
calma i risultati del lavoro della commissione. Per non parlare
della serata dell’11 marzo all’oratorio del Borgo, iniziato con
uno sproloquio in stile comizio elettorale del signor Ossino,
interrotto dalla platea con un sonoro «ma parla dell’alluvione
…!». Ricordo la lettura di un parere tecnico di tal geometra
Nicola Bonelli da Tricarico (Basilicata), declamato come la verità
assoluta, condito con altre banalità o considerazioni azzardate.
(...) La facilità e velocità con cui il comitato alluvionati di
Lodi ha fatto suo questo “Parere Tecnico” (in seguito
addirittura volantinato per strada) è preoccupante. Al di là del
merito delle questione tecniche (...) la momentanea fortuna di
questo scritto è dovuta a mio parere al fatto che fa comodo. Un
parere che individua una sola causa per l’alluvione del 2002 (la
briglia a valle del ponte, per cui si dice che «la prova si legge
nelle foto dell’evento» e che «non occorre alcuna verifica,
calcolo o modello matematico per concludere che è stata
quell’opera a causare l’esondazione…») e che propone una
soluzione «alquanto semplice e che sotto l’aspetto economico non
richiederebbe alcuna spesa». Va da sé che tutti gli altri tecnici
vengono dipinti come ingenui, sprovveduti o smemorati (...); e lo
sarebbero davvero, ma sarebbero anche dei lestofanti, se ci
facessero spendere milioni e milioni di euro per interventi inutili
e dannosi. Anche il tono usato dal signor Ossino nell’intervento
su “il Cittadino” del 7 maggio è per me poco comprensibile.
Possiamo pensarla in modi diversi su come porre rimedio ai rischi di
alluvione e possiamo avere opinioni diverse sull’operato degli
amministratori in questi 18 mesi. Ma parlare di «immobilismo
imperterrito e impassibile», «beffardi menefreghismi», «dichiarazioni
assurde» e «fandonie pseudo-ambientaliste», di «sindaco e giunta
che hanno del tutto dimenticato cosa è successo a Lodi nel novembre
2002» mi sembra francamente eccessivo. Ora, può essere che gli
attuali amministratori siano tutti ammattiti? Che stiano perdendo
tempo affidandosi a tecnici incompetenti anziché rivolgersi ai
geometri della Basilicata o ai periti chimici della Val d’Aosta e
fare in pochi mesi gli unici interventi risolutivi a costo zero?
L’alluvione del novembre 2002, con le mancanze nelle previsioni e
negli allarmi, ha generato un clima di sfiducia verso i tecnici e
gli amministratori. Ma la risposta non deve essere l’improvvisarsi
esperti o girare l’Italia alla ricerca di un parere tecnico più
gradevole. Non serve, per venire alle polemiche degli ultimi giorni,
dividersi fra chi ritiene di poter fare entro l’estate gli
interventi risolutivi e chi è costretto a seguire i lunghi tempi
degli approfondimenti e della burocrazia. Qualsiasi ingegnere non si
meraviglierebbe che i tempi di realizzazione di opere gigantesche
non siano immediati, ma ci vogliano anni per studiare, progettare,
finanziare, costruire e collaudare. In fondo ci si dovrebbe
scandalizzare di più per il fatto che anche a Lodi per
un’ecografia ci vogliono quattro mesi. Non serve gridare allo
scandalo e al raggiro un paio di volte alla settimana. Così come
non servono i toni da tribuno, la presunzione di aver capito tutto.
Serve invece riprendere un dialogo costruttivo. Le critiche fanno
bene, ci mancherebbe, così come spronare gli amministratori a fare
meglio. Ma di demagogia, di populismo, di chi sfrutta le paure reali
(per non dire di quelle create ad arte) delle persone per
raggranellare un po’ di potere o un cadreghino, ne abbiamo già
abbastanza in questa Italia.
Stefano Caserini Lodi
Da IL CITTADINO del 27 05 04
L’area vicina alla sede della
Quercia e in pieno Parco Adda: in arrivo una multa o l’ordine di
ripristino
Il comune blocca il parcheggio
Ds
Riempito abusivamente un campo
per la festa dell’Unità
Prima lo stop ai lavori, poi una
diffida, probabilmente una multa. L’assessore Leonardo Rudelli ha
usato la mano pesante contro il terrapieno alzato tra la fine di
marzo e l’inizio di aprile in un campo di via del Capanno di
proprietà dell’impresa Servizi Generali. La vicenda era esplosa
nei primi giorni di aprile, quando alcuni cittadini avevano chiamato
l’intervento dei vigili urbani per i lavori di movimentazione
terra che alcune ruspe stavano facendo in un campo accanto alla sede
lodigiana dei Democratici di sinistra. Dall’indagine era emerso
che la proprietà era della Servizi Generali di Biagio Ferrari,
impresa vicina alla Quercia, e che l’immobiliare del partito
(Immobiliare del Lodigiano, presieduta dall’ex deputato Pci
Francesco Zoppetti) aveva stretto una convenzione per farvi lavori
di dissodamento e trasformarla in un’area verde a uso parcheggio
per le feste dell’Unità. Quest’anno, inoltre, i Ds ospiteranno
una delle feste dell’Unità nazionali e avrebbero dunque bisogno
di un ulteriore spazio per le automobili. Per fare i lavori
sarebbero stati utilizzati materiali di risulta dei cantieri
dell’Alta velocità. Fin qui tutto bene, salvo il fatto che le
imprese si erano dimenticate di chiedere l’autorizzazione al
comune per l’inizio dell’attività e che l’area si trova in
una fascia protetta dal Piano d’assetto idrogeologico e dunque
inedificabile. I residenti si erano immediatamente messi sul chi
vive, il consigliere comunale di An Giovanni Gualteri aveva fatto
un’interrogazione al comune e Rudelli, una volta controllata tutta
la documentazione, ha disposto l’immediato blocco dei lavori. Nei
giorni scorsi Gualteri ha ricevuto risposta scritta dall’assessore
alla sua interrogazione: «In data 18 maggio è stata emessa
un’ulteriore diffida a riprendere i lavori di riempimento
dell’area, in attesa d’intraprendere il provvedimento definitivo».
Parere definitivo che potrebbe contemplare una contravvenzione,
l’abbandono dei lavori ma anche la ripresa delle attività. «L’assessore
- spiega Gualteri - mi ha detto che stanno consultando i legali del
comune e sulla base delle risposte decideranno cosa fare».Nel
frattempo l’Immobiliare del Lodigiano attende: «Nessun problema -
dice Zoppetti -, faremo quanto l’amministrazione comunale ci dirà
di fare. Da parte nostra c’era solo l’intenzione di trasformare
quel campo in un’area verde, con qualche pianta e utilizzabile di
tanto in tanto come un parcheggio pubblico. La nostra intenzione era
anche quella di concedere una porzione del terreno per consentire la
risistemazione del tratto di via del Capanno che corre al fianco
dell’area, che oggi versa in condizione pessime». Il
provvedimento dovrebbe arrivare nei prossimi giorni.
Francesco Gastaldi
Polemica di Ossino
«I danni agli alluvionati
saranno rimborsati»
Domenico Ossino, lo storico leader
degli alluvionati, punzecchia l’amministrazione comunale sulle
case di via Bay. Non soddisfatto delle risposte fornite dal sindaco
all’interrogazione di Franco Pinchiroli nel consiglio comunale che
si è tenuto lunedì sera, ribatte: «Il sindaco di Lodi parla senza
cognizione di causa. La documentazione sui contratti d’affitto
pagati precedentemente all’alluvione noi l’abbiamo già
presentata nell’ottobre scorso all’ufficio patrimonio. Ma da
allora il comune non ci ha fornito alcuna risposta. Siamo ancora in
attesa di sapere perchè l’amministrazione non ha attuato sui
canoni d’affitto l’abbattimento del 15 per cento praticato
dall’ente poste, proprietaria delle case. E non solo. Siamo ancora
in attesa di conoscere le risposte relative all’ulteriore sconto
previsto da una delibera consiliare risalente al mese di gennaio
2003. Per questo abbiamo investito della questione il difensore
civico». Ossino è un fiume in piena di parole: «Il sindaco
afferma che ha dovuto dare una casa più grande ad una famiglia con
il cane. Per forza, in Lodi non esiste un posto dedicato
esclusivamente agli amici a quattro zampe. Invano le associazioni
cinofile hanno chiesto la disponibilità di aree in cui portare i
cani, e non le hanno ottenute». Capitolo contributi della regione:
«Chi critica questi contributi vuole fare solo polemica sterile nei
confronti della regione. È vero che al momento del bando la
franchigia di 2.500 euro (ndr) non era prevista, ma è pur vero che
la regione Lombardia ha verosimilmente stanziato quei due milioni di
euro tenendo conto delle domande presentate e della suddetta
franchigia. Quindi è probabile che buona parte, se non tutti coloro
che hanno fatto la richiesta di contributi, verranno accontentati».
E coloro che non sono proprietari di immobili e sono esclusi dai
rimborsi? «Ci siamo già espressi a proposito e abbiamo più volte
affermato che non era giusto che coloro che non erano proprietari di
immobili non percepissero alcun risarcimento dei danni patiti.
Peraltro vorremmo sapere che fine hanno fatto quei soldi che dal
1994 versiamo assieme al bollo auto e che dovevano essere destinati
agli alluvionati».
Dan. Acc.
Da Lettere al IL CITTADINO del
27 05 04
ALLUVIONI
Non
è così che il comune ci rassicurerà
Egregio direttore, come
alluvionata ho partecipato all’incontro del 14 maggio presso la
scuola materna di Campo diMarte, presenti l’assessore Marzorati,
l’architetto Gatti e il coordinatore della protezione civile di
Lodi. Come alluvionata non sono stata capace di stare zitta, dopo
che l’assessore ha proposto una esercitazione di evacuazione della
zona, da fare il 30 maggio. Ma come ! Ci viene propinata
un’esercitazione con trasporto in autobus, tragitto parcheggio
vecchio Macello-scuole di San Bernardo, abbinato alla presentazione
delle tecniche più consone per impilare i sacchetti di sabbia
antiesondazione! Come è stata presentata, sembrava proprio una gita
per pensionati con annessa pubblicità di pentole. Servono a noi
alluvionati simili prove? Simulazioni del genere possono essere
utili solo quando si riferiscono a disastri che non possono essere
evitati dall’uomo, nè a breve nè a lungo termine, quali eruzioni
vulcaniche, terremoti, frane incombenti di imponenti proporzioni,
non certo l’esondazione di un fiume. In questo ultimo caso è
necessario, subito dopo l’evento, approntare iniziative concrete,
eseguire lavori per prevenire altri simili disastri, non limitarsi,
dopo due anni, ad una folcloristica esercitazione con altoparlante,
scuolabus, sacchetti di sabbia... Non sono stata l’unica a
contestare la proposta dell’assessore Marzorati, anzi! C’erano
tante persone che protestavano, esprimevano perplessità,
ricordavano l’inadeguatezza e gli errori del 27 novembre 2002, ma
soprattutto erano indignate: invece di rassicurarle, i
rappresentanti dell’amministrazione comunale, con una ostinazione
che rasentava la protervia, insistevano sulla necessità
dell’esercitazione, quasi fosse la panacea di tutti i mali
sopportati dagli alluvionati, l’unica risposta alle richieste di
mettere in sicurezza l’Oltreadda! Perché stupirsi – come hanno
mostrato i tre signori - delle reazioni forti dei presenti, che fra
l’altro erano soprattutto donne, da sempre coloro che vivono con
grande angoscia una catastrofe che riguarda le loro case e i loro
famigliari? Pensano che la gente sia tanto ingenua o ottusa da non
insorgere sdegnata? Non riescono a percepire l’angoscia che si
nasconde dietro le parole forti dei cittadini, il timore di
ritrovarsi nella identica situazione tragica di quasi due anni fa,
perchè niente è stato fatto finora per evitare a tutti noi un
trauma anche psicologico? Ecco perchè la proposta della prova di
evacuazione è sembrata assurda, direi immorale. I nostri
amministratori non credano di abbandonarci all’emergenza continua,
di costringerci a diventare alluvionati a vita. In questi ultimi
giorni la stampa locale ha pubblicato più di un articolo su un
roboante piano per la messa in sicurezza della città, presentato
dall’ingegnere Silvio Rossetti: ben 11 progetti di intervento, più
o meno rilevanti - e discutibili - a cui va aggiunta l’ipotesi
dell’abbattimento del vecchio ponte urbano, perché «ostacola il
deflusso delle piene dell’Adda con i suoi otto piloni in alveo»!
Qui, a mio modesto parere, si arriva al risibile. Forse l’ingegner
Rossetti - «calcoli alla mano», come lui dice – dovrebbe
suggerire al comune di Pavia o di Firenze l’abbattimento dei loro
ponti storici sul Ticino e sull’Arno, per il buon deflusso della
piena futura! Povero vecchio ponte, evocato con affetto da Ada Negri
e da altri poeti, ti abbiamo sconciato con due brutte passerelle e
ora ci apprestiamo ad abbatterti, preferendoti un ponte a due soli
piloni in alveo, per «diminuire l’onda di piena di un metro»!
Volate più basso, cari amministratori! Giocare con progetti poco o
per niente realizzabili è piacevole e gratificante solo per voi e
non per le migliaia di cittadini che si accontenterebbero di lavori
più prosaici. (...) Dichiararsi, poi, stupiti per la nostra
insistenza sulle colpe del disastro del novembre 2002 e
sull’inerzia dell’amministrazione comunale da quella data, è
stato un segno di ingenuità e di non partecipazione al nostro
dramma.
Annamaria Cecchi Lodi
Da IL CITTADINO del 29 05 04
Nessuno sarà
obbligato ma il comune spera nell’adesione dei cittadini: «Dobbiamo
testare la macchina dei soccorsi»
Evacuazione per Campo
di Marte
Domenica dalle 7.30
alle 12.30 gigantesca esercitazione
«Noi abbiamo avvertito tutti, compreso l’assessorato
alla protezione civile della provincia, con la medesima modalità
con la quale altre istituzioni sono state raggiunte dalla
comunicazione»:. Francesco Marzorati, assessore alla protezione
civile di Palazzo Broletto, smorza anche l’ultima polemica che sta
accompagnando l’esercitazione di evacuazione del quartiere Campo
di Marte in programma per la mattinata di domani, domenica. Proprio
ieri l’altro l’assessore provinciale Francesca Sanna aveva
lamentato di non aver ricevuto informazioni preventive dal comune di
Lodi. Un’ultima stoccata. Ma ad alzare davvero la voce, due
settimane fa, erano stati piuttosto decine di residenti del
quartiere, che, convocati per un incontro informativo nella scuola
materna di Campo di Marte, avevano chiesto al comune di avviare i
lavori di arginatura per prevenire nuove esondazioni, invece di
programmare per loro, già vittime del fiume nell’autunno del
2002, una domenica mattina di emergenza, sia pure simulata. «Effettivamente,
si tratta della prima esercitazione di protezione civile che
coinvolge la cittadinanza, dopo le molte che invece hanno mobilitato
solo gli “addetti ai lavori” - chiarisce Marzorati -, ma quelli
di liberare le case e non lasciare le auto posteggiate in strada
sono inviti, non obblighi: non sarà multato nessuno. Capire cosa può
comportare un’evacuazione, però, può essere utile anche per i
residenti stessi». Previsioni sul numero di adesioni, ad oggi, è
quasi impossibile farle. La simulazione comincerà alle 7.30, con
l’avviso di evacuazione delle auto, che andranno spostate in un
settore appositamente delimitato nel parcheggio dell’ex macello di
via Defendente: «Un piazzale che in parte subì l’alluvione -
constata l’assessore -, ma che è stato scelto per comodità, per
evitare ulteriori disagi alla popolazione. Per l’emergenza vera,
invece, sono previsti altri parcheggi». Sono mobilitati anche
quattro scuolabus per trasportare gli automobilisti dal quartiere
all’ex Macello e per trasferire chi vorrà lasciare la propria
casa nel centro di accoglienza della palestra Spezzaferri. «Non è
prevista la partecipazione di disabili - prosegue Marzorati -, che
invece dovranno essere sfollati in caso di calamità reale. Per
questa simulazione, comunque, chi ha difficoltà di movimento verrà
aiutato dalla Croce rossa». Il traffico nel quartiere sarà
limitato, anche se nessuno verrà bloccato in modo drastico dalla
polizia municipale, e tutto si concluderà alle 12.30, con il
recupero degli sfollati da via Spezzaferri e le navette dal
quartiere al parcheggio. «Dobbiamo verificare i tempi di reazione e
le modalità di comunicazione, con una sala operativa in viale Pavia
che affiancherà quella del gruppo comunale dei volontari di
protezione civile, in via Besana. Sappiamo di creare dei disagi, ma
le case vuote saranno vigilate e, comunque, non dimentichiamo
l’impegno straordinario di volontari e personale comunale. Saranno
mobilitati anche vigili del fuoco e forze dell’ordine.
Carlo Catena
Da
LA TRIBUNA DI LODI del 29 05 04
Non provochiamo la collera degli
alluvionati!
Una lettera di Carlo Bajoni
La sera del 14 Maggio scorso si è svolta, presso la
Scuola Materna di Campo di Marte, un’assemblea dei residenti
indetta dall’Assessore Marzorati riguardante la prossima
esercitazione della protezione civile del 30 maggio ed inerente al
rischio alluvionale. I residenti che hanno partecipato con spirito
collaborativo hanno fatto, dall’apertura dell’assemblea, domande
sullo stato delle opere necessarie alla sicurezza del quartiere. Le
risposte evasive su questo tema essenziale ed alcune veramente
infelici: “Dobbiamo affidarci alle mani di Dio…”, oppure:
“Questa esercitazione serve a farvi abituare alle procedure di
evacuazione così la prossima volta saprete cosa fare…” hanno
scatenato l’assemblea rendendo quasi impossibile soffermarsi
sull’esercitazione stessa. Ancora una volta gli amministratori
pubblici devono prendere atto che la gente li vede come “nemici”
e ciò succederà sino a quando i lavori previsti (argine ex Sicc e
pista ciclabile per Boffalora) non saranno eseguiti. Ma,
soprattutto, ancora una volta gli amministratori pubblici devono
prendere atto di essere contestati duramente non da un gruppo di
studenti (ai quali non voglio togliere nulla dell’entusiasmo
adolescenziale di voler cambiare il mondo…) ma da mamme e nonne
che, se non fosse per loro una cosa così importante, non avrebbero
certo nessuna intenzione la sera di uscire da casa e di recarsi ad
un’assemblea ad urlare la loro rabbia d’essere ancora a rischio.
Che dire poi del cronista del “Cittadino” il quale, presente per
redigere una cronaca dell’incontro (o almeno di questo ero
convinto…), ad un certo punto interviene schierandosi da una parte
gettando benzina sul fuoco dell’assemblea?! Che cosa occorrerà
per far capire a chi compete che quelle opere più sopra citate
“devono” iniziare? A che servono questi segnali forti se cadono
nel nulla? Capiscono i nostri amministratori che il tempo non
rimargina “queste” ferite? Che non si può vivere nell’incubo?
Che se dovesse verificarsi nuovamente un evento simile a quello del
novembre 2002 senza che (almeno) i lavori siano iniziati, alle mamme
ed alle nonne si affiancheranno mariti, figli, nipoti, parenti ed
amici in una protesta difficilmente controllabile? Che i 20/25 mila
euro di danni a famiglia (stimati correttamente dal Sindaco dopo
poche ore dall’inondazione) non possono essere sopportati una
seconda volta? Che non è possibile “evacuare” mobili,
elettrodomestici ed effetti personali? Sarò presente alla prova
d’evacuazione, almeno ad una parte di essa in quanto è
difficilmente comprensibile il fatto che, in questa prova, le
vetture si debbano portare in luogo diverso da quello nel quale
invece si dovrebbero portare nella realtà. Non è fuorviante fare
una prova “diversa” dal vero? Sarò presente, anche se non mi è
piaciuto il tono autoritario di Marzorati: “qui decido io e si fa
quello che dico io e basta!”. Evviva la democrazia… Concludo
dicendo: “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”, se
ad oltre un anno e mezzo dal tragico evento le “mamme e le
nonne” hanno ancora necessità di “urlare”, qualcosa che non
va c’è. Il qualcosa che non va è molto semplice, le due cose
necessarie alla nostra sicurezza che parevano acquisite sembrano
evanescenti come oasi nel deserto e se, mentre per l’argine ex
Sicc, quantomeno il Sindaco ci ha indicato il possibile inizio dei
lavori in autunno di quest’anno (conserveremo questa comunicazione
come una reliquia in attesa dei lavori…), dalla Provincia non
giungono notizie (seppur da me richieste anche per iscritto) sulla
pista ciclabile della SP 25 che è il necessario ed indispensabile
completamento del lavoro in zona Ferrabini. L’uno, infatti, è
inutile in assenza dell’altro.
Cordiali saluti.
Carlo Bajoni, Comitato Alluvionati Riva Sinistra
Riceviamo e volentieri
pubblichiamo questa lettera di Ettore Pagani
Personalmente credo di non avere mai constatato una
tale incoerenza da parte di pubblici amministratori, come quella
dimostrata in questo periodo. La Tribuna di Lodi ha
dato a più riprese ampio spazio ai dibattiti ed alle richieste
inerenti i problemi del nostro Fiume, purtroppo tutto questo è
stato volutamente ignorato. Dopo le richieste, certamente non
formali, fatte al Sindaco di rendere di pubblico dominio quanto si
rende necessario per evitare ulteriori fenomeni dannosi, abbiamo
assistito al più completo silenzio; e nessuna parte politica ha
osato affrontare i problemi del fiume, ad eccezione della Tribuna
(vedi quanto affermato in particolare dall’ingegner Aguzzi con
cognizione di causa e senza alcun spirito polemico, in un articolo
degno di essere almeno considerato dal Sindaco). Questa premessa è
fatta semplicemente per giungere ad alcuni fatti recenti. In primo
luogo le lagnanze dell’amico Bajoni, giuste, anche se dal
sottoscritto non condivise, (non credo che la pista ciclabile
risolva il problema delle esondazioni) alle quali però il Comune
doveva rispondere. Successivamente il desiderio del Sindaco di fare
un mercato rionale sulle rive dell’Adda il sabato. A ciò ha fatto
seguito un volantino di Rifondazione Comunista, che violentemente si
oppone affermando che il lungo Adda e la Piarda Ferrari sono luoghi
di svago e passeggio. Personalmente voglio fare alcune
considerazioni: per luogo di svago e passeggio non si possono
intendere luoghi ove si ignorano cartelli di vari divieti, in
particolare scarichi abusivi; ove esiste una possibilità non remota
che qualche ramo o albero si “adagi” sulle teste di qualche
bambino o su qualche bancarella; lo “svago” oggi comprende il
rimirare un via vai di topi o peggio di spacciatori, che agiscono
alle prime ombre della sera; i confini della Piarda Ferrari sono in
realtà terra di nessuno perfettamente incolta, eppure siamo sulle
rive del fiume in piena Città. Mi auguro che la volontà di
valorizzare come merita la zona, sappia passare dalle parole ai
fatti e per questo aspettiamo sempre informazioni dal Sindaco.
Vorrei aggiungere due parole dirette a coloro che, come me, hanno a
cuore la Città nel suo complesso, comprese quelle zone troppo
ignorate. Fra poco saremo chiamati ad esprimere i futuri
amministratori provinciali, anche se non direttamente interessati
alla Città Bassa, certamente in grado di favorire sensati
interventi. Nella Lista Lodigiani (Circolo Archinti – Tribuna di
Lodi) abbiamo uomini in grado di darci seriamente una mano. Non
perdiamo l’occasione, se vogliamo smettere di essere solamente
sostenitori di cause perse; per il nostro collegio (Collegio n. 9 Lodi
II
- il candidato è Cancellato Andrea) facciamo in modo di esser
adeguatamente rappresentati ed ascoltati. Il mio è un semplice
consiglio, fatto però con la certezza che potremo contare più di
adesso.
Ettore
Pagani
Rischio Alluvioni
Pubblica assemblea
Giovedì 3 giugno - ore 21.00 Circolo Ettore
Archinti - Viale Pavia 26 - Lodi
Appello ai Cittadini da parte del Comitato
Alluvionati Onlus di Lodi
Com'è
noto, questo Comitato, memore dell'alluvione 2002, sta promuovendo
un'azione di iniziativa popolare - fatta di studi, pareri e proposte
- al fine di prevenire altri eventi disastrosi. Di fronte a 18 mesi
d'immobilismo dei tanti Organi ufficiali - dei quali peraltro non si
conosce ancora bene chi ha la competenza e la responsabilità di
certe decisioni - abbiamo studiato il problema esondazione del fiume
Adda, ed avanzato una proposta tecnica risolutiva, indicando alcuni
interventi indispensabili: l'abbassamento della briglia a valle del
ponte cittadino e l'adeguamento della sezione di deflusso lungo il
tratto d'Adda tra Cassano e la confluenza con il Po. Il tutto al
fine di eliminare ogni rischio d'esondazione, in caso di piena come
quella del 2002. In perfetta coerenza con questa proposta, abbiamo
anche suggerito al sindaco di Lodi, con richiesta di moratoria,
l'opportunità di sospendere gli interventi relativi alle chiuse
previste in zona Pratello, evidenziando il fatto che, qualora
venisse deciso l'abbassamento dell'Adda, quegli interventi
risulterebbero superflui. Il tutto quindi in uno spirito di
costruttiva collaborazione con le istituzioni, e con l'attenzione
rivolta anche al buon utilizzo delle pubbliche risorse. A distanza
di 50 giorni dalla nostra proposta, dobbiamo costatare il
sostanziale silenzio da parte degli Organi a vario livello
competenti (?). Ma nonostante il nostro rinnovato allarme, il
generale immobilismo persiste: imperterrito e impassibile.
Registriamo, inoltre, da parte del sindaco Ferrari e della sua
giunta, una serie di dichiarazioni e decisioni contraddittorie e per
niente tranquillizzanti. Con lettera del 19 aprile il sindaco
c'informa che la nostra proposta "è stata consegnata al tavolo
tecnico convocato in sede regionale, cui spetta la decisione degli
interventi da eseguire". Sulla stampa del 28 aprile apprendiamo
poi che la giunta comunale ha approvato il progetto e l'avvio dei
lavori relativi alle chiuse sui canali in zona Pratello, dimostrando
un beffardo menefreghismo sia della nostra proposta che della
prossima decisione regionale da lui stesso annunciata, ed anche
della nostra richiesta di moratoria. Apprendiamo, infine, dalla
stampa del 29 aprile, che la stessa Giunta Ferrari ha già
presentato, a Regione, Provincia e Prefettura, un "piano
comunale anti-alluvione" che conferma in parte la necessità,
da noi proposta, di abbassare la briglia, ma poi avanza la proposta
di ampliare il ponte urbano, con l'apertura di una nuova arcata, con
l'evidente scopo di aumentare la sezione di deflusso. Ci opponiamo
decisamente all'idea di manomettere, e tanto meno di ampliare, il
ponte urbano di Lodi per il semplice fatto che lo riteniamo
superfluo ed inutile sotto l'aspetto idraulico: basti dire che
l'aumento di sezione utile di deflusso - che si otterrebbe con
l'aggiunta di una nuova arcata - lo si può ottenere abbassando di
soli trenta centimetri la quota di scorrimento sotto il ponte
stesso, compreso la quota della briglia a valle; quanto alla
larghezza dell'alveo, va notato che questo, in corrispondenza del
ponte, è già molto più largo (forse il doppio) che lungo i tratti
di monte e di valle. L'altra dichiarazione assurda, riportata dalla
stampa, è quella dell'assessore Marzorati, secondo il quale
"il letto del fiume non va dragato, perché in questi anni si
è già abbassato naturalmente" (?). Vorremmo intanto sapere
dall'assessore in conformità a quali ragionamenti, studi o sogni
viene fuori una simile dichiarazione, e poi invitarlo a fare insieme
a noi una verifica sui luoghi, in modo da fare chiarezza una volta
per tutte sulla fandonia pseudo-ambientalista, del fantomatico
abbassamento degli alvei. Di fronte a siffatte stravaganti
divagazioni e perdite di tempo, viene il dubbio che il sindaco
Ferrari e la sua giunta abbiano del tutto dimenticato ciò che è
successo nel 2002. Noi altri alluvionati invece abbiamo ben vivo
quel ricordo, viviamo nell'incubo di quell'evento e nella lucida
consapevolezza che un evento simile può ripetersi, non escluso
entro quest'anno, ed in modo ancor più disastroso. Abbiamo l'esatta
cognizione dell'estrema gravità del pericolo che incombe sulle
nostre famiglie, sui nostri figli. Non possiamo perciò tollerare
altre perdite di tempo. Gli interventi indicati nella nostra
proposta non richiedono grandi spese, non comportano complesse
elaborazioni progettuali e perciò potrebbero avere inizio già nei
prossimi mesi estivi: periodo di magra del fiume e quindi favorevole
all'esecuzione dei lavori. Insistiamo pertanto che tali interventi
siano decisi e definiti nel dettaglio con la massima urgenza, per
poterne avviare i lavori entro l'estate prossima: iniziando magari
dall'abbassamento della briglia, poiché è condiviso dall'Autorità
comunale. Questo è l'obiettivo che intendiamo perseguire con
tenacia, convinzione e senza perdere altro tempo. E' un obiettivo
oggettivamente possibile, sia sotto l'aspetto tecnico che economico.
Possiamo però sperare nel buon esito solo se la nostra azione è
condivisa da un gran numero di cittadini e sostenuta da una larga
partecipazione. Teniamo a precisare che il problema, che intendiamo
affrontare e risolvere riguarda non solo la Città di Lodi, ma tutti
i comuni rivieraschi dell'Adda, da Cassano al Po. Da qui nasce il
presente appello, che rivolgiamo a tutti i cittadini interessati, ex
e potenziali alluvionati del Lodigiano, affinché partecipino a
questa nostra iniziativa. La nostra è un'azione civile e
democratica e perciò invochiamo e speriamo in un'ampia
partecipazione dei Sindaci. Contiamo sulla loro sensibilità verso
un problema vitale che assilla intere popolazioni. Invochiamo
l'aiuto dei Tecnici, liberi professionisti, che operano nel nostro
territorio, dai quali ci attendiamo un autorevole contributo a
questo dibattito, in un confronto concreto su fatti, proposte e
situazioni reali, e non su opinioni infondate o astratte
divagazioni. Non abbiamo altro tempo da perdere. Con il presente
appello vogliamo richiamare l'attenzione di tutti, con l'invito
a riflettere sulla situazione di pericolo che incombe sul nostro
territorio, a ricordare quello che è già accaduto ed a costatare
che, a distanza di 18 mesi, siamo in quelle stesse condizioni, per
cui potrebbe accadere di nuovo ed in modo peggiore. V'invitiamo ad
esaminare la nostra proposta, a valutarla, a discuterla con noi, a
modificarla se occorre, ed infine a sostenerla con forza, affinché
sia presa, in tempi brevi, una decisione.
Per discutere insieme a voi tutti di questo
problema,
abbiamo deciso di incontrarci in pubblica assemblea
Giovedì 3 giugno, alle ore 21.00, presso il Circolo
Ettore Archinti.
Contando sin da ora in un’ampia partecipazione, Vi
aspetto.
Domenico
Ossino, Presidente C.Al.Lo Onlus
COMITATO ALLUVIONATI LODI Onlus - Via Luigi Bay,
26/G - 26900 Lodi LO
Tel.+39 3397495130 - Fax +39 1782249579
e-mail: c.al.lo@tin.it
sito: www.nautilaus.com/alluvionati.htm
Da IL CORRIERE DELLA SERA del 29 05 04
Allarme alluvione a
Lodi, scatta l' esercitazione
Domani verrà
simulato il piano di emergenza. Coinvolti gli abitanti del quartiere
Campo di Marte
LODI
- L' Adda ha rotto gli argini. L' acqua ha sommerso il rione di
Campo Marte, dove vivono 800 persone. Molti i cittadini rimasti
bloccati in casa. Occorre procedere con urgenza all' evacuazione
delle famiglie. Il quadro ricalca il disastro provocato dall'
alluvione del novembre 2002, quando l' Adda sommerse quasi metà
città, colpendo duramente proprio Campo di Marte. Stavolta, però,
si tratta solo di una simulazione. Domani gli abitanti del quartiere
rivivranno la drammatica esperienza, nel corso di un' esercitazione
di Protezione civile organizzata dal Comune. E' la prima prova, sul
campo, del piano antialluvione messo a punto da Palazzo Broletto. L'
operazione inizierà alle 7.30. Pronta la sala operativa della
Protezione civile, controllati i collegamenti telefonici e
telematici. La polizia locale delimita la zona dell' intervento. L'
allarme scatterà alle 9. I vigili, a sirene spiegate, con
altoparlanti e megafoni, avvertiranno la popolazione del pericolo e
alcuni volontari dimostreranno alla gente come disporre i sacchetti
di sabbia. Le persone che dovranno essere evacuate verranno radunate
in piazza di Campo di Marte. Quattro scuolabus faranno la spola tra
la zona alluvionata e il centro di raccolta, allestito nelle scuole
medie Spezzaferri, nella cui palestra la Croce Rossa accoglierà gli
«sfollati». «E' la prima esercitazione collettiva - dice l'
assessore alla Protezione civile, Francesco Marzorati -. Ci
permetterà di verificare la validità degli interventi programmati
in caso di alluvione. Contiamo sulla collaborazione della gente del
quartiere».
Diego Scotti
Da
IL GIORNO del 30 05 04
QUESTA
MATTINA
Campo
Marte, allarme per l'alluvione simulata
LODI
- Il pre-allarme scatta questa mattina alle 7,30, con l'avviso ai
cittadini che sta arrivando l'onda di piena, per cui è necessario
spostare le automobili. Alle 9, invece, l'evacuazione, a causa
dell'esondazione in corso. Naturalmente si tratta di una
simulazione. L'ha programmata l'amministrazione comunale per
testare la validità del piano di protezione civile rielaborato dopo
l'alluvione provocata dall'Adda nella notte tra il 26 e il 27
novembre 2002. Ad essere interessato dall'esercitazione di questa
mattina è il quartiere di Campo Marte. Il Comune, che metterà in
campo tutte le proprie forze (polizia locale, volontari, tecnici e
operatori vari) ed avrà la collaborazione di vigili del fuoco,
Croce rossa e Parco Adda Sud, prevede la disponibilità a partecipare
di un'ottantina di abitanti del rione. Chi aderirà, dovrà
portare la macchina all'ex macello di via Defendente. Da qui verrà
riaccompagnato a casa con un autobus per poi essere dirottato, verso
le 9, alla palestra della Spezzaferri, a San Bernardo, uno dei
ricoveri individuati dal piano di emergenza. La prova di
evacuazione ha sollevato parecchie polemiche. Per tanti lodigiani
che sono state vittime dell'alluvione e per il coordinamento
provinciale di protezione civile sarebbe stata più opportuna
un’esercitazione tra operatori prima di coinvolgere i cittadini e
comunque di un solo quartiere. L'esercitazione di oggi non è
comunque l'unico provvedimento contestato: il Comitato Alluvionati
Lodi Onlus ha presentato venerdì il terzo ricorso al Tar contro le
chiaviche sulle rogge Gaetana e Gelata a difesa del Pratello.
Questa volta ad essere impugnata è la delibera della giunta
comunale del 27 aprile. Se il Tribunale amministrativo regionale
dovesse accogliere il ricorso, il progetto (la sua realizzazione
spetta a un supermercato destinato a sorgere nella zona, a
scomputo degli oneri di urbanizzazione) subirebbe un brusco stop.
L.D.B.
Da IL CITTADINO del 31/05/04
Prove di alluvione a
Campo di Marte, ma i lodigiani disertano l’esercitazione
L’allarme, suonato dalle macchine dei vigili, è scattato
alle 9, e subito le 37 persone che hanno preso parte
all’esercitazione sono state trasportate con quattro scuolabus al
luogo di accoglienza. Non è risultata molto partecipata
l’esercitazione di evacuazione di Campo di Marte a Lodi,
organizzata per fronteggiare un’ipotetica alluvione. Soddisfatto
l’assessore Marzorati. Gelido Carlo Bajoni, presidente del
comitato degli alluvionati della sponda sinistra: quasi una farsa.
Marzorati comunque
soddisfatto per il test, mentre alluvionati e Forza Italia chiedono
invece interventi sugli argini
Campo di Marte,
evacuazione fantasma
Partecipano solo 37
persone, a metà mattina è già tutto finito
«Non dico che si sia trattato di una farsa, ma quanto meno
ci saremmo aspettati che l'esercitazione rispecchiasse il più
possibile quello che succede durante una piena, prevedendo tutte le
varie difficoltà che si possono incontrare in casi di questo tipo.
E invece è stata ignorata la presenza di persone disabili o
impossibilitate a muoversi, non sono stati coinvolti l'asilo e la
scuola, e per di più ci hanno fatto portare le macchine al
parcheggio dell'ex macello pur sapendo che quella è una zona che va
sotto in caso di piena. Sicuramente tutto andava pensato meglio, e
da parte nostra abbiamo partecipato più per dovere civico che per
altro». È freddo Carlo Bajoni, presidente del comitato degli
alluvionati della sponda sinistra, in merito all'esercitazione di
ieri mattina durante la quale è stata simulata una piena dell'Adda,
con la conseguente evacuazione della zona e trasporto dei residenti
alla scuola Spezzaferri. «I residenti della zona - precisa ancora
Bajoni - prima di queste prove chiedono che venga fatto qualcosa di
concreto per la nostra difesa, mentre ad oggi non è stato fatto
ancora nulla. Molti non hanno partecipato proprio per questo».
Diversa la lettura fatta dall'assessore all'ambiente Francesco
Marzorati, che si è dichiarato al contrario soddisfatto sia della
partecipazione sia dei tempi delle operazioni. I soccorsi sono
scattati alle 7,30, ora in cui i 25 volontari della protezione
civile e i 5 del Parco Adda Sud sono arrivati nella zona di Campo di
Marte e hanno preso posto nei punti assegnati. È stata poi
delimitata la zona di intervento nelle via Brunetti, Campo di Marte,
Cavalleggeri di Lodi, Maiocchi e Scotti con delle transenne, e ai
residenti sono stati consegnati i sacchi di sabbia, spiegando loro
come riempirli e dove sistemarli. Allo stesso tempo presso la scuola
Spezzaferri i volontari della Croce Rossa allestivano le trenta
brandine necessarie per la prima accoglienza degli sfollati.
L'allarme, suonato dalle macchine dei vigili, è scattato alle 9, e
subito le 37 persone che hanno preso parte all'esercitazione sono
state trasportate con quattro scuolabus al luogo di accoglienza.
Contemporaneamente nella sala operativa di viale Pavia i tecnici del
comune e il responsabile della protezione civile monitoravano il
territorio e segnalavano il pericolo alla regione, al Consorzio
dell'Adda, all'Aipo e ai gestori delle due dighe a monte dell'Adda e
del Brembo, ottenendone risposta in tempi brevi. «Un allarme del
genere dovrebbe scattare quando il fiume raggiunge i 2,30 metri
sopra lo zero idrometrico - spiega Marzorati -, ma in base a uno
studio sul rischio idrogeologico che abbiamo commissionato questo
livello dovrebbe scendere a 1,90 metri». Giudicata positiva la
partecipazione, anche in relazione al limite massimo di 80 persone
fissato in precedenza. «Tutto si è svolto in tempi più rapidi del
previsto - ha commentato il responsabile della protezione civile
Alberto Panzera - . Temevamo ostilità da parte della gente, e
invece siamo stati accolti bene». Critica invece la voce di Antonio
Corsano, consigliere comunale di Forza Italia: «Questa è
l’ennesima conferma della totale mancanza di idee e di tatto della
giunta: queste esercitazioni non servono a nulla senza una seria
programmazione e un piano di intervento finalizzato a prevenire
l’esondazione. L’iniziativa ha rappresentato una mancanza di
rispetto nei confronti dei cittadini, perché finora il comune non
ha portato avanti alcuna istanza sulla questione degli argini di
protezione e sulla necessità di dragare l’alveo dell’Adda».
Davide Cagnola
«Entro poco tempo la
risposte dovute sui lavori alle sponde»
Fra pochi giorni, o al massimo fra poche settimane, gli
alluvionati di Lodi avranno la risposta che attendono da mesi su due
questioni che ancora oggi ritengono fondamentali per il loro futuro:
la fattibilità degli interventi di sicurezza spondale proposti dal
comune alla regione e il rimborso per i danni subiti due anni fa. Ad
annunciarlo è stato l'assessore all'ecologia Marzorati alla
conclusione dell'esercitazione di ieri, spiegando di essere in
attesa della valutazione da parte della regione Lombardia sui
progetti presentati per mettere in sicurezza le due rive dell'Adda.
«Allo stesso tempo - ha aggiunto - cercheremo di fare pressione,
con il supporto della prefettura, affinché venga eliminata quella
franchigia di 2.500 euro stabilita per avere i rimborsi, che di
fatto esclude da questi la maggior parte degli alluvionati di Lodi».
Le difese spondali previste dal comune riguardano sulla sponda
destra un argine con pista ciclabile dall'area ex Sicc fino alla
strada provinciale per Boffalora, la riduzione della briglia a valle
del ponte, l'apertura di una nuova campata sotto il ponte
napoleonico dalla parte di piazzale Crema e un argine sulla sponda
destra dal Belgiardino fino al ponte. «Si tratta di interventi
legati fra loro - ha spiegato Marzoratti - e di conseguenza dovranno
essere approvati o respinti tutti insieme, per non creare danni
maggiori. Naturalmente la speranza è che venga valutata
positivamente la loro fattibilità, e riteniamo che ci siano buone
possibilità che ciò avvenga». Più difficile sarà la battaglia
per l'abolizione della franchigia.