Da IL CITTADINO del 1 12 04
Arriva
per posta l’appello a cavare la ghiaia in Adda
L’appello a cavare ghiaia
nell’Adda lanciato dal Comitato alluvionati Onlus arriva “per
posta” da Tricarico, provincia di Matera. È da qui che Nicola
Bonelli, consulente del Comitato coordinato da Domenico Ossino, ha
spedito migliaia di “Lettere da Fontamara” ad altrettante
famiglie lodigiane. Bonelli, che da anni porta avanti una battaglia
per la regimazione dell’alveo dei fiumi, ha dedicato una delle
proprie periodiche pubblicazioni al “Rischio idrogeologico in
Pianura Padana, pericolo per la vita di intere popolazioni”: sei
pagine in cui critica gli interventi ipotizzati dal comune (argini e
apertura di un’altra arcata nel ponte urbano) proponendo
l’allargamento della sezione d’alveo a 300 metri o
l’abbassamento della briglia, intervento messo da palazzo Broletto
in fondo alla lista delle priorità.
Da CORRIERE DELLA SERA del 1
12 04
PIRELLONE
Tutela
delle acque Approvato il piano regionale
MILANO - Una ricognizione a tutto campo delle acque lombarde: da fiumi e
laghi - Lambro, Como e Iseo sono tra quelli in condizioni peggiori -
a reti fognarie e di distribuzione fino ai pozzi che vanno a cercare
in falda l'acqua potabile. E' il Piano di tutela e uso delle acque
approvato ieri dalla giunta regionale: «Uno strumento innovativo
indirizzato sia alla difesa dell'acqua dall'inquinamento che dai
prelievi eccessivi o poco razionali» ha sottolineato l'assessore ai
Servizi di Pubblica Utilità, Maurizio Bernardo. La visione
d'insieme offerta dal Piano dovrà servire a definire il piano di
bacino - che interessa dunque più di una regione - così come
prevede la normativa europea. In regione sono oltre mille gli
impianti di trattamento dell'acqua destinata all'uso potabile: si
tratta di filtri sistemati sui pozzi per eliminare sostanze
inquinanti (microinquinanti orghanici, ferro, manganese, ammoniaca)
o - nel 75% dei casi - di interventi per la disinfezione. I
cittadini lombardi dispongono in media - fa sapere ancora il piano
della Regione - di 250 litri al giorno, che salgono fino a 800 nelle
grandi città; le perdite degli acquedotti, inferiori al 20%, sono
decisamente al di sotto della media nazionale, mentre la rete
fognaria raggiunge il 99% dei comuni con una potenzialità di 9
milioni di abitanti equivalenti (il parametro usato sommando agli
usi civili quelli industriali). Quanto ai corsi d'acqua, altri studi
della Regione, hanno classificato «pessimo» lo stato di salute dei
laghi di Como, Iseo e Lugano; «scadente» quello di Lecco e «sufficienti»
Garda e Maggiore. Tra i fiumi il grado «pessimo» tocca a Lambro,
Olona e Mella mentre Adda (tranne l'ultimo tratto, «scadente») e
Brembo sono tra «sufficiente» e «buono». «Buono» anche il
Ticino, tra «sufficiente» e «scadente» gli altri. «Il piano -
è il commento del Wwf - testimonia un apprezzabile sforzo di
raccolta dati, ma è troppo legato ad alcune discipline: c'è ancora
molta ingegneria idraulica e poca ecologia». Guardini Laura
Da IL CITTADINO del 2 12 04
Imposti
due siti in più
Cave,
scontro tra provincia e regione
Verdetto rinviato per il
nuovo Piano cave decennale del Lodigiano: lunedì in consiglio
regionale è mancato il numero legale per procedere al voto. La
provincia e l’opposizione di centrosinistra in regione guadagnano
così ancora un po’ di tempo per provare a contrastare le
modifiche imposte dal Pirellone, che ha introdotto d’ufficio due
nuovi siti estrattivi (a Corte Palasio e Graffignana) ed ha
aumentato di 2.240.000 metri cubi i quantitativi del piano, passati
da 12.510.000 a 14.750.000.
Il
Pirellone boccia la politica al risparmio della provincia e aggiunge
siti estrattivi a Graffignana, Corte Palasio e Camairago
La
regione vuole aprire tre nuove cave
Ma
in consiglio non c’è il numero legale e il piano non passa
Guerra aperta fra regione e
provincia per il piano cave. Il documento riveduto e corretto dal
Pirellone, che prevede un nuovo Belgiardino a Castiglione, due cave
in più e l’aggiunta di oltre due milioni di metri cubi, non è
passato lunedì pomeriggio in consiglio regionale. Centro destra e
centro sinistra si sono dati battaglia per tutto il giorno sul piano
cave di Lodi. Da una parte il centro sinistra costringeva la
presidenza a una verifica continua del numero legale. Dall’altra i
consiglieri della Cdl presenti - secondo i bene informati
soprattutto il presidente della commissione ambiente Domenico
Zambetti e il forzista Luciano Valaguzza - si dannavano l’anima
per portare in consiglio i colleghi assenteisti. Alla fine ha vinto
l’Ulivo: il provvedimento non è passato per mancanza del numero
legale e verrà riproposto subito dopo l’approvazione della
finanziaria regionale, probabilmente prima delle ferie natalizie.
Nella prossima seduta, però, in votazione andranno anche gli
emendamenti presentati dal consigliere lodigiano diessino Gianfranco
Concordati, che ha messo in piedi con l’aiuto dei Verdi una
controffensiva per riportare il piano cave di Lodi alle dimensioni
originariamente previste dall’allora giunta di Lorenzo Guerini. «Per
ora la lobby dei cavatori non ha vinto», ha detto trionfante
l’assessore all’ambiente della provincia Francesca Sanna, che da
mesi ha ingaggiato una battaglia senza esclusione di colpi con la
regione. La provincia, infatti, aveva presentato un piano di
escavazioni che prevedeva tredici cave e 12.510.000 metri cubi da
estrarre. Il resto del fabbisogno del territorio sarebbe stato
completato dall’utilizzo di materiali da recupero (110 mila metri
cubi all’anno per dieci anni, equivalenti al “risparmio” di
una cava) e dalla regimazione dei fiumi per altri 100 mila metri
cubi all’anno per un totale di un milione di metri cubi di ghiaia.
Il Pirellone però ha completamente sovvertito il piano cave della
provincia abbassando a soli 27.500 metri cubi all’anno
l’utilizzo di materiale riciclato, eliminando del tutto il
livellamento dei fiumi, aggiungendo due cave nuove e colmando la
distanza tra due cave esistenti vicine a Camairago-Castiglione
d’Adda per fomare un unico immenso “buco” da quasi 3 milioni
di metri cubi. Con le nuove aggiunte, il piano cave riveduto e
corretto dal Pirellone, renderebbe 14.750.000 metri cubi, ben
2.240.000 in più rispetto a quanto preventivato dalla provincia. Le
due nuove cave sono state individuate tra Corte Palasio e Soltarico
e tra Graffignana e Sant’Angelo. La prima si trova in un’area di
bonifica ambientale sui terreni dell’agricoltore Mario Gendarini e
renderà 500 mila metri cubi. La seconda, da 800 mila metri cubi,
sarà quasi tutta in territoria di Sant’Angelo e confinerà con
l’ambito estrattivo già individuato a cascina Molina. Ma la
misura più “pesante” sono i 300 mila metri cubi aggiunti dalla
giunta regionale a Camairago, nella cava di prestito di cascina
Vallicella. Il nuovo ambito estrattivo servirà a unificare la cava
di cascina Vallicella a Castiglione-Camairago a quella di cascina
Rotta imposta dalla regione. In pratica, ci sarà un unico
“buco” da 2.950.000 metri cubi che al termine dei dieci anni
diventerà un grosso lago. Per il Lodigiano, un nuovo Belgiardino. Francesco
Gastaldi
«I
milanesi ci saccheggiano per favorire i privati»
«È una vergogna, che senso
ha darci una delega se poi alla fine la regione fa sempre quello che
vuole?». Francesca Sanna ha un diavolo per capello per la vicenda
cave, ma sotto sotto è anche soddisfatta d’aver vinto la prima
battaglia in consiglio regionale. «Adesso aspettiamo gli eventi,
Concordati ha presentato alcuni emendamenti per riportare il
fabbisogno del Lodigiano ai livelli che avevamo indicato noi». Da
mesi la Sanna sta facendo avanti e indietro al Pirellone per il
piano cave, ma la guerra va avanti da anni: «Continuano a farsi i
fatti loro per favorire il potentato dei cavatori. Ci bucano il
territorio come un groviera per soddisfare richieste che col
Lodigiano non c’entrano nulla. E dire che pochi giorni fa Zambetti
a Lodi girava per il fiume affermando che bisognava tornare
immediatamente a scavare in alveo - continua ironica la Sanna - e
poi vota a favore di una provvedimento che ha eliminato tutti i
quantitativi che avremmo reperito regimando dei fiumi. Evidentemente
il presidente della commissione ambiente è uno di quelli che
parlano bene e razzolano male». Ma l’assessore all’ambiente
della provincia ce l’ha anche con Forza Italia: «Quando lo
presentammo in consiglio dissero che era un piano cave pesantissimo,
poi la regione ha aggiunto cave e metri cubi in più e non hanno
detto nulla: che coerenza!». Il consigliere diessino Gianfranco
Concordati promette battaglia: «Hanno usato un artificio per
ridurre i quantitativi provenienti dall’uso di materiali di
recupero che la provincia aveva addirittura sottostimato. Ma la cosa
più grave è che la nuova cava di Corte Palasio verrebbe aperta in
una zona di particolare fragilità ambientale, in pieno Parco Adda
Sud. È inaccettabile che la giunta regionale continui a travalicare
le previsioni di piano fatte dalle province». A difendere
l’operato del Pirellone invece è Marco Votta (Forza Italia): «Strano
che la sinistra non abbia detto nulla in commissione sul piano cave
di Lodi e poi abbia presentato sei emendamenti in consiglio. Ho
visto approvare molti piani e quello di Lodi è stato in assoluto
fra i meno toccati dalla giunta regionale, che ha operato pochissime
aggiunte. La mancata approvazione? Un incidente di percorso, il
piano sarà di nuovo all’ordine del giorno a metà dicembre».
«Il
Consorzio Po è giunto al punto di svolta»: l’ex senatore Bucci
decide di farsi da parte
MELETI
Per ora il Consorzio Po proseguirà la propria attività con sei
comuni, con la speranza di riuscire a coinvolgere però la provincia
di Lodi e le altre realtà rivierasche del Grande Fiume, ma l’ex
senatore Michele Bucci annuncia l’intenzione di lasciare la
presidenza dell’ente nei prossimi mesi. È questo il quadro emerso
dalla riunione del consiglio direttivo di martedì, cui hanno
partecipato i rappresentanti dei comuni di Meleti (dove si è svolto
l’incontro), Guardamiglio, Fombio, Orio Litta, Ospedaletto e Santo
Stefano: si è dunque registrata la defezione annunciata di Corno
Giovine e San Fiorano, che hanno deliberato il recesso dal Consorzio
Po. Anche il sindaco di Santo Stefano Massimiliano Lodigiani aveva
proposto una decisione simile al proprio consiglio comunale, che però
dopo una lunga discussione nella seduta di lunedì ha deciso di
congelare la decisione proprio in vista del summit del giorno dopo a
Meleti: «Rimaniamo in attesa - commenta Lodigiani - di verificare
se si concretizzeranno i programmi definiti dal consorzio
nell’ultima riunione: è però condizione necessaria che
aderiscano tutti i comuni rivieraschi e la provincia di Lodi».
L’obiettivo del Consorzio Po è ottenere l’accreditamento dalla
regione Lombardia per poter effettuare la sorveglianza e le
manutenzioni ordinarie degli argini e della golena: «Abbiamo già
concordato - sostiene il presidente Bucci - queste deleghe con
l’Aipo (agenzia interregionale Po, ndr) che sarebbe disponibile
anche ad accettare le nostre richieste di decentrare un proprio
ufficio da Milano a Lodi e di asfaltare gli argini per utilizzarli
come piste ciclabili. Per questo però è indispensabile ottenere
l’accreditamento dalla regione Lombardia». Occorre tuttavia
creare una base consortile più ampia e per questo motivo Bucci ha
cercato di coinvolgere il presidente della provincia Osvaldo
Felissari. «A questo punto però cedo il testimone ai sindaci -
annuncia Bucci - anche perché sembra che la mia figura abbia
contribuito a far assumere agli occhi di alcuni una certa
colorazione politica a questa iniziativa che invece si poneva
semplicemente l’obiettivo di salvaguardare e valorizzare il
territorio lungo il fiume. Occorre lasciare da parte campanilismi e
divisioni politiche, ma non me la sento di proseguire questo cammino
dopo quattro anni in cui ho lavorato alla costituzione dell’ente e
alla redazione dei progetti sulle quattro priorità individuate:
ambiente, navigazione, difese spondali e valorizzazione della
cultura e del territorio. Terminate quelle che ho definito la fase
uno e la fase due del programma, saranno altri a concretizzare la
fase tre». Daniele Perotti
Da Lettere al IL CITTADINO
del 2 12 04
ZONA
CAPANNO
Il
terrapieno è diventato una palude
È bastato un giorno di
pioggia battente e il terreno sul quale è stato creato un
terrapieno, poi asportato, in zona Capanno, ad alto rischio
idrogeologico a ridosso dell’area in cui si svolge il festival
dell’Unità, si è trasformato in una palude, che ha eroso una
parte della già disastrata strada adiacente. Ancora una volta la
reazione dei cittadini aveva costretto l’amministrazione comunale
a far “ripristinare” un’area (comunque devastata nel suo
equilibrio originario) che senza le proteste sarebbe stata
asfaltata. In ogni caso, i danni sono stati arrecati lo stesso, e i
risultati sono sotto gli occhi di tutti. A voi le riflessioni. Gaia Bocchioli Lodi
ALLUVIONATI
Il
preconcetto è soltanto del sindaco
A pag. 19 della rubrica “La giunta on-line”, sul Cittadino di venerdì 26 novembre u.s.,
la Sig.ra Nina pone una domanda sul tema dell’alluvione: “Sono
state fatte molte riunioni con varie autorità per i lavori di
sistemazione e prevenzione. Perché i cittadini, o quantomeno dei
rappresentanti degli stessi, non vengono convocati o almeno
informati delle decisioni raggiunte?” Il Sindaco Ferrari
risponde: “Credo che le informazioni circolino sufficientemente almeno a
livello di comitati. Mi sono accorto, tuttavia, che non sempre le
informazioni arrivano a tutti gli interessati, forse anche a causa
di posizioni preconcette che i rappresentanti dei comitati
hanno assunto. Mi pare che in questo senso la riunione dello
scorso inverno all’ Oratorio del Borgo sia stata emblematica”. Come
consiglio direttivo del Comitato Alluvionati Lodi Onlus ci sentiamo
chiamati ad esprimerci.
Vorremmo dire innanzitutto al Sindaco che di riunioni ne sono
state tenute altre, dopo l’inverno dello scorso anno, non ultima
l’assemblea aperta del 5 novembre u.s.; riunioni alle quali, forse
preconcetto, non ha ritenuto di partecipare.
L’informazione sullo svolgimento delle riunioni è sempre
stata comunque ampiamente proposta alla cittadinanza e l’effetto
è che molte persone sono sempre intervenute, dimostrando interesse.
Perciò, se la Signora lo ritiene opportuno, il Comitato è a
disposizione per ogni informazione. Tornando alla definizione di
“preconcetto”, credo che maggiore prudenza da parte del sindaco
nell’esprimere una categorica stigmatizzazione dei metodi
procedurali di un comitato sarebbe stata opportuna. Infondo, un
comitato bene o male è
per sua natura una spontanea aggregazione dei cittadini, che chi sta
a capo dell’amministrazione di una città (lo voglia o no)
comunque rappresenta nell’ambito del suo ruolo istituzionale. Infine, vorremmo affrontare il nocciolo
della questione. Riteniamo infatti che, se i cittadini hanno la sensazione di non
venire informati delle decisioni raggiunte, una sola è la ragione:
che decisioni serie, concrete, globali e definitive sul tema della
sistemazione e della prevenzione non ce ne sono state da parte delle
istituzioni.
Il Sindaco dovrebbe preoccuparsi di queste, prima che dei
presunti preconcetti dei comitati.
Da alcune risposte a quesiti dei cittadini, pubblicate nello
stesso contesto, pronunciate dal Sindaco e dal Vicesindaco, sembra
che l’Amministrazione comunale stia pensando di fare sue
(finalmente, ce n’è voluta di pazienza!) alcune proposte (che
peraltro il Comitato va cercando di far percepire da tempo, a vari
livelli istituzionali) affinché il letto e le sponde del fiume
vengano regimate, al fine di favorire lo scorrimento in alveo di una
portata d’acqua anche significativamente superiore a quella
ordinaria.
Ebbene, gli alluvionati sarebbero finalmente lieti di vedere
queste ventilate ipotesi dell’ultima ora tradotte in atti
pubblici. Solo così sarebbero certi che non si tratti ancora una
volta di parole vane. Soprattutto, non ci sentiamo affatto presuntuosi nel suggerire
al Sindaco una rilettura della domanda della sig.ra Nina: forse, è
lui che non ne ha colto appieno il “tenore”.
Consiglio
direttivo del Comitato Alluvionati Lodi Onlus c.al.lo@tin.it
Da
AGENDALODI del 2 12 04
No
agli argini!
vengano realizzati inutili
argini e i fiumi vengano solo ripuliti e che in questi giorni sta
inviando a tutte le famiglie di Lodi un opuscolo in cui spiega la
sua posizione e lancia un allarme contro possibili nuove esondazioni
del fiume Adda, torna all'attacco. Non ha senso, ribadisce, creare
argini solo a Lodi che, oltre a portare all'innalzamento dei livelli
idrici, provocherebbero esondazioni più a monte, che comunque
confluirebbero poi su Lodi, aggiungendosi alla risalita della falda
e al rigurgito delle fogne. Ma Bonelli punta il dito anche contro il
previsto allargamento dell’alveo, in corrispondenza del ponte
urbano, con l’aggiunta di una campata al ponte. "E' inutile,
afferma - allargare l’alveo dove è già di 150 metri, e non nei
tratti critici dove, a causa dei sedimenti, si restringe sotto i 60
metri. All'altezza del Col del Prete, in prossimità della
Caccialanza, addirittura è a 40 metri e l'argine è in parte
crollato. Il rapporto ufficiale della piena
del 2002 parla di una portata di 1.600 metri cubi al secondo.
Ma nei tratti oggi ristretti dalla ghiaia vi può transitare una
portata massima di 800 mc/sec. Per cui è urgente ripulire il fondo
del fiume". In prossimità del ponte urbano, invece secondo
Bonelli, anziché allargare il ponte di 16 metri con una nuova
arcata è sufficiente, in base ad un semplice metodo matematico per
calcolare la portata d'acqua, demolire la briglia per dare nuova
forza alla corrente e far defluire così un maggiore quantitativo
d'acqua. "Tra i vari interventi previsti
- commenta Bonelli - c’è anche l’abbassamento parziale
della briglia. Abbassamento che, stranamente, è previsto per
ultimo, cioè dopo aver innalzato gli argini ed allargato il
ponte… Se invece si abbassasse per prima la briglia, risulterebbe
evidente che tutto il resto è superfluo!".
Anche
il Parco Adda Sud al Forum dei parchi fluviali
Anche il presidente del Parco
Adda Sud, Attilio Dadda, partecipa al Forum dei Parchi Fluviali
Italiani in programma per domani in Sicilia. L’incontro è
organizzato dal Parco Fluviale dell’Alcantara e dal WWF Italia nel
quadro delle iniziative denominate AQUAFEST. Attilio Dadda interverrà
domattina in qualità di delegato della Federparchi (Federazione
Italiana Parchi e Riserve Naturali) con una relazione su
“L’acqua moltiplica le risorse: salvaguardia e valorizzazione
della risorsa idrica per lo sviluppo sostenibile. Il caso
dell’Adda”, a Francavilla di Sicilia nella Sala
Falcone-Borsellino. Un’occasione per lanciare ufficialmente tre
dei progetti che vedono impegnato il Parco: la candidatura all’Unesco
di tutta l’asta dell’Adda, perché venga tutelata come
“patrimonio dell’umanità”; il progetto di navigare il fiume a
Brivio, Lodi e Pizzighettone grazie al Consorzio “Navigare
l’Adda”; e la creazione di un piano energetico dell’acqua,
basato sulla produzione di energia con fonti rinnovabili.
Da
IL CITTADINO del 4 12 04
Corte Palasio Per l’esperto
di ambiente Luca Canova «meglio tornare a pescare ghiaia
nell’Adda»
«Quella cava distruggerà
l’oasi»
«Sarà uno scempio nella
riserva europea di Soltarico»
Corte Palasio
Provincia e Wwf preparano le barricate contro la cava di Soltarico,
inserita a sorpresa dalla regione Lombardia nella revisione del
piano cave già adottato da San Cristoforo e destinato a ritornarci
per ulteriori valutazioni. Un polo estrattivo, quello che si mangerà
un’ansa al confine con un sito ambientale di interesse
comunitario, che è arrivato a sorpresa dal Pirellone assieme a una
nuova cava da 800 mila metri cubi a Sant’Angelo, in fregio con
quella già autorizzata a cascina Molina, e a un ampliamento da 300
mila metri cubi a Camairago, dove il polo di prestito della
Vallicella andrà in questo modo a congiungersi con quella di
cascina Rotta, anch’essa imposta dalla regione. Per il presidente
della commissione provinciale ambiente Luca Canova, già direttore
del Parco Adda Sud e ricercatore universitario, si tratta «di una
devastante interferenza nella vita e nell’ambiente lodigiano,
considerando anche il fatto che la lanca di Soltarico è un
ecosistema di rilevanza europea e che proprio l’Unione ha
intenzione di stanziare un milione di euro proprio per la
salvaguardia delle biodiversità in questo tratto dismesso di fiume».
Il settore destinato dalla regione all’escavazione rientra nel
comune di Corte Palasio ed è in riva alla lanca, perché l’ex
cava in territorio di San Martino è stata rinviata in quanto cela
una discarica abusiva. Canova fa anche una controproposta
provocatoria: «Se proprio servono questi 500 mila metri cubi di
materiale inerte, li si possono prelevare dal fiume Adda, nel tratto
a monte della briglia del ponte di Lodi, che è evidentemente troppo
piena di detriti. Sarebbe comunque un danno per l’ambiente, ma
eliminerebbe alcuni dei rischi per i quartieri bassi di Lodi».
Canova respinge inoltre al mittente «le accuse di chi ha dato la
colpa alla provincia per i divieti di escavazione in alveo,
essendone in realtà lui stesso tra i propositori», e richiama
l’attenzione sull’approccio complessivo della regione a questo
piano cave: «Finora la politica si è sempre fermata di fronte alle
aree protette. A Soltarico invece non solo non si tiene in
considerazione il fatto di essere nel Parco Adda Sud, ma neppure
quello di confinare con una riserva naturale. Sembra di essere
tornati agli anni Settanta». Bassano Riboni, a nome dei vertici del
Wwf lodigiano, aggiunge: «Intendiamo segnalare questo attentato
all’ambiente all’Unione europea e chiedere personalmente a tutti
i consiglieri provinciali di bocciare la cava di Soltarico. Qui
nidificano rapaci, si osservano passeriformi ormai scomparsi dal
resto del Lodigiano, per non elencare migratori e libellule. E ben
sappiamo che ogni volta che si apre una cava bisogna aspettarsi una
lunga serie di ulteriori ampliamenti». Carlo Catena
Da LA TRIBUNA DI LODI del 4
12 04
Per la Regione non ci
sono dubbi
Ha
ragione Ossino
“Caro
Felissari, ti invito, con l’intera giunta, a fare un sopralluogo
sull’Adda insieme a me”. Ancora sul barcone che l’ha portato a
vedere di persona le condizioni attuali dell’Adda il giudizio di
Domenico Zambetti (Udc),presidente regionale della Commissione
Ambiente, è categorico. “Oltre agli interventi già previsti e
finanziati, che siano nuovi argini o il rafforzamento delle sponde -
ha detto Zambetti al termine del sopralluogo - ritengo
indispensabile che venga pulito il letto del fiume, il quale in
alcuni punti appare impraticabile. La Regione ha intenzione di fare
tutta la sua parte”, ed ha aggiunto :“Non sono qui per
iniziativa personale, ma per scopi istituzionali. Per questo – ha
garantito Zambetti, - mi impegno a portare all’attenzione della
commissione ambiente i problemi constatati oggi e a portare qui a
Lodi per un sopralluogo gli stessi componenti della commissione”.
Il giornalista del Cittadino Fabrizio Tummolillo registra fedelmente
l’opinione di altri presenti all’incontro. “Nessuno ha chiesto
di togliere venti metri di fondo, ma almeno un metro e mezzo, due -
auspica Cesare Vianelli, abitante nell’Oltreadda, tra gli
alluvionati di due anni fa esatti -. Poi bisognerebbe pulire le
rive, togliere lo sporco, i tronchi morti. Ormai viviamo con la
paura di rivivere quei momenti”. Al suo fianco Graziella Majoli
trattiene la rabbia a stento: “Dopo due anni siamo ancora alle
parole. È meglio che non dica altro”. “Si vive male - spiega
ancora Vianelli -. Quando l’Adda comincia a salire si finisce con
l’andare avanti e indietro dal ponte a casa per vedere se il
livello sale o scende. È un’angoscia costante, continua”. Nelle
stesse ore, anche la Provincia di Lodi, attraverso un comunicato
della commissione Ambiente ha modificato radicalmente la propria
posizione: via libera alle escavazioni controllate del fiume. La
visita del presidente della Commissione ambiente della Regione è
una vittoria completa delle tesi sostenute in questi anni con
tenacia da Domenico Ossino, presidente del comitato riva destra.
Speriamo che alle parole adesso seguano fatti.
“Verso il futuro… per non
dimenticare”
Al
Teatro S. Francesco riuscitissima manifestazione degli alluvionati
26
novembre 2002: ci vorrà tempo perché questa data si sfumi, nella
memoria di tanti lodigiani. Né sarebbe giusto che ciò avvenisse in
breve. Proprio per questo motivo il Comitato Alluvionati Lodi Onlus
si è scelto lo slogan “Verso il futuro…per non dimenticare”
come premessa per ogni nuova iniziativa. L’ultima in ordine di
tempo si è svolta proprio venerdì 26 novembre scorso, a due anni
esatti dall’alluvione; una serata a teatro, dal titolo simbolico:
“Dalle rive dell’Adda: gioie e dolori attorno al fiume”.
L’evento alluvionale del novembre 2002, che mise in ginocchio
larga parte della città, anche in zone assolutamente fino ad allora
non previste, ha lasciato una traccia profonda nell’animo di chi
l’ha vissuto, suo malgrado, da protagonista. Il Comitato ha
creduto opportuno commemorarlo,
quest’anno, orientandosi
su un programma che, attraverso un unico filo conduttore,
ripercorresse aspetti e quadri di vita legati alla convivenza con il
fiume, fonte di preoccupazione a volte, altre volte invece elemento
di grande vitalità per il suo popolo. Una platea attenta e
partecipe ha occupato il Teatro San Francesco a Lodi, sul cui
palcoscenico si sono
alternati la “Compagnia del Teatro dei giovani di Lodi” diretta
da Bruno Pezzini (con Ermanna Croci,
Francesca Musella
e Cesarina Spoldi; alla tastiera Angelo Martinenghi) e il Gruppo
“Lavori in Corso” di Luciano Allegri (con Alessandra Banchieri e
Mirna di Vita). Ha condotto la serata, con la solita maestria, Carla
Galletti. Bravi e generosi artisti, che hanno
risposto con grande, immediato entusiasmo alla richiesta del
Comitato di allestire una serata “diversa”. Solo alcuni momenti
centrali sono stati dedicati dal presidente del Comitato, Domenico
Ossino, alla descrizione del quadro della situazione attuale in
fatto di sicurezza del territorio (ancora carente in merito ai
concreti interventi da realizzare) e dei rapporti con le istituzioni
(in particolare, sulla difficoltà a godere dei rimborsi
regionali, data la denunciata cavillosità burocratica che di fatto
ha escluso dai benefici una percentuale di richiedenti altissima:
solo uno su sei è risultato avere diritto al risarcimento). Tutta
la serata in effetti è trascorsa tra letture e canti, con brani
tratti da opere che hanno spaziato dal ‘600 ai giorni nostri: da
Defendente Lodi a De Lemene, da Ada Negri ad Andrea Maietti, fino a
sconfinare nelle cronache del quotidiano lodigiano “Il
Cittadino” del 1951 (anno in cui già nacque un comitato di
cittadini alluvionati) e del 1976 (anno che molti ancora ricordano
per un’imponente piena che si abbatté sulla città bassa). Il
coinvolgimento ha
“preso” anche alcuni spettatori, dai quali si sono levate voci
che si sono fuse con quelle degli artisti, quando questi
ultimi si sono esibiti nelle canzoni popolari più vere, mentre
momenti di commozione hanno raggiunto la platea quando Ermanna Croci
ha magistralmente interpretato una figura di donna nella poesia
”Ne la me vita” di Pezzini. Fino all’apoteosi finale,
raggiunta con la performance della mitica Cesarina Spoldi, dapprima
con la Croci in una scena de “La sposa Francesca”, e poi da
solista, in conclusione, nel canto del brano “Vunce e spusine”.
Un piccolo capolavoro, che ha travolto il teatro in un lungo,
affettuoso applauso. Una bella serata, insomma, in cui il Comitato
Alluvionati Lodi Onlus ha spalancato le porte (non solo in senso
metaforico; infatti, l’ingresso era libero) a un originale momento
in cui si sono fuse assieme diverse anime: cultura, memoria,
tradizione e attualità. Il tutto, senza perdere di vista le gioie e
i dolori che il fiume, parte tanto importante ma altrettanto spesso
trascurata della città, finisce per dare quotidianamente. Carmen
Ansi
L’Adda
in piena... la Giunta fuori a cena!
Ricordate questo slogan
gridato da centinaia di alluvionati, manifestanti in Piazza della
Vittoria nel maggio 2003? La Tribuna di Lodi è stato l’unico
giornale a riprenderlo per prima, e a piena pagina nell’edizione
del 24 maggio 2003. Fu proprio quello l’inizio della carriera
assessorile di Mauro Biscaldi. La nostra campagna giornalistica
contro la devastazione delle rive fiume per la costruzione di decine
di migliaia di metri cubi sulle aree ex Sicc, l’impegno decisivo
di Andrea Cancellato nella commissione d’indagine sull’alluvione
del 26 novembre 2002, l’impegno giornalistico per dare agli
alluvionati, la pubblicazione a tempo di record dell’unico volume
fotografico dedicato all’alluvione, con parte cospicua dei
proventi destinati ai Comitati sorti in città: tutto questo stato
un impegno costante durato e che ha prodotto risultati politici
significativi. Ebbene: sabato 27 novembre il centro destra (Fi, An,
Lega e Udc) allestisce in Piazza della Vittoria alcuni gazebo che
riprendevano quello slogan, manifestare la protesta politica
opposizioni alla Giunta Ferrari per quanto non è stato fatto a due
anni di distanza dell’alluvione. Il Circolo Archinti non c’era,
per la semplice ragione che non siamo stati invitati. Forse è stato
un disguido degli organizzatori o forse è stato altro. È bene che
i nostri lettori lo sappiano.
Da
AGENDALODI del 6 12 04
Pista
ciclabile Lodi-Boffalora
Appalti e acquisizione delle
aree entro il 31 gennaio 2005 per la pista ciclabile sulla strada
Lodi-Boffalora d’Adda fra l’abitato del Revellino e la cascina
Pesalupo. Lo assicura il presidente della Provincia Osvaldo
Felissari in risposta ad una richiesta di Carlo Bajoni in
rappresentanza del comitato alluvionati riva sinistra. L’inizio
dei lavori è dunque previsto per l’inizio di marzo, con
conclusione entro la fine di settembre dell’anno prossimo.
Da Corriere.it del 6 12 04
Il maltempo in Sardegna ha
fatto due vittime
Paese alluvionato: morte
nonna e nipote
Lutto
a Villagrande Strisaili, nel nuorose, devastato da acqua e fango
dopo le piogge
CAGLIARI - Tragedia causata dal maltempo in Sardegna: una nonna e
la sua nipotina di tre anni, sono morte lunedì sera travolte da
un'ondata di acqua e fango che ha squassato la loro casa, a
Villagrande Strisaili (Nuoro), scaraventandole fuori dalla finestra.
In un primo momento sembrava che la donna e la piccola fossero morte
nel tentativo di mettersi in salvo dall'ondata di detriti che stava
investendo il paese, arroccato sulla montagna e colpito da un
violento temporale.
LA DINAMICA - Poi i soccorritori hanno ricostruito l'accaduto: il
corpo di Assunta Bidotti, 69 anni, è stato trovato ai piedi
dell'abitazione, coperto di fango; quello della bambina era invece a
300 metri dalla casa, trascinato dall'acqua melmosa. Difficili i
collegamenti per raggiungere il paese allagato, con smottamenti e
apertura di voragini: bloccati da detriti e frane gli accessi a
Villagrande Strisaili. Una situazione che non ha permesso di
raggiungere il paese neanche ai genitori della bambina, che erano al
lavoro a Lanusei. L'allerta maltempo in Sardegna era stata data
dalla protezione civile e dal prefetto di Cagliari, Efisio Orrù.
Sul posto sono stati impegnati per i difficili interventi di
soccorso vigili del fuoco, polizia e carabinieri e particolari
preoccupazioni desta la vicina diga di Santa Lucia.
UN ALTRA VITTIMA A GROSSETO -
Dovuta, seppur indirettamente, al maltempo anche la morte di una
donna di 26 anni, in provincia di Grosseto: ha perso il controllo
della sua auto dopo aver investito una nutria e la vettura è finita
in un torrente. La giovane è annegata nel corso d' acqua ingrossato
dalla piena di questi giorni. Il maltempo, che con 48 ore di pioggia
incessante ha provocato danni dalle Marche al Lazio, dall'Umbria
alla Toscana, è stato anche la principale causa della maggior parte
degli incidenti stradali con esito mortale avvenuti nel fine
settimana: dei 38 incidenti, con 43 vittime, 22 sono da addebitare
alle strade bagnate o con fondo sdrucciolevole. Nelle zone
dell'Italia centrale la situazione si va normalizzando, ma resta il
livello di guardia per il Tevere, che ha raggiunto i dieci metri di
altezza a Roma.
Da IL CITTADINO del 7 12 04
Otto
arrivi al gruppo di Protezione civile: più forza per le emergenze
del territorio
Un rilancio voluto dal
sindaco, Angelo Gazzola, e dall’assessore alla partita, il vice
sindaco, Franco Boccalini e da tutto il gruppo di maggioranza. Il
rilancio riguarda il servizio di Protezione civile cittadino. Con
una cerimonia a conclusione dell’ultimo consiglio comunale, il
primo cittadino ha consegnato i diplomi di fine corso per otto nuovi
volontari che sono entrati a far parte dell’organico, e un
attestato di partecipazione ai restanti 6 appartenenti del gruppo.
«La nostra scelta si muove nel rispetto del quadro normativo
nazionale e regionale — sottolinea Gazzola — e dalla necessità
di rafforzare un ulteriore strumento di controllo nella gestione del
territorio». Il richiamo alla normativa si riferisce, all’obbligo
di predisporre piani urgenti di emergenza contenenti le misure per
la salvaguardia dell’incolumità delle popolazioni. «Il
territorio comunale non è quello che siamo abituati a considerare
tale in senso stretto — chiarisce Boccalini che come assessore ai
Lavori Pubblici seguirà in prima persona la vicenda - ma contiene,
per fare un esempio, anche la zona fluviale». Il territorio di San
Martino, infatti, si estende per 13 chilometri quadrati, fino sulle
rive dell’Adda a Cà del Conte e ingloba quattro strade: la
statale 9 via Emilia, la provinciale 107 Lodi - Ossago, la
provinciale 186 e la provinciale 26 Lodi - Cremona. Il gruppo di
Protezione Civile sarà impegnato nei compiti previsti dalla
normativa, riassumibili in un’azione di sostegno all’operato
delle forze dell’ordine riguardo alla gestione delle emergenze con
compiti di segnalazione, preallertamento, allarme e messa in salvo
preventiva. Il gruppo di Protezione Civile sarà composto dal
sindaco, dall’ufficio tecnico, dalla Polizia municipale e dai
volontari: fino alla scorsa settimana questi erano sei (Arianna
Bianchini, Nicola Boccalini, Aldo Maietti, Antonio Mangiola,
Pierangelo Romanoni, Giuseppe Tasca). Con l’ampliamento
dell’organico con i nuovi 8 volontari (Maurizio Boicotti,
Giancarlo Cerri, Roberto Nichetti, Fabio Nichetti, Gianfranco Pennè,
Antonio Pezzetti, Stella Romanoni, Giuseppe Sarchi), le unità di
cui il servizio dispone sono quindi 14. Il coordinamento è affidato
a Nicola Boccalini, che fa parte del nucleo storico della Protezione
Civile.
San Fiorano Decisa l’uscita
dall’ente
Addio al Consorzio per la
tutela del Po: «Una scatola vuota»
SAN FIORANO
San Fiorano dice no al Consorzio per la difesa e la valorizzazione
delle aree del Po delle province di Lodi e Piacenza. La nuova
amministrazione comunale del sindaco Antonio Mariani ha infatti
portato in consiglio comunale la recessione del municipio
sanfioranese dall’ente coordinato dall’ex senatore Michele
Bucci. Votata dalla maggioranza amministrativa, la delibera di
recesso ha trovato anche il voto favorevole di Claudio Vicenzi,
esponente della minoranza “Idea per San Fiorano”. E così, dopo
tre anni di partecipazione al Consorzio per la difesa e la
valorizzazione delle aree del Po, San Fiorano revoca la propria
adesione a questo ente che di defezioni e mancate adesioni ne ha già
viste troppo lungo il proprio percorso. «Niente da dire, sia
chiaro, sugli obiettivi nobilissimi del Consorzio - spiega Mariani
-. Peccato però che oggi lo stesso non abbia le forze per
perseguirli: la Provincia di Piacenza e i comuni rivieraschi del
Piacentino non hanno dato la loro adesione, così come la stessa
Provincia di Lodi non ha finora aderito al Consorzio. E dei sedici
comuni rivieraschi del Lodigiano, solo otto alla fine hanno detto sì
all’ente. Tra questi, anche San Fiorano che, tra l’altro, comune
rivierasco proprio non è». Stante così la situazione, Mariani non
ha dubbi: «Per avere voce in capitolo bisogna essere un gruppo che
conta e oggi il Consorzio per il Po non lo è - dice il primo
cittadino di San Fiorano -. Per questo abbiamo deciso per il
recesso, tenendo anche conto che questa decisione ci farà
risparmiare la quota di adesione annua al Consorzio, pari a 3 mila
euro. E non si creda che siano risorse indifferenti: dal 2002 ad
oggi, l’adesione al Consorzio è costata al paese 9 mila euro,
soldi che avrebbero potuto essere spesi in altre iniziative».
Dunque, San Fiorano dice addio al Consorzio per il Po: «Non ci sono
le condizioni per proseguire la nostra partecipazione - conclude
Mariani - certo è che, qualora in futuro ci fossero presupposti
diversi, siamo pronti a rivedere la possibilità di riaderire
all’ente». L. Luccini
Da CORRIERE DELLA SERA del 7
12 04
Maltempo,
onda di fango travolge nonna e nipotina
Nuoro, trascinate via mentre
cercavano di fuggire
Alluvione in Sardegna, paese
sommerso dall'acqua. «La gente si aggrappava ai muri»
DAL NOSTRO INVIATO NUORO - Sotto un diluvio, tre torrenti si sono ingrossati
e hanno invaso l'abitato di Villagrande Strisaili, spazzando via
abitazioni e strade, travolgendo ponti e auto: una nonna e una
nipotina, che avevano cercato rifugio sotto il soppalco della loro
casa, sono state investite dall'onda di piena e dai detriti e sono
morte. La nonna, Assunta Bidotti, 69 anni, è stata trovata vicino
alle scale, il corpo della nipotina Francesca, che avrebbe compiuto
4 anni a febbraio, è stato trascinato per più di 200 metri ed è
stato trovato in un anfratto alla periferia del paese. «Nessuno ha
potuto far nulla» ha detto il sindaco Pierino Cannas, in lacrime.
«La gente si è barricata in casa, le strade sono diventate fiumi
in piena, ho visto almeno 15 auto portate via e sommerse da un mare
di fango che avanzava». Pioggia ininterrotta e battente dalle 13 su
tutta l'Ogliastra (Sardegna sud orientale). Villagrande è proprio
sotto una montagna, in una vallata accanto scorre il Flumendosa, uno
dei maggiori fiumi della Sardegna. Dieci centimetri di pioggia
caduti in appena due ore, un evento eccezionale e imprevisto. «Sul
paese si è abbattuto l'inferno - dice ancora Cannas - per tutto il
pomeriggio siamo stati isolati. Vedevo la gente aggrappata ai muri
per non essere travolta, anche l'auto di mia moglie è stata
scaraventata via come un fuscello. Non sappiamo dove sia finita.
Sono potuto uscire soltanto dopo qualche ora, quando è venuto a
prelevarmi un fuoristrada». La casa di Assunta Bidotti è in via
Mazzini, quasi al centro, sulla strada che porta a Talana, un paese
vicino. Nonna e nipote sono rientrate alle prime avvisaglie della
tempesta. Singhiozza Antonietta Lotto, 46 anni, madre di Francesca,
accanto ha il marito Gianfelice Longoni: «La bambina stava spesso
con la nonna, noi abitiamo a pochi chilometri, a Lanusei; mio marito
era al lavoro. Mi sono resa subito conto che la pioggia avrebbe
provocato l'alluvione e sono corsa a Villagrande. Troppo tardi, le
strade erano già interrotte. Quando ho visto la casa, ho capito
tutto... Ma fino all'ultimo ho sperato che Francesca non fosse là
dentro, che fosse riuscita a rifugiarsi da qualche famiglia vicina.
Poi ho saputo la verità». L'alluvione ha isolato alcuni paesi
dell'Ogliastra (Urzulei e Talana), Villanova (appena sopra
Villagrande, su un altipiano) è allagata, il Flumendosa è
straripato in più punti, tutti i torrenti che scendono dal
Gennargentu sono in piena. Case crollate, ponti travolti, detriti
dappertutto. «Soltanto in serata siano riusciti ad allestire un
centro operativo nella biblioteca del Comune - dice il sindaco - per
i primi interventi». Pattuglie di carabinieri e polizia, squadre
dei vigili del fuoco e della Protezione civile nella notte sono al
lavoro per ripristinare i collegamenti e rompere l'isolamento. Alberto
Pinna
22 GLI INCIDENTI mortali attribuiti al maltempo sui 38 complessivi
verificatisi durante il fine settimana.
ANCONA La pioggia ha provocato il crollo di una porzione del muro di
contrafforte che sta sotto l' edificio del Museo Diocesano di
Ancona, sul Colle Guasco, a fianco del Duomo di San Ciriaco. Il
museo è stato chiuso e l'appartamento di un sacerdote sgomberato.
ROMA Pezzi di calcinacci e terra hanno sfondato il muro di una palazzina di
5 piani all'alba di ieri a Roma, nel quartiere Monteverde. I
detriti, smossi forse dalle forti piogge degli ultimi giorni, sono
finiti nella camera da letto di un appartamento al seminterrato,
senza provocare vittime.
VITERBO Sta lentamente rientrando lo stato d'emergenza sul
litorale di Viterbo, dove il maltempo ha insistito per oltre 24 ore
provocando straripamenti e allagamenti. Decine gli sfollati. Il
sindaco di Tarquinia ha chiesto lo stato di calamità naturale Il
sindaco: «Le strade sono diventate un fiume in piena Tutti si sono
barricati in casa».
Da IL CITTADINO del 8 12 04
Il
comitato Alluvionati: «Cavate alle Due acque ed eliminate la
briglia di Lodi per dare sfogo alla corrente del fiume»
Un
gigante di ghiaia minaccia gli argini
«In
Adda se ne sono accumulati 3 milioni e mezzo di metri cubi»
«In Adda, nella zona “Due
acque” per effetto dell’alluvione del 2002 si sono depositate
enormi quantità di materiale tutt’ora in crescita che hanno
ridotto la larghezza del corso d’acqua dai 70 metri mediamente
rilevati a non più di 25 metri»: è l’architetto Lucio Bramanti,
consulente del Comitato alluvionati Onlus, a lanciare l’allarme.
«Nel tratto lodigiano dell’Adda, secondo studi della regione
Lombardia, si sono accumulati 3 milioni e mezzo di metri cubi di
ghiaia, 6 milioni nell’intero corso da Cassano al Po - gli fa eco
Domenico Ossino, presidente del Comitato -. Rimuovere
la ghiaia da qui significherebbe restituire sicurezza al fiume e
tutelare il Lodigiano, evitando nuove cave». La richiesta arriva
all’indomani della discussione in consiglio regionale del piano
cave, riveduto dal Pirellone e portato a un fabbisogno presunto di
inerti di 14.750.000 metri cubi, 2.240.000 in più rispetto a quanto
preventivato dalla provincia. Un piano dal quale Ossino prende le
distanze: «In merito alla questione noi non siamo nè con la
regione né con la provincia. Quest’ultima prevedeva la
regimazione dei fiumi per 100 mila metri cubi all’anno. Solo nel
tratto delle “Due acque” c’è già questo quantitativo di
materiale». Togliere ghiaia ed eliminare la briglia: sono questi,
per Bramanti, gli interventi risolutivi per evitare un’altra
disastrosa piena come quella del 2002: «Dall’area ex Sicc alle
briglie a valle del ponte la pendenza del fiume è ridotta allo 0,10
per mille. Ipotizzando una piena con 5 metri d’altezza si ottiene
una portata d’acqua al secondo di 872,46 metri cubi con una
velocità di 1,12 metri al secondo - spiega il tecnico -. Simulando
di abbattere totalmente la briglia si arriva a una pendenza del
fiume dell’1,5 per mille e una portata pari a 3.379,05 metri cubi
al secondo e la velocità passerebbe a 4,36 metri al secondo». Ne
guadagnerebbe la velocità di scorrimento dell’acqua: «Ostacolare
la pendenza e quindi la velocità come sta avvenendo con la briglia,
con la ridotta sezione dell’alveo e gli accumuli di ghiaia e
materiale vario fa incorrere in travasi e inondazioni» sottolinea
Bramanti. Non a caso Ossino mette l’eliminazione della briglia in
cima alle priorità: «Con il relativo intervento di consolidamento
dei piloni, invertendo quindi l’ordine dei lavori del comune, che
la mette all’ultimo posto». Su quelli in pole position come gli
argini all’ex Sicc e lungo la strada per Boffalora, gli
alluvionati si dicono disillusi: «Non si vede muovere una paletta
di terra nell’area ex Sicc, dove dovrebbero essere iniziati da
tempo i lavori per l’argine, mentre in pochi mesi sorgono palazzi
e palazzine private. Che differenza c’è fra opere private e
interventi pubblici?» chiede Carlo Bajoni, portavoce del Comitato
alluvionati riva sinistra. Una domanda girata al sindaco Aurelio
Ferrari e al presidente provinciale Osvaldo Felissari. A
quest’ultimo il leader degli alluvionati dell’Oltreadda ha
chiesto un aggiornamento sulla progettazione dell’argine lungo la
strada per Boffalora. Al primo cittadino Bajoni ha invece
indirizzato una missiva in cui la richiesta di informazioni
sull’argine all’ex Sicc («un miraggio nel deserto») si mescola
alle proteste per «l’inconcepibile indifferenza nei confronti
degli alluvionati». «Ormai il sindaco non degna di rispondere più
alle nostre lettere - accusa Bajoni -. Il problema non tocca me ma
le migliaia di persone che attendono risposte. C’è esasperazione
tra gli alluvionati. Se dovesse ripetersi la piena di due anni fa
nessuno li terrebbe più. La gente non può più permettersi di
buttare via un intero piano di casa, come due anni fa». Emiliano
Lottaroli, assessore comunale ai lavori pubblici, assicura che il
progetto non si è insabbiato: «Siamo alla fase della stesura
esecutiva e c’è stato l’incontro con i tecnici del Parco Adda
sud per le opere di mitigazione ambientale. Contiamo di chiudere e
avviare i lavori per febbraio 2005. L’intervento consisterà nella
realizzazione di un terrapieno e di opere idrauliche non
particolarmente complesse. La fase dei lavori non dovrebbe durare a
lungo». Fabrizio
Tummolillo
Sindacati
contro il Pirellone per l’apertura di nuove cave
Anche i sindacati si
schierano contro il nuovo piano cave della Regione. Contro
l’ipotesi di un Lodigiano fatto a pezzi per recuperare nuovo
materiale. «Non esiste un’emergenza, nessuna carenza di ghiaia
che giustifichi altre escavazioni» dice il segretario della Fillea
Cgil Pietro Rossi che ha firmato con Cosimo Tortiello della Filca
Cisl e Giuseppe Giammella della Feneal Uil un documento unitario per
contestare la decisione del Pirellone di aprire nuovi siti
estrattivi nella nostra provincia. Una presa di posizione netta
contro un piano che stravolge quello stilato dalla Provincia e, fino
ad oggi, pienamente rispettato. «Quando si mettono in cantiere
nuove opere o costruzioni di un certo rilievo esiste sempre una
programmazione relativa al materiale necessario - spiega Rossi che
fa parte della consulta sulle cave a cui partecipano anche
imprenditori e istituzioni -, per il Lodigiano la programmazione
risale al piano approvato dalla provincia, che è tutt’ora
pienamente valido. La regione ha fatto stime differenti circa il
fabbisogno del nostro territorio, calcoli che differiscono dai
nostri in particolare per quanto riguarda il riuso del materiale di
recupero (quello derivato da altri lavori o dalle demolizioni, ndr),
ma non si capisce come possano essere più aggiornati o corretti di
quelli che abbiamo noi». Non servono insomma nuove cave. Non serve
il piano regionale che ha ipotizzato altri scavi per una quota
impressionante di materiale: due milioni di metri quadri in più,
rispetto al piano provinciale, ottenuti attraverso due cave nuove di
zecca (tra Corte Palasio e Soltarico e tra Graffignana e
Sant’Angelo) e con uno scavo supplementare a Camairago, per
“unire” i due siti oggi esistenti e recuperare altri 300 mila
metri cubi alla quota totale. Un grande buco lasciato nel cuore del
Lodigiano, per una ragione che apparentemente non esiste. Anche i
sindacati edili la pensano così, e hanno già incontrato
l’assessore provinciale Francesca Sanna, che ha la delega a
pianificazione ambientale e difesa del suolo, per manifestare il
proprio dissenso rispetto alla scelta del Pirellone e l’appoggio
alla Provincia. «Non si capisce perché dovrebbero essere
inaugurati nuovi insediamenti - dice il segretario della Fillea -,
anche i lavori per l’alta velocità hanno una copertura per quanto
riguarda gli inerti e il materiale di costruzione. Come parti
sindacali del settore dobbiamo essere sensibili ai problemi
dell’ambiente e alla deturpazione che le cave portano. In
particolare il nuovo sito ipotizzato a Corte Palasio costituisce un
problema serio per una zona che è anche all’interno del parco
Adda sud e dovrebbe quindi essere tutelata in maniera particolare».
E non dovrebbe sopportare nuovi scavi, in particolare senza
un’effettiva necessità. Senza una richiesta dettata dal
territorio e dalla mancanza di materiali, che oggi secondo i
sindacati edili non esiste. L. D’Auria
Da IL CITTADINO del 9 12 04
Il dibattito
Ancora
cave nelle terre del Lodigiano
In
questi giorni è iniziata in consiglio regionale la discussione sul
Piano delle attività estrattive della Provincia di Lodi. La
versione all’esame dell’assemblea regionale è diversa da quella
approvata nell’autunno del 2004 dal Consiglio provinciale
lodigiano: la differenza sta
in 2.240.000 metri cubi in più e nell’aggiunta di due nuovi
ambiti estrattivi. Ancora una volta la Regione Lombardia, in
particolare l’Assessorato alla qualità dell’ambiente, non ha
perso l’occasione per inserirsi pesantemente in una pianificazione
delegata alla Provincia. All’inizio del lavoro lungo e laborioso
che ha portato alla definizione del Piano Cave, avevamo identificato
alcuni obiettivi da rispettare. In primo luogo l’attenzione per un
territorio che ad ogni approfondimento tematico mostrava la propria
fragilità, poi una scrupolosa verifica dei reali fabbisogni di
materiali, che tenesse conto sia delle necessità che operatori,
pubblici e privati, avevano rispetto alle opere in programma, che
dell’altrettanto importante necessità di tutelare l’ambiente.
Infine, il recupero dei siti di escavazione da considerare come
opportunità di miglioramento ambientale delle aree interessate. Non
è stato facile riuscire a mantenere fede a questi impegni, e
soprattutto riuscire a comunicarli, ma abbiamo sicuramente tentato
di rendere meno gravi le ferite ambientali che un piano del genere
inevitabilmente comporta. In quest’ottica abbiamo deciso poi di
accettare due osservazioni, del Parco Adda Sud e del consigliere
provinciale Gianni Malabarba, di ulteriore diminuzione delle quantità
di materiale estraibile. L’osservazione del Parco Adda Sud
chiedeva di tenere conto del materiale eventualmente recuperato da
interventi di regimazione fluviale, che stimava intorno al 1.000.000
di metri cubi. Pur non essendo questo tipo di attività di
competenza provinciale, abbiamo accettato di diminuire il materiale
estraibile, individuando nella revisione che potrà avvenire tra
cinque anni, la verifica dell’effettiva disponibilità di quel
materiale. L’altra proposta, che ci sembrava ancora più
importante, e rispetto alla quale avevamo segnali positivi, era
l’aumento della percentuale di materiale di recupero da
utilizzarsi al posto di materiale vergine. La presenza di ben 19
aziende che svolgevano proprio l’attività di recupero inerti,
giustificava in pieno questa scelta. La giunta regionale non solo
non accetta queste indicazioni, ma aumenta ulteriormente i
quantitativi di materiale estraibile. Nel caso dell’utilizzo del
materiale di recupero viene fissata una percentuale del 2%,
inferiore persino a quella prevista dalla stessa Legge Regionale
14/98 fissata nel 5%, pari a 27.500 metri cubi/anno, mentre la
quantità effettivamente utilizzata nel nostro territorio è di
170.000 metri cubi/anno. I quantitativi che erano stati indicati
come possibili dagli interventi di regimazione fluviale vengono
semplicemente ripristinati. Nel far questo la giunta regionale, che
non può farne evidentemente a meno, inserisce due nuovi siti
estrattivi: il primo viene aggiunto ad una cava nel territorio di
Graffignana, che sconfina nel Comune di Sant’Angelo, l’altro a
Cavenago in frazione Soltarico. Nel primo caso, la decisione della
giunta regionale non tiene conto dei confini del giacimento
individuati dalla Provincia; nell’altro caso individua una zona di
grande fragilità idrogeologica, peraltro interessata da fenomeni di
esondazione fluviale, al confine
con un sito di interesse comunitario, oggetto di un progetto
Life del Parco Adda Sud, cofinanziato anche dalla Provincia di Lodi,
con caratteristiche uniche da un punto di vista naturalistico. Ed è
proprio questo metodo, che non tiene in alcun conto le
caratteristiche territorio, che contestiamo alla Regione. La scelta
di delegare il Piano cave alle Province deriva anche
dall’approfondita conoscenza del territorio che deve
necessariamente sottendere ad una pianificazione così delicata. Gli
studi preparatori del Piano, che sono studi approfonditi e di
dettaglio, servono proprio ad evitare che le scelte rispetto alle
cave siano devastanti, non solo dal punto di vista naturalistico ma
anche idrogeologico e quindi della sicurezza. La Giunta regionale
invece ha scelto quale unico criterio quello del soddisfacimento dei
fabbisogni, senza tenere conto dei ragionamenti e delle attenzioni
che per noi erano prevalenti. L’esempio di Soltarico è in questo
senso lampante: la Provincia ha scelto di non intervenire in una
zona di cui aveva ben presenti le caratteristiche naturali e
idrogeologiche, tali da non accettare l’osservazione presentata
dal proprietario per l’inserimento nel Piano Cave. Per la Regione
la presenza di un sito di interesse comunitario e le problematiche
idrogeologiche non hanno alcun valore. Contano solo i 500.000 mc di
preziosa ghiaia che da quell’area verranno estratti. Nel tentativo
di rimediare a quanto deciso dalla Regione, è stata chiesta
un’audizione alla Commissione Ambiente del Consiglio regionale,
durante la quale abbiamo esposto le motivazioni che ci portavano a
non accettare le scelte della Giunta Formigoni, e abbiamo consegnato
una memoria che entrava nel merito delle nostre ragioni. Nonostante
ciò la Commissione Ambiente, e ce lo aspettavamo, ha approvato il
nostro Piano con le modifiche introdotte dalla Giunta Regionale.
Presidente di quella Commissione è il consigliere regionale
Domenico Zambetti, lo stesso che dopo aver bocciato la parte del
Piano Cave lodigiano, che prevedeva di poter reperire 1.000.000 di
metri cubi da interventi di regimazione dei corsi d’acqua, dopo
una gita in barca sul nostro fiume ha affermato che bisogna tornare
a cavare in Adda, confondendo interventi di regimazione con le
escavazioni in alveo e attribuendo responsabilità agli
amministratori comunali e provinciali che in materia non hanno
alcuna potestà. Evidentemente la campagna elettorale è già
cominciata! Che cosa faremo ora? Per il momento il Piano è ancora
in discussione in consiglio regionale, dove nell’ultima seduta i
consiglieri del centro sinistra hanno fatto mancare il numero
legale. Siamo certi che, nonostante gli emendamenti presentati da
Gianfranco Concordati e da Carlo Monguzzi, il Piano verrà approvato
così come licenziato dalla giunta regionale e dalla Commissione
Ambiente, ma per quanto ci riguarda non intendiamo rassegnarci. Come
abbiamo già fatto nel passato esperiremo tutte le azioni che
saranno possibili a difesa del nostro territorio, certi di avere al
nostro fianco tutti coloro che come noi hanno a cuore il Lodigiano.
Francesca
Sanna Assessore alla pianificazione ambientale della Provincia di
Lodi
Somaglia
Emergenze, si allarga l’esercito dei volontari
SOMAGLIA Protezione civile a convegno domenica al parco Vasca di
Somaglia, dove si svolgerà il primo meeting provinciale promosso
dal comitato di coordinamento delle organizzazioni di volontariato
del settore: alla manifestazione, che avrà inizio alle ore 9.30, è
stato invitato anche l’assessore regionale alla partita Massimo
Buscemi. Sarà l’occasione per illustrare le modifiche apportate
dalla legge regionale 16 del 2004, che assegna un nuovo ruolo alle
province nella gestione delle emergenze: «La nuova normativa -
spiega l’assessore provinciale Francesca Sanna, che presenterà il
tema durante il convegno di domenica - individua i presidenti di
provincia come autorità di protezione civile. Questo è un punto
fermo, anche se l’applicazione della legge rimane sospesa fino a
quando non verranno approvate le direttive regionali in materia. Le
stanno ancora mettendo a punto, in quanto con la nuova legge alcune
competenze risultano in concorrenza fra la provincia e la
prefettura; ciò non rappresenta comunque un problema a Lodi,
considerato il buon rapporto di collaborazione esistente con il
prefetto». Se la legge emanata dal Pirellone non verrà modificata,
in futuro toccherà alle province emanare i comunicati di preallarme
e allarme idrogeologico, e allertare i volontari di protezione
civile in caso di reale emergenza. Intanto l’amministrazione
provinciale sta studiando un nuovo regolamento delle organizzazioni
di volontariato del settore: il testo comincerà ad essere esaminato
in commissione lunedì prossimo, quindi in gennaio dovrà essere
approvato in consiglio provinciale. Il risultato sarà la
costituzione di un nuovo coordinamento di protezione civile,che di
fatto sostituirà l’attuale comitato e che sarà aperto a tutti i
gruppi e associazioni di volontariato iscritti all’albo regionale:
attualmente in provincia di Lodi se ne contano 18, su un totale di
28 gruppi censiti; oltre ai nuclei comunali di protezione civile,
faranno parte del nuovo coordinamento la Fir-Cb (emergenza radio) e
l’associazione di piloti di ricognizione Montevolo. Il
coordinamento avrà un presidente, che sarà eletto all’inizio
dell’anno prossimo dopo l’adozione del regolamento, con il quale
collaboreranno 4 consiglieri e un rappresentante della provincia.Al
convegno di domenica mattina a Somaglia interverranno anche Lorenzo
Alessandrini, il direttore dell’istituto di studi e ricerche sulla
protezione civile che parlerà del ruolo dei comuni di fronte
all’emergenza, e il presidente della provincia Osvaldo Felissari.
Nel pomeriggio dalle 14.30 i vigili del fuoco e i volontari della
Croce rossa simuleranno un’esercitazione, quindi seguirà
un’esibizione di ultraleggeri; i presenti potranno anche provare
l’emozione di salire in mongolfiera. Da. Pe.
Da Lettere al IL CITTADINO
del 9 12 04
Un
dibattito depurato dai pregiudizi
A due anni dall’alluvione dell’Adda a Lodi lo scontro
tra esperti e politici, fra favorevoli e contrari alle misure
previste per evitare il ripetersi del drammatico evento torna a
ripetersi, creando disorientamento e confusione tra cittadini
“normali” che si sentono tirati per la giacca a destra e a
sinistra. Riteniamo perciò utile cercare di fare un po’ di
chiarezza, con pochi e semplici concetti, evitando posizioni
strumentali che, invece, abbondano sul problema. Per capire il
regime e la portata d’acqua di un fiume occorre analizzare il suo
bacino idrografico cioè tutte le immissioni d’acqua ordinarie più
gli eventi straordinari naturali, più l’intervento dell’uomo
per limitarne o aumentarne la portata ecc.), la sua storia e
soprattutto le eventuali modifiche apportate dall’uomo sul suo
percorso. Questo significa che per capire ciò che è successo a
Lodi non è sufficiente guardare o pensare a livello locale, ma la
visione deve riguardare il Bacino intero del fiume, da dove nasce a
dove sfocia. Questo ragionamento vale a maggior ragione per l’Adda
che è influenzata a monte dagli invasi artificiali della Valtellina
e dallo sbarramento a Olginate del lago di Lecco. Il problema
diventa quindi più complesso e di difficile soluzione quando si
parla di interventi sul fiume, in quanto i soggetti interessati alla
sua “vita” diventano sempre più numerosi e le competenze sempre
più diffuse di enti locali, provincia, regione, consorzi, Autorità
di bacino, Aipo. Fondamentale diventa pertanto il coordinamento di
questi soggetti. Veniamo a Lodi. Ho apprezzato l’intervento di
Oreste Lodigiani su “il Cittadino” del 26 novembre, quando si
domanda come conciliare le due principali ipotesi, opposte fra loro,
per controllare il fiume. Da una parte c’è la posizione dei
Comitati, favorevoli ad interventi “forti” sul fiume con
escavazioni e dragaggio di sedimenti e ghiaia, rimodellamento
dell’alveo, freno delle erosioni spondali, pulizia e manutenzioni
varie, e dall’altra c’è la posizione delle istituzioni (comune,
provincia, regione, Aipo e Consorzio Muzza) che puntano
principalmente su nuovi argini sia a sud che a Nord del ponte,
aggiunta di una campata, barriere mobili nei punti cruciali della
città e altri interventi similari. Noi riteniamo che queste due
posizioni possano divenire complementari, ma solo a condizione che
si esca dalla ambiguità nell’uso dei termini di escavazione e
regimazione. Siamo favorevoli a interventi di regimazione quando per
regimazione si intende intervenire costantemente con una
manutenzione nella pulizia delle rive, togliere i tronchi e il
materiale che si sedimenta, ripristinare la ghiaia dove è stata
erosa togliendola dove è andata ad ammassarsi. Siamo contrari alla
escavazione intesa come dragare e cavare in maniera forte e
massiccia il letto del fiume (misura sostenuta principalmente dai
Comitati), in quanto questo intervento porta ad una maggiore velocità
delle acque che viene oggi regolata e rallentata proprio dalla
presenza della ghiaia, e ad un aumento dell’erosione. È compito
dei tecnici e dei politici porre fine a questa ambiguità e
impegnarsi ad intervenire con misure di prevenzione e protezione
(come ad esempio vietare nuove costruzioni a ridosso degli argini o
in prossimità del letto del fiume, ripristinare zone umide come
casse di espansione ed esondazione lungo il corso del fiume), per
evitare che eventi naturali abbiano costi sociali ed economici non
sopportabili dalla collettività o si trasformino in tragedie umane.
Infine, una corretta informazione diventa così importante per
coinvolgere e far partecipare i cittadini alle decisioni, a volte
controverse, in modo che, nel confronto, possano valutare e
condividere le soluzioni più sicure per ristabilire una coesistenza
positiva fra il fiume e la città, senza strumentalizzazioni, scelte
condizionate dall’emotività e posizioni preconcette. Lodi non ha
bisogno di politici “populisti” che lanciano sentenze e
soluzioni improvvisate e d’effetto, dopo un bel giro in barca
sull’Adda, ma di proposte serie e ponderate da valutare in modo
condiviso e partecipato.
Luigi Visigalli Verdi per il
Lodigiano
LODI E L’ADDA/2
L’incoerenza delle scelte
urbanistiche
Egregio
direttore, voglio sottoporre alla sua attenzione e a quella dei
lettori la strana “coerenza” degli amministratori locali e, in
particolare, del sindaco Aurelio Ferrari,
relativa al Piano regolatore e alle promesse di mettere in sicurezza
l’Oltreadda dalle esondazioni del fiume. Dal fatidico 26 novembre
2002, notte della disastrosa alluvione, conservo gli articoli di
giornali, soprattutto de “il Cittadino”, che riguardano
l’evento e di cui sono, per così dire, l’archivio storico.
Alcuni giorni fa, all’altezza della rotonda che porta a CampoMarte,
ho notato che sul lato destro della strada operai stavano recintando
una zona incolta molto estesa: segno inequivocabile di future
costruzioni prospicienti quella via che ha subito la furia delle
acque, riversatesi poi con violenza anche nelle vie Fratelli Lupi e
Cavallotti. Sul cartello dei lavori si legge che la concessione
edilizia è dell’ottobre 2004. Così, futuri condomini e ville si
aggiungeranno a quelli in avanzata fase di costruzione in via
Cavallotti (zona Codignola e area ex Hilta) e in zonaMolino del
Contarico, in aperta contraddizione con quanto affermato
dall’allora assessore all’urbanistica e dal sindaco stesso nel
2002 e nel 2003. Rileggiamo queste affermazioni. Da “il
Cittadino” del 28 dicembre 2002: «Palazzo Broletto chiama a
raccolta i professionisti per diminuire le previsioni di
cementificazione. Concorso per rifare l’Oltreadda (...)
L’intenzione, assicura l’assessore all’urbanistica Mauro
Biscaldi, è quella di dare un taglio a queste colate di cemento. Le
indicazioni, contenute nel regolamento del concorso, chiedono, al
primo punto, di ridimensionare fortemente le previsioni di nuovi
insediamenti residenziali...». Sempre da “il Cittadino” del 28
dicembre 2002: «Il brindisi del sindaco Aurelio Ferrari: (...) la
città, le zone urbanizzate, le abitazioni vanno difese con
interventi mirati. Già sono definite le opere in sponda sinistra a
monte del ponte (...) con esse tutto il rione di Campo di Marte-via
Cavallotti (...) avranno condizioni di sicurezza notevolmente più
ampie. I soldi sono praticamente pronti: si deve iniziare la
realizzazione al più presto». Da “il Cittadino” del 28 gennaio
2003: «La commissione territorio punta gli occhi sull’Oltreadda,
affrontando il tema degli insediamenti e delle infrastrutture
edificate e ipotizzate al di là del fiume, dove la piena del
novembre 2002 ha compiuto devastazioni. Il presidente Masticò
spiega che è intenzione della maggioranza ridurre le
edificazioni...». Penso che ogni commento a queste affermazioni sia
inutile; doveroso, invece, è lo sdegno per l’ennesima presa in
giro dei lodigiani, perpetrata dagli amministratori, sindaco in
testa.
Annamaria
Cecchi Lodi
LODI E L’ADDA/3
L’unico metro è quello dell’incasso
Caro direttore, alcuni temi trattati nell’edizione di
giovedì 25 novembre mi hanno spinto a elaborare degli spunti di
riflessione. Leggo innanzitutto a pagina 9: “Giardino integrato,
un parco fluviale nell’area ex Sicc”, che, come dice
l’assessore all’urbanistica Rudelli, «nasce dalla necessità di
prevedere, accanto ai necessari interventi che dovrebbero
salvaguardare i cittadini da nuove alluvioni, un margine al
territorio urbano (...)». Quindi, una bocciatura del piano di
recupero, che prevedeva costruzioni e quant’altro (cito
testualmente) «naufragato con l’alluvione del 2002». Ottimo. Ma
ciò appare in evidente contraddizione rispetto a quanto riportato
appena due pagine dopo, quando a pagina 11 si cita la variante al
piano particolareggiato che prevede «nuove altezze per gli edifici
che verranno eretti in zona Pratello. Qui dovranno essere costruiti,
senza aumento di cubatura, con altezza di 12,40 metri in più.
Provvedimento motivato alla luce dei recenti fatti alluvionali». E
qui comincio a pormi domande. Perché se per l’area ex Sicc ci si
è impegnati a un recupero che non prevede costruzioni, praticamente
di fronte, in riva destra, stanno sorgendo invece (evidentemente con
tutti i permessi di legge) nuove costruzioni, spudoratamente
reclamizzate oltretutto come “ville a 60 metri dal ponte, con
vista fiume”? Dove sta la differenza, quanto alla ravvisata e
obiettiva necessità di salvaguardia del territorio e dei cittadini
nei confronti di altri, non prevedibili episodi alluvionali? Ma se
dopo l’esondazione del 2002 qualche cittadino si è sentito
rispondere da qualche assessore comunale ben noto che «chi abita
vicino al fiume in fondo se l’è scelto e quindi ... peggio per
lui»! E dove sta la coerenza? Le rive del fiume sono state già
ampiamente urbanizzate, e questo è vero, ma il senno di poi non
imporrebbe di smetterla di costruire, asfaltare e insediarvi altri
cittadini, magari inconsapevoli del rischio perché nuovi di queste
zone? Indubbiamente Ici, oneri e tasse varie fanno gola alle casse
comunali e il detto “pecunia non olet” è sempre d’attualità.
Gli amministratori comunali hanno evidentemente tutti i sensi molto
sviluppati, tranne l’olfatto! Tanto poi i danni, l’abbiamo
purtroppo constatato, nessuno li risarcisce adeguatamente. Ma anche
oggi ci sono in giro esempi di comuni lungimiranti (pochi per la
verità, e che non fanno notizia: spesso ciò si verifica in piccole
entità dove gli amministratori vivono con maggiore partecipazione
la vita quotidiana della comunità) che stanno invertendo questa
perversa tendenza, investendo invece sul futuro dei loro abitanti.
Altra considerazione sulla zona Pratello. Ma si rendono conto gli
amministratori di Lodi che per via di falda e fognature in questa
zona, all’epoca dell’alluvione 2002, si è creato un
effetto-lago che nessuna chiusa né costruzioni-palafitte
(oltretutto necessariamente orrende in quanto tali) possono ovviare?
Forse che i pilastri su cui poggeranno serviranno per attraccarci la
barca? Così i cittadini si salveranno da soli, senza aspettare gli
aiuti di nessuno? Ma si rendono conto che ormai tutti pensano che i
nostri amministratori altro non sappiano che riempirsi la bocca di
parole (“ambiente”, “territorio”, “salvaguardia”) e poi
altro non facciano che creare le premesse per favorire con ogni
strumento, anche contro buon senso ed evidenza, nuove costruzioni?
Ma è solo questa l’economia che “paga”? Personalmente (già
che su quelli che sono in carica adesso non ci ho potuto contare,
viste le profonde delusioni che mi hanno suscitato), credo proprio
che sarò molto attenta tra qualche mese, quando il portalettere mi
recapiterà quotidianamente la mia bella “paccata” di letterine
dei candidati di turno (stavolta saranno proprio quelli che vorranno
amministrare la città nei prossimi anni). Dopo il “caro
elettore” (chissà perché in quel frangente sarò
confidenzialmente “caro amico”, poi dopo eletti, travolti dal
successo, non si ricorderanno mai più di me), andrò bene a leggere
tra le righe cosa intenderanno fare perché “ambiente”,
“salvaguardia della città, del territorio e delle sue identità”
diventino fatti reali. Starò molto attenta. E sarò sollecita a
rendergliene conto, poi. A riempirsi troppo la bocca, infatti, alla
lunga si finisce per inghiottire amaro.
Carmen Ansi, car.an@virgilio.it
Lodi
LODI E L’ADDA/4
Un documento che merita più
attenzione
A seguito dell’articolo titolato “Arriva per posta
l’appello a cavare la ghiaia in Adda”, pubblicato l’1
dicembre, pur ringraziando la redazione per l’attenzione che pone
alle tematiche inerenti la messa in sicurezza del nostro territorio
dal rischio idrogeologico, trattate dal Comitato Alluvionati Lodi
Onlus, faccio rilevare che, così come estrapolato, il pensiero
espresso dal tecnico Nicola Bonelli nella sua “Lettera da
Fontamara: Rischio idrogeologico in Pianura Padana, pericolo per la
vita di intere popolazioni” non risulta correttamente riportato.
Per dare una versione esatta ai lettori di quanto riportato
nell’opuscolo, riteniamo sia opportuno consultare integralmente il
capitolo “Il caso emblematico di Lodi”.
Domenico Ossino Presidente C.Al.Lo Onlus www.alluvionatilodi.it
c.al.lo@tin.it
Lodi
Da IL CITTADINO DEL 10 12 04
Serie di confronti tra
sindaci e Consorzio: bisogna concretizzare i progetti
A Guardamiglio l’incontro
chiave per le strategie di rilancio del Po
GUARDAMIGLIO Le strategie per la tutela e la valorizzazione del fiume
Po passano ancora da Guardamiglio, dove il Consorzio Po ospiterà un
convegno nell’ambito di un ciclo di seminari promosso
dall’università cattolica di Piacenza, in collaborazione con le
università di Parma e di Alessandria, per conto dell’Autorità di
bacino del fiume Po. L’appuntamento lodigiano di martedì 14
dicembre fa seguito a quello di due settimane prima a Monticelli
d’Ongina in provincia di Piacenza: seguiranno altri incontri a
Valenza Po, Fontanellato, Arena Po e Polesine Parmense, sino a
febbraio. Nell’occasione il Consorzio Po presenterà il proprio
progetto di navigazione turistica sul Po, il terzo obiettivo
programmatico che l’ente presieduto dall’ex senatore Michele
Bucci aveva fissato all’atto della propria costituzione tre anni
fa: messo a punto lo studio, il problema ora è concretizzarlo per
un ente che nelle scorse settimane ha registrato le defezioni di due
degli otto comuni inizialmente associati. Per questo il presidente
Bucci sta cercando di allargare la base sociale: «Al convegno di
martedì - spiega l’ex senatore - abbiamo invitato tutti i sindaci
dei comuni lodigiani rivieraschi, ai quali abbiamo già inviato il
testo del nostro progetto; è stato invitato anche il presidente
della provincia di Lodi Osvaldo Felissari». Durante il seminario in
programma nella sala assemblee del palazzo municipale di
Guardamiglio interverranno anche il sindaco Elia Bergamaschi, Ivano
Galvani, dell’Arni (agenzia regionale di navigazione interna)
dell’Emilia Romagna, e Andrea Colombo, dell’Autorità di bacino,
Guido Borelli dell’università del Piemonte occidentale, Siro
Lucchini dell’associazione Acqua, benessere e sicurezza. I
relatori parleranno delle risorse del fiume e delle criticità
legate al rischio di alluvioni e alla sicurezza delle difese
spondali: l’auspicio è che costanti indagini idrauliche sul corso
d’acqua possano essere condivise da tutti i comuni. Verrà
affrontato anche il discorso della tutela ambientale, per promuovere
al meglio un progetto di valorizzazione turistica: la navigazione
sul Po, che per ora avviene su sponda emiliana tra Piacenza e isola
Serafini, sarà una risorsa fondamentale, ma non esclusiva, per il
Lodigiano. Oltre ai porticcioli occorre valorizzare globalmente il
territorio e i suoi prodotti.
Da
CORRIERE DELLA SERA del 10 12 04
Sardegna, onda di fango
cancella Cala Luna
Inchiesta per disastro e
duplice omicidio. Sindaco indagato
Evacuazioni, campi allagati,
animali morti. Terza vittima per il maltempo
DAI NOSTRI INVIATI NUORO - «Incredibile: ho visto una foresta galleggiare
sul mare: decine di alberi, con le fronde all'insù, sembravano
piantati sul fondo. E la spiaggia non c'è più». Gaetano Mura è
il primo a essersi spinto a Cala Luna, cancellata dall'alluvione:
oleandri, canne e olivastri trascinati, il paesaggio ancora più
astrale. Cancellata anche Cala Fuili, più vicina alle grotte del
Bue Marino e a Cala Gonone. Quasi intatte le altre insenature di una
costa incontaminata, chilometri senza cemento né traccia di mano
dell'uomo: le cale Sisine, Marjolu e Goloritzè.
LA SPIAGGIA - A Cala Luna la spiaggia era separata dal mare da un
ruscello e da uno stagno che disegnavano una «S» lambendo quattro
grotte, un tempo rifugio delle foche monache; ci si può arrivare in
barca (quando il mare lo permette) o attraverso un sentiero di
montagna (2 ore di marcia) che s'incunea in una valle stretta dove
scende la codula, il letto del ruscello. Un luogo incantato, a volte
preso di mira dai vip: Paul Allen, socio di Bill Gates, ci sbarcò
la scorsa estate dal megayacht Hoctopus per una romantica cena con
una misteriosa signora, fra le proteste di alcuni turisti amanti
della natura. Lunedì l'inferno. «Un boato, come un tuono più
forte degli altri e poi massi, alberi, detriti, fango hanno travolto
tutto», ricorda Giovanni Fenudi, socio della cooperativa che
gestisce il punto di ristoro (aperto solo d'estate). Fenudi era lì
per il suo turno di guardia. La sabbia è stata sbalzata un
centinaio di metri più avanti, nella cala si è formato un
bassofondo. Mura è arrivato in barca martedì mattina ed è stato
l'ultimo a vedere Cala Luna: ha fatto in tempo a rientrare e si è
scatenata una tempesta. «Impressiona il litorale senza spiaggia e
l'acqua senza venature turchesi, limacciosa e marrone. E' già
accaduto otto anni fa; la prossima estate sarà tutto come prima».
L'INCHIESTA - La natura o anche l'azione sconsiderata dell'uomo? I
dubbi, soprattutto sulla tragedia di Villagrande Strisaili,
alimentano un'inchiesta per disastro e duplice omicidio colposo (la
morte di nonna e nipotina). Era giusto o no ricoprire di cemento i
torrenti che attraversano il paese, trasformati dal nubifragio in «bombe»
di sassi e fango? Lo diranno le perizie, ma intanto il sindaco Piero
Cannas è iscritto nel registro degli indagati. «L'avviso di
garanzia è l'ultimo dei miei pensieri - si difende - ho "tombinato"
solo gli ultimi 50 metri di canale, ma con tutte le autorizzazioni.
Sono stati i cittadini a chiederlo, per ragioni igieniche. Sono
tranquillo e ho la solidarietà dei sindaci dell'Ogliastra e di
tutti i partiti». Anche di Pietro Lai, capo dell' opposizione: «Al
suo posto avrei fatto come lui. Il disastro è avvenuto per
analfabetismo geologico».
4 LE DIGHE a rischio tenute sotto controllo: due sul Flumendosa, una
sul Cedrino e una sul Posada.
60 MILIONI di euro: la prima stima dei danni materiali elaborata dal
presidente della Regione Renato Soru.
400 GLI UOMINI del Corpo forestale e di Vigilanza ambientale al lavoro
per monitorare laghi e dighe.
80 LE STAZIONI dislocate su tutto il territorio della Sardegna per
vigilare sull' emergenza maltempo.
70 GLI INTERVENTI effettuati ieri dai vigili del fuoco anche in provincia di
Sassari. Trentatré persone evacuate a Orgosolo.
300 I METRI cubi al secondo di acqua che vengono fatti defluire dal
sistema del Flumendosa.
ALTRA VITTIMA - Ma non è più solo Villagrande nell'occhio della
tempesta. Nubifragi e allagamenti in tutta l'isola. E un'altra
vittima: Salvatore Campus, 44 anni. All'alba, dopo la mungitura,
rientrava al suo paese, Pattada (Sassari) su un trattore, che si è
rovesciato ed è finito in un canalone. Campus è stato schiacciato.
Al Sud Siliqua, Assemini e Uta sono state investite dalla piena del
fiume Cixerri e Mannu, tre famiglie sono state salvate dagli
elicotteri, aziende agricole e serre devastate. A Olbia, evacuata
una scuola. In Baronia c'è il rischio di un'epidemia e si
recuperano centinaia di mucche, pecore e capre morte. Dighe e invasi
sono tenuti d'occhio, soprattutto il Flumendosa e il Posada. Prima
conta dei danni: almeno 60 milioni di euro per gli interventi
d'urgenza, scrive il governatore Soru a Berlusconi. Oggi: Consiglio
dei ministri e primi provvedimenti. Alberto Pinna Elvira Serra
Sardegna, l'alluvione
cancella uno degli angoli ancora incontaminati del Mediterraneo
NUORO - L'alluvione che sta devastando il Nuorese ha cancellato la spiaggia
considerata uno degli angoli più belli e incontaminati dell'intero
Mediterraneo, Cala Luna. La striscia di sabbia bianca, raggiungibile
solo dal mare o con una marcia di un paio d'ore, è stata
inghiottita dal fango. «Ho visto una foresta galleggiare sul mare:
decine di alberi, con le fronde all'insù, sembravano piantati sul
fondo. E la spiaggia non c'è più», racconta Gaetano Mura, il
primo ad essersi spinto a Cala Luna, immortalata da Lina Wertmüller
nel film Travolti da un insolito destino... Sparita anche Cala Fuili,
più vicina alle grotte del Bue Marino e a Cala Gonone.
Trombe
d'aria e frane, allarme in tutto il Centro Sud
Un
operaio colpito a morte da uno smottamento nel Chianti. Crollato un
ponte in provincia di Ascoli
Case evacuate, ponti
crollati, allagamenti, frane e l'incubo, nella notte, di nuove
alluvioni. Il maltempo è tornato a colpire con violenza alcune
regioni del Centro e del Sud, soprattutto Sicilia, Calabria, Marche,
Abruzzo e Umbria. E, indirettamente, anche la Toscana. Forse è
stato infatti il cattivo tempo dei giorni scorsi a provocare lo
smottamento che ieri sera a Tavarnelle Val di Pesa, nel Chianti, ha
causato la morte di un operaio di 48 anni e il ferimento di un suo
compagno: i due stavano lavorando alla posa di alcune tubature
quando sono stati sepolti dalla terra che avevano accumulato ai
margini dello scavo. La regione più colpita è stata la Sicilia.
Nel Trapanese cinque famiglie hanno dovuto abbandonare le loro case
danneggiate, mentre fiumi e torrenti esondati hanno distrutto
centinaia di ettari di coltivazioni. Catania è stata investita da
una violenta tromba d'aria che ha divelto alberi e fatto crollare
impalcature. In un'ora sono caduti 60 millimetri di pioggia, quanto
piove in un mese, e la città è rimasta paralizzata con strade e
scantinati sott' acqua. In tilt l'aeroporto, ritardi anche nei
treni. Il maltempo non ha risparmiato neppure le isole minori.
Bloccati alcuni dei collegamenti con Lampedusa, Pantelleria e Linosa.
Una decina di automobilisti sono rimasti feriti in Calabria per uno
smottamento che ha invaso di fango e detriti una strada provinciale
nel Reggino. La Protezione civile ha lanciato un appello a usare il
meno possibile le auto e a evitare spostamenti, soprattutto nelle
zone attraversate da fiumi, canali e torrenti. La pioggia, che
continuerà anche oggi, ha infatti fatto innalzare i corsi d'acqua
sopra i livelli di guardia e si temono esondazioni Nelle Marche,
vicino ad Ascoli Piceno, è crollato un ponte e una frana,
all'altezza di Arquata del Tronto, ha bloccato la Salaria. E in
serata è scattato l'allarme alluvione per la piena del fiume Tronto
che, alle 21, ha superato 4.10 metri alla foce facendo scattare
l'allarme rosso. Nella bufera anche l'Abruzzo. In Val Vibrata, non
lontano da Teramo, sono stati chiusi due ponti e decine sono le
strade allagate o invase dai detriti. Gravi problemi anche nelle
campagne di Orvieto, in Umbria, dove una frana con un fronte di
oltre quattro ettari minaccia strade e case. Marco Gasperetti
Il bilancio LE PIÙ COLPITE
Nuova ondata di maltempo: questa volta le regioni più colpite sono
state Sicilia dove ci sono state 5 famiglie evacuate. Ma anche
Calabria, Marche, Abruzzo e Umbria.
LA FRANA In Toscana la pioggia dei giorni scorsi potrebbe essere
all' origine dello smottamento di terra che ha causato la morte di
un operaio
Da IL CITTADINO del 11 12 04
Il commento
Salviamo
la lanca di Soltarico
È
di questi giorni la notizia che una zona limitrofa al sito di
importanza comunitaria chiamato Lanca di Soltarico, inserito
nell’elenco delle riserve naturali che costituiscono Natura 2000,
la rete europea di aree protette creata per proteggere la natura su
scala europea, è stato individuato come sito di escavazione dalla Regione Lombardia. Non
è nostra intenzione, in questa prima fase, creare immediatamente un
contenzioso politico con il governo regionale. Non è questo ciò
che ci interessa in questo momento. In questo momento ciò che conta
è rimediare ad un errore palese e contribuire a risolvere un
problema. La lanca di Soltarico è l’ultima testimonianza degli
antichi capricci dell’Adda e risale al 1976, quando il fiume
“ruppe” a Casellario rettificando il suo corso lasciando alle
sue spalle un meandro morto di circa 8 chilometri di lunghezza. La
lanca di Soltarico è uno dei più estesi meandri morti europei e,
non a caso, è stata inserita nell’elenco dei Siti di Importanza
Comunitaria proposti dal nostro paese. Ma non è tutto: è una
grande riserva del Parco Adda sud, è una zona di grande interesse
per i pescatori lodigiani, è una zona di grande valore scientifico
per gli studiosi che operano nelle Università lombarde, un vero
contenitore di biodiversità nonchè l’area nella quale è stato
finanziato con soldi pubblici un progetto Life per la tutela della
palude (sic!). Tutto questo non può essere sacrificato in nome di
quel pressapochismo che troppe volte abbiamo visto all’opera sulle
questioni ambientali. Questa volta dobbiamo tutti farci carico di
una responsabilità che ci mette di fronte all’intera Europa. Non
è possibile che un’area di così grande valore ambientale venga
sacrificata agli interessi, peraltro ben pasciuti nel corso degli
ultimi anni, di una ristretta lobby di operatori economici che hanno
riempito il Lodigiano di cave, strade e camion per il trasporto
della ghiaia. È ora di arrestare un degrado che dimostra di non
volersi fermare neanche di fronte agli ultimi sacrari della natura
lodigiana e che fa tornare indietro la nostra terra di 25 anni, ai
tempi, che speravamo dimenticati per sempre, in cui ruspe e
motoseghe distruggevano gli ultimi boschi nella valle dell’Adda e
del Po. Chiediamo al «Cittadino», che sappiamo essere attento
inteprete delle problematiche ambientali, di dare risalto a questo
appello pubblico per la tutela della Lanca di Soltarico e a tutti i
cittadini lodigiani e lombardi di sottoscriverlo. Chiediamo dunque:
1 - Alla giunta regionale della Lombardia e alle Commissioni
competenti di escludere l’area della Lanca di Soltarico
(tecnicamente ATE G12 Soltarico Ovest) dal Piano Cave in corso di
approvazione; 2 - Ai componenti la giunta e al consiglio provinciale
di Lodi di sottoscrivere il presente appello e di schierarsi contro
le ipotesi di escavazione nell’area protetta; 3 - Ai cittadini
della Provincia di Lodi e a chiunque abbia a cuore il futuro della
nostra terra di sottoscrivere il presente appello. La tutela
dell’ambiente è una cosa seria. Sulla Lanca di Soltarico sono
stati investiti miliardi di vecchie lire per salvare un patrimonio
europeo. Ora serietà impone che quell’area venga tutelata, non
scavata. È qualcosa che dobbiamo agli aironi dell’Adda, ai
lodigiani, ed ai cittadini dell’intera Europa, che hanno
contribuito alla tutela della Lanca di Soltarico.
Bassano
Riboni Loredana Migliore per il WWF Lodigiano
Sottoscrivete l’appello
inviando il vostro nome e cognome e città di residenza
all’indirizzo e-mail altolodigiano@wwf.it
oppure una lettera a: Wwf Basso Lodigiano, piazza XXVIII Aprile,
26867 Somaglia (Lodi).
Graffignana,
lo Sdi boccia la nuova cava «Hanno dato via libera a scatola chiusa»
Graffignana «Quella cava è un buco spaventoso». Lo Sdi di
Graffignana attacca l’amministrazione e la minoranza per la nuova
cava da 800 milioni di metri cubi che il Pirellone ha imposto sui
terreni della cascina Molina, dove già da tempo è aperta una cava
prevista nel piano provinciale. «Trovo incredibile - afferma Angelo
Coppoli, referente locale dei socialisti - che la maggioranza abbia
approvato senza battere ciglio l’autorizzazione a questa nuova
devastante cava, senza che peraltro fosse fornita ai consiglieri
nessuna documentazione in merito». Le critiche dello Sdi, chi si
associa anche il segretario provinciale Gianfranco Tortato, sono
dirette anche ai quattro membri della minoranza del centro sinistra:
«Hanno scelto l’astensione, avrebbero fatto molto meglio a
schierarsi contro». La polemica sulla cava di Graffignana è
esplosa all’inizio del mese, quando l’assessore provinciale
all’ambiente Francesca Sanna ha ferocemente contestato il nuovo
sito imposto dalla regione nel piano cave della provincia. Lo Sdi di
Graffignana, inoltre, dichiara guerra sul bilancio della giunta
Scietti: «Continuano a variare i prelievi della tassa rifiuti -
dice Coppoli -. Per quest’anno stanno già chiedendo anticipi col
risultato che chi sceglie il metodo rateale paga il 50 per cento in
più mentre chi è per la soluzione unica paga il doppio». Risponde
l’assessore al bilancio Marco Ravera: «È una polemica che non
esiste: la quota del 2004 in pagamento in questi giorni è stata
anticipata dal comune all’inizio dell’anno, dunque sarebbe più
corretto parlare di saldo. Inoltre dal 2000 in poi la Tarsu non è
mai stata aumentata, salvo gli adeguamenti dell’Istat e non ci
saranno aumenti per altri 5 anni nonostante abbiamo migliorato la
qualità del servizio fino a portare la raccolta differenziata dal
28 al 70 per cento».
San Rocco Gli scavi in
territorio golenale
Tornano le polemiche per la
cava della Lite
San Rocco La cava avanza insieme alle polemiche. Riprendono vigore
le preoccupazioni legate alla cosiddetta cava della Lite, che sorge
a pochi passi dal centro commerciale Auchan, in piena zona golenale.
A dissotterrare l’ascia di guerra è Ennio Favari, ex presidente
del comitato spontaneo anti-cave che sorse a San Rocco nel 1997 e
che si rese protagonista di alcune azioni di protesta molto forti.
In particolare, il blocco della via Emilia portò a un avviso di
garanzia per sei dei protagonisti: «In quel periodo non riuscivo
nemmeno a dormire al solo pensiero della pericolosità della cava -
spiega - ma le nostre proteste valsero a poco». Per il vero,
l’attenzione locale riservata alla cava, portò a qualche
risultato: «Inizialmente gli scavi erano previsti a buca - spiega
l’assessore provinciale Francesca Sanna - ma poi si decise per un
sistema differente, che non influisse negativamente nei casi di
piena». Secondo l’assessore, pericoli non ce ne sono: «Gli scavi
non arriveranno fino all’acqua e peraltro non dovrebbero essere
lontani dalla fine». Anche su questo punto Favari dice la sua: «Vorrei
che il comune varasse una commissione formata da tecnici e cittadini
per il controllo dell’effettivo stop al prelievo di materiale
inerte, una volta raggiunti i 300 mila metri cubi». Ma anche su
questo aspetto la Sanna precisa: «Scavare oltre il dovuto è un
reato penale - afferma - e sinceramente non penso che l’azienda
voglia correre tale rischio. Sulla bontà dei controlli comunali,
inoltre, non nutro il minimo dubbio, visto che al comune conviene
anche economicamente». L’assessore si appella poi direttamente a
Favari: «Se qualcuno può avanzare dubbi seri sull’operato
all’interno della cava, lo dica chiaramente, ci interpelli.
Viceversa, si fa dell’allarmismo gratuito». Favari vorrebbe
maggiori informazioni dall’amministrazione tanto più che in paese
non c’è la minoranza: «Motivo in più perché la giunta si
impegni a far partecipare la cittadinanza». Infine, l’uomo
segnala quello che ritiene il problema ambientale principale: «L’isolotto
Maggi, un tempo piatto, con gli anni si è alzato per i continui
depositi del Po. Si sta formando una vera e propria diga, pericolosa
in caso di piena: perché nessuno pensa a scavare lì?». P. M.
Da
CORRIERE DELLA SERA del 11 12 04
DOPO L'ALLUVIONE
Acqua e fango: qui c'era la
spiaggia di Cala Luna
NUORO - Ecco quello che rimane della spiaggia di Cala Luna (Nuoro), travolta
dall'onda di fango: c'è soltanto acqua nel tratto dove d'estate si
affollano centinaia di turisti. Annuncio alla conferenza mondiale
sul clima, che si sta svolgendo in Argentina: l'Italia ospiterà il
super-centro contro i disastri.
Da IL CITTADINO del 14 12 04
Nasce
“Raspadura”, alleanza di comuni per studiare la salute di Lambro
e Adda
Si è svolto ieri pomeriggio
il primo incontro di pianificazione tra i comuni interessati al
decollo del progetto di Agenda 21 chiamato “Raspadura”,
l'acronimo di “Riunione degli attori sociali per un ambiente
duraturo”. Con un lavoro pluriennale si arriverà a definire uno
studio ambientale dettagliato dell'area dei dieci comuni che fanno
parte del programma di Agenda 21 nel Lodigiano e che si trovano
lungo il fiume Lambro e lungo il fiume Adda. Inoltre verranno anche
attivate iniziative di sensibilizzazione in materia ambientale e
verranno aperti dei forum, con la partecipazione dei cittadini. Tra
questi da segnalare subito quello su Adda e Lambro. Il progetto
“Raspadura” è finanziato in parte con fondi che arrivano dal
ministero dell'Ambiente (circa 146 mila euro), mentre la parte
restante è a carico dei comuni interessati all’iniziativa (94
mila euro). L'amministrazione comunale di Sant'Angelo rappresenta il
soggetto capofila, ma per i comuni che si trovano lungo l'asta
dell'Adda il punto di riferimento è Zelo Buon Persico. Gli altri
soggetti partecipanti sono Graffignana, Cervignano, Mulazzano,
Galgagnano, Sordio, Casalmaiocco, Merlino e Comazzo. «L'incontro di
ieri è avvenuto con alcuni comuni che fanno parte del progetto -
dice l'assessore all'ecologia del comune di Sant'Angelo Simona
Malattia - e si è reso necessario perché dal momento in cui era
partita l'iniziativa a oggi si sono rinnovate diverse
amministrazioni comunali. Il progetto “Raspadura” di Agenda 21
è iniziato praticamente nel 2002, quando abbiamo partecipato al
bando del ministero dell'Ambiente. Nel dettaglio l'obiettivo è
quello di arrivare ad uno studio ambientale sul nostro territorio,
che comprende anche l'area dei fiumi Adda e Lambro. In totale lo
studio durerà da ottobre 2004 a aprile 2005. Verranno raccolti dati
su aria, acqua e terreni. Per quanto riguarda la realtà di
Sant'Angelo metteremo a disposizione i dati in nostro possesso circa
la qualità dell'aria rilevata nel centro storico nel 2003, quelli
sulla raccolta differenziata e sulle bonifiche in atto, come quella
dell'elettrogalvanica della Malpensata».
SENNA
Ds si radunano sul Po: Risorsa lodigiana»
Senna Lodigiana per un giorno
capitale lodigiana del Po. Il paese francigeno è stato scelto dal
direttivo dei Democratici di Sinistra come sede per un convegno che
farà il punto sul Po. Sabato prossimo, 18 dicembre, alle 9, nella
sala consiliare del municipio, Luca Canova, presidente della
commissione ambiente della provincia di Lodi introdurrà il tema: «Il
Po, una risorsa per il futuro del Lodigiano ». Seguirà la
discussione con interventi del presidente della provincia Osvaldo
Felissari e di amministratori e sindaci dei comuni rivieraschi.
L’incontro sarà presieduto da Roberto Miglio, segretario della
federazione Ds, le conclusioni saranno a cura del consigliere
regionale Gianfranco Concordati.
Da AGENDALODI del 14 12 04
Un'acquabike
per le alluvioni da Forza Italia alla CRI
Verranno destinati
all'acquisto di una acquabike, un mezzo per il soccorso in acqua in
caso di alluvioni, i fondi raccolti ieri sera nel corso della cena
sociale di Forza Italia e destinati alla sede lodigiana della Croce
Rossa. Lo spiega il commissario provinciale Cristina Cordini:
"Abbiamo stabilito di destinare i fondi all'acquisto di un
mezzo di soccorso per il gruppo OPSA (Operatori polivalenti per il
soccorso in acqua), che è attivo a Lodi soltanto dal mese di aprile
e che ha bisogno di essere dotato dei mezzi necessari per svolgere
un servizio così delicato".
Il gruppo, composto per ora da nove elementi, coordinati da
Lucio Arvini, è nato in seguito all'emergenza alluvione di due anni
fa: "Anche la nostra sede della Croce Rossa era stata
danneggiata - ricorda Francesco Dell'Orco, che fa parte del gruppo
-. Da allora, ci siamo impegnati per attivare anche nel Lodigiano un
servizio che in molte altre province esiste già".
E che si affiancherà al gruppo speciale già attivo presso i
Vigili del fuoco.
Da IL CITTADINO del 15 12 04
Guardamiglio L’obiettivo:
pensare al fiume per tutto il suo corso programmando interventi
sull’alveo e sulle difese spondali
Po, la parola d’ordine è
aggregazione
Progetto
per unire in un solo ente di coordinamento 92 comuni
Guardamiglio Centocinquantadue chilometri di corso d’acqua, per 92
paesi rivieraschi. Il progetto “Riva di Po” è uno dei tentativi
più ambiziosi mai tentati per aggregare forze attorno al Grande
Fiume. A lanciarlo, insieme all’Autorità di Bacino di Parma, ben
tre atenei: si tratta dell’Università degli studi di Parma,
dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza e
dell’Università del Piemonte Orientale di Alessandria. Ad esse si
devono aggiungere l’Associazione Acqua Benessere e Sicurezza, che
già aggrega diversi comuni e quanti altri enti locali vorranno
sottoscrivere il patto. Ieri mattina, in comune a Guardamiglio si è
tenuto uno degli otto convegni dedicati alla presentazione e allo
sviluppo delle tematiche, con l’organizzazione a cura
dell’ateneo piacentino: gli altri appuntamenti si sono svolti a
San Colombano al Lambro e a Monticelli d’Ongina (provincia di
Piacenza), mentre i prossimi si terranno domani a Valenza Po
(Alessandria), a Fontanellato (Parma), ad Arena Po (Pavia), a
Polesine Parmense (Parma) e di nuovo ad Arena Po, il 15 febbraio del
2005. «L’obiettivo è quello di portare un’idea aggregante
lungo tutta l’asta di fiume che comprende il Piemonte orientale ed
il tratto Lombardo-Emiliano - afferma Siro Lucchini, coordinatore di
Acqua Benessere e Salute - perché ci rendiamo sempre più conto
come solo un’entità forte sia in grado di gestire i problemi e
programmare lo sviluppo in modo omogeneo e non spezzettato, come è
stato finora». L’esempio è subito pronto: «La navigazione
fluviale - prosegue Lucchini - è assolutamente carente ed in questo
le regioni negli anni scorsi hanno fatto pochissimo». Ora, però, i
governi regionali dispongono delle deleghe necessarie per operare:
«Un fatto che vediamo di buon occhio - afferma il coordinatore -
perché consente una maggior possibilità di confronto». La
conoscenza dei problemi del fiume, però, appartiene a chi vive le
zone rivierasche e per questo si ritiene necessaria la formazione di
un super-consorzio: «le contraddizioni attuali le vediamo bene: non
si può estrarre sabbia dal letto dei fiumi, con le conseguenze che
conosciamo, però si autorizzano le cave in zona golenale. Manca una
visione di insieme». Il convegno di ieri era dedicato proprio alla
sicurezza e alla tutela: «Le cure idrogeologiche devono muoversi in
due direzioni - ha spiegato Salvatore Cuffaro dell’Autorità di
bacino - a partire da quelle per il fiume ed il suo letto,
proseguendo con la difesa della vegetazione spondale. Essa è
fondamentale: se ben tenuta, contiene le piene; se lasciata a sé
stessa viene travolta dalla corrente e va ad ostruire il deflusso
dell’acqua sotto i ponti, con pericolo di effetto diga». Da non
dimenticare, poi, la manutenzione delle opere idrauliche. L’ultimo
intervento è stato riservato a Michele Bucci, del Consorzio Po del
lodigiano: l’ex senatore ha ricordato i motivi fondanti della
nascita del consorzio, in primis come organo di tutela del fiume. Al
termine del ciclo di convegni, l’Autorità di bacino proporrà a
tutti i comuni la sottoscrizione di un patto per avviare i contenuti
del progetto “Riva di Po”. E, soprattutto, per iniziare a
contare nelle decisioni e negli investimenti. Paolo Migliorini
Il comune vuole attivarla
entro settembre e creare anche un nucleo locale di volontari per
farla funzionare a pieno regime
La Protezione civile diventa
una realtà
Nascerà nei sotterranei
della fiera la centrale operativa della Bassa
Protezione
civile, a Codogno il 2005 sarà l’anno del potenziamento dei
servizi di pronto intervento in caso di emergenza. Proprio
l’annata a venire, infatti, preannuncia aggiornamenti
significativi in questo settore di delicata e fondamentale
importanza. «Per l’autunno 2005 - informa l’assessore alla
partita Mauro Bonfanti - diventerà finalmente operativa negli spazi
seminterrati del quartiere fieristico la centrale operativa del Com
3 della Protezione civile provinciale, vero e proprio punto di
riferimento della gestione delle emergenze che si dovessero
verificare nel territorio sud della Bassa. E per dare garanzia di
funzionamento e coordinamento costante di questo punto focale della
protezione civile del Lodigiano, il comune di Codogno andrà quanto
prima ad interessarsi per avviare anche in città un gruppo comunale
di Protezione civile». La futura centrale operativa del Com 3
troverà spazio, come detto, negli spazi seminterrati del quartiere
fieristico che un tempo erano l’abitazione del custode. Ampi circa
200 metri quadrati, questi locali stanno per cambiare radicalmente
volto. Entro fine anno, infatti, è prevista l’approvazione da
parte della giunta del progetto definitivo ed esecutivo di
sistemazione di quest’area seminterrata, attrezzata e rammodernata
nella sua impiantistica di base (luce, riscaldamento). «La gara
d’appalto vera e propria è prevista per la fine dell’inverno -
anticipa Bonfanti - in modo tale da iniziare i lavori con la
prossima primavera 2005». L’intervento non preannuncia tempi
lunghi. «Circa tre mesi di lavoro - conferma l’assessore che
aggiunge -: per settembre 2005 la nuova centrale operativa del Com 3
della Protezione civile della provincia sarà operativa». La scelta
del quartiere fieristico come sede ideale del Com 3 non deve
stupire. Proprio la cittadella espositiva di Codogno, infatti, è
indicata nei piani di Protezione civile provinciali come la zona di
primo smistamento in caso di evacuazione dai paesi della bassa
Lodigiana. In merito, nei mesi scorsi, esercitazioni “ad hoc”
sono state già avviate; si pensi, ad esempio, al campo scuola di
Protezione civile promosso in passato dal coordinamento provinciale
delle organizzazioni di volontariato operanti nel settore del primo
intervento in situazioni di emergenza. «Nel frattempo - conclude
Bonfanti - in questi mesi mi attiverà perché anche a Codogno si
attivi il gruppo comunale di volontari di Protezione civile. Sarebbe
un traguardo importante, soprattutto in vista della attivazione
della centrale del Com 3. Non penso ad un gruppo numeroso: bastano
anche pochi volontari, decisi però ad impegnarsi in questo delicato
settore di pronto intervento». Un invito ufficiale a farsi avanti
per colore che hanno a cuore la sicurezza. Luisa Luccini
Da Lettere al IL CITTADINO del 15 12 04
ALLUVIONATI
Un sindaco “di tutti” ma non nostro
Invio
questa lettera aperta al sindaco di Lodi per conoscere l’inizio
dei lavori per la protezione denominata “argine ex Sicc” in riva
sinistra. La richiesta era già stata inutilmente formulata con la
lettera inviata al sindaco in data 1 novembre, alla quale ad oggi
nessun riscontro è stato fornito. «Signor sindaco, ancora una
volta, alle richieste più che legittime dei cittadini non viene
data alcuna risposta. Può sembrare incredibile ma questa
inconcepibile indifferenza della sua amministrazione nei confronti
degli alluvionati lascia senza parole. Ancora una volta il
sottoscritto, scrivendole a nome del Comitato alluvionati riva
sinistra, il 2 novembre scorso, cercava di intavolare un dialogo
proficuo con le istituzioni. Purtroppo, nonostante la buona volontà
mia e degli alluvionati, questo dialogo non è mai neppure iniziato.
Non è non rispondendo a me (seppur ciò sia previsto da leggi
vigenti…), signor sindaco, che i problemi si risolvono, lei non
risponde a migliaia di persone che hanno avuto il fiume nelle loro
case e che se, malauguratamente, dovessero ripetersi le condizioni
metereologiche del novembre 2002 subirebbero danni ben maggiori
perché alla precaria situazione del 2002 si sono aggiunti i guai
spondali dell’alluvione stessa, guai ai quali nessuno ha
rimediato. Chi attende sue risposte sono persone che, onestamente,
hanno acquistato casa nei quartieri oltre Adda. Case ed abitazioni
costruite con tutti i permessi forniti dalle istituzioni ed in primo
luogo dal comune di Lodi. Non crede che a queste persone, che hanno
pagato le loro case a prezzo di mercato, che pur pagano le tasse, un
sindaco dovrebbe dare qualche risposta? L’argine ex Sicc ha tutta
l’aria di un miraggio nel deserto, più ti avvicini … più si
allontana! Come mai signor sindaco? Come mai i tempi che lei ci ha
fornito per iscritto non sono stati rispettati? Come mai gli
alluvionati non sono degni di risposta? Come mai, nel frattempo, nei
quartieri oltre il fiume sorgono palazzi e palazzine e vengono
terminati in pochi mesi? Che differenza c’è tra le opere private
e quelle pubbliche? Come mai invece di iniziare in tutta fretta i
lavori di protezione ci si è limitati ad installare alcune
“sirene”? Chi ha mai visto delle sirene fermare un fiume in
piena? E a che serve un allarme dato in questo modo? C’è forse
una frana, della quale non siamo a conoscenza, che incombe sui
nostri quartieri? O una schiera di bombardieri che pensa di
dirigersi sul Revellino Marte? Al suono della sirena dovremmo forse
chiamare il mobiliere per il trasloco di arredi ed effetti
personali? Con amarezza devo dire che gli alluvionati ai quali, nei
mesi scorsi, davo rassicurazioni credendo nelle due opere previste
oltre Adda, avevano ragione quando sorridendo con fare di
compatimento mi dicevano: Ma tu ci credi ancora?”. Si, ci credevo,
parlo all’imperfetto perché a questo punto devo togliere le fette
di salame che ho sugli occhi, devo fermare i disperati tentativi di
un dialogo che non è mai iniziato… per dialogare, signor sindaco,
occorre essere almeno in due. I “falchi” avranno il sopravvento
ed auguriamoci tutti che il fiume non torni più nei nostri
quartieri perché allora signor sindaco i “falchi” sapranno bene
come comportarsi e chi potrà fermarli? Chi in coscienza si sentirà
di farlo? Il suo tentativo di “delegittimare” i comitati avrà,
come logica conseguenza, l’anarchia. Lo so cosa risponderà, la
sua risposta sarà quella di sempre di fronte alle critiche: “Sono
considerazioni politiche…”. Ma non creda di cavarsela sempre
così, i lodigiani hanno un cervello e lo sanno anche usare, sanno
che “certe risposte” nascondono la carenza di argomenti concreti
per controbattere. Sarò il sindaco di tutti, lei disse
all’indomani della sua elezione, ed allora sia, almeno una volta,
il sindaco anche degli alluvionati.
Carlo
Bajoni Comitato Alluvionati Riva Sinistra Lodi
Da AGENDALODI del 15 12 04
La
Regione approva il Piano cave: il centrosinistra si oppone
Con il voto contrario del
centrosinistra, oggi il Pirellone ha dato il via libera al nuovo
Piano Cave della Provincia di Lodi. Una dura botta per il
territorio, che si vedrà cavare 2 milioni e 240 mila metri cubi in
più. ”La banda del buco ha colpito ancora - sbotta Gianfranco
Concordati, consigliere regionale dei Ds, eletto nel Lodigiano -.
Ancora una volta la Giunta regionale interviene pesantemente e senza
ragioni sulla programmazione delle province. Sono stati individuati
un nuovo giacimento estrattivo a Graffignana, completamente fuori
dall'ambito, e a Soltarico in una zona pregiata dal punto di vista
ambientale”. La Lanca di Soltarico infatti (vedi intervento del
WWF pubblicato sul nostro portale) è inserita nell'elenco dei Siti
di importanza comunitaria proposta all'Unione Europea dal nostro
Paese, un contenitore importante di biodiversità e oggetto di un
progetto Life, finanziato dalla Comunità europea, per la tutela
della palude. Non solo: il Piano approvato oggi potenzia la cava di
Camairago, “unificando il sito estrattivo dell'ordinario a quello
dello straordinario”, precisa Concordati. La Regione ha anche
ridotto il recupero degli inerti, in contraddizione con gli stessi
orientamenti della legge regionale da 1 milione di metri cubi sul
decennio a 275 mila: “Si dimentica completamente delle potenzialità
del materiale recuperabile dalla regimazione fluviale – conclude
Concordati -. Abbiamo presentato, come centrosinistra, numerosi
emendamenti. In particolare quello che chiedeva di escludere la cava
di Soltarico dal Piano in approvazione”. Ma la maggioranza ha
avuto la meglio e anche l’emendamento di Soltarico è stato
bocciato, con 27 voti favorevoli, altrettanti contrari, e
un’astensione che ha fatto pendere l’ago della bilancia per la
bocciatura.
Piano
cave: la Provincia di Lodi ricorre al TAR
La Provincia di Lodi farà
ricorso al TAR contro l’inserimento delle cave di Soltarico (in
comune di Cavenago d’Adda) e Graffignana nel Piano cave approvato
oggi dal Consiglio regionale con 36 voti favorevoli e 18 contrari:
“Non subiremo passivamente la decisione del Consiglio regionale e
ci opporremo con tutti mezzi a nostra disposizione”, è il
commento a caldo di Francesca Sanna, assessore provinciale alla
Pianificazione ambientale. Il provvedimento della Regione prevede un
volume complessivo estraibile di 14 milioni e 750 mila metricubi di
sabbie e ghiaie, ovvero 2.240.000 metricubi in più delle previsioni
della Provincia. “Nel Lodigiano non si deve cavare più di quello
che serve – continua Francesca Sanna – siamo di fronte allo
stravolgimento della programmazione provinciale che indicava
fabbisogni corretti. Evidentemente in Regione hanno prevalso gli
interessi economici sul rispetto dell’autonoma del territorio”.
Particolarmente grave l’inserimento di Soltarico: “ La zona è
fragile da un punto di vista idrogeologico, interessata da fenomeni
di esondazione fluviale, al confine con un sito di interesse
comunitario, oggetto di un progetto Life del Parco Adda Sud”.
Da L'ECO DI BERGAMO del 15 12
04
Catamarano «salva» la
palude
«Meglio del battello che
rischia di rovinare l'ecosistema»
Prosegue
l'iter relativo al progetto della Regione Lombardia di rendere
navigabile l'Adda, ma un fatto è certo: la palude di Calolziocorte
non correrà alcun rischio. Sia l'Amministrazione provinciale di
Lecco che il Parco Adda Nord hanno avanzato al Pirellone tre
proposte per salvaguardare la palude nell'area compresa tra Brivio,
Calolzio e Monte Marenzo. In primo luogo è stato chiesto di
utilizzare un catamarano coperto con due motori elettrici invece del
battello a motore, perché il catamarano avrebbe certamente un minor
effetto in relazione alla creazione di onde e non provocherebbe
disturbi all'avifauna, in secondo luogo, di ridurre il dragaggio
(che sarà effettuato per consentire ai mezzi di navigare) e,
infine, di individuare alcune aree dove non sarà effettuato alcuna
escavazione. «Grazie a queste proposte – spiega Piergiorgio
Locatelli, presidente del Parco Adda Nord –, ora possiamo guardare
al progetto con maggior serenità e affermare che la palude non è a
rischio. La preoccupazione era relativa all'abbassamento del livello
del fiume (da cinque a 30 centimetri) a seguito dell'escavazione e
il rischio che l'acqua non raggiungesse più le zone adiacenti le
sponde compromettendo l'intero ecosistema. Le nostre proposte sono
state accettate dalla Regione che si impegnerà a inserirle nel
progetto definitivo dell'opera». La buona notizia giunge dopo
l'allarme, lanciato nello scorso novembre dall'assessore provinciale
lecchese all'ecologia e all'ambiente Marco Molgora, sul rischio di
scomparsa della palude proprio a causa dell'intervento per rendere
navigabile l'Adda con un battello. Come noto il progetto del
Pirellone, che coinvolge le province di Lecco, Bergamo e Milano,
prevede la navigabilità di lunghi tratti dell'Adda. Nel primo lotto
la Regione provvederà a rendere possibile il passaggio di un
traghetto turistico da Garlate a Paderno. «Era
un nostro dovere – prosegue Locatelli – intervenire sulla
questione anche perché come Parco Adda Nord abbiamo sostenuto una
spesa di oltre 500.000 euro per eseguire alcune opere atte a
scongiurare il pericolo di prosciugamento della palude: abbiamo
ricostituito infatti la cosiddetta "ruggiolata" e
realizzato una sorta di osservatorio per renderla maggiormente
fruibile, in particolare agli studenti. Il Parco ha inoltre creato
anche un canale per favorire il passaggio dell'acqua dal fiume alla
zona paludosa. Condividiamo inoltre l'obiettivo della Regione che si
propone con questo intervento di valorizzare turisticamente l'Adda».
Infine, il Parco Adda Nord ha effettuato alcuni studi che dimostrano
come la riduzione dell'acqua avverrebbe solo in poche giornate
durante l'anno e di conseguenza non sarebbe una condizione
definitiva e pericolosa. Mario
Ferrari
Da IL CITTADINO del 16 12 04
Stravolto il documento del
Lodigiano
La
regione ha imposto due nuove grandi cave, la provincia non ci sta
Ieri la Regione Lombardia ha
approvato il Piano cave del Lodigiano, imponendo l’escavazione di
ulteriori due milioni di metri cubi di ghiaia e di sabbia, non
previsti nelle proposte avanzate dalla provincia di Lodi.
Quest’ultima annuncia un ricorso al Tar, in particolare con una
ferma opposizione al nuovo sito di Soltarico.
Il Pirellone ha imposto due
nuove voragini nel territorio: in dieci anni saranno scavati 15
milioni di metri cubi di materiale
Cave, la provincia continua
la battaglia
Ricorso al Tar contro la
regione che ha approvato il documento
Due
milioni di metri cubi di ghiaia e sabbia di troppo: la provincia di
Lodi dichiara guerra alla regione che ieri ha approvato il piano
cave. Si accende così lo scontro sul provvedimento varato dal
Pirellone che fissa, per i prossimi dieci anni, i quantitativi e le
localizzazioni dei siti estrattivi della nostra provincia. Pomo
della discordia i 2.240.000 metri cubi di materiale in più che il
consiglio regionale ha approvato, autorizzando due cave che non
erano previste dal piano del 2003 della provincia. E ora la giunta
lodigiana annuncia un ricorso al Tar per contrastare la decisione
del Pirellone di inserire le nuove cave nel progetto,
un’opposizione in particolare al sito di Soltarico. «Nel
Lodigiano non si deve cavare più di quello che serve – dice
l’assessore alla pianificazione ambientale della provincia
Francesca Sanna –, purtroppo assistiamo ancora una volta allo
stravolgimento della programmazione fatta a livello provinciale: non
si capisce allora la ragione di una norma che delega alle province
la preparazione di un progetto del genere, proprio per la conoscenza
del territorio che deve essere alla base di una pianificazione così
delicata». Il piano della regione autorizza 12 cave, per un volume
di 14.750.000 metri cubi di materiale, tra sabbia e ghiaia: i siti
previsti sono quelli di Montanaso, Turano, Maleo, Maccastorna,
Caselle Landi, Orio Litta, Salerano-Lodi Vecchio e Borgo San
Giovanni, Casaletto Lodigiano, Orio Litta, Camairago e Castiglione
d’Adda, Graffignana e Soltarico-Corte Palasio. Lo scontro tra
regione e provincia nasce su questi ultimi siti: sulla cava di Corte
Palasio-Soltarico che si trova in un’area di bonifica ambientale,
e su quella di Graffignana-Sant’Angelo. Forte è infine il
contrasto sui metri cubi aggiunti dalla regione a Camairago. «Evidentemente
in regione hanno prevalso gli interessi economici – dice
l’assessore -. L’inserimento di Soltarico, poi, è
particolarmente grave perché la zona è fragile da un punto di
vista idrogeologico, al confine con un sito di interesse, con
caratteristiche uniche da un punto di vista naturalistico». La
provincia, nel suo documento del 2003, aveva autorizzato 12.510.000
metri cubi di materiale da estrarre. Il resto del fabbisogno per il
territorio, in base ai calcoli dei tecnici lodigiani, sarebbe
arrivato dai materiali di recupero dell’edilizia (110 mila metri
cubi all’anno per dieci anni) e dalla regimazione dei fiumi. Una
stima bocciata dal Pirellone che ha ridotto a 27.500 i metri cubi
stimati per il materiale recuperato. «Su questo punto siamo stati
del tutto ignorati – continua la Sanna -, la regione in pratica
non crede a una simile capacità di recupero e decide di coprire il
fabisogno con nuovi scavi. E il fabisogno non è quello provinciale
ma è regionale, perché il Pirellone non considera l’esigenza
della provincia ma di tutto il territorio». «Ancora una volta la
giunta regionale è intervenuta pesantemente e senza ragioni sulla
programmazione delle province – conclude invece il consigliere
regionale dei Ds Gianfranco Concordati, che sottolinea però
l’unico motivo positivo della vicenda -. In regione abbiamo
presentato molti emendamenti: uno in particolare chiedeva di
escludere la cava di Soltarico dal piano, e qui la maggioranza si è
salvata per il rotto della cuffia, 27 pari tra contrari e
favorevoli, ma l’unico voto di astensione ha fatto pendere la
bilancia verso la bocciatura dell’emendamento». Lucio
D’Auria
Il commento
È
un attacco all’ambiente e alla natura
Nel corso degli ultimi mesi la
questione “ambiente naturale” ha assunto grande importanza
amministrativa. Mi riferisco, tanto per non restar nel vago, a
scelte programmatiche che hanno interessato la Regione Sardegna, il
Comune di Pavia e la Provincia di Lodi. Dunque, riassumiamo.
Come tutti voi sapete non c’è campagna elettorale che non
preveda un’adeguata citazione di principi ambientalisti e relative
promesse di impegno in materia. Poi, essendo l’opzione
ambientalista qualcosa di oggettivamente dirompente nelle logiche
economiche, l’impegno si diluisce e si stempera. Non sempre. La
Regione Sardegna, con un gesto di raro coraggio, ha reso
inedificabile la fascia costiera sarda per una profondità di 2,
dico due, chilometri. In pratica, dopo anni che gli ecologi
ribadivano la fragilità dell’ecosistema costiero dell’ambiente
mediterraneo e la necessità di fare indietreggiare gli insediamenti
turistici nel retroterra, gli amministratori sardi hanno raccolto il
dato tecnico trasformandolo in atto politico. Avrete letto degli
strepiti e degli alti lai emessi dalla potente lobby dei
costruttori, della pioggia di ricorsi e dei contrasti sorti nella
coalizione: niente da fare. La norma resta quella e la fascia
mediterranea sarda, una risorsa del pianeta, si avvia finalmente
alla protezione integrale e ad un utilizzo turistico sostenibile.
Avrete letto anche l’editoriale del noto opinionista Stella sul
Corriere della Sera dell’8 dicembre, nel quale si dipingono
impietosamente i contraccolpi seguiti alla protezione del Parco
della Vernavola di Pavia, area in cui si combatterono battaglie che
hanno segnato la storia europea e che rappresenta un tampone verde
che si oppone alla conurbazione della campagna pavese. Anche in
questo caso il problema è come proteggere, quanto proteggere, per
quanto tempo proteggere. E a chi opporsi. Veniamo a noi. Sappiamo
quanto sia fragile questo Lodigiano incastrato fra l’incudine del
Po e il martello della metropoli milanese e quanto sia aggressiva la
nuova fase di attacco alle sue risorse. Fino a pochi anni fa,
tuttavia, esistevano tre barriere naturali che si opponevano allo
sfruttamento selvaggio del Lodigiano: il corso dei fiumi Adda,
Lambro e Po. Abbiamo visto progressivamente indebolirsi gli ostacoli
che impedivano l’alterazione di queste ampie fasce del territorio
e fiorire, al posto di un’efficace politica di tutela, le cave e i
relativi annessi (strade, svincoli, camion e quant’altro). Eppure
ancora esistono barriere ideali che sono rimaste invalicabili fino
ad oggi: le Riserve Naturali istituite con tanta fatica e tanto
coraggio dalla Regione Lombardia negli anni ’80. Anni che possono
essere definiti, con un po’ di enfasi, “gloriosi” sotto questo
profilo; anni nel corso dei quali il riformismo ambientalista
lombardo faceva scuola per tutta l’Italia e poneva le basi per la
legge quadro sulle aree protette nazionali. Bei tempi, vien da dire.
Tempi che «Il Cittadino» ben ricorderà, dato che sostenne,
insieme a uno sparuto gruppo di ambientalisti, autentiche battaglie
culturali a favore della natura lodigiana. Comunque sia, quei tempi
sono finiti e anche le ultime barriere che difendevano i sacrari
della natura lodigiana stanno rapidamente crollando. L’attacco
portato alla lanca di Soltarico ha valore simbolico, segna la fine
di una fase a suo modo storica, ed è la logica conclusione di un
processo che vede nella difesa dell’ambiente qualcosa di
“nemico”. Non serve ribadire, in questa occasione, che la lanca
di Soltarico è un SIC (una Riserva Naturale dell’Unione Europea),
non serve dire che è una grande riserva del Parco Adda sud, non
serve dire che Europa, Regione, Parco e Provincia hanno investito
tanto denaro pubblico per proteggere la lanca (per la precisione
trattasi di 738.880 euro) e non serve nemmeno dire che la solita
lobby sta lavorando per avere una nuova cava. La lobby lavora,
intensamente, per ottenere un risultato e non possiamo chiederle di
avere sensibilità ambientale: è come chiedere ai leoni di predare
le gazzelle senza farle soffrire. Alle lobby ci si oppone
politicamente, contrapponendo alle loro richieste le esigenze
legittime di una coalizione riformista che ha, e che deve avere, la
tutela dell’ambiente naturale e del paesaggio nel suo Dna. Questa
è l’opzione, l’unica opzione politicamente spendibile.
Luca Canova Consigliere Provincia
di Lodi
Da CORRIERE DELLA SERA del 16
12 04
Cento
cantieri sull'acqua per la rinascita dei Navigli
Lavori
in corso su 83 chilometri di canali intorno a Milano
MILANO - Un cantiere «sull'acqua» lungo 83 chilometri, con impalcature su
ponti, antiche ville, tratti di alzaia e vecchie conche. Operai e
tecnici al lavoro con un unico progetto: far rinascere le vie
d'acqua che circondano Milano e che da troppo tempo rischiano di
andare in rovina. Sono ben 53 i cantieri avviati da un capo
all'altro della Provincia, altri 63 stanno per partire e 42 sono già
terminati. Tutti coordinati dalla Navigli Lombardi Scarl, società
consortile creata per il recupero delle vie d'acqua voluta dalla
Regione e a cui hanno aderito ufficialmente alcuni giorni fa 26
Comuni attraversati da questi canali, oltre alla Province di Milano
e Pavia, alle Camere di Commercio delle due città e al Consorzio di
Bonifica Est Ticino Villoresi. «Il sistema dei Navigli - commentano
l'assessore regionale ai Lavori pubblici Giampietro Borghini e
Stefano Maullu, presidente della società - ha valenze culturali,
storiche, economiche e turistiche uniche in Italia, che vanno
preservate. La grande innovazione di questo programma sta nel
lavorare "a sistema" con progetti coordinati tra loro e
coofinanziati. É un lavoro complicato, ma necessario e destinato a
fare scuola. I lavori in corso? Basta fare un giro lungo le alzaie
per rendersi conto dello stato dell'arte».
PONTI E ANTICHI PALAZZI - Tra le dimore storiche che nei secoli hanno
ospitato nobili e nomi celebri (Villa Alari di Cernusco per 7 anni
fu la dimora dell'erede al trono d'Austria, il principe Ferdinando
d'Asburgo), molte rischiano di andare perdute tra incuria e
abbandono. «Abbiamo deciso di finanziare interventi - spiega
Borghini - che possano diventare modello per successivi, analoghi,
progetti». Così sono in corso lavori per il recupero della casa
del Guardiano delle acque ad Abbiategrasso, destinata a diventare un
polo universitario, ed è già stato programmato un intervento di
recupero per la casa del guardiano di Vaprio d'Adda e per villa
Vitelli di Inzago. Ma i cantieri sono aperti anche per ristrutturare
storici ponti in pietra come quello di Cuggiono e di Bernate Ticino.
ALZAIE E PISTE CICLABILI - Regione, Province di Milano e Pavia hanno
stanziato due milioni di euro per il progetto si sistemazione
dell'alzaia del Naviglio Pavese dal confine di Milano fino alla città
di Pavia e per trasformare questo stretto nastro d'asfalto in una
vera e propria pista ciclopedonale. Altri lavori sono in corso sulle
sponde del Naviglio a Robecco e Gaggiano. Inoltre sono già pronti i
progetti per creare sentieri pedonali a Zibido san Giacomo e a
Buccinasco e per recuperare un tratto dell'alzaia sul Naviglio
Martesana ad Inzago.
PARCHI E GIARDINI - Per molti tratti i Navigli sono ancora circondati da
campi, parchi e giardini. Il Comune di Cernusco sul Naviglio è
riuscita a realizzare un progetto pilota per trasformare questi «scampoli»
di verde in un unico grande parco lineare attrezzato con giochi,
diorama dei Navigli, una stazione meteorologica, un centro di
documentazione, un ponte levatoio e una ruota idraulica. Alcune
opere sono già terminate, per una spesa complessiva che supera il
milione di euro. A Corsico, invece, lungo il Naviglio Grande, stanno
per partire i lavori per trasformare l'area ex Pozzi, quasi
ventimila metri quadrati di superficie, in una grande zona verde.
APPRODI - C'era un tempo in cui il Naviglio era percorso da
barconi utilizzati per il trasporto merci e passeggeri dalle
compagne fino in città. In pratica era una lunga via d'acqua molto
frequentata: adesso la Regione è decisa a ripristinare questo
arteria, soprattutto lungo il tratto centrale del Naviglio Grande
dove sono in corso sette interventi di recupero degli approdi da
Castelletto di Cuggiono ad Abbiategrasso.
Il più antico Il Naviglio Grande è stato il primo ad essere realizzato,
nel XII secolo, per collegare il Ticino a Milano, con un percorso di
50 chilometri. Due secoli più tardi divenne navigabile e servì,
tra l'altro, a trasportare i marmi per il Duomo di Milano.
L'ultimo Il più recente fra i tre principali canali milanesi, è
il Martesana, alla cui costruzione si cominciò a lavorare dal 1457
per volontà di Francesco Sforza. Lungo 38 chilometri, collega
l'Adda al capoluogo. Divenne navigabile nel XVI secolo e fu usato
fino alla metà del ' 900.
Leila Codecasa
Da IL CITTADINO del 17 12 04
In
cinque giorni già mille firme: “Salvate la Lanca di Soltarico”
Un migliaio di firme
elettroniche raccolte in cinque giorni per chiedere alla regione di
togliere la lanca di Soltarico dall’elenco di siti individuati dal
piano cave approvato dal Pirellone. Le hanno raccolte i volontari
delle due sezioni del Wwf della provincia (Alto Lodigiano,
coordinata da Loredana Migliore, e Basso Lodigiano, coordinata da
Nino Riboni) tramite una petizione “on line” lanciata sul sito
Internet regionale dell’associazione ambientalista. «Domenica
l’appello per chiedere alla regione Lombardia di escludere
l’area della Lanca di Soltarico dal piano cave è stato pubblicato
sulla home page del sito, (www.wwf.it/Lombardia, ndr) e, dopo
qualche giorno, è stata inserita fra le “news”. Bene, abbiamo
ricevuto così tante sottoscrizioni che la casella postale della
sezione Alto Lodigiano si è intasata di centinaia di e-mail sin dal
primo giorno». Più di mille, alla data di ieri, le persone che
avevano scritto da tutta Italia: semplici cittadini, ricercatori,
biologi, studiosi. Impressionante il numero degli “addetti ai
lavori”: «Tra gli altri ci hanno scritto Roberto Sacchi, zoologo
dell’Università di Pavia - elenca Migliore -, Carlo Utzeri,
professore di Zoologia all’Università “La Sapienza” di Roma,
Giovanni Boano, direttore del Museo civico di Storia naturale di
Carmagnola, Carla Marangoni del Museo civico di zoologia di Roma,
Serena Guglielmi, biologa dell’Istituto di ecologia e zoologia di
Palermo e Napoli, Giorgia Gaibani dell’Università del Museo di
storia naturale di Parma, Cinzia Forniz, biologa della regione Lazio
e Giuseppe Manganelli del Dipartimento di scienze ambientali di
Siena». Poi sostenitori da Foggia, Molfetta, Bolzano, Trapani,
Livorno, Palermo, Genova, Copenaghen. Contro la delibera regionale,
che ha aumentato di 2 milioni e 240mila metri cubi e due nuove cave
il piano previsto dalla provincia, il Wwf è pronto a dare battaglia
in tribunale: «Tanto per cominciare impugneremo la delibera, questo
lo dobbiamo alle centinaia di persone che hanno aderito sostenendoci
con la loro firma - assicura Migliore -. È qualcosa che dobbiamo
agli aironi dell’Adda, ai lodigiani e ai cittadini dell’intera
Europa, che hanno contribuito alla tutela della Lanca di Soltarico»,
ritenuta infatti sito di interesse comunitario. La petizione
digitale continuerà nei prossimi giorni: «Intanto auspichiamo in
un pronto autoannullamento della delibera da parte della regione -
conferma Paola Brambilla, avvocato specializzata in diritto
ambientale e presidente regionale Wwf -. Certamente faremo tutto il
possibile sotto il profilo legale, in tutte le sedi giudiziarie e
comunitarie». Fabrizio Tummolillo
Da AGENDALODI del 17 12 04
Parco
Adda Sud: "Cavatori attenti!"
Attilio Dadda, presidente del
Parco Adda Sud, non intende limitarsi ad una protesta formale
riguardo alla decisione della Regione di inserire Solatrico tra i
siti estrattivi del piano cave, in aggiunta a quanto proposto dalla
Provincia. Oltre a presentare ricorso al Tar insieme alla Provincia
stessa e a sottoscrivere la raccolta firme proposta dal Wwf, intende
ora incontrare l'Anepla, l'associazione che rappresenta, in seno ad
Assolombarda, i cavatori: "Se la cava prevista a Soltarico non
verrà eliminata dal piano - ha affermato, con tono deciso, Dadda -
rivedremo tutti i vincoli presenti nel parco e riguardanti, dunque,
tutte le cave, quelle esistenti e quelle a venire. Applicheremo
tutte le azioni legittime che ci consentono le nostre procedure, a
cominciare dall'aumento dei parametri riguardanti gli interventi di
ripristino ambientale. E ciò può pesare parecchio".
Parco
Adda Sud: "Faremo ricorso con la Provincia"
Anche il Parco Adda Sud
intende presentare ricorso al Tar, Tribunale amministrativo
regionale, contro il piano cave territoriale approvato dalla Regione
Lombardia. "Noi impugneremo il documento sul fronte del
ripristino ambientale, la Provincia invece potrà entrare più nel
merito. Ma ci opporremo insieme" ha spiegato Attilio Dadda,
presidente del Parco. In particolare all'ente di tutela preoccupa la
cava prevista nel sito di Soltarico, frazione di Cavenago d'Adda,
poco distante dalla riserva naturale protetta che il Parco ha appena
finito di naturalizzare. "Con il progetto europeo Life abbiamo
portato sul territorio e, in particolare, per la Lanca di Soltarico,
un investimento notevole di 1 milione e 300 mila delle vecchie lire
per acquistare il terreno, 600 milioni di lire per gli interventi di
rinaturallizzazione. Ieri avevamo approvato un investimento di 177
mila euro per acquistare un terreno limitrofo e ampliare l'area
protetta per destinarvi anche il progetto di tutela di una specie di
cervo in estinzione per altri 30 mila euro. Infine abbiamo un
progetto di 30 mila euro per lo studio delle biodiversità".
No, dunque, deciso, da parte del Parco. Che, oltre alla cava di
Soltarico contesta anche l'accorpamento di quella di Castiglione e
di Camairago che produrrebbe un'unica grande cava a lago.
Da IL CITTADINO del 18 12 04
Il commento
La
Regione e l’oro grigio del Lodigiano
Lo scorso 15 dicembre 2004 il
consiglio regionale ha approvato con 36 voti a favore e 18 contrari
il Piano cave per la provincia di Lodi. Il provvedimento, che
stabilisce la localizzazione e la quantità delle risorse estrattive
utilizzabili, prevede un volume complessivo estraibile di 14 milioni
e 750mila metri cubi di sabbie e ghiaie provenienti da 12 ambiti
estrattivi. Per le cave di recupero viene prevista una estrazione di
300.000 metri cubi mentre le cave di riserva prevedono una quota di
2.850.000metri cubi. Per quanto riguarda l’estrazione di argilla,
il Piano consente un totale estrattivo di 250.000metri cubi. Questi
i volumi estraibili settore sabbia e ghiaia: Montanaso Lombardo
(1.685.000metri cubi), Turano Lodigiano-Mairago 1.925.000metri
cubi), Camairago-Castiglione d’Adda (1.985.000metri cubi), Maleo
(1.685.000metri cubi), Maccastorna 390.000metri cubi), Caselle Landi
(345.000metri cubi), Orio Litta (835.000metri cubi), Graffignana
(1.300.000metri cubi), Salerano-Lodi Vecchio-Borgo S.G.
(3.550.000metri cubi), Casaletto L. (150.000metri cubi), Orio Litta,
riclass. cava riserva 400.000metri cubi), Corte Palasio
(500.000metri cubi). Poco prima che venisse approvato il Piano cave,
ci è stato consegnato un articolo da Gesualdo Sovrano - articolo
che di seguito pubblichiamo - i cui contenuti, seppure superati
dalla decisione assunta dal consiglio regionale, restano comunque
validissimi e dal «Cittadino» condivisi. ***
Riferiscono
fonti giornalistiche che, col favore delle tenebre o con la santa
protezione delle foschie padane, grosse imbarcazioni dragano il
Grande Fiume per estrarne la sabbia dai fondali se la filano alla
chetichella, senza dare troppo nell’occhio. E stimano, le stesse
fonti, che le quantità abusivamente sottratte in un anno sono poco
meno di quelle autorizzate in una piccola provincia come la nostra.
Non sappiamo quanto attendibili siano queste stime, ma non è questo
il punto. Serve certamente una maggiore vigilanza da parte delle
competenti autorità quali?…) per evitare quello che è da
considerare un furto bello e buono di risorse naturali, per loro
natura limitate e per colpa dell’uomo sempre più rare. Tuttavia,
non bisogna pretendere l’impossibile con questi chiari di luna, in
momenti in cui molte città del nostro Mezzogiorno ricordano
vagamente un set da film western e il Nord agiato e industriale è
percorso in lungo e in largo da bande di ladri e rapinatori, che
seminano il panico nelle abitazioni private. In ogni caso la
presenza dei ladri di sabbia dovrebbe indurre i pubblici poteri a più
attente considerazioni nel regolare l’estrazione di materiali
inerti. In altre parole, montagne di sabbia illegale o di dubbia
provenienza invadono il mercato dei materiali edili? Allora, per
tutta risposta, si taglia con qualche sforbiciata a destra a manca
le quantità previste, e così giustizia è fatta in nome della
salvaguardia ambientale! Così che la pensa la Regione Lombardia
quando le province si presentano con il loro bravo Piano cave in
mano? Nel caso di Lodi pare proprio di no. Anzi, il Pirellone fa
tutto il contrario e gioca al rialzo, infischiandosene del parere
dell’opposizione e prevaricando sulla deliberazione della
provincia, certo più responsabile e ragionata, per quanto possibile
ispirata alla logica del risparmio e del riciclaggio. In effetti, le
pesanti modifiche che la Regione si appresta ad approvare riguardano
un aumento del 25% quanto al numero delle cave e un corrispondente
incremento di due milioni e passa di tonnellate per le quantità di
materiali estraibili. Per giunta, alcune cave aprirebbero immense
voragini, altre, invece, interesserebbero aree di bonifica
ambientale, protette o di rilevante interesse naturalistico, come la
lanca di Soltarico. In pratica, il Lodigiano rischia di diventare un
gruviera o un colabrodo. Come diversamente potremmo chiamare un
territorio che viene dotato di una cava per ogni 51 km² di
superficie? Se si tiene presente che i siti di estrazione
interessano le zone golenali, notoriamente caratterizzate da
delicati equilibri ecologici o dal rischio idrogeologico, c’è il
timore che una tale decisione inneschi una bomba ecologica in una
provincia che sta purtroppo pagando un pesante contributo al
progresso e all’industrializzazione, in termini di malattie e
mortalità nella popolazione. Ma perché la Regione vuole
puntigliosamente gonfiare l’estrazione di materiali inerti? Due
sono i motivi principali. Primo: i progetti delle grandi
infrastrutture viarie, per gli oscuri disegni dello Stato e
l’efficientismo della Regione, hanno dimensioni da capogiro.
Secondo: la blanda normativa regionale non riesce ad arginare la
dilagante espansione urbanistica dei comuni, che si sta mangiando
campagne e cascine. Perciò c’è sempre più bisogno di ghiaia e
sabbia, cavatori e costruttori fiutano il vento degli affari, le
amministrazioni comunali entrano in fibrillazione e varano
mastodontici piani di edilizia residenziale e industriale. Hanno
anche inventato la moda dei cinemamultisala supergiganti, che in un
colpo solo cancellano dalla faccia della terra qualcosa come
50milametri quadrati di fertile suolo agricolo. Insomma, c’è
lavoro per tutti. L’oro bianco ha fatto il suo tempo, lasciando
gli allevatori con un pugno di mosche dopo una vita di fatiche,
l’oro nero dicono abbia gli anni contati, ma all’oro grigio,
fatto di soffice sabbia, si apre un radioso futuro nella nuova era
del mattone. Le conseguenze si vedono a colpo d’occhio: negli
ultimi dieci anni la Lombardia ha cambiato faccia. Il paesaggio è
irriconoscibile, la desertificazione avanza e il territorio, passato
al setaccio dai satelliti della European Space Agency (Esa), si
rivela un ricettacolo di veleni e inquinanti, come del resto tutta
la pianura del Po («il Cittadino», 20 novembre 2004). È solo dal
raffreddamento dell’edilizia e dal ridimensionamento dei progetti
delle opere pubbliche che ci si può aspettare una riduzione
consistente della domanda di sabbia e, di riflesso, una boccata di
ossigeno per gli ecosistemi fluviali ridotti allo stremo. Gesualdo
Sovrano
Da LA TRIBUNA DI LODI del 18
12 04
Per
leggere i 4 articoli che seguono clicca su La
Tribuna di Lodi
1 La Provincia ne vorrebbe
“solo” dodici milioni, la Regione ne aggiunge di suo altri due
È arrivato Babbo
Natale! Porta doni:
milioni di metri
cubi per i cavatori!
2
Forse si comincia a capire qualcosa
3
Lettera di Ossino a tutte le autorità regionali, provinciali e
comunali, ed agli organi di informazione
.
La
pulizia degli alvei fluviali è di vitale importanza per la nostra
sicurezza
4
Carlo Bajoni, comitato alluvionati riva sinistra, incalza Provincia
e Comune
. Il silenzio del Sindaco lascia
senza parole!
Da AGENDALODI del 20 12 04
Lodigiano
groviera? No grazie
Provincia,
Parco Adda e Wwf contro il Piano Cave della Regione
Continua
la mobilitazione del territorio contro il Piano Cave approvato dalla
Regione Lombardia.
Anzi,
probabilmente la mobilitazione è solo all’inizio.
Provincia di Lodi e Parco
Adda Sud promettono due diversi ricorsi al TAR per fermare la
previsione di nuovi siti estrattivi. Il WWF ribadisce il suo appello
per salvare la Lanca di Soltarico, un appello a cui i lodigiani,
pare, stanno rispondendo numerosi. Al centro di tutto,
l’imposizione, da parte della giunta regionale, di oltre 2 milioni
di metricubi in più da cavare nel Lodigiano, rispetto alle
previsioni compiute dalla Provincia sulla base dei reali fabbisogni
territoriali, ampiamente inferiori alle volumetrie calate
dall’alto dalla Regione. Non solo. Il Pirellone impone due nuove
cave: una tra Graffignana e Sant’Angelo, "senza tener conto
di alcuni criteri oggettivi quali la distanza dal centro
abitato", sottolinea l’assessore provinciale Francesca Sanna;
l’altra nell’area di Soltarico, in Comune di Corte Palasio,
proprio a ridosso della Lanca di Soltarico, un’area naturale
riconosciuta dall’Unione Europea che l’ha inserita nell’elenco
dei SIC (Siti di interesse comunitario). La Lanca è anche al centro
di un progetto LIFE del Parco Adda Sud, finanziato dalla stessa
Comunità Europea. Un progetto i cui risultati rischiano di essere
compromessi, se davvero la Lanca dovesse essere circondata dai buchi
di un territorio-groviera. Di seguito riportiamo gli interventi del
presidente del Parco Adda Sud, Attilio Dadda, e dell’assessore
provinciale alla Pianificazione del territorio, Francesca Sanna.
Oltre all’appello del WWF, che può essere sottoscritto inviando
una email all’indirizzo di posta elettronica altolodigiano@wwf.it
.
Sassi, sabbia e rabbia!
C’è ancora la necessità, in certi momenti di tensione, di gridare
forte: MA DOV’E’ FINITO IL BUON SENSO!
Da tempo non ne trovo traccia
in questa politica che ricerca il consenso facile di operatori e di
urlatori, una politica che non si sforza neanche di essere
innovazione e programmazione, ricerca di sviluppo sostenibile e
salvaguardia degli interessi collettivi. Spesso è solo una
composizione, con il bilancino, di interessi compositi in deroga a
più generali e superiori finalità, così è facile perdere di
vista il fatto di essere pubblica amministrazione e giustificare il
concedere... Se volete un esempio fresco di quanto detto sopra,
eccovi il nuovo Piano Cave della Provincia di Lodi approvato in
questi giorni dal Consiglio Regionale della Lombardia. Milioni di
metri cubi di sabbia e ghiaia saranno scavati in questo piccolo
pezzo di pianura alluvionale nei prossimi anni: troppi,
esageratamente grandi i volumi e non credibili, neanche per un
progresso da record, figuriamoci in un momento (ormai lungo) di
stagnazione. Ogni volta che guardo i numeri del fabbisogno mi
piacerebbe riprenderli a distanza di anni e scommettere quanta
ghiaia è effettivamente servita al territorio e quanta è uscita
per altri scopi. Mi piacerebbe calcolare quanto materiale recuperato
da demolizioni (lo si vede nei cantieri stradali) è stato
considerato in questi imponenti studi d’analisi. Mi piacerebbe
venisse stimato l’impatto dei tanti camion che occupano le nostre
strade per portare sabbione ovunque. Questo Piano cave era già alto
nei fabbisogni e troppo invasivo per il territorio sin dalla sua
prima elaborazione tecnica; è arrivato qualche mese fa in Regione
ed è uscito come un MONUMENTO AL BUON SENSO SCOMPARSO. E quando
l’impegno è al ribasso, si fanno anche errori grossolani (non
come ciottoli ma pesanti come massi): nella foga di mettere cave da
tutte le parti si finisce per piombare anche in un SIC (Sito di
interesse comunitario), e così a Soltarico si prevede oggi una cava
vicino a un santuario della natura, in uno dei dieci luoghi del
nostro territorio che anche l’Unione Europea ha considerato di
interesse internazionale. Già in passato solo qualche anno fa la
stessa cosa era successa a Castiglione per l’Adda Morta. Ma non
solo. Da anni nella Lanca di Soltarico il Parco ha speso molto
denaro pubblico; anche denaro delle casse regionali è finito lì,
per proteggere e salvaguardare l’ambiente unico e la biodiversità
presente. Allora davvero non capisco più: dove inizia il buon senso
e dove deve fermarsi il concedere? Come si fa ad approvare una nuova
cava nei dintorni di un luogo-simbolo per l’ambiente, senza averne
discusso con il Parco che è per legge l’Ente gestore del SIC, tra
l’altro su mandato della stessa Regione?… Sparito il buon senso,
RESTA LA RABBIA! E allora vale la pena oggi di mettere in campo
tutta la forza d’urto possibile per evitare un nuovo scempio e la
dissoluzione di anni di lavoro e di investimenti per l’ambiente.
Ricorreremo al TAR, coordineremo insieme all’Amministrazione
Provinciale di Lodi l’azione giudiziaria, ma forse vale la pena di
dire subito che servono anche altre battaglie: serve far sentire ai
politici che le cave sbagliate vanno cancellate e subito, prima
della fine della legislatura, che le cave devono chiudere e non
continuare all’infinito, che le cave sono uno sfregio necessario
ma non una mutilazione operata dalle sole regole del mercato.
Aggiungiamo pure che c’è anche chi, non contento o forse escluso
dalla ghiaia in terra, vuole anche andare a reperirla in alveo
dell’Adda, e la tombola è fatta! C’è chi fa tombola e chi
invece guarda sconsolato e con rabbia buche profonde in campagna e
abissi in fiume. Che il buon senso e la cultura per il territorio
ritornino presto da queste parti, o finirà che il canale navigabile
lo faranno davvero, a suon di Piani Cave, e il sogno del mare sarà
più vicino. Il nostro fiume invece l’avremo compromesso per
sempre. Attilio Dadda,
presidente Parco Regionale Adda Sud
La
Provincia: "Faremo ricorso al TAR"
Il Consiglio Regionale ha
approvato il Piano delle Attività estrattive della Provincia di
Lodi. Purtroppo, l’impegno profuso dal centro sinistra e in
particolare da Gianfranco Concordati non è bastato per impedire che
le versione del Piano approvata fosse quella proposta dalla Giunta
Regionale che ha aggiunto più di 2 milioni di mc in più,
individuando due nuovi siti estrattivi. Ancora una volta la Regione
si muove nell’unica ottica del soddisfacimento dei fabbisogni di
materiale, non tenendo in alcun conto questioni legate alla fragilità
del territorio e ai reali fabbisogni territoriali che erano stati
attentamente verificati dai tecnici provinciali. Sono stati
introdotti due nuovi siti: il primo, tra Graffignana e
Sant’Angelo, è stato inserito senza tener conto di alcuni criteri
oggettivi quali la distanza dal centro abitato, l’altro
nell’area di Soltarico, in Comune di Corte Palasio, a ridosso di
un’area naturale riconosciuta dalla Comunità Europea. In questi
giorni molte voci si sono levate a difesa proprio della Lanca di
Soltarico divenuta il simbolo delle aree naturali da difendere. Ma
al di là dell’importanza oggettiva che questo luogo ha da un
punto di vista naturalistico, credo che la battaglia che abbiamo
condotto contro le modifiche al Piano cave, vada al di là della
difesa del singolo sito. Quello che noi rivendichiamo è sovranità
delle realtà locali sul proprio territorio. Lo abbiamo studiato,
cartografato, abbiamo cercato di capire le sue fragilità e i suoi
limiti, abbiamo deciso che dovevamo porre dei limiti al suo
sfruttamento, che dovevamo valorizzare le sue risorse e non
limitarci ad usarle a nostro piacimento. Abbiamo cercato di mettere
in luce alcuni aspetti virtuosi della nostra Provincia, quali il
grande utilizzo del materiale da recupero, materiale conteggiato nei
fabbisogni. Nonostante questo, anche con i migliori propositi
talvolta riusciamo danneggiare il delicato equilibrio ambientale che
caratterizza il Lodigiano. Per la Regione Lombardia tutte queste
attenzioni sono evidentemente superflue, quello che conta è la
risorsa ghiaia o sabbia, le conseguenze delle scelte fatte non
importano, altri sono i valori che le guidano. L’Amministrazione
Provinciale intende comunque difendere l’impostazione che ha
guidato la predisposizione del piano e quindi cercherà in tutti i
modi di scongiurare l’apertura dei due siti estrattivi aggiunti
nel territorio. Se continuerà, e speriamo si rafforzerà la
mobilitazione che in queste settimane abbiamo visto intorno alla
vicenda del piano cave e in particolare intorno al sito di
Soltarico, le nostre speranze di salvaguardare il territorio saranno
più forti. In questo senso ringraziamo il WWF per l’appello a
difesa della Lanca che speriamo possa ottenere l’attenzione che
merita, e ci prepariamo ad una lunga battaglia, ancora una volta a
difesa del nostro territorio. Francesca
Sanna, assessore alla Pianificazione ambientale della Provincia di
Lodi
Il
Wwf: "Salviamo la Lanca di Soltarico"
E' di questi giorni la
notizia che una zona limitrofa al Sito di Importanza Comunitaria
chiamato Lanca di Soltarico, inserito nell'elenco delle riserve
naturali che costituiscono Natura 2000, la rete europea di aree
protette creata per proteggere la natura su scala europea, è stato
individuato come sito di escavazione dalla Regione Lombardia. Non è
nostra intenzione, in questa prima fase, creare immediatamente un
contenzioso politico con il governo regionale. Non è questo ciò
che ci interessa in questo momento. In questo momento ciò che conta
è rimediare ad un errore palese e contribuire a risolvere un
problema. La lanca di Soltarico e' l'ultima testimonianza degli
antichi capricci dell'Adda e risale al 1976, quando il fiume
"ruppe" a Casellario rettificando il suo corso e lasciando
alle sue spalle un meandro morto di circa 8 chilometri di lunghezza.
La lanca di Soltarico e' uno dei più estesi meandri morti europei,
non a caso, e' stata inserita nell'elenco dei Siti di Importanza
Comunitaria proposti dal nostro paese. Ma non e' tutto: e' una
grande riserva del Parco Adda sud, è una zona di grande interesse
per i pescatori lodigiani, e' una zona di grande valore scientifico
per gli studiosi che operano nelle Università lombarde, un vero
contenitore di biodiversità nonché l'area nella quale e' stato
finanziato con soldi pubblici un progetto LIFE per la tutela della
palude (sic!). Tutto questo non può essere sacrificato in nome di
quel pressappochismo che troppe volte abbiamo visto all'opera sulle
questioni ambientali. Questa volta dobbiamo tutti farci carico di
una responsabilità che ci mette di fronte all'intera Europa. Non e'
possibile che un'area di così grande valore ambientale venga
sacrificata agli interessi, peraltro ben pasciuti nel corso degli
ultimi anni, di una ristretta lobby di operatori economici che hanno
riempito il Lodigiano di cave, strade e camion per il trasporto
della ghiaia. E' ora di arrestare un degrado che dimostra di non
volersi fermare neanche di fronte agli ultimi sacrari della natura
lodigiana e che fa tornare indietro la nostra terra di 25 anni, ai
tempi, che speravamo dimenticati per sempre, in cui ruspe e
motoseghe distruggevano gli ultimi boschi nella valle dell'Adda e
del Po. Chiediamo dunque: 1-Alla Giunta Regionale della Lombardia e
alle Commissioni competenti di escludere l'area della Lanca di
Soltarico (tecnicamente ATE G12 Soltarico Ovest) dal Piano Cave in
corso di approvazione 2-Ai componenti la Giunta e al Consiglio
Provinciale di Lodi di sottoscrivere il presente appello e di
schierarsi contro le ipotesi di escavazione nell'area protetta 3-Ai
cittadini della Provincia di Lodi e a chiunque abbia a cuore il
futuro della nostra terra di sottoscrivere il presente appello La
tutela dell'ambiente e' una cosa seria. Sulla Lanca di Soltarico
sono stati investiti miliardi di vecchie lire per salvare un
patrimonio europeo. Ora serietà impone che quell'area venga
tutelata, non scavata. E' qualcosa che dobbiamo agli aironi
dell'Adda, ai lodigiani, ed ai cittadini dell'intera Europa, che
hanno contribuito alla tutela della Lanca di Soltarico. Loredana
Migliore e Bassano Riboni
Sottoscrivete l'appello inviando il vostro nome e cognome e
città di residenza
all'indirizzo e-mail altolodigiano@wwf.it
oppure con lettera a WWF basso lodigiano - P.zza XXVIII Aprile -
26867 Somaglia LO
Appello
del WWF al sindaco di Corte Palasio
Caro
sindaco, ci aiuti a salvare la lanca di Soltarico
In questi giorni il Sito di Importanza Comunitaria chiamato
Lanca di Soltarico - riserva naturale inserita nella rete Natura
2000 creata per proteggere la natura su scala europea - è stato
designato come sito di escavazione dalla Regione Lombardia. La
nostra non è assolutamente una battaglia di destra né di sinistra,
non ci interessa la politica, siamo solo convinti che sia giunta
l’ora di arrestare un degrado che dimostra di non volersi fermare
neanche di fronte agli ultimi sacrari della natura. La lanca di
Soltarico infatti è uno dei piu’ estesi meandri morti europei e,
non a caso, come sa è stata inserita nell’elenco dei Siti di
Importanza Comunitaria proposti dal nostro paese. Lei che avrà
avuto modo come noi di apprezzare questo fantastico sito ci deve
aiutare, dobbiamo rimediare a questo gravissimo errore. La Lanca di
Soltarico è una zona di grande interesse per i pescatori lodigiani,
e’ una zona di grande valore scientifico per gli studiosi che
operano nelle Università lombarde, un vero contenitore di
biodiversità nonché l’area nella quale è stato finanziato con
soldi pubblici un progetto LIFE per la tutela della palude. Tramite
il nostro appello online (all’indirizzo altolodigiano@wwf.it
) abbiamo raccolto più di mille firme, tra cui tantissimi cittadini
lodigiani che sono molto preoccupati per la sorte della prestigiosa
Lanca di Soltarico. Anche il Parco Adda Sud ha sottoscritto qualche
giorno fa il nostro appello. Le chiediamo quindi: - un incontro
urgente per discutere della vicenda; - di preparare un ordine del
giorno che siamo sicuri i suoi concittadini gradiranno, dove venga
chiarita sia alla Regione che alla Provincia di Lodi la Vostra
posizione che siamo sicuri è a favore della natura e dove venga
rigettata l’ipotesi di una eventuale apertura di cave.
Per
il WWF Lodigiano Loredana Migliore Bassano Riboni
Da IL CITTADINO del 21 12 04
Il grido d’allarme dei Ds
per il Grande Fiume: «I pesci e gli uccelli del Po stanno sparendo»
Senna Il Po visto da sinistra. I problemi, le risorse e le prospettive del
fiume sono stati oggetto di un convegno celebrato sabato mattina
presso la sala consigliare del comune di Senna Lodigiana: si
discuteva, ovviamente, della sponda lodigiana del corso d’acqua,
la sinistra appunto, e con i contributi di amministratori e uomini
politici dell’Ulivo e dei Ds. Durante i lavori sono intervenuti il
presidente della provincia Osvaldo Felissari, l’assessore
provinciale Luigi Bianchi e il consigliere regionale Gianfranco
Concordati, mentre Roberto Miglio, responsabile provinciale dei
Democratici di sinistra, faceva le funzioni del moderatore. I temi
sul tavolo sono però stati sviscerati soprattutto da Roberto
Canova, casalese che opera presso l’Università di Pavia e che ha
presentato un lavoro intitolato “Dieci buoni motivi per prendersi
cura del Po Lodigiano”. Primo fra tutti, secondo l’esperto,
quello legato all’estensione del fiume che, con le sue aree
golenali, occupa ben il 18 per cento di superficie dell’intera
provincia di Lodi. Una presenza assolutamente non trascurabile,
dunque, che si sviluppa su un’asta di 62 chilometri di lunghezza,
spesso costituendo un confine naturale con altre province. Altro
“buon motivo” è certamente quello legato alla sicurezza e chi
vive nella bassa, memore di recenti episodi alluvionali, lo sa bene.
Canova ha poi introdotto le tematiche di carattere ambientale,
insistendo soprattutto sulle isole fluviali: «Si tratta degli unici
biotopi che si evolvono naturalmente - ha detto - e ospitano
popolazioni animali di importanza europea». Fattori che dovrebbero
consigliarne una fruizione, anche turistica, sulla quale occorre
investire: i “fupon”, stagni che si formano durante le piene e
che poi si separano dal fiume, rappresentano una risorsa dall’alto
valore paesistico. Quello di San Giuseppe, presso Caselle Landi, è
stato per anni frequentatissimo da bagnanti felici di passare una
giornata in mezzo alla natura. Per quanto riguarda gli aspetti
faunistici, Canova ha sottolineato con forza la necessità di
salvaguardare gli insediamenti di aironi, che lungo il Po lodigiano
hanno trovato un habitat particolarmente favorevole: «La
popolazione insediata tra qui ed il Piemonte, rappresenta una
porzione notevole di quella europea e mondiale. Difenderla è una
responsabilità che dobbiamo prenderci di fronte a tutti». Non
vanno poi trascurati gli aspetti storici, dal momento che si presume
l’esistenza di un vasto e ricco sito archeologico di origine
romana, proprio in territorio di Senna Lodigiana. Le soluzioni che
Canova propone ruotano attorno al primo passo da compiere: «Delimitazione
delle aree di interesse paesistico ed ambientale». Il resto viene
di conseguenza, con una regolamentazione più coordinata ed
intelligente degli interventi agricoli, delle cave, delle
costruzioni. Significativo, infine, che in nessuna delle esaurienti
slide di Canova, ci fosse la foto di un solo pesce. Per la
popolazione ittica, l’allarme è rosso: «Soprattutto gli effetti
devastanti del Lambro, hanno portato ad una gravissima alterazione
delle acque» ha chiuso il docente.
«Basta
gli inutili carrozzoni senza poteri: alle province le competenze
sulle acque»
Chi governerà lo sviluppo
del Po? La partita, a livello politico, si gioca proprio qui, tanto
è vero che gli interventi degli uomini del centrosinistra sono
stati votati all’organizzazione istituzionale che si ritiene
necessaria per la difesa ed il rilancio del fiume. Gianfranco
Concordati, consigliere regionale diessino, invita a non fare del Po
un «problema di destra o di sinistra» ma di «operare
esclusivamente nell’interesse generale». Dopo una carrellata sui
principali problemi del corso d’acqua, il consigliere regionale ha
ricordato gli interventi più recenti compiuti da Milano per
limitare il carico di veleni che per decenni ha inviato al Po
lodigiano a mezzo Lambro. Rivolgendosi al pubblico presente,
Concordati ha poi sottolineato la necessità di «concentrarsi sugli
obiettivi possibili e sulle priorità», mettendo da parte istanze
«in grado di alzare polveroni o barricate» tra i diversi gruppi di
interesse. Di organi di governo del fiume, dal Magistrato del Po,
all’Autorità di bacino, all’Aipo, ha parlato invece
l’assessore provinciale Luigi Bianchi, uomo della Bassa, al
convegno in rappresentanza dello Sdi. A chi spetta il governo del
Po? Bianchi non ha dubbi: «È appena stata avviata la consulta tra
le province per il Po ed occorre sostenerla, darle forza e strumenti
per agire. Come del resto va fatto con i comuni, per quanto riguarda
le loro competenze, che vanno incentivati nella difesa del fiume».
Negli ultimi anni attorno al Po si sta creando una specie di «corsa
al progetto». Ma chi deve fare cosa? «Le iniziative vanno bene ma
occorre fare chiarezza: che chi viene dotato di mezzi per operare
deve prendersi la responsabilità e viceversa». Seppur in modo
velato, si tratta di una presa di distanza dalle rivendicazioni
dell’Autorità di bacino, che con il suo progetto “Riva di Po”
mira a ritagliarsi un ruolo di primo piano: «Ognuno deve fare il
suo - replica Bianchi - inutile costruire scatole vuote. Chi fa
certe rivendicazioni ha gli strumenti per operare?». Dubbi
condivisi dallo stesso Concordati.
Da Lettere al IL CITTADINO
del 21 12 04
Ripulire
il letto dell’Adda, il dietrofront di Zambetti
Desidero manifestare il
profondo stato di disagio nel quale si trova il comitato Alluvionati
Lodi Onlus. Dopo aver auspicato, richiesto e ottenuto un sopralluogo
dell’autorità politica regionale, affinché verificasse de visu
le situazioni di pericolo per la pubblica incolumità esistenti
lungo l’Adda e assumesse le opportune decisioni, la speranza ora
cede il posto a una profonda amarezza. Mi riferisco in particolare
all’atteggiamento assunto dal presidente della commissione
regionale ambiente e protezione civile, Domenico Zambetti.Venerdì
26 novembre, durante un sopralluogo in barca sull’Adda, fortemente
impressionato dalle condizioni del fiume, egli lanciò un grido
d’allarme. «Ritengo indispensabile che venga pulito il letto del
fiume» ebbe a dire pubblicamente. Ed invocò: «Non sono qui per
iniziativa personale ma per scopi istituzionali: per questo mi
impegno a portare all’attenzione della commissione ambiente
iproblemi constatati oggi». Lunedì 29 novembre, durante la seduta
del consiglio regionale, lo stesso Zambetti fa precipitosamente
marcia indietro e si impegna per l’approvazione di un Piano Cave
presentato dalla provincia di Lodi che (mentre nel testo originale
prevedeva l’utilizzo di 1 milione di metri cubi di materiale
proveniente dalla pulizia dell’Adda), nel testo elaborato dalla
regione, invece, non prevede alcuna asportazione di materiale dal
fiume. A noi pare un atteggiamento quantomeno semplicemente
sconcertante. Da due anni stiamo tentando di richiamare
l’attenzione di regione e provincia sullo stato del fiume Adda e
sull’impellente necessità di alcuni interventi ormai
inderogabili, tra cui la pulizia dell’alveo, per mettere in
sicurezza il territorio.La cosa ci preoccupa non poco, perché
temiamo, con l’attuale politica sul governo dei fiumi, di
indirizzarci su un cammino che vedrà lo sfascio totale del
territorio stesso. Vorremmo richiamare l’attenzione di tutti su
questo scenario, che non è “gratuitamente” apocalittico. Il
nostro territorio non si salva se non si provvede alla pulizia degli
alvei. Pulizia intesa come rimozione dei milioni di metri cubi di
sedimento alluvionale, che per troppi anni si è accumulato negli
alvei fluviali, ostruendone le sezioni di deflusso. Questa è la
vera causa, a nostro avviso, di esondazioni e dei ricorrenti
disastri alluvionali, che ha toccato l’Adda e le terre
attraversate dal fiume, ma (lo stiamo vedendo quasi quotidianamente)
che colpisce a macchia di leopardo di volta in volta praticamente
tutto il Paese. Vorremmo invitare gli operatori lombardi del settore
a riflettere, a guardare un poco più in là dell’immediato
interesse; a guardare in positivo alla pulizia degli alvei ed alla
possibilità di approvvigionamento che questa operazione potrebbe
offrire loro. Siamo in grado di affermare – deducendo i dati
(peraltro approssimativi per difetto) non da astrusi studi teorici
sul trasporto solido, ma da calcoli idraulici (ottenuti per
campione) facilmente riscontrabili in loco, partendo dall’attuale
condizione delle sezioni di deflusso (mediamente ostruite per il 60
per cento) e ipotizzando l’adeguamento delle stesse alle
ricorrenti portate di massima piena – che i quantitativi di
materiale da togliere nel fiume Adda sono milioni di metri cubi nel
tratto da Cassano alla confluenza con il Po, ed ancora di più nel
Ticino e nel tratto lombardo/emiliano del Po. La regione potrebbe
ricavare quanto basta e avanza per realizzare le difese spondali e
ogni altra opera idraulica finalizzata alla difesa del suolo. Così
come prevede l’articolo 86, comma 2, del decreto legislativo 112
del 1998. Avremmo insomma tutti da guadagnarci. Pensare invece di
ampliare o di creare nuove cave, in questa situazione, è pura
follia. La pulizia degli alvei non è una nostra invenzione ma è
un’oggettiva esigenza per la salvaguardia del territorio, più
volte ribadita dalle stesse leggi: sulla disciplina delle acque e
sulla difesa del suolo. Da oltre un decennio, e ogni volta che
accade un disastro alluvionale si ripetono sulla stampa accorati
appelli. (...) La situazione nel Lodigiano, occorre ribadirlo, è ad
altissimo rischio idraulico, come del resto è nell’intera Pianura
Padana e in tutte le pianure fluviali. Chi vi abita, convive con il
perenne incubo dell’alluvione, nella certezza che sia solo
questione di tempo … e di nubi che scorrono sul proprio
territorio.È una situazione pregressa: la pulizia degli alvei è
un’esigenza diffusamente reclamata già da diversi anni.
Un’esigenza avvertita da tutti, tranne che dalle autorità
preposte e “competenti”, a cominciare dall’Aipo e
dall’Autorità di Bacino. Le quali sembrano davvero indifferenti e
sorde al nostro o a qualsiasi grido d’allarme. Essendo poi l’una
parallela all’altra, paiono crearsi un vicendevole scudo, offrendo
a noi, persone qualunque ma ferite dagli eventi nel proprio
quotidiano vivere, uno squallido spettacolo di inefficienza.
Vorremmo far percepire la nostra voce di cittadini: il nostro è
infatti un grido d’allarme, preoccupato ma responsabile, di fronte
ad un grave pericolo per la vita stessa delle nostre popolazioni.
Pericolo che sentiamo trascurato e sottovalutato, ma anche spesso a
volte travisato. (...) Chiediamo una presa di posizione (alle
autorità preposte, ndr) netta e definita, perché possiamo
cancellare dalla nostra mente l’impressione, che vorremmo fosse
davvero tale, che gli impegni assunti risultino una mera azione di
facciata (tipo la solidarietà espressa dal presidente della
commissione ambiente Zambetti il 26 novembre, cui ha soprasseduto
due giorni dopo), cui poi possano seguire decisioni addirittura
palesemente contrastanti.Con questa lettera vorremmo davvero che
emergesse la verità, e che essa sia portata alla nostra conoscenza
di cittadini che continuano a dover convivere con il problema.Si
esprima cioè la commissione ambiente, e il suo presidente, e dica
con chiarezza quale seguito voglia dare alle sue espresse
affermazioni. Per noi, ciò è assolutamente determinante. (..) Il
nostro contributo di costruttiva collaborazione è sempre a
disposizione. Domenico Ossino Presidente Comitato Alluvionati
Lodi Onlus
GRAFFIGNANA
Cava e Tarsu, osservazioni motivate
Egregio
direttore, chiedo cortesemente ospitalità per chiarire quanto
apparso su “il Cittadino” di sabato 11 dicembre, precisando
quanto segue. Pur ribadendo una totale contrarietà al deturpamento
del territorio, la cava a cui mi sono riferito è quella già
esistente e precisamente al suo ampliamento. Per la Tarsu, nessuna
polemica: è un dato di fatto che nel 2003 i graffignanini l’hanno
pagata due volte, il 28 febbraio in riferimento al 2002 e il 31
ottobre per il 2003. Nel 2004 la tassa sui rifiuti è stata
nuovamente anticipata al 30 novembre e suddivisa in tre rate invece
delle solite quattro. Se la giunta del sindaco Scietti ha deciso in
tal modo, qualche problema finanziario esisterà. Angelo Luigi
Coppoli Sdi di Graffignana
Da IL CITTADINO del 29 12 04
Idee per Lodi
Per favore, comprateci
l’isolotto
L’Adda
non si è inserita nella città di Lodi. La annuncia o ne
costituisce la prospettiva d’addio, piuttosto. In altre più
celebri città attraversate da un fiume, isole come l’Ile de la
citè o l’isola Tiberina “sono” città, addirittura, a volte,
ne costituiscono il cuore. A Lodi invece no. L’isolotto di Achilli
è presenza familiare gradita per moltissimi lodigiani; ma è
“privato”, da sempre, anche se per un periodo non lo è stato,
almeno mi sembra. E la città si è abituata a questo spossessamento
storico, senza invidie, ormai, nei confronti dei proprietari che
rimangono, per molti, quasi mitici: Achilli, quello del pesce,
padrone del “gialdòn”, anche; poi “quelli dell’Isola”
(questa volta di Caprera), ad indicare i discendenti del Meani,
assessore lodigiano che pare l’avesse rilevato ad un’asta
pubblica (in assenza di concorrenti, per disinteresse pubblico).
Oggi, dopo essere stato saldato, in punta, alle rive laterali dalla
briglia che ha messo la morsa al fiume per difendere il ponte
napoleonico all’epoca dell’amministrazione socialista della città
e di cui si scorgono le sommità in periodi di magra o ne sono
altrimenti segnate dal rigonfiamento tumultuoso delle acque e da
inserti di tronchi che, discesi con la corrente ed infilati fra i
massi spuntano dalla superficie del fiume, è eroso dalle piene che
ne hanno profondamente scavato un fianco, ma conserva la sua
costruzione stile chalet-pagoda. È disabitato; il rinforzo di
pietre che ne protegge il “tagliamare” verso il senso dalla
corrente non ne garantisce una solida continuità nella prospettiva
a valle del ponte. Lodi cerca occasioni di riqualificazione
ambientale, ma l’Adda, suo vero elemento di distinzione, è
vissuto come minaccia più che invece come l’opportunità che è lì
“per farsi riconoscere”. È fresca la ferita dell’ultima
disastrosa esondazione; si pensa di rinforzare le rive, di
canalizzare il fiume, di regimentarne il corso... fra mille
polemiche. Al nuovo sindaco vorrei (im)porre di fronte
l’opportunità che l’acquisizione dell’ “insula (una volta)
in flumine nata” costituisce per la città di colmare il vuoto
nella continuità della sovranità pubblica fra le sue sponde urbane
acquisendo, proteggendo, salvaguardando ed infine riqualificando
adeguatamente l’isolotto. Come? Non c’è certo bisogno di
suggerire ad un buon amministratore cittadino vie e mezzi più
convenienti. Limitandomi a qualche spunto sulla possibile
destinazione, mi basta accennare i seguenti punti: 1) Il fiume, se
considerato come un insieme di tratti con una destinazione ed anche
un regime diversi, è perduto per la città. Deve poter essere
ancora riconosciuto come un continuum ininterrotto, psicologicamente
perché tutti ritornino ad interessarsi a lui come ad un patrimonio
collettivo (indipendentemente dalla proprietà, addirittura); e, così,
pensare più alla sua tutela ed utilità che al suo sfruttamento e
degrado “invidioso”. 2) È quindi indispensabile che si realizzi
con l’eliminazione o il contenimento drastico della briglia
artificiale, la “riapertura” del corso del fiume ai lodigiani.
3) L’isolotto, riacquisito alla comunità, dovrebbe essere unito
ad entrambe le sponde laterali da due ponti(celli) che ne consentano
l’accesso (solo diurno se l’isola non sarà dotata di arredo
urbano e controllo adeguato) nelle giornate considerate “non a
rischio”. Diventerà così “il nostro terzo ponte”, tanto
atteso (pedonale meglio che ciclabile). 4) L’adozione di parapetti
e zone discretamente attrezzate a sosta con sedili lo costituirà
come un luogo non solo di visita e passaggio ma anche di permanenze
brevi, quelle per intenderci, dimenticate sui “passeggi”. 5)
Sull’isola le piante d’alto fusto da salvare saranno anche
un’ulteriore opportunità non soltanto per iniziative espositive o
commerciali temporanee ma anche, e soprattutto, permanenti (ci vedo
il luogo ideale per la realizzazione stabile di una grandiosa opera
di Mauri). 6) L’isola apre spazi di nuovo riconoscimento di
opportunità. Senza voler scopiazzare l’appuntamento con la corsa
dei “cinque mulini” lombardi, che ormai è entrata nei calendari
internazionali, non mi dispiacerebbe di dare appuntamento ad una
“maratona dei tre ponti”. 7) Ah, da ultimo! Si dovranno rivedere
anche i nomi delle località, forse. Oltreadda è troppo simile ad
oltrepò, trastevere è meglio di transadda. Perché non Lodidilà? Guido
Biancardi
Pronta una convenzione con
tutti i comuni del territorio, il Pirellone e il Consorzio Muzza
Alla scoperta della rete
idrica minore
Dalla provincia uno studio
cartografico di fossi e canali
Che i fiumi lodigiani siano
tre, lo sanno anche i sassi. Che il territorio sia attraversato da
canali artificiali importanti come la Muzza o da colatori come
Sillaro, Lisone o Brembiolo è noto a molti. Ma quanti siano i
microcanali, i vasi o i piccoli fossati non lo sanno nemmeno i
comuni di appartenenza. Per questo motivo la provincia ha dato il
via libera nell’ultima giunta a un’iniziativa senza precedenti
nel Lodigiano, ovvero stendere un censimento di tutta la rete idrica
minore del territorio. Il censimento prevede che tutti i piccoli
canali vengano monitorati, cartografati e sottoposti a
regolamentazione. La provincia nell’ultima giunta ha presentato
uno schema di protocollo d’intesa che con la regione dopo che il
Pirellone ha trasferito al territorio tutte le competenze delle
funzioni di polizia idraulica per il reticolo dei corsi d’acqua
minori. Allo stesso modo verrà approvato uno schema di convenzione
valido per tutti i 61 comuni del territorio. Il nuovo Piano del
reticolo idrico lodigiano sarà costituito da una parte cartografica
estesa ai corsi d’acqua maggiori, ai canali di bonifica, al
reticolo minore, alle fasce di rispetto ambientale e alle norme
generali di polizia idraulica. Le cartografie avranno una scala di 1
a 10.000. Le fasce di rispetto e quelle vincolate dal nuovo piano
territoriale della provincia o dal Parco Adda Sud, inoltre, verranno
riproposte su cartografie con una scala da 1 a 2000. Il ruolo della
provincia nel censimento, comunque, è quello del puro
coordinamento. A reperire le informazioni saranno il Consorzio
Muzza, cui è esteso il protocollo d’intesa che verrà firmato nei
prossimi giorni, e gli stessi comuni di appartenenza dei piccoli
corsi d’acqua. La provincia fungerà da referente e da
collegamento per i comuni, la regione, in collaborazione con il
Consorzio Muzza, elaborerà la cartografia dei canali adattando le
norme tecniche principali alla situazione di ogni singolo comune.
Per verificare che le cartografie siano state redatte in modo
corretto verranno anche effettuati dei sopralluoghi sul posto. La
ripartizione degli investimenti, che non sono stati ancora indicati,
assegnerà gli oneri maggiori al Pirellone e al Consorzio Muzza, che
hanno competenze più dirette nella redazione del Piano del reticolo
idrico minore. Entrambi gli enti si accolleranno il 35 per cento
ciascuno dei costi per l’iniziativa, mentre alla provincia di Lodi
toccherà sborsare il rimanente 30 per cento. «Molti comuni
lodigiani – spiega l’assessore alla pianificazione territoriale,
Fabrizio Santantonio – hanno manifestato le difficoltà ad
adempiere alle disposizioni regionali e hanno chiesto la nostra
collaborazione. Era necessario realizzare uno strumento unico per
l’individuazione, la pianificazione e la gestione del reticolo
minore delle acque lodigiane. Il protocollo d’intesa tra la
provincia, la regione e il Consorzio Muzza è la risposta a questa
esigenza. Ai comuni sottoporremo a breve la convenzione per
realizzare concretamente il piano». Entro il 20 gennaio dovrà
essere completata la fase dell’informazione ai comuni. La raccolta
delle adesioni e l’avvio degli studi sulle cartografie sono invece
previsti per la seconda metà del prossimo febbraio. Fr. Ga.
I Ds contro Votta e regione: «Il piano
cave è disastroso»
Non è decisamente un Natale
positivo per Marco Votta, consigliere regionale di Forza Italia.
Prima i problemi interni del suo partito, poi i litigi all’interno
della coalizione (con rischio spaccatura) alle prossime elezioni
comunali e ora un attacco violento da parte dei Democratici di
sinistra sulla vicenda del Piano cave della provincia. «I
consiglieri regionali - afferma Giuseppe Cremonesi, capogruppo della
Quercia in consiglio provinciale - dovrebbero avere a cuore i
problemi della nostra terra. Invece Marco Votta ancora una volta ha
brillato per la sua assenza, o meglio, noi non abbiamo avuto nessuna
notizia di un suo intervento in favore delle istanze espresse dal
territorio su una vicenda che porterà nuovi e gravi impatti sul
nostro territorio, nuovi camion pieni di ghiaia sulle strade del
Lodigiano». la vicenda in questione è il piano cave della
provincia, recentemente approvato dalla regione ma con
l’imposizione di due nuove cave a Soltarico (500 mila metri cubi)
e a Graffignana-Sant’Angelo (800 mila metri cubi, praticamente
tutti nel comune barasino). Allo stesso modo, il Pirellone aveva
ridotto in modo drastico i quantitativi indicati dalla provincia sui
cosiddetti materiali da recupero e azzerato quelli che potevano
essere reperiti attraverso la regimazione dell’alveo dei fiumi.
Una misura che era passata in consiglio nonostante l’opposizione
di un emendamento presentato dal consigliere diessino Gianfranco
Concordati e che aveva mandato su tutte le furie l’assessore
all’ambiente Francesca Sanna (Margherita) che del piano cave
provinciale ha la piena titolarità. Cremonesi non accusa soltanto
Votta ma anche la regione: «La giunta lombarda - punta il dito - ha
agito nel modo più antifederalista e centralista che si potesse
immaginare, introducendo con prepotenza due nuove cave. Una di
queste, localizzata nella lanca di Soltarico, è addirittura un
patrimonio ambientale di valore europeo. Grazie al fondamentale
contributo in consiglio dato da Concordati, sul sito di Soltarico la
maggioranza di centrodestra è andata a un passo dalla sconfitta, ma
Votta dov’era?». Cremonesi ricorda come subito dopo
l’approvazione del documento ai consiglieri provinciali siano
arrivate le proteste di enti e associazioni come il Wwf che hanno
contestato i metodi e le imposizioni della giunta Formigoni. Il
capogruppo della Quercia, inoltre, non risparmia critiche anche al
gruppo di Forza Italia in consiglio provinciale, sottolineando come
i loro predecessori avessero al tempo della giunta Guerini
contestato il piano cave provinciale ritenendolo «troppo oneroso in
termini d’impatto ambientale» tacendo poi di fronte alle nuove
imposizioni della regione: «Sarei lieto di conoscere il loro parere
su questa vicenda. Il loro silenzio è imbarazzante, chissà se
avranno mai il coraggio di alzare una voce contraria alle posizioni
del loro rappresentante in consiglio regionale». Fr. Ga.
Da Lettere al IL CITTADINO
del 30 12 04
ALLUVIONE
Ma le sirene sono veramente necessarie?
Egregio
Direttore,
mi
perviene oggi la notizia della sperimentazione di una nuova e più
potente sirena, prevista (con altre 5) in zone colpite
dall'alluvione 2002 quale impianto di segnalazione
d'allarme-esondazione. Devo
dire che, quando si collocarono le precedenti, peraltro praticamente
non udite dalla popolazione, mi sorse il dubbio di un'organizzazione
oserei dire dilettantesca: come si è potuto non tener presente a
priori il problema del disturbo in fatto di decibel del traffico in
Viale Milano e della direzionalità dell'impianto? Ora,
il nuovo modello di sirena sperimentato viene definito più efficace
in quanto a udibilità. "Potenzialmente", dice l'assessore
Marzorati. E già questa è un'iniezione di certezza... Ma
quello che colpisce è che esso ha costi più elevati "di 6 o 7
volte maggiori rispetto a quelli inizialmente previsti", e impone
relativi problemi di copertura finanziaria. Qui mi viene da esprimere
alcuni dubbi.
Io abito al
Pratello, e non so se e quando è previsto in zona il collaudo della
stessa sirena. Ma non è questo il problema principale.
Quel che mi chiedo è:
- Sono davvero soldi spesi con oculatezza, tanto più che il prezzo è
tanto più alto del previsto? E' chiedere troppo esprimere il
desiderio di conoscere pubblicamente quanto questa operazione costi
alla collettività? - Sono davvero utili le sirene? - Sono davvero udibili (anche
potenziate) in tutto il quartiere di riferimento? E' davvero
immotivato lo scetticismo che serpeggia tra gli abitanti, ma che non
sembra sfiorare neppure di striscio i nostri amministratori? Se
davvero non lo fossero, non sapremmo cosa farcene delle
giustificazioni in caso di inefficienza dimostrata a posteriori! Non
sarebbe il caso di valutare bene prima di realizzare un'opera di
tale portata? - Chi può dire che 6 (come
le sirene) sono le zone a rischio alluvione? Se esse fossero state
collocate prima del 2002, al Pratello non sarebbero state messe
perché ritenute inutili. - Hanno un senso le sirene per la sicurezza dei cittadini e delle loro
cose? Se suonano di giorno, quante persone possono essere in casa
per udirle? (Un caso emblematico: il giorno della prima
sperimentazione di novembre, a parte non averle udite comunque, da
casa e con le finestre chiuse, posso dire di aver fatto una
veloce indagine personale: su sei appartamenti, nel mio condominio
solo il mio era in quel momento abitato. In caso di vera emergenza,
chi avrebbe avvertito gli altri cinque?) -
La bacheca adiacente via D'Azeglio è stata recentemente spostata
venti metri più in basso lungo la strada: quanto sarà influente
per gli abitanti della zona? - Infine, una volta udite le sirene, quale dovrebbe essere il
comportamento degli abitanti allertati? Dove ci si radunerebbe? Dove
si porterebbero le auto, visto che il resto della città sarebbe
comunque attivo come di norma, quindi con parcheggi al completo? Chi
abita ai pian bassi si dovrebbe caricare suppellettili e mobili in
spalla? Tutti in strada e poi? In
conclusione, tanto più se questi impianti potranno costare molto più
del previsto, mi chiedo perché utilizzare soldi (tanti) per una
soluzione non certa, che sa più di esercizio accademico e molto
teorico che non di concreta e realistica misura di utilità
pubblica. Così davvero fosse, penso
che sarebbe un segnale di comune buon senso rivedere un impianto
(presunto) difensivo che probabilmente tale non è. Molto meglio, sarebbe,
rispetto al rischio di una ulteriore pessima figuraccia...
Si
ricordi chi di dovere quando, di fronte all'Adda che saliva, quel 26
novembre 2002 qualche autorità, assuntosi il ruolo di Solone, dichiarò:
"Non creiamo allarmismo". Non vorrei che questo fosse un
comportamento solo uguale, ma contrario... Cordialmente
Carmen Ansi Lodi