Da
IL CITTADINO del 2 07 04
Crolla
la sponda al Mortone
Una
massa di 10 mila metri cubi di terra e ghiaia: è la mole di
materiale crollato da una sponda al Mortone di Zelo Buon Persico,
uno degli angoli più pregevoli del Parco Adda Sud, con un canneto
in cui nidifica l’airone rosso. A provocare il dissesto sono state
probabilmente le infiltrazioni di acqua dovute a eccesso di
irrigazione e ai danni provocati dagli animali.
Zelo
Lo smottamento ha ostruito per giorni il canale che collega la lanca
all’Adda, crolli anche a Boffalora
Una
frana minaccia l’oasi del Mortone
Oltre
10 mila metri cubi di terra e ghiaia precipitano nella palude
Zelo
Frana un pezzo del Mortone a Zelo. Circa 10 mila metri cubi di
terriccio e ghiaia sono finiti nell’imbocco del canale di scolo
che collega una delle “morte” più vaste del Parco Adda Sud. In
pratica un intero pezzo di sponda è finita nella parte di palude
che ospita il canneto, una delle zone del parco in cui nidifica
l’airone rosso. Fortunatamente non ci sono stati danni agli
animali, che costituiscono una delle attrazioni maggiori di questa
piccola oasi dell’Adda (è un’azienda faunistica diretta dai
fratelli Brambilla, che già gestiscono il Parco ittico Paradiso) le
cui rive però appaiono quasi “sventrate”. Il fronte, circa 10
metri in altezza, è venuto giù nello scorso fine settimana. «Molto
probabilmente - spiega il presidente del parco Adda Sud Attilio
Dadda - la causa è da addebitare a un accumulo di acqua da
irrigazione che ha impregnato troppo il terreno, magari sfruttando
tane o gallerie scavate dagli animali. L’acqua, che in questi
giorni viene usata abbondantemente, ha causato un crollo che ha
bloccato il colatore che collega il fiume alla morta e permette il
ricambio dell’acqua». Due i pericoli sfiorati con il crollo: da
una parte è stato coinvolto il canneto che è l’area di
nidificazione degli aironi. Dall’altra, il fatto che la pista
ciclabile che corre al fianco della provinciale Lodi-Zelo obbligherà
il parco a verificare la stabilità del terrazzo morfologico.
Ulteriori crolli potrebbero arrivare a intaccare la ciclopedonale,
davvero vicinissima all’area della frana. Sollecitata dal
dirigente del servizio strade Savino Garilli, la provincia è
intervenuta sul posto per fare un primo intervento tampone. I
tecnici dell’ente di via Grandi hanno effettuato un consolidamento
della sponda opposta, per scongiurare altre frane sul Mortone, e poi
hanno eseguito lavori di sbancamento per liberare il canale dalla
terra che lo ostruiva. Le prime opere sono già terminate ma il
parco Adda Sud sta mettendo a punto un intervento definitivo per
consolidare le sponde. Allo stesso modo, un fronte di una quindicina
di metri della riva sinistra dell’Adda, 200 metri a nord della
colonia Caccialanza, è crollata, lasciando una piccola voragine
sulla riva. «Queste frane sono pericolose - spiega Dadda - perché
contribuiscono ad alzare il livello dell’alveo nel fiume». Francesco
Gastaldi
Da
IL CITTADINO DEL 3 07 04
Giovedì
convegno
Le
verità sull’Adda e i suoi argini deboli
Un
seminario aperto al pubblico per fare il punto della situazione
sugli interventi per proteggere Lodi dalla piene dell’Adda.
“Lodi e l’Adda, una città da difendere, un fiume da vivere”
si terrà giovedì 8 luglio dalle 9 alle 13 nella sala espositiva
del Bipielle Center di via Polenghi. Organizzato
dall’amministrazione comunale in collaborazione con la provincia
di Lodi, il convegno vedrà sfilare i rappresentanti di tutti gli
enti locali che hanno a vario titolo competenza sul fiume. Se la
presenza di tutti gli attori sarà sarà confermata, interverranno
per primi l’ingegnere Ettore Fanfani, direttore del Consorzio
Muzza Bassa Lodigiana, e il geologo Giovanni Bassi con una relazione
sulle “Caratteristiche idrauliche generali del bacino dell’Adda
e del territorio lodigiano”. Di seguito Cinzia Merli, dirigente
dell’Autorità di Bacino, parlerà di “Pai (il piano di assetto
idrogeologico, ndr) e progetto di fattibilità della sistemazione
dell’Adda”. L’ingegnere idraulico Silvio Rossetti, consulente
di palazzo Broletto, illustrerà lo studio idrogeologico-idraulico
del tratto di fiume Adda nel comune di Lodi, la valutazione del
rischio idraulico per il centro abitato e fornirà dati per
interpretare la piena di novembre 2002. L’ingegnere Luigi Mille,
della sede Aipo (l’Agenzia interregionale per il fiume Po) di
Milano, illustrerà il piano degli interventi necessari alla difesa
idraulica della città. L’ingegnere Alessandro Paoletti,
professore ordinario del Politecnico di Milano, interverrà infine
sulla regimazione dei corsi d’acqua. Hanno inoltre annunciato la
propria partecipazione ben tre assessori regionali: Massimo Buscemi,
con delega a sicurezza, polizia locale e protezione civile,
Alessandro Moneta, responsabile di territorio e urbanistica, e Carlo
Lio, alle opere pubbliche. Presenti poi le autorità locali: il
prefetto Nicoletta Frediani, il presidente provinciale Osvaldo
Felissari e rappresentanti della giunta comunale. «Sarà un
inquadramento complessivo delle opere gia annunciate nel contesto
dell’intera asta sublacuale - spiega Francesco Marzorati,
assessore comunale alla protezione civile -, un passo propedeutico
per definire gli accordi di programma con gli altri enti locali e
dare l’avvio ai progetti definitivi». Il sindaco Aurelio Ferrari
sottolinea il profilo tecnico dell’iniziativa: «Ho il massimo
rispetto per i vari giudizi tecnici formulati sull’Adda e le
“memorie storiche” ma spesso questi interventi sono basati su
una soggettività che deve essere inserita in un più ampio contesto
tecnico». Ferrari ribadisce la disponibilità all’ascolto
dell’amministrazione: «L’ipotesi di una nuova arcata, che ha
trovato riscontro negli enti locali, mi è stata suggerita dal
proprietario del mollificio Quaini. Non scartiamo nessuna
osservazione che ci proviene dalla cittadinanza».
Fa.
Tu.
Da
LIBERO del 3 07 04
Frane
e alberi sradicati, così muore l'Adda
Il
Comitato alluvionati chiede interventi urgenti per garantire la
sicurezza degli abitanti e del territorio. Franato un campo di grano
LODI
- L'isoletta che non c'era. E che adesso tutti possono vedere. Non
è una rivisitazione della favola di Peter Pan, ma solo un aspetto
della realtà del fiume Adda. L'isoletta è fatta di detriti,
trasportati dalla corrente durante l'alluvione del novembre 2002. Da
allora nessuno ha pensato di rimuoverla. Ma il problema non è solo
questo. E riguarda, più in generale, il totale abbandono del fiume
dopo l'alluvione. Le colline di sabbia e ghiaia occupano anche le
rive. E dovunque spuntano alberi sradicati. Sono lì da un anno e
mezzo, costringendo i barcaioli a slalom improvvisati e pericolosi.
«Dal 2002 non è stato fatto niente», dice Domenico Ossino,
presidente del Comitato Alluvionati Lodi. Con lui andiamo a fare un
giro in barca. Ci accompagnano due "uomini dell'Adda". Il
primo guida e parla un dialetto lombardo molto stretto. Il secondo
ha la barba lunga, la sigaretta perennemente accesa e non dice una
parola: un vero lupo di fiume. Partiamo dal ponte vecchio di Lodi,
mentre Ossino comincia a spiegare la situazione: «La filosofia
degli ambientalisti è quella di lasciare che la natura faccia
quello che vuole. Ma è ora di cambiare. Bisogna intervenire sul
fiume, o non si potranno evitare nuove esondazioni». Il problema,
infatti, non è puramente estetico. Riguarda la sicurezza di
migliaia di persone. Al momento l'unico intervento in programma è
l'innalzamento degli argini. Ma secondo Ossino bisognerebbe operare
in maniera diversa: «Si deve fare un lavoro di prevenzione: pulire
il letto del fiume, invaso dalla ghiaia. E prevedere interventi di
manutenzione ordinaria». Mentre navighiamo l'uomo alla guida saluta
alcuni pescatori seduti sulla riva, che rispondono con un cenno
della testa. Poi, nei pressi della colonia Caccialanza, si ferma
davanti a un campo di grano, franato venerdì scorso. «Sono passato
qui alle 10 di mattina - dice nel suo dialetto stretto - ed era
tutto a posto. Poi quando sono tornato indietro il terreno era
crollato». Un piccolo sintomo di quanto la situazione sia
tutt'altro che rosea. E il tutto è reso ancora più complesso dal
fatto che non esiste un riferimento istituzionale preciso. «Le
strutture che hanno competenza sul fiume sono troppe - conclude
Ossino -. Così nessuno decide niente». Dopo qualche chilometro di
navigazione invertiamo la rotta e torniamo verso il ponte vecchio.
Ci avviciniamo alla riva per scattare qualche fotografia, e qui ci
assale un odore abbastanza sgradevole. «La senti questa puzza»,
dice il barcaiolo, «sono animali morti in decomposizione». Anche
loro, incastrati tra gli alberi sradicati e la ghiaia, sono lì da
troppo tempo. Nei mesi scorsi il Comitato Alluvionati Lodi ha
polemizzato duramente con Giuseppe Attilio Dadda, presidente del
Parco Adda Sud. Dadda è stato molto criticato dagli alluvionati per
la sua opposizione al progetto di pulizia del letto del fiume. «Abbiamo
commissionato uno studio tecnico curato da numerosi esperti -dice -
e ci hanno confermato che la rimozione dei detriti non è
l'intervento più adatto. Per garantire la sicurezza è più
importante l'arginatura e la creazione di zone a esondazione
controllata». Poi aggiunge: «Non voglio fare polemiche, ma non
siamo tutti ingegneri idraulici. E dobbiamo fidarci del parere degli
esperti. La pulizia non risolverebbe la situazione e sarebbe solo
una rassicurazione psicologica». Dadda è d'accordo con Ossino
sulla necessità di monitorare e intervenire sul fiume, ma non
condivide la polemica sugli ambientalisti: «Nessuno vuole
abbandonare l'Adda a se stesso. La discussione oggi non è sul fare
o non fare dei lavori, ma su quali interventi siano più urgenti».
C'è anche la questione dei tronchi d'albero abbandonati sul fiume e
delle isole di detriti che si sono formate dopo l'alluvione. Qui
l'unità di intenti tra il presidente del parco e il Comitato
Alluvionati è totale. Tanto che l'anno scorso Dadda aveva
cominciato l'opera di rimozione dei tronchi, insieme ai vigili del
fuoco e alle guardie volontarie: «Abbiamo fatto un lavoro
importante. Siamo usciti con le barche e abbiamo cominciato a
togliere gli alberi. È stato difficile, perché alcuni erano
incastrati nella ghiaia. Poi bisogna dire che il lavoro è stato
fatto solo da volontari. A loro abbiamo chiesto molto, ma non
possiamo chiedere tutto. Adesso servirebbero dei finanziamenti». È
proprio questa, secondo lui, la questione fondamentale. «Non credo
siano troppe le istituzioni che hanno competenze sul fiume -
conclude Dadda -. Nel rispetto reciproco ognuno può dare il suo
contributo. Il problema vero è la mancanza di fondi, che blocca i
lavori anche quando tutti sono d'accordo».
di
ALBERTO BUSACCA
Da
Lettere al IL CITTADINO del 6 07 04
Cambiare
il piano regolatore per difenderci dalle piene
Gentile
direttore, giovedì le istituzioni tutte presenteranno in un
seminario pubblico a Lodi le proposte di intervento che sono allo
studio per proteggere Lodi dalle piene del suo fiume. Vorrei
contribuire a quella presentazione con un documento carico di
ricordi e di pene: la cartografia allora predisposta dal comune
sulle aree allagate nel corso della piena del 1976. Nel 1976 di
acqua ce n’è stata tanta quanta nel 2002: il livello altimetrico
misurato al ponte di Lodi è stato allora del tutto uguale, con una
tolleranza di qualche centimetro. E le aree e i quartieri di Lodi
sommersi quasi gli stessi: Borgo Adda, l’Isola Carolina, il
Pratello, il Pulignano, l’ex Sicc, persino Campo di Marte. Dopo il
ponte tutto l’oltre Adda, l’ospedale, l’Isola Bella, mentre
(probabilmente per effetto della tangenziale nuova) è stato ben
diverso il comportamento dell’acqua in altre zone più lontane. Se
l’Adda allaga mezza Lodi e in maniera analoga per due volte in
trent’anni, dobbiamo certamente fare qualcosa al più presto. Gli
esperti ci spiegheranno se il tempo di ritorno statistico delle due
piene sarà di 50 o di 200 anni, ma noi tutti speriamo solo che
passi più tempo ancora, visto che, come si suol dire, abbiamo già
dato. A noi importa di più come conservare in tanto tempo la
memoria storica di quando successo, gli errori da non ripetere, i
modi per limitare di danni: abbiamo dimenticato alla svelta in 28
anni, figuriamoci in futuro. Intanto, quali considerazioni si
possono trarre da questa vecchia carta del comune? La prima
considerazione è che la profondità dell’alveo del fiume non ha
influito sull’altezza della piena. Allora infatti nell’Adda si
cavava e anche tanto. Forse il fiume non è mai stato basso come
allora, eppure... l’acqua ha invaso le stesse identiche aree di
Lodi. Forse questa è la miglior dimostrazione, quasi un caso da
manuale, della conclusione a cui tutti i maggior esperti in Italia e
nel mondo sono giunti da tempo: che cioè non serve abbassare il
fondo del fiume per abbassare il livello della piena. Altra cosa
ovviamente è la necessità di controllare e occasionalmente
intervenire sul fiume: con lo scopo di impedire in particolari casi
l’accumulo abnorme di materiale oppure al contrario per evitare
che il fiume eroda o scavi dove sarebbe pericoloso. Ma alla fine è
raro che l’operazione porti ad un saldo attivo di sabbia e di
ghiaia da vendere al posto di quella di cava. Ma una seconda
considerazione importante si può trarre dal confronto tra il 1976 e
il 2002. I danni della piena più recente sono stati maggiori,
nonostante il livello dell’acqua fossero analoghi e i quartieri
allagati forse persino minori. Perché in questi 28 anni si sono
costruite molte case e capannoni in area di esondazione. E poco
prima dell’alluvione del 2002 siamo riusciti con grande difficoltà
e forti polemiche a evitare che si confermasse l’edificabilità
dell’ex Sicc e dell’Isola Bella. Ma purtroppo sono rimaste
edificabili tutte le altre aree esondate. Vale la pena ricordare che
raramente le difese idrauliche (anche con argini) sono in grado di
garantire l’asciutto in caso di piene tanto eccezionali. Sono
utili e si debbono fare per tutelarci dalla corrente di piena, per
darci in tempo e il modo di portare in salvo le persone e i beni più
preziosi. Ma la miglior difesa dalle piene del fiume è non
costruire in zona di esondazione e trasferire le costruzioni a
maggior rischio. Anche questo il comune di Lodi non ha ancora fatto:
cambiare il piano regolatore di Lodi sarà quindi compito futuro, se
non di questo sindaco, del prossimo.
Andrea
Poggio presidente di Legambiente Lombardia
Da
il CORRIERE DELLA SERA 6 07 04
Caldo,
i fiumi e i laghi sono già in crisi
Situazione
simile a quella del 2003. Po quasi 7 metri sotto lo zero
idrometrico. Il problema delle alghe
MILANO
- Fa più caldo in Lombardia che in Sicilia. Oggi come nei prossimi
giorni. Le previsioni indicano ancora afa e temperature elevate,
nonostante la pioggia in arrivo. I livelli delle acque di laghi e
fiumi appaiono sempre più vicini a quelli record registrati lo
scorso anno. Ieri alle 18 l’Adda superava di 30 centimetri lo zero
idrometrico a Malgrate (27 un anno fa); 83 centimetri per l’Oglio
all’uscita dal lago d’Iseo (78); il Ticino a Sesto Calende
misurava 87,4 (quattro centimetri in meno nel 2003); il Mincio:
124,1 contro i 110 centimetri nel 2003. Secca per il Po, a Cremona,
dove il fiume ha toccato i 6 metri e 58 centimetri sotto lo zero
idrometrico, valori non lontani da quelli dello scorso anno: -7,72.
Quanto al lago di Garda, il livello ieri è rimasto a 123
centimetri, solo uno in più rispetto alla scorsa estate. Assalto di
alghe e mucillagini nei piccoli specchi d’acqua. In azione
battelli-spazzini per ripulirli.
Basso
il livello dei fiumi
MILANO
- Temperature sopra i trenta gradi ieri in quasi tutta la Lombardia.
Da Milano a Brescia, da Bergamo a Cremona. Basso il livello dei
fiumi, anche se, rispetto ai numeri record dello scorso anno, i
valori sono superiori del 10 per cento. Ieri alle 18 l’Adda
superava di 30 centimetri lo zero idrometrico a Malgrate (27 un anno
fa); 83 centimetri per l’Oglio all’uscita dal lago d’Iseo
(78); il Ticino a Sesto Calende misurava 87,4 (quattro centimetri in
meno nel 2003); il Mincio: 124,1 contro i 110 centimetri nel 2003.
Quanto al lago di Garda, il livello ieri è rimasto a 123
centimetri, solo uno in più rispetto alla scorsa estate. Il caldo
inoltre ha causato la proliferazione di alghe e mucillagini,
soprattutto nel lago di Garlate (a Sud di Lecco), dove ieri
pomeriggio è entrato in azione un battello-spazzino. Alghe in
arrivo anche nei laghetti di Annone e di Pusiano.
Trentadue
gradi a Cremona, dove il fiume Po ha toccato i 6 metri e 58
centimetri sotto lo zero idrometrico. Livello non lontano da quello
record dello scorso anno (-7,72), ma gli esperti rassicurano: «Nel
2003 il caldo è cominciato in maggio ed è continuato per tre mesi.
Quest'anno, nei primi dieci giorni di maggio abbiamo addirittura
acceso il riscaldamento, e giugno non ha riservato sorprese - spiega
Luigi Maccabelli, responsabile dell'Aipo (Agenzia interregionale per
il fiume Po) -. In luglio naturalmente fa caldo. Se si andrà avanti
senza precipitazioni abbondanti, la situazione sarà critica
soprattutto per la navigazione».
La
secca ha già bloccato la navigazione sia turistica sia industriale.
R.
Lom
Da
IL CITTADINO del 7 07 04
Adda,
si sbriciolano gli argini
L’Adda
si è trascinato dietro un tratto di argine presso la colonia
Caccialanza. La frana ha provocato una voragine lunga una trentina
di metri, larga una decina e profonda dai due ai quattro.
Dal
Broletto assicurano che l’Aipo ha già programmato il
consolidamento della riva, ma i lavori non sono mai partiti
L’Adda
prepara l’assedio al Revellino
Il
fiume ha divorato altri 30 metri di argine alla Caccialanza
Crolla
un tratto di argine vicino alla colonia Caccialanza, e Lodi ripiomba
nell’incubo alluvione. Il terrapieno provvisorio appena a monte
del centro estivo ricreativo comunale è improvvisamente caduto su
se stesso nei giorni scorsi, provocando una voragine lunga una
trentina di metri, larga una decina e profonda dai due ai quattro,
nella quale oltre alla terra del campo sono cadute numerose piante
di granoturco. Un “imbuto” nel quale l’Adda, in caso di piena,
troverebbe aperta la strada per esondare e ripetere la tragedia del
26 novembre 2002, non trovando più nessun ostacolo prima del
quartiere del Revellino e quindi delle porte della città. Si tratta
in effetti dello stesso tratto nel quale il fiume uscì dal suo
letto 19 mesi fa, provocando una delle più terribili alluvioni
della storia di Lodi. E il rischio che si ripeta alla fine
dell’estate, quando il sole di questa stagione lascerà il posto
alle prime piogge, è tutt’altro che remoto. A lanciare
l’allarme è Italo Boni, tecnico del comune di Lodi, oltre che
guardia ecologica e ittica e consigliere dei Pescatori Dilettanti,
associazione sul cui tratto di fiume è avvenuto il crollo: «In
questo punto l’Adda dovrebbe fare una curva, ma il grosso gerale
che si è formato in questi anni sulla riva opposta ha modificato il
corso dell’acqua che adesso, anziché girare come aveva sempre
fatto, batte con violenza contro l’argine, o quel che ne rimane.
Questa voragine è un campanello d’allarme: adesso il livello del
fiume è basso, ma in autunno quando inizieranno le piogge vi entrerà
con violenza e farà danni che non è difficile immaginare».
L’enorme “buco” nel terreno è in effetti solo l’ultimo
danno provocato dall’Adda al tratto di argine a monte della
colonia Caccialanza: il terreno è crollato per cento metri
abbondanti, trascinando con sé gli alberi e azzerando buona parte
delle difese della campagna che si affaccia sulla sponda sinistra. E
i fratelli Granata di Boffalora, proprietari del campo investito dal
crollo dei giorni scorsi, lanciano una precisa accusa: «Questo
argine era già crollato nel 2000, prima della piena del 2002 –
spiega Emiliano Granata -. Nella prima occasione pagammo anche noi,
insieme al comune, le riparazioni provvisorie. Nel 2002 invece
l’unica soluzione trovata fu lo scavo di un buco nel nostro
terreno per rinforzare la spallata del fiume. Da allora abbiamo a più
riprese sollecitato sia al comune di Lodi sia al Magistrato per il
Po (l’attuale Aipo) i lavori di rifacimento dell’argine e della
rimozione dell’enorme quantità di ghiaia. Ma a oggi, luglio 2004,
nessuno ha ancora fatto niente. A fronte di questo crollo i lavori
non sono più urgenti, ma indispensabili, perché il fiume qui può
esondare in un attimo e raggiungere il Revellino. È una cosa da
fare subito, perché in agosto non lavora nessuno e in settembre il
rischio di una piena è già concreto”. «Siamo a conoscenza del
problema e del rischio che comporta – rivela l’architetto Paolo
Gatti, dirigente dell’ufficio tecnico del comune di Lodi –.
L’argine va ricostruito dal piede, non rabberciato in maniera
provvisoria come nel passato. L’Aipo ha già programmato il lavoro
e lo ha anche già appaltato, restiamo in attesa che cominci.
Proprio domani mattina alle 9 ci incontreremo con i tecnici
dell’Aipo in un convegno programmato da tempo: sarà l’occasione
per capire quali saranno i tempi di realizzazione».
Marco
Opizzi
Da
Lettere al IL CITTADINO del 7 07 04
ALLUVIONE
La battaglia di Ossino non si ferma
Egregio direttore, le sarei grato se
volesse pubblicare questa lettera di ringraziamento al signor Ossino
per la lotta da lui intrapresa a favore degli alluvionati: «Caro
Ossino, Caro
Ossino, ti ringrazio per non aver abbandonato la difesa di tutte
quelle persone alla mercé degli eventi metereologi-fluviali, ed
alla testardaggine di tecnici che non vogliono o non possono vedere
al di là del proprio naso, nonostante le prove inconfutabili che
arrivano da più parti. Grazie anche perché qualcuno ventilava che
la tua presa di posizione sulle cause dell’inondazione dell’Adda
era finalizzata esclusivamente alla campagna elettorale e che
sarebbe svanita il giorno dopo l’elezioni. Il fatto di trovare
ancora te e tutto il comitato, impegnati nel portare avanti un
problema di enorme interesse per tutto il territorio, mi rincuora.
Rinnovo per tanto l’impegno nel dare quell’aiuto tecnico atto a
far capire il pericolo di vita che incombe sulla popolazione del
Lodigiano e non. Una spinta notevole mi viene data anche da quel
personaggio fantastico e pieno di cultura e di generosità come il
geom. Nicola Bonelli che è venuto a Lodi da terre lontane per
portarci quell’aiuto disinteressato pieno di logica e di nozioni
tecniche inconfutabili che, pur condivise da numerosi tecnici da me
interpellati, preferiscono non apparire per paura di chissà quale
ritorsione. L’invito che faccio a questi colleghi è quello di
unire le loro cognizioni tecniche alla propria coscienza, perché
senza intervenire alla pulizia dell’Adda e sulle riduzioni delle
briglie a valle del ponte sono certo che alla prossima inondazione
potrebbero esserci delle vittime oltre ai danni incalcolabili a case
e territorio ed allora il peso delle coscienze diventerebbe enorme.
Bisogna portare ulteriori documentazioni come foto aeree in
particolar modo nel tratto Spino-Lodi dove appaiono evidenti gli
accumuli di materiali con ghiaia e piante creando rastremazioni
pericolose che indirizzano il percorso del fiume verso fragili
sponde, come nella zona due acque a monte di Belgiardino, dove il
fiume è già penetrato per un tratto, e dove potrebbe deviare, data
l’altezza in cui si trova, verso percorsi pericolosissimi. Per
verificare ciò è sufficiente controllare le quote con semplice
livello come abbiamo fatto noi a suo tempo. Possibile che venga
boicottato un intervento come quello proposto che porterebbe soldi
al Comune anziché spese? Solo con la vendita di migliaia di mc di
ghiaia in eccesso ad enti tipo le Ferrovie, Anas, Provincia si
potrebbe realizzare interessi utili da destinare agli alluvionati.
Attualmente questi enti per necessità d’impiego sul territorio
Lodigiano, (sia per la TAV che tangenziali ecc.) ricorrono a cave
nel Bergamasco con costi di trasporto ecc. notevoli. Mi scrive il
caro Bonelli ricordando una frase molto significativa di Leonardo Da
Vinci “L’acqua disfa li
monti e riempe le valli, e vorrebbe ridurre la terra in perfetta
sfericità s’ella potesse”. Da sempre osservando gli eventi,
si capisce che il materiale trasportato dalla corrente riempie gli
alvei fluviali, senza l’intervento dell’uomo che ne può
modificare gli strati e le strozzature, si finisce con il ridurre la
naturale pendenza, rallentando la velocità e portata. Trascurando i
lavori da noi proposti si continuerà così ad innalzare argini e
portare il livello dell’acqua sempre più in alto sino a quando
una semplice talpa o nutria con un semplice buco ce le farebbe
ricadere in testa come era accaduto con la piena del Po
nell’ultima inondazione e con la ridicola caccia alle nutrie come
se fossero le cause principali ed uniche delle inondazioni. Se per
muovere certi enti o personaggi occorre che ci siano delle vittime,
come spesso accade nel dopo terremoto, alluvioni, ecc,.. dove
vengono poi interpellati i tecnici veri, non di parte, per capire le
responsabilità, è bene che si sappia che a quel punto non daremo
altre spiegazioni ma denunce concrete a Magistratura e quant’altro
per aver lasciato cadere nel vuoto indirizzi precisi, logici con
costi nulli. Facciamo quindi tutto il possibile perché questo non
accada con la speranza di trovare istituzioni, politici, che con il
buon senso possano capire le mistificazioni di alcuni e le ragioni
di altri. Il fatto che il giovedì 8 luglio ’04 il Comune di Lodi,
con vari enti, tratti questo argomento senza invitare il Comitato
Alluvionati fa capire che la lotta sarà molto dura e poco
democratica».
Cordialmente
Lucio Bramanti Lodi
Da
il CORRIERE DELLA SERA 07 07 04
Tutte
le domeniche, fino al 15 agosto
In
crociera sull’Adda alla scoperta del fiume a ritmo di musica jazz
Il
costo della gita è di 7 euro sono previsti anche quattro
appuntamenti notturni
LODI
- Un barcone di quelli che un tempo usavano i cavatori di ghiaia (i
cavagèra lodigiani), un complessino jazz che rallegra il viaggio,
pane, vino e pesci a gogò. Sono i principali ingredienti delle
crociere sull'Adda, che l'associazione «Num del Burg» organizza
ogni domenica sino al 15 agosto compreso, fatta eccezione per il 18
luglio, quando il fiume ospiterà le gare del Palio dei Rioni. Il
barcone «Pula» parte dall'imbarcadero che si trova sul Lungoadda
Bonaparte, appena a monte del ponte di Lodi, per risalire il fiume
sino a Boffalora d'Adda. Un percorso della durata di un'ottantina di
minuti, che scivola sull'acqua e tra il verde, a caccia di fresco e
di relax ed alla scoperta di angoli spesso poco conosciuti
dell'Adda. A bordo dell'imbarcazione possono prender posto 35
turisti, assieme al personale di servizio ed alla band di René
Casiraghi, che esegue brani jazz e musiche popolari della tradizione
lombarda. Durante i viaggi, vengono offerti spuntini a base di
pesce, rigorosamente doc dell'Adda, e vino bianco. «Sul barcone -
dice Gino Cassinelli, presidente dell'Associazione "Num del
Burg" - ci sono anche alcuni "lupi di fiume", che,
armati di megafono, fanno da ciceroni. Indicano e descrivono ai
passeggeri i posti più caratteristici dell'Adda. La gita passa, tra
l'altro, dal Capanno e dal "Col del pret", località che
porta questo nome in ricordo di un sacerdote che perse la vita per
salvare un ragazzo che stava annegando». Le crociere toccano anche
le «Due acque», dove l'Adda si divide in due rami e l'isola
dell'amore, di fronte alla «Piarda Ferrari», da sempre un nido nel
verde per gli innamorati in cerca di privacy. Il costo della gita,
tutto compreso, è di sette euro a persona. Tre le partenze
domenicali: alle 15.30, alle 16.45 e alle 18. Per prenotare si può
telefonare al 348-3131816. Sono previste anche quattro crociere
notturne, alle 21.30 ed alle 22.45, nei sabati 24 e 31 luglio. Di
sera, le porzioni di pesce sono sostituite da pasticcini, mentre un
chitarrista prende il posto del complesso jazz ed esegue brani
melodici. Giusto per aggiungere un tocco di romanticismo in più ai
viaggi sotto le stelle
Diego
Scotti
Da
LA PROVINCIA DI LECCO 7 07 04
Il
lago scende piano: niente allarme siccità
(r.
bus.) Il livello del lago
scende di due centimetri al giorno, ma non c'è da preoccuparsi.
L'allarme siccità lanciato per fiumi e laghi lombardi non investe,
per ora, il nostro bacino. L'Adda è sopra lo zero idrometrico di
ventisette centimetri e mezzo. Dato toccato anche l'anno scorso,
nell'estate più calda e secca degli ultimi tempi, ma rispetto a
dodici mesi fa c'è un inverno «vecchio stile», che ha rovesciato
parecchia neve sulle montagne, a diffondere una certa tranquillità.
Le riserve dei ghiacciai, insomma, sono notevoli. Le precipitazioni
annunciate per i prossimi due giorni, poi, solleveranno
ulteriormente il pelo dell'acqua. Ma anche a occhio nudo è
possibile intuire che la situazione non appare così grave. Dal
Consorzio dell'Adda, anzi, fanno sapere che il quadro era più
critico nella seconda metà di maggio e nei primi mesi di giugno.
Mese durante il quale ha piovuto abbondantemente sotto la media. A
Lecco non sono caduti nemmeno trenta millimetri di pioggia (29,5 per
essere precisi), a fronte di uno standard che vorrebbe almeno cento
millimetri d'acqua, facendo di giugno uno dei mesi più umidi
dell'anno. Stanno peggio in altre province: il Ticino è più basso
di quattro centimetri rispetto all'estate passata ed il Po, nella
zona di Cremona, è sotto lo zero idrometrico.
Da
IL CITTADINO del 8 07 04
Il
proprietario del campo adiacente la colonia Caccialanza avverte del
pericolo: «Il fiume può deviare dal suo corso»
«L’Adda
in piena travolgerebbe tutto»
Granata
lancia l’allarme dopo il crollo dell’argine a monte di Lodi
«La
situazione è seria e il pericolo reale: guai a prendere la
questione sottogamba, perché poi ce ne potremmo pentire tutti».
Emiliano Granata, proprietario insieme al fratello Gianantonio del
campo “Col del Prete”, lancia nuovamente l’allarme
all’indomani dell’avvenuto crollo di una parte di argine
dell’Adda nei pressi della colonia Caccialanza. Lo smembramento
della terra in quel tratto a monte di Lodi è solo l’ultimo in
ordine di tempo, dopo gli episodi analoghi avvenuti una prima volta
nel 2000 e poi soprattutto nel novembre del 2002, quando il fiume
esondò e provocò la devastante inondazione in città. Anzi,
proprio la piena di 19 mesi fa è alla base della voragine che ha
strappato alla proprietà dei fratelli Granata circa 900 metri cubi
di terra. Il fatto che però nell’enorme “buco” lungo una
trentina di metri, largo una decina e profondo da due a quattro nei
diversi punti ci sia terra al massimo per un centinaio di metri cubi
rende possibile ipotizzare come si sia arrivati al crollo avvenuto
nei giorni scorsi. Dopo aver superato l’argine nel novembre del
2002, l’Adda avrebbe infatti continuato a “scavare” e a
portarsi via la terra a livello sotterraneo, creando una sorta di
caverna invisibile dalla superficie. «E per questo motivo assai
pericolosa – spiega Emiliano Granata -, visto che in quel tratto
del nostro campo nei giorni scorsi era previsto un sopralluogo di un
mio lavoratore per verificare la crescita del mais. Caso vuole che
lo abbia rinviato, perché se ci fosse andato sopra con il trattore
sarebbe caduto nel vuoto. E non escludo che lo stesso pericolo ci
sia nella zona immediatamente adiacente». La voragine con ogni
probabilità è stata generata dall’acqua utilizzata per irrigare
il campo: scendendo in profondità verso il fiume e non trovando più
la terra, ha eroso le pareti di quella sorta di caverna e provocato
il crollo.Il problema adesso è che l’Adda, che in quel tratto
dovrebbe piegare a destra e seguire il suo corso, trova un
improvviso sbocco largo una decina di metri in cui proseguire
diritto verso la strada tra Lodi e Boffalora: «In caso di piena il
fiume arriverebbe come una furia in questo “buco” – conclude
Granata – e travolgerebbe tutto, terra e piante, fino a formare un
canale che taglierebbe in due il campo “Col del Prete” e
metterebbe a rischio la stessa struttura della Colonia Caccialanza.
Stamattina (ieri, ndr) mi sono messo in contatto con l’Aipo
(Agenzia interregionale Po, ndr) per segnalare il nuovo crollo: mi
è stato risposto che era già stato appaltato il lavoro per i
crolli precedenti, ma che erano a conoscenza anche di quest’ultimo».
Dagli uffici milanesi dell’agenzia assicurano che l’ingegner
Raffaele Gatteschi parteciperà al convegno “Lodi e l’Adda, una
città da difendere, un fiume da vivere” in programma questa
mattina dalle 9 alle 13 al Bipielle Center di Lodi. La cosa più
importante è però che nelle stesse ore tecnici della stessa Aipo
provvederanno a un sopralluogo nella zona interessata dall’ultimo
crollo. Il passo successivo sarà dare il via ai lavori per la
ricostruzione dell’argine e liberare Lodi dal nuovo incubo
alluvione.
Marco
Opizzi
Il
comitato alluvionati lancia l’allarme: «Bisognava pensare prima
alle difese»
«Questo
lavoro andava fatto ieri, non oggi o domani». Non usa mezze parole
Carlo Bajoni, presidente del comitato alluvionati riva sinistra, per
lanciare l’allarme dopo il nuovo crollo di una parte dell’argine
nel tratto di Adda appena a monte della colonia Caccialanza. Il
rischio che, in caso di piena, il fiume tracimi e raggiunga la
strada per Boffalora è altissimo; in quel caso sarebbe poi una
questione di qualche centimetro superare l’argine costituito dalla
sede stradale e invadere la campagna appena fuori la città. «Il
quartiere più a rischio sarebbe Campo Marte, ancora più del
Revellino – spiega Bajoni -. In questi anni la strada per
Boffalora è stata la salvezza per Lodi: in parecchie occasioni
quando il fiume è uscito dal suo letto, la barriera della
carreggiata ha evitato che l’acqua arrivasse in città, a volte
anche solo per una decina di centimetri. Tranne ovviamente il 2002,
quando ha scavalcato la sede stradale e ha fatto disastri». Il
lavoro di protezione della strada è quindi prioritario dopo
l’ennesimo crollo dell’argine: «È importantissimo proteggere
la strada rinforzando l’argine, meglio ancora sarebbe alzarla -
prosegue il presidente del comitato alluvionati -, perché il tratto
vicino alla colonia Caccialanza è quello in cui il fiume è uscito
nel 2002. Mi risulta che l’Aipo abbia già deliberato i lavori, ma
questa è una pratica che va sbrigata in fretta. Settembre è ormai
prossimo e visto che finora il 2004 non è stato un anno dei più
asciutti non possiamo vivere autunno e inverno con la spada di
Damocle sulla testa, sperando solo che il Signore ce la mandi buona.
Va bene la burocrazia, ma bisogna dare un calcio a questa pratica e
farla andare avanti. Speriamo che dal convegno di domani mattina
(oggi alla Bipielle, ndr) venga finalmente l’input per l’inizio
dei lavori».
Da IL GIORNO del 8 07 04
CONVEGNO Ma è polemica
Adda e
sicurezza
Parlano gli
esperti
LODI - Si tiene oggi il convegno su
Adda, alluvioni e opere di sicurezza organizzato dal Comune. Ma la
vigilia dei lavori è stata vivacizzata da un invito ai lodigiani,
quello «ad armarsi di piccone per demolire la briglia a valle del
ponte e difendersi da nuove esondazioni». A lanciare la
provocazione è Nicola Bonelli, geometra che si sta battendo un pò
in tutta Italia a favore della regimazione degli alvei e contro la
costruzione di maxi-argini. Secondo Bonelli, che ha inviato un suo
documento a tutti i sindaci interessati dall'attraversamento di Po
e Adda, alzare nuovi argini non solo è inutile ma, oltre che
costoso, dannoso, perché comporta esondazioni a monte
e maggiori danni con l'allagamento per risalita della falda
acquifera. Adda e Po andrebbero secondo l'esperto ripuliti dagli accumuli
di inerti. L'amministrazione lodigiana sembra invece orientata in
altra direzione e su altri progetti, quelli di nuovi argini su
entrambe le sponde e di una nuova arcata del ponte urbano. E di
questo, oltre che di altro, si parlerà al convegno, che si
tiene dalle 9 alle 13 nella sala del Biprelle City. Interveranno
Ettore Fanfani, del Consorzio Muzza Bassa Lodigiana e Giovanni
Bassi, geologo, sulle caratterische idrauliche dell'Adda, Cinzia
Merli, dell'Autorità di Bacino, sul progetto di sistemazione
dell'Adda in base al Pai (Piano di Assetto Idrogeologico), Silvio
Rossetti, consulente del Comune, sulla piena del 2002 e sul rischio
idraulico, Luigi Mille, dell'Agenzia interregionale per il Po,
sugli interventi per la difesa idraulica della città, e
Alessandro Paoletti sulla regimazione dei corsi d'acqua. Oltre al
sindaco Aurelio Ferrari, al presidente della Provincia Osvaldo Felissari
e al Prefetto Nicoletta Frediani interverrano gli assessori
regionali Massimo Buscemi (Protezione civile), Alessandro Moneta
(Territorio) e Carlo Lio (Opere pubbliche).
L.D.B.
ALLUVIONATI Il Comitato in un coordinamento
nazionale di vittime delle calamità
«Non vogliamo più sentici soli»
LODI - Da molti mesi le vittime
lodigiane dell'alluvione del 2002 chiedono due cose: risarcimenti,
e interventi che impediscano il ripetersi di quella catastrofe.
Chiedono che nessuno dimentichi. Ora l'invito al ricordo
accomuna tanti gruppi o comitati italiani di vittime di catastrofi
naturali, dalle alluvioni ai terremoti, sino a qualche caso
eclatante, come il disastro del Vajont del 9 ottobre del 1963. E'
nato infatti un coordinamento nazionale che raggruppa una quindicina
di comitati locali accomunati da drammi passati e da delusioni nel
presente. Fra questi anche il Comitato Alluvionati Onlus di Lodi,
che ha aderito formalmente a quello che è stato battezzato «Progetto
Orfeo», dal nome di colui che visitò gli Inferi per riportare alla
vita la moglie defunta. «Progetto Orfeo» chiede un ritorno
quotidiano al passato, a quello che non deve più succedere. «Sono
stato contattato qualche settimana fa - spiega Domenico Ossino, il
presidente del Comitato Alluvionati - e ho aderito con entusiasmo».
Il 26 giugno «Progetto Orfeo» si è costituito di fatto, e il
giorno 13 luglio a Roma, alla sede della Regione Lazio, Ossino sarà
uno dei relatori alla presentazione ufficiale del gruppo di
lavoro. Al tavolo congressuale Ossino presenterà, insieme a una
massiccia documentazione sull'alluvione lodigiana, una cassetta di
tredici minuti con le immagini di quel disastro. «I comitati spiega
ancora - hanno un sentire comune. C'è una incomprensibile
tendenza a dimenticare. Come se una catastrofe fosse una macchia su
un paese e le sue vittime dei testimoni scomodi. La figlia di due
morti del Vajont dice che ora stanno lottando perchè il Comune di
Longarone vuole sloggiare dal paese ricostruito il cimitero con le
duemila lapidi delle vittime. Noi non vogliamo nè sarebbe possibile
paragonarci a loro: ma nel Natale 2002, a un mese dall'alluvione,
abbiamo avuto la sensazione che qualcuno volesse già voltar pagina».
Al sentimento d'umiliazione si aggiunge la rabbia, perché gli
interventi non arrivano, salvo quelli ritenuti inefficaci. «Argini
e nuove barriere sono inutili, se non si risolve alla radice il
problema, con la regimazione dei fiumi. Fiumi che sono abbandonati,
e che continuano e continueranno a rappresentare un rischio. Ma
intervenire all'origine non conviene: pochi appalti, poco da
spartire». Il Comitato ha anche raccolto pareri tecnici e
elaborato un progetto, mai preso in considerazione dagli organismi
competenti.
Di MONICA AUTUNNO
Da
il CORRIERE DELLA SERA 08 07 04
Via
al piano antialluvioni Difenderà Lodi dall’Adda
LODI
- Dodici milioni di euro per una serie d'interventi (inizio lavori a
fine estate) in difesa delle zone cittadine a rischio alluvioni
dell'Adda. Opere indispensabili, dopo l’inondazione che, nel
novembre 2002, mandò sott'acqua mezza città. Ieri, al convegno «Lodi
e l'Adda, una città da proteggere, un fiume da vivere», la
Provincia e il Comune hanno presentato il piano di difesa idraulica.
Nuovi argini a monte del ponte di Lodi, in riva sinistra, a
protezione dell'area dell'ex Sicc e lungo le strade Lodi-Boffalora
d'Adda e Lodi-Montanaso: interventi per mettere al sicuro i
quartieri di Revellino, Campo di Marte, Martinetta e Capanno, tra i
più colpiti nel 2002. In sponda destra, a valle del ponte, si farà
un'arginatura a protezione dei rioni Isolabella e Borgo Adda.
Saranno pure costruiti una campata aggiuntiva, in sponda sinistra,
al ponte di Lodi e un sistema di chiuse per le rogge.
Da IL LODIGIANO del 8 07 04
Lodi, come difendersi dal fiume
A confronto sui rischi connessi all’esondazione
dell’Adda.
Richiesti ancora una volta interventi urgenti in alveo
E’ stato voluto dal comune e dall’amministrazione
provinciale il convegno svoltosi nel salone delle riunioni del
Bipielle City di via Polenghi Lombardo a Lodi, dedicato in modo
specifico a come difendersi dalle piene periodiche dell’Adda. Dopo
le polemiche innescate dalle ultime decisioni assunte da Palazzo
Broletto - la volontà di realizzare due ‘chiaviche’ sulle rogge
che scorrono tra il Pratello ed il Capanno e la costruzione di nuove
difese lunghe le sponde sinistra e destra del fiume -,
l’amministrazione guidata da Aurelio Ferrari ha deciso di chiamare
a raccolta i responsabili del sistema idrogeologico locale per fare
il punto sullo stato dell’arte. Autorità di Bacino, Agenzia
Interregionale per il Po, Consorzio Muzza Basso Lodigiano,
amministratori regionali e locali hanno confermato gli interventi
previsti per il tratto dell’Adda che attraversa il territorio
comunale di Lodi. Secondo il Piano di Assetto Idrogeologico ed i
progetti di fattibilità predisposti in questi ultimi anni dopo
l’imprevista piena del novembre 2002, che ha costretto a rivedere
molte certezze sulla effettività pericolosità del fiume, gli
interventi più adeguati restano quelli indicati negli incontri
formali dei mesi scorsi: innalzamento dell’argine destro a monte
del ponte ottocentesco da via del Capanno a via Mattei, contestuale
realizzazione di chiuse per prevenire ritorni d’acqua al Pratello,
potenziamento dell’argine sinistro nelle immediate vicinanze
dell’area ex Sicc ed innalzamento della provinciale
Lodi-Boffalora, quel tanto che basta per dar vita ad un argine di
protezione per i quartieri di Campo di Marte e del Revellino. Come
noto, i Comitati per gli Alluvionati di sponda destra e di sponda
sinistra contestano da tempo le deduzioni degli esperti incaricati
dagli enti pubblici locali di stendere il piano contro le
esondazioni dell’Adda. Domenico Ossino, rappresentante
delle decine di persone finite con i piedi a mollo alla Martinetta,
al Capanno e nel quartiere del Pratello, aveva indetto proprio nelle
scorse settimane una assemblea pubblica durante la quale era stata
ribadita una diversa prospettiva di prevenzione dalle alluvioni
periodiche del fiume lombardo. Sostanzialmente, si chiedeva una
miglior regimazione dell’alveo dell’Adda, cresciuto a dismisura
in alcuni tratti del fiume a causa della ghiaia e della sabbia
trasportata a valle dalla corrente dell’Adda, ed il contestuale
abbassamento della briglia a valle del ponte ottocentesco, vero e
proprio sbarramento in grado di influire per decine di centimetri
alla crescita del livello del fiume durante le piene. Il Comitato in
Sponda Destra si è poi rivolto al Tribunale Amministrativo
Regionale per bloccare sul nascere la realizzazione delle due
chiaviche sui canali che attraversano Pratello e Capanno: il rischio
è che si aumentino così i rischi che il fiume esondi altrove,
sommergendo in particolare la Martinetta, l’area più esposta agli
sbalzi d’umore del tempo e del fiume. Ne sanno qualcosa i
residenti nella zona e gli abituali frequentatori del parco del
Belgiardino; anche i gestori del Faro e degli altri locali pubblici
sorti in questi anni lungo la sponda destra dell’Adda hanno ancor
oggi un ricordo nefasto della piena del 2002, dalla quale è stato
difficile rialzarsi. In sponda sinistra i due interventi previsti -
protezione dell’area ex Sicc ed innalzamento della provinciale
Lodi-Boffalora - non suscitano particolari contrasti, anche se
preoccupa la mancanza di una strategia complessiva per verificare
sistematicamente la tenuta degli argini. Ciò che preoccupa quanti
vivono a stretto contatto con il fiume sono comunque i tempi di
realizzazione degli interventi di messa in sicurezza già previsti
dagli enti sovraccomunali. Per evitare di sforare il limite indicato
dalla Comunità Europea per il rapporto tra deficit statale e
Prodotto Interno Lordo, il Governo è stato costretto ad adottare
l’ennesima manovra di aggiustamento dei conti dello Stato, con il
taglio ai fondi messi a disposizione di ministeri, Anas ed enti
locali. Salteranno anche alcuni dei finanziamenti destinati al
Bacino del Po, comprensivo del corso dell’Adda? Se così fosse
molte interventi lungo il fiume lombardo finirebbero per essere
dilazionati nel tempo, avviando solo quelli finanziati direttamente
da Provincia e Comune: poca cosa per rassicurare i lodigiani.
Da IL CITTADINO del 9 07 04
Via libera del Tar ai
lavori contestati dagli alluvionati
Niente sospensiva. Il primo round davanti al Tar nel
contenzioso tra comune di Lodi e Comitato alluvionati riva destra se
l’è aggiudicato Palazzo Broletto. Bocciata la richiesta di
bloccare il progetto di due chiuse sulle rogge Gaetana e Gelata per
garantire un margine di sicurezza maggiore alla zona del Pratello in
caso di esondazione. «Questa decisione del Tar - dicono in comune -
servirà a garantire più serenità in città».
Il Tribunale
amministrativo non ha ritenuto opportuno intervenire per fermare i
lavori sulle rogge Gaetana e Gelata
Il Tar boccia il
ricorso degli alluvionati
Negata la richiesta
di sospensiva contro i progetti delle chiuse
Al comune di Lodi il primo round, sulla questione delle
chiuse al Pratello. Ieri il Tar (tribunale amministrativo regionale)
ha negato la richiesta di sospensiva avanzata nei ricorsi del
Comitato alluvionati riva destra e di Legambiente contro le delibere
del consiglio e della giunta comunale inerenti appunto al progetto
di realizzare due chiuse sulle rogge Gaetana e Gelata per garantire
un margine di maggiore sicurezza alla zona del Pratello in caso di
alluvione. «Non voglio parlare di vittoria dell’amministrazione
comunale - commenta l’assessore Leonardo Rudelli - perché non
stiamo parlando di una contesa: piuttosto questa decisione del Tar
contribuirà a garantire maggiore serenità in città, confermando
che il nostro progetto non presenta controindicazioni sotto il
profilo tecnico. Queste opere sono state pensate a tutela di tutti,
e non per creare pregiudizi alla sicurezza di qualcuno: chiaro che
per un commento più esaustivo bisognerebbe leggere il dispositivo
del Tar, e soprattutto occorre attendere il dibattimento nel merito
della questione». Per il Comitato alluvionati riva destra Domenico
Ossino si rammarica di questo primo pronunciamento del Tar: rimane
convinto di quanto scritto nel ricorso, e cioè che le due opere
idrauliche «avrebbero un effetto nefasto» in caso di esondazione,
in quanto «le acque dell’Adda arrivando fino alla prima diga
fissa o al secondo sbarramento sulle rogge Gaetana e Gelata,
sarebbero costrette a rifluire all’indietro. L’effetto
inevitabile sarebbe non solo quello, tristemente noto, delle
consuete esondazioni alluvionali, cioè l’allagamento della zona,
ma un effetto addirittura raddoppiato o triplicato, qualcosa di
assai più grave». È amareggiato, Ossino: «Mi dispiace, per la
sicurezza di tutti i cittadini: questi interventi a salvaguardia di
una zona mettono a rischio un’altra area, e così si creano
cittadini di serie A e di serie B. Inoltre è del tutto evidente
che, una volta collaudate queste opere, si inizierà a costruire
ancora un zona golenale». Su quest’ultimo punto insiste anche
Legambiente, altra firmataria del ricorso al Tar che si differenzia
però dalla posizione del comitato relativa alle questioni di
sicurezza idraulica: «Noi - sostiene il presidente regionale Andrea
Poggio - non consideriamo fondate le preoccupazioni del comitato
relativamente alla sicurezza e agli effetti delle chiuse: la nostra
opposizione è motivata dal fatto che la realizzazione di queste
difese idrauliche è propedeutica a nuove lottizzazioni.
L’intervento è pagato dall’amministrazione comunale attraverso
il denaro che verrà incassato dagli oneri di urbanizzazione per
l’insediamento di un supermercato in quell’area. Francamente mi
aspettavo questo pronunciamento del Tar, perché era difficile
ottenere la sospensiva: speriamo nel dibattimento successivo, e
soprattutto in un ravvedimento dell’amministrazione comunale,
affinché receda dalle proprie intenzioni. Qualche battaglia in
questo senso l’abbiamo già vinta anche noi: vediamo come finirà
questa». Sull’argomento l’assessore Rudelli chiosa con queste
parole: «C’è un piano regolatore, che ha fatto proprie anche le
prescrizioni del Pai (piano di assetto idrogeologico, ndr), e non mi
pare che si possa legare questo intervento per le difese idrauliche
a future edificazioni: la protezione della città è un obiettivo
ben più alto».
Daniele Perotti
L’Agenzia per il Po
prospetta tempi lunghi per il ripristino e propone una protezione
temporanea
Riva crollata, i
lavori solo in primavera
Non è ancora chiaro come il comune di Lodi e l’Aipo
(Agenzia interregionale per il Po) intendano muoversi per mettere in
sicurezza l’argine sinistro dell’Adda che due giorni fa è
crollato in zona colonia Caccialanza, lasciando al fiume una porta
spalancata verso i quartieri di Revellino e Campo di Marte. Da una
parte infatti l’Agenzia interprovinciale per il fiume Po, invoca
la necessità di un intervento tampone in attesa che venga approvato
e appaltato il progetto esecutivo per la sistemazione definitiva di
quel tratto di sponda; dall’altra il comune di Lodi boccia
quell’intervento tampone perché ritenuto inutile, e propone
invece di partire direttamente con i lavori proposti dall’Aipo.
L’occasione per parlare delle possibili soluzioni per quanto
accaduto due giorni fa è stato il convegno organizzato dal comune
di Lodi presso la sala espositiva della Bipielle City dal titolo
“Lodi e l’Adda: una città da proteggere, un fiume da vivere”,
per fare il punto sulle proposte d’intervento finalizzate alla
difesa della città in caso di piena. Erano presenti fra gli altri
il prefetto di Lodi Nicoletta Frediani, il neo presidente della
provincia Osvaldo Felissari, il vice sindaco di Lodi Paola
Tramezzani, l’assessore ai lavori pubblici del comune Emiliano
Lottaroli e il responsabile dell’ecologia e della protezione
civile Francesco Marzorati. «Approveremo il progetto esecutivo per
i lavori su quell’argine entro la fine del mese - ha spiegato a
margine del convegno Luigi Mille, funzionario dell’Aipo di Milano
- ed entro settembre potrà partire la gara per l’assegnazione dei
lavori. La spesa complessiva stimata è di 400 mila euro e i tempi
di esecuzione potrebbero essere di sei mesi, a partire dalla
prossima primavera. Per questo bisogna immediatamente realizzare un
intervento di protezione temporanea, perché nelle condizioni in cui
si trova adesso quell’argine potrebbe essere scavalcato
dall’acqua non solo in caso di piena, ma addirittura in caso di
portata normale del fiume». Più scettico sulla possibilità di
questo intervento temporaneo, che ricadrebbe sulle spalle del
comune, si è dichiarato l’assessore Emiliano Lottaroli, anche
perché «quello spazzato via dal fiume non era altro che un altro
intervento tampone. Realizzarne uno nuovo potrebbe non avere nessun
effetto concreto per la sicurezza dei cittadini». Meglio allora, ha
aggiunto l’assessore Lottaroli, partire subito con il progetto
esecutivo proposto dall’Aipo, se questa ha la copertura
finanziaria necessaria, saltando tutte le procedure burocratiche
come prevede la legge Merloni in caso di intervento urgente. «In
questo caso si potrà partire con i lavori già nel mese di agosto -
ha concluso Lottaroli - e sarà questo l’intervento che proporremo
ai dirigenti dell’Aipo». Sulle cause infine che hanno causato
quel crollo, è tornato l’ingegnere Silvio Rossetti, specialista e
consulente di palazzo Broletto: «Il crollo è stato causato dalla
velocità che il fiume ha in quel tratto e non dai detriti
depositatisi sulla sponda destra. Quei detriti anzi sono la
conseguenza di questa altra velocità».
Davide Cagnola
«Sarebbe una follia
scavare il letto del fiume Adda»
«Scavare il letto del fiume di tre metri da Cassano al Po,
come qualcuno suggerisce per metterlo in sicurezza sarebbe una cosa
folle. Più utile sarebbe invece effettuare un monitoraggio costante
del fondo, per asportare di volta in volta il materiale in eccesso là
dove si è effettivamente depositato». Così l’ingegnere
idraulico Silvio Rossetti, consulente del comune, ha bocciato la
possibilità di dragare l’intero corso del fiume Adda in
territorio lodigiano, per risolvere una volta per tutte i rischi di
esondazione con una spesa minima. Una proposta avanzata recentemente
da uno studio idrogeologico sul fiume Adda commissionato dai
comitati degli alluvionati. Dello stesso parere di Silvio Rossetti
si sono dichiarati, nel corso del convegno di ieri alla Bipielle sui
lavori da intraprendere per mettere in sicurezza la città, anche
gli ingegneri Alessandro Paoletti, professore ordinario al
Politecnico, e Luigi Mille, dell’Aipo di Milano. «Non riteniamo
che l’Adda abbia bisogno di una escavazione diffusa e
generalizzata, perché non sarebbe questa la soluzione - ha detto
quest’ultimo -. Bisogna anzi sfatare il demone che i corsi
d’acqua si regolino scavando il loro letto, perché in questo modo
si andrebbe solo a intaccare un equilibrio che si è stabilizzato
negli anni. Altra cosa però è pulire il letto in alcuni punti dove
si sono accumulati dei detriti che potrebbero creare dei pericoli.
In questo caso sarebbe infatti doverosa un’opera di pulizia». Una
considerazione analoga è stata espressa anche da Alessandro
Paoletti, che vi ha aggiunto anche il parere negativo a un altro
intervento proposto dagli alluvionati, e cioè l’eliminazione
della briglia a valle del ponte napoleonico: «Diciamo no a scavi
generalizzati, perché cambierebbero la natura del fiume, come
diciamo no all’eliminazione della briglia. È vero che pone un
ostacolo al passaggio dei materiali solidi, che rischiano così di
accumularsi a monte innalzando il livello del fiume, ma a Lodi
quell’opera è essenziale per difendere un’opera storica come il
ponte». Nell’elencazione degli interventi necessari al fiume,
Luigi Mille ha però inserito l’abbassamento di almeno un metro e
mezzo della briglia. Un abbassamento che produrrà una diminuzione
dei livelli idrici a monte della briglia di 10 centimetri, si legge
nel progetto, ma che dovrebbe essere associato al consolidamento
delle fondazioni, in modo da evitare che venga messa in crisi la
staticità dei piloni in alveo.
“Addio Adda”
questa sera in piazza a Lodi
Nell’ambito degli appuntamenti allestiti per la rassegna
“Lodi al sole”, stasera alle ore 21.30 in piazza della Vittoria
a Lodi andrà in scena “Addio Adda Addio”. Si tratta di un
viaggio sul fiume Adda: da Paderno a Vaprio, passando anche da Lodi.
Uno spettacolo dedicato a questo fiume che, dalla Valtellina fino a
Cremona, attraversa la Lombardia, veicolo di comunicazioni e
cultura. Ispirandosi alla tradizione, il Teatro Invito rivisita in
maniera ironica e scanzonata gli aneddoti, le filastrocche e le
narrazioni che accomunano la cultura popolare. Una band accompagnerà
l’improbabile prof. Castigamore, che con esempi e racconti, proverà
a dimostrare che i bei tempi andati non erano poi così belli.
Da Lettere al IL CITTADINO del 9 07 04
PRECISAZIONE
Ma l’invito è stato spedito ai Comitati
Nella lettera a firma Lucio Bramanti
pubblicata sul «Cittadino» del 7 luglio 2004 si afferma, a
proposito della giornata di studio sulle difese spondali organizzata
dalle amministrazioni comunale e provinciale, che il comune di Lodi
tratta questo argomento “senza invitare il Comitato
alluvionati”. Si precisa che gli inviti relativi alla
manifestazione in questione, tra i quali ovviamente quelli
indirizzati ai Comitati alluvionati di riva destra e riva sinistra,
sono stati spediti con posta prioritaria
nelle giornate comprese tra il 28
giugno e il 1° luglio. Un
controllo a campione ha confermato che
anche le spedizioni del 1° luglio
sono arrivate a destinazione entro
il sabato successivo. Ciò per necessità
di doverosa chiarezza: la volontà di far partecipare
all’iniziativa i Comitati alluvionati non è mai stata da alcuno
messa in discussione e le modalità di spedizione degli inviti e la
relativa tempistica erano adeguati alla ricezione degli stessi in
tempo utile.
Lidia
Ventura staff del sindaco di Lodi
Da
IL GIORNO del 9 07 04
CONTRO LE ALLUVIONI Previsti interventi su entrambi
gli argini e un'arcata da aggiungere al vecchio ponte
L'Adda fa paura, ma i
finanziamenti sono dimezzati
PROGETTI Un sistema di chiuse per le rogge
Resta
la diga dell’isolotto
LODI - Argini su entrambe le sponde,
a monte e valle del
vecchio ponte e sulla provinciale per Boffalora. Un'arcata in più
nel vecchio ponte e il livellamento della briglia di fronte
all'isolotto di Achilli. Un sistema di chiuse per evitare il
rigurgito delle rogge. Questo il piano illustrato ieri mattina nel
convegno al Bipielle city organizzato dal Comune e dall'Agenzia
interregionale per il Po (Aipo) per difendere Lodi dalle alluvioni
dell’Adda. Gli interventi, già anticipati alla cittadinanza dalla
amministrazione comunale, sono stati ufficializzatl dall'ingegnere
Luigi Mille dell’Aipo di Milano, l'ente competente sul fiume
lodigiano. I tempi di realizzazione? Lunghi, anche perché ad oggi
sono stati reperitl solo 7 dei 14 milioni di euro necessari. Le opere già
finanziate sono gli argini sulla riva sinistra all'ex Sicc (1
milione di euro progettazione da parte del Comune) e sulla
Lodl-Boffalora (2,8 milioni di euro, lo progetta la Provincia), la
chiavica sulla roggia Mozzanica. Questi interventi sono finalizzati
alla difesa di campo Marte. Le chiaviche sulle rogge Gaetana e
Gelata (800 mila euro dlfenderanno il Pratello. Alla protezione
delle zone della Martinetta, via Vecchio Bersaglio e Capanno
puntano invece l'arginatura-muratura tra la strada
provinciale per Montanaso e il vecchio ponte e la chiavica sulla
roggia Roggione, opere progettate dall'Aipo (3,5 milioni di euro).Senza
fondi e non ancora progettati sono al momento l'arglnatura-muratura,
(700 mila euro) sulla sponda destra dal ponte a via Massena (per
difendere Selvagreca e
Borgo Adda) e quella sulla sponda sinistra (400 mIla eu
ro) tra il ponte e la nuova tangenziale in zona Molino
Contarico (per salvare il Revellino), la campata aggiuntiva del
vecchio ponte (1,5 milioni di euro) e l'abbassamento della vicina
diga (2,7 milioni di euro comprensivi dell'eventuale consolidamento
dei piloni del ponte), la chiavica sulla roggia Molina (700 milaeuro),
un rialzo attorno al condominio di via Po (80 mila euro). Pressoché
tutti i tecnici intervenuti al convegno escludono sia la necessita
di abbassare l’alveo dell’Adda (un intervento invece
caldeggiato dal Comitato Alluvionati Lodi Onlus) sia la totale
rimozione della briglia a valle del ponte. L'Aipo approverà a
giorni il progetto per sistemare l'argine crollato all'altezza della
colonia Caccialanza.
L.D.B.
Da IL
CITTADINO del 14 07 04
Il
commento
Se
l’Adda tornerà a crescere
Ho partecipato all’incontro “Lodi
e l’Adda, una città da proteggere, un fiume da vivere”,
organizzato da Comune e Provincia di Lodi. Ancora una volta io, e
gli alluvionati presenti, abbiamo assistito ad una ricostruzione dei
fatti (fortunatamente questa volta parziale). Ancora una volta siamo
usciti con promesse e nessuna certezza sulle date di inizio dei
lavori necessari a proteggerci ed anche sul finanziamento di parte
delle opere. Ancora una volta arriverà l’autunno e chi a due anni
dall’alluvione si è già dimenticato del fango entrato in casa
dormirà sereno. Chi invece ha ancora vivo il ricordo dei tragici
momenti passati assisterà con angoscia alle prime piogge autunnali.
Qualcuno potrebbe pensare: ma cosa vogliono questi alluvionati?
Quanto scalpore per un poco d’acqua in casa! Allora è bene
ricordare che il “poco d’acqua in casa” ha procurato danni per
ventitrenta mila euro a moltissime famiglie (ricordo una stima “a
caldo” fatta dal sindaco immediatamente dopo l’evento di circa
40-50 milioni di lire di danno a famiglia, purtroppo molto
azzeccata); danni che non sono stati rimborsati se non in minima
parte. Ma non è questo che vorremmo come alluvionati, ciò che più
ci sta a cuore è la sicurezza del nostro futuro, sicurezza che
ancora ci appare come un miraggio. Ho sentito, durante questo
convegno, ancora tanti, forse troppi, scrupoli nei confronti di
altri: cosa succederebbe a Como se si regolasse diversamente il
livello del lago? Cosa succederebbe a Paullo o a Tribiano se si
regolassero diversamente alcuni canali artificiali? Cosa succederà
a qualcun altro se proteggeremo i quartieri di Lodi? A questo punto
viene spontaneo chiedersi se tutti questi scrupoli gli altri se li
pongono (o se li siano posti…) nei nostri confronti: probabilmente
no, altrimenti tant’acqua non sarebbe giunta a Lodi tutta assieme.
Lodi, capoluogo di provincia,
ha interi quartieri a rischio, forse sarebbe il caso di porsi meno
domande e di iniziare i lavori.
Carlo
Bajoni Comitato Alluvionati Riva Sinistra
Alluvionati
a Roma insieme alle vittime delle maggiori sciagure naturali
italiane
Trasferta nella capitale per gli
alluvionati lodigiani. Ieri Domenico Ossino, presidente del Comitato
alluvionati Lodi, ha partecipato a un’assemblea pubblica nella
sala Tevere della regione Lazio organizzata dal Progetto Orfeo,
creato dagli scampati, dai discendenti e dai familiari delle vittime
di alcune fra le maggiori tragedie della storia italiana. Ossino ha
preso la parola nel pomeriggio per raccontare l’esperienza della
piena che sconvolse Lodi nel novembre del 2002, presentare una
relazione redatta per il Comitato dall’ingegnere Giuseppe Iuele e
un altro studio sulla gestione della difesa del suolo in Italia. «Una
denuncia dello stato di abbandono al quale è stata consegnata
l’Italia in questi ultimi decenni - sottolineava Ossino, raggiunto
telefonicamente in serata -. Ho avuto riscontri positivi da tutti i
comitati e dalle associazioni presenti qui a Roma». C’erano
Francesco Storace, presidente della Regione Lazio, rappresentanti
del governo e delegati di molte associazioni: il Progetto Orfeo (dal
nome del personaggio mitologico che discese nell’aldilà per
cercare la moglie Euridice) riunisce tra gli altri anche i
discendenti delle vittime e i superstiti del crollo della diga del
Gleno che l’1 dicembre del 1923 devastò la Valle di Scalve
causando più di 500 morti, della tragedia del Vajont del 1963,
della frana che il 19 luglio 1985 distrusse la valle del rio Stava
uccidendo 268 persone fino al crollo del palazzo di Foggia del 10
novembre 1999. Oggi Ossino sarà a Milano per un’audizione alla
commissione regionale ambiente, presieduta da Domenico Zambetti. «Un
tour de force - commenta Ossino -. Continuo questa battaglia da
solo, ma con la speranza che le fila si ingrossino. Sono fiducioso,
sto ricevendo molti incoraggiamenti». Nei giorni scorsi, intanto,
il Comitato ha inviato agli enti locali lodigiani e regionali una
nuova relazione redatta da Iuele sul fiume Adda. Il testo propone
una serie di interventi: dal contenimento naturale delle piene in
alveo al ripristino di corrette condizioni di deflusso, con
indicazioni sulla limitazione dei fenomeni di rigurgito di rogge,
tombe, sifoni e del mantenimento del regime idraulico delle rogge,
dei canali e delle fognature.
Da www.inalesandria.it
del 14 07 2004
Il CALCA non molla e
"cura" i lavori sul Po
Un CALCA abbastanza soddisfatto, quello uscito
dall’assemblea pubblica dell’altro giorno, soprattutto per la
promessa di una nuova assemblea pubblica per informare i casalesi
sull’andamento dei lavori in riva al Po. L’incontro Tecnico si
è svolto in modo costruttivo in compagnia del Presidente Coaloa,
l’Ing. Colombo dell’Autorità di Bacino, il quale ha presentato
visivamente le modalità di rilievo topografico effettuate con il
Laser Scanner. Il Prof. Luigi Butera ha illustrato con un video le
caratteristiche del “modello fisico” predisposto per verificare
i livelli raggiunti a valle del ponte di Casale soprattutto nella
zona di Nuova Casale dove già con una prima simulazione di una
portata di poco superiore ai 7000 Mc/sec. si evidenzia una
considerevole tracimazione sull’argine golenale e allagamento
della “Nuova Casale”. Il modello fisico servirà (i risultati
saranno divulgati solamente a febbraio 2005) a valutare anche gli
effetti di un eventuale rialzo arginale in zona “Nuova Casale e le
ripercussioni che si avranno sulla riva sinistra. De Bernardi,
vicepresidente del CALCA, ha posto una serie di quesiti ai tecnici:
1. Come mai questi studi sono effettuati solo ora dopo quattro anni
dall’alluvione? 2. E’ stata fatta una verifica tecnica se i
risultati definitivi odierni collimano con quelli di progetto di tre
anni fa? 3. Sono state prese in esame bacini di contenimento o casse
di espansione a monte di Casale? 4. Perché non studiare proposte o
soluzioni intermedie di messa in sicurezza in attesa dei nuovi studi
per la fattibilità o meno delle casse di laminazione?
5. Perché i collaudi tecnici degli argini che sono terminati
due anni fa non sono ancora avvenuti? “L’Ing. Colombo (Autorità
di Bacino) e l’Ing. Telesca (Direttore dell’AIPO) hanno dato
delle risposte non sempre complete o rassicuranti che hanno
evidenziato ancora una volta come la strada della messa in sicurezza
del territorio casalese sia ancora lunga e impervia”, hanno
commentato dall’associazione in difesa degli alluvionati. Molto
apprezzato l’intervento del Senatore Muzio che ha posto
l’accento sulle ridotte riserve disponibili da parte dello Stato e
delle difficoltà anche a livello regionale locale di portare avanti
Progetti di manutenzione idraulica (ad esempio sul territorio di
Frassineto) oltre che difficoltà socioeconomiche dei territori
alluvionati concretamente si è stabilito di effettuare una verifica
in tempi brevi. Per analizzare la rispondenza dei dati di progetto
nel tratto Morano confluenza fiume Sesia con i dati degli ultimi
rilievi, è stata richiesta dal CALCA una disponibilità da parte
dall’Autorità di Bacino e del Politecnico di Torino a fornire
copie dei dati tecnici da cui è stato costruito il modello fisico,
questo per “collaborare” (ognuno nella propria funzione) ad una
più veloce soluzione delle problematiche. Infine è stato
programmato un nuovo incontro pubblico a fine settembre/metà
ottobre un incontro serale aperto al pubblico per fornire a tutta la
popolazione interessata la necessaria o puntuale informazione, il
Prof. Butera ha già confermato la sua disponibilità.
Da IL GIORNO del 16 07 04
MILANO Coinvolti Guarischi e Bertani
Tangenti in Valtellina
Chieste 12 condanne
12 richieste di condanna per le tangenti del dopo
alluvione in Valtellina. Il Giudice ha chiesto 3 ann e sei mesi
per l’ex assesssore regionale Nilena Bertani; sei anni per
il consigliere regionale Massimo Guarischi, 40 anni.
MILANO Coinvolti Guarischi e Bertani
Tangenti alluvione: chieste 12 condanne
MILANO - Tre anni e sei mesi di
reclusione per l'ex assessore della Regione Lombardia Milena
Bertani, sei anni per il consigliere regionale Massimo Guarischi.
Queste le richieste del pm Fabio Napoleone nell'ambito del processo
per le presunte tangenti che sarebbero circolate nell'affidamento
degli appalti per opere di recupero del dissesto idrogeologico in
Lombardia. L'accusa è di corruzione e coinvolge altri dieci
imputati tra imprenditori e funzionari pubblici. Per costoro il
magistrato ha chiesto pene da 5 anni di reclusione a otto mesi.
Quella più alta è stata sollecitata per il dirigente regionale
Emilio Galli. Per Monica Guarischi, sorella di Gianluca, la richiesta
è stata di un anno e sei mesi. Due anni e sei mesi per Antonio
Lambri, un anno e mezzo ciascuno per Carmelo e Moreno Matarozzo,
un anno e quattro mesi per Tommaso Paolini, dieci mesi per Roberto
Sclavi e otto mesi ciascuno per Alberto Ferrarotti, Nicola Germano
e Pietro Armani. Il pubblico ministero ha chiesto anche pene
pecuniarie da 500 a 2000 euro e l'interdizione dai pubblici uffici
perpetua per Guarischi e Galli, e per cinque anni nei confronti
della Bertani. Nella causa la Regione Lombardia si è costituita
parte civile, ma non nei confronti della Bertani. Il processo
riprenderà il 22 settembre davanti alla quarta sezione del tribunale
penale per le arringhe difensive. Duro il commento della Bertani
alla richieste: «Nel processo sono emersi molti elementi importanti
che provano la mia estraneità ai fatti contestati. La richiesta di
condanna è conseguente alla posizione assunta dalla Procura fin
dall'inizio. Una richiesta di assoluzione, atto dovuto per quanto
emerso, sarebbe stata l'ammissione di un errore clamoroso,
quello che ha comportato il mio arresto. Occorreva un gesto forte
e coraggioso».
Da L’ECO DI BERGAMO del
19 07 04
Alluvione La Val Tartano non dimentica i morti del 1987
TARTANO (m.c.p.) Ore
17.30 del 18 luglio 1987. E' l'inizio dell'incubo. In tutta la
Valtellina piove da giorni, i corsi d'acqua si fanno sempre più
minacciosi. Il livello dell'Adda continua a salire, la gente fa la
spola sugli argini del fiume temendo l'esondazione. In Val Tartano
una colata di fango e detriti travolge il condominio "La
Quiete", costruito ai piedi di un pendio ripido e vulnerabile.
Ma la furia della natura non si ferma, riversando tutta la sua
violenza sul sottostante albergo "La Gran Baita". In Val
Tartano quel luglio morirono 21 persone, residenti e villeggianti.
Sabato alle 17 tutto il paese si è stretto nel ricordo di quei
giorni, ma soprattutto delle vittime i cui nomi sono stati scanditi
uno ad uno dopo la celebrazione della messa officiata da don Luigi
Chistolini. Presente anche il sindaco di Tartano Piergiorgio
Gusmeroli: «Le opere di protezione ora si vedono - ha detto - ma si
è fatto poco o nulla per la rinascita economica e sociale della
vallata, che alla morte di Vanoni contava 1200 abitanti ed ora
soltanto duecentocinquanta. Per frenare lo spopolamento della
montagna servono aiuti economici, e usando le risorse della legge
Valtellina per la pista di Caiolo a mio parere non si è fatto il
bene di chi ha pagato più di altri le conseguenze di quella tragica
estate di diciassette anni fa».
Da Lettere
al IL CITTADINO del 21 07 04
INQUINAMENTO
Una vergogna il degrado dell’Adda
Spero che al più presto venga
pubblicato un articolo con questo titolo a tutta pagina: «Il fiume
Adda è sporco». La colpa è di quelli che lasciano che sia.
Percorrere il ponte, andare alle feste sul fiume, al Belgiardino o
alla Canottieri e sentire sempre puzza: che progresso è? Perché
tutti si disinteressano? Perché dare per scontato lo schifo anziché
combatterlo?
Enrico Cornaggia Lodi
Da IL CITTADINO del 26 07
04
Il maltempo dura solo un giorno
Il livello dell’Adda si è alzato ma la protezione civile
regionale ha già revocato lo stato di allerta
Sabato acquazzoni e allagamenti in tutta la provincia
È durata solo un giorno
la parentesi di maltempo nel Lodigiano, che oltre a smorzare
leggermente la morsa del caldo ha purtroppo provocato anche qualche
piccolo danno nella giornata di sabato in cui si sono concentrati i
temporali: per le condizioni meteorologiche il servizio di
protezione civile della regione Lombardia aveva anche disposto lo
stato di preallarme per rischio idrogeologico su tutte le province
lombarde, ma già ieri tutto era rientrata nella normalità in
provincia di Lodi. «Nel nostro caso - commenta l’assessore
provinciale alla protezione civile Francesca Sanna - il preallarme
nella stagione estiva scatta semplicemente per eventi meteorologici,
non per l’esistenza di veri e propri rischi idrogeologici: oggi
(ieri per chi legge, ndr) mi sono recata a verificare il livello
dell’Adda, che effettivamente si è alzato, ma confidiamo in un
rapido abbassamento. In una situazione di preallarme la struttura
operativa centrale della protezione civile entra in allerta, ma le
componenti locali nel territorio vengono attivare solo nel caso in
cui si entri in una vera e propria fase di allarme; non è stato così
a distanza della disposizione dello stato di preallarme lanciato
sabato». Lo conferma l’assessore comunale all’ecologia
Francesco Marzorati: «Nel piano di protezione civile del comune di
Lodi lo stato di preallarme si innesca veramente solo al verificarsi
di una doppia condizione: la disposizione in tal senso da parte
della direzione regionale della protezione civile e la verifica del
livello di 90 centimetri sopra lo zero idrometrico dell’Adda a
Lodi e di 4 metri sopra lo zero del Brembo; condizioni che non si
sono verificate in questi giorni». Se da una parte in questa
stagione non fanno paura i fiumi, i cui livelli si erano abbassati
dopo alcune settimane di scarse precipitazioni, d’altra parte i
temporali estivi possono sempre provocare qualche danno e comportare
disagi con gli allagamenti conseguenti all’improvviso riversarsi
di grandi quantità d’acqua sulle strade e nei cortili. Quella di
sabato è stata una giornata di superlavoro per i vigili del fuoco
di Lodi, chiamati a smaltire acqua dai garage e dagli scantinati
allagati in via Gorini, in viale Milano e viale Torino. Non solo: in
qualche zona della città, come in viale Rimembranze, oltre agli
allagamenti si è registrata la caduta di qualche albero o
quantomeno di qualche ramo, fortunatamente senza conseguenze per i
passanti; alle 10 del mattino i carabinieri hanno richiesto
l’intervento dei vigili del fuoco per liberare dal tronco di un
albero crollato la carreggiata della statale 235. Stesso scenario
con alberi caduti anche a Cornegliano, mentre a Tavazzano era
scattato l’allarme per un incendio presso la cabina dell’Enel di
via Repubblica, probabilmente colpita da un fulmine: ai vigili del
fuoco è bastata mezzora per spegnere le fiamme e mettere la zona in
sicurezza; nello stesso territorio comunale un cavo dell’alta
tensione è stato tranciato da un fulmine alle 9 del mattino ed ha
ostruito la Bergamina all’altezza del rondò di Dovera e Pandino
fino alle 11. Corto circuito ad una centralina elettrica anche in
territorio di Pandino, lungo la strada che porta a Nosadello, mentre
sulla Paullese qualche semaforo è andato in tilt provocando qualche
problema al traffico.Nonostante il cielo nero, denso di nubi, per
l’intera mattinata, le cose sembrano essere andate meglio nel
basso Lodigiano: dalla caserma dei vigili del fuoco di Casale non
sono stati segnalati particolari interventi al comando provinciale
di Lodi. Anche qui comunque non sono mancate abbondanti piogge e
disagi; sabato mattina la circonvallazione di Codogno era quasi
completamente allagata, e per automobilisti e pedoni il transito si
trasformava in un’impresa.
Daniele Perotti
Da Lettere al IL CITTADINO del 27 07
04
Escavazioni, maggiori competenze a
province e comuni
«Non va sottaciuta la necessità di
superare l’attuale legislazione, trasferendo a province e comuni
le competenze e la necessaria compartecipazione per l’attività
estrattiva eventualmente in alveo anche attraverso la dotazione di
strumenti di controllo quali Gps satellitare ed altre tecnologie già
presenti in diversi Paesi europei. Al riguardo la provincia non
rinuncerà a promuovere, d’intesa con i comuni, un’apposita
proposta di legge regionale. La regione Emilia Romagna e lo stesso
segretario generale dell’Autorità di Bacino del Po hanno da un
lato legiferato e dall’altro auspicato la diretta partecipazione
degli enti locali alle attività di cava. Non va dimenticato come,
in particolare nell’alveo dell’Adda, sia necessaria una forte
azione di scavo che anche secondo i confinanti enti lodigiani
dovrebbe prevedere il prelievo di una consistente quota di materiale
litoide». Quello sopra riportato è uno stralcio del programma
elettorale della coalizione di centrosinistra della provincia di
Cremona. Occorre inoltre ricordare il recente accordo tra Wwf,
escavatori e coltivatori diretti sulle attività di
“rinaturazione” con escavazioni nei corsi d’acqua nel bacino
idrografico del Po. Il presidente della provincia di Cremona,
onorevole Giuseppe Torchio, ha più volte lamentato che tali
processi avvengono sulla testa degli enti locali, senza alcuna forma
di compartecipazione. Rimangono, invece, sulle spalle delle province
gli oneri di manutenzione delle strade, con i noti riflessi sulla
stabilità dei ponti a causa, anche, di prelievi sovente abusivi e
non adeguatamente sanzionati dalle competenti autorità. Prova ne
sia la causa che vede coinvolto un gruppo di province nei confronti
di tali attività abusive di cava, che registrerebbero escavazioni
per 500 milioni di metri cubi. Poiché la matematica non è
un’opinione, si tratterebbe di una operazione da circa 7/8
miliardi (sic, miliardi!) di euro, per la quale gli enti locali non
hanno potuto usufruire neppure di “un soldo bucato”.
Provincia di Cremona
Da IL CITTADINO DEL 30 07 04
Sei mesi di lavori per costruire una
massicciata contro le frane causate dall’abbassamento dell’alveo
La Canottieri si ripara dalle piene
L’Aipo ha permesso di cementificare
200 metri di riva
In sei mesi la Canottieri Adda ha già
rimesso a posto argini e difese. Le sponde della società fluviale
erano state messe a durissima prova sia dall’alluvione del 2002
sia dalla siccità dell’anno scorso, che aveva abbassato il
livello dell’Adda facilitando l’erosione delle sponde.
Un’erosione che in qualche caso aveva provocato il crollo di parte
degli spalti che si affacciano direttamente sull’Adda in
corrispondenza degli spogliatoi maschili e della palestra. Da
gennaio a fine maggio: sei mesi per rimettere a posto le sponde
della società fluviale, che resta tuttora un cantiere (si sta
lavorando per sistemare l’intera area nuova, acquistata nel
‘99), ma che adesso è molto più sicura. A supervisionare i
cantieri è stato l’ingegnere lodigiano Carlo Filippo Moro, mentre
a effettuare i lavori è stata l’impresa codognese Nettuno Srl,
vincitrice dell’appalto. Il progetto prevedeva il rifacimento di
100 metri della sponda sinistra e il consolidamento di altri 100
metri di scogliera, sotto l’area delle piscine. Ancora da
risistemare restano le sponde che delimitano tutta la zona dei campi
da calcio. Il progetto è stato portato a termine in tre fasi
differenti. Per prima cosa è stata realizzata una piattaforma in
pietre larga tre metri e mezzo fino al fondo del fiume. Si tratta di
un intervento tampone che dovrebbe garantire maggior stabilità alla
riva sovrastante, quella riva che l’anno scorso aveva subìto non
pochi smottamenti. Tra la gradinata e la nuova piattaforma in
pietrame è stato aggiunto un muro di cemento armato, che dovrebbe
contenere la spinta dei gradoni di cemento. Sull’ultimo gradino,
infine è stato ampliato il vecchio passaggio che ora è stato
trasformato in un nuovo solarium di 50 metri, già attrezzato con
sdraio e lettini. Per accelerare lo sviluppo dei lavori, il
consiglio direttivo l’anno scorso ha incontrato più volte i
vertici dell’Aipo, la cui autorizzazione agli interventi era
necessaria, del Parco Adda Sud e del comune di Lodi. «Sarebbe
pretestuoso - è l’opinione di Moro - affermare che questa
piattaforma proteggerà per sempre la riva sovrastante dal rischio
di frane, perché il fiume, a meno di interventi idraulici di più
ampia portata, continuerà ad abbassare il suo letto nella zona
della Canottieri Adda. La scogliera tuttavia rallenterà tale
fenomeno e, in caso di altre frane, sarà comunque più agevole da
riparare». La Canottieri è attesa da altri lavori nella zona della
sponda sinistra. Per prima cosa dovrà essere consolidata tutta la
riva che fiancheggia il campo da calcio. Infine, verrà
completamente rifatto l’attracco delle imbarcazioni: verrà
rinnovato con delle scalette di accesso lo scivolo di alaggio e
verranno aggiunti una zattera e un pontile.
Fr. Ga.
Da www.inalessandria.it
del 30 07 04
Nuova Casale a prova di
esondazioni
Il Politecnico di Torino e la città di Casale
insieme per costruire un quartiere a prova di fiume, questo in breve
lo scopo della collaborazione tra il prestigioso ateneo piemontese e
la l’amministrazione cittadina. Si è svolto questa mattina,
venerdì 30 luglio, nella sede del Politecnico di Torino un incontro
con la partecipazione del sindaco di Casale Paolo Mascarino, del
Vicesindaco Ettore Coppo, dell’Ingegnere capo del Comune Luigi
Deandrea e dei geometri Sechi e Duglio. Della delegazione ha fatto
parte anche l’Ingegner Telesca, direttore generale AIPO. A
ricevere gli ospiti casalesi, da parte dell’Ateneo torinese, erano
presenti il professor Bufera, il professor Rosso e alcuni tecnici:
obiettivo dell’incontro è stato l’approfondimento della
conoscenza dello studio che il Politecnico sta elaborando e che
prende in considerazione le eventuali criticità per il quartiere di
Nuova Casale, nel caso di una esondazione del Po. “L’incontro è
stato particolarmente interessante, perché il modello fisico
elaborato ha mostrato i previsti comportamenti del fiume e la tenuta
degli argini, in caso di piena - ha commentato al termine
dell’incontro il sindaco Paolo Mascarino - da parte nostra, in
stretta collaborazione con l’AIPO, daremo massima collaborazione e
forniremo al Politecnico alcuni dati che non sono ancora in loro
possesso, per arrivare al completamento dello studio. Nel frattempo
inizieremo una serie di valutazioni per individuare gli interventi
da mettere in atto non solo a tutela di Nuova Casale, ma anche del
territorio confinante con la sponda sinistra del Po. Seguiremo i
lavori con la massima attenzione per far sì che il modello fisico
elaborato sia il più aderente possibile alla realtà, così da
poterci fornire le indicazioni più precise per l’efficacia degli
interventi”
Da IL CITTADINO del 31 07 04
Il progetto dell’argine alla ex Sicc farà il suo esordio martedì
in giunta
Martedì mattina la giunta
comunale esaminerà il progetto preliminare dell’argine all’ex
Sicc, in sponda sinistra a valle del ponte, realizzato
dall’ingegnere Silvio Rossetti, il professionista a cui palazzo
Broletto ha dato l’incarico di revisionare il piano comunale di
rischio idrologico e idraulico. Il progetto farà poi un secondo
passaggio in giunta per ricevere l’approvazione della versione
definitiva-esecutiva, senza passare in consiglio. «Terremo comunque
aggiornati i consiglieri sull’intervento - assicura il sindaco
Aurelio Ferrari - anche se rispetto a quanto già annunciato non mi
risulta che ci siano particolari novità nel progetto». Per
l’opera palazzo Broletto ha messo da parte a bilancio 1.500.000
euro: «Dovrebbero essere sufficienti sia per l’acquisizione
dell’area che per l’argine». Le linee guida su cui ha lavorato
Rossetti sono quelle di disegnare un argine “dolce”: «Una sorta
di declivio che arrivi alle quote sufficienti per mettere in
sicurezza la zona dell’Oltreadda - spiega Ferrari - dotato di una
pista ciclabile». I tempi, a questo punto, dovrebbero restringersi:
«Potremmo arrivare all’appalto in autunno - ipotizza il sindaco -
e, per la primavera dell’anno prossimo, ultimare i lavori e
garantire la sicurezza a quella parte di città».
Le crociere sull’Adda per bambini e bersaglieri
I lodigiani, grandi e
piccoli, stanno riscoprendo il fiume Adda, tra gite in barca e
bibite fresche gustate alla “casota” allestita lungo l’Adda
dall’associazione Nüm del Burgh. Proprio qui, domenica scorsa, si
è tenuto l’insolito raduno di una quarantina di ex bersaglieri
provenienti da Milano e da Mignete, frazione di Zelo Buon Persico. I
“fanti piumati” (una quarantina, accompagnati dai familiari)
avevano prenotato un giro sull’Adda con il “San Roch”, il
barcone di 16 metri, mosso da un motore da 50 cavalli, che
l’associazione Nüm del Burgh mette a disposizione di coloro che
vogliono trascorrere due ore sul fiume. Un’iniziativa che ha
superato i confini lodigiani, tanto da raccogliere prenotazioni
anche da Milano e dal suo hinterland, da Bergamo e da Monza. I
bersaglieri meneghini, una volta saliti sul barcone, hanno duettato
lungo il tragitto con la band del maestro René Casiraghi, dando
fiato alle proprie trombe. Una volta sbarcati hanno quindi suonato
alcuni brani del proprio repertorio: una fanfara che ha fatto da
sottofondo alla premiazione di un ex bersagliere 90enne, ospite
della casa di riposo di Santa Chiara, reduce dei due conflitti
mondiali.Le crociere dell’associazione presieduta da Gino
Cassinellli continueranno nelle prossime settimane: si tengono alla
domenica, con partenze alle 15.30, alle 16.45 e alle 18. La quota di
partecipazione è di sette euro, generi di conforto (pesciolini e
vino bianco) compresi, ed è necessario prenotarsi al
numero di telefono 348/3131816.A provare l’esperienza di un giro
sul “San Roch” sono stati, ieri mattina, anche i bambini del
miniclub estivo della Wasken Boys: erano in 57 accompagnati da 6
istruttrici, da Bisleri, dal vice presidente Pierluigi Magli e da
Carlo Santi, responsabile di “Estate con lo sport”, il progetto
che da più di otto anni permette a decine di bambini di trascorrere
le giornate estive tra lezioni di nuoto, partite di calcetto e beach
volley, pranzi nella sede dell’associazione e pomeriggi dedicati a
giochi e attività culturali.«Uno sforzo notevole, reso possibile
dai nostri volontari - commenta Bisleri - e per il quale chiediamo a
tutti collaborazione per migliorarlo costantemente. Svolgiamo un
compito che dovrebbe essere svolto da qualcun altro e nonostante
questo c’è qualcuno che sta facendo di tutto per metterci i
bastoni fra le ruote». Il riferimento polemico è alla Gis, la
società che gestisce gli impianti sportivi per conto del comune: «E
agli amministratori che stanno ostacolando il nostro impegno. Siamo
stanchi di lavorare per la città tra contraddizioni e critiche
ingiuste».
F. T.
Da L'ECO DI BERGAMO del 31
07 04
Campo internazionale per ripulire l'Adda
Volontari di sei nazioni al campo di Legambiente, lungo l'Adda
Rive dell'Adda più pulite
grazie al campo internazionale di Legambiente. Undici volontari per
due settimane si sono dedicati alla pulizia di aiuole e del
territorio, ma in particolare del mantenimento della sponda est
dell'Adda, il lato bergamasco del quarto fiume d'Italia, tentando di
coinvolgere i giovani e gli adulti di un intero paese, provando la
via della sensibilizzazione sui temi ecologici: tutto questo è
stato il campo di Legambiente di Fara Gera d'Adda, che si concluderà
oggi. I volontari, tra i 18 e i 25 anni, sono arrivati da diversi
paesi del mondo, in particolare Canada, Spagna, Francia, Repubblica
Ceca e Corea del Sud. Le attività sono consistite nella ripulitura
di alcuni spazi di verde pubblico, ma è stato il fiume il
protagonista del campo, naturalmente dopo i giovani volontari: la
riqualificazione delle sue sponde e l'individuazione di rifiuti ove
compiere piccole bonifiche sono stati tra gli interventi principali,
accompagnati anche, grazie a Legambiente, da momenti di studio sul
lavoro svolto e da svolgere.«In questi giorni i volontari – ha
spiegato Giuseppe Petruzzo, responsabile delle attività culturali
del parco "Adda Nord" – stanno ripulendo un sentiero che
prima era coperto di sterpaglie. Lo scopo è anche quello di
rivalutare questo lato dell'Adda, troppo spesso trascurato in favore
di quello milanese». «Oltre al fine prettamente ecologico –
spiega Paolo Locatelli, responsabile provinciale per i campi – i
nostri ragazzi possono partecipare ad un esperimento di scambio
interculturale e conoscenza di altri paesi. Spesso dopo il lavoro li
portiamo a visitare i luoghi caratteristici del circondario. Proprio
l'altro giorno siamo stati in visita a Bergamo Alta». Accanto al
lavoro pratico con falce e rastrello, i volontari svolgono anche una
forte campagna di sensibilizzazione, con lo scopo di creare nella
gente del posto una vera coscienza ambientale.«Un paio di giorni fa
– spiega Caterina, volontaria spagnola – abbiamo incontrato
alcuni ragazzi di Fara a cui abbiamo spiegato il nostro lavoro ed
alcuni principi base dell'ecologia. Si sono dimostrati attenti ed
interessati, speriamo che possano mettere in pratica quanto abbiamo
loro insegnato». Legambiente sarà presente sul territorio
provinciale per tutta l'estate. Nella sola provincia di Bergamo sono
ben dieci i campi organizzati dall'associazione per un totale di 130
ragazzi. Oltre a quello di Fara le settimane di vacanza e
volontariato già svolte sono state quelle di Osio Sotto, Lovere e
Madone, sempre dal 10 al 24 luglio. Seguiranno Serina, Dalmine,
Paladina-parco dei Colli, dal 14 al 28 agosto. L'ultima tappa sarà
invece a Boltiere, dal 4 al 18 settembre.
Massimo Mapelli