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RESOCONTI MENSILI

COMITATO ALLUVIONATI LODI ONLUS

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Dicembre 2004

 

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Da IL CITTADINO del 1 12 04

Arriva per posta l’appello a cavare la ghiaia in Adda 

L’appello a cavare ghiaia nell’Adda lanciato dal Comitato alluvionati Onlus arriva “per posta” da Tricarico, provincia di Matera. È da qui che Nicola Bonelli, consulente del Comitato coordinato da Domenico Ossino, ha spedito migliaia di “Lettere da Fontamara” ad altrettante famiglie lodigiane. Bonelli, che da anni porta avanti una battaglia per la regimazione dell’alveo dei fiumi, ha dedicato una delle proprie periodiche pubblicazioni al “Rischio idrogeologico in Pianura Padana, pericolo per la vita di intere popolazioni”: sei pagine in cui critica gli interventi ipotizzati dal comune (argini e apertura di un’altra arcata nel ponte urbano) proponendo l’allargamento della sezione d’alveo a 300 metri o l’abbassamento della briglia, intervento messo da palazzo Broletto in fondo alla lista delle priorità.

Da CORRIERE DELLA SERA del 1 12 04

PIRELLONE

Tutela delle acque Approvato il piano regionale

MILANO - Una ricognizione a tutto campo delle acque lombarde: da fiumi e laghi - Lambro, Como e Iseo sono tra quelli in condizioni peggiori - a reti fognarie e di distribuzione fino ai pozzi che vanno a cercare in falda l'acqua potabile. E' il Piano di tutela e uso delle acque approvato ieri dalla giunta regionale: «Uno strumento innovativo indirizzato sia alla difesa dell'acqua dall'inquinamento che dai prelievi eccessivi o poco razionali» ha sottolineato l'assessore ai Servizi di Pubblica Utilità, Maurizio Bernardo. La visione d'insieme offerta dal Piano dovrà servire a definire il piano di bacino - che interessa dunque più di una regione - così come prevede la normativa europea. In regione sono oltre mille gli impianti di trattamento dell'acqua destinata all'uso potabile: si tratta di filtri sistemati sui pozzi per eliminare sostanze inquinanti (microinquinanti orghanici, ferro, manganese, ammoniaca) o - nel 75% dei casi - di interventi per la disinfezione. I cittadini lombardi dispongono in media - fa sapere ancora il piano della Regione - di 250 litri al giorno, che salgono fino a 800 nelle grandi città; le perdite degli acquedotti, inferiori al 20%, sono decisamente al di sotto della media nazionale, mentre la rete fognaria raggiunge il 99% dei comuni con una potenzialità di 9 milioni di abitanti equivalenti (il parametro usato sommando agli usi civili quelli industriali). Quanto ai corsi d'acqua, altri studi della Regione, hanno classificato «pessimo» lo stato di salute dei laghi di Como, Iseo e Lugano; «scadente» quello di Lecco e «sufficienti» Garda e Maggiore. Tra i fiumi il grado «pessimo» tocca a Lambro, Olona e Mella mentre Adda (tranne l'ultimo tratto, «scadente») e Brembo sono tra «sufficiente» e «buono». «Buono» anche il Ticino, tra «sufficiente» e «scadente» gli altri. «Il piano - è il commento del Wwf - testimonia un apprezzabile sforzo di raccolta dati, ma è troppo legato ad alcune discipline: c'è ancora molta ingegneria idraulica e poca ecologia». Guardini Laura

Da IL CITTADINO del 2 12 04

Imposti due siti in più 

Cave, scontro tra provincia e regione 

Verdetto rinviato per il nuovo Piano cave decennale del Lodigiano: lunedì in consiglio regionale è mancato il numero legale per procedere al voto. La provincia e l’opposizione di centrosinistra in regione guadagnano così ancora un po’ di tempo per provare a contrastare le modifiche imposte dal Pirellone, che ha introdotto d’ufficio due nuovi siti estrattivi (a Corte Palasio e Graffignana) ed ha aumentato di 2.240.000 metri cubi i quantitativi del piano, passati da 12.510.000 a 14.750.000.

Il Pirellone boccia la politica al risparmio della provincia e aggiunge siti estrattivi a Graffignana, Corte Palasio e Camairago 

La regione vuole aprire tre nuove cave 

Ma in consiglio non c’è il numero legale e il piano non passa 

Guerra aperta fra regione e provincia per il piano cave. Il documento riveduto e corretto dal Pirellone, che prevede un nuovo Belgiardino a Castiglione, due cave in più e l’aggiunta di oltre due milioni di metri cubi, non è passato lunedì pomeriggio in consiglio regionale. Centro destra e centro sinistra si sono dati battaglia per tutto il giorno sul piano cave di Lodi. Da una parte il centro sinistra costringeva la presidenza a una verifica continua del numero legale. Dall’altra i consiglieri della Cdl presenti - secondo i bene informati soprattutto il presidente della commissione ambiente Domenico Zambetti e il forzista Luciano Valaguzza - si dannavano l’anima per portare in consiglio i colleghi assenteisti. Alla fine ha vinto l’Ulivo: il provvedimento non è passato per mancanza del numero legale e verrà riproposto subito dopo l’approvazione della finanziaria regionale, probabilmente prima delle ferie natalizie. Nella prossima seduta, però, in votazione andranno anche gli emendamenti presentati dal consigliere lodigiano diessino Gianfranco Concordati, che ha messo in piedi con l’aiuto dei Verdi una controffensiva per riportare il piano cave di Lodi alle dimensioni originariamente previste dall’allora giunta di Lorenzo Guerini. «Per ora la lobby dei cavatori non ha vinto», ha detto trionfante l’assessore all’ambiente della provincia Francesca Sanna, che da mesi ha ingaggiato una battaglia senza esclusione di colpi con la regione. La provincia, infatti, aveva presentato un piano di escavazioni che prevedeva tredici cave e 12.510.000 metri cubi da estrarre. Il resto del fabbisogno del territorio sarebbe stato completato dall’utilizzo di materiali da recupero (110 mila metri cubi all’anno per dieci anni, equivalenti al “risparmio” di una cava) e dalla regimazione dei fiumi per altri 100 mila metri cubi all’anno per un totale di un milione di metri cubi di ghiaia. Il Pirellone però ha completamente sovvertito il piano cave della provincia abbassando a soli 27.500 metri cubi all’anno l’utilizzo di materiale riciclato, eliminando del tutto il livellamento dei fiumi, aggiungendo due cave nuove e colmando la distanza tra due cave esistenti vicine a Camairago-Castiglione d’Adda per fomare un unico immenso “buco” da quasi 3 milioni di metri cubi. Con le nuove aggiunte, il piano cave riveduto e corretto dal Pirellone, renderebbe 14.750.000 metri cubi, ben 2.240.000 in più rispetto a quanto preventivato dalla provincia. Le due nuove cave sono state individuate tra Corte Palasio e Soltarico e tra Graffignana e Sant’Angelo. La prima si trova in un’area di bonifica ambientale sui terreni dell’agricoltore Mario Gendarini e renderà 500 mila metri cubi. La seconda, da 800 mila metri cubi, sarà quasi tutta in territoria di Sant’Angelo e confinerà con l’ambito estrattivo già individuato a cascina Molina. Ma la misura più “pesante” sono i 300 mila metri cubi aggiunti dalla giunta regionale a Camairago, nella cava di prestito di cascina Vallicella. Il nuovo ambito estrattivo servirà a unificare la cava di cascina Vallicella a Castiglione-Camairago a quella di cascina Rotta imposta dalla regione. In pratica, ci sarà un unico “buco” da 2.950.000 metri cubi che al termine dei dieci anni diventerà un grosso lago. Per il Lodigiano, un nuovo Belgiardino. Francesco Gastaldi

«I milanesi ci saccheggiano per favorire i privati» 

«È una vergogna, che senso ha darci una delega se poi alla fine la regione fa sempre quello che vuole?». Francesca Sanna ha un diavolo per capello per la vicenda cave, ma sotto sotto è anche soddisfatta d’aver vinto la prima battaglia in consiglio regionale. «Adesso aspettiamo gli eventi, Concordati ha presentato alcuni emendamenti per riportare il fabbisogno del Lodigiano ai livelli che avevamo indicato noi». Da mesi la Sanna sta facendo avanti e indietro al Pirellone per il piano cave, ma la guerra va avanti da anni: «Continuano a farsi i fatti loro per favorire il potentato dei cavatori. Ci bucano il territorio come un groviera per soddisfare richieste che col Lodigiano non c’entrano nulla. E dire che pochi giorni fa Zambetti a Lodi girava per il fiume affermando che bisognava tornare immediatamente a scavare in alveo - continua ironica la Sanna - e poi vota a favore di una provvedimento che ha eliminato tutti i quantitativi che avremmo reperito regimando dei fiumi. Evidentemente il presidente della commissione ambiente è uno di quelli che parlano bene e razzolano male». Ma l’assessore all’ambiente della provincia ce l’ha anche con Forza Italia: «Quando lo presentammo in consiglio dissero che era un piano cave pesantissimo, poi la regione ha aggiunto cave e metri cubi in più e non hanno detto nulla: che coerenza!». Il consigliere diessino Gianfranco Concordati promette battaglia: «Hanno usato un artificio per ridurre i quantitativi provenienti dall’uso di materiali di recupero che la provincia aveva addirittura sottostimato. Ma la cosa più grave è che la nuova cava di Corte Palasio verrebbe aperta in una zona di particolare fragilità ambientale, in pieno Parco Adda Sud. È inaccettabile che la giunta regionale continui a travalicare le previsioni di piano fatte dalle province». A difendere l’operato del Pirellone invece è Marco Votta (Forza Italia): «Strano che la sinistra non abbia detto nulla in commissione sul piano cave di Lodi e poi abbia presentato sei emendamenti in consiglio. Ho visto approvare molti piani e quello di Lodi è stato in assoluto fra i meno toccati dalla giunta regionale, che ha operato pochissime aggiunte. La mancata approvazione? Un incidente di percorso, il piano sarà di nuovo all’ordine del giorno a metà dicembre».

«Il Consorzio Po è giunto al punto di svolta»: l’ex senatore Bucci decide di farsi da parte 

MELETI Per ora il Consorzio Po proseguirà la propria attività con sei comuni, con la speranza di riuscire a coinvolgere però la provincia di Lodi e le altre realtà rivierasche del Grande Fiume, ma l’ex senatore Michele Bucci annuncia l’intenzione di lasciare la presidenza dell’ente nei prossimi mesi. È questo il quadro emerso dalla riunione del consiglio direttivo di martedì, cui hanno partecipato i rappresentanti dei comuni di Meleti (dove si è svolto l’incontro), Guardamiglio, Fombio, Orio Litta, Ospedaletto e Santo Stefano: si è dunque registrata la defezione annunciata di Corno Giovine e San Fiorano, che hanno deliberato il recesso dal Consorzio Po. Anche il sindaco di Santo Stefano Massimiliano Lodigiani aveva proposto una decisione simile al proprio consiglio comunale, che però dopo una lunga discussione nella seduta di lunedì ha deciso di congelare la decisione proprio in vista del summit del giorno dopo a Meleti: «Rimaniamo in attesa - commenta Lodigiani - di verificare se si concretizzeranno i programmi definiti dal consorzio nell’ultima riunione: è però condizione necessaria che aderiscano tutti i comuni rivieraschi e la provincia di Lodi». L’obiettivo del Consorzio Po è ottenere l’accreditamento dalla regione Lombardia per poter effettuare la sorveglianza e le manutenzioni ordinarie degli argini e della golena: «Abbiamo già concordato - sostiene il presidente Bucci - queste deleghe con l’Aipo (agenzia interregionale Po, ndr) che sarebbe disponibile anche ad accettare le nostre richieste di decentrare un proprio ufficio da Milano a Lodi e di asfaltare gli argini per utilizzarli come piste ciclabili. Per questo però è indispensabile ottenere l’accreditamento dalla regione Lombardia». Occorre tuttavia creare una base consortile più ampia e per questo motivo Bucci ha cercato di coinvolgere il presidente della provincia Osvaldo Felissari. «A questo punto però cedo il testimone ai sindaci - annuncia Bucci - anche perché sembra che la mia figura abbia contribuito a far assumere agli occhi di alcuni una certa colorazione politica a questa iniziativa che invece si poneva semplicemente l’obiettivo di salvaguardare e valorizzare il territorio lungo il fiume. Occorre lasciare da parte campanilismi e divisioni politiche, ma non me la sento di proseguire questo cammino dopo quattro anni in cui ho lavorato alla costituzione dell’ente e alla redazione dei progetti sulle quattro priorità individuate: ambiente, navigazione, difese spondali e valorizzazione della cultura e del territorio. Terminate quelle che ho definito la fase uno e la fase due del programma, saranno altri a concretizzare la fase tre». Daniele Perotti

Da Lettere al IL CITTADINO del 2 12 04

ZONA CAPANNO

Il terrapieno è diventato una palude

È bastato un giorno di pioggia battente e il terreno sul quale è stato creato un terrapieno, poi asportato, in zona Capanno, ad alto rischio idrogeologico a ridosso dell’area in cui si svolge il festival dell’Unità, si è trasformato in una palude, che ha eroso una parte della già disastrata strada adiacente. Ancora una volta la reazione dei cittadini aveva costretto l’amministrazione comunale a far “ripristinare” un’area (comunque devastata nel suo equilibrio originario) che senza le proteste sarebbe stata asfaltata. In ogni caso, i danni sono stati arrecati lo stesso, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. A voi le riflessioni. Gaia Bocchioli Lodi

ALLUVIONATI

Il preconcetto è soltanto del sindaco

A pag. 19 della rubrica “La giunta on-line”, sul Cittadino di venerdì 26 novembre u.s., la Sig.ra Nina pone una domanda sul tema dell’alluvione: “Sono state fatte molte riunioni con varie autorità per i lavori di sistemazione e prevenzione. Perché i cittadini, o quantomeno dei rappresentanti degli stessi, non vengono convocati o almeno informati delle decisioni raggiunte?” Il Sindaco Ferrari risponde: “Credo che le informazioni circolino sufficientemente almeno a livello di comitati. Mi sono accorto, tuttavia, che non sempre le informazioni arrivano a tutti gli interessati, forse anche a causa di posizioni preconcette che i rappresentanti dei comitati  hanno assunto. Mi pare che in questo senso la riunione dello scorso inverno all’ Oratorio del Borgo sia stata emblematica”. Come consiglio direttivo del Comitato Alluvionati Lodi Onlus ci sentiamo chiamati ad esprimerci. Vorremmo dire innanzitutto al Sindaco che di riunioni ne sono state tenute altre, dopo l’inverno dello scorso anno, non ultima l’assemblea aperta del 5 novembre u.s.; riunioni alle quali, forse preconcetto, non ha ritenuto di partecipare. L’informazione sullo svolgimento delle riunioni è sempre stata comunque ampiamente proposta alla cittadinanza e l’effetto è che molte persone sono sempre intervenute, dimostrando interesse. Perciò, se la Signora lo ritiene opportuno, il Comitato è a disposizione per ogni informazione. Tornando alla definizione di “preconcetto”, credo che maggiore prudenza da parte del sindaco nell’esprimere una categorica stigmatizzazione dei metodi procedurali di un comitato sarebbe stata opportuna. Infondo, un comitato  bene o male è per sua natura una spontanea aggregazione dei cittadini, che chi sta a capo dell’amministrazione di una città (lo voglia o no) comunque rappresenta nell’ambito del suo ruolo istituzionale. Infine, vorremmo affrontare il nocciolo della questione. Riteniamo infatti che, se i cittadini hanno la sensazione di non venire informati delle decisioni raggiunte, una sola è la ragione: che decisioni serie, concrete, globali e definitive sul tema della sistemazione e della prevenzione non ce ne sono state da parte delle istituzioni. Il Sindaco dovrebbe preoccuparsi di queste, prima che dei presunti preconcetti dei comitati. Da alcune risposte a quesiti dei cittadini, pubblicate nello stesso contesto, pronunciate dal Sindaco e dal Vicesindaco, sembra che l’Amministrazione comunale stia pensando di fare sue (finalmente, ce n’è voluta di pazienza!) alcune proposte (che peraltro il Comitato va cercando di far percepire da tempo, a vari livelli istituzionali) affinché il letto e le sponde del fiume vengano regimate, al fine di favorire lo scorrimento in alveo di una portata d’acqua anche significativamente superiore a quella ordinaria. Ebbene, gli alluvionati sarebbero finalmente lieti di vedere  queste ventilate ipotesi dell’ultima ora tradotte in atti pubblici. Solo così sarebbero certi che non si tratti ancora una volta di parole vane. Soprattutto, non ci sentiamo affatto presuntuosi nel suggerire al Sindaco una rilettura della domanda della sig.ra Nina: forse, è lui che non ne ha colto appieno il “tenore”. Consiglio direttivo del Comitato Alluvionati Lodi Onlus c.al.lo@tin.it

Da AGENDALODI del 2 12 04

No agli argini!

vengano realizzati inutili argini e i fiumi vengano solo ripuliti e che in questi giorni sta inviando a tutte le famiglie di Lodi un opuscolo in cui spiega la sua posizione e lancia un allarme contro possibili nuove esondazioni del fiume Adda, torna all'attacco. Non ha senso, ribadisce, creare argini solo a Lodi che, oltre a portare all'innalzamento dei livelli idrici, provocherebbero esondazioni più a monte, che comunque confluirebbero poi su Lodi, aggiungendosi alla risalita della falda e al rigurgito delle fogne. Ma Bonelli punta il dito anche contro il previsto allargamento dell’alveo, in corrispondenza del ponte urbano, con l’aggiunta di una campata al ponte. "E' inutile, afferma - allargare l’alveo dove è già di 150 metri, e non nei tratti critici dove, a causa dei sedimenti, si restringe sotto i 60 metri. All'altezza del Col del Prete, in prossimità della Caccialanza, addirittura è a 40 metri e l'argine è in parte crollato. Il rapporto ufficiale della piena  del 2002 parla di una portata di 1.600 metri cubi al secondo. Ma nei tratti oggi ristretti dalla ghiaia vi può transitare una portata massima di 800 mc/sec. Per cui è urgente ripulire il fondo del fiume". In prossimità del ponte urbano, invece secondo Bonelli, anziché allargare il ponte di 16 metri con una nuova arcata è sufficiente, in base ad un semplice metodo matematico per calcolare la portata d'acqua, demolire la briglia per dare nuova forza alla corrente e far defluire così un maggiore quantitativo d'acqua. "Tra i vari interventi previsti  - commenta Bonelli - c’è anche l’abbassamento parziale della briglia. Abbassamento che, stranamente, è previsto per ultimo, cioè dopo aver innalzato gli argini ed allargato il ponte… Se invece si abbassasse per prima la briglia, risulterebbe evidente che tutto il resto è superfluo!".

Anche il Parco Adda Sud al Forum dei parchi fluviali

Anche il presidente del Parco Adda Sud, Attilio Dadda, partecipa al Forum dei Parchi Fluviali Italiani in programma per domani in Sicilia. L’incontro è organizzato dal Parco Fluviale dell’Alcantara e dal WWF Italia nel quadro delle iniziative denominate AQUAFEST. Attilio Dadda interverrà domattina in qualità di delegato della Federparchi (Federazione Italiana Parchi e Riserve Naturali) con una relazione su “L’acqua moltiplica le risorse: salvaguardia e valorizzazione della risorsa idrica per lo sviluppo sostenibile. Il caso dell’Adda”, a Francavilla di Sicilia nella Sala Falcone-Borsellino. Un’occasione per lanciare ufficialmente tre dei progetti che vedono impegnato il Parco: la candidatura all’Unesco di tutta l’asta dell’Adda, perché venga tutelata come “patrimonio dell’umanità”; il progetto di navigare il fiume a Brivio, Lodi e Pizzighettone grazie al Consorzio “Navigare l’Adda”; e la creazione di un piano energetico dell’acqua, basato sulla produzione di energia con fonti rinnovabili.

Da IL CITTADINO del 4 12 04

Corte Palasio Per l’esperto di ambiente Luca Canova «meglio tornare a pescare ghiaia nell’Adda»

«Quella cava distruggerà l’oasi»

«Sarà uno scempio nella riserva europea di Soltarico» 

Corte Palasio Provincia e Wwf preparano le barricate contro la cava di Soltarico, inserita a sorpresa dalla regione Lombardia nella revisione del piano cave già adottato da San Cristoforo e destinato a ritornarci per ulteriori valutazioni. Un polo estrattivo, quello che si mangerà un’ansa al confine con un sito ambientale di interesse comunitario, che è arrivato a sorpresa dal Pirellone assieme a una nuova cava da 800 mila metri cubi a Sant’Angelo, in fregio con quella già autorizzata a cascina Molina, e a un ampliamento da 300 mila metri cubi a Camairago, dove il polo di prestito della Vallicella andrà in questo modo a congiungersi con quella di cascina Rotta, anch’essa imposta dalla regione. Per il presidente della commissione provinciale ambiente Luca Canova, già direttore del Parco Adda Sud e ricercatore universitario, si tratta «di una devastante interferenza nella vita e nell’ambiente lodigiano, considerando anche il fatto che la lanca di Soltarico è un ecosistema di rilevanza europea e che proprio l’Unione ha intenzione di stanziare un milione di euro proprio per la salvaguardia delle biodiversità in questo tratto dismesso di fiume». Il settore destinato dalla regione all’escavazione rientra nel comune di Corte Palasio ed è in riva alla lanca, perché l’ex cava in territorio di San Martino è stata rinviata in quanto cela una discarica abusiva. Canova fa anche una controproposta provocatoria: «Se proprio servono questi 500 mila metri cubi di materiale inerte, li si possono prelevare dal fiume Adda, nel tratto a monte della briglia del ponte di Lodi, che è evidentemente troppo piena di detriti. Sarebbe comunque un danno per l’ambiente, ma eliminerebbe alcuni dei rischi per i quartieri bassi di Lodi». Canova respinge inoltre al mittente «le accuse di chi ha dato la colpa alla provincia per i divieti di escavazione in alveo, essendone in realtà lui stesso tra i propositori», e richiama l’attenzione sull’approccio complessivo della regione a questo piano cave: «Finora la politica si è sempre fermata di fronte alle aree protette. A Soltarico invece non solo non si tiene in considerazione il fatto di essere nel Parco Adda Sud, ma neppure quello di confinare con una riserva naturale. Sembra di essere tornati agli anni Settanta». Bassano Riboni, a nome dei vertici del Wwf lodigiano, aggiunge: «Intendiamo segnalare questo attentato all’ambiente all’Unione europea e chiedere personalmente a tutti i consiglieri provinciali di bocciare la cava di Soltarico. Qui nidificano rapaci, si osservano passeriformi ormai scomparsi dal resto del Lodigiano, per non elencare migratori e libellule. E ben sappiamo che ogni volta che si apre una cava bisogna aspettarsi una lunga serie di ulteriori ampliamenti». Carlo Catena

Da LA TRIBUNA DI LODI del 4 12 04

Per la Regione non ci sono dubbi

Ha ragione Ossino

“Caro Felissari, ti invito, con l’intera giunta, a fare un sopralluogo sull’Adda insieme a me”. Ancora sul barcone che l’ha portato a vedere di persona le condizioni attuali dell’Adda il giudizio di Domenico Zambetti (Udc),presidente regionale della Commissione Ambiente, è categorico. “Oltre agli interventi già previsti e finanziati, che siano nuovi argini o il rafforzamento delle sponde - ha detto Zambetti al termine del sopralluogo - ritengo indispensabile che venga pulito il letto del fiume, il quale in alcuni punti appare impraticabile. La Regione ha intenzione di fare tutta la sua parte”, ed ha aggiunto :“Non sono qui per iniziativa personale, ma per scopi istituzionali. Per questo – ha garantito Zambetti, - mi impegno a portare all’attenzione della commissione ambiente i problemi constatati oggi e a portare qui a Lodi per un sopralluogo gli stessi componenti della commissione”. Il giornalista del Cittadino Fabrizio Tummolillo registra fedelmente l’opinione di altri presenti all’incontro. “Nessuno ha chiesto di togliere venti metri di fondo, ma almeno un metro e mezzo, due - auspica Cesare Vianelli, abitante nell’Oltreadda, tra gli alluvionati di due anni fa esatti -. Poi bisognerebbe pulire le rive, togliere lo sporco, i tronchi morti. Ormai viviamo con la paura di rivivere quei momenti”. Al suo fianco Graziella Majoli trattiene la rabbia a stento: “Dopo due anni siamo ancora alle parole. È meglio che non dica altro”. “Si vive male - spiega ancora Vianelli -. Quando l’Adda comincia a salire si finisce con l’andare avanti e indietro dal ponte a casa per vedere se il livello sale o scende. È un’angoscia costante, continua”. Nelle stesse ore, anche la Provincia di Lodi, attraverso un comunicato della commissione Ambiente ha modificato radicalmente la propria posizione: via libera alle escavazioni controllate del fiume. La visita del presidente della Commissione ambiente della Regione è una vittoria completa delle tesi sostenute in questi anni con tenacia da Domenico Ossino, presidente del comitato riva destra. Speriamo che alle parole adesso seguano fatti.

“Verso il futuro… per non dimenticare”

Al Teatro S. Francesco riuscitissima manifestazione degli alluvionati

26 novembre 2002: ci vorrà tempo perché questa data si sfumi, nella memoria di tanti lodigiani. Né sarebbe giusto che ciò avvenisse in breve. Proprio per questo motivo il Comitato Alluvionati Lodi Onlus si è scelto lo slogan “Verso il futuro…per non dimenticare” come premessa per ogni nuova iniziativa. L’ultima in ordine di tempo si è svolta proprio venerdì 26 novembre scorso, a due anni esatti dall’alluvione; una serata a teatro, dal titolo simbolico: “Dalle rive dell’Adda: gioie e dolori attorno al fiume”. L’evento alluvionale del novembre 2002, che mise in ginocchio larga parte della città, anche in zone assolutamente fino ad allora non previste, ha lasciato una traccia profonda nell’animo di chi l’ha vissuto, suo malgrado, da protagonista. Il Comitato ha creduto opportuno commemorarlo,  quest’anno,  orientandosi su un programma che, attraverso un unico filo conduttore, ripercorresse aspetti e quadri di vita legati alla convivenza con il fiume, fonte di preoccupazione a volte, altre volte invece elemento di grande vitalità per il suo popolo. Una platea attenta e partecipe ha occupato il Teatro San Francesco a Lodi, sul cui palcoscenico  si sono alternati la “Compagnia del Teatro dei giovani di Lodi” diretta da Bruno Pezzini (con Ermanna Croci,  Francesca  Musella e Cesarina Spoldi; alla tastiera Angelo Martinenghi) e il Gruppo “Lavori in Corso” di Luciano Allegri (con Alessandra Banchieri e Mirna di Vita). Ha condotto la serata, con la solita maestria, Carla Galletti. Bravi e generosi artisti, che hanno  risposto con grande, immediato entusiasmo alla richiesta del Comitato di allestire una serata “diversa”. Solo alcuni momenti centrali sono stati dedicati dal presidente del Comitato, Domenico Ossino, alla descrizione del quadro della situazione attuale in fatto di sicurezza del territorio (ancora carente in merito ai concreti interventi da realizzare) e dei rapporti con le istituzioni  (in particolare, sulla difficoltà a godere dei rimborsi regionali, data la denunciata cavillosità burocratica che di fatto ha escluso dai benefici una percentuale di richiedenti altissima: solo uno su sei è risultato avere diritto al risarcimento). Tutta la serata in effetti è trascorsa tra letture e canti, con brani tratti da opere che hanno spaziato dal ‘600 ai giorni nostri: da Defendente Lodi a De Lemene, da Ada Negri ad Andrea Maietti, fino a sconfinare nelle cronache del quotidiano lodigiano “Il Cittadino” del 1951 (anno in cui già nacque un comitato di cittadini alluvionati) e del 1976 (anno che molti ancora ricordano per un’imponente piena che si abbatté sulla città bassa). Il coinvolgimento  ha “preso” anche alcuni spettatori, dai quali si sono levate voci  che si sono fuse con quelle degli artisti, quando questi ultimi si sono esibiti nelle canzoni popolari più vere, mentre momenti di commozione hanno raggiunto la platea quando Ermanna Croci ha magistralmente interpretato una figura di donna nella poesia ”Ne la me vita” di Pezzini. Fino all’apoteosi finale, raggiunta con la performance della mitica Cesarina Spoldi, dapprima con la Croci in una scena de “La sposa Francesca”, e poi da solista, in conclusione, nel canto del brano “Vunce e spusine”. Un piccolo capolavoro, che ha travolto il teatro in un lungo, affettuoso applauso. Una bella serata, insomma, in cui il Comitato Alluvionati Lodi Onlus ha spalancato le porte (non solo in senso metaforico; infatti, l’ingresso era libero) a un originale momento in cui si sono fuse assieme diverse anime: cultura, memoria, tradizione e attualità. Il tutto, senza perdere di vista le gioie e i dolori che il fiume, parte tanto importante ma altrettanto spesso trascurata della città, finisce per dare quotidianamente. Carmen Ansi

L’Adda in piena... la Giunta fuori a cena!

Ricordate questo slogan gridato da centinaia di alluvionati, manifestanti in Piazza della Vittoria nel maggio 2003? La Tribuna di Lodi è stato l’unico giornale a riprenderlo per prima, e a piena pagina nell’edizione del 24 maggio 2003. Fu proprio quello l’inizio della carriera assessorile di Mauro Biscaldi. La nostra campagna giornalistica contro la devastazione delle rive fiume per la costruzione di decine di migliaia di metri cubi sulle aree ex Sicc, l’impegno decisivo di Andrea Cancellato nella commissione d’indagine sull’alluvione del 26 novembre 2002, l’impegno giornalistico per dare agli alluvionati, la pubblicazione a tempo di record dell’unico volume fotografico dedicato all’alluvione, con parte cospicua dei proventi destinati ai Comitati sorti in città: tutto questo stato un impegno costante durato e che ha prodotto risultati politici significativi. Ebbene: sabato 27 novembre il centro destra (Fi, An, Lega e Udc) allestisce in Piazza della Vittoria alcuni gazebo che riprendevano quello slogan, manifestare la protesta politica opposizioni alla Giunta Ferrari per quanto non è stato fatto a due anni di distanza dell’alluvione. Il Circolo Archinti non c’era, per la semplice ragione che non siamo stati invitati. Forse è stato un disguido degli organizzatori o forse è stato altro. È bene che i nostri lettori lo sappiano.

Da AGENDALODI del 6 12 04

Pista ciclabile Lodi-Boffalora

Appalti e acquisizione delle aree entro il 31 gennaio 2005 per la pista ciclabile sulla strada Lodi-Boffalora d’Adda fra l’abitato del Revellino e la cascina Pesalupo. Lo assicura il presidente della Provincia Osvaldo Felissari in risposta ad una richiesta di Carlo Bajoni in rappresentanza del comitato alluvionati riva sinistra. L’inizio dei lavori è dunque previsto per l’inizio di marzo, con conclusione entro la fine di settembre dell’anno prossimo.

Da Corriere.it del 6 12 04

Il maltempo in Sardegna ha fatto due vittime

Paese alluvionato: morte nonna e nipote

Lutto a Villagrande Strisaili, nel nuorose, devastato da acqua e fango dopo le piogge

CAGLIARI - Tragedia causata dal maltempo in Sardegna: una nonna e la sua nipotina di tre anni, sono morte lunedì sera travolte da un'ondata di acqua e fango che ha squassato la loro casa, a Villagrande Strisaili (Nuoro), scaraventandole fuori dalla finestra. In un primo momento sembrava che la donna e la piccola fossero morte nel tentativo di mettersi in salvo dall'ondata di detriti che stava investendo il paese, arroccato sulla montagna e colpito da un violento temporale.

LA DINAMICA - Poi i soccorritori hanno ricostruito l'accaduto: il corpo di Assunta Bidotti, 69 anni, è stato trovato ai piedi dell'abitazione, coperto di fango; quello della bambina era invece a 300 metri dalla casa, trascinato dall'acqua melmosa. Difficili i collegamenti per raggiungere il paese allagato, con smottamenti e apertura di voragini: bloccati da detriti e frane gli accessi a Villagrande Strisaili. Una situazione che non ha permesso di raggiungere il paese neanche ai genitori della bambina, che erano al lavoro a Lanusei. L'allerta maltempo in Sardegna era stata data dalla protezione civile e dal prefetto di Cagliari, Efisio Orrù. Sul posto sono stati impegnati per i difficili interventi di soccorso vigili del fuoco, polizia e carabinieri e particolari preoccupazioni desta la vicina diga di Santa Lucia.

UN ALTRA VITTIMA A GROSSETO - Dovuta, seppur indirettamente, al maltempo anche la morte di una donna di 26 anni, in provincia di Grosseto: ha perso il controllo della sua auto dopo aver investito una nutria e la vettura è finita in un torrente. La giovane è annegata nel corso d' acqua ingrossato dalla piena di questi giorni. Il maltempo, che con 48 ore di pioggia incessante ha provocato danni dalle Marche al Lazio, dall'Umbria alla Toscana, è stato anche la principale causa della maggior parte degli incidenti stradali con esito mortale avvenuti nel fine settimana: dei 38 incidenti, con 43 vittime, 22 sono da addebitare alle strade bagnate o con fondo sdrucciolevole. Nelle zone dell'Italia centrale la situazione si va normalizzando, ma resta il livello di guardia per il Tevere, che ha raggiunto i dieci metri di altezza a Roma.

Da IL CITTADINO del 7 12 04

Otto arrivi al gruppo di Protezione civile: più forza per le emergenze del territorio 

Un rilancio voluto dal sindaco, Angelo Gazzola, e dall’assessore alla partita, il vice sindaco, Franco Boccalini e da tutto il gruppo di maggioranza. Il rilancio riguarda il servizio di Protezione civile cittadino. Con una cerimonia a conclusione dell’ultimo consiglio comunale, il primo cittadino ha consegnato i diplomi di fine corso per otto nuovi volontari che sono entrati a far parte dell’organico, e un attestato di partecipazione ai restanti 6 appartenenti del gruppo. «La nostra scelta si muove nel rispetto del quadro normativo nazionale e regionale — sottolinea Gazzola — e dalla necessità di rafforzare un ulteriore strumento di controllo nella gestione del territorio». Il richiamo alla normativa si riferisce, all’obbligo di predisporre piani urgenti di emergenza contenenti le misure per la salvaguardia dell’incolumità delle popolazioni. «Il territorio comunale non è quello che siamo abituati a considerare tale in senso stretto — chiarisce Boccalini che come assessore ai Lavori Pubblici seguirà in prima persona la vicenda - ma contiene, per fare un esempio, anche la zona fluviale». Il territorio di San Martino, infatti, si estende per 13 chilometri quadrati, fino sulle rive dell’Adda a Cà del Conte e ingloba quattro strade: la statale 9 via Emilia, la provinciale 107 Lodi - Ossago, la provinciale 186 e la provinciale 26 Lodi - Cremona. Il gruppo di Protezione Civile sarà impegnato nei compiti previsti dalla normativa, riassumibili in un’azione di sostegno all’operato delle forze dell’ordine riguardo alla gestione delle emergenze con compiti di segnalazione, preallertamento, allarme e messa in salvo preventiva. Il gruppo di Protezione Civile sarà composto dal sindaco, dall’ufficio tecnico, dalla Polizia municipale e dai volontari: fino alla scorsa settimana questi erano sei (Arianna Bianchini, Nicola Boccalini, Aldo Maietti, Antonio Mangiola, Pierangelo Romanoni, Giuseppe Tasca). Con l’ampliamento dell’organico con i nuovi 8 volontari (Maurizio Boicotti, Giancarlo Cerri, Roberto Nichetti, Fabio Nichetti, Gianfranco Pennè, Antonio Pezzetti, Stella Romanoni, Giuseppe Sarchi), le unità di cui il servizio dispone sono quindi 14. Il coordinamento è affidato a Nicola Boccalini, che fa parte del nucleo storico della Protezione Civile.

San Fiorano Decisa l’uscita dall’ente 

Addio al Consorzio per la tutela del Po: «Una scatola vuota»

SAN FIORANO San Fiorano dice no al Consorzio per la difesa e la valorizzazione delle aree del Po delle province di Lodi e Piacenza. La nuova amministrazione comunale del sindaco Antonio Mariani ha infatti portato in consiglio comunale la recessione del municipio sanfioranese dall’ente coordinato dall’ex senatore Michele Bucci. Votata dalla maggioranza amministrativa, la delibera di recesso ha trovato anche il voto favorevole di Claudio Vicenzi, esponente della minoranza “Idea per San Fiorano”. E così, dopo tre anni di partecipazione al Consorzio per la difesa e la valorizzazione delle aree del Po, San Fiorano revoca la propria adesione a questo ente che di defezioni e mancate adesioni ne ha già viste troppo lungo il proprio percorso. «Niente da dire, sia chiaro, sugli obiettivi nobilissimi del Consorzio - spiega Mariani -. Peccato però che oggi lo stesso non abbia le forze per perseguirli: la Provincia di Piacenza e i comuni rivieraschi del Piacentino non hanno dato la loro adesione, così come la stessa Provincia di Lodi non ha finora aderito al Consorzio. E dei sedici comuni rivieraschi del Lodigiano, solo otto alla fine hanno detto sì all’ente. Tra questi, anche San Fiorano che, tra l’altro, comune rivierasco proprio non è». Stante così la situazione, Mariani non ha dubbi: «Per avere voce in capitolo bisogna essere un gruppo che conta e oggi il Consorzio per il Po non lo è - dice il primo cittadino di San Fiorano -. Per questo abbiamo deciso per il recesso, tenendo anche conto che questa decisione ci farà risparmiare la quota di adesione annua al Consorzio, pari a 3 mila euro. E non si creda che siano risorse indifferenti: dal 2002 ad oggi, l’adesione al Consorzio è costata al paese 9 mila euro, soldi che avrebbero potuto essere spesi in altre iniziative». Dunque, San Fiorano dice addio al Consorzio per il Po: «Non ci sono le condizioni per proseguire la nostra partecipazione - conclude Mariani - certo è che, qualora in futuro ci fossero presupposti diversi, siamo pronti a rivedere la possibilità di riaderire all’ente». L. Luccini

Da CORRIERE DELLA SERA del 7 12 04

Maltempo, onda di fango travolge nonna e nipotina

Nuoro, trascinate via mentre cercavano di fuggire

Alluvione in Sardegna, paese sommerso dall'acqua. «La gente si aggrappava ai muri»

DAL NOSTRO INVIATO NUORO - Sotto un diluvio, tre torrenti si sono ingrossati e hanno invaso l'abitato di Villagrande Strisaili, spazzando via abitazioni e strade, travolgendo ponti e auto: una nonna e una nipotina, che avevano cercato rifugio sotto il soppalco della loro casa, sono state investite dall'onda di piena e dai detriti e sono morte. La nonna, Assunta Bidotti, 69 anni, è stata trovata vicino alle scale, il corpo della nipotina Francesca, che avrebbe compiuto 4 anni a febbraio, è stato trascinato per più di 200 metri ed è stato trovato in un anfratto alla periferia del paese. «Nessuno ha potuto far nulla» ha detto il sindaco Pierino Cannas, in lacrime. «La gente si è barricata in casa, le strade sono diventate fiumi in piena, ho visto almeno 15 auto portate via e sommerse da un mare di fango che avanzava». Pioggia ininterrotta e battente dalle 13 su tutta l'Ogliastra (Sardegna sud orientale). Villagrande è proprio sotto una montagna, in una vallata accanto scorre il Flumendosa, uno dei maggiori fiumi della Sardegna. Dieci centimetri di pioggia caduti in appena due ore, un evento eccezionale e imprevisto. «Sul paese si è abbattuto l'inferno - dice ancora Cannas - per tutto il pomeriggio siamo stati isolati. Vedevo la gente aggrappata ai muri per non essere travolta, anche l'auto di mia moglie è stata scaraventata via come un fuscello. Non sappiamo dove sia finita. Sono potuto uscire soltanto dopo qualche ora, quando è venuto a prelevarmi un fuoristrada». La casa di Assunta Bidotti è in via Mazzini, quasi al centro, sulla strada che porta a Talana, un paese vicino. Nonna e nipote sono rientrate alle prime avvisaglie della tempesta. Singhiozza Antonietta Lotto, 46 anni, madre di Francesca, accanto ha il marito Gianfelice Longoni: «La bambina stava spesso con la nonna, noi abitiamo a pochi chilometri, a Lanusei; mio marito era al lavoro. Mi sono resa subito conto che la pioggia avrebbe provocato l'alluvione e sono corsa a Villagrande. Troppo tardi, le strade erano già interrotte. Quando ho visto la casa, ho capito tutto... Ma fino all'ultimo ho sperato che Francesca non fosse là dentro, che fosse riuscita a rifugiarsi da qualche famiglia vicina. Poi ho saputo la verità». L'alluvione ha isolato alcuni paesi dell'Ogliastra (Urzulei e Talana), Villanova (appena sopra Villagrande, su un altipiano) è allagata, il Flumendosa è straripato in più punti, tutti i torrenti che scendono dal Gennargentu sono in piena. Case crollate, ponti travolti, detriti dappertutto. «Soltanto in serata siano riusciti ad allestire un centro operativo nella biblioteca del Comune - dice il sindaco - per i primi interventi». Pattuglie di carabinieri e polizia, squadre dei vigili del fuoco e della Protezione civile nella notte sono al lavoro per ripristinare i collegamenti e rompere l'isolamento. Alberto Pinna

22 GLI INCIDENTI mortali attribuiti al maltempo sui 38 complessivi verificatisi durante il fine settimana.

ANCONA La pioggia ha provocato il crollo di una porzione del muro di contrafforte che sta sotto l' edificio del Museo Diocesano di Ancona, sul Colle Guasco, a fianco del Duomo di San Ciriaco. Il museo è stato chiuso e l'appartamento di un sacerdote sgomberato.

ROMA Pezzi di calcinacci e terra hanno sfondato il muro di una palazzina di 5 piani all'alba di ieri a Roma, nel quartiere Monteverde. I detriti, smossi forse dalle forti piogge degli ultimi giorni, sono finiti nella camera da letto di un appartamento al seminterrato, senza provocare vittime.

VITERBO Sta lentamente rientrando lo stato d'emergenza sul litorale di Viterbo, dove il maltempo ha insistito per oltre 24 ore provocando straripamenti e allagamenti. Decine gli sfollati. Il sindaco di Tarquinia ha chiesto lo stato di calamità naturale Il sindaco: «Le strade sono diventate un fiume in piena Tutti si sono barricati in casa».

Da IL CITTADINO del 8 12 04

Il comitato Alluvionati: «Cavate alle Due acque ed eliminate la briglia di Lodi per dare sfogo alla corrente del fiume» 

Un gigante di ghiaia minaccia gli argini 

«In Adda se ne sono accumulati 3 milioni e mezzo di metri cubi» 

«In Adda, nella zona “Due acque” per effetto dell’alluvione del 2002 si sono depositate enormi quantità di materiale tutt’ora in crescita che hanno ridotto la larghezza del corso d’acqua dai 70 metri mediamente rilevati a non più di 25 metri»: è l’architetto Lucio Bramanti, consulente del Comitato alluvionati Onlus, a lanciare l’allarme. «Nel tratto lodigiano dell’Adda, secondo studi della regione Lombardia, si sono accumulati 3 milioni e mezzo di metri cubi di ghiaia, 6 milioni nell’intero corso da Cassano al Po - gli fa eco Domenico Ossino, presidente del Comitato -. Rimuovere la ghiaia da qui significherebbe restituire sicurezza al fiume e tutelare il Lodigiano, evitando nuove cave». La richiesta arriva all’indomani della discussione in consiglio regionale del piano cave, riveduto dal Pirellone e portato a un fabbisogno presunto di inerti di 14.750.000 metri cubi, 2.240.000 in più rispetto a quanto preventivato dalla provincia. Un piano dal quale Ossino prende le distanze: «In merito alla questione noi non siamo nè con la regione né con la provincia. Quest’ultima prevedeva la regimazione dei fiumi per 100 mila metri cubi all’anno. Solo nel tratto delle “Due acque” c’è già questo quantitativo di materiale». Togliere ghiaia ed eliminare la briglia: sono questi, per Bramanti, gli interventi risolutivi per evitare un’altra disastrosa piena come quella del 2002: «Dall’area ex Sicc alle briglie a valle del ponte la pendenza del fiume è ridotta allo 0,10 per mille. Ipotizzando una piena con 5 metri d’altezza si ottiene una portata d’acqua al secondo di 872,46 metri cubi con una velocità di 1,12 metri al secondo - spiega il tecnico -. Simulando di abbattere totalmente la briglia si arriva a una pendenza del fiume dell’1,5 per mille e una portata pari a 3.379,05 metri cubi al secondo e la velocità passerebbe a 4,36 metri al secondo». Ne guadagnerebbe la velocità di scorrimento dell’acqua: «Ostacolare la pendenza e quindi la velocità come sta avvenendo con la briglia, con la ridotta sezione dell’alveo e gli accumuli di ghiaia e materiale vario fa incorrere in travasi e inondazioni» sottolinea Bramanti. Non a caso Ossino mette l’eliminazione della briglia in cima alle priorità: «Con il relativo intervento di consolidamento dei piloni, invertendo quindi l’ordine dei lavori del comune, che la mette all’ultimo posto». Su quelli in pole position come gli argini all’ex Sicc e lungo la strada per Boffalora, gli alluvionati si dicono disillusi: «Non si vede muovere una paletta di terra nell’area ex Sicc, dove dovrebbero essere iniziati da tempo i lavori per l’argine, mentre in pochi mesi sorgono palazzi e palazzine private. Che differenza c’è fra opere private e interventi pubblici?» chiede Carlo Bajoni, portavoce del Comitato alluvionati riva sinistra. Una domanda girata al sindaco Aurelio Ferrari e al presidente provinciale Osvaldo Felissari. A quest’ultimo il leader degli alluvionati dell’Oltreadda ha chiesto un aggiornamento sulla progettazione dell’argine lungo la strada per Boffalora. Al primo cittadino Bajoni ha invece indirizzato una missiva in cui la richiesta di informazioni sull’argine all’ex Sicc («un miraggio nel deserto») si mescola alle proteste per «l’inconcepibile indifferenza nei confronti degli alluvionati». «Ormai il sindaco non degna di rispondere più alle nostre lettere - accusa Bajoni -. Il problema non tocca me ma le migliaia di persone che attendono risposte. C’è esasperazione tra gli alluvionati. Se dovesse ripetersi la piena di due anni fa nessuno li terrebbe più. La gente non può più permettersi di buttare via un intero piano di casa, come due anni fa». Emiliano Lottaroli, assessore comunale ai lavori pubblici, assicura che il progetto non si è insabbiato: «Siamo alla fase della stesura esecutiva e c’è stato l’incontro con i tecnici del Parco Adda sud per le opere di mitigazione ambientale. Contiamo di chiudere e avviare i lavori per febbraio 2005. L’intervento consisterà nella realizzazione di un terrapieno e di opere idrauliche non particolarmente complesse. La fase dei lavori non dovrebbe durare a lungo». Fabrizio Tummolillo

Sindacati contro il Pirellone per l’apertura di nuove cave 

Anche i sindacati si schierano contro il nuovo piano cave della Regione. Contro l’ipotesi di un Lodigiano fatto a pezzi per recuperare nuovo materiale. «Non esiste un’emergenza, nessuna carenza di ghiaia che giustifichi altre escavazioni» dice il segretario della Fillea Cgil Pietro Rossi che ha firmato con Cosimo Tortiello della Filca Cisl e Giuseppe Giammella della Feneal Uil un documento unitario per contestare la decisione del Pirellone di aprire nuovi siti estrattivi nella nostra provincia. Una presa di posizione netta contro un piano che stravolge quello stilato dalla Provincia e, fino ad oggi, pienamente rispettato. «Quando si mettono in cantiere nuove opere o costruzioni di un certo rilievo esiste sempre una programmazione relativa al materiale necessario - spiega Rossi che fa parte della consulta sulle cave a cui partecipano anche imprenditori e istituzioni -, per il Lodigiano la programmazione risale al piano approvato dalla provincia, che è tutt’ora pienamente valido. La regione ha fatto stime differenti circa il fabbisogno del nostro territorio, calcoli che differiscono dai nostri in particolare per quanto riguarda il riuso del materiale di recupero (quello derivato da altri lavori o dalle demolizioni, ndr), ma non si capisce come possano essere più aggiornati o corretti di quelli che abbiamo noi». Non servono insomma nuove cave. Non serve il piano regionale che ha ipotizzato altri scavi per una quota impressionante di materiale: due milioni di metri quadri in più, rispetto al piano provinciale, ottenuti attraverso due cave nuove di zecca (tra Corte Palasio e Soltarico e tra Graffignana e Sant’Angelo) e con uno scavo supplementare a Camairago, per “unire” i due siti oggi esistenti e recuperare altri 300 mila metri cubi alla quota totale. Un grande buco lasciato nel cuore del Lodigiano, per una ragione che apparentemente non esiste. Anche i sindacati edili la pensano così, e hanno già incontrato l’assessore provinciale Francesca Sanna, che ha la delega a pianificazione ambientale e difesa del suolo, per manifestare il proprio dissenso rispetto alla scelta del Pirellone e l’appoggio alla Provincia. «Non si capisce perché dovrebbero essere inaugurati nuovi insediamenti - dice il segretario della Fillea -, anche i lavori per l’alta velocità hanno una copertura per quanto riguarda gli inerti e il materiale di costruzione. Come parti sindacali del settore dobbiamo essere sensibili ai problemi dell’ambiente e alla deturpazione che le cave portano. In particolare il nuovo sito ipotizzato a Corte Palasio costituisce un problema serio per una zona che è anche all’interno del parco Adda sud e dovrebbe quindi essere tutelata in maniera particolare». E non dovrebbe sopportare nuovi scavi, in particolare senza un’effettiva necessità. Senza una richiesta dettata dal territorio e dalla mancanza di materiali, che oggi secondo i sindacati edili non esiste. L. D’Auria

Da IL CITTADINO del 9 12 04

Il dibattito 

Ancora cave nelle terre del Lodigiano 

In questi giorni è iniziata in consiglio regionale la discussione sul Piano delle attività estrattive della Provincia di Lodi. La versione all’esame dell’assemblea regionale è diversa da quella approvata nell’autunno del 2004 dal Consiglio provinciale lodigiano: la differenza sta in 2.240.000 metri cubi in più e nell’aggiunta di due nuovi ambiti estrattivi. Ancora una volta la Regione Lombardia, in particolare l’Assessorato alla qualità dell’ambiente, non ha perso l’occasione per inserirsi pesantemente in una pianificazione delegata alla Provincia. All’inizio del lavoro lungo e laborioso che ha portato alla definizione del Piano Cave, avevamo identificato alcuni obiettivi da rispettare. In primo luogo l’attenzione per un territorio che ad ogni approfondimento tematico mostrava la propria fragilità, poi una scrupolosa verifica dei reali fabbisogni di materiali, che tenesse conto sia delle necessità che operatori, pubblici e privati, avevano rispetto alle opere in programma, che dell’altrettanto importante necessità di tutelare l’ambiente. Infine, il recupero dei siti di escavazione da considerare come opportunità di miglioramento ambientale delle aree interessate. Non è stato facile riuscire a mantenere fede a questi impegni, e soprattutto riuscire a comunicarli, ma abbiamo sicuramente tentato di rendere meno gravi le ferite ambientali che un piano del genere inevitabilmente comporta. In quest’ottica abbiamo deciso poi di accettare due osservazioni, del Parco Adda Sud e del consigliere provinciale Gianni Malabarba, di ulteriore diminuzione delle quantità di materiale estraibile. L’osservazione del Parco Adda Sud chiedeva di tenere conto del materiale eventualmente recuperato da interventi di regimazione fluviale, che stimava intorno al 1.000.000 di metri cubi. Pur non essendo questo tipo di attività di competenza provinciale, abbiamo accettato di diminuire il materiale estraibile, individuando nella revisione che potrà avvenire tra cinque anni, la verifica dell’effettiva disponibilità di quel materiale. L’altra proposta, che ci sembrava ancora più importante, e rispetto alla quale avevamo segnali positivi, era l’aumento della percentuale di materiale di recupero da utilizzarsi al posto di materiale vergine. La presenza di ben 19 aziende che svolgevano proprio l’attività di recupero inerti, giustificava in pieno questa scelta. La giunta regionale non solo non accetta queste indicazioni, ma aumenta ulteriormente i quantitativi di materiale estraibile. Nel caso dell’utilizzo del materiale di recupero viene fissata una percentuale del 2%, inferiore persino a quella prevista dalla stessa Legge Regionale 14/98 fissata nel 5%, pari a 27.500 metri cubi/anno, mentre la quantità effettivamente utilizzata nel nostro territorio è di 170.000 metri cubi/anno. I quantitativi che erano stati indicati come possibili dagli interventi di regimazione fluviale vengono semplicemente ripristinati. Nel far questo la giunta regionale, che non può farne evidentemente a meno, inserisce due nuovi siti estrattivi: il primo viene aggiunto ad una cava nel territorio di Graffignana, che sconfina nel Comune di Sant’Angelo, l’altro a Cavenago in frazione Soltarico. Nel primo caso, la decisione della giunta regionale non tiene conto dei confini del giacimento individuati dalla Provincia; nell’altro caso individua una zona di grande fragilità idrogeologica, peraltro interessata da fenomeni di esondazione fluviale, al confine con un sito di interesse comunitario, oggetto di un progetto Life del Parco Adda Sud, cofinanziato anche dalla Provincia di Lodi, con caratteristiche uniche da un punto di vista naturalistico. Ed è proprio questo metodo, che non tiene in alcun conto le caratteristiche territorio, che contestiamo alla Regione. La scelta di delegare il Piano cave alle Province deriva anche dall’approfondita conoscenza del territorio che deve necessariamente sottendere ad una pianificazione così delicata. Gli studi preparatori del Piano, che sono studi approfonditi e di dettaglio, servono proprio ad evitare che le scelte rispetto alle cave siano devastanti, non solo dal punto di vista naturalistico ma anche idrogeologico e quindi della sicurezza. La Giunta regionale invece ha scelto quale unico criterio quello del soddisfacimento dei fabbisogni, senza tenere conto dei ragionamenti e delle attenzioni che per noi erano prevalenti. L’esempio di Soltarico è in questo senso lampante: la Provincia ha scelto di non intervenire in una zona di cui aveva ben presenti le caratteristiche naturali e idrogeologiche, tali da non accettare l’osservazione presentata dal proprietario per l’inserimento nel Piano Cave. Per la Regione la presenza di un sito di interesse comunitario e le problematiche idrogeologiche non hanno alcun valore. Contano solo i 500.000 mc di preziosa ghiaia che da quell’area verranno estratti. Nel tentativo di rimediare a quanto deciso dalla Regione, è stata chiesta un’audizione alla Commissione Ambiente del Consiglio regionale, durante la quale abbiamo esposto le motivazioni che ci portavano a non accettare le scelte della Giunta Formigoni, e abbiamo consegnato una memoria che entrava nel merito delle nostre ragioni. Nonostante ciò la Commissione Ambiente, e ce lo aspettavamo, ha approvato il nostro Piano con le modifiche introdotte dalla Giunta Regionale. Presidente di quella Commissione è il consigliere regionale Domenico Zambetti, lo stesso che dopo aver bocciato la parte del Piano Cave lodigiano, che prevedeva di poter reperire 1.000.000 di metri cubi da interventi di regimazione dei corsi d’acqua, dopo una gita in barca sul nostro fiume ha affermato che bisogna tornare a cavare in Adda, confondendo interventi di regimazione con le escavazioni in alveo e attribuendo responsabilità agli amministratori comunali e provinciali che in materia non hanno alcuna potestà. Evidentemente la campagna elettorale è già cominciata! Che cosa faremo ora? Per il momento il Piano è ancora in discussione in consiglio regionale, dove nell’ultima seduta i consiglieri del centro sinistra hanno fatto mancare il numero legale. Siamo certi che, nonostante gli emendamenti presentati da Gianfranco Concordati e da Carlo Monguzzi, il Piano verrà approvato così come licenziato dalla giunta regionale e dalla Commissione Ambiente, ma per quanto ci riguarda non intendiamo rassegnarci. Come abbiamo già fatto nel passato esperiremo tutte le azioni che saranno possibili a difesa del nostro territorio, certi di avere al nostro fianco tutti coloro che come noi hanno a cuore il Lodigiano. Francesca Sanna Assessore alla pianificazione ambientale della Provincia di Lodi

Somaglia  Emergenze, si allarga l’esercito dei volontari 

SOMAGLIA Protezione civile a convegno domenica al parco Vasca di Somaglia, dove si svolgerà il primo meeting provinciale promosso dal comitato di coordinamento delle organizzazioni di volontariato del settore: alla manifestazione, che avrà inizio alle ore 9.30, è stato invitato anche l’assessore regionale alla partita Massimo Buscemi. Sarà l’occasione per illustrare le modifiche apportate dalla legge regionale 16 del 2004, che assegna un nuovo ruolo alle province nella gestione delle emergenze: «La nuova normativa - spiega l’assessore provinciale Francesca Sanna, che presenterà il tema durante il convegno di domenica - individua i presidenti di provincia come autorità di protezione civile. Questo è un punto fermo, anche se l’applicazione della legge rimane sospesa fino a quando non verranno approvate le direttive regionali in materia. Le stanno ancora mettendo a punto, in quanto con la nuova legge alcune competenze risultano in concorrenza fra la provincia e la prefettura; ciò non rappresenta comunque un problema a Lodi, considerato il buon rapporto di collaborazione esistente con il prefetto». Se la legge emanata dal Pirellone non verrà modificata, in futuro toccherà alle province emanare i comunicati di preallarme e allarme idrogeologico, e allertare i volontari di protezione civile in caso di reale emergenza. Intanto l’amministrazione provinciale sta studiando un nuovo regolamento delle organizzazioni di volontariato del settore: il testo comincerà ad essere esaminato in commissione lunedì prossimo, quindi in gennaio dovrà essere approvato in consiglio provinciale. Il risultato sarà la costituzione di un nuovo coordinamento di protezione civile,che di fatto sostituirà l’attuale comitato e che sarà aperto a tutti i gruppi e associazioni di volontariato iscritti all’albo regionale: attualmente in provincia di Lodi se ne contano 18, su un totale di 28 gruppi censiti; oltre ai nuclei comunali di protezione civile, faranno parte del nuovo coordinamento la Fir-Cb (emergenza radio) e l’associazione di piloti di ricognizione Montevolo. Il coordinamento avrà un presidente, che sarà eletto all’inizio dell’anno prossimo dopo l’adozione del regolamento, con il quale collaboreranno 4 consiglieri e un rappresentante della provincia.Al convegno di domenica mattina a Somaglia interverranno anche Lorenzo Alessandrini, il direttore dell’istituto di studi e ricerche sulla protezione civile che parlerà del ruolo dei comuni di fronte all’emergenza, e il presidente della provincia Osvaldo Felissari. Nel pomeriggio dalle 14.30 i vigili del fuoco e i volontari della Croce rossa simuleranno un’esercitazione, quindi seguirà un’esibizione di ultraleggeri; i presenti potranno anche provare l’emozione di salire in mongolfiera. Da. Pe.

Da Lettere al IL CITTADINO del 9 12 04

Un dibattito depurato dai pregiudizi

A due anni dall’alluvione dell’Adda a Lodi lo scontro tra esperti e politici, fra favorevoli e contrari alle misure previste per evitare il ripetersi del drammatico evento torna a ripetersi, creando disorientamento e confusione tra cittadini “normali” che si sentono tirati per la giacca a destra e a sinistra. Riteniamo perciò utile cercare di fare un po’ di chiarezza, con pochi e semplici concetti, evitando posizioni strumentali che, invece, abbondano sul problema. Per capire il regime e la portata d’acqua di un fiume occorre analizzare il suo bacino idrografico cioè tutte le immissioni d’acqua ordinarie più gli eventi straordinari naturali, più l’intervento dell’uomo per limitarne o aumentarne la portata ecc.), la sua storia e soprattutto le eventuali modifiche apportate dall’uomo sul suo percorso. Questo significa che per capire ciò che è successo a Lodi non è sufficiente guardare o pensare a livello locale, ma la visione deve riguardare il Bacino intero del fiume, da dove nasce a dove sfocia. Questo ragionamento vale a maggior ragione per l’Adda che è influenzata a monte dagli invasi artificiali della Valtellina e dallo sbarramento a Olginate del lago di Lecco. Il problema diventa quindi più complesso e di difficile soluzione quando si parla di interventi sul fiume, in quanto i soggetti interessati alla sua “vita” diventano sempre più numerosi e le competenze sempre più diffuse di enti locali, provincia, regione, consorzi, Autorità di bacino, Aipo. Fondamentale diventa pertanto il coordinamento di questi soggetti. Veniamo a Lodi. Ho apprezzato l’intervento di Oreste Lodigiani su “il Cittadino” del 26 novembre, quando si domanda come conciliare le due principali ipotesi, opposte fra loro, per controllare il fiume. Da una parte c’è la posizione dei Comitati, favorevoli ad interventi “forti” sul fiume con escavazioni e dragaggio di sedimenti e ghiaia, rimodellamento dell’alveo, freno delle erosioni spondali, pulizia e manutenzioni varie, e dall’altra c’è la posizione delle istituzioni (comune, provincia, regione, Aipo e Consorzio Muzza) che puntano principalmente su nuovi argini sia a sud che a Nord del ponte, aggiunta di una campata, barriere mobili nei punti cruciali della città e altri interventi similari. Noi riteniamo che queste due posizioni possano divenire complementari, ma solo a condizione che si esca dalla ambiguità nell’uso dei termini di escavazione e regimazione. Siamo favorevoli a interventi di regimazione quando per regimazione si intende intervenire costantemente con una manutenzione nella pulizia delle rive, togliere i tronchi e il materiale che si sedimenta, ripristinare la ghiaia dove è stata erosa togliendola dove è andata ad ammassarsi. Siamo contrari alla escavazione intesa come dragare e cavare in maniera forte e massiccia il letto del fiume (misura sostenuta principalmente dai Comitati), in quanto questo intervento porta ad una maggiore velocità delle acque che viene oggi regolata e rallentata proprio dalla presenza della ghiaia, e ad un aumento dell’erosione. È compito dei tecnici e dei politici porre fine a questa ambiguità e impegnarsi ad intervenire con misure di prevenzione e protezione (come ad esempio vietare nuove costruzioni a ridosso degli argini o in prossimità del letto del fiume, ripristinare zone umide come casse di espansione ed esondazione lungo il corso del fiume), per evitare che eventi naturali abbiano costi sociali ed economici non sopportabili dalla collettività o si trasformino in tragedie umane. Infine, una corretta informazione diventa così importante per coinvolgere e far partecipare i cittadini alle decisioni, a volte controverse, in modo che, nel confronto, possano valutare e condividere le soluzioni più sicure per ristabilire una coesistenza positiva fra il fiume e la città, senza strumentalizzazioni, scelte condizionate dall’emotività e posizioni preconcette. Lodi non ha bisogno di politici “populisti” che lanciano sentenze e soluzioni improvvisate e d’effetto, dopo un bel giro in barca sull’Adda, ma di proposte serie e ponderate da valutare in modo condiviso e partecipato. Luigi Visigalli Verdi per il Lodigiano

LODI E L’ADDA/2

L’incoerenza delle scelte urbanistiche

Egregio direttore, voglio sottoporre alla sua attenzione e a quella dei lettori la strana “coerenza” degli amministratori locali e, in particolare, del sindaco Aurelio Ferrari, relativa al Piano regolatore e alle promesse di mettere in sicurezza l’Oltreadda dalle esondazioni del fiume. Dal fatidico 26 novembre 2002, notte della disastrosa alluvione, conservo gli articoli di giornali, soprattutto de “il Cittadino”, che riguardano l’evento e di cui sono, per così dire, l’archivio storico. Alcuni giorni fa, all’altezza della rotonda che porta a CampoMarte, ho notato che sul lato destro della strada operai stavano recintando una zona incolta molto estesa: segno inequivocabile di future costruzioni prospicienti quella via che ha subito la furia delle acque, riversatesi poi con violenza anche nelle vie Fratelli Lupi e Cavallotti. Sul cartello dei lavori si legge che la concessione edilizia è dell’ottobre 2004. Così, futuri condomini e ville si aggiungeranno a quelli in avanzata fase di costruzione in via Cavallotti (zona Codignola e area ex Hilta) e in zonaMolino del Contarico, in aperta contraddizione con quanto affermato dall’allora assessore all’urbanistica e dal sindaco stesso nel 2002 e nel 2003. Rileggiamo queste affermazioni. Da “il Cittadino” del 28 dicembre 2002: «Palazzo Broletto chiama a raccolta i professionisti per diminuire le previsioni di cementificazione. Concorso per rifare l’Oltreadda (...) L’intenzione, assicura l’assessore all’urbanistica Mauro Biscaldi, è quella di dare un taglio a queste colate di cemento. Le indicazioni, contenute nel regolamento del concorso, chiedono, al primo punto, di ridimensionare fortemente le previsioni di nuovi insediamenti residenziali...». Sempre da “il Cittadino” del 28 dicembre 2002: «Il brindisi del sindaco Aurelio Ferrari: (...) la città, le zone urbanizzate, le abitazioni vanno difese con interventi mirati. Già sono definite le opere in sponda sinistra a monte del ponte (...) con esse tutto il rione di Campo di Marte-via Cavallotti (...) avranno condizioni di sicurezza notevolmente più ampie. I soldi sono praticamente pronti: si deve iniziare la realizzazione al più presto». Da “il Cittadino” del 28 gennaio 2003: «La commissione territorio punta gli occhi sull’Oltreadda, affrontando il tema degli insediamenti e delle infrastrutture edificate e ipotizzate al di là del fiume, dove la piena del novembre 2002 ha compiuto devastazioni. Il presidente Masticò spiega che è intenzione della maggioranza ridurre le edificazioni...». Penso che ogni commento a queste affermazioni sia inutile; doveroso, invece, è lo sdegno per l’ennesima presa in giro dei lodigiani, perpetrata dagli amministratori, sindaco in testa. Annamaria Cecchi Lodi

LODI E L’ADDA/3

L’unico metro è quello dell’incasso

Caro direttore, alcuni temi trattati nell’edizione di giovedì 25 novembre mi hanno spinto a elaborare degli spunti di riflessione. Leggo innanzitutto a pagina 9: “Giardino integrato, un parco fluviale nell’area ex Sicc”, che, come dice l’assessore all’urbanistica Rudelli, «nasce dalla necessità di prevedere, accanto ai necessari interventi che dovrebbero salvaguardare i cittadini da nuove alluvioni, un margine al territorio urbano (...)». Quindi, una bocciatura del piano di recupero, che prevedeva costruzioni e quant’altro (cito testualmente) «naufragato con l’alluvione del 2002». Ottimo. Ma ciò appare in evidente contraddizione rispetto a quanto riportato appena due pagine dopo, quando a pagina 11 si cita la variante al piano particolareggiato che prevede «nuove altezze per gli edifici che verranno eretti in zona Pratello. Qui dovranno essere costruiti, senza aumento di cubatura, con altezza di 12,40 metri in più. Provvedimento motivato alla luce dei recenti fatti alluvionali». E qui comincio a pormi domande. Perché se per l’area ex Sicc ci si è impegnati a un recupero che non prevede costruzioni, praticamente di fronte, in riva destra, stanno sorgendo invece (evidentemente con tutti i permessi di legge) nuove costruzioni, spudoratamente reclamizzate oltretutto come “ville a 60 metri dal ponte, con vista fiume”? Dove sta la differenza, quanto alla ravvisata e obiettiva necessità di salvaguardia del territorio e dei cittadini nei confronti di altri, non prevedibili episodi alluvionali? Ma se dopo l’esondazione del 2002 qualche cittadino si è sentito rispondere da qualche assessore comunale ben noto che «chi abita vicino al fiume in fondo se l’è scelto e quindi ... peggio per lui»! E dove sta la coerenza? Le rive del fiume sono state già ampiamente urbanizzate, e questo è vero, ma il senno di poi non imporrebbe di smetterla di costruire, asfaltare e insediarvi altri cittadini, magari inconsapevoli del rischio perché nuovi di queste zone? Indubbiamente Ici, oneri e tasse varie fanno gola alle casse comunali e il detto “pecunia non olet” è sempre d’attualità. Gli amministratori comunali hanno evidentemente tutti i sensi molto sviluppati, tranne l’olfatto! Tanto poi i danni, l’abbiamo purtroppo constatato, nessuno li risarcisce adeguatamente. Ma anche oggi ci sono in giro esempi di comuni lungimiranti (pochi per la verità, e che non fanno notizia: spesso ciò si verifica in piccole entità dove gli amministratori vivono con maggiore partecipazione la vita quotidiana della comunità) che stanno invertendo questa perversa tendenza, investendo invece sul futuro dei loro abitanti. Altra considerazione sulla zona Pratello. Ma si rendono conto gli amministratori di Lodi che per via di falda e fognature in questa zona, all’epoca dell’alluvione 2002, si è creato un effetto-lago che nessuna chiusa né costruzioni-palafitte (oltretutto necessariamente orrende in quanto tali) possono ovviare? Forse che i pilastri su cui poggeranno serviranno per attraccarci la barca? Così i cittadini si salveranno da soli, senza aspettare gli aiuti di nessuno? Ma si rendono conto che ormai tutti pensano che i nostri amministratori altro non sappiano che riempirsi la bocca di parole (“ambiente”, “territorio”, “salvaguardia”) e poi altro non facciano che creare le premesse per favorire con ogni strumento, anche contro buon senso ed evidenza, nuove costruzioni? Ma è solo questa l’economia che “paga”? Personalmente (già che su quelli che sono in carica adesso non ci ho potuto contare, viste le profonde delusioni che mi hanno suscitato), credo proprio che sarò molto attenta tra qualche mese, quando il portalettere mi recapiterà quotidianamente la mia bella “paccata” di letterine dei candidati di turno (stavolta saranno proprio quelli che vorranno amministrare la città nei prossimi anni). Dopo il “caro elettore” (chissà perché in quel frangente sarò confidenzialmente “caro amico”, poi dopo eletti, travolti dal successo, non si ricorderanno mai più di me), andrò bene a leggere tra le righe cosa intenderanno fare perché “ambiente”, “salvaguardia della città, del territorio e delle sue identità” diventino fatti reali. Starò molto attenta. E sarò sollecita a rendergliene conto, poi. A riempirsi troppo la bocca, infatti, alla lunga si finisce per inghiottire amaro. Carmen Ansi, car.an@virgilio.it Lodi

LODI E L’ADDA/4

Un documento che merita più attenzione

A seguito dell’articolo titolato “Arriva per posta l’appello a cavare la ghiaia in Adda”, pubblicato l’1 dicembre, pur ringraziando la redazione per l’attenzione che pone alle tematiche inerenti la messa in sicurezza del nostro territorio dal rischio idrogeologico, trattate dal Comitato Alluvionati Lodi Onlus, faccio rilevare che, così come estrapolato, il pensiero espresso dal tecnico Nicola Bonelli nella sua “Lettera da Fontamara: Rischio idrogeologico in Pianura Padana, pericolo per la vita di intere popolazioni” non risulta correttamente riportato. Per dare una versione esatta ai lettori di quanto riportato nell’opuscolo, riteniamo sia opportuno consultare integralmente il capitolo “Il caso emblematico di Lodi”. Domenico Ossino Presidente C.Al.Lo Onlus www.alluvionatilodi.it c.al.lo@tin.it  Lodi

Da IL CITTADINO DEL 10 12 04

Serie di confronti tra sindaci e Consorzio: bisogna concretizzare i progetti 

A Guardamiglio l’incontro chiave per le strategie di rilancio del Po  

GUARDAMIGLIO Le strategie per la tutela e la valorizzazione del fiume Po passano ancora da Guardamiglio, dove il Consorzio Po ospiterà un convegno nell’ambito di un ciclo di seminari promosso dall’università cattolica di Piacenza, in collaborazione con le università di Parma e di Alessandria, per conto dell’Autorità di bacino del fiume Po. L’appuntamento lodigiano di martedì 14 dicembre fa seguito a quello di due settimane prima a Monticelli d’Ongina in provincia di Piacenza: seguiranno altri incontri a Valenza Po, Fontanellato, Arena Po e Polesine Parmense, sino a febbraio. Nell’occasione il Consorzio Po presenterà il proprio progetto di navigazione turistica sul Po, il terzo obiettivo programmatico che l’ente presieduto dall’ex senatore Michele Bucci aveva fissato all’atto della propria costituzione tre anni fa: messo a punto lo studio, il problema ora è concretizzarlo per un ente che nelle scorse settimane ha registrato le defezioni di due degli otto comuni inizialmente associati. Per questo il presidente Bucci sta cercando di allargare la base sociale: «Al convegno di martedì - spiega l’ex senatore - abbiamo invitato tutti i sindaci dei comuni lodigiani rivieraschi, ai quali abbiamo già inviato il testo del nostro progetto; è stato invitato anche il presidente della provincia di Lodi Osvaldo Felissari». Durante il seminario in programma nella sala assemblee del palazzo municipale di Guardamiglio interverranno anche il sindaco Elia Bergamaschi, Ivano Galvani, dell’Arni (agenzia regionale di navigazione interna) dell’Emilia Romagna, e Andrea Colombo, dell’Autorità di bacino, Guido Borelli dell’università del Piemonte occidentale, Siro Lucchini dell’associazione Acqua, benessere e sicurezza. I relatori parleranno delle risorse del fiume e delle criticità legate al rischio di alluvioni e alla sicurezza delle difese spondali: l’auspicio è che costanti indagini idrauliche sul corso d’acqua possano essere condivise da tutti i comuni. Verrà affrontato anche il discorso della tutela ambientale, per promuovere al meglio un progetto di valorizzazione turistica: la navigazione sul Po, che per ora avviene su sponda emiliana tra Piacenza e isola Serafini, sarà una risorsa fondamentale, ma non esclusiva, per il Lodigiano. Oltre ai porticcioli occorre valorizzare globalmente il territorio e i suoi prodotti.

Da CORRIERE DELLA SERA del 10 12 04

Sardegna, onda di fango cancella Cala Luna

Inchiesta per disastro e duplice omicidio. Sindaco indagato

Evacuazioni, campi allagati, animali morti. Terza vittima per il maltempo

DAI NOSTRI INVIATI NUORO - «Incredibile: ho visto una foresta galleggiare sul mare: decine di alberi, con le fronde all'insù, sembravano piantati sul fondo. E la spiaggia non c'è più». Gaetano Mura è il primo a essersi spinto a Cala Luna, cancellata dall'alluvione: oleandri, canne e olivastri trascinati, il paesaggio ancora più astrale. Cancellata anche Cala Fuili, più vicina alle grotte del Bue Marino e a Cala Gonone. Quasi intatte le altre insenature di una costa incontaminata, chilometri senza cemento né traccia di mano dell'uomo: le cale Sisine, Marjolu e Goloritzè.

LA SPIAGGIA - A Cala Luna la spiaggia era separata dal mare da un ruscello e da uno stagno che disegnavano una «S» lambendo quattro grotte, un tempo rifugio delle foche monache; ci si può arrivare in barca (quando il mare lo permette) o attraverso un sentiero di montagna (2 ore di marcia) che s'incunea in una valle stretta dove scende la codula, il letto del ruscello. Un luogo incantato, a volte preso di mira dai vip: Paul Allen, socio di Bill Gates, ci sbarcò la scorsa estate dal megayacht Hoctopus per una romantica cena con una misteriosa signora, fra le proteste di alcuni turisti amanti della natura. Lunedì l'inferno. «Un boato, come un tuono più forte degli altri e poi massi, alberi, detriti, fango hanno travolto tutto», ricorda Giovanni Fenudi, socio della cooperativa che gestisce il punto di ristoro (aperto solo d'estate). Fenudi era lì per il suo turno di guardia. La sabbia è stata sbalzata un centinaio di metri più avanti, nella cala si è formato un bassofondo. Mura è arrivato in barca martedì mattina ed è stato l'ultimo a vedere Cala Luna: ha fatto in tempo a rientrare e si è scatenata una tempesta. «Impressiona il litorale senza spiaggia e l'acqua senza venature turchesi, limacciosa e marrone. E' già accaduto otto anni fa; la prossima estate sarà tutto come prima».

L'INCHIESTA - La natura o anche l'azione sconsiderata dell'uomo? I dubbi, soprattutto sulla tragedia di Villagrande Strisaili, alimentano un'inchiesta per disastro e duplice omicidio colposo (la morte di nonna e nipotina). Era giusto o no ricoprire di cemento i torrenti che attraversano il paese, trasformati dal nubifragio in «bombe» di sassi e fango? Lo diranno le perizie, ma intanto il sindaco Piero Cannas è iscritto nel registro degli indagati. «L'avviso di garanzia è l'ultimo dei miei pensieri - si difende - ho "tombinato" solo gli ultimi 50 metri di canale, ma con tutte le autorizzazioni. Sono stati i cittadini a chiederlo, per ragioni igieniche. Sono tranquillo e ho la solidarietà dei sindaci dell'Ogliastra e di tutti i partiti». Anche di Pietro Lai, capo dell' opposizione: «Al suo posto avrei fatto come lui. Il disastro è avvenuto per analfabetismo geologico».

4 LE DIGHE a rischio tenute sotto controllo: due sul Flumendosa, una sul Cedrino e una sul Posada.

60 MILIONI di euro: la prima stima dei danni materiali elaborata dal presidente della Regione Renato Soru.

400 GLI UOMINI del Corpo forestale e di Vigilanza ambientale al lavoro per monitorare laghi e dighe.

80 LE STAZIONI dislocate su tutto il territorio della Sardegna per vigilare sull' emergenza maltempo.

70 GLI INTERVENTI effettuati ieri dai vigili del fuoco anche in provincia di Sassari. Trentatré persone evacuate a Orgosolo.

300 I METRI cubi al secondo di acqua che vengono fatti defluire dal sistema del Flumendosa.

ALTRA VITTIMA - Ma non è più solo Villagrande nell'occhio della tempesta. Nubifragi e allagamenti in tutta l'isola. E un'altra vittima: Salvatore Campus, 44 anni. All'alba, dopo la mungitura, rientrava al suo paese, Pattada (Sassari) su un trattore, che si è rovesciato ed è finito in un canalone. Campus è stato schiacciato. Al Sud Siliqua, Assemini e Uta sono state investite dalla piena del fiume Cixerri e Mannu, tre famiglie sono state salvate dagli elicotteri, aziende agricole e serre devastate. A Olbia, evacuata una scuola. In Baronia c'è il rischio di un'epidemia e si recuperano centinaia di mucche, pecore e capre morte. Dighe e invasi sono tenuti d'occhio, soprattutto il Flumendosa e il Posada. Prima conta dei danni: almeno 60 milioni di euro per gli interventi d'urgenza, scrive il governatore Soru a Berlusconi. Oggi: Consiglio dei ministri e primi provvedimenti. Alberto Pinna Elvira Serra

Sardegna, l'alluvione cancella uno degli angoli ancora incontaminati del Mediterraneo

NUORO - L'alluvione che sta devastando il Nuorese ha cancellato la spiaggia considerata uno degli angoli più belli e incontaminati dell'intero Mediterraneo, Cala Luna. La striscia di sabbia bianca, raggiungibile solo dal mare o con una marcia di un paio d'ore, è stata inghiottita dal fango. «Ho visto una foresta galleggiare sul mare: decine di alberi, con le fronde all'insù, sembravano piantati sul fondo. E la spiaggia non c'è più», racconta Gaetano Mura, il primo ad essersi spinto a Cala Luna, immortalata da Lina Wertmüller nel film Travolti da un insolito destino... Sparita anche Cala Fuili, più vicina alle grotte del Bue Marino e a Cala Gonone.

Trombe d'aria e frane, allarme in tutto il Centro Sud

Un operaio colpito a morte da uno smottamento nel Chianti. Crollato un ponte in provincia di Ascoli

Case evacuate, ponti crollati, allagamenti, frane e l'incubo, nella notte, di nuove alluvioni. Il maltempo è tornato a colpire con violenza alcune regioni del Centro e del Sud, soprattutto Sicilia, Calabria, Marche, Abruzzo e Umbria. E, indirettamente, anche la Toscana. Forse è stato infatti il cattivo tempo dei giorni scorsi a provocare lo smottamento che ieri sera a Tavarnelle Val di Pesa, nel Chianti, ha causato la morte di un operaio di 48 anni e il ferimento di un suo compagno: i due stavano lavorando alla posa di alcune tubature quando sono stati sepolti dalla terra che avevano accumulato ai margini dello scavo. La regione più colpita è stata la Sicilia. Nel Trapanese cinque famiglie hanno dovuto abbandonare le loro case danneggiate, mentre fiumi e torrenti esondati hanno distrutto centinaia di ettari di coltivazioni. Catania è stata investita da una violenta tromba d'aria che ha divelto alberi e fatto crollare impalcature. In un'ora sono caduti 60 millimetri di pioggia, quanto piove in un mese, e la città è rimasta paralizzata con strade e scantinati sott' acqua. In tilt l'aeroporto, ritardi anche nei treni. Il maltempo non ha risparmiato neppure le isole minori. Bloccati alcuni dei collegamenti con Lampedusa, Pantelleria e Linosa. Una decina di automobilisti sono rimasti feriti in Calabria per uno smottamento che ha invaso di fango e detriti una strada provinciale nel Reggino. La Protezione civile ha lanciato un appello a usare il meno possibile le auto e a evitare spostamenti, soprattutto nelle zone attraversate da fiumi, canali e torrenti. La pioggia, che continuerà anche oggi, ha infatti fatto innalzare i corsi d'acqua sopra i livelli di guardia e si temono esondazioni Nelle Marche, vicino ad Ascoli Piceno, è crollato un ponte e una frana, all'altezza di Arquata del Tronto, ha bloccato la Salaria. E in serata è scattato l'allarme alluvione per la piena del fiume Tronto che, alle 21, ha superato 4.10 metri alla foce facendo scattare l'allarme rosso. Nella bufera anche l'Abruzzo. In Val Vibrata, non lontano da Teramo, sono stati chiusi due ponti e decine sono le strade allagate o invase dai detriti. Gravi problemi anche nelle campagne di Orvieto, in Umbria, dove una frana con un fronte di oltre quattro ettari minaccia strade e case. Marco Gasperetti

Il bilancio LE PIÙ COLPITE Nuova ondata di maltempo: questa volta le regioni più colpite sono state Sicilia dove ci sono state 5 famiglie evacuate. Ma anche Calabria, Marche, Abruzzo e Umbria.

LA FRANA In Toscana la pioggia dei giorni scorsi potrebbe essere all' origine dello smottamento di terra che ha causato la morte di un operaio

Da IL CITTADINO del 11 12 04

Il commento 

Salviamo la lanca di Soltarico 

È di questi giorni la notizia che una zona limitrofa al sito di importanza comunitaria chiamato Lanca di Soltarico, inserito nell’elenco delle riserve naturali che costituiscono Natura 2000, la rete europea di aree protette creata per proteggere la natura su scala europea, è stato individuato come sito di escavazione dalla Regione Lombardia. Non è nostra intenzione, in questa prima fase, creare immediatamente un contenzioso politico con il governo regionale. Non è questo ciò che ci interessa in questo momento. In questo momento ciò che conta è rimediare ad un errore palese e contribuire a risolvere un problema. La lanca di Soltarico è l’ultima testimonianza degli antichi capricci dell’Adda e risale al 1976, quando il fiume “ruppe” a Casellario rettificando il suo corso lasciando alle sue spalle un meandro morto di circa 8 chilometri di lunghezza. La lanca di Soltarico è uno dei più estesi meandri morti europei e, non a caso, è stata inserita nell’elenco dei Siti di Importanza Comunitaria proposti dal nostro paese. Ma non è tutto: è una grande riserva del Parco Adda sud, è una zona di grande interesse per i pescatori lodigiani, è una zona di grande valore scientifico per gli studiosi che operano nelle Università lombarde, un vero contenitore di biodiversità nonchè l’area nella quale è stato finanziato con soldi pubblici un progetto Life per la tutela della palude (sic!). Tutto questo non può essere sacrificato in nome di quel pressapochismo che troppe volte abbiamo visto all’opera sulle questioni ambientali. Questa volta dobbiamo tutti farci carico di una responsabilità che ci mette di fronte all’intera Europa. Non è possibile che un’area di così grande valore ambientale venga sacrificata agli interessi, peraltro ben pasciuti nel corso degli ultimi anni, di una ristretta lobby di operatori economici che hanno riempito il Lodigiano di cave, strade e camion per il trasporto della ghiaia. È ora di arrestare un degrado che dimostra di non volersi fermare neanche di fronte agli ultimi sacrari della natura lodigiana e che fa tornare indietro la nostra terra di 25 anni, ai tempi, che speravamo dimenticati per sempre, in cui ruspe e motoseghe distruggevano gli ultimi boschi nella valle dell’Adda e del Po. Chiediamo al «Cittadino», che sappiamo essere attento inteprete delle problematiche ambientali, di dare risalto a questo appello pubblico per la tutela della Lanca di Soltarico e a tutti i cittadini lodigiani e lombardi di sottoscriverlo. Chiediamo dunque: 1 - Alla giunta regionale della Lombardia e alle Commissioni competenti di escludere l’area della Lanca di Soltarico (tecnicamente ATE G12 Soltarico Ovest) dal Piano Cave in corso di approvazione; 2 - Ai componenti la giunta e al consiglio provinciale di Lodi di sottoscrivere il presente appello e di schierarsi contro le ipotesi di escavazione nell’area protetta; 3 - Ai cittadini della Provincia di Lodi e a chiunque abbia a cuore il futuro della nostra terra di sottoscrivere il presente appello. La tutela dell’ambiente è una cosa seria. Sulla Lanca di Soltarico sono stati investiti miliardi di vecchie lire per salvare un patrimonio europeo. Ora serietà impone che quell’area venga tutelata, non scavata. È qualcosa che dobbiamo agli aironi dell’Adda, ai lodigiani, ed ai cittadini dell’intera Europa, che hanno contribuito alla tutela della Lanca di Soltarico. Bassano Riboni Loredana Migliore per il WWF Lodigiano

Sottoscrivete l’appello inviando il vostro nome e cognome e città di residenza all’indirizzo e-mail altolodigiano@wwf.it  oppure una lettera a: Wwf Basso Lodigiano, piazza XXVIII Aprile, 26867 Somaglia (Lodi).

Graffignana, lo Sdi boccia la nuova cava «Hanno dato via libera a scatola chiusa» 

Graffignana «Quella cava è un buco spaventoso». Lo Sdi di Graffignana attacca l’amministrazione e la minoranza per la nuova cava da 800 milioni di metri cubi che il Pirellone ha imposto sui terreni della cascina Molina, dove già da tempo è aperta una cava prevista nel piano provinciale. «Trovo incredibile - afferma Angelo Coppoli, referente locale dei socialisti - che la maggioranza abbia approvato senza battere ciglio l’autorizzazione a questa nuova devastante cava, senza che peraltro fosse fornita ai consiglieri nessuna documentazione in merito». Le critiche dello Sdi, chi si associa anche il segretario provinciale Gianfranco Tortato, sono dirette anche ai quattro membri della minoranza del centro sinistra: «Hanno scelto l’astensione, avrebbero fatto molto meglio a schierarsi contro». La polemica sulla cava di Graffignana è esplosa all’inizio del mese, quando l’assessore provinciale all’ambiente Francesca Sanna ha ferocemente contestato il nuovo sito imposto dalla regione nel piano cave della provincia. Lo Sdi di Graffignana, inoltre, dichiara guerra sul bilancio della giunta Scietti: «Continuano a variare i prelievi della tassa rifiuti - dice Coppoli -. Per quest’anno stanno già chiedendo anticipi col risultato che chi sceglie il metodo rateale paga il 50 per cento in più mentre chi è per la soluzione unica paga il doppio». Risponde l’assessore al bilancio Marco Ravera: «È una polemica che non esiste: la quota del 2004 in pagamento in questi giorni è stata anticipata dal comune all’inizio dell’anno, dunque sarebbe più corretto parlare di saldo. Inoltre dal 2000 in poi la Tarsu non è mai stata aumentata, salvo gli adeguamenti dell’Istat e non ci saranno aumenti per altri 5 anni nonostante abbiamo migliorato la qualità del servizio fino a portare la raccolta differenziata dal 28 al 70 per cento».

San Rocco Gli scavi in territorio golenale 

Tornano le polemiche per la cava della Lite 

San Rocco La cava avanza insieme alle polemiche. Riprendono vigore le preoccupazioni legate alla cosiddetta cava della Lite, che sorge a pochi passi dal centro commerciale Auchan, in piena zona golenale. A dissotterrare l’ascia di guerra è Ennio Favari, ex presidente del comitato spontaneo anti-cave che sorse a San Rocco nel 1997 e che si rese protagonista di alcune azioni di protesta molto forti. In particolare, il blocco della via Emilia portò a un avviso di garanzia per sei dei protagonisti: «In quel periodo non riuscivo nemmeno a dormire al solo pensiero della pericolosità della cava - spiega - ma le nostre proteste valsero a poco». Per il vero, l’attenzione locale riservata alla cava, portò a qualche risultato: «Inizialmente gli scavi erano previsti a buca - spiega l’assessore provinciale Francesca Sanna - ma poi si decise per un sistema differente, che non influisse negativamente nei casi di piena». Secondo l’assessore, pericoli non ce ne sono: «Gli scavi non arriveranno fino all’acqua e peraltro non dovrebbero essere lontani dalla fine». Anche su questo punto Favari dice la sua: «Vorrei che il comune varasse una commissione formata da tecnici e cittadini per il controllo dell’effettivo stop al prelievo di materiale inerte, una volta raggiunti i 300 mila metri cubi». Ma anche su questo aspetto la Sanna precisa: «Scavare oltre il dovuto è un reato penale - afferma - e sinceramente non penso che l’azienda voglia correre tale rischio. Sulla bontà dei controlli comunali, inoltre, non nutro il minimo dubbio, visto che al comune conviene anche economicamente». L’assessore si appella poi direttamente a Favari: «Se qualcuno può avanzare dubbi seri sull’operato all’interno della cava, lo dica chiaramente, ci interpelli. Viceversa, si fa dell’allarmismo gratuito». Favari vorrebbe maggiori informazioni dall’amministrazione tanto più che in paese non c’è la minoranza: «Motivo in più perché la giunta si impegni a far partecipare la cittadinanza». Infine, l’uomo segnala quello che ritiene il problema ambientale principale: «L’isolotto Maggi, un tempo piatto, con gli anni si è alzato per i continui depositi del Po. Si sta formando una vera e propria diga, pericolosa in caso di piena: perché nessuno pensa a scavare lì?». P. M.

Da CORRIERE DELLA SERA del 11 12 04

DOPO L'ALLUVIONE

Acqua e fango: qui c'era la spiaggia di Cala Luna

NUORO - Ecco quello che rimane della spiaggia di Cala Luna (Nuoro), travolta dall'onda di fango: c'è soltanto acqua nel tratto dove d'estate si affollano centinaia di turisti. Annuncio alla conferenza mondiale sul clima, che si sta svolgendo in Argentina: l'Italia ospiterà il super-centro contro i disastri.

Da IL CITTADINO del 14 12 04

Nasce “Raspadura”, alleanza di comuni per studiare la salute di Lambro e Adda 

Si è svolto ieri pomeriggio il primo incontro di pianificazione tra i comuni interessati al decollo del progetto di Agenda 21 chiamato “Raspadura”, l'acronimo di “Riunione degli attori sociali per un ambiente duraturo”. Con un lavoro pluriennale si arriverà a definire uno studio ambientale dettagliato dell'area dei dieci comuni che fanno parte del programma di Agenda 21 nel Lodigiano e che si trovano lungo il fiume Lambro e lungo il fiume Adda. Inoltre verranno anche attivate iniziative di sensibilizzazione in materia ambientale e verranno aperti dei forum, con la partecipazione dei cittadini. Tra questi da segnalare subito quello su Adda e Lambro. Il progetto “Raspadura” è finanziato in parte con fondi che arrivano dal ministero dell'Ambiente (circa 146 mila euro), mentre la parte restante è a carico dei comuni interessati all’iniziativa (94 mila euro). L'amministrazione comunale di Sant'Angelo rappresenta il soggetto capofila, ma per i comuni che si trovano lungo l'asta dell'Adda il punto di riferimento è Zelo Buon Persico. Gli altri soggetti partecipanti sono Graffignana, Cervignano, Mulazzano, Galgagnano, Sordio, Casalmaiocco, Merlino e Comazzo. «L'incontro di ieri è avvenuto con alcuni comuni che fanno parte del progetto - dice l'assessore all'ecologia del comune di Sant'Angelo Simona Malattia - e si è reso necessario perché dal momento in cui era partita l'iniziativa a oggi si sono rinnovate diverse amministrazioni comunali. Il progetto “Raspadura” di Agenda 21 è iniziato praticamente nel 2002, quando abbiamo partecipato al bando del ministero dell'Ambiente. Nel dettaglio l'obiettivo è quello di arrivare ad uno studio ambientale sul nostro territorio, che comprende anche l'area dei fiumi Adda e Lambro. In totale lo studio durerà da ottobre 2004 a aprile 2005. Verranno raccolti dati su aria, acqua e terreni. Per quanto riguarda la realtà di Sant'Angelo metteremo a disposizione i dati in nostro possesso circa la qualità dell'aria rilevata nel centro storico nel 2003, quelli sulla raccolta differenziata e sulle bonifiche in atto, come quella dell'elettrogalvanica della Malpensata».

SENNA Ds si radunano sul Po: Risorsa lodigiana»

Senna Lodigiana per un giorno capitale lodigiana del Po. Il paese francigeno è stato scelto dal direttivo dei Democratici di Sinistra come sede per un convegno che farà il punto sul Po. Sabato prossimo, 18 dicembre, alle 9, nella sala consiliare del municipio, Luca Canova, presidente della commissione ambiente della provincia di Lodi introdurrà il tema: «Il Po, una risorsa per il futuro del Lodigiano ». Seguirà la discussione con interventi del presidente della provincia Osvaldo Felissari e di amministratori e sindaci dei comuni rivieraschi. L’incontro sarà presieduto da Roberto Miglio, segretario della federazione Ds, le conclusioni saranno a cura del consigliere regionale Gianfranco Concordati.

Da AGENDALODI del 14 12 04

Un'acquabike per le alluvioni da Forza Italia alla CRI

Verranno destinati all'acquisto di una acquabike, un mezzo per il soccorso in acqua in caso di alluvioni, i fondi raccolti ieri sera nel corso della cena sociale di Forza Italia e destinati alla sede lodigiana della Croce Rossa. Lo spiega il commissario provinciale Cristina Cordini: "Abbiamo stabilito di destinare i fondi all'acquisto di un mezzo di soccorso per il gruppo OPSA (Operatori polivalenti per il soccorso in acqua), che è attivo a Lodi soltanto dal mese di aprile e che ha bisogno di essere dotato dei mezzi necessari per svolgere un servizio così delicato".  Il gruppo, composto per ora da nove elementi, coordinati da Lucio Arvini, è nato in seguito all'emergenza alluvione di due anni fa: "Anche la nostra sede della Croce Rossa era stata danneggiata - ricorda Francesco Dell'Orco, che fa parte del gruppo -. Da allora, ci siamo impegnati per attivare anche nel Lodigiano un servizio che in molte altre province esiste già".  E che si affiancherà al gruppo speciale già attivo presso i Vigili del fuoco.

Da IL CITTADINO del 15 12 04

Guardamiglio L’obiettivo: pensare al fiume per tutto il suo corso programmando interventi sull’alveo e sulle difese spondali 

Po, la parola d’ordine è aggregazione 

Progetto per unire in un solo ente di coordinamento 92 comuni 

Guardamiglio Centocinquantadue chilometri di corso d’acqua, per 92 paesi rivieraschi. Il progetto “Riva di Po” è uno dei tentativi più ambiziosi mai tentati per aggregare forze attorno al Grande Fiume. A lanciarlo, insieme all’Autorità di Bacino di Parma, ben tre atenei: si tratta dell’Università degli studi di Parma, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza e dell’Università del Piemonte Orientale di Alessandria. Ad esse si devono aggiungere l’Associazione Acqua Benessere e Sicurezza, che già aggrega diversi comuni e quanti altri enti locali vorranno sottoscrivere il patto. Ieri mattina, in comune a Guardamiglio si è tenuto uno degli otto convegni dedicati alla presentazione e allo sviluppo delle tematiche, con l’organizzazione a cura dell’ateneo piacentino: gli altri appuntamenti si sono svolti a San Colombano al Lambro e a Monticelli d’Ongina (provincia di Piacenza), mentre i prossimi si terranno domani a Valenza Po (Alessandria), a Fontanellato (Parma), ad Arena Po (Pavia), a Polesine Parmense (Parma) e di nuovo ad Arena Po, il 15 febbraio del 2005. «L’obiettivo è quello di portare un’idea aggregante lungo tutta l’asta di fiume che comprende il Piemonte orientale ed il tratto Lombardo-Emiliano - afferma Siro Lucchini, coordinatore di Acqua Benessere e Salute - perché ci rendiamo sempre più conto come solo un’entità forte sia in grado di gestire i problemi e programmare lo sviluppo in modo omogeneo e non spezzettato, come è stato finora». L’esempio è subito pronto: «La navigazione fluviale - prosegue Lucchini - è assolutamente carente ed in questo le regioni negli anni scorsi hanno fatto pochissimo». Ora, però, i governi regionali dispongono delle deleghe necessarie per operare: «Un fatto che vediamo di buon occhio - afferma il coordinatore - perché consente una maggior possibilità di confronto». La conoscenza dei problemi del fiume, però, appartiene a chi vive le zone rivierasche e per questo si ritiene necessaria la formazione di un super-consorzio: «le contraddizioni attuali le vediamo bene: non si può estrarre sabbia dal letto dei fiumi, con le conseguenze che conosciamo, però si autorizzano le cave in zona golenale. Manca una visione di insieme». Il convegno di ieri era dedicato proprio alla sicurezza e alla tutela: «Le cure idrogeologiche devono muoversi in due direzioni - ha spiegato Salvatore Cuffaro dell’Autorità di bacino - a partire da quelle per il fiume ed il suo letto, proseguendo con la difesa della vegetazione spondale. Essa è fondamentale: se ben tenuta, contiene le piene; se lasciata a sé stessa viene travolta dalla corrente e va ad ostruire il deflusso dell’acqua sotto i ponti, con pericolo di effetto diga». Da non dimenticare, poi, la manutenzione delle opere idrauliche. L’ultimo intervento è stato riservato a Michele Bucci, del Consorzio Po del lodigiano: l’ex senatore ha ricordato i motivi fondanti della nascita del consorzio, in primis come organo di tutela del fiume. Al termine del ciclo di convegni, l’Autorità di bacino proporrà a tutti i comuni la sottoscrizione di un patto per avviare i contenuti del progetto “Riva di Po”. E, soprattutto, per iniziare a contare nelle decisioni e negli investimenti. Paolo Migliorini

Il comune vuole attivarla entro settembre e creare anche un nucleo locale di volontari per farla funzionare a pieno regime 

La Protezione civile diventa una realtà 

Nascerà nei sotterranei della fiera la centrale operativa della Bassa 

Protezione civile, a Codogno il 2005 sarà l’anno del potenziamento dei servizi di pronto intervento in caso di emergenza. Proprio l’annata a venire, infatti, preannuncia aggiornamenti significativi in questo settore di delicata e fondamentale importanza. «Per l’autunno 2005 - informa l’assessore alla partita Mauro Bonfanti - diventerà finalmente operativa negli spazi seminterrati del quartiere fieristico la centrale operativa del Com 3 della Protezione civile provinciale, vero e proprio punto di riferimento della gestione delle emergenze che si dovessero verificare nel territorio sud della Bassa. E per dare garanzia di funzionamento e coordinamento costante di questo punto focale della protezione civile del Lodigiano, il comune di Codogno andrà quanto prima ad interessarsi per avviare anche in città un gruppo comunale di Protezione civile». La futura centrale operativa del Com 3 troverà spazio, come detto, negli spazi seminterrati del quartiere fieristico che un tempo erano l’abitazione del custode. Ampi circa 200 metri quadrati, questi locali stanno per cambiare radicalmente volto. Entro fine anno, infatti, è prevista l’approvazione da parte della giunta del progetto definitivo ed esecutivo di sistemazione di quest’area seminterrata, attrezzata e rammodernata nella sua impiantistica di base (luce, riscaldamento). «La gara d’appalto vera e propria è prevista per la fine dell’inverno - anticipa Bonfanti - in modo tale da iniziare i lavori con la prossima primavera 2005». L’intervento non preannuncia tempi lunghi. «Circa tre mesi di lavoro - conferma l’assessore che aggiunge -: per settembre 2005 la nuova centrale operativa del Com 3 della Protezione civile della provincia sarà operativa». La scelta del quartiere fieristico come sede ideale del Com 3 non deve stupire. Proprio la cittadella espositiva di Codogno, infatti, è indicata nei piani di Protezione civile provinciali come la zona di primo smistamento in caso di evacuazione dai paesi della bassa Lodigiana. In merito, nei mesi scorsi, esercitazioni “ad hoc” sono state già avviate; si pensi, ad esempio, al campo scuola di Protezione civile promosso in passato dal coordinamento provinciale delle organizzazioni di volontariato operanti nel settore del primo intervento in situazioni di emergenza. «Nel frattempo - conclude Bonfanti - in questi mesi mi attiverà perché anche a Codogno si attivi il gruppo comunale di volontari di Protezione civile. Sarebbe un traguardo importante, soprattutto in vista della attivazione della centrale del Com 3. Non penso ad un gruppo numeroso: bastano anche pochi volontari, decisi però ad impegnarsi in questo delicato settore di pronto intervento». Un invito ufficiale a farsi avanti per colore che hanno a cuore la sicurezza. Luisa Luccini

Da Lettere al IL CITTADINO del 15 12 04

ALLUVIONATI Un sindaco “di tutti” ma non nostro

Invio questa lettera aperta al sindaco di Lodi per conoscere l’inizio dei lavori per la protezione denominata “argine ex Sicc” in riva sinistra. La richiesta era già stata inutilmente formulata con la lettera inviata al sindaco in data 1 novembre, alla quale ad oggi nessun riscontro è stato fornito. «Signor sindaco, ancora una volta, alle richieste più che legittime dei cittadini non viene data alcuna risposta. Può sembrare incredibile ma questa inconcepibile indifferenza della sua amministrazione nei confronti degli alluvionati lascia senza parole. Ancora una volta il sottoscritto, scrivendole a nome del Comitato alluvionati riva sinistra, il 2 novembre scorso, cercava di intavolare un dialogo proficuo con le istituzioni. Purtroppo, nonostante la buona volontà mia e degli alluvionati, questo dialogo non è mai neppure iniziato. Non è non rispondendo a me (seppur ciò sia previsto da leggi vigenti…), signor sindaco, che i problemi si risolvono, lei non risponde a migliaia di persone che hanno avuto il fiume nelle loro case e che se, malauguratamente, dovessero ripetersi le condizioni metereologiche del novembre 2002 subirebbero danni ben maggiori perché alla precaria situazione del 2002 si sono aggiunti i guai spondali dell’alluvione stessa, guai ai quali nessuno ha rimediato. Chi attende sue risposte sono persone che, onestamente, hanno acquistato casa nei quartieri oltre Adda. Case ed abitazioni costruite con tutti i permessi forniti dalle istituzioni ed in primo luogo dal comune di Lodi. Non crede che a queste persone, che hanno pagato le loro case a prezzo di mercato, che pur pagano le tasse, un sindaco dovrebbe dare qualche risposta? L’argine ex Sicc ha tutta l’aria di un miraggio nel deserto, più ti avvicini … più si allontana! Come mai signor sindaco? Come mai i tempi che lei ci ha fornito per iscritto non sono stati rispettati? Come mai gli alluvionati non sono degni di risposta? Come mai, nel frattempo, nei quartieri oltre il fiume sorgono palazzi e palazzine e vengono terminati in pochi mesi? Che differenza c’è tra le opere private e quelle pubbliche? Come mai invece di iniziare in tutta fretta i lavori di protezione ci si è limitati ad installare alcune “sirene”? Chi ha mai visto delle sirene fermare un fiume in piena? E a che serve un allarme dato in questo modo? C’è forse una frana, della quale non siamo a conoscenza, che incombe sui nostri quartieri? O una schiera di bombardieri che pensa di dirigersi sul Revellino Marte? Al suono della sirena dovremmo forse chiamare il mobiliere per il trasloco di arredi ed effetti personali? Con amarezza devo dire che gli alluvionati ai quali, nei mesi scorsi, davo rassicurazioni credendo nelle due opere previste oltre Adda, avevano ragione quando sorridendo con fare di compatimento mi dicevano: Ma tu ci credi ancora?”. Si, ci credevo, parlo all’imperfetto perché a questo punto devo togliere le fette di salame che ho sugli occhi, devo fermare i disperati tentativi di un dialogo che non è mai iniziato… per dialogare, signor sindaco, occorre essere almeno in due. I “falchi” avranno il sopravvento ed auguriamoci tutti che il fiume non torni più nei nostri quartieri perché allora signor sindaco i “falchi” sapranno bene come comportarsi e chi potrà fermarli? Chi in coscienza si sentirà di farlo? Il suo tentativo di “delegittimare” i comitati avrà, come logica conseguenza, l’anarchia. Lo so cosa risponderà, la sua risposta sarà quella di sempre di fronte alle critiche: “Sono considerazioni politiche…”. Ma non creda di cavarsela sempre così, i lodigiani hanno un cervello e lo sanno anche usare, sanno che “certe risposte” nascondono la carenza di argomenti concreti per controbattere. Sarò il sindaco di tutti, lei disse all’indomani della sua elezione, ed allora sia, almeno una volta, il sindaco anche degli alluvionati. Carlo Bajoni Comitato Alluvionati Riva Sinistra Lodi

Da AGENDALODI del 15 12 04

La Regione approva il Piano cave: il centrosinistra si oppone

Con il voto contrario del centrosinistra, oggi il Pirellone ha dato il via libera al nuovo Piano Cave della Provincia di Lodi. Una dura botta per il territorio, che si vedrà cavare 2 milioni e 240 mila metri cubi in più. ”La banda del buco ha colpito ancora - sbotta Gianfranco Concordati, consigliere regionale dei Ds, eletto nel Lodigiano -. Ancora una volta la Giunta regionale interviene pesantemente e senza ragioni sulla programmazione delle province. Sono stati individuati un nuovo giacimento estrattivo a Graffignana, completamente fuori dall'ambito, e a Soltarico in una zona pregiata dal punto di vista ambientale”. La Lanca di Soltarico infatti (vedi intervento del WWF pubblicato sul nostro portale) è inserita nell'elenco dei Siti di importanza comunitaria proposta all'Unione Europea dal nostro Paese, un contenitore importante di biodiversità e oggetto di un progetto Life, finanziato dalla Comunità europea, per la tutela della palude. Non solo: il Piano approvato oggi potenzia la cava di Camairago, “unificando il sito estrattivo dell'ordinario a quello dello straordinario”, precisa Concordati. La Regione ha anche ridotto il recupero degli inerti, in contraddizione con gli stessi orientamenti della legge regionale da 1 milione di metri cubi sul decennio a 275 mila: “Si dimentica completamente delle potenzialità del materiale recuperabile dalla regimazione fluviale – conclude Concordati -. Abbiamo presentato, come centrosinistra, numerosi emendamenti. In particolare quello che chiedeva di escludere la cava di Soltarico dal Piano in approvazione”. Ma la maggioranza ha avuto la meglio e anche l’emendamento di Soltarico è stato bocciato, con 27 voti favorevoli, altrettanti contrari, e un’astensione che ha fatto pendere l’ago della bilancia per la bocciatura.

Piano cave: la Provincia di Lodi ricorre al TAR

La Provincia di Lodi farà ricorso al TAR contro l’inserimento delle cave di Soltarico (in comune di Cavenago d’Adda) e Graffignana nel Piano cave approvato oggi dal Consiglio regionale con 36 voti favorevoli e 18 contrari: “Non subiremo passivamente la decisione del Consiglio regionale e ci opporremo con tutti mezzi a nostra disposizione”, è il commento a caldo di Francesca Sanna, assessore provinciale alla Pianificazione ambientale. Il provvedimento della Regione prevede un volume complessivo estraibile di 14 milioni e 750 mila metricubi di sabbie e ghiaie, ovvero 2.240.000 metricubi in più delle previsioni della Provincia. “Nel Lodigiano non si deve cavare più di quello che serve – continua Francesca Sanna – siamo di fronte allo stravolgimento della programmazione provinciale che indicava fabbisogni corretti. Evidentemente in Regione hanno prevalso gli interessi economici sul rispetto dell’autonoma del territorio”. Particolarmente grave l’inserimento di Soltarico: “ La zona è fragile da un punto di vista idrogeologico, interessata da fenomeni di esondazione fluviale, al confine con un sito di interesse comunitario, oggetto di un progetto Life del Parco Adda Sud”.

Da L'ECO DI BERGAMO del 15 12 04

Catamarano «salva» la palude

«Meglio del battello che rischia di rovinare l'ecosistema»

Prosegue l'iter relativo al progetto della Regione Lombardia di rendere navigabile l'Adda, ma un fatto è certo: la palude di Calolziocorte non correrà alcun rischio. Sia l'Amministrazione provinciale di Lecco che il Parco Adda Nord hanno avanzato al Pirellone tre proposte per salvaguardare la palude nell'area compresa tra Brivio, Calolzio e Monte Marenzo. In primo luogo è stato chiesto di utilizzare un catamarano coperto con due motori elettrici invece del battello a motore, perché il catamarano avrebbe certamente un minor effetto in relazione alla creazione di onde e non provocherebbe disturbi all'avifauna, in secondo luogo, di ridurre il dragaggio (che sarà effettuato per consentire ai mezzi di navigare) e, infine, di individuare alcune aree dove non sarà effettuato alcuna escavazione. «Grazie a queste proposte – spiega Piergiorgio Locatelli, presidente del Parco Adda Nord –, ora possiamo guardare al progetto con maggior serenità e affermare che la palude non è a rischio. La preoccupazione era relativa all'abbassamento del livello del fiume (da cinque a 30 centimetri) a seguito dell'escavazione e il rischio che l'acqua non raggiungesse più le zone adiacenti le sponde compromettendo l'intero ecosistema. Le nostre proposte sono state accettate dalla Regione che si impegnerà a inserirle nel progetto definitivo dell'opera». La buona notizia giunge dopo l'allarme, lanciato nello scorso novembre dall'assessore provinciale lecchese all'ecologia e all'ambiente Marco Molgora, sul rischio di scomparsa della palude proprio a causa dell'intervento per rendere navigabile l'Adda con un battello. Come noto il progetto del Pirellone, che coinvolge le province di Lecco, Bergamo e Milano, prevede la navigabilità di lunghi tratti dell'Adda. Nel primo lotto la Regione provvederà a rendere possibile il passaggio di un traghetto turistico da Garlate a Paderno. «Era un nostro dovere – prosegue Locatelli – intervenire sulla questione anche perché come Parco Adda Nord abbiamo sostenuto una spesa di oltre 500.000 euro per eseguire alcune opere atte a scongiurare il pericolo di prosciugamento della palude: abbiamo ricostituito infatti la cosiddetta "ruggiolata" e realizzato una sorta di osservatorio per renderla maggiormente fruibile, in particolare agli studenti. Il Parco ha inoltre creato anche un canale per favorire il passaggio dell'acqua dal fiume alla zona paludosa. Condividiamo inoltre l'obiettivo della Regione che si propone con questo intervento di valorizzare turisticamente l'Adda». Infine, il Parco Adda Nord ha effettuato alcuni studi che dimostrano come la riduzione dell'acqua avverrebbe solo in poche giornate durante l'anno e di conseguenza non sarebbe una condizione definitiva e pericolosa. Mario Ferrari

Da IL CITTADINO del 16 12 04

Stravolto il documento del Lodigiano 

La regione ha imposto due nuove grandi cave, la provincia non ci sta  

Ieri la Regione Lombardia ha approvato il Piano cave del Lodigiano, imponendo l’escavazione di ulteriori due milioni di metri cubi di ghiaia e di sabbia, non previsti nelle proposte avanzate dalla provincia di Lodi. Quest’ultima annuncia un ricorso al Tar, in particolare con una ferma opposizione al nuovo sito di Soltarico.

Il Pirellone ha imposto due nuove voragini nel territorio: in dieci anni saranno scavati 15 milioni di metri cubi di materiale 

Cave, la provincia continua la battaglia 

Ricorso al Tar contro la regione che ha approvato il documento 

Due milioni di metri cubi di ghiaia e sabbia di troppo: la provincia di Lodi dichiara guerra alla regione che ieri ha approvato il piano cave. Si accende così lo scontro sul provvedimento varato dal Pirellone che fissa, per i prossimi dieci anni, i quantitativi e le localizzazioni dei siti estrattivi della nostra provincia. Pomo della discordia i 2.240.000 metri cubi di materiale in più che il consiglio regionale ha approvato, autorizzando due cave che non erano previste dal piano del 2003 della provincia. E ora la giunta lodigiana annuncia un ricorso al Tar per contrastare la decisione del Pirellone di inserire le nuove cave nel progetto, un’opposizione in particolare al sito di Soltarico. «Nel Lodigiano non si deve cavare più di quello che serve – dice l’assessore alla pianificazione ambientale della provincia Francesca Sanna –, purtroppo assistiamo ancora una volta allo stravolgimento della programmazione fatta a livello provinciale: non si capisce allora la ragione di una norma che delega alle province la preparazione di un progetto del genere, proprio per la conoscenza del territorio che deve essere alla base di una pianificazione così delicata». Il piano della regione autorizza 12 cave, per un volume di 14.750.000 metri cubi di materiale, tra sabbia e ghiaia: i siti previsti sono quelli di Montanaso, Turano, Maleo, Maccastorna, Caselle Landi, Orio Litta, Salerano-Lodi Vecchio e Borgo San Giovanni, Casaletto Lodigiano, Orio Litta, Camairago e Castiglione d’Adda, Graffignana e Soltarico-Corte Palasio. Lo scontro tra regione e provincia nasce su questi ultimi siti: sulla cava di Corte Palasio-Soltarico che si trova in un’area di bonifica ambientale, e su quella di Graffignana-Sant’Angelo. Forte è infine il contrasto sui metri cubi aggiunti dalla regione a Camairago. «Evidentemente in regione hanno prevalso gli interessi economici – dice l’assessore -. L’inserimento di Soltarico, poi, è particolarmente grave perché la zona è fragile da un punto di vista idrogeologico, al confine con un sito di interesse, con caratteristiche uniche da un punto di vista naturalistico». La provincia, nel suo documento del 2003, aveva autorizzato 12.510.000 metri cubi di materiale da estrarre. Il resto del fabbisogno per il territorio, in base ai calcoli dei tecnici lodigiani, sarebbe arrivato dai materiali di recupero dell’edilizia (110 mila metri cubi all’anno per dieci anni) e dalla regimazione dei fiumi. Una stima bocciata dal Pirellone che ha ridotto a 27.500 i metri cubi stimati per il materiale recuperato. «Su questo punto siamo stati del tutto ignorati – continua la Sanna -, la regione in pratica non crede a una simile capacità di recupero e decide di coprire il fabisogno con nuovi scavi. E il fabisogno non è quello provinciale ma è regionale, perché il Pirellone non considera l’esigenza della provincia ma di tutto il territorio». «Ancora una volta la giunta regionale è intervenuta pesantemente e senza ragioni sulla programmazione delle province – conclude invece il consigliere regionale dei Ds Gianfranco Concordati, che sottolinea però l’unico motivo positivo della vicenda -. In regione abbiamo presentato molti emendamenti: uno in particolare chiedeva di escludere la cava di Soltarico dal piano, e qui la maggioranza si è salvata per il rotto della cuffia, 27 pari tra contrari e favorevoli, ma l’unico voto di astensione ha fatto pendere la bilancia verso la bocciatura dell’emendamento». Lucio D’Auria

Il commento 

È un attacco all’ambiente e alla natura

Nel corso degli ultimi mesi la questione “ambiente naturale” ha assunto grande importanza amministrativa. Mi riferisco, tanto per non restar nel vago, a scelte programmatiche che hanno interessato la Regione Sardegna, il Comune di Pavia e la Provincia di Lodi. Dunque, riassumiamo.  Come tutti voi sapete non c’è campagna elettorale che non preveda un’adeguata citazione di principi ambientalisti e relative promesse di impegno in materia. Poi, essendo l’opzione ambientalista qualcosa di oggettivamente dirompente nelle logiche economiche, l’impegno si diluisce e si stempera. Non sempre. La Regione Sardegna, con un gesto di raro coraggio, ha reso inedificabile la fascia costiera sarda per una profondità di 2, dico due, chilometri. In pratica, dopo anni che gli ecologi ribadivano la fragilità dell’ecosistema costiero dell’ambiente mediterraneo e la necessità di fare indietreggiare gli insediamenti turistici nel retroterra, gli amministratori sardi hanno raccolto il dato tecnico trasformandolo in atto politico. Avrete letto degli strepiti e degli alti lai emessi dalla potente lobby dei costruttori, della pioggia di ricorsi e dei contrasti sorti nella coalizione: niente da fare. La norma resta quella e la fascia mediterranea sarda, una risorsa del pianeta, si avvia finalmente alla protezione integrale e ad un utilizzo turistico sostenibile. Avrete letto anche l’editoriale del noto opinionista Stella sul Corriere della Sera dell’8 dicembre, nel quale si dipingono impietosamente i contraccolpi seguiti alla protezione del Parco della Vernavola di Pavia, area in cui si combatterono battaglie che hanno segnato la storia europea e che rappresenta un tampone verde che si oppone alla conurbazione della campagna pavese. Anche in questo caso il problema è come proteggere, quanto proteggere, per quanto tempo proteggere. E a chi opporsi. Veniamo a noi. Sappiamo quanto sia fragile questo Lodigiano incastrato fra l’incudine del Po e il martello della metropoli milanese e quanto sia aggressiva la nuova fase di attacco alle sue risorse. Fino a pochi anni fa, tuttavia, esistevano tre barriere naturali che si opponevano allo sfruttamento selvaggio del Lodigiano: il corso dei fiumi Adda, Lambro e Po. Abbiamo visto progressivamente indebolirsi gli ostacoli che impedivano l’alterazione di queste ampie fasce del territorio e fiorire, al posto di un’efficace politica di tutela, le cave e i relativi annessi (strade, svincoli, camion e quant’altro). Eppure ancora esistono barriere ideali che sono rimaste invalicabili fino ad oggi: le Riserve Naturali istituite con tanta fatica e tanto coraggio dalla Regione Lombardia negli anni ’80. Anni che possono essere definiti, con un po’ di enfasi, “gloriosi” sotto questo profilo; anni nel corso dei quali il riformismo ambientalista lombardo faceva scuola per tutta l’Italia e poneva le basi per la legge quadro sulle aree protette nazionali. Bei tempi, vien da dire. Tempi che «Il Cittadino» ben ricorderà, dato che sostenne, insieme a uno sparuto gruppo di ambientalisti, autentiche battaglie culturali a favore della natura lodigiana. Comunque sia, quei tempi sono finiti e anche le ultime barriere che difendevano i sacrari della natura lodigiana stanno rapidamente crollando. L’attacco portato alla lanca di Soltarico ha valore simbolico, segna la fine di una fase a suo modo storica, ed è la logica conclusione di un processo che vede nella difesa dell’ambiente qualcosa di “nemico”. Non serve ribadire, in questa occasione, che la lanca di Soltarico è un SIC (una Riserva Naturale dell’Unione Europea), non serve dire che è una grande riserva del Parco Adda sud, non serve dire che Europa, Regione, Parco e Provincia hanno investito tanto denaro pubblico per proteggere la lanca (per la precisione trattasi di 738.880 euro) e non serve nemmeno dire che la solita lobby sta lavorando per avere una nuova cava. La lobby lavora, intensamente, per ottenere un risultato e non possiamo chiederle di avere sensibilità ambientale: è come chiedere ai leoni di predare le gazzelle senza farle soffrire. Alle lobby ci si oppone politicamente, contrapponendo alle loro richieste le esigenze legittime di una coalizione riformista che ha, e che deve avere, la tutela dell’ambiente naturale e del paesaggio nel suo Dna. Questa è l’opzione, l’unica opzione politicamente spendibile. Luca Canova Consigliere Provincia di Lodi

Da CORRIERE DELLA SERA del 16 12 04

Cento cantieri sull'acqua per la rinascita dei Navigli

Lavori in corso su 83 chilometri di canali intorno a Milano

MILANO - Un cantiere «sull'acqua» lungo 83 chilometri, con impalcature su ponti, antiche ville, tratti di alzaia e vecchie conche. Operai e tecnici al lavoro con un unico progetto: far rinascere le vie d'acqua che circondano Milano e che da troppo tempo rischiano di andare in rovina. Sono ben 53 i cantieri avviati da un capo all'altro della Provincia, altri 63 stanno per partire e 42 sono già terminati. Tutti coordinati dalla Navigli Lombardi Scarl, società consortile creata per il recupero delle vie d'acqua voluta dalla Regione e a cui hanno aderito ufficialmente alcuni giorni fa 26 Comuni attraversati da questi canali, oltre alla Province di Milano e Pavia, alle Camere di Commercio delle due città e al Consorzio di Bonifica Est Ticino Villoresi. «Il sistema dei Navigli - commentano l'assessore regionale ai Lavori pubblici Giampietro Borghini e Stefano Maullu, presidente della società - ha valenze culturali, storiche, economiche e turistiche uniche in Italia, che vanno preservate. La grande innovazione di questo programma sta nel lavorare "a sistema" con progetti coordinati tra loro e coofinanziati. É un lavoro complicato, ma necessario e destinato a fare scuola. I lavori in corso? Basta fare un giro lungo le alzaie per rendersi conto dello stato dell'arte».

PONTI E ANTICHI PALAZZI - Tra le dimore storiche che nei secoli hanno ospitato nobili e nomi celebri (Villa Alari di Cernusco per 7 anni fu la dimora dell'erede al trono d'Austria, il principe Ferdinando d'Asburgo), molte rischiano di andare perdute tra incuria e abbandono. «Abbiamo deciso di finanziare interventi - spiega Borghini - che possano diventare modello per successivi, analoghi, progetti». Così sono in corso lavori per il recupero della casa del Guardiano delle acque ad Abbiategrasso, destinata a diventare un polo universitario, ed è già stato programmato un intervento di recupero per la casa del guardiano di Vaprio d'Adda e per villa Vitelli di Inzago. Ma i cantieri sono aperti anche per ristrutturare storici ponti in pietra come quello di Cuggiono e di Bernate Ticino.

ALZAIE E PISTE CICLABILI - Regione, Province di Milano e Pavia hanno stanziato due milioni di euro per il progetto si sistemazione dell'alzaia del Naviglio Pavese dal confine di Milano fino alla città di Pavia e per trasformare questo stretto nastro d'asfalto in una vera e propria pista ciclopedonale. Altri lavori sono in corso sulle sponde del Naviglio a Robecco e Gaggiano. Inoltre sono già pronti i progetti per creare sentieri pedonali a Zibido san Giacomo e a Buccinasco e per recuperare un tratto dell'alzaia sul Naviglio Martesana ad Inzago.

PARCHI E GIARDINI - Per molti tratti i Navigli sono ancora circondati da campi, parchi e giardini. Il Comune di Cernusco sul Naviglio è riuscita a realizzare un progetto pilota per trasformare questi «scampoli» di verde in un unico grande parco lineare attrezzato con giochi, diorama dei Navigli, una stazione meteorologica, un centro di documentazione, un ponte levatoio e una ruota idraulica. Alcune opere sono già terminate, per una spesa complessiva che supera il milione di euro. A Corsico, invece, lungo il Naviglio Grande, stanno per partire i lavori per trasformare l'area ex Pozzi, quasi ventimila metri quadrati di superficie, in una grande zona verde.

APPRODI - C'era un tempo in cui il Naviglio era percorso da barconi utilizzati per il trasporto merci e passeggeri dalle compagne fino in città. In pratica era una lunga via d'acqua molto frequentata: adesso la Regione è decisa a ripristinare questo arteria, soprattutto lungo il tratto centrale del Naviglio Grande dove sono in corso sette interventi di recupero degli approdi da Castelletto di Cuggiono ad Abbiategrasso.

Il più antico Il Naviglio Grande è stato il primo ad essere realizzato, nel XII secolo, per collegare il Ticino a Milano, con un percorso di 50 chilometri. Due secoli più tardi divenne navigabile e servì, tra l'altro, a trasportare i marmi per il Duomo di Milano.

L'ultimo Il più recente fra i tre principali canali milanesi, è il Martesana, alla cui costruzione si cominciò a lavorare dal 1457 per volontà di Francesco Sforza. Lungo 38 chilometri, collega l'Adda al capoluogo. Divenne navigabile nel XVI secolo e fu usato fino alla metà del ' 900. Leila Codecasa

Da IL CITTADINO del 17 12 04

In cinque giorni già mille firme: “Salvate la Lanca di Soltarico”  

Un migliaio di firme elettroniche raccolte in cinque giorni per chiedere alla regione di togliere la lanca di Soltarico dall’elenco di siti individuati dal piano cave approvato dal Pirellone. Le hanno raccolte i volontari delle due sezioni del Wwf della provincia (Alto Lodigiano, coordinata da Loredana Migliore, e Basso Lodigiano, coordinata da Nino Riboni) tramite una petizione “on line” lanciata sul sito Internet regionale dell’associazione ambientalista. «Domenica l’appello per chiedere alla regione Lombardia di escludere l’area della Lanca di Soltarico dal piano cave è stato pubblicato sulla home page del sito, (www.wwf.it/Lombardia, ndr) e, dopo qualche giorno, è stata inserita fra le “news”. Bene, abbiamo ricevuto così tante sottoscrizioni che la casella postale della sezione Alto Lodigiano si è intasata di centinaia di e-mail sin dal primo giorno». Più di mille, alla data di ieri, le persone che avevano scritto da tutta Italia: semplici cittadini, ricercatori, biologi, studiosi. Impressionante il numero degli “addetti ai lavori”: «Tra gli altri ci hanno scritto Roberto Sacchi, zoologo dell’Università di Pavia - elenca Migliore -, Carlo Utzeri, professore di Zoologia all’Università “La Sapienza” di Roma, Giovanni Boano, direttore del Museo civico di Storia naturale di Carmagnola, Carla Marangoni del Museo civico di zoologia di Roma, Serena Guglielmi, biologa dell’Istituto di ecologia e zoologia di Palermo e Napoli, Giorgia Gaibani dell’Università del Museo di storia naturale di Parma, Cinzia Forniz, biologa della regione Lazio e Giuseppe Manganelli del Dipartimento di scienze ambientali di Siena». Poi sostenitori da Foggia, Molfetta, Bolzano, Trapani, Livorno, Palermo, Genova, Copenaghen. Contro la delibera regionale, che ha aumentato di 2 milioni e 240mila metri cubi e due nuove cave il piano previsto dalla provincia, il Wwf è pronto a dare battaglia in tribunale: «Tanto per cominciare impugneremo la delibera, questo lo dobbiamo alle centinaia di persone che hanno aderito sostenendoci con la loro firma - assicura Migliore -. È qualcosa che dobbiamo agli aironi dell’Adda, ai lodigiani e ai cittadini dell’intera Europa, che hanno contribuito alla tutela della Lanca di Soltarico», ritenuta infatti sito di interesse comunitario. La petizione digitale continuerà nei prossimi giorni: «Intanto auspichiamo in un pronto autoannullamento della delibera da parte della regione - conferma Paola Brambilla, avvocato specializzata in diritto ambientale e presidente regionale Wwf -. Certamente faremo tutto il possibile sotto il profilo legale, in tutte le sedi giudiziarie e comunitarie». Fabrizio Tummolillo

Da AGENDALODI del 17 12 04

Parco Adda Sud: "Cavatori attenti!"

Attilio Dadda, presidente del Parco Adda Sud, non intende limitarsi ad una protesta formale riguardo alla decisione della Regione di inserire Solatrico tra i siti estrattivi del piano cave, in aggiunta a quanto proposto dalla Provincia. Oltre a presentare ricorso al Tar insieme alla Provincia stessa e a sottoscrivere la raccolta firme proposta dal Wwf, intende ora incontrare l'Anepla, l'associazione che rappresenta, in seno ad Assolombarda, i cavatori: "Se la cava prevista a Soltarico non verrà eliminata dal piano - ha affermato, con tono deciso, Dadda - rivedremo tutti i vincoli presenti nel parco e riguardanti, dunque, tutte le cave, quelle esistenti e quelle a venire. Applicheremo tutte le azioni legittime che ci consentono le nostre procedure, a cominciare dall'aumento dei parametri riguardanti gli interventi di ripristino ambientale. E ciò può pesare parecchio".

Parco Adda Sud: "Faremo ricorso con la Provincia"

Anche il Parco Adda Sud intende presentare ricorso al Tar, Tribunale amministrativo regionale, contro il piano cave territoriale approvato dalla Regione Lombardia. "Noi impugneremo il documento sul fronte del ripristino ambientale, la Provincia invece potrà entrare più nel merito. Ma ci opporremo insieme" ha spiegato Attilio Dadda, presidente del Parco. In particolare all'ente di tutela preoccupa la cava prevista nel sito di Soltarico, frazione di Cavenago d'Adda, poco distante dalla riserva naturale protetta che il Parco ha appena finito di naturalizzare. "Con il progetto europeo Life abbiamo portato sul territorio e, in particolare, per la Lanca di Soltarico, un investimento notevole di 1 milione e 300 mila delle vecchie lire per acquistare il terreno, 600 milioni di lire per gli interventi di rinaturallizzazione. Ieri avevamo approvato un investimento di 177 mila euro per acquistare un terreno limitrofo e ampliare l'area protetta per destinarvi anche il progetto di tutela di una specie di cervo in estinzione per altri 30 mila euro. Infine abbiamo un progetto di 30 mila euro per lo studio delle biodiversità". No, dunque, deciso, da parte del Parco. Che, oltre alla cava di Soltarico contesta anche l'accorpamento di quella di Castiglione e di Camairago che produrrebbe un'unica grande cava a lago.  

Da IL CITTADINO del 18 12 04

Il commento

La Regione e l’oro grigio del Lodigiano 

Lo scorso 15 dicembre 2004 il consiglio regionale ha approvato con 36 voti a favore e 18 contrari il Piano cave per la provincia di Lodi. Il provvedimento, che stabilisce la localizzazione e la quantità delle risorse estrattive utilizzabili, prevede un volume complessivo estraibile di 14 milioni e 750mila metri cubi di sabbie e ghiaie provenienti da 12 ambiti estrattivi. Per le cave di recupero viene prevista una estrazione di 300.000 metri cubi mentre le cave di riserva prevedono una quota di 2.850.000metri cubi. Per quanto riguarda l’estrazione di argilla, il Piano consente un totale estrattivo di 250.000metri cubi. Questi i volumi estraibili settore sabbia e ghiaia: Montanaso Lombardo (1.685.000metri cubi), Turano Lodigiano-Mairago 1.925.000metri cubi), Camairago-Castiglione d’Adda (1.985.000metri cubi), Maleo (1.685.000metri cubi), Maccastorna 390.000metri cubi), Caselle Landi (345.000metri cubi), Orio Litta (835.000metri cubi), Graffignana (1.300.000metri cubi), Salerano-Lodi Vecchio-Borgo S.G. (3.550.000metri cubi), Casaletto L. (150.000metri cubi), Orio Litta, riclass. cava riserva 400.000metri cubi), Corte Palasio (500.000metri cubi). Poco prima che venisse approvato il Piano cave, ci è stato consegnato un articolo da Gesualdo Sovrano - articolo che di seguito pubblichiamo - i cui contenuti, seppure superati dalla decisione assunta dal consiglio regionale, restano comunque validissimi e dal «Cittadino» condivisi. ***

Riferiscono fonti giornalistiche che, col favore delle tenebre o con la santa protezione delle foschie padane, grosse imbarcazioni dragano il Grande Fiume per estrarne la sabbia dai fondali se la filano alla chetichella, senza dare troppo nell’occhio. E stimano, le stesse fonti, che le quantità abusivamente sottratte in un anno sono poco meno di quelle autorizzate in una piccola provincia come la nostra. Non sappiamo quanto attendibili siano queste stime, ma non è questo il punto. Serve certamente una maggiore vigilanza da parte delle competenti autorità quali?…) per evitare quello che è da considerare un furto bello e buono di risorse naturali, per loro natura limitate e per colpa dell’uomo sempre più rare. Tuttavia, non bisogna pretendere l’impossibile con questi chiari di luna, in momenti in cui molte città del nostro Mezzogiorno ricordano vagamente un set da film western e il Nord agiato e industriale è percorso in lungo e in largo da bande di ladri e rapinatori, che seminano il panico nelle abitazioni private. In ogni caso la presenza dei ladri di sabbia dovrebbe indurre i pubblici poteri a più attente considerazioni nel regolare l’estrazione di materiali inerti. In altre parole, montagne di sabbia illegale o di dubbia provenienza invadono il mercato dei materiali edili? Allora, per tutta risposta, si taglia con qualche sforbiciata a destra a manca le quantità previste, e così giustizia è fatta in nome della salvaguardia ambientale! Così che la pensa la Regione Lombardia quando le province si presentano con il loro bravo Piano cave in mano? Nel caso di Lodi pare proprio di no. Anzi, il Pirellone fa tutto il contrario e gioca al rialzo, infischiandosene del parere dell’opposizione e prevaricando sulla deliberazione della provincia, certo più responsabile e ragionata, per quanto possibile ispirata alla logica del risparmio e del riciclaggio. In effetti, le pesanti modifiche che la Regione si appresta ad approvare riguardano un aumento del 25% quanto al numero delle cave e un corrispondente incremento di due milioni e passa di tonnellate per le quantità di materiali estraibili. Per giunta, alcune cave aprirebbero immense voragini, altre, invece, interesserebbero aree di bonifica ambientale, protette o di rilevante interesse naturalistico, come la lanca di Soltarico. In pratica, il Lodigiano rischia di diventare un gruviera o un colabrodo. Come diversamente potremmo chiamare un territorio che viene dotato di una cava per ogni 51 km² di superficie? Se si tiene presente che i siti di estrazione interessano le zone golenali, notoriamente caratterizzate da delicati equilibri ecologici o dal rischio idrogeologico, c’è il timore che una tale decisione inneschi una bomba ecologica in una provincia che sta purtroppo pagando un pesante contributo al progresso e all’industrializzazione, in termini di malattie e mortalità nella popolazione. Ma perché la Regione vuole puntigliosamente gonfiare l’estrazione di materiali inerti? Due sono i motivi principali. Primo: i progetti delle grandi infrastrutture viarie, per gli oscuri disegni dello Stato e l’efficientismo della Regione, hanno dimensioni da capogiro. Secondo: la blanda normativa regionale non riesce ad arginare la dilagante espansione urbanistica dei comuni, che si sta mangiando campagne e cascine. Perciò c’è sempre più bisogno di ghiaia e sabbia, cavatori e costruttori fiutano il vento degli affari, le amministrazioni comunali entrano in fibrillazione e varano mastodontici piani di edilizia residenziale e industriale. Hanno anche inventato la moda dei cinemamultisala supergiganti, che in un colpo solo cancellano dalla faccia della terra qualcosa come 50milametri quadrati di fertile suolo agricolo. Insomma, c’è lavoro per tutti. L’oro bianco ha fatto il suo tempo, lasciando gli allevatori con un pugno di mosche dopo una vita di fatiche, l’oro nero dicono abbia gli anni contati, ma all’oro grigio, fatto di soffice sabbia, si apre un radioso futuro nella nuova era del mattone. Le conseguenze si vedono a colpo d’occhio: negli ultimi dieci anni la Lombardia ha cambiato faccia. Il paesaggio è irriconoscibile, la desertificazione avanza e il territorio, passato al setaccio dai satelliti della European Space Agency (Esa), si rivela un ricettacolo di veleni e inquinanti, come del resto tutta la pianura del Po («il Cittadino», 20 novembre 2004). È solo dal raffreddamento dell’edilizia e dal ridimensionamento dei progetti delle opere pubbliche che ci si può aspettare una riduzione consistente della domanda di sabbia e, di riflesso, una boccata di ossigeno per gli ecosistemi fluviali ridotti allo stremo. Gesualdo Sovrano

Da LA TRIBUNA DI LODI del 18 12 04

Per leggere i 4 articoli che seguono clicca su La Tribuna di Lodi

1 La Provincia ne vorrebbe “solo” dodici milioni, la Regione ne aggiunge di suo altri due È arrivato Babbo Natale! Porta doni: milioni di metri cubi per i cavatori!

2 Forse si comincia a capire qualcosa

3 Lettera di Ossino a tutte le autorità regionali, provinciali e comunali, ed agli organi di informazione . La pulizia degli alvei fluviali è di vitale importanza per la nostra sicurezza

4 Carlo Bajoni, comitato alluvionati riva sinistra, incalza Provincia e Comune . Il silenzio del Sindaco lascia senza parole!

Da AGENDALODI del 20 12 04

Lodigiano groviera? No grazie

Provincia, Parco Adda e Wwf contro il Piano Cave della Regione

Continua la mobilitazione del territorio contro il Piano Cave approvato dalla Regione Lombardia.

Anzi, probabilmente la mobilitazione è solo all’inizio.

Provincia di Lodi e Parco Adda Sud promettono due diversi ricorsi al TAR per fermare la previsione di nuovi siti estrattivi. Il WWF ribadisce il suo appello per salvare la Lanca di Soltarico, un appello a cui i lodigiani, pare, stanno rispondendo numerosi. Al centro di tutto, l’imposizione, da parte della giunta regionale, di oltre 2 milioni di metricubi in più da cavare nel Lodigiano, rispetto alle previsioni compiute dalla Provincia sulla base dei reali fabbisogni territoriali, ampiamente inferiori alle volumetrie calate dall’alto dalla Regione. Non solo. Il Pirellone impone due nuove cave: una tra Graffignana e Sant’Angelo, "senza tener conto di alcuni criteri oggettivi quali la distanza dal centro abitato", sottolinea l’assessore provinciale Francesca Sanna; l’altra nell’area di Soltarico, in Comune di Corte Palasio, proprio a ridosso della Lanca di Soltarico, un’area naturale riconosciuta dall’Unione Europea che l’ha inserita nell’elenco dei SIC (Siti di interesse comunitario). La Lanca è anche al centro di un progetto LIFE del Parco Adda Sud, finanziato dalla stessa Comunità Europea. Un progetto i cui risultati rischiano di essere compromessi, se davvero la Lanca dovesse essere circondata dai buchi di un territorio-groviera. Di seguito riportiamo gli interventi del presidente del Parco Adda Sud, Attilio Dadda, e dell’assessore provinciale alla Pianificazione del territorio, Francesca Sanna. Oltre all’appello del WWF, che può essere sottoscritto inviando una email all’indirizzo di posta elettronica altolodigiano@wwf.it .

Sassi, sabbia e rabbia! C’è ancora la necessità, in certi momenti di tensione, di gridare forte: MA DOV’E’ FINITO IL BUON SENSO!

Da tempo non ne trovo traccia in questa politica che ricerca il consenso facile di operatori e di urlatori, una politica che non si sforza neanche di essere innovazione e programmazione, ricerca di sviluppo sostenibile e salvaguardia degli interessi collettivi. Spesso è solo una composizione, con il bilancino, di interessi compositi in deroga a più generali e superiori finalità, così è facile perdere di vista il fatto di essere pubblica amministrazione e giustificare il concedere... Se volete un esempio fresco di quanto detto sopra, eccovi il nuovo Piano Cave della Provincia di Lodi approvato in questi giorni dal Consiglio Regionale della Lombardia. Milioni di metri cubi di sabbia e ghiaia saranno scavati in questo piccolo pezzo di pianura alluvionale nei prossimi anni: troppi, esageratamente grandi i volumi e non credibili, neanche per un progresso da record, figuriamoci in un momento (ormai lungo) di stagnazione. Ogni volta che guardo i numeri del fabbisogno mi piacerebbe riprenderli a distanza di anni e scommettere quanta ghiaia è effettivamente servita al territorio e quanta è uscita per altri scopi. Mi piacerebbe calcolare quanto materiale recuperato da demolizioni (lo si vede nei cantieri stradali) è stato considerato in questi imponenti studi d’analisi. Mi piacerebbe venisse stimato l’impatto dei tanti camion che occupano le nostre strade per portare sabbione ovunque. Questo Piano cave era già alto nei fabbisogni e troppo invasivo per il territorio sin dalla sua prima elaborazione tecnica; è arrivato qualche mese fa in Regione ed è uscito come un MONUMENTO AL BUON SENSO SCOMPARSO. E quando l’impegno è al ribasso, si fanno anche errori grossolani (non come ciottoli ma pesanti come massi): nella foga di mettere cave da tutte le parti si finisce per piombare anche in un SIC (Sito di interesse comunitario), e così a Soltarico si prevede oggi una cava vicino a un santuario della natura, in uno dei dieci luoghi del nostro territorio che anche l’Unione Europea ha considerato di interesse internazionale. Già in passato solo qualche anno fa la stessa cosa era successa a Castiglione per l’Adda Morta. Ma non solo. Da anni nella Lanca di Soltarico il Parco ha speso molto denaro pubblico; anche denaro delle casse regionali è finito lì, per proteggere e salvaguardare l’ambiente unico e la biodiversità presente. Allora davvero non capisco più: dove inizia il buon senso e dove deve fermarsi il concedere? Come si fa ad approvare una nuova cava nei dintorni di un luogo-simbolo per l’ambiente, senza averne discusso con il Parco che è per legge l’Ente gestore del SIC, tra l’altro su mandato della stessa Regione?… Sparito il buon senso, RESTA LA RABBIA! E allora vale la pena oggi di mettere in campo tutta la forza d’urto possibile per evitare un nuovo scempio e la dissoluzione di anni di lavoro e di investimenti per l’ambiente. Ricorreremo al TAR, coordineremo insieme all’Amministrazione Provinciale di Lodi l’azione giudiziaria, ma forse vale la pena di dire subito che servono anche altre battaglie: serve far sentire ai politici che le cave sbagliate vanno cancellate e subito, prima della fine della legislatura, che le cave devono chiudere e non continuare all’infinito, che le cave sono uno sfregio necessario ma non una mutilazione operata dalle sole regole del mercato. Aggiungiamo pure che c’è anche chi, non contento o forse escluso dalla ghiaia in terra, vuole anche andare a reperirla in alveo dell’Adda, e la tombola è fatta! C’è chi fa tombola e chi invece guarda sconsolato e con rabbia buche profonde in campagna e abissi in fiume. Che il buon senso e la cultura per il territorio ritornino presto da queste parti, o finirà che il canale navigabile lo faranno davvero, a suon di Piani Cave, e il sogno del mare sarà più vicino. Il nostro fiume invece l’avremo compromesso per sempre. Attilio Dadda, presidente Parco Regionale Adda Sud

La Provincia: "Faremo ricorso al TAR"

Il Consiglio Regionale ha approvato il Piano delle Attività estrattive della Provincia di Lodi. Purtroppo, l’impegno profuso dal centro sinistra e in particolare da Gianfranco Concordati non è bastato per impedire che le versione del Piano approvata fosse quella proposta dalla Giunta Regionale che ha aggiunto più di 2 milioni di mc in più, individuando due nuovi siti estrattivi. Ancora una volta la Regione si muove nell’unica ottica del soddisfacimento dei fabbisogni di materiale, non tenendo in alcun conto questioni legate alla fragilità del territorio e ai reali fabbisogni territoriali che erano stati attentamente verificati dai tecnici provinciali. Sono stati introdotti due nuovi siti: il primo, tra Graffignana e Sant’Angelo, è stato inserito senza tener conto di alcuni criteri oggettivi quali la distanza dal centro abitato, l’altro nell’area di Soltarico, in Comune di Corte Palasio, a ridosso di un’area naturale riconosciuta dalla Comunità Europea. In questi giorni molte voci si sono levate a difesa proprio della Lanca di Soltarico divenuta il simbolo delle aree naturali da difendere. Ma al di là dell’importanza oggettiva che questo luogo ha da un punto di vista naturalistico, credo che la battaglia che abbiamo condotto contro le modifiche al Piano cave, vada al di là della difesa del singolo sito. Quello che noi rivendichiamo è sovranità delle realtà locali sul proprio territorio. Lo abbiamo studiato, cartografato, abbiamo cercato di capire le sue fragilità e i suoi limiti, abbiamo deciso che dovevamo porre dei limiti al suo sfruttamento, che dovevamo valorizzare le sue risorse e non limitarci ad usarle a nostro piacimento. Abbiamo cercato di mettere in luce alcuni aspetti virtuosi della nostra Provincia, quali il grande utilizzo del materiale da recupero, materiale conteggiato nei fabbisogni. Nonostante questo, anche con i migliori propositi talvolta riusciamo danneggiare il delicato equilibrio ambientale che caratterizza il Lodigiano. Per la Regione Lombardia tutte queste attenzioni sono evidentemente superflue, quello che conta è la risorsa ghiaia o sabbia, le conseguenze delle scelte fatte non importano, altri sono i valori che le guidano. L’Amministrazione Provinciale intende comunque difendere l’impostazione che ha guidato la predisposizione del piano e quindi cercherà in tutti i modi di scongiurare l’apertura dei due siti estrattivi aggiunti nel territorio. Se continuerà, e speriamo si rafforzerà la mobilitazione che in queste settimane abbiamo visto intorno alla vicenda del piano cave e in particolare intorno al sito di Soltarico, le nostre speranze di salvaguardare il territorio saranno più forti. In questo senso ringraziamo il WWF per l’appello a difesa della Lanca che speriamo possa ottenere l’attenzione che merita, e ci prepariamo ad una lunga battaglia, ancora una volta a difesa del nostro territorio. Francesca Sanna, assessore alla Pianificazione ambientale della Provincia di Lodi

Il Wwf: "Salviamo la Lanca di Soltarico"

E' di questi giorni la notizia che una zona limitrofa al Sito di Importanza Comunitaria chiamato Lanca di Soltarico, inserito nell'elenco delle riserve naturali che costituiscono Natura 2000, la rete europea di aree protette creata per proteggere la natura su scala europea, è stato individuato come sito di escavazione dalla Regione Lombardia. Non è nostra intenzione, in questa prima fase, creare immediatamente un contenzioso politico con il governo regionale. Non è questo ciò che ci interessa in questo momento. In questo momento ciò che conta è rimediare ad un errore palese e contribuire a risolvere un problema. La lanca di Soltarico e' l'ultima testimonianza degli antichi capricci dell'Adda e risale al 1976, quando il fiume "ruppe" a Casellario rettificando il suo corso e lasciando alle sue spalle un meandro morto di circa 8 chilometri di lunghezza. La lanca di Soltarico e' uno dei più estesi meandri morti europei, non a caso, e' stata inserita nell'elenco dei Siti di Importanza Comunitaria proposti dal nostro paese. Ma non e' tutto: e' una grande riserva del Parco Adda sud, è una zona di grande interesse per i pescatori lodigiani, e' una zona di grande valore scientifico per gli studiosi che operano nelle Università lombarde, un vero contenitore di biodiversità nonché l'area nella quale e' stato finanziato con soldi pubblici un progetto LIFE per la tutela della palude (sic!). Tutto questo non può essere sacrificato in nome di quel pressappochismo che troppe volte abbiamo visto all'opera sulle questioni ambientali. Questa volta dobbiamo tutti farci carico di una responsabilità che ci mette di fronte all'intera Europa. Non e' possibile che un'area di così grande valore ambientale venga sacrificata agli interessi, peraltro ben pasciuti nel corso degli ultimi anni, di una ristretta lobby di operatori economici che hanno riempito il Lodigiano di cave, strade e camion per il trasporto della ghiaia. E' ora di arrestare un degrado che dimostra di non volersi fermare neanche di fronte agli ultimi sacrari della natura lodigiana e che fa tornare indietro la nostra terra di 25 anni, ai tempi, che speravamo dimenticati per sempre, in cui ruspe e motoseghe distruggevano gli ultimi boschi nella valle dell'Adda e del Po. Chiediamo dunque: 1-Alla Giunta Regionale della Lombardia e alle Commissioni competenti di escludere l'area della Lanca di Soltarico (tecnicamente ATE G12 Soltarico Ovest) dal Piano Cave in corso di approvazione 2-Ai componenti la Giunta e al Consiglio Provinciale di Lodi di sottoscrivere il presente appello e di schierarsi contro le ipotesi di escavazione nell'area protetta 3-Ai cittadini della Provincia di Lodi e a chiunque abbia a cuore il futuro della nostra terra di sottoscrivere il presente appello La tutela dell'ambiente e' una cosa seria. Sulla Lanca di Soltarico sono stati investiti miliardi di vecchie lire per salvare un patrimonio europeo. Ora serietà impone che quell'area venga tutelata, non scavata. E' qualcosa che dobbiamo agli aironi dell'Adda, ai lodigiani, ed ai cittadini dell'intera Europa, che hanno contribuito alla tutela della Lanca di Soltarico. Loredana Migliore e Bassano Riboni

Sottoscrivete l'appello inviando il vostro nome e cognome e città di residenza all'indirizzo e-mail altolodigiano@wwf.it oppure con lettera a WWF basso lodigiano - P.zza XXVIII Aprile - 26867 Somaglia LO

Appello del WWF al sindaco di Corte Palasio

Caro sindaco, ci aiuti a salvare la lanca di Soltarico

In questi giorni il Sito di Importanza Comunitaria chiamato Lanca di Soltarico - riserva naturale inserita nella rete Natura 2000 creata per proteggere la natura su scala europea - è stato designato come sito di escavazione dalla Regione Lombardia. La nostra non è assolutamente una battaglia di destra né di sinistra, non ci interessa la politica, siamo solo convinti che sia giunta l’ora di arrestare un degrado che dimostra di non volersi fermare neanche di fronte agli ultimi sacrari della natura. La lanca di Soltarico infatti è uno dei piu’ estesi meandri morti europei e, non a caso, come sa è stata inserita nell’elenco dei Siti di Importanza Comunitaria proposti dal nostro paese. Lei che avrà avuto modo come noi di apprezzare questo fantastico sito ci deve aiutare, dobbiamo rimediare a questo gravissimo errore. La Lanca di Soltarico è una zona di grande interesse per i pescatori lodigiani, e’ una zona di grande valore scientifico per gli studiosi che operano nelle Università lombarde, un vero contenitore di biodiversità nonché l’area nella quale è stato finanziato con soldi pubblici un progetto LIFE per la tutela della palude. Tramite il nostro appello online (all’indirizzo altolodigiano@wwf.it ) abbiamo raccolto più di mille firme, tra cui tantissimi cittadini lodigiani che sono molto preoccupati per la sorte della prestigiosa Lanca di Soltarico. Anche il Parco Adda Sud ha sottoscritto qualche giorno fa il nostro appello. Le chiediamo quindi: - un incontro urgente per discutere della vicenda; - di preparare un ordine del giorno che siamo sicuri i suoi concittadini gradiranno, dove venga chiarita sia alla Regione che alla Provincia di Lodi la Vostra posizione che siamo sicuri è a favore della natura e dove venga rigettata l’ipotesi di una eventuale apertura di cave. Per il WWF Lodigiano Loredana Migliore Bassano Riboni

Da IL CITTADINO del 21 12 04

Il grido d’allarme dei Ds per il Grande Fiume: «I pesci e gli uccelli del Po stanno sparendo» 

Senna Il Po visto da sinistra. I problemi, le risorse e le prospettive del fiume sono stati oggetto di un convegno celebrato sabato mattina presso la sala consigliare del comune di Senna Lodigiana: si discuteva, ovviamente, della sponda lodigiana del corso d’acqua, la sinistra appunto, e con i contributi di amministratori e uomini politici dell’Ulivo e dei Ds. Durante i lavori sono intervenuti il presidente della provincia Osvaldo Felissari, l’assessore provinciale Luigi Bianchi e il consigliere regionale Gianfranco Concordati, mentre Roberto Miglio, responsabile provinciale dei Democratici di sinistra, faceva le funzioni del moderatore. I temi sul tavolo sono però stati sviscerati soprattutto da Roberto Canova, casalese che opera presso l’Università di Pavia e che ha presentato un lavoro intitolato “Dieci buoni motivi per prendersi cura del Po Lodigiano”. Primo fra tutti, secondo l’esperto, quello legato all’estensione del fiume che, con le sue aree golenali, occupa ben il 18 per cento di superficie dell’intera provincia di Lodi. Una presenza assolutamente non trascurabile, dunque, che si sviluppa su un’asta di 62 chilometri di lunghezza, spesso costituendo un confine naturale con altre province. Altro “buon motivo” è certamente quello legato alla sicurezza e chi vive nella bassa, memore di recenti episodi alluvionali, lo sa bene. Canova ha poi introdotto le tematiche di carattere ambientale, insistendo soprattutto sulle isole fluviali: «Si tratta degli unici biotopi che si evolvono naturalmente - ha detto - e ospitano popolazioni animali di importanza europea». Fattori che dovrebbero consigliarne una fruizione, anche turistica, sulla quale occorre investire: i “fupon”, stagni che si formano durante le piene e che poi si separano dal fiume, rappresentano una risorsa dall’alto valore paesistico. Quello di San Giuseppe, presso Caselle Landi, è stato per anni frequentatissimo da bagnanti felici di passare una giornata in mezzo alla natura. Per quanto riguarda gli aspetti faunistici, Canova ha sottolineato con forza la necessità di salvaguardare gli insediamenti di aironi, che lungo il Po lodigiano hanno trovato un habitat particolarmente favorevole: «La popolazione insediata tra qui ed il Piemonte, rappresenta una porzione notevole di quella europea e mondiale. Difenderla è una responsabilità che dobbiamo prenderci di fronte a tutti». Non vanno poi trascurati gli aspetti storici, dal momento che si presume l’esistenza di un vasto e ricco sito archeologico di origine romana, proprio in territorio di Senna Lodigiana. Le soluzioni che Canova propone ruotano attorno al primo passo da compiere: «Delimitazione delle aree di interesse paesistico ed ambientale». Il resto viene di conseguenza, con una regolamentazione più coordinata ed intelligente degli interventi agricoli, delle cave, delle costruzioni. Significativo, infine, che in nessuna delle esaurienti slide di Canova, ci fosse la foto di un solo pesce. Per la popolazione ittica, l’allarme è rosso: «Soprattutto gli effetti devastanti del Lambro, hanno portato ad una gravissima alterazione delle acque» ha chiuso il docente.

«Basta gli inutili carrozzoni senza poteri: alle province le competenze sulle acque» 

Chi governerà lo sviluppo del Po? La partita, a livello politico, si gioca proprio qui, tanto è vero che gli interventi degli uomini del centrosinistra sono stati votati all’organizzazione istituzionale che si ritiene necessaria per la difesa ed il rilancio del fiume. Gianfranco Concordati, consigliere regionale diessino, invita a non fare del Po un «problema di destra o di sinistra» ma di «operare esclusivamente nell’interesse generale». Dopo una carrellata sui principali problemi del corso d’acqua, il consigliere regionale ha ricordato gli interventi più recenti compiuti da Milano per limitare il carico di veleni che per decenni ha inviato al Po lodigiano a mezzo Lambro. Rivolgendosi al pubblico presente, Concordati ha poi sottolineato la necessità di «concentrarsi sugli obiettivi possibili e sulle priorità», mettendo da parte istanze «in grado di alzare polveroni o barricate» tra i diversi gruppi di interesse. Di organi di governo del fiume, dal Magistrato del Po, all’Autorità di bacino, all’Aipo, ha parlato invece l’assessore provinciale Luigi Bianchi, uomo della Bassa, al convegno in rappresentanza dello Sdi. A chi spetta il governo del Po? Bianchi non ha dubbi: «È appena stata avviata la consulta tra le province per il Po ed occorre sostenerla, darle forza e strumenti per agire. Come del resto va fatto con i comuni, per quanto riguarda le loro competenze, che vanno incentivati nella difesa del fiume». Negli ultimi anni attorno al Po si sta creando una specie di «corsa al progetto». Ma chi deve fare cosa? «Le iniziative vanno bene ma occorre fare chiarezza: che chi viene dotato di mezzi per operare deve prendersi la responsabilità e viceversa». Seppur in modo velato, si tratta di una presa di distanza dalle rivendicazioni dell’Autorità di bacino, che con il suo progetto “Riva di Po” mira a ritagliarsi un ruolo di primo piano: «Ognuno deve fare il suo - replica Bianchi - inutile costruire scatole vuote. Chi fa certe rivendicazioni ha gli strumenti per operare?». Dubbi condivisi dallo stesso Concordati.

Da Lettere al IL CITTADINO del 21 12 04

Ripulire il letto dell’Adda, il dietrofront di Zambetti 

Desidero manifestare il profondo stato di disagio nel quale si trova il comitato Alluvionati Lodi Onlus. Dopo aver auspicato, richiesto e ottenuto un sopralluogo dell’autorità politica regionale, affinché verificasse de visu le situazioni di pericolo per la pubblica incolumità esistenti lungo l’Adda e assumesse le opportune decisioni, la speranza ora cede il posto a una profonda amarezza. Mi riferisco in particolare all’atteggiamento assunto dal presidente della commissione regionale ambiente e protezione civile, Domenico Zambetti.Venerdì 26 novembre, durante un sopralluogo in barca sull’Adda, fortemente impressionato dalle condizioni del fiume, egli lanciò un grido d’allarme. «Ritengo indispensabile che venga pulito il letto del fiume» ebbe a dire pubblicamente. Ed invocò: «Non sono qui per iniziativa personale ma per scopi istituzionali: per questo mi impegno a portare all’attenzione della commissione ambiente iproblemi constatati oggi». Lunedì 29 novembre, durante la seduta del consiglio regionale, lo stesso Zambetti fa precipitosamente marcia indietro e si impegna per l’approvazione di un Piano Cave presentato dalla provincia di Lodi che (mentre nel testo originale prevedeva l’utilizzo di 1 milione di metri cubi di materiale proveniente dalla pulizia dell’Adda), nel testo elaborato dalla regione, invece, non prevede alcuna asportazione di materiale dal fiume. A noi pare un atteggiamento quantomeno semplicemente sconcertante. Da due anni stiamo tentando di richiamare l’attenzione di regione e provincia sullo stato del fiume Adda e sull’impellente necessità di alcuni interventi ormai inderogabili, tra cui la pulizia dell’alveo, per mettere in sicurezza il territorio.La cosa ci preoccupa non poco, perché temiamo, con l’attuale politica sul governo dei fiumi, di indirizzarci su un cammino che vedrà lo sfascio totale del territorio stesso. Vorremmo richiamare l’attenzione di tutti su questo scenario, che non è “gratuitamente” apocalittico. Il nostro territorio non si salva se non si provvede alla pulizia degli alvei. Pulizia intesa come rimozione dei milioni di metri cubi di sedimento alluvionale, che per troppi anni si è accumulato negli alvei fluviali, ostruendone le sezioni di deflusso. Questa è la vera causa, a nostro avviso, di esondazioni e dei ricorrenti disastri alluvionali, che ha toccato l’Adda e le terre attraversate dal fiume, ma (lo stiamo vedendo quasi quotidianamente) che colpisce a macchia di leopardo di volta in volta praticamente tutto il Paese. Vorremmo invitare gli operatori lombardi del settore a riflettere, a guardare un poco più in là dell’immediato interesse; a guardare in positivo alla pulizia degli alvei ed alla possibilità di approvvigionamento che questa operazione potrebbe offrire loro. Siamo in grado di affermare – deducendo i dati (peraltro approssimativi per difetto) non da astrusi studi teorici sul trasporto solido, ma da calcoli idraulici (ottenuti per campione) facilmente riscontrabili in loco, partendo dall’attuale condizione delle sezioni di deflusso (mediamente ostruite per il 60 per cento) e ipotizzando l’adeguamento delle stesse alle ricorrenti portate di massima piena – che i quantitativi di materiale da togliere nel fiume Adda sono milioni di metri cubi nel tratto da Cassano alla confluenza con il Po, ed ancora di più nel Ticino e nel tratto lombardo/emiliano del Po. La regione potrebbe ricavare quanto basta e avanza per realizzare le difese spondali e ogni altra opera idraulica finalizzata alla difesa del suolo. Così come prevede l’articolo 86, comma 2, del decreto legislativo 112 del 1998. Avremmo insomma tutti da guadagnarci. Pensare invece di ampliare o di creare nuove cave, in questa situazione, è pura follia. La pulizia degli alvei non è una nostra invenzione ma è un’oggettiva esigenza per la salvaguardia del territorio, più volte ribadita dalle stesse leggi: sulla disciplina delle acque e sulla difesa del suolo. Da oltre un decennio, e ogni volta che accade un disastro alluvionale si ripetono sulla stampa accorati appelli. (...) La situazione nel Lodigiano, occorre ribadirlo, è ad altissimo rischio idraulico, come del resto è nell’intera Pianura Padana e in tutte le pianure fluviali. Chi vi abita, convive con il perenne incubo dell’alluvione, nella certezza che sia solo questione di tempo … e di nubi che scorrono sul proprio territorio.È una situazione pregressa: la pulizia degli alvei è un’esigenza diffusamente reclamata già da diversi anni. Un’esigenza avvertita da tutti, tranne che dalle autorità preposte e “competenti”, a cominciare dall’Aipo e dall’Autorità di Bacino. Le quali sembrano davvero indifferenti e sorde al nostro o a qualsiasi grido d’allarme. Essendo poi l’una parallela all’altra, paiono crearsi un vicendevole scudo, offrendo a noi, persone qualunque ma ferite dagli eventi nel proprio quotidiano vivere, uno squallido spettacolo di inefficienza. Vorremmo far percepire la nostra voce di cittadini: il nostro è infatti un grido d’allarme, preoccupato ma responsabile, di fronte ad un grave pericolo per la vita stessa delle nostre popolazioni. Pericolo che sentiamo trascurato e sottovalutato, ma anche spesso a volte travisato. (...) Chiediamo una presa di posizione (alle autorità preposte, ndr) netta e definita, perché possiamo cancellare dalla nostra mente l’impressione, che vorremmo fosse davvero tale, che gli impegni assunti risultino una mera azione di facciata (tipo la solidarietà espressa dal presidente della commissione ambiente Zambetti il 26 novembre, cui ha soprasseduto due giorni dopo), cui poi possano seguire decisioni addirittura palesemente contrastanti.Con questa lettera vorremmo davvero che emergesse la verità, e che essa sia portata alla nostra conoscenza di cittadini che continuano a dover convivere con il problema.Si esprima cioè la commissione ambiente, e il suo presidente, e dica con chiarezza quale seguito voglia dare alle sue espresse affermazioni. Per noi, ciò è assolutamente determinante. (..) Il nostro contributo di costruttiva collaborazione è sempre a disposizione. Domenico Ossino Presidente Comitato Alluvionati Lodi Onlus

GRAFFIGNANA Cava e Tarsu, osservazioni motivate

Egregio direttore, chiedo cortesemente ospitalità per chiarire quanto apparso su “il Cittadino” di sabato 11 dicembre, precisando quanto segue. Pur ribadendo una totale contrarietà al deturpamento del territorio, la cava a cui mi sono riferito è quella già esistente e precisamente al suo ampliamento. Per la Tarsu, nessuna polemica: è un dato di fatto che nel 2003 i graffignanini l’hanno pagata due volte, il 28 febbraio in riferimento al 2002 e il 31 ottobre per il 2003. Nel 2004 la tassa sui rifiuti è stata nuovamente anticipata al 30 novembre e suddivisa in tre rate invece delle solite quattro. Se la giunta del sindaco Scietti ha deciso in tal modo, qualche problema finanziario esisterà. Angelo Luigi Coppoli Sdi di Graffignana

Da IL CITTADINO del 29 12 04

Idee per Lodi 

Per favore, comprateci l’isolotto 

L’Adda non si è inserita nella città di Lodi. La annuncia o ne costituisce la prospettiva d’addio, piuttosto. In altre più celebri città attraversate da un fiume, isole come l’Ile de la citè o l’isola Tiberina “sono” città, addirittura, a volte, ne costituiscono il cuore. A Lodi invece no. L’isolotto di Achilli è presenza familiare gradita per moltissimi lodigiani; ma è “privato”, da sempre, anche se per un periodo non lo è stato, almeno mi sembra. E la città si è abituata a questo spossessamento storico, senza invidie, ormai, nei confronti dei proprietari che rimangono, per molti, quasi mitici: Achilli, quello del pesce, padrone del “gialdòn”, anche; poi “quelli dell’Isola” (questa volta di Caprera), ad indicare i discendenti del Meani, assessore lodigiano che pare l’avesse rilevato ad un’asta pubblica (in assenza di concorrenti, per disinteresse pubblico). Oggi, dopo essere stato saldato, in punta, alle rive laterali dalla briglia che ha messo la morsa al fiume per difendere il ponte napoleonico all’epoca dell’amministrazione socialista della città e di cui si scorgono le sommità in periodi di magra o ne sono altrimenti segnate dal rigonfiamento tumultuoso delle acque e da inserti di tronchi che, discesi con la corrente ed infilati fra i massi spuntano dalla superficie del fiume, è eroso dalle piene che ne hanno profondamente scavato un fianco, ma conserva la sua costruzione stile chalet-pagoda. È disabitato; il rinforzo di pietre che ne protegge il “tagliamare” verso il senso dalla corrente non ne garantisce una solida continuità nella prospettiva a valle del ponte. Lodi cerca occasioni di riqualificazione ambientale, ma l’Adda, suo vero elemento di distinzione, è vissuto come minaccia più che invece come l’opportunità che è lì “per farsi riconoscere”. È fresca la ferita dell’ultima disastrosa esondazione; si pensa di rinforzare le rive, di canalizzare il fiume, di regimentarne il corso... fra mille polemiche. Al nuovo sindaco vorrei (im)porre di fronte l’opportunità che l’acquisizione dell’ “insula (una volta) in flumine nata” costituisce per la città di colmare il vuoto nella continuità della sovranità pubblica fra le sue sponde urbane acquisendo, proteggendo, salvaguardando ed infine riqualificando adeguatamente l’isolotto. Come? Non c’è certo bisogno di suggerire ad un buon amministratore cittadino vie e mezzi più convenienti. Limitandomi a qualche spunto sulla possibile destinazione, mi basta accennare i seguenti punti: 1) Il fiume, se considerato come un insieme di tratti con una destinazione ed anche un regime diversi, è perduto per la città. Deve poter essere ancora riconosciuto come un continuum ininterrotto, psicologicamente perché tutti ritornino ad interessarsi a lui come ad un patrimonio collettivo (indipendentemente dalla proprietà, addirittura); e, così, pensare più alla sua tutela ed utilità che al suo sfruttamento e degrado “invidioso”. 2) È quindi indispensabile che si realizzi con l’eliminazione o il contenimento drastico della briglia artificiale, la “riapertura” del corso del fiume ai lodigiani. 3) L’isolotto, riacquisito alla comunità, dovrebbe essere unito ad entrambe le sponde laterali da due ponti(celli) che ne consentano l’accesso (solo diurno se l’isola non sarà dotata di arredo urbano e controllo adeguato) nelle giornate considerate “non a rischio”. Diventerà così “il nostro terzo ponte”, tanto atteso (pedonale meglio che ciclabile). 4) L’adozione di parapetti e zone discretamente attrezzate a sosta con sedili lo costituirà come un luogo non solo di visita e passaggio ma anche di permanenze brevi, quelle per intenderci, dimenticate sui “passeggi”. 5) Sull’isola le piante d’alto fusto da salvare saranno anche un’ulteriore opportunità non soltanto per iniziative espositive o commerciali temporanee ma anche, e soprattutto, permanenti (ci vedo il luogo ideale per la realizzazione stabile di una grandiosa opera di Mauri). 6) L’isola apre spazi di nuovo riconoscimento di opportunità. Senza voler scopiazzare l’appuntamento con la corsa dei “cinque mulini” lombardi, che ormai è entrata nei calendari internazionali, non mi dispiacerebbe di dare appuntamento ad una “maratona dei tre ponti”. 7) Ah, da ultimo! Si dovranno rivedere anche i nomi delle località, forse. Oltreadda è troppo simile ad oltrepò, trastevere è meglio di transadda. Perché non Lodidilà? Guido Biancardi

Pronta una convenzione con tutti i comuni del territorio, il Pirellone e il Consorzio Muzza 

Alla scoperta della rete idrica minore 

Dalla provincia uno studio cartografico di fossi e canali 

Che i fiumi lodigiani siano tre, lo sanno anche i sassi. Che il territorio sia attraversato da canali artificiali importanti come la Muzza o da colatori come Sillaro, Lisone o Brembiolo è noto a molti. Ma quanti siano i microcanali, i vasi o i piccoli fossati non lo sanno nemmeno i comuni di appartenenza. Per questo motivo la provincia ha dato il via libera nell’ultima giunta a un’iniziativa senza precedenti nel Lodigiano, ovvero stendere un censimento di tutta la rete idrica minore del territorio. Il censimento prevede che tutti i piccoli canali vengano monitorati, cartografati e sottoposti a regolamentazione. La provincia nell’ultima giunta ha presentato uno schema di protocollo d’intesa che con la regione dopo che il Pirellone ha trasferito al territorio tutte le competenze delle funzioni di polizia idraulica per il reticolo dei corsi d’acqua minori. Allo stesso modo verrà approvato uno schema di convenzione valido per tutti i 61 comuni del territorio. Il nuovo Piano del reticolo idrico lodigiano sarà costituito da una parte cartografica estesa ai corsi d’acqua maggiori, ai canali di bonifica, al reticolo minore, alle fasce di rispetto ambientale e alle norme generali di polizia idraulica. Le cartografie avranno una scala di 1 a 10.000. Le fasce di rispetto e quelle vincolate dal nuovo piano territoriale della provincia o dal Parco Adda Sud, inoltre, verranno riproposte su cartografie con una scala da 1 a 2000. Il ruolo della provincia nel censimento, comunque, è quello del puro coordinamento. A reperire le informazioni saranno il Consorzio Muzza, cui è esteso il protocollo d’intesa che verrà firmato nei prossimi giorni, e gli stessi comuni di appartenenza dei piccoli corsi d’acqua. La provincia fungerà da referente e da collegamento per i comuni, la regione, in collaborazione con il Consorzio Muzza, elaborerà la cartografia dei canali adattando le norme tecniche principali alla situazione di ogni singolo comune. Per verificare che le cartografie siano state redatte in modo corretto verranno anche effettuati dei sopralluoghi sul posto. La ripartizione degli investimenti, che non sono stati ancora indicati, assegnerà gli oneri maggiori al Pirellone e al Consorzio Muzza, che hanno competenze più dirette nella redazione del Piano del reticolo idrico minore. Entrambi gli enti si accolleranno il 35 per cento ciascuno dei costi per l’iniziativa, mentre alla provincia di Lodi toccherà sborsare il rimanente 30 per cento. «Molti comuni lodigiani – spiega l’assessore alla pianificazione territoriale, Fabrizio Santantonio – hanno manifestato le difficoltà ad adempiere alle disposizioni regionali e hanno chiesto la nostra collaborazione. Era necessario realizzare uno strumento unico per l’individuazione, la pianificazione e la gestione del reticolo minore delle acque lodigiane. Il protocollo d’intesa tra la provincia, la regione e il Consorzio Muzza è la risposta a questa esigenza. Ai comuni sottoporremo a breve la convenzione per realizzare concretamente il piano». Entro il 20 gennaio dovrà essere completata la fase dell’informazione ai comuni. La raccolta delle adesioni e l’avvio degli studi sulle cartografie sono invece previsti per la seconda metà del prossimo febbraio. Fr. Ga.

I Ds contro Votta e regione: «Il piano cave è disastroso» 

Non è decisamente un Natale positivo per Marco Votta, consigliere regionale di Forza Italia. Prima i problemi interni del suo partito, poi i litigi all’interno della coalizione (con rischio spaccatura) alle prossime elezioni comunali e ora un attacco violento da parte dei Democratici di sinistra sulla vicenda del Piano cave della provincia. «I consiglieri regionali - afferma Giuseppe Cremonesi, capogruppo della Quercia in consiglio provinciale - dovrebbero avere a cuore i problemi della nostra terra. Invece Marco Votta ancora una volta ha brillato per la sua assenza, o meglio, noi non abbiamo avuto nessuna notizia di un suo intervento in favore delle istanze espresse dal territorio su una vicenda che porterà nuovi e gravi impatti sul nostro territorio, nuovi camion pieni di ghiaia sulle strade del Lodigiano». la vicenda in questione è il piano cave della provincia, recentemente approvato dalla regione ma con l’imposizione di due nuove cave a Soltarico (500 mila metri cubi) e a Graffignana-Sant’Angelo (800 mila metri cubi, praticamente tutti nel comune barasino). Allo stesso modo, il Pirellone aveva ridotto in modo drastico i quantitativi indicati dalla provincia sui cosiddetti materiali da recupero e azzerato quelli che potevano essere reperiti attraverso la regimazione dell’alveo dei fiumi. Una misura che era passata in consiglio nonostante l’opposizione di un emendamento presentato dal consigliere diessino Gianfranco Concordati e che aveva mandato su tutte le furie l’assessore all’ambiente Francesca Sanna (Margherita) che del piano cave provinciale ha la piena titolarità. Cremonesi non accusa soltanto Votta ma anche la regione: «La giunta lombarda - punta il dito - ha agito nel modo più antifederalista e centralista che si potesse immaginare, introducendo con prepotenza due nuove cave. Una di queste, localizzata nella lanca di Soltarico, è addirittura un patrimonio ambientale di valore europeo. Grazie al fondamentale contributo in consiglio dato da Concordati, sul sito di Soltarico la maggioranza di centrodestra è andata a un passo dalla sconfitta, ma Votta dov’era?». Cremonesi ricorda come subito dopo l’approvazione del documento ai consiglieri provinciali siano arrivate le proteste di enti e associazioni come il Wwf che hanno contestato i metodi e le imposizioni della giunta Formigoni. Il capogruppo della Quercia, inoltre, non risparmia critiche anche al gruppo di Forza Italia in consiglio provinciale, sottolineando come i loro predecessori avessero al tempo della giunta Guerini contestato il piano cave provinciale ritenendolo «troppo oneroso in termini d’impatto ambientale» tacendo poi di fronte alle nuove imposizioni della regione: «Sarei lieto di conoscere il loro parere su questa vicenda. Il loro silenzio è imbarazzante, chissà se avranno mai il coraggio di alzare una voce contraria alle posizioni del loro rappresentante in consiglio regionale». Fr. Ga.

Da Lettere al IL CITTADINO del 30 12 04

ALLUVIONE Ma le sirene sono veramente necessarie?

Egregio Direttore, mi perviene oggi la notizia della sperimentazione di una nuova e più potente sirena, prevista (con altre 5) in zone colpite dall'alluvione 2002 quale impianto di segnalazione d'allarme-esondazione. Devo dire che, quando si collocarono le precedenti, peraltro praticamente non udite dalla popolazione, mi sorse il dubbio di un'organizzazione oserei dire dilettantesca: come si è potuto non tener presente a priori il problema del disturbo in fatto di decibel del traffico in Viale Milano e della direzionalità dell'impianto?  Ora, il nuovo modello di sirena sperimentato viene definito più efficace in quanto a udibilità. "Potenzialmente", dice l'assessore Marzorati. E già questa è un'iniezione di certezza... Ma quello che colpisce è che esso ha costi più elevati "di 6 o 7 volte maggiori rispetto a quelli inizialmente previsti", e impone relativi problemi di copertura finanziaria. Qui mi viene da esprimere alcuni dubbi. Io abito al Pratello, e non so se e quando è previsto in zona il collaudo della stessa sirena. Ma non è questo il problema principale. Quel che mi chiedo è: - Sono davvero soldi spesi con oculatezza, tanto più che il prezzo è tanto più alto del previsto? E' chiedere troppo esprimere il desiderio di conoscere pubblicamente quanto questa operazione costi alla collettività? - Sono davvero utili le sirene?  - Sono davvero udibili (anche potenziate) in tutto il quartiere di riferimento? E' davvero immotivato lo scetticismo che serpeggia tra gli abitanti, ma che non sembra sfiorare neppure di striscio i nostri amministratori? Se davvero non lo fossero, non sapremmo cosa farcene delle giustificazioni in caso di inefficienza dimostrata a posteriori! Non sarebbe il caso di valutare bene prima di realizzare un'opera di tale portata? - Chi può dire che 6 (come le sirene) sono le zone a rischio alluvione? Se esse fossero state collocate prima del 2002, al Pratello non sarebbero state messe perché ritenute inutili. - Hanno un senso le sirene per la sicurezza dei cittadini e delle loro cose? Se suonano di giorno, quante persone possono essere in casa per udirle? (Un caso emblematico: il giorno della prima sperimentazione di novembre, a parte non averle udite comunque, da casa e con le finestre chiuse,  posso dire di aver fatto una veloce indagine personale: su sei appartamenti, nel mio condominio solo il mio era in quel momento abitato. In caso di vera emergenza, chi avrebbe avvertito gli altri cinque?) - La bacheca adiacente via D'Azeglio è stata recentemente spostata venti metri più in basso lungo la strada: quanto sarà influente per gli abitanti della zona? - Infine, una volta udite le sirene, quale dovrebbe essere il comportamento degli abitanti allertati? Dove ci si radunerebbe? Dove si porterebbero le auto, visto che il resto della città sarebbe comunque attivo come di norma, quindi con parcheggi al completo? Chi abita ai pian bassi si dovrebbe caricare suppellettili e mobili in spalla? Tutti in strada e poi? In conclusione, tanto più se questi impianti potranno costare molto più del previsto, mi chiedo perché utilizzare soldi (tanti) per una soluzione non certa, che sa più di esercizio accademico e molto teorico che non di concreta e realistica misura di utilità pubblica. Così davvero fosse, penso che sarebbe un segnale di comune buon senso rivedere un impianto (presunto) difensivo che probabilmente tale non è. Molto meglio, sarebbe, rispetto al rischio di una ulteriore pessima figuraccia... Si ricordi chi di dovere quando, di fronte all'Adda che saliva, quel 26 novembre 2002 qualche autorità, assuntosi il ruolo di Solone, dichiarò: "Non creiamo allarmismo". Non vorrei che questo fosse un comportamento solo uguale, ma contrario... Cordialmente Carmen Ansi Lodi

  

  

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