Da LA PROVINCIA DI CREMONA
del 01 08 04
Rivolta d’Adda. Ventinove le famiglie che hanno ricevuto
l’indennizzo regionale per danni del novembre del 2002
Alluvionati, arrivati i primi rimborsi
Erogati attraverso bonifico Per ora sono 200mila euro
RIVOLTA D’ADDA —
Primi rimborsi ai rivoltani per i danni provocati dall''alluvione
del 26 novembre 2002. Il Comune li ha elargiti mediante bonifici
bancari. Il totale di questa tranche iniziale del risarcimento si
aggira sui 200.000 euro, cifra distribuita, in parti diverse, a
ventinove famiglie del paese. Si tratta di soldi che sono arrivati
dalla Regione. «Il contributo in denaro stanziato dalla Regione
Lombardia — spiega l''assessore comunale ai Lavori Pubblici Milo
Francesco Carera, che fin dall''inizio ha seguito in prima persona
la vicenda — si trova nelle casse comunali (ammonta a circa
900.000 euro, accreditati sul conto corrente bancario del Comune)».
«Chi ancora deve fare i lavori dovrà successivamente
presentarci le fatture e noi saremo in grado di effettuare i
rimborsi nei termini previsti dalla legge e per la parte di nostra
competenza». Solo dietro presentazione di regolare fattura di
pagamento dei lavori di riparazione dei danni causati dal metro e
mezzo d'acqua che venti mesi fa sommerse un intero quartiere di
Rivolta i danni possono infatti essere rimborsati. Senza fattura non
si ottiene nulla. Anche per chi presenta la documentazione
necessaria esiste però una franchigia di 2.500 euro e sull'importo
residuo del danno viene risarcita una percentuale pari al 75%. «In
cassa — conclude Carera — abbiamo una cifra considerevole ma
tenendo conto delle varie franchigie credo che riusciremo a
rimborsare una somma pari a 300.000 euro». La somma non erogata sarà
restituita alla Regione. Del resto Carera stesso aveva già
anticipato come sarebbero andate le cose, mostrandosi dubbioso
sull'effettivo beneficio dei rimborsi provenienti dalle Regione nei
confronti dei rivoltani. Nel paese rivierasco erano state 172 le
famiglie che hanno chiesto il rimborso per i danni subiti agli
immobili (dai muri ai pavimenti, dai serramenti all'impiantistica)
per un totale di 1.268.690,98 euro.
di Gianluca Maestri
Da IL CITTADINO del 2 08
04
L’estate dei lodigiani, tra gite in barca e feste danzanti
Un week end di piena
estate, sereno e per nulla desolato. Di giorno a prendere il sole
sulle rive dei fiumi, magari concedendosi anche un giro in barca
(come il “San Roch” che da Lodi porta gli escursionisti lungo
l’Adda); la sera, in piazza a ballare (come a Lodi, dove sabato è
stato celebrato il compleanno della città) e a respirare
l’atmosfera di divertimento delle tante feste e sagre popolari che
animano l’estate lodigiana (a Senna si è tenuta quella
dell’anatra). Senza dimenticare l’impegno ambientale, con la
biciclettata anti centrali elettriche.
L’associazione Nüm del Burgh rinnova il successo di
un’iniziativa popolare che vede sempre grande partecipazione
In crociera alla scoperta dei segreti dell’Adda
Il viaggio domenicale del San Roch dal ponte vecchio alle Due acque
Quando il San Roch si
stacca dalla riva lo fa con tale lentezza da suggerirti di scendere
a dargli una spinta. Ma il barcone si è solo lasciato scivolare un
po’ all’indietro, come per prendere la rincorsa. Andiamo
contromano e risaliamo il fiume andandogli dritto in bocca: le
arcate del ponte ci accolgono impassibili, mentre dalla sponda la
gente ci saluta divertita. Sui sedici metri scoperti del San Roch ci
stanno un po’ tutti: ragazzi, adulti, qualche bambino, “quei del
Burgh”, cioè gli uomini dell’associazione, e la banda
folcloristica di Lodi, che attacca subito il suo repertorio
inter-nazional-folcloristico. Dalle atmosfere del Mississippi fino
ai nostri valzer romagnoli, ogni ballo è consentito, spazio
permettendo. Intanto, risaliamo l’Adda e la città, tra isolotti e
tronchi che galleggiano come relitti d’un altro tempo. Subito dopo
il Capanno incontriamo Borgo e Maddalena, i due cigni messi in Adda
da Nüm del Burgh qualche anno fa. Più avanti ne vediamo un’altra
coppia, arrivata al fiume da chissà dove. Il San Roch avanza
tranquillo e regolare, si lascia indietro l’Adda Nostra e il
Belgiardino, sfila in mezzo ai bagnanti e ai pescatori. Tanti
chiamano, e salutano, altri ci guardano stupiti, e divertiti.
Intanto siamo già quasi al “Collo del prete”, una strozzatura
del fiume: alla nostra destra è ancora ben visibile il segno
dell’ultima inondazione. La terra non scende verso il fiume, vi
precipita. Le file di granoturco stanno lì in bilico, sul
precipizio che l’acqua ha scavato. Dal “Collo del prete”
arriviamo alle “Due acque”, passando tra massi affioranti e
rocce a pelo d’acqua. Il barcone si gira lentissimo per cominciare
il suo ritorno. Il rientro sembra molto più veloce, forse perché
tutti sono concentrati sui pesciolini fritti e sul vino bianco
fresco: ci voleva proprio, sotto questo sole. Hai solo il tempo di
guardare un po’ la riva di sinistra: un continuo intreccio di
piante ed erbe, vegetazione tanto lunga che si incurva sotto il suo
peso e sfiora l’acqua, come per abbeverarsi. Sull’altra sponda,
verso la città, ogni tanto spunta il profilo di un edificio in
lontananza. C’è qualche gabbiano e altri uccelli passano radenti
a pelo d’acqua. Adesso l’aria è fresca e piacevole, e puoi
sentire appieno l’odore del fiume. Senza accorgersi, siamo già al
ponte e usciamo da quelle stesse bocche in cui siamo entrati
un’ora prima. Quando rimetti i piedi a terra, ti rimane negli
occhi l’Adda che non ti aspettavi: un fiume vivo e vivibile.Le
crociere organizzate dall’associazione Nüm del Burgh proseguono
tutte le domeniche fino a Ferragosto (partenze alle 16.45 e alle
18). Il biglietto costa 7 euro ed è necessaria la prenotazione (348
3131816). Gruppi e comitive possono richiedere anche gite extra.
Andrea Bagatta
Da IL CITTADINO del 3 08
04
Il sindaco assicura: «Presto l’argine contro le alluvioni»
Rapporti nella
maggioranza, moschea e nuovo stadio: intervista a tutto campo al
sindaco di Lodi, che annuncia: «Presto l’argine all’ex Sicc e
le chiuse al Pratello».
Fra un anno scadrà il suo secondo mandato: «Tornerò a lavorare
alla provincia di Milano. Guerini? Un candidato credibile»
Le ultime volontà del sindaco Ferrari
«La moschea si farà, lo stadio in Selvagreca, fermeremo le piene»
Il nuovo stadio in zona
Selvagreca, la moschea, i cambiamenti impressi alla città dalla
riconversione di aree industriali in residenziali, il passaggio
delle consegne all’ex presidente provinciale Lorenzo Guerini: per
il compleanno di Lodi, fondata il 3 agosto 1158, il sindaco Aurelio
Ferrari fa il punto della situazione di un anno di amministrazione,
l’ultimo della sua carriera.
Cominciamo con la
politica. Pochi giorni fa Rifondazione Comunista si è “autosospesa”.
«Siamo completamente esclusi dalle decisioni» è l’accusa del
segretario provinciale Andrea Viani. Non vi sentite ricattati?
«Il termine è forte. Non
ci sentiamo ricattati perché non intendiamo esserlo. Rifondazione
è un partito ideologico, noi dobbiamo dare conto a norme, leggi,
interessi legittimi di privati. Tutto ciò che è stato deciso
rientra in un progetto complessivo che caratterizza questa giunta
come una giunta di centro sinistra. Ora il pallino è in mano loro.
È facile fare un elenco di cose che non vanno e dimenticare quelle
fatte. Capita quando ci si ritrova a discutere nella propria sede
senza confrontarsi».
Com’è la temperatura
dei rapporti con l’opposizione?«Il giudizio è sempre lo stesso.
Rapporti personali accettabili, dal punto di vista politico c’è
maggiore dialogo con An e Forza Italia. Con la Lega è più
difficile, non a caso la loro è la componente più ideologica. Pur
dialogando le distanza personali restano notevoli».
Argine ex Sicc: oggi
passerà in giunta il progetto preliminare.«Spero, anzi ci conto,
di andare all’appalto quest’autunno per cominciare al più
presto i lavori. Il lavoro più lungo sarà poi la sistemazione del
parco (tra argine ed ex Sicc, ndr) e per quello attingeremo ad
alcuni spunti del concorso di idee per l’Oltreadda. Per ora ci
interessa chiudere il discorso della difesa spondale. Nonostante gli
abitanti di Campo Marte non la pensino così, la piena superò la
strada per Boffalora in quel punto che noi proteggeremo, non a valle
della rotonda per Boffalora»
Ci sono poi le chiuse al
Pratello contestate dagli alluvionati, su cui pende un ricorso al
Tar.«Le realizzeremo presto. Il fatto che il Tar non abbia accolto
la richiesta di sospensione è significativo. Vuole dire che che non
ritiene le chiuse causa di ulteriore marcato disagio. L’oggettività
del progetto è dimostrata. Quanto agli alluvionati, mi lascia
perplesso il modo di presentarsi del loro tecnico (Nicola Bonelli,
geometra di Tricarico consulente del Comitato alluvionati, ndr). Ho
qui lettere ed e-mail in cui questo tecnico presenta le proprie idee
facendo continui riferimenti a tangenti e tangentisti. Rimango
perplesso di fronte a chi demolisce il lavoro di altri ricorrendo a
termini quali tangenti e malversazioni».
Urbanistica. Il concorso
di idee per la riqualificazione dell’Oltreadda ha mostrato le
potenzialità di quella parte di Lodi. A quei progetti ha però
fatto seguito la costruzione di un supermercato. Quando le idee
prenderanno forma?«Il supermercato rientra tra quei diritti
acquisiti di cui si diceva prima. Quel concorso di idee ha dato due
risultati: la riduzione consistente delle volumetrie della zona e la
futura riqualificazione di via Castellotti. Vorrei anche cominciare
a impostare la sistemazione a parco delle zone lungo la tangenziale.
Non abbiamo un programma di lavori per l’Oltreadda ma il concorso
ci ha dato la possibilità di inserire pezzetti di interventi nel
suo sviluppo».
Piazza San Francesco
rifatta, lavori di Via XX Settembre sono in corso, a breve la
riqualificazione di piazza Zaninelli. Non dimenticate le periferie?
La pista ciclabile di viale Pavia è rimasta a metà…«Riqualifichiamo
il centro perché ci attendiamo che la gente, così, torni a
frequentarlo, riprenda a fare acquisti nei negozi. Mi manca, ma non
credo farò in tempo ad avviarla, la riqualificazione completa di
corso Roma, nell’ultimo tratto verso piazza Zaninelli per rendere
pedonale l’intero percorso: una spina commerciale di buon livello.
Quanto alle periferie, si sono fatti interventi anche lì. Abbiamo
asfaltato via Lodivecchio, stiamo partendo con via Vecchia Cremonese
e a breve via San Fereolo con il completamento di quella pista
ciclabile. È normale che chi abita in periferia abbia la sensazione
che nella propria zona ci siano ritardi nei tempi. Non è così, si
cerca solo di dividere le risorse».
Lungo l’asse della
ferrovia sono state abbattute fabbriche e insediamenti storici. La
riconversione “industriale-residenziale”, se non governata, non
snatura l’identità di Lodi con i maxi condomini?«In realtà in
tutti questi casi c’è una riduzione delle volumetrie, che vengono
concentrate. Cambiano gli spazi visivi ma si guadagnano parcheggi e
aree verdi».
Polo universitario. Pochi
sembrano conoscerlo. Sarà una parte di Lodi o un’appendice al di
là della tangenziale?
«È il progetto
strategico di comune e provincia in cui bisogna credere. A fine
settembre entrerà in funzione il centro ricerche, il 13 e il 14
ottobre verrà il presidente Roberto Formigoni. Il Polo di Lodi è
nominato sempre più spesso come fondamentale tra quelli della
ricerca avanzata. Credo che abbia bisogno di un ulteriore
affiancamento degli enti locali».Sulla sistemazione dei giardini
all’italiana di viale IV Novembre è calato il silenzio. La Banca
Popolare è ancora interessata all’operazione? I parcheggi
sotterranei sono definitivamente tramontati?«I parcheggi saltano
fuori ogni tanto, qualcuno dice che li realizzerà poi la voce si
spegne, a testimonianza che quanto detto da noi era giusto. Lo
studio di fattibilità che avevamo commissionato aveva dimostrato
come il progetto non fosse sostenibile dal punto di vista economico,
i parcheggi sono tramontati. Quanto ai giardini, credo che bisognerà
riprendere il ragionamento con la Banca Popolare».
Nuovo stadio. E’ vero
che intendete realizzarlo al di là della tangenziale?
«È girata la voce. La
nostra idea iniziale della zona Selvagreca era stata annullata dal
Pai (il Piano di assetto idrogeologico che indicava l’area tra
quelle soggette a esondazione, ndr). Il progetto della strada alle
spalle della zona, però, potrebbe prevedere un rialzo della sede
stradale che funga da difesa dalle esondazioni. Non sarebbe
sufficiente da solo, ma lavorando a pezzettini, con la difesa al
parco dell’Isola Bella, l’idea potrebbe essere ripresa».Moschea.
Dell’edificio di culto, traslocato a San Grato, si sono perse le
tracce. La comunità islamica si ritrova all’ex macello. È quella
la moschea di Lodi?«La situazione dovrebbe sbloccarsi tra settembre
e ottobre. Loro intanto troveranno una sistemazione provvisoria al
posto delle sale, peraltro piccole, dell’ex macello. La comunità
si sta allargando e proprio questo fa riflettere sul fatto che si
debba cercare di stare davanti a queste situazioni, invece di
rincorrerle. Ho ricevuto una lettera del parroco di San Gualtero
che, in un breve passaggio, accennava alla moschea di San Grato con
assoluta tranquillità. Il problema del luogo di culto è comunque
un problema “di contorno”. Dando la possibilità di vivere
dignitosamente il proprio culto, miglioriamo i rapporti di vicinato.
Solo così alcuni elementi critici si stempereranno».
Alcune voci della
maggioranza hanno criticato i tagli agli enti locali. Ribaltiamo la
cosa: in tempi difficili vi viene chiesto di spendere meno e
meglio…
«I nostri livelli di
spesa comprimibili, escluse spese che mai toccheremo come quelle per
i servizi sociali, riguardano manifestazioni come Lodi al sole, Lodi
ai giovani, il Capodanno in piazza, il teatro. Insieme, credo che
non arrivino a 300 mila euro. Potremo certamente risparmiare a
fronte di problemi sostanziali, ma di sicuro non siamo spendaccioni».La
progettazione partecipata del parco dell’Isola Bella è
naufragata. Nessun cittadino ha avanzato suggerimenti, le consulte
fanno fatica e i consigli di zona, strumenti di partecipazione,
lamentano di non essere ascoltati. È un controsenso?
«Abbiamo bisogno di una
scuola per insegnare alla gente ad avvicinarsi all’amministrazione
e i consigli di zona lo sono. Da parte loro non si deve però
pensare solo a quanto si è chiesto e non ottenuto ma anche ai
problemi segnalati e risolti. Con loro ci sono contatti continui,
gli assessori partecipano alle loro riunioni, ci sono incontri con
gli uffici di presidenza, partecipano alle commissioni comunali. Può
mancare la soddisfazione di vedere soddisfatta una parte consistente
di richieste, ma non manca l’ascolto».
È il suo ultimo mandato.
Nel 2005 ci saranno le elezioni. Ha annunciato l’intenzione di
lasciare il Broletto. Lei e Guerini, “pezzi da 90” della
Margherita, vi ritroverete, politicamente parlando, disoccupati.
«Guerini è un pezzo da
90, io un po’ meno. Non ho ambizioni di carattere politico. Può
essere che mi arrivino proposte. Si valuteranno in quel momento»
Cederebbe volentieri la
sua poltrona a Guerini.
«È un candidato
assolutamente credibile e positivo».
Ha un rammarico?«Per le
le domande a carattere personale che non si riesce a soddisfare.
Persone che cercano un aiuto, famiglie con problemi. Non riuscire ad
risolvere queste richieste lascia un senso di amarezza».
Cosa farà? Tornerà a
lavorare alla provincia di Milano?
«Con una giunta di centro
destra forse mi sarei ritrovato a fare le fotocopie. Con questa non
escludo che mi arrivino proposte anche per un lavoro di qualità».
Fabrizio Tummolillo
Partiti ieri dalla Canottieri due avventurosi 18enni
In barca su Adda e Po fino al Canal Grande
I due uomini in barca ci
riprovano. Esattamente un anno fa Stefano Rotta e Niccolò Scacchi
erano pronti a partire sul loro guscio di noce per percorrere Adda,
Po, foce e laguna fino a sfilare in Canal Grande a Venezia. Ma si
era messa di mezzo una siccità spaventosa che aveva reso
impossibile i trasbordi da un fiume all’altro, oltre che la
navigazione. Così i due 18enni lodigiani non si sono persi
d’animo e hanno rimandato la loro vacanza speciale a quest’anno.
Ieri mattina la partenza sul gerale di fronte alla Canottieri,
davanti a un banchetto offerto ad amici, parenti e curiosi con caffè
e latte e qualche brioche, prima di consegnarsi anima e corpo al
grande fiume. «L’anno scorso è andata male - hanno detto i due
alla partenza - quest’anno ce la faremo, anche perché abbiamo una
barca più grande, più sponsor e tanta determinazione». La barca
c’è (l’avevano restaurata già l’anno scorso), il motore da
15 cavalli pure. Non viaggeranno veloci, ma saranno comunque al
sicuro. La crociera, nata per imitare l’impresa del barcone San
Rocc che l’anno scorso fece raggiungere ai numerosi adepti
dell’associazione Nüm del Burgh la Laguna attraverso l’Adda e
il Po, durerà dieci giorni. I due giovani navigheranno tutto il
giorno, fermandosi nei gerali più belli per mangiare, dormendo
all’addiaccio. «Seguendo pian piano l’Adda, un fiume che
purtroppo si sta asciugando - dicono Niccolò e Stefano - arriveremo
nel Po dopo la chiusa di Isola Serafini. Dopo qualche giorno saremo
nel Delta del Po. Ci fermeremo per fare foto ed esplorare zone
incontaminate. Poi imboccheremo l’idrovia Po-Brondolo fino a
Chioggia e a quel punto proseguiremo per Venezia e attraverseremo
tutto il canal Grande. Pensiamo di stare qualche giorno in laguna
dormendo nei campeggi attrezzati». Il ritorno, però, sarà molto
più comodo. Li andranno a prendere in automobile, un premio
meritato per una vacanza alternativa.
Un gorgo lo ha trascinato sul fondo, salvata da alcuni bagnanti la
cuginetta che era con lui
Annega sotto gli occhi dei parenti
Muore nel Ticino 21enne romeno residente a Salerano
Bagno fatale per un
ventunenne romeno, residente a Salerano sul Lambro. George Grigore
Birgauan detto “Jimmy” è morto domenica pomeriggio a Linarolo,
nel Pavese, in prossimità del ponte della Becca, alla confluenza
tra il Ticino e il Po, in un punto che non viene considerato
particolarmente pericoloso. “Jimmy” era entrato in acqua intorno
alle 16.30 con la cuginetta 17enne, quando i due sono sono stati
catturati da un gorgo. Alcuni testimoni, quando si sono resi conto
della situazione, sono scesi nel fiume tenendosi per mano l’uno
con l’altro per evitare di essere trascinati a fondo a loro volta
e sono riusciti a portare in salvo la ragazza. Il corpo del giovane
è stato invece recuperato sul fondo, ormai senza vita, dai
sommozzatori dei vigili del fuoco.
Salerano Lavorava da tre anni come imbianchino, era in gita con dei
parenti arrivati in Italia per trascorrere le vacanze
Bagno mortale per Jimmy il romeno
Il 21enne si era tuffato nel Ticino ed è stato tradito dalla
corrente
Salerano Un ventunenne di Salerano,
George Grigore Birgauan, cittadino della Romania, ha perso la vita
domenica pomeriggio a Linarolo, presso Pavia, mentre faceva il bagno
in prossimità della confluenza del Po nel Ticino, in un punto che
nella zona non considerano particolarmente pericoloso. George, che
tutti a Salerano chiamavano “Jimmy”, il soprannome che aveva
“inventato” il suo datore di lavoro, aveva deciso di passare la
domenica in riva al fiume assieme allo zio, con il quale il 21enne
divideva un appartamento in via Ada Negri, la zia e una cugina,
Iolena C., di 17 anni, arrivata dalla Romania per un breve periodo
di vacanza. Attorno alle 16.30 i due ragazzi si sono tuffati e hanno
cominciato a sguazzare, in un tratto di fiume dove l’acqua
all’apparenza non è più profonda di mezzo metro, nei pressi del
ponte della Becca, sulla provinciale Bronese. I due si sono messi a
nuotare, quando, in base alle testimonianza raccolte dalle forze
dell’ordine, sono stati catturati da un gorgo, che ha reso molto
difficile la riconquista della riva. Diverse persone, notati i due
giovani in difficoltà, hanno allora provato a scendere in acqua
tenendosi per mano, per non cadere a loro volta vittime della
corrente e del fondo scivoloso, e così sono riusciti a raggiungere
Iolena, che è stata trascinata a riva. George invece era scomparso
nel verde scuro dell’acqua, ed è toccato ai sommozzatori dei
vigili del fuoco il triste compito di individuare il corpo del
21enne, adagiato sul fondo in corrispondenza di una buca. Ormai non
c’era più niente da fare, e i sanitari del “118” pavese si
sono limitati a constatare il decesso.La salma è stata trasferita
nella camera mortuaria del Policlinico di Pavia, in attesa
dell’autopsia disposta dal procuratore di turno. Ma il quadro è
quello, già visto troppe volte anche quest’anno sui fiumi
Lombardi, l’Adda per prima, di un annegamento dovuto alle forti
correnti che si agitano in corrispondenza degli avvallamenti del
letto del fiume. Potenti mulinelli che non perdono vigore neppure
quando l’acqua è bassa, e in troppi si dimenticano di trovarsi al
cospetto di un fiume. «Aveva solo 21 anni, ma con molta più
“testa” rispetto ai ragazzi italiani della sua età», così lo
ricorda Luigi Cretì, che tre anni fa, quando George era arrivato
dalla Toscana, gli aveva proposto il lavoro di pittore e imbianchino
che tuttora il ragazzo faceva, con soddisfazione del titolare e dei
clienti. Il giovane romeno si era trovato l’appartamento in via
Ada Negri, e dopo qualche mese lo aveva raggiunto a Salerano anche
lo zio. «Per me era come un figlio, un fratello, un vero amico -
prosegue Cretì -: visto che nei primi tempi era qui da solo, gli ho
anche dato dei consigli, non mi ero preoccupato di lui solamente per
quanto riguarda il lavoro. E gli avevo anche proposto il soprannome
di Jimmy, come tante stelle del rock...e come le stelle se n’è
andato in cielo». Il titolare è intenzionato a far celebrare una
Messa di suffragio nella parrocchiale di Salerano tra un mese. I
familiari stanno organizzando i funerali in Romania: la salma sarà
trasferita direttamente non appena la magistratura pavese la
rimetterà a disposizione dei parenti.
C. C.
Da IL CITTADINO DEL 4 08
04
Una duna erbosa lunga 800 metri per proteggersi dall’Adda
Sarà alto tra i due metri
e mezzo e i tre metri, si svilupperà per una lunghezza di 800 metri
e avrà l’aspetto di una duna erbosa: è il nuovo argine ideato
per proteggere dalle piene dell’Adda il quartiere di Campo di
Marte, il più colpito dall’alluvione del novembre 2002. Il
progetto, la cui realizzazione comporterà una spesa di un milione e
mezzo di euro, è attualmente all’esame della giunta comunale, che
conta di approvarlo entro pochi giorni, per passare poi
all’appalto, con la previsione di concludere i lavori entro la
primavera del 2005. L’argine correrà in sponda sinistra dal ponte
storico alla rotatoria per Boffalora, dove si innesterà
sull’altro rinforzo spondale che verrà realizzato dalla
provincia.
Il progetto prevede la costruzione di una sella erbosa alta fino a
tre metri e contempla già la nuova arcata del ponte
L’argine dell’ex Sicc pronto nel 2005
In autunno i lavori per difendere 800 metri di riva dalle piene
I primi 800 metri di
argine potrebbero essere pronti per la primavera del 2005. Ieri
mattina in giunta è comparso per la prima volta il progetto di
difesa della sponda sinistra. Inizialmente era stato pensato per
proteggere gli interventi edilizi nell’area dell’ex Sicc. Nel
nuovo progetto, invece, la gran parte dei 50 mila metri quadrati
della fabbrica dismessa resterà all’esterno dell’argine che
servirà a proteggere il quartiere del Campo di Marte da piene
rovinose come quella del novembre 2002. L’argine partirà dal
ponte napoleonico e terminerà appena dopo la rotonda per Boffalora
d’Adda. Da quel punto, toccherà al nuovo argine che stanno
progettando provincia e Consorzio Muzza contenere esondazioni pari a
quella di due anni fa lungo tutta l’asta della strada provinciale.
Cominciano a dare i primi frutti i progetti per la difesa dell’Oltreadda
dopo la disastrosa alluvione della notte tra il 26 e il 27 novembre
2002 che, per la sua portata, superò persino i più pessimistici
pareri del Piano di assetto idrogeologico. Il progetto dell’argine
sinistro, realizzato dall’ingegnere Silvio Rossetti, ormai da anni
consulente del comune per le questioni idrogeologiche, è comparso
ieri mattina per la prima volta sul tavolo della giunta comunale. In
assenza di tecnici qualificati per presentarlo, però, gli assessori
presenti - Tramezzani, Carrera, Lottaroli, Marzorati, Corbellini e
il sindaco Aurelio Ferrari - si sono limitati a una semplice presa
di contatto. L’approvazione del documento è prevista nella giunta
di martedì prossimo. «Comunque - spiega Ferrari - i tempi per
l’appalto saranno brevi. Penso che già per il prossimo autunno
potremo dare il via ai lavori e, salvo complicazione, avere
l’argine pronto per la primavera del 2005». L’argine sinistro
consiste in una sella erbosa che avrà un’altezza compresa tra i
due metri e mezzo e i tre metri. Il punto di “aggancio” sarà a
circa 15 metri dalla riva sinistra, accanto al ponte, ma in
posizione volutamente arretrata («Il progetto tiene già conto
della nuova arcata che verrà aggiunta al ponte», dice il sindaco).
Fino all’area dell’ex Sicc l’argine correrà in parallelo con
il fiume e con la piscina Ferrabini. Per non invadere l’area del
centro sportivo comunale verrà innalzato un muro di contenimento di
circa 60 metri, che definirà i confini tra la piscina e l’argine.
La duna erbosa poi compirà una svolta a destra, dividendo
praticamente in due l’area dell’ex Sicc. All’interno
dell’area protetta rimarrà la palazzina degli uffici, destinata a
ospitare l’unico intervento edilizio dei privati («la volumetria
resterà la stessa di oggi», assicura Ferrari). Tutto il resto,
circa 35 mila metri quadrati, resterà fuori dagli argini e
costituirà la gran parte del parco pubblico che verrà realizzato
in un secondo tempo. L’argine proseguirà fino alla rotonda per la
Lodi-Boffalora, in modo da formare un unico progetto di difesa
spondale lungo la riva sinistra, quando sarà pronto anche
l’argine lungo la strada provinciale. «In una seconda fase -
spiega Ferrari - progetteremo altri interventi come l’allungamento
del ponte urbano e l’abbassamento della briglia a valle del
viadotto, in corrispondenza della riva sinistra. In ultima battuta
arriverà il parco pubblico». Per l’argine del comune è già
stato accantonato un milione e mezzo di euro: un milione è stato
messo a disposizione dalla giunta regionale.
Francesco Gastaldi
Camairago In attesa del ripristino idraulico il Consorzio assicura
la navigazione per 8 chilometri con lo Stradivari
Sull’Adda da Pizzighettone fino a Lodi
La regione approva l’asportazione della ghiaia che fa da tappo
CAMAIRAGO Via libera alla
navigazione turistica sull’Adda, che nel giro di due anni potrà
essere solcato in barca da Pizzighettone a Lodi: con un recente
decreto la regione Lombardia ha approvato l’asportazione di
accumuli di 8 mila metri cubi di materiale inerte che attualmente
impediscono la navigazione nel tratto fra Camairago e Bertonico,
nell’ambito di un’altra serie di interventi di manutenzione
idraulica per il ripristino delle tratte navigabili anche nel tratto
settentrionali dell’Adda, sul Ticino e nel tratto pavese del Po.
Non solo: il Pirellone erogherà anche un contributo di 400 mila
euro che coprirà il 60 per cento delle spese necessarie al recupero
della motonave storica “Venezia” (costo 587 mila euro) e alla
realizzazione dei plinti di ancoraggio dei pontili di Castiglione,
Gombito e Formigara (spesa preventivata in 79 mila euro); il
Consorzio Navigare l’Adda - composto dall’Azienda Porti di
Cremona e Mantova, da enti pubblici come il Parco Adda Sud, i comuni
di Castiglione, Camairago, Bertonico, Pizzighettone, Formigara,
Gombito e Montodine, e da tre soggetti privati come la Tenuta del
Boscone, l’armatore Salvatore Molinaro e la società ricreativa
Nec Ente di Cremona - dovrà reperire gli altri 266 mila euro
necessari a completare le opere; l’Azienda Porti inoltre finanzierà
la realizzazione di altri due pontili a Pizzighettone e a Camairago
presso la Tenuta del Boscone.L’attività di ripristino idraulico
non potrà essere avviata in tempi brevi, ma il presidente del
consorzio Carlo Pedrazzini conferma che l’attività di navigazione
turistica comincerà comunque a metà agosto tra Pizzighettone e
Camairago(un tratto di fiume di 8 chilometri) con un “pontoone”,
un’imbarcazione da 30 posti battezzata “Stradivari”; nei
prossimi anni l’Adda potrà essere solcato per 54 chilometri fino
a Lodi dallo storico rimorchiatore “Venezia” che potrà
trasportare fino ad un centinaio di passeggeri. Nel protocollo
d’intesa stilato nei giorni scorsi tra la regione e il consorzio
è prevista anche la stampa di una mappa nautico-turistica in
analogia con altre tratte fluviali: i referenti di “Navigare
l’Adda” sono stati infatti convocati al Pirellone nei giorni
scorsi assieme al consorzio Parco Adda Nord, al Parco Lombardo della
valle del Ticino e all’Azienda Porti, gestori di progetti di
navigazione nella parte settentrionale dell’Adda, lungo il Ticino
e nella zona pavese del Po. «Il nostro consorzio - spiega il vice
presidente di “Navigare l’Adda” Pietro Cremonesi - dovrà
produrre il progetto dell’intervento idraulico necessario ad
aprire un corridoio navigabile tra Formigara e Gombito dove
attualmente c’è un accumulo di inerti: non si tratta comunque di
escavazioni, ma di movimentazione di materiale che viene spostato da
una parte all’altra dell’alveo del fiume».
Daniele Perotti
E intanto arrivano dalla Francia per solcare il Po
Aveva cominciato per
diletto Gianluigi Petranca, ma da quasi tre anni a questa parte
l’attività di navigazione della Compagnia del Po, fondata
dall’imprenditore sanrocchino con alcuni soci nel 1999,
costituisce la prova delle notevoli potenzialità del turismo
fluviale. Quest’anno sono già stati più di 4 mila, da aprile ad
oggi, i passeggeri della Jack London, la nave da 100 posti che solca
il tratto lodigiano-piacentino del Po da Piacenza a Isola Serafini:
«Abbiamo riscontrato - dichiara Petranca - un aumento di presenze
del 40 per cento rispetto all’anno scorso, quando subimmo la
pubblicità negativa del gran parlare di siccità che si è fatto
sui mass media: noi potevamo tranquillamente navigare, ma la gente
si era convinta che non fosse possibile e non prenotava biglietti.
Per quest’anno contiamo di superare le 6 mila presenze,
considerato che già nel 2002 al nostro primo anno di attività
contammo circa 5 mila passeggeri». La Jack London effettua crociere
al sabato (anche in notturna, con telecamere a raggi infrarossi) e
alla domenica, ma si possono prenotare anche viaggi charter
infrasettimanali per gruppi sufficientemente numerosi: quest’anno
per la prima volta hanno navigato sul Po anche alcune classi
scolastiche. Il prezzo del biglietto è di 13 euro, ridotto a 9,30
euro per i minori di 10 anni; i bambini fino ai 3 anni di età non
pagano. «La nostra - conclude Petranca - può definirsi
un’attività amatoriale, da appassionati: fondamentali i miei
preziosi collaboratori Mario Ferrarini e Giacomo Contardi. Siamo
comunque orgogliosi dei risultati ottenuti: i nostri clienti sono
soprattutto lombardi e piemontesi, ma abbiamo ricevuto prenotazioni
anche dalla Francia. Il problema è che purtroppo gli enti preposti
non fanno niente per il Po».
Da IL CITTADINO del 5 08
04
«Facciano in fretta gli argini ma anche fino a Boffalora»
«Arriva l’argine
sull’ex Sicc? Siamo contenti, ma devono fare nello stesso momento
anche quello che costeggia la strada per Boffalora. Altrimenti si
rischia il disastro». Così Carlo Bajoni, portavoce degli
alluvionati della riva sinistra, accoglie la notizia che la
settimana prossima la giunta comunale darà il via libera ai primi
lavori di difesa spondale per scongiurare in futuro ciò che accadde
nella notte fra il 26 e il 27 novembre 2002, quando l’Adda, rotti
gli argini a monte di Lodi, scavalcò la Lodi-Boffalora allagando
Campo di Marte e Revellino da nord, dove nessuno se l’aspettava.
«Che partano i lavori non può che renderci felici - dice Bajoni -,
ma adesso vogliamo sapere a che punto è l’argine che dovrà
costruire la provincia. I due terrapieni sono complementari l’uno
all’altro e devono essere realizzati insieme. Se dovesse arrivare
un’altra piena l’argine del comune, da solo, non solo non
servirebbe a sbarrare il passo all’acqua proveniente da Boffalora,
ma addirittura finirebbe per creare un effetto bacino nell’Oltreadda,
impedendo all’acqua di defluire altrove. Ho scritto due volte alla
provincia e per ora ho ricevuto solo generiche risposte dalla Sanna».
La quale, da assessore provinciale alla protezione civile, non ci
sta. «Anche il nostro argine sulla Lodi-Boffalora sta per essere
approvato e i lavori partiranno insieme a quello dell’ex Sicc».Si
tratta di un terrapieno alto tre metri nel suo punto massimo e che
per oltre quattro chilometri seguirà la Lodi-Boffalora (con una
pista ciclabile sulla sommità) fin oltre la località Due Acque.
Francesca Sanna è seccata per le affermazioni di Bajoni: «Credono
forse che stiamo scherzando? Forse non si rendono conto che per
realizzare un’opera che avrà delle conseguenze serie su chi sta
più a valle bisogna prima pensarci mille e mille volte, valutare
tutte le possibilità, acquisire pareri. Abbiamo fatto tutto questo
nel giro di un anno, investendo fondi nostri, in autunno saremo
pronti ad appaltare l’opera. Non so cosa avremmo potuto fare di più».
Nemmeno i comitati alluvionati sono d’accordo fra loro sulle opere
da fare. Per Domenico Ossino, rappresentante degli alluvionati della
sponda destra «quegli interventi sono molto costosi e in buona
parte inutili, specialmente l’aggiunta di una nuova campata al
ponte napoleonico. In quel punto il fiume ha già una sezione molto
ampia, il problema sono le strettoie a monte. Basterebbe intervenire
riportando l’Adda nei punti più stretti alla sezione che aveva
solo 15-20 anni fa, togliendo il materiale ghiaioso, le sabbie, i
tronchi d’alberi che hanno formato isole improvvisate che hanno
creato nell’Adda pericolosi colli di bottiglia». Il “collega”
Bajoni non è d’accordo: «Ripulire il fiume da tutto quel
materiale è giusto, ma senza argini torneremmo presto ad avere gli
stessi problemi di prima».
F. G.
Erano su un isolotto e sono stati sorpresi dal maltempo: salvati
nella notte, non rinunciano alla missione
Naufragio sul Po sotto la grandine
I due 18enni partiti da Lodi perdono barca e tenda
Sorpresi da una tempesta
di grandine e con attrezzatura da campeggio e cibarie spazzate via
dal Po ma decisi a continuare: «A Venezia ci arriviamo»
assicuravano ieri pomeriggio Stefano Rotta e Niccolò Scacchi, i due
giovani lodigiani partiti lunedì su un’imbarcazione d’alluminio
di 4 metri e un motore da 15 cavalli, decisi a solcare Adda e Po
fino ai canali della Serenissima. Un viaggio che si è subito
rivelato tutt’altro che una passeggiate: martedì sera, intorno
alle 20.30, i due ragazzi sono stati sorpresi da una tempesta di
grandine sulla spiaggia di un isolotto del Po tra Roccabianca, sulla
sponda emiliana, e Motta Baluffi, su quella cremonese, dove erano
approdati per passare la notte. La tempesta ha spinto lontano la
loro barchetta, il vento ha spazzato via la tenda. A salvarli è
arrivato Vitaliano Daolio, un esperto “lupo di fiume” della
zona, che conosce anse e fondali. «Un attimo prima c’era il sole
e una temperatura di 40 gradi, un attimo dopo grandine e tempesta»
raccontava ieri, raggiunto telefonicamente, Rotta. I due navigatori
stanno bene, anche se l’intervento provvidenziale di Daolio ha
evitato che le cose si complicassero non poco: «Abbiamo chiesto
aiuto con i cellulari, ma i vigili del fuoco e i carabinieri non
arrivavano - spiega Rotta -. Abbiamo lanciato segnali di soccorso
con la lampada al neon finchè quest’uomo ci ha notati». Daolio,
responsabile dell’acquario del Po di Motta Baluffi è uno che sul
fiume ci naviga da sempre. Con un fuoribordo Boston da 115 cavalli
è andato a recuperare nel buio i due e li ha portati a Roccabianca
dove, nel frattempo, erano arrivati carabinieri e pompieri ad
aspettarli.Rotta e Scacchi hanno ripreso fiato poi sono subito
ripartiti alla ricerca della loro imbarcazione. «Era su una
spiaggia a un chilometro di distanza - spiega Scacchi -. La tenda,
invece l’abbiamo ritrovata questa mattina (ieri per chi legge, ndr)
completamente fradicia». Hanno inoltre perso i soldi che avevano
con sè, provviste e materiale per il campeggio e il telefono
cellulare di Rotta è stato irrimediabilmente zittito dall’acqua.
La notte l’hanno passata invece all’asciutto in una “house
boat”, una casa galleggiante, ospiti di Daolio, prima di rimettere
la barca in Po.Il loro obiettivo, ora, è quello di rispettare la
tabella di marcia di una decina di giorni di viaggio. I due erano
pronti a partire già un anno fa ma la siccità che ha
caratterizzato l’estate 2003 rese impossibile la navigazione
fluviale. Nei prossimi giorni imboccheranno l’idrovia Po-Brondolo
fino a Chioggia. Da quel punto arriveranno a Venezia, dove si
fermeranno per qualche giorno per visitare la laguna. Una crociera
nata sulle orme delle imprese dell’associazione Nüm del Burgh. I
due giovani non temono di confrontarsi con i veterani
dell’associazione guidata da Gino Cassinelli e, malgrado la
disavventura, ne sono sicuri: «A Venezia ci arriviamo».
Fabrizio Tummolillo
Da Lettere al IL CITTADINO
del 5 08 04
LAVORI PUBBLICI
Le periferie e la loro “fetta di torta”
Leggo sul vostro giornale del 3 agosto l'intervista al
sindaco di Lodi, Ferrari. Come abitante del Pratello, mi soffermo su
due argomenti, che mi toccano da vicino. 1) Dice il sindaco, a
proposito delle chiuse: "Le realizzeremo presto.
Il fatto che il TAR non abbia accolto la richiesta di sospensione è
significativo. Vuole dire che non ritiene le chiuse causa di
ulteriore marcato disagio". Non conosco le
motivazioni del TAR, ma ritengo parole gravi quelle pronunciate dal
sindaco. E impegnative. Ritengo che intraprendere un'opera di questo
tipo e di questo onere (chiunque sia chi la paga) e portarla
strenuamente avanti, come sta accadendo, sia azione da fare
esclusivamente se è indispensabile e risolutiva ai fini della
sicurezza di tutti. Se le chiuse si fanno perché non sono causa di ulteriore
marcato disagio, cosa significa? che non sono così
utili? "Facciamole", sembra di sentir dire, "tanto il
disagio non sarà più di quello passato..." Complimenti: ci
sentiamo davvero tranquilli...! 2) Sul problema della
riqualificazione delle periferie, il sindaco dichiara: "E' normale che chi abita in periferia abbia la sensazione che nella
propria zona ci siano ritardi nei tempi. Non è così, si cerca solo
di dividere le risorse". Forse non mi è chiaro il
criterio di divisione. Anzi, mi piacerebbe capirlo. Anche perché la
scorsa primavera nel corso di una riunione con gli alluvionati del
Pratello, tenutasi nella cappella di via Bocconi, il sindaco annunciò
a breve ben "14 interventi" sul sistema fognario della
zona, al fine di ovviare ai problemi dei rigurgiti. Noi, che
percorriamo ogni giorno via Bocconi e le vie limitrofe, insieme ai
tanti che confluiscono da altre zone nel parcheggio adiacente
recentemente ampliato, dobbiamo constatare quanto da tempo il fondo
stradale sia estremamente sconnesso. Ci era stato detto che prima si
sarebbero dovuti fare gli interventi, poi risistemare le strade. Non
abbiamo visto né l'uno né l'altro. Abbiamo visto qualche mese fa
alcuni incaricati effettuare rilievi (il che mi fa pensare che un
anno fa siano state dette parole così, tanto per tirare avanti, ma
che i progetti fossero ben di là da venire...). Poi più nulla. Né
ci vediamo, a seguito delle dichiarazioni del sindaco, parte della
"torta" da dividere. Che a breve ci si riservi una fettina
è chiedere troppo?
Carmen Ansi Lodi
car.an@virgilio.it
Da IL CITTADINO del 10 08 04
L’Adda
patrimonio dell’umanità: «Necessaria la tutela dell’Unesco»
Il Parco Adda Sud vuole candidare il fiume, in tutta la sua
lunghezza, dalla sorgente alla foce, a entrare nel patrimonio
dell’umanità tutelato dall’Unesco.
Dalla sorgente alla foce conserva tracce preistoriche,
leonardesche, industriali: «Un progetto di valore mondiale»
«L’Adda merita la tutela dell’Unesco»
Il Parco chiederà di inserirlo tra i beni patrimonio
dell’umanità
Il
fiume Adda nella sua interezza, dalla sorgente alla foce, con le sue
rive, i territori comunali che lambisce e la loro storia,
tradizione, cultura: un elemento geografico che, considerato in
questa sua globalità, costituisce un patrimonio inestimabile. Degno
di entrare nell’elenco delle bellezze naturali, architettoniche e
artistiche “patrimonio mondiale dell’umanità” stilato dall’Unesco?
Secondo Attilio Dadda, presidente del Parco Adda Sud, ci sono
quantomeno le condizioni per presentare domanda di inserimento del
fiume lombardo nell’elenco che comprende siti quali il Grand
Canyon e il parco di Yellowstone in America, la barriera corallina
in Australia, le isole Galapagos, il parco nazionale dei ghiacciai
“Los glaciares” in Argentina, l’alta valle del Reno in
Germania, le isole Eolie, la costiera amalfitana e i centri storici
delle grandi città d’arte italiane come Roma e Firenze,
l’acropoli di Atene, la Statua della Libertà. Così, con il suo
collega Giovanni Locatelli del Parco Adda Nord e con i
rappresentanti del Parco delle Orobie Valtellinesi (le montagne
della zona di Sondrio e dintorni), Attilio Dadda si sta attivando da
alcuni giorni per poggiare le basi per la stesura di un manifesto di
candidatura dell’intero fiume Adda come patrimonio dell’umanità
riconosciuto dall’Unesco: se l’operazione andasse in porto si
tratterebbe di un risultato di grande prestigio per il territorio,
che garantirebbe anche l’accesso a risorse economiche importanti
per la sua salvaguardia. «Candidiamo il fiume Adda - spiega Attilio
Dadda - in quanto unico fiume interamente lombardo e ricco di
implicazioni storiche e culturali oltre che naturalistiche: si passa
dalla presenza di tracce preistoriche alla grande tradizione dei
monaci cistercensi, dagli esempi delle intuizioni leonardesche dei
canali irrigui ai monumenti di archeologia industriale, dalle
riserve ambientali con zone umide pregiate alle attività di
salvaguardia e reintroduzione di specie in via di estinzione, per
non parlare dei luoghi di manzoniana memoria». Tutti aspetti che
saranno adeguatamente evidenziati nel manifesto in fase di
preparazione che sarà presentato ufficialmente in occasione della
prossima assemblea autunnale del Parco Adda Sud ai vari comuni del
territorio e alle province di Lodi e Cremona, cui sarà chiesta
l’adesione al progetto: intanto si sta già lavorando ad un
coinvolgimento della regione Lombardia e del governatore Roberto
Formigoni in prima persona. «L’iter per ottenere
l’accreditamento all’Unesco - prosegue Dadda - è lungo e
complesso, e come tutte le operazioni di questo genere richiede la
collaborazione di tutti senza distinzione di parte: oltre agli enti
locali cercheremo di coinvolgere anche gli imprenditori, i gruppi di
protezione civile, le associazioni culturali e di volontariato del
territorio. Penso a realtà lodigiane come la Wasken Boys che
promuove il palio sull’Adda, così come a Nüm del Burgh piuttosto
che all’Associazione barcaiuoli e lavandaie che vivono in stretto
rapporto con il fiume e promuovono la cultura ad esso collegata».
Entro il 31 dicembre prossimo il manifesto di candidatura, vagliato
dal ministero per i beni e le attività culturali, dovrà essere
presentato alla commissione Unesco a Roma che ha facoltà di
proporre ogni cinque anni nuovi siti da inserire nell’elenco del
patrimonio mondiale: la definitiva accettazione della candidatura
spetta tuttavia al Comitato internazionale per il patrimonio
mondiale dell’Unesco. «Penso sia la prima volta in assoluto -
conclude Dadda - che venga proposta la candidatura di un fiume nella
sua interezza: oltre ai tre parchi promotori dell’iniziativa
verranno presto coinvolte anche le comunità legate al lago formato
dall’Adda. Dopo vent’anni di politica di conservazione
dell’ambiente, con iniziative di salvaguardia e ripopolamento, ci
sembrava opportuno un salto di qualità: non so se riusciremo ad
ottenere l’accreditamento all’Unesco, ma sicuramente questo
progetto rappresenta un nuovo modo di porsi nei confronti
dell’ambiente e della natura; una proposta indubbiamente di alto
profilo, votata al marketing territoriale». Un progetto ambizioso e
interessante, da seguire passo dopo passo.
Daniele
Perotti
Alluvione
del 2002, liquidati danni per mezzo milione
Rimborsi per 570 mila euro per gli alluvionati di Lodi. Il
contributo, che palazzo Broletto sta distribuendo in questi giorni,
fa parte dello stanziamento di 2.185.146 euro che la regione
Lombardia aveva destinato al Lodigiano con un decreto del 29
dicembre 2003. Uno stanziamento al quale, il 2 febbraio 2004, ha
fatto seguito la comunicazione dei criteri per l’assegnazione dei
contributi. Terminata la fase istruttoria, gli uffici comunali hanno
stilato l’elenco degli aventi diritto. Di questa somma, 570.289
euro, 260.005 euro andranno, come saldo, a privati cittadini,
116.079 euro saranno erogati ad amministratori condominiali. Altri
171.685 euro saranno versati come acconto del 40 per cento del danno
ammissibile a privati e altri 22.520 euro, con la medesima modalità,
agli amministratori di condominio. Tra i finanziamenti destinati
come saldo ai privati gli importi erogati variano da un massimo di
120 mila euro per un residente di via Vecchio Bersaglio ai 369 di un
abitante di via Ferrabini. Per gli amministratori di condominio si
va da un minimo di 1.763 euro per un edificio di via Vespucci ai
30.945 euro di uno stabile di via Orfino Giudice. Lo stanziamento
regionale non si limitava a Lodi: l’importo complessivo di
2.310.544 euro comprendeva i rimborsi per danni strutturali anche
alle abitazioni dei cittadini di Abbadia Cerreto, Castiglione e
Cavenago.
L’ultimo ostacolo la targa necessaria per navigare in
laguna, il naufragio ormai è alle spalle
Riuscito il raid Lodi-Venezia in barca
Temporali e burocrazia non hanno fermato i due 18enni
Stanchi,
quasi senza viveri, con una barca semisquassata dal nubifragio,
Niccolò Scacchi e Stefano Rotta sono finalmente arrivati a Venezia.
L’avevano promesso cinque giorni fa, quando una grandinata li
aveva sorpresi a Motta Baluffi sulla sponda cremonese del Po,
strappando via la tenda, gran parte delle cibarie e mandando la loro
barchetta - denominata “Triskel” e acquistata grazie agli
sponsor Litium e Fashion Cafè - alla deriva per parecchie ore. In
laguna sono arrivati ieri pomeriggio, appena passate le 15. In realtà
Niccolò e Stefano avrebbero potuto fare la loro sfilata sotto il
ponte di Rialto 48 ore prima, ma quando un viaggio pare baciato
dalla cattiva sorte c’è poco da fare. Sulla via per Venezia,
infatti, i due sono stati sorpresi da altri tre temporali, quasi
volta evitati accettando l’accoglienza di alcuni “lupi di
fiume” nel tratto mantovano e veneto del Po. Poi, sabato, ci si è
messa pure la burocrazia. La capitaneria di porto di Venezia ha
fatto scattare il blocco per il guscio d’alluminio lodigiano,
sprovvisto della targa provvisoria di circolazione che tutte le
barche che vogliono navigare sulla laguna dovrebbero avere. «Era
sabato - dice Rotta - e ci hanno detto di aspettare fino a lunedì
mattina per chiedere la targa in comune. Dal comune ci hanno mandato
alla provincia, dai cui uffici ci hanno inviato in un’agenzia
viaggi, secondo i cui referenti per ottenere quella targa
occorrevano giorni e giorni. Ci siamo rivolti infine all’Apt e in
pochi minuti, per 50 euro, ci hanno fatto avere il lasciapassare».
Partita come una sfida lanciata da due 18enni, la crociera fluviale
si è ben presto trasformata in un’avventura dai contorni
surreali. Prima il nubifragio che ha messo a dura prova i nervi dei
due lodigiani («ci ha portato via quasi tutto, tavoli, sedie, buona
parte delle cibarie, la tettoia per la barca») con tanto di
salvataggio da parte del soccorso fluviale, poi gli altri temporali
incontrati a Viadana, Felonica e Bottrighe, sempre sul Po. «Ma in
questo caso - dicono i due - non abbiamo avuto problemi. Abbiamo
incontrato gente splendida che ci ha ospitato prima in una stupenda
casupola di canottieri, poi, la sera dopo, in una magnifica casa in
legno sul fiume. Siamo anche riusciti a riparare la tenda. Il cibo?
Tra un po’ di pizza, pane e crauti e qualche biscotto ce la siamo
cavata». Meno bello il fine settimana, passato in in un campeggio a
Sottomarina, nei pressi di Chioggia, fermi ad attendere l’apertura
degli uffici comunali per risolvere l’intoppo della targa. «Quel
posto è allucinante, sembra un campo profughi - spiega Stefano -:
immondizia dappertutto, topi e sporcizia. Ma visto il tenore della
vacanza, l’abbiamo presa a ridere». Le disavventure comunque sono
già dimenticate: oggi Stefano e Niccolò visiteranno Murano e
Burano, domani risaliranno il Brenta. Poi, il rientro a casa.
Finalmente in auto.
Francesco Gastaldi
Da IL CITTADINO del 12 08 04
Via libera dalla
giunta balneare all’argine e alla pista sugli spalti
Argine dell’ex Sicc e rifacimento degli spalti di via
Secondo Cremonesi: due grossi progetti che si sono trascinati a
lungo e che hanno avuto, con la seduta di giunta di martedì, il
formale via libero. Nel primo caso si tratta del progetto
preliminare della difesa spondale che sorgerà nell’area ex Sicc,
a ridosso del ponte urbano, e si collegherà alla rotonda della
provinciale per Boffalora dov’è prevista la connessione con
l’argine che la provincia realizzerà lungo la strada. Il progetto
era già stato visionato dagli amministratori durante la precedente
giunta del 3 agosto: l’altro ieri è tornato sui banchi di sindaco
e assessori per essere illustrato dal suo autore, l’ingegnere
Silvio Rossetti dello studio Paoletti, già progettista del primo
piano di rischio idrogeologico e della successiva revisione. Per
l’opera palazzo Broletto ha messo da parte a bilancio 1.500.000
euro, soldi che potrebbero non essere sufficienti a coprire le spese
dell’esproprio del terreno e delle opere: «Stiamo valutando la
possibilità di chiedere un mutuo per una cifra superiore ai 300
mila euro» spiega l’assessore comunale ai lavori pubblici
Emiliano Lottaroli…………..
Da IL CITTADINO del 13 08 04
Corte Palasio
Un’intesa tra municipi per difendere quattro paesi
Corte palasio Un nucleo di protezione civile intercomunale per
fronteggiare le diverse esigenze sul territorio che potrebbero
competere a questa istituzione: all’idea stanno lavorando
Crespiatica e Corte Palasio ma l’intenzione è quella di
estendere, al più presto, il sodalizio. Ad illustrare il progetto
ci ha pensato il vice sindaco di Corte Palasio, Giancarlo Cavallanti,
anche ideatore dell’iniziativa. «Sul nostro territorio - spiega
Cavallanti - da più mesi si è proceduto con il divieto di
balneazione del tratto del fiume Adda che lambisce il nostro paese.
Questo perché i tratti in cui vi sono pericoli sono molti, sia
procedendo verso Abbadia sia verso Lodi. È proprio partendo
dall’Adda che ci fa paura che abbiamo pensato che un gruppo di
protezione civile a Corte potrebbe essere particolarmente utile. Da
noi c’era già un simile raggruppamento, diversi anni fa. Ma ne
facevano parte politici e impiegati comunali, nessun altro. Quindi,
non possiamo pensare di creare una realtà solo comunale, avremmo
senz’altro poche adesioni. Così abbiamo contattato Crespiatica
che si è già detta disposta ad aderire all’idea. Ora
contatteremo Boffalora d’Adda ma anche Abbadia Cerreto. Del resto,
Boffalora Corte e Abbadia sono tutti comuni rivieraschi dell’Adda
e l’interesse a creare un simile raggruppamento non potrà che
esserci. E poi sarebbe bello che la protezione civile entrasse anche
nelle nostre scuole, per educare alla sicurezza fin da piccoli». Si
è già pensato anche alla formazione iniziale del gruppo: «Contatteremo
per questo - spiega Cavallanti - la protezione civile di Lodi. Un
sostegno valido è necessario per partire al meglio». La protezione
civile potrebbe risultare utile, a Corte, anche per aiutare in
situazioni di difficoltà la popolazione anziana. Su poco più di
1.500 abitanti qui gli ultrasettantottenni sono 62.
Da IL CITTADINO del 14 08 04
Ridotta la portata dell’Adda: non c’è acqua
sufficiente per raffreddare le turbine
Emergenza idrica nel Lodigiano: campi e centrali restano a
secco
Da questa mattina l’Adda riceverà meno acqua dal lago di
Como, e per le centrali e i campi lodigiani scatta una nuova
emergenza idrica dopo quella di un anno fa. Visto lo scarso livello
di piovosità delle ultime settimane, il Consorzio dell’Adda, che
raggruppa i diversi enti consortili che operano lungo l’asta del
fiume, ha deciso che dei 200 metri cubi al secondo della portata
media, da oggi la diga di Olginate ne tratterrà circa 120. Di
conseguenza, con questa riduzione della portata potranno funzionare
solo due gruppi della centrale Endesa di Tavazzano che utilizza
l’acqua della Muzza per il raffreddamento delle turbine.
Condizionato anche il funzionamento delle altre più piccole
centrali del territorio: stop per quella di Montanaso, una turbina
in funzione su due per quelle di Quartiano, Mulazzano e Paullo. «Non
possiamo ancora parlare di crisi idrica - spiega Ettore Fanfani,
direttore del Consorzio Muzza e Bassa Lodigiana , ma per quanto
riguarda l’Adda saremo ai livelli dell’anno scorso».
L’abbassamento si noterà già a partire da oggi sui canali
secondari che si diramano dalla Muzza per irrigare i campi.
È piovuto poco, la crisi è dietro l’angolo, a Tavazzano
possono funzionare solo due gruppi energetici: «Siamo nelle mani di
Dio»
Adda in secca, emergenza a sorpresa
Dal lago di Como esce il 40% della portata media, si
spengono le centrali
Ritorna la siccità, ritorna a sorpresa l’emergenza
idrica che sembrava soltanto un brutto ricordo del 2003. Da oggi
l’Adda riceverà dal lago di Como una quantità d’acqua pari al
40 per cento della portata media: dei 200 metri cubi al secondo di
portata, la diga di Olginate ne tratterrà circa 120. La decisione
è stata presa dal Consorzio dell’Adda, l’ente che raggruppa i
consorzi che operano lungo il fiume. Di conseguenza da oggi potranno
quindi funzionare solo due dei gruppi della centrale Endesa di
Tavazzano che utilizza l’acqua della Muzza per il raffreddamento
delle turbine. La carenza di acqua condizionerà anche il
funzionamento delle piccole centrali idroelettriche: stop per quella
di Montanaso, una turbina in funzione su due per gli impianti di
Quartiano, Mulazzano e Paullo. È l’ingegnere
Ettore Fanfani, direttore del Consorzio Muzza e Basso Lodigiano, ad
annunciare l’inizio di un altro, inatteso periodo di siccità: «Inatteso
per i non addetti ai lavori - sottolinea Fanfani - ma non per noi e
per i nostri utenti, che abbiamo cominciato ad avvisare da una
settimana». Se infatti l’afa di quest’estate è meno feroce di
quella di un anno fa e la temperatura è più mite, dando
l’illusione di una stagione meno arida, di pioggia ne è caduta in
quantità insufficiente come nel 2003 e il Consorzio dell’Adda ha
precisi protocolli che prevedono, in caso di mancati afflussi di
acqua al lago, la limitazione dei volumi in uscita. «Non possiamo
ancora parlare di crisi idrica, ma per quanto riguarda l’Adda
saremo ai livello dell’anno scorso - commenta Fanfani -. La
situazione è la stessa di un anno fa ma a differenza di allora non
è venuta fuori in modo così evidente». Lo stesso fiume sembrerà
in buona salute per qualche giorno, a causa dell’acqua rilasciata
dal terreno, dalla falda e dal reticolo irriguo. L’abbassamento
del livello si noterà da subito, invece, sui canali secondari che
si diramano dalla Muzza per irrorare i campi. «Statisticamente si
prevedevano problemi del genere - ricorda Fanfani -. Quest’anno
siamo arrivati all’estate potendo contare su una scorta di neve
tra le più alte degli ultimi trent’anni ma, contemporaneamente,
la piovosità nel bacino della Valtellina si è dimostrata tra le
peggiori e le più asciutte dello stesso periodo. Aspettavamo, nei
giorni scorsi, due o tre temporali in alta quota, che però non ci
sono stati». A fronte del taglio del 60 per cento
dell’approvvigionamento, il Consorzio Muzza potrà disporre
inizialmente di una quota del 50 per cento del rifornimento idrico,
avendone distribuita con parsimonia nelle scorse settimane. Sul
futuro è difficile fare previsioni. Fanfani è schietto: «Siamo
nelle mani del buon Dio». Sperare nella pioggia, unica soluzione
alla carenza idrica, e gestire con attenzione la rete irrigua: altro
non si può fare. «Ho tutti i miei uomini fuori a regolare le
portate. Faremo il possibile per destinare a turno le nostre risorse
idriche» assicura Fanfani. L’unica consolazione è che
l’emergenza arriva a Ferragosto. L’anno scorso il Lodigiano era
stretto tra afa e siccità già da metà luglio.
Fabrizio
Tummolillo
«Faremo un piano energetico Voglio una Kyoto lodigiana»
Assessore Sanna, in campagna elettorale aveva detto che non
ne voleva più sapere di fare l’assessore. Cosa le ha fatto
cambiare idea? «Il senso di responsabilità verso questa carica.
Avrei preferito tornare al mio vecchio lavoro, in comune di Milano,
ma avevano ancora bisogno di me e ho risposto. Curioso il fatto che
sono stata fra coloro che hanno spinto per allargare a due il numero
minimo di donne in giunta e il provvedimento si è subito ritorto su
di me». Non la metta giù così dura: fare l’assessore in
provincia non è esattamente una condanna ai lavori forzati... «Non
mi lamento, per carità. Ma i soldi a me non hanno mai cambiato la
vita e comunque un consigliere comunale di Milano guadagna molto più
che un assessore a Lodi, pur avendo molte meno responsabilità. Per
convincermi non potevano far leva sul prestigio della carica e sul
fatto che il lavoro non è pesante, perché copro questo incarico da
due mandati. L’unica leva che rimaneva era fare appello al mio
senso di responsabilità». Una volta era una Verde convinta, poi ha
cambiato partito ed è entrata nel “sistema”. Che fine ha fatto
la Sanna ambientalista? «Sono ancora un’ambientalista convinta,
più di prima se possibile. Facendo l’assessore ha dovuto mediare
certe mie posizioni, certe rigidità su alcune questioni. Ma la
provincia ha seguito fino a oggi una politica ambientalista molto
forte. Facendo un bilancio mi sono trovata realmente a disagio una
sola volta: la redazione di un piano cave per un’ambientalista non
è esattamente il massimo e ho dovuto mandar giù qualche boccone
amaro. Comunque siamo riusciti a fare un buon lavoro,
“tagliando” oltre un milione di metri cubi. Un lavoro che la
regione ora ci sta buttando all’aria». In che modo? «Ci hanno
detto in modo assolutamente pretestuoso che i quantitativi da noi
indicati non sono sufficienti e stanno reintroducendo quanto eravamo
riusciti a ridurre, oltre un milione di metri cubi di ghiaie.
Vogliono costringerci ad aumentare i quantitativi in alcuni siti e
aprire nuove cave. Probabilmente ci sarà dietro l’interesse di
qualche privato...». Di chi? «Si tratta esclusivamente di
materiale per l’ordinario, e quindi per l’edilizia. Ma noi ci
opporremo con tutta la nostra forza. Curioso il fatto che Forza
Italia in consiglio ci abbia accusato di aver riempito il territorio
di “buchi” dicendo che il Lodigiano è la provincia lombarda con
il rapporto più alto tra fabbisogno di inerti per abitante e poi
non dicono una parola se la regione, che ha lo stesso loro colore
politico, ci impone l’apertura di nuove cave. Se l’Ulivo avesse
fatto una cosa del genere, non avremmo esitato un secondo a fare una
battaglia di principio per difendere il nostro territorio dalle
aggressioni di cave e cemento». Anche quello dei rifiuti è un tema
ostico per un’ambientalista. Inoltre l’impianto di compostaggio
provinciale di Terranova dei Passerini è stato in assoluto quello
più contestato dai residenti per via degli odori. «Quanto ai
rifiuti, la provincia ha seguito una politica decisamente
ambientalista, rovesciando quella del Consorzio del Lodigiano che
puntava sulle discariche e puntando su quella della raccolta
differenziata, col risultato che oggi il Lodigiano è uno dei
territori più avanti in Italia per il riciclaggio. Per il compost
di Terranova abbiamo ottenuto l’ok della regione agli interventi
di copertura, e fino a quando non saranno terminati i lavori non
sapremo se il problema potrà essere risolto». Cosa succederà se
le proteste continuano? «Potremmo prendere una decisione estrema:
localizzare l’impianto altrove o chiuderlo, aumentando i
conferimenti negli altri tre impianti del territorio. Ma è
prematuro per dirlo». La provincia è sembrata un po’
“morbida” sulla questione delle centrali. È pronta a fare un
battaglia di principio anche contro la centrale di Turano e il
raddoppio di Tavazzano? «Dico no a entrambi i progetti, ma non ne
faccio, come altri hanno fatto in campagna elettorale, solo una
questione d’inquinamento e di salute umana. Personalmente sono
convinta che la centrale di Tavazzano non abbia nulla a che fare con
il livello di mortalità per tumore che si registra nel nostro
territorio. Sarei contraria alle due centrali anche se si
dimostrasse che le loro emissioni fanno bene, perché comunque sono
il simbolo di una politica energetica “vecchia”, concettualmente
sbagliata, mirata solo al profitto e allo spreco. Sarebbe ora di
accorgerci che ci sono altre forme di energia su cui puntare». Come
mai non è mai stato fatto un piano che misuri quanta energia
produce il Lodigiano e di quanta ne abbia bisogno? «Lo faremo da
settembre. Sto mettendo insieme un pool incaricato per prima cosa di
fare un censimento dei consumi nel Lodigiano. Poi studieremo un
progetto all’insegna del risparmio energetico che tenga conto di
tutte le fonti di energia alternative, rinnovabili. Penso al
teleriscaldamento, al solare termico che potrebbe essere utilizzato
nelle strutture sportive, agli impianti fotovoltaici che producono
elettricità grazie all’energia solare e che abbiamo introdotto al
liceo Novello di Codogno. Intendo avviare un protocollo, una sorta
di “Kyoto lodigiana” che metta intorno al tavolo istituzioni,
privati, aziende, operatori pubblici».
Francesco
Gastaldi
Da IL CITTADINO del 17 08 04
La siccità comincia a fare paura, 7 giorni di autonomia
per Endesa
Fermi due gruppi su quattro della centrale: «Non si può
continuare così»
Solo
due gruppi su quattro funzionano nella centrale Endesa di Tavazzano.
Uno è bloccato da manutenzioni, essendo in fase di trasformazione
per il passaggio al metano. Un altro è fermo per la siccità, che
ha dimezzato la portata dell’Adda e di conseguenza ha
drasticamente ridotto anche quella della Muzza usata per il
raffreddamento delle turbine. Se lo stop dovesse protrarsi ancora
una settimana, sorgerebbero problemi gravi. Sotto controllo, invece,
la situazione in agricoltura.
MENTRE L’AGRICOLTURA PUÒ TIRARE IL FIATO:
IL GRANTURCO È SALVO, RESTANO DA IRRIGARE ALCUNI PRATI E RISAIE
Siccità, parte il conto alla rovescia
La centrale potrà resistere ancora
per una settimana
C’è acqua per una settimana, poi per la centrale Endesa
di Tavazzano cominceranno a sorgere le prime difficoltà. È la
conseguenza più immediata del drastico calo della portata
dell’Adda dopo la decisione del Consorzio dell’Adda di ridurre
del 60 per cento l’acqua in uscita dalla diga di Olginate, sul
lago di Como. Da venerdì l’Adda riceve mediamente dal lago circa
75 metri cubi d’acqua al secondo, contro la media stagionale di
200 metri cubi. Ieri alle 14 il livello del lago, a Malgrate, era di
meno 30.7 sotto lo zero idrometrico e l’afflusso di 78.1 metri
cubi al secondo, così come la portata in uscita. Meno acqua in
Adda, meno acqua nel canale Muzza e, di conseguenza, meno acqua per
il raffreddamento delle turbine della centrale Endesa di Tavazzano.
Dei quattro gruppi di generazione da 320 megawatt, solo il numero 6
e il 7 sono attualmente in funzione. Il numero 8 è fermo a causa
del dimezzamento del volume d’acqua del canale mentre il 5, in
fase di trasformazione in gruppo a ciclo combinato a metano, è
impegnato in prove e interventi di manutenzione. Attività che si
protrarranno per tutta la settimana, poi, spiegano dai vertici di
Endesa, lo stop obbligato a due gruppi potenzialmente attivi
diventerebbe un handicap eccessivo per la centrale. Meno
problematica la situazione per l’agricoltura lodigiana che dalla
Muzza si abbevera attraverso un reticolo di canali e derivazioni.
Carlo Franciosi, presidente della Coldiretti di Milano e Lodi,
ammette che la situazione non sia delle più rosee ma nemmeno
drammatica. «La diminuzione c’è stata e ora vedremo di dosare al
meglio quello che c’è - commenta Franciosi -. Detto questo non
credo che ci troveremo in grossa difficoltà. Il mais ormai non si
irriga più se non in casi sporadici. Ci sono ancora i prati e le
risaie da irrigare, ma la loro superficie complessiva è limitata.
Il picco di richiesta di acqua per le colture è fra giugno e
luglio, al massimo si arriva al 10 agosto». Ettore Fanfani,
direttore del Consorzio Muzza Bassa Lodigiana, conferma
l’andamento annunciato venerdì: «Stiamo viaggiando sul 50 per
cento della portata media. Riusciremo, anche se con un po’ di
sofferenza, a portare acqua al granoturco del secondo raccolto e ai
prati». La speranza è riposta nelle piogge e nei temporali,
annunciati su Alpi e Prealpi lombarde per oggi pomeriggio e per
domani. Di certo occorre cominciare a prendere confidenza con il
fenomeno della siccità estiva: «Se prima la frequenza di questi
periodi era di due volte ogni sette anni, nell’ultimo decennio di
estati così ne sono capitate sette». Dello stesso parere anche
Franciosi, che rende merito all’operato del Consorzio: «Di acqua
ce n’è stata a sufficienza, forse anche in abbondanza, gestita
bene e distribuita a tutti. Adesso però bisogna cominciare a
premunirsi prima della metà di agosto, limitando preventivamente
l’afflusso di acqua dal lago». Una politica, assicura Fanfani,
adottata nelle settimane scorsa dal Consorzio: «Statisticamente
parlando, questa siccità deve cominciare a preoccupare».
Fabrizio
Tummolillo
Da IL CITTADINO del 18 08 04
Muzza, 5 mila euro di perdita per ogni giornata di siccità
Funzionano a scartamento ridotto le piccole centrali
idroelettriche disseminate lungo l’Adda e il canale Muzza nel
Lodigiano, con un evidente danno economico. Non fa testo la centrale
di Montanaso gestita dalla Harpen Italia (società del gruppo Rwe
specializzata nelle fonti rinnovabili, convenzionata con il
consorzio di bonifica Muzza Bassa Lodigiana) sul colatore
Belgiardino, attualmente ferma per manutenzione ma sempre spenta nei
mesi estivi per problemi di portata; dalla scorsa settimana le
centrali di Cervignano e Mulazzano (gestite rispettivamente dalla
Harpen e dalla Quattordici Spa di Padova, pure essa convenzionata
col consorzio Muzza) funzionano al 50 per cento delle proprie
potenzialità mentre quella di Paullo (l’ultima nata, gestita
dalla Quattordici) è stata addirittura fermata lunedì. Sono gli
effetti della siccità che si fanno sentire, anche se in misura
minore rispetto all’anno scorso: «Nell’estate 2003 - ricorda
l’ingegner Ettore Fanfani, direttore del consorzio Muzza - ci
eravamo trovati in questa situazione già all’inizio di agosto e
l’emergenza perdurò sino a metà settembre: quest’anno invece
la situazione è aggravata da venerdì scorso e mi auguro
decisamente meno di allora, ma non si possono fare previsioni». Si
teme qualche giorno di chiusura anche per la centrale gestita in
territorio comunale di Maleo, presso il salto dell’Adda in
prossimità di Pizzighettone, dalla Shen per il gruppo Ags (Alto
Garda Servizi) di Riva del Garda, che un anno fa invece era sempre
rimasta attiva nonostante la siccità: «Nell’estate scorsa -
spiega Egidio Gagliardi, procuratore tecnico della Shen - l’Adda
mantenne sempre un livello minimo sufficiente per la produzione di
energia, e ci fu una sospensione solo per qualche giorno in ottobre
quando il fiume si ingrossò eliminando di fatto il proprio salto,
mentre quest’anno rischiamo di doverci fermare qualche giorno se
perdurerà questa siccità: la portata del canale derivato per la
nostra centrale è scesa sotto i 40 metri cubi al secondo, contro la
consueta media di 60-70, così ora stiamo producendo attorno ai
1.400 kilowattora contro i consueti 2.000-2.200 di media. Se la
portata calerà ancora avremo problemi di cavitazione, perché non
riusciremo a mantenere pieno il condotto delle turbine, e dovremo
chiudere la centrale. Considerando che ricaviamo circa 0,11 euro al
kilowattora, il calcolo delle perdite è presto fatto. Speriamo
dunque nelle piogge previste in questi giorni». Tornando alle
centrali sul canale Muzza, il direttore del consorzio Fanfani ha
formulato una stima delle perdite sui tre impianti di Paullo,
Mulazzano e Cervignano, escludendo Montanaso che può contare su un
salto d’acqua di circa 10 metri ma su una portata che come detto
si riduce drasticamente in estate: «A pieno carico la produzione è
di circa 2.000 kilovattora, ma in media si arriva a 1.700: oggi le
due centrali funzionanti producono circa 1.000 kilowattora, e le
perdite si aggirano attorno ai 5.000 euro al giorno».
Daniele
Perotti
Da il CORRIERE DELLA SERA del 18 08 04
I rafter giocano con
le insidie del fiume
COSÌ PER SPORT Le
limpide acque dell' Adda sono occasione di divertimento per esperti
e principianti
Pagaie in pugno per fare scivolare il gommone a tutta
velocità nelle rapide. Con il rafting l' equipaggio spinge l'
imbarcazione a forza di braccia, con movimenti rapidi e coordinati,
agli ordini di una guida. Per divertirsi a giocare con le insidie
del fiume: correnti, massi, gole. Gli antenati dei moderni gommoni
erano otri di pelle gonfiati d' aria, usati ai tempi di Alessandro
Magno per attraversare le rapide del Gange. Oggi il rafting (da «raft»,
zattera) affascina e richiama sui fiumi estivi migliaia di sportivi.
Per i rafter l' Adda è uno dei luoghi più belli in Lombardia.
Sotto le Orobie l' acqua ancora pulita scorre al centro della
Valtellina (vicino alla Valmalenco) e offre divertimento per tutti.
Principianti e esperti. Da Stazzona a S. Giacomo di Teglio le
escursioni sono adatte per gite con la famiglia. Tra incantevoli
anse del fiume e canneti dove vivono aironi e anatre. Tutt' intorno
il verde del paesaggio e i terrazzamenti coltivati a vigneti. Gli
esperti si avventurano nei tratti più impegnativi tra Chiuro e
Sondrio. In discesa tra acque bianche che scorrono vorticose, rapide
e grandi massi. Qui dal 1987, anno della prima gara tenuta sull'
Adda, gli appassionati possono seguire anche i campionati italiani e
le gare internazionali. Sull' Adda superiore, nel tratto da Chiuro a
Berbenno, si possono fare escursioni in rafting con la compagnia
Indomita Valtellina River (www.valtellinariver.it; tel.
347.93.20.949). La scuola è nata nel 1994 ed è riconosciuta dall'
Associazione Italiana Rafting (www.airaf.it; tel. 0165.76.27.11). Le
guide organizzano discese sul fiume per famiglie, gruppi o singoli
appassionati. Le escursioni durano da una a tre ore. Il costo va dai
30 ai 50 euro a seconda della lunghezza e delle difficoltà del
percorso. Il prezzo comprende l' uso dell' attrezzatura: muta in
neoprene, casco e giubbotto salvagente. Chi sale sul gommone per la
prima volta deve seguire una lezione di teoria: per verificare i
movimenti fondamentali fuori dall' acqua. Non solo. Prima di
avventurarsi in tratti vorticosi il principiante prende confidenza
con le pagaie in un punto tranquillo del fiume. Chi vuole ottenere
il brevetto di guida deve fare un anno di pratica in una compagnia
di rafting e superare esami che prevedono prove di conduzione del
gommone, primo soccorso e salvataggio. Il livello base è
conduttore, poi si diventa aspirante guida, guida e infine maestro.
Per arrivare sull' Adda superiore si percorre la superstrada
Lecco-Colico. A 3 chilometri da Sondrio si trova Castione Andevenno.
L' ex stazione ferroviaria in via Nazionale oggi è sede della
scuola. Il centro è fornito di deposito imbarcazioni, docce e
foresteria con posto tenda. Massimiliano
Angeli
Da il CORRIERE DELLA SERA del 19 08 04
Quando Leonardo
addomesticò l'Adda
Scorrono sui binari per le vie di Milano. A muoverli è la
«meravigliosa potenza» del fiume Adda, così come Leonardo da
Vinci ne ridisegnò il medio corso nel 1482. Parliamo dei tram
appesi ai fili della corrente elettrica generata dalle centenarie
centrali «Esterle» e «Bertini» di Porto d'Adda, a Cornate, che
mamma Edison non si sogna di mandare in pensione. Per amore dei
milanesi e in ossequio al genio leonardesco che abbozzò il
tracciato del futuro naviglio di Paderno, un'opera ingegnosa di
canalizzazione dell'Adda che consente la navigazione da Lecco a
Milano.
A PIEDI O IN BICI - «I fiumi, in fondo, sono come gli
uomini li vogliono» sintetizza un anziano barcaiolo. L'ultima tappa
del dialogo tra l'Adda e i lombardi è la creazione dell'«ecomuseo
Adda di Leonardo», ultimato tre mesi fa: l'itinerario, percorribile
a piedi o in bici e suddiviso in 14 tappe, si sviluppa per 7
chilometri, in parte lungo l'alzaia stretta tra il naviglio e
l'Adda. È disponibile un servizio di visite guidate gratuite
offerto dal servizio volontario della vigilanza ecologica (info
02.90.91.229 o 039. 510.467). Alle due estremità del percorso
vinciano sorgono la diga di Robbiate e la «Esterle», capolinea dei
2.525 metri di naviglio. Ma per chi arriva dall'autostrada A4 il
punto di partenza ideale è proprio la «Esterle», la centrale
idroelettrica dalla silhouette neorinascimentale, dotata di sei
condotte e 12 generatori in grado di spostare centinaia di tram: ci
si arriva in automobile da Porto d'Adda, mentre per gli amanti delle
due ruote, il tour inizia tre chilometri prima, a Trezzo dove si
affittano le biciclette presso la Cooperativa Castello (7.50-10.35
euro, giorni feriali; 10.35-13, festivi) e Al vecchio lavatoio (12
euro al giorno).
TURBINE POTENTI - «Il fiume - nota Piergiorgio Locatelli,
presidente del Parco Adda Nord, promotore del museo all'aria aperta
- rappresenta una linea di confine, una via di comunicazione e una
fonte di energia». Ci troviamo sulla sponda destra, in provincia di
Milano: di fronte si dipana la riva bergamasca, «amica» del Renzo
manzoniano. Con la visita (info 0471.44.06.11) alla «Esterle» e
alla «Bertini» - dotata delle turbine più potenti dopo quelle
delle cascate del Niagara - ci addentriamo nel paesaggio selvaggio
della valle dell'Adda, ricco di opere idrauliche.
SEI CONCHE VINCIANE - Per superare i 23,76 metri di
dislivello delle rapide di Paderno, Leonardo ipotizzò un grande
sbarramento delle acque, in località Tre Corni, che avrebbe
alimentato un canale navigabile. Il progetto fu perfezionato da
Giuseppe Meda a metà del '500, per essere realizzato in 186 anni.
Portano la firma del genio vinciano le sei conche con le paratie
angolari di rovere: sono veri e propri bacini di comunicazione tra
tratti di naviglio posti a livelli diversi. A spiegarne il
funzionamento sono i pannelli della sala multimediale allestita
nello stallazzo nei pressi della conca delle fontane: un tempo
fungeva da ricovero e cambio dei cavalli che, risalendo l'alzaia,
trainavano controcorrente i barconi. Oggi è una stazione di sosta e
sede museale. IL PONTE «EIFFEL» - I miracoli dell' ingegneria non
sono finiti. Prima di arrivare alla diga di Robbiate, costruita
negli anni Venti, colpisce una selva di spranghe e lamiere: è il
ponte in ferro di Paderno del 1899, identico al viadotto di Garabit
realizzato quattro anni prima in Francia da Gustave Eiffel, padre
della torre parigina.
Filippo Poletti
Sette chilometri di
sorprese
IL MUSEO L'ecomuseo Adda di Leonardo si dipana lungo un
itinerario di 7 chilometri, suddivisi in 14 tappe e 47 stazioni da
Porto d' Adda di Cornate a Robbiate
IL PERCORSO I 7 chilometri si possono percorrere a piedi o
in bici, lungo una strada pianeggiante, in parte asfaltata e in
parte sterrata. Per il noleggio delle bici: Cooperativa Castello,
via Carcassola 4, Trezzo sull'Adda info 335.12.10.285 o
02.90.90.664; Al Vecchio Lavatoio, via Alzaia 13, Trezzo sull' Adda,
info 02.90.93.98.92
INFORMAZIONI Dépliant e notizie sulle attività dell'
ecomuseo si trovano presso la sede del Parco Adda Nord c/o villa
Gina, via Calvi 3, Concesa di Trezzo sull'Adda (ore 9-15) info:
02.90.91.229, www.addadileonardo.it
LA CURIOSITÀ Ecco le tre sporgenze della Vergine delle
rocce «Facciasi una concavità ne' Tre Corni dove si fermi il muro
che chiude l'acqua», scriveva Leonardo. Sembrerebbe la descrizione
delle tre sporgenze rocciose che sono presenti lungo il percorso
dell'ecomuseo (IV tappa), le stesse che animano lo sfondo dei due
oli su tavola dedicati alla Vergine delle Rocce (foto), conservati
al Louvre e alla National Gallery. I conti tornerebbero: dal 1482 al
1499 l'artista, trasferitosi a Milano, dipinse la versione parigina
del dipinto. Successivamente, tra il 1506 e il 1513 si dedicò a
quella londinese. Durante il soggiorno milanese fece tappa
sull'Adda, ospite del nobile Melzi a Vaprio, e dalla terrazza della
residenza disegnò il paesaggio fluviale. Dopo i Tre Corni un altro
scorcio di grande suggestione visiva è il santuario di S. Maria
della Rocchetta di Trezzo (X tappa): in prossimità dell'antica
stazione di sosta inizia una scalinata ripida che porta all'edificio
quattrocentesco dal quale si ammira un panorama mozzafiato, simile a
quello che troviamo alle spalle della Gioconda.
(f.pol.)
Da IL CITTADINO del 20 08 04
Preoccupazione per la
voragine che si sta creando e che rappresenta un pericolo in caso di
piena
Si sbriciola un altro
pezzo di argine
Ennesimo crollo sulla
sponda della colonia Caccialanza
Un altro crollo nei pressi della colonia Caccialanza, su
quel tratto di argine che era già franato all’inizio di luglio.
Tutto è successo martedì pomeriggio, quando Italo Boni, guardia
ecologica e tecnico comunale, è stato chiamato da Antonio Rossi,
consigliere dell’associazione Pescatori dilettanti: «Rossi mi ha
comunicato di avere notato chiazze di schiuma e zolle di terra che
scendevano a valle - spiega Boni -, così sono salito in barca con
lui per andare a vedere. Sospettavo uno scarico abusivo, invece mi
sono trovato di fronte a un altro crollo alla Caccialanza».A
franare non è stata una parte dell’argine, bensì una porzione
del campo di mais soprastante. Ieri pomeriggio si notava
“un’avanzata” della frana di circa 5 metri, con decine di
piante di granoturco precipitate a livello dell’Adda. «Lentamente
- dice Boni - il fiume si sta aprendo una via verso i quartieri di
Campo Marte e Revellino. Evidentemente in questo caso si è trattato
di una conseguenza dell’irrigazione, ma l’azione dell’acqua
continuamente erode la parte sotterranea, creando una situazione di
pericolo». La “sponda” della frana appare fragile, le zolle si
sbriciolano sotto i piedi di Italo Boni, segno che da un momento
all’altro un’altra porzione del campo coltivato potrebbe finire
di sotto. Della problematica, a luglio, si erano interessati sia il
comune sia l’Agenzia per il Po. Si era parlato di un intervento
tampone di riempimento della voragine, in attesa di trovare una
soluzione definitiva di riqualificazione di tutta la riva, ma non se
n’è fatto niente. «Si è trattato di un crollo di entità
ridotta - minimizza Emiliano Granata, proprietario del campo di mais
-. Siamo in fase di irrigazione e io, sapendo dei rischi che ci sono
in quella zona, ho tenuto sotto controllo la situazione. Direi che
la frana è trascurabile, questo non significa però che accetti
l’assoluta immobilità alla quale ho assistito in queste
settimane. Si era parlato di un provvedimento tampone, di riempire
il buco con della terra, ma io a oggi non ho visto nessuno. Domani
(oggi per chi legge, ndr) incontrerò il sindaco e spero di ottenere
alcune risposte».Al di là del danno che subiscono le coltivazioni,
infatti, il rischio è che l’Adda in piena, trovandosi la strada
sbarrata dal gerale che i trova di fronte all’argine crollato,
possa irrompere nella frana e scavarsi un percorso verso le case
della città bassa.
Ar. Bo.
Da IL CITTADINO del 21 08 04
Una caverna
sotterranea dietro le frane alla Caccialanza
La sponda del fiume si sbriciola alla Caccialanza,
l’autunno arriva e nessuno si è ancora preso la briga di prendere
in mano la situazione per evitare che una nuova alluvione venga
favorita dalla voragine che si è creata in prossimità del campo di
mais di Emiliano Granata di Boffalora. Dopo il crollo di altri
cinque metri lineari di terreno, mercoledì scorso, il sindaco
Aurelio Ferrari si è recato sul posto per un sopralluogo: «La
frana mi è sembrata abbastanza limitata - commenta Ferrari -
tuttavia credo sia venuto il momento di prendere una decisione. Il 6
settembre avremo un incontro con l’Agenzia per il Po (l’Aipo, ex
Magistrato per il Po, ndr) in cui mi auguro emerga un indirizzo
preciso riguardante la sistemazione di quella riva». In realtà, la
ricostruzione di un tratto di circa 300 metri è già finanziata con
fondi derivanti dal risarcimento per l’alluvione del 2000 (si va
dalla Caccialanza alla cava). «Nel corso dell’incontro - dice il
sindaco - l’Aipo potrebbe comunicarci l’intenzione di
intervenire immediatamente, al fine di concludere i lavori entro
l’autunno. Se questo, come credo, non sarà possibile, allora dovrà
intervenire l’amministrazione, in collaborazione con la proprietà,
che mi è parsa disponibile. Si tratta di progettare e realizzare in
proprio un intervento temporaneo, che metta in sicurezza quel tratto
di sponda, in attesa dei lavori definitivi. Ovviamente una soluzione
di questo tipo dovrà essere concordata con l’Aipo». Lo studio,
comunque, non sarà facile. I ripetuti crolli di terreno, infatti,
sembrano causati non tanto dalla fragilità dell’argine, quanto da
una situazione compromessa del sottosuolo: «Non ha senso rinforzare
l’argine se l’erosione viene prodotta in profondità» commenta
Aurelio Ferrari. In effetti, anche nel recente passato, i tecnici
avevano individuato la presenza di un “vuoto” sotterraneo che
potrebbe favorire crolli progressivi e, di riflesso, esporre il
Revellino e Campo di Marte all’azione di una possibile nuova
inondazione.
Adda sempre più in
secca
Dal lago di Lecco esce sempre meno acqua, e l’Adda è a
livelli minimi. Per gli agricoltori sarà un fine settimana in
attesa delle piogge che sono previste già per questa sera
sull’arco alpino.
SICCITA’ Solo la
pioggia può scongiurare il black out
Un fine settimana con lo sguardo rivolto alle nuvole: se le
piogge previste per questa sera sull’arco alpino rispetteranno le
attese andando a rimpolpare il lago di Como e gli altri bacini, la
prossima settimana Adda e Muzza potrebbero tornare a ingrossarsi
scacciando il rischio di black out. Non tanto da raggiungere i
livelli medi di questo periodo ma quanto basta ad assicurare
qualcosa di più del 50 per cento di portata che il Consorzio Muzza
Bassa Lodigiana riesce a garantire dopo la chiusura della diga di
Olginate, una settimana fa. Un piccolo miglioramento c’è stato
nella notte tra giovedì e ieri, quando in seguito ad alcune
precipitazioni in Valtellina il livello del lago è passato da -26 a
-22 centimetri sotto il livello dello zero idrometrico, per poi
comunque ridiscendere a -30 nelle ore successive, mentre alle 6 di
ieri erano 85.5 i metri cubi si acqua erogati al secondo, 186.2
quelli in afflusso nel lago. «Precipitazioni modeste, poca roba -
riepilogava ieri l’ingegnere Ettore Fanfani, presidente del
Consorzio, mentre analizzava i dati -. Sul radar si vedono chiazze
di 6, massimo 10 millimetri di pioggia. La situazione di fatto
rimane stabile». Così la Muzza continua a ricevere dall’Adda la
metà della portata normale: «Di conseguenza anche la centrale
Endesa di Tavazzano e le centrali idroelettriche del territorio
lavorano al 50 per cento delle potenzialità. Per stasera e domani
(ieri e oggi per chi legge, ndr) attendiamo altre piogge in
montagna. Possiamo solo aspettare che passi il fine settimana». Più
difficile la situazione per alcuni raccolti di mais: «Sono quelli
di alcune aziende che hanno scelto di puntare su un secondo raccolto
a fine agosto, dopo un primo raccolto poco idroesigente. Qualche
azienda ha puntato da alcuni anni su questa strategia. Per loro, nei
prossimi giorni, ci saranno difficoltà». Dalla centrale Endesa di
Tavazzano, le cui turbine sono raffreddate dall'acqua della Muzza,
ieri confermavano il funzionamento al 50 per cento. Su quattro
gruppi funzionano i numeri 6 e 7 mentre il 5, in fase di
trasformazione a ciclo combinato a metano, e l’8 sono in
manutenzione. Attività che dovrebbero finire in pochi giorni. Dopo,
l’accensione dei due gruppi dipenderà dalla Muzza. Quindi dalle
sospirate piogge.
Da IL CITTADINO del 22 08 04
È scongiurato il
pericolo siccità, Adda e Muzza tornano ad alzarsi
Grazie ai temporali
sollievo per i campi, anche Tavazzano supererà l’emergenza
Gli agricoltori tirano un respiro di sollievo: i campi
potranno tornare ad essere dissetati. Infatti il livello del lago di
Como è tornato ad alzarsi, l’acqua nell’Adda è in aumento e
dai prossimi giorni dovrebbe essere garantita alla Muzza la portata
necessaria al raffreddamento delle tre turbine in funzione alla
centrale Endesa di Tavazzano che rischiava di dover lasciare fermo
un gruppo di produzione. A salvare la situazione sono state le forti
piogge che nel fine settimana sono cadute su Alpi e Prealpi. Il lago
di Como ha ricominciato a crescere passando dai meno 30 centimetri
sotto lo zero idrometrico del 17 agosto ai meno 5 di ieri mattina,
guadagnando così 25 centimetri. Da Olginate dicono che, anche senza
nuove piogge, si avrà autonomia per altri quindici giorni. È molto
più cauto il direttore del Consorzio di Muzza, Ettore Fanfani, che
preferisce parlare di dieci giorni. Ma intanto il Servizio Meteo
della Lombardia che, se per oggi annuncia bel tempo, dice che da
domani in pianura sarà variabile e nuvoloso, mentre sulle montagne
attorno al lago di Como ci saranno piogge diffuse, qualche temporale
e anche la neve sopra i 2.800 metri di quota.
La portata della
Muzza arriverà a 65 metri cubi al secondo, scongiurato il blocco
dei generatori della centrale di Tavazzano
Siccità finita,
torna l’acqua nell’Adda
Piove in montagna, il
livello del lago è risalito di 25 centimetri
La siccità è agli sgoccioli. Il livello del lago di Como
è tornato ad alzarsi, l’acqua nell’Adda è in aumento e dai
prossimi giorni dovrebbe essere garantita alla Muzza la portata
necessaria al raffreddamento delle tre turbine in funzione alla
centrale Endesa di Tavazzano che rischiava di dover lasciare fermo
un gruppo di produzione. A salvare la situazione sono state le forti
piogge che nel fine settimana sono cadute su Alpi e Prealpi in
Valtellina, a Campo Dolcino e Morbegno. Così il lago di Como,
alimentato sia dall’Adda che da diversi immissari a carattere
torrentizio, ha ricominciato a crescere passando dai meno 30
centimetri sotto lo zero idrometrico del 17 agosto ai meno 5 di ieri
mattina, guadagnando così 25 centimetri. La svolta si è avuta fra
venerdì e sabato quando sono caduti oltre 100 millimetri di pioggia
e il bacino della diga di Olginate è passata da meno 21,5 a meno
8,5 centimetri, risalendo di 13 in un solo colpo. «Con queste
condizioni è stato possibile aumentare il deflusso delle acque -
spiega Stefano Manuelli, guardiano dello sbarramento idrico comasco
- che è passato dagli 85 ai 100 metri cubi al secondo». E oggi ci
dovrebbe essere un incremento fra i 20 e i 30 metri cubi al secondo.
Una quantità in grado di soddisfare sia le esigenze degli
agricoltori, che si servono dei canali irrigui alimentati dalla
Muzza (e quindi dall’Adda), sia della centrale elettrica di
Tavazzano. «Per l’Adda è un bel colpo di vita - spiega Ettore
Fanfani, che guida il Consorzio Muzza - Domani mattina (oggi per chi
legge, ndr.) faremo il punto della situazione. Dovremmo, in teoria,
passare da una portata di 50 a una di 60/65 metri cubi al secondo.
Un lieve miglioramento sicuramente c’è stato». In questo modo le
rogge potranno salire dal 40 al 60 per cento della loro potenzialità
di trasporto idrico sui 75 mila ettari serviti dal consorzio Muzza.
Una misura in ogni caso sufficiente, spiega Fanfani: «Le esigenze
del mais di primo raccolto, che è una coltivazione con un grosso
bisogno di acqua, sono state soddisfatte a luglio. Adesso restano un
25 per cento di prati e un altro 25 per cento di terreni con il mais
di secondo raccolto, che però ha meno bisogno dal punto di vista
idrico». Quindi serve acqua per un 50 per cento delle aree servite
dal consorzio e una portata della Muzza a 65 metri cubi al secondo
non dovrebbe dare problemi. Da Olginate dicono che, anche senza
nuove piogge, si avrà autonomia per altri quindici giorni. Ma
Fanfani è meno ottimista e parla di soli dieci giorni. «In ogni
caso - aggiunge - c’è almeno il 90 per cento di probabilità di
nuove precipitazioni sia in montagna che dalle nostre parti». Una
previsione confermata dal Servizio Meteo della Lombardia che, se per
oggi annuncia bel tempo, dice però che da domani in pianura sarà
variabile e nuvoloso, mentre sulle montagne attorno al lago di Como
ci saranno piogge diffuse, qualche temporale e anche la neve sopra i
2.800 metri di quota.
Fabio Bonaccorso
Da IL CITTADINO del 25 08 04
Con 7 milioni
l’anno prossimo verranno rifatti gli argini del Po
L’Aipo (agenzia interregionale Po) effettuerà nel 2005
una serie di investimenti da quasi 7 milioni di euro lungo il tratto
lodigiano del Po tra le foci del Lambro e dell’Adda. Sono previsti
interventi di difese spondali e asportazione di materiale inerte nel
letto del fiume.
San Rocco Via i
detriti dal ramo lombardo del fiume: nuove difese spondali, rialzi e
diaframmi contro i fontanazzi
Argini più sicuri
con 7 milioni di euro
L’Aipo programma
interventi sul tratto lodigiano del Po nel 2005
SAN ROCCO
La riapertura del ramo lombardo del fiume Po tra San Rocco e
Piacenza sarà uno dei principali e più attesi interventi che
l’Aipo (agenzia interregionale Po) effettuerà nel corso del 2005
nell’ambito di un piano di investimenti da quasi 7 milioni di euro
lungo l’intero tratto lodigiano del Grande Fiume tra le foci del
Lambro e dell’Adda. A San Rocco in particolare verranno investiti
1 milione e mezzo di euro anche per la realizzazione di difese
spondali in località Dossarelli, presso la frazione Mezzana Casati,
oltre che per l’asportazione di materiale inerte nel ramo lombardo
in secca del fiume; un intervento simile è in fase di completamento
sulla sponda del Po in località Regona tra Caselle Landi e Santo
Stefano. Altri 5 milioni e 160 mila euro serviranno ad innalzare e
calibrare gli argini per garantire sull’intero tratto lodigiano un
franco arginale di almeno 1 metro rispetto alla cosiddetta “quota
Simpo”, cioè il livello di massima piena che secondo uno studio
dell’ex magistrato per il Po e dell’Autorità di bacino il fiume
potrebbe raggiungere in caso di alluvione. Un primo intervento di
questo tipo era già stato realizzato in territorio di Somaglia e
Guardamiglio, tra le località Gargatano e Berghente, per eliminare
il cosiddetto “effetto cordamolla”: in quel tratto il livello
dell’argine era cioè più basso rispetto alle quote a nord e a
sud, così come rispetto all’argine maestro sulla riva destra del
fiume, per una precisa scelta politica tesa a salvaguardare la città
di Piacenza favorendo un’eventuale esondazione fluviale nel
territorio lodigiano in caso di pericolo. Per ora l’Aipo non ha
ancora definito esattamente in quali località del Lodigiano
verranno effettuate le opere di sopralzo arginale: i progetti sono
in fase di redazione e verranno concordati con gli enti locali
valutando quali siano le reali priorità. Il denaro stanziato sarà
utilizzato anche per interventi finalizzati a prevenire la
formazione di fontanazzi, ossia l’emersione in superficie di
infiltrazioni d’acqua che dalla golena attraversano il terreno
sotto gli argini minandone la stabilità: si parla di diaframmature,
ossia colate di calcestruzzo o altri materiali isolanti sotto terra
ai piedi dell’argine per bloccare il percorso delle infiltrazioni
che alimentano i fontanazzi; l’alternativa ai diaframmi è il
prolungamento delle banche arginali sul lato campagna, per
allontanare il più possibile dalla base dell’argine l’eventuale
formazione del fontanazzo. Anche la scelta della tipologia di
intervento sarà definita nei prossimi mesi dall’Aipo in accordo
con gli enti locali interessati: «Attualmente - spiega il
responsabile Luigi Mille - sono ancora in corso i rilievi per
definire con precisione gli interventi da realizzare, quindi
passeremo alla redazione dei progetti per arrivare ad approvarli in
conferenza di servizio con i comuni e la provincia di Lodi entro
ottobre: sta lavorando un pool misto fra gli uffici di Milano e
Mantova, perché i tecnici di quest’ultimo hanno maggiore
esperienza su questo tipo di interventi di rinforzo degli argini.
Entro dicembre o gennaio dovrebbero essere assegnati gli appalti e i
lavori saranno realizzati nel corso del 2005». A quel punto i
lodigiani residenti lungo il Po si sentiranno forse finalmente più
sicuri, ma prima deve passare l’autunno 2004.
Daniele Perotti
L’assessore Sanna:
«Fiducia sui progetti, spero in tempi brevi»
Piace l’atteggiamento di apertura dell’Aipo che
annuncia il coinvolgimento degli enti locali nell’approvazione dei
progetti delle difese spondali e del potenziamento degli argini del
Po. «Siamo felici di poter dire la nostra su questi progetti -
commenta l’assessore provinciale alla protezione civile Francesca
Sanna - ma speriamo di poterlo fare soprattutto per quanto riguarderà
gli interventi sull’Adda, che consideriamo un po’ più
problematici. Di fatto il quadro degli interventi da realizzare
lungo il Po era già stato definito appena dopo l’alluvione del
2000, ma il problema era il reperimento delle risorse economiche».
Il denaro ora c’è e i progetti verranno completati a breve: «La
priorità assoluta - ricorda l’assessore Sanna - era
l’eliminazione della “cordamolla” tra Guardamiglio e Somaglia,
perché da lì potevano arrivare i rischi maggiori. Per il resto
avevamo individuato alcune problematiche di rilievo in particolare a
Caselle Landi, Santo Stefano e San Rocco: le nostre indicazioni sono
sempre state accolte e finora l’Aipo ha lavorato bene, dunque
abbiamo fiducia; speriamo in appalti rapidi».
In luglio lo
smottamento della sponda che si trova all’altezza della colonia
Caccialanza
Restauro fai da te
per l’argine crollato
Opera eseguita dai
proprietari con il contributo del comune
Un argine temporaneo in attesa che dall’incontro tra
amministratori comunali e Autorità per il fiume Po del 6 settembre
esca il progetto definitivo di difesa spondale. Si chiude, per ora
così, la vicenda dell’argine all’altezza della colonia
Caccialanza crollato all’inizio di luglio e interessato, nei
giorni scorsi, da un ulteriore smottamento segnalato dalla guardia
ecologica comunale Italo Boni. Lo smottamento aveva interessato una
porzione del campo soprastante, coltivato a granoturco. Lunedì la
profonda “carie” che si era venuta a formare lungo la riva del
fiume è stata riempita di terra: un lavoro eseguito dai proprietari
dell’area Emiliano e Gianantonio Granata, fratelli titolari di una
società di vendita e riparazione di macchine agricole a Boffalora.
«Abbiamo eseguito noi l’intervento - spiegava ieri Emiliano
Granata, raggiunto telefonicamente - con un aiuto finanziario che ci
è stato assicurato dal comune di Lodi». Il vuoto lasciato dallo
smottamento è stato riempito con la terra trasportata da 3 camion:
«Sono stati necessari 37 carichi. Poi il tutto è stato spianato e
compattato con una ruspa. Il lavoro - spiegava Granata - deve però
essere completato con la posa di sassi lungo l’argine, per
contenere la terra. Di questo intervento se ne parlerà in quella
riunione del 6 settembre». In quell’occasione si discuterà anche
del progetto dell’argine che palazzo Broletto realizzerà
nell’area ex Sicc, a ridosso del ponte urbano. Consisterà in una
duna erbosa che si collegherà alla rotonda della provinciale per
Boffalora, nel punto in cui è prevista la connessione con
l’argine che la provincia costruirà a lato della strada. Avrà
un’altezza compresa tra i due metri e mezzo e i tre metri e si
aggancerà al ponte a 15 metri dalla riva sinistra in posizione
arretrata per prevedere la nuova arcata che sarà aggiunta al ponte.
Un progetto approvato, nella sua veste preliminare, dal sindaco
Aurelio Ferrari e dagli assessori durante una delle ultime sedute di
giunta. L’opera è stata disegnata dall’ingegnere Silvio
Rossetti dello studio Paoletti, progettista del primo piano di
rischio idrogeologico, della sua successiva revisione e ormai, a
tutti gli effetti, consulente del Broletto per tutto ciò che
riguarda l’Adda.
F. T.
Da Lettere al IL CITTADINO del 26 08 04
AMBIENTE
Profonda Bassa accerchiata dalle cave
Si continua a parlare e molto di ambiente. Anche e
soprattutto durante le scorse elezioni, sia a livello provinciale
che a livello comunale, tutti o quasi i candidati hanno pensato di
porre forte l’accento sul rispetto dell’ambiente, sulla
realizzazione di strade ciclopedonali e di itinerari agrituristici,
su piantumazioni di essenze autoctone, rivalutazione di percorsi
naturalistici e altro ancora. Nessuno, se non andiamo errati, ha però
nemmeno sfiorato il “problema cave”. La nostra terra, disegnata
dal Po, ricamata da corsi d’acqua costruiti da un’ingegneria
verde per vocazione e necessità, ha una storia precisa che poggia,
idealmente e concretamente, sul terrazzo morfologico padano. Si
tratta di una presenza notevole e precipua della Bassa, un elemento
naturale che ne caratterizza e qualifica tutto il paesaggio, un vero
e proprio tratto evocativo delle nostre origini. Lungo il terrazzo
si trovano aree con chiari e documentati valori ambientali, con
presenze geo morfologiche rilevanti; ad esse si assommano presenze
naturalistiche e, in qualche sito di recentissima escavazione, anche
tracce archeologiche alquanto interessanti e comunque degne di
ulteriori indagini ed approfondimenti. Nonostante questo, assistiamo
ormai da anni ad interventi di escavazione spaventosa, che vanno
sempre più intensificandosi inrapporto ad una richiesta continua e
pressante, che diventerà probabilmente assillante in tempi
brevissimi. La provincia di Lodi ha pronto il nuovo piano cave,
adottato ma non ancora vigente. Un documento ponderoso, di non
facile lettura per i comuni mortali, ma che a nostro avviso, proprio
per la sua rilevanza, andrebbe illustrato e presentato adeguatamente
e pubblicamente. Esso disegnerà il territorio che lasceremo alle
giovani generazioni, affinché ne facciano buon uso, ma come sarà
possibile se tutta la Bassa compresa fra Lambro e Po diventerà
un’immensa buca dove scavare sabbia? Senna Lodigiana ha un
territorio da svariati anni pesantemente roso da attività di
escavazione. Cava Cimitero va avanti da lustri, la “bonifica” a
ridosso del camposanto è un’altra cava attiva aperta di recente,
presso Bellaguarda ora produce bitume e la vecchia cava arriva a
lambire Cascina Springalli. Ma non basta ancora. Nuovo piano, a
quanto ci risulta, prevederebbe che tutta la bassura compresa nel
triangolo fra Senna, Ospedaletto e Orio diventi un’unica, immensa
cava, che dovrebbe ingloberare Cascina Marianna e Cascina Bonina,
sfiorare Cascina Braglia e arrivare fin presso il Bettolino, in
territorio oriese. Orio Litta ha aperta da anni Cava Forca,
ampliatasi ulteriormente grazie (si fa per dire...) al cosiddetto
“laghetto degli storioni”, simpatica definizione bucolica che in
effetti ha prodotto un notevole proseguimento dell’attività di
escavazione. Cava Forca, che sembrava in via di esaurimento, non è
morta. Le cave sono come la Fenice: quando sembrano esaurite ecco
che miracolosamente rinascono. A Cava Forca si continua infatti a
scavare, non solo, ma oltre la provinciale Codognese, ecco pronta
una Cava Forca bis, che dovrebbe giungere a lambire Pantigliate di
Livraga, a due passi dal Lambro. Secondo il nuovo piano, un altro
sito di escavazione potrebbe circondare la località Fiandra,
anch’essa in comune di Livraga. Mi sono limitato a citare queste
zone, che corrispondono alla Bassa Francigena, la mia terra. Ma
volando come gli uccelli su tutta la Bassa, già bucherellata peggio
di un gruviera, fra qualche anno ci sembrerà di essere su Marte,
tanto numerosi saranno i giganteschi crateri che si potranno
osservare. E il paradiso d’acque e di campi fertili, dove si vuole
pedalare e andare a cavallo, passeggiare e fermarsi a rimirare
chiese e castelli affacciati su un terrazzo che non c’è più,
resterà un ricordo fiabesco. Racconteremo a scuola ai bambini le
vicende del “Ratto Ruspone”, un essere mostruoso che, stufo
delle discariche delle periferie urbane, si è diretto nel
Lodigiano, dove, trovando sentinelle addormentate, ha cominciato a
mangiare tutta quella terra buona che i nostri nonni e bisnonni si
sono spezzati la schiena a coltivare. I bambini sgraneranno gli
occhi resteranno a bocca aperta, come in tutte le fiabe, ignari di
aver ascoltato una storia vera di cui nessuno ha voluto parlare.
Pierluigi
Cappelletti Orio Litta
BERTONICO
Nuovo ponte, siamo gli unici a fare qualcosa
Dato che sono stato coinvolto
a mezzo stampa, intendo chiarificare i miei interventi
sull’infinita questione del nuovo ponte di Bertonico che, tramite
il nostro interessamento, è sfociata in una accelerazione di tutto
l’iter, rispetto l’“ingessatura” creata dai vari enti
coinvolti e mal sopportata dai cittadini. L’interessamento non è
stato vacuo in quanto ci siamo mossi su tre fronti ben specifici: 1)
intervento presso le province di Lodi e Cremona e l’Anas; 2)
interventi in Parlamento con ordini del giorno specifici predisposti
dal parlamentare del collegio onorevole Gibelli; 3) interventi con
Canale 5 tramite “Striscia la Notizia” e con testate
giornalistiche locali, tramite anche volantinaggio e propaganda sul
vecchio ponte bailey tutt’ora esistente per sensibilizzare ai
massimi livelli l’opinione pubblica. Tutto questo iter ha portato
a dei concreti risultati circa l’introduzione di un nuovo appalto
e la relativa riassegnazione, visto il disastro dei primi due
appalti assegnati. Le difficoltà tecniche, citate nell’articolo
(7 mesi di attesa), sono dovute alla legge attualmente in vigore
sugli appalti pubblici che permette la gestione di subappalti e
relativi sotto-appalti. In questi sette mesi l’Anas deve
raccogliere tutte le certificazioni dei lavori eseguiti “a regola
d’arte” da tutte le aziende che hanno operato in questi anni,
perché la nuova ditta a cui verrà assegnato l’appalto per il
restante 20 per cento dei lavori, quantificabile in circa tre mesi
di cantiere, deve prendere in carico l’esecutività con certezza
asseverata sul pregresso. Oltretutto l’Aipo (ex Magistrato per il
Po), dopo l’alluvione del novembre 2002, ha sollevato dei problemi
sulla strada di tenuta sottostante il nuovo ponte e ha richiesto una
nuova modifica al vecchio progetto attuativo, creando di fatto una
ulteriore dilazione dei tempi di esecuzione dei lavori. Questa è la
situazione reale e ci permettiamo di informare i cittadini per far
capire che tutto questo iter non si sarebbe mosso senza gli
interventi sopra citati.
Alfredo
Ferrari Vice sindaco di Castiglione d’Adda
Da IL CITTADINO del 28 08 04
LODI
La giunta vara il progetto per la bretella in Selvagreca
Questione di giorni, poi un’altra opera in cantiere da
tempo potrebbe subire un’accelerazione. Nella seduta di giunta di
martedì dovrebbe essere approvato il progetto per la tangenziale di
Selvagreca, la strada ideata dall’ufficio tecnico comunale per i
mezzi in entrata e in uscita dall’area industriale a ridosso della
zona “dei laghi”. Il progetto prevede una strada che parte
dall’uscita della tangenziale di via Massena con un tracciato
equidistante tra la tangenziale stessa e via Secondo Cremonesi. Sono
previste due rotonde: all’incrocio con via Lago di Garda e con il
prolungamento di via Selvagreca. La bretella, nel tracciato
originario, prosegue fino a raccordarsi con la strada Vecchia
Cremonese a ridosso della Gatta. All’opera è collegata la
possibilità, per ora solo sulla carta, di fungere da argine per
l’area. La bretella correrà infatti su un tracciato rialzato di
un paio di metri. La zona, così protetta da onde di piena, potrebbe
ospitare il nuovo campo di calcio che sostituirà la Dossenina.
Il commento
Chi inquina i fiumi del Lodigiano
In questi giorni l’Adda è alla sua portata minima. E
fortunati noi che anche tanti abitanti e attività produttive del
Milanese e del Bergamasco sono in vacanza e quindi gli scarichi
relativi sono anch’essi al minimo. Altrimenti l’afflusso di
inquinanti, non sempre adeguatamente e completamente depurati, non
potrebbe neppure diluirsi significativamente in così poca acqua.
C’è da sperare infine che nessuna grande allevamento, in
particolare di suini, di quelli capaci di ingrassarne a migliaia,
pensi che sia la volta buona di versare deiezioni non depurate in
qualche roggia che poi butta in Adda. In estate, si sa, i pur
saltuari controlli dell’Arpa e della Polizia provinciale si
diradano per le ferie del poco personale, e la tentazione è forte,
dati gli elevati costi di gestione degli impianti di depurazione
delle acque. Saranno come al solito i pescatori ad accorgersene per
primi. Nel Lodigiano infatti il potenziale di inquinamento delle
acque di gran lunga prevalente deriva dalla zootecnia. Secondo il
rapporto sullo stato dell’ambiente elaborato dalla Provincia nel
2001 (da allora spetta all’Arpa e stiamo ancora aspettando) il
carico inquinante degli allevamenti nel Lodigiano è pari a 5 volte
e mezza quello di tutti i 190 mila abitanti. Anche l’industria fa
la sua parte con un carico di inquinanti biologici nelle acque pari
a una volta e mezza quello degli abitanti. Certo, si risponderà, ma
poi le acque luride vengono opportunamente depurate e il loro carico
inquinante dovrebbe essere ridotto moltissimo, almeno dell’80%
prescrive la legge. Ma non c’è dubbio, anche se tutto funzionasse
a dovere, che il carico inquinante degli allevamenti resti, per il
Lodigiano, dei più critici. Chi vive sul fiume conosce bene quello
che esce dai colatori quando nei campi troppo vicini alle sponde dei
fiumi si è appena concimato con il letame. Ma i depuratori ci sono
davvero, funzionano effettivamente, sono sufficienti? Belle domande.
Tutte le industrie non possono scaricare direttamente nei fiumi e
debbono inderogabilmente depurare tutte le proprie acque. Poi capita
anche nel Lodigiano che fabbriche colte ad inquinare dalla Polizia
provinciale, anche abbondantemente e pervicacemente oltre i limiti
di legge, si vedano condonare i reati e dissequestrare gli impianti
da una delle tante deroghe che l’attuale governo generosamente
elargisce ai distruttori del nostro ambiente. Sugli scarichi civili,
quelli per intenderci delle fogne comunali, il quadro generale è
conosciuto, sempre al 2001: il 92% della popolazione è allacciata
ai 500 chilometri di rete fognaria e l’86% ha scarichi depurati da
impianti idonei. Mancano all’appello circa 30 mila abitanti che
non depurano le proprie acque: circa 10 mila a Lodi, il cui nuovo
depuratore l’Astem sta con ritardo costruendo, e 7 mila a Codogno.
Gli altri sparsi tra frazioni e casali nel territorio. Ci vorranno
anni e investimenti consistenti per completare gli investimenti. Per
tutto questo insieme di ragioni gli scarichi inquinanti del
Lodigiano sono in grado, sostiene la relazione della Provincia, di
“contrastare l’azione autodepurativa propria dei fiumi, in
quanto non si registrano dei miglioramenti sensibili della qualità
delle acque né su scala spaziale (tra le diverse stazioni di
monitoraggio), né su quella temporale (nei diversi anni).” Perché
i grandi inquinamenti, quelli che feriscono i fiumi lodigiani,
arrivano da nord. Si sappia che il Lodigiano è tra le provincie più
virtuose della regione: la media dei lombardi depura solo tre quarti
delle proprie acque. La città di Milano, come noto, è in testa
alla poco nobile classifica. Oggi il sindaco Albertini sta
faticosamente colmando il trentennale ritardo. Ma anche lui con
grande fatica e lentezza: per tre anni infatti non aveva voluto
diventare Commissario alle acque per accelerare i lavori, poi quando
nel 2001 ha avuto i poteri straordinari e (primo sindaco nella
storia cittadina) tutti i soldi (250 mila euro) per costruire gli
impianti ha annunciato: “Entro il 2003 depurerò tutte le
acque”. Scommessa persa, speriamo solo per un anno. Si capisce
perché il Lambro, primo ricettacolo degli scarichi di 4 milioni di
milanesi, una quota di varesotti e brianzoli diventi da noi una
sorta di fogna a cielo aperto: nelle diverse “classi” definite
dalla legge italiana per misurare la vitalità dei fiumi, il Lambro
risulta nell’ultima, la quinta (ambiente fortemente inquinato e
alterato), mentre l’Adda è tra la seconda e la terza classe (tra
moderatamente inquinato e molto inquinato) e il grande Po entra
regolarmente in terza classe dopo aver ricevuto le acque del Lambro.
Ma le acque dei nostri fiumi sono fatti anche di acqua scaricata da
fogne depurate, talvolta in maniera rilevante. Si calcola ad esempio
che il ramo meridionale del Lambro, quello che da Milano
all’altezza di Rozzano, scende attraverso il Pavese e il Lodigiano
sino a Sant’Angelo, sia fatto per l’80-90% della sua portata da
acqua di fogna, talvolta depurata, talora no. E allora hai voglia a
depurare: lo stato di compromissione biologica del fiume (che deve
essere un ambiente di vita, non solo un canale di acqua pura) rimane
alto. E il Lambro rimarrà inquinato anche quando i milanesi
depurassero tutte le proprie acque. E allora la grande scommessa di
costituire il Parco della Valle del Lambro meridionale, l’utopia
di riavere un fiume pulito, in cui raccogliere i gamberi di fiume
come facevano i bisnonni e bagnarsi d’estate come facevano i
nonni, sarà sempre una illusione? No, la possibilità ci sarebbe.
Quella che, costruiti e ammodernati i depuratori del Milanese
(quello di Monza), si costituissero in pieno Parco Agricolo Sud
Milano grandi foreste di pianura (i finanziamenti europei e
regionali non mancano) con importanti aree naturali di
fitodepurazione. Così certamente il Lambro, riscoperto, fruito e
valorizzato con un Parco intercomunale, potrà riacquistare il suo
potere di autodepurazione e ridiventare ancora un gran bel fiume.
Andrea Poggio presidente Legambiente Lombardia