Da IL GIORNO del 1 06 04
SIMULAZIONE
D’ALLARME A CAMPO MARTE
Prova
d’evacuazione veloce e indolore
Il
comitato aderisce ma è polemica
«Preferiremmo
interventi concreti»
LODI
- Venticinque volontari di protezione civile, 5 del Parco Adda
Sud, più gli addetti della Croce Rossa. A questi si devono
aggiungere i 4 operai, i 6 tecnici e gli 8 uomini della Polizia
locale, comandante compreso, tutti dipendenti dei Comune. Questo
il nutrito nucleo di operatori impiegati per la simulazione di un
evento alluvionale a Campo Marte, domenica mattina. Praticamente
erano più i salvatori (sebbene distribuiti fra Campo Marte e il
coordinamento presso la sede comunale di viale Pavia) che non i
cittadini da «salvare», 37 in tutto. La manifestazione, con
allarme puntuale alle 9, si è conclusa in anticipo alle 10. Restano
le polemiche e i conti da fare. Ossia verificare quanto sia
costato alle casse di Palazzo Broletto pagare lo straordinario a
18 persone (i dipendenti in turno festivo) e utilizzare mezzi e
strutture. «Se abbiamo aderito - commenta Carlo Bajoni, portavoce
del Comitato alluvionati riva sinistra - lo abbiamo fatto per
senso civico e per non aver nulla da farci rimproverare un domani.
Ma la gente è arrabbiata perché vuole vedere l'avvio di interventi
concreti per la sicurezza. Inoltre - prosegue - si poteva
concordare una cosa fatta meglio.. Domenica c'erano le cresime; non
sono state coinvolte la scuola materna, la comunità per disabili,
le persone anziane. Ci hanno fatto vedere come preparare i
sacchi di sabbia che però non servono per proteggere la porta di
casa quando l'acqua ti entra dalle tubature o dalle prese d'aria
del gas». L'assessore Francesco Marzorati, invece, è
soddisfatto. «Il primo successo è il rapporto positivo ricostruito
con i cittadini; è intervenuto lo stesso numero di persone che
avevano. preso parte all'infuocata assemblea del 14 maggio. E'
durata poco perché ha funzionato tutto al 100%. E abbiamo avuto
la possibilità di alcune verifiche; ad esempio, accorrerà
cambiare i due numeri di telefono di riferimento». La prossima
assemblea cittadina, organizzata dal Comitato alluvionati Lodi
Onlus, si terrà alle 21 del 3 giugno al circolo Archinti di viale
Pavia.
L.D.B.
Da
IL CITTADINO del 2 06 04
Per Ossino sono necessari una pulizia periodica dell’alveo e
l’eliminazione della briglia all’isolotto
«L’Adda è intasato dalla ghiaia»
Gli alluvionati e i loro tecnici hanno misurato il fondo
«L’Adda
è come un’arteria intasata dal colesterolo. Le placche bloccano
lo scorrere del sangue finchè l’organismo ha un infarto. È
quello che è successo durante la piena del 2002». La ghiaia come
colesterolo da rimuovere. Fiume Adda, ore 10.30 di ieri. Il San Rocc,
il barcone dell’associazione Nüm del Burgh che d’estate ospita
le escursioni dei lodigiani, sfiora i piloni del ponte urbano. A
bordo Domenico Ossino, presidente del Comitato alluvionati di Lodi,
e Nicola Bonelli, il geometra lucano consulente del Comitato, stanno
misurando la profondità dell’alveo. Con loro c’è Oreste
Lodigiani, candidato alla presidenza della provincia di Lodi.
Giuseppe Iuele, ingegnere idraulico, anch’egli consulente del
Comitato, indica il ghiaieto formatosi lungo la sponda sinistra, a
poche decine di metri dalla campata. «Quella è la zona dove si è
accumulato il colesterolo - spiega -. Un ristagno di materiale che
impedisce il deflusso dell’acqua» Accumuli di tali dimensioni che
il barcone non può avvicinarsi più di tanto. Rischierebbe la
secca. A dieci metri a valle della quinta campata dalla sponda
destra, invece, la profondità è di 7,50 metri. Iuele indica le
quattro campate a ridosso della sponda sinistra e utilizza
un’altra immagine: «Quel ponte è come un casello autostradale.
Immaginate che quei quattro accessi siano chiusi». Ne consegue un
duplice effetto. Iuele ne traccia la dinamica su un bloc-notes:
davanti alle quattro campate in sponda sinistra continua ad
accumularsi la ghiaia trasportata dai gorghi che si formano a valle
delle altre campate a causa dell’eccessiva velocità. Da un lato
l’accumulo, dall’altro i mulinelli che si mangiano il terreno
sotto i piloni. Un problema che, per il Comitato si risolverà solo
eliminando la briglia dell’isolotto Achilli e rimuovendo i
depositi di materiale sul fondo. Iuele boccia l’ipotesi di aprire
un’ulteriore campata in sponda sinistra, delineata dallo studio
commissionato dall’amministrazione comunale all’Etatec
dell’ingegnere Silvio Rossetti: «Che senso ha un’altra campata
quando queste quattro sono praticamente chiuse? Qui l’Adda non è
un fiume, è un lago». Indica le foglie che galleggiano lentamente:
«L’acqua è tanto stagnante da dare luogo a fenomeni di
eutrofizzazione. È tanto immobile da non riuscire più a
ossigenarsi». Un degrado che è anche ecologico, annunciato da un
tanfo che si farà sentire in altri punti del fiume.Il sopralluogo
prosegue. Il barcone risale l’Adda passando sotto i piloni sui
quali si sono schiantati rami e alberi. Lungo la riva sinistra è un
succedersi di isolotti di ghiaia e sporcizia aggrappata ai tronchi
abbattuti. Sulla sponda opposta il dissesto della riva è ben
visibile: scalini in cemento crollati, vecchi e dismessi piloni in
cemento le cui fondamenta fanno capolino, smottamenti. In prossimità
della trattoria “Il Faro” si prendono ancora le misure al fiume.
A una manciata dalla sponda destra la profondità è di 4.20 metri.
Analoga distanza, sponda opposta: 60 centimetri. Si potrebbe
attraccare e salire sull’isolotto di ghiaia. Ci sono isole
galleggianti di sporcizia e detriti, praticamente immobili. «Siamo
ancora in una situazione “lacuale” - sottolinea Iuele - dovuta
al rallentamento causato dalla briglia. In caso di piena, qui,
l’acqua è costretta a frenare. Dovendo comunque defluire,
ovviamente si alzerà». Più in là l’alveo del fiume si allarga:
«Saranno 120 metri. Questo dovrebbe essere un fiume».
L’entusiasmo dura poco: verso la località Due Acque cominciano
altri ghiaieti: «In venti anni qui si sono accumulatati milioni di
metri cubi di materiale» stima Bonelli. Iuele indica un ammasso
alto fino a tre metri sopra il pelo dell’acqua: «Questa è una
fiumara calabra, non un fiume padano». Campo di Marte è oltre
quello che appare come un argine sempre più fragile: «La piena ci
arriverebbe in autostrada» commenta Lodigiani.Il sopralluogo
termina verso le 12. Sulla riva Iuele ribadisce le proposte del
Comitato: «La sezione idraulica del fiume è inadeguata rispetto
alla portata di deflusso». Le soluzioni? «La pulizia costante
dell’alveo e delle rive, forestale e idraulica». Bocciatura per
ulteriori argini: «Innalzano il livello dell’acqua creando
ulteriore pressione sulla falda, causando rigurgiti nella rete
fognaria e alimentando i fontanazzi in un terreno permeabile come
questo». Meglio pulire e livellare il letto del fiume: «La sezione
dell’alveo deve essere adeguata alla portata - spiega Bonelli -.
È un concetto idraulico basilare».
Fabrizio Tummolillo
Terzo ricorso al Tar per le chiuse e un’assemblea
Arriva
il terzo ricorso al Tribunale amministrativo regionale (Tar) per le
chiuse al Pratello, le idrovore che l’amministrazione comunale
intende costruire sulle rogge Gaetana e Gelata. L’ha presentato
Domenico Ossino, presidente del Comitato alluvionati di Lodi. La sua
firma precede quella di altri 80 alluvionati: al Tar si chiede la
sospensione del progetto delle due idrovore in quanto in caso di
piena alluvionale impedirebbero «alle due rogge di gonfiarsi e
alluvionare il rione Pratello - è scritto nel ricorso stilato
dall’avvocato Vito Lombardo del Foro di Lodi - ma l’effetto,
collaterale e perverso di tale sbarramento sarebbe quello di
ricacciare le acque dell’Adda al di sopra e al di sotto del
rilevato di viale Milano», di conseguenza «aggravando, con esiti
di disastro e anche di possibili stragi, i suddetti rioni e i loro
abitanti, cono tutti i loro averi». Di differente parere, va
segnalato, è l’amministrazione comunale, che ha stilato il
progetto delle due opere con la consulenza dell’ingegnere
idraulico Silvio Rossetti, tra i maggiori esperti dell’Adda. Il
Comitato, intanto, ha organizzato un’assemblea pubblica giovedì 3
giugno, alle 21, nel Circolo Ettore Archinti in viale Pavia.
All’incontro sono stati invitati tecnici e amministratori locali e
i candidati alle elezioni provinciali e comunali del Lodigiano. Al
dibattito sarà presente il geometra Nicola Bonelli, consulente del
Comitato ed estensore dello studio “Rischio Idrogeologico in
Pianura Padana, con particolare riferimento al fiume Adda nel
Lodigiano”.
Da
IL GIORNO del 2 06 04
ALLUVIONATI
Il progetto anti piena dei tecnici incaricati dal Comitato Onlus
Via
la briglia e i detriti
Così
si domina il fiume
Secondo
gli esperti non servono nuovi argini il rischio maggiore è
costituito dai depositi alluvionali
LODI
- «Le acque chete rompono i ponti». Il detto popolare è ciò
che meglio riassume la situazione odierna. del fiume Adda nel
tratto urbano. Questa è l'opinione di due tecnici, l'ingegnere
idraulico Giuseppe Iuele e il geometra Nicola Bonelli, che hanno
redatto per conto del Comitato Alluvionati Lodi Onlus un progetto di
prevenzione delle alluvioni che sarà presentato domani alle 21
all'assemblea già indetta al Circolo Archinti. Secondo i due
esperti non servono argini non servono nuove arcate al ponte;
l'unica soluzione sarebbe quella di eliminare la briglia a valle del
ponte urbano, e, prima di ogni altra cosa, riportare il fiume alle
sue condizioni originarie prima della costruzione dello sbarramento,
eliminando i depositi alluvionali che producono secche e hanno
pesanti effetti sul corso della corrente. «Fino alla colonia
Caccialanza il fiume arriva con la propria corrente; qui, però,
trova sulla destra un deposito alluvionale alto ormai quasi tre
metri, ossia più dell'argine stesso, e va ad erodere la sponda
opposta: fu, proprio in quel punto che, nel novembre 2002, che
l'onda di piena tirò dritto e, attraverso i campi, piombò su
Campo Marte - spiegano -. Da quel punto fino al ponte, invece, non
c'è più un fiume ma un lago, un acquitrino. L'acqua ristagna, i
detriti (ma anche troppi rifiuti) sedimentano, i numerosi
tronchi portati a valle dalla piena si accumulano lungo le
sponde, nell'alveo, sui piloni del ponte». La scarsità di corrente
e i grovigli di rami trattengono le sostanze in decomposizione
nell'acqua provocando, secondo i tecnici, un processo di
eutrofizzazione dovuto alla carenza di ossigeno: il risultato
sono i miasmi. «E' un po' come il colesterolo nelle vene: bisogna
ripulirle per evitare danni». La formazione di vere e proprie
isole causa inoltre la riduzione dell'alveo, la cui larghezza,
rispetto ai 140 metri del ponte è ridotta, alla Caccialanza, a
circa 40. «E' inutile, dunque, aggiungere arcate al ponte, bisogna
far defluire l'acqua a monte - ribadiscono Iuele e Bonelli. Fra il
ponte e la briglia ci sono altri problemi. A causa dei depositi di
ghiaia alcune arcate sono inutilizzate. L'acqua non riesce a
defluire e forma dei mulinelli che creano buche profonde con il rischio,
in caso di alluvione, di far cedere i piloni. Sotto la campata
centrale l'acqua è profonda 2,50 metri; solo 5 metri più avanti
arriva a 7,50 metri. I depositi non si limitano ad innalzare o a
deviare la piena: nei mesi estivi l'acqua scorre sotto i
sedimenti, provocando le secche. «Gli argini - ribadiscono i
tecnici, che hanno condotto i giornalisti in un sopralluogo sul
fiume insieme a Domenico Ossino, coordinatore del Comitato
Alluvionati e a Oreste Lodigiani, candidato alla presidenza
della Provincia di Lodi per la Lista Lodigiani - non servono perché,
rimanendo immutato il livello della strada, l'acqua rientra dalle
caditoie dei marciapiedi, dai water e dalle docce delle case. Se
imbrigliata, cerca sfogo in profondità e, tramite la falda
freatica, risaIe altrove: alcuni quartieri nel 2002 erano
già allagati quando il fiume era solo a 1,70 metti. Abbassando il
letto del fiume, invece - è la conclusione - si risolverebbero
tutti questi problemi senza bisogno nemmeno di chiaviche sulle
rogge».
LAURA
DE BENEDETTI
Da
IL CITTADINO del 3 06 04
«Cavare ghiaia nel fiume non risolve i problemi, l’abbassamento
della briglia dopo il ponte un intervento tutto da discutere«
«Dragare l’Adda non salverebbe Lodi»
Ampio il fronte contrario alla proposta del Comitato alluvionati
Sulla
necessità di cavare ghiaia e sugli effetti della briglia al ponte
urbano, palazzo Broletto e Comitato alluvionati sembrano trovarsi
d’accordo. In linea teorica. Quando il discorso passa sul piano
tecnico emergono le divergenze e la giunta comunale del sindaco
Aurelio Ferrari e il Comitato presieduto da Domenico Ossino tornano
su posizioni opposte.All’indomani del sopralluogo in barca di
Ossino sull’Adda in compagnia dei consulenti del Comitato (il
geometra di Tricarico Nicola Bonelli e l’ingegnere idraulico
Giuseppe Iuele) si torna a discutere sulle misure da prendere per
mettere Lodi al sicuro da piene disastrose come quella del 2002. Il
Comitato insiste sulla rimozione di ghiaia per una profondità di
tre metri e l’abbassamento della briglia. «Nessuno nega che
esistano zone in cui effettuare regimazioni - replica Ferrari - ma
è sufficiente?». Lo studio fatto stilare dall’amministrazione
comunale all’ingegnere idraulico Sandro Rossetti infatti prevede
la pulizia dell’alveo e la rettifica della briglia ma abbina le
due cose all’apertura di una campata aggiuntiva del ponte urbano.
Intervento, quest’ultimo, bocciato da Iuele che ha segnalato il
ghiaieto formatosi tra ponte e briglia, in sponda sinistra.
Bocciatura anche per le chiuse sulle rogge al Pratello e per
ulteriori argini. «La nostra posizione è quella contenuta nel
piano - commenta l’assessore comunale all’ecologia Francesco
Marzorati -, redatto su basi scientifiche, non di parte e
insufficiente». Il riferimento è allo studio del Comitato: «Di
parte perché cavare ghiaia vuol dire fare gli interessi dei
cavatori. Insufficiente perché povero di interventi». «L’abbassamento
della briglia in sponda sinistra parrebbe in grado di migliorare la
situazione - osserva Ferrari - ma va studiato con molta prudenza. È la briglia che tiene il ponte in piedi». Andrea
Poggio, presidente regionale di Legambiente, invita alla cautela: «La
briglia fu costruita per salvaguardare il ponte dalla corrente dopo
la rottura alla lanca di Soltarico. Abbassare la briglia o non
abbassare la briglia? Facciamo discutere gli esperti». Sul fatto di
dragare l’Adda, Poggio non usa mezze misure: «Non è vero che se
sul fondo di un fiume si deposita ghiaia il livello dell’acqua si
alza. Il fiume da una parte prende ghiaia, dall’altra la lascia.
Il sopralluogo? Un’operazione puramente propagandistica. C’erano
due politici ( ndr) e un cavatore. Come affidare la banca del sangue
a Dracula». La seconda citazione è rivolta a Bonelli: «È vero.
Facevo il cavatore - replica l’interessato -. Oggi sono in
pensione e non ho né avrò mai interessi qui nel Lodigiano». Sulla
questione Bonelli intende precisare alcuni punti: «I primi a essere
contrari alle escavazioni in Adda saranno proprio i proprietari
delle cave in pieno parco Adda Sud. Io propongo un intervento che
tutelerà l’incolumità pubblica e potrebbe essere effettuata
senza costi per la comunità. Anzi, un cavatore potrebbe addirittura
pagare per il materiale. Invito chi intende strumentalizzare o
mistificare le cose a confrontarsi sui dati tecnici che abbiamo
esposto». Di differente parere Loredana Migliore, presidente del
Wwf Alto Lodigi».
Fabrizio Tummolillo
Da Lettere al IL CITTADINO del 3 06 04
ALLUVIONATI
Siamo stati anche
troppo disponibili
Egregio Direttore, con la presente rispondo alla lettera a
firma Stefano Caserini, pubblicata nell’edizione de “Il
Cittadino” del 26 ultimo scorso, dal titolo “Rischio
alluvione, occorre ristabilire un dialogo costruttivo”.
Bene ha fatto a scrivere sui temi che i comitati alluvionati di Lodi
stanno portando avanti da ben 18 mesi. A tale proposito colgo
l’occasione per informare il signor Caserini, i cittadini, le
istituzioni, i tecnici di una Assemblea Pubblica che il Comitato
Alluvionati Lodi Onlus ha organizzato per il giorno 3 Giugno
prossimo alle ore 21.00, presso il Circolo Ettore Archinti in Viale
Pavia, 26 a Lodi dal titolo “RISCHIO ALLUVIONI”; sarà
un’altra occasione e opportunità offerta al territorio, per
discutere insieme a tutti i partecipanti al dibattito di questo
problema, chiunque potrà dare il proprio contributo.
Mi sia consentito fare solo delle riflessioni su quanto
scrive Caserini: come l’ho capito io, sicuramente anche altri che
hanno letto il suo scritto hanno inteso che gli aderenti alla manifestazione del 18 maggio 2003 sono
stati dipinti come un'orda
di barbari assatanati. Ma chi esagera è di certo lui.
In ogni caso in quel momento era lui una voce fuori dal coro. Si trattava invece semplicemente di persone esasperate, che a sei mesi
dagli eventi non avevano ricevuto uno straccio di assicurazione sul
domani. Nessuno è perfetto, né
il Comitato si è mai arrogato il diritto di rivelare verità
assolute. I principi indicati sulla lettera di Caserini infondo mi
pare che coincidano con quelli riportati dalla mia lettera del 7
maggio: - Necessità di sicurezza e salvaguardia del
territorio. Chi è contrario? - Necessità di dialogo e confronto. Chi è contrario? Se mai con la costituzione dei
comitati siamo stati i primi a sentirne l'esigenza.
Peccato che la tecnica si
sia rivelata sempre la stessa: tutti (in primis il Sindaco) concordi
a parole negli incontri pubblici; parole che poi sono state smentite
regolarmente nei fatti
(in primis dal Sindaco) il giorno dopo.
Nel corso dell’Assemblea Pubblica del 28 novembre 2003, gli alluvionati
si erano mostrati addirittura increduli per il mio atteggiamento
propositivo nei confronti del Sindaco. Se mai, è l'amministrazione comunale che, con il suo muro di gomma, ha
in più occasioni esasperato gli animi. - Nessuno (tanto meno i comitati) ha la presunzione
di ritenere che quanto detto o fatto sia la verità assoluta;
ma è innegabile che l'esistenza dei comitati ha fatto sì
che in qualche modo si sia proseguito il cammino nel campo delle
proposte. -
I pareri tecnici, che vengano da Tricarico o dalla Val D'Aosta (come
dice Caserini), rappresentano proprio quegli argomenti di
discussione che lui stesso auspica; se si stupisce che non vengano
dai tecnici lodigiani, possiamo anche spiegarglielo (anche se fino
ad oggi lo abbiamo taciuto): i nostri non si azzardano ad
affiancarsi ai comitati, perché allertati e messi in guardia da una
futura penalizzazione in campo professionale. - Un dialogo costruttivo è quello che i
comitati hanno auspicato fin dall'inizio. Ma per dialogare bisogna
essere in due. Dialogare coi muri sarebbe difficile anche per
Caserini…
- Sulla sfiducia verso i
"tecnici" vale la pena di ricordare un episodio a suo modo
esemplificativo ( tanto per essere chiari): alla presentazione
del piano approntato dallo Studio Paoletti sulle opere da eseguire
per la salvaguardia della città, non più tardi di pochi giorni fa,
l'Ingegner Rossetti ha illustrato come elemento facente parte dello
studio l'ipotesi della distruzione dell'Isolotto Achilli per
favorire il deflusso delle acque; tranne concludere poi affermando
di non credere all'utilità di questo intervento.
Quando si dice la coerenza! C'è da crederci a questi
tecnici...! - Ancora, rilevato che alla fine non si raccolgono altro che critiche,
voglio rendere noto che il comune di Lodi ha ricevuto un contributo
di circa 80mila euro o più grazie a Domenico Ossino, somma
utilizzata per
risistemare la Scuola Materna e la Comunità Alloggio di Campo di
Marte. Ciò
denota quanto ci siamo sempre impegnati in modo costruttivo e
propositivo. - Infine, due doverose parole a
commento della frase che mi cita come "il tribuno che usa il
comitato per un cadreghino"; frase che ci obbliga a ricordare
al Signor Caserini che anche noi sappiamo in che area gravita lui;
ergo, siamo tutti convinti che alla fine si tratti (visti i recenti
scontri Comitato-Ossino-Marzorati sul piano di Protezione Civile),
di una mera, insulsa e maldestra vendetta trasversale!!!
Domenico Ossino
Presidente C.Al.Lo
onlus
c.al.lo@tin.it
Da IL GIORNO del 3 06 04
DIBATTITO
Promosso dal Comitato Onlus
Esperti al Circolo Archinti
Si parla di rischio alluvioni
LODI
- Assemblea pubblica alle 21 al circolo Ettore Archinti di viale
Pavia 26 sul rischio alluvioni. All'incontro saranno presenti
tecnici ed amministratori pubblici, oltre al geometra Nicola
Bonelli, estensore del dossier intitolato «Rischio idrogeologico
in Pianura Padana, con particolare riferimento al fiume Adda nel
Lodigiano». «Con questo incontro - sostengono i responsabili del
Comitato Alluvionati Lodi Onlus,- organizzatore dell'iniziativa -
vogliamo invitare tutti a ricordare quanto è accaduto nel 2002. A
distanza di 18 mesi siamo nelle medesime condizioni di allora:
potrebbe accadere di nuovo ed in modo peggiore. Non permettiamo che
si perda altro tempo sulla nostra pelle e sulla testa dei nostri
figli». L'invito è dunque «ad esaminare la nostra proposta, a
discuterla, a modificarla se occorre, ed infine, se parrà
opportuno, a sostenerla con forza. Invitiamo, tutti a collaborare,
a farsi sentire; a pretendere che, in breve tempo, chi di dovere
prenda decisioni concrete».
L.D.B.
Da IL CORRIERE DELLA
SERA del 3 06 04
Da Vigevano a Lodi Crociera di 13 barche su Po,
Adda e Ticino
Un percorso di 300 chilometri suddivisi in quattro tappe L' arrivo è
previsto per domenica
A bordo ci sono 44 persone
LODI - Una flotta di tredici barche canadesi con a bordo 44
persone, tra cui sedici donne, parte stamani da Vigevano diretta a
Lodi, dove arriverà domenica, navigando su Ticino, Po ed Adda. Una
spedizione su un percorso di 300 chilometri, suddivisi in quattro
tappe, organizzata dall'associazione «Num del Burgh» di Lodi, in
collaborazione con Comune, Provincia e Parco Adda Sud. La flotta ha
l'appoggio di un camion carico di generi alimentari (20 chili di
pasta, formaggi, salumi, torte, 144 bottiglie di vino) e conta anche
sull'apporto di due cuochi che prepareranno i pranzi da consumarsi
in barca o sulla riva dei fiumi. Per la sera invece la comitiva si
concederà cenette in ristoranti caratteristici. Poi, tutti a
dormire, sotto le tende allestite sulle sponde dei fiumi. Il
programma di viaggio prevede in media sei-sette ore di navigazione
al giorno. Sedi tappa sono il ponte della Becca (stasera), Caorso
(domani) e Pizzighettone (sabato). «La navigazione - dice Gino
Cassinelli, presidente di Num del Burgh - dovrà anche affrontare
due punti critici, rappresentati dagli sbarramenti artificiali di
Crotta d'Adda e di Pizzighettone. Per superarli, le barche saranno
trascinate a mano con l'ausilio di grosse funi». Lungo il tragitto
i naviganti avranno una serie di incontri. non mancheranno
appuntamenti particolari. Oggi a Bereguardo con gli amministratori
del parco del Ticino, domani sull'argine del Po a Somaglia vedranno
gli assessori al turismo delle province di Lodi, Pavia, Cremona e
Mantova. Sabato incontreranno i sindaci di Crotta, Meleti e
Maccastorna e gli «Amici delle Mura» di Pizzighettone. «L'obiettivo
di questa avventura, che rappresenta anche un tuffo nelle tradizioni
del passato, è di far conoscere e valorizzare l'ambiente fluviale -
dice Attilio Dadda, presidente del Parco Adda Sud - inoltre rinsalda
i legami tra il nostro parco e quello del Ticino». L'arrivo a Lodi,
nella sede Canottieri Adda, è previsto per le 17.30 di domenica.
Diego Scotti
Da LA
STAMPA del 3 06 04
Lo studio è stato inviato al
comune invitandolo a predisporre il progetto esecutivo
Un canale scavato nel Tanaro
La soluzione AIPO per la
sicurezza della città
ALESSANDRIA
Un canale
nel Tanaro, profondo tre metri, largo 100, lungo dal ponte della
Ferrovia a quello degli Orti: questa l'ultima, soluzione dell'Aipo
(ex Magispo) al problema della, sicurezza della città dalle
alluvioni. Il «nodo» di Alessandria, anche per la presenza del
ponte Cittadella la cui portata è inferiore ai 3800 metri cubi al
secondo indicati dal P45 della Autorità di bacino, va modificato:
di qui lo studio arrivato in questi giorni al Comune. Il presidente
Aipo (ex MagisPo) Piero Telesca l'aveva affidato al Dipartimento di
idraulica dell'Università di Genova, cioè al professor Giovanni
Seminara, con i suoi collaboratori professor Marco Colombini e ingegneri
Annunziata Siviglia e Bianca Federici. Il risultato è stato
trasmesso al Comune invitandolo, come proprietario del ponte
Cittadella, a predisporre «il progetto esecutivo: non è la
soluzione definitiva ma è il minimo indispensabile per
garantire una certa sicurezza». Vediamola questa soluzione non
defInitiva. Si propone di uniformare larghezza e profondità dell'
alveo del Tanaro nel tratto dal ponte dell'A26 verso Casalbagliano a
quello Orti, aumentando la portata del Cittadella a 3500 metri cubi
al secondo. «Rischio ridotto, senza però eliminarlo del tutto».
Il gruppo Seminara spiega che l'alveo del Tanaro sino al ponte
ferroviario è largo 100 metri, tra questo e il Cittadella sale a
200 ed a valle si stringe a 67. Questo stretto-largo-stretto, senza
contare la «soglia» si cui appoggia il Cittadella, causa
depositi sul fondo sia a monte che a valle del ponte. Dunque
bisogna scavare dal ponte dell'A26 fino a valle del Cittadella per
uniformare a tre metri la profondità del fiume. Fra ponte
Ferrovia e Cittadella bisogna realizzare questo canale largo 100
metri e profondo tre che deve proseguire anche a valle del
Cittadella stesso con l'eliminazione del restringimento dovuto al
promontorio (o «naso») dell'Osterietta. Non solo, le pile
centrali,dei ponti autostradale, ferroviario, Tiziano, Cittadella e
Orti nel tratto con il fondo abbassato dovranno essere più alte
rispetto alle altre (fino a toccare il nuovo fondo, appunto) e
rafforzate. Costi? Decine di miliardi di lire. Chi li paga? Non si
sa. Poi si avrebbero ponti con alcune pile «sui trampoli». Sarà
solo questione estetica, ma ricordiamo che il Cittadella è soggetto
a vincolo storico artistico dai Beni culturali.
Ora la
giunta comunale si trova nelle condizioni di dover decidere se
seguire l'invito dell' Aipo e procedere a redigere il progetto -
previsioni di spese e finanziamenti -
oppure riuscire a ottenere l'annullamento del vincolo storico
artistico sul Cittadella. Obiettivo quest'ultimo sollecitato da
quanti ritengono indispensabile intervenire sul ponte per garantire
la sicurezza della città, osteggiato da chi invece lo vuole
conservare a tutti i costi.
Franco Marchiaro
Non alzare il ponte, abbassa il fiume
Sarebbe
felice Jerry Lewis che nel '68 girò il film «Non alzare il ponte,
abbassa il fiume». Ma lui era un comico (del genere «demenziale»)
qui invece ci troviamo di fronte a studi di esperti. Riepiloghiamo:
c'è l'ipotesi del canale scolmatore che passerebbe dietro la
Cittadella (roba da nulla, una cinquantina di miliardi di lire); c'è
l'idea di alzare il ponte Cittadella così com'è (non quantificata,
ai limiti delle attuali possibilità tecniche nazionali); infine c'è
questo fiume nel fiume d'importo incerto, ma comunque elevato, di
dubbio esito già per gli estensori. C'è nel progetto, a ben
vedere, una saggezza antica. E' dal '94 che molti alessandrini si
affannano a ripetere, inutilmente, che il letto del fiume si è
alzato, che va dragato, che bisogna eliminare i depositi. Finalmente
ne convengono anche i professori d'idraulica. La loro soluzione
però sembra onerosa nella sua rigidità: non basta scavare qua e là
come si faceva una volta, ci sono misure precise da rispettare.
Quello di cui però l'Aipo non parla mai è il dopo. Realizzato
l'imponente canale chi lo manterrà pulito, chi bonificherà
continuamente il greto ai lati rimasto mesi all'asciutto? La
sicurezza non è mai definitiva, si conquista e si perde giorno dopo
giorno.
[p.
b.]
Da IL LODIGIANO del 4
06 04
A secco gli Alluvionati
Non c'è
pace per gli alluvionati della Città Bassa a Lodi. Già scontenti
per il mancato avvio degli interventi di potenziamento delle
difese spondali in caso di piena dell'Adda e per le tante promesse
rimaste lettera morta da parte degli amministratori comunali, hanno
dovuto incassare ora un altro colpo basso. La Fondazione
Comunitaria, l'ente presieduto da Domenico Vitaloni, che elargisce
migliaia di euro per interventi mirati nei settori della tutela
ambientale, della valorizzazione del patrimonio architettonico e
nell'assistenza sociale, ha detto 'no' alla richiesta di fondi
inoltrata dagli alluvionati per finanziare uno studio universitario
sul rischio idrogeologico lungo il corso dell'Adda a Lodi e nei
comuni vicini. Lo studio avrebbe dovuto fare da supporto per gli
interventi da consigliare alle autorità che si occupano del
bacino del Po, comprensivo dell'asta dell'Adda. E' una nuova
opportunità che rischia di sfumare, lasciando i residenti lungo le
rive del fiume lodigiano nell'incertezza per il loro futuro. Il 2003
ed i primi sei mesi di quest'anno sono stati benevoli nei loro
confronti, evitando che gli agenti atmosferici si scatenassero
provocando l'ennesimo cataclisma. Ma lo saranno ancora in futuro?
Il
Prefetto visita la nuova sala della Protezione Civile
Vedere
in tempo reale la formazione di incolonnamenti e blocchi sulla
rete stradale e autostradale lombarda per predisporre
tempestivamente l’invio di volontari di Protezione Civile che
possono coadiuvare le operazioni di soccorso e assistenza degli
automobilisti in difficoltà. Mobilitare, contemporaneamente, le
forze di Polizia Locale affinché intervengano per far defluire su
percorsi alternativi il traffico proveniente dalle uscite
dell'autostrada consigliate. Coordinare le operazioni servendosi
delle telecamere installate a bordo dell'elicottero in dotazione al
Servizio Protezione Civile e Polizia Locale della Regione Lombardia
e controllare dai monitor l'evolversi della situazione di emergenza.
E' soltanto uno degli esempi che possono spiegare il funzionamento
della nuova sala operativa della Protezione Civile della Regione
Lombardia inaugurata a Milano, presso la sede di Via Fara 26, alla
presenza del presidente della Regione, Roberto Formigoni, del Capo
Dipartimento della Protezione Civile nazionale, Guido Bertolaso, e
dell'assessore alla Sicurezza, Protezione Civile e Polizia Locale,
Massimo Buscemi. Presente anche il Prefetto di Lodi Nicoletta
Frediani, la quale ha voluto sincerarsi di persona della bontà di
funzionamento della macchina dei soccorsi organizzata dalla Regione.
"Questa nuova sala operativa - ha detto il presidente Formigoni
- si configura come l'espressione di una eccellenza tecnologica
volta ad integrare i sistemi informativi di tutti i soggetti locali,
assumendo un ruolo di riferimento, coordinamento ed interconnessione
tra i diversi punti di controllo situati sul territorio".
"Con una sala operativa di questo livello che include il
Centro Funzionale per il monitoraggio dei rischi - ha aggiunto il
Prefetto di Lodi - mi hanno assicurato che saremo in grado di
monitorare costantemente tutte le principali situazioni di rischio
per il territorio e prendere decisioni rapide e intervenire".
La nuova sala operativa è infatti dotata di un sistema di
monitoraggio ad altissima tecnologia che consente di utilizzare i
dati provenienti dalle duecento stazioni che rilevano i principali
parametri fisici legati alla meteorologia e all'idrologia,
incrociarli con quelli trasmessi dal nuovo Servizio Meteorologico
Regionale di ARPA Lombardia e con la rete nazionale dei "centri
funzionali" per il monitoraggio dei rischi. Il flusso delle
informazioni viene elaborato mediante un sofisticato sistema
info-telematico di gestione dell'emergenza, con 24 postazioni di
controllo, connesse anche via radio e via satellite alle sale
operative di Enti locali e altre forze operative (Vigili del Fuoco,
118 e rete antincendio boschivo). Primo risultato tangibile della
nuova politica regionale in materia di sicurezza, dopo la
costituzione nel maggio scorso dell'Assessorato alla Sicurezza,
Polizia Locale e Protezione Civile, la nuova sala rappresenta il
luogo principale di assistenza ai Comuni e alle Province nelle
situazioni di emergenza e di esercizio concreto della sussidiarietà
regionale.
Da
IL CORRIERE DELLA SERA del 4 06 04
ALLUVIONE DOPO IL DISASTRO
Sarno, arrestati in tredici Il clan nella ricostruzione
La
mano della camorra dietro la ricostruzione dei quartieri di Sarno,
in provincia di Salerno, rasi al suolo dall'alluvione che il 5
maggio del 1998 uccise 137 persone. Ieri all'alba il gip del
Tribunale di Salerno ha ordinato l'arresto di 13 persone, accusate
di numerosi episodi di estorsione. Il clan avrebbe anche gestito la
fornitura del calcestruzzo alle imprese responsabili dei lavori e la
sorveglianza nei cantieri. E proprio ieri si è concluso, con una
sentenza di assoluzione, il processo contro l'allora sindaco di
Sarno, Gerardo Basile, e dell'assessore Ferdinando Crescenzi.
L'avvocato delle famiglie delle vittime ha annunciato che la Procura
ricorrerà in appello.
Come affrontare un disastro Bimbi a lezione di salvataggio
PAULLO -
Un'intera mattinata per imparare come comportarsi in caso di
emergenza: si tratti di affrontare un incendio, contrastare
un'alluvione o allestire un campo d'accoglienza. È l'avventura
affrontata dai circa 500 studenti delle scuole elementari di Paullo
che ieri, al parco Muzza, hanno seguito una lezione dal vivo,
imparando anche a usare idranti e estintori, nell'ambito di un
progetto su sicurezza e protezione civile che coinvolge da tempo
studenti e insegnanti. A guidarli tra le tecniche di sicurezza, i
volontari del gruppo di protezione civile di Paullo e Tribiano.
Da
IL CITTADINO del 7 06 04
Concluso il viaggio di trecento chilometri sul Po e sull’Adda per
scoprire le bellezze del territorio
I banchi di sabbia non fermano il raid
Trecento
chilometri sul Ticino con le sue magie di verde e d’azzurro, il
grande Po che si naviga senza problemi e l’Adda che, da risalire,
non è una passeggiata: si è concluso tra la soddisfazione e
l’abbronzatura generali il secondo raid fluviale organizzato
dall’associazione Nüm del Burgh, che era cominciato giovedì
mattina a Vigevano con la benedizione del vescovo Claudio Baggini:
«Mantenete limpida e casta l’opera della creazione». E sono
bastate nove barchette da fiume a fondo piatto, due lance e un
gommone, per un equipaggio di 54 persone, tante quante ne può
ospitare un pullman, per dimostrare che anche le nostre campagne,
soprattutto dove il fiume ha tenuto lontana la mano dell’uomo,
possono trasformarsi per qualche giorno in una località di
villeggiatura. Il raid, patrocinato da comune e provincia di Lodi e
Parco Adda Sud, è stato tra l’altro accompagnato dal bel tempo,
tranne la cupa mattinata del giovedì e il temporale che giovedì
sera ha accolto la comitiva a Pizzighettone, un’esperienza così
elettrizzante, e anche meno massacrante del Lodi - Venezia dello
scorso anno, che il patròn Gino Cassinelli e la “pierre”
Raffaella Ciceri hanno già abbozzato l’edizione 2005. «Per ora
posso solo dire che l’itinerario non potrà non coinvolgere Lodi»,
anticipava ieri pomeriggio Cassinelli, mentre era impegnato a
sollevare il motore e a metter braccia ai remi per evitare che i
gerali dell’Adda potessero rovinare un raid filato liscio come
l’olio. Tutti quindi possono fare i turisti di fiume? «Tutti
quelli che sanno come si tiene una barca sull’Adda - chiarisce
Cassinelli -: è sicuramente un divertimento, ma, per esempio,
bisogna essere in grado di superare gli sbarramenti». E, complice
l’acqua bassa, proprio i due sbarramenti, di Castelnuovo - Isola
Serafini e di Pizzighettone, hanno dato filo da torcere ai gitanti.
Per ricompensa, però, l’Adda concesso un bagno ristoratore a
Gombito. Logistica impeccabile, dalle guide del Parco del Ticino che
hanno accompagnato per diverse ore la comitiva al furgone-cambusa al
seguito, fino al presidente dell’Adda Sud, Attilio Dadda, che è
riuscito a partecipare a tappe al raid. E, poi, non sono mancati i
momenti istituzionali: l’incontro a Somaglia con gli assessori
provinciali al turismo di Lodi, Pavia e Cremona, che assieme a
Mantova, con il “Patto del Po”, puntano proprio alla
valorizzazione dell’escursionismo fluviale, e quello con i sindaci
di Crotta, Meleti e Maccastorna, e con i rappresentanti del
consorzio “Navigare l’Adda”. Dopo il pranzo alla Madonnina di
Turano, ieri alle 15 l’ultimo varo per sfidare le secche fino a
Lodi, per l’arrivo alla Canottieri, questa volta ai piedi
dell’ennesimo sbarramento. Un raid che, oltre a portare a spasso
per la Lombardia la bonaria intraprendenza dei lodigiani, è anche
una scusa per parlare in bene dei nostri fiumi, di solito sulle
cronache per inquinamenti e alluvioni.
Car. Cat.
Da
Lettere al IL CITTADINO del 7 06 04
ALLUVIONATI
Piena fiducia nell’operato di
Ossino
Egregio Direttore,
in relazione a quanto
affermato dall'assessore Marzorati in un articolo di giovedì 3
giugno (la frase era: " Ossino (...), che forse non rappresenta
più il Comitato"), vorrei spendere poche parole per
tranquillizzarlo. Si tolga il dubbio: anzi, Ossino continua a
riscuotere la fiducia di coloro che vi aderiscono e, nell'Assemblea
svoltasi nella serata dello stesso giorno, Ossino è stato
pubblicamente ringraziato dai presenti proprio per la sua
determinazione a portare avanti i problemi concreti degli
alluvionati. Determinazione nella quale continuiamo a credere e che
sosteniamo. Ma anche determinazione che continuiamo a
non vedere nell'Amministrazione Comunale, ingabbiata nei suoi
schemi, che non vuol discutere ma solo imporre. Che mai si è vista,
neanche per puro gesto di solidarietà, al loro fianco. Non basta dire di aver elargito un po' di soldi (peraltro a viva voce
richiesti, altrimenti, chissà se si sarebbero mai visti).
Chi, non per propria
colpa, ma per incuria (che ha grande peso nella sfortuna
negli eventi) ha patito danni materiali e morali, si sente
(come in questo caso, ma non è l'unico) anche offesa. Pensino, i nostri amministratori, che nei compiti che la città ha
loro delegato c'è pure quello di sentire il problema come
anche loro. Queste sono solo deteriori
cadute di stile. Che non giovano certamente e ingarbugliano il
problema.
Cordialmente
Gaia Bocchioli Lodi
gaia.boc@pmp.it
Da Lettere al IL CITTADINO del 8 06 04
ALLUVIONATI
La Fondazione comunitaria fa politica?
Il Comitato ha partecipato al bando della Fondazione
Comunitaria, di cui in questi giorni è stata data notizia a chi è
andato il contributo. Il progetto del comitato non è fra questi. Vi
ho incollato gli articoli del "Cittadino", dai quali si può
leggere quali sono stati i progetti approvati.
Non c'è da stupirsi proprio per niente. Proprio perché, ho
ormai maturato una lunga esperienza in materia di illusioni,
disillusioni, ecc. anche nei confronti delle Istituzioni. Però
attenzione: sono certo che non tradiscono le Istituzioni(siamo
o no in libero regime democratico?), ma certi personaggi che ahimè
le rappresentano. Il Presidente della Fondazione Comunitaria Onlus
(probabilmente ha in tasca la tessera di aderente alla formazione
politica La Margherita Democrazia e Libertà), rilevato che è
candidato come Consigliere Provinciale per la nostra provincia alle
elezioni amministrative del 12/13 giugno prossimo. Sono
dell'avviso che i progetti potessero essere approvati anche dopo le
elezioni (non c'era nessuna urgenza - anche se il bando indicava che
la data di approvazione era il 15 maggio -). Vi invito a leggere il
progetto presentato in collaborazione con il CNR - IRPI di Torino,
che come Presidente del C.AL.LO ho sottoscritto. Come
si fà a non finanziare un progetto sullo "studio
della tendenza evolutiva del Fiume Adda sublacuale, su base
storico-geomorfologica con valutazione dei processi di erosione, di
variazione planoaltimetrica e di trasporto solido con finalità di
protezione civile", dopo la catastrofica "alluvione"
che ha colpito il territorio Lodigiano in un recente passato
(Novembre 2002), ed a cui noi volevamo dare delle risposte certe e
concrete sulle cause, al contrario dei progetti approvati?
Mi fermo qui! Errare humanum est.
Domenico Ossino
Presidente C.Al.Lo
onlus
c.al.lo@tin.it
Da
IL CITTADINO del 10 06 04
Membro delle Rsu e alluvionato, ha incassato i 1.400 euro: «Restituirli,
perché?»
A Ossino il gettone dei consiglieri devoluto ai lavoratori ex Polenghi
Che
fine hanno fatto i gettoni di presenza che i consiglieri comunali
decisero nel giugno 2002 di destinare ai lavoratori dell’ex
Polenghi? A sollevare il quesito sono i consiglieri comunali Italo
Comacchio e Gianni Pedrazzini, con una interrogazione al sindaco e
al presidente del consiglio depositata a palazzo Broletto il 4
giugno. Ricordando la seduta straordinaria svoltasi il 12 giugno
2002 presso lo stabilimento di San Grato e la scelta di «molti
consiglieri di devolvere il gettone di presenza a favore di
dipendenti, particolarmente a disagio, impegnati attivamente a
sostenere la vertenza sindacale nei confronti del gruppo Eurolat»,
i due esponenti dei Ds chiedono che venga verificato il fondamento
di «alcune indiscrezioni», secondo le quali «sembra che tale
contributo sia stato, in modo del tutto singolare, diversamente
conferito rispetto alle decisioni assunte nella circostanza»
menzionata. In realtà, prima ancora dell’iniziativa di Comacchio
e Pedrazzini, a fine aprile era stato direttamente il sindaco
Aurelio Ferrari a chiedere al Gruppo lavoratori anziani Polenghi
(destinatario dei contributi) un «riscontro circa la positiva
conclusione dell’iniziativa». Dalla risposta del presidente del
Gruppo, Bassiano Pizzamiglio, il sindaco aveva così appreso che la
somma (pari a 1.396,21 euro) era stata assegnata, nel dicembre del
2002, a Domenico Ossino, su indicazione delle Rappresentanze
sindacali unitarie dell’ex Polenghi. L’associazione degli ex
dipendenti aveva inizialmente proposto alle Rsu di utilizzare
l’importo per contribuire ai soccorsi alle vittime del terremoto
del Molise, ma l’esondazione dell’Adda verificatasi alla fine di
novembre del 2002 aveva in seguito suggerito l’opportunità di
destinare il fondo a favore di un lavoratore (in servizio o in cassa
integrazione) colpito dalla calamità, tenendo conto, ai fini
dell’individuazione del beneficiario, di «particolari situazioni
di famiglia» e «danni consistenti». Il 4 dicembre, infine, «dopo
attenta valutazione», le Rsu comunicavano al Gruppo anziani la
decisione di assegnare l’intero importo disponibile a Ossino. Lui
stesso membro delle Rsu, nonché presidente di uno dei comitati di
alluvionati sorti in città, l’interessato commenta così la
situazione di potenziale imbarazzo in cui potrebbe trovarsi a causa
prima delle “indiscrezioni” in circolazione e ora della formale
richiesta di chiarimenti assunta da due consiglieri comunali: «Non
c’è nulla di cui debba giustificarmi - dichiara - Purtroppo, e ne
avrei volentieri fatto a meno, sono stato pesantemente colpito
dall’alluvione e, al di là del fatto che io sia un delegato delle
Rsu, ero davvero il dipendente dello stabilimento che aveva subito i
maggiori disagi. È anche vero che successivamente ho ottenuto
alcuni contributi stanziati dagli enti locali e un parziale
risarcimento da assicurazioni private, comunque insufficienti a
coprire gli ingenti danni: nel dicembre del 2002, tuttavia, a fatti
appena accaduti, di tutto ciò non c’era alcuna garanzia, per cui
la mia era oggettivamente una condizione di grave difficoltà.
Restituire i soldi? Non c’è nessun motivo per farlo».
Claudio Gazzola
Da
IL CITTADINO del 11 06 04
Ieri vertice a Lodi
Dalla regione tre milioni per l’argine dell’Adda
La
regione ha annunciato lo stanziamento di tre milioni di euro per
l’innalzamento di un argine sulla sponda destra dell’Adda, a
Lodi. L’annuncio è stato fatto dall’assessore al territorio del
Pirellone, Alessandro Moneta, che ieri ha incontrato il sindaco
Aurelio Ferrari e il prefetto Nicoletta Frediani.
Per mettere la città al sicuro dalle piene si allungherà il ponte di
una campata, entro l’anno i lavori sulla sponda sinistra
Argini, pronti i soldi per la riva destra
La regione ha stanziato 3 milioni di euro per costruire le difese
Il
Pirellone apre il portafoglio per gli interventi anti alluvione.
Ieri mattina l’assessore regionale al territorio Alessandro Moneta
ha annunciato alla presenza del sindaco Aurelio Ferrari e del
prefetto Nicoletta Frediani lo stanziamento di tre milioni di euro
per innalzare un argine sulla sponda destra dell’Adda, a nord del
ponte napoleonico. Inoltre ha elencato tutti gli interventi che
dovranno essere fatti in futuro per mettere la città di Lodi al
riparo da esondazioni come quella che, nella notte fra il 26 e il 27
novembre 2002, misero in ginocchio la città bassa e le autorità
locali. All’argine sulla sponda sinistra e a quello, annunciato
ieri, sulla riva opposta si aggiungeranno l’allungamento del ponte
napoleonico di un’ulteriore campata, l’abbassamento della
briglia a sud del viadotto e una serie di interventi di arginatura
su entrambe le rive a valle della città. Fatti i debiti conti, per
tutti gli interventi di difesa spondale a Lodi occorreranno 9
milioni di euro. Per ora la regione ne ha messi a disposizione 4,
con la promessa di reperire nel prossimo programma triennale un
milione e mezzo di euro in più che serviranno a completare
l’intervento sulla riva destra, il cui costo totale è stimato in
4,5 milioni di euro. Sebbene l’annuncio, fatto a tre giorni dal
voto, faccia insorgere il sospetto che si tratti di una manovra
elettorale, l’assessore Moneta respinge questa ipotesi,
assicurando che lo stanziamento dei soldi è cosa già fatta: «Il
fatto che le esigenze di Lodi siano passate in secondo piano -
spiega - non significa certo che fossero inferiori rispetto a quelle
delle altre province. Ma abbiamo privilegiato gli interventi su
Milano che obiettivamente aveva bisogni più urgenti. Ora i soldi ci
sono, e la collaborazione e la pazienza di comune e prefettura sono
state preziose. Toccherà ai tecnici dell’Aipo e della regione
progettare l’intervento».
Sponda destra
L’argine
sulla sponda destra partirà dal ponte napoleonico e si concluderà
all’altezza della chiavica sul Roggione, per una lunghezza di
circa un chilometro. I dettagli dell’intervento, compresa
l’altezza dell’argine, sono ancora conosciuti. Il quadro fatto
da Luigi Mille, responsabile dell’Aipo per la Lombardia, riguarda
un tipo di argine “ibrido”, formato in parte da blocchi in
muratura, e in parte, nelle zone più critiche, dai cosiddetti
“panconi”, barriere mobili a scomparsa che possono essere
innalzate in caso di rischio di alluvione elevando l’altezza
dell’argine soltanto quando è necessari. «Le barriere mobili
conferma Mille - possono essere in cemento, in alluminio o in legno.
Credo che per Lodi utilizzeremo quest’ultima soluzione».
L’argine correrà lungo tutta la Piarda Ferrari, esattamente come
nella soluzione del “muraglione” prospettata due anni fa e poi
ritirata, in seguito alle polemiche sollevate da Legambiente e dai
residenti della Maddalena e del Borgo. «Ma il progetto sarà
completamente diverso - assicura Mille -, cercheremo di mantenere
l’impatto ambientale il più basso possibile e di mantenere quella
parte di città esattamente fruibile come lo è oggi». Per
quest’argine serviranno 4,5 milioni di euro, 3 dei quali già
disponibili. I lavori potrebbero iniziare fra due anni.
Il ponte si allunga
La
notizia è che in pochi mesi (due secondo Mille, a fine anno secondo
Moneta) partiranno i lavori per l’argine sulla sponda sinistra,
quello che avrebbe in un primo tempo dovuto difendere l’ex Sicc e
che avrebbe visto la realizzazione di un parco cittadino, poi
spostato all’Isolabella. Costerà un milione e mezzo di euro: un
milione lo ha già stanziato la regione, il resto lo reperirà il
comune. All’innalzamento dei due argini a nord del ponte
corrisponderà un allungamento del viadotto napoleonico. «Sarà
necessario - spiega Mille - allargare il fiume in corrispondenza del
ponte, nell’Oltreadda, e costruire una campata in più. Sarà un
prefabbricato e avrà comunque una “luce” inferiore alle altre
arcate del ponte, ma servirà a diminuire la velocità dell’acqua
in corrispondenza del ponte, cosa che puntualmente si verificherà
col restringimento dell’alveo a monte, in corrispondenza dei due
argini». Non ci sono ancora dettagli sul progetto, ma sembra
scontato che una buona parte della riva sarà abbattuta per
allargare il fiume e che parte della viabilità (l’ingresso di Via
Nazario Sauro) debba essere parzialmente spostato. Per i lavori sono
previsti 1,5 milioni di euro, ma non c’è ancora progetto.
Gli interventi a valle
Altri
due milioni di euro verranno spesi per le opere a sud del ponte. 500
mila verranno messi da parte per livellare la briglia di circa un
metro. «Con gli argini a nord - spiega Mille - il pelo dell’acqua
si alzerà di un metro. Abbassando la soglia riporteremmo il livello
dell’acqua allo stato attuale». I restanti 1,5 milioni di euro
serviranno ad altri interventi “tampone” a valle del ponte. «Le
difese spondali - assicura Moneta - sono state pensate in modo da
dare sicurezza alla città senza provocare nessun problema a valle
di Lodi». Il sindaco assicura il suo contributo per le future
opere: «Abbiamo fatto la nostra parte, e la regione ha fatto la sua
restandoci sempre vicina. Ci accolleremo la responsabilità di
alcuni lavori necessari a valle del ponte, così come cercheremo di
reperire i 500 mila euro o forse più che serviranno per completare
l’argine sinistro». Marco Votta (Forza Italia) fa i complimenti
ai suoi assessori: «Moneta e Buscemi si sono adoperati molto per
questo intervento». Antonio Corsano attacca provincia e comune: «Non
sono stati capaci di presentare un solo progetto di difesa spondale,
meno male che ai cittadini ci ha pensato la regione».
Francesco Gastaldi
Ossino:
«Campagna denigratoria da parte dei Ds»
Nell’edizione
di ieri «Il Cittadino» ha correttamente riportato le mie
dichiarazioni all’attacco che mi è stato rivolto, alla vigilia
del voto di una campagna elettorale in cui sono candidato, dai
consiglieri comunali Ds Comacchio e Pedrazzini. Ne comprendo molto
bene le ragioni. Non mi viene perdonata né la mia libera scelta di
oggi, fuori dagli schieramenti di centro destra e centro sinistra
per continuare a difendere in modo assolutamente indipendente le
ragioni degli alluvionati, né la mia passata attività, che ha
contribuito non poco a provocare le dimissioni dell’ex assessore
Mauro Biscaldi, del quale i due consiglieri erano sostenitori, a
differenza degli alluvionati che non lo erano per niente, quale che
fossero le loro opinioni politiche. Vorrei precisare una circostanza
che non deve sfuggire a nessuno. Se fossi stato candidato nei Ds
avrebbero scritto le stesse cose? Perché questo attacco a due
giorni del voto? Per non darmi la possibilità di replicare a viso
aperto, proprio di fronte a loro e di fronte agli alluvionati, con i
quali ho sempre avuto un rapporto di assoluta trasparenza e
completezza di informazione? È fin troppo evidente la riposta, che
completo con questi particolari. Dal 26 novembre 2002 all’Epifania
del gennaio 2003 io non ho avuto né una casa né un lavoro. Ho
dovuto abbandonarlo, per mettere insieme le poche cose che mi erano
rimaste. Quando, non per mia scelta, mi fu proposto un aiuto (1.396
euro a fronte di un danno dal quale non sapevo come ripararmi) ho
accettato con commozione, perché ho ritenuto il gesto dei miei
colleghi di lavoro anche un riconoscimento per l’onesta e totale
dedizione che come lavoratore ho dato – nel limite delle mie
possibilità – per difendere le sorti dei nostri posti di lavoro.
Se i politici, di cui i Ds sono grande parte, avessero fatto ciò
che dovevano fare per difenderci dalle esondazioni e per tutelare i
nostri posti di lavoro, non avrebbero certamente avuto bisogno di
compiere quel piccolo gesto che oggi rivendicano con tanta
demagogia. Concludo con molta serenità d’animo: ho visto in quel
gesto una solidarietà, del quale sono profondamente grato e che mi
onora.
Domenico Ossino
Da
Lettere dal IL CITTADINO del 11 06 04
POLITICA IDRAULICA
Sempre altro il rischio di alluvioni
E' da almeno 15 mesi che vi scrivo sull'alluvione 2002 in
Lombardia. il fiume Adda sembra una fiumara calabra è può
diventare strumento di morte con una prossima piena. L'autorità
competente non agisce sull'Adda, perché a suo dire sistemando
l'Adda si può avere un nuovo Polesine. E' più semplice alluvionare
di volta in volta porzioni di territorio, come è avvenuto a Lodi, e
altri centri lombardi che intervenire seriamente per mettere in
sicurezza la pianura padana, iniziando dal Po e i suoi affluenti. Intendo
denunciare questa situazione perché in Lombardia siamo a rischio
alluvioni per la politica sbagliata che si porta avanti da oltre 20
anni. Si spendono miliardi e miliardi per fare arginature alzando i
livelli idrici e la pianura comincia a restare sotto i fiumi venite
in provincia di Lodi a verificare il Po a che livello è rispetto al
piano campagna (invito rivolto alla stampa). Gli interventi da fare
sono altri, quelli in cui non bisogna fare appalti per svariati
miliardi. Giustamente se i fiumi vengono regimati puntualmente e con
una filosofia diversa tutte le varie Autorità che hanno competenza
e le quali sono tutte senza responsabilità alcuna, non avrebbero
ragione d'esserci. E' come se non ci fossero delinquenti e i tutori
dell'ordine non servissero più. E’ un pericolo serio che non
potete sottovalutare.
Domenico Ossino
Presidente Comitato
Alluvionati Lodi Onlus
c.al.lo@tin.it
Da IL GIORNO del 11 06 04
RIVA
DESTRA Stanziati tre milioni dalla Regione per realizzare opere di
protezione
Piovono
euro sull’Adda
PROGETTO
Saranno costruiti un parapetto e una paratia mobile
LODI
- Fiume Adda, arrivano i soldi. La Regione ha infatti stanziato
ben 3 milioni di euro per la realizzazione di un argine in
sponda destra, a monte del ponte. L'annuncio del finanziamento
è stato dato ieri, al termine di un incontro allo Spazio Regione
di via Haussmann con il sindaco di Lodi Aurelio Ferrari, il Prefetto
Nicoletta Frediani e Luigi Mille dell'Aipo (ex magistrato del Po),
dall'assessore regionale al Territorio e Urbanistica Alessandro
Moneta. E c'è soddisfazione. «E' un risultato forte - commenta
il direttore della sede territoriale di Lodi della Regione Ernesto
Chiesa -. L'arrivo dei fondi premia il lavoro svolto. Ora che lo
studio dell'Autorità di Bacino è completato e sono disponibili
i soldi, non resta che partire con i progetti. Si potrebbe arrivare
al traguardo entro la fine dell'anno». «Questo stanziamento -
aggiunge il sindaco - permette di realizzare il progetto per gran
parte: ci saranno un parapetto e una paratìa mobile da azionare
in caso di emergenza. L'importo non è sufficiente alla
realizzazione dell'intero intervento: servono all'incirca 4 milioni
e 900 mila euro. Ma è già un buon inizio». Bisogna ritenersi
soddisfatti, ha detto ancora il sindaco, soprattutto perché la
Regione si è impegnata a reperire la cifra mancante il prossimo
anno. Oltre al parapetto a difesa di Martinetta e Capanno, sono
previsti l'aggiunta di un'arcata al ponte napoleonico, l'abbassamento
della briglia, la sistemazione delle rogge. «La tipologia precisa
degli interventi non è ancora stata definita - conclude Carmela
Sturiale, ingegnere della Sede Territoriale di Lodi - ma lo
stanziamento odierno va ad aggiungersi al primo intervento, già
finanziato con 1 milione di euro, per la creazione di un argine
in riva Sinistra, ora in via di progettazione». Per la sponda
destra la Regione aveva già previsto e finanziato un contestato
maxi argine, due metri sopra la sede stradale. In seguito
all'alluvione del 2002 il progetto, con il relativo finanziamento,
era stato ritirato, e si era deciso di avviare uno studio approfondito
per stabilire una scala di priorità degli interventi. «I risultati
dello studio - ha detto Moneta. - hanno confermato che piene
eccezionali (che si verificano statisticamente ogni duecento anni)
allagano le aree urbanizzate a monte del ponte; l'obiettivo
immediato era dunque mettere in sicurezza le zone più a rischio».
LAURA
DE BENEDETII
Da
IL CORRIERE DELLA SERA del 11 06 04
Lodi, tre milioni contro le alluvioni
Stanziati dalla Regione per mettere in sicurezza la sponda destra dell'
Adda
MILANO
- Tre milioni di euro per la messa in sicurezza delle aree di Lodi
che sono bagnate dall'Adda. La cifra, stanziata dalla Regione
Lombardia, è destinata ai lavori di sistemazione della sponda
destra a monte del ponte urbano. «Con questo stanziamento ed il
prossimo inizio dei lavori si è fatto un grande passo in avanti per
la sicurezza di Lodi», ha dichiarato l'assessore regionale al
Territorio e all'Urbanistica, Alessandro Moneta, al termine di un
incontro al quale hanno partecipato il prefetto di Lodi Nicoletta
Freudiani, il sindaco Aurelio Ferrari e i rappresentanti dell'Aipo,
l'Agenzia interregionale per il Po, dell' Autorità di bacino e
dell'Arpa Lombardia. Le rilevazioni effettuate nell'area
dall'Autorità di bacino, e confermate dal piano di assetto
idrogeologico approvato nel 2001, avevano già messo in allarme la
Regione. Per diminuire il rischio di esondazioni sulla sponda
sinistra, infatti, erano stati inseriti nel programma per l'anno
1999-2000 i lavori di realizzazione di argini, finanziati con oltre
un milione di euro. L'intervento, che attualmente è in corso di
progettazione, sarà eseguito dall'amministrazione comunale. Lo
studio di fattibilità dei lavori sul fiume Adda, avviato
dall'Autorità di bacino per valutare le conseguenze delle opere sul
regime delle acque, ha evidenziato la necessità di interventi di «forte
impatto», indispensabili per scongiurare il ripetersi di alluvioni
come quella del novembre 2002. I risultati hanno confermato che, per
le piene previste ogni duecento anni, le aree urbanizzate a monte
del ponte urbano vengono allagate, mentre, a valle, la situazione
idraulica è influenzata dalla presenza del ponte e della briglia di
consolidamento. La notte del 26 novembre 2002 metà della città
venne sommersa dall'Adda, rendendo necessaria l'evacuazione di
centinaia di persone. La piena colse di sorpresa il Comune, la
protezione civile e la prefettura sia per l'intensità sia perché
il fiume aveva allagato zone che erano considerate sicure,
risparmiando, invece, quelle che erano considerate a rischio. Il
Comune, che allora stanziò oltre 900mila euro per il risarcimento
degli 870 abitanti che avevano subito danni alle case o alle attività
commerciali, ha nel maggio scorso allestito anche simulazioni per
preparare la città a una nuova eventuale esondazione. L'iniziativa
non è stata però accolta con favore dagli abitanti.
Regione Lombardia
DA IL LODIGIANO del 11 06 04
LODI IL TECNICO
NICOLA BONELLI HA ILLUSTRATO LA SUA RICETTA PER PROTEGGERE LE CASE
DAL FIUME
Alluvionati divisi
L’assemblea al
circolo Archinti fa emergere contrasti e dissapori
Doveva essere una nuova occasione per rilanciare le
richieste degli alluvionati in periodo elettorale, ha fatto invece
emergere divergenze e contrasti latenti da tempo tra quanti nel
novembre del 2002 finirono a mollo a causa delle piogge torrenziali
e dell'esondazione dell'Adda. L'assemblea pubblica indetta dal
Comitato Alluvionati in sponda destra - quella per intenderci che si
sviluppa lungo il fiume lodigiano dalla Martinetta al Borgo passando
per Capanno e Piarda Ferrari - presieduto da Domenico Ossino non ha
sortito l'esito sperato. L'intento era quello di riprendere il piano
elaborato da Nicola Bonelii, esperto del settore con sede nel
Meridione, per presentare a Comune, Provincia èd enti superiori
precise richieste in merito alla salvaguardia delle aree
attraversate dal corso dell'Adda da possibili esondazioni, Il
tecnico, di fronte ad un
pubblico interessato e partecipe perché costretto a fare
i conti - in rosso - con le bizze del!'Adda e del tempo, ha
snocciolato nella sala Pertini del circolo Archinti di viale Pavia
dati e cifre, spiegando con cartelloni e pennarello perché deve
essere abbassata, se non eliminata, la briglia a valle del ponte
ottocentesco di Lodi e perché occorre rimuovere la ghiaia in
eccesso dall'alveo del fiume. Si tratta di'due accorgimenti che anche
in caso di inondazioni bibliche dovrebbero scongiurare l'allagamento
della Martinetta, del Pratello, della Città Bassa, di Revellino e
Campo di Marte, vale a dire le zone più critiche del capoluogo laudense.
"Le due chiaviche previste dall'amministrazione comunale
sui due canali che passano al Pratello - ha ribadito l'esperto -
sono del tutto inutili e, soprattutto, inefficaci a contenere
eventuali ondate di piena dell'Adda di proporzioni
consistenti". E sono state proprio le due contestate 'chiuse' a
provocare la reazione dei residenti nel quartiere adiacente il
parco comunale Isola Carolina, finito sott’acqua nel novembre
del 2002. Sindaco e tecnici interpellati da Palazzo Broletto,
infatti, hanno assicurato che le due chiaviche sono in grado di
preservare l'area da piene normali, evitando il rigurgito delle
acque di falda. Così, per salvare almeno qualcosa, alcuni dei
residenti presenti all'assemblea hanno preso le difese
dell'amministrazione pubblica, costretta a fare i conti con i
ricorsi al Tribunale Amministrativo Regionale inoltrati dal Comitato
Alluvionati in sponda destra. Ossino e soci si sono rivolti ai
magistrati temendo che l'intervento sulle due rogge finisca per
creare ulteriori problemi alle altre zone della città a rischio di
esondazione. Di fatto, gli alluvionati si sono divisi: da una parte
il Pratello che auspica gli interventi di salvaguardia promessi
dal comune; dall'altra, gli alluvionati della Martinetta e della
Città Bassa. Se dividendo si può governare meglio - come spiega
l'antico adagio latino - la giunta Ferrari è riuscita
nell'intento: ha diviso gli alluvionati ed ora può scaricare su
terzi la responsabilità di eventuali mancati interventi. L'incontro
all'Archinti si è concluso con un appello ai cosiddetti tecnici:
"Che si mettano dicendoci cosa è più utile fare per evitare
le esondazioni dell'Adda" hanno ribadito i presenti. In
effetti, di soluzioni certe pare proprio che ve ne siano ben poche:
chi risolve tutto alzando gli argini, chi invece abbassando l'alveo.
I monaci che, grazie al lavoro paziente di secoli, sono riusciti
nell'impresa di fare della Gera d'Adda la zona agricola più fertile
d'Europa e del Mondo, potrebbero insegnare qualcosa: ma nessuno
pensa a loro.
di
Franco Buongiorno
Da LA TRIBUNA DI LODI del 12 06 04
L'Adda, un problema non dei soli alluvionati
A conclusione del convegno sui rischi di nuove
esondazioni dell'Adda, Domenico Ossino, presidente del Comitato
Alluvionati Lodi Onlus, ha dichiarato: "Il rischio di nuovi
eventi come quello del novembre 2002 non deve preoccupare solo gli
abitanti delle zone a rischio. La questione dell'Adda deve
diventare un grande problema cittadino e provinciale, una priorità
politica da affrontare con urgenza". Nel prossimo numero un
ampio servizio sull'argomento.
Da Lettere al IL CITTADINO del
16 06 04
PROVINCIA Sulle alluvioni Corsano è disinformato
Egregio direttore, vorremmo
precisare per doverosa e corretta informazione alla cittadinanza
alcuni punti in merito a quanto affermato dal consigliere comunale
Antonio Corsano su “il Cittadino” di venerdì 11 giugno, quando,
riferendosi anche al nostro ente, sostiene che «non sono stati
capaci di presentare un solo progetto di difesa spondale, meno male
che ai cittadini ci ha pensato la regione». È infatti bene
ricordare che, allo stato attuale delle cose, i due enti che hanno
provveduto ad ideare e realizzare interventi sono la provincia e il
comune di Lodi. Quest’ultimo con la riqualificazione dell’area
ex S.I.C.C., già decisa in tempi precedenti gli eventi alluvionali,
mentre la provincia ha progettato un intervento successivo agli
eventi alluvionali del 2002: precisamente i lavori di innalzamento
di quota della S.P. 25, con relativo affiancamento di una pista
ciclabile, per consentire che il deflusso delle acque non danneggi
cose e persone sulla riva sinistra. Per tale intervento il nostro
ente ha anche previsto gli stanziamenti necessari, non gravando
dunque su altri soggetti. L’intervento della provincia (presentato
già da parecchi mesi all’A.I.P.O.) è l’unico per noi
possibile, perché solo su quella strada si esercita la competenza
dell’ente: farà quindi parte di un coordinato sistema di progetti
di prevenzione dei danni di future alluvioni che, come ricorda anche
l’articolo giornalistico, verranno realizzati dall’A.I.P.O.
Salutiamo quindi con favore la notizia dello stanziamento di 3,5
milioni di euro, che certamente rappresenta un primo valido
contributo, erogato dall’ente regionale per riuscire finalmente a
realizzare le opere utili per la città capoluogo. Affermare che gli
enti locali non si sono mossi rappresenta, specie da chi per il
ruolo che ricopre dovrebbe ben conoscere la situazione, quantomeno
un grave errore di mancanza di adeguata informazione.
Ufficio stampa della Provincia di Lodi
POLEMICHE
Contro Ossino un colpo basso disonorevole
Scrivo a proposito
dell’articolo pubblicato sul vostro giornale giovedì 10 giugno a
pagina 13 dal titolo “A Ossino il gettone dei consiglieri devoluto
ai lavoratori ex Polenghi”. Non entro nel merito dei contenuti,
perché si commentano da soli. Esso mi suscita invece un pensiero,
che vorrei brevemente rivolgere a coloro i quali hanno sollevato,
stigmatizzandola, la questione. Complimenti! E’ stata una gran
bella mossa. Condotta con tempismo e abilità. E che vi fa
sicuramente onore!
Carmen Ansi Lodi
car.an@virgilio.it
Da Lettere al IL CITTADINO del
17 06 04
Lodi DIFESE SPONDALI
Da Corsano un commento superficiale
Caro direttore, il commento
finale di Antonio Corsano all’articolo pubblicato su “il
Cittadino” dell’11 giugno sull’accordo fra regione, provincia
e comune per la realizzazione delle difese spondali, mi ha sorpreso
per la superficialità. È il commento di chi non conoscendo la
questione ma essendo politicamente impegnato, si sente in dovere di
giudicare in negativo l’operato di una amministrazione non
gradita. In realtà la progettazione delle opere di difesa
dell’abitato di Lodi basata sugli approfondimenti tecnici
effettuati dal comune tramite lo Studio Paoletti e dalla provincia
di Lodi tramite il ConsorzioMuzza. Di ciò Corsano, se fosse
consigliere comunale presente ed intraprendente, dovrebbe essere a
conoscenza, stante la presentazione in consiglio comunale delle
considerazioni post-alluvione ed essendo passato in commissione
territorio (cui partecipano due consiglieri di Forza Italia) lo
studio complessivo sul rischio idrologico e idraulico e le possibili
soluzioni. Al commento di Corsano fa del resto da contraltare il
riconoscimento attribuito al comune e alla provincia di Lodi dal
funzionario dell’Autorità di Bacino, ingegner Merli, per il
lavoro di approfondimento de i problemi idraulici del territorio.
Ringrazio per l’attenzione
Aurelio Ferrari, Sindaco di Lodi
Da
IL CITTADINO del 18 06 04
Il dibattito
Togliamo la ghiaia dall’Adda
Come
tutte le “telenovelas” che si rispettano, il dibattito su quali
interventi devono essere effettuati sul fiume Adda per ridurre il
rischio di una nuova inondazione, registra quotidianamente una nuova
puntata. Intervengono nel dibattito, come sempre accade, tecnici
competenti in opere idrauliche e altri meno preparati in merito.
Siccome è già difficile mettere d’accordo tra di loro persone
competenti, si capisce subito che in questo modo nessuna intesa
risulta possibile. D’altra parte la stampa locale, cui va il
merito di riportare il parere di ciascuno, non
può essere sede adatta per un approfondito confronto di
pareri tecnici. Dobbiamo già essere grati al “Cittadino” perché
tiene vivo il problema, dando sempre spazio a coloro che, colpiti
dalla ultima alluvione, non accettano giustamente che esso cada nel
dimenticatoio. Dopo molti dotti interventi su come intervenire sul
fiume e sulle sponde, con progetti di importanti opere idrauliche,
naturalmente rimasti sulla carta, per ora il problema del momento
sembra ricondotto ad un più semplice dilemma: togliere o no la
ghiaia accumulatasi nel fiume e livellarne il fondale? Ad un occhio
poco esperto sembra una domanda superflua, infatti fin dall’inizio
di questa telenovela molti si sono domandati come mai non si desse
subito avvio a tale intervento. Si tratterebbe di un’opera
semplice, di facile e rapida esecuzione, non costosa, anzi a a costo
zero per le Amministrazioni che l’autorizzano (potrebbe
addirittura essere fonte di profitto). Togliere la ghiaia eccedente
e livellare il fondale, eliminando gli intoppi che si sono formati
col tempo, consentirebbe all’alveo di smaltire un portata
maggiore, come insegnano le leggi dell’idraulica, senza recare
disturbo all’ambiente circostante. Certo l’immagine del “dio
fiume” libero di andare dove vuole, trascinandosi i suoi inerti
per depositarli dove gli aggrada, ne viene un po’ a soffrire e con
essa soffrirebbero anche certi ambientalisti che amano la natura
oltre ogni dire e, lottando per un ambiente incontaminato, talvolta
misconoscono le necessità del vivere quotidiano. Togliere la ghiaia
e livellare il fondale probabilmente non basterà a scongiurare il
rischio paventato di una nuova alluvione. Serviranno altri
interventi più mirati, che un confronto approfondito fra esperti,
riconosciuti come tali, sarà in grado di individuare. Si tratterà
certamente di opere idrauliche impegnative, che richiederanno tempi
lunghi ed investimenti cospicui. La pulizia dell’alveo invece si
può fare presto e senza oneri, e non ha controindicazioni di nessun
tipo. È un primo intervento certamente utile anche se non
definitivo, che tuttavia deve essere effettuato in stagioni
propizie, ossia quando il fiume è povero d’acqua. In poche parole
deve essere predisposto ora ed eseguito subito. Chi si prenderà la
responsabilità di questo intervento? Il Comune di Lodi come spesso
accade dà segnali ondivaghi, tuttavia il problema è di competenza
precipua della Provincia, poiché oltre la nostra Città tocca altri
Comuni rivieraschi, che saranno coinvolti dall’intervento sul
fiume. Il nuovo Consiglio Provinciale, di prossima elezione, si
troverà subito questa patata bollente fra le mani, pesante eredità
dell’attuale Amministrazione Provinciale, che praticamente è
rimasta assente in questo merito. Continuerà a palleggiarla come è
accaduto fin ad ora? Da parte nostra, ossia da parte Udc, le idee e
i propositi sono certi e la volontà di intervenire, se ci sarà
data la possibilità, dichiarata.
Giacomo Arcaini presidente Udc - Provincia di Lodi
Da
Lettere al IL CITTADINO del 18 06 04
CORSANO E L’ADDA
Non sono disinformato e ho ragione
Egregio
direttore, vorrei rispondere alle due lettere pubblicate nei giorni
scorsi a firma dell’ufficio stampa della provincia di Lodi e del
sindaco Aurelio Ferrari, in critica ad alcune mie dichiarazioni a
commento del contributo di tre milioni e mezzo di euro stanziati
dalla regione Lombardia per la messa in sicurezza della sponda
destra del fiume Adda e poiché arrivati da una compagine politica
poco gradita ai due enti non ha pienamente soddisfatto il sindaco e
la provincia. II sindaco, come da sempre è abituato a fare quando
non ha argomenti sufficientemente validi per replicare, si fa scudo
dicendo che si dice ciò perché “politicamente impegnati”... e
cosa c’è di male signor sindaco a essere politicamente impegnati?
La critica può essere costruttiva o sbagliata: se costruttiva, in
democrazia, se ne prende atto; se sbagliata si controbatte con
ragioni valide e concrete, cosa che a lei capita raramente. Mi
sorprende inoltre che lei giudichi la mia intraprendenza e la mia
presenza politica; visto che la mia intraprendenza ha provocato le
vostre stizzite reazioni sull’argomento, mentre la mia presenza
politica è certa e documentata in consiglio comunale, se invece lei
allude alla mia assenza dalle commissioni consiliari le preciso che
è dovuta a un grave atto antidemocratico di cui lei, essendone a
conoscenza, e nulla facendo per risolverlo, ne è complice. Tornando
all’argomento alluvione, sul quale lei mi taccia di superficialità,
sfido chiunque a dire di aver visto qualcuno spostare un solo e
ripeto un solo ciottolo dal fiume, che resta abbandonato a sé
stesso da decenni e in secca da più di uno. Invito il sindaco a
recarsi più spesso tra la gente e magari sul ponte vecchio, ove
potrà constatare le cataste di alberi che il fiume nel tempo ha
trascinato e che fanno un’inopportuna e pericolosa diga contro i
piloni del ponte. Certo a quasi due anni dall’alluvione di
“carte” ne sono girate, ma “le carte” non proteggono i
cittadini, i cittadini si proteggono con cose concrete delle quali,
ad oggi, non si intravvede proprio nulla. L’argine ex Sicc è
l’unica opera che potrebbe apparire quasi certa ma che, senza
l’ulteriore protezione della ciclabile per Boffalora d’Adda potrà
servire a ben poche persone residenti oltre il fiume e, anche per
queste, potrebbe rivelarsi una trappola qualora il fiume li
raggiungesse da “dietro”, cioè scavalcando la S.P. 25 (protetta
solo sino alla rotonda per via Cavallotti). E, mentre per l’argine
ex Sicc, circolano, almeno, date per l’inizio lavori, la
ciclabile, unica opera prevista dalla provincia, appare come
“l’araba fenice”, su questo ha ragione la provincia, sono
disinformato ma non certo per una mia mancanza, ma perché mancano
notizie concrete e date ufficiali sui lavori e, come me,
“disinformati” lo sono, purtroppo, tutti i lodigiani. Ai
cittadini (tutti e non solo agli alluvionati) poco importano i
disegni e le carte con tanti buoni propositi, ai cittadini servono
fatti concreti per migliorare la loro esistenza, servono città
sicure, pulite e vivibili; sul fatto poi che ogni voce che si alza
da coloro i quali non stanno nella maggioranza è subito respinta,
perché proveniente da persona politicamente impegnata ... non dalla
parte gradita, saranno i cittadini stessi a giudicare, mentre io
sono veramente fiero di essere “politicamente impegnato”, per me
e per la mia coscienza, e spero anche per i lodigiani, dalla parte
giusta.
Antonio Corsano Consigliere Comunale di Forza Italia Lodi
DIFESE SPONDALI
Resta sulla carta il nuovo argine sulla Sp 25
Egregio
direttore, leggo su questo quotidiano del 16 giugno una lettera a
firma dell’ufficio stampa della provincia di Lodi nella quale si
parla dell’innalzamento laterale della strada LodiBoffalora
d’Adda per proteggere i quartieri oltre Adda dalle possibili
inondazioni. Nella lettera si precisa: «… mentre la provincia ha
progettato un intervento successivo agli eventi alluvionali del
2002: precisamente lavori di innalzamento di quota della S.P. 25,
con relativo affiancamento di una pista ciclabile, per consentire
che il deflusso delle acque non danneggi cose e persone sulla riva
sinistra». Il potenziamento di questo argine a lato strada verso il
fiume e non l’inutile, disagevole e particolarmente oneroso
innalzamento della SP 25…), che chiamiamo argine anche se è anche
una strada – il fiume non distingue una strada da un argine, lì
trova (ed ha sempre trovato nelle piene precedenti) un ostacolo e si
ferma – è stato ipotizzato e chiesto da me nella primavera del
2003 dopo aver “osservato” una planimetria della zona ed aver
considerato quante volte, negli anni precedenti, la
“strada/argine” aveva salvato dall’inondazione le case
dell’oltre Adda; ma non è questo il punto importante. La cosa
importante è che nella lettera di cui sopra la provincia dà
quest’opera come già acquisita mentre, nella realtà, le cose non
stanno per nulla così. Infatti in risposta ad un mio scritto con il
quale chiedevo proprio lo stato di questo progetto la provincia mi
invia una lettera firmata dell’assessore Francesca Sanna. Nella
prima parte della lettera si dice che il confronto con l’Autorità
di Bacino per verificare la coerenza dello stesso con i contenuti
del Piano di assetto idrogeologico ha dato esito positivo. Nella
seconda parte della lettera stessa però si parla dello studio
complessivo degli interventi necessari per tutta la città di Lodi
il quale prevede una globalità di opere (compreso l’ulteriore
“arcata” a nord del ponte vecchio) per un complessivo importo di
circa 12/14milioni di euro e la necessità che tali lavori debbano
essere messi in atto o, quantomeno, finanziati contemporaneamente,
ecco, infatti, come conclude la lettera della provincia: «Data la
rilevanza dell’operazione che comporta l’esproprio oneroso di
una vasta porzione di terreno, si ritiene che questa possa avere
avviata solo a seguito di una compiuta programmazione di tutte le
opere, rispetto alla quale è indispensabile il reperimento di una
consistente quota dei fondi necessari». Il che, tradotto dal
burocratichese al linguaggio parlato dal volgo significa:
probabilmente mai! È pur vero che, dopo aver ricevuto questa
lettera, ho chiamato l’assessore Sanna al telefono e la stessa mi
ha detto che le cose non stanno proprio così e che comunque,
probabilmente, questa pista ciclabile verrà comunque realizzata
anche per dare l’impulso di avvio agli altri lavori ma
l’esperienza mi insegna (e prima di me l’ha insegnato ai popoli)
che: verba volant, scripta manent!
Carlo Bajoni Lodi
Da IL GIORNO del 22 06 04
COMITATO
ALLUVIONATI LODI ONLUS
Proposta:
abbassare l'alveo dell'Adda
Costa
molto meno dei
lavori sugli argini e offre maggiori margini di sicurezza
LODI
- Un appello alle istituzioni, ma anche e soprattutto ai lodigiani
perché si combatta per una corretta difesa dell'Adda che permetta
alla città di convivere pacificamente con il suo fiume. Secondo il
Comitato alluvionati Lodi Onlus, i 3 milioni di euro ufficialmente
destinati da circa due settimane dalla Regione Lombardia al Comune
di Lodi per realizzare interventi di arginatura a protezione
dell'abitato dovrebbero invece essere utilizzati per abbassare
l'alveo dell'Adda. Questo tipo di intervento avrebbe costi
decisamente inferiori rispetto a quelli che si dovrebbero sostenere
per le opere di arginature: un «risparmio» da destinare a chi ha
subito danni dalla pesante alluvione del 26-27 novembre 2002. «Venticinque
anni fa si organizzavano manifestazioni per contrastare la riconversione
a carbone delle centrali elettriche alimentate a olio combustibile -
sostiene Domenico Ossino, presidente del Comitato alluvionati -.
Oggi, se è necessario, si possono intraprendere azioni di massa per
far cambiare la filosofia che in modo errato si porta avanti da
oltre un ventennio nella gestione dei fiumi. Perché sottovalutare
la proposta del Comitato Alluvionati, supportata da analisi
tecnico-scientifiche elaborate da esperti di idraulica, e non
farla diventare il progetto per Lodi?». Secondo la relazione
presentata dal Comitato Alluvionati, l'Adda andrebbe regimato,
abbassandone l'alveo. Una ipotesi, precisa ancora il comitato
presieduto da Ossino, che i tecnici sostengono anche per il Tanaro
in Piemonte nel tratto urbano di Alessandria, dove si pensa di
realizzare un canale nel letto del fiume, profondo 3 metri e largo
100, tra i ponti cittadini. Anche a Lodi, anziché realizzare argini
sulle due sponde dell'Adda e ampliare di un'arcata il ponte
napoleonico basterebbe, in buona sostanza, abbassare la briglia e
ripulire il fiume dai depositi ghiaiosi che si sono accumulati sul
suo letto.
L.D.B.
Da IL
CITTADINO del 23 06 04
Nella
Bassa argini “fusibili” per proteggersi dalla furia del Po
I tre argini
“fusibili” che saranno realizzati a San Rocco al Porto (due al
Berghente e uno all’Isolone) rappresentano gli interventi più
impegnativi e insieme la principale novità tecnica del piano di
lavori che il Consorzio Muzza Bassa Lodigiana sta per avviare sulle
difese spondali e i dispositivi di regolazione idraulica del
territorio, per una spesa complessiva di quasi 5 milioni di euro. In
particolare, gli argini “fusibili” consentiranno di controllare
in modo più efficace le piene del Po, riducendo pericoli e danni.
Intanto, nell’area golenale del fiume è stata attivata la cava
del Bosco della Lite, a lungo avversata da enti locali e popolazione
rivierasca, che ne hanno ottenuto un significativo
ridimensionamento.
Investimenti
per oltre cinque milioni di euro per scongiurare il pericolo di uno
sfondamento delle difese idrauliche
Nuovi
argini per guidare le alluvioni
Saranno
creati dei punti sfogo delle acque lungo il corso del Po
Quasi 400 mila
euro per l’argine fusibile lungo la sponda dell’isola golenale
“Isolone” di San Rocco al Porto. Un altro intervento da 1.437.00
euro per realizzare i due previsti lungo l’argine del Po in
località Berghente. Poi altri cinque progetti, per un totale di
sette bandi di gara per 4 milioni 659 mila euro di opere in appalto
da chiudere entro il 30 giugno. Il consorzio di bonifica Muzza Bassa
Lodigiana diretto dall’ingegnere Ettore Fanfani ha dato un deciso
colpo di acceleratore ai lavori messi in cantiere per mantenere in
efficienza il reticolo di canali che attraversa il territorio
agricolo che da Cassano si estende al Po. Un “maxi lotto” di cui
la voce più cospicua riguarda i tre argini fusibili che saranno
costruiti lungo il Po, in territorio di San Rocco: due lungo
l’argine della zona golenale nota come “Berghente”, uno
nell’area golenale interna a questa nota come “Isolone”. Le
tre strutture rappresentano una novità per il Lodigiano. «Si
tratta di dispositivi idraulici che consentono un collasso
controllato di una porzione di arginatura, permettendo
un’esondazione controllata nell’isola golenale e una conseguente
diminuzione dei danni dall’evento di piena - spiega l’ingegnere
Marco Chiesa, responsabile dell’ufficio tecnico del Consorzio - e
avranno un impatto ambientale nullo, in quanto non saranno visibili».
Saranno realizzati, in pratica, “tagliando” una fetta di argine:
la parte bassa sarà ricoperta da una base in calcestruzzo, così
come le due “ali”, le pareti verticali, il tutto per una
profondità di circa 11 metri, una lunghezza di 120 e una larghezza
di 80. L’argine sarà quindi ripristinato: nel tratto lungo il Po
il riempimento sarà effettuato con argilla, nella porzione interna
con sabbia. In caso di piena («seguendo un protocollo preciso,
calcolato in base ai dati di piena che ci arrivano dalle stazioni di
rilevamento a monte» sottolinea Chiesa) sarà scavato sulla sommità
dell’argine un canale perpendicolare al fiume, profondo meno di un
metro nel quale l’acqua si incanalerà, “rompendosi” sulla
sottostante vasca di dissipazione in pietrame costruita per
interromperne la velocità, fino a “fondere” l’argine. «In
seguito sarà necessaria una sola opera di ripristino in questi
punti - spiega Chiesa - invece di più opere in più punti
dell’argine, con un risparmio sui costi». Per l’argine fusibile
all’Isolone il costo è di 390 mila euro ai quali si aggiungono
240 mila euro per ripristino e manutenzione delle strade
interpoderali d’accesso. I due argini al Berghente costeranno 1
milione 437 mila euro più 92 mila euro per la viabilità interna:
costi coperti interamente con fondi regionali, arrivati attraverso
la provincia, previsti dal Fondo di solidarietà istituito dalla
legge 185/1992. Lavori anche ai nodi idraulici di Cassano d’Adda,
dove i quattro scaricatori che mettono in contatto Adda e Muzza
saranno revisionati e dotati di sensori che registreranno quantità
e qualità dell’acqua di passaggio (temperatura, conducibilità,
ph e altri parametri chimico-fisici), e alla connessione con
l’Addetta a Paullo, dov’è prevista una manutenzione
straordinaria a paratoie e impianti. Spesa totale 1 milione 200 mila
euro, coperta interamente da un finanziamento regionale previsto
dalla legge 183/1989. Ruspe all’opera anche sulla roggia Codogna,
dov’è previsto l’accorpamento di alcuni canali irrigui
paralleli al corso d’acqua che attraversa i territori di Codogno,
Santo Stefano, Terranova e la messa in sicurezza dell’attigua ex
statale 511: 900 mila euro il costo, sostenuto per l’80 per cento
dal Piano di sviluppo rurale. Al via i lavori, infine, anche sul
Sillaro, cavo che attraversa i comuni di Mulazzano, Casalmaiocco,
Tavazzano (lambendone il centro abitato) e Lodi Vecchio, prima di
buttarsi nel Lambro. Qui l’intervento sarà di pulizia e di
ricalibratura dell’alveo, del ripristino delle difese idrauliche
in pietrame e di sistemazione delle sponde. La spesa sarà di 400
mila euro: intenzione del Consorzio è di renderla fruibile al
pubblico con piste ciclopedonali, alberature, piazzole di sosta con
pannelli didattici.
Fabrizio
Tummolillo
San
Rocco Avviate le prime prove per il polo estrattivo al Bosco della
lite
Scattano
i lavori nell’area golenale per l’apertura della cava dimezzata
SAN
ROCCO È cominciata
l’attività nella cava di ghiaia in località Bosco della Lite,
nel territorio golenale di San Rocco non lontano dal ponte stradale
della Via Emilia sul fiume Po: la società Cave San Rocco, ora
completamente di proprietà di un gruppo imprenditoriale svizzero,
ha effettuato una serie di sondaggi sulla qualità del terreno per
individuare le aree più favorevoli a un’escavazione produttiva.
La potenzialità del polo estrattivo è stata drasticamente ridotta
a 300 mila metri cubi di materiale inerte rispetto alla previsione
iniziale di 1 milione e 250 mila metri cubi deliberata dalla regione
Lombardia nel piano di estrazioni in provincia di Lodi risalente al
1992, ma in riva al Po rimane comunque una certa preoccupazione per
le conseguenze idrogeologiche che potranno avere gli scavi in
golena. Ecco perché Nerio Favari, il leader del comitato anticave
che negli anni scorsi fu protagonista di una appassionata battaglia
contro l’apertura di cave nel territorio sanrocchino, lancia un
appello a quanti avevano condiviso quelle istanze per vigilare sui
lavori in corso. Già nel 1997 la società Cave San Rocco aveva
avviato gli scavi, proprio sulla base delle autorizzazioni regionale
e provinciale ad estrarre 1 milione e 250 mila metri cubi di ghiaia,
ma subito si scatenò una movimentazione popolare tale da bloccare
l’attività: raccolte di firme, marce sulla via Emilia, sit-in di
protesta presso le sedi della provincia di Lodi e della regione
Lombardia accompagnarono la trattativa avviata con gli enti
sovracomunali e i privati secondo i canali istituzionali
dall’amministrazione comunale, che fece della questione cave un
suo cavallo di battaglia sul tema della sicurezza. Alcuni dei
pacifici manifestanti sulla Via Emilia dovettero anche subire un
processo, che si risolse poi positivamente per loro, mentre il
braccio di ferro sulla cava del Bosco della Lite si concluse con una
conferenza di servizio nella quale si definì il trasferimento dei
diritti di escavazione della società Cave San Rocco in un nuovo
grande polo estrattivo in territorio di Camairago, con il
mantenimento di un indennizzo di 300 mila metri cubi a San Rocco. Il
nuovo progetto di cava, concordato tra privati, amministrazione
comunale sanrocchina e provincia di Lodi, prevede una
“coltivazione a lotti”: si prevedono dunque scavi ridotti con un
immediato ripristino del materiale asportato. «Anche questa
soluzione - commenta Favari - non mi ha mai soddisfatto: mi appello
alle duemila persone che a San Rocco e nei paesi limitrofi avevano
aderito al comitato, perché collaborino a riorganizzare il gruppo
per vigilare sui lavori».
Daniele
Perotti
Da IL
CITTADINO del 24 06 04
L’Isolabella
vuole comprarsi il terreno, trattative aperte e un ricorso al Tar
La giunta
comunale ha affidato a un legale di Milano il patrocinio per due
ricorsi al tribunale amministrativo regionale, uno avanzato dai
titolari della società Sporting Isola Bella e l’altro da Domenico
Ossino e altri esponenti del comitato alluvionati, non affiancati
però in questa occasione da Legambiente. La questione
dell’Isolabella, a proposito della quale però dalla società si
sottolinea che il ricorso serve solo per bloccare una scadenza di
termini, e non è finalizzato ad aprire un contenzioso con Palazzo
Broletto, nasce dalla convenzione che più di dieci anni fa affidò
in diritto di superficie, per 99 anni, l’area (classificata come
standard per edilizia economica popolare) sulla quale Lino
Ballardini e soci realizzarono il complesso sportivo lungo l’Adda.
Alla scadenza, il terreno e quanto vi è stato costruito tornerebbe
nella piena disponibilità del comune. L’amministrazione nei mesi
scorsi ha avviato una massiccia campagna di riscatto delle aree in
diritto di superficie, che ha coinvolto in primo luogo le abitazioni
di alcuni piani di edilizia economico-popolare, con alterni
risultati, e per l’occasione anche da Isola Bella era arrivata una
proposta di acquisizione, ovviamente onerosa. Il sindaco Aurelio
Ferrari rispose però in senso negativo, e la società ora chiede al
Tar di sospendere l’efficacia giuridica del diniego del comune e
degli eventuali atti conseguenti. «Puntiamo a una soluzione bonaria
- chiarisce il sindaco -: la questione da chiarire è se gli
standard urbanistici debbano essere obbligatoriamente di proprietà
pubblica, oppure se possano essere considerati tali anche impianti
di proprietà privata, e dalla convenzione a oggi la normativa è
cambiata». Al vaglio anche una clausola della convenzione che
prevedeva appunto la possibilità di riscatto. Il ricorso di Ossino
mira invece a bloccare la realizzazione di chiuse e idrovore sulle
rogge Gaetana e Gelata.
Da CORRIERE
DELLA SERA del 25 06 04
«Sbagliato
cementificare le sponde, l'acqua corre più veloce»
Luciano
Erba, studioso del fiume: vanno recuperate le aree di esondazione
naturale
GLI
AMBIENTALISTI
BRIOSCO
- «Preoccupiamoci di difendere le acque del Lambro, non di
difenderci dalla sue acque». Non ha paura a cantare fuori dal coro
Luciano Erba, 55 anni, commercialista e grande studioso del fiume
brianzolo, vicepresidente del comitato ambientalista Bevere, che si
occupa della salvaguardia del Lambro e dei suoi affluenti. Anzi.
Lui, che in 30 anni ha imparato a conoscere l'affluente del Po più
delle sue tasche, è convinto che il piano di messa in sicurezza
rischi di fare più danni di quanti ne voglia evitare. E non gli
importa che 35 Comuni e tre Province (Milano, Como e Lecco) abbiano
sottoscritto senza riserve il progetto del Parco Valle Lambro. Di
dubbi sull'efficacia del piano ne ha parecchi e lo dice. «Chi vive
lungo le sponde del fiume ha diritto a non trovarsi con l'acqua in
casa quando piove più del dovuto - attacca Erba -. Ma non è con la
cementificazione indiscriminata del fiume che si ottiene maggior
sicurezza. Tutt'altro. È stato proprio il tentativo di imbrigliare
il Lambro e di trasformarlo in un canale artificiale con la
"pavimentazione" dell'alveo, la rettifica del suo corso,
la realizzazione di sbarramenti e dighe la causa principale degli
allagamenti del novembre 2002 tra Pusiano e Monza». «Basti pensare
- aggiunge - a come è ridotto il fiume tra Caslino e Merone per
rendersi conto che, oltre che costose, sponde in pietra golene
artificiali e casse d'espansione aumentano ancora di più la velocità
dell'acqua, mettendo a rischio i paesi a valle». Che fare, allora?
Erba una soluzione ce l'ha. «Innanzitutto - spiega - occorre
mettere a punto un progetto complessivo di risanamento del fiume e
non limitarsi a interventi tampone. Poi - aggiunge - bisogna
recuperare le aree di esondazione naturale e le vecchie golene: solo
così possiamo preservare l'ecosistema del Lambro ed evitare che i
nostri paesi siano invasi dalla sue acque dopo ogni temporale».
Diego
Colombo
«Briglie»
al Lambro contro le alluvioni
Vasche per
contenere le piene e sistemazione dell'alveo
A settembre
il via ai lavori
Due anni fa
il fiume ruppe gli argini in decine di comuni allagando anche il
centro di Monza
TRIUGGIO
- Due anni fa aveva provocato danni per 654 milioni di euro,
allagando decine di comuni, tra cui Monza, San Maurizio al Lambro,
Cologno e la zona attorno a Melegnano. Oggi, dopo mesi di
discussioni, il rischio di esondazione del Lambro dovrebbe essere
risolto. Il Parco Valle Lambro ha approvato il progetto esecutivo di
manutenzione straordinaria del fiume brianzolo nel tratto che corre
tra il lago di Pusiano e il Parco di Monza. Per ottenere il disco
verde è stato necessario coinvolgere 40 enti tra cui Autorità di
Bacino, Autorità Interregionale per il fiume Po, Regione Lombardia,
Ster di Como, Lecco e Milano, Uffici Caccia e Pesca provinciale,
Provincie di Milano, Como, Lecco e Comuni rivieraschi. Una fatica
immane per Renzo Ascari, presidente del Consorzio Parco Valle del
Lambro di Triuggio. «Per anni, la difficoltà di distinguere le
varie competenze ha fatto sì che le proposte di intervento sul
Lambro o venissero accantonate per assenza di fondi o si limitassero
a piccole operazioni - commenta Ascari -. Finalmente abbiamo
realizzato un progetto complessivo, che rappresenta il punto zero da
cui partire per una gestione più razionale dei 30 chilometri del
Lambro». Il piano, elaborato dall'agronomo Giorgio Buizza e
dall'ingegnere Enzo Calcaterra, prevede opere suddivise in cinque
lotti di cui tre partiranno a settembre e due nel mese di gennaio
2005. La spesa complessiva è di 2milioni e 250mila euro, finanziata
da Regione Lombardia ed enti consorziati, e si concluderà entro la
fine del prossimo anno. Rimandata invece di altri due mesi
l'approvazione della costruzione di quattro nuove vasche di
laminazione su cinque previste in un progetto del 1997 (una è già
stata realizzata a Costa Masnaga), che ha richiesto alcune modifiche
e sul quale è ancora in corso un'accesa discussione tra Regione,
Consorzio Parco Valle del Lambro e Comuni coinvolti.
Lago di
Pusiano. È prevista la
manutenzione dell'emissario naturale del Lago di Pusiano e del cavo
Diotti (emissario artificiale). Quest'ultimo, costruito nel 1811 e
lungo 420 metri, è dotato di paratie azionate manualmente per
regolare la portata d'acqua. Una volta ripuliti, i due emissari
consentiranno una migliore regolazione dell'acqua e quindi la
possibilità, in caso di piogge rilevanti, di utilizzare il lago di
Pusiano come vasca di laminazione. Costo dell'operazione, 105mila
euro.
Nibionno.
Saranno ripristinate due anse del fiume, distrutte dall'esondazione
del 2002, attraverso la creazione di «scogliere» con massi di
grandi dimensioni. La spesa complessiva è di 340 mila euro.
Inverigo. Verranno rimossi detriti e vecchie ceppaie, tagliate
piante pericolanti, e pulite sponde e argini per un costo di oltre
un milione di euro.
Parco di
Monza. Saranno sistemate
le fasce boscate, abbattuti alcuni alberi (1.626), piantate 5mila
nuove piantine e ripuliti gli argini in terra. La cifra prevista è
di 380mila euro. Lungo il fiume, inoltre, centraline di rilevazione
controlleranno sia il livello dell'acqua che episodi di
inquinamento.
Simona Elli
2,2 MILIONI
i costi per realizzare
l'intero progetto: di questa cifra 1,5 milioni sono finanziati dalla
Regione Lombardia
5 COMUNI
interessati ai lavori per la messa in sicurezza del Lambro: Pusiano,
Merone, Nibionno, Inverigo, Monza
4 VASCHE
per contenere le piene del Lambro: due a Costa Masnaga, una a
Inverigo e una a Fornaci di Briosco
654 MILIONI
i danni provocati dall'esondazione del Lambro nel 2002: Monza e
Cologno i paesi più colpiti
Da il CORRIERE
DELLA SERA del 27 06 04
«Noi,
vittime delle sciagure impunite»
Dal
Vajont a San Giuliano, familiari e sopravvissuti fondano un
comitato: non ci arrendiamo
ROMA
- Commozione e oblio. Una manciata di sentimenti contraddittori per
milioni di spettatori incollati alla tv. Davanti alle tragedie
piangono, si sdegnano, dimenticano. Troppo presto. E invece: dentro
quella sala di periferia c'è l'icona di un'Italia ferita ma non
rassegnata. Raffigura il Vajont, la diga del Gleno, San Giuliano di
Puglia e i due crolli di Roma, via Ventotene e via Vigna Jacobini.
Parla attraverso sopravvissuti, amici, parenti delle vittime, Nord e
Sud Italia per la prima volta insieme nonostante tutto: «Il dolore
non fa distinzioni». Si danno appuntamento al Tiburtino le memorie
di nove «tragedie nazionali». C'è chi resta bloccato a Sud dalle
proteste contro le discariche, ma invia ugualmente la sua adesione e
alle 19 di un'afosa serata romana nasce il «progetto Orfeo», la
prima associazione che mette in comune tanti destini segnati
dall'imprevidenza dell'uomo più che dal caso o dalle forze della
natura. Con tanta voglia di lottare: fra pochi giorni si aprirà un
numero verde che potrà essere utilizzato da tutti gli italiani per
segnalare rischi e pericoli di ogni tipo, da fughe di gas a crepe
nei palazzi. Parola d'ordine: prevenzione. Perché «se non la fa lo
Stato, la facciamo noi». Ma allo stesso tempo con la speranza di
individuare, anche dopo venti, trenta, quaranta anni e più «il
vero responsabile». Certo, a San Giuliano, nel Molise, c'è stato
un terremoto, «ma perché l'unico palazzo a cadere è stato quello
che ospitava la scuola elementare?». Antonio Morelli porta al collo
la medaglietta d'oro con l'immagine di Morena che ad appena 6 anni
è rimasta vittima del crollo insieme ad altri 26 bambini e alla
maestra. Spiega la fatica «di vivere ogni giorno, in un piccolo
paese, gomito a gomito con i presunti colpevoli della tragedia». I
cinquanta arrivati nella sala rappresentano migliaia di vittime.
Sono un pezzo di storia italiana. Forse pochi ricordano il crollo
della diga del Gleno. Eppure in quella località del bergamasco,
valle di Scalve, nel lontano primo dicembre del 1923 morirono ben
500 persone. Ci fu grande commozione nell'Italia del primo
dopoguerra. E scandalo perché era stata costruita da appena 40
giorni. Anche il re Vittorio Emanuele III si recò sul luogo del
disastro. Ma poi tutto si risolse con miti condanne: poco più di
due anni con la condizionale. «Si vede che la giustizia in
ottant'anni non è migliorata», commenta il presidente della locale
comunità montana, Franco Spada. E anche lui denuncia: «Non sono
venuti fuori i veri responsabili». È impressionante ricordare che
anche per una tragedia dei nostri tempi, come quella di via
Ventotene a Roma, dove nel novembre del 2001 morirono 8 persone, le
condanne finora collezionate sono più o meno le stesse: poco più
di due anni, con la condizionale: «E per di più - precisa Patrizia
Manuelli, sorella di Alessandro, uno dei sei vigili del fuoco morti
durante i soccorsi - si tratta di operai. Al tribunale si è
recitata una farsa e un responsabile vero non si è mai trovato».
Storie di vite che valgono (per magri risarcimenti) secondo la
tabella stabilita dall'assicurazione. Per il Vajont non è andata
diversamente. Qui la tragedia e il lunghissimo strascico giudiziario
sono più conosciuti. A rappresentare le duemila vittime è venuta
Micaela Moretti, presidente del comitato dei sopravvissuti al crollo
della diga: «Basta con la storia del sassolino che fa uscir fuori
l'acqua dal bicchiere. È un paragone irriverente di fronte al
dramma di un paese intero cancellato. Quest'anno ci è arrivato il
rimborso della provincia di Belluno: 150 euro. Volevamo rifiutarlo,
poi ci abbiamo ripensato. Meglio che niente. Ma nessuno ci considera
veramente. Neanche il sindaco di Longarone: ha chiuso il cimitero
per farne uno più bello, monumentale come dice lui, e ha tolto le
lapidi che avevamo messo in ricordo dei nostri morti. Ora deciderà
perfino dove dovrò piangere mio padre». Circoncisa Basile ha
portato la sua foto da miracolata: «Guardate, sono quella lì,
quando arrivano i vigili del fuoco a prendermi insieme a mio marito.
Ci siamo salvati passando dalla finestrella del cortile».
All'inizio la sopravvissuta di via Ventotene è ottimista: «Ci
hanno ospitato in un residence, abbiamo visto i progetti di
ricostruzione del palazzo». Poi subito si corregge: «Molti lavori
dovremo farceli da soli. E mio marito nel frattempo si è ammalato:
lo sapete quanto costano le medicine?». Ma ora di tutto ciò si
occuperà l'associazione unitaria. Che si è dotata di un
presidente, Ferruccio Fumaselli, superstite del crollo di via Vigna
Jacobini a Roma (27 vittime) e di una vicepresidente, Federica
Rinaudo. Che spiega il programma: «Saremo aperti a tutti i
familiari e a tutti i comitati italiani che difendono la memoria di
chi ha perso la vita per calamità naturali o altre tragedie. Con
l'obiettivo di non far morire una seconda volta le vittime». Si
studieranno le leggi, si metterà a disposizione di chi lo desidera
un «supporto medico e psicologico». E, soprattutto, si farà
prevenzione. Con il numero verde che sarà a disposizione nei
prossimi giorni.
Roberto
Zuccolini
LA
CATENA DELLE TRAGEDIE
1
La diga del Gleno
1 dicembre
1923. Cede l'invaso in Val di Scalve. Cinquecento persone
inghiottite dal fango
2
Il Vajont
9 ottobre
1963. Frana sulla diga. Sommersa in pochi minuti tutta la valle:
oltre duemila morti.
3
Stava, la sciagura
19 luglio
1985. Crolla la diga della Val di Stava. Nella sciagura perdono la
vita 268 persone.
4
San Giuliano
31 ottobre
2002. Scuola crolla dopo una scossa di terremoto: uccisi 27 alunni e
una maestra.
5
Via Ventotene.
Il palazzo
esploso 27 novembre 2001. Il palazzo al civico 32 di via Ventotene,
a Roma, viene distrutto da uno scoppio di gas. Otto i morti, trenta
i feriti. Fra i sopravvissuti al crollo Circoncisa Basile: «Molti
lavori dovremo farceli da soli».
L'ACCUSA
Dopo tutti
questi anni aspettiamo i nomi dei responsabili.
LA
BATTAGLIA
Se lo Stato
non interviene allora lo faremo noi.
Da Avvenire del 27 06 04
CITTADINI
E TRAGEDIE
Il
progetto Orfeo vuole suscitare l’attenzione delle istituzioni,
denunciare situazioni di pericolo e ottenere giustizia per chi è
stato colpito «Manca ancora il sostegno psicologico»
«Li
conosciamo, basta disastri»
Nella
valle del Vajont alle 22.39 del 9 ottobre 1963 una frana fa
tracimare il bacino della diga: la gigantesca ondata uccide almeno
1909 persone
Hanno provato sulla loro pelle
che la burocrazia può ignorare il dolore e perfino calpestarlo con
processi interminabili, speculazioni, dimenticanze. Tra le macerie
di dighe, montagne e case andate in pezzi con le loro vite hanno
perso tanto, ma non tutto. Non la dignità, per esempio, né la
voglia di lottare. Così, per la prima volta, i superstiti e i
familiari delle vittime delle più grandi tragedie italiane si sono
riuniti in un'unica associazione nazionale denominata Progetto
Orfeo. L'atto costituente è stato siglato ieri sera presso
l'istituto salesiano "Teresa Gerini", anche se il varo
ufficiale è previsto per il 13 del prossimo mese, quando una sala
della Regione Lazio ospiterà il primo convegno della nuova realtà,
alla quale aderiscono per il momento il comitato dei familiari delle
vittime del terremoto di San Giuliano di Puglia (31 ottobre 2002, 27
bambini e una maestra morti per il crollo della scuola), il comitato
dei sopravvissuti del Vajont (9 ottobre 1963, circa 2mila vittime),
la comunità montana di Scalve per la sciagura della diga di Gleno
(primo dicembre 1923, oltre 500 morti), la fondazione Stava (19
luglio 1985, 268 sepolti da una frana in seguito al crollo delle
discariche della miniera di Prestavel), il Comitato Alluvionati di
Lodi del 2003, famiglie colpite da crolli o fughe di gas come in via
di Vigna Jacobini (1998) e via Ventotene (2001) a Roma, a Foggia
(1999), Palermo (1999). Gli obiettivi sono tanti ma il principale è
quello di «farsi sentire» dalle istituzioni: vigilare per
prevenire nuovi lutti, denunciare pericoli e malversazioni, ottenere
giustizia quando è il caso. Propositi ambiziosi, non se lo
nascondono i fondatori convenuti ieri nella Capitale. Ferruccio
Fumaselli, 39 anni, è il portavoce della nuova associazione. Cinque
anni fa ha perso in via di Vigna Jacobini padre, madre, due fratelli
e molte illusioni. Ma ci crede: «È una battaglia necessaria, non
vogliamo contrapporci alle istituzioni ma affiancarle, segnare una
presenza fissa, costante, perché i bisogni dei cittadini travolti
da simili tragedie non debbano più essere ignorati o aggirati. Le
pare giusto, per esempio, che non sia previsto un sostegno
psicologico gratuito nell'immediatezza del fatto?». L'associazione
prevede di dotarsi di una sede centrale a Roma, con un numero verde
al quale chiunque potrà segnalare pericoli o problemi, e un ufficio
per ogni luogo simbolo delle sciagure. Il nome "Orfeo" fa
riferimento al personaggio mitologico il cui amore per Euridice andò
oltre la morte. «Perché nessuno può comprendere il dolore di chi
perde una bambina, come è successo a noi, e vedere per di più che
da 18 mesi l'inchiesta giudiziaria segna il passo - riflette Antonio
Morelli, 47 anni, presidente del comitato familiari vittime di San
Giuliano -. Ci auguriamo che questa iniziativa serva a stimolare le
coscienze e magari a far avanzare la cultura della prevenzione».
Da Roma Danilo Paolini
Da IL
CITTADINO del 29 06 04
Nel
gruppo anche i parenti dei morti del Vajont, di San Giuliano di
Puglia e della val di Stava
Gli
alluvionati con le vittime dei disastri
Adesione
al Progetto Orfeo, prevenzione contro i dissesti
Gli
alluvionati di Lodi al fianco dei genitori dei bambini morti nel
crollo della scuola elementare di San Giuliano di Puglia e dei
familiari delle vittime del Vajont e della miniera di Stava. Il
Comitato alluvionati Onlus di Lodi è entrato ufficialmente, nei
giorni scorsi, nel Progetto Orfeo, creato dagli scampati, dai
discendenti e dai familiari delle vittime di alcune fra le maggiori
tragedie della storia italiana: dal crollo della diga del Gleno che
l’1 dicembre del 1923 devastò la Valle di Scalve causando più di
500 morti, alla tragedia del Vajont del 1963, alla frana che il 19
luglio 1985 sconvolse la valle del rio Stava uccidendo 268 persone,
fino al crollo del palazzo di Foggia del 10 novembre 1999 (62
vittime). «Anche il nostro Comitato ha aderito all’associazione -
spiega il presidente Domenico Ossino - benché durante l’alluvione
a Lodi tra il 26 e il 27 novembre 2002 non ci furono vittime». Del
“progetto Orfeo”, coordinato dal presidente nazionale Ferruccio
Fumaselli e dal suo vice Federica Rinaudo, il Comitato condivide lo
scopo: «Il progetto vuole portare avanti la battaglia della
prevenzione perché in tutta Italia non si debba mai più raccontare
l’ennesima tragedia - sottolinea Ossino - e mantenere i valori
forti e fondanti della prevenzione e della giustizia». La prima
uscita ufficiale di “Orfeo” (dal nome del personaggio mitologico
che discese nell’aldilà per cercare la moglie Euridice) si è
tenuta sabato nell’Istituto salesiano “Gerini” a Roma. A
quell’appuntamento Ossino non era presente per impegni già presi.
Parteciperà invece all’assemblea pubblica del 13 luglio nella
sala Tevere della regione Lazio: in quell’occasione si parlerà
del supporto medico-psicologico per le vittime di disastri e Ossino
proietterà filmati e immagini della piena di Lodi. Intanto è
partito il passaparola per raggiungere gli alluvionati che non hanno
partecipato al bando regionale dell’anno scorso: «Sto ricevendo
e-mail e telefonate sui contributi regionali - spiega Ossino -. Sta
emergendo che molti lodigiani non vi hanno partecipato, forse perché
avevano già partecipato a quello indetto dal comune e la provincia
ed ingenuamente non hanno aderito a quello della regione». Meglio
quindi contattare il Comitato per ottenere tutte le informazioni del
caso.
Da www.giornal.it
del 29/06/2004
Premiata
la tenacia dei Comitati pro alluvionati
Gli
imprenditori colpiti dagli eventi alluvionali del ’94 che si sono
visti revocare i contributi, a causa dell’intempestività
dell’invio della documentazione, da parte del Mediocredito
Centrale e dell’Artigiancassa, cominciano a ricevere i primi aiuti
che gli consentiranno di riprendere la loro attività. Lo annuncia
in un comunicato stampa, la senatrice Rossana Boldi, che nel 2001
aveva presentato un emendamento alla legge finanziaria grazie al
quale erano stati disciplinati i contributi per le aziende
alluvionate. Infatti, i portavoce dei Comitati che riuniscono gli
imprenditori colpiti dalla calamità, Elide Biglia, Graziella
Languzzi Zaccone e Gianni Gandini, comunicano, non senza
soddisfazione, che Mediocredito e Artigiancassa cominciano ad
accogliere le loro richieste e quindi ad erogare i contributi. E qui
s’innesta un altro comunicato stampa sottoscritto dalla Biglia,
dalla Languzzi e da Gandini i quali spiegano che all’uscita del
Decreto Attuativo vi era solo un tempo limitato per presentare le
domande degli imprenditori revocati dalle banche; il termine era il
31 marzo 2004. Critiche vengono rivolte sia all’Amministrazione
Comunale riguardo lo sportello aperto alla Protezione Civile, con
personale privo delle conoscenze tecniche necessarie, sia ai
cosiddetti “businnesman” che, peggio ancora, hanno preferito far
cadere gli imprenditori in mano agli avvocati. L’atto d’accusa
è rivolto a coloro che hanno sfruttato gli imprenditori a scopi
elettorali o per fare businnes. Il fatto che Mediocredito e
Artigiancassa non abbiano mai preparato la modulistica necessaria e
che per arrivare alla conclusione della Via Crucis, abbiano dovuto
impegnarsi dei comuni cittadini, la dice senz’altro lunga sulla
burocrazia imperante nel nostro Paese. Infatti, anche a noi pare
inverosimile che i businnesman (come vengono definiti i profittatori
con malcelato disprezzo) avessero a suo tempo sostenuto che le
banche non avrebbero mai accettato quella modulistica. Non abbiamo
però motivo di ritenere inattendibile quanto sostengono i tre
firmatari, soprattutto quando dichiarano che i moduli sono stati
preparati con la consulenza di alcuni legali e da un Ufficio
Legislativo. Resta il fatto che grazie a quei moduli, coloro che
hanno prestato fede ai Comitati promotori, hanno potuto presentare
le pratiche inviandole entro il fatidico 31 marzo 2004, ai gestori e
banche di competenza. Sono trascorsi tre mesi e finalmente la
costanza dei comitati promotori viene premiata. Un imprenditore è
rientrato di una revoca che raggiunge il miliardo di vecchie lire.
Altri casi sono già stati annunciati. Ovvia la soddisfazione degli
artefici di tutto ciò. Se le banche ritengono positivo il lavoro
fin qui svolto dai Comitati il merito indubbiamente è rivolto a chi
con impegno, caparbietà e capacità tecnica è riuscito a
sbrogliare un nodo gordiano che altrimenti avrebbe fatto soccombere
intere aziende. Cogliendo l’occasione della venuta in Alessandria
di Tremonti, Forza Italia di Casale e il Calca (Comitato Alluvionati
del Casalese), i promotori hanno potuto consegnare al Ministro delle
Finanze un documento nel quale sollecitano la richiesta di aumento
del fondo perduto per le imprese, velocizzare la destinazione dei
Fondi alla Regione per saldare le pratiche ancora aperte e spostare
il termine della restituzione del finanziamento ai rilocalizzati.
“Questi risultati ci ripagano – è la conclusione della lettera
– di tutto lo sforzo e di tutte le amarezze subite, la gioia di
poter aiutare queste persone è grande come è grande l’emozione e
l’orgoglio che ci invade in questo momento. Dare senza meri fini e
tornaconti ci gratifica enormemente. La magia di coricarsi e
risvegliarsi e stare bene con se stessi preparandosi ad una ennesima
giornata di strategie e lotte…. per gli altri”.
Piero Archenti
Da IL
CITTADINO del 30 06 04
Il
fenomeno causato dal ritorno delle alte temperature e dalla mancanza
di pioggia
Adda,
è di nuovo siccità
Tranquilli
gli agricoltori: c’è neve in montagna
Il fiume Adda
è di nuovo in secca, al punto tale che in alcuni punti si può
attraversare a piedi. Ma quest’anno, a differenza dell’estate
scorsa, non ci dovrebbero essere problemi per approvvigionare i
campi. C’è ancora molta neve oltre i 3 mila metri di quota,
addirittura sopra la media degli ultimi trent’anni. Ma la vera
differenza, nel mese di luglio, la faranno le precipitazioni in
montagna. Infatti in questi giorni il livello del Lago di Como, in
quel di Malgrate, è leggermente sotto la media.
Dal
Consorzio Muzza ribadiscono che il minimo vitale è comunque
assicurato e che le irrigazioni non sono a rischio
L’Adda
ormai si può attraversare a piedi
La
magra del fiume non preoccupa però agricoltori e pescatori
In alcuni
tratti, l’Adda si può attraversare a piedi, in questi giorni. Una
constatazione da non prendere come consiglio, soprattutto per chi
non sa nuotare o non conosce il fiume, viste le recenti tragedie
causate dalle profonde buche che punteggiano il letto del corso
d’acqua, ma è vero che dallo scorso fine settimana in alcuni
tratti il fiume somiglia a un torrente di montagna, ad esempio a
Comazzo, appena a valle della derivazione del canale Vacchelli. Dopo
qualche centinaio di metri, però, il fiume, all’apparenza in modo
misterioso, riprende vigore: «È l’effetto del naturale ritorno
al fiume, attraverso il sottosuolo, dell’acqua utilizzata per
irrigare», spiega il direttore del Consorzio Muzza, ingegner Ettore
Fanfani. Quest’anno, a differenza dell’estate scorsa, non ci
dovrebbero essere problemi per approvvigionare i campi: «C’è
ancora molta neve oltre i 3 mila metri di quota - prosegue Fanfani
-, addirittura sopra la media degli ultimi trent’anni, ma la vera
differenza, nel mese di luglio, la faranno le precipitazioni in
montagna». In questi giorni, il livello del lago di Como è invece
leggermente sotto la media, e ieri a Malgrate la quota era di 34
centimetri sopra lo zero, e anche la portata erogata, 192 metri cubi
al secondo, appare leggermente sotto la media decennale. Ma alla
Muzza l’acqua non manca, dato che a Cassano vengono prelevati dal
fiume 109 metri cubi al secondo, contro i 110 della portata massima
del canale, «e come di consueto il “minimo vitale” per il fiume
è assicurato, anche perché non dimentichiamo che, di quanto
prelevato, circa 15 metri cubi al secondo vengono restituiti già
dopo i primi 10 chilometri». Che comprendono tra l’altro
l’utenza dei sistemi di raffreddamento della centrale di Cassano.
«Stiamo anche elaborando un modello matematico per determinare il
rapporto, in termini di restituzione, tra il canale e il fiume -
prosegue l’ingegnere -. Dati che saranno preziosi per gestire
situazioni di siccità e che nasceranno anche da un censimento
meticoloso, dove possibile, delle restituzioni. Possiamo già
ipotizzare che, in ogni chilometro di Adda, filtra dal letto mezzo
metro cubo al secondo». Anche il presidente della Coldiretti di
Milano e Lodi, Carlo Franciosi, confida in un’estate serena: «La
situazione, per quanto riguarda l’irrigazione, è decisamente
migliore dello scorso anno. L’Adda appare bassa perché l’acqua
viene in gran parte prelevata dalla Muzza, ma questo succede tutti
gli anni. Nel Lodigiano non siamo costretti a turni straordinari per
irrigare anche se, guardando avanti, un pò di pioggia in montagna
non farebbe male. Nel Sudmilano, invece, permane il problema ormai
cronico dei canali inquinati dalla città e deviati nel Redefossi,
da dove andranno nel depuratore di Nosedo. Per questo motivo sempre
più aziende, compresa qualcuna che ancora riesce a coltivare riso,
fanno ricorso a pozzi privati, scavati a circa 50 metri di profondità,
perché la prima falda superficiale rischierebbe di non garantire le
portate necessarie». Anche alla gente del fiume la situazione di
questi giorni non sembra per nulla eccezionale: «L’Adda è in
secca - constata Gino Cassinelli, presidente di Nüm del Burgh -, ma
in passato mi era capitato di vederla ancora più asciutta. E per
quanto riguarda la navigazione, se una persona conosce il fiume, e
usa una barca adatta, non ci sono problemi particolari». In alcuni
tratti bisogna però scendere e trainare le imbarcazioni sopra le
“schiene” di ghiaia. Anche i Pescatori dilettanti non sono
preoccupati: «Anzi, dato che domenica prossima ci sarà una gara di
pesca a passata, con poca acqua sarà più facile agganciare i pesci
- sorride il presidente Giancarlo Magli -. Questo è il classico
periodo di minima portata del fiume, ma a volte si era vista anche
meno acqua. A Lodi, però, lo sbarramento ha migliorato la
situazione. Anche sul fronte dell’inquinamento, non emergono
problemi particolari: chi fa gli scarichi abusivi, sa che quando
l’Adda è così vuota è molto facile individuare l’origine dei
materiali estranei. Settimana scorsa si era rotto l’arginello di
un campo di mais durante l’irrigazione, e il limo e la schiuma
finiti nel fiume hanno portato molti pescatori a chiedermi cosa
stesse succedendo. Dopo un’ora era tutto finito: era solo un pò
d’acqua sporca di fango, ma sembrava chissà quale disastro». Carlo
Catena
Il
comune ha destinato parte dell’avanzo di bilancio per le difese
spondali e la nuova aula in Broletto
Un
altro milione di euro per gli argini
Nuovo “ossigeno” per le difese spondali della riva
sinistra dell’Adda. Il consiglio comunale di Lodi ha approvato
lunedì sera la proposta di utilizzare parte dell’avanzo di
bilancio accumulato nel 2003, per un importo di 500 mila euro, per
rimpinguare il milione di euro stanziato dalla Regione per la
realizzazione delle difese spondali della riva sinistra,
originariamente previste dal Piano di Assetto Idrogeologico. «Il
giorno 8 luglio verrà presentato il progetto – ha affermato il
sindaco Aurelio Ferrari -, successivamente è previsto
l’intervento di messa in sicurezza della sponda destra. In seguito
andremo a valutare gli interventi da effettuare a valle del ponte,
che verranno fatti a lotti singoli». …………….
Da
IL GIORNO del 30 06 04
PAVIA
I lavori sulle sponde del Ticino lo rendono inutilizzabile. A
rischio una attività centenaria
L’imbarcadero
resta a secco
PAVIA
- Dopo
oltre un secolo di attività, l'Imbarcadero Negri rischia di
chiudere. Colpa dei lavori sbagliati sulla riva sinistra che hanno
eliminato l'approdo per le barche e creato una massicciata. «Ci
occupavamo del rimessaggio di 50 barche - dice Mariella
Negri che ha ereditato l'attività dalla famiglia adesso
non ne abbiamo più neanche una. Noleggiamo solo le canoe. In pieno
pomeriggio ne abbiamo fuori due, lo stesso è accaduto l'altro
giorno, mentre la scorsa settimana non siamo riusciti a lavorare
neanche cori quelle. E comunque non è il noleggio che ci dà da
vivere. Il nostro guadagno è dato dalla custodia delle barche,
senza quell'introito a fine anno saremo costretti a chiudere
un'attività che mio nonno ha cominciato nel 1890». Dopo anni di
attesa perché venissero eseguiti i lavori su una sponda
costantemente "mangiata" dal Ticino, quando sono
arrivati i tecnici e le ruspe, invece di "aggiustare" quello che il fiume aveva rotto,
hanno creato un danno maggiore. «L'erosione - spiega Umberto
Barozzi, 60 anni, attuale gestore dell'imbarcadero - è
cominciata nel 1993 ed è proseguita dopo l'alluvione del 2000. Nel
2001 il progetto è stato approvato e attuato solo adesso. Solo
che non è stato messo in atto il disegno originale e nel frattempo
il fiume aveva anche continuato il suo "lavoro", tanto
che se prima avevano 150 metri di riva oggi ne abbiamo 70. Quindi il
progetto iniziale andava rivisto. Allora il Genio civile,
responsabile di quella sponda, ha incaricato il Parco del Ticino
che ha affidato la direzione lavori a una persona che non
conosceva nulla del fiume. In corso d'opera, noi ci siamo
accorti che le cose non andavano bene e abbiamo reclamato. Hanno
parzialmente rifatto l'intervento che è finito 15 giorni fa con
la copertura della massicciata dove è stata messa della sabbia, ma
per noi non è cambiato nulla, non hanno modificato la riva
facilitando l'approdo»”. Inutili le proteste: «Si rimbalzano
le responsabilità - aggiunge Barozzi -. Il Genio dà la colpa
al Parco, il Parco all'impresa e alla fine ci dicono di fare causa.
Ma che senso ha iniziare un'azione legale, investire dei soldi
per poi, magari, vedere un risultato tra dieci anni? Già con i
lavori ci hanno costretti a partire in ritardo con la stagione,
poi hanno dovuto correggere l'intervento, quindi non hanno
corretto niente e siamo arrivati a luglio senza avere una Barca in
custodia e con tutti i nostri clienti costretti ad andare altrove.
E' inutile, il Parco non vuole che il fiume venga sfruttato».
di
Manuela
Marziani
PRATELLO Le regole per costruire
Niente garage sottoterra nel rione ha rischio alluvione
LODI
- Case più alte al Pratello, anche se di un solo piano. Ma niente
box interrati. Per evitare disastri dovuti alle alluvioni. Il Comune
ha predisposto una variante per quanto riguarda le nuove costruzioni
previste nell'area tra viale Dalmazia, la via Emilia e via
Cavezzali-via Sforza, per far corrispondere i criteri edilizi ai
vincoli del Piano di assetto idrogeologico (Pai). «Il piano
regolatore - spiega l'assessore all'Urbanistica Leonardo Rudelli
prevede un tetto sia per l'altezza che per le volumetrie. In
particolare le abitazioni devono avere un massimo di 4 piani, di cui
uno interrato per il box. Ma tali norme erano state adottate prima
dell'entrata in vigore del Pai. Si è dunque reso necessario un
adeguamento. In particolare, per il pericolo alluvionale, non è più
possibile realizzare box interrati. Per non perdere spazi
destinati ai giardini, dunque, pur mantenendo inalterati i volumi
complessivi, è previsto l'innalzamento degli edifici da lO a
12,40 metri per poter realizzare la rimessa delle auto al piano
terreno. In ogni caso le abitazioni non superano l'altezza delle
palazzine già esistenti in quell'area». L'adozione della variante
non eliminerà il divieto a costruire: «Bisognerà comunque
aspettare afferma Rudelli - le opere di difesa idrogeologica».
L.D.B.