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COMITATO ALLUVIONATI LODI ONLUS

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Agosto 2004

 

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Da LA PROVINCIA DI CREMONA del 01 08 04

Rivolta d’Adda. Ventinove le famiglie che hanno ricevuto l’indennizzo regionale per danni del novembre del 2002

Alluvionati, arrivati i primi rimborsi

Erogati attraverso bonifico Per ora sono 200mila euro

RIVOLTA D’ADDA — Primi rimborsi ai rivoltani per i danni provocati dall''alluvione del 26 novembre 2002. Il Comune li ha elargiti mediante bonifici bancari. Il totale di questa tranche iniziale del risarcimento si aggira sui 200.000 euro, cifra distribuita, in parti diverse, a ventinove famiglie del paese. Si tratta di soldi che sono arrivati dalla Regione. «Il contributo in denaro stanziato dalla Regione Lombardia — spiega l''assessore comunale ai Lavori Pubblici Milo Francesco Carera, che fin dall''inizio ha seguito in prima persona la vicenda — si trova nelle casse comunali (ammonta a circa 900.000 euro, accreditati sul conto corrente bancario del Comune)». «Chi ancora deve fare i lavori dovrà successivamente presentarci le fatture e noi saremo in grado di effettuare i rimborsi nei termini previsti dalla legge e per la parte di nostra competenza». Solo dietro presentazione di regolare fattura di pagamento dei lavori di riparazione dei danni causati dal metro e mezzo d'acqua che venti mesi fa sommerse un intero quartiere di Rivolta i danni possono infatti essere rimborsati. Senza fattura non si ottiene nulla. Anche per chi presenta la documentazione necessaria esiste però una franchigia di 2.500 euro e sull'importo residuo del danno viene risarcita una percentuale pari al 75%. «In cassa — conclude Carera — abbiamo una cifra considerevole ma tenendo conto delle varie franchigie credo che riusciremo a rimborsare una somma pari a 300.000 euro». La somma non erogata sarà restituita alla Regione. Del resto Carera stesso aveva già anticipato come sarebbero andate le cose, mostrandosi dubbioso sull'effettivo beneficio dei rimborsi provenienti dalle Regione nei confronti dei rivoltani. Nel paese rivierasco erano state 172 le famiglie che hanno chiesto il rimborso per i danni subiti agli immobili (dai muri ai pavimenti, dai serramenti all'impiantistica) per un totale di 1.268.690,98 euro.

di Gianluca Maestri

 

Da IL CITTADINO del 2 08 04

L’estate dei lodigiani, tra gite in barca e feste danzanti 

Un week end di piena estate, sereno e per nulla desolato. Di giorno a prendere il sole sulle rive dei fiumi, magari concedendosi anche un giro in barca (come il “San Roch” che da Lodi porta gli escursionisti lungo l’Adda); la sera, in piazza a ballare (come a Lodi, dove sabato è stato celebrato il compleanno della città) e a respirare l’atmosfera di divertimento delle tante feste e sagre popolari che animano l’estate lodigiana (a Senna si è tenuta quella dell’anatra). Senza dimenticare l’impegno ambientale, con la biciclettata anti centrali elettriche.

L’associazione Nüm del Burgh rinnova il successo di un’iniziativa popolare che vede sempre grande partecipazione 

In crociera alla scoperta dei segreti dell’Adda 

Il viaggio domenicale del San Roch dal ponte vecchio alle Due acque  

Quando il San Roch si stacca dalla riva lo fa con tale lentezza da suggerirti di scendere a dargli una spinta. Ma il barcone si è solo lasciato scivolare un po’ all’indietro, come per prendere la rincorsa. Andiamo contromano e risaliamo il fiume andandogli dritto in bocca: le arcate del ponte ci accolgono impassibili, mentre dalla sponda la gente ci saluta divertita. Sui sedici metri scoperti del San Roch ci stanno un po’ tutti: ragazzi, adulti, qualche bambino, “quei del Burgh”, cioè gli uomini dell’associazione, e la banda folcloristica di Lodi, che attacca subito il suo repertorio inter-nazional-folcloristico. Dalle atmosfere del Mississippi fino ai nostri valzer romagnoli, ogni ballo è consentito, spazio permettendo. Intanto, risaliamo l’Adda e la città, tra isolotti e tronchi che galleggiano come relitti d’un altro tempo. Subito dopo il Capanno incontriamo Borgo e Maddalena, i due cigni messi in Adda da Nüm del Burgh qualche anno fa. Più avanti ne vediamo un’altra coppia, arrivata al fiume da chissà dove. Il San Roch avanza tranquillo e regolare, si lascia indietro l’Adda Nostra e il Belgiardino, sfila in mezzo ai bagnanti e ai pescatori. Tanti chiamano, e salutano, altri ci guardano stupiti, e divertiti. Intanto siamo già quasi al “Collo del prete”, una strozzatura del fiume: alla nostra destra è ancora ben visibile il segno dell’ultima inondazione. La terra non scende verso il fiume, vi precipita. Le file di granoturco stanno lì in bilico, sul precipizio che l’acqua ha scavato. Dal “Collo del prete” arriviamo alle “Due acque”, passando tra massi affioranti e rocce a pelo d’acqua. Il barcone si gira lentissimo per cominciare il suo ritorno. Il rientro sembra molto più veloce, forse perché tutti sono concentrati sui pesciolini fritti e sul vino bianco fresco: ci voleva proprio, sotto questo sole. Hai solo il tempo di guardare un po’ la riva di sinistra: un continuo intreccio di piante ed erbe, vegetazione tanto lunga che si incurva sotto il suo peso e sfiora l’acqua, come per abbeverarsi. Sull’altra sponda, verso la città, ogni tanto spunta il profilo di un edificio in lontananza. C’è qualche gabbiano e altri uccelli passano radenti a pelo d’acqua. Adesso l’aria è fresca e piacevole, e puoi sentire appieno l’odore del fiume. Senza accorgersi, siamo già al ponte e usciamo da quelle stesse bocche in cui siamo entrati un’ora prima. Quando rimetti i piedi a terra, ti rimane negli occhi l’Adda che non ti aspettavi: un fiume vivo e vivibile.Le crociere organizzate dall’associazione Nüm del Burgh proseguono tutte le domeniche fino a Ferragosto (partenze alle 16.45 e alle 18). Il biglietto costa 7 euro ed è necessaria la prenotazione (348 3131816). Gruppi e comitive possono richiedere anche gite extra.

Andrea Bagatta

 

Da IL CITTADINO del 3 08 04

Il sindaco assicura: «Presto l’argine contro le alluvioni» 

Rapporti nella maggioranza, moschea e nuovo stadio: intervista a tutto campo al sindaco di Lodi, che annuncia: «Presto l’argine all’ex Sicc e le chiuse al Pratello».

Fra un anno scadrà il suo secondo mandato: «Tornerò a lavorare alla provincia di Milano. Guerini? Un candidato credibile» 

Le ultime volontà del sindaco Ferrari 

«La moschea si farà, lo stadio in Selvagreca, fermeremo le piene» 

Il nuovo stadio in zona Selvagreca, la moschea, i cambiamenti impressi alla città dalla riconversione di aree industriali in residenziali, il passaggio delle consegne all’ex presidente provinciale Lorenzo Guerini: per il compleanno di Lodi, fondata il 3 agosto 1158, il sindaco Aurelio Ferrari fa il punto della situazione di un anno di amministrazione, l’ultimo della sua carriera.

Cominciamo con la politica. Pochi giorni fa Rifondazione Comunista si è “autosospesa”. «Siamo completamente esclusi dalle decisioni» è l’accusa del segretario provinciale Andrea Viani. Non vi sentite ricattati?

«Il termine è forte. Non ci sentiamo ricattati perché non intendiamo esserlo. Rifondazione è un partito ideologico, noi dobbiamo dare conto a norme, leggi, interessi legittimi di privati. Tutto ciò che è stato deciso rientra in un progetto complessivo che caratterizza questa giunta come una giunta di centro sinistra. Ora il pallino è in mano loro. È facile fare un elenco di cose che non vanno e dimenticare quelle fatte. Capita quando ci si ritrova a discutere nella propria sede senza confrontarsi».

Com’è la temperatura dei rapporti con l’opposizione?«Il giudizio è sempre lo stesso. Rapporti personali accettabili, dal punto di vista politico c’è maggiore dialogo con An e Forza Italia. Con la Lega è più difficile, non a caso la loro è la componente più ideologica. Pur dialogando le distanza personali restano notevoli».

Argine ex Sicc: oggi passerà in giunta il progetto preliminare.«Spero, anzi ci conto, di andare all’appalto quest’autunno per cominciare al più presto i lavori. Il lavoro più lungo sarà poi la sistemazione del parco (tra argine ed ex Sicc, ndr) e per quello attingeremo ad alcuni spunti del concorso di idee per l’Oltreadda. Per ora ci interessa chiudere il discorso della difesa spondale. Nonostante gli abitanti di Campo Marte non la pensino così, la piena superò la strada per Boffalora in quel punto che noi proteggeremo, non a valle della rotonda per Boffalora»

Ci sono poi le chiuse al Pratello contestate dagli alluvionati, su cui pende un ricorso al Tar.«Le realizzeremo presto. Il fatto che il Tar non abbia accolto la richiesta di sospensione è significativo. Vuole dire che che non ritiene le chiuse causa di ulteriore marcato disagio. L’oggettività del progetto è dimostrata. Quanto agli alluvionati, mi lascia perplesso il modo di presentarsi del loro tecnico (Nicola Bonelli, geometra di Tricarico consulente del Comitato alluvionati, ndr). Ho qui lettere ed e-mail in cui questo tecnico presenta le proprie idee facendo continui riferimenti a tangenti e tangentisti. Rimango perplesso di fronte a chi demolisce il lavoro di altri ricorrendo a termini quali tangenti e malversazioni».

Urbanistica. Il concorso di idee per la riqualificazione dell’Oltreadda ha mostrato le potenzialità di quella parte di Lodi. A quei progetti ha però fatto seguito la costruzione di un supermercato. Quando le idee prenderanno forma?«Il supermercato rientra tra quei diritti acquisiti di cui si diceva prima. Quel concorso di idee ha dato due risultati: la riduzione consistente delle volumetrie della zona e la futura riqualificazione di via Castellotti. Vorrei anche cominciare a impostare la sistemazione a parco delle zone lungo la tangenziale. Non abbiamo un programma di lavori per l’Oltreadda ma il concorso ci ha dato la possibilità di inserire pezzetti di interventi nel suo sviluppo».

Piazza San Francesco rifatta, lavori di Via XX Settembre sono in corso, a breve la riqualificazione di piazza Zaninelli. Non dimenticate le periferie? La pista ciclabile di viale Pavia è rimasta a metà…«Riqualifichiamo il centro perché ci attendiamo che la gente, così, torni a frequentarlo, riprenda a fare acquisti nei negozi. Mi manca, ma non credo farò in tempo ad avviarla, la riqualificazione completa di corso Roma, nell’ultimo tratto verso piazza Zaninelli per rendere pedonale l’intero percorso: una spina commerciale di buon livello. Quanto alle periferie, si sono fatti interventi anche lì. Abbiamo asfaltato via Lodivecchio, stiamo partendo con via Vecchia Cremonese e a breve via San Fereolo con il completamento di quella pista ciclabile. È normale che chi abita in periferia abbia la sensazione che nella propria zona ci siano ritardi nei tempi. Non è così, si cerca solo di dividere le risorse».

Lungo l’asse della ferrovia sono state abbattute fabbriche e insediamenti storici. La riconversione “industriale-residenziale”, se non governata, non snatura l’identità di Lodi con i maxi condomini?«In realtà in tutti questi casi c’è una riduzione delle volumetrie, che vengono concentrate. Cambiano gli spazi visivi ma si guadagnano parcheggi e aree verdi».

Polo universitario. Pochi sembrano conoscerlo. Sarà una parte di Lodi o un’appendice al di là della tangenziale?

«È il progetto strategico di comune e provincia in cui bisogna credere. A fine settembre entrerà in funzione il centro ricerche, il 13 e il 14 ottobre verrà il presidente Roberto Formigoni. Il Polo di Lodi è nominato sempre più spesso come fondamentale tra quelli della ricerca avanzata. Credo che abbia bisogno di un ulteriore affiancamento degli enti locali».Sulla sistemazione dei giardini all’italiana di viale IV Novembre è calato il silenzio. La Banca Popolare è ancora interessata all’operazione? I parcheggi sotterranei sono definitivamente tramontati?«I parcheggi saltano fuori ogni tanto, qualcuno dice che li realizzerà poi la voce si spegne, a testimonianza che quanto detto da noi era giusto. Lo studio di fattibilità che avevamo commissionato aveva dimostrato come il progetto non fosse sostenibile dal punto di vista economico, i parcheggi sono tramontati. Quanto ai giardini, credo che bisognerà riprendere il ragionamento con la Banca Popolare».

Nuovo stadio. E’ vero che intendete realizzarlo al di là della tangenziale?

«È girata la voce. La nostra idea iniziale della zona Selvagreca era stata annullata dal Pai (il Piano di assetto idrogeologico che indicava l’area tra quelle soggette a esondazione, ndr). Il progetto della strada alle spalle della zona, però, potrebbe prevedere un rialzo della sede stradale che funga da difesa dalle esondazioni. Non sarebbe sufficiente da solo, ma lavorando a pezzettini, con la difesa al parco dell’Isola Bella, l’idea potrebbe essere ripresa».Moschea. Dell’edificio di culto, traslocato a San Grato, si sono perse le tracce. La comunità islamica si ritrova all’ex macello. È quella la moschea di Lodi?«La situazione dovrebbe sbloccarsi tra settembre e ottobre. Loro intanto troveranno una sistemazione provvisoria al posto delle sale, peraltro piccole, dell’ex macello. La comunità si sta allargando e proprio questo fa riflettere sul fatto che si debba cercare di stare davanti a queste situazioni, invece di rincorrerle. Ho ricevuto una lettera del parroco di San Gualtero che, in un breve passaggio, accennava alla moschea di San Grato con assoluta tranquillità. Il problema del luogo di culto è comunque un problema “di contorno”. Dando la possibilità di vivere dignitosamente il proprio culto, miglioriamo i rapporti di vicinato. Solo così alcuni elementi critici si stempereranno».

Alcune voci della maggioranza hanno criticato i tagli agli enti locali. Ribaltiamo la cosa: in tempi difficili vi viene chiesto di spendere meno e meglio…

«I nostri livelli di spesa comprimibili, escluse spese che mai toccheremo come quelle per i servizi sociali, riguardano manifestazioni come Lodi al sole, Lodi ai giovani, il Capodanno in piazza, il teatro. Insieme, credo che non arrivino a 300 mila euro. Potremo certamente risparmiare a fronte di problemi sostanziali, ma di sicuro non siamo spendaccioni».La progettazione partecipata del parco dell’Isola Bella è naufragata. Nessun cittadino ha avanzato suggerimenti, le consulte fanno fatica e i consigli di zona, strumenti di partecipazione, lamentano di non essere ascoltati. È un controsenso?

«Abbiamo bisogno di una scuola per insegnare alla gente ad avvicinarsi all’amministrazione e i consigli di zona lo sono. Da parte loro non si deve però pensare solo a quanto si è chiesto e non ottenuto ma anche ai problemi segnalati e risolti. Con loro ci sono contatti continui, gli assessori partecipano alle loro riunioni, ci sono incontri con gli uffici di presidenza, partecipano alle commissioni comunali. Può mancare la soddisfazione di vedere soddisfatta una parte consistente di richieste, ma non manca l’ascolto».

È il suo ultimo mandato. Nel 2005 ci saranno le elezioni. Ha annunciato l’intenzione di lasciare il Broletto. Lei e Guerini, “pezzi da 90” della Margherita, vi ritroverete, politicamente parlando, disoccupati.

«Guerini è un pezzo da 90, io un po’ meno. Non ho ambizioni di carattere politico. Può essere che mi arrivino proposte. Si valuteranno in quel momento»

Cederebbe volentieri la sua poltrona a Guerini.

«È un candidato assolutamente credibile e positivo».

Ha un rammarico?«Per le le domande a carattere personale che non si riesce a soddisfare. Persone che cercano un aiuto, famiglie con problemi. Non riuscire ad risolvere queste richieste lascia un senso di amarezza».

Cosa farà? Tornerà a lavorare alla provincia di Milano?

«Con una giunta di centro destra forse mi sarei ritrovato a fare le fotocopie. Con questa non escludo che mi arrivino proposte anche per un lavoro di qualità».

Fabrizio Tummolillo

 

Partiti ieri dalla Canottieri due avventurosi 18enni 

In barca su Adda e Po fino al Canal Grande 

I due uomini in barca ci riprovano. Esattamente un anno fa Stefano Rotta e Niccolò Scacchi erano pronti a partire sul loro guscio di noce per percorrere Adda, Po, foce e laguna fino a sfilare in Canal Grande a Venezia. Ma si era messa di mezzo una siccità spaventosa che aveva reso impossibile i trasbordi da un fiume all’altro, oltre che la navigazione. Così i due 18enni lodigiani non si sono persi d’animo e hanno rimandato la loro vacanza speciale a quest’anno. Ieri mattina la partenza sul gerale di fronte alla Canottieri, davanti a un banchetto offerto ad amici, parenti e curiosi con caffè e latte e qualche brioche, prima di consegnarsi anima e corpo al grande fiume. «L’anno scorso è andata male - hanno detto i due alla partenza - quest’anno ce la faremo, anche perché abbiamo una barca più grande, più sponsor e tanta determinazione». La barca c’è (l’avevano restaurata già l’anno scorso), il motore da 15 cavalli pure. Non viaggeranno veloci, ma saranno comunque al sicuro. La crociera, nata per imitare l’impresa del barcone San Rocc che l’anno scorso fece raggiungere ai numerosi adepti dell’associazione Nüm del Burgh la Laguna attraverso l’Adda e il Po, durerà dieci giorni. I due giovani navigheranno tutto il giorno, fermandosi nei gerali più belli per mangiare, dormendo all’addiaccio. «Seguendo pian piano l’Adda, un fiume che purtroppo si sta asciugando - dicono Niccolò e Stefano - arriveremo nel Po dopo la chiusa di Isola Serafini. Dopo qualche giorno saremo nel Delta del Po. Ci fermeremo per fare foto ed esplorare zone incontaminate. Poi imboccheremo l’idrovia Po-Brondolo fino a Chioggia e a quel punto proseguiremo per Venezia e attraverseremo tutto il canal Grande. Pensiamo di stare qualche giorno in laguna dormendo nei campeggi attrezzati». Il ritorno, però, sarà molto più comodo. Li andranno a prendere in automobile, un premio meritato per una vacanza alternativa.

 

Un gorgo lo ha trascinato sul fondo, salvata da alcuni bagnanti la cuginetta che era con lui 

Annega sotto gli occhi dei parenti 

Muore nel Ticino 21enne romeno residente a Salerano 

Bagno fatale per un ventunenne romeno, residente a Salerano sul Lambro. George Grigore Birgauan detto “Jimmy” è morto domenica pomeriggio a Linarolo, nel Pavese, in prossimità del ponte della Becca, alla confluenza tra il Ticino e il Po, in un punto che non viene considerato particolarmente pericoloso. “Jimmy” era entrato in acqua intorno alle 16.30 con la cuginetta 17enne, quando i due sono sono stati catturati da un gorgo. Alcuni testimoni, quando si sono resi conto della situazione, sono scesi nel fiume tenendosi per mano l’uno con l’altro per evitare di essere trascinati a fondo a loro volta e sono riusciti a portare in salvo la ragazza. Il corpo del giovane è stato invece recuperato sul fondo, ormai senza vita, dai sommozzatori dei vigili del fuoco.

Salerano Lavorava da tre anni come imbianchino, era in gita con dei parenti arrivati in Italia per trascorrere le vacanze 

Bagno mortale per Jimmy il romeno 

Il 21enne si era tuffato nel Ticino ed è stato tradito dalla corrente 

Salerano Un ventunenne di Salerano, George Grigore Birgauan, cittadino della Romania, ha perso la vita domenica pomeriggio a Linarolo, presso Pavia, mentre faceva il bagno in prossimità della confluenza del Po nel Ticino, in un punto che nella zona non considerano particolarmente pericoloso. George, che tutti a Salerano chiamavano “Jimmy”, il soprannome che aveva “inventato” il suo datore di lavoro, aveva deciso di passare la domenica in riva al fiume assieme allo zio, con il quale il 21enne divideva un appartamento in via Ada Negri, la zia e una cugina, Iolena C., di 17 anni, arrivata dalla Romania per un breve periodo di vacanza. Attorno alle 16.30 i due ragazzi si sono tuffati e hanno cominciato a sguazzare, in un tratto di fiume dove l’acqua all’apparenza non è più profonda di mezzo metro, nei pressi del ponte della Becca, sulla provinciale Bronese. I due si sono messi a nuotare, quando, in base alle testimonianza raccolte dalle forze dell’ordine, sono stati catturati da un gorgo, che ha reso molto difficile la riconquista della riva. Diverse persone, notati i due giovani in difficoltà, hanno allora provato a scendere in acqua tenendosi per mano, per non cadere a loro volta vittime della corrente e del fondo scivoloso, e così sono riusciti a raggiungere Iolena, che è stata trascinata a riva. George invece era scomparso nel verde scuro dell’acqua, ed è toccato ai sommozzatori dei vigili del fuoco il triste compito di individuare il corpo del 21enne, adagiato sul fondo in corrispondenza di una buca. Ormai non c’era più niente da fare, e i sanitari del “118” pavese si sono limitati a constatare il decesso.La salma è stata trasferita nella camera mortuaria del Policlinico di Pavia, in attesa dell’autopsia disposta dal procuratore di turno. Ma il quadro è quello, già visto troppe volte anche quest’anno sui fiumi Lombardi, l’Adda per prima, di un annegamento dovuto alle forti correnti che si agitano in corrispondenza degli avvallamenti del letto del fiume. Potenti mulinelli che non perdono vigore neppure quando l’acqua è bassa, e in troppi si dimenticano di trovarsi al cospetto di un fiume. «Aveva solo 21 anni, ma con molta più “testa” rispetto ai ragazzi italiani della sua età», così lo ricorda Luigi Cretì, che tre anni fa, quando George era arrivato dalla Toscana, gli aveva proposto il lavoro di pittore e imbianchino che tuttora il ragazzo faceva, con soddisfazione del titolare e dei clienti. Il giovane romeno si era trovato l’appartamento in via Ada Negri, e dopo qualche mese lo aveva raggiunto a Salerano anche lo zio. «Per me era come un figlio, un fratello, un vero amico - prosegue Cretì -: visto che nei primi tempi era qui da solo, gli ho anche dato dei consigli, non mi ero preoccupato di lui solamente per quanto riguarda il lavoro. E gli avevo anche proposto il soprannome di Jimmy, come tante stelle del rock...e come le stelle se n’è andato in cielo». Il titolare è intenzionato a far celebrare una Messa di suffragio nella parrocchiale di Salerano tra un mese. I familiari stanno organizzando i funerali in Romania: la salma sarà trasferita direttamente non appena la magistratura pavese la rimetterà a disposizione dei parenti.

C. C.

 

Da IL CITTADINO DEL 4 08 04

Una duna erbosa lunga 800 metri per proteggersi dall’Adda 

Sarà alto tra i due metri e mezzo e i tre metri, si svilupperà per una lunghezza di 800 metri e avrà l’aspetto di una duna erbosa: è il nuovo argine ideato per proteggere dalle piene dell’Adda il quartiere di Campo di Marte, il più colpito dall’alluvione del novembre 2002. Il progetto, la cui realizzazione comporterà una spesa di un milione e mezzo di euro, è attualmente all’esame della giunta comunale, che conta di approvarlo entro pochi giorni, per passare poi all’appalto, con la previsione di concludere i lavori entro la primavera del 2005. L’argine correrà in sponda sinistra dal ponte storico alla rotatoria per Boffalora, dove si innesterà sull’altro rinforzo spondale che verrà realizzato dalla provincia.

Il progetto prevede la costruzione di una sella erbosa alta fino a tre metri e contempla già la nuova arcata del ponte 

L’argine dell’ex Sicc pronto nel 2005 

In autunno i lavori per difendere 800 metri di riva dalle piene 

I primi 800 metri di argine potrebbero essere pronti per la primavera del 2005. Ieri mattina in giunta è comparso per la prima volta il progetto di difesa della sponda sinistra. Inizialmente era stato pensato per proteggere gli interventi edilizi nell’area dell’ex Sicc. Nel nuovo progetto, invece, la gran parte dei 50 mila metri quadrati della fabbrica dismessa resterà all’esterno dell’argine che servirà a proteggere il quartiere del Campo di Marte da piene rovinose come quella del novembre 2002. L’argine partirà dal ponte napoleonico e terminerà appena dopo la rotonda per Boffalora d’Adda. Da quel punto, toccherà al nuovo argine che stanno progettando provincia e Consorzio Muzza contenere esondazioni pari a quella di due anni fa lungo tutta l’asta della strada provinciale. Cominciano a dare i primi frutti i progetti per la difesa dell’Oltreadda dopo la disastrosa alluvione della notte tra il 26 e il 27 novembre 2002 che, per la sua portata, superò persino i più pessimistici pareri del Piano di assetto idrogeologico. Il progetto dell’argine sinistro, realizzato dall’ingegnere Silvio Rossetti, ormai da anni consulente del comune per le questioni idrogeologiche, è comparso ieri mattina per la prima volta sul tavolo della giunta comunale. In assenza di tecnici qualificati per presentarlo, però, gli assessori presenti - Tramezzani, Carrera, Lottaroli, Marzorati, Corbellini e il sindaco Aurelio Ferrari - si sono limitati a una semplice presa di contatto. L’approvazione del documento è prevista nella giunta di martedì prossimo. «Comunque - spiega Ferrari - i tempi per l’appalto saranno brevi. Penso che già per il prossimo autunno potremo dare il via ai lavori e, salvo complicazione, avere l’argine pronto per la primavera del 2005». L’argine sinistro consiste in una sella erbosa che avrà un’altezza compresa tra i due metri e mezzo e i tre metri. Il punto di “aggancio” sarà a circa 15 metri dalla riva sinistra, accanto al ponte, ma in posizione volutamente arretrata («Il progetto tiene già conto della nuova arcata che verrà aggiunta al ponte», dice il sindaco). Fino all’area dell’ex Sicc l’argine correrà in parallelo con il fiume e con la piscina Ferrabini. Per non invadere l’area del centro sportivo comunale verrà innalzato un muro di contenimento di circa 60 metri, che definirà i confini tra la piscina e l’argine. La duna erbosa poi compirà una svolta a destra, dividendo praticamente in due l’area dell’ex Sicc. All’interno dell’area protetta rimarrà la palazzina degli uffici, destinata a ospitare l’unico intervento edilizio dei privati («la volumetria resterà la stessa di oggi», assicura Ferrari). Tutto il resto, circa 35 mila metri quadrati, resterà fuori dagli argini e costituirà la gran parte del parco pubblico che verrà realizzato in un secondo tempo. L’argine proseguirà fino alla rotonda per la Lodi-Boffalora, in modo da formare un unico progetto di difesa spondale lungo la riva sinistra, quando sarà pronto anche l’argine lungo la strada provinciale. «In una seconda fase - spiega Ferrari - progetteremo altri interventi come l’allungamento del ponte urbano e l’abbassamento della briglia a valle del viadotto, in corrispondenza della riva sinistra. In ultima battuta arriverà il parco pubblico». Per l’argine del comune è già stato accantonato un milione e mezzo di euro: un milione è stato messo a disposizione dalla giunta regionale.

Francesco Gastaldi

 

Camairago In attesa del ripristino idraulico il Consorzio assicura la navigazione per 8 chilometri con lo Stradivari 

Sull’Adda da Pizzighettone fino a Lodi 

La regione approva l’asportazione della ghiaia che fa da tappo 

CAMAIRAGO Via libera alla navigazione turistica sull’Adda, che nel giro di due anni potrà essere solcato in barca da Pizzighettone a Lodi: con un recente decreto la regione Lombardia ha approvato l’asportazione di accumuli di 8 mila metri cubi di materiale inerte che attualmente impediscono la navigazione nel tratto fra Camairago e Bertonico, nell’ambito di un’altra serie di interventi di manutenzione idraulica per il ripristino delle tratte navigabili anche nel tratto settentrionali dell’Adda, sul Ticino e nel tratto pavese del Po. Non solo: il Pirellone erogherà anche un contributo di 400 mila euro che coprirà il 60 per cento delle spese necessarie al recupero della motonave storica “Venezia” (costo 587 mila euro) e alla realizzazione dei plinti di ancoraggio dei pontili di Castiglione, Gombito e Formigara (spesa preventivata in 79 mila euro); il Consorzio Navigare l’Adda - composto dall’Azienda Porti di Cremona e Mantova, da enti pubblici come il Parco Adda Sud, i comuni di Castiglione, Camairago, Bertonico, Pizzighettone, Formigara, Gombito e Montodine, e da tre soggetti privati come la Tenuta del Boscone, l’armatore Salvatore Molinaro e la società ricreativa Nec Ente di Cremona - dovrà reperire gli altri 266 mila euro necessari a completare le opere; l’Azienda Porti inoltre finanzierà la realizzazione di altri due pontili a Pizzighettone e a Camairago presso la Tenuta del Boscone.L’attività di ripristino idraulico non potrà essere avviata in tempi brevi, ma il presidente del consorzio Carlo Pedrazzini conferma che l’attività di navigazione turistica comincerà comunque a metà agosto tra Pizzighettone e Camairago(un tratto di fiume di 8 chilometri) con un “pontoone”, un’imbarcazione da 30 posti battezzata “Stradivari”; nei prossimi anni l’Adda potrà essere solcato per 54 chilometri fino a Lodi dallo storico rimorchiatore “Venezia” che potrà trasportare fino ad un centinaio di passeggeri. Nel protocollo d’intesa stilato nei giorni scorsi tra la regione e il consorzio è prevista anche la stampa di una mappa nautico-turistica in analogia con altre tratte fluviali: i referenti di “Navigare l’Adda” sono stati infatti convocati al Pirellone nei giorni scorsi assieme al consorzio Parco Adda Nord, al Parco Lombardo della valle del Ticino e all’Azienda Porti, gestori di progetti di navigazione nella parte settentrionale dell’Adda, lungo il Ticino e nella zona pavese del Po. «Il nostro consorzio - spiega il vice presidente di “Navigare l’Adda” Pietro Cremonesi - dovrà produrre il progetto dell’intervento idraulico necessario ad aprire un corridoio navigabile tra Formigara e Gombito dove attualmente c’è un accumulo di inerti: non si tratta comunque di escavazioni, ma di movimentazione di materiale che viene spostato da una parte all’altra dell’alveo del fiume».

Daniele Perotti

 

E intanto arrivano dalla Francia per solcare il Po 

Aveva cominciato per diletto Gianluigi Petranca, ma da quasi tre anni a questa parte l’attività di navigazione della Compagnia del Po, fondata dall’imprenditore sanrocchino con alcuni soci nel 1999, costituisce la prova delle notevoli potenzialità del turismo fluviale. Quest’anno sono già stati più di 4 mila, da aprile ad oggi, i passeggeri della Jack London, la nave da 100 posti che solca il tratto lodigiano-piacentino del Po da Piacenza a Isola Serafini: «Abbiamo riscontrato - dichiara Petranca - un aumento di presenze del 40 per cento rispetto all’anno scorso, quando subimmo la pubblicità negativa del gran parlare di siccità che si è fatto sui mass media: noi potevamo tranquillamente navigare, ma la gente si era convinta che non fosse possibile e non prenotava biglietti. Per quest’anno contiamo di superare le 6 mila presenze, considerato che già nel 2002 al nostro primo anno di attività contammo circa 5 mila passeggeri». La Jack London effettua crociere al sabato (anche in notturna, con telecamere a raggi infrarossi) e alla domenica, ma si possono prenotare anche viaggi charter infrasettimanali per gruppi sufficientemente numerosi: quest’anno per la prima volta hanno navigato sul Po anche alcune classi scolastiche. Il prezzo del biglietto è di 13 euro, ridotto a 9,30 euro per i minori di 10 anni; i bambini fino ai 3 anni di età non pagano. «La nostra - conclude Petranca - può definirsi un’attività amatoriale, da appassionati: fondamentali i miei preziosi collaboratori Mario Ferrarini e Giacomo Contardi. Siamo comunque orgogliosi dei risultati ottenuti: i nostri clienti sono soprattutto lombardi e piemontesi, ma abbiamo ricevuto prenotazioni anche dalla Francia. Il problema è che purtroppo gli enti preposti non fanno niente per il Po».

 

Da IL CITTADINO del 5 08 04

«Facciano in fretta gli argini ma anche fino a Boffalora» 

«Arriva l’argine sull’ex Sicc? Siamo contenti, ma devono fare nello stesso momento anche quello che costeggia la strada per Boffalora. Altrimenti si rischia il disastro». Così Carlo Bajoni, portavoce degli alluvionati della riva sinistra, accoglie la notizia che la settimana prossima la giunta comunale darà il via libera ai primi lavori di difesa spondale per scongiurare in futuro ciò che accadde nella notte fra il 26 e il 27 novembre 2002, quando l’Adda, rotti gli argini a monte di Lodi, scavalcò la Lodi-Boffalora allagando Campo di Marte e Revellino da nord, dove nessuno se l’aspettava. «Che partano i lavori non può che renderci felici - dice Bajoni -, ma adesso vogliamo sapere a che punto è l’argine che dovrà costruire la provincia. I due terrapieni sono complementari l’uno all’altro e devono essere realizzati insieme. Se dovesse arrivare un’altra piena l’argine del comune, da solo, non solo non servirebbe a sbarrare il passo all’acqua proveniente da Boffalora, ma addirittura finirebbe per creare un effetto bacino nell’Oltreadda, impedendo all’acqua di defluire altrove. Ho scritto due volte alla provincia e per ora ho ricevuto solo generiche risposte dalla Sanna». La quale, da assessore provinciale alla protezione civile, non ci sta. «Anche il nostro argine sulla Lodi-Boffalora sta per essere approvato e i lavori partiranno insieme a quello dell’ex Sicc».Si tratta di un terrapieno alto tre metri nel suo punto massimo e che per oltre quattro chilometri seguirà la Lodi-Boffalora (con una pista ciclabile sulla sommità) fin oltre la località Due Acque. Francesca Sanna è seccata per le affermazioni di Bajoni: «Credono forse che stiamo scherzando? Forse non si rendono conto che per realizzare un’opera che avrà delle conseguenze serie su chi sta più a valle bisogna prima pensarci mille e mille volte, valutare tutte le possibilità, acquisire pareri. Abbiamo fatto tutto questo nel giro di un anno, investendo fondi nostri, in autunno saremo pronti ad appaltare l’opera. Non so cosa avremmo potuto fare di più». Nemmeno i comitati alluvionati sono d’accordo fra loro sulle opere da fare. Per Domenico Ossino, rappresentante degli alluvionati della sponda destra «quegli interventi sono molto costosi e in buona parte inutili, specialmente l’aggiunta di una nuova campata al ponte napoleonico. In quel punto il fiume ha già una sezione molto ampia, il problema sono le strettoie a monte. Basterebbe intervenire riportando l’Adda nei punti più stretti alla sezione che aveva solo 15-20 anni fa, togliendo il materiale ghiaioso, le sabbie, i tronchi d’alberi che hanno formato isole improvvisate che hanno creato nell’Adda pericolosi colli di bottiglia». Il “collega” Bajoni non è d’accordo: «Ripulire il fiume da tutto quel materiale è giusto, ma senza argini torneremmo presto ad avere gli stessi problemi di prima».

F. G.

 

Erano su un isolotto e sono stati sorpresi dal maltempo: salvati nella notte, non rinunciano alla missione 

Naufragio sul Po sotto la grandine 

I due 18enni partiti da Lodi perdono barca e tenda 

Sorpresi da una tempesta di grandine e con attrezzatura da campeggio e cibarie spazzate via dal Po ma decisi a continuare: «A Venezia ci arriviamo» assicuravano ieri pomeriggio Stefano Rotta e Niccolò Scacchi, i due giovani lodigiani partiti lunedì su un’imbarcazione d’alluminio di 4 metri e un motore da 15 cavalli, decisi a solcare Adda e Po fino ai canali della Serenissima. Un viaggio che si è subito rivelato tutt’altro che una passeggiate: martedì sera, intorno alle 20.30, i due ragazzi sono stati sorpresi da una tempesta di grandine sulla spiaggia di un isolotto del Po tra Roccabianca, sulla sponda emiliana, e Motta Baluffi, su quella cremonese, dove erano approdati per passare la notte. La tempesta ha spinto lontano la loro barchetta, il vento ha spazzato via la tenda. A salvarli è arrivato Vitaliano Daolio, un esperto “lupo di fiume” della zona, che conosce anse e fondali. «Un attimo prima c’era il sole e una temperatura di 40 gradi, un attimo dopo grandine e tempesta» raccontava ieri, raggiunto telefonicamente, Rotta. I due navigatori stanno bene, anche se l’intervento provvidenziale di Daolio ha evitato che le cose si complicassero non poco: «Abbiamo chiesto aiuto con i cellulari, ma i vigili del fuoco e i carabinieri non arrivavano - spiega Rotta -. Abbiamo lanciato segnali di soccorso con la lampada al neon finchè quest’uomo ci ha notati». Daolio, responsabile dell’acquario del Po di Motta Baluffi è uno che sul fiume ci naviga da sempre. Con un fuoribordo Boston da 115 cavalli è andato a recuperare nel buio i due e li ha portati a Roccabianca dove, nel frattempo, erano arrivati carabinieri e pompieri ad aspettarli.Rotta e Scacchi hanno ripreso fiato poi sono subito ripartiti alla ricerca della loro imbarcazione. «Era su una spiaggia a un chilometro di distanza - spiega Scacchi -. La tenda, invece l’abbiamo ritrovata questa mattina (ieri per chi legge, ndr) completamente fradicia». Hanno inoltre perso i soldi che avevano con sè, provviste e materiale per il campeggio e il telefono cellulare di Rotta è stato irrimediabilmente zittito dall’acqua. La notte l’hanno passata invece all’asciutto in una “house boat”, una casa galleggiante, ospiti di Daolio, prima di rimettere la barca in Po.Il loro obiettivo, ora, è quello di rispettare la tabella di marcia di una decina di giorni di viaggio. I due erano pronti a partire già un anno fa ma la siccità che ha caratterizzato l’estate 2003 rese impossibile la navigazione fluviale. Nei prossimi giorni imboccheranno l’idrovia Po-Brondolo fino a Chioggia. Da quel punto arriveranno a Venezia, dove si fermeranno per qualche giorno per visitare la laguna. Una crociera nata sulle orme delle imprese dell’associazione Nüm del Burgh. I due giovani non temono di confrontarsi con i veterani dell’associazione guidata da Gino Cassinelli e, malgrado la disavventura, ne sono sicuri: «A Venezia ci arriviamo».

Fabrizio Tummolillo

 

Da Lettere al IL CITTADINO del 5 08 04

LAVORI PUBBLICI

Le periferie e la loro “fetta di torta”

Leggo sul vostro giornale del 3 agosto l'intervista al sindaco di Lodi, Ferrari. Come abitante del Pratello, mi soffermo su due argomenti, che mi toccano da vicino. 1) Dice il sindaco, a proposito delle chiuse: "Le realizzeremo presto. Il fatto che il TAR non abbia accolto la richiesta di sospensione è significativo. Vuole dire che non ritiene le chiuse causa di ulteriore marcato disagio". Non  conosco le motivazioni del TAR, ma ritengo parole gravi quelle pronunciate dal sindaco. E impegnative. Ritengo che intraprendere un'opera di questo tipo e di questo onere (chiunque sia chi la paga) e portarla strenuamente avanti, come sta accadendo, sia azione da fare esclusivamente se è indispensabile e risolutiva ai fini della sicurezza di tutti. Se le chiuse si fanno perché non sono causa di ulteriore marcato disagio,  cosa significa? che non sono così utili? "Facciamole", sembra di sentir dire, "tanto il disagio non sarà più di quello passato..." Complimenti: ci sentiamo davvero tranquilli...! 2) Sul problema della riqualificazione delle periferie, il sindaco dichiara: "E' normale che chi abita in periferia abbia la sensazione che nella propria zona ci siano ritardi nei tempi. Non è così, si cerca solo di dividere le risorse". Forse non mi è chiaro il criterio di divisione. Anzi, mi piacerebbe capirlo. Anche perché la scorsa primavera nel corso di una riunione con gli alluvionati del Pratello, tenutasi nella cappella di via Bocconi, il sindaco annunciò a breve ben "14 interventi" sul sistema fognario della zona, al fine di ovviare ai problemi dei rigurgiti. Noi, che percorriamo ogni giorno via Bocconi e le vie limitrofe, insieme ai tanti che confluiscono da altre zone nel parcheggio adiacente recentemente ampliato, dobbiamo constatare quanto da tempo il fondo stradale sia estremamente sconnesso. Ci era stato detto che prima si sarebbero dovuti fare gli interventi, poi risistemare le strade. Non abbiamo visto né l'uno né l'altro. Abbiamo visto qualche mese fa alcuni incaricati effettuare rilievi (il che mi fa pensare che un anno fa siano state dette parole così, tanto per tirare avanti, ma che i progetti fossero ben di là da venire...). Poi più nulla. Né ci vediamo, a seguito delle dichiarazioni del sindaco, parte della "torta" da dividere. Che a breve ci si riservi una fettina è chiedere troppo?

Carmen Ansi Lodi

car.an@virgilio.it

 

Da IL CITTADINO del 10 08 04

L’Adda patrimonio dell’umanità: «Necessaria la tutela dell’Unesco»

Il Parco Adda Sud vuole candidare il fiume, in tutta la sua lunghezza, dalla sorgente alla foce, a entrare nel patrimonio dell’umanità tutelato dall’Unesco.

Dalla sorgente alla foce conserva tracce preistoriche, leonardesche, industriali: «Un progetto di valore mondiale»

«L’Adda merita la tutela dell’Unesco»

Il Parco chiederà di inserirlo tra i beni patrimonio dell’umanità

Il fiume Adda nella sua interezza, dalla sorgente alla foce, con le sue rive, i territori comunali che lambisce e la loro storia, tradizione, cultura: un elemento geografico che, considerato in questa sua globalità, costituisce un patrimonio inestimabile. Degno di entrare nell’elenco delle bellezze naturali, architettoniche e artistiche “patrimonio mondiale dell’umanità” stilato dall’Unesco? Secondo Attilio Dadda, presidente del Parco Adda Sud, ci sono quantomeno le condizioni per presentare domanda di inserimento del fiume lombardo nell’elenco che comprende siti quali il Grand Canyon e il parco di Yellowstone in America, la barriera corallina in Australia, le isole Galapagos, il parco nazionale dei ghiacciai “Los glaciares” in Argentina, l’alta valle del Reno in Germania, le isole Eolie, la costiera amalfitana e i centri storici delle grandi città d’arte italiane come Roma e Firenze, l’acropoli di Atene, la Statua della Libertà. Così, con il suo collega Giovanni Locatelli del Parco Adda Nord e con i rappresentanti del Parco delle Orobie Valtellinesi (le montagne della zona di Sondrio e dintorni), Attilio Dadda si sta attivando da alcuni giorni per poggiare le basi per la stesura di un manifesto di candidatura dell’intero fiume Adda come patrimonio dell’umanità riconosciuto dall’Unesco: se l’operazione andasse in porto si tratterebbe di un risultato di grande prestigio per il territorio, che garantirebbe anche l’accesso a risorse economiche importanti per la sua salvaguardia. «Candidiamo il fiume Adda - spiega Attilio Dadda - in quanto unico fiume interamente lombardo e ricco di implicazioni storiche e culturali oltre che naturalistiche: si passa dalla presenza di tracce preistoriche alla grande tradizione dei monaci cistercensi, dagli esempi delle intuizioni leonardesche dei canali irrigui ai monumenti di archeologia industriale, dalle riserve ambientali con zone umide pregiate alle attività di salvaguardia e reintroduzione di specie in via di estinzione, per non parlare dei luoghi di manzoniana memoria». Tutti aspetti che saranno adeguatamente evidenziati nel manifesto in fase di preparazione che sarà presentato ufficialmente in occasione della prossima assemblea autunnale del Parco Adda Sud ai vari comuni del territorio e alle province di Lodi e Cremona, cui sarà chiesta l’adesione al progetto: intanto si sta già lavorando ad un coinvolgimento della regione Lombardia e del governatore Roberto Formigoni in prima persona. «L’iter per ottenere l’accreditamento all’Unesco - prosegue Dadda - è lungo e complesso, e come tutte le operazioni di questo genere richiede la collaborazione di tutti senza distinzione di parte: oltre agli enti locali cercheremo di coinvolgere anche gli imprenditori, i gruppi di protezione civile, le associazioni culturali e di volontariato del territorio. Penso a realtà lodigiane come la Wasken Boys che promuove il palio sull’Adda, così come a Nüm del Burgh piuttosto che all’Associazione barcaiuoli e lavandaie che vivono in stretto rapporto con il fiume e promuovono la cultura ad esso collegata». Entro il 31 dicembre prossimo il manifesto di candidatura, vagliato dal ministero per i beni e le attività culturali, dovrà essere presentato alla commissione Unesco a Roma che ha facoltà di proporre ogni cinque anni nuovi siti da inserire nell’elenco del patrimonio mondiale: la definitiva accettazione della candidatura spetta tuttavia al Comitato internazionale per il patrimonio mondiale dell’Unesco. «Penso sia la prima volta in assoluto - conclude Dadda - che venga proposta la candidatura di un fiume nella sua interezza: oltre ai tre parchi promotori dell’iniziativa verranno presto coinvolte anche le comunità legate al lago formato dall’Adda. Dopo vent’anni di politica di conservazione dell’ambiente, con iniziative di salvaguardia e ripopolamento, ci sembrava opportuno un salto di qualità: non so se riusciremo ad ottenere l’accreditamento all’Unesco, ma sicuramente questo progetto rappresenta un nuovo modo di porsi nei confronti dell’ambiente e della natura; una proposta indubbiamente di alto profilo, votata al marketing territoriale». Un progetto ambizioso e interessante, da seguire passo dopo passo.

Daniele Perotti

 

Alluvione del 2002, liquidati danni per mezzo milione

Rimborsi per 570 mila euro per gli alluvionati di Lodi. Il contributo, che palazzo Broletto sta distribuendo in questi giorni, fa parte dello stanziamento di 2.185.146 euro che la regione Lombardia aveva destinato al Lodigiano con un decreto del 29 dicembre 2003. Uno stanziamento al quale, il 2 febbraio 2004, ha fatto seguito la comunicazione dei criteri per l’assegnazione dei contributi. Terminata la fase istruttoria, gli uffici comunali hanno stilato l’elenco degli aventi diritto. Di questa somma, 570.289 euro, 260.005 euro andranno, come saldo, a privati cittadini, 116.079 euro saranno erogati ad amministratori condominiali. Altri 171.685 euro saranno versati come acconto del 40 per cento del danno ammissibile a privati e altri 22.520 euro, con la medesima modalità, agli amministratori di condominio. Tra i finanziamenti destinati come saldo ai privati gli importi erogati variano da un massimo di 120 mila euro per un residente di via Vecchio Bersaglio ai 369 di un abitante di via Ferrabini. Per gli amministratori di condominio si va da un minimo di 1.763 euro per un edificio di via Vespucci ai 30.945 euro di uno stabile di via Orfino Giudice. Lo stanziamento regionale non si limitava a Lodi: l’importo complessivo di 2.310.544 euro comprendeva i rimborsi per danni strutturali anche alle abitazioni dei cittadini di Abbadia Cerreto, Castiglione e Cavenago.

 

L’ultimo ostacolo la targa necessaria per navigare in laguna, il naufragio ormai è alle spalle

Riuscito il raid Lodi-Venezia in barca

Temporali e burocrazia non hanno fermato i due 18enni

Stanchi, quasi senza viveri, con una barca semisquassata dal nubifragio, Niccolò Scacchi e Stefano Rotta sono finalmente arrivati a Venezia. L’avevano promesso cinque giorni fa, quando una grandinata li aveva sorpresi a Motta Baluffi sulla sponda cremonese del Po, strappando via la tenda, gran parte delle cibarie e mandando la loro barchetta - denominata “Triskel” e acquistata grazie agli sponsor Litium e Fashion Cafè - alla deriva per parecchie ore. In laguna sono arrivati ieri pomeriggio, appena passate le 15. In realtà Niccolò e Stefano avrebbero potuto fare la loro sfilata sotto il ponte di Rialto 48 ore prima, ma quando un viaggio pare baciato dalla cattiva sorte c’è poco da fare. Sulla via per Venezia, infatti, i due sono stati sorpresi da altri tre temporali, quasi volta evitati accettando l’accoglienza di alcuni “lupi di fiume” nel tratto mantovano e veneto del Po. Poi, sabato, ci si è messa pure la burocrazia. La capitaneria di porto di Venezia ha fatto scattare il blocco per il guscio d’alluminio lodigiano, sprovvisto della targa provvisoria di circolazione che tutte le barche che vogliono navigare sulla laguna dovrebbero avere. «Era sabato - dice Rotta - e ci hanno detto di aspettare fino a lunedì mattina per chiedere la targa in comune. Dal comune ci hanno mandato alla provincia, dai cui uffici ci hanno inviato in un’agenzia viaggi, secondo i cui referenti per ottenere quella targa occorrevano giorni e giorni. Ci siamo rivolti infine all’Apt e in pochi minuti, per 50 euro, ci hanno fatto avere il lasciapassare». Partita come una sfida lanciata da due 18enni, la crociera fluviale si è ben presto trasformata in un’avventura dai contorni surreali. Prima il nubifragio che ha messo a dura prova i nervi dei due lodigiani («ci ha portato via quasi tutto, tavoli, sedie, buona parte delle cibarie, la tettoia per la barca») con tanto di salvataggio da parte del soccorso fluviale, poi gli altri temporali incontrati a Viadana, Felonica e Bottrighe, sempre sul Po. «Ma in questo caso - dicono i due - non abbiamo avuto problemi. Abbiamo incontrato gente splendida che ci ha ospitato prima in una stupenda casupola di canottieri, poi, la sera dopo, in una magnifica casa in legno sul fiume. Siamo anche riusciti a riparare la tenda. Il cibo? Tra un po’ di pizza, pane e crauti e qualche biscotto ce la siamo cavata». Meno bello il fine settimana, passato in in un campeggio a Sottomarina, nei pressi di Chioggia, fermi ad attendere l’apertura degli uffici comunali per risolvere l’intoppo della targa. «Quel posto è allucinante, sembra un campo profughi - spiega Stefano -: immondizia dappertutto, topi e sporcizia. Ma visto il tenore della vacanza, l’abbiamo presa a ridere». Le disavventure comunque sono già dimenticate: oggi Stefano e Niccolò visiteranno Murano e Burano, domani risaliranno il Brenta. Poi, il rientro a casa. Finalmente in auto.

Francesco Gastaldi

 

Da IL CITTADINO del 12 08 04

Via libera dalla giunta balneare all’argine e alla pista sugli spalti 

Argine dell’ex Sicc e rifacimento degli spalti di via Secondo Cremonesi: due grossi progetti che si sono trascinati a lungo e che hanno avuto, con la seduta di giunta di martedì, il formale via libero. Nel primo caso si tratta del progetto preliminare della difesa spondale che sorgerà nell’area ex Sicc, a ridosso del ponte urbano, e si collegherà alla rotonda della provinciale per Boffalora dov’è prevista la connessione con l’argine che la provincia realizzerà lungo la strada. Il progetto era già stato visionato dagli amministratori durante la precedente giunta del 3 agosto: l’altro ieri è tornato sui banchi di sindaco e assessori per essere illustrato dal suo autore, l’ingegnere Silvio Rossetti dello studio Paoletti, già progettista del primo piano di rischio idrogeologico e della successiva revisione. Per l’opera palazzo Broletto ha messo da parte a bilancio 1.500.000 euro, soldi che potrebbero non essere sufficienti a coprire le spese dell’esproprio del terreno e delle opere: «Stiamo valutando la possibilità di chiedere un mutuo per una cifra superiore ai 300 mila euro» spiega l’assessore comunale ai lavori pubblici Emiliano Lottaroli…………..

 

Da IL CITTADINO del 13 08 04

Corte Palasio 

Un’intesa tra municipi per difendere quattro paesi 

Corte palasio Un nucleo di protezione civile intercomunale per fronteggiare le diverse esigenze sul territorio che potrebbero competere a questa istituzione: all’idea stanno lavorando Crespiatica e Corte Palasio ma l’intenzione è quella di estendere, al più presto, il sodalizio. Ad illustrare il progetto ci ha pensato il vice sindaco di Corte Palasio, Giancarlo Cavallanti, anche ideatore dell’iniziativa. «Sul nostro territorio - spiega Cavallanti - da più mesi si è proceduto con il divieto di balneazione del tratto del fiume Adda che lambisce il nostro paese. Questo perché i tratti in cui vi sono pericoli sono molti, sia procedendo verso Abbadia sia verso Lodi. È proprio partendo dall’Adda che ci fa paura che abbiamo pensato che un gruppo di protezione civile a Corte potrebbe essere particolarmente utile. Da noi c’era già un simile raggruppamento, diversi anni fa. Ma ne facevano parte politici e impiegati comunali, nessun altro. Quindi, non possiamo pensare di creare una realtà solo comunale, avremmo senz’altro poche adesioni. Così abbiamo contattato Crespiatica che si è già detta disposta ad aderire all’idea. Ora contatteremo Boffalora d’Adda ma anche Abbadia Cerreto. Del resto, Boffalora Corte e Abbadia sono tutti comuni rivieraschi dell’Adda e l’interesse a creare un simile raggruppamento non potrà che esserci. E poi sarebbe bello che la protezione civile entrasse anche nelle nostre scuole, per educare alla sicurezza fin da piccoli». Si è già pensato anche alla formazione iniziale del gruppo: «Contatteremo per questo - spiega Cavallanti - la protezione civile di Lodi. Un sostegno valido è necessario per partire al meglio». La protezione civile potrebbe risultare utile, a Corte, anche per aiutare in situazioni di difficoltà la popolazione anziana. Su poco più di 1.500 abitanti qui gli ultrasettantottenni sono 62.

 

Da IL CITTADINO del 14 08 04

Ridotta la portata dell’Adda: non c’è acqua sufficiente per raffreddare le turbine 

Emergenza idrica nel Lodigiano: campi e centrali restano a secco 

Da questa mattina l’Adda riceverà meno acqua dal lago di Como, e per le centrali e i campi lodigiani scatta una nuova emergenza idrica dopo quella di un anno fa. Visto lo scarso livello di piovosità delle ultime settimane, il Consorzio dell’Adda, che raggruppa i diversi enti consortili che operano lungo l’asta del fiume, ha deciso che dei 200 metri cubi al secondo della portata media, da oggi la diga di Olginate ne tratterrà circa 120. Di conseguenza, con questa riduzione della portata potranno funzionare solo due gruppi della centrale Endesa di Tavazzano che utilizza l’acqua della Muzza per il raffreddamento delle turbine. Condizionato anche il funzionamento delle altre più piccole centrali del territorio: stop per quella di Montanaso, una turbina in funzione su due per quelle di Quartiano, Mulazzano e Paullo. «Non possiamo ancora parlare di crisi idrica - spiega Ettore Fanfani, direttore del Consorzio Muzza e Bassa Lodigiana , ma per quanto riguarda l’Adda saremo ai livelli dell’anno scorso». L’abbassamento si noterà già a partire da oggi sui canali secondari che si diramano dalla Muzza per irrigare i campi.

È piovuto poco, la crisi è dietro l’angolo, a Tavazzano possono funzionare solo due gruppi energetici: «Siamo nelle mani di Dio» 

Adda in secca, emergenza a sorpresa 

Dal lago di Como esce il 40% della portata media, si spengono le centrali 

Ritorna la siccità, ritorna a sorpresa l’emergenza idrica che sembrava soltanto un brutto ricordo del 2003. Da oggi l’Adda riceverà dal lago di Como una quantità d’acqua pari al 40 per cento della portata media: dei 200 metri cubi al secondo di portata, la diga di Olginate ne tratterrà circa 120. La decisione è stata presa dal Consorzio dell’Adda, l’ente che raggruppa i consorzi che operano lungo il fiume. Di conseguenza da oggi potranno quindi funzionare solo due dei gruppi della centrale Endesa di Tavazzano che utilizza l’acqua della Muzza per il raffreddamento delle turbine. La carenza di acqua condizionerà anche il funzionamento delle piccole centrali idroelettriche: stop per quella di Montanaso, una turbina in funzione su due per gli impianti di Quartiano, Mulazzano e Paullo. Èl’ingegnere Ettore Fanfani, direttore del Consorzio Muzza e Basso Lodigiano, ad annunciare l’inizio di un altro, inatteso periodo di siccità: «Inatteso per i non addetti ai lavori - sottolinea Fanfani - ma non per noi e per i nostri utenti, che abbiamo cominciato ad avvisare da una settimana». Se infatti l’afa di quest’estate è meno feroce di quella di un anno fa e la temperatura è più mite, dando l’illusione di una stagione meno arida, di pioggia ne è caduta in quantità insufficiente come nel 2003 e il Consorzio dell’Adda ha precisi protocolli che prevedono, in caso di mancati afflussi di acqua al lago, la limitazione dei volumi in uscita. «Non possiamo ancora parlare di crisi idrica, ma per quanto riguarda l’Adda saremo ai livello dell’anno scorso - commenta Fanfani -. La situazione è la stessa di un anno fa ma a differenza di allora non è venuta fuori in modo così evidente». Lo stesso fiume sembrerà in buona salute per qualche giorno, a causa dell’acqua rilasciata dal terreno, dalla falda e dal reticolo irriguo. L’abbassamento del livello si noterà da subito, invece, sui canali secondari che si diramano dalla Muzza per irrorare i campi. «Statisticamente si prevedevano problemi del genere - ricorda Fanfani -. Quest’anno siamo arrivati all’estate potendo contare su una scorta di neve tra le più alte degli ultimi trent’anni ma, contemporaneamente, la piovosità nel bacino della Valtellina si è dimostrata tra le peggiori e le più asciutte dello stesso periodo. Aspettavamo, nei giorni scorsi, due o tre temporali in alta quota, che però non ci sono stati». A fronte del taglio del 60 per cento dell’approvvigionamento, il Consorzio Muzza potrà disporre inizialmente di una quota del 50 per cento del rifornimento idrico, avendone distribuita con parsimonia nelle scorse settimane. Sul futuro è difficile fare previsioni. Fanfani è schietto: «Siamo nelle mani del buon Dio». Sperare nella pioggia, unica soluzione alla carenza idrica, e gestire con attenzione la rete irrigua: altro non si può fare. «Ho tutti i miei uomini fuori a regolare le portate. Faremo il possibile per destinare a turno le nostre risorse idriche» assicura Fanfani. L’unica consolazione è che l’emergenza arriva a Ferragosto. L’anno scorso il Lodigiano era stretto tra afa e siccità già da metà luglio.

Fabrizio Tummolillo

 

«Faremo un piano energetico Voglio una Kyoto lodigiana» 

Assessore Sanna, in campagna elettorale aveva detto che non ne voleva più sapere di fare l’assessore. Cosa le ha fatto cambiare idea? «Il senso di responsabilità verso questa carica. Avrei preferito tornare al mio vecchio lavoro, in comune di Milano, ma avevano ancora bisogno di me e ho risposto. Curioso il fatto che sono stata fra coloro che hanno spinto per allargare a due il numero minimo di donne in giunta e il provvedimento si è subito ritorto su di me». Non la metta giù così dura: fare l’assessore in provincia non è esattamente una condanna ai lavori forzati... «Non mi lamento, per carità. Ma i soldi a me non hanno mai cambiato la vita e comunque un consigliere comunale di Milano guadagna molto più che un assessore a Lodi, pur avendo molte meno responsabilità. Per convincermi non potevano far leva sul prestigio della carica e sul fatto che il lavoro non è pesante, perché copro questo incarico da due mandati. L’unica leva che rimaneva era fare appello al mio senso di responsabilità». Una volta era una Verde convinta, poi ha cambiato partito ed è entrata nel “sistema”. Che fine ha fatto la Sanna ambientalista? «Sono ancora un’ambientalista convinta, più di prima se possibile. Facendo l’assessore ha dovuto mediare certe mie posizioni, certe rigidità su alcune questioni. Ma la provincia ha seguito fino a oggi una politica ambientalista molto forte. Facendo un bilancio mi sono trovata realmente a disagio una sola volta: la redazione di un piano cave per un’ambientalista non è esattamente il massimo e ho dovuto mandar giù qualche boccone amaro. Comunque siamo riusciti a fare un buon lavoro, “tagliando” oltre un milione di metri cubi. Un lavoro che la regione ora ci sta buttando all’aria». In che modo? «Ci hanno detto in modo assolutamente pretestuoso che i quantitativi da noi indicati non sono sufficienti e stanno reintroducendo quanto eravamo riusciti a ridurre, oltre un milione di metri cubi di ghiaie. Vogliono costringerci ad aumentare i quantitativi in alcuni siti e aprire nuove cave. Probabilmente ci sarà dietro l’interesse di qualche privato...». Di chi? «Si tratta esclusivamente di materiale per l’ordinario, e quindi per l’edilizia. Ma noi ci opporremo con tutta la nostra forza. Curioso il fatto che Forza Italia in consiglio ci abbia accusato di aver riempito il territorio di “buchi” dicendo che il Lodigiano è la provincia lombarda con il rapporto più alto tra fabbisogno di inerti per abitante e poi non dicono una parola se la regione, che ha lo stesso loro colore politico, ci impone l’apertura di nuove cave. Se l’Ulivo avesse fatto una cosa del genere, non avremmo esitato un secondo a fare una battaglia di principio per difendere il nostro territorio dalle aggressioni di cave e cemento». Anche quello dei rifiuti è un tema ostico per un’ambientalista. Inoltre l’impianto di compostaggio provinciale di Terranova dei Passerini è stato in assoluto quello più contestato dai residenti per via degli odori. «Quanto ai rifiuti, la provincia ha seguito una politica decisamente ambientalista, rovesciando quella del Consorzio del Lodigiano che puntava sulle discariche e puntando su quella della raccolta differenziata, col risultato che oggi il Lodigiano è uno dei territori più avanti in Italia per il riciclaggio. Per il compost di Terranova abbiamo ottenuto l’ok della regione agli interventi di copertura, e fino a quando non saranno terminati i lavori non sapremo se il problema potrà essere risolto». Cosa succederà se le proteste continuano? «Potremmo prendere una decisione estrema: localizzare l’impianto altrove o chiuderlo, aumentando i conferimenti negli altri tre impianti del territorio. Ma è prematuro per dirlo». La provincia è sembrata un po’ “morbida” sulla questione delle centrali. È pronta a fare un battaglia di principio anche contro la centrale di Turano e il raddoppio di Tavazzano? «Dico no a entrambi i progetti, ma non ne faccio, come altri hanno fatto in campagna elettorale, solo una questione d’inquinamento e di salute umana. Personalmente sono convinta che la centrale di Tavazzano non abbia nulla a che fare con il livello di mortalità per tumore che si registra nel nostro territorio. Sarei contraria alle due centrali anche se si dimostrasse che le loro emissioni fanno bene, perché comunque sono il simbolo di una politica energetica “vecchia”, concettualmente sbagliata, mirata solo al profitto e allo spreco. Sarebbe ora di accorgerci che ci sono altre forme di energia su cui puntare». Come mai non è mai stato fatto un piano che misuri quanta energia produce il Lodigiano e di quanta ne abbia bisogno? «Lo faremo da settembre. Sto mettendo insieme un pool incaricato per prima cosa di fare un censimento dei consumi nel Lodigiano. Poi studieremo un progetto all’insegna del risparmio energetico che tenga conto di tutte le fonti di energia alternative, rinnovabili. Penso al teleriscaldamento, al solare termico che potrebbe essere utilizzato nelle strutture sportive, agli impianti fotovoltaici che producono elettricità grazie all’energia solare e che abbiamo introdotto al liceo Novello di Codogno. Intendo avviare un protocollo, una sorta di “Kyoto lodigiana” che metta intorno al tavolo istituzioni, privati, aziende, operatori pubblici».

Francesco Gastaldi

 

Da IL CITTADINO del 17 08 04

La siccità comincia a fare paura, 7 giorni di autonomia per Endesa

Fermi due gruppi su quattro della centrale: «Non si può continuare così»

Solo due gruppi su quattro funzionano nella centrale Endesa di Tavazzano. Uno è bloccato da manutenzioni, essendo in fase di trasformazione per il passaggio al metano. Un altro è fermo per la siccità, che ha dimezzato la portata dell’Adda e di conseguenza ha drasticamente ridotto anche quella della Muzza usata per il raffreddamento delle turbine. Se lo stop dovesse protrarsi ancora una settimana, sorgerebbero problemi gravi. Sotto controllo, invece, la situazione in agricoltura.

MENTRE L’AGRICOLTURA PUÒ TIRARE IL FIATO: IL GRANTURCO È SALVO, RESTANO DA IRRIGARE ALCUNI PRATI E RISAIE

Siccità, parte il conto alla rovescia

La centrale potrà resistere ancora per una settimana

C’è acqua per una settimana, poi per la centrale Endesa di Tavazzano cominceranno a sorgere le prime difficoltà. È la conseguenza più immediata del drastico calo della portata dell’Adda dopo la decisione del Consorzio dell’Adda di ridurre del 60 per cento l’acqua in uscita dalla diga di Olginate, sul lago di Como. Da venerdì l’Adda riceve mediamente dal lago circa 75 metri cubi d’acqua al secondo, contro la media stagionale di 200 metri cubi. Ieri alle 14 il livello del lago, a Malgrate, era di meno 30.7 sotto lo zero idrometrico e l’afflusso di 78.1 metri cubi al secondo, così come la portata in uscita. Meno acqua in Adda, meno acqua nel canale Muzza e, di conseguenza, meno acqua per il raffreddamento delle turbine della centrale Endesa di Tavazzano. Dei quattro gruppi di generazione da 320 megawatt, solo il numero 6 e il 7 sono attualmente in funzione. Il numero 8 è fermo a causa del dimezzamento del volume d’acqua del canale mentre il 5, in fase di trasformazione in gruppo a ciclo combinato a metano, è impegnato in prove e interventi di manutenzione. Attività che si protrarranno per tutta la settimana, poi, spiegano dai vertici di Endesa, lo stop obbligato a due gruppi potenzialmente attivi diventerebbe un handicap eccessivo per la centrale. Meno problematica la situazione per l’agricoltura lodigiana che dalla Muzza si abbevera attraverso un reticolo di canali e derivazioni. Carlo Franciosi, presidente della Coldiretti di Milano e Lodi, ammette che la situazione non sia delle più rosee ma nemmeno drammatica. «La diminuzione c’è stata e ora vedremo di dosare al meglio quello che c’è - commenta Franciosi -. Detto questo non credo che ci troveremo in grossa difficoltà. Il mais ormai non si irriga più se non in casi sporadici. Ci sono ancora i prati e le risaie da irrigare, ma la loro superficie complessiva è limitata. Il picco di richiesta di acqua per le colture è fra giugno e luglio, al massimo si arriva al 10 agosto». Ettore Fanfani, direttore del Consorzio Muzza Bassa Lodigiana, conferma l’andamento annunciato venerdì: «Stiamo viaggiando sul 50 per cento della portata media. Riusciremo, anche se con un po’ di sofferenza, a portare acqua al granoturco del secondo raccolto e ai prati». La speranza è riposta nelle piogge e nei temporali, annunciati su Alpi e Prealpi lombarde per oggi pomeriggio e per domani. Di certo occorre cominciare a prendere confidenza con il fenomeno della siccità estiva: «Se prima la frequenza di questi periodi era di due volte ogni sette anni, nell’ultimo decennio di estati così ne sono capitate sette». Dello stesso parere anche Franciosi, che rende merito all’operato del Consorzio: «Di acqua ce n’è stata a sufficienza, forse anche in abbondanza, gestita bene e distribuita a tutti. Adesso però bisogna cominciare a premunirsi prima della metà di agosto, limitando preventivamente l’afflusso di acqua dal lago». Una politica, assicura Fanfani, adottata nelle settimane scorsa dal Consorzio: «Statisticamente parlando, questa siccità deve cominciare a preoccupare».

Fabrizio Tummolillo

 

Da IL CITTADINO del 18 08 04

Muzza, 5 mila euro di perdita per ogni giornata di siccità

Funzionano a scartamento ridotto le piccole centrali idroelettriche disseminate lungo l’Adda e il canale Muzza nel Lodigiano, con un evidente danno economico. Non fa testo la centrale di Montanaso gestita dalla Harpen Italia (società del gruppo Rwe specializzata nelle fonti rinnovabili, convenzionata con il consorzio di bonifica Muzza Bassa Lodigiana) sul colatore Belgiardino, attualmente ferma per manutenzione ma sempre spenta nei mesi estivi per problemi di portata; dalla scorsa settimana le centrali di Cervignano e Mulazzano (gestite rispettivamente dalla Harpen e dalla Quattordici Spa di Padova, pure essa convenzionata col consorzio Muzza) funzionano al 50 per cento delle proprie potenzialità mentre quella di Paullo (l’ultima nata, gestita dalla Quattordici) è stata addirittura fermata lunedì. Sono gli effetti della siccità che si fanno sentire, anche se in misura minore rispetto all’anno scorso: «Nell’estate 2003 - ricorda l’ingegner Ettore Fanfani, direttore del consorzio Muzza - ci eravamo trovati in questa situazione già all’inizio di agosto e l’emergenza perdurò sino a metà settembre: quest’anno invece la situazione è aggravata da venerdì scorso e mi auguro decisamente meno di allora, ma non si possono fare previsioni». Si teme qualche giorno di chiusura anche per la centrale gestita in territorio comunale di Maleo, presso il salto dell’Adda in prossimità di Pizzighettone, dalla Shen per il gruppo Ags (Alto Garda Servizi) di Riva del Garda, che un anno fa invece era sempre rimasta attiva nonostante la siccità: «Nell’estate scorsa - spiega Egidio Gagliardi, procuratore tecnico della Shen - l’Adda mantenne sempre un livello minimo sufficiente per la produzione di energia, e ci fu una sospensione solo per qualche giorno in ottobre quando il fiume si ingrossò eliminando di fatto il proprio salto, mentre quest’anno rischiamo di doverci fermare qualche giorno se perdurerà questa siccità: la portata del canale derivato per la nostra centrale è scesa sotto i 40 metri cubi al secondo, contro la consueta media di 60-70, così ora stiamo producendo attorno ai 1.400 kilowattora contro i consueti 2.000-2.200 di media. Se la portata calerà ancora avremo problemi di cavitazione, perché non riusciremo a mantenere pieno il condotto delle turbine, e dovremo chiudere la centrale. Considerando che ricaviamo circa 0,11 euro al kilowattora, il calcolo delle perdite è presto fatto. Speriamo dunque nelle piogge previste in questi giorni». Tornando alle centrali sul canale Muzza, il direttore del consorzio Fanfani ha formulato una stima delle perdite sui tre impianti di Paullo, Mulazzano e Cervignano, escludendo Montanaso che può contare su un salto d’acqua di circa 10 metri ma su una portata che come detto si riduce drasticamente in estate: «A pieno carico la produzione è di circa 2.000 kilovattora, ma in media si arriva a 1.700: oggi le due centrali funzionanti producono circa 1.000 kilowattora, e le perdite si aggirano attorno ai 5.000 euro al giorno».

Daniele Perotti

 

Da il CORRIERE DELLA SERA del 18 08 04

I rafter giocano con le insidie del fiume

COSÌ PER SPORT Le limpide acque dell' Adda sono occasione di divertimento per esperti e principianti

Pagaie in pugno per fare scivolare il gommone a tutta velocità nelle rapide. Con il rafting l' equipaggio spinge l' imbarcazione a forza di braccia, con movimenti rapidi e coordinati, agli ordini di una guida. Per divertirsi a giocare con le insidie del fiume: correnti, massi, gole. Gli antenati dei moderni gommoni erano otri di pelle gonfiati d' aria, usati ai tempi di Alessandro Magno per attraversare le rapide del Gange. Oggi il rafting (da «raft», zattera) affascina e richiama sui fiumi estivi migliaia di sportivi. Per i rafter l' Adda è uno dei luoghi più belli in Lombardia. Sotto le Orobie l' acqua ancora pulita scorre al centro della Valtellina (vicino alla Valmalenco) e offre divertimento per tutti. Principianti e esperti. Da Stazzona a S. Giacomo di Teglio le escursioni sono adatte per gite con la famiglia. Tra incantevoli anse del fiume e canneti dove vivono aironi e anatre. Tutt' intorno il verde del paesaggio e i terrazzamenti coltivati a vigneti. Gli esperti si avventurano nei tratti più impegnativi tra Chiuro e Sondrio. In discesa tra acque bianche che scorrono vorticose, rapide e grandi massi. Qui dal 1987, anno della prima gara tenuta sull' Adda, gli appassionati possono seguire anche i campionati italiani e le gare internazionali. Sull' Adda superiore, nel tratto da Chiuro a Berbenno, si possono fare escursioni in rafting con la compagnia Indomita Valtellina River (www.valtellinariver.it; tel. 347.93.20.949). La scuola è nata nel 1994 ed è riconosciuta dall' Associazione Italiana Rafting (www.airaf.it; tel. 0165.76.27.11). Le guide organizzano discese sul fiume per famiglie, gruppi o singoli appassionati. Le escursioni durano da una a tre ore. Il costo va dai 30 ai 50 euro a seconda della lunghezza e delle difficoltà del percorso. Il prezzo comprende l' uso dell' attrezzatura: muta in neoprene, casco e giubbotto salvagente. Chi sale sul gommone per la prima volta deve seguire una lezione di teoria: per verificare i movimenti fondamentali fuori dall' acqua. Non solo. Prima di avventurarsi in tratti vorticosi il principiante prende confidenza con le pagaie in un punto tranquillo del fiume. Chi vuole ottenere il brevetto di guida deve fare un anno di pratica in una compagnia di rafting e superare esami che prevedono prove di conduzione del gommone, primo soccorso e salvataggio. Il livello base è conduttore, poi si diventa aspirante guida, guida e infine maestro. Per arrivare sull' Adda superiore si percorre la superstrada Lecco-Colico. A 3 chilometri da Sondrio si trova Castione Andevenno. L' ex stazione ferroviaria in via Nazionale oggi è sede della scuola. Il centro è fornito di deposito imbarcazioni, docce e foresteria con posto tenda. Massimiliano Angeli

 

Da il CORRIERE DELLA SERA del 19 08 04 

Quando Leonardo addomesticò l'Adda

Scorrono sui binari per le vie di Milano. A muoverli è la «meravigliosa potenza» del fiume Adda, così come Leonardo da Vinci ne ridisegnò il medio corso nel 1482. Parliamo dei tram appesi ai fili della corrente elettrica generata dalle centenarie centrali «Esterle» e «Bertini» di Porto d'Adda, a Cornate, che mamma Edison non si sogna di mandare in pensione. Per amore dei milanesi e in ossequio al genio leonardesco che abbozzò il tracciato del futuro naviglio di Paderno, un'opera ingegnosa di canalizzazione dell'Adda che consente la navigazione da Lecco a Milano.

A PIEDI O IN BICI - «I fiumi, in fondo, sono come gli uomini li vogliono» sintetizza un anziano barcaiolo. L'ultima tappa del dialogo tra l'Adda e i lombardi è la creazione dell'«ecomuseo Adda di Leonardo», ultimato tre mesi fa: l'itinerario, percorribile a piedi o in bici e suddiviso in 14 tappe, si sviluppa per 7 chilometri, in parte lungo l'alzaia stretta tra il naviglio e l'Adda. È disponibile un servizio di visite guidate gratuite offerto dal servizio volontario della vigilanza ecologica (info 02.90.91.229 o 039. 510.467). Alle due estremità del percorso vinciano sorgono la diga di Robbiate e la «Esterle», capolinea dei 2.525 metri di naviglio. Ma per chi arriva dall'autostrada A4 il punto di partenza ideale è proprio la «Esterle», la centrale idroelettrica dalla silhouette neorinascimentale, dotata di sei condotte e 12 generatori in grado di spostare centinaia di tram: ci si arriva in automobile da Porto d'Adda, mentre per gli amanti delle due ruote, il tour inizia tre chilometri prima, a Trezzo dove si affittano le biciclette presso la Cooperativa Castello (7.50-10.35 euro, giorni feriali; 10.35-13, festivi) e Al vecchio lavatoio (12 euro al giorno).

TURBINE POTENTI - «Il fiume - nota Piergiorgio Locatelli, presidente del Parco Adda Nord, promotore del museo all'aria aperta - rappresenta una linea di confine, una via di comunicazione e una fonte di energia». Ci troviamo sulla sponda destra, in provincia di Milano: di fronte si dipana la riva bergamasca, «amica» del Renzo manzoniano. Con la visita (info 0471.44.06.11) alla «Esterle» e alla «Bertini» - dotata delle turbine più potenti dopo quelle delle cascate del Niagara - ci addentriamo nel paesaggio selvaggio della valle dell'Adda, ricco di opere idrauliche.

SEI CONCHE VINCIANE - Per superare i 23,76 metri di dislivello delle rapide di Paderno, Leonardo ipotizzò un grande sbarramento delle acque, in località Tre Corni, che avrebbe alimentato un canale navigabile. Il progetto fu perfezionato da Giuseppe Meda a metà del '500, per essere realizzato in 186 anni. Portano la firma del genio vinciano le sei conche con le paratie angolari di rovere: sono veri e propri bacini di comunicazione tra tratti di naviglio posti a livelli diversi. A spiegarne il funzionamento sono i pannelli della sala multimediale allestita nello stallazzo nei pressi della conca delle fontane: un tempo fungeva da ricovero e cambio dei cavalli che, risalendo l'alzaia, trainavano controcorrente i barconi. Oggi è una stazione di sosta e sede museale. IL PONTE «EIFFEL» - I miracoli dell' ingegneria non sono finiti. Prima di arrivare alla diga di Robbiate, costruita negli anni Venti, colpisce una selva di spranghe e lamiere: è il ponte in ferro di Paderno del 1899, identico al viadotto di Garabit realizzato quattro anni prima in Francia da Gustave Eiffel, padre della torre parigina.

Filippo Poletti

 

Sette chilometri di sorprese

IL MUSEO L'ecomuseo Adda di Leonardo si dipana lungo un itinerario di 7 chilometri, suddivisi in 14 tappe e 47 stazioni da Porto d' Adda di Cornate a Robbiate

IL PERCORSO I 7 chilometri si possono percorrere a piedi o in bici, lungo una strada pianeggiante, in parte asfaltata e in parte sterrata. Per il noleggio delle bici: Cooperativa Castello, via Carcassola 4, Trezzo sull'Adda info 335.12.10.285 o 02.90.90.664; Al Vecchio Lavatoio, via Alzaia 13, Trezzo sull' Adda, info 02.90.93.98.92

INFORMAZIONI Dépliant e notizie sulle attività dell' ecomuseo si trovano presso la sede del Parco Adda Nord c/o villa Gina, via Calvi 3, Concesa di Trezzo sull'Adda (ore 9-15) info: 02.90.91.229, www.addadileonardo.it

LA CURIOSITÀ Ecco le tre sporgenze della Vergine delle rocce «Facciasi una concavità ne' Tre Corni dove si fermi il muro che chiude l'acqua», scriveva Leonardo. Sembrerebbe la descrizione delle tre sporgenze rocciose che sono presenti lungo il percorso dell'ecomuseo (IV tappa), le stesse che animano lo sfondo dei due oli su tavola dedicati alla Vergine delle Rocce (foto), conservati al Louvre e alla National Gallery. I conti tornerebbero: dal 1482 al 1499 l'artista, trasferitosi a Milano, dipinse la versione parigina del dipinto. Successivamente, tra il 1506 e il 1513 si dedicò a quella londinese. Durante il soggiorno milanese fece tappa sull'Adda, ospite del nobile Melzi a Vaprio, e dalla terrazza della residenza disegnò il paesaggio fluviale. Dopo i Tre Corni un altro scorcio di grande suggestione visiva è il santuario di S. Maria della Rocchetta di Trezzo (X tappa): in prossimità dell'antica stazione di sosta inizia una scalinata ripida che porta all'edificio quattrocentesco dal quale si ammira un panorama mozzafiato, simile a quello che troviamo alle spalle della Gioconda.

(f.pol.)

 

Da IL CITTADINO del 20 08 04

Preoccupazione per la voragine che si sta creando e che rappresenta un pericolo in caso di piena 

Si sbriciola un altro pezzo di argine 

Ennesimo crollo sulla sponda della colonia Caccialanza 

Un altro crollo nei pressi della colonia Caccialanza, su quel tratto di argine che era già franato all’inizio di luglio. Tutto è successo martedì pomeriggio, quando Italo Boni, guardia ecologica e tecnico comunale, è stato chiamato da Antonio Rossi, consigliere dell’associazione Pescatori dilettanti: «Rossi mi ha comunicato di avere notato chiazze di schiuma e zolle di terra che scendevano a valle - spiega Boni -, così sono salito in barca con lui per andare a vedere. Sospettavo uno scarico abusivo, invece mi sono trovato di fronte a un altro crollo alla Caccialanza».A franare non è stata una parte dell’argine, bensì una porzione del campo di mais soprastante. Ieri pomeriggio si notava “un’avanzata” della frana di circa 5 metri, con decine di piante di granoturco precipitate a livello dell’Adda. «Lentamente - dice Boni - il fiume si sta aprendo una via verso i quartieri di Campo Marte e Revellino. Evidentemente in questo caso si è trattato di una conseguenza dell’irrigazione, ma l’azione dell’acqua continuamente erode la parte sotterranea, creando una situazione di pericolo». La “sponda” della frana appare fragile, le zolle si sbriciolano sotto i piedi di Italo Boni, segno che da un momento all’altro un’altra porzione del campo coltivato potrebbe finire di sotto. Della problematica, a luglio, si erano interessati sia il comune sia l’Agenzia per il Po. Si era parlato di un intervento tampone di riempimento della voragine, in attesa di trovare una soluzione definitiva di riqualificazione di tutta la riva, ma non se n’è fatto niente. «Si è trattato di un crollo di entità ridotta - minimizza Emiliano Granata, proprietario del campo di mais -. Siamo in fase di irrigazione e io, sapendo dei rischi che ci sono in quella zona, ho tenuto sotto controllo la situazione. Direi che la frana è trascurabile, questo non significa però che accetti l’assoluta immobilità alla quale ho assistito in queste settimane. Si era parlato di un provvedimento tampone, di riempire il buco con della terra, ma io a oggi non ho visto nessuno. Domani (oggi per chi legge, ndr) incontrerò il sindaco e spero di ottenere alcune risposte».Al di là del danno che subiscono le coltivazioni, infatti, il rischio è che l’Adda in piena, trovandosi la strada sbarrata dal gerale che i trova di fronte all’argine crollato, possa irrompere nella frana e scavarsi un percorso verso le case della città bassa.

Ar. Bo.

 

Da IL CITTADINO del 21 08 04

Una caverna sotterranea dietro le frane alla Caccialanza 

La sponda del fiume si sbriciola alla Caccialanza, l’autunno arriva e nessuno si è ancora preso la briga di prendere in mano la situazione per evitare che una nuova alluvione venga favorita dalla voragine che si è creata in prossimità del campo di mais di Emiliano Granata di Boffalora. Dopo il crollo di altri cinque metri lineari di terreno, mercoledì scorso, il sindaco Aurelio Ferrari si è recato sul posto per un sopralluogo: «La frana mi è sembrata abbastanza limitata - commenta Ferrari - tuttavia credo sia venuto il momento di prendere una decisione. Il 6 settembre avremo un incontro con l’Agenzia per il Po (l’Aipo, ex Magistrato per il Po, ndr) in cui mi auguro emerga un indirizzo preciso riguardante la sistemazione di quella riva». In realtà, la ricostruzione di un tratto di circa 300 metri è già finanziata con fondi derivanti dal risarcimento per l’alluvione del 2000 (si va dalla Caccialanza alla cava). «Nel corso dell’incontro - dice il sindaco - l’Aipo potrebbe comunicarci l’intenzione di intervenire immediatamente, al fine di concludere i lavori entro l’autunno. Se questo, come credo, non sarà possibile, allora dovrà intervenire l’amministrazione, in collaborazione con la proprietà, che mi è parsa disponibile. Si tratta di progettare e realizzare in proprio un intervento temporaneo, che metta in sicurezza quel tratto di sponda, in attesa dei lavori definitivi. Ovviamente una soluzione di questo tipo dovrà essere concordata con l’Aipo». Lo studio, comunque, non sarà facile. I ripetuti crolli di terreno, infatti, sembrano causati non tanto dalla fragilità dell’argine, quanto da una situazione compromessa del sottosuolo: «Non ha senso rinforzare l’argine se l’erosione viene prodotta in profondità» commenta Aurelio Ferrari. In effetti, anche nel recente passato, i tecnici avevano individuato la presenza di un “vuoto” sotterraneo che potrebbe favorire crolli progressivi e, di riflesso, esporre il Revellino e Campo di Marte all’azione di una possibile nuova inondazione.

 

Adda sempre più in secca 

Dal lago di Lecco esce sempre meno acqua, e l’Adda è a livelli minimi. Per gli agricoltori sarà un fine settimana in attesa delle piogge che sono previste già per questa sera sull’arco alpino.

SICCITA’ Solo la pioggia può scongiurare il black out  

Un fine settimana con lo sguardo rivolto alle nuvole: se le piogge previste per questa sera sull’arco alpino rispetteranno le attese andando a rimpolpare il lago di Como e gli altri bacini, la prossima settimana Adda e Muzza potrebbero tornare a ingrossarsi scacciando il rischio di black out. Non tanto da raggiungere i livelli medi di questo periodo ma quanto basta ad assicurare qualcosa di più del 50 per cento di portata che il Consorzio Muzza Bassa Lodigiana riesce a garantire dopo la chiusura della diga di Olginate, una settimana fa. Un piccolo miglioramento c’è stato nella notte tra giovedì e ieri, quando in seguito ad alcune precipitazioni in Valtellina il livello del lago è passato da -26 a -22 centimetri sotto il livello dello zero idrometrico, per poi comunque ridiscendere a -30 nelle ore successive, mentre alle 6 di ieri erano 85.5 i metri cubi si acqua erogati al secondo, 186.2 quelli in afflusso nel lago. «Precipitazioni modeste, poca roba - riepilogava ieri l’ingegnere Ettore Fanfani, presidente del Consorzio, mentre analizzava i dati -. Sul radar si vedono chiazze di 6, massimo 10 millimetri di pioggia. La situazione di fatto rimane stabile». Così la Muzza continua a ricevere dall’Adda la metà della portata normale: «Di conseguenza anche la centrale Endesa di Tavazzano e le centrali idroelettriche del territorio lavorano al 50 per cento delle potenzialità. Per stasera e domani (ieri e oggi per chi legge, ndr) attendiamo altre piogge in montagna. Possiamo solo aspettare che passi il fine settimana». Più difficile la situazione per alcuni raccolti di mais: «Sono quelli di alcune aziende che hanno scelto di puntare su un secondo raccolto a fine agosto, dopo un primo raccolto poco idroesigente. Qualche azienda ha puntato da alcuni anni su questa strategia. Per loro, nei prossimi giorni, ci saranno difficoltà». Dalla centrale Endesa di Tavazzano, le cui turbine sono raffreddate dall'acqua della Muzza, ieri confermavano il funzionamento al 50 per cento. Su quattro gruppi funzionano i numeri 6 e 7 mentre il 5, in fase di trasformazione a ciclo combinato a metano, e l’8 sono in manutenzione. Attività che dovrebbero finire in pochi giorni. Dopo, l’accensione dei due gruppi dipenderà dalla Muzza. Quindi dalle sospirate piogge.

 

Da IL CITTADINO del 22 08 04

È scongiurato il pericolo siccità, Adda e Muzza tornano ad alzarsi 

Grazie ai temporali sollievo per i campi, anche Tavazzano supererà l’emergenza 

Gli agricoltori tirano un respiro di sollievo: i campi potranno tornare ad essere dissetati. Infatti il livello del lago di Como è tornato ad alzarsi, l’acqua nell’Adda è in aumento e dai prossimi giorni dovrebbe essere garantita alla Muzza la portata necessaria al raffreddamento delle tre turbine in funzione alla centrale Endesa di Tavazzano che rischiava di dover lasciare fermo un gruppo di produzione. A salvare la situazione sono state le forti piogge che nel fine settimana sono cadute su Alpi e Prealpi. Il lago di Como ha ricominciato a crescere passando dai meno 30 centimetri sotto lo zero idrometrico del 17 agosto ai meno 5 di ieri mattina, guadagnando così 25 centimetri. Da Olginate dicono che, anche senza nuove piogge, si avrà autonomia per altri quindici giorni. È molto più cauto il direttore del Consorzio di Muzza, Ettore Fanfani, che preferisce parlare di dieci giorni. Ma intanto il Servizio Meteo della Lombardia che, se per oggi annuncia bel tempo, dice che da domani in pianura sarà variabile e nuvoloso, mentre sulle montagne attorno al lago di Como ci saranno piogge diffuse, qualche temporale e anche la neve sopra i 2.800 metri di quota.

 

La portata della Muzza arriverà a 65 metri cubi al secondo, scongiurato il blocco dei generatori della centrale di Tavazzano 

Siccità finita, torna l’acqua nell’Adda 

Piove in montagna, il livello del lago è risalito di 25 centimetri  

La siccità è agli sgoccioli. Il livello del lago di Como è tornato ad alzarsi, l’acqua nell’Adda è in aumento e dai prossimi giorni dovrebbe essere garantita alla Muzza la portata necessaria al raffreddamento delle tre turbine in funzione alla centrale Endesa di Tavazzano che rischiava di dover lasciare fermo un gruppo di produzione. A salvare la situazione sono state le forti piogge che nel fine settimana sono cadute su Alpi e Prealpi in Valtellina, a Campo Dolcino e Morbegno. Così il lago di Como, alimentato sia dall’Adda che da diversi immissari a carattere torrentizio, ha ricominciato a crescere passando dai meno 30 centimetri sotto lo zero idrometrico del 17 agosto ai meno 5 di ieri mattina, guadagnando così 25 centimetri. La svolta si è avuta fra venerdì e sabato quando sono caduti oltre 100 millimetri di pioggia e il bacino della diga di Olginate è passata da meno 21,5 a meno 8,5 centimetri, risalendo di 13 in un solo colpo. «Con queste condizioni è stato possibile aumentare il deflusso delle acque - spiega Stefano Manuelli, guardiano dello sbarramento idrico comasco - che è passato dagli 85 ai 100 metri cubi al secondo». E oggi ci dovrebbe essere un incremento fra i 20 e i 30 metri cubi al secondo. Una quantità in grado di soddisfare sia le esigenze degli agricoltori, che si servono dei canali irrigui alimentati dalla Muzza (e quindi dall’Adda), sia della centrale elettrica di Tavazzano. «Per l’Adda è un bel colpo di vita - spiega Ettore Fanfani, che guida il Consorzio Muzza - Domani mattina (oggi per chi legge, ndr.) faremo il punto della situazione. Dovremmo, in teoria, passare da una portata di 50 a una di 60/65 metri cubi al secondo. Un lieve miglioramento sicuramente c’è stato». In questo modo le rogge potranno salire dal 40 al 60 per cento della loro potenzialità di trasporto idrico sui 75 mila ettari serviti dal consorzio Muzza. Una misura in ogni caso sufficiente, spiega Fanfani: «Le esigenze del mais di primo raccolto, che è una coltivazione con un grosso bisogno di acqua, sono state soddisfatte a luglio. Adesso restano un 25 per cento di prati e un altro 25 per cento di terreni con il mais di secondo raccolto, che però ha meno bisogno dal punto di vista idrico». Quindi serve acqua per un 50 per cento delle aree servite dal consorzio e una portata della Muzza a 65 metri cubi al secondo non dovrebbe dare problemi. Da Olginate dicono che, anche senza nuove piogge, si avrà autonomia per altri quindici giorni. Ma Fanfani è meno ottimista e parla di soli dieci giorni. «In ogni caso - aggiunge - c’è almeno il 90 per cento di probabilità di nuove precipitazioni sia in montagna che dalle nostre parti». Una previsione confermata dal Servizio Meteo della Lombardia che, se per oggi annuncia bel tempo, dice però che da domani in pianura sarà variabile e nuvoloso, mentre sulle montagne attorno al lago di Como ci saranno piogge diffuse, qualche temporale e anche la neve sopra i 2.800 metri di quota.

Fabio Bonaccorso

 

Da IL CITTADINO del 25 08 04

Con 7 milioni l’anno prossimo verranno rifatti gli argini del Po 

L’Aipo (agenzia interregionale Po) effettuerà nel 2005 una serie di investimenti da quasi 7 milioni di euro lungo il tratto lodigiano del Po tra le foci del Lambro e dell’Adda. Sono previsti interventi di difese spondali e asportazione di materiale inerte nel letto del fiume.

San Rocco Via i detriti dal ramo lombardo del fiume: nuove difese spondali, rialzi e diaframmi contro i fontanazzi 

Argini più sicuri con 7 milioni di euro

L’Aipo programma interventi sul tratto lodigiano del Po nel 2005 

SAN ROCCO La riapertura del ramo lombardo del fiume Po tra San Rocco e Piacenza sarà uno dei principali e più attesi interventi che l’Aipo (agenzia interregionale Po) effettuerà nel corso del 2005 nell’ambito di un piano di investimenti da quasi 7 milioni di euro lungo l’intero tratto lodigiano del Grande Fiume tra le foci del Lambro e dell’Adda. A San Rocco in particolare verranno investiti 1 milione e mezzo di euro anche per la realizzazione di difese spondali in località Dossarelli, presso la frazione Mezzana Casati, oltre che per l’asportazione di materiale inerte nel ramo lombardo in secca del fiume; un intervento simile è in fase di completamento sulla sponda del Po in località Regona tra Caselle Landi e Santo Stefano. Altri 5 milioni e 160 mila euro serviranno ad innalzare e calibrare gli argini per garantire sull’intero tratto lodigiano un franco arginale di almeno 1 metro rispetto alla cosiddetta “quota Simpo”, cioè il livello di massima piena che secondo uno studio dell’ex magistrato per il Po e dell’Autorità di bacino il fiume potrebbe raggiungere in caso di alluvione. Un primo intervento di questo tipo era già stato realizzato in territorio di Somaglia e Guardamiglio, tra le località Gargatano e Berghente, per eliminare il cosiddetto “effetto cordamolla”: in quel tratto il livello dell’argine era cioè più basso rispetto alle quote a nord e a sud, così come rispetto all’argine maestro sulla riva destra del fiume, per una precisa scelta politica tesa a salvaguardare la città di Piacenza favorendo un’eventuale esondazione fluviale nel territorio lodigiano in caso di pericolo. Per ora l’Aipo non ha ancora definito esattamente in quali località del Lodigiano verranno effettuate le opere di sopralzo arginale: i progetti sono in fase di redazione e verranno concordati con gli enti locali valutando quali siano le reali priorità. Il denaro stanziato sarà utilizzato anche per interventi finalizzati a prevenire la formazione di fontanazzi, ossia l’emersione in superficie di infiltrazioni d’acqua che dalla golena attraversano il terreno sotto gli argini minandone la stabilità: si parla di diaframmature, ossia colate di calcestruzzo o altri materiali isolanti sotto terra ai piedi dell’argine per bloccare il percorso delle infiltrazioni che alimentano i fontanazzi; l’alternativa ai diaframmi è il prolungamento delle banche arginali sul lato campagna, per allontanare il più possibile dalla base dell’argine l’eventuale formazione del fontanazzo. Anche la scelta della tipologia di intervento sarà definita nei prossimi mesi dall’Aipo in accordo con gli enti locali interessati: «Attualmente - spiega il responsabile Luigi Mille - sono ancora in corso i rilievi per definire con precisione gli interventi da realizzare, quindi passeremo alla redazione dei progetti per arrivare ad approvarli in conferenza di servizio con i comuni e la provincia di Lodi entro ottobre: sta lavorando un pool misto fra gli uffici di Milano e Mantova, perché i tecnici di quest’ultimo hanno maggiore esperienza su questo tipo di interventi di rinforzo degli argini. Entro dicembre o gennaio dovrebbero essere assegnati gli appalti e i lavori saranno realizzati nel corso del 2005». A quel punto i lodigiani residenti lungo il Po si sentiranno forse finalmente più sicuri, ma prima deve passare l’autunno 2004.

Daniele Perotti

 

L’assessore Sanna: «Fiducia sui progetti, spero in tempi brevi» 

Piace l’atteggiamento di apertura dell’Aipo che annuncia il coinvolgimento degli enti locali nell’approvazione dei progetti delle difese spondali e del potenziamento degli argini del Po. «Siamo felici di poter dire la nostra su questi progetti - commenta l’assessore provinciale alla protezione civile Francesca Sanna - ma speriamo di poterlo fare soprattutto per quanto riguarderà gli interventi sull’Adda, che consideriamo un po’ più problematici. Di fatto il quadro degli interventi da realizzare lungo il Po era già stato definito appena dopo l’alluvione del 2000, ma il problema era il reperimento delle risorse economiche». Il denaro ora c’è e i progetti verranno completati a breve: «La priorità assoluta - ricorda l’assessore Sanna - era l’eliminazione della “cordamolla” tra Guardamiglio e Somaglia, perché da lì potevano arrivare i rischi maggiori. Per il resto avevamo individuato alcune problematiche di rilievo in particolare a Caselle Landi, Santo Stefano e San Rocco: le nostre indicazioni sono sempre state accolte e finora l’Aipo ha lavorato bene, dunque abbiamo fiducia; speriamo in appalti rapidi».

 

In luglio lo smottamento della sponda che si trova all’altezza della colonia Caccialanza 

Restauro fai da te per l’argine crollato 

Opera eseguita dai proprietari con il contributo del comune 

Un argine temporaneo in attesa che dall’incontro tra amministratori comunali e Autorità per il fiume Po del 6 settembre esca il progetto definitivo di difesa spondale. Si chiude, per ora così, la vicenda dell’argine all’altezza della colonia Caccialanza crollato all’inizio di luglio e interessato, nei giorni scorsi, da un ulteriore smottamento segnalato dalla guardia ecologica comunale Italo Boni. Lo smottamento aveva interessato una porzione del campo soprastante, coltivato a granoturco. Lunedì la profonda “carie” che si era venuta a formare lungo la riva del fiume è stata riempita di terra: un lavoro eseguito dai proprietari dell’area Emiliano e Gianantonio Granata, fratelli titolari di una società di vendita e riparazione di macchine agricole a Boffalora. «Abbiamo eseguito noi l’intervento - spiegava ieri Emiliano Granata, raggiunto telefonicamente - con un aiuto finanziario che ci è stato assicurato dal comune di Lodi». Il vuoto lasciato dallo smottamento è stato riempito con la terra trasportata da 3 camion: «Sono stati necessari 37 carichi. Poi il tutto è stato spianato e compattato con una ruspa. Il lavoro - spiegava Granata - deve però essere completato con la posa di sassi lungo l’argine, per contenere la terra. Di questo intervento se ne parlerà in quella riunione del 6 settembre». In quell’occasione si discuterà anche del progetto dell’argine che palazzo Broletto realizzerà nell’area ex Sicc, a ridosso del ponte urbano. Consisterà in una duna erbosa che si collegherà alla rotonda della provinciale per Boffalora, nel punto in cui è prevista la connessione con l’argine che la provincia costruirà a lato della strada. Avrà un’altezza compresa tra i due metri e mezzo e i tre metri e si aggancerà al ponte a 15 metri dalla riva sinistra in posizione arretrata per prevedere la nuova arcata che sarà aggiunta al ponte. Un progetto approvato, nella sua veste preliminare, dal sindaco Aurelio Ferrari e dagli assessori durante una delle ultime sedute di giunta. L’opera è stata disegnata dall’ingegnere Silvio Rossetti dello studio Paoletti, progettista del primo piano di rischio idrogeologico, della sua successiva revisione e ormai, a tutti gli effetti, consulente del Broletto per tutto ciò che riguarda l’Adda.

F. T.

 

Da Lettere al IL CITTADINO del 26 08 04

AMBIENTE

Profonda Bassa accerchiata dalle cave

Si continua a parlare e molto di ambiente. Anche e soprattutto durante le scorse elezioni, sia a livello provinciale che a livello comunale, tutti o quasi i candidati hanno pensato di porre forte l’accento sul rispetto dell’ambiente, sulla realizzazione di strade ciclopedonali e di itinerari agrituristici, su piantumazioni di essenze autoctone, rivalutazione di percorsi naturalistici e altro ancora. Nessuno, se non andiamo errati, ha però nemmeno sfiorato il “problema cave”. La nostra terra, disegnata dal Po, ricamata da corsi d’acqua costruiti da un’ingegneria verde per vocazione e necessità, ha una storia precisa che poggia, idealmente e concretamente, sul terrazzo morfologico padano. Si tratta di una presenza notevole e precipua della Bassa, un elemento naturale che ne caratterizza e qualifica tutto il paesaggio, un vero e proprio tratto evocativo delle nostre origini. Lungo il terrazzo si trovano aree con chiari e documentati valori ambientali, con presenze geo morfologiche rilevanti; ad esse si assommano presenze naturalistiche e, in qualche sito di recentissima escavazione, anche tracce archeologiche alquanto interessanti e comunque degne di ulteriori indagini ed approfondimenti. Nonostante questo, assistiamo ormai da anni ad interventi di escavazione spaventosa, che vanno sempre più intensificandosi inrapporto ad una richiesta continua e pressante, che diventerà probabilmente assillante in tempi brevissimi. La provincia di Lodi ha pronto il nuovo piano cave, adottato ma non ancora vigente. Un documento ponderoso, di non facile lettura per i comuni mortali, ma che a nostro avviso, proprio per la sua rilevanza, andrebbe illustrato e presentato adeguatamente e pubblicamente. Esso disegnerà il territorio che lasceremo alle giovani generazioni, affinché ne facciano buon uso, ma come sarà possibile se tutta la Bassa compresa fra Lambro e Po diventerà un’immensa buca dove scavare sabbia? Senna Lodigiana ha un territorio da svariati anni pesantemente roso da attività di escavazione. Cava Cimitero va avanti da lustri, la “bonifica” a ridosso del camposanto è un’altra cava attiva aperta di recente, presso Bellaguarda ora produce bitume e la vecchia cava arriva a lambire Cascina Springalli. Ma non basta ancora. Nuovo piano, a quanto ci risulta, prevederebbe che tutta la bassura compresa nel triangolo fra Senna, Ospedaletto e Orio diventi un’unica, immensa cava, che dovrebbe ingloberare Cascina Marianna e Cascina Bonina, sfiorare Cascina Braglia e arrivare fin presso il Bettolino, in territorio oriese. Orio Litta ha aperta da anni Cava Forca, ampliatasi ulteriormente grazie (si fa per dire...) al cosiddetto “laghetto degli storioni”, simpatica definizione bucolica che in effetti ha prodotto un notevole proseguimento dell’attività di escavazione. Cava Forca, che sembrava in via di esaurimento, non è morta. Le cave sono come la Fenice: quando sembrano esaurite ecco che miracolosamente rinascono. A Cava Forca si continua infatti a scavare, non solo, ma oltre la provinciale Codognese, ecco pronta una Cava Forca bis, che dovrebbe giungere a lambire Pantigliate di Livraga, a due passi dal Lambro. Secondo il nuovo piano, un altro sito di escavazione potrebbe circondare la località Fiandra, anch’essa in comune di Livraga. Mi sono limitato a citare queste zone, che corrispondono alla Bassa Francigena, la mia terra. Ma volando come gli uccelli su tutta la Bassa, già bucherellata peggio di un gruviera, fra qualche anno ci sembrerà di essere su Marte, tanto numerosi saranno i giganteschi crateri che si potranno osservare. E il paradiso d’acque e di campi fertili, dove si vuole pedalare e andare a cavallo, passeggiare e fermarsi a rimirare chiese e castelli affacciati su un terrazzo che non c’è più, resterà un ricordo fiabesco. Racconteremo a scuola ai bambini le vicende del “Ratto Ruspone”, un essere mostruoso che, stufo delle discariche delle periferie urbane, si è diretto nel Lodigiano, dove, trovando sentinelle addormentate, ha cominciato a mangiare tutta quella terra buona che i nostri nonni e bisnonni si sono spezzati la schiena a coltivare. I bambini sgraneranno gli occhi resteranno a bocca aperta, come in tutte le fiabe, ignari di aver ascoltato una storia vera di cui nessuno ha voluto parlare.

Pierluigi Cappelletti Orio Litta

 

BERTONICO

Nuovo ponte, siamo gli unici a fare qualcosa

Dato che sono stato coinvolto a mezzo stampa, intendo chiarificare i miei interventi sull’infinita questione del nuovo ponte di Bertonico che, tramite il nostro interessamento, è sfociata in una accelerazione di tutto l’iter, rispetto l’“ingessatura” creata dai vari enti coinvolti e mal sopportata dai cittadini. L’interessamento non è stato vacuo in quanto ci siamo mossi su tre fronti ben specifici: 1) intervento presso le province di Lodi e Cremona e l’Anas; 2) interventi in Parlamento con ordini del giorno specifici predisposti dal parlamentare del collegio onorevole Gibelli; 3) interventi con Canale 5 tramite “Striscia la Notizia” e con testate giornalistiche locali, tramite anche volantinaggio e propaganda sul vecchio ponte bailey tutt’ora esistente per sensibilizzare ai massimi livelli l’opinione pubblica. Tutto questo iter ha portato a dei concreti risultati circa l’introduzione di un nuovo appalto e la relativa riassegnazione, visto il disastro dei primi due appalti assegnati. Le difficoltà tecniche, citate nell’articolo (7 mesi di attesa), sono dovute alla legge attualmente in vigore sugli appalti pubblici che permette la gestione di subappalti e relativi sotto-appalti. In questi sette mesi l’Anas deve raccogliere tutte le certificazioni dei lavori eseguiti “a regola d’arte” da tutte le aziende che hanno operato in questi anni, perché la nuova ditta a cui verrà assegnato l’appalto per il restante 20 per cento dei lavori, quantificabile in circa tre mesi di cantiere, deve prendere in carico l’esecutività con certezza asseverata sul pregresso. Oltretutto l’Aipo (ex Magistrato per il Po), dopo l’alluvione del novembre 2002, ha sollevato dei problemi sulla strada di tenuta sottostante il nuovo ponte e ha richiesto una nuova modifica al vecchio progetto attuativo, creando di fatto una ulteriore dilazione dei tempi di esecuzione dei lavori. Questa è la situazione reale e ci permettiamo di informare i cittadini per far capire che tutto questo iter non si sarebbe mosso senza gli interventi sopra citati.

Alfredo Ferrari Vice sindaco di Castiglione d’Adda

 

Da IL CITTADINO del 28 08 04

LODI La giunta vara il progetto per la bretella in Selvagreca 

Questione di giorni, poi un’altra opera in cantiere da tempo potrebbe subire un’accelerazione. Nella seduta di giunta di martedì dovrebbe essere approvato il progetto per la tangenziale di Selvagreca, la strada ideata dall’ufficio tecnico comunale per i mezzi in entrata e in uscita dall’area industriale a ridosso della zona “dei laghi”. Il progetto prevede una strada che parte dall’uscita della tangenziale di via Massena con un tracciato equidistante tra la tangenziale stessa e via Secondo Cremonesi. Sono previste due rotonde: all’incrocio con via Lago di Garda e con il prolungamento di via Selvagreca. La bretella, nel tracciato originario, prosegue fino a raccordarsi con la strada Vecchia Cremonese a ridosso della Gatta. All’opera è collegata la possibilità, per ora solo sulla carta, di fungere da argine per l’area. La bretella correrà infatti su un tracciato rialzato di un paio di metri. La zona, così protetta da onde di piena, potrebbe ospitare il nuovo campo di calcio che sostituirà la Dossenina.

 

Il commento 

Chi inquina i fiumi del Lodigiano 

In questi giorni l’Adda è alla sua portata minima. E fortunati noi che anche tanti abitanti e attività produttive del Milanese e del Bergamasco sono in vacanza e quindi gli scarichi relativi sono anch’essi al minimo. Altrimenti l’afflusso di inquinanti, non sempre adeguatamente e completamente depurati, non potrebbe neppure diluirsi significativamente in così poca acqua. C’è da sperare infine che nessuna grande allevamento, in particolare di suini, di quelli capaci di ingrassarne a migliaia, pensi che sia la volta buona di versare deiezioni non depurate in qualche roggia che poi butta in Adda. In estate, si sa, i pur saltuari controlli dell’Arpa e della Polizia provinciale si diradano per le ferie del poco personale, e la tentazione è forte, dati gli elevati costi di gestione degli impianti di depurazione delle acque. Saranno come al solito i pescatori ad accorgersene per primi. Nel Lodigiano infatti il potenziale di inquinamento delle acque di gran lunga prevalente deriva dalla zootecnia. Secondo il rapporto sullo stato dell’ambiente elaborato dalla Provincia nel 2001 (da allora spetta all’Arpa e stiamo ancora aspettando) il carico inquinante degli allevamenti nel Lodigiano è pari a 5 volte e mezza quello di tutti i 190 mila abitanti. Anche l’industria fa la sua parte con un carico di inquinanti biologici nelle acque pari a una volta e mezza quello degli abitanti. Certo, si risponderà, ma poi le acque luride vengono opportunamente depurate e il loro carico inquinante dovrebbe essere ridotto moltissimo, almeno dell’80% prescrive la legge. Ma non c’è dubbio, anche se tutto funzionasse a dovere, che il carico inquinante degli allevamenti resti, per il Lodigiano, dei più critici. Chi vive sul fiume conosce bene quello che esce dai colatori quando nei campi troppo vicini alle sponde dei fiumi si è appena concimato con il letame. Ma i depuratori ci sono davvero, funzionano effettivamente, sono sufficienti? Belle domande. Tutte le industrie non possono scaricare direttamente nei fiumi e debbono inderogabilmente depurare tutte le proprie acque. Poi capita anche nel Lodigiano che fabbriche colte ad inquinare dalla Polizia provinciale, anche abbondantemente e pervicacemente oltre i limiti di legge, si vedano condonare i reati e dissequestrare gli impianti da una delle tante deroghe che l’attuale governo generosamente elargisce ai distruttori del nostro ambiente. Sugli scarichi civili, quelli per intenderci delle fogne comunali, il quadro generale è conosciuto, sempre al 2001: il 92% della popolazione è allacciata ai 500 chilometri di rete fognaria e l’86% ha scarichi depurati da impianti idonei. Mancano all’appello circa 30 mila abitanti che non depurano le proprie acque: circa 10 mila a Lodi, il cui nuovo depuratore l’Astem sta con ritardo costruendo, e 7 mila a Codogno. Gli altri sparsi tra frazioni e casali nel territorio. Ci vorranno anni e investimenti consistenti per completare gli investimenti. Per tutto questo insieme di ragioni gli scarichi inquinanti del Lodigiano sono in grado, sostiene la relazione della Provincia, di “contrastare l’azione autodepurativa propria dei fiumi, in quanto non si registrano dei miglioramenti sensibili della qualità delle acque né su scala spaziale (tra le diverse stazioni di monitoraggio), né su quella temporale (nei diversi anni).” Perché i grandi inquinamenti, quelli che feriscono i fiumi lodigiani, arrivano da nord. Si sappia che il Lodigiano è tra le provincie più virtuose della regione: la media dei lombardi depura solo tre quarti delle proprie acque. La città di Milano, come noto, è in testa alla poco nobile classifica. Oggi il sindaco Albertini sta faticosamente colmando il trentennale ritardo. Ma anche lui con grande fatica e lentezza: per tre anni infatti non aveva voluto diventare Commissario alle acque per accelerare i lavori, poi quando nel 2001 ha avuto i poteri straordinari e (primo sindaco nella storia cittadina) tutti i soldi (250 mila euro) per costruire gli impianti ha annunciato: “Entro il 2003 depurerò tutte le acque”. Scommessa persa, speriamo solo per un anno. Si capisce perché il Lambro, primo ricettacolo degli scarichi di 4 milioni di milanesi, una quota di varesotti e brianzoli diventi da noi una sorta di fogna a cielo aperto: nelle diverse “classi” definite dalla legge italiana per misurare la vitalità dei fiumi, il Lambro risulta nell’ultima, la quinta (ambiente fortemente inquinato e alterato), mentre l’Adda è tra la seconda e la terza classe (tra moderatamente inquinato e molto inquinato) e il grande Po entra regolarmente in terza classe dopo aver ricevuto le acque del Lambro. Ma le acque dei nostri fiumi sono fatti anche di acqua scaricata da fogne depurate, talvolta in maniera rilevante. Si calcola ad esempio che il ramo meridionale del Lambro, quello che da Milano all’altezza di Rozzano, scende attraverso il Pavese e il Lodigiano sino a Sant’Angelo, sia fatto per l’80-90% della sua portata da acqua di fogna, talvolta depurata, talora no. E allora hai voglia a depurare: lo stato di compromissione biologica del fiume (che deve essere un ambiente di vita, non solo un canale di acqua pura) rimane alto. E il Lambro rimarrà inquinato anche quando i milanesi depurassero tutte le proprie acque. E allora la grande scommessa di costituire il Parco della Valle del Lambro meridionale, l’utopia di riavere un fiume pulito, in cui raccogliere i gamberi di fiume come facevano i bisnonni e bagnarsi d’estate come facevano i nonni, sarà sempre una illusione? No, la possibilità ci sarebbe. Quella che, costruiti e ammodernati i depuratori del Milanese (quello di Monza), si costituissero in pieno Parco Agricolo Sud Milano grandi foreste di pianura (i finanziamenti europei e regionali non mancano) con importanti aree naturali di fitodepurazione. Così certamente il Lambro, riscoperto, fruito e valorizzato con un Parco intercomunale, potrà riacquistare il suo potere di autodepurazione e ridiventare ancora un gran bel fiume.

Andrea Poggio presidente Legambiente Lombardia

 

 

 

 

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