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alluvioni in Lombardia, alluvioni dei fiumi della Lombardia, lombardi

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RESOCONTI MENSILI

COMITATO ALLUVIONATI LODI ONLUS

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Luglio 2004

 

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Da IL CITTADINO del 2 07 04

Crolla la sponda al Mortone 

Una massa di 10 mila metri cubi di terra e ghiaia: è la mole di materiale crollato da una sponda al Mortone di Zelo Buon Persico, uno degli angoli più pregevoli del Parco Adda Sud, con un canneto in cui nidifica l’airone rosso. A provocare il dissesto sono state probabilmente le infiltrazioni di acqua dovute a eccesso di irrigazione e ai danni provocati dagli animali.

Zelo Lo smottamento ha ostruito per giorni il canale che collega la lanca all’Adda, crolli anche a Boffalora 

Una frana minaccia l’oasi del Mortone 

Oltre 10 mila metri cubi di terra e ghiaia precipitano nella palude

Zelo Frana un pezzo del Mortone a Zelo. Circa 10 mila metri cubi di terriccio e ghiaia sono finiti nell’imbocco del canale di scolo che collega una delle “morte” più vaste del Parco Adda Sud. In pratica un intero pezzo di sponda è finita nella parte di palude che ospita il canneto, una delle zone del parco in cui nidifica l’airone rosso. Fortunatamente non ci sono stati danni agli animali, che costituiscono una delle attrazioni maggiori di questa piccola oasi dell’Adda (è un’azienda faunistica diretta dai fratelli Brambilla, che già gestiscono il Parco ittico Paradiso) le cui rive però appaiono quasi “sventrate”. Il fronte, circa 10 metri in altezza, è venuto giù nello scorso fine settimana. «Molto probabilmente - spiega il presidente del parco Adda Sud Attilio Dadda - la causa è da addebitare a un accumulo di acqua da irrigazione che ha impregnato troppo il terreno, magari sfruttando tane o gallerie scavate dagli animali. L’acqua, che in questi giorni viene usata abbondantemente, ha causato un crollo che ha bloccato il colatore che collega il fiume alla morta e permette il ricambio dell’acqua». Due i pericoli sfiorati con il crollo: da una parte è stato coinvolto il canneto che è l’area di nidificazione degli aironi. Dall’altra, il fatto che la pista ciclabile che corre al fianco della provinciale Lodi-Zelo obbligherà il parco a verificare la stabilità del terrazzo morfologico. Ulteriori crolli potrebbero arrivare a intaccare la ciclopedonale, davvero vicinissima all’area della frana. Sollecitata dal dirigente del servizio strade Savino Garilli, la provincia è intervenuta sul posto per fare un primo intervento tampone. I tecnici dell’ente di via Grandi hanno effettuato un consolidamento della sponda opposta, per scongiurare altre frane sul Mortone, e poi hanno eseguito lavori di sbancamento per liberare il canale dalla terra che lo ostruiva. Le prime opere sono già terminate ma il parco Adda Sud sta mettendo a punto un intervento definitivo per consolidare le sponde. Allo stesso modo, un fronte di una quindicina di metri della riva sinistra dell’Adda, 200 metri a nord della colonia Caccialanza, è crollata, lasciando una piccola voragine sulla riva. «Queste frane sono pericolose - spiega Dadda - perché contribuiscono ad alzare il livello dell’alveo nel fiume». Francesco Gastaldi

 

Da IL CITTADINO DEL 3 07 04

Giovedì convegno 

Le verità sull’Adda e i suoi argini deboli 

Un seminario aperto al pubblico per fare il punto della situazione sugli interventi per proteggere Lodi dalla piene dell’Adda. “Lodi e l’Adda, una città da difendere, un fiume da vivere” si terrà giovedì 8 luglio dalle 9 alle 13 nella sala espositiva del Bipielle Center di via Polenghi. Organizzato dall’amministrazione comunale in collaborazione con la provincia di Lodi, il convegno vedrà sfilare i rappresentanti di tutti gli enti locali che hanno a vario titolo competenza sul fiume. Se la presenza di tutti gli attori sarà sarà confermata, interverranno per primi l’ingegnere Ettore Fanfani, direttore del Consorzio Muzza Bassa Lodigiana, e il geologo Giovanni Bassi con una relazione sulle “Caratteristiche idrauliche generali del bacino dell’Adda e del territorio lodigiano”. Di seguito Cinzia Merli, dirigente dell’Autorità di Bacino, parlerà di “Pai (il piano di assetto idrogeologico, ndr) e progetto di fattibilità della sistemazione dell’Adda”. L’ingegnere idraulico Silvio Rossetti, consulente di palazzo Broletto, illustrerà lo studio idrogeologico-idraulico del tratto di fiume Adda nel comune di Lodi, la valutazione del rischio idraulico per il centro abitato e fornirà dati per interpretare la piena di novembre 2002. L’ingegnere Luigi Mille, della sede Aipo (l’Agenzia interregionale per il fiume Po) di Milano, illustrerà il piano degli interventi necessari alla difesa idraulica della città. L’ingegnere Alessandro Paoletti, professore ordinario del Politecnico di Milano, interverrà infine sulla regimazione dei corsi d’acqua. Hanno inoltre annunciato la propria partecipazione ben tre assessori regionali: Massimo Buscemi, con delega a sicurezza, polizia locale e protezione civile, Alessandro Moneta, responsabile di territorio e urbanistica, e Carlo Lio, alle opere pubbliche. Presenti poi le autorità locali: il prefetto Nicoletta Frediani, il presidente provinciale Osvaldo Felissari e rappresentanti della giunta comunale. «Sarà un inquadramento complessivo delle opere gia annunciate nel contesto dell’intera asta sublacuale - spiega Francesco Marzorati, assessore comunale alla protezione civile -, un passo propedeutico per definire gli accordi di programma con gli altri enti locali e dare l’avvio ai progetti definitivi». Il sindaco Aurelio Ferrari sottolinea il profilo tecnico dell’iniziativa: «Ho il massimo rispetto per i vari giudizi tecnici formulati sull’Adda e le “memorie storiche” ma spesso questi interventi sono basati su una soggettività che deve essere inserita in un più ampio contesto tecnico». Ferrari ribadisce la disponibilità all’ascolto dell’amministrazione: «L’ipotesi di una nuova arcata, che ha trovato riscontro negli enti locali, mi è stata suggerita dal proprietario del mollificio Quaini. Non scartiamo nessuna osservazione che ci proviene dalla cittadinanza».

Fa. Tu.

 

Da LIBERO del 3 07 04

Frane e alberi sradicati, così muore l'Adda

Il Comitato alluvionati chiede interventi urgenti per garantire la sicurezza degli abitanti e del territorio. Franato un campo di grano

LODI - L'isoletta che non c'era. E che adesso tutti possono vedere. Non è una rivisitazione della favola di Peter Pan, ma solo un aspetto della realtà del fiume Adda. L'isoletta è fatta di detriti, trasportati dalla corrente durante l'alluvione del novembre 2002. Da allora nessuno ha pensato di rimuoverla. Ma il problema non è solo questo. E riguarda, più in generale, il totale abbandono del fiume dopo l'alluvione. Le colline di sabbia e ghiaia occupano anche le rive. E dovunque spuntano alberi sradicati. Sono lì da un anno e mezzo, costringendo i barcaioli a slalom improvvisati e pericolosi. «Dal 2002 non è stato fatto niente», dice Domenico Ossino, presidente del Comitato Alluvionati Lodi. Con lui andiamo a fare un giro in barca. Ci accompagnano due "uomini dell'Adda". Il primo guida e parla un dialetto lombardo molto stretto. Il secondo ha la barba lunga, la sigaretta perennemente accesa e non dice una parola: un vero lupo di fiume. Partiamo dal ponte vecchio di Lodi, mentre Ossino comincia a spiegare la situazione: «La filosofia degli ambientalisti è quella di lasciare che la natura faccia quello che vuole. Ma è ora di cambiare. Bisogna intervenire sul fiume, o non si potranno evitare nuove esondazioni». Il problema, infatti, non è puramente estetico. Riguarda la sicurezza di migliaia di persone. Al momento l'unico intervento in programma è l'innalzamento degli argini. Ma secondo Ossino bisognerebbe operare in maniera diversa: «Si deve fare un lavoro di prevenzione: pulire il letto del fiume, invaso dalla ghiaia. E prevedere interventi di manutenzione ordinaria». Mentre navighiamo l'uomo alla guida saluta alcuni pescatori seduti sulla riva, che rispondono con un cenno della testa. Poi, nei pressi della colonia Caccialanza, si ferma davanti a un campo di grano, franato venerdì scorso. «Sono passato qui alle 10 di mattina - dice nel suo dialetto stretto - ed era tutto a posto. Poi quando sono tornato indietro il terreno era crollato». Un piccolo sintomo di quanto la situazione sia tutt'altro che rosea. E il tutto è reso ancora più complesso dal fatto che non esiste un riferimento istituzionale preciso. «Le strutture che hanno competenza sul fiume sono troppe - conclude Ossino -. Così nessuno decide niente». Dopo qualche chilometro di navigazione invertiamo la rotta e torniamo verso il ponte vecchio. Ci avviciniamo alla riva per scattare qualche fotografia, e qui ci assale un odore abbastanza sgradevole. «La senti questa puzza», dice il barcaiolo, «sono animali morti in decomposizione». Anche loro, incastrati tra gli alberi sradicati e la ghiaia, sono lì da troppo tempo. Nei mesi scorsi il Comitato Alluvionati Lodi ha polemizzato duramente con Giuseppe Attilio Dadda, presidente del Parco Adda Sud. Dadda è stato molto criticato dagli alluvionati per la sua opposizione al progetto di pulizia del letto del fiume. «Abbiamo commissionato uno studio tecnico curato da numerosi esperti -dice - e ci hanno confermato che la rimozione dei detriti non è l'intervento più adatto. Per garantire la sicurezza è più importante l'arginatura e la creazione di zone a esondazione controllata». Poi aggiunge: «Non voglio fare polemiche, ma non siamo tutti ingegneri idraulici. E dobbiamo fidarci del parere degli esperti. La pulizia non risolverebbe la situazione e sarebbe solo una rassicurazione psicologica». Dadda è d'accordo con Ossino sulla necessità di monitorare e intervenire sul fiume, ma non condivide la polemica sugli ambientalisti: «Nessuno vuole abbandonare l'Adda a se stesso. La discussione oggi non è sul fare o non fare dei lavori, ma su quali interventi siano più urgenti». C'è anche la questione dei tronchi d'albero abbandonati sul fiume e delle isole di detriti che si sono formate dopo l'alluvione. Qui l'unità di intenti tra il presidente del parco e il Comitato Alluvionati è totale. Tanto che l'anno scorso Dadda aveva cominciato l'opera di rimozione dei tronchi, insieme ai vigili del fuoco e alle guardie volontarie: «Abbiamo fatto un lavoro importante. Siamo usciti con le barche e abbiamo cominciato a togliere gli alberi. È stato difficile, perché alcuni erano incastrati nella ghiaia. Poi bisogna dire che il lavoro è stato fatto solo da volontari. A loro abbiamo chiesto molto, ma non possiamo chiedere tutto. Adesso servirebbero dei finanziamenti». È proprio questa, secondo lui, la questione fondamentale. «Non credo siano troppe le istituzioni che hanno competenze sul fiume - conclude Dadda -. Nel rispetto reciproco ognuno può dare il suo contributo. Il problema vero è la mancanza di fondi, che blocca i lavori anche quando tutti sono d'accordo».

di ALBERTO BUSACCA

 

Da Lettere al IL CITTADINO del 6 07 04

Cambiare il piano regolatore per difenderci dalle piene 

Gentile direttore, giovedì le istituzioni tutte presenteranno in un seminario pubblico a Lodi le proposte di intervento che sono allo studio per proteggere Lodi dalle piene del suo fiume. Vorrei contribuire a quella presentazione con un documento carico di ricordi e di pene: la cartografia allora predisposta dal comune sulle aree allagate nel corso della piena del 1976. Nel 1976 di acqua ce n’è stata tanta quanta nel 2002: il livello altimetrico misurato al ponte di Lodi è stato allora del tutto uguale, con una tolleranza di qualche centimetro. E le aree e i quartieri di Lodi sommersi quasi gli stessi: Borgo Adda, l’Isola Carolina, il Pratello, il Pulignano, l’ex Sicc, persino Campo di Marte. Dopo il ponte tutto l’oltre Adda, l’ospedale, l’Isola Bella, mentre (probabilmente per effetto della tangenziale nuova) è stato ben diverso il comportamento dell’acqua in altre zone più lontane. Se l’Adda allaga mezza Lodi e in maniera analoga per due volte in trent’anni, dobbiamo certamente fare qualcosa al più presto. Gli esperti ci spiegheranno se il tempo di ritorno statistico delle due piene sarà di 50 o di 200 anni, ma noi tutti speriamo solo che passi più tempo ancora, visto che, come si suol dire, abbiamo già dato. A noi importa di più come conservare in tanto tempo la memoria storica di quando successo, gli errori da non ripetere, i modi per limitare di danni: abbiamo dimenticato alla svelta in 28 anni, figuriamoci in futuro. Intanto, quali considerazioni si possono trarre da questa vecchia carta del comune? La prima considerazione è che la profondità dell’alveo del fiume non ha influito sull’altezza della piena. Allora infatti nell’Adda si cavava e anche tanto. Forse il fiume non è mai stato basso come allora, eppure... l’acqua ha invaso le stesse identiche aree di Lodi. Forse questa è la miglior dimostrazione, quasi un caso da manuale, della conclusione a cui tutti i maggior esperti in Italia e nel mondo sono giunti da tempo: che cioè non serve abbassare il fondo del fiume per abbassare il livello della piena. Altra cosa ovviamente è la necessità di controllare e occasionalmente intervenire sul fiume: con lo scopo di impedire in particolari casi l’accumulo abnorme di materiale oppure al contrario per evitare che il fiume eroda o scavi dove sarebbe pericoloso. Ma alla fine è raro che l’operazione porti ad un saldo attivo di sabbia e di ghiaia da vendere al posto di quella di cava. Ma una seconda considerazione importante si può trarre dal confronto tra il 1976 e il 2002. I danni della piena più recente sono stati maggiori, nonostante il livello dell’acqua fossero analoghi e i quartieri allagati forse persino minori. Perché in questi 28 anni si sono costruite molte case e capannoni in area di esondazione. E poco prima dell’alluvione del 2002 siamo riusciti con grande difficoltà e forti polemiche a evitare che si confermasse l’edificabilità dell’ex Sicc e dell’Isola Bella. Ma purtroppo sono rimaste edificabili tutte le altre aree esondate. Vale la pena ricordare che raramente le difese idrauliche (anche con argini) sono in grado di garantire l’asciutto in caso di piene tanto eccezionali. Sono utili e si debbono fare per tutelarci dalla corrente di piena, per darci in tempo e il modo di portare in salvo le persone e i beni più preziosi. Ma la miglior difesa dalle piene del fiume è non costruire in zona di esondazione e trasferire le costruzioni a maggior rischio. Anche questo il comune di Lodi non ha ancora fatto: cambiare il piano regolatore di Lodi sarà quindi compito futuro, se non di questo sindaco, del prossimo.

Andrea Poggio presidente di Legambiente Lombardia

 

Da il CORRIERE DELLA SERA 6 07 04

Caldo, i fiumi e i laghi sono già in crisi

Situazione simile a quella del 2003. Po quasi 7 metri sotto lo zero idrometrico. Il problema delle alghe

MILANO - Fa più caldo in Lombardia che in Sicilia. Oggi come nei prossimi giorni. Le previsioni indicano ancora afa e temperature elevate, nonostante la pioggia in arrivo. I livelli delle acque di laghi e fiumi appaiono sempre più vicini a quelli record registrati lo scorso anno. Ieri alle 18 l’Adda superava di 30 centimetri lo zero idrometrico a Malgrate (27 un anno fa); 83 centimetri per l’Oglio all’uscita dal lago d’Iseo (78); il Ticino a Sesto Calende misurava 87,4 (quattro centimetri in meno nel 2003); il Mincio: 124,1 contro i 110 centimetri nel 2003. Secca per il Po, a Cremona, dove il fiume ha toccato i 6 metri e 58 centimetri sotto lo zero idrometrico, valori non lontani da quelli dello scorso anno: -7,72. Quanto al lago di Garda, il livello ieri è rimasto a 123 centimetri, solo uno in più rispetto alla scorsa estate. Assalto di alghe e mucillagini nei piccoli specchi d’acqua. In azione battelli-spazzini per ripulirli.

 

Basso il livello dei fiumi

MILANO - Temperature sopra i trenta gradi ieri in quasi tutta la Lombardia. Da Milano a Brescia, da Bergamo a Cremona. Basso il livello dei fiumi, anche se, rispetto ai numeri record dello scorso anno, i valori sono superiori del 10 per cento. Ieri alle 18 l’Adda superava di 30 centimetri lo zero idrometrico a Malgrate (27 un anno fa); 83 centimetri per l’Oglio all’uscita dal lago d’Iseo (78); il Ticino a Sesto Calende misurava 87,4 (quattro centimetri in meno nel 2003); il Mincio: 124,1 contro i 110 centimetri nel 2003. Quanto al lago di Garda, il livello ieri è rimasto a 123 centimetri, solo uno in più rispetto alla scorsa estate. Il caldo inoltre ha causato la proliferazione di alghe e mucillagini, soprattutto nel lago di Garlate (a Sud di Lecco), dove ieri pomeriggio è entrato in azione un battello-spazzino. Alghe in arrivo anche nei laghetti di Annone e di Pusiano.

Trentadue gradi a Cremona, dove il fiume Po ha toccato i 6 metri e 58 centimetri sotto lo zero idrometrico. Livello non lontano da quello record dello scorso anno (-7,72), ma gli esperti rassicurano: «Nel 2003 il caldo è cominciato in maggio ed è continuato per tre mesi. Quest'anno, nei primi dieci giorni di maggio abbiamo addirittura acceso il riscaldamento, e giugno non ha riservato sorprese - spiega Luigi Maccabelli, responsabile dell'Aipo (Agenzia interregionale per il fiume Po) -. In luglio naturalmente fa caldo. Se si andrà avanti senza precipitazioni abbondanti, la situazione sarà critica soprattutto per la navigazione».

La secca ha già bloccato la navigazione sia turistica sia industriale.

R. Lom

 

Da IL CITTADINO del 7 07 04

Adda, si sbriciolano gli argini 

L’Adda si è trascinato dietro un tratto di argine presso la colonia Caccialanza. La frana ha provocato una voragine lunga una trentina di metri, larga una decina e profonda dai due ai quattro.

Dal Broletto assicurano che l’Aipo ha già programmato il consolidamento della riva, ma i lavori non sono mai partiti 

L’Adda prepara l’assedio al Revellino 

Il fiume ha divorato altri 30 metri di argine alla Caccialanza 

Crolla un tratto di argine vicino alla colonia Caccialanza, e Lodi ripiomba nell’incubo alluvione. Il terrapieno provvisorio appena a monte del centro estivo ricreativo comunale è improvvisamente caduto su se stesso nei giorni scorsi, provocando una voragine lunga una trentina di metri, larga una decina e profonda dai due ai quattro, nella quale oltre alla terra del campo sono cadute numerose piante di granoturco. Un “imbuto” nel quale l’Adda, in caso di piena, troverebbe aperta la strada per esondare e ripetere la tragedia del 26 novembre 2002, non trovando più nessun ostacolo prima del quartiere del Revellino e quindi delle porte della città. Si tratta in effetti dello stesso tratto nel quale il fiume uscì dal suo letto 19 mesi fa, provocando una delle più terribili alluvioni della storia di Lodi. E il rischio che si ripeta alla fine dell’estate, quando il sole di questa stagione lascerà il posto alle prime piogge, è tutt’altro che remoto. A lanciare l’allarme è Italo Boni, tecnico del comune di Lodi, oltre che guardia ecologica e ittica e consigliere dei Pescatori Dilettanti, associazione sul cui tratto di fiume è avvenuto il crollo: «In questo punto l’Adda dovrebbe fare una curva, ma il grosso gerale che si è formato in questi anni sulla riva opposta ha modificato il corso dell’acqua che adesso, anziché girare come aveva sempre fatto, batte con violenza contro l’argine, o quel che ne rimane. Questa voragine è un campanello d’allarme: adesso il livello del fiume è basso, ma in autunno quando inizieranno le piogge vi entrerà con violenza e farà danni che non è difficile immaginare». L’enorme “buco” nel terreno è in effetti solo l’ultimo danno provocato dall’Adda al tratto di argine a monte della colonia Caccialanza: il terreno è crollato per cento metri abbondanti, trascinando con sé gli alberi e azzerando buona parte delle difese della campagna che si affaccia sulla sponda sinistra. E i fratelli Granata di Boffalora, proprietari del campo investito dal crollo dei giorni scorsi, lanciano una precisa accusa: «Questo argine era già crollato nel 2000, prima della piena del 2002 – spiega Emiliano Granata -. Nella prima occasione pagammo anche noi, insieme al comune, le riparazioni provvisorie. Nel 2002 invece l’unica soluzione trovata fu lo scavo di un buco nel nostro terreno per rinforzare la spallata del fiume. Da allora abbiamo a più riprese sollecitato sia al comune di Lodi sia al Magistrato per il Po (l’attuale Aipo) i lavori di rifacimento dell’argine e della rimozione dell’enorme quantità di ghiaia. Ma a oggi, luglio 2004, nessuno ha ancora fatto niente. A fronte di questo crollo i lavori non sono più urgenti, ma indispensabili, perché il fiume qui può esondare in un attimo e raggiungere il Revellino. È una cosa da fare subito, perché in agosto non lavora nessuno e in settembre il rischio di una piena è già concreto”. «Siamo a conoscenza del problema e del rischio che comporta – rivela l’architetto Paolo Gatti, dirigente dell’ufficio tecnico del comune di Lodi –. L’argine va ricostruito dal piede, non rabberciato in maniera provvisoria come nel passato. L’Aipo ha già programmato il lavoro e lo ha anche già appaltato, restiamo in attesa che cominci. Proprio domani mattina alle 9 ci incontreremo con i tecnici dell’Aipo in un convegno programmato da tempo: sarà l’occasione per capire quali saranno i tempi di realizzazione».

Marco Opizzi

 

Da Lettere al IL CITTADINO del 7 07 04

ALLUVIONE

La battaglia di Ossino non si ferma

Egregio direttore, le sarei grato se volesse pubblicare questa lettera di ringraziamento al signor Ossino per la lotta da lui intrapresa a favore degli alluvionati: «Caro Ossino, Caro Ossino, ti ringrazio per non aver abbandonato la difesa di tutte quelle persone alla mercé degli eventi metereologi-fluviali, ed alla testardaggine di tecnici che non vogliono o non possono vedere al di là del proprio naso, nonostante le prove inconfutabili che arrivano da più parti. Grazie anche perché qualcuno ventilava che la tua presa di posizione sulle cause dell’inondazione dell’Adda era finalizzata esclusivamente alla campagna elettorale e che sarebbe svanita il giorno dopo l’elezioni. Il fatto di trovare ancora te e tutto il comitato, impegnati nel portare avanti un problema di enorme interesse per tutto il territorio, mi rincuora. Rinnovo per tanto l’impegno nel dare quell’aiuto tecnico atto a far capire il pericolo di vita che incombe sulla popolazione del Lodigiano e non. Una spinta notevole mi viene data anche da quel personaggio fantastico e pieno di cultura e di generosità come il geom. Nicola Bonelli che è venuto a Lodi da terre lontane per portarci quell’aiuto disinteressato pieno di logica e di nozioni tecniche inconfutabili che, pur condivise da numerosi tecnici da me interpellati, preferiscono non apparire per paura di chissà quale ritorsione. L’invito che faccio a questi colleghi è quello di unire le loro cognizioni tecniche alla propria coscienza, perché senza intervenire alla pulizia dell’Adda e sulle riduzioni delle briglie a valle del ponte sono certo che alla prossima inondazione potrebbero esserci delle vittime oltre ai danni incalcolabili a case e territorio ed allora il peso delle coscienze diventerebbe enorme. Bisogna portare ulteriori documentazioni come foto aeree in particolar modo nel tratto Spino-Lodi dove appaiono evidenti gli accumuli di materiali con ghiaia e piante creando rastremazioni pericolose che indirizzano il percorso del fiume verso fragili sponde, come nella zona due acque a monte di Belgiardino, dove il fiume è già penetrato per un tratto, e dove potrebbe deviare, data l’altezza in cui si trova, verso percorsi pericolosissimi. Per verificare ciò è sufficiente controllare le quote con semplice livello come abbiamo fatto noi a suo tempo. Possibile che venga boicottato un intervento come quello proposto che porterebbe soldi al Comune anziché spese? Solo con la vendita di migliaia di mc di ghiaia in eccesso ad enti tipo le Ferrovie, Anas, Provincia si potrebbe realizzare interessi utili da destinare agli alluvionati. Attualmente questi enti per necessità d’impiego sul territorio Lodigiano, (sia per la TAV che tangenziali ecc.) ricorrono a cave nel Bergamasco con costi di trasporto ecc. notevoli. Mi scrive il caro Bonelli ricordando una frase molto significativa di Leonardo Da Vinci “L’acqua disfa li monti e riempe le valli, e vorrebbe ridurre la terra in perfetta sfericità s’ella potesse”. Da sempre osservando gli eventi, si capisce che il materiale trasportato dalla corrente riempie gli alvei fluviali, senza l’intervento dell’uomo che ne può modificare gli strati e le strozzature, si finisce con il ridurre la naturale pendenza, rallentando la velocità e portata. Trascurando i lavori da noi proposti si continuerà così ad innalzare argini e portare il livello dell’acqua sempre più in alto sino a quando una semplice talpa o nutria con un semplice buco ce le farebbe ricadere in testa come era accaduto con la piena del Po nell’ultima inondazione e con la ridicola caccia alle nutrie come se fossero le cause principali ed uniche delle inondazioni. Se per muovere certi enti o personaggi occorre che ci siano delle vittime, come spesso accade nel dopo terremoto, alluvioni, ecc,.. dove vengono poi interpellati i tecnici veri, non di parte, per capire le responsabilità, è bene che si sappia che a quel punto non daremo altre spiegazioni ma denunce concrete a Magistratura e quant’altro per aver lasciato cadere nel vuoto indirizzi precisi, logici con costi nulli. Facciamo quindi tutto il possibile perché questo non accada con la speranza di trovare istituzioni, politici, che con il buon senso possano capire le mistificazioni di alcuni e le ragioni di altri. Il fatto che il giovedì 8 luglio ’04 il Comune di Lodi, con vari enti, tratti questo argomento senza invitare il Comitato Alluvionati fa capire che la lotta sarà molto dura e poco democratica». Cordialmente

Lucio Bramanti Lodi

 

Da il CORRIERE DELLA SERA 07 07 04

Tutte le domeniche, fino al 15 agosto

In crociera sull’Adda alla scoperta del fiume a ritmo di musica jazz

Il costo della gita è di 7 euro sono previsti anche quattro appuntamenti notturni

LODI - Un barcone di quelli che un tempo usavano i cavatori di ghiaia (i cavagèra lodigiani), un complessino jazz che rallegra il viaggio, pane, vino e pesci a gogò. Sono i principali ingredienti delle crociere sull'Adda, che l'associazione «Num del Burg» organizza ogni domenica sino al 15 agosto compreso, fatta eccezione per il 18 luglio, quando il fiume ospiterà le gare del Palio dei Rioni. Il barcone «Pula» parte dall'imbarcadero che si trova sul Lungoadda Bonaparte, appena a monte del ponte di Lodi, per risalire il fiume sino a Boffalora d'Adda. Un percorso della durata di un'ottantina di minuti, che scivola sull'acqua e tra il verde, a caccia di fresco e di relax ed alla scoperta di angoli spesso poco conosciuti dell'Adda. A bordo dell'imbarcazione possono prender posto 35 turisti, assieme al personale di servizio ed alla band di René Casiraghi, che esegue brani jazz e musiche popolari della tradizione lombarda. Durante i viaggi, vengono offerti spuntini a base di pesce, rigorosamente doc dell'Adda, e vino bianco. «Sul barcone - dice Gino Cassinelli, presidente dell'Associazione "Num del Burg" - ci sono anche alcuni "lupi di fiume", che, armati di megafono, fanno da ciceroni. Indicano e descrivono ai passeggeri i posti più caratteristici dell'Adda. La gita passa, tra l'altro, dal Capanno e dal "Col del pret", località che porta questo nome in ricordo di un sacerdote che perse la vita per salvare un ragazzo che stava annegando». Le crociere toccano anche le «Due acque», dove l'Adda si divide in due rami e l'isola dell'amore, di fronte alla «Piarda Ferrari», da sempre un nido nel verde per gli innamorati in cerca di privacy. Il costo della gita, tutto compreso, è di sette euro a persona. Tre le partenze domenicali: alle 15.30, alle 16.45 e alle 18. Per prenotare si può telefonare al 348-3131816. Sono previste anche quattro crociere notturne, alle 21.30 ed alle 22.45, nei sabati 24 e 31 luglio. Di sera, le porzioni di pesce sono sostituite da pasticcini, mentre un chitarrista prende il posto del complesso jazz ed esegue brani melodici. Giusto per aggiungere un tocco di romanticismo in più ai viaggi sotto le stelle

Diego Scotti

 

Da LA PROVINCIA DI LECCO 7 07 04

Il lago scende piano: niente allarme siccità

(r. bus.) Il livello del lago scende di due centimetri al giorno, ma non c'è da preoccuparsi. L'allarme siccità lanciato per fiumi e laghi lombardi non investe, per ora, il nostro bacino. L'Adda è sopra lo zero idrometrico di ventisette centimetri e mezzo. Dato toccato anche l'anno scorso, nell'estate più calda e secca degli ultimi tempi, ma rispetto a dodici mesi fa c'è un inverno «vecchio stile», che ha rovesciato parecchia neve sulle montagne, a diffondere una certa tranquillità. Le riserve dei ghiacciai, insomma, sono notevoli. Le precipitazioni annunciate per i prossimi due giorni, poi, solleveranno ulteriormente il pelo dell'acqua. Ma anche a occhio nudo è possibile intuire che la situazione non appare così grave. Dal Consorzio dell'Adda, anzi, fanno sapere che il quadro era più critico nella seconda metà di maggio e nei primi mesi di giugno. Mese durante il quale ha piovuto abbondantemente sotto la media. A Lecco non sono caduti nemmeno trenta millimetri di pioggia (29,5 per essere precisi), a fronte di uno standard che vorrebbe almeno cento millimetri d'acqua, facendo di giugno uno dei mesi più umidi dell'anno. Stanno peggio in altre province: il Ticino è più basso di quattro centimetri rispetto all'estate passata ed il Po, nella zona di Cremona, è sotto lo zero idrometrico.

 

Da IL CITTADINO del 8 07 04

Il proprietario del campo adiacente la colonia Caccialanza avverte del pericolo: «Il fiume può deviare dal suo corso» 

«L’Adda in piena travolgerebbe tutto» 

Granata lancia l’allarme dopo il crollo dell’argine a monte di Lodi 

«La situazione è seria e il pericolo reale: guai a prendere la questione sottogamba, perché poi ce ne potremmo pentire tutti». Emiliano Granata, proprietario insieme al fratello Gianantonio del campo “Col del Prete”, lancia nuovamente l’allarme all’indomani dell’avvenuto crollo di una parte di argine dell’Adda nei pressi della colonia Caccialanza. Lo smembramento della terra in quel tratto a monte di Lodi è solo l’ultimo in ordine di tempo, dopo gli episodi analoghi avvenuti una prima volta nel 2000 e poi soprattutto nel novembre del 2002, quando il fiume esondò e provocò la devastante inondazione in città. Anzi, proprio la piena di 19 mesi fa è alla base della voragine che ha strappato alla proprietà dei fratelli Granata circa 900 metri cubi di terra. Il fatto che però nell’enorme “buco” lungo una trentina di metri, largo una decina e profondo da due a quattro nei diversi punti ci sia terra al massimo per un centinaio di metri cubi rende possibile ipotizzare come si sia arrivati al crollo avvenuto nei giorni scorsi. Dopo aver superato l’argine nel novembre del 2002, l’Adda avrebbe infatti continuato a “scavare” e a portarsi via la terra a livello sotterraneo, creando una sorta di caverna invisibile dalla superficie. «E per questo motivo assai pericolosa – spiega Emiliano Granata -, visto che in quel tratto del nostro campo nei giorni scorsi era previsto un sopralluogo di un mio lavoratore per verificare la crescita del mais. Caso vuole che lo abbia rinviato, perché se ci fosse andato sopra con il trattore sarebbe caduto nel vuoto. E non escludo che lo stesso pericolo ci sia nella zona immediatamente adiacente». La voragine con ogni probabilità è stata generata dall’acqua utilizzata per irrigare il campo: scendendo in profondità verso il fiume e non trovando più la terra, ha eroso le pareti di quella sorta di caverna e provocato il crollo.Il problema adesso è che l’Adda, che in quel tratto dovrebbe piegare a destra e seguire il suo corso, trova un improvviso sbocco largo una decina di metri in cui proseguire diritto verso la strada tra Lodi e Boffalora: «In caso di piena il fiume arriverebbe come una furia in questo “buco” – conclude Granata – e travolgerebbe tutto, terra e piante, fino a formare un canale che taglierebbe in due il campo “Col del Prete” e metterebbe a rischio la stessa struttura della Colonia Caccialanza. Stamattina (ieri, ndr) mi sono messo in contatto con l’Aipo (Agenzia interregionale Po, ndr) per segnalare il nuovo crollo: mi è stato risposto che era già stato appaltato il lavoro per i crolli precedenti, ma che erano a conoscenza anche di quest’ultimo». Dagli uffici milanesi dell’agenzia assicurano che l’ingegner Raffaele Gatteschi parteciperà al convegno “Lodi e l’Adda, una città da difendere, un fiume da vivere” in programma questa mattina dalle 9 alle 13 al Bipielle Center di Lodi. La cosa più importante è però che nelle stesse ore tecnici della stessa Aipo provvederanno a un sopralluogo nella zona interessata dall’ultimo crollo. Il passo successivo sarà dare il via ai lavori per la ricostruzione dell’argine e liberare Lodi dal nuovo incubo alluvione.

Marco Opizzi

 

Il comitato alluvionati lancia l’allarme: «Bisognava pensare prima alle difese» 

«Questo lavoro andava fatto ieri, non oggi o domani». Non usa mezze parole Carlo Bajoni, presidente del comitato alluvionati riva sinistra, per lanciare l’allarme dopo il nuovo crollo di una parte dell’argine nel tratto di Adda appena a monte della colonia Caccialanza. Il rischio che, in caso di piena, il fiume tracimi e raggiunga la strada per Boffalora è altissimo; in quel caso sarebbe poi una questione di qualche centimetro superare l’argine costituito dalla sede stradale e invadere la campagna appena fuori la città. «Il quartiere più a rischio sarebbe Campo Marte, ancora più del Revellino – spiega Bajoni -. In questi anni la strada per Boffalora è stata la salvezza per Lodi: in parecchie occasioni quando il fiume è uscito dal suo letto, la barriera della carreggiata ha evitato che l’acqua arrivasse in città, a volte anche solo per una decina di centimetri. Tranne ovviamente il 2002, quando ha scavalcato la sede stradale e ha fatto disastri». Il lavoro di protezione della strada è quindi prioritario dopo l’ennesimo crollo dell’argine: «È importantissimo proteggere la strada rinforzando l’argine, meglio ancora sarebbe alzarla - prosegue il presidente del comitato alluvionati -, perché il tratto vicino alla colonia Caccialanza è quello in cui il fiume è uscito nel 2002. Mi risulta che l’Aipo abbia già deliberato i lavori, ma questa è una pratica che va sbrigata in fretta. Settembre è ormai prossimo e visto che finora il 2004 non è stato un anno dei più asciutti non possiamo vivere autunno e inverno con la spada di Damocle sulla testa, sperando solo che il Signore ce la mandi buona. Va bene la burocrazia, ma bisogna dare un calcio a questa pratica e farla andare avanti. Speriamo che dal convegno di domani mattina (oggi alla Bipielle, ndr) venga finalmente l’input per l’inizio dei lavori».

 

Da IL GIORNO del 8 07 04

CONVEGNO Ma è polemica

Adda e sicurezza

Parlano gli esperti

LODI - Si tiene oggi il convegno su Adda, allu­vioni e opere di sicurezza organizzato dal Comune. Ma la vigilia dei lavori è stata vivacizzata da un in­vito ai lodigiani, quello «ad armarsi di piccone per demolire la briglia a valle del ponte e difender­si da nuove esondazioni». A lanciare la provocazio­ne è Nicola Bonelli, geometra che si sta battendo un pò in tutta Italia a fa­vore della regimazione degli alvei e contro la co­struzione di maxi-argini. Secondo Bonelli, che ha inviato un suo documen­to a tutti i sindaci interessati dall'attraversamento di Po e Adda, alzare nuo­vi argini non solo è inuti­le ma, oltre che costoso, dannoso, perché compor­ta esondazioni a monte e maggiori danni con l'alla­gamento per risalita della falda acquifera. Adda e Po andrebbero secondo l'esperto ripuliti dagli ac­cumuli di inerti. L'amministrazione lodigiana sem­bra invece orientata in al­tra direzione e su altri pro­getti, quelli di nuovi argini su entrambe le sponde e di una nuova arcata del ponte urbano. E di questo, oltre che di al­tro, si parlerà al conve­gno, che si tiene dalle 9 al­le 13 nella sala del Biprel­le City. Interveranno Et­tore Fanfani, del Consor­zio Muzza Bassa Lodigiana e Giovanni Bassi, geo­logo, sulle caratterische idrauliche dell'Adda, Cin­zia Merli, dell'Autorità di Bacino, sul progetto di sistemazione dell'Adda in base al Pai (Piano di As­setto Idrogeologico), Silvio Rossetti, consulente del Comune, sulla piena del 2002 e sul rischio idraulico, Luigi Mille, dell'Agenzia interregiona­le per il Po, sugli interven­ti per la difesa idraulica della città, e Alessandro Paoletti sulla regimazio­ne dei corsi d'acqua. Oltre al sindaco Aurelio Ferrari, al presidente del­la Provincia Osvaldo Fe­lissari e al Prefetto Nicoletta Frediani interverra­no gli assessori regionali Massimo Buscemi (Pro­tezione civile), Alessan­dro Moneta (Territorio) e Carlo Lio (Opere pub­bliche).

L.D.B.

 

ALLUVIONATI Il Comitato in un coordinamento nazionale di vittime delle calamità

«Non vogliamo più sentici soli»

LODI - Da molti mesi le vittime lodigiane dell'allu­vione del 2002 chiedono due cose: risarcimenti, e inter­venti che impediscano il ripetersi di quella catastrofe. Chiedono che nessuno di­mentichi. Ora l'invito al ri­cordo accomuna tanti gruppi o comitati italiani di vittime di catastrofi naturali, dalle alluvioni ai terremoti, sino a qualche caso eclatante, co­me il disastro del Vajont del 9 ottobre del 1963. E' nato infatti un coordinamento nazionale che raggruppa una quindicina di comitati locali accomunati da drammi pas­sati e da delusioni nel presen­te. Fra questi anche il Comi­tato Alluvionati Onlus di Lo­di, che ha aderito formalmen­te a quello che è stato battez­zato «Progetto Orfeo», dal nome di colui che visitò gli Inferi per riportare alla vita la moglie defunta. «Progetto Orfeo» chiede un ritorno quotidiano al passato, a quel­lo che non deve più succede­re. «Sono stato contattato qualche settimana fa - spie­ga Domenico Ossino, il presidente del Comitato Allu­vionati - e ho aderito con en­tusiasmo». Il 26 giugno «Pro­getto Orfeo» si è costituito di fatto, e il giorno 13 luglio a Roma, alla sede della Regione Lazio, Ossino sarà uno dei relatori alla presenta­zione ufficiale del gruppo di lavoro. Al tavolo congressua­le Ossino presenterà, insie­me a una massiccia documentazione sull'alluvione lodigiana, una cassetta di tredi­ci minuti con le immagini di quel disastro. «I comitati ­spiega ancora - hanno un sen­tire comune. C'è una incom­prensibile tendenza a dimenticare. Come se una catastrofe fosse una macchia su un paese e le sue vittime dei te­stimoni scomodi. La figlia di due morti del Vajont dice che ora stanno lottando perchè il Comune di Longarone vuole sloggiare dal paese ricostruito il cimitero con le duemila lapidi delle vittime. Noi non vogliamo nè sarebbe possibile paragonarci a loro: ma nel Natale 2002, a un mese dall'alluvione, abbiamo avuto la sensazione che qualcuno volesse già voltar pagina». Al sentimento d'umiliazione si aggiunge la rabbia, perché gli interventi non arrivano, salvo quelli ritenuti inefficaci. «Argini e nuove barriere sono inutili, se non si risolve alla radice il problema, con la regimazione dei fiumi. Fiumi che sono abbandonati, e che continuano e continueranno a rappresentare un rischio. Ma intervenire all'origine non conviene: po­chi appalti, poco da sparti­re». Il Comitato ha anche rac­colto pareri tecnici e elabora­to un progetto, mai preso in considerazione dagli organismi competenti.

Di MONICA AUTUNNO

 

Da il CORRIERE DELLA SERA 08 07 04

Via al piano antialluvioni Difenderà Lodi dall’Adda

LODI - Dodici milioni di euro per una serie d'interventi (inizio lavori a fine estate) in difesa delle zone cittadine a rischio alluvioni dell'Adda. Opere indispensabili, dopo l’inondazione che, nel novembre 2002, mandò sott'acqua mezza città. Ieri, al convegno «Lodi e l'Adda, una città da proteggere, un fiume da vivere», la Provincia e il Comune hanno presentato il piano di difesa idraulica. Nuovi argini a monte del ponte di Lodi, in riva sinistra, a protezione dell'area dell'ex Sicc e lungo le strade Lodi-Boffalora d'Adda e Lodi-Montanaso: interventi per mettere al sicuro i quartieri di Revellino, Campo di Marte, Martinetta e Capanno, tra i più colpiti nel 2002. In sponda destra, a valle del ponte, si farà un'arginatura a protezione dei rioni Isolabella e Borgo Adda. Saranno pure costruiti una campata aggiuntiva, in sponda sinistra, al ponte di Lodi e un sistema di chiuse per le rogge.

 

Da IL LODIGIANO del 8 07 04

Lodi, come difendersi dal fiume

A confronto sui rischi connessi all’esondazione dell’Adda.

Richiesti ancora una volta interventi urgenti in alveo

E’ stato voluto dal comune e dall’amministrazione provinciale il convegno svoltosi nel salone delle riunioni del Bipielle City di via Polenghi Lombardo a Lodi, dedicato in modo specifico a come difendersi dalle piene periodiche dell’Adda. Dopo le polemiche innescate dalle ultime decisioni assunte da Palazzo Broletto - la volontà di realizzare due ‘chiaviche’ sulle rogge che scorrono tra il Pratello ed il Capanno e la costruzione di nuove difese lunghe le sponde sinistra e destra del fiume -, l’amministrazione guidata da Aurelio Ferrari ha deciso di chiamare a raccolta i responsabili del sistema idrogeologico locale per fare il punto sullo stato dell’arte. Autorità di Bacino, Agenzia Interregionale per il Po, Consorzio Muzza Basso Lodigiano, amministratori regionali e locali hanno confermato gli interventi previsti per il tratto dell’Adda che attraversa il territorio comunale di Lodi. Secondo il Piano di Assetto Idrogeologico ed i progetti di fattibilità predisposti in questi ultimi anni dopo l’imprevista piena del novembre 2002, che ha costretto a rivedere molte certezze sulla effettività pericolosità del fiume, gli interventi più adeguati restano quelli indicati negli incontri formali dei mesi scorsi: innalzamento dell’argine destro a monte del ponte ottocentesco da via del Capanno a via Mattei, contestuale realizzazione di chiuse per prevenire ritorni d’acqua al Pratello, potenziamento dell’argine sinistro nelle immediate vicinanze dell’area ex Sicc ed innalzamento della provinciale Lodi-Boffalora, quel tanto che basta per dar vita ad un argine di protezione per i quartieri di Campo di Marte e del Revellino. Come noto, i Comitati per gli Alluvionati di sponda destra e di sponda sinistra contestano da tempo le deduzioni degli esperti incaricati dagli enti pubblici locali di stendere il piano contro le esondazioni dell’Adda. Domenico Ossino, rappresentante delle decine di persone finite con i piedi a mollo alla Martinetta, al Capanno e nel quartiere del Pratello, aveva indetto proprio nelle scorse settimane una assemblea pubblica durante la quale era stata ribadita una diversa prospettiva di prevenzione dalle alluvioni periodiche del fiume lombardo. Sostanzialmente, si chiedeva una miglior regimazione dell’alveo dell’Adda, cresciuto a dismisura in alcuni tratti del fiume a causa della ghiaia e della sabbia trasportata a valle dalla corrente dell’Adda, ed il contestuale abbassamento della briglia a valle del ponte ottocentesco, vero e proprio sbarramento in grado di influire per decine di centimetri alla crescita del livello del fiume durante le piene. Il Comitato in Sponda Destra si è poi rivolto al Tribunale Amministrativo Regionale per bloccare sul nascere la realizzazione delle due chiaviche sui canali che attraversano Pratello e Capanno: il rischio è che si aumentino così i rischi che il fiume esondi altrove, sommergendo in particolare la Martinetta, l’area più esposta agli sbalzi d’umore del tempo e del fiume. Ne sanno qualcosa i residenti nella zona e gli abituali frequentatori del parco del Belgiardino; anche i gestori del Faro e degli altri locali pubblici sorti in questi anni lungo la sponda destra dell’Adda hanno ancor oggi un ricordo nefasto della piena del 2002, dalla quale è stato difficile rialzarsi. In sponda sinistra i due interventi previsti - protezione dell’area ex Sicc ed innalzamento della provinciale Lodi-Boffalora - non suscitano particolari contrasti, anche se preoccupa la mancanza di una strategia complessiva per verificare sistematicamente la tenuta degli argini. Ciò che preoccupa quanti vivono a stretto contatto con il fiume sono comunque i tempi di realizzazione degli interventi di messa in sicurezza già previsti dagli enti sovraccomunali. Per evitare di sforare il limite indicato dalla Comunità Europea per il rapporto tra deficit statale e Prodotto Interno Lordo, il Governo è stato costretto ad adottare l’ennesima manovra di aggiustamento dei conti dello Stato, con il taglio ai fondi messi a disposizione di ministeri, Anas ed enti locali. Salteranno anche alcuni dei finanziamenti destinati al Bacino del Po, comprensivo del corso dell’Adda? Se così fosse molte interventi lungo il fiume lombardo finirebbero per essere dilazionati nel tempo, avviando solo quelli finanziati direttamente da Provincia e Comune: poca cosa per rassicurare i lodigiani.

 

Da IL CITTADINO del 9 07 04

Via libera del Tar ai lavori contestati dagli alluvionati 

Niente sospensiva. Il primo round davanti al Tar nel contenzioso tra comune di Lodi e Comitato alluvionati riva destra se l’è aggiudicato Palazzo Broletto. Bocciata la richiesta di bloccare il progetto di due chiuse sulle rogge Gaetana e Gelata per garantire un margine di sicurezza maggiore alla zona del Pratello in caso di esondazione. «Questa decisione del Tar - dicono in comune - servirà a garantire più serenità in città».

Il Tribunale amministrativo non ha ritenuto opportuno intervenire per fermare i lavori sulle rogge Gaetana e Gelata 

Il Tar boccia il ricorso degli alluvionati 

Negata la richiesta di sospensiva contro i progetti delle chiuse 

Al comune di Lodi il primo round, sulla questione delle chiuse al Pratello. Ieri il Tar (tribunale amministrativo regionale) ha negato la richiesta di sospensiva avanzata nei ricorsi del Comitato alluvionati riva destra e di Legambiente contro le delibere del consiglio e della giunta comunale inerenti appunto al progetto di realizzare due chiuse sulle rogge Gaetana e Gelata per garantire un margine di maggiore sicurezza alla zona del Pratello in caso di alluvione. «Non voglio parlare di vittoria dell’amministrazione comunale - commenta l’assessore Leonardo Rudelli - perché non stiamo parlando di una contesa: piuttosto questa decisione del Tar contribuirà a garantire maggiore serenità in città, confermando che il nostro progetto non presenta controindicazioni sotto il profilo tecnico. Queste opere sono state pensate a tutela di tutti, e non per creare pregiudizi alla sicurezza di qualcuno: chiaro che per un commento più esaustivo bisognerebbe leggere il dispositivo del Tar, e soprattutto occorre attendere il dibattimento nel merito della questione». Per il Comitato alluvionati riva destra Domenico Ossino si rammarica di questo primo pronunciamento del Tar: rimane convinto di quanto scritto nel ricorso, e cioè che le due opere idrauliche «avrebbero un effetto nefasto» in caso di esondazione, in quanto «le acque dell’Adda arrivando fino alla prima diga fissa o al secondo sbarramento sulle rogge Gaetana e Gelata, sarebbero costrette a rifluire all’indietro. L’effetto inevitabile sarebbe non solo quello, tristemente noto, delle consuete esondazioni alluvionali, cioè l’allagamento della zona, ma un effetto addirittura raddoppiato o triplicato, qualcosa di assai più grave». È amareggiato, Ossino: «Mi dispiace, per la sicurezza di tutti i cittadini: questi interventi a salvaguardia di una zona mettono a rischio un’altra area, e così si creano cittadini di serie A e di serie B. Inoltre è del tutto evidente che, una volta collaudate queste opere, si inizierà a costruire ancora un zona golenale». Su quest’ultimo punto insiste anche Legambiente, altra firmataria del ricorso al Tar che si differenzia però dalla posizione del comitato relativa alle questioni di sicurezza idraulica: «Noi - sostiene il presidente regionale Andrea Poggio - non consideriamo fondate le preoccupazioni del comitato relativamente alla sicurezza e agli effetti delle chiuse: la nostra opposizione è motivata dal fatto che la realizzazione di queste difese idrauliche è propedeutica a nuove lottizzazioni. L’intervento è pagato dall’amministrazione comunale attraverso il denaro che verrà incassato dagli oneri di urbanizzazione per l’insediamento di un supermercato in quell’area. Francamente mi aspettavo questo pronunciamento del Tar, perché era difficile ottenere la sospensiva: speriamo nel dibattimento successivo, e soprattutto in un ravvedimento dell’amministrazione comunale, affinché receda dalle proprie intenzioni. Qualche battaglia in questo senso l’abbiamo già vinta anche noi: vediamo come finirà questa». Sull’argomento l’assessore Rudelli chiosa con queste parole: «C’è un piano regolatore, che ha fatto proprie anche le prescrizioni del Pai (piano di assetto idrogeologico, ndr), e non mi pare che si possa legare questo intervento per le difese idrauliche a future edificazioni: la protezione della città è un obiettivo ben più alto».

Daniele Perotti

 

L’Agenzia per il Po prospetta tempi lunghi per il ripristino e propone una protezione temporanea 

Riva crollata, i lavori solo in primavera 

Non è ancora chiaro come il comune di Lodi e l’Aipo (Agenzia interregionale per il Po) intendano muoversi per mettere in sicurezza l’argine sinistro dell’Adda che due giorni fa è crollato in zona colonia Caccialanza, lasciando al fiume una porta spalancata verso i quartieri di Revellino e Campo di Marte. Da una parte infatti l’Agenzia interprovinciale per il fiume Po, invoca la necessità di un intervento tampone in attesa che venga approvato e appaltato il progetto esecutivo per la sistemazione definitiva di quel tratto di sponda; dall’altra il comune di Lodi boccia quell’intervento tampone perché ritenuto inutile, e propone invece di partire direttamente con i lavori proposti dall’Aipo. L’occasione per parlare delle possibili soluzioni per quanto accaduto due giorni fa è stato il convegno organizzato dal comune di Lodi presso la sala espositiva della Bipielle City dal titolo “Lodi e l’Adda: una città da proteggere, un fiume da vivere”, per fare il punto sulle proposte d’intervento finalizzate alla difesa della città in caso di piena. Erano presenti fra gli altri il prefetto di Lodi Nicoletta Frediani, il neo presidente della provincia Osvaldo Felissari, il vice sindaco di Lodi Paola Tramezzani, l’assessore ai lavori pubblici del comune Emiliano Lottaroli e il responsabile dell’ecologia e della protezione civile Francesco Marzorati. «Approveremo il progetto esecutivo per i lavori su quell’argine entro la fine del mese - ha spiegato a margine del convegno Luigi Mille, funzionario dell’Aipo di Milano - ed entro settembre potrà partire la gara per l’assegnazione dei lavori. La spesa complessiva stimata è di 400 mila euro e i tempi di esecuzione potrebbero essere di sei mesi, a partire dalla prossima primavera. Per questo bisogna immediatamente realizzare un intervento di protezione temporanea, perché nelle condizioni in cui si trova adesso quell’argine potrebbe essere scavalcato dall’acqua non solo in caso di piena, ma addirittura in caso di portata normale del fiume». Più scettico sulla possibilità di questo intervento temporaneo, che ricadrebbe sulle spalle del comune, si è dichiarato l’assessore Emiliano Lottaroli, anche perché «quello spazzato via dal fiume non era altro che un altro intervento tampone. Realizzarne uno nuovo potrebbe non avere nessun effetto concreto per la sicurezza dei cittadini». Meglio allora, ha aggiunto l’assessore Lottaroli, partire subito con il progetto esecutivo proposto dall’Aipo, se questa ha la copertura finanziaria necessaria, saltando tutte le procedure burocratiche come prevede la legge Merloni in caso di intervento urgente. «In questo caso si potrà partire con i lavori già nel mese di agosto - ha concluso Lottaroli - e sarà questo l’intervento che proporremo ai dirigenti dell’Aipo». Sulle cause infine che hanno causato quel crollo, è tornato l’ingegnere Silvio Rossetti, specialista e consulente di palazzo Broletto: «Il crollo è stato causato dalla velocità che il fiume ha in quel tratto e non dai detriti depositatisi sulla sponda destra. Quei detriti anzi sono la conseguenza di questa altra velocità».

Davide Cagnola

 

«Sarebbe una follia scavare il letto del fiume Adda» 

«Scavare il letto del fiume di tre metri da Cassano al Po, come qualcuno suggerisce per metterlo in sicurezza sarebbe una cosa folle. Più utile sarebbe invece effettuare un monitoraggio costante del fondo, per asportare di volta in volta il materiale in eccesso là dove si è effettivamente depositato». Così l’ingegnere idraulico Silvio Rossetti, consulente del comune, ha bocciato la possibilità di dragare l’intero corso del fiume Adda in territorio lodigiano, per risolvere una volta per tutte i rischi di esondazione con una spesa minima. Una proposta avanzata recentemente da uno studio idrogeologico sul fiume Adda commissionato dai comitati degli alluvionati. Dello stesso parere di Silvio Rossetti si sono dichiarati, nel corso del convegno di ieri alla Bipielle sui lavori da intraprendere per mettere in sicurezza la città, anche gli ingegneri Alessandro Paoletti, professore ordinario al Politecnico, e Luigi Mille, dell’Aipo di Milano. «Non riteniamo che l’Adda abbia bisogno di una escavazione diffusa e generalizzata, perché non sarebbe questa la soluzione - ha detto quest’ultimo -. Bisogna anzi sfatare il demone che i corsi d’acqua si regolino scavando il loro letto, perché in questo modo si andrebbe solo a intaccare un equilibrio che si è stabilizzato negli anni. Altra cosa però è pulire il letto in alcuni punti dove si sono accumulati dei detriti che potrebbero creare dei pericoli. In questo caso sarebbe infatti doverosa un’opera di pulizia». Una considerazione analoga è stata espressa anche da Alessandro Paoletti, che vi ha aggiunto anche il parere negativo a un altro intervento proposto dagli alluvionati, e cioè l’eliminazione della briglia a valle del ponte napoleonico: «Diciamo no a scavi generalizzati, perché cambierebbero la natura del fiume, come diciamo no all’eliminazione della briglia. È vero che pone un ostacolo al passaggio dei materiali solidi, che rischiano così di accumularsi a monte innalzando il livello del fiume, ma a Lodi quell’opera è essenziale per difendere un’opera storica come il ponte». Nell’elencazione degli interventi necessari al fiume, Luigi Mille ha però inserito l’abbassamento di almeno un metro e mezzo della briglia. Un abbassamento che produrrà una diminuzione dei livelli idrici a monte della briglia di 10 centimetri, si legge nel progetto, ma che dovrebbe essere associato al consolidamento delle fondazioni, in modo da evitare che venga messa in crisi la staticità dei piloni in alveo.

 

“Addio Adda” questa sera in piazza a Lodi 

Nell’ambito degli appuntamenti allestiti per la rassegna “Lodi al sole”, stasera alle ore 21.30 in piazza della Vittoria a Lodi andrà in scena “Addio Adda Addio”. Si tratta di un viaggio sul fiume Adda: da Paderno a Vaprio, passando anche da Lodi. Uno spettacolo dedicato a questo fiume che, dalla Valtellina fino a Cremona, attraversa la Lombardia, veicolo di comunicazioni e cultura. Ispirandosi alla tradizione, il Teatro Invito rivisita in maniera ironica e scanzonata gli aneddoti, le filastrocche e le narrazioni che accomunano la cultura popolare. Una band accompagnerà l’improbabile prof. Castigamore, che con esempi e racconti, proverà a dimostrare che i bei tempi andati non erano poi così belli.

 

Da Lettere al IL CITTADINO del 9 07 04

PRECISAZIONE

Ma l’invito è stato spedito ai Comitati

Nella lettera a firma Lucio Bramanti pubblicata sul «Cittadino» del 7 luglio 2004 si afferma, a proposito della giornata di studio sulle difese spondali organizzata dalle amministrazioni comunale e provinciale, che il comune di Lodi tratta questo argomento “senza invitare il Comitato alluvionati”. Si precisa che gli inviti relativi alla manifestazione in questione, tra i quali ovviamente quelli indirizzati ai Comitati alluvionati di riva destra e riva sinistra, sono stati spediti con posta prioritaria nelle giornate comprese tra il 28 giugno e il 1° luglio. Un controllo a campione ha confermato che anche le spedizioni del 1° luglio sono arrivate a destinazione entro il sabato successivo. Ciò per necessità di doverosa chiarezza: la volontà di far partecipare all’iniziativa i Comitati alluvionati non è mai stata da alcuno messa in discussione e le modalità di spedizione degli inviti e la relativa tempistica erano adeguati alla ricezione degli stessi in tempo utile.

Lidia Ventura staff del sindaco di Lodi

 

Da IL GIORNO del 9 07 04

CONTRO LE ALLUVIONI Previsti interventi su entrambi gli argini e un'arcata da aggiungere al vecchio ponte

L'Adda fa paura, ma i finanziamenti sono dimezzati

PROGETTI Un sistema di chiuse per le rogge

Resta la diga dell’isolotto

LODI - Argini su entrambe le sponde, a monte e valle    del vecchio ponte e sulla provinciale per Boffalora. Un'arcata in più nel vecchio ponte e il livellamento della briglia di fronte all'isolotto di Achilli. Un sistema di chiuse per evitare il rigurgito delle rogge. Questo il piano illustrato ieri mattina nel convegno al Bipielle city organizzato dal Comune e dall'Agenzia interregionale per il Po (Aipo) per difendere Lodi dalle alluvioni dell’Adda. Gli interventi, già anticipati alla cittadinanza dalla amministrazione comunale, sono stati ufficializzatl dall'ingegnere Luigi Mille dell’Aipo di Milano, l'ente competente sul fiume lodigiano. I tempi di realizzazione? Lunghi, anche perché ad oggi sono stati reperitl solo 7 dei 14 milioni      di euro necessari. Le opere già finanziate sono gli argini sulla riva sinistra all'ex Sicc (1 milione di euro progettazione da parte del Comune) e sulla Lodl-Boffalora (2,8 milioni di euro, lo progetta la Provincia), la chiavica sulla roggia Mozzanica. Questi interventi sono finalizzati­ alla difesa di campo Marte. Le chiaviche sulle rogge Gaetana e Gelata (800 mila euro dlfenderanno il Pratello. Alla protezione delle zone della Martinetta, via Vecchio Bersaglio e Capanno     puntano invece l'arginatura-muratura tra la strada provinciale per Montanaso e il vecchio ponte e la chiavica sulla roggia Roggione, opere progettate dall'Aipo (3,5 milioni di euro).Senza fondi e non ancora progettati sono al momento l'arglnatura-muratura, (700 mila euro) sulla sponda destra dal ponte a via Massena (per difendere Selvagreca e Borgo Adda) e quella sulla sponda sinistra (400 mIla eu          ro) tra il ponte e la nuova tangenziale in zona Molino Contarico (per salvare il Revellino), la campata aggiuntiva del vecchio ponte (1,5 milioni di euro) e l'abbassamento della vicina diga (2,7 mi­lioni di euro comprensivi dell'eventuale consolidamen­to dei piloni del ponte), la chiavica sulla roggia Molina (700 milaeuro), un rialzo attorno al condominio di via Po (80 mila euro). Pressoché tutti i tecnici inter­venuti al convegno escludono sia la necessita di abbassare l’alveo dell’Adda (un inter­vento invece caldeggiato dal Comitato Alluvionati Lodi Onlus) sia la totale rimozione della briglia a valle del ponte. L'Aipo approverà a giorni il progetto per sistemare l'argine crollato all'altezza della colonia Caccialanza.

L.D.B.

 

Da IL CITTADINO del 14 07 04

Il commento 

Se l’Adda tornerà a crescere 

Ho partecipato all’incontro “Lodi e l’Adda, una città da proteggere, un fiume da vivere”, organizzato da Comune e Provincia di Lodi. Ancora una volta io, e gli alluvionati presenti, abbiamo assistito ad una ricostruzione dei fatti (fortunatamente questa volta parziale). Ancora una volta siamo usciti con promesse e nessuna certezza sulle date di inizio dei lavori necessari a proteggerci ed anche sul finanziamento di parte delle opere. Ancora una volta arriverà l’autunno e chi a due anni dall’alluvione si è già dimenticato del fango entrato in casa dormirà sereno. Chi invece ha ancora vivo il ricordo dei tragici momenti passati assisterà con angoscia alle prime piogge autunnali. Qualcuno potrebbe pensare: ma cosa vogliono questi alluvionati? Quanto scalpore per un poco d’acqua in casa! Allora è bene ricordare che il “poco d’acqua in casa” ha procurato danni per ventitrenta mila euro a moltissime famiglie (ricordo una stima “a caldo” fatta dal sindaco immediatamente dopo l’evento di circa 40-50 milioni di lire di danno a famiglia, purtroppo molto azzeccata); danni che non sono stati rimborsati se non in minima parte. Ma non è questo che vorremmo come alluvionati, ciò che più ci sta a cuore è la sicurezza del nostro futuro, sicurezza che ancora ci appare come un miraggio. Ho sentito, durante questo convegno, ancora tanti, forse troppi, scrupoli nei confronti di altri: cosa succederebbe a Como se si regolasse diversamente il livello del lago? Cosa succederebbe a Paullo o a Tribiano se si regolassero diversamente alcuni canali artificiali? Cosa succederà a qualcun altro se proteggeremo i quartieri di Lodi? A questo punto viene spontaneo chiedersi se tutti questi scrupoli gli altri se li pongono (o se li siano posti…) nei nostri confronti: probabilmente no, altrimenti tant’acqua non sarebbe giunta a Lodi tutta assieme. Lodi, capoluogo di provincia, ha interi quartieri a rischio, forse sarebbe il caso di porsi meno domande e di iniziare i lavori.

Carlo Bajoni Comitato Alluvionati Riva Sinistra

 

Alluvionati a Roma insieme alle vittime delle maggiori sciagure naturali italiane 

Trasferta nella capitale per gli alluvionati lodigiani. Ieri Domenico Ossino, presidente del Comitato alluvionati Lodi, ha partecipato a un’assemblea pubblica nella sala Tevere della regione Lazio organizzata dal Progetto Orfeo, creato dagli scampati, dai discendenti e dai familiari delle vittime di alcune fra le maggiori tragedie della storia italiana. Ossino ha preso la parola nel pomeriggio per raccontare l’esperienza della piena che sconvolse Lodi nel novembre del 2002, presentare una relazione redatta per il Comitato dall’ingegnere Giuseppe Iuele e un altro studio sulla gestione della difesa del suolo in Italia. «Una denuncia dello stato di abbandono al quale è stata consegnata l’Italia in questi ultimi decenni - sottolineava Ossino, raggiunto telefonicamente in serata -. Ho avuto riscontri positivi da tutti i comitati e dalle associazioni presenti qui a Roma». C’erano Francesco Storace, presidente della Regione Lazio, rappresentanti del governo e delegati di molte associazioni: il Progetto Orfeo (dal nome del personaggio mitologico che discese nell’aldilà per cercare la moglie Euridice) riunisce tra gli altri anche i discendenti delle vittime e i superstiti del crollo della diga del Gleno che l’1 dicembre del 1923 devastò la Valle di Scalve causando più di 500 morti, della tragedia del Vajont del 1963, della frana che il 19 luglio 1985 distrusse la valle del rio Stava uccidendo 268 persone fino al crollo del palazzo di Foggia del 10 novembre 1999. Oggi Ossino sarà a Milano per un’audizione alla commissione regionale ambiente, presieduta da Domenico Zambetti. «Un tour de force - commenta Ossino -. Continuo questa battaglia da solo, ma con la speranza che le fila si ingrossino. Sono fiducioso, sto ricevendo molti incoraggiamenti». Nei giorni scorsi, intanto, il Comitato ha inviato agli enti locali lodigiani e regionali una nuova relazione redatta da Iuele sul fiume Adda. Il testo propone una serie di interventi: dal contenimento naturale delle piene in alveo al ripristino di corrette condizioni di deflusso, con indicazioni sulla limitazione dei fenomeni di rigurgito di rogge, tombe, sifoni e del mantenimento del regime idraulico delle rogge, dei canali e delle fognature.

 

Da www.inalesandria.it del 14 07 2004

Il CALCA non molla e "cura" i lavori sul Po

Un CALCA abbastanza soddisfatto, quello uscito dall’assemblea pubblica dell’altro giorno, soprattutto per la promessa di una nuova assemblea pubblica per informare i casalesi sull’andamento dei lavori in riva al Po. L’incontro Tecnico si è svolto in modo costruttivo in compagnia del Presidente Coaloa, l’Ing. Colombo dell’Autorità di Bacino, il quale ha presentato visivamente le modalità di rilievo topografico effettuate con il Laser Scanner. Il Prof. Luigi Butera ha illustrato con un video le caratteristiche del “modello fisico” predisposto per verificare i livelli raggiunti a valle del ponte di Casale soprattutto nella zona di Nuova Casale dove già con una prima simulazione di una portata di poco superiore ai 7000 Mc/sec. si evidenzia una considerevole tracimazione sull’argine golenale e allagamento della “Nuova Casale”. Il modello fisico servirà (i risultati saranno divulgati solamente a febbraio 2005) a valutare anche gli effetti di un eventuale rialzo arginale in zona “Nuova Casale e le ripercussioni che si avranno sulla riva sinistra. De Bernardi, vicepresidente del CALCA, ha posto una serie di quesiti ai tecnici: 1. Come mai questi studi sono effettuati solo ora dopo quattro anni dall’alluvione? 2. E’ stata fatta una verifica tecnica se i risultati definitivi odierni collimano con quelli di progetto di tre anni fa? 3. Sono state prese in esame bacini di contenimento o casse di espansione a monte di Casale? 4. Perché non studiare proposte o soluzioni intermedie di messa in sicurezza in attesa dei nuovi studi per la fattibilità o meno delle casse di laminazione?  5. Perché i collaudi tecnici degli argini che sono terminati due anni fa non sono ancora avvenuti? “L’Ing. Colombo (Autorità di Bacino) e l’Ing. Telesca (Direttore dell’AIPO) hanno dato delle risposte non sempre complete o rassicuranti che hanno evidenziato ancora una volta come la strada della messa in sicurezza del territorio casalese sia ancora lunga e impervia”, hanno commentato dall’associazione in difesa degli alluvionati. Molto apprezzato l’intervento del Senatore Muzio che ha posto l’accento sulle ridotte riserve disponibili da parte dello Stato e delle difficoltà anche a livello regionale locale di portare avanti Progetti di manutenzione idraulica (ad esempio sul territorio di Frassineto) oltre che difficoltà socioeconomiche dei territori alluvionati concretamente si è stabilito di effettuare una verifica in tempi brevi. Per analizzare la rispondenza dei dati di progetto nel tratto Morano confluenza fiume Sesia con i dati degli ultimi rilievi, è stata richiesta dal CALCA una disponibilità da parte dall’Autorità di Bacino e del Politecnico di Torino a fornire copie dei dati tecnici da cui è stato costruito il modello fisico, questo per “collaborare” (ognuno nella propria funzione) ad una più veloce soluzione delle problematiche. Infine è stato programmato un nuovo incontro pubblico a fine settembre/metà ottobre un incontro serale aperto al pubblico per fornire a tutta la popolazione interessata la necessaria o puntuale informazione, il Prof. Butera ha già confermato la sua disponibilità.

 

Da IL GIORNO del 16 07 04

MILANO Coinvolti Guarischi e Bertani

Tangenti in Valtellina

Chieste 12 condanne

12 richieste di condanna per le tangenti del dopo alluvione in Valtellina. Il Giudice ha chiesto 3 ann e sei mesi  per l’ex assesssore regionale Nilena Bertani; sei anni per il consigliere regionale Massimo Guarischi, 40 anni.

MILANO Coinvolti Guarischi e Bertani

Tangenti alluvione: chieste 12 condanne

MILANO - Tre anni e sei mesi di reclusione per l'ex assessore della Regione Lombardia Mi­lena Bertani, sei anni per il consigliere regio­nale Massimo Guari­schi. Queste le richieste del pm Fabio Napoleo­ne nell'ambito del pro­cesso per le presunte tan­genti che sarebbero circolate nell'affidamento degli appalti per opere di recupero del dissesto idrogeologico in Lom­bardia. L'accusa è di cor­ruzione e coinvolge altri dieci imputati tra im­prenditori e funzionari pubblici. Per costoro il magistrato ha chiesto pe­ne da 5 anni di reclusio­ne a otto mesi. Quella più alta è stata sollecita­ta per il dirigente regio­nale Emilio Galli. Per Monica Guarischi, sorella di Gianluca, la ri­chiesta è stata di un an­no e sei mesi. Due anni e sei mesi per Antonio Lambri, un anno e mezzo ciascuno per Carme­lo e Moreno Mataroz­zo, un anno e quattro me­si per Tommaso Paoli­ni, dieci mesi per Rober­to Sclavi e otto mesi cia­scuno per Alberto Ferrarotti, Nicola Germano e Pietro Armani. Il pubblico ministero ha chiesto anche pene pecuniarie da 500 a 2000 e­uro e l'interdizione dai pubblici uffici perpetua per Guarischi e Galli, e per cinque anni nei con­fronti della Bertani. Nel­la causa la Regione Lom­bardia si è costituita parte civile, ma non nei con­fronti della Bertani. Il processo riprenderà il 22 settembre davanti al­la quarta sezione del tri­bunale penale per le ar­ringhe difensive. Duro il commento della Bertani alla richieste: «Nel processo sono emersi molti elementi importanti che provano la mia estraneità ai fatti contestati. La richiesta di condanna è conseguente alla posizione as­sunta dalla Procura fin dall'inizio. Una richie­sta di assoluzione, atto dovuto per quanto emer­so, sarebbe stata l'am­missione di un errore cla­moroso, quello che ha comportato il mio arre­sto. Occorreva un gesto forte e coraggioso».

 

Da L’ECO DI BERGAMO del 19 07 04

Alluvione La Val Tartano non dimentica i morti del 1987

TARTANO (m.c.p.) Ore 17.30 del 18 luglio 1987. E' l'inizio dell'incubo. In tutta la Valtellina piove da giorni, i corsi d'acqua si fanno sempre più minacciosi. Il livello dell'Adda continua a salire, la gente fa la spola sugli argini del fiume temendo l'esondazione. In Val Tartano una colata di fango e detriti travolge il condominio "La Quiete", costruito ai piedi di un pendio ripido e vulnerabile. Ma la furia della natura non si ferma, riversando tutta la sua violenza sul sottostante albergo "La Gran Baita". In Val Tartano quel luglio morirono 21 persone, residenti e villeggianti. Sabato alle 17 tutto il paese si è stretto nel ricordo di quei giorni, ma soprattutto delle vittime i cui nomi sono stati scanditi uno ad uno dopo la celebrazione della messa officiata da don Luigi Chistolini. Presente anche il sindaco di Tartano Piergiorgio Gusmeroli: «Le opere di protezione ora si vedono - ha detto - ma si è fatto poco o nulla per la rinascita economica e sociale della vallata, che alla morte di Vanoni contava 1200 abitanti ed ora soltanto duecentocinquanta. Per frenare lo spopolamento della montagna servono aiuti economici, e usando le risorse della legge Valtellina per la pista di Caiolo a mio parere non si è fatto il bene di chi ha pagato più di altri le conseguenze di quella tragica estate di diciassette anni fa».

 

Da Lettere al IL CITTADINO del 21 07 04

INQUINAMENTO

Una vergogna il degrado dell’Adda

Spero che al più presto venga pubblicato un articolo con questo titolo a tutta pagina: «Il fiume Adda è sporco». La colpa è di quelli che lasciano che sia. Percorrere il ponte, andare alle feste sul fiume, al Belgiardino o alla Canottieri e sentire sempre puzza: che progresso è? Perché tutti si disinteressano? Perché dare per scontato lo schifo anziché combatterlo?

Enrico Cornaggia Lodi

 

Da IL CITTADINO del 26 07 04

Il maltempo dura solo un giorno

Il livello dell’Adda si è alzato ma la protezione civile regionale ha già revocato lo stato di allerta

Sabato acquazzoni e allagamenti in tutta la provincia

È durata solo un giorno la parentesi di maltempo nel Lodigiano, che oltre a smorzare leggermente la morsa del caldo ha purtroppo provocato anche qualche piccolo danno nella giornata di sabato in cui si sono concentrati i temporali: per le condizioni meteorologiche il servizio di protezione civile della regione Lombardia aveva anche disposto lo stato di preallarme per rischio idrogeologico su tutte le province lombarde, ma già ieri tutto era rientrata nella normalità in provincia di Lodi. «Nel nostro caso - commenta l’assessore provinciale alla protezione civile Francesca Sanna - il preallarme nella stagione estiva scatta semplicemente per eventi meteorologici, non per l’esistenza di veri e propri rischi idrogeologici: oggi (ieri per chi legge, ndr) mi sono recata a verificare il livello dell’Adda, che effettivamente si è alzato, ma confidiamo in un rapido abbassamento. In una situazione di preallarme la struttura operativa centrale della protezione civile entra in allerta, ma le componenti locali nel territorio vengono attivare solo nel caso in cui si entri in una vera e propria fase di allarme; non è stato così a distanza della disposizione dello stato di preallarme lanciato sabato». Lo conferma l’assessore comunale all’ecologia Francesco Marzorati: «Nel piano di protezione civile del comune di Lodi lo stato di preallarme si innesca veramente solo al verificarsi di una doppia condizione: la disposizione in tal senso da parte della direzione regionale della protezione civile e la verifica del livello di 90 centimetri sopra lo zero idrometrico dell’Adda a Lodi e di 4 metri sopra lo zero del Brembo; condizioni che non si sono verificate in questi giorni». Se da una parte in questa stagione non fanno paura i fiumi, i cui livelli si erano abbassati dopo alcune settimane di scarse precipitazioni, d’altra parte i temporali estivi possono sempre provocare qualche danno e comportare disagi con gli allagamenti conseguenti all’improvviso riversarsi di grandi quantità d’acqua sulle strade e nei cortili. Quella di sabato è stata una giornata di superlavoro per i vigili del fuoco di Lodi, chiamati a smaltire acqua dai garage e dagli scantinati allagati in via Gorini, in viale Milano e viale Torino. Non solo: in qualche zona della città, come in viale Rimembranze, oltre agli allagamenti si è registrata la caduta di qualche albero o quantomeno di qualche ramo, fortunatamente senza conseguenze per i passanti; alle 10 del mattino i carabinieri hanno richiesto l’intervento dei vigili del fuoco per liberare dal tronco di un albero crollato la carreggiata della statale 235. Stesso scenario con alberi caduti anche a Cornegliano, mentre a Tavazzano era scattato l’allarme per un incendio presso la cabina dell’Enel di via Repubblica, probabilmente colpita da un fulmine: ai vigili del fuoco è bastata mezzora per spegnere le fiamme e mettere la zona in sicurezza; nello stesso territorio comunale un cavo dell’alta tensione è stato tranciato da un fulmine alle 9 del mattino ed ha ostruito la Bergamina all’altezza del rondò di Dovera e Pandino fino alle 11. Corto circuito ad una centralina elettrica anche in territorio di Pandino, lungo la strada che porta a Nosadello, mentre sulla Paullese qualche semaforo è andato in tilt provocando qualche problema al traffico.Nonostante il cielo nero, denso di nubi, per l’intera mattinata, le cose sembrano essere andate meglio nel basso Lodigiano: dalla caserma dei vigili del fuoco di Casale non sono stati segnalati particolari interventi al comando provinciale di Lodi. Anche qui comunque non sono mancate abbondanti piogge e disagi; sabato mattina la circonvallazione di Codogno era quasi completamente allagata, e per automobilisti e pedoni il transito si trasformava in un’impresa.

Daniele Perotti

 

Da Lettere al IL CITTADINO del 27 07 04

Escavazioni, maggiori competenze a province e comuni 

«Non va sottaciuta la necessità di superare l’attuale legislazione, trasferendo a province e comuni le competenze e la necessaria compartecipazione per l’attività estrattiva eventualmente in alveo anche attraverso la dotazione di strumenti di controllo quali Gps satellitare ed altre tecnologie già presenti in diversi Paesi europei. Al riguardo la provincia non rinuncerà a promuovere, d’intesa con i comuni, un’apposita proposta di legge regionale. La regione Emilia Romagna e lo stesso segretario generale dell’Autorità di Bacino del Po hanno da un lato legiferato e dall’altro auspicato la diretta partecipazione degli enti locali alle attività di cava. Non va dimenticato come, in particolare nell’alveo dell’Adda, sia necessaria una forte azione di scavo che anche secondo i confinanti enti lodigiani dovrebbe prevedere il prelievo di una consistente quota di materiale litoide». Quello sopra riportato è uno stralcio del programma elettorale della coalizione di centrosinistra della provincia di Cremona. Occorre inoltre ricordare il recente accordo tra Wwf, escavatori e coltivatori diretti sulle attività di “rinaturazione” con escavazioni nei corsi d’acqua nel bacino idrografico del Po. Il presidente della provincia di Cremona, onorevole Giuseppe Torchio, ha più volte lamentato che tali processi avvengono sulla testa degli enti locali, senza alcuna forma di compartecipazione. Rimangono, invece, sulle spalle delle province gli oneri di manutenzione delle strade, con i noti riflessi sulla stabilità dei ponti a causa, anche, di prelievi sovente abusivi e non adeguatamente sanzionati dalle competenti autorità. Prova ne sia la causa che vede coinvolto un gruppo di province nei confronti di tali attività abusive di cava, che registrerebbero escavazioni per 500 milioni di metri cubi. Poiché la matematica non è un’opinione, si tratterebbe di una operazione da circa 7/8 miliardi (sic, miliardi!) di euro, per la quale gli enti locali non hanno potuto usufruire neppure di “un soldo bucato”.

Provincia di Cremona

 

Da IL CITTADINO DEL 30 07 04

Sei mesi di lavori per costruire una massicciata contro le frane causate dall’abbassamento dell’alveo 

La Canottieri si ripara dalle piene 

L’Aipo ha permesso di cementificare 200 metri di riva 

In sei mesi la Canottieri Adda ha già rimesso a posto argini e difese. Le sponde della società fluviale erano state messe a durissima prova sia dall’alluvione del 2002 sia dalla siccità dell’anno scorso, che aveva abbassato il livello dell’Adda facilitando l’erosione delle sponde. Un’erosione che in qualche caso aveva provocato il crollo di parte degli spalti che si affacciano direttamente sull’Adda in corrispondenza degli spogliatoi maschili e della palestra. Da gennaio a fine maggio: sei mesi per rimettere a posto le sponde della società fluviale, che resta tuttora un cantiere (si sta lavorando per sistemare l’intera area nuova, acquistata nel ‘99), ma che adesso è molto più sicura. A supervisionare i cantieri è stato l’ingegnere lodigiano Carlo Filippo Moro, mentre a effettuare i lavori è stata l’impresa codognese Nettuno Srl, vincitrice dell’appalto. Il progetto prevedeva il rifacimento di 100 metri della sponda sinistra e il consolidamento di altri 100 metri di scogliera, sotto l’area delle piscine. Ancora da risistemare restano le sponde che delimitano tutta la zona dei campi da calcio. Il progetto è stato portato a termine in tre fasi differenti. Per prima cosa è stata realizzata una piattaforma in pietre larga tre metri e mezzo fino al fondo del fiume. Si tratta di un intervento tampone che dovrebbe garantire maggior stabilità alla riva sovrastante, quella riva che l’anno scorso aveva subìto non pochi smottamenti. Tra la gradinata e la nuova piattaforma in pietrame è stato aggiunto un muro di cemento armato, che dovrebbe contenere la spinta dei gradoni di cemento. Sull’ultimo gradino, infine è stato ampliato il vecchio passaggio che ora è stato trasformato in un nuovo solarium di 50 metri, già attrezzato con sdraio e lettini. Per accelerare lo sviluppo dei lavori, il consiglio direttivo l’anno scorso ha incontrato più volte i vertici dell’Aipo, la cui autorizzazione agli interventi era necessaria, del Parco Adda Sud e del comune di Lodi. «Sarebbe pretestuoso - è l’opinione di Moro - affermare che questa piattaforma proteggerà per sempre la riva sovrastante dal rischio di frane, perché il fiume, a meno di interventi idraulici di più ampia portata, continuerà ad abbassare il suo letto nella zona della Canottieri Adda. La scogliera tuttavia rallenterà tale fenomeno e, in caso di altre frane, sarà comunque più agevole da riparare». La Canottieri è attesa da altri lavori nella zona della sponda sinistra. Per prima cosa dovrà essere consolidata tutta la riva che fiancheggia il campo da calcio. Infine, verrà completamente rifatto l’attracco delle imbarcazioni: verrà rinnovato con delle scalette di accesso lo scivolo di alaggio e verranno aggiunti una zattera e un pontile.

Fr. Ga.

 

Da www.inalessandria.it del 30 07 04

Nuova Casale a prova di esondazioni

Il Politecnico di Torino e la città di Casale insieme per costruire un quartiere a prova di fiume, questo in breve lo scopo della collaborazione tra il prestigioso ateneo piemontese e la l’amministrazione cittadina. Si è svolto questa mattina, venerdì 30 luglio, nella sede del Politecnico di Torino un incontro con la partecipazione del sindaco di Casale Paolo Mascarino, del Vicesindaco Ettore Coppo, dell’Ingegnere capo del Comune Luigi Deandrea e dei geometri Sechi e Duglio. Della delegazione ha fatto parte anche l’Ingegner Telesca, direttore generale AIPO. A ricevere gli ospiti casalesi, da parte dell’Ateneo torinese, erano presenti il professor Bufera, il professor Rosso e alcuni tecnici: obiettivo dell’incontro è stato l’approfondimento della conoscenza dello studio che il Politecnico sta elaborando e che prende in considerazione le eventuali criticità per il quartiere di Nuova Casale, nel caso di una esondazione del Po. “L’incontro è stato particolarmente interessante, perché il modello fisico elaborato ha mostrato i previsti comportamenti del fiume e la tenuta degli argini, in caso di piena - ha commentato al termine dell’incontro il sindaco Paolo Mascarino - da parte nostra, in stretta collaborazione con l’AIPO, daremo massima collaborazione e forniremo al Politecnico alcuni dati che non sono ancora in loro possesso, per arrivare al completamento dello studio. Nel frattempo inizieremo una serie di valutazioni per individuare gli interventi da mettere in atto non solo a tutela di Nuova Casale, ma anche del territorio confinante con la sponda sinistra del Po. Seguiremo i lavori con la massima attenzione per far sì che il modello fisico elaborato sia il più aderente possibile alla realtà, così da poterci fornire le indicazioni più precise per l’efficacia degli interventi”

 

Da IL CITTADINO del 31 07 04

Il progetto dell’argine alla ex Sicc farà il suo esordio martedì in giunta 

Martedì mattina la giunta comunale esaminerà il progetto preliminare dell’argine all’ex Sicc, in sponda sinistra a valle del ponte, realizzato dall’ingegnere Silvio Rossetti, il professionista a cui palazzo Broletto ha dato l’incarico di revisionare il piano comunale di rischio idrologico e idraulico. Il progetto farà poi un secondo passaggio in giunta per ricevere l’approvazione della versione definitiva-esecutiva, senza passare in consiglio. «Terremo comunque aggiornati i consiglieri sull’intervento - assicura il sindaco Aurelio Ferrari - anche se rispetto a quanto già annunciato non mi risulta che ci siano particolari novità nel progetto». Per l’opera palazzo Broletto ha messo da parte a bilancio 1.500.000 euro: «Dovrebbero essere sufficienti sia per l’acquisizione dell’area che per l’argine». Le linee guida su cui ha lavorato Rossetti sono quelle di disegnare un argine “dolce”: «Una sorta di declivio che arrivi alle quote sufficienti per mettere in sicurezza la zona dell’Oltreadda - spiega Ferrari - dotato di una pista ciclabile». I tempi, a questo punto, dovrebbero restringersi: «Potremmo arrivare all’appalto in autunno - ipotizza il sindaco - e, per la primavera dell’anno prossimo, ultimare i lavori e garantire la sicurezza a quella parte di città».

 

Le crociere sull’Adda per bambini e bersaglieri 

I lodigiani, grandi e piccoli, stanno riscoprendo il fiume Adda, tra gite in barca e bibite fresche gustate alla “casota” allestita lungo l’Adda dall’associazione Nüm del Burgh. Proprio qui, domenica scorsa, si è tenuto l’insolito raduno di una quarantina di ex bersaglieri provenienti da Milano e da Mignete, frazione di Zelo Buon Persico. I “fanti piumati” (una quarantina, accompagnati dai familiari) avevano prenotato un giro sull’Adda con il “San Roch”, il barcone di 16 metri, mosso da un motore da 50 cavalli, che l’associazione Nüm del Burgh mette a disposizione di coloro che vogliono trascorrere due ore sul fiume. Un’iniziativa che ha superato i confini lodigiani, tanto da raccogliere prenotazioni anche da Milano e dal suo hinterland, da Bergamo e da Monza. I bersaglieri meneghini, una volta saliti sul barcone, hanno duettato lungo il tragitto con la band del maestro René Casiraghi, dando fiato alle proprie trombe. Una volta sbarcati hanno quindi suonato alcuni brani del proprio repertorio: una fanfara che ha fatto da sottofondo alla premiazione di un ex bersagliere 90enne, ospite della casa di riposo di Santa Chiara, reduce dei due conflitti mondiali.Le crociere dell’associazione presieduta da Gino Cassinellli continueranno nelle prossime settimane: si tengono alla domenica, con partenze alle 15.30, alle 16.45 e alle 18. La quota di partecipazione è di sette euro, generi di conforto (pesciolini e vino bianco) compresi, ed è necessario prenotarsi al numero di telefono 348/3131816.A provare l’esperienza di un giro sul “San Roch” sono stati, ieri mattina, anche i bambini del miniclub estivo della Wasken Boys: erano in 57 accompagnati da 6 istruttrici, da Bisleri, dal vice presidente Pierluigi Magli e da Carlo Santi, responsabile di “Estate con lo sport”, il progetto che da più di otto anni permette a decine di bambini di trascorrere le giornate estive tra lezioni di nuoto, partite di calcetto e beach volley, pranzi nella sede dell’associazione e pomeriggi dedicati a giochi e attività culturali.«Uno sforzo notevole, reso possibile dai nostri volontari - commenta Bisleri - e per il quale chiediamo a tutti collaborazione per migliorarlo costantemente. Svolgiamo un compito che dovrebbe essere svolto da qualcun altro e nonostante questo c’è qualcuno che sta facendo di tutto per metterci i bastoni fra le ruote». Il riferimento polemico è alla Gis, la società che gestisce gli impianti sportivi per conto del comune: «E agli amministratori che stanno ostacolando il nostro impegno. Siamo stanchi di lavorare per la città tra contraddizioni e critiche ingiuste».

F. T.

 

Da L'ECO DI BERGAMO del 31 07 04

Campo internazionale per ripulire l'Adda

Volontari di sei nazioni al campo di Legambiente, lungo l'Adda

Rive dell'Adda più pulite grazie al campo internazionale di Legambiente. Undici volontari per due settimane si sono dedicati alla pulizia di aiuole e del territorio, ma in particolare del mantenimento della sponda est dell'Adda, il lato bergamasco del quarto fiume d'Italia, tentando di coinvolgere i giovani e gli adulti di un intero paese, provando la via della sensibilizzazione sui temi ecologici: tutto questo è stato il campo di Legambiente di Fara Gera d'Adda, che si concluderà oggi. I volontari, tra i 18 e i 25 anni, sono arrivati da diversi paesi del mondo, in particolare Canada, Spagna, Francia, Repubblica Ceca e Corea del Sud. Le attività sono consistite nella ripulitura di alcuni spazi di verde pubblico, ma è stato il fiume il protagonista del campo, naturalmente dopo i giovani volontari: la riqualificazione delle sue sponde e l'individuazione di rifiuti ove compiere piccole bonifiche sono stati tra gli interventi principali, accompagnati anche, grazie a Legambiente, da momenti di studio sul lavoro svolto e da svolgere.«In questi giorni i volontari – ha spiegato Giuseppe Petruzzo, responsabile delle attività culturali del parco "Adda Nord" – stanno ripulendo un sentiero che prima era coperto di sterpaglie. Lo scopo è anche quello di rivalutare questo lato dell'Adda, troppo spesso trascurato in favore di quello milanese». «Oltre al fine prettamente ecologico – spiega Paolo Locatelli, responsabile provinciale per i campi – i nostri ragazzi possono partecipare ad un esperimento di scambio interculturale e conoscenza di altri paesi. Spesso dopo il lavoro li portiamo a visitare i luoghi caratteristici del circondario. Proprio l'altro giorno siamo stati in visita a Bergamo Alta». Accanto al lavoro pratico con falce e rastrello, i volontari svolgono anche una forte campagna di sensibilizzazione, con lo scopo di creare nella gente del posto una vera coscienza ambientale.«Un paio di giorni fa – spiega Caterina, volontaria spagnola – abbiamo incontrato alcuni ragazzi di Fara a cui abbiamo spiegato il nostro lavoro ed alcuni principi base dell'ecologia. Si sono dimostrati attenti ed interessati, speriamo che possano mettere in pratica quanto abbiamo loro insegnato». Legambiente sarà presente sul territorio provinciale per tutta l'estate. Nella sola provincia di Bergamo sono ben dieci i campi organizzati dall'associazione per un totale di 130 ragazzi. Oltre a quello di Fara le settimane di vacanza e volontariato già svolte sono state quelle di Osio Sotto, Lovere e Madone, sempre dal 10 al 24 luglio. Seguiranno Serina, Dalmine, Paladina-parco dei Colli, dal 14 al 28 agosto. L'ultima tappa sarà invece a Boltiere, dal 4 al 18 settembre.

Massimo Mapelli

 

 


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